Van Assche

 

Kris van Assche in atelier

Kris Van Assche. Londerzeel (Belgio) 12 maggio 1976. Stilista belga. Fin dalla giovane età nutre il sogno di diventare stilista (sebbene per un breve periodo della sua vita abbia pensato di diventare fioraio). A ispirarlo è la nonna, da lui definita una grande esteta, che cuciva gli abiti per sé e per l’amato nipote. È dalle riviste di moda, però, che apprezza maggiormente l’arte del vestire. Dal 1994 al 1998 studia presso la prestigiosa Royal Academy of Fine Arts di Anversa, istituto che ha formato stilisti del calibro di Martin Margiela, Dries van Noten , Haider Ackermann,  Ann Demeulemeester, Dirk Bikkembergs e  Walter Van Beirendonck. Terminati gli studi si trasferisce a Parigi dove inizia a collaborare come braccio destro di Hedi Slimane in Saint Laurent. Il sodalizio tra i due continua anche con la nomina di Slimane alla direzione creativa di Dior Homme, lasciando la griffe. Nel frattempo sente l’esigenza di creare un marchio tutto suo. L’eponima griffe, fondata nel 2005 e chiusa nel 2017, produce sia womenswear che menswear e solo in un secondo momento, si concentrerà sulla collezione donna. Il divorzio da Slimane rappresenta, in realtà, un trampolino di lancio per la sua carriera. Kris è stanco di vivere nell’ombra di qualcun altro. Van Assche non è desideroso di lavorare sulle idee altrui.

Nel 2007 riceve la nomina di direttore creativo in Dior. Nella griffe francese ci rimarrà sino al 2018. Per la maison di monsieur Christian, Van Assche reinventa l’estetica dell’uomo contemporaneo, avvolgendola in un alone di romanticismo misterioso. Al suo minimalismo, infatti, frappone linee eleganti e ben strutturate. Incedono, inoltre, dettagli rock, smoking sartoriali e capi outdoor. Maniaco del totale controllo, questa sua peculiarità è trasposta nelle sue creazioni dove sono i dettagli a fare la differenza.

Collezione Berluti autunno/inverno 2019-20

Kris van Assche oggi

Dopo 11 anni alla direzione creativa dell’azienda, il designer lascia il posto a Kim Jones. Solo un breve periodo lontano dai riflettori per accettare, nel 2019, la nomina in Berluti. Tra le sue passioni, ama collezionare ceramiche, hobby nato in conseguenza della collaborazione con Brian Rockefort per la capsule spring/summer 2021. La collezione incontra l’estro dei due artisti potenziandone i tratti minimalisti e anticonformisti dello stilista e il background “liquido” dell’artista californiano. 

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Casacca

Casacca. Giacca leggera o camicia, ampia e diritta, da portare, sciolta o rimboccata con cintura, sopra la gonna o un abito. Se più lunga diventa una…

Casacca. Giacca leggera o camicia, ampia e diritta, da portare, sciolta o rimboccata con cintura, sopra la gonna o un abito. Se più lunga diventa una tunica o un miniabito. È uno dei capi preferiti di Saint-Laurent in varie versioni, dalla casacca russa abbottonata sul fianco con collo a listino (come quella dei cosacchi appunto) alla casacca dei pittori con nodo lavallière o collo di pizzo.

casacca
cosacchi russi

Indossano la casacca i fantini al Palio di Siena nei colori della loro contrada.

Dinner jacket

Dinner jacket è l’abito da sera maschile introdotto alla fine dell’800 da Griswold Lorillard a una festa nell’esclusivo Tuxedo Club, a Tuxedo Park nel New Jersey, e da allora chiamato dagli americani tuxedo. Per italiani e francesi è smoking, per gli inglesi dinner jacket. Giacca nera o blu scuro, mono o doppiopetto, ampi rever di seta, pantaloni con banda laterale di raso, gilet sostituito poi da una fascia in vita, camicia bianca e papillon nero. Nei ruggenti anni ’30, compare sulla Costa Azzurra la versione estiva con giacca bianca e, negli stessi anni, Marlene Dietrich lancia la moda dello smoking per donna, idea ripresa più volte nelle collezioni dei grandi sarti, fra cui Saint-Laurent e Chanel.

McCardell

McCardell Claire (1905-1958). Stilista americana del Maryland. È uno dei talenti più vivaci della moda Made in Usa. Allieva della Parson’s School, nel ’29 inizia a lavorare con Richard Turk, stilista della Townley Frocks, una firma nell’abbigliamento per la donna e il bambino, ma anche nella produzione di tonache monacali. Nel ’38, realizza il suo Frock: antenato del Trapezio di Saint-Laurent, è ampio, si allarga verso il basso e non segna il punto vita. Da allora, McCardell crea in Townley con un marchio proprio. Pensa alle donne che lavorano e usa il dettaglio per esaltare il suo stile: impunture evidenti, giromanica ampi, tasche applicate, rivetti di metallo e ganci a vista, stringhe da scarpe al posto dei bottoni. Nel ’42 crea un abito vestaglia destrutturato (popover), nel ’44 fa produrre da Capezio le pumps (ballerine di vernice) ispirate a quelle delle danzatrici classiche. Rilancia poi lo stile impero, le dirndl (gonne del costume tirolese), i calzoncini corti, gli abiti scollati dietro.

École de la Chambre Syndical de la Couture

École de la Chambre Syndical de la Couture. Parigi. Scuola di moda privata fondata nel 1929 per la formazione degli addetti del settore. Oltre a insegnare stilismo e modellismo, propone corsi più attuali di giornalismo e buyer di moda. Si insegnano ancora quelle arti in via d’estinzione come il drappeggio su manichino e le rifiniture di orli e bottoniere a mano, nella migliore tradizione francese. Per il privilegio di conoscere questi segreti della moda si pagano circa 7 mila euro all’anno dopo la presentazione del proprio book e un colloquio. Ex alunni famosi, Saint-Laurent, Scherrer, Courrèges, Miyake e Jean Colonna.

Van Rooy

Van Rooy, Willy. Indossatrice e stilista olandese. Non ha aspettato di scendere dalla passerella o di non essere più chiamata a posare per questo o quel fotografo, per intraprendere la carriera di creatrice di moda. Diplomata nel ’66 all’Accademia di Belle Arti di Totterdam, ha sempre portato avanti parallelamente o in alternanza le due professioni. Ha cominciato a sfilare in Giappone per arrivare poi davanti all’obiettivo di Newton, di Bailey e sulla passerella di Saint-Laurent. Nel frattempo, a New York, vestiva di cuoio Jimy Hendrix o inventava una sorta di saio che piacque a Diane Vreeland. Van Rooy nell’82, si è messa alle spalle il mestiere di mannequin, si è trasferita in Spagna dove, con qualche successo, ha disegnato scarpe. Dal ’94 vive e lavora a Los Angeles.

Kashiyama

Kashiyama. È tra i leader dell’abbigliamento di lusso a partire dagli anni ’70, quando comincia a produrre su licenza Ralph Lauren, Saint-Laurent, Kalvin Klein, Sonia Rykiel, Cerruti. Ha aperto filiali a Parigi, Roma, New York. In Italia, ha la proprietà delle fabbriche Gibo. A Parigi, è alleata di Gaultier e, in una boutique a Saint Germain, accoglie e lancia giovani, sconosciuti talenti del fashion design.

Phoenix Art Museum

PHOENIX ART MUSEUM
PHOENIX ART MUSEUM

Phoenix Art Museum, Arizona, Usa. Recentemente rinnovata e ribattezzata Fashion Design Collection, conta circa 4-500 pezzi provenienti da donazioni locali o acquisiti dall’Arizona Costume Institute. I più antichi risalgono alla fine del ‘700. I curatori puntano soprattutto a documentare il lavoro degli stilisti americani del XX secolo, ma comprano anche pezzi delle grandi firme europee come Balenciaga, Dior e Saint-Laurent. Nell’ambito del museo, la Astaire Library of Costumes raccoglie materiale relativo alla moda: stampe, libri e riviste.

CHANEL

Sybilla

Sybilla (1963). Stilista simbolo della movida spagnola degli anni ’80. Tra le sue caratteristiche spiccano la scomposizione delle forme, le sovrapposizioni di tessuti, i colori poco appariscenti. Nata a New York da padre argentino e madre polacca, dopo una breve esperienza come apprendista da Saint-Laurent a Parigi, a soli 20 anni ha presentato la sua prima collezione a Madrid. Il suo secondo défilé, nell’85 al salone GaudÕ di Barcellona, ne ha segnato la consacrazione. Dall’87 al ’92, si allea con il gruppo tessile italiano Gibò. Nell’88 sfila a Milano Collezioni. Il gruppo Itokin la produce e la distribuisce in Giappone. Nel ’93-94 Sybilla ha lanciato una linea giovane, battezzandola Jocomomola e, nel ’96, ha disegnato uno zainetto per Vuitton.