Vittadini, Adrienne

Vittadini Adrienne (1944). Stilista americana di origine ungherese. I media l’hanno battezzata “regina del lavoro a maglia”. E’ la designer di Ivanka Trump

Vittadini Adrienne (1944). Stilista americana di origine ungherese. I media l’hanno battezzata “regina del lavoro a maglia”. Da Budapest, sua città natale, Adrienne Toth (Vittadini per matrimonio) emigra negli Stati Uniti nel 1956. Dopo aver lavorato per diverse ditte di maglieria, nel ’72 apre la sua company. Per le sue collezioni ha tratto ispirazione da Calder, Picasso e MirÆ, così come dal fumetto Dick Tracy. Crea tessuti originali usando filati italiani. Le sue linee sono pratiche e moderne, ma molto femminili. Ha rinnovato l’industria della maglieria sviluppando nuove tecniche computerizzate.

Leggi anche

Donna Karan 

Ralph Lauren e lo stile androgino 

Manevitz, Isaac

Manevitz, Isaac. Designer egiziano per Ben-Amun, ha alle spalle oltre trent’anni di successi con la sua linea di gioielli e cinture.

Isaac Manevitz. Designer egiziano per Ben-Amun, ha alle spalle oltre trent’anni di successi con la sua linea di gioielli e cinture. La compagnia prende il nome dal figlio di Manevitz, Ben, e dal re d’Egitto Tutankhamon. Lavorando con materiali inusuali e raffinati, come il vetro, il cristallo e il peltro crea disegni unici. Le sue cinture sono realizzate con la migliore pelle italiana. Non solo è popolare grazie a editoriali pubblicati su riviste come Vogue, Elle e Marie Claire, ma è anche acclamato sulle passerelle: Isaac ha infatti lavorato con Calvin Klein, Donna Karan e Ralph Lauren.

Manvitz Isaac
Ben Amun

Isaac Manevitz ha portato il suo amore per la scultura nelle sue collezioni lavorando a pregiati ed insoliti materiali per creare disegni unici che sono sempre originali e mai deludenti. Lavora con materiali come la Lucite, il peltro, il vetro e il cristallo, che gli danno la capacità di fare i suoi gioielli distinti e ricchi di ispirazione. Le cinture, in finissima pelle italiana, prendono vita con le belle fibbie in fusione e dettagliate. Il suo design senza tempo e fresco continua ad eccitare l’industria e si rafforza con il tempo.

Leggi anche: 

Calvin Klein dice addio alla prima linea

 Harry styles sulla copertina di Vogue, continua la battaglia per il gender fluid

La Rinascente

La Rinascente. Grande magazzino italiano. Lo apre a Milano, proprio di fianco al Duomo, il senatore Borletti il 7 dicembre 1918.

La Rinascente. Grande magazzino italiano. Lo apre a Milano, proprio di fianco al Duomo, il senatore Borletti il 7 dicembre 1918.  È anche una testimonianza di fiducia nelle sorti del paese che è appena uscito dalla grande guerra, vittorioso ma economicamente a pezzi.

La Rinascente

Nasce nei locali e dalla decadenza dell’emporio Aux Villes d’Italie voluto da Ferdinando Bocconi nel 1865.

Gabriele D’Annunzio, di cui Borletti era mecenate, lo battezza La Rinascente. Diciotto giorni dopo l’inaugurazione, nella notte di Natale, il magazzino va a fuoco. Riapre a tempo di record, tenendo fede allo scopo di “portare la moda a tutti”.

La Rinascente, la modernità

Già in quegli anni, La Rinascente rappresentò la modernità. In un documentario realizzato dalla Rai Tv sugli anni ’30 La Rinascente venne presa come azienda simbolo.

Gaetano Afeltra — grande firma del Corriere della Sera –, ha raccontato che ad Amalfi, il suo paese natale sulla costiera salernitana, la gente aspettava con ansia il catalogo mensile del magazzino milanese e lo sfogliava come se spalancasse una finestra sulla moda, e sul mondo.

Al Nord, fino agli anni ’50-’60, le boutique erano rare e comunque non ancora ad alto livello. Le catene dei grandi magazzini d’abbigliamento presentavano prodotti medio bassi. Per questo motivo era numeroso il pubblico femminile che si recava stagionalmente e nel periodo natalizio a Milano, per andare alla Rinascente a vedere la moda: gli abiti, e gli accessori che vi erano esposti possedevano, all’epoca, sempre un tocco in più.

Pierre Cardin

La Rinascente, che era stata ricostruita dalle macerie della seconda guerra mondiale, faceva moda, era il proscenio del miracolo italiano. Antesignana fra i punti vendita d’abbigliamento nel presentare la moda pronta, nel 1963 suscitò scalpore con un elegante corner dedicato alle creazioni di Pierre Cardin. Per la prima volta la moda firmata da un grande couturier veniva presentata dalla grande distribuzione e a prezzi accessibili. A Cardin seguirono altre importanti firme — come ad esempio Lanvin — con collezioni dedicate però all’uomo.

La Rinascente

Pierre Cardin

Tenendo presente, come priorità, il coordinamento e l’omogeneità dell’offerta, così da poter vestire completamente i clienti, dall’abito agli accessori all’intimo, avvalendosi di una équipe stilistica diretta e indiretta, di consulenti interni ed esterni (fra gli altri il designer di Biki Louis de Hidalgo, Alma Filippini, proprietaria della griffe Alma, Adriana Botti e un giovanissimo Giorgio Armani) la Rinascente ha svolto sempre egregiamente il suo ruolo di ribalta della moda, presente e puntuale nel momento preciso in cui si formano le tendenze e si decidono alcuni canoni.

Manifestazioni monotematiche

Nel tempo, ha realizzato grandi manifestazioni monotematiche, come la mostra mercato sul Messico e Seta + Seta, nell’inverno ’85-’86, abbinando la moda alla cultura, alla tradizione, alle etnie lontane. Nella città della Triennale, è stata anche un laboratorio per la grafica, l’arredamento, l’oggettistica, chiamando a collaborare protagonisti dell’architettura e del disegno industriale come Gio Ponti, Bruno Munari, Max Huber, Tomàs Maldonado, Roberto Sambonet e Albe Steiner.

Punti vendita

La Rinascente ha, via via nel tempo, moltiplicato i suoi punti vendita, ha generato da sé grandi magazzini di fascia più bassa (Upim, dal ’28), si è data una catena di supermercati alimentari (Sma, dal ’61), di ipermercati (Città Mercato, dal ’72), di Bricocenter (’83), ha fatto una politica di acquisizioni.

Ma, pur traendo dagli alimentari il 70,5 per cento delle vendite complessive del Gruppo, continua a fare da ribalta alle firme dell’alta moda pronta da Valentino a Zegna, da Ralph Lauren a Versace, a Dolce & Gabbana. (Maria Vittoria Alfonsi).

Fatturato

Il gruppo quotato alla Borsa di Milano e controllato da Eurofind (cui fa capo il 53 per cento del capitale), società posseduta da Ifil (51 per cento) e dal gruppo Auchan (49), ha archiviato l’anno con un fatturato superiore a 11 mila miliardi di lire. L’anno si chiude con un consolidato pari a 5.749,7 milioni di euro (più 3,7 per cento rispetto al 2000) e un risultato consolidato netto di 59,1 milioni di euro (più 6 per cento).

Il Gruppo focalizza le proprie risorse per il rilancio della Divisione Upim, specializzata in capi di abbigliamento e articoli per la casa e la persona. Sono stati stanziati investimenti di circa 150 milioni di euro nei prossimi quattro anni, per ripensare la rete distributiva, ristrutturando quelli presenti e aprendone di nuovi.

Copertura e fatturato 2001

La copertura attuale conta 150 negozi in gestione diretta cui si aggiungono 220 negozi per i quali sono in vigore accordi di affiliazione commerciale. Il fatturato 2001 della rete Upim è stato di 538 milioni di euro. Cresce ancora il volume d’affari che raggiunge quota 6145,6 milioni di euro. Diminuisce il risultato consolidato netto, pari a 50,8 milioni di euro, inferiore rispetto ai 59,1 milioni di euro del 2001, a causa della maggiore imposizione fiscale. Migliora, invece, la posizione finanziaria netta, positiva per 18,5 milioni, contro un indebitamento di 77 milioni del 2001.

Nel 2007 dopo un lungo restauro riapre con un’immagine tutta nuova, un progetto di ristrutturazione, in particolare dell’ultimo piano che affaccia sulle guglie del Duomo. L’architetto Lifschutz Davidson Sandilands si è ispirato ai grandi shopping mall d’Europa, da Harrods a Londra, alle Galeries Lafayette a Parigi. La nuova Rinascente di Milano, diventa sempre più un luogo di culto, dove sarà anche possibile acquistare e gustare il food dell’eccellenza italiana e internazionale.

Leggi anche:

Morto-Pierre Cardin-lo-stilista-aveva-98-anni

Christian Dior-è-una-voce-dell’enciclopedia-della-moda

Warnaco

Warnaco è un’zienda americana di intimo e di moda maschile che produce biancheria per Calvin Klein,Valentino e Ralph Lauren

Warnaco. Azienda americana di intimo e di moda maschile. La società produce biancheria per Calvin Klein, Olga, Valentino e Warner, abbigliamento maschile per Ralph Lauren (linea Chaps). Vende a oltre 16 mila negozi. È considerato il secondo gruppo americano nel settore della biancheria intima, subito dietro a Sara Lee Playtex. Impiega circa 20 mila persone. Nel 2001, l’azienda americana, insolvente da parecchio tempo nei confronti dei marchi di cui detiene la licenza, attraversa il momento più buio: in giugno viene messa sotto Chapter 11, la clausola di protezione antifallimento, ed entra in amministrazione controllata.”I debiti ammontano a 2450 milioni di dollari.

Il primo passo per risalire la china è la dismissione della linea notte Gjm e delle lingerie Izka e Lejaby, oltre a vari rimpasti a livello dirigenziale. La ristrutturazione dà i primi frutti e, dopo 18 mesi, il Gruppo esce dal piano di protezione, riducendo il debito a 247 milioni di dollari. Pur con un management privo di alcuni ruoli chiave non ancora riassegnati, la società newyorkese chiude il 2002 con meno perdite operative e debiti rispetto all’anno precedente.

Nella primavera del 2003, l’inversione di tendenza può dirsi definitivamente avviata quando Nautica Apparel sigla con Warnaco un accordo pluriennale di licenza per la produzione e la commercializzazione delle proprie linee di swimwear. Oggi Warnaco è tornato uno dei marchi leader nella produzione dei costumi da bagno, dell’intimo, del menswear, del jeanswear e degli accessori con marchi propri e licenze per Calvin Klein, Chaps e Polo by Ralph Lauren, Speedo-Authentic Fitness e altri.

Leggi anche

L’abito della pace di Valentino

Weitz, John

Weitz John (1923-2002). Stilista tedesco naturalizzato americano. Comincia la sua carriera negli anni ’50, dedicandosi all’abbigliamento sportivo femminile

Weitz John (1923-2002). Stilista tedesco naturalizzato americano. Comincia la sua carriera negli anni ’50, dedicandosi all’abbigliamento sportivo femminile. A partire dall’inizio degli anni ’60, volta pagina e sceglie di occuparsi dell’uomo. È fra i primi a comprendere l’importanza crescente della moda maschile. Il suo è uno stile classico, in cui ben si combinano il concetto americano di praticità e la sua raffinata formazione europea.

Leggi anche

Ralph Lauren

Ralph Lauren e lo stile androgino

Wang, Vera

Vera Wang, dalla moda al bridal, sino alla casa: la stilista, dopo essere stata redattrice di Vogue, ha seguito il suo più grande interesse

Wang Vera. Maison specializzata in abiti da sposa per l’alta società americana. I suoi preziosi abiti si distinguono per il taglio classico e lineare e sono realizzati con stoffe, come sete e broccati, di ottima qualità. La fashion designer che l’ha fondata appartiene alla grande borghesia di New York. I genitori, malgrado la sua spiccata passione per la moda, le vietarono di frequentare il Fashion Institute of Technology. Vera inizia a lavorare come redattrice di moda da Vogue, ma lascia dopo pochi anni per darsi al lavoro di disegnatrice, di bozzettista.

Viene assunta da Ralph Lauren e vi rimane fino al 1990, anno in cui decide di aprire la sua prima sartoria. In pochi anni diventa uno status symbol per tutte le giovani spose americane. La maison ha negozi nelle città americane più importanti. Oltre che per gli abiti da sposa, la stilista è famosa anche nel mondo del pattinaggio artistico, una sua vecchia passione, per il quale disegna costumi zeppi di perline e lucentezze. Veste, per le gare, le pattinatrici olimpioniche americane. Nel 2005 il prestigioso Council of Fashion Designer of America ha nominato Vera Wang Stilista Femminile dell’Anno.

Leggi anche

Vera Wang SS20, l’intimo diventa un accessorio

Kashiyama

Kashiyama. È tra i leader dell’abbigliamento di lusso, comincia a produrre su licenza Ralph Lauren, Saint-Laurent, Kalvin Klein, Sonia Rykiel, Cerruti.

Kashiyama. È tra i leader dell’abbigliamento di lusso a partire dagli anni ’70, quando comincia a produrre su licenza Ralph Lauren, Saint-Laurent, Calvin Klein, Sonia Rykiel, Cerruti. Ha aperto filiali a Parigi, Roma, New York. In Italia, ha la proprietà delle fabbriche Gibo. A Parigi, è alleata di Gaultier e, in una boutique a Saint Germain, accoglie e lancia giovani, sconosciuti talenti del fashion design.

Leggi anche:

CALVIN KLEIN

Atelier Beaumont: intervista a Paola Benedetta Cerruti

Sain Laurent ss21. Vaccarello torna all’origine di tutto

Julien Faure

Julien Faure. Seteria francese, fondata nel 1864 a Saint-Etienne da Henri Faure e trasferitasi nel 1992 a Saint-Just-Saint-Rambert.

Julien Faure. Seteria francese, fondata nel 1864 a Saint-Etienne da Henri Faure e trasferitasi nel 1992 a Saint-Just-Saint-Rambert.

Ogni anno, le collezioni variano per la scelta dei colori, il contrasto dei materiali, gli esperimenti di nuove armature.

Le sete, sempre “up to date”, sono molto ricercate da stilisti come Gaultier, Ralph Lauren, Stephane Kelian, Ungaro, Valentino, Charles Jourdan.

Il 60 per cento del fatturato è dovuto all’esportazione, con 150 disegni per i tessuti di seta e 100 creazioni esclusive di nastri l’anno.

julien faure

Leggi anche:

Emanuel Ungaro-la-voce-sull’enciclopedia-della-moda-di-mam-e.it

Costumi-prima-della-Scala-2020

Zingone

Corrado Zingone ha vestito intere generazioni di bambini e ragazzi della Roma bene e non solo. Negli anni Sessanta è stato affiancato dai figli

Zingone Corrado. Industriale di confezioni per l’infanzia. Romano, partendo dalla notissima sede di via della Maddalena, costruisce un piccolo impero che legittima lo slogan “Zingone veste tutta Roma”, tramutatosi poi in “Zingone veste tutto il mondo”. Sul finire degli anni ’60, gli si affiancano i figli Paolo (1941) e Giorgio (1942). Insieme (allora, erano gli unici rappresentanti dell’abbigliamento infantile alle rassegne ufficiali dell’alta moda), creano la Zingone Confezioni per modelli di tipo economico, medio e fine.

Leggi anche

Ralph Lauren

Ralph Lauren, addio alla New York Fashion Week

Ike Behar

Ike Behar. Marchio americano di camicie, dal nome dello stilista di origine cubana che arriva a New York a 20 anni con un’esperienza familiare di sartoria.

Ike Behar. Marchio americano di camicie, dal nome dello stilista di origine cubana. Arriva a New York a 20 anni con un’esperienza di sartoria nella bottega di famiglia. Dopo aver disegnato con successo una linea di camicie per Ralph Lauren e altri grandi nomi, decide di venire allo scoperto con il suo marchio nel 1982. Subito, la stampa americana lo definisce il “mago della camicia“. Ha un’attenzione quasi maniacale per il dettaglio. Le sue camicie sono frutto di 52 fasi di produzione. Cotone raffinato, cuciture rifinite, bottoni e colli ricercati: questi i punti forti del marchio che è prodotto in diversi laboratori e ha negozi propri negli Stati Uniti.

ike behar

Leggi anche:

Marni continues Francesco Risso as its creative director

Giorgio Gucci passed away on 22nd december 2020