Barney’s

Barney’s. Grande magazzino di prêt-à-porter a New York. Viene fondato da Barney Pressman che, per affittare il negozio impegna l’anello di fidanzamento

Grande magazzino di prêt-à-porter a New York. Barney’s viene fondato da Barney Pressman che, per affittare il negozio e procurarsi le prime poche merci, impegna l’anello di fidanzamento della moglie. In pochi anni il grande magazzino newyorkese Barney’s è leader del prêt-à-porter maschile, aprendo, nel 1968, le sue insegne alle creazioni europee. Nel ’76 inaugura un reparto femminile che, nell’arco di un decennio, porta all’inaugurazione di una nuova sede. All’inizio degli anni ’90, una joint venture con la finanziaria giapponese Isetan consente di aprire filiali negli Stati Uniti e in Giappone.

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Marie Martine

Marie Martine. Boutique parigina. È fra le prime ad adottare la politica del prêt-à-porter di lusso che già qualche grande sarto cominciava ad alimentare.

Marie Martine. Boutique parigina. È fra le prime, nel ’52, ad adottare la politica del prêt-à-porter di lusso che già qualche grande sarto, come Fath, cominciava ad alimentare. La aprono i cugini Fred e Marcel Salem. Il successo è immediato e duraturo. Nel ’66, l’insegna Marie Martine furoreggia anche a Deauville. Successivamente, in pieno boom della moda pronta, la boutique abbandona la strategia della varietà stilistica di tono alto, per vendere solo le collezioni Escada.

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Toni Gard

Toni Gard. Griffe tedesca di prêt-à-porter. Esporta in Europa circa il 40 per cento di quel che produce. L’azienda nasce nel 1965 a opera di Toni Lirsch

Griffe tedesca di prêt-à-porter. Esporta in Europa circa il 40 per cento di quel che produce. L’azienda nasce nel 1965 a opera di Toni Lirsch (1941), che si è formato presso la Maison di Detlef Albers a Berlino. Tra il ’65 e il ’70, apre le prime due boutique donna e uomo a Düsseldorf all’insegna di uno stile che vive nell’estetica dei contrasti: novità e tradizione, classicità e stravaganza senza eccesso.  Accordo per un contratto di licenza con Gabriella Frattini, l’azienda di moda di Cavriago (Reggio Emilia) che fa capo al Mariella Burani Fashion Group.

Riguarda la produzione e distribuzione della linea maglieria uomo Toni Gard in cachemire e wool su scala internazionale a partire dalla stagione primavera-estate 2002. L’accordo durerà due anni, con possibilità di rinnovo per altri cinque. Tra le sue attività, anche una collaborazione con BMW, con la quale realizza la nuova versione BMW 3 e “la giacca sportiva più leggera del mondo”.

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De Foer, Hans

Hans De Foer. Ha studiato grafica a Gand e nell’87 si è ripresentato all’Accademia. Vi è stato ammesso. Dopo 4 anni, ha trovato lavoro da Castelbajac.

Hans De Foer. Dopo avere tentato di essere accettato diciottenne all’Académie Royale des Beaux Arts di Anversa, ha studiato grafica a Gand e nell’87 si è ripresentato all’Accademia. Vi è stato ammesso. Uscitone diplomato, dopo 4 anni, ha trovato lavoro da Castelbajac che ha assistito anche per le collezioni Courrèges.

Successivamente ha strettamente collaborato con Jean Paul Gaultier. Dall’ottobre del ’98, ha una sua griffe.

Le sue fonti di ispirazione sono prevalentemente etniche e la sua creatività fa leva sui tessuti. La sua linea di prêt-à-porter femminile è venduta in Europa, Medio Oriente e Usa.

De Foer
Abito lungo – Hans De Foer

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Tarlazzi, Angelo

Tarlazzi Angelo (1945). Stilista italiano. Nasce ad Ascoli Piceno. Si afferma nel prêt-à-porter, ma ha un passato di haute couture con Jean Patou

Angelo (1945). Stilista italiano. Nasce ad Ascoli Piceno. Si afferma nel prêt-à-porter, ma ha un passato di haute couture per essere stato da Jean Patou, prima come assistente poi come direttore, dal 1972 al ’76. A Parigi arriva nel ’65 con pochi soldi, molto entusiasmo e una cartella piena di figurini. Alle spalle ha un apprendistato da Carosa, nome mitico nella Roma della dolce vita (ha appena 19 anni quando vi lavora invece di studiare scienze politiche come sperano i genitori) e tante copiature dei disegni di Brunetta “uno dieci cento, per farsi la mano”.

Agli inizi Parigi non gli è amica e non gli risparmia delusioni, fino a quando non bussa da Patou, appunto, dove incuriosisce quel suo stile sicuro, nuovo. Ed è assunto. La sua presenza si fa sentire, subito. Un primo scossone all’immagine forse un po’ vecchiotta della maison arriva con l’idea di presentare le collezioni con bellissime cover-girl, piuttosto che affidarle a fredde, compassate mannequin. È la volta poi del nude-look “che è seduzione, non sexy”, parola che rifiuta.

Ripete, in proposito: “Se mi piace la giacca portata a pelle, il tubino da vamp lo trovo orribile”. Il suo segreto è nello scoprire la donna senza renderla volgare. E aggiunge: “Non è il vestito in sé che deve incantare, ma chi lo indossa”. Appartiene alla cronaca anche il breve ritorno in Italia, quando collabora con Laura Biagiotti e Basile: ma stare sotto padrone non fa per lui, quindi rieccolo in Francia a tentare la grande avventura di mettersi in proprio. È il 1977. A questo punto rivela anche fiuto imprenditoriale: passano soltanto cinque anni ed è presidente della società che controlla le sue linee femminili (Angelo Tarlazzi e la diffusione Tarlazzi Due) e, successivamente, quelle per uomo.

Bataclan

Nell’86 firma l’etichetta Bataclan, rivolta ai giovanissimi ed è dell’89 la prestigiosa successione al trono di Guy Laroche, scomparso lo stesso anno. Le sue creazioni le considera semplici strumenti con i quali ama giocare: un vestito morbido senza giro vita e di lunghezza normale, può essere portato in maniera differente, vaporoso e accorciato fino a diventare mini; drappeggiato asimmetricamente o blusante ai fianchi. Cerca gli accostamenti anticonvenzionali: sa infilare un rigoroso blazer su una gonna gitana; inscena una donna mobile, attiva e insieme seduttrice, accarezzata dalle sfumature di Parigi e dai colori accesi dell’Italia.

Di lui si ricordano i tagli nitidi, i volumi naturali, la silhouette elegante e giovane, soprattutto comoda, qualità che contribuisce all’affermazione della griffe che vuole trasmettere l’indiscutibile voglia di libertà. Una moda intelligente e sempre al passo coi tempi, che dà importanza agli accessori, considerati assoluti comprimari dell’eleganza: “Se una donna ha fantasia”, sostiene, “con pochi indovinati accessori, si crea uno stile tutto personale”.

Fra i modelli folcloristici da ricordare, i vestiti da contadina tradotti in haute couture: in lino intrecciato con rafia; oppure gli abiti dei gringo, spencer a doppio petto su calzoni aderenti o gonne avvolte a pareo, strette da cinturoni di cuoio. E, ancora, le sahariane da esploratore in shantung, portate con sottane in chiffon plissettato. Il lusso quotidiano, invece, si affida a lunghi cardigan che sottolineano la raffinatezza e la semplicità del suo stile. Dopo aver ricoperto la carica di direttore creativo di Guy Laroche dal 1989 al 1993, oggi Tarlazzi si dedica esclusivamente alla direzione del brand che porta il suo nome.

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Testu, Jean-Luc

Jean-Luc Testu (1960). Stilista francese. Si forma alla scuola di stilismo Esmod a Parigi e termina il suo apprendistato da Thierry Mugler e Azzedine Alaia.

Jean-Luc Testu (1960). Stilista francese. Si forma alla scuola di stilismo Esmod a Parigi e termina il suo apprendistato da Thierry Mugler e Azzedine Alaia.

Successivamente, nel 1986 crea, insieme a Michael Roelli, la Roelli Testu, una griffe dedicata al prêt-à-porter maschile che ottiene un immediato successo. Nel 1991 il tandem viene scelto per disegnare la collezione uomo della maison S.T. Dupont. Tuttavia il vero salto arriva cinque anni dopo quando Jean-Luc Testu lascia la maison per diventare il direttore creativo uomo da Thierry Mugler.

Testu
TParigi 2002

Intanto disegna la linea Testu che presenta con il suo nome nel 2001 a Parigi. Continua a sfilare regolarmente nella capitale francese. In seguito, nel 2005 viene sostituito da Thomas Engel Hart alla guida creativa di Thierry Mugler Homme.

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Torrente

Torrente. Casa d’alta moda francese fondata da Rose Torrente-Mett nel 1968 a Parigi. È di origine russa, figlia di un sarto e sorella di Ted Lapidus.

Torrente. Casa d’alta moda francese fondata da Rose TorrenteMett nel 1968 a Parigi. Questa stilista, occhi verdi e zazzera rossa alla Shirley MacLane, ha la grinta e l’energia di una Madeleine Vionnet o di Coco Chanel.

Di origine russa, figlia di un sarto e sorella di Ted Lapidus (nasce come Rosette Lapidus nel 1936), lavora dal fratello nella seconda metà degli anni ’50.

Torrente
Rose Torrente-Mett

A soli 23 anni decide di decollare da sola: “Sono come un aereo a reazione, il motore è ormai al massimo, devo decollare”, confessa al fratello. Apre il suo atelier in Avenue Matignon all’angolo con rue du Faubourg Saint-Honoré. Eccelle nel taglio di tailleur e cappotti molto strutturati, semplici ed essenziali, e il suo stile è così nuovo da attirare e sedurre subito clienti sofisticate ed esigenti come Marlene Dietrich, Romy Schneider, Nathalie Wood, Marina Vlady, Raquel Welch, Paulette Goddard, Catherine Deneuve, Brigitte Bardot, Claudia Cardinale, Ursula Andress.

Non potendo usare il cognome di suo fratello né quello del marito Jean Mett che ha una fabbrica di confezioni, si inventa Torrente. Sceglie questo nome perché “evoca la musica e l’acqua”. Nel 1971 fa il suo ingresso ufficiale nella haute couture ed entra nella Chambre Syndicale de la Haute Couture.

Ben presto moltiplica i contratti di licenza in Francia e all’estero. Lancia una linea di prêt-à-porter, Miss Torrente (che all’inizio è confezionata dal marito fino a quando egli non entra nella maison come amministratore nel 1974). Nel 1971, lancia con Vestra la linea maschile Torrente Uomo. In seguito anche una linea di accessori, occhiali, foulard, pelletteria.

Insieme al fratello inizia un progetto che porterà avanti da sola, una Maison de la Mode, al 9 di rue du Faubourg Saint-Honoré. Nel 1988 si installa in Rond-Point des Champs Elysées, in un hotel particulier che ha ospitato un tempo Paul Poiret. Nel 1992 è nominata Chevalier de la Légion d’Honneur.

Alle linee di prêt-à-porter ha aggiunto i gioielli (soprattutto perle di Tahiti). Successivamente, nel 2002, Torrente Maison, una elegante linea di biancheria per la casa (letto e bagno). Inoltre, sempre nel 2002 vince il premio Marionnaud per il lancio del profumo L’Or de Torrente, un patchpourri di fiori, frutti e vegetali, racchiuso in un flacone a forma di uovo decorato da foglie in rilievo di opaline iridescente.

Inizia una politica di apertura di nuovi punti vendita. A Parigi la boutique di avenue Victor Hugo, più altre in vari punti della Francia. Nel gennaio 2003, lancia la prima collezione di scarpe per uomo e donna e, dopo qualche stagione di assenza, riprende la collezione uomo per la primavera 2003-2004. È direttore generale, presidente e direttore artistico della maison. Dal 1985 tiene conferenze alla scuola di alti studi commerciali ed è vicepresidente dell’Institut Franµais de la Mode.

Nel febbraio 2003, dopo 34 anni di creazione dedicati alla moda, decide di ritirarsi (per dedicarsi alla famiglia, dice il comunicato), esce di scena e cede la sua partecipazione nel Gruppo Torrente al Gruppo Chammas che, azionista dal 1985, dirige di fatto la Maison dal marzo 2002. Dal 2003, il designer e direttore artistico della maison Torrente è Julien Fournié, ex assistente di Jean-Paul Gaultier. Nel 2005, la fondatrice della casa di moda torna alla ribalta con la pubblicazione di un libro di memorie: Le Droit Fil: Souvenirs de Haute Couture, che racconta la sua vita dalla difficile infanzia ebraica ai successi personali.

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Sanlorenzo

anlorenzo. Casa di mode torinese. Ha sfilato sulla passerella romana dell’alta moda dal 1968 al ’76. Fondata da Teresa Sanlorenzo nel 1945.

Sanlorenzo. Casa di mode torinese. Ha sfilato sulla passerella romana dell’alta moda dal 1968 al ’76.

Fondata da Teresa Sanlorenzo nel 1945, la sartoria ai suoi inizi lavora solo con modelli francesi di haute couture per clienti private. Via via, si affranca dalla sudditanza. Nel ’68 si affiancano alla madre le figlie Enrica e Paola, e dal ’75 l’azienda partecipa con le sue collezioni di prêt-à-porter alle manifestazioni milanesi.

Dal ’77 Enrica si mette in proprio come Enrica Massei, mentre Paola porta avanti il marchio di famiglia.

Sanlorenzo
Modella sfila con abito dell’atelier Sanlorenzo

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Scherrer, Jean-Louis

Jean-Louis Scherrer. Stilista francese di Lione. Il suo stile è sobrio. Il suo prêt-à-porter di lusso è caratterizzato dall’utilizzo di velluti ricercati.

Jean-Louis Scherrer (1936). Stilista francese. Nasce a Lione. Il suo stile è sobrio. Il suo prêt-à-porter di lusso è caratterizzato dall’utilizzo di velluti ricercati ma anche dai cappotti rifiniti in pelle e camoscio.

Si è anche ispirato all’Oriente realizzando, negli anni ’80, cappe e mantelli in stile mongolo o cinese. Sceglie la moda come alternativa professionale alla danza classica che era stato costretto ad abbandonare per un incidente.

Lo assume Dior, un anno prima di morire. Collabora anche con il successore Saint-Laurent. Dopo tre anni da Féraud, crea nel 1962 la propria griffe. La sua talent scout è Julia Trissel, compratrice per il magazzino americano Bergdof Goodman.

Scherrer
Griffe Jean-Louis Scherrer

Gode di un rilancio nel ’76, quattro anni dopo vince il Dé d’Or, ha ancora una decina d’anni di successo. Il suo percorso è ad alti e bassi per continui cambi di proprietà della società da lui avviata. Nel ’92, deve cedere al Gruppo giapponese Seibu che affida la linea, prima, a Erik Mortensen, poi a Bernard Perrys. Nel ’97, la maison viene acquistata dalla società francese EK Finance che sceglie lo stilista Stéphane Rolland.

Mouffarige e Franµois Barthes fondano la France Luxury Group che acquista la Scherrer insieme ad altri marchi. Stephane Rolland lancia la linea maschile e si concentra sull’alta moda del marchio.

Ritu Beri viene scelta dal France Luxury Group per disegnare il prêt-à-porter di Scherrer. Ritu Beri lascia il Gruppo. La casa di moda Scherrer appartiene ora all’Alliance Designers Group di proprietà di Alain Duménil.

Scherrer
Jean-Louis Scherrer couture fall 1996 Paris

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Spastor

Spastor. La griffe è nata nel 1995 dall’alleanza fra Sergio Spastor e Ismael Alcaina Guerrero, rispettivamente di Gerona e Barcellona, entrambi del 1976.

Spastor. La griffe è nata nel 1995 dall’alleanza fra Sergio Spastor e Ismael Alcaina Guerrero, rispettivamente di Gerona e Barcellona, entrambi del 1976.

Spastor
I fondatori della griffe

Hanno presentato le proprie collezioni sulla Pasarela Gaudì, nel prêt-à-porter di Parigi.

Nel 2001, il brand ha ricevuto il premio L’Oréal per la miglior collezione sulla Pasarela Cibeles.

Spastor

L’anno scorso ha lanciato una mini collezione di scarpe in collaborazione con Kollflex. Si distinguono per le loro creazioni all’avanguardia, decisamente femminili. Il loro obiettivo è quello di dimostrare che uomini e donne possono indossare gli stessi abiti senza perdere la propria intimità.

Spastor
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