Toque

Toque. Popolare negli anni ’20-30, è un cappellino con cupola piatta, bordi rigidi e privo di tesa. Alla fine dell’800, si usava molto la toque di pelliccia

Popolare negli anni ’20-30, è un cappellino con cupola piatta, bordi rigidi e privo di tesa. Alla fine dell’800, si usava molto la toque di pelliccia. Riappare negli anni ’30 in feltro con veletta, in jersey o lana drappeggiata e al centro un gioiello o una piuma.

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Dellera

Dellera. Nel 1885, a Pavia, Mattia Dell’Era apre un negozio nel centro cittadino, specializzato nella fabbricazione di tomaie per scarpe

Dellera. Nel 1885, a Pavia, Mattia Dell’Era apre un negozio nel centro cittadino, specializzato nella fabbricazione di tomaie per scarpe e cinghie di trasmissione.

Alla sua morte, gli subentra Carlo Lanzani che cambia il nome in Dellera e, nel 1908, ristruttura la sede di Pavia.

L’attività principale è la confezione di pellicce, ma vengono prodotte e distribuite anche valigie, borse e cinture.

Una sfilata di Dellera

Nel ’37 viene aperta la sede milanese di via S. Damiano.

Negli anni ’50, la terza generazione, Giancarlo, affianca il padre Tino Lanzani. Quando Elizabeth Taylor ordina una pelliccia Dellera, si accendono i riflettori internazionali sul marchio.

Al finire del secolo, al timone aziendale c’è la quarta generazione Lanzani: Andrea si occupa degli acquisti e dell’amministrazione, la sorella Gigliola della pubblicità e dello stile. Viene anche effettuata una produzione per conto terzi: nel ’99 la linea di pellicceria dello stilista francese Erik Schaix.

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Elizabeth Taylor 

PellicceModa

PellicceModa. Periodico specializzato che parla soprattutto di pelliccia e di moda. Fondato da Enzo Lancellotti e dalla nuora Anna Maria Sapelli Lancellotti

PellicceModa. Periodico specializzato che – come dice il nome – parla soprattutto di pelliccia e di moda. Fondato da Enzo Lancellotti e dalla nuora Anna Maria Sapelli Lancellotti, che nel 1964, alla morte del suocero, ne divenne il direttore. In questo modo, legò il proprio nome e quello del marito Alberto al giornale per altri trent’anni e più. Nel 1990, intanto, era subentrato il Gruppo Editoriale Motta.

Dopo la breve parentesi della direzione di Francesca Scopelliti nel 1994-95, arriva Cristina Navarrete Motta. Motta, ai sette numeri annui nella doppia lingua italiano e inglese e al numero esclusivamente in italiano destinato al grande pubblico nella stagione autunnale delle vendite di pellicce, ha aggiunto, a partire dal 1998, un’edizione in cinese.

Dal 2001, anche una in russo. Inoltre, PellicceModa sotto l’egida della testata, vengono realizzate eleganti pubblicazioni speciali (in italiano, inglese, spagnolo, russo, cinese). Soprattutto in occasione di importanti eventi e ricorrenze internazionali c’è una guida PellicceModa in Shop.

Ogni anno offre una panoramica aggiornata delle aziende del mondo ed è presente in tutte le fiere del prêt-à-porter come strumento prezioso per gli operatori del settore. Nel suo lungo percorso, PellicceModa ha documentato le novità dello stile. Ha illustrato anteprime e servizi che si sono avvalsi dei migliori illustratori (un nome per tutti: Brunetta Mateldi) e fotografi, dei quali ha sovente scoperto e promosso il talento.

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Mongolia

Pelliccia ricavata dal vello del montone o dell’agnello provenienti dalla Mongolia, con un pelo molto folto, lungo e riccioluto. Di moda negli anni ’70.

Pelliccia ricavata dal vello del montone o dell’agnello provenienti dalla Mongolia, con un pelo molto folto, lungo e riccioluto. All’origine solo bianca o beige, è stata tinta in tutti i colori, diventando così un capo appariscente e stravagante. Molto di moda negli anni ’70.

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Mantella

Mantella. Ampia e lunga anche fino a terra, in origine a ruota, senza maniche, spesso con cappuccio. S’indossa appoggiandola sulle spalle

Ampia e lunga anche fino a terra, in origine a ruota, senza maniche, spesso con cappuccio. S’indossa appoggiandola sulle spalle. La mantella è tenuta ferma da un fermaglio a catenella sotto il collo, ma può essere anche allacciata fino in fondo. Le più sontuose sono in pelliccia, per la sera anche in velluto imbottito o più leggere in raso o taffetà. Il mantello, nella versione maschile, fu usatissimo lungo tutto l’800. Era quasi scomparso o aveva cambiato foggia, tanto da assumere nomi diversi. È tornato alla ribalta dagli anni ’60 in poi.

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Manica

Manica. Si afferma che “la moda si riconosce specialmente dalle maniche”. Questa parte di indumento ha ricoperto un ruolo importante nell’abbigliamento.

Manica. Nel 1800, si asseriva che “la moda si riconosce specialmente dalle maniche”.

A metà del 1900, veniva ribadito che “la rivoluzione dell’abbigliamento nasce dalle maniche”. Lunga, corta, tre quarti, aderente, ampia, a raglan, a kimono, a campana, a palloncino, a sbuffo, arricciata.

manica
camicia con maniche a campana

Questa “parte di indumento maschile o femminile che ricopre il braccio”, la cui “attaccatura” è sempre stata croce e delizia dei sarti, ha indubbiamente ricoperto un ruolo importantissimo nell’abbigliamento. Ovvero, quella manica di tela che copriva l’avambraccio, indossata da impiegati che svolgevano mansioni modeste e che, così bene, sono stati descritti da Bersezio in Monsù Travet.

Le maniche nella moda maschile

La manica ha dato vita a detti quali “essere di manica larga, o stretta”, “rimboccarsi le maniche”, avere “l’asso nella manica”. Ebbe periodi di particolare gloria nei secoli passati anche nella moda maschile. Basti pensare all’opulenza, allo sfarzo, all’originalità delle maniche dei vari Enrico e Luigi (re, e imperatori) per rendersene conto.

Ma, con la caduta dell’impero napoleonico, l’abito maschile si fa più semplice. Segue la moda inglese più sobria ed elegante e adotta, poi, la giacca di taglio diritto.

In effetti, ben poche sono state nel XX secolo le “rivoluzioni” e le varianti nelle maniche di cappotti e giacche (per lo più, a giro o a raglan). Fatta eccezione per alcune camicie da sera, a polsini semplici o doppi o anche di pizzo o plissettati nel gioco dei grandi ritorni.

Maniche nella moda femminile

Di tessuto, di pelliccia, guarnite con pizzi, ricami, pietre e perle. Nella moda femminile le maniche ebbero periodi di particolare gloria nei secoli in cui furono alla Amadis, alla veneziana, alla Luigi XIII, alla monacale, alla sacerdotale, alla marinara, alla turca, alla beduina, alla persiana, alla giardiniera, alla pastorella (la “petite bergère”), alla Sévigné, alla Du Barry. Oppure arricciate o a palloncino, come si può vedere nei ritratti di dame e donzelle all’incoronazione di Napoleone o dell’imperatrice Eugenia con le sue damigelle, nelle donne di Boldini.

manica
maniche a palloncino

Sono da ricordare perché, nel XX secolo e all’inizio del XXI, vuoi per sera, vuoi per le più svariate occasioni, si ritrovano in alcune collezioni, soprattutto della haute couture.

Fine anni ’40

Sul finire degli anni ’40, ad esempio, erano lunghe, aderenti, con doppio polso alto e rovesciato o, sopra al gomito, “a fazzoletto” per Christian Dior. A campana fino al gomito, sovrapposte a maniche lunghe bordate di pelliccia per Balmain. Con alti polsi di pizzo per Fath. Rotonde e “cadenti” con doppio polsino, per Rochas. Con drappeggio che dalle spalle raggiunge i polsini ricamati con pietre per Grés. Amplissime, a sbuffo, con arricciature al polso per la Schiaparelli. Immense, a mantellina, tagliate in un solo pezzo col corpetto per il grande Balenciaga.

Successivamente si sono viste maniche con l’attaccatura che scende fino alla cintura, a tre quarti con incrostazioni di pizzo o velluto, con bottoncini che salgono fino al gomito, con polsini a triple balze di pizzo arricciato o ricamati a punto inglese. Maniche, che si fanno via via più essenziali, quando non sono del tutto assenti, o sostituite dalle spalline, anche se non sempre le braccia scoperte sono eburnee.

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Valsecchi, Antonella

Antonella Valsecchi è una stilista milanese che produce principalmente, dal 2000, capi e accessori di pellicceria. La sua è una bottega

Valsecchi Antonella (1968). Stilista milanese. Dopo la specializzazione all’istituto Marangoni e uno stage al Saga Design Center di Copenhagen, è entrata nell’azienda di pellicce della propria famiglia.

È rimasta nel settore ma, nella stagione autunno-inverno 1999-2000, ha presentato la sua linea di accessori donna in pelle e pelliccia e anche qualche capo di abbigliamento, sempre negli stessi materiali, unendo il suo gusto per il design all’esperienza artigianale maturata “a bottega”.

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Manicotto

Manicotto. Accessorio utile a riscaldare le mani e specchio d’eleganza a cominciare dal ‘400. In tessuto, in velluto è foderato in pelliccia d’agnello.

Manicotto. Accessorio utile a riscaldare le mani e specchio d’eleganza a cominciare dal ‘400. In velluto è foderato in pelliccia d’agnello. A Venezia si afferma nel manicotto il contrasto fra il velluto con il pelo di lupo, indicato come “manezza”.

Ha in genere la forma d’uno sdraiato cilindro con le due aperture alle basi per infilare le mani. A Milano era chiamato “guantino”. Nel ‘700, Eleonora di Toledo ne aveva uno in ermellino con i codini in vista. Fornito di tasche interne il manicotto è ancora in auge nell’800.

Alla fine di quel secolo, richiama nel colore il boa: rotondo si orna della testina dell’animale della pelliccia usata e ne lascia dondolare le zampine.

Talvolta porta appuntato un mazzetto di fiori freschi. Negli inverni miti, era in uso nella Belle Époque un manicotto detto di fantasia, in velluto o seta imbottito ma non di pelliccia e arricchito di ricami. Scomparso con l’affermarsi della borsetta, è tuttavia ritornato di recente nella moda, che tanto spesso guarda al passato.

manicotto

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Lana

Visone

Visone. Pelliccia che rimarrà, nella storia del costume, come il simbolo della ripresa economica dei rombanti anni ’50 dopo la guerra.

Visone. Pelliccia che rimarrà, nella storia del costume, come il simbolo della ripresa economica dei rombanti anni ’50, come il segno tangibile della scalata sociale, come il prezioso oggetto dei desideri di ogni donna.

HOLLYWOOD

Dagli schermi cinematografici Hollywood invitava al sogno con Elizabeth Taylor, Venere in visone del 1960, e con Doris Day, Il visone sulla pelle del ’62. Nella realtà lo indossavano personalità e personaggi come Clara Booth Luce, ambasciatore degli Stati Uniti a Roma, la regina Elisabetta II d’Inghilterra, Maria Callas, una Brigitte Bardot non ancora votata alla causa animalista, e persino, nella versione di una lunga, spagnoleggiante cappa nera, Salvador DalÕ. Era, e avrebbe continuato a essere, la pelliccia per eccellenza, dominatrice incontrastata, regina assoluta.

RE DEI LAGHI E DEI FIUMI

E re dei laghi e dei fiumi è il visone, distinto nei due nomi latini di Mustela vison (americano) e Mustela lutreola (europeo), e diffuso nell’America del Nord e nel settentrione dell’Europa e dell’Asia. È dotato di pelo folto, morbido e lucente, e di cuoio elastico e resistente.

Il tipo classico è a mantello bruno scuro, chiamato “standard” oppure “selvaggio”, o anche, più poeticamente e con chiaro riferimento a quello nordamericano, “dei grandi laghi”. Può essere allevato in tutti i Paesi che abbiano clima freddo, umido e siano ricchi d’acqua, perché ogni bestia ne richiede da 200 a 400 litri all’anno.

Oggi la stragrande maggioranza dei visoni proviene dall’allevamento, le cui prime sperimentazioni, a opera degli americani, vengono datate intorno alla metà del 1800, mentre in Europa l’avvio fu dato dagli scandinavi all’epoca della crisi economica degli anni ’30.

IL PELO

Sono nate così le innumerevoli mutazioni del pelo, varietà di colore rigorosamente naturali e differenti dallo standard, che vanno dal bianco al nero e per le quali ogni marchio — American Legend, Blackglama (soltanto nero), American Ultra, Canada Majestic, Nafa, Black Nafa — ha denominazioni proprie.

Offrono meravigliosa materia alla creatività degli stilisti pellicciai, che negli ultimi anni, ben assecondati dalle rivoluzionarie invenzioni della conceria, hanno tinto il visone, l’hanno reso reversibile, l’hanno rasato, epilato, spuntato, nappato, scamosciato, traforato, dorsato, brinato. Docile e maestoso, ha lasciato fare, sicuro di conservare la propria regalità.

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Viscardi

Viscardi. Casa italiana di pellicceria, fondata da Giuseppe Viscardi, nel 1904. Nel clima animalista, l’azienda cessa la sua attività negli anni ’90

Viscardi. Casa italiana di pellicceria, fondata da Giuseppe Viscardi, nel 1904. Ebbe un grande seguito nei primi decenni del secolo XX e nell’effervescente Torino delle arti e della moda. Apre una succursale a Roma (funzionerà fino a metà degli anni ’50) e, nel decennio ’30, non si lascia sfuggire l’occasione di trasferire il negozio torinese nella rinnovata via Roma.

Alla morte del fondatore, gli succede il figlio Luigi che affianca alla pellicceria “su misura” di alto livello una produzione più industriale. Gli anni migliori coincidono con il dopoguerra e il miracolo economico che moltiplica il desiderio della pelliccia come status symbol. Riunisce in un’associazione i pellicciai della città, presiedendola a lungo. Un negozio viene inaugurato anche a Milano. La sua precoce scomparsa segna il declino della maison che non regge al clima animalista, alla nuova moda a lungo allergica alla pelliccia e cessa l’attività nei primi anni ’90.

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