VENEZIANI JOLE

ORIGINI

Primo piano di Jole Veneziani sorridente
Ritratto della stilista Joel Veneziani

Stilista e designer di pellicce italiana, Jolanda Veneziani detta Jole (1901-1988) nasce a Leporano nei pressi di Taranto in un ambiente cultural-artistico. Il padre è avvocato e scrittore, la madre appassionata cultrice di musica classica, il fratello Carlo applaudito commediografo. È con lui che questa vivace, fantasiosa, generosissima ragazza si trasferisce a Milano nel 1907. Dopo gli studi in ragioneria, Jole tenta il palcoscenico e il giornalismo. Alla morte di suo padre e alle mutate condizioni economiche la ragazza rivela un carattere eccezionale che unisce volontà, praticità, fantasia e capacità di rischiare. Diventa amministratrice in una grande ditta francese di pelli per pellicceria nei pressi di San Babila e scopre la sua vera passione.

GLI ALBORI DELLA CARRIERA

Jole Veneziani lavora con un impiegato nel suo atelier
Jole Veneziani nel suo atelier agli inizi degli anni’50

Nel 1937 Jole apre il suo primo atelier in via Nirone: “Quando decido una cosa, la faccio subito. Per me non esiste la parola domani“. Le pellicce di Jole Veneziani hanno qualcosa di diverso, per cui vengono richieste dalle grandi sartorie per accompagnare i loro modelli nelle sfilate. Da questo primo contatto con l’alta moda nasce immediatamente un altro atelier, nel 1943,  dove con astrakan, cincillà, lontre e visoni Jole disegna i suoi modelli.

Nel 1944 l’ atelier viene trasferito al numero 8 di via Montenapoleone che rimarrà la sede delle sue creazioni fino al suo ritiro, entrando a far parte della storia della moda.

IL RICORDO DI MARIA PEZZI

Jole Veneziani nel suo atelier tra modelle e sarte
Jole Veneziani nel suo atelier

Così Maria Pezzi lo ricorda. “Dal cortile veniva sempre un forte odore di caramellato, piacevolissimo regalo del caffè pasticceria Cova le cui cucine danno su quella corte. C’era un grande salone settecentesco grigio e oro: i pannelli dipinti; i salotti di prova dalle grandi specchiere e le pesanti tende che ovattavano le voci e mantenevano il segreto più assoluto sulle scelte delle clienti gelosissime e rivali.

Lei, la Jole milanese, stava in poltrona: vestita d’azzurro pastello i capelli bianchi ancora tagliati alla bambina, la carnagione ancora rosa madreperlacea, il sorriso cordiale. Prima di essere operata di cataratta e “miracolata” nella vista, sfoggiava occhiali importanti, aggressivi, luccicanti, occhiali che lei stessa disegnava. Le sue mani erano paffutelle, ornate preziosamente di rosse perle e zaffiri; quelle “specialissime” mani per cui in tutti gli innumerevoli articoli a lei dedicati, in tutte le interviste, è stata sempre denominata “zampa di velluto”. Fui io a inventare questa definizione per lo stupore di vedere quelle mani palpare, accarezzare, sfiorare contropelo delle stupende pelli di zibellino, non solo con competenza ineguagliabile ma quasi con piacere sensuale. In fatto di conoscenza di pelli, di fantasia creativa, di ricerca di novità , di coraggio – un grande coraggio – Jole Veneziani è stata pioniera e forse non superata.

LA FAMA INTERNAZIONALE

Una copertina del giornale Life con una modella che indossa abiti di Sole Veneziani
Copertina di Life del 1952 dedicata a Jole Veneziani

Finita la guerra, Jole Veneziani acquista fama internazionale con copertine di Life, Harper’s Bazaar e Vogue a lei dedicate. Piovono premi e riconoscimenti. Nel 1946 amplia la pellicceria con un reparto di Haute Coture.

Coraggiosa giocatrice d’azzardo -ricorda ancora Maria Pezzi- sui mercati internazionali si accaparrava sempre le partite di pelli più esclusive contro colossi americani e francesi, tanto che una volta, dopo aver firmato il contratto per un gruppo di zibellini eccezionali, i sovietici vollero donarle una spilla di brillanti. A sua volta, lei la regalò ad Anna Bonomi che aveva comprato la pelliccia fatta con quegli zibellini. Era la regina delle manifestazioni di Francoforte, il più importante mercato internazionale della pellicceria. Ho assistito a una di queste manifestazioni, mastodontica, ostentatamente ricca alla tedesca, in cui si presentavano più di dieci nazioni: alla sfilata Veneziani, fuori programma, gli applausi salivano, salivano frenetici come nei concerti rock, finché alle ultime uscite di visoni bianchi e neri proruppero in un ‘Viva l’Italia!'”. 

Nel 1951 Veneziani partecipa alla sfilata organizzata da Giovanni Battista Giorginia a Villa Torrigiani a Firenze, evento che consacra la nascita del “Made in Italy”. Dello stesso anno è anche il lancio della linea Veneziani Sport che resterà in produzione sino al 1977.

successo e riconoscimenti

Per Jole sono anni di grandi successi: nel 1952 sfila al Central Palace di New York in occasione della prima fiera statuinitense di prodotti italiani. L’anno successivo riceve la medaglia d’oro del Museo di Filadelfia per un abito presentato a Los Angeles e nel 1954 a Firenze riceve il Giglio d’oro della moda. Nel 1953 concorre a fondare il Sindacato Italiano Alta Moda (SIAM) che diventerà poi la Camera Nazionale della Moda Italiana. Grazie alla sperimentazione sull’utilizzo delle fibre sintetiche, Jole instaura anche solidi rapporti con le industrie. Dal 1957 è consulente per l’Alfa Romeo con il compito di introdurre nuovi colori nelle carrozzerie e negli interni delle automobili.

Due modelle indossano Veneziani e posano con un'auto Alfa Romeo in occasione della collaborazione tra i due marchi
Collaborazione tra Veneziani e Alfa Romeo nel 1957

“Negli anni dal ’55 al ’68-continua Pezzi- Jole Veneziani non è stata solo una grande stilista, non solo ha impellicciato con capi unici da museo le più importanti donne internazionali e intere dinastie, non solo è stata la pioniera del colore, delle lavorazioni a tweed e di quelle che toglievano chili di peso a questi indumenti, non solo è stata la prima a creare una collezione industriale per l’Eurofur, con giubbotti sportivi bicolori, non solo è stata la consulente che ha cambiato i colori cupi dell’Alfa Romeo in altri, più femminili e la consigliera di tante industrie tessili. È stata tutto questo, ma, nel lavoro e nella vita mondana, è stata la vera rappresentante, la vera interprete degli anni del miracolo italiano, di quel boom forse sconsiderato ma di impulsi vitali magici. Il suo braccio destro era Sandra Boghossian, ex indossatrice, coadiuvata da Giuliana Cova Radius.

Trascinato da me a Pitti nel 1963, Dino Buzzati scrisse sul Corriere della Sera: ‘Jole Veneziani ha sfoderato la bandiera, soprattutto quella cara alle donne, e non ha aspettato il finale; fin dalle prime battute è comparso il fatidico vessillo, il traguardo di mille sogni, l’emblema classico della vittoria sociale, di solidità economica, di lusso, di dolce vita, sua maestà il visone’. E aggiungeva: ‘È stato sulla passerella Pitti un piccolo festival del miracolo economico, tanto dichiarato e spiritoso da non potere dare scandalo'”.

GLI ANNI ’60

Gli anni ’60 portano a Jole Veneziani l’Oscar della Moda nel 1961 mentre veste diverse dive dell’epoca per eventi cinematografici e televisivi tra cui  Franca Rame, Anna Proclemer e Sadra Milo. La crisi dell’alta moda italiana porta la stilista a proseguire il suo lavoro di sperimentazione su pellame e tessuti. Anche dal punto di vista delle forme inizia una destrutturazione dei capi più classici per dare vita a modelli più adatti ad una femminilità moderna.

GLI ULTIMI ANNI

Gli ultimi anni di vita della stilista sono caratterizzati da riconoscimenti ed onorificenze. Nel 1970 il Presidente Saragat insigna Jole Veneziani del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica mentre dal 1974 è Grande Ufficiale della Repubblica su nomina di  Giovanni Leone.

Jole Veneziani e l'amico Federico Bano
Jole Veneziani insieme all’amico Federico Bano

Nel 1980 ottiene la nomina tra “Le persone che hanno fatto grande Milano”e la città le dedica una mostra. Nel 1984 Jole sceglie di affidare la Maison all’imprenditore veneto Federico Bano la cui Fondazione ne cura tuttora l’archivio (contenente 127 abiti e oltre 15 diverse tipologie di accessori) presso Palazzo Zabarella a Padova.

Jole Veneziani si spegne il 10 Gennaio 1989 nel suo appartamento milanese di via Morgagni.

l’eredità

Due abiti in esposizione alla mostra su Jole Veneziani allestita a Villa Necchi Campiglio
Allestimento della Mostra su Jole Veneziani a Villa Necchi Campiglio nel 2013

In aggiunta all’archivio padovano, negli anni successivi alla morte della stilista le vengono dedicate innumerevoli mostre che hanno mantenuto viva l’eredità culturale di Veneziani. Nel 2013 a Milano è allestita la  mostra “Jole Veneziani – Alta Moda e società a Milano”, presso Villa Necchi Campiglio. La mostra, promossa dalla Fondazione Bano dal FAI, è curata da Fernando Mazzocca e allestita da Corrado Anselmi. L’evento racconta la Milano del primo Novecento tracciando un percorso tra storia del costume e moda sulla scia dello spirito creativo e imprenditoriale di Jole.

A partire dal 2013 Federico Bano e del figlio Andrea decidono di riportare in

Due borse colorate della nuova collezione Veneziani
Due modelli di borse Veneziani del 2016

auge il marchio Veneziani . Il primo step è l’inaugurazione di uno showroom in via Montenapoleone seguito dall’apertura della sede strategica e commerciale in Corso Venezia nel 2016. Il progetto si focalizza su pelletteria e accessori e la prima collezione autunno/inverno 2014-2015 comprende 44 borse, 15 articoli di piccola pelletteria, 2 profumi e 5 modelli di occhiali stravaganti ispirati a quelli amati dalla stilista.

DIEGO M

origini

Diego M Manuela Bartolomeolli
I coniugi e soci Diego Mazzi e Manuela Bortolameolli

Coppia nella vita e nel lavoro, Diego Mazzi e Manuela Bortolameolli fondano nel 2003 il brand Diego M (dove la M sta per Manuela).

Diego, originario di Verona è l’anima creativa. La sua passione per la moda si sviluppa fin da bambino quando passa il tempo libero ad osservare le donne che lavoravano alla Cico, l’azienda di abbigliamento per l’infanzia del padre.  L’animo sensibile da musicista rendono Diego particolarment abile nell’individuare nuove opportunità nel modo della moda, coniugando il classico ed il moderno.

la nascita del brand

Diego M azienda
La sede dell’azienda

A partire dagli anni ’80 lo stilista intravvede una possibilità di mercato nella creazioni di capispalla che accostino la pelliccia e i dettagli di lusso ad elementi contemporanei, dati da linee sportive e tessuti tecnici. Nel 2003 a Lazise, sulle sponde del Lago di Garda, Diego e la moglie fondano l’azienda dal marchio Diego M. Emanuela si ocupa del dell’area commerciale e del marketing oltre ad essere il braccio destro del marito per quanto riguarda le scelte di stile.

 

il successo

Diego M showroom
Lo showroom di via Venezia a Milano

Il marchio nasce inizialmente come brand femminile ed ha subito un grande successo per l’equilibrio dei capi tra eleganza e praticità.

Nel 2006, a soli tre anni dalla fondazione, apre lo showrom in via Montenapoleone 19 a Milano. Da allora l’azienda è in crescita fino ad arrivare ad un aumento del 40% nel fatturato del 2017. Nel 2015 apre il flagship store in Via Venezia a Milano mentre in Italia sono 238 i multimarca in cui il brand è commercialzzato.

L’azienda veneta, però, vanta una distribuzione che si amplia ad Europa, Russia e Stati Uniti. Dalla Russia in particolare deriva il 50% dei ricavi (con 350 clienti e due monomarca a Perm e Novosibirsk ed uno showroom nella City di Mosca) seguita da Polonia e Regno Unito.

la linea uomo

Diego M collezione
Collezione Uomo autunno/inverno 2019

Nel 2017, dopo 14 anni di attività, Diego inaugura la prima linea maschile del brand. A questo proposito Manuela spiega che “Il mercato maschile è complesso e competitivo: l’uomo spende meno della donna specialmente in America, ma con un prodotto di qualità e una eccellente strategia di comunicazione in cui investiamo una cifra considerevole del fatturato l’obbiettivo è portare l’uomo a incidere per il 30% sul fatturato nel 2018“. Per la collezione uomo serve quindi maggiore attenzione alla praticità nelle forme e nei tessuti. “Non è facile disegnare moda da uomo, un consumatore esigente che vuole essere sobrio ma anche distinguersi” spiega Diego.

gli ultimi sviluppi e lo stile

Tra gli obiettivi dei due soci c’è New Yor: l’apertura di uno showroom direzionale nella Grande Mela potrebbe essere la sfida del 2019. Nella città statunitense infatti vive Marta la figlia venticinquenne di Diego e Manuela che potrebbe contribuire al progetto così come i due fratelli, Matteo e Andrea, affiancano i genitori nella gestione in Italia.

In questi anni di attività il marchio Diego M ha affermato il suo stile elegante e pratico. L’idea di base è quella di creare una giacca sufficientemente sportiva e confortevole da usare tutto il giorno ma abbastanza elegante da essere all’altezza di una serata a teatro. I materiali utilizzati variano dai più raffinati ai più pratici e tecnici: pelli sottilissime e dettagli in pelliccia, ma anche materiali impermeabili e tessuti traspiranti, vinile traslucido.  Il risultato è una vasta gamma di parka, biker, giubbini, cappottu e giacche a vento termosaldate che può soddisfare le esigenze dei clienti più esigenti in ogni occasione.

 

Assunta

Pellicceria romana fondata da Assunta Aguccioni che iniziò da Balzani nel 1937 ma sin dal ’42 si mise in proprio, collaborando con Forquet, Carosa, Lancetti e Valentino. Nel ’69, vinse il premio cinematografico Maschera d’Argento per una pelliccia a "tegola", ispirata alla romana Chiesa di Santa Maria del Popolo. Confezionò pellicce lunghe e svasate, pantaloni sportivi in ermellino, intarsi fioriti e bermuda di visone. Nel ’69 si avvalse della collaborazione del fashion designer Alberto Lattuada che realizzò per la maison la collezione Esquimo nella quale i mantelli erano lavorati a mattonelle di persiano intarsiato. La collezione Ninotschka del ’71-’72 presentava capi in agnello di Crimea. Ha saputo proporre anche eleganti mantelli di cincillà, di zebra e di visone lavorato orizzontale. Tra le sue clienti, Romy Schneider.

MARNI

Marni è un brand di lusso fondato nel 1994, quando Consuelo Castiglioni inizia a diventare nota per i suoi contributi al design di pellicce, grazie agli affari della famiglia di suo marito nel campo delle pellicce.

Indice

  1. Le origini
  2. Sviluppo del brand
  3. Stile
  4. Aspetto finanziario

LE ORIGINI

Marni è un brand di lusso fondato nel 1994, quando Consuelo Castiglioni inizia a diventare nota per i suoi contributi al design di pellicce, grazie agli affari della famiglia di suo marito nel campo delle pellicce. In questo periodo, la pelliccia viene disegnata alla maniera del vecchio stile, mentre la Castiglioni tratta questo materiale come se fosse uno qualunque, adattandolo a vestiti moderni e facilmente indossabili. La sua linea di moda, il cui nome deriva dalla sorella Marni, si sviluppa con il bisogno dei suoi clienti di avere qualcosa da indossare sotto la pelliccia oppure con essa.

mame dizionario MARNI logo
Logo Marni

SVILUPPO DEL BRAND

Consuelo e Gianni Castiglioni presentano la loro prima collezione nel 1994: un’eclettica e iconica linea di vestiti e accessori per donna. La collezione del 1995 della casa viene fotografata da Mario Testino. E la prima collezione Pirmavera/Estate viene presentata nel 1997, mentre, l’anno successivo, viene lanciata una linea di borse e scarpe.

mame dizionario MARNI renzo rosso consuelo castiglioni e gianni castiglioni
Renzo Russo, Consuelo Castiglioni e Gianni Castiglio fondatori del brand

Gli anni 2000 vedono inoltre l’espansione del brand e la sua fioritura in vari mercati, ottenendo attenzione a livello globale. Proprio nell’anno 2000, la prima boutique Marni trova posto in Sloane Street, a Londra. Nello stesso anno nasce anche Marni Japan. In seguito, Marni apre un altro negozio in via Sant’Andrea, a Milano. Nel 2002, il marchio lancia la sua prima collezione per uomo. Sempre nello stesso anno, l’azienda apre un negozio in Avenue Montaigne a Parigi e uno nel distretto Aoyama a Tokyo.

L’anno seguente, il brand lancia la sua prima collezione di gioielli e, nel 2005, quella di occhiali da sole. Proprio nel 2005, l’azienda apre altre boutique a Los Angelese e a Hong Kong. Nel 2006, Marni Virtual Store viene lanciato sia in Europa che negli Stati Uniti. E, sempre nel 2006, nasce Christmas Charity Project, un progetto con l’obiettivo di aiutare le scuole in diversi Paesi del mondo. La prima boutique di accessori Marni apre a Milano nel 2007 con il lancio della Balloon bag. Nello stesso anno, l’azienda collabora con Richard Prince per la collezione Primavera/Estate 2007.

Nel 2010, il brand collabora anche con Claude Caillol e Gary Hume per le sue collezioni e con Matteo Thun per l’istallazione The Wooden Beacons alla Milan Furniture. La fragranza Marni viene lanciata in collaborazione con Estée Lauder nel 2012 e, nello stesso anno, la compagnia viene acquistata dal Gruppo OTB guidato da Renzo Rosso.

mame dizionario MARNI francesco risso direttore creativo
Direttore Creativo Francesco Risso

Il 2013 vede il lancio della Trunk bag. Inoltre, il brand collabora con Isetan per The Ethical Fashion Initiative – Kenya 2013. Nel 2015, marchio apre un flagship store nella prestigiosa via Montenapoleone, Milano, in Maiden Lane a San Francisco e in Mount Street a Londra. Sempre nello stesso anno, l’istallazione Becoming Marni viene esposta alla 56° edizione della Biennale di Venezia. La collezione per uomo, in più, viene presentata al Museo Marino Marini.

Marni diventa un Guest Designer durante Pitti Immagine Uomo 2015. La fondatrice e direttrice creativa Consuelo Castiglioni si dimette l’anno successivo. Al suo posto subentra Francesco Risso.

STILE

La Castiglioni, che è sempre stata il capo stilista dell’azienda, è colei che ha reso l’estetica Marni “bohème di inflessione europea”.  Altri hanno attribuito al brand varie definizioni, tra cui “bizzarro”, “femminile”, “anticonformista” e “funky”. Le prime caratteristiche di design includevano stampe stravaganti e forme e materiali d’ispirazione vintage. Il marchio ha conservato questi elementi, ma è diventato più aerodinamico. Altri tratti distintivi del brand includono giustapposizioni di textures, una palette focalizzata sul grigio, sul blu e sul beige e forme inusuali, come per esempio orli di gonna a campana, asimmetrie e volumi larghi.

mame dizionario MARNI spring summer 2018
Marni collezione Spring Summer 2018

ASPETTO FINANZIARIO

Il Gruppo OTB chiude il 2017 alla grande. Infatti, il gruppo guidato da Renzo Rosso registra una crescita nell’EBIT e un miglioramento della sua posizione finanziaria, ma con un declino del 2,4% nel fatturato. Il Gruppo, che include i brand Diesel, Maison Margiela, Marni, Paula Cademartori, Brave Kid, Viktor & Rolf e Staff International, ha chiuso il 2017 con un fatturato di 1,52 milioni di euro con un aumento complessivo nei margini, insieme ad azioni per l’ottimizzazione dei costi. Ciò ha permesso all’EBIT del Gruppo di raggiungere 21,5 milioni rispetto ai 5,1 dell’anno precedente. La posizione finanziaria netta è positiva per 84 milioni di euro. Il profitto netto consolidato, uguale a 3 milioni di euro, è in linea con l’anno precedente.