AZZEDINE ALAïA

Indice:

  1. Le origini e il grande sogno
  2. Il sarto delle donne
  3. Le modelle del gigante della moda
  4. Lo scultore del corpo
  5. Il grande ritorno in passerella
  6. Per sempre Azzedine Alaïa

LE ORIGINI E IL GRANDE SOGNO

Azzedine Alaïa

Azzedine Alaïa nasce il 26 Febbraio 1940 a Tunisi. Partito a soli 17 anni con pochi soldi e tanti sogni, il giovane inizia la carriera come baby sitter. Cresciuto dalla nonna, una donna che passava ore ai fornelli. Nonostante la madre fosse sparita e il padre assente sempre al lavoro nei campi, l’infanzia in Tunisia è rimasto un bel ricordo per Azzedine. C’era il nonno che lo portava sempre al cinema, la nonna che riempiva la casa di gente, l’amata sorella Hafida che lavorava come sarta e che gli ha insegnato a tenere in mano ago e filo. La zia che si vestiva alla francese con una redingote rossa dai revers d’astrakan che rimane un punto di ispirazione nella mente di Alaïa.

Il couturier

Molteplici sono le figure femminili presenti e che hanno segnato la vita del grande designer. La rigorosa eleganza delle suore di Notre Dame de Sion a cui dona il primo disegno. Le modelle di Dior e Balmain che scopre sulle pagine delle riviste di moda nello studio di madame Pineau, levatrice del quartiere dove il giovane si guadagna qualche soldo mettendo dei pentolino d’acqua a bollire sul fuoco.

Carla Sozzani a cena dal sarto

Perché anche la cucina è un luogo speciale, ore spese con la nonna a cucinare, ma anche luogo dove crea e realizza le sue opere d’arte. Proprio lì impone la sua idea di femminilità scultorea, cucendo gli abiti addosso alle sue clienti. La sua cucina, con un piano d’acciaio e due grandi tavoli perfettamente illuminati, è stata per anni un crocevia dove cibarsi di buona cultura e idee, dove piatti culinari e capi stratosferici prendevano vita. Il suo segreto era mischiare, la sarta e il giornalista, la nobildonna e l’artista, un modo per tenere insieme tutti i suoi affetti. Un luogo aperto, dove trovi sempre un piatto caldo, perché Alaïa, ben istruito dalla nonna, metteva sempre dei coperti in più, perché non si sa mai chi può venire a trovarti inaspettatamente. Serviva tutti ed era l’ultimo a sedersi.

Alaia nella sua cucina

È proprio la nonna, di nascosto dal padre, a spingere il ragazzo pieno di talento ad iscriversi all’Accademia di Belle Arti. Così Azzedine studia scultura, inizia ad interessarsi al corpo, alle sue forme, nozioni che si riveleranno preziose.  Conosce Leila Menchari, che per trent’anni disegnerà le vetrine di Hermès. Assieme sognano Parigi e decidono di raggiungerla. Affittano una chambre de bonne, pochi metri quadrati, zero soldi tante speranze di raggiungere il loro obbiettivi.

IL SARTO DELLE DONNE

Azzedine inizia a lavorare per Dior, ma l’esperienza dura appena cinque giorni. La Francia è in guerra contro gli indipendentisti algerini. e chi come lui viene da Maghreb non è affatto ben visto. Fa giusto in tempo ad incrociare Marlene Dietrich, che scende dalla sua auto, con delle gambe a dir poco perfette. Capisce che l’unica cosa che desidera realmente nella vita è vestire le donne. Conosce la marchesa di Mazan e la contessa di Blégiers, per le quali inizia a fare il baby sitter, appunto. Ma quando i bambini dormono, lui cuce gli abiti che le nobildonne indossano a cene e teatri. Inizia la sua fama, così come la sua storia d’amore con il pittore tedesco Christoph von Weyhe, che gli resterà al fianco fino all’ultimo giorno.

Atelier, 1983

Il primo atelier apre sulla rive gauche, 140 metri quadrati di rue de Bellechasse, dove macchine da cucire sono ovunque, persino in cucina e in bagno. Inizia a scomporre e ricomporre abiti di Madame Vionnet e Balenciaga.

Alaïa riceve su appuntamento, code di donne di tutta Parigi, così come la Dietrich, la Garbo e Arletty, che diventa una delle sue amiche più fedeli. I suoi capi nascondo osservando il corpo della donna che gli si trova davanti. Azzedine osserva, amava le donne, si interessava a loro fino a dimenticarsi di sé stesso, ed infatti si vestiva sempre nella stessa maniera, pantaloni neri e dolcevita o camicia, preferibilmente con il collo alla coreana, neri. Non amava essere chiamato stilista, preferiva essere definito un sarto. Mentre Saint Laurent, Pierre Cardin e Guy Laroche fondavano i propri marchi, il tunisino procede per la sua via di appuntamenti e capi fatti a mano su ordinazione.

Azzedine Alaia e Carla Sozzani

Solo nel 1981 Thierry Mugler riesce a convincerlo a fare il salto. Il suo atelier è così piccolo che Azzedine deve far sfilare le modelle per strada. Conosce nel frattempo Carla Sozzani, direttrice di Vogue Italia, la “soeur italienne”, che molto influenzerà la sua vita personale e lavorativa. Nel 1979 Carla fa uscire su Vogue un pezzo speciale sul sarto e vola direttamente da lui a Parigi. Ovviamente Alaïa volle farle subito un abito, iniziando a prendere le misure, commentando la perfezione della Sozzani, che iniziò a ridere così tanto per il carisma dell’artista che subito instaura un rapporto speciale tra di loro, rapporto di amore, ammirazione e divertimento.

LE MODELLE DEL GIGANTE DELLA MODA

Azzedine Alaïa con Farida Khelfa, 1986.
Azzedine Alaïa e Farida Khelfa, 1984 by Jean-Paul Goude

Si trasferisce in rue du Parc Royal, dove inizia a fare una serie di conoscenze interessanti, come quella con Farida Khelfa, sua prima modella, collaboratrice e musa. Jean Paul Goude diventa il suo fotografo di fiducia e gli presenta l’ex fidanzata Grace Jones. Sarà proprio lei, nel 1985, ad accompagnare Alaïa all’Opéra Garnier a ritirare due Oscar della moda.

Grace Jones e Azzedine Alaia, 1977
Azzedine Alaia e Naomi Campbell
Naomi Campbell nel backstage della sfilata di Azzadine Alaia

Nel 1987 Naomi Campbell sfila per Alaïa, suo il merito per aver scoperto il talento della Venere Nera. Egli diventa il mentore della giovane modella, poco più che quindicenne, ma non solo mentore, praticamente un padre, si prende cura di lei, facendola trasferire nel suo appartamento, ore e ore di film come Donne di Geirge Cukor e filmati di Josephine Baker, le insegna il mestiere dicendole di osservare le grande dive che gli mostrava in televisione, e di apprendere da loro. Naomi appare nell’ultima collezione Haute Couture 2017-2018, bellissima in un abito lungo nero con un cappotto bianco dai motivi black. Ma Naomi non è l’unico talento che trova, a lui va il merito di aver lanciato modelle del calibro di Linda Evangelista e Inès de la Frassange.

Azzedine Alaia e Linda Evangelista
Béatrice Dalle e Azzedine Alaia by Jean Paul Goude

LO SCULTORE DEL CORPO

Azzedine si conquista la nomina di scultore del corpo, preferiva finire i suoi vestiti addosso alle clienti affinché fosse perfettamente suo, un pezzo unico solo per lei. Collabora con alcuni marchi low cost come Les 3 Suisse, La Redoute, Tati, per cui realizza l’iconica linea a quadretti, venduta a pochi franchi all’epoca e oggi in vendita per migliaia di euro nei negozi Vintage.

Azzedine Alaia, FW 1991
Azzedine Alaïa holdinge i suoi due Yorkshire terriers, Patapouf e Wabo, con la modella Frederique per le strade di Parigi 1986, by Arthur Elgort
Linda Evangelista e Azzedine Alaia, 1990

Azzedine Alaïa rimane fedele alla sua idea di moda per tutta la vita. Taglio, materia, fluidità, queste sono le sue regole, un uomo capace di passare notti insonni in preda ad un attacco creativo, di sottofondo i documentari di animali che tanto amava. Ma il sistema della moda è rigido e pretenzioso, sono gli anni dei grandi marchi, delle collezioni cadenzate con scadenze e ritmi precisi. Orgogliosamente fuori sistema Azzedine dichiara: “Sfilo quando sono pronto.” E così, spesso, le sue collezioni escono due mesi dopo le altre, senza farsi coinvolgere dai trand del momento, senza preoccuparsi di cosa va di moda e cosa no, senza guardare il lavoro dei colleghi.

Azzedine e Naomi, 1996
Azzedine Alaia e Naomi Campbell, 1987 by Arthur Elgort

Quando Gianfranco Ferrè esce da Dior, gli viene proposto il ruolo di direttore creativo, ma rifiuta perché ciò significherebbe chiudere Azzedine Alaïa, che nel frattempo si è spostata nel Marais, tra rue de la Verrerie e rue de Moussy. Lo stesso farà dopo la defenestrazione di John Galliano nel 2011.

Le modelle di Azzedine Alaia
Azzedine Alaia e Linda-Evangelista, 1991, by Arthur Elgort

IL GRANDE RITORNO IN PASSERELLA

Piccolo di statura, grande nella moda

Tra una proposta e l’altra scorrono 15 anni difficili, ma anche di rinascita. Dal rifiuto di un mondo, al volontario esilio che pian piano lo fa sparire anche dai giornali, aggrava la situazione la straziante sofferenza per la morte di Hafida, la cara sorella. È la metà degli anni 90 e la maison per anni va avanti da sola, producendo pezzi su richiesta per una clientela ristretta e producendo la linea ready to wear, fin quando l’affettuosa amica Sozzani, lo prende e lo scuote della sua depressione. Torna così nel Luglio 2017 con la sua collezione di alta moda, dopo sei anni di assenza sulle passerelle. La figlioccia Naomi Campbell apre e chiude la sfilata.

Naomi Campbell sfila nell’ultima sfilata del gran ritorno di Azzedine Alaia, FW 2017

Torna con i suo gusto di sempre, l’uomo che ha spronato centinaia di donne ad essere fiere di sé, dei loro corpi, ripropone i modelli fascianti che gli hanno fruttato l’appellativo di “King of Cling”: tubini di maglia che trasformavano gli agili corpi delle modelle in serpenti sinuosi; i leggings neri con miniabito in tinta che divennero la sua firma, offrendo anche la base per i suoi cappotti “curvy” e le giacche avvitate di coccodrillo. I suoi abiti sono studiati per allungare le gambe, sottolineare la vita e il seno, alzare il sedere, tessuto che si adegua alle forme, le sottolinea e le valorizza, forme che sembravano bilanciare la forte spinta verso valori nuovi con pratiche di approccio all’oggetto-moda che promettono distinzione, la perfezione di armoniche asimmetrie, minimalismi carichi di energia.

Le modelle di Azzedine Alaia, tra cui Naomi Campbell, FW 2017

PER SEMPRE AZZEDINE ALAIA

Azzedine Alaïa, istintivo e maniaco della perfezione, fulminane, instancabilmente creativo, piccolo di statura ma enorme di animo, muore a Parigi all’età di 77 anni, il 17 Novembre 2017.

Non si è mai piegato alle logiche commerciali e ai ritmi frenetici dettati dalla moda, un uomo discreto, sensibile ed estremamente creativo, timido, amante e amato dalle donne, molti piangono ancora la sua morte. Il culmine del suo successo è sicuramente negli anni ’80, i suoi look piacevano tantissimo a donne che apprezzavano un’eleganza rigorosa ma che sapesse pungere, abiti certo seducenti ma dalle note emozionali molto diverse dal glamour tipico del periodo. Abiti che valorizzavano il corpo ma che non perdevano mai il contatto con un’estetica d’avanguardia votata alla sperimentazione, senza confondersi con la ricerca di s/grazia dei brutalismi estetici dei due distruttori dello stile occidentale ovvero Kawakubo e Yamamoto. I suoi abiti davano spesso l’impressione di una energica struttura che a conti fatti aveva la leggerezza che sapeva magicamente usare Issey Miyake nelle sue celebratissime architetture di tessuto.

Tatjana Patitz e Linda Spierings per Azzedine Alaïa FW 1988-89 by Peter Lindbergh

Una mostra a lui dedicata a Londra subito dopo la sua morte ne celebra l’immenso talento. Mostra curata da Mark Wilson insieme allo tesso designer, prima di lasciarci, intitolata “Azzedine Alaïa: The Couturier”. L’esposizione ripercorre la vita e il lavoro di un uomo geniale e fuori dal coro, con 60 modelli iconici.

Mostra Azzedine Alaia The Couturier

Il percorso dello stilista tunisino e la forza senza tempo delle sue idee sono rappresentati nelle stanze del Design Museum di Londra e raccolte in più sezioni:  Wrapped Forms, Exploring Volume, Black Silhouette, Renaissance perspective, Timelessness,  Spanish accent e Other places other cultures.

Tra gli ospiti all’inaugurazione troviamo a Naomi Campbell e  Carla Sozzani, Suzy Menkes, Christoph von Weyhe, Manolo Blahnik, Philip Treacy, Anya Hindmarch, Farida Khelfa, Marc Newson, Charlotte Stockdale, Zandra Rhodes e Stephen Jones, che in un modo o nell’altro hanno segnato e sono stati segnati da Azzedine Alaïa.

Azzedine Alaia con le sue modelle alla sfilata SS 1986

Palazzo Clerici di Milano gli dedicherà una mostra dal 21 al 25 settembre, curata da Olivier Sillard, con opere del periodo compreso tra il 1980 al 2017.

 

CHRISTIAN DIOR

Luxury brand francese, fondato da Christian Dior nel 1946. Dior ha regalato al mondo uno stile completamente nuovo e una femminilità unica.

Indice

  1. Le origini: Christian Dior
  2. Designer per Piguet e per Lucien Lelong
  3. Le origini: la Maison Dior
    1. Il New Look
    2. Avenue Montaigne
  4. Dior è Dior: uno splendido atelier
  5. Un nuovo stilista: Yves Saint Laurent
  6. Una nuova Leadership: Bernard Arnault
  7. Informazioni finanziarie
  8. 100 anni dalla nascita di Christian Dior
  9. Lo sviluppo del brand
  10. Direttori creativi
    1. John Galliano viene licenziato
    2. RAF Simons
    3. Maria Grazia Chiuri
  11. Situazione attuale

Le origini: Christian Dior

Christian Dior (1905-1957), sarto e stilista fra i più importanti nel panorama della haute couture francese. Dior nacque a Gramville nel nord-ovest della Francia, visse un’infanzia felice, libera di abbandonarsi, a Parigi come durante le vacanze in Normandia, al disegno creativo, divenendo un vero talento nel realizzare costumi da carnevale o da festicciole in casa.

Christian Dior
Christian Dior

Già chiaro era l’istinto per il bello e per la gioia di vivere. La sua chiara vocazione alla creazione artistica, corroborata da una costante frequentazione di musei e gallerie, emerse più tardi, quando, interrotti gli studi universitari di Scienze Politiche e accantonata l’idea di intraprendere la carriera diplomatica, come avrebbero voluto i suoi genitori, si associò all’amico Jean Bonjean, proprietario d’una galleria d’arte a Parigi. Qui esponevano i protagonisti delle avanguardie del ‘900.

Designer per Piguet e per Lucien Lelong

La morte della madre, poi il fallimento dell’azienda paterna, gli cambiano la vita, facendo della sua giovinezza tormentata l’esatto contrario dell’infanzia felice. Nel ’34 si ammalò seriamente di tubercolosi e, dopo un anno di convalescenza in Spagna, tornato a Parigi, cominciò a collaborare alle pagine di moda del settimanale Le Figaro Illustré: disegnò cappelli, iniziando a vendere schizzi di abiti e di accessori a diverse case di moda. Questo periodo di magra durò 7 anni, sino al ’38, quando trovò un lavoro stabile alla maison Piguet. Uno dei sui primi successi fu una gonna molto ampia adatta anche per il giorno.

Dior Collezione Cafe Anglaise. Ultima e più famosa collezione per Piuget
Collezione Cafe Anglaise. Ultima e più famosa per Piuget

Lo scoppio della guerra e il richiamo alle armi, posero tutto ancora una volta in discussione. La firma dell’armistizio lo colse nel sud della Francia, dove, nella casa paterna, restò per un anno e mezzo, godendo della natura e della semplice vita di paese. Solo l’insistenza di fedeli amici lo convinse a riprendere la via di Parigi, nel ’41. Non troverà più ad attenderlo il suo incarico da Piguet; entrò però nella casa di moda di Lucien Lelong, dove come assistente lavorava anche Balmain: qui, per molte stagioni, disegnò le collezioni, creò la gonna strettissima e la gonna svasata, determinando non soltanto il successo di Lelong, ma anche il proprio, perché divenne il primo dei figurinisti.

Christian Dior Schizzo per Lucien Lelong, 1944-45
Schizzo per Lucien Lelong, 1944-45

Le origini: la Maison Dior  

Ormai si sentiva pronto a gestire una sua maison e sapeva di poter contare su un talento innato per gli affari. Era il ’46, l’anno della partnership con Boussac, che lo finanziò con la ragguardevole cifra, all’epoca, di 60 milioni di franchi. Nell’avventura lo seguirono alcune fra le colonne di Lelong: Raymonde Zehnacker, Marguerite Carré, Mitza Bricard. Il giovane Pierre Cardin fu assunto come primo tagliatore. La squadra si mise subito al lavoro nel palazzetto di Avenue Montaigne.

Il New Look

Nella memoria universale, è collegato al New Look, che, il 12 febbraio 1947, lo rese celebre nel giro di un giorno. Era la sua prima collezione. Dopo la sfilata del mattino, fu spinto al balcone dell’atelier al 30 di Avenue Montaigne, per salutare una folla di donne plaudenti. I giornali di Parigi erano in sciopero e fu in America che scoppiò la bomba della moda Dior, battezzata da Carmel Snow, direttrice di Harper’s Bazaar, con la frase “It’s a new look“.

Christian Dior New Look 1946
New Look 1946

La donna, proposta dalla linea Corolla, ribattezzata New Look, era nuovissima nella sua pronunciata femminilità e sapeva d’antico: vita minuscola (ricomparvero il corsetto e la guêpière, con un brusco salto all’indietro), petto alto, spalle minute, gonne ampie e allungate con sottogonna di tulle per accrescerne il volume. Fu un dietro front rispetto al corpo liberato da Poiret e carezzato da Chanel. Si tornò all’eleganza aristocratica e anche alla battaglia degli orli, di collezione in collezione.

 Christian Dior New Look 1946
New Look 1946

In un esaltato ritorno alla femminilità, lanciò immense, allungate gonne, vite strizzate in giacchini-corpetto, facendo tremare trepidanti le donne di mezza Europa. Aveva avuto un’intuizione folgorante, ma a decidere il suo destino fu l’incontro con Marcel Boussac. Il magnate francese del tessile aveva tutto l’interesse a cancellare le restrizioni del tempo di guerra in fatto di tessuti e le ruscellanti gonne di Dior avevano bisogno di 15 metri di stoffa, e ben 25 ne occorrevano per un abito da sera.

Christian Dior Abito da sera anni '50
Abito da sera anni ’50

Avenue Montaigne

Christian Dior Avenue Montaigne
Avenue Montaigne

Avenue Montaigneindirizzo ancora oggi fulcro dell’espansione di un impero così carismatico, il cui fascino è sempre stato rispettoso dell’arredamento e dell’atmosfera scelti da Dior: poltrone stile Luigi XV, con medaglione grigio e bianco, simbolo della maison, su retro. Altro motivo associato all’immagine di Dior è il mughetto, ricordato nel primo profumo (’48), Diorissimo, da allora spruzzato con generosità sulla moquette grigio perla nei giorni delle tante sfilate della casa Dior.

Dior è Dior: uno splendido atelier

Fra lodi e invettive, Dior era ormai Dior: un atelier splendido con 85 dipendenti. Poteva mutare stile e lo fece: tante linee secondo le lettere dell’alfabeto: H, A, Y. Seppe far rivivere la perizia artigianale delle “petites mains“, meravigliò per i suoi inafferrabili accorgimenti tecnici, capaci di rendere indeformabile il taglio.

Christian Dior New Look 1949
New Look 1949

Dior, già premiato con l’ambito riconoscimento Neiman Marcus, ritirato in America, aggiustò il tiro a favore della donna dinamica uscita dalla guerra. Raccolse sul dietro la gonna (’48), tagliò giacchini morbidi, presentò gonne di linea affusolata (’49), accorciandole l’anno dopo, unendole a giacche a sacchetto con collo a ferro di cavallo. La silhouette si addolcì, nel ’54, la vita non era più strizzata nella linea H e stava per nascere l’amato-odiato abito a sacco.

Christian Dior 25 aprile 1950: lo stilista del New Look con sei modelle 'A-line' dopo la sfilata al Savoy Hotel, Londra
25 aprile ’50: lo stilista del New Look con sei modelle ‘A-line’, sfilata Savoy Hotel, Londra

Seguirono, nel ’55, la linea A e la linea Y: leitmotiv i vasti colli a V e gli abiti accompagnati da stole immense. Quell’anno la sua ricerca sul tema del caftano ha effetti su tutto il mondo della moda, così come il delicato abito in chiffon a vita alta e quello attillato a guaina. Dai profumi al prêt-à-porter, dagli accessori alla biancheria, fra licenze, aperture di boutique nell’America Latina e a Cuba, Dior sembrava battersi come non mai per la fama e l’immortalità delle sue creazioni.

Propose nuovi tacchi a spillo, eccelse nella cura degli accessori: cappelli, guanti, bijoux.

Un nuovo stilista: Yves Saint Laurent

Nel ’57 la maison presentò l’ultima collezione del Maestro: variazione sul tema della vareuse, capo morbidamente appoggiato ai fianchi accanto a sahariane kaki, bottoni a chiudere le tasche ad aletta. Gli furono sufficienti dieci anni, dal ’47 al ’57, quando d’estate morì a Montecatini, per diventare immortale e per rendere uno dei più ammirati imperi della haute couture una vera e propria leggenda.

Christian Dior Collezione di Yves Saint Laurent per Dior, 1958
Collezione di Yves Saint Laurent per Dior, 1958

La collezione ’58 portò la firma di Yves Saint-Laurent che da tre anni era divenuto aiutante ed erede di Dior: si chiamava Trapezio e fu un trionfo. Chiamato nel ’60 ad assolvere al servizio militare, Saint-Laurent, al ritorno, creò il proprio atelier, avendo trovato al suo posto, nell’atelier di avenue Montaigne, Marc Bohan, che nell’arco di 30 anni, espresse, con misura ed eleganza creativa, lo spirito del fondatore.

Una nuova Leadership: Bernard Arnault

Christian Dior Bernard Arnault
Bernard Arnault

Nell’88, una grande retrospettiva al Pavillon Marsan nel Musée des Arts de la Mode al Louvre celebrava Dior e, insieme, la nuova regia del mago degli affari nella sfera del lusso, Bernard Arnault. In quell’anno, la maison aprì la prima boutique a New York: il numero uno tra i francesi non aveva ancora un punto vendita nella “Grande Mela”. L’anno successivo fu quello dell’addio di Bohan. Approdò in Avenue Montaigne l’italiano Gianfranco Ferré.

Dior Gianfranco Ferré, Haute Couture primavera/estate '96, sfilata francese
Gianfranco Ferré, Haute Couture primavera/estate ’96, sfilata francese

Nelle 4 collezioni annuali fra alta moda e prêt-à-porter, alcune memorabili, partendo da rivissute immagini del primo Dior e, via via, accentuando un fasto atemporale ora audace ora di magica opulenza, Ferré sviluppò una gamma di creatività consona tanto al tempo attuale che al prestigio dell’ illustre maison, punteggiata dai profumi Dune e Dolce vita. In tempi più recenti, dopo l’uscita di scena di Ferré, il timbro di impeccabile bellezza della griffe non fu sempre restituito dalle collezioni firmate John Galliano. Quest’ultimo, nominato direttore creativo di Dior nel 1996, era sicuramente più votato all’ironia o agli eccessi, che alla voluttuosa grazia della perfezione Dior. Nel 2000, al posto di Patrick Lavoix, venne assunto per il prêt-à-porter maschile il giovane stilista franco-tunisino Hedi Slimane.

Informazioni finanziarie

Nel gennaio 2002, Dior rinnovò la licenza di Sàfilo per produrre e distribuire la collezione di occhiali da vista prodotta dal 1996 e che,; l’anno successivo, avrà anche una linea uomo. L’anno 2001 si chiuse con un deficit. Christian Dior SA Holding, posseduta al 65% da Bernard Arnault, registrò una perdita di 95 milioni di euro, con un aumento del 6% delle vendite e ricavi pari a 12,567 miliardi di euro. La perdita fu attribuita ai costi di riorganizzazione delle operazioni al dettaglio e agli investimenti necessari per organizzare gli affari degli Stati Uniti dopo l’11 settembre. Nel 2000, l’utile fu di 251 milioni di euro.

Dior Boutique Dior a Roma
Boutique Dior a Roma

Nell’aprile 2002, Dior aprì un negozio a Roma, in uno dei luoghi più suggestivi della città, all’angolo di via Condotti e Piazza di Spagna. Un piccolo spazio era riservato al designer di gioielli Victoire de Castellane. A giugno, Hedi Slimane venne nominato miglior stilista dell’anno. Il premio gli fu conferito dal Council of Fashion Designers of America. A fine 2002, la società mostrò un utile netto di € 178 milioni, contro una perdita di € 95 milioni nel 2001. L’utile operativo aumentò del 31%.

Nel marzo 2003 Vincenzo Moccia, 43 anni, diventò direttore di Dior Italia, dopo essere stato direttore di Bulgari Italia e di Gucci per l’Italia settentrionale. Il mercato italiano contribuì con un fatturato di 492 milioni di euro (+41%) e un utile operativo di 33 milioni di euro.

A Parigi, la donna Dior sorprendeva ancora, vestita in lattice dalla testa ai piedi. Galliano disegnò la collezione prêt-à-porter del 2004, per la sua donna pazza, sexy ed esagerata, metà geisha e metà pagliaccio, in parte giapponese e in parte cinese. Gonne e minigonne erano in tulle piumato e fluttuante, indossate con lunghe giacche; gonne in lattice sembravano seconda pelle, decorate con mille fiori; camicette aderenti sui fianchi, simili a mini abiti e drappeggiati a peplo, con maniche a pipistrello; pantaloni molto aderenti con lacci fino alla vita; nuvole di seta e chiffon; tacchi alti; zeppe alte 8 pollici con lacci alla caviglia e corde sottilissime borchiate; pellicce colorate; kimono a fiori; abiti importanti over-the-top su donne completamente coperte in lattice.

Dior John Galliano, settimana della moda di Parigi, Haute Couture 2009
John Galliano, settimana della moda di Parigi, Haute Couture 2009

Ad aprile, Sidney Toledano, presidente di Christian Dior SA, annunciò l’apertura di 15 nuove boutique in tutto il mondo, da aggiungersi alle 145 già esistenti. Nel 2002, 23 nuove boutique; nel 2003 altre 15, parte delle 200 programmate entro il 2007. A Parigi, dove ve ne erano già 15, venne aperto un nuovo mega-store in Rue Royale.

100 anni dalla nascita di Christian Dior

Dior Christian Dior, celebrazione del centenario
Christian Dior, celebrazione del centenario

Nel 2005 si celebrò il centenario della nascita di Christian Dior: il ministro della Cultura francese, Renaud Donnedieu de Vabres, inaugurò la mostra “L’Homme du Siècle” a Granville, nella casa d’infanzia di Dior, ora museo Les Rumbs. Le celebrazioni continuarono a Parigi, durante la settimana della moda, con uno spettacolo che narrò l’intera vita di Dior, la sua storia, il teatro, sua madre in un abito stile edoardiano, il ragazzino cristiano in costume da marinaio, e così via, fino al suo successo con le dive che visitarono il suo atelier. Lo spettacolo venne “realizzato” dai modelli di punta del tempo, che non dimenticarono nemmeno di menzionare la passione per la danza e per il Perù. Nel 2007, Hedi Slimane lasciò la maison e Kris Van Assche la sostituì come direttore artistico.

Lo sviluppo del brand

Nell’aprile del 2008, Sidney Toledano, presidente e CEO di Christian Dior Couture, annunciò la nomina di Delphine Arnault Gancia a vicedirettore generale di Christian Dior Couture. L’anno fu caratterizzato dalla crisi che colpì il mondo intero, ma Sidney Toledano e John Galliano continuarono a riscuotere un fatturato molto alto, dovuto principalmente al mercato americano. Dichiararono che accessori, il prêt-à-porter femminile e l’Haute Couture aumentarono il giro d’affari. Nel 2008, il Christian Dior Group registrò € 8,2 miliardi di vendite, guadagnando l’11% rispetto all’anno precedente e un utile netto di € 352 milioni. Tutto ciò era dovuto principalmente ai mercati emergenti: Cina, Russia e Medio Oriente.

Nel 2009, Dior lanciò la nuova campagna pubblicitaria per la borsa Lady Dior; l’attrice francese Marion Cotillard fu la testimonial. Camille Miceli, nominata direttrice artistica di gioielleria e consulente artistica, entrò nel gruppo. Nello stesso periodo, dopo nove anni, riaprì la grande gioielleria e orologeria parigina.

Dior Marion Cotillard per la campagna pubblicitaria Lady Dior 2009
Marion Cotillard per la campagna pubblicitaria Lady Dior 2009

Nel 2010, Christian Dior e Sàfilo annunciarono che il loro accordo di licenza per il design, la produzione e la distribuzione in tutto il mondo della collezione di occhiali Dior veniva prorogato fino al 31 dicembre 2017. I ricavi ammontavano a € 21,1 miliardi (+19% rispetto al 2009), grazie alle buone prestazioni in Europa, Asia e Stati Uniti. Su queste basi, Christian Dior annunciò il progetto di apertura e rinnovamento di boutique nei mercati ad alto potenziale.

Direttori creativi

John Galliano viene licenziato

Nel 2011, dopo essere stato direttore creativo della casa per 15 anni, John Galliano fu licenziato da Dior per insulti antisemiti e razzisti in un momento di ubriachezza. La sua sfilata autunno/inverno 2011 proseguì senza di lui durante la settimana della moda di Parigi. Durante lo stesso periodo, il museo Pushkin di Mosca elogiò la maison Dior con la mostra “Inspiration Dior“. La mostra raccontava la storia della maison attraverso le opere d’arte che ispirarono Christian Dior.

RAF Simons

Dior Raf Simons, prima collezione per Dior
Raf Simons, prima collezione per Dior

Nel 2012, Raf Simons divenne direttore creativo capo. Il designer belga, 44enne, divenne responsabile delle collezioni Haute Couture donna, prêt-à-porter e accessori. La maison francese dichiarò che Simons avrebbe proiettato lo stile della maison verso il XXI secolo, creando un vero cambiamento. Poco dopo l’annuncio dell’entrata di Raf Simons, la sua prima collezione di Haute Couture venne presentata a Parigi. Era una collezione nella tradizione della maison, rivisitata in chiave moderna e architettonica, minimalista e molto lontana dallo stile Galliano. Lo stilista stupì tutti con una delle migliori collezioni del brand, mostrando la sua capacità di mescolare modernità e tradizione.

Dior Raf Simons per Dior
Raf Simons per Dior

Nel 2012, Dior lanciò la sua prima rivista online, Diormag. Le notizie sul sito venivano aggiornate quotidianamente con informazioni riguardanti le attività globali della griffe. Dopo un anno di attesa, il 9 aprile 2012, iniziò l’era di Raf Simons, nominato nuovo direttore artistico della maison. Nel 2013, la maison Dior impegnò l’attrice Jennifer Laurence come testimonial della campagna pubblicitaria per la borsa Miss Dior, con un contratto da 20 milioni di dollari per tre anni.

A un anno dall’entrata di Raf Simons nella maison francese, Christian Dior Couture rivelò che i profitti erano aumentati del 31% e i redditi del 14%. Tali risultati erano anche dovuti all’influenza di Kris Van Assche, direttore creativo del reparto uomo. Delphine Arnault Gancia, figlia di Bernard Arnault, capo del gruppo LVMH, annunciò di voler chiudere la collaborazione con la maison per lavorare esclusivamente con Louis Vuitton.

Nel 2014, durante un’intervista, Sidney Toledano confermò che il successo derivava dall’altissima qualità della produzione, esaltando il Made in Italy e promuovendo imprese produttive anche in Veneto e in Toscana. Inoltre, dichiarò che la maison produceva in Italia perché era uno dei pochi Paesi in cui la qualità era così alta, grazie alla tradizione familiare. Fu detto ad Arnault che la borsa Lady Dior poteva essere fatta solo a Firenze negli anni ’90.

Dior Rihanna, Secret Garden
Rihanna, Secret Garden

Nel 2015, Raf Simons decise di coinvolgere la pop star Rihanna come testimonial per la campagna “Secret Garden”. Fu un grande passo avanti, poiché in settant’anni di storia del marchio era la prima donna di colore. Serge Brunschwig, direttore operativo di Dior, ottenne il ruolo di presidente della divisione Dior Homme. Lo stesso anno, Dior, Chanel e Louis Vuitton erano in testa alla classifica di Brandwatch sui brand migliori e più influenti sui social media.

Maria Grazia Chiuri

Dopo 3 anni, nell’ottobre 2015, Raf Simons decise di non rinnovare il suo contratto e di lasciare Dior per motivi personali. Al team della griffe francese venne chiesto di disegnare la collezione couture primavera/estate 2016 e la collezione ready-to-wear autunno/inverno 2016-2017. A causa dell’uscita di Raf Simons, i ricavi mostrarono un lieve rallentamento nel secondo semestre, con 961 milioni di euro di vendite.

Dior Maria Grazia Chiuri, prima collezione Haute Couture per Dior
Maria Grazia Chiuri, prima collezione Haute Couture per Dior

A luglio 2016, Maria Grazia Chiuri divenne la prima direttrice creativa donna di Dior nei suoi 70 anni di storia. Una donna con una lunga carriera nella moda, prima per Fendi e poi per Valentino, sempre vicino a Pierpaolo Piccioli. M.G. Chiuri fu la prima donna a prendere le redini del brand: sino ad allora vi erano stati solo uomini come Yves Saint Laurent, Marc Bohan, Gianfranco Ferrè, John Galliano e Raf Simons. La donna italiana conferma il rinnovamento della creatività made in Italy.

Nel 2016, Dior volò a Melbourne per festeggiare i settanta anni della maison. Il lavoro del couturier francese diviene protagonista di una retrospettiva alla National Gallery of Victoria.

Christian Dior 70° anniversario a Melbourne, Australia
70° anniversario a Melbourne, Australia

Situazione attuale

Il 31 dicembre 2016, Sàfilo e Dior rinnovarono il loro accordo fino al 2020 per la progettazione, produzione e distribuzione delle collezioni di occhiali . Inoltre, questo periodo venne caratterizzato delle calzature di Alessandro Micheli e delle T-shirt con slogan rivoluzionari e femministi di Maria grazia Chiuri.

Dior T-Shirts Dior con slogan femminista
T-Shirts Dior con slogan femminista

Nel 2017 si festeggiò 70° anniversario di Dior: la maison francese organizzò la mostra “Christian Dior: Designer of Dreams“, che si è svolse al Musée des Arts Décoratifs di Parigi. La mostra contava oltre 300 abiti mozzafiato provenienti da diverse periodi della maison.

Dior Mostra "Designer of Dreams", Parigi
Mostra “Designer of Dreams”, Parigi

Baby Dior arrivò su Instagram. Dior è uno dei pochi brand ad aver creato un account dedicato esclusivamente all’abbigliamento per bambini. Natalie Portman diventò testimonial per il profumo Miss Dior, in diverse bellissime campagne floreali. La Portman venne invitata nel sud della Francia per la raccolta della Rose de Grasse, fiore raro e prezioso, cuore della fragranza Miss Dior.

Dior Natalie Portman per Miss Dior
Natalie Portman per Miss Dior

Dior Homme è sul punto di entrare in Rinascente, a Milano, dopo la chiusura del negozio di via Montenapoleone a causa di vendite insoddisfacenti.

LUISA BECCARIA

Luisa Beccaria è femminilità, grazia, romanticismo. Immagina donne ninfe e sognatrici. Leggi la storia del marchio dalla prima collezione ad oggi.

Indice.

  1. Le origini.
  2. Le ispirazioni.
  3. L’espansione del brand.
  4. La scelta di Luisa Beccaria.
  5. Lucilla Bonaccorsi.
  6. Gli anni recenti.
  7. Situazione attuale.

Le origini.

Luisa Beccaria è discendente di Cesare Beccaria, giurista del Settecento, celebre autore di Dei delitti e delle pene. Un altro suo antenato è Giulia Beccaria, madre del Manzoni. Sposata, 5 figli, si definisce stilista per vocazione:

“Giovanissima, ho disegnato i miei primi abiti da ballo”.

Nel 1989 debutta a Milano Collezioni e stupisce il pubblico con un tableaux vivant, cui partecipano ragazze della buona società. Il suo vero debutto, però, risale al 1980, quando presenta alcuni modelli in una galleria d’arte, quella di Fornasetti, quasi per gioco. E li vende tutti in 3 giorni. Il divertimento, dunque, si è già trasformato in lavoro.

Dizionario della Moda Mame: Luisa Beccaria. Un ritratto della stilista.
Un ritratto della stilista.

Le ispirazioni.

“L’estro e la creatività non hanno tempo, non hanno spazio. Non hanno parole che li descrivano, semplicemente si manifestano”.

Fin da piccola Luisa Beccaria è stata circondata dall’arte, dalla poesia, dalla musica e dalla natura. Ha inventato un’estetica super femminile che parla di sé come di una “sognatrice contemporanea“, che porta lo spirito di ogni donna a sognare. Le sue ispirazioni sono l’arte, la letteratura, la musica e la filosofia del tardo XVIII secolo ed inizi del XIX.

Dizionario della Moda Mame: Luisa Beccaria. Una sfilata a Milano, 2012.
Una sfilata a Milano, 2012.

Il Neoromanticismo è la firma che il marchio ha impresso attraverso l’uso di tessuti speciali come merletti e broccati lucidi, tulle bianco impreziosito con fiori tridimensionali in velluto, portati in vita da fantasie che evocano la leggerezza di un sogno. Affascina l’originalità delle sue creazioni, realizzate con dovizia di particolari, in tessuti preziosi, dai colori insoliti e sorprendenti. Oltre a queste ispirazioni c’è anche un vibrante tocco mediterraneo che proviene dalla Sicilia, terra d’origine del marito di Luisa, Lucio Bonaccorsi.

Dizionario della Moda Mame: Luisa Beccaria. La famiglia.
La famiglia di Luisa Beccaria.

L’espansione del brand.

Luisa Beccaria presenta la sua prima collezione haute couture a Roma nel 1991. Il resto è cronaca: le collezioni prendono il ritmo stagionale, apre boutique monomarca per donna, sposa, bambino; inaugura un atelier per le creazioni esclusive su misura. Affiancando nomi come Versace e Valentino, diventa ospite d’onore alla settimana della moda francese con la sua sfilata haute couture, su invito dell’Istituto italiano della Cultura a Parigi. Ha poi organizzato, in seguito, altre passerelle haute couture nella Ville Lumière.

Dizionario della Moda Mame: Luisa Beccaria. I dettagli di alcuni abiti della collezione Primavera/Estate 2016.
I dettagli di alcuni abiti della collezione Primavera/Estate 2016.

L’opera di Luisa Beccaria ha rivoluzionato la moda, come lei stessa ha affermato:

“Per le donne è giunto il momento di abbracciare grazia, romanticismo e femminilità.”

Affascina questa sua donna dei sogni, a volte fragile come un cristallo di Lalique, oppure riecheggiante memorie passate, dentro abiti ispirati ai dipinti di Fragonard o Winterhalter. E, ancora, citazioni più vicine che conducono alle dive di Hollywood per approdare sempre e comunque ad un romanticismo contemporaneo ricco di suggestioni.

La scelta di Luisa Beccaria.

Il gruppo Vendôme propone a Luisa Beccaria di sostituire Karl Lagerfeld alla maison Chloé: ma lei, pur lusingata, ha il coraggio di rifiutare. Luisa sceglie di rimanere in Italia per sviluppare la sua linea personale e per stare accanto alla sua famiglia.

L’incredibile decisione diventa notizia che rimbalza negli Usa. Vogue America e l’affermatissimo Woman’s Wear Daily le dedicano ampi servizi. Alla vigilia del 2000 firma la prima collezione prêt-à-porter che presenta a Milano Collezioni e distribuisce in negozi esclusivi come Barney’s New York e Barney’s Giappone.

Lucilla Bonaccorsi.

Dizionario della Moda Mame: Luisa Beccaria. Lucilla Bonaccorsi.
Lucilla Bonaccorsi.

Nel 2006 Lucilla Bonaccorsi, la figlia maggiore di Luisa, decide di entrare nel team e di occuparsi di tutte le collezioni prêt-à-porter del marchio. Lucilla ha coltivato per tutta la vita una particolare visione estetica. Il suo interesse verso il mondo della moda è sbocciato prematuramente. A 8 anni infatti ha chiuso una sfilata d’alta moda indossando un abito in broccato oro, ballerine, e un fiore tra i capelli.

Lucilla non solo ha accentuato lo stile super femminile del marchio, ma ha anche apportato un tocco giovane, con dettagli giocosi e idee nuove. Lucilla e Luisa, insieme, hanno portato il brand sulla via dell’eternità. Lo stile è sempre fresco, tipico di donne che sono in grado di sognare. Il mondo di Luisa Beccaria è abitato da ninfe in vestiti leggeri ed impalpabili, decorati con preziosi ricami, maniche ampie e infinite tonalità marine. Abiti che diventano sempre più affascinanti da una collezione all’altra.

Gli anni recenti.

Negli anni la moda di Luisa Beccaria ha continuato ad avere grande successo, grazie a tessuti impalpabili, colori soft, abiti caratterizzati da grazia e leggerezza per una donna poetica, ma trasversale e contemporanea. Le collezioni, realizzate attraverso citazioni colte e suggestioni di viaggi mediterranei, si susseguono di anno in anno confermando la presenza della stilista nel panorama della moda internazionale.

Le creazioni di Luisa Beccaria sono molto conosciute e ambite dalle celebrità di tutto il mondo come Nicole Kidman, Sarah Jessica Parker, Angelina Jolie, Lady GaGa, Anna Hathaway, Kate Winslet, Halle Berry, Madonna e Fan Bing Bing. Nel suo stile si rispecchiano inoltre tutte le donne che continuano a sognare con passione, forza, bellezza e libertà.

Dizionario della Moda Mame: Luisa Beccaria. Anne Hathaway in Luisa Beccaria.
Anne Hathaway in Luisa Beccaria.

Situazione attuale.

La collezione Autunno/Inverno 2017, presentata alla settimana della moda di Milano, ha visto la collaborazione con Tiffany & Co. Gli occhi di tutti sono abbagliati della bellezza degli abiti Luisa Beccaria abbinati ai gioielli Tiffany, sia sulla passerella che indossati dalle celebrità e dagli ospiti del dinner party. Le collezioni prêt-à-porter sono state presentate in un contesto che richiamava la scena de Il Gattopardo di Luchino Visconti. Hanno seguito la sfilata pranzi e cene ispirati alla Sicilia presso Il Castelluccio, il castello di famiglia nelle campagne di Noto, interprete del fascino del Made in Italy.

Dizionario della Moda Mame: Luisa Beccaria. Il Castelluccio.
L’interno de Il Castelluccio.

Il flagship store di Luisa Beccaria si trova in via Formentini 1, nel cuore di Brera a Milano. Qui si trova il mondo neoromantico della stilista, declinato in tutte le sue collezioni: donna, sposa, bambini, accessori e mobili.

LOUIS VUITTON

Louis Vuitton è una valigeria e casa di moda francese. Leggi la storia dell’azienda dalla nascita della celebre tela “monogram” ad oggi.

Indice.

  1. Le origini.
  2. Il primo negozio a Parigi.
  3. Il figlio Georges e il nipote Gaston.
  4. La tela Monogram.
  5. Le valigie personalizzate.
  6. Louis Vuitton si fonde con Moët-Hennessy.
  7. Marc Jacobs.
  8. La crescita del marchio.
  9. Nuove collezioni e campagne.
  10. Lo stile.
  11. Gli anni recenti.
  12. Situazione attuale.

Le origini.

Nel 1835, Louis Vuitton (1821-1892), all’età di quattordici anni, lascia Anchay, il suo paese natale sulle montagne della Jura, nella Francia orientale. Intraprende un lungo viaggio a piedi, giungendo a Parigi due anni dopo. per Parigi e, nella capitale francese, si specializzò nel preparare le valigie della ricca società. Al suo arrivo viene assunto come apprendista imballatore da Romain Maréchal, il cui lavoro si basava sulla produzione di scatole e casse utilizzate per imballare oggetti di uso quotidiano e grandi armadi.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Un ritratto di Louis Vuitton.
Un ritratto di Louis Vuitton

Il primo negozio a Parigi.

Contemporaneo di Charles Frederick Worth, l’inventore dell’alta moda, Louis Vuitton inaugura, nel 1854, la sua prima valigeria a Parigi in rue Neuve-des-Capucines. Il negozio comincia presto ad attirare l’ammirazione della società alla moda, proponendo bauli leggerissimi in legno di pioppo e bagagli più in linea con i nuovi mezzi di trasporto. I suoi progetti sono ergonomici, realizzati per essere resistenti e leggeri.  Con la perfezione del suo baule piatto decreta l’inizio della valigeria moderna. Nel 1859 apre ad Asnières un atelier che è anche abitazione familiare. Ancora oggi, Asnières è il simbolo del successo commerciale e personale della famiglia di Louis Vuitton.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. L'atelier storico di Asnières.
Lo storico atelier di Asnières

La sua abilità viene notata dall’imperatrice Eugenia di Montijo, che lo chiama per occuparsi dei suoi bagagli. Questa esperienza gli fa intuire il decisivo tramonto dei vecchi bauli dal coperchio bombato, tipici dell’epoca delle diligenze.

Il figlio Georges e il nipote Gaston.

Louis Vuitton innova continuamente tessuti e modelli, per proteggere i prodotti dalle contraffazioni. Nel 1875, la creazione del primo baule-guardaroba verticale, con ogni parte accuratamente progettata, garantisce il successo di un’azienda già specializzata nel viaggio. Il resto della storia sarà scritta da suo figlio Georges e suo nipote Gaston-Louis.

Nel 1886, il lucchetto con serratura a cilindro è una grande invenzione, permettendo al cliente di aprire ogni bagaglio con una sola chiave. Due anni dopo, nel 1888, viene creata e registrata la celebre tela Damier. Nel 1892 Louis Vuitton muore e la società passa nelle mani del figlio Georges e del nipote Gaston-Louis.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Il lucchetto con serratura a cilindro.
Il lucchetto con serratura a cilindro

La tela Monogram.

Georges, seguendo le orme paterne, crea nel 1896 la tela “Monogram“, contraddistinta dalle iniziali LV, a garanzia dell’autenticità. Georges brevetta inoltre le sacche di stoffa e di cerata, come la “steamer bag”. Gaston, nipote di Louis Vuitton, oltre a seguire la produzione, colleziona oggetti da viaggio e vecchi bagagli dal XVI al XIX secolo. Questi oggetti rappresentano ancora oggi  un prezioso fondo del Musée des Arts Décoratifs de Paris.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. La tela Monogram.
La tela Monogram.

Le valigie personalizzate.

Louis Vuitton ha realizzato modelli unici al mondo, combinando innovazione e stile e sempre puntando ai più alti standard qualitativi. Bauli e valigie hanno conquistato l’alta nobiltà e i grandi del secolo: il principe d’Egitto Youssouf Kemal, il sultano Ismaïl Pacha, molti reali europei non viaggiavano mai senza bagagli creati espressamente per loro.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Il baule guardaroba.
Il baule guardaroba

Per Luigi Barzini e Scipione Borghese, che, nel 1907, diedero vita al raid automobilistico Pechino-Parigi, la casa ha studiato valigie impermeabili. Il baule dell’esploratore Savorgnan de Brazza ospitava anche un letto da campo. Quello della cantante lirica Lily Pons poteva racchiudere ben 36 paia di scarpe, mentre quello del direttore d’orchestra Léopold Stokowski conteneva un secrétaire munito di un tavolino e di scaffali per riporre libri e spartiti. Ancora oggi, la maison è in grado di soddisfare ordini personali grazie agli esperti artigiani che lavorano nel laboratorio.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Il baule di Léopold Stokowski.
Il baule di Léopold Stokowski.

Nel 1914 Georges Vuitton apre un negozio sugli Champs Élisées, in un palazzo Art Nouveau, che è diventato il simbolo storico dell maison. Negli anni successivi il brand cresce e diventa puro lusso. Nel 1983 Louis Vuitton diventa partner dell’America’s Cup e nasce la prima edizione della Louis Vuitton Cup.

Louis Vuitton si fonde con Moët-Hennessy.

Dal 1959, il campo di produzione si amplia per comprendere una linea di borse, piccola pelletteria e accessori. Nel 1987 Louis Vuitton si fonde con Moët-Hennessy, diventando il colosso multinazionale LVMH, leader mondiale dei prodotti di lusso. La prima acquisizione importante è quella di Givenchy, l’anno seguente. Nel 1989 Bernard Arnault diventa presidente. A partire dal 1993 la LVMH acquisisce: Christian Lacroix, Emilio Pucci, Kenzo, Fendi, Michael KorsDonna Karan, Bulgari e Loro Piana.

Nel 1996 il brand celebra i 100 anni. Per l’occasione vengono chiamati alcuni tra i più celebri stilisti (Azzedine Alaïa, Manolo Blahnik, Helmut Lang, Isaac Mizrahi, Romeo Gigli, Vivienne Westwood e Sybilla) per creare un’edizione limitata dei pezzi più iconici della maison.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. La borsa creata da Romeo Gigli per il centesimo anniversario.
La borsa creata da Romeo Gigli per il centesimo anniversario della maison.

Marc Jacobs.

Nel 1997 l’americano Marc Jacobs viene nominato direttore artistico della maison e lancia subito la prima linea prêt-à-porter. Lo stesso anno l’azienda lancia una linea di «City Guide», delle guide di lusso delle maggiori città del mondo (Berlino, Atene, Londra, Mosca, Roma e Parigi).

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Marc Jacobs.
Marc Jacobs.

L’anno seguente viene introdotta la linea Uomo. Il lavoro di Marc Jacobs consiste nel modernizzare il marchio, conferendogli un aspetto modaiolo che non aveva mai avuto prima. Passo fondamentale in questa direzione è la collaborazione con artisti come Stephen Sprouse e Takashi Murakami, i quali rielaborano il classico logo LV con brillanti modifiche. Grazie anche alle campagne pubblicitarie, in cui iniziano a comparire celebrità come Madonna e Jennifer Lopez, il brand diventa un’ispirazione agli occhi di un pubblico molto vario.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Le City Guides.
Le City Guides.

La crescita del marchio.

Il brand apre megastore a Londra e a New York e, nel 2000, un flagship store ad Hong Kong. Nel 2001 il fatturato è di 3612 milioni di euro, l’anno successivo sale a 4194 milioni di euro. Tutti i mercati sono in crescita: Europa (+8%), Usa (+12%), Giappone (+15%). A fine anno i negozi monomarca sono 299. Di questi, 7 nuovi: uno a Tokyo, due tra Kobe e Osaka, Mosca, Amsterdam, Macao e un altro in Germania. Una trentina di negozi sono rinnovati e allargati.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Il negozio di Singapore Marina Bay.
Il negozio di Singapore Marina Bay.

Dal dicembre 2002 Yves Carcelle è il nuovo presidente. Nel 2003 Louis Vuitton è presente in 50 paesi nel mondo, e vende esclusivamente attraverso oltre 300 negozi di proprietà, tra cui il primo in India, a Nuova Delhi. A settembre 2004 viene ristrutturato il negozio di Shanghai, il più grande nell’area dell’Asia Pacifica. Serge Brunschwig, a capo dell’area del sud-est asiatico, afferma:

“I mercati futuri sono l’India ed il Sud Africa. Stiamo preparando grandi operazioni marketing e nuove aperture. In questo modo, creiamo un impatto emotivo ed iniziamo ad introdurre l’universo Louis Vuitton nelle nicchie di lusso dei nuovi mercati consumatori”.

Nel complesso, il marchio ha 335 negozi di proprietà in tutto il mondo.

“Per segnare i 150 anni dell’azienda, abbiamo accelerato il progetto di espansione con 21 nuove aperture, dal New York Building sulla 5th Avenue di Manhattan, fino a Osaka e Shanghai”.

Nuove collezioni e campagne.

Nella campagna 2005, la nuova testimonial è l’attrice Uma Thurman. A luglio dello stesso anno continua il processo di diversificazione del marchio francese. Dopo aver lanciato una linea di gioielli, viene introdotta anche la collezione eyewear. La Zeiss viene scelta come partner per produrre lenti ad alta protezione.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. La campagna pubblicitaria con Uma Thurman.
Uma Thurman nella campagna pubblicitaria 2005.

Nel 2006 Louis Vuitton lancia nuove borse iconiche, tra cui la Nomad in pelle, la linea Monogram Mini Lin, la linea Damier Azur, oltre ad una nuova collezione di lucchetti. L’azienda pubblica inoltre il libro Louis Vuitton – Icons con le Edizioni Assouline. Vengono inaugurate le Louis Vuitton Houses a Manhattan, New York e Taiwan.

Nel 2007 viene inaugurata la mostra Takashi Murakami in contemporanea con l’apertura di un negozio Louis Vuitton in un museo. Lo stesso anno avviene anche un’iconica collaborazione tra Marc Jacobs e Richard Prince. Viene creata la ‘Ultimate Travel Bag’ e debutta la campagna pubblicitaria Core Values con Andre Agassi, Steffi Graf, Catherine Deneuve e Mikhail Gorbachev. Quest’anno ha visto inoltre l’apertura del primo negozio Louis Vuitton a Cipro.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. La collaborazione con Richard Prince.
La collaborazione con Richard Prince.

Nel 2008, all’interno della linea Damier, viene lanciata la collezione Graphite Damier. L’azienda festeggia il decimo anniversario delle “City Guides“. Sofia Coppola e Stephen Sprouse vengono omaggiati rispettivamente a Tokyo e a New York. Nel 2009 ad Auckland, in Nuova Zelanda, si svolge la regata Louis Vuitton Pacific Series. La mostra Takashi Murakami apre al Guggenheim di Bilbao.

Lo stile.

Fedele al suo patrimonio, Louis Vuitton ha aperto le porta ad architetti, artisti e designer.  Ha inoltre sviluppato i settori ready-to-wear, scarpe, accessori, orologi, gioielli e cancelleria. Questi prodotti accuratamente creati testimoniano l’impegno della maison per l’artigianato.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. L’artigianalità di Louis Vuitton.
L’artigianalità di Louis Vuitton.

Il successo di Louis Vuitton si basa sulla grandezza dello stile francese, che riconosce la bellezza di un oggetto nella sua funzionalità e nella sua mobilità. Louis Vuitton ha portato il suo design unico nel mondo, combinando innovazione e stile, mirando sempre alla migliore qualità.

La politica commerciale di Louis Vuitton si basa sull’esclusività, anche per combattere i crescenti tentativi di falsificazione; per questo i prodotti della casa di moda si possono acquistare solo ed esclusivamente nei monomarca o sul sito ufficiale. L’attenzione del brand non si limita al fashion system. Interessata alle nuove realtà, Louis Vuitton possedeva uno spazio culturale al numero 101 degli Champs Élysées (oggi non più aperto), dove permetteva ai giovani artisti di proporre e promuovere la loro arte.

Gli anni recenti.

Del 2010 è la pubblicazione del libro 100 Malles de Légende grazie al quale si potrà ripercorre, con più di 800 fotografie, la storia di Louis Vuitton attraverso le leggende e le avventure che ha vissuto.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Il libro 100 Malles de Légende.
Il libro 100 Malles de Légende.

L’anno successivo viene sviluppata, in collaborazione con Apple, la App per iPhone Amble. “Vedere il mondo attraverso gli occhi di Louis Vuitton“: questo è il motto del brand proposto ai viaggiatori raffinati di ogni parte. Il successo è inarrestabile. Inoltre, la linea di guide di lusso “City Guides” viene aggiornata nel 2011 ad una nuova versione che comprende città nuove e inaspettate, come Porto Cervo, Beirut, Courchevel, Gstaad, Oxford, Palma de Mallorca e Thessaloniki.

Il 2014 è un anno di svolta, quando Marc Jacobs viene rimpiazzato da  Nicolas Ghesquière nel ruolo di direttore creativo delle collezioni Donna. Kim Jones è invece il direttore creativo delle collezioni Uomo dal marzo 2011.

Situazione attuale.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. La sfilata Primavera/Estate 2017.
La sfilata Primavera/Estate 2017.

Il brand ha un valore stimato di venti miliardi di dollari ed è al numero 19 nella lista dei 100 brand più prestigiosi al mondo per Forbes.

Oggi l’azienda rimane coerente con lo spirito del suo fondatore, Louis Vuitton, che ha inventato la vera “Arte del Viaggio”, attraverso bauli, borse e accessori che fossero al tempo stesso creativi, eleganti e pratici. L’audacia ha da sempre plasmato la storia del brand.

Attualmente, il direttore creativo rimane Nicolas Ghesquière per la Donna.

Argence

Maison francese di scarpe femminili di lusso, fondata nel 1900. Il primo negozio fu inaugurato a Parigi, in rue du Faubourg Saint-Honoré e, poi, traslocò in rue des Pyramides, dove è rimasto aperto fino all’inizio degli anni ’80, quando l’azienda cessò l’attività. La collezione delle scarpe Argence è al Museo internazionale della calzatura di Parigi.

Agnès

Prende il nome da una modista che fu considerata la maestra del cappellino art déco. Agnès fa il suo apprendistato nell’atelier di Caroline Reboux e apre una boutique a Deauville dopo la prima guerra mondiale. Artisti come Léger, Mondrian e Delaunay disegnano per lei tessuti esclusivi. Si trasferisce a Parigi. Negli anni ’30, utilizza con successo materiali inediti come la gomma. Nel ’49, si mette in pensione e poco dopo muore.

Atelier Gustavo Lins

Nato in Brasile, Gustavo Lins si è dedicato inizialmente agli studi di architettura. In seguito ha lavorato come free lance realizzando fantasie per i tessuti di Castelbajac, Gaultier, Kenzo e Galliano a Parigi per poi decidere di creare nel 2003 la propria linea di abbigliamento per uomo e per donna, distribuita nelle più importanti boutique del mondo. Pelle, tessuto, costruzioni architettoniche di ispirazione orientale che ricordano certe collezioni del primo Gianfranco Ferré.

Aponte

Stilista italiana di maglieria. Apparteneva a una nota famiglia romana, suo padre avvocato, sua madre, Pinella Tittoni, mandolinista di talento. Si sposò giovanissima con un nobiluomo veneto, ottenne l’annullamento a metà degli anni ’30 e si risposò felicemente con il giornalista Salvatore Aponte che era stato corrispondente per il Corriere della Sera a Mosca, nella prima stagione rivoluzionaria. Insieme vissero tra Parigi e la Libia. Rientrarono in Italia all’inizio della guerra. Nel 1945, Laura iniziò la sua attività nel campo della moda, scegliendo la maglieria. L’esordio fu avventuroso. Mise insieme un gruppo di pullover di lana riciclata, lavorata ai ferri con jacquard e basati su disegni di artisti contemporanei romani. La sua prima cliente e sostenitrice fu la baronessa Gaby di Robilant. La presentò a Elsa Schiaparelli che volle le creazioni Aponte nella sua boutique parigina di Place Vendôme. Fu una sorta di incoronazione. In America, Harper’s Bazaar le dedicò una copertina. Il suo atelier era nella romana via Gesù e Maria. Nel ’59 fu invitata a Firenze per le sfilate della Sala Bianca. Nel ’70 si ritirò a Capri, lasciando l’azienda alla figlia Nora che, come stilista, ha continuato a lavorare con la sigla Laura Aponte Tricots fino all’83.  

Andrè

È nata a Bangui, nell’Africa Equatoriale Francese, da una famiglia di minatori. Da adolescente sognava di diventare fotografa di moda e si recò a Londra, in seguito, sbarcata a Parigi, iniziò a frequentare la Scuola di moda e nel 1970 succedette a Marc Bohan in qualità di assistente presso la Maison Dior. Nel 1981 incontrò Stevan Dohar, un architetto ungherese che con l’aiuto finanziario di alcuni amici decise di lanciare la Adeline André.

Nello stesso anno la stilista brevettò la stampa del suo primo "Three-sleeve-hole garment", un capo così innovativo da meritarsi un posto nei musei della moda di Parigi, New York e Lisbona. I suoi capi per uomo e per donna, in tessuti morbidi e dalle linee fluide oggi vengono prodotti esclusivamente per la sua clientela privata e presentati durante manifestazioni su invito presso gallerie o atelier a Parigi, Londra e New York.

Baccarat

Nel 1764 re Luigi XV di Francia diede al Vescovo di Montmorency-Laval of Metz il permesso di fondare una casa che producesse vetri e cristalli a Baccarat, nella Francia dell’est. Famoso per le sue creazioni in cristallo realizzate per la casa in special modo, nel 1993 lancia la prima linea di gioielli con due collezioni all’anno. Le creazioni di Baccarat hanno raggiunto un grande successo grazie al lavoro dei Meilleurs Ouvriers de France, i più grandi artisti ed artigiani francesi. Nelle collezioni vengono proposte sia repliche di pezzi antichi, sia nuovi elementi creati da giovani designer come Jean-Marie Massaud, Caroline Bouzinac and Jean Oddes. Nel 2001 viene lanciata una linea di gioielli di cristallo impreziositi da pietre semipreziose e preziose chiamata Les Précieux. Nel 2003 si inaugura a Parigi il Palais Baccarat, ex dimora patrizia completamente ridisegnata da Philippe Starck. La splendida residenza in una elegante piazza del XVI arrondissement ospita la boutique, il museo e uno dei ristoranti più esclusivi della capitale francese. Luogo di grande fascino è aperto al pubblico.