Bukowska

Bukowska. Attiva soprattutto in Francia, dove è arrivata agli inizi degli anni ’60. Gli studi di moda presso la Scuola di arti decorative di Lodz valgono…

Bukowska. Attiva soprattutto in Francia, dove è arrivata agli inizi degli anni ’60. Gli studi di moda presso la Scuola di arti decorative di Lodz valgono come presentazione per un posto di disegnatrice nel reparto stilistico dei grandi magazzini Printemps; poco dopo i suoi disegni vengono acquistati da Zyga Pianko, il creatore del marchio di prêt-à-porter Pierre d’Alby. Apre una boutique, in società con altre stiliste, alle Halles, nei locali di un vecchio negozio di formaggi. Vi si vendono gonne lunghe o mini, giacche, sahariane e casacche tinte artigianalmente. Bukowska, chiusa l’esperienza delle Halles, disegna collezioni per produttori giapponesi, presenta i suoi modelli alla stampa e organizza la distribuzione del suo prodotto firmando con il suo nome.
Ha una boutique in rue Pont-Louis-Philippe a Parigi.

Atelier Gustavo Lins

Atelier Gustavo Lins. Nato in Brasile, Gustavo Lins si è dedicato inizialmente agli studi di architettura. In seguito ha lavorato come free lance…

Atelier Gustavo Lins. Nato in Brasile, Gustavo Lins si è dedicato inizialmente agli studi di architettura. In seguito ha lavorato come free lance realizzando fantasie per i tessuti di Castelbajac, Gaultier, Kenzo e Galliano a Parigi. Nel 2004 decide di creare la propria linea di prêt-à-porter di abbigliamento per uomo e per donna, distribuita nelle più importanti boutique del mondo. Pelle, tessuto, costruzioni architettoniche di ispirazione orientale che ricordano certe collezioni del primo Gianfranco Ferré.

Dal 2010 crea collezioni per “Petit H” di Hermès e a gennaio 2012, alla fine di una sua sfilata, ha presentato le sue creazioni in porcellana realizzate nella fabbrica di Sèvres.

atelier gustavo lins
busto in porcellana con tessuto

Apre la sua prima boutique (Atelier Gustavo Lins) a Parigi nel 2014, a pochi passi dai laboratori dove crea i modelli delle sue collezioni, ma poco dopo costretto a metterla in liquidazione.

Dopo tre anni da questo accaduto, nel 2017, debutta con il suo nuovo marchio “Lïns Paris”.

atelier gustavo lins
Lins Paris boutique

Per questo progetto, Gustavo Lins ha sviluppato un nuovo concetto articolato su due tipi di offerte:

Il primo, venduto esclusivamente nella boutique, è composto da un guardaroba intramontabile per uomo e donna, dall’aspetto sofisticato; dove ogni mese vengono proposti nuovi pezzi, progettati in piccole serie, in materiali nobili come lana, seta, flanella, cashmere… con un taglio morbido e aderente e ad un prezzo equo e ragionevole.                                 La seconda offerta è incentrata su una linea più street, chiamata “Archi-sweat”, che si sviluppa attorno a cinque forme emblematiche (una gonna reversibile, un abito, una maglietta e due felpe) sviluppate in due materiali e tre colori.

atelier gustavo lins
Archi-Sweat

Azzaro

Azzaro. I suoi abiti rutilanti di lustrini, con corpini drappeggiati, trasparenze e plissé, sono stati strumenti di seduzione di molte star

Azzaro. I suoi abiti rutilanti di lustrini, con corpini drappeggiati, trasparenze e plissé, sono stati strumenti di seduzione di molte star — Raquel Welch, Marisa Berenson, Claudia Cardinale, Joan Collins, Isabelle Adjani — tra gli anni ’70 e i primi anni ’80. Nato in Tunisia da genitori italiani, fa il suo debutto a Parigi nel ’62, creando, per una cerchia di amiche, accessori scintillanti di lurex e paillette. Ma è solo nel ’68 che il suo nome diventa famoso, grazie a un vestito traforato che viene pubblicato su tutte le riviste di moda. Da quel momento, diventa il simbolo di una certa eleganza “overdressed”, giocata su creazioni vistose e colorate, certamente influenzate dalla cultura del paese d’origine. Nel ’74, lo stilista lancia il suo profumo, primo di una serie fortunata e vendutissima (il 10 per cento del mercato mondiale per quel che riguarda l’uomo) di fragranze.

Azzaro Couture viene commercializzat nel 1978e diventa la fragranza più famosa. Dopo l’uscita di quest’ultima il nome dello stilista viene maggiormente associato ai profumi piuttosto che agli abiti.

2003. La maison ingaggia il giovane stilista Jérome Dreyfuss, per dare dinamismo all’immagine couture. La compagnia finanziaria Frey, specializzata nel settore immobiliare e vinicolo, acquista una quota di maggioranza di Azzaro. In linea con la riservatezza tipica della casa, i termini dell’accordo rimangono segreti. Il designer muore nel 2003 all’età di 70 anni a Parigi.

Dal 2004 la stilista principale della maison è la francese Vanessa Seward.

Mod’s Hair

Mod’s Hair è un salone creato a Parigi nel 1974 da due parrucchieri, Frédéric e Guillaume, formatisi nell’ambiente delle riviste di moda. Oggi Mod’s Hair…

Mod’s Hair è un salone creato a Parigi nel 1974 da due parrucchieri, Frédéric e Guillaume, formatisi nell’ambiente delle riviste di moda. Oggi Mod’s Hair conta un’agenzia di acconciatori per servizi fotografici e una catena di circa 250 negozi in franchising sparsi per il mondo.

CÉLINE

Céline, azienda francese nata nel 1945, dapprima si occupò di calzature per bambini su misura, per poi allargare gli orizzonti a tutto il mondo della pelletteria di lusso e del prêt-à-porter.

Le origini: Céline Vipiana

È ormai una lunga e radicata storia quella della moda firmata Céline. Céline Vipiana e il marito Richard aprirono la prima boutique nel 1946, a Parigi, al 52 di rue Malte.

Insieme crearono uno dei primi brand di lusso nel settore, Céline, un’azienda di calzature su misura per bambini. Poi, di anno in anno, il successo della maison consentì di allargare gli orizzonti. Céline Vipiana rimase come designer della casa di moda dal 1945 al 1997.

Céline Vipiana nel suo ufficio
Céline Vipiana nel suo ufficio

Nel 1960, il brand cambiò il suo target, iniziando a concentrarsi sulla moda prêt-à-porter femminile, con un approccio sportivo. Sempre nel ’63 Céline presentò una linea di scarpe da donna e nel ’66 debuttarono le collezioni in pelle.

Céline nel 1973 ridisegnò il suo logo “C” Sulky, legato all’ Arc-de-Triomphe, indubbio simbolo parigino.

LVMH rileva Céline

Nel 1996 il marchio venne ufficialmente rilevato da LVMH, Gruppo Arnault, proprietario di molteplici firme della moda e del lusso, per 540 milioni di dollari. In quel momento, LVMH rese popolare il marchio e aprì una boutique al 36 di Avenue Montaigne a Parigi.

L’azienda, affidata alla regia di Nan Lergeai responsabile di Dior per l’Estremo Oriente, ha attuato una politica di boutique monomarca in tutto il mondo, con particolare attenzione al mercato asiatico e statunitense.

Michael Kors

Nel 1997 Célin nominò lo stilista americano Michael Kors primo stilista e direttore creativo prêt-à-porter femminile. Dopo tale assunzione, il marchio si evolse rapidamente: nel maggio 2001 la società aprì la prima boutique monomarca a Londra, in New Bond Street.

Ad agosto, il Museo Isetan di Tokyo dedicò una retrospettiva a Céline, illustrando lo stile della maison dal 1945 ai giorni nostri, evidenziando le modifiche apportate nel 1997 con l’arrivo del direttore artistico Michael Kors.

Céline Micheal Kors, collezione primavera/estate 2001
Micheal Kors, collezione primavera/estate 2001

La celebre borsa Grant, grande successo degli anni ’60, era il pezzo forte e veniva cucita davanti ai visitatori sottoforma di miniatura in cartone. Gli acquirenti potevano personalizzare i pezzi in vendita, limitati e numerati, con il loro nome.

IL NUOVO MILLENNIO

Nel settembre 2001, con l’avvento della moneta unica europea, Céline, per celebrare l’evento, creò una collezione di accessori decorati con dodici monete.

Dopo Londra e Anversa, il Club Céline arrivò anche in Italia, nella nuova boutique inaugurata in Galleria Cavour a Bologna. La società prevedeva di aprire altri 100 punti vendita entro la fine del 2001.

La borsa Poulbot

Céline Borsa Poulbot in grigio
Borsa Poulbot in grigio

Nel maggio 2003 Céline presenta la nuova borsa Poulbot. Il nome deriva da Francisque Poulbot, artista contemporaneo di Toulouse-Lautrec, dal quale quest’ultimo venne ispirato quando dipinse i monelli di strada di Parigi.

Da quel momento, Poulbot ha sempre avuto il significato il monello e la borsa venne chiamata una borsa audace, “monella” o “mascalzona”. Si blocca come una borsa a spalla, bombata e rotonda con cuciture tenute insieme da rivetti metallici, realizzati in pelle di colori vivaci come arancio, fucsia e blu elettrico.

Inoltre, Céline disegnò una mini-collezione ispirata alle strade di Parigi. Il nome, Macadam, è quello del materiale di cui la città è pavimentata e che ad ella regala una forte identità stilistica (risale, infatti, al 1854). La collezione durò una sola stagione. Céline possiede ora ben 63 boutique in tutto il mondo.

Un periodo difficile

Nell’ottobre 2004, Roberto Menichetti divenne direttore creativo, sostituendo l’americano Michael Kors come capo artistico della storica maison francese. A maggio 2005, dopo solo due stagioni, la collaborazione tra il designer italiano e la maison francese giunse, consensualmente, al termine.

Céline Primo negozio Célin a Firenze
Primo negozio Célin a Firenze

A giugno, un prestigioso negozio fu inaugurato a Firenze, nella centralissima via Tornabuoni (nel 2004 era già stata aperta una boutique a Roma in via Condotti). Fu una degna celebrazione del 66° anniversario della griffe, che, rispetto ai 4 anni precedenti, mostrò una crescita del fatturato del 50%.

Un anno dopo, la designer croata, Ivana Omazic, Ivana Omazic venne nominata direttrice artistica accettando la sfida di modificare l’immagine della griffe pur mantenendo intatte le caratteristiche di base, cioè quella côté sportswear propria della tradizione Celine. Ex consulente del marchio, Ivana Omazic in precedenza aveva anche lavorato con Prada, Jil Sander e Miu Miu. Lavorò per Céline fino al 2008.

Phoebe Philo

Il 4 settembre 2008 il Gruppo LVMH nominò Phoebe Philo nuovo direttore creativo e membro del consiglio di amministrazione. La designer concentra l’attenzione sugli asptti sartoriali e sui materiali di pregio. Vogue definì il nuovo look estetico che Phoebe Philo diede al brand come “cool minimal trend“.

Céline Phoebe Philo, collezione primavera/estate 2015
Phoebe Philo, collezione primavera/estate 2015

Nel 2014, all’auge, la Maison aprì nuovi flagship store a Mount Street (Londra), in Avenue Montaigne (Parigi), a Omotesando (Tokyo), a SoHo (New York) e in Plaza 66 (Shanghai). Alla fine del 2014, Céline aveva completamente rinnovato la sede al 16 di Rue Vivienne, edificio storico risalente al 1653: nella lista dei patrimoni nazionale, posizionato nel cuore di Parigi, originariamente fu di proprietà del re Luigi XIII.

Nel 2015, per essere fedele allo spirito minimalista di Céline, il marchio scelse uno dei più famosi scrittori americani, Joan Didion, come volto della campagna primavera/estate 2015.

Situazione attuale

Céline Collezione primavera/estate 2017
Collezione primavera/estate 2017

L’anno 2017 ha portato molti cambiamenti a Céline: primo fra tutti, Séverine Merle è entrata a far parte della maison come nuovo CEO. A febbraio, il marchio ha finalmente lanciato un account Instagram ufficiale, rafforzando la sua presenza sui social.

Il sito Web ufficiale di Céline è uno dei pochi siti di moda senza e-commerce, ma diventando le vendite online fondamentali per la moda, il 27 febbraio, Céline ha annunciato l’intenzione di voler riparare a tale mancanza.

Ad agosto, Céline è entrata per la prima volta nel mercato indiano, firmando una partnership esclusiva con Le Mill, un concept store di Mumbai. Dopo aver ricoperto la carica di direttore creativo per 8 anni, Phoebe Philo si prepara a lasciare Céline entro fine 2017.

Celine perde l’accento con Hedi Slimane

Il post di Instagram di Celine con il nuovo logo

Da Gennaio 2018 viene nominato un nuovo direttore Creativo Artistico e di Immagine, non uno qualunque, ma bensì Hedi Slimane, uno dei creativi più gettonati degli ultimi anni. Reduce da Yves Saint Laurent, il designer ha subito deciso di inserire una linea Uomo e una di Couture e di profumi.

Dopo dieci anni di direzione sotto l’occhio vigile di Phoebe Philo, il genio assoluto della moda degli anni 90 inizia ad incarnare le nuove generazioni nel brand Cèline.

GLI ULTIMI SVILUPPI

A settembre decide di azzardare una mossa coraggiosa, cambiare la comunicazione del marchio. Così prende in mano il profilo Intagram del marchio e cancella il passato, aprendo definitivamente un nuovo capitolo.

Una sola immagine appare al momento sul social network, così come nel suo sito ufficiale: quello di una specie di cortina di carta dorata, una sorta di sipario che sembra srotolarsi all’infinito, in attesa di svelare  la nuova strategia del marchio. Appare il nome CELINE, che ha perso il suo accento acuto, in lettere maiuscole nere su fondo bianco. Il nuovo logo si ispira  direttamente a quello storico degli anni ’60.

Il carattere tipografico è modernista, risalente agli anni ’30. L’accento scompare per motivi di riduzione e purezza. La menzione “Paris”, storicamente molto presente, torna in modo istituzionale nel nuovo concept di packaging e sulle griffe delle nuove collezioni, ma si precisa che l’indicazione Paris non apparirà sulle campagne pubblicitarie di Celine.

Hedi Slimane sceglie Lady Gaga come nuova ambasciatrice per svelare il suo nuovo modello di borsa, sobria e in pelle nera, subito pubblicata sui social della cantante.

LOUIS VUITTON

Louis Vuitton è una valigeria e casa di moda francese. Leggi la storia dell’azienda dalla nascita della celebre tela “monogram” ad oggi.

Indice.

  1. Le origini.
  2. Il primo negozio a Parigi.
  3. Il figlio Georges e il nipote Gaston.
  4. La tela Monogram.
  5. Le valigie personalizzate.
  6. Louis Vuitton si fonde con Moët-Hennessy.
  7. Marc Jacobs.
  8. La crescita del marchio.
  9. Nuove collezioni e campagne.
  10. Lo stile.
  11. Gli anni recenti.
  12. Situazione attuale.

Le origini.

Nel 1835, Louis Vuitton (1821-1892), all’età di quattordici anni, lascia Anchay, il suo paese natale sulle montagne della Jura, nella Francia orientale. Intraprende un lungo viaggio a piedi, giungendo a Parigi due anni dopo. per Parigi e, nella capitale francese, si specializzò nel preparare le valigie della ricca società. Al suo arrivo viene assunto come apprendista imballatore da Romain Maréchal, il cui lavoro si basava sulla produzione di scatole e casse utilizzate per imballare oggetti di uso quotidiano e grandi armadi.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Un ritratto di Louis Vuitton.
Un ritratto di Louis Vuitton

Il primo negozio a Parigi.

Contemporaneo di Charles Frederick Worth, l’inventore dell’alta moda, Louis Vuitton inaugura, nel 1854, la sua prima valigeria a Parigi in rue Neuve-des-Capucines. Il negozio comincia presto ad attirare l’ammirazione della società alla moda, proponendo bauli leggerissimi in legno di pioppo e bagagli più in linea con i nuovi mezzi di trasporto. I suoi progetti sono ergonomici, realizzati per essere resistenti e leggeri.  Con la perfezione del suo baule piatto decreta l’inizio della valigeria moderna. Nel 1859 apre ad Asnières un atelier che è anche abitazione familiare. Ancora oggi, Asnières è il simbolo del successo commerciale e personale della famiglia di Louis Vuitton.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. L'atelier storico di Asnières.
Lo storico atelier di Asnières

La sua abilità viene notata dall’imperatrice Eugenia di Montijo, che lo chiama per occuparsi dei suoi bagagli. Questa esperienza gli fa intuire il decisivo tramonto dei vecchi bauli dal coperchio bombato, tipici dell’epoca delle diligenze.

Il figlio Georges e il nipote Gaston.

Louis Vuitton innova continuamente tessuti e modelli, per proteggere i prodotti dalle contraffazioni. Nel 1875, la creazione del primo baule-guardaroba verticale, con ogni parte accuratamente progettata, garantisce il successo di un’azienda già specializzata nel viaggio. Il resto della storia sarà scritta da suo figlio Georges e suo nipote Gaston-Louis.

Nel 1886, il lucchetto con serratura a cilindro è una grande invenzione, permettendo al cliente di aprire ogni bagaglio con una sola chiave. Due anni dopo, nel 1888, viene creata e registrata la celebre tela Damier. Nel 1892 Louis Vuitton muore e la società passa nelle mani del figlio Georges e del nipote Gaston-Louis.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Il lucchetto con serratura a cilindro.
Il lucchetto con serratura a cilindro

La tela Monogram.

Georges, seguendo le orme paterne, crea nel 1896 la tela “Monogram“, contraddistinta dalle iniziali LV, a garanzia dell’autenticità. Georges brevetta inoltre le sacche di stoffa e di cerata, come la “steamer bag”. Gaston, nipote di Louis Vuitton, oltre a seguire la produzione, colleziona oggetti da viaggio e vecchi bagagli dal XVI al XIX secolo. Questi oggetti rappresentano ancora oggi  un prezioso fondo del Musée des Arts Décoratifs de Paris.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. La tela Monogram.
La tela Monogram.

Le valigie personalizzate.

Louis Vuitton ha realizzato modelli unici al mondo, combinando innovazione e stile e sempre puntando ai più alti standard qualitativi. Bauli e valigie hanno conquistato l’alta nobiltà e i grandi del secolo: il principe d’Egitto Youssouf Kemal, il sultano Ismaïl Pacha, molti reali europei non viaggiavano mai senza bagagli creati espressamente per loro.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Il baule guardaroba.
Il baule guardaroba

Per Luigi Barzini e Scipione Borghese, che, nel 1907, diedero vita al raid automobilistico Pechino-Parigi, la casa ha studiato valigie impermeabili. Il baule dell’esploratore Savorgnan de Brazza ospitava anche un letto da campo. Quello della cantante lirica Lily Pons poteva racchiudere ben 36 paia di scarpe, mentre quello del direttore d’orchestra Léopold Stokowski conteneva un secrétaire munito di un tavolino e di scaffali per riporre libri e spartiti. Ancora oggi, la maison è in grado di soddisfare ordini personali grazie agli esperti artigiani che lavorano nel laboratorio.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Il baule di Léopold Stokowski.
Il baule di Léopold Stokowski.

Nel 1914 Georges Vuitton apre un negozio sugli Champs Élisées, in un palazzo Art Nouveau, che è diventato il simbolo storico dell maison. Negli anni successivi il brand cresce e diventa puro lusso. Nel 1983 Louis Vuitton diventa partner dell’America’s Cup e nasce la prima edizione della Louis Vuitton Cup.

Louis Vuitton si fonde con Moët-Hennessy.

Dal 1959, il campo di produzione si amplia per comprendere una linea di borse, piccola pelletteria e accessori. Nel 1987 Louis Vuitton si fonde con Moët-Hennessy, diventando il colosso multinazionale LVMH, leader mondiale dei prodotti di lusso. La prima acquisizione importante è quella di Givenchy, l’anno seguente. Nel 1989 Bernard Arnault diventa presidente. A partire dal 1993 la LVMH acquisisce: Christian Lacroix, Emilio Pucci, Kenzo, Fendi, Michael KorsDonna Karan, Bulgari e Loro Piana.

Nel 1996 il brand celebra i 100 anni. Per l’occasione vengono chiamati alcuni tra i più celebri stilisti (Azzedine Alaïa, Manolo Blahnik, Helmut Lang, Isaac Mizrahi, Romeo Gigli, Vivienne Westwood e Sybilla) per creare un’edizione limitata dei pezzi più iconici della maison.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. La borsa creata da Romeo Gigli per il centesimo anniversario.
La borsa creata da Romeo Gigli per il centesimo anniversario della maison.

Marc Jacobs.

Nel 1997 l’americano Marc Jacobs viene nominato direttore artistico della maison e lancia subito la prima linea prêt-à-porter. Nel 1999 l’azienda lancia una linea di «City Guide», delle guide di lusso delle maggiori città del mondo (Berlino, Atene, Londra, Mosca, Roma e Parigi).

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Marc Jacobs.
Marc Jacobs.

Nello stesso anno viene introdotta la linea Uomo. Il lavoro di Marc Jacobs consiste nel modernizzare il marchio, conferendogli un aspetto modaiolo che non aveva mai avuto prima. Passo fondamentale in questa direzione è la collaborazione con artisti come Stephen Sprouse e Takashi Murakami, i quali rielaborano il classico logo LV con brillanti modifiche. Grazie anche alle campagne pubblicitarie, in cui iniziano a comparire celebrità come Madonna e Jennifer Lopez, il brand diventa un’ispirazione agli occhi di un pubblico molto vario.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Le City Guides.
Le City Guides.

La crescita del marchio.

Il brand apre megastore a Londra e a New York e, nel 2000, un flagship store ad Hong Kong. Nel 2001 il fatturato è di 3612 milioni di euro, l’anno successivo sale a 4194 milioni di euro. Tutti i mercati sono in crescita: Europa (+8%), Usa (+12%), Giappone (+15%). A fine anno i negozi monomarca sono 299. Di questi, 7 nuovi: uno a Tokyo, due tra Kobe e Osaka, Mosca, Amsterdam, Macao e un altro in Germania. Una trentina di negozi sono rinnovati e allargati.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Il negozio di Singapore Marina Bay.
Il negozio di Singapore Marina Bay.

Dal dicembre 1998 Yves Carcelle è il nuovo presidente. Nel 2003 Louis Vuitton è presente in 50 paesi nel mondo, e vende esclusivamente attraverso oltre 300 negozi di proprietà, tra cui il primo in India, a Nuova Delhi. A settembre 2004 viene ristrutturato il negozio di Shanghai, il più grande nell’area dell’Asia Pacifica. Serge Brunschwig, a capo dell’area del sud-est asiatico, afferma:

“I mercati futuri sono l’India ed il Sud Africa. Stiamo preparando grandi operazioni marketing e nuove aperture. In questo modo, creiamo un impatto emotivo ed iniziamo ad introdurre l’universo Louis Vuitton nelle nicchie di lusso dei nuovi mercati consumatori”.

Nel complesso, il marchio ha 335 negozi di proprietà in tutto il mondo.

“Per segnare i 150 anni dell’azienda, abbiamo accelerato il progetto di espansione con 21 nuove aperture, dal New York Building sulla 5th Avenue di Manhattan, fino a Osaka e Shanghai”.

Nuove collezioni e campagne.

Nella campagna 2005, la nuova testimonial è l’attrice Uma Thurman. A luglio dello stesso anno continua il processo di diversificazione del marchio francese. Dopo aver lanciato una linea di gioielli, viene introdotta anche la collezione eyewear. La Zeiss viene scelta come partner per produrre lenti ad alta protezione.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. La campagna pubblicitaria con Uma Thurman.
Uma Thurman nella campagna pubblicitaria 2005.

Nel 2000 Louis Vuitton lancia nuove borse iconiche, tra cui la Nomad in pelle, la linea Monogram Mini Lin, la linea Damier Azur, oltre ad una nuova collezione di lucchetti. L’azienda pubblica inoltre il libro Louis Vuitton – Icons con le Edizioni Assouline. Vengono inaugurate le Louis Vuitton Houses a Manhattan, New York e Taiwan.

Nel 2007 viene inaugurata la mostra Takashi Murakami in contemporanea con l’apertura di un negozio Louis Vuitton in un museo. Nel 2008 avviene anche un’iconica collaborazione tra Marc Jacobs e Richard Prince. Viene creata la ‘Ultimate Travel Bag’ e debutta la campagna pubblicitaria Core Values con Andre Agassi, Steffi Graf, Catherine Deneuve e Mikhail Gorbachev. Quest’anno ha visto inoltre l’apertura del primo negozio Louis Vuitton a Cipro.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. La collaborazione con Richard Prince.
La collaborazione con Richard Prince.

Nel 2008, all’interno della linea Damier, viene lanciata la collezione Graphite Damier. L’azienda festeggia il decimo anniversario delle “City Guides“. Sofia Coppola e Stephen Sprouse vengono omaggiati rispettivamente a Tokyo e a New York. Nel 2009 ad Auckland, in Nuova Zelanda, si svolge la regata Louis Vuitton Pacific Series. La mostra Takashi Murakami apre al Guggenheim di Bilbao.

Lo stile.

Fedele al suo patrimonio, Louis Vuitton ha aperto le porta ad architetti, artisti e designer.  Ha inoltre sviluppato i settori ready-to-wear, scarpe, accessori, orologi, gioielli e cancelleria. Questi prodotti accuratamente creati testimoniano l’impegno della maison per l’artigianato.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. L’artigianalità di Louis Vuitton.
L’artigianalità di Louis Vuitton.

Il successo di Louis Vuitton si basa sulla grandezza dello stile francese, che riconosce la bellezza di un oggetto nella sua funzionalità e nella sua mobilità. Louis Vuitton ha portato il suo design unico nel mondo, combinando innovazione e stile, mirando sempre alla migliore qualità.

La politica commerciale di Louis Vuitton si basa sull’esclusività, anche per combattere i crescenti tentativi di falsificazione; per questo i prodotti della casa di moda si possono acquistare solo ed esclusivamente nei monomarca o sul sito ufficiale. L’attenzione del brand non si limita al fashion system. Interessata alle nuove realtà, Louis Vuitton possedeva uno spazio culturale al numero 101 degli Champs Élysées (oggi non più aperto), dove permetteva ai giovani artisti di proporre e promuovere la loro arte.

Gli anni recenti.

Del 2010 è la pubblicazione del libro 100 Malles de Légende grazie al quale si potrà ripercorre, con più di 800 fotografie, la storia di Louis Vuitton attraverso le leggende e le avventure che ha vissuto.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Il libro 100 Malles de Légende.
Il libro 100 Malles de Légende.

L’anno successivo viene sviluppata, in collaborazione con Apple, la App per iPhone Amble. “Vedere il mondo attraverso gli occhi di Louis Vuitton“: questo è il motto del brand proposto ai viaggiatori raffinati di ogni parte. Il successo è inarrestabile. Inoltre, la linea di guide di lusso “City Guides” viene aggiornata nel 2011 ad una nuova versione che comprende città nuove e inaspettate, come Porto Cervo, Beirut, Courchevel, Gstaad, Oxford, Palma de Mallorca e Thessaloniki.

Il 2014 è un anno di svolta, quando Marc Jacobs viene succeduto da  Nicolas Ghesquière nel ruolo di direttore creativo delle collezioni Donna. Kim Jones è invece il direttore creativo delle collezioni Uomo dal marzo 2011.

Situazione attuale.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. La sfilata Primavera/Estate 2017.
La sfilata Primavera/Estate 2017.

Il brand ha un valore stimato di venti miliardi di dollari ed è al numero 19 nella lista dei 100 brand più prestigiosi al mondo per Forbes.

Oggi l’azienda rimane coerente con lo spirito del suo fondatore, Louis Vuitton, che ha inventato la vera “Arte del Viaggio”, attraverso bauli, borse e accessori che fossero al tempo stesso creativi, eleganti e pratici. L’audacia ha da sempre plasmato la storia del brand.

Nel 2020, Nicolas Ghesquière si affianca Johnny Coca (ex Celine, Bally e Mulberry) per la realizzazione di accessori di alta gamma. Lo stilista spagnolo ha collaborato con la griffe di LVMH dal 1999 al 2000.

Leggi anche

Il ritorno di Johnny Coca in Louis Vuitton

Lee Young Hee

Lee Young Hee è un marchio di moda lanciato a Parigi dall’omonimo stilista che ha un percorso a fasi alterne nella moda francese. Nel 1997 ha cominciato a preparare la sua successione, lasciando la briglia alla giovane figlia e creando, insieme a lei, una collezione comune. Lo stile guarda alle tradizioni asiatiche, mescolando jersey brillanti, pelle satinata e veli trasparenti.

Fred

Fred è una maison di gioielleria fondata nel 1936 a Parigi da Samuel Fred. Ha legato il suo nome alla vendita di diamanti di qualità e caratura eccezionali, come le Soleil d’Or e il Blue Moon. Fornitore ufficiale dei Principi di Monaco, delle star e del jet set internazionale, Fred, che ha le sue vetrine in Place Vendôme, rivolge da sempre grande interesse all’aspetto artistico del gioiello, ora promuovendo la collaborazione con pittori e scultori di fama — Picasso, Braque, Chagall, — ora sollecitando nuovi, giovani talenti a contribuire al rinnovamento stilistico delle collezioni. Da questo incessante impegno scaturiscono pezzi di estrema originalità inventiva che fanno del diamante uno strumento raffinatissimo, particolarmente adatto a esprimere le tendenze più avanzate della ricerca nel gioiello contemporaneo.

KARL LAGERFELD

La storia di Karl Lagerfeld, il Kaiser o Imperatore della moda, e della sua incredibile carriera che ha cambiato per sempre il mondo della moda.

ORIGINI

Karl Otto (1938- 2019). Stilista tedesco. È soprannominato Kaiser, imperatore della moda, per le sue origini: una famiglia di ricchi industriali d’Amburgo. Sin da ragazzo, rivela una straordinaria passione e predisposizione per le arti. Quando arriva nella Parigi anni ’50, non ancora quindicenne, per finire gli studi secondari, non sa ancora da quale arte sarà prescelto: vorace e onnivoro, nutre una crescente passione per il ‘700, per l’eclettismo e cosmopolitismo di quel Grand Siècle. Il gusto innato per il futile e l’effimero e la sua perizia nel disegno lo predestinano alla moda: sedicenne vince il primo premio, ex aequo con Yves Saint-Laurent, del concorso bandito dal Segretariato Internazionale della Lana ed è chiamato da Pierre Balmain a lavorare nel suo atelier di haute couture. Nel 1958, si trasferisce alla Maison Patou per completare la sua esperienza nel campo dell’alta moda. Ma al suo spirito libero e inquieto non basta la cerchia degli iniziati delle grandi sartorie: in Francia e in Italia sta nascendo il prêt-à-porter e Lagerfeld diventa stilista indipendente, collaborando tra gli altri con Charles Jourdan, Krizia, Ballantyne, Cadette, Mario Valentino.

LA SVOLTA

Nel ’65, la prima grande svolta della sua carriera: l’incontro e l’inizio della collaborazione con le romane sorelle Fendi, uno dei sodalizi più longevi nel mondo della moda che nell’85 è stato celebrato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma con la mostra “Un percorso di lavoro FendiKarl Lagerfeld”. Per la maison romana, lo stilista disegna collezioni di pelliccia rivoluzionarie che trasformano uno status symbol borghese in un modo di vestirsi all’avanguardia dello stile. Nel ’77 nasce la prima linea di abbigliamento.

CHANEL

Nell’83, la seconda grande svolta: Chanel lo nomina direttore artistico della maison, incaricandolo di disegnare le collezioni di alta moda, prêt-à-porter e accessori. Lagerfeld debutta in Chanel con la prima sfilata tra lo scetticismo generale. Vogue France, però, commenta così l’evento. “Karl Laferfeld crea per Chanel! Questa novità ha suscitato la curiosità di tutti. Si voleva vedere, sapere e si è visto … una collezione nello spirito di Coco Chanel, come se Karl si fosse divertito a fare un esercizio di stile; a giocare con dei temi dati, a mettere l’immagine di Chanel à l’heure de jour”.

Lagerfeld riesce a interpretare lo spirito di Mademoiselle Coco rinnovandolo con la sua personale ispirazione, pur mantenendo lo stile inconfondibile del marchio. Nel 1984 Lagerfeld scrive infatti: “Chanel è un look, un mood, una concezione che io devo portare in un altro decennio”. 

IL MARCHIO KL

Meno fortunato è il percorso della griffe KL, fondata nel 1984 e che ha come simbolo il ventaglio, inseparabile accessorio dello stilista, come il codino da dandy. Nel ’98 scioglie la società che porta il suo nome, anche perché molto assorbito dall’attività di fotografo di moda, svolta ormai professionalmente, per le più importanti riviste internazionali e per conto di altri stilisti e firme.

INTERESSI E PERSONALITÀ

Lagerfeld è anche costumista scenografo (tra gli altri, ha lavorato per il Burgtheater di Vienna, la Scala di Milano, il Comunale di Firenze) e originale illustratore per accompagnare le cartelle stampa delle collezioni, per tenere un diario, per gli appunti di lavoro. Nell’86 ha pubblicato da Longanesi Un diario di moda Anna chronique, con l’amica giornalista milanese Anna Piaggi: cronaca di vita quotidiana e straordinaria di due esteti. Collezionista di case (a Parigi, Montecarlo, Bretagna, Amburgo), che sono al tempo stesso atelier, studio fotografico, rifugio privato e palcoscenico mondano, le arreda con la contaminazione di generi che è la sigla del suo successo. Un successo che deve molto all’autoironia. In una delle rare interviste, prende di mira il mito dello stilista: “C’è un aneddoto su Diaghilev. Quando, prima dell’andata in scena di un balletto, gli riferivano che i costumi non erano pronti, diceva: “Non vi preoccupate, sono solo stracci”. Cadere in deliquio, piangere sul taffetà, è una cosa ridicola. La moda deve essere felicità: la signora che compra quel vestito non ha bisogno di sapere che avete sofferto nel metterlo al mondo. Un vestito così e a quel prezzo deve essere solo un gioco felice”. (Maria Vittoria Carloni) &Quad;2003. In qualità di fotografo, pubblica il volume Waterdance/Bodywave. Nel 1995, era uscito il suo Off the record. &Quad;Nel 2004 il celebre stilista disegna costumi e abiti per i tour mondiali di Madonna e Kylie Minogue.

KARL FOTOGRAFO

Oltre a essere direttore creativo della maison Chanel, è anche un fotografo di fama internazionale; tra le sue più celebri raccolte/pubblicazioni Visionaire23. L’impero dei nuovi vestiti, una serie di foto di nudi di modelle del Sud Africa. L’ultimo progetto del designer risale al 2006, quando decide di creare una propria linea K Karl Lagarfeld per uomo e donna. Una linea dedicata al casual, composta da jeans e magliette attillate, minimal chic, come solo Karl Lagerfeld sa fare.

La morte

Il 19 febbraio del 2019, all’età di 85 anni, l’eclettico e straordinario Karl Lagerfeld si spegne a causa di un tumore al pancreas presso l’Ospedale Americano di Parigi.

Nelle settimane precedenti al suo decesso si ricorrevano le voci circa il suo stato di salute precario. Per molti, il motivo della mancata presenza alla sfilata Haute Couture primavera/estate 2019 è riconducibile alla stanchezza dovuta ai suoi tanti impegni. Al suo posto, a salutare il front row, si presenta Virginie Viard, suo braccio destro per trent’anni e attuale direttore creativo di Maison Chanel.

A poche ore dalla sua scomparsa arriva una nota ufficiale dell’azienda, scritta da Bruno Pavlovsky – presidente di Chanel moda – che cita: “Karl Lagerfeld ha scritto una pagina essenziale della leggenda di Gabrielle Chanel e Maison Chanel sfilata dopo sfilata, collezione dopo collezione. Attraverso le sue creazioni, ha costantemente sublimato eccezionale know-how dei laboratori di Chanel e dei suoi mestieri. Il più grande tributo che possiamo restituirgli oggi è seguire il percorso che ha tracciato. Cito una sua frase, ‘continuare abbracciare il presente e inventare il futuro’. Virginie Viard, direttrice di Chanel Fashion Creation Studio e la più stretta collaboratrice di Karl Lagerfeld da oltre 30 anni, assieme a Alain Wertheimer incaricato di garantire la creazione delle collezioni, continueranno a far vivere il patrimonio lasciato da Gabrielle Chanel e di Karl Lagerfeld”.

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Agatha

Agatha rappresenta il basic del bijou: due collezioni l’anno dall’impronta molto alla moda, ma dal costo contenuto. Nata nel 1974 a Parigi da un’idea di Michel Quiniou, nell’80 conta già 20 boutique in Francia; nel ’93 i punti vendita sono 130 (40 dei quali all’estero), nel ’98 sono 160 nelle più importanti città del mondo. L’immagine coordinata rende immediatamente riconoscibili i negozi: il colore di Agatha è il blu. Alla fine del 2000 Agatha conta 178 negozi in 19 paesi del mondo.

2003. Numerose sono le boutique in America. Tra le più prestigiose, quella di Madison Avenue a New York, quella a Beverly Hills e quella a Las Vegas. Due i negozi a Mosca, 11 le città giapponesi che hanno aperto uno o più punti vendita.

Per raggiungere e conquistare nuovi consumatori, il marchio pianifica diversi progetti di prodotti e negozi nel 2017. Il 1° settembre l’azienda apre un nuovo negozio a Times Square.

Agatha offre un mix di nuovi gioielli essenziali in argento sterling che possono essere indossati ogni giorno e collezioni più trendy per ogni stagione. Questi gioielli sono selezionati e promossi dai blogger nei mercati di tutto il mondo. La collana Magic Diamond del marchio è da oltre 20 anni uno degli articoli più venduti.

Per il suo anniversario nel 2018, Agatha ha creato diverse collezioni esclusive.