Acconci

Acconci, Vito (1940-2017). Artista italoamericano. È nato a New York nel Bronx. Fra i primi esponenti di quell’area dell’arte concettuale conosciuta come…

Acconci, Vito (1940-2017). Artista italoamericano. È nato a New York nel Bronx. Fra i primi esponenti di quell’area dell’arte concettuale conosciuta come comportamentale, ha sempre considerato fondamentale nel suo lavoro (performance, fotografia, scultura) l’esperienza del corpo. Per questo ha realizzato sculture che si riferiscono a indumenti, come l’installazione al Museo Pecci di Prato del ’91 in cui sei giganteschi reggiseni dalle coppe di rete metallica e tessuto intonacato venivano regolati da spalline costruite con cavi d’acciaio. Nel ’93 ha realizzato Shirt/Jacket of Pockets, una giacca in materiale plastico trasparente fatta di tasche legate fra loro da cerniere.

acconci
shirt/jacket of pockets

Mentre è del 1985 Leaf Shirt, una camicia ricoperta di foglie verdi simbolo del profondo legame che lega il corpo umano alla natura. Ha insegnato in prestigiosi istituti d’arte e design, ad Halifax, a Chicago, in California, presso l’Università di Yale, e tiene anche lezioni al College di Brooklyn.

Uno dei suoi ultimi lavori è Lobby-for-the-Time-Being, un’istallazione nella North Wing Lobby del Bronx Museum of the Arts. L’istallazione occupa l’atrio dell’edificio con una rete di corian bianco, creando un lungo muro ondulato simile a giganti fiocchi di neve.

acconci
Lobby-for-the-time-being

Nel 2014 Acconci è protagonista di un video prodotto da Marc Santo, dove parla di alcuni suoi progetti che non sono mai stati completati.

Scompare nel 2017.

Comptoir des Cotonniers

Comptoir des Cotonniers. Dalla sua creazione nel 1995, disegna le proprie collezioni coniugando modernità, eleganza, creatività e moda. Il target a cui questo brand si rivolge è di donne di tutte le età e la finalità è che si sentano a proprio agio. Il lavoro costante sui tagli, le tonalità che giocano sui contrasti, gli stampati esclusivi e i dettagli femminili lo rendono un brand di tendenza che, da vero precursore, ha scelto per pubblicizzare le sue collezioni vere coppie di madri e figlie.

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Nuovo store a New York

TOMMY HILFIGER

Indice:

  1. Le origini di uno stilista predestinato
  2. Il primo negozio Hilfiger 
  3. La nascita del marchio Hilfiger 
  4. Lo stile preppy e casual degli USA
  5. Tra alti e bassi
  6. L’arrivo dell’hip hop e della crisi
  7. Lo stile Tommy Hilfiger
  8. Tommy, stilista di cuore

LE ORIGINI DI UNO STILISTA PREDESTINATO

Giovane Tommy Hilfiger

Tommy Jacob Hilfiger nasce il 24 marzo 1951 a Elmira, piccolo paese dello stato di New York. Tommy è il secondo di nove fratelli e proviene da una famiglia irlandese cattolica con modeste risorse economiche. Questo lo spinge fin da subito a rendersi indipendente per non gravare sulla famiglia, a nove anni già svolge piccoli lavoretti come tagliare il prato dei vicini. Raggiunta un’età più matura inizia a lavorare come magazziniere e benzinaio.

Ne l 1969, per pagarsi le vacanze, Tommy lavora come commesso in un negozio di abbigliamento hippy a Cape Cod, nel New England, dove avviene la sua trasformazione stilistica: torna con lunghi capelli, indossa sandali e pantaloni a campana. Sono gli anni di Woodstock, della guerra in Vietnam, di Jimi Hendrix e dei Doors, è il giovane Hilfiger si sente pronto per grandi cose. Insieme due amici di scuola sale a bordo della vecchia Volkswagen e guida fino a New York City per comprare stock di jeans a zampa di elefante per poi rivenderli nella sua città. Il successo è immediato.

IL PRIMO NEGOZIO HILFIGER

Il primo negozio di Tommy Hilfiger People’s Place

Dopo il diploma preferisce non proseguire gli studi e continuare la strada intrapresa nel mondo della moda lavorando nei magazini Brown’s, filiale di un negozio della Grande Mela, ma si stufa facilmente di stare sotto alle direttive altrui. Così a soli 18 anni, con 150 dollari nel portafoglio e 20 paia di jeans da vendere, Tommy è pronto ad aprire il suo primo negozio, Peolpe’s Place. Un posto unico nel suo genere, con le pareti nere, l’odore dell’incenso nell’aria, la musica sparata ad alto volume e i concerti all’interno del piccolo shop che regalano un’esperienza simile ai concept store che oggi conosciamo. Tra oggettistica e vestiti il negozio diventa presto un luogo di culto.

Dopo solo un anno di attività il negozio arriva a fatturare un milione di dollari, ma Tommy spendeva troppi soldi, non era concentrato sul business ma solo sul prodotto. La concorrenza diventa spietata, il negozio è costretto a chiudere nel 1979, ma è stata la prima lezione di impresa da lui imparata.

LA NASCITA DEL MARCHIO HILFIGER

Campagna pubblicitaria Tommy Hilfiger 1998

Nel 1979 Hilfiger si trasferisce con sua moglie Susie, Susan Cirona da cui ora è separato, proprio a New York City. Tommy dopo la chiusura di People’s Place viene ingaggiato come designer per alcuni marchi, ma le collaborazioni finiscono per essere brevi e deludenti, lui stesso fonda un paio di brand ma senza il successo sperato.

Nell’84, Tommy ha bisogno di stabilità economica dopo la nascita della prima figlia. Arriva l’offerta di Calvin Klein, etichetta già decollata ai tempi. Ma rifiuta la proposta dopo aver consultato una veggente di Los Angeles che gli leggerà che sta arrivando di meglio. Leggenda o meno, il giorno dopo incontra lo stilista Mohan Murjani, imprenditore e re del tessile indiano, che cerca un giovane designer per lanciare una linea sportswear: il finanziatore sarà il proprietario della società, ma il nome sarà quello di Hilfiger. Nel 1985 nasce così la prima collezione caratterizzata dal logo, una sorta di bandiera bianca rossa e blu di ispirazione nautica. L’uniforme che gli dà visibilità mediatica è quella “da strada”: magliette, jeans, parka, mutande, berretti da baseball, piumini, scarpe da ginnastica.

LO STILE PREPPY E CASUAL DEGLI USA

Lo stile di Tommy Hilfiger

Tommy Hilfiger vuole puntare tutto sullo stile classico americano, rivisitando il preppy degli anni 50. Un lavoro che stavano già svolgendo marchi come Ralph Lauren e lo stesso Calvin Klein, che già si erano guadagnati il successo. Così il designer deve ingegnarsi, arruola alla modica cifra di 160 mila dollari la stella della pubblicità George Lois, il quale diventa un advertisement destinato a diventare un caso di studi e un esempio di marketing tra i più conosciuti. Un semplice cartellone, programmato per essere affisso a Times Square, con scritto “I quattro grandi stilisti americani per la moda uomo sono: R-L, P-E, C-K e T-H”. Se il pubblico americano riusciva facilmente a collegare le iniziali al brand esteso dei primi tre (Ralph Lauren, Perry Ellis e Calvin Klein), l’ultimo rimaneva uno sconosciuto.

Cartellone pubblicitario a Times Square New York

In basso, il logo Hilfiger è accompagnato da una spiegazione: “Nella maggior parte delle famiglie i primi tre nomi sono parole familiari. Tenetevi pronti ad aggiungerne un altro. Il suo nome (indizio) è Tommy. Il cognome non è così semplice ma nel giro di pochi mesi tutti in America sapranno che c’è un nuovo look in città e un nuovo nome sopra. I vestiti di Tommy sono alla mano senza essere casual, classici senza essere prevedibili. Lui li definisce classici con un’invenzione. Gli altri tre stilisti li chiamano concorrenza”. La furia dei chiamati in causa si scatena, ma in soli undici mesi la collezione incassa 11 milioni di dollari.

TRA ALTI E BASSI

Tommy Hilfiger e le Destiny’s Child

Spesso il successo non è mai duraturo, infatti dopo soli tre anni il business con Murjani fallisce. Tommy non si fa scoraggiare e non si arrende, cerca e trova un nuovo investitore, il cinese Silas Chou con cui fonda una società di cui riesce a essere proprietario al 22,5%. Nel 1988 si raggiungono i 28 milioni di fatturato 50 milioni l’anno successivo fino ai 100 milioni del 1990. Nel ’92 la società viene quotata in borsa e nel ’95 lo stipendio di Tommy Hilfiger è di 6 milioni di dollari.

Questo successo è sicuramente stato aiutato, quando una notte del ’94, il rapper Snoop Doggy Dog si presenta in televisione con una maglia extralarge firmata Hilfiger, che diventa subito un totem dei teenagers americani. Nel 1998 viene inaugurato il più grande flagship store a New York: un punto vendita di 4 piani nella zona di Soho.

L’ARRIVO DELL’HIP HOP E DELLA CRISI

Nel 2000, la crisi è di nuovo nell’aria. Le vendite negli USA calano del 75%, il mercato è saturo, i giovani si rivolgono ad uno stile hip hop, abbandonando il gusto Hilfiger e proiettandosi su nuove tendenze. Serve un investitore privato. Nel 2006 la società viene venduta per 1,6 miliardi alla inglese Apax Partners per poi passare  nelle mani dell’americana PVH nel 2010, proprietario anche di Calvin Klein, per 3 miliardi di dollari. Ma Tommy tutt’oggi rimane il principale designer e volto del brand.

LO STILE TOMMY HILFIGER

Tommy Hilfiger e Lewis Hamilton

Tommy Hilfiger ha costruito dal niente un immaginario simile a quello di Ralph Lauren che lavora sull’heritage inglese in America e che dopo essere stato sostenuto dal mondo della musica nera è ora diventato un brand globale. Non c’è innovazione nel suo prodotto per una volontà precisa di parlare alle masse attraverso un linguaggio semplice, diretto e non creativo. Ha saputo vendere quell’eleganza pratica e casual di cui i ricchi statunitensi sono maestri. Non è un caso che il più abile a vendere agli americani un sogno di stile abbia una biografia difficile, fatta di un’infanzia povera e di continui fallimenti e risalite, una storia di seconde e terze occasioni. L’ingegno e la capacità di cogliere le mode del tempo sono ciò che fanno di Tommy un vero stilista, più che un semplice uomo d’affari. Oggi quel fiuto lo ha portato a collaborare con top model come Gigi Hadid o campioni sportivi come Lewis Hamilton, nel tentativo di far crescere un brand globale acquistato soprattutto per i jeans, le t-shirt e le camicie.

Gigi Hadid per Tommy Hilfiger

TOMMY, STILISTA DI CUORE

Chi ha ricevuto così tanto come lui, sa anche dare qualcosa in cambio. Hilfiger ha creato l’iniziativa TommyCares, dove le sue linee, come Hilfiger Denim o quella dedicata allo sportswear, appaiono in prima linea a sostegno di cause globali come la lotta alla povertà, i bambini a rischio nei paesi poveri o in guerra e l’ambiente. In passato Tommy Hilfiger ha collaborato con Wwf e Save the children per le loro battaglie. Dalla fondazione nel 1995, TommyCares ha fatto in modo che i suoi dipendenti nel mondo facessero ore di volontariato nelle varie associazioni locali. Sempre nel 1995 viene fondata la Tommy Hilfiger Corporate Foundation, una fondazione benefica con scopi di benessere culturale e fisico dedicata a giovani americani, grazie alla quale la D.A.R.E. (Drug Abuse Resistance Education) lo onora nel 2002 con la sua più alta onorificenza, “Il futuro dell’America”, per i suoi sforzi in favore dei giovani.

Nel 2015 in associazione con Nederland Cares, il brand ha contribuito alla distribuzione di cibo gratuito nelle zone a sud di Amsterdam. Ancora oggi sostiene le associazioni come Breast Cancer Research Fund, Hudson Guild, per promuovere la lettura tra i bambini svantaggiati dell’area del fiume Hudson e Dress for success, un’associazione che aiuta donne e uomini in difficoltà a vestire in modo appropriato in vista di un colloquio.

LA SITUAZIONE ATTUALE

Tommy Hilfiger è tra i primi stilisti a lanciare un modello di sfilata itinerante. I suoi mega show, infatti, sono presentati in tutto il mondo, da New York, a Londra sino in Italia. Rinomate sono, in tal proposito, le capsule collection firmate con i grandi dello sport come Lewis Hamilton (pilota di Formula1) e modelle di fama internazionale come Gigi Hadid e Zendaya. Peculiarità di queste presentazioni è la formula see now – buy now che permette di acquistare i capi presentati in passerella nel giro di poche ore dalla sfilata.

Nel 2019, il marchio di proprietà di Pvh vanta oltre 1500 store full price nel mondo ma opera diverse chiusure negli Stati Uniti tra cui il flaghship store di New York sulla fifth Avenue unendosi, nella scelta, a Versace e Ralph Lauren.

A. P. C.

A. P. C. Atelier de Production e de Création, sigla usata dallo stilista Jean Touitou (Tunisi, 1951) che, dopo avere studiato tutt’altro (storia e linguistica), sceglie la moda, trova lavoro da Kenzo e Agnès B. e, nel 1987, debutta con questo marchio, preferendo il sottotono ai riflettori. S’impone per la sapienza del taglio sartoriale, i tessuti esclusivi e il gusto dei recuperi storici. Predilige lo stile essenziale, minimalista, rigoroso: è precisione allo stato puro, lavorazioni che si apprezzano da vicino alle quali la passerella non rende giustizia. L’atelier si occupa anche di cose assai lontane dalla moda. Produce olio d’oliva. Nel ’95 ha lanciato una propria casa discografica producendo, per esempio, dischi di Sofia Coppola e Marc Jacobs. Sei anni dopo, ha investito in un film dvd di Zoe Cassavetes. Nel catologo di vendita per corrispondenza di A.p.c., che si avvale della collaborazione di Eley Kishimoto e di Jessica Ogden, propone anche abiti di Anna Sui e Martine Sitbon. Touitou ha 3 boutique a Parigi, 1 a Londra e 4 in Giappone.

1991. Primo negozio in Giappone e l’anno seguente nell’area di Soho a New York. Sono gli anni in cui lancia il suo catalogo per corrispondenza. Dopo l’apertura della boutique parigina nel sesto arrondissement si propone anche nella vendita su internet.

1998. A. P. C. Sbarca a Londra. Realizza diverse compilation musicali.

2002. Secondo negozio: a Tokyo, ad Harajuku, zona frequentata dagli under 20.

Dal 2009

Nel 2009, l’A.P.C. si è nuovamente insediata a Londra, nel suo negozio di Dover Street. Successivamente nel 2012, A.P.C. ha festeggiato il suo 25° anniversario ed è entrata in una nuova fase del suo sviluppo. Nell’ottica di favorire la sostenibilità dell’abbigliamento, A.P.C. incoraggia i propri clienti a restituire i jeans usati nei propri negozi per poterli poi trasformare e riutilizare.

Nel 2011 la designer Jessica Ogden ha lanciato insieme a Jean Touitou la prima collezione di trapunte A.P.C., elaborata anche con i resti di tessuto.

Nel 2016, A.P.C. ha lanciato le serate BAM BAM durante la settimana della moda femminile. Organizzate 4 volte all’anno fuori Parigi, queste serate hanno lo scopo di invitare i clienti dell’A.P.C. a interagire con il marchio in modo diverso, essendo organizzate con DJ e meno formali.

A.P.C.nel 2017 ha festeggiato il suo trentesimo anno di vita pubblicando A.P.C. Transmission, in collaborazione con Phaidon, una monografia del marchio e del suo fondatore Jean Touitou. L’A.P.C. ha anche iniziato a organizzare sfilate di moda. Dal 2018 il marchio è presente nel calendario ufficiale della Fédération de la Haute Couture et de la Mode.

Leiber

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Leiber Judith (1921). Stilista americana. Ha fondato l’omonima marca di pelletteria e accessori. Nata a Budapest, Judith Peto (sposata a Gerson Leiber nel 1946) fa il suo apprendistato nel Consorzio Ungherese della Borsetta. Nel ’47, si trasferisce negli Stati Uniti. Vive disegnando per i fabbricanti della Settima Avenue di New York. Nel ’63, decide di mettersi in proprio. Le sue borsette da giorno e da sera, tagliate e cucite a mano con una meticolosa sapienza artigianale, realizzate in coccodrillo, seta e metallo e spesso tempestate da pietre preziose, hanno avuto grande successo e sono oggetti da collezionismo.

La Bagagerie

Theory

Theory: marchio americano di moda pronta per donna e uomo. L’azienda, che ha base a New York, produce per una clientela alla ricerca di abiti pratici e comodi. Privilegia linee semplici e tessuti tradizionali, come il cotone e la lana, mescolati alla lycra e allo spandex. I colori vanno dal safari al verde oliva al bianco. La collezione sportiva di Theory include i pantaloni “cargo” e si ispira all’essenzialità delle tute da yoga. Il marchio è diffuso nei principali grandi magazzini degli Stati Uniti. Nel 2004 vengono progettate linee di accessori come borse e calzature, lanciate sul mercato a partire dal 2006. Il successo negli Stati Uniti è tale che nello stesso anno viene aperto il primo flagship store, ai piani inferiori del quartier generale del brand, nel trendy Meatpacking District di New York.

Bulova

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Bulova, marchio nato nel 1875 quando Joseph Bulova, immigrato ventitreenne, aprì una piccola gioielleria a Malden Lane a New York. Nel 1911 Bulova iniziò a creare orologi da tavolo e da taschino raggiungendo un grande successo. Produce poi i primi orologi da polso durante la Prima Guerra Mondiale e, in seguito, anche una linea per donna con diamanti. Nel 1928 Bulova introduce nel mondo la prima radiosveglia. Seguendo le innovazioni del design, questo brand offre uno stile adatto per ogni occasione e gusto, attraverso l’utilizzo di diamanti, oro, ma presentando anche prodotti più sportivi e moderni.

Gorman

Aigner

Aigner è un marchio di pelletteria e abbigliamento fondato nel 1950 dal designer ungherese Etienne Aigner. Debutta a New York. Nel ’65, a Monaco nasce, attorno al marchio, una società. La sua caratteristica è la pelle colorata con un rosso speciale. Da allora la brand del ferro di cavallo, il logo dell’azienda, quotata in borsa, viene commercializzata in 37 paesi. Nel ’72, apre in Italia Etienne Aigner Srl società che è responsabile di tutto il settore del pellame e che allarga la produzione a scarpe e valigie. Tra gli anni ’70 e ’80, la produzione si espande nel settore serico, con i foulard, e alla cosmetica con il lancio di un profumo Etienne Aigner No. 1. Nel ’78 viene lanciata la prima linea di abbigliamento per uomo e donna, che dalla stagione 1999-2000 è prodotta da Modyva. Nel 2000, Etienne Aigner morto a New York all’età di 95. La collezione autunno inverno 2003-’04 è stata disegnata dalla stilista austriaca Ines Valentinitsch.

ASHISH N SONI

Stilista indiano nato nel 1971, ha lanciato la sua linea nel 1993. Partecipa regolarmente alla Fashion Week e vende le sue creazioni in tutto il mondo.

ASHISH N SONI. Stilista indiano nato nel 1971, ha lanciato la sua linea nel 1993. Attento alla struttura, spesso nei suoi abiti si ritrovano rielaborazioni di elementi tipici dell’abbigliamento tradizionale della sua terra d’origine. Notato dalla critica, ed elogiato dalla stampa d’opinione, partecipa regolarmente alla Fashion Week di New York e vende le sue creazioni in tutto il mondo.

Al suo debutto nell’Olympus fashion week di New York, settembre 2005, è stato salutato come “una delle nuove scoperte di New York” da Suzy Menkes dell’International Herald Tribune.

Ashish Soni è stato anche Chief Design Officer, per il marchio di lusso internazionale Vanessa G, lanciato a Londra nel 2011.

Ashish è noto per il suo senso estetico acutamente raffinato e ingannevolmente semplice
Le sue linee caratteristiche sono caratterizzate da estrema semplicità, linee impeccabili, tagli immacolati e una finitura perfetta. La sua eleganza e originalità, il suo senso dello stile intuitivo e originale, si combinano con una costruzione impeccabile dei capi per creare capi incredibilmente semplici ma drammatici. L’immacolata sartorialità e l’attenzione ai dettagli che deriva da uno sfondo maschile rimane il marchio forte. Con il design come obiettivo primario, gli abbellimenti sono sussidiari e utilizzati con grande sobrietà per evidenziare la forma.