Cortigiani

Cortigiani è un brand di sportwear maschile nato a metà degli anni’80. Attento alla ricerca dei migliori materiali e all’innovazione nella produzione.

Cortigiani è un brand di sportswear maschile nato a metà degli anni’80. Creato da Roberto Ziero e Donato Cecchin che fondano anche la Gefin, azienda produttrice del marchio. Le collezioni si fanno notare subito per la costante ed attenta ricerca dei migliori materiali e delle lavorazioni, originali e di ottima fattura. Oggi la linea viene distribuita in 250 negozi top nel mondo attraverso i due show-rooms di Milano e New york.

Cortigiani
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Comptoir des Cotonniers

Comptoir des Cotonniers. Dalla sua creazione nel 1995, disegna le proprie collezioni coniugando modernità, eleganza, creatività e moda…

Comptoir des Cotonniers. Dalla sua creazione nel 1995, disegna le proprie collezioni coniugando modernità, eleganza, creatività e moda. Il target a cui questo brand si rivolge è di donne di tutte le età e la finalità è soprattutto quella di farle sentire  a proprio agio. Il lavoro costante sui tagli, le tonalità che giocano sui contrasti, gli stampati esclusivi e infine i dettagli femminili lo rendono un brand di tendenza che, da vero precursore, ha scelto per pubblicizzare le sue collezioni vere coppie di madri e figlie.

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Camard Isabelle

Camard. Assistente di Per Spook dal ’86 all’87, completa nel frattempo gli studi all’Institut Français de la Mode di Parigi e alla Parsons School of Design.

Camard Isabelle (1960). Assistente di Per Spook dal 1986 all’87, completa nel frattempo gli studi all’Institut Français de la Mode di Parigi e alla Parsons School of Design di New York. Nell’88 lavora per un anno con Issey Miyake. Debutta nell’ottobre del ’90 presentando, a Parigi e a Tokyo, la sua prima collezione primavera-estate 1991.

Blahnik

Blahnik. Le sue scarpe, considerate alla stregua di opere d’arte, sono esposte al Metropolitan di New York e al Victoria and Albert Museum di Londra.

Blahnik
Manolo Blahnik alle prese con un disegno.

Ha partecipato alla prima Biennale di Firenze Il Tempo e la Moda. Per la notte degli Oscar, molte star “esigono” le sue creazioni. Nato a Santa Cruz nelle Canarie da padre ceco-ungherese e da madre spagnola, studia a Ginevra e muove i primi passi come scenografo. È Diana Vreeland a suggerirgli, sfogliando un suo book, di puntare tutto sulla calzatura. Apre così all’inizio degli anni ’70 un minuscolo negozio a Londra, in Church Road che diventa immediatamente un punto di incontro per donne come Loulou de la Falaise, Bianca Jagger, Tina Show. Oggi le sue eccentriche sculture in miniatura, in bilico su tacchi piedistallo e chiamate confidenzialmente dal mondo della moda Manolos non sono più di 300, 350 l’anno, tutte realizzate a mano quasi sempre con materiali rari e impensabili: foglie, corteccia, perline veneziane, cincillà, e sono vendute nello stesso negozio di Londra, ora un po’ più grande, dall’84 anche nel negozio di New York e in una ventina di altre boutique, non monomarca, nel mondo. Ricercatissimo dai collezionisti il modello Brique del ’71: una sorta di zoccolo con la suola a mattone e la fascia colorata. Affiancato sempre dalla sorella Evangelina, ha collaborato alle sfilate di Galliano, Ozbek, Berardi.

Il successo planetario ottenuto da Manolo grazie alle sue celeberrime calzature, lo portano alla conquista di Los Angeles con il premio Rodeo Drive Walk of Style, riconoscimento ottenuto anche dai colleghi Ferragamo, Armani, Versace e Ford. Il suo nome, quindi, passa alla storia con la mitica stella, sulla Walk of Fame.

Blahnik
Le celebri calzature Manolo Blahnik

Recentemente

Nel 2015 il maestro delle scarpe londinese lancia sul mercato la sua prima collezione di borse: una capsule collection composta da sei clutch lussuose. Piccoli gioielli da portare a mano, in satin e crêpe de chine, con particolare in cristallo, dal valore commerciale tra i 1.725 ai 1.925 dollari.

Per omaggiare la carriera folgorante di Blahnik, nel settembre del 2017 esce nelle sale cinematografiche il film autobiografico, “Manolo: the boy who made shoes for lizards”. La pellicola racconta le fasi salenti della vita del celebre designer, accompagnata dalle interviste di Anna Wintour,  Naomi CampbellRihannaJohn Galliano e Paloma Picasso.

Nel 2019, dopo 38 anni di attività, chiude la storica boutique di  Midtown West 54th St., la “mecca delle fashioniste“, nonché set di alcune tra le più celebri scene di Sex And The City.

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Manolo Blahnik in mostra a Londra 

Bruce

Bruce. Marchio statunitense varato nel 1998 dagli stilisti Nicole Noselli e Daphne Gutierrez. Hanno studiato alla Parsons School of Design di New York

Bruce. Marchio statunitense varato nel 1998 dagli stilisti Nicole Noselli (1971) e Daphne Gutierrez (1971). Entrambi hanno studiato alla Parsons School of Design di New York e, dopo aver lavorato Noselli nell’atelier di Isaac Mizrahi e Guetierrez in quello di Donna Karan, hanno deciso di provare a creare una loro linea. Nel loro appartamento-studio del Lower East Side, è nata Bruce, una collezione che comprendeva solo 7 pezzi. Oggi, l’etichetta è famosa nel mondo della moda “alternativa” newyorkese.

Bianchini-Férier

Bianchini-Férier. Seteria lionese fondata nel 1888 dall’italiano Carlo Bianchini, associato a François Aruier e François Férier.

Bianchini-Férier. Seteria lionese fondata nel 1888 dall’italiano Carlo Bianchini, associato a François Aruier e François Férier. È famosa per una sua crêpe georgette, usatissima dai sarti dell’alta moda, e per avere chiamato a disegnare stoffe artisti come Sonia Delaunay e Raoul Dufy. A 10 anni dall’avvio, la ditta già respira in grande: ha una sede a Parigi e sta per sbarcare a Londra. Nel 1909, è a New York e, nel ’22, a Montreal. Oggi, ha un archivio con 40 mila bozzetti originali.

Abboud Joseph

Abboud Joseph. Stilista di origine libanese. Vive e lavora a New York. Disegna anche per la donna e crea tessuti per l’alta moda.

Abboud Joseph. Stilista di origine libanese. Vive e lavora a New York. Pur avendo alle spalle un percorso insolito (studi di letteratura all’Università del Massachusetts e alla Sorbona), si è conquistato uno spazio considerevole alla ribalta dell’american style. Disegna anche per la donna e crea tessuti per l’alta moda. Abbina lo stile casual americano ai colori e tessuti del suo paese.

È soprattutto dai tappeti kilim, di cui è un collezionista, che ha sempre tratto ispirazione per le sue collezioni, anche quando ha disegnato per altre griffe, come Louis di Boston. Diventa un designer affermato collaborando con Lauren che decide di lasciare, nell’86, per mettersi in proprio. Il successo è immediato. In seguito s’impegna nella linea donna, nel guardaroba sportivo, negli accessori, nelle scarpe, profumi e mobili. Le sue collezioni maschili sono state presentate in Europa per la prima volta nel 1990.

Nel Giugno del 2000 il marchio passa di mano. Per una cifra pari a 65 milioni di dollari la Gft Net, il ramo manifatturiero della italiana Hdp, diventa unica proprietaria dei ranges e delle licenze Abboud.

A Maggio 2002, sono positivi i risultati del brand nel primo trimestre dell’anno: a fronte di risultati contrastanti ottenuti dagli altri marchi Hdp, Abboud fa registrare un incremento del 3 per cento.

Nel Settembre 2002, Abboud rimane l’ultimo marchio di moda in possesso di Hdp, dopo il completamento della vendita di Valentino, Sahzà, Revedi e Facis. L’anno si chiude con ricavi da 80 milioni di euro e un risultato operativo di 10,5 milioni di euro.

Esce il libro Thread scritto dallo stilista, che è anche designer ufficiale per alcuni network televisivi, per NbcOlympics, Cbs’s March Madness e Nfl Today.

Nel 2009, è la manifattura che produce i suoi capi è la più grande del Massachusetts e le etichette riportano orgogliosamente la dicitura Made in America. In seguito alla morte per cancro al seno della madre e della sorella, è diventato un attivo sostenitore di iniziative umanitarie di cura e sostegno alle persone affette da questo male. Per la sua attività (ben 2 milioni e 600 mila dollari raccolti) ha ricevuto il premio “Men of the Cure” dalla rivista GQ e dalla General Motors Corporation.

Bulova

Bulova, marchio nato nel 1875 quando Joseph Bulova, immigrato ventitreenne, aprì una piccola gioielleria a Malden Lane a New York

Bulova, marchio nato nel 1875 quando Joseph Bulova, immigrato ventitreenne, aprì una piccola gioielleria a Malden Lane a New York negli Stati Uniti. Nel 1911 iniziò a creare orologi da tavolo e da taschino raggiungendo un grande successo. Produce poi i primi orologi da polso durante la Prima Guerra Mondiale e, in seguito, anche una linea per donna con diamanti.

Bulova
Joseph Bulova.

Nel 1928 introduce nel mondo la prima radiosveglia. Seguendo le innovazioni del design, questo brand offre uno stile adatto per ogni occasione e gusto, attraverso l’utilizzo di diamanti, oro, ma presentando anche prodotti più sportivi e moderni.

Nel corso degli anni ‘60, la NASA domandò all’azienda di integrare il suo Accutron nei suoi computer per il cosiddetto “Programma Spaziale”. La tecnologia di Bulova diventa parte integrante della tecnologia spaziale.

Il brand produce orologi di fama internazionale. I loro orologi sono tra i più richiesti al mondo, subito dopo i RolexCartier, Omega, e Tiffany.

Bulova
Una pubblicità degli orologi del brand.

Nel 2015 Alessio assume il ruolo di General Manager dell’azienda in Italia.

L’azienda è presente in tutto il mondo, ma principalmente in America, Giappone, Cina, Canada, Italia, Messico, Svizzera, UK e Germania.

Nel settembre del 2020, dopo sessantanni dalla sua prima produzione, viene rilanciato sul mercato l’iconico orologio da polso Accutron, tra i primi ad avere un meccanismo elettronico. Sempre nel 2020, il marchio che fa a capo del gruppo Citizen omaggia Frank Sinatra con il modello Fly me to the moon: un orologio dal movimento automatico, proposto in tre diverse varianti.

Il brand conta più di 1.200 punti vendita.

Gorman

ANNA SUI

Indice

  1. Le origini e i primi anni di carriera
  2. Il successo e le sue linee 
  3. La clientela di star e collaborazioni
  4. Le esposizioni su Anna Sui
  5. Il corto e le apparizioni televisive

LE ORIGINI E I PRIMI ANNI DI CARRIERA

Anna Sui Gordon Stevenson e Steven Meisel

Anna Sui nasce a Detroit il 4 agosto 1952 da genitori cinesi. Già in tenera età capisce di voler diventare una stilista di moda, perciò si trasferisce a New York e si iscrive alla Parson The New School for Design. Inizia a ideare collezioni sportive e cura lo styling dei servizi fotografici di Steven Meisel. Sarà lui ad incoraggiarla a far sfilare i suoi capi in passerella alla New York Fashion Week del 1991: per lei sfilano gratuitamente le amiche Naomi Campbell, Linda Evangelista e Christy Turlington. È fortemente influenzata dalla scena punk newyorkese e si concentra su questo stile. Agli inizi degli anni ’90, le sue antenne, anticipando quasi tutti, captano dalla strada lo stile grunge.

Anna Sui e Steven Meisel

La prima boutique apre a Soho nel 1992 e si fa notare per i mobili d’antiquariato neri e i muri viola, dipinti da Anna stessa. La stilista vende jeans e profumi Anna Sui come Sui Dreams, Flight of Fancy e Romantica. Inoltre, lancia tendenze come lo stile floreale anni Quaranta e le stampe fumettistiche. Dal 1997 in poi si fa conoscere in tutto il mondo con la serie di profumi Dolly Girl.

Anna Sui Boutique

Sulla passerella delle sfilate ’99 a New York, ha presentato modelli in bianco e nero e patchwork e ponchos ispirati alle canzoni di Bob Dylan.

Linda Evangelista, Naomi Campbell e Christy Turlington

IL SUCCESSO E LE SUE LINEE

Backstage della sfilata SS 2014

Il New York Times arriva a nominarla nella lista delle maggiori icone della moda. Nel 2007 ha lanciato una linea di abbigliamento per adolescenti chiamata Dolly Girl by Anna Sui e nel 2009 una per bambine chiamata Anna Sui Mini. Alla creazione di abbigliamento, la stilista ha anche affiancato la produzione di scarpe e di profumi. Nel 2008 è stata una della maggiori sostenitrici della campagna Save the Garment Center, per preservare il distretto della moda di Manhattan. Ha due show-room, uno a New York e l’altro a Los Angeles.

LA CLIENTELA DI STAR E LE COLLABORAZIONI

Fra le clienti più famose di Anna Sui si possono citare Paris Hilton, Patricia Arquette, Mischa Barton, Christina Ricci, Cher, Naomi Campbell, Sofia Coppola – per cui ha disegnato i vestiti per il film Lost in Translation – Lindsay Lohan, Hilary Duff, Marija Šarapova, Nicole Richie, Liv Tyler, Courtney Love, e James Iha.

Ha inoltre disegnato i costumi presenti nell’anime giapponese Il conte di Monte Cristo, ed alcune linee di cellulari della Samsung nel 2005. Nel 2006 esce una sua versione della Barbie per la Mattel. Ha una vera e propria devozione per le proprie bambole: così prende piede l’estro di Anna Sui che fin da bambina veste e riveste le proprie bambole arrivando ad organizzare immaginari Premi Oscar tra le pareti colorate della propria stanza da quando era bambina.

LE ESPOSIZIONI SU ANNA SUI

Tributo ad Anna Sui

La stilista americana nel 2017 viene celebrata al Fashion and Textile Museum di Londra da “The World of Anna Sui”, una mostra che ne ripercorre la parabola dal debutto al successo, con più di 100 look e molto materiale della sua produzione.

Il Victoria and Albert Museum di Londra, per l’edizione Fashion in Motion, ospita una piccola sfilata della stilista. Le precedenti edizioni avevano visto protagonisti Alexander McQueen, Vivienne Tam, Christian Lacroix e Philip Treacy. Due abiti della stilista orientale, risalenti alla sua collezione primaverile del 1997, trovano posto nella mostra Men in skirts sempre al Victoria and Albert Museum. Nel 2019, a celebrarla è Museum of arts and design di New York con una retrospettiva che mette in mostra 75 abiti firmati da Sui. In esposizione, le collezioni che più hanno identificato lo stile androgino di Anna, partendo da alcuni pezzi d’esordio in passerella, nel 1991.

“The World of Anna Sui” al Fashion and Textile Museum di Londra

IL CORTO E LE APPARIZIONI TELEVISIVE

Realizza un cortometraggio durante una sua festa privata: il materiale diretto da Zoe Cassavettes con la collaborazione di Noah Bogen viene poi utilizzato come “sfondo” per la presentazione della successiva collezione invernale. Il film evoca lo spirito del periodo pop dei festini di Andy Warhol. Tra gli attori-ospiti, c’erano Vincent Gallo, James Iha, Maggie Rizer, Duncan Sheik, Carmen Cass, Rufus Wainright, Verushka, Marc Jacobs, Karen Elson e George Condo.

Appare  in America’s Next Top Model e Project Runway, talent show americani, ma anche in documentari come Diana Vreeland: The Eye Has to Travel e Make It in America: Empowering Global Fashion.

Aigner

Aigner è un marchio di pelletteria e abbigliamento fondato nel 1950 dal designer ungherese Etienne Aigner. Debutta a New York. Raggiunge in fretta fama mondiale in quanto i prodotti da loro presentati erano di alto livello innovativo.

Nel ’65, a Monaco nasce, attorno al marchio, una società. La sua caratteristica è la pelle colorata con un rosso speciale. Da allora la brand del ferro di cavallo, il logo dell’azienda, quotata in borsa, viene commercializzata in 37 paesi.

Aigner
Etienne Aigner, il fondatore dell’omonimo brand.

Etienne Aigner Srl apre in Italia nel ’72, società responsabile di tutto il settore del pellame e che allarga la produzione a scarpe e valigie. Tra gli anni ’70 e ’80, la produzione si espande nel settore serico, con i foulard, e alla cosmetica con il lancio di un profumo Etienne Aigner No. 1. Sempre negli anno ’80 Aigner inizia a produrre anche orologi.

Nel ’78 viene lanciata la prima linea di abbigliamento per uomo e donna, che dalla stagione 1999-2000 è prodotta da Modyva.

La morte di Etienne Aigner e l’evoluzione della griffe

Etienne Aigner è morto nel 2000 a New York, all’età di 96 anni.

La collezione autunno inverno 2003-’04 è stata disegnata dalla stilista austriaca Ines Valentinitsch ed è stata presentata alla Milano Fashion Week.

Durante il 2005 il brand ha aperto più di 20 nuovi negozi, per espandersi più velocemente e raggiungere facilmente una platea maggiore.

Nel 2009 il marchio contava già 112 negozi, in 45 paesi. Nello stesso anno hanno firmato un contratto con Mariella Burani Fashion Group per produrre e distribuire collezioni prêt-à-porter.

Nel 2014 la griffe festeggia cinquant’anni di attività con una sfilata evento a Milano. Il direttore creativo, Christian Beck, spulcia negli archivi della griffe per realizzare la sua personale “Icon Collection” con tutti i pezzi cult realizzati, in mezzo secolo, da Etienne e dai suoi successori. Abiti sensuali, svasati e trasparenti, riadattati in chiave contemporanea.