MARC JACOBS

Famoso stilista americano, è stato direttore creativo di Louis Vuitton per 16 anni. Nel 1994 ha inaugurato il suo brand.

Indice:

  1. Le origini
  2. La prima collezione 
  3. Marc Jacobs e Louis Vuitton
  4. I problemi personali
  5. Premi e inaugurazioni
  6. Lo sviluppo del brand
  7. Collaborazioni ed eventi recenti
  8. Jacobs lascia Vuitton
  9. Situazione attuale

Le origini

Marc Jacobs (1963) è un designer americano originario di New York City. Dopo essersi diplomato alla High School of Art and Design nel 1981, ha frequentato la Parson’s School of Design dove si laurea nel 1984 con ottimi voti, ottenendo ben tre riconoscimenti. Nello stesso periodo, disegna la sua prima collezione artigianale di articoli di maglieria per Ruben Thomas Inc.

Lo stesso anno fonda una società con Robert Duffy, la Jacobs Duffy Design.

Marc Jacobs
Marc Jacobs

LA PRIMA COLLEZIONE

Nel 1986 Jacobs disegna la prima collezione di prêt-à-porter per Kathiyama USA. Due anni dopo, organizza uno show di grande impatto in un enorme parcheggio a New York.

Nel 1989 Jacobs e Duffy si uniscono a Perry Ellis. Duffy venne nominato presidente e Jacobs vice-presidente della linea d’abbigliamento donna.

A Jacobs piaceva scommettere con se stesso su quanto in alto potesse arrivare. Nel 1992 si mette in gioco con una collezione che la stampa definì “Grunge” e gli costa il suo contratto con Perry Ellis. Il mondo della moda e della critica, tuttavia, ne sono entusiasti e, ironia della sorte, quella stessa collezione fa vincere a Jacobs il premio  del CFDA Designer of the Year.

Marc Jacobs e louis vuitton

Nell’autunno del 1993 fonda la Marc Jacobs International Company. Nel 1994 firma la sua prima licenza per Renown Look e per Mitsubishi per la distribuzione in Giappone.

Jacobs continua a lavorare con altri marchi per finanziare il suo progetto. Nel 1996, mentre lavora per Iceberg a Milano, riceve una telefonata da Bernard Arnault, CEO di LVMH, che era alla ricerca di giovani talenti per la sua maison francese. Nel gennaio 1997, Jacobs fu nominato direttore artistico di Louis Vuitton. Le trattative portano anche alla decisione di finanziare l’etichetta Marc Jacobs, che LVMH ingloba immediatamente nel suo impero.

i problemi personali

Le enormi responsabilità, l’ingente carico di lavoro, portano Jacobs verso la droga, a tal punto che viene costretto alla riabilitazione. Molte persone gli restano accanto: tra di loro la direttrice di American Vogue Anna Wintour e l’amica e modella Naomi Campbell.

Due anni dopo, una volta ripresosi, si dedica alla prima linea prêt-à-porter firmata Louis Vuitton, espandendo al contempo il proprio brand.

Marc by Marc Jacobs primavera 2015
Marc by Marc Jacobs primavera 2015

Nel 2001 Jacobs e Duffy presentano una seconda linea Marc by Marc Jacobs, che comprende scarpe, borse e accessori. Le scarpe uomo e donna sono il risultato di un accordo firmato con il calzaturificio Rossi Moda S.p.A..

A settembre, il designer lancia la sua prima fragranza, la Marc Jacobs Perfume.

Premi e inaugurazioni

Il Council of Fashion Designers of America nel 2002 nomina Marc Jacobs Menswear Designer of the Year. Nel 1999, nel 2003 e nel 2005 è invece Accessories Designer of the Year. Viene invece nominato Womenswear Designer of the Year nel 2010.

Marc Jacobs, CFDA 2010, Womenswear Designer of the Year
Marc Jacobs, CFDA 2010, Womenswear Designer of the Year

lo sviluppo del brand

Il brand Marc Jacobs debutta nel 2003 con una collezione di arredamento. Nel 2004,  invece, dopo un lucroso rinnovo contrattuale con LVMH, il brand adotta nuove strategie per estendere la sua portata geografica e le entrate.  Lo stesso anno vede, poi, il lancio del primo negozio multimarca negli Stati Uniti, a Newbury Street, Boston. Ad agosto vengono aperti nuovi negozi a Shanghai, a Pechino e a Chengdu, grazie all’accordo con Imaginex. Vi è anche un altro evento importante: la terza fragranza donna, Blush, viene lanciata grazie all’accordo con il noto gruppo Lancaster.

Marc Jacobs Blush
Blush

Il marchio americano Fossil stipula inoltre un accordo di licenza con l’azienda per la produzione e la distribuzione di orologi donna e uomo, sotto il nome Marc by Marc Jacobs. Le nuove linee vengono prodotte in Svizzera e vendute nelle boutique del brand e in alcuni department store selezionati in tutto il mondo.

Marzo 2005 segna l’apertura di molti punti vendita: due a Los Angeles in Melrose Place e uno in Florida, a Bal Harbour. Nell’agosto invece, il brand lancia la linea di abbigliamento per bambini, la Little Marc.

Marc Jacobs Store di LA
Store di LA

A gennaio 2006, la società apra il primo negozio monomarca in Rue Montpensier a Parigi, una boutique di 150 mq.

Il 2007 è un anno ricco di eventi, tra cui il lancio della prima collezione eyewear, la nuova Marc Jacobs Home Fragrance Collection e la prima fragranza Daisy. Nel 2009, Marc Jacobs vince la 37a edizione del Premio FiFi Fragrance Foundation, ricevendo l’Hall of Fame.

Marc Jacobs vincitore della 37° edizione del premio Fifi
Marc Jacobs vincitore della 37° edizione del premio Fifi

Collaborazioni ed eventi RECENTI

Il 2010  vede molte collaborazioni e altrettanti eventi degni di nota, come l’installazione delle scarpe da balletto indossate dalle ballerine dell’Opéra Garnier, in occasione dell’apertura del negozio al Palais Royal. Il 2010 è anche l’anno della campagna pubblicitaria della prima fragranza maschile, Bang. Gli scatti rappresentano lo stesso designer, completamente nudo, sdraiato su lenzuola d’argento, coperto solo da un’enorme bottiglia di profumo.

Marc Jacobs Bang
Bang

Sempre lo stesso anno, lo stilista americano apre una catena di librerie a New York e a Los Angeles, la Bookmarc. Un libro dedicato al suo entourage creativo venne pubblicato con il titolo “The Men + Women Of Marc Jacobs“. Il volume di 300 pagine è in edizione limitata ed illustra il mondo e la vita dello stilista attraverso gli scatti del fotografo Brian Bowen Smith.

Nel 2012, Bookmarc sbarca anche in Europa, a Londra e a Parigi.

Un anno dopo, Marc Jacobs si fa sostenitore della lotta al cancro al seno, creando una limited edition di shopping bags con lo slogan “Fight Like A Girl“. Tutti i ricavi dell’iniziativa vengono devoluti alle associazioni Action Breast Cancer e Europa Donna Ireland.

Marc Jacobs Bookmarc store
Bookmarc store

Jacobs lascia Vuitton

Nell’ottobre 2013, Marc Jacobs da le dimissioni, lasciando il ruolo, che teneva dal 1997, di direttore creativo di Louis Vuitton, con l’intento di concentrarsi unicamente sulle sue linee.

Marc Jacobs Ultimo fashion show Louis Vuitton di Marc Jacobs
Ultimo fashion show Louis Vuitton di Marc Jacobs

Nel 2014, per trovare il volto della campagna autunno/inverno 2014 della sua seconda linea, Marc by Marc Jacobs, si affida a Twitter e Instagram, usando l’hashtag #CastMeMarc, creato appositamente dal suo team.

Nel marzo 2015, lo stilista annuncia la chiusura del suo secondo marchio, Marc by Marc Jacobs, per concentrarsi sullo sviluppo del brand principale, Marc Jacobs, rivolto ad un pubblico più abbiente.

Situazione attuale

Marc Jacobs Sfilata autunno/inverno 2017
Sfilata autunno/inverno 2017

A settembre 2016, lo stilista presenta la collezione primavera/estate 2017 con uno stile punk moderno, ispirato al design rave degli anni ’80 e da persone come Boy George e Marilyn Manson.

Nella collezione autunno/inverno 2017 ha realizzato la New York 67th Street Armory, una passerella in cui le modelle hanno sfilato attraverso due lunghe file di sedie pieghevoli senza alcun tipo di musica. Nello stesso anno, arriva l’annuncio della chiusura linea uomo del marchio che verrà poi rilanciata nel 2019 titolandola The Marc Jacobs, collezione affordable unisex e genderless.

Sull’operato del designer, LVMH inizia a gettare ombre. La stoccata sullo stilista americano giunge nel 2018 quando il gruppo francese arruola John Targon (ex settore vendite Celine e Burberry e co-fondatore del marchio Baja East) nel ruolo di direttore creativo contemporary del marchio. Tale ingaggio rappresenta una delle prime mosse di Eric Marechalle  (CEO del marchio dal luglio 2017) che intuisce il periodo negativo dello stilista. Gli analisti, infatti, stimano che i ricavi del brand, dal 2013 al 2017 sarebbero più che dimezzati. A determinare tale tracollo sarebbe la chiusura del brand Marc by Marc Jacobs che rappresentava circa l’80% dei ricavi. Ma la collaborazione con Targon la le ore contate. Lo stilista, infatti, viene messo alla porta solo tre mesi dopo, giustificando il suo licenziamento con una nota lampo: “Lavorare insieme non aveva senso per il brand e gli auguriamo il meglio“.

L’anno nero di Jacobs continua dopo la citazione in giudizio della band Nirvana che lo accusa di aver copiato il logo Smile Face, disegnato nel 1991 dal leader del gruppo, Kurt Cobain.

Logo Smile Face

Il faccino sorridente è tra le stampe che compongono la capsule Redux Grunge Collection 1993/2018 inserita nella Resort 2019. I disegni apparterrebbero ad una collezione di 26 capi che Marc aveva realizzato 25 anni prima per il marchio Perry Ellis. La band grunge, a suo tempo, aveva già commercializzato il logo attraverso alcune licenze come confermano alcune partnership con griffe medio e low cost come Target, H&M e Urban Outfitters

 

 

CÉLINE

Céline, azienda francese nata nel 1945, dapprima si occupò di calzature per bambini su misura, per poi allargare gli orizzonti a tutto il mondo della pelletteria di lusso e del prêt-à-porter.

Le origini: Céline Vipiana

È ormai una lunga e radicata storia quella della moda firmata Céline. Céline Vipiana e il marito Richard aprirono la prima boutique nel 1946, a Parigi, al 52 di rue Malte.

Insieme crearono uno dei primi brand di lusso nel settore, Céline, un’azienda di calzature su misura per bambini. Poi, di anno in anno, il successo della maison consentì di allargare gli orizzonti. Céline Vipiana rimase come designer della casa di moda dal 1945 al 1997.

Céline Vipiana nel suo ufficio
Céline Vipiana nel suo ufficio

Nel 1960, il brand cambiò il suo target, iniziando a concentrarsi sulla moda prêt-à-porter femminile, con un approccio sportivo. Sempre nel ’63 Céline presentò una linea di scarpe da donna e nel ’66 debuttarono le collezioni in pelle.

Céline nel 1973 ridisegnò il suo logo “C” Sulky, legato all’ Arc-de-Triomphe, indubbio simbolo parigino.

LVMH rileva Céline

Nel 1996 il marchio venne ufficialmente rilevato da LVMH, Gruppo Arnault, proprietario di molteplici firme della moda e del lusso, per 540 milioni di dollari. In quel momento, LVMH rese popolare il marchio e aprì una boutique al 36 di Avenue Montaigne a Parigi.

L’azienda, affidata alla regia di Nan Lergeai responsabile di Dior per l’Estremo Oriente, ha attuato una politica di boutique monomarca in tutto il mondo, con particolare attenzione al mercato asiatico e statunitense.

Michael Kors

Nel 1997 Célin nominò lo stilista americano Michael Kors primo stilista e direttore creativo prêt-à-porter femminile. Dopo tale assunzione, il marchio si evolse rapidamente: nel maggio 2001 la società aprì la prima boutique monomarca a Londra, in New Bond Street.

Ad agosto, il Museo Isetan di Tokyo dedicò una retrospettiva a Céline, illustrando lo stile della maison dal 1945 ai giorni nostri, evidenziando le modifiche apportate nel 1997 con l’arrivo del direttore artistico Michael Kors.

Céline Micheal Kors, collezione primavera/estate 2001
Micheal Kors, collezione primavera/estate 2001

La celebre borsa Grant, grande successo degli anni ’60, era il pezzo forte e veniva cucita davanti ai visitatori sottoforma di miniatura in cartone. Gli acquirenti potevano personalizzare i pezzi in vendita, limitati e numerati, con il loro nome.

IL NUOVO MILLENNIO

Nel settembre 2001, con l’avvento della moneta unica europea, Céline, per celebrare l’evento, creò una collezione di accessori decorati con dodici monete.

Dopo Londra e Anversa, il Club Céline arrivò anche in Italia, nella nuova boutique inaugurata in Galleria Cavour a Bologna. La società prevedeva di aprire altri 100 punti vendita entro la fine del 2001.

La borsa Poulbot

Céline Borsa Poulbot in grigio
Borsa Poulbot in grigio

Nel maggio 2003 Céline presenta la nuova borsa Poulbot. Il nome deriva da Francisque Poulbot, artista contemporaneo di Toulouse-Lautrec, dal quale quest’ultimo venne ispirato quando dipinse i monelli di strada di Parigi.

Da quel momento, Poulbot ha sempre avuto il significato il monello e la borsa venne chiamata una borsa audace, “monella” o “mascalzona”. Si blocca come una borsa a spalla, bombata e rotonda con cuciture tenute insieme da rivetti metallici, realizzati in pelle di colori vivaci come arancio, fucsia e blu elettrico.

Inoltre, Céline disegnò una mini-collezione ispirata alle strade di Parigi. Il nome, Macadam, è quello del materiale di cui la città è pavimentata e che ad ella regala una forte identità stilistica (risale, infatti, al 1854). La collezione durò una sola stagione. Céline possiede ora ben 63 boutique in tutto il mondo.

Un periodo difficile

Nell’ottobre 2004, Roberto Menichetti divenne direttore creativo, sostituendo l’americano Michael Kors come capo artistico della storica maison francese. A maggio 2005, dopo solo due stagioni, la collaborazione tra il designer italiano e la maison francese giunse, consensualmente, al termine.

Céline Primo negozio Célin a Firenze
Primo negozio Célin a Firenze

A giugno, un prestigioso negozio fu inaugurato a Firenze, nella centralissima via Tornabuoni (nel 2004 era già stata aperta una boutique a Roma in via Condotti). Fu una degna celebrazione del 66° anniversario della griffe, che, rispetto ai 4 anni precedenti, mostrò una crescita del fatturato del 50%.

Un anno dopo, la designer croata, Ivana Omazic, Ivana Omazic venne nominata direttrice artistica accettando la sfida di modificare l’immagine della griffe pur mantenendo intatte le caratteristiche di base, cioè quella côté sportswear propria della tradizione Celine. Ex consulente del marchio, Ivana Omazic in precedenza aveva anche lavorato con Prada, Jil Sander e Miu Miu. Lavorò per Céline fino al 2008.

Phoebe Philo

Il 4 settembre 2008 il Gruppo LVMH nominò Phoebe Philo nuovo direttore creativo e membro del consiglio di amministrazione. La designer concentra l’attenzione sugli asptti sartoriali e sui materiali di pregio. Vogue definì il nuovo look estetico che Phoebe Philo diede al brand come “cool minimal trend“.

Céline Phoebe Philo, collezione primavera/estate 2015
Phoebe Philo, collezione primavera/estate 2015

Nel 2014, all’auge, la Maison aprì nuovi flagship store a Mount Street (Londra), in Avenue Montaigne (Parigi), a Omotesando (Tokyo), a SoHo (New York) e in Plaza 66 (Shanghai). Alla fine del 2014, Céline aveva completamente rinnovato la sede al 16 di Rue Vivienne, edificio storico risalente al 1653: nella lista dei patrimoni nazionale, posizionato nel cuore di Parigi, originariamente fu di proprietà del re Luigi XIII.

Nel 2015, per essere fedele allo spirito minimalista di Céline, il marchio scelse uno dei più famosi scrittori americani, Joan Didion, come volto della campagna primavera/estate 2015.

Situazione attuale

Céline Collezione primavera/estate 2017
Collezione primavera/estate 2017

L’anno 2017 ha portato molti cambiamenti a Céline: primo fra tutti, Séverine Merle è entrata a far parte della maison come nuovo CEO. A febbraio, il marchio ha finalmente lanciato un account Instagram ufficiale, rafforzando la sua presenza sui social.

Il sito Web ufficiale di Céline è uno dei pochi siti di moda senza e-commerce, ma diventando le vendite online fondamentali per la moda, il 27 febbraio, Céline ha annunciato l’intenzione di voler riparare a tale mancanza.

Ad agosto, Céline è entrata per la prima volta nel mercato indiano, firmando una partnership esclusiva con Le Mill, un concept store di Mumbai. Dopo aver ricoperto la carica di direttore creativo per 8 anni, Phoebe Philo si prepara a lasciare Céline entro fine 2017.

Celine perde l’accento con Hedi Slimane

Il post di Instagram di Celine con il nuovo logo

Da Gennaio 2018 viene nominato un nuovo direttore Creativo Artistico e di Immagine, non uno qualunque, ma bensì Hedi Slimane, uno dei creativi più gettonati degli ultimi anni. Reduce da Yves Saint Laurent, il designer ha subito deciso di inserire una linea Uomo e una di Couture e di profumi.

Dopo dieci anni di direzione sotto l’occhio vigile di Phoebe Philo, il genio assoluto della moda degli anni 90 inizia ad incarnare le nuove generazioni nel brand Cèline.

GLI ULTIMI SVILUPPI

A settembre decide di azzardare una mossa coraggiosa, cambiare la comunicazione del marchio. Così prende in mano il profilo Intagram del marchio e cancella il passato, aprendo definitivamente un nuovo capitolo.

Una sola immagine appare al momento sul social network, così come nel suo sito ufficiale: quello di una specie di cortina di carta dorata, una sorta di sipario che sembra srotolarsi all’infinito, in attesa di svelare  la nuova strategia del marchio. Appare il nome CELINE, che ha perso il suo accento acuto, in lettere maiuscole nere su fondo bianco. Il nuovo logo si ispira  direttamente a quello storico degli anni ’60.

Il carattere tipografico è modernista, risalente agli anni ’30. L’accento scompare per motivi di riduzione e purezza. La menzione “Paris”, storicamente molto presente, torna in modo istituzionale nel nuovo concept di packaging e sulle griffe delle nuove collezioni, ma si precisa che l’indicazione Paris non apparirà sulle campagne pubblicitarie di Celine.

Hedi Slimane sceglie Lady Gaga come nuova ambasciatrice per svelare il suo nuovo modello di borsa, sobria e in pelle nera, subito pubblicata sui social della cantante.

CAR SHOE

Car Shoe è un marchio fondato nel 1963, su brevetto di Gianni Mostile. Ora il brand fa parte del Gruppo Prada.

Indice

  1. Le origini
  2. Car Shoe entra nel Gruppo Prada
  3. Gli ultimi anni

Le origini

Il marchio Car Shoe viene fondato nel 1963, anno in cui il Ministero dell’Industria e del Commercio Italiano riconobbe a Gianni Mostile il brevetto di un modello di scarpa assolutamente innovativo: un mocassino con la suola perforata da minuscoli tasselli in gomma battuta. Partì come calzatura per automobilisti ma in seguito diventò un accessorio moda di grande comfort e praticità.

Car Shoe entra nel Gruppo Prada

Car Shoe, dettaglio
Car Shoe, dettaglio

Nell’aprile 2001 il Gruppo Prada rilevò la maggioranza della società Car Shoe SA, proprietaria del marchio. L’intento è quello di preservare e rilanciare il brand attraverso lo stile e le qualità originali del modello “driving”, ideato dal fondatore negli anni Sessanta.
Il primo negozio del marchio, progettato da Roberto Baciocchi, apre in via della Spiga 50 a Milano il 5 Marzo 2001. Dopo aprono, in successione, i punti vendita di Capri e Roma. Nel 2010 la griffe espande il suo network retail in Asia e apre il suo primo flahsgip store a Singapore, nel prestigioso Ion Orchard Mall. Lo stesso anno, il marchio rafforza la presenza in Asia con l’apertura di un altro negozio ad Hong Kong. A dicembre 2011 il brand apre il suo primo negozio nel Regno Unito, a Londra, in New Bond Street. Nel novembre dell’anno successivo apeì a Dubai nel prestigioso “Dubai Mall- Level Shoe District”. L’ultima apertura, nel luglio del 2013, è a Forte dei Marmi.

Gli ultimi anni di Car Shoe

Car Shoe Collezione autunno/inverno 2016
Collezione autunno/inverno 2016

 

Nel giugno 2010, il Gruppo Prada acquisisce il controllo totale del marchio, rilevando la quota di minoranza dal socio che la deteneva. Nel 2012 viene lanciato il nuovo sito e-commerce. A seguire, il brand apre i suoi profili Social su Facebook, Instagram, Twitter e Pinterest.
Nel 2013, in occasione della celebrazione del 50esimo anniversario, l’azienda lancia un nuovo modello di driving in collaborazione con Automobili Lamborghini. Lo stesso anno il brand lancia il Driver’s Club, uno spazio dedicato al lifestyle e alla tradizione, ispirato dalla passione per la guida. Per l’edizione settembre 2013 del Revival Festival di Goodwood, la storica gara automobilistica, la maison progetta un negozio temporaneo a Goodwood high Street, West Sussex, che rimae aperto per tutta la durata del festival.
Nel 2014 il brand presenta i “Car Shoe Bulletins“, appunti di viaggio che percorrono le strade più iconiche del mondo, progetto ancora on-air che con l’avvento del canale di Instagram ufficiale del brand si è evoluto in Car Shoe Diary, una city guide digitale dove i follower possono interagire con la pagina e scoprire curiosità sui luoghi presentati.
Alla fine del 2018 Car Shoe presenta una nuova collaborazione con il marchio Alfa Romeo, per la linea quadrifoglio, un classico stivaletto da guida inspirato dalla classica suola gommini del brand.

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CALVIN KLEIN

Celebre fashion designer americano, nel 1968 fondò l’omonimo brand insieme allo storico amico e collega Barry K. Schwartz.

Le origini

Calvin Klein è un famoso designer americano, fondatore dell’omonima società. Nel 1968, iniziò la sua attività con un budget di soli $ 10.000, aprendo la Calvin Klein Limited, un negozio di cappotti nello York Hotel di New York. Figlio di farmacisti del Bronx, sin da piccolo preferiva schizzare modelli sul suo libro di matematica piuttosto che farne gli esercizi; a casa, dopo i compiti, si esercitava sempre a cucire.

Dopo aver combattuto l’opposizione dei genitori, nel 1962 finalmente si iscrisse al Fashion Institute of Technology di New York. Calvin Klein costruì un impero insieme a Barry Schwartz, compagno di scuola, nato e vissuto come lui e Ralph Lauren nello stesso quartiere di New York, il Bronx appunto. Se Lauren passava le giornate a mostrare il campionario delle sue cravatte ai buyer dei grandi magazzini, Klein portava in giro i suoi schizzi in una valigetta.

1980, Calvin Klein nel suo studio
1980, Calvin Klein nel suo studio

Dopo cinque anni di apprendistato in varie aziende, diede inizio alla propria attività specializzandosi nel disegno di abiti e cappotti. Dalle sue sfilate è bandita la moda-spettacolo. Giovane, alto, attraente e vestito in modo impeccabile, era sempre al posto giusto nel momento giusto. Klein era il re delle feste più belle del weekend, ma anche un puntiglioso e preciso manager il lunedì mattina: la sua immagine è divenuta icona del suo successo.

Lo stile CK

John Fairchild, redattore del famoso giornale di moda Womens Wear Daily, celebre quanto temuto, in quanto una sola sua recensione potrebbe decretare la fine di qualsiasi designer, parlò di Klein come di uno dei migliori al mondo. Fairchild affermò che egli era una vera rarità nel panorama dello styling americano, dotato di un’eccellente capacità di taglio ma di poca immaginazione. Inoltre, Klein apparve sul numero di settembre 1969 di Vogue.

Calvin Klein 1982, Campagna pubblicitaria con Brooke Shields
1982, Campagna pubblicitaria con Brooke Shields

Non solo ha talento creativo ma anche grande abilità pubblicitaria. Nel 1971 creò la campagna per i famosi jeans K: caratterizzata da forte erotismo, aveva come protagonista Brooke Shields. Il 1971 segnò anche l’introduzione di capi d’abbigliamento sportivo nelle collezioni CK: questo nuovo interesse portò l’attenzione su praticità e comodità, attributi che da questo momento non vennero più dati per scontati. Basti pensare alle giacche da marinaio, ai mantelli in morbido tessuto rustico e collo in pelliccia, alle giacche camicia in crepe-de-Chine, alle bluse di seta a righe, o ai maglioni e agli abiti in velluto. Lo stile CK rimane sempre molto semplice, con una particolare predilezione per gli indumenti sovrapposti ton sur ton.

Calvin Klein Campagna pubblicitaria 1993
Campagna pubblicitaria 1993

Stagione dopo stagione, il successo di CK crebbe sempre più, grazie alla sua capacità di prevedere ed esaudire i desideri inespressi della clientela. CK riuscì a bilanciare la semplicità ad un sofisticato gioco di armonie: niente decorazioni inutili, niente fronzoli, ma un’eleganza che cattura sempre l’attenzione.

Una nuova linea di abbigliamento, CK, e una linea di intimo riempiono I negozi di tutto il mondo, grazie anche all’audace campagna pubblicitaria di Bruce Weber.

Kelly Rector

Per l’eterno ragazzo, celebre star ma in costante pericolo per le sue intemperanze esistenziali, ebbe grande importanza l’incontro con Kelly Rector. Uscita dall’atelier di Ralph Lauren, diventò sua moglie portando ordine nella sua vita e collaborando alla resa più sofisticata e femminile del secondo periodo creativo dello stilista a fine anni’70: non solo una più nutrita presenza di abiti da sera, ma anche una maggiore grazia nei modelli da giorno. Giacche, quindi, molto lineari con spalle quadrate per assottigliare i fianchi; mantelli lunghi; attillati blazer e bluse dalle proporzioni studiatissime, spogli ma dolci, il tutto senza rinunciare a un’immagine sobria sottolineata dallo scarso impiego di tessuti costosi.

Calvin Klein Jeans, 1978
Calvin Klein Jeans, 1978

Klein deve la lealtà dei suoi clienti alla sua attenta ricerca, alla mancanza di decorazioni e accessori complicati e alla, quindi, ampia vestibilità e produzione in massa delle sue creazioni. Lo deve anche al gusto incomparabile dei suoi jeans, capi che per così tanto tempo vennero considerati estranei al mondo della moda.

Calvin Klein fu il primo designer a vedersi assegnare, nello stesso anno, il premio del Council of Fashion Designers of America sia per la collezione Uomo che per quella Donna (1993). Nel 1973 si aggiudicò il Coty Award che mai era stato assegnato ad uno stilista così giovane.

Intimo CK

Intimo icona, Campagna pubblicitaria 1992
Intimo icona, Campagna pubblicitaria 1992

A partire dagli anni ’80 il brand raggiunse un incredibile successo e si può anche affermare che Klein rivoluzionò il mercato americano della biancheria intima maschile. Presentò CK, una nuova di boxer femminili, e una linea di biancheria maschile di grande successo, che incassò 70 milioni di dollari in un solo anno. Le campagne pubblicitarie erano tutte nelle mani dell’abile fotografo Bruce Weber.

Calvin Klein Campagna pubblicitaria con Mark Wahlberg
Campagna pubblicitaria con Mark Wahlberg

Negli anni ’90, John Varvatos, direttore responsabile delle linee uomo di Calvin Klein, inventò un nuovo tipo di biancheria intima chiamata boxer briefs, un ibrido tra boxer e slip. L’indumento divenne famoso grazie alla campagna del 1992 con Mark Wahlberg: venne definito “una delle più grandi rivoluzioni di abbigliamento del secolo”.

Difficoltà del Brand

Nel 1992, la società arrivò quasi a dichiarare bancarotta, ma ne uscì vincente, grazie soprattutto al successo delle linee di biancheria intima, dei profumi e dell’abbigliamento sportivo ck. Dal ’97 una joint venture legò la linea Ck a Stefanel, che produceva su licenza e distribuiva in Europa e Medio Oriente. Di recente, è stata lanciata sul mercato europeo una nuova linea per bambini, mescolando stile americano ed europeo: jeans basic, giacche denim in varie tonalità e T-shirt con il logo CK per i maschietti; camicie scollate all’americana e minigonne o shorts mozzafiato per le bambine. La campagna pubblicitaria che accompagnò la nuova linea e altre sullo stesso tema, sempre molto erotiche, suscitarono molto scandalo. I manifesti vennero vietati e CK accusata di essere al limite della pedofilia.

Calvin Klein Controversa campagna pubblicitaria
Controversa campagna pubblicitaria

Nel 1999 il marchio annunciò di essere in vendita per $ 1 miliardo: mai vi furono offerte tali, così Klein decise di levare il brand dal mercato. A inizio 2000 venne commercializzata una versione inedita e a tiratura limitata del profumo unisex cK One. I tre flaconi erano disegnati da altrettanti artisti di retaggio “urbano”: l’olandese Delta, che si affidava a una linea futurista, il graffittaro Espo con le sue donne dal lungo collo; il newyorkese Futura con il “mistero delle ombre”. Nell’impero di Calvin Klein, i profumi rappresentano il 34% del fatturato totale del gruppo.

Phillips-Van Heusen rileva Calvin Klein

Nel 2002 l’azienda aveva un fatturato di $ 3 miliardi all’anno. A dicembre, Calvin Klein Inc. fu acquisita dal colosso dell’abbigliamento Phillips-Van Heusen per $ 430 milioni in contanti e azioni. Le potenziali royalty, che potevano essere valutate tra i 200 e i 300 milioni di dollari, furono dilazionate nel corso degli anni. Klein e il suo socio Barry Schwartz avevano già tentato la vendita nel 2000, senza giungere a una soluzione concreta. Klein rimane il design inspirator dei 12 differenti prodotti della compagnia, per le linee Calvin Klein Collection, cK e cK Calvin Klein.

Elemento fondamentale in questa operazione fu la licenza a lungo termine con cK 21 Hidungs Pte. Ltd per le linee di abbigliamento sportivo uomo, donna, d’abbigliamento maschile, per la linea di calzature uomo e donna, di borse e di piccola pelletteria. Ciò favorì anche l’apertura di negozi a Singapore, in Malesia, in Tailandia, a Hong Kong e in Cina. Nuovi punti vendita in franchising furono aperti in Corea, a Taiwan e in Cina. A dicembre fu inaugurato il primo American Calvin Klein Underwear Store in Prince Street, a New York: un grande spazio vendita per intimo e profumi.

GLI EFFETTI DELLA VENDITA

Uno dei primi effetti della vendita fu la creazione di una partnership con un’azienda di Trento, la Vestimenta, che dal 2004 si occuperò di creare e distribuire le linee di prêt-à-porter maschile e femminile, le prime a non essere prodotte all’interno dell’azienda. La Vestimenta già produceva su licenza il prêt-à-porter femminile di Emanuel Ungaro e il maschile di Trussardi e aveva siglato una jointventure con Giorgio Armani.

Lo stilista ammise pubblicamente l’abuso di sostanze stupefacenti e alcool, dichiarando di volersi sottoporre a una cura disintossicante. Già nel 1988 il designer era stato ricoverato per problemi analoghi. A causa di ciò, alcuni termini della licenza che collegava Calvin Klein (già acquisita da Phillips-Van Heusen) al gruppo Warnaco vennero modificati e fu firmato un accordo per la linea beachwear, che sarebbe uscita a inizio del 2004.

Calvin Klein Collezione primavera/estate 2003
Collezione primavera/estate 2003

Allo stesso tempo, Fingen Apparel, licenziataria di Calvin Klein Jeans, creò una divisione under 16 disegnata dallo stilista. Quest’ultimo, ormai sessantenne, annunciò che non avrebbe più seguito le collezioni in prima persona, ma che avrebbe avuto un ruolo di consulenza stilistica ed amministrativa, in collaborazione con Bruce Klatsky, Presidente e CEO della Phillips-Van Heusen.

Ad ottobre, Sara Dennis lasciò la vicepresidenza del settore jeans, intimo e costumi da bagno di Calvin Klein per trasferirsi da Liz Claiborne, una società di New York quotata in borsa. Fu anche annunciato che Phillips-Van Heusen intendeva rilanciare la linea di abbigliamento cK Calvin Klein in Asia nel 2004, in seguito alla sospensione della linea negli Stati Uniti, in Europa e in Medio Oriente a causa degli scarsi risultati.

Calvin Klein Campagna calzature-borse 2000
Campagna calzature-borse 2000

Sviluppo del Brand

Le nuove linee

Nel gennaio 2004 Calvin Klein firmò un contratto con Swatch Group per il lancio mondiale di una nuova collezione di bijoux e gioielli. A marzo, Robert Mazzoli divenne Chief Creative Officer di Warnaco, con il compito di controllare le collezioni di intimo Calvin Klein.

A luglio, arrivò  Choice Calvin Klein, una nuova linea di costumi per giovani donne. Inoltre, Calvin Klein lanciò la nuova linea donna/uomo Ck39, nome ispirato all’indirizzo della sede centrale newyorkese: constava di pantaloni, giacche di jeans, capi di maglieria e T-shirt stile vintage.

Inaugurazioni e produttività

Nel novembre 2004 Calvin Klein Inc. promosse Giuseppe Rossi come General Manager e Direttore Generale di Calvin Klein Europe. Durante la sua carica fu aperto a Roma il primo negozio italiano della collezione Calvin Klein: tre piani arredati da RetailDesign e dall’architetto Paolo Lucchetta, che si ispirò all’opera di John Pawson per i flagship store di New York e di Parigi.

Calvin Klein Negozio in Madison Avenue, New York
Negozio in Madison Avenue, New York

Nel febbraio 2005, il calzaturificio italiano Rodolfo Zengarini, di Montegranaro, ottenne la licenza per la produzione e la distribuzione della collezione di scarpe donna. Zengarini, già licenziatario della linea maschile, sostituì, così, Rossimoda.

Nel 2005 furono aperti molti negozi: il primo nel Wafi Mall di Dubai, in collaborazione con Belbadi Fashion, dove era possibile acquistare ogni articolo prodotto dall’impero Calvin Klein. Un negozio monomarca Calvin Klein Collection fu aperto a Milano, in Corso Matteotti angolo Via S.Pietro all’Orto. Inoltre, Calvin Klein concluse un accordo con Finger per l’apertura di 50 negozi indipendenti ck Calvin Klein in Europa e nel Medio Oriente, e uno con Warnaco per la linea di costumi donna.

Kevin Carrigan

Calvin Klein Kevin Carrigan, collezione primavera/estate 2006
Kevin Carrigan, collezione primavera/estate 2006

A giugno Kevin Carrigan ottenne la nomina a Direttore Creativo, responsabile delle attività di vendita al dettaglio e all’ingrosso e della supervisione di progettazione di cappotti, giacche, maglieria, fazzoletti, cravatte e ombrelli.

Nel 2006 Calvin Klein lanciò la fragranza estiva CK One, uno dei prodotti più venduti. Ispirata all’oceano e alla spiaggia, dedicata a giovani consumatori urbani e dinamici, questa fragranza unisex a tiratura limitata fu la terza versione della collezione CK One. Dopo il successo della collezione estiva CK One, negli anni successivi, CK lancia altri profumi: nel 2008 Euphoria eau de toilette, nel 2009 CK Free, nel 2011 CK One Shock uomo e donna.

Calvin Klein Kevin Carrigan, campagna pubblicitaria 2015 con Justin Bieber
Kevin Carrigan, campagna pubblicitaria 2015 con Justin Bieber

Nell’ottobre 2012 il gruppo PVH acquisì Warnaco Group per 2,9 miliardi di dollari, il che significava acquisire diversi marchi Calvin Klein tra cui Calvin Klein Jeans, le linee underwear e le linee sportive.

Nel 2015, secondo il gruppo PVH, la società Calvin Klein investì oltre 320 milioni di dollari in campagne pubblicitarie per ampliare il numero dei potenziali acquirenti. Questo importante compito fu affidato al noto fotografo di moda Alasdair McLellan. Da nominare, la partecipazione di Kendall Jenner per la sponsorizzazione di una linea di jeans in edizione limitata. Inoltre, Justin Bieber e la top model Lara Stone parteciparono alla campagna pubblicitaria Calvin Klein 2015. I social media del marchio, annunciarono la campagna a livello mondiale e la stampa, i media digitali, e i cartelloni pubblicitari la diffusero in più di 20 paesi.

Situazione attuale

Nel febbraio del 2016 la società nominò Raf Simons nuovo Chief Creative Officer, il suo stile minimalista e la sua conoscenza profonda della cultura giovanile era perfettamente in linea con i bisogni del brand. A contratto, Raf Simons avrà un controllo creativo completo, dall’immagine del brand alle collezioni.

Calvin Klein Raf Simons, prima collezione per Calvin Klein
Raf Simons, prima collezione per Calvin Klein

A febbraio 2017, Raf Simons debutta con la collezione autunno prêt-à-porter uomo/donna, presso la sede di Calvin Klein a New York. Un mese dopo, Calvin Klein presenta, tramite account Instagram, un nuovo logo: progettato in collaborazione con l’art director e grafico inglese Peter Saville, Calvin Klein lo definisce un “ritorno allo spirito delle origini”.

Nell’aprile 2017, Calvin Klein lancia una nuova campagna per la linea di intimo diretta da Sofia Coppola: esito davvero stimolante, con la partecipazione di Lauren Hutton, modella e attrice settantenne. Secondo Vogue, Calvin Klein dimostra che “non esiste un limite d’età per essere modelli di biancheria intima”.

A giugno, ispirata all’iconica Obsession, Calvin Klein lancia Obsessed, una nuova fragranza uomo/donna. La campagna pubblicitaria presenta ancora una volta dei ritratti di di Kate Moss, scattati da Mario Sorrenti per la pubblicità Obsession 1990.

Calvin Klein, Obsessed
Calvin Klein, Obsessed

SIMONS LASCIA CALVIN KLEIN

Lo stile visionario di Simons, per quanto molto apprezzato dalla critica non porta a Calvin Klein i guadagni sperati. Il risultato è quindi una revisione delle strategie da parte del brand, con la scelta di un approccio maggiormente commerciale. Queste decisioni sono incompatibili con l’attitudine artistica di Simons che quindi, a meno di due anni dalla sua prima sfilata e a soli otto mesi dalla scadenza naturale del suo contratto, lascia definitvamente Calvin Klein a marzo 2019.

BORBONESE

Luxury brand italiano, icona del “Made in Italy”. Borbonese valorizza sempre le sue origini e le sue tradizioni artigianali.

Indice

  1. Le origini
  2. L’ingresso di Umberto Borbonese
  3. Elementi distintivi
  4. Le borse iconiche
  5. Rilevamenti societari
  6. Una nuova era 
  7. Un secolo di Borbonese
  8. Il rinnovo del brand
  9. Situazione attuale

LE ORIGINI

Borbonese nasce nel 1900 come piccolo laboratorio che fornisce gioielli e accessori – dai nastri alle gale, dai guanti ai cappelli, agli scialli –  per le sartorie più prestigiose di Torino. La città piemontese all’epoca era considerata una piccola capitale della moda italiana, molto sensibile alla couture.

Lucia Ginestrone

Nel 1910 la modista Lucia Lorenzoni Ginestrone rileva l’officina, dando vita alla Borbonese che conosciamo oggi.

Borbonese 1910, schizzo per una borsa
Giacomo Balla, disegno per borsa, 1910

L’INGRESSO DI UMBERTO BORBONESE

Nel ’50 subentrano nella gestione dell’azienda il figlio di Lucia, Umberto Borbonese Ginestrone e l’amico Edoardo Calagno: entrambi, grazie all’intervento del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, in seguito acquisiranno il cognome del marchio. Da questo momento, il brand sviluppa con successo un’estetica sofisticata grazie alla squisita fattura artigianale, alle forme innovative e ai materiali particolari con cui sono realizzati i gioielli.

LE GRANDI CASE DI MODA

La ditta torinese raggiunge un immediato successo negli anni ’60, dedicandosi alla creazione di bijoux originali che instaurano un dialogo armonioso con gli abiti. Una volta guadagnata la fiducia di varie case di moda, molte di queste scelgono Borbonese per creare numerosi nuovi accessori. La richiesta di collaborazione arriva perfino dalle più prestigiose maison dell’alta moda italiana e francese quali: Fendi, Galitzine, Valentino e subito dopo l’approdo a Parigi, Ungaro e Saint-Laurent che hanno apprezzato l’estro, la sperimentazione, la bellezza della sua bigiotteria.

ELEMENTI DISTINTIVI

Borbonese L'occhio di pernice
L’inconfondibile texture “Occhio di Pernice”

UNA LINEA RIVOLUZIONARIA

Durante gli anni ’70, Borbonese inizia la collaborazione con Redwall, pelletteria di Bologna della famiglia Rossi. Il sodalizio porta a una linea rivoluzionaria di borse in pelle di alta qualità e all’ingresso ufficiale del marchio nel vero Made in Italy.

In quegli anni infatti la maison trova il suo elemento distintivo in un materiale dall’aspetto inedito, trattato con l’innovativa texture “O.P.” acronimo di Occhio di pernice: questa particolare lavorazione sulla morbida pelle d’agnello permette di dare risalto alla trama del tessuto, ottenendo un effetto micro-maculato, nei color beige o miele, che sarà da questo momento in poi il tratto distintivo delle creazioni Borbonese.

Molto imitate, mai uguagliate, le borse Borbonese, leggere, pratiche, eleganti in tutte le occasioni, sono ormai un classico anche nella linea realizzata in tessuto plastificato, detto “graffiti“, sempre a occhi di pernice, in diversi colori oltre al classico beige, come marrone testa di moro, azzurro, blu e nero.

LE BORSE ICONICHE

Sempre a questo periodo risale la creazione e la presentazione, da parte di Borbonese, della borsa Luna nata per celebrare lo sbarco del primo uomo sul satellite terrestre, che è poi diventata icona del brand.

Borbonese Borsa Luna
La celebre Borsa Luna

Le borse realizzate propongono strutture innovative: più leggere, comode e meno rigide rispetto ai modelli di quel periodo. In seguito il marchio lancerà le iconiche borse Sexy, Tango e Mambo. Il brand torinese è stato il primo ad apporre il proprio logo sulle chiusure lampo: un’azione di marketing che li ha resi iconici.

Negli anni ’80, il brand dà vita ad un vero e proprio lifestyle: in breve tempo Borbonese diventa uno dei marchi italiani più importanti di prêt-à-porter, inaugurando la prima linea durante la Settimana della Moda di Milano.

LA SEXY BAG e i rilevamenti

Nel ’92 la Sexy Bag compie 20 anni. In occasione della grande festa di Tokyo ne viene presentata una tiratura in 100 esemplari, con accessori in oro 18 carati.  Nello stesso anno Redwall, che opera nello stesso settore, assorbe il marchio per tre miliardi di lire. Questa acquisizione amplia l’attività di Borbonese anche alla biancheria per la casa, all’arredo, agli occhiali da sole e ai profumi. Nel ’99 viene presentata a Milano la prima collezione prodotta da Redwall.

Nello stesso anno la famiglia franco-americana Arpels, attuale detentrice del 20% di Van Cleef & Arpels, rileva il 50% del gruppo Redwall di cui fa parte Borbonese. Inoltre l’assemblea degli azionisti decide di variare la denominazione sociale in Rossi 1924 S.p.A. 

RILEVAMENTI SOCIETARI

Nel 2002 Alessandro Dell’Acqua, grande promessa della moda italiana, diventa il nuovo direttore creativo del marchio piemontese. Agli accessori viene affiancata una linea di abbigliamento donna ad opera dello stilista.

Viene inoltre aperta la prima boutique monomarca in via della Spiga a Milano.

LA NUOVA AMMINISTRAZIONE

Borbonese Primavera/estate 2010, Milano Fashion Week
Borbonese, Primavera/Estate 2010, Milano Fashion Week

A novembre, Arpels assorbe anche il restante 50% della compagnia – acquisendo le quote della famiglia Rossi e di Alberto Vacchi – con l’obiettivo di aprire al gruppo le porte del mercato estero. Claude Julien Arpels diventa Amministratore Delegato e Vacchi rimane nel consiglio di amministrazione. Per il 2004 gli Arpels pensano ad uno sbarco sul mercato del Nord America e in Estremo Oriente, ma gli affari non vanno bene e la famiglia decide di vendere la società.

UNA NUOVA ERA

Nel 2005 il marchio viene acquisito, quindi, per il 51% da un gruppo di investitori che fanno capo alla banca Rothschild e per il 49% dalla famiglia di Francesca Mambrini, architetto e designer con una propria linea di calzature. In seguito Cocchini diventa nuovo Amministratore Delegato: al suo arrivo la situazione economica è disastrosa e per risanare le finanze decide di avviare una poderosa ristrutturazione economica, cambiando anche il nome del Gruppo. Da Redwall a Borbonese. Il fatturato dell’azienda nel 2006 raggiunge i 35 milioni di euro, l’anno seguente tocca quota 45 milioni di euro.

Borbonese nel 2007 apre un nuovo contratto di licenza con l’azienda Givuesse – proprietaria del marchio di pellicceria Solleciti – che si aggiunge al portafoglio di licenze del gruppo. A partire dalla collezione autunno-inverno 2007/2008, l’azienda Givuesse dunque produce e distribuisce la linea di prodotti di pellicceria Borbonese con un contratto di licenza worldwide.

BORBONESE E L’ARTE

Il brand nel 2007 diventa lo sponsor ufficiale dell’esposizione sul pittore colombiano Botero, tenutasi al Palazzo Reale di Milano. Ma l’arte continua ad essere luogo privilegiato da Borbonese che, nel 2009, in previsione della mostra Futurismi Futuristi che si è svolta a Torino, dà in concessione all’esposizione il modello di borsa progettato dal brand nel 1986, sullo schizzo originale di Giacomo Balla.

Inoltre hanno contribuito alle campagne pubblicitarie di Borbonese grandi fotografi di fama mondiale come Giampaolo Barbieri, Helmut Newton Satoshi Saikusa.

SETTIMANA DELLA MODA 2009

Nel 2009 Borbonese presenta la collezione primavera/estate 2010 in via della Spiga durante la settimana della moda di Milano. Si è trattato di un evento in collaborazione con l’artista contemporaneo Amedeo Martegani che ha trasformato le vetrine della boutique in un teatro con uno sfondo scenografico che raccontava la storia di sette Samurai.

Nello stesso anno, il nuovo Amministratore Delegato è Carlo Morfini e Yossi Cohen nuovo Direttore Creativo.

UN SECOLO DI BORBONESE

Borbonese 100 anni di Borbonese: l'Art Bag
Art Bag

le art bags

In occasione dei 100 anni di Borbonese, il brand ha avviato, nel 2010, un progetto con la Roy Lichtenstein Foundation dando vita alle Art Bags, una collezione in limited edition, che propone dodici borse ispirate alla pop art e in particolare alle opere dell’artista statunitense, in seguito esposte in una mostra dedicata alla Triennale di Milano.

borbonese 1910

In quello stesso periodo, in occasione del centenario del marchio, viene creata la Borbonese 1910, collezione di borse-icona nata sotto la direzione creativa del giovane stilista Gabriele Colangelo e presentata durante la Settimana della Moda milanese di settembre.

A questo giovane stilista, l’anno successivo, viene affidata la direzione artistica del marchio per cui crea e ridisegna i capi must del brand, valorizzandone i punti di forza.

Borbonese Collezione autunno/inverno 2012
Borbonese, Collezione Autunno /Inverno 2012

IL RINNOVO DEL BRAND

Nel 2013 il logo rosso in ceralacca di Borbonese diventa il nuovo simbolo distintivo del brand. La decisione di concentrarsi sul core business del marchio deriva dalla volontà di rendere ogni prodotto unico. Inoltre le borse-icona sono state reinterpretate, utilizzando nuove combinazioni di pelle e tecniche di lavorazione del metallo, in modo da renderle più contemporanee.

Giuseppe di Nuccio – dopo aver lavorato per Jil Sander e Giorgio Armani – diventa il nuovo Amministratore Delegato e Francesca Mambrini il nuovo direttore artistico. Viene data nuova linfa al marchio con la creazione di nuovi modelli di borse come la London Bag e la Lady Butterfly, che avranno un grande successo di pubblico.

Sempre nel 2013, Borbonese è sponsor ufficiale della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli per la mostra al Lingotto torinese dal nome Una passione per Jean Prouvé.

LA NUOVA SEDE

Nel 2014, in via Monte di Pietà 24, nel quadrilatero della moda milanese, viene aperto il nuovo showroom e sede di rappresentanza del marchio, mentre il laboratorio di produzione rimane in provincia di Bologna, con 120 dipendenti.

Ad agosto dello stesso anno, Borbonese annuncia un accordo quinquennale con l’azienda Sanki Shoji Co. per promuovere la crescita del marchio in Giappone. Come tributo a questa nuova partnership, Borbonese presenta alcune collezioni dedicate all’evento con il nome di Global Living, durante la Design Week milanese.

INSPIRATIONS

Nel 2015, la boutique Borbonese aperta a Bologna, in via Clavature, viene nominata tra i migliori negozi d’Italia, dalla rivista Vanity Fair.

Durante la Milano Fashion Week di settembre 2015, Borbonese ha presentato, nella  sede di via Monte di Pietà, il libro Inspirations a cura di Ginevra Elkann, edito da Rizzoli. In Inspiration Borbonese viene descritto come brand ispirato dalla natura, caratteristica che ha sempre accompagnato la storia di questa grande casa di artigianato italiano.

Borbonese Inspirations, Ginevra Elkann
Pagine del libro Inspiration, di Ginevra Elkann

ancora nel segno dell’arte

A novembre il marchio è di nuovo sponsor della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino per la mostra dell’artista Ed Ruscha. La mostra, dal titolo Mix Master, è un pot-pourri di fotografia, pittura e libri di Ruscha. Il tema della mostra è la trasformazione della vita americana negli ultimi 50 anni.

Nel 2016 Borbonese ha sponsorizzato la mostra Riflessioni/Reflections, con Rosemarie Trockel e le collezioni torinesi.

SITUAZIONE ATTUALE

A settembre 2016 è stato aperto il nuovo flagship store in Corso Matteotti 8, a Milano. Il brand ha progettato il nuovo concept per rafforzare l’immagine del marchio in Italia.

Borbonese Global Living, Milano Design Week 2016
Global Living, Milano Design Week 2016

A fine anno, dopo un decennio difficile, il brand chiude con ricavi pari a 31,5 milioni di euro ed una crescita del 12% rispetto all’anno precedente. Le borse costituiscono il 75% degli introiti ed il Giappone è il mercato più florido: nella terra del Sol Levante infatti, la maison possiede 26 boutique. È in progetto anche l’apertura della prima boutique a Parigi.

le novità del brand

Nel 2017 Borbonese ha effettuato importanti investimenti nella collezione Global Living. Inoltre ha presentato una nuova collezione home durante la Design Week. Per rendere giustizia e ricordare la grafica del logo, le linee arrotondate sono la caratteristica portante dei nuovi prodotti disegnati.

In aggiunta a settembre, durante la Fiera della Calzatura, Borbonese ha lanciato una nuova collezione uomo e donna e la collezione primavera/estate 2018.

IL NUOVO SPIRITO DELLA TRADIZIONE

Borbonese è un luxury brand italiano che soddisfa le esigenze della società contemporanea senza tradire la sua brand identity. Infatti il marchio riesce a bilanciare tradizione e artigianato senza rinunciare all’innovazione.

ALBERTA FERRETTI

Alberta Ferretti è la stilista italiana fondatrice dell’omonima casa di moda e designer di Philosophy (di Alberta Ferretti) fino al 2014.

Indice

  1. Le origini
  2. Aeffe
  3. Patrimonio culturale 
  4. Premi e riconoscimenti
  5. Collezione sposa 
  6. Situazione attuale 

LE ORIGINI

Alberta Ferretti è una stilista italiana, fondatrice dell’omonima linea di abbigliamento. La Ferretti è vicepresidente del consiglio di amministrazione del Gruppo AEFFE, fondato nel 1981 assieme al fratello Massimo.

Alberta Ferretti
Alberta Ferretti

La stilista nasce a Gradara, in terra di Romagna. Da sempre dotata di un grande senso estetico, muove i primi passi lavorando nella grande sartoria della madre. Lì impara a maneggiare i tessuti, a conoscere i cromatismi sofisticati e a familiarizzare con le lavorazioni. Il DNA sartoriale e l’ambizione è tanto forte che, a soli 18 anni, apre la sua prima boutique, a Cattolica. L’esperienza la mette a diretto contatto con le esigenze delle clienti ed affina il suo intuito nell’anticipare i trend della moda e i desideri delle donne.

AEFFE

Nel 1974 produce la sua prima collezione che ottiene un ottimo successo tra gli addetti ai lavori. Incoraggiata dalla risposta del pubblico, sei anni dopo, fonda insieme al fratello Massimo, AEFFE, l’azienda che porta le sue iniziali. Oggi AEFFE è un potente gruppo societario che controlla e produce, oltre alla linea Alberta Ferretti, anche i marchi Moschino, Pollini e Velmar.

Dagli anni Ottanta in poi gli affari si sviluppano in maniera inarrestabile. L’azienda lancia anche la linea Philosophy, sempre disegnata dalla stilista, rivolta ad un target più giovane e posizionata su una fascia di prezzo più bassa. Acquista inoltre le licenze per la produzione di firme di spicco del prêt-à porter quali Jean Paul Gaultier, Authier, Cacharel e Marithé & François Girbaud.

Alberta Ferretti Philosophy di Alberta Ferretti, abito bianco stampato
Philosophy di Alberta Ferretti, abito bianco stampato

Vengono portate a termine acquisizioni di pacchetti azionari di diverse altre società a conferma della forza di AEFFE capace muoversi come una holding sul piano internazionale. Mentre il fratello Massimo si occupa della parte economica e gestionale dell’azienda, Alberta mantiene la direzione creativa, concentrandosi sulle sue creazioni femminili contraddistinte da linee pure, essenziali e decorazioni con ricami preziosi.

Le collezioni vengono apprezzate in tutto il mondo permettendo l’apertura di numerose boutique e corner shop in quattro continenti.

Particolare attenzione viene dedicata, in anni recenti, al mercato dell’Est sul quale l’azienda si sta muovendo, in linea con i trend del mercato.

PATRIMONIO CULTURALE

Alberta Ferretti Campagna pubblicitaria con Linda Evangelista, 1990
Campagna pubblicitaria con Linda Evangelista, 1990

La stilista, nel corso degli anni, si distingue rivelandosi particolarmente  sensibile alla cura del patrimonio artistico e culturale. Nel 1994, con un gruppo di aziende e il patrocinio di Comune e Regione, promuove il titanico restauro del borgo medievale di Montegridolfo, nei pressi del suo luogo di nascita, al confine tra Romagna e Marche.

Dopo circa sei anni di lavoro, il borgo si riappropria della sua identità perduta, apparendo com’era alle origini e ritrovando sostenibilità economica in veste di nuova destinazione turistica. L’impegno dimostrato nella valorizzazione di questo patrimonio architettonico e paesaggistico vale ad Alberta Ferretti, nel 2000, la laurea honoris causa in Conservazione dei Beni Culturali, conferitale dall’Università di Bologna. Lo stesso ateneo, inoltre, nel 2003, le affida una cattedra per il Master in “Produzione e cultura della moda”.

Premi e riconoscimenti

Nel corso della sua carriera Alberta Ferretti riceve numerosi riconoscimenti. Tra essi figurano il premio The Romantics dall’International Fashion Group di New York, il premio La Kore come Stilista dell’Anno nel 2003, il Premio alla Carriera conferitole dal sindaco di Roma Walter Veltroni oltre che il prestigioso titolo onorifico di Cavaliere del Lavoro della Repubblica italiana.

Collezione sposa

Alberta Ferretti Forever, collezione sposa 2015
Forever, collezione sposa 2015

Nel 2010, come estensione organica per l’azienda, veine introdotta una speciale collezione da sposaAlberta Ferretti Forever. Gli abiti sono romantici e leggeri, grazie all’uso di chiffon e delicati ricami, pizzi e balze.

Secondo la relazione annuale di Aeffe S.p.A. per il 2015, il marchio Alberta Ferretti aumenta, in quell’anno, del 17,0% con  vendite nette di 23,94 milioni di euro e ricavi totali della società di 274,04 milioni di euro.

SITUAZIONE ATTUALE

Alberta Ferretti Collezione primavera 2017, Milano Fashion Week
Collezione primavera 2017, Milano Fashion Week

Per tenere il passo con le nuove tendenze del mercato del lusso, la collezione Pre-fall 2017 include Rainbow Week, capsule collection disponibile per la vendita See-Now-Buy-Now. Rainbow Week è la prima collezione capsule di maglieria del marchio. Essa comprende sette maglioni in diversi colori con tanto di giorno della settimana scritto su di essi. I capi sfilano indossati da modelli e modelle: altra nuova tendenza nel mondo della moda, la fluidità di genere.

Oggi AEFFE è un gruppo societario che genera più di 200 milioni di euro di ricavi a esercizio, impiega 1300 dipendenti e produce 2 milioni di capi l’anno, distribuiti in una rete di 190 negozi monomarca e oltre 6500 punti vendita selezionati.

YVES SAINT LAURENT

Yves Saint Laurent fu un famosissimo stilista francese, considerato uno delle figure più importanti ed influenti del XX secolo nel settore moda.

Indice

  1. Le Origini
  2. Yves Saint Laurent si mette in proprio
  3. Le collezioni
  4. Brand communication
  5. Mostre
  6. Yves Saint Laurent lascia la maison
  7. Tom Ford e Stefano Pilati
  8. Hedi Slimane
  9. Situazione attuale

Le origini

Yves Saint Laurent, scatto di Jeanloup Sieff, 1971
Yves Saint Laurent, scatto di Jeanloup Sieff, 1971

Yves Saint Laurent (1936), stilista francese, nacque a Orano in Algeria. Il suo ingresso nel mondo della moda avvenne nel 1957, quando il ventunenne assistente di Dior fu chiamato a succedere al maestro morto d’infarto in un albergo di Montecatini.

La collezione Trapezio consacrò il giovane designer, appena diplomato all’École de la Chambre Syndicale de la Couture di Parigi, come l’enfant prodige dell’alta moda francese. Il suo stile si distingueva da quello del suo predecessore per la sicurezza del taglio sartoriale e per le linee morbide ma essenziali, che evidenziavano la sua totale indipendenza nel panorama della moda francese e la sua marcata individualità.

Yves Saint Laurent per Dior: Svetlana Lloya veste la collezione Trapeze, 1958
Yves Saint Laurent per Dior: Svetlana Lloya veste la collezione Trapeze, 1958

Yves Saint Laurent si mette in proprio

La collaborazione con la maison Dior durò fino al ’60, quando Saint Laurent venne chiamato a prestare il servizio militare in Algeria. È là che dall’amico e futuro socio Pierre Bergé ricevette la triste notizia che la maison Christian Dior lo aveva sostituito con un nuovo disegnatore, Marc Bohan.

Yves Saint Laurent Bettina Lauer veste Yves Saint Laurent; scatto di Rico Pullman, Stern 1963
Bettina Lauer veste Yves Saint Laurent; scatto di Rico Pullman, Stern 1963

Tornato a Parigi, decise di mettersi in proprio. Con l’aiuto di Bergé e di un finanziatore americano, J. Mack Robinson, il 20 gennaio 1962 aprì ufficialmente il suo atelier in rue Spontini, presentando la sua prima collezione firmata. Il successo fu immediato. I suoi modelli furono acquistati dall’alta borghesia francese e dai compratori dei department store americani, che gli riconobbero il pregio di una linea non troppo elaborata ma ricercata nei tessuti, mentre la stampa del settore osannava i suoi tailleur dal taglio impeccabile, ritenuti gli unici veri concorrenti dello stile Chanel.

Le collezioni

Yves Saint Laurent collezione ispirata a Mondrian
Collezione ispirata a Mondrian

Le collezioni successive presero spunto dalla storia, dall’arte, dalla letteratura; testimoniano la sua passione per il mondo della cultura e, in particolare, per il teatro, per il quale realizzò più volte i costumi. Nel ’66, lanciò per la sera lo smoking da donna, semplice, nero con giacca dai rever in raso e gonna o pantaloni, da indossare in alternativa al tradizionale abito lungo.

L’opera di Matisse (’81), i dipinti di Picasso (’79), la Pop Art (’66), persino gli scritti di Marcel Proust che suggerirono gli abiti in taffetà dell’inverno ’71-72, gli offrirono continui temi d’ispirazione.

Il minimalismo e la geometria delle opere di Mondrian influenzarono nel ’65 una delle collezioni più fortunate, caratterizzata da linee rigorose, abiti diritti di jersey, impermeabili di vinile.

La collezione dell’inverno ’76, dedicata ai “Balletti russi-Opéra”, s’impose a livello internazionale e venne definita dal New York Times “rivoluzionaria, destinata a cambiare il corso della moda”.

Yves Saint Laurent Collezione per il Balletto Russo, inverno 1976
Collezione per il Balletto Russo, inverno 1976

L’origine esotica di Saint Laurent e gli anni di formazione trascorsi a diretto contatto con il mondo arabo furono alla base del fascino che l’Oriente esercitò sul suo stile. La forza e l’abbinamento insolito dei colori, l’opulenza dei tessuti e la ricchezza dei ricami, la fantasia degli stampati e di alcuni indumenti di matrice etnica, come la giacca sahariana o il djallabah, sono segni riconoscibili della sua firma, combinati tuttavia a un grande rigore formale. Sulla scia di questo rigore formale è da interpretare la propensione di Saint Laurent, come Chanel prima di lui, ad includere nell’abbigliamento femminile tagli sartoriali e capi tratti dal guardaroba dell’uomo.

Brand Communication

Yves Saint Laurent Jerry Hall, Opium Perfume, 1977
Jerry Hall, Opium Perfume, 1977

Nel ’64 creò il profumo da donna Y, primo di una lunga fortunata serie, che comprende dei best-seller fra cui YSL pour homme (’71), Rive Gauche (’71), Eau Libre (’75), Opium (’77), Kouros (’81). Nel ’78 diede il proprio nome a una linea di cosmetici, che permise al marchio di entrare nel mondo del beauty e, dal ’92, scelse il volto dell’attrice francese Catherine Deneuve, sua cliente dagli anni ’60, per la propria immagine pubblicitaria.

Saint-Laurent e Bergé furono fra i primi a introdurre nel mondo dell’alta moda una politica commerciale, oggi pratica ampiamente diffusa, con la costituzione nel ’66 della linea di prêt-à-porter Yves Saint-Laurent Rive Gauche, distribuita in negozi gestiti in franchising. Fin dall’inizio si propose non come un succedaneo dell’alta moda, ma come un settore di grande creatività, che immetteva sul mercato modelli ricercati e originali.

La produzione venne affidata a C. Méndes, azienda che si era affermata per la realizzazione del prêt-à-porter di altre griffe, come Patou, Grès, Chanel. La scelta di avere un unico fornitore per la confezione dei prodotti, che lavorerà in esclusiva per il marchio, risultò un’ottima intuizione. Il successo procurò nel ’70 a Yves Saint Laurent Rive Gauche il primato dell’esportazione del ready-to-wear femminile di lusso.

Nel dicembre ’82, il settore si espanse con la creazione di una seconda linea, Variation, e il fatturato aumentò per la concessione di licenze, studiate in modo da rispettare i colori, il design e l’immagine Saint Laurent. La sede di rue Spontini risultò a questo punto insufficiente e venne spostata in avenue Marceau al n.5.

Mostre

I musei di tutto il mondo, dal Metropolitan di New York nell’83 al Musée des Arts de la Mode a Parigi nell’86, al Sezon Museum of Art in Tokyo nel ’90, al Musée de la Mode di Marsiglia nel ’94, hanno dedicato mostre retrospettive allo stilista celebrando la sua creatività come uno dei massimi contributi alla storia della moda. Il Gruppo nell’89 venne quotato alla Borsa di Parigi. La proprietà andò nelle mani di Franµois Pinault ed entrò a far parte della holding PPR.

Yves Saint Laurent lascia la maison

Nel ’99 Yves Saint Laurent venne acquistato dal gruppo Gucci. Nel 2000, il direttore creativo, Tom Ford, diede nuovo vigore alla compagnia, riportando alla luce il suo “sex appeal” e migliorando le strategie di marketing. Ma Saint Laurent e Bergé non erano convinti di come le carte si stavano muovendo ed entrambi avevano non poche remore su Tom Ford.

Yves Saint Laurent con Laetitia Casta e Catherine Deneuve, vestite Tuxedoes per l'ultima sfilata 2002
Yves Saint Laurent con Laetitia Casta e Catherine Deneuve, vestite Tuxedoes per l’ultima sfilata 2002

Il 22 gennaio 2002, sulla passerella del Centre Pompidou Saint Laurent uscì definitivamente di scena con una strepitosa sfilata retrospettiva corredata da 300 modelli di ieri e di oggi: la commozione in sala era altissima, soprattutto quando, sul finale Catherine Deneuve cantò per il suo amico di sempre Ma plus belle histoire d’amour c’est vousSaint Laurent lesse una lunga e personalissima lettera d’addio:

“Credo di non aver mai tradito il ragazzo che mostrava i suoi schizzi a Christian Dior con il massimo della trepidazione (…) ho vissuto per questo mestiere, l’ho sempre amato e rispettato fino in fondo; la moda non è un’arte ma ha bisogno di un artista per esistere, gli abiti sono sicuramente meno importanti di musica, architettura e pittura, ma era ciò che sapevo fare e che ho fatto, forse, partecipando alle trasformazioni della mia epoca. Oggi non si lavora più solo per rendere le donne più belle ma anche per rassicurarle. In molti soddisfano i fantasmi del loro ego attraverso la moda, mentre io ho sempre voluto mettermi al servizio delle donne, servire i loro corpi, i loro gesti, le loro stesse vite”. 

Della sua vita, lo stilista disse:

“Ho conosciuto quei falsi amici che sono i tranquillanti e le droghe, la prigione della depressione e delle cliniche. Faccio parte di quella che Marcel Proust chiama: “La magnifica e lamentosa famiglia dei nevrotici””.

Tom Ford e Stefano Pilati

Yves Saint Laurent Tom Ford per Yves Saint Laurent, collezione primavera/estate 2003
Tom Ford per Yves Saint Laurent, collezione primavera/estate 2003

Nel giugno 2002 Stefano Pilati, ritenuto papabile successore di Tom Ford, rilevò la direzione creativa completa degli accessori e dei bagagli. Pilati regalò un punto di vista stilistico completamente nuovo: l’eccessiva sensualità del suo predecessore lasciò il posto a un’eleganza più classica, discreta e borghese.

A dicembre, con i suoi 850 mq di superficie di vendita, il nuovo Yves Saint Laurent Rive Gauche aperto a Milano diventò il più grande store europeo della nota griffe francese. Lo spazio al 27 di via Montenapoleone (ex Gucci) sostituì quello già esistente di via Verri 8, dove invece subentrò il negozio Alexander McQueen.

A dicembre 2002, Saint Laurent e il suo compagno e braccio destro Pierre Bergé ottennero il riconoscimento di utilità pubblica per la loro Fondazione che avrebbe occupato l’immobile di avenue Marceau. Da questo momento lo stilista si concentrò sulle attività della Fondazione, dove sono conservati 5 mila abiti e 15 oggetti delle collezioni private Saint Laurent e Bergé. La Fondazione creerà borse di studio e organizzerà mostre legate alla moda e agli artisti contemporanei.

Ford decise di lasciare la società nel 2004 e Stefano Pilati, che aveva lavorato con Ford per YSL dal 2000, divenne il nuovo direttore creativo. All’inizio Pilati ricevette recensioni negative, ma poi, grazie all’innovativa sua interpretazione di mascolinità e femminilità, ottenne il plauso del fashion system.

Hedi Slimane

Yves Saint Laurent Parigi Fashion Week, collezione primavera/estate 2013
Parigi Fashion Week, collezione primavera/estate 2013

Nel 2012 Hedi Slimane diventò direttore creativo, portando il ribattezzato brand Saint Laurent ad un enorme successo. Slimane è stato anche responsabile della mostra “Yves Saint Laurent: The Retrospective”, al Museum of Art di Denver (25 marzo-8 luglio 2012). La mostra, memorabile, espose tutti i pezzi storici, portando Bergé a dichiarare “Yves sarebbe molto orgoglioso di essere qui”.

Yves Saint Laurent cambia nome sotto la direzione di Hedi Slimane nel 2012, questa rivoluzione ha destabilizzato il pubblico, che con il tempo si è dovuto abituare ad un semplice e raffinato Saint Laurent Paris. L’obiettivo è quello di innovare il pret-à-porter di lusso, ciò non vuol dire lederne l’identità, ma proiettarsi nel futuro, forti di un eredità importante che va raccolta e tramandata.

Situazione attuale

Hedi Slimane, che contribuì notevolmente al successo maison, sorprese tutti quando decise di lasciare il suo incarico nel marzo 2016. Quell’aprile Yves Saint Laurent scelse Anthony Vacarello come nuovo direttore creativo, stilista noto per il talento e la grande creatività.

A Marrakech, l’edificio di 4.000 mq progettato dallo Studio KO vicino al famoso Jardin Majorelle ospita spazi espositivi, un auditorium, una boutique e una caffetteria con terrazza all’aperto. Inoltre, si completa con una biblioteca fornita di oltre 5.000 libri relativi a moda, letteratura, poesia, storia, botanica e cultura berbera.

Yves Saint Laurent Museo di Marrakech
Museo di Marrakech

A settembre e ottobre 2016 sono stati aperti i musei Yves Saint Laurent a Parigi e Marrakech. I musei sono un omaggio all’amato stilista, morto nel 2008, sempre sotto i riflettori e al noto compagno Pierre Bergé. Egli, infatti, ex amministratore delegato e collaboratore, morì l’8 settembre, all’età di 86 anni, senza riuscire a godere dell’opera compiuta.

Il nuovo museo parigino, dallo stile completamente diverso, si trova nell’Hôtel particulier di 5 Avenue Marceau, dove Yves Saint Laurent ha trascorso quasi 30 anni a disegnare le sue collezioni (1974 al 2002). Lì troverà luogo una serie di mostre retrospettive e mostre temporanee tematiche.

VERSACE

Azienda italiana di successo, la Gianni Versace S.p.A è un luxury brand fondato nel 1978 da Gianni Versace, uno tra i più grandi stilisti italiani.

Indice

  1. Origini
  2. I primi passi
  3. Il fenomeno delle top model
  4. Lo stile di Gianni Versace
  5. Versace tra moda e arte
  6. La tragica scomparsa di Gianni Versace
  7. Il rilancio della maison
  8. La rinascita
  9. Lo sviluppo del brand
  10. Versace collabora con H&M
  11. La situazione attuale

ORIGINI

Gianni Versace (1946-1997) è stato uno tra i più grandi stilisti italiani, fondatore dell’omonima azienda, la Gianni Versace S.p.A. 

Versace Santo, Donatella e Gianni
I fratelli Versace

Nato nel 1946 a Reggio Calabria, Gianni Versace muove i primi passi nel mondo della moda aiutando la madre sarta, proprietaria di un negozio di abbigliamento che, oltre a rivendere modelli già pronti, produceva una propria linea.

Nel ’72 un viaggio a Milano, gli apre le porte dell’industria quando, chiamato da Ezio Nicosia e Salvatore Chiodini, collabora ad una collezione per Florentine Flowers. Le sue creazioni sono un successo e il suo nome comincia a girare tra gli addetti ai lavori. Questo gli permette di continuare a lavorare nel capoluogo lombardo. Disegna per le aziende come De Parisini, Callaghan, Genny e Alma.

I PRIMI PASSI

Versace Le top model Versace negli anni '90
Le top model Versace negli anni ’90

Nel 1976, con l’aiuto del fratello commercialista Santo, fonda l’azienda che porta il suo nome. La prima collezione donna viene presentata due anni dopo, al Palazzo della Permanente. Il successo di Gianni Versace è istantaneo. Lo stile viene applaudito immediatamente dalla stampa internazionale, entusiasta dei suoi abiti ricchi di contaminazioni di generi.

IL FENOMENO DELLE TOP MODEL

Gianni Versace contribuisce alla nascita del fenomeno delle top model: Naomi Campbell, Linda Evangelista, Claudia Schiffer, Christy Turlington, saranno prima di tutto sue amiche dalle quali saprà tirar fuori il carattere oltre che esaltarne la bellezza. La modella con Versace si trasforma; non è più un’indossatrice ma un role model, ha personalità e incarna un ideale da raggiungere, per tutte le donne.

Versace Gianni Versace con le sue top-model
Gianni Versace con le sue top-model

Nel frattempo entra a collaborare in azienda anche la sorella Donatella.  Da sempre musa e Consigliera di Gianni Donatella inizialmente si occupa delle pubbliche relazioni e della comunicazione del brand collaborando alla realizzazione di importanti campagne pubblicitarie con Helmut Newton, Herb Ritts, Bruce Weber e Steven Meisel. Ma saranno soprattutto i memorabili scatti del fotografo Richard Avedon a esaltare l’immagine della maison nel firmamento della moda mondiale. Il sodalizio durerà per diverse stagioni e scriverà molte pagine della storia della comunicazione. Successivamente Donatella diventerà direttore creativo della linea giovane Versus.

LO STILE DI GIANNI VERSACE

Versace mixa con disinvoltura i linguaggi contemporanei della pop art con elementi della cultura greca (da qui il logo della medusa ispirata dall’iconografia greco-romana), alterna motivi rinascimentali e barocchi a ricami preziosi e colori psichedelici.

Il successo della maison conquista tutto il mondo, anche gli Stati Uniti, dove lo stile ultra moderno e stravagante viene sempre più apprezzato. Tutti gli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta sono caratterizzati dall’espansione territoriale della griffe e da collezioni di grosso successo che costruiranno l’impero tuttora in piedi.

Versace Campagna pubblicitaria 1994: le modelle Nadja, Christy, Claudia, Cindy e Stephanie
Campagna pubblicitaria 1994: le modelle Nadja, Christy, Claudia, Cindy e Stephanie

Le sfilate presentano capi iconici di quell’epoca: fuseaux aderentissimi e coloratissimi con intarsi, abiti in maglie di fibre di metallo, sete a motivi geometrici, giacche con stampe di icone della cultura pop. Versace presenta una moda audace e d’avanguardia e realizza ogni abito trattandolo come un’opera d’arte.

VERSACE TRA MODA E ARTE

Oltre ad essere un grande collezionista, Gianni lavora anche a stretto contatto con il mondo del teatro, dell’opera e del balletto. Importante è la sua lunga collaborazione con il Teatro alla Scala di Milano che comincia, nel 1982, con la realizzazione dei costumi del balletto Josephlegende (di Richard Strauss, diretto da Luigi Veronesi) e che continua per numerosi altri spettacoli di grandi coreografi e registi come Maurice Béjart, Robert Wilson, Rolant Petit, John Cox, William Forsythe e Twyla Tharp.

Sono molte le celebrità a vantare l’amicizia di Gianni Versace, prima fra tutte Lady Diana, sua amica e confidente, la top model Naomi Campbell e il cantante Elton John, per il quale nel 1992 disegnerà la copertina dell’album nonché tutti i costumi del suo World Tour.

Versace Collezione Home
Collezione Home

Proprietario di immense ville sparse in giro per il mondo, che amava arredare con opere d’arte contemporanea, mobili imperiali e statue greco-romane, Gianni Versace sarà anche uno dei primi stilisti a lanciare una linea per la casa: la Versace Home Collection che comprenderà arredamenti, complementi d’arredo, lampade, biancheria, piastrelle, porcellane e cristalli.

LA TRAGICA SCOMPARSA DI GIANNI VERSACE

Il 15 luglio 1997 avviene la tragedia. Gianni Versace viene assassinato sui gradini di Casa Casuarina, a Miami, freddato da un colpo di pistola. L’omicidio sciocca il mondo intero sollevando molti dubbi e domande sul movente dell’assassinio, tutt’ora poco chiaro. Il killer, Andrew Cunanan, viene trovato morto, pochi giorni dopo. Sarà un duro colpo per la sua famiglia ma anche per tutto il sistema della moda italiana che improvvisamente perderà uno dei suoi più grandi punti di riferimento.

Dopo la morte di Gianni, la direzione creativa passa in mano alla sorella Donatella che eredita il 20% del valore dell’azienda e diventa il nuovo volto carismatico della maison. Al fratello Santo, presidente e allora amministratore delegato, va il 30%. La maggioranza del pacchetto azionario (50%), per un valore allora stimato di 700 milioni di dollari, va alla prediletta nipote Allegra, figlia di Donatella e Paul Beck.

IL RILANCIO DELLA MAISON

Versace Madonna per Versace
Madonna per Versace

La morte del fondatore non inaugura un periodo facile per l’azienda che vede i suoi affari in ribasso proprio a cavallo del nuovo millennio. A fine 2000 si delinea il novo assetto societario, incentrato su una holding e due controllate. Lo stesso anno viene stipulato un accordo di lunga durata con Euroitalia, per i profumi e la cosmetica. Per i diversi anni l’azienda ha difficoltà nel competere con i fasti del passato. Si alternano diversi responsabili ai vertici dell’amministrazione, fino al 2004, quando la società trova stabilità con Giancarlo Di Risio, pronto ad avviare il risanamento aziendale rilanciando la griffe.

LA RINASCITA

Vengono potenziati gli investimenti pubblicitari che coinvolgono sempre più celebrità del mondo del cinema e della musica. Star del calibro di Madonna, Demi Moore, Christina Aguilera, Halle Berry, Patrick Dempsey  posano per le campagne pubblicitarie a diffusione mondiale.

Versace Halle Berry per Versace
Halle Berry per Versace

Si punta molto anche sul potenziamento della linee prêt-à-porter, arruolando i due nuovi fashion designer Warren Davis e Kinder Aguggini, rispettivamente per la linea uomo e la linea giovani. Versace attiva anche ambiziose politiche di espansione in progetti di lusso trasversale, diversificando la propria attività con la progettazione e l’arredamento di interni per jet, yacht ed elicotteri privati.

Rafforza anche la presenza territoriale in Estremo Oriente con accordi e acquisizioni strategiche per una catena di Versace Luxury Hotel. Il primo di questi viene inaugurato nel 2000 sulla Gold Coast australiana, seguito da un altro a Dubai. Nel 2006 viene inaugurato a Milano il Teatro Versace, spazio polifunzionale che servirà anche da location per le future sfilate. L’anno seguente è il decennale della morte di Gianni che viene ricordato con un balletto di Maurice Béjart, presentato alla Scala di Milano. Viene anche pubblicata la biografia Il mito Versace (Dalai editore) e viene istituita una speciale borsa di studio che porta il suo nome, in collaborazione con l’Istituto Europeo di Design.

LO SVILUPPO DEL BRAND

Dal 2008, mentre le collezioni raccolgono crescenti consensi, il gruppo annuncia un importante piano di espansione in Asia, che si concretizzerà negli anni successivi con l’apertura di diversi negozi in Cina. Nel 2010 saranno più di 20 i monomarca presenti nel “gigante asiatico” con ottime performance di vendita e ulteriori previsioni di espansione.

Dal 2009 Gian Giacomo Ferraris, subentrerà a Giancarlo Di Risio, nel ruolo di amministratore delegato. Verrà applicata una razionalizzazione dell’assetto organizzativo, in primis il taglio dei costi, la revisione della rete di negozi diretti e la riduzione degli investimenti. Lo stesso anno viene ufficializzato il passaggio della licenza di Versus da Ittierre al gruppo Facchini, che prenderà in carico la produzione dell’abbigliamento e degli accessori della linea giovane.

Versace Versus primavera/estate 2015
Versace Versus primavera/estate 2015

Nel 2010 si registra un aumento dei ricavi che supera il tetto dei 292,3 milioni di euro, in crescita del 9,1% rispetto all’esercizio precedente. Passata la crisi che nel 2009 aveva visto la chiusura tre negozi monomarca in Giappone si progetta un piano di riconquista del mercato nipponico.  Viene nominato Hiroshi Saito come chief executive officer di Versace Japan e si studia l’apertura di nuovi punti vendita per rinforzare la presenza del brand sul territorio.

VERSACE COLLABORA CON H&M

Versace e H&M, campagna pubblicitaria 2011
Versace e H&M, campagna pubblicitaria 2011

Nel 2011 il brand firma importanti collaborazioni d’impatto mediatico. A giugno viene annunciata la partnership tra la maison Versace e il colosso di abbigliamento svedese H&M. La catena di abbigliamento commercializzerà, a partire da novembre, 40 pezzi da donna e 20 da uomo, inclusi diversi accessori, per una linea low cost, a edizione rigorosamente limitata, firmata da Donatella. Un modo per avvicinare il mondo Versace a un pubblico più giovane e vasto. Ci saranno i pezzi più iconici di tutta la Versace, ma anche quello che la maison rappresenta oggi nella sua continua evoluzione. Ci saranno le famose stampe, tanta pelle e borchie perché Versace è sexy e glamour ma anche rock’n’roll.

A partire dal 1° luglio 2011 Versace dà vita a un’altra collaborazione dalla forte eco mediatica, annunciando che vestirà l’Internazionale Football Club di Milano. L’accordo, siglato tra la maison e la società nero-zzurra, riguarda la fornitura delle divise ufficiali per i dirigenti, l’allenatore, lo staff tecnico e i calciatori.

LA SITUAZIONE ATTUALE

Versace A Tribute to Gianni Versace: Naomi Campbell alla sfilata primavera/estate 2018
A Tribute to Gianni Versace: Naomi Campbell alla sfilata primavera/estate 2018

Versace è oggi di proprietà e gestione della famiglia (50% Allegra Beck Versace, 30% Santo Versace, 20% Donatella Versace). Santo Versace è presidente del consiglio di amministrazione del gruppo. Donatella è direttore creativo oltre che vicepresidente del consiglio di amministrazione. La società crea, produce, distribuisce prodotti di lusso e lifestyle tra cui la linea Haute Couture Atelier Versace, le collezioni diprêt-à-porter, accessori, gioielli, orologi, occhiali, fragranze ed arredamento per la casa e la seconda linea Versus.

Oggi la Gianni Versace S.p.A. È uno dei nomi più prestigiosi nel panorama internazionale del fashion luxury; distribuisce i suoi prodotti attraverso una rete di 110 boutique presenti nelle principali città del mondo alle quali si aggiungono i 123 shop in shop dedicati nei principali department store e negozi multimarca.

Versace Donatella Versace alla Milano Fashion Week (collezione primavera 2018)
Donatella Versace alla Milano Fashion Week (collezione primavera 2018)

MICHAEL KORS

Americano, fashion designer e creative director del suo brand di ready-to-wear uomo e donna, accessori, orologi e tanto altro.

Indice

  1. Le origini
  2. Céline
  3. Sportswear Holding Limited rileva Michael Kors
  4. Project Runway
  5. Nuove linee
  6. 30° anniversario
  7. Michael Kors per il sociale
  8. Situazione attuale

Le origini

Stilista americano classe 1969, figlio di una modella, nato e cresciuto a Long Island, vicino a New York City. Frequentò per nove mesi il Fashion Institute of Technology: infatti, a soli 19 anni, cominciò la sua carriera professionale, disegnando una collezione per la boutique Lothar’s di New York, per la quale aveva cominciato a lavorare come assistente alle vendite. Il successo, fu tale da convincerlo ad aprire un’attività in proprio.

Michael Kors negli anni '90
Michael Kors negli anni ’90

Nel 1981 debuttò la griffe Michael Kors: la prima collezione, basata su di uno sportwear di lusso perfettamente strutturato, venne recensita più che favorevolmente dagli addetti del settore. Fu distribuita, fra gli altri, da Bergdorf Goodman e Saks Fifth Avenue. Nel ’95, lanciò la linea Kors Michael Kors, prodotta e distribuita da Onward Kashiyama USA, filiale di Onward Kashiyama Giappone. Nel novembre ’97 presentò la sua prima linea di prêt-à-porter uomo.

Céline

Céline Micheal Kors per Céline, collezione primavera/estate 2001
Micheal Kors per Céline, collezione primavera/estate 2001

Sempre nel ’97, Kors venne nominato stilista di Céline di cui, nel ’99, diventò direttore artistico. Considerato antesignano dello stile minimalista, lo stilista vive fra Parigi e New York.

Nel ’99 Kors cedette un terzo delle azioni del brand a LVMH, gruppo proprietario di Céline. L’anno seguente lanciò il primo profumo, prodotto e distribuito dalla Parfums Givenchy; aprì due punti vendita newyorkesi, entrambi sulla Madison Avenue, seguiti nel 2002 da altri tra Soho e Tokyo. Il Council of Fashion Designers of America nominò Kors, nel 2002, Womenswear Designer of the Year.

L’anno 2002 vide anche il lancio della collezione uomo Michael Kors. L’anno seguente lo stilista annunciò che, alla scadenza del contratto per Céline, avrebbe lasciato la maison. La collezione autunno/inverno 2003-2004 fu quindi l’ultima creata dalla stilista di Long Island, che, con il nuovo anno, si dedicò completamente alle linee del marchio che porta il suo nome. L’annuncio giunse come un fulmine a ciel sereno: solamente poche settimane prima, al rinnovo del contratto annuale con la LVMH, Kors aveva fatto intendere che la sua collaborazione con il gruppo sarebbe durata ancora a lungo.

Sportswear Holdings Limited rileva Michael Kors

Lo stesso anno, i due imprenditori Silas Chou e Lawrence Stroll, a capo della società Sportswear Holdings Limited, acquisirono l’85% delle azioni Michael Kors, inclusa la quota di LVMH; il 10% dal 2000 era nelle mani di Onward Kashiyama USA e la quota restante rimase di proprietà di John Orchulli, partner commerciale di Kors, che restò in carica come amministratore delegato nel breve periodo di transizione.

Project Runway

Michael Kors Project Runway 2010: i giudici Heidi Klum, Nina Garcia, Faith Hill, Michael Kors e Bryant Park
Project Runway 2010: i giudici Heidi Klum, Nina Garcia, Faith Hill, Michael Kors e Bryant Park

Nel 2004, Kors fu giudice del nuovo reality show televisivo Project Runway: nel programma di immediato successo, i commenti critici di Kors sono sempre stati applauditi dal pubblico. Lo stilista rimase nella trasmissione fino al 2012, dopo che il programma aveva già ricevuto diverse nomination agli Emmy Award.

Nuove linee

Michael Kors La nuova linea Michael by Michael Kors
La nuova linea Michael by Michael Kors

Sempre nel 2004, Michael Kors ha lanciato due nuove linee, MICHAEL Michael Kors e KORS Michael Kors. Queste linee sono vendute in 350 negozi negli Stati Uniti offrono prêt-à-porter, borse, costumi da bagno, jeans, calzature e accessori. La compagnia firmò un contratto con la Fossil per la nuova linea di orologi Michael Kors.

30° anniversario

Nel marzo 2011, l’azienda celebrò il suo 30° anniversario con l’apertura di un nuovo flagship store a Parigi e un dinner party, pieno di celebrità, modelle, cantanti, editori, IT girl e attrici.

Michael Kors 30° anniversario
30° anniversario

Kors è stato il più giovane designer a ricevere il The Geoffrey Beene Lifetime Achievement Award (Premio alla carriera Geoffrey Beene) dal CFDA. Un anno dopo, venne rinnovato il contratto con Fossil, ampliando la convenzione ad una nuova linea di gioielli.

Michael Kors per il sociale

Michael Kors per il sociale
Michael Kors per il sociale

Kors, sempre coinvolto nel sociale, ha combattuto battaglie contro la fame nel mondo per più di 20 anni. Nel 2013 ha collaborato con il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (WFP) con il progetto dell’orologio limited edition per la sei e 100: parte dei proventi venne dedicata ad un programma di alimentazione per l’infanzia. Nel 2015, il designer divenne Global Ambassador Against Hunger per il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite: l’azienda aveva contribuito a fornire oltre 10 milioni di pasti ai bambini di tutto il mondo. La società è anche una sostenitrice di lunga data del God’s Love We Deliver, e ha lavorato con l’organizzazione newyorkese per aiutare a distribuire pasti a persone sieropositive, ammalati di cancro o di altre gravi malattie.

Nel 2016, Michael Kors siglò una partnership con la McLaren-Honda, diventando partner ufficiale del campionato del mondo di Formula Uno.

Situazione attuale

Michael Kors Campagna pubblicitaria 2018
Campagna pubblicitaria 2018

A luglio 2017, la società Michael Kors annunciò l’acquisizione del marchio di calzature e accessori di lusso Jimmy Choo per 1,2 miliardi di dollari. A novembre, Francesca Leoni divenne Vice Presidente Senior e Chief Brand Officer di Michael Kors.

Attualmente i negozi Michael Kors sono presenti nelle più prestigiose città del mondo, da New York, a Londra, a Milano, a Parigi, fino a Shanghai e Tokyo. Attraverso negozi di proprietà e partner Michael Kors offre prodotti di consumo tra cui accessori, calzature, orologi, gioielli, prêt-à-porter uomo e donna, occhiali e una linea completa di profumi.

ALEXANDER WANG

Stilista americano ed ex direttore creativo di Balenziaga. È famoso per aver creato uno stile unico e del tutto anti-conformista.

Indice

  1. Le origini
  2. Il successo
  3. Le ispirazioni di Alexander Wang
  4. Balenciaga

Le origini

Alexander Wang (San Francisco, 26 dicembre ’80) è uno stilista americano di origine taiwanese. Appassionato di moda fin dall’età adolescenziale, Alexander Wang seguendo il richiamo della moda, lascia la famiglia (che l’ha sempre sostenuto in ogni sua scelta) per trasferirsi a New York.

Nella Grande Mela studia alla Parsons School, prestigiosa scuola di arte e design; percorso accademico che non lo soddisfa pienamente visto che, dopo un anno di studi, comprende che il design si impara sul campo.

Il successo

Il successo di Alexander Wang è stato sostenuto dal Council of Fashion Designers of America per un riconoscimento legato alla linea womenswear (2007) che gli è valso un premio di 200.000 dollari. Nella teca dei premi, lo stilista vanta anche il Fashion Fund Award Winner indetto dalla rivista Vogue America.

Alexander Wang Primavera 2007
Primavera 2007

Wang è famoso per aver creato una moda anti-conformista. Nelle sue collezioni, l’individualismo è stato annullato quasi del tutto, aprendo il varco per la moda gender. Capi basici sono sostenuti da pregiati filati come cachemire talvolta mixato al cotone e al lino. La palette di colori non è sicuramente generosa nelle tonalità.

Le ispirazioni di Alexander Wang

Designer come Martin Margiela e Ralph Lauren sono, per lui, idoli da seguire perché “sempre fedeli alla loro visione”.

Non ho mai creduto nell’innovazione fine a se stessa, preferisco ragionare su cosa significhi oggi la modernità. Ho anche cercato la parola sul vocabolario per essere davvero preciso: è moderno ciò che hai davanti, quello che vivi, la tua realtà, e io riproduco ciò che vedo”. Alexander Wang

Balenciaga

Alexander Wang per Balenciaga
Alexander Wang per Balenciaga

Il suo “creare moda”, sempre sui generis, gli permette di sedere sull’ambita poltrona di Balenciaga, vestendo i panni di direttore creativo dopo l’addio alla maison di Nicolas Ghesquière.  Era il dicembre del 2012. Dopo tre anni di sodalizio, cede il posto a Demna Gvasalia.

È con marchi come H&M e Adidas che riesce a conquistare una buona fetta di mercato. Per la catena di moda low cost, Alexander elabora una capsule collection legata alla moda sportwear; per Adidas Original, invece, rivede i codici estetici del marchio, capovolgendo di 180° lo storico logo dell’azienda.