CALVIN KLEIN

Celebre fashion designer americano, nel 1968 fondò l’omonimo brand insieme allo storico amico e collega Barry K. Schwartz.

Le origini

Calvin Klein è un famoso designer americano, fondatore dell’omonima società. Nel 1968, iniziò la sua attività con un budget di soli $ 10.000, aprendo la Calvin Klein Limited, un negozio di cappotti nello York Hotel di New York. Figlio di farmacisti del Bronx, sin da piccolo preferiva schizzare modelli sul suo libro di matematica piuttosto che farne gli esercizi; a casa, dopo i compiti, si esercitava sempre a cucire.

Dopo aver combattuto l’opposizione dei genitori, nel 1962 finalmente si iscrisse al Fashion Institute of Technology di New York. Calvin Klein costruì un impero insieme a Barry Schwartz, compagno di scuola, nato e vissuto come lui e Ralph Lauren nello stesso quartiere di New York, il Bronx appunto. Se Lauren passava le giornate a mostrare il campionario delle sue cravatte ai buyer dei grandi magazzini, Klein portava in giro i suoi schizzi in una valigetta.

1980, Calvin Klein nel suo studio
1980, Calvin Klein nel suo studio

Dopo cinque anni di apprendistato in varie aziende, diede inizio alla propria attività specializzandosi nel disegno di abiti e cappotti. Dalle sue sfilate è bandita la moda-spettacolo. Giovane, alto, attraente e vestito in modo impeccabile, era sempre al posto giusto nel momento giusto. Klein era il re delle feste più belle del weekend, ma anche un puntiglioso e preciso manager il lunedì mattina: la sua immagine è divenuta icona del suo successo.

Lo stile CK

John Fairchild, redattore del famoso giornale di moda Womens Wear Daily, celebre quanto temuto, in quanto una sola sua recensione potrebbe decretare la fine di qualsiasi designer, parlò di Klein come di uno dei migliori al mondo. Fairchild affermò che egli era una vera rarità nel panorama dello styling americano, dotato di un’eccellente capacità di taglio ma di poca immaginazione. Inoltre, Klein apparve sul numero di settembre 1969 di Vogue.

Calvin Klein 1982, Campagna pubblicitaria con Brooke Shields
1982, Campagna pubblicitaria con Brooke Shields

Non solo ha talento creativo ma anche grande abilità pubblicitaria. Nel 1971 creò la campagna per i famosi jeans K: caratterizzata da forte erotismo, aveva come protagonista Brooke Shields. Il 1971 segnò anche l’introduzione di capi d’abbigliamento sportivo nelle collezioni CK: questo nuovo interesse portò l’attenzione su praticità e comodità, attributi che da questo momento non vennero più dati per scontati. Basti pensare alle giacche da marinaio, ai mantelli in morbido tessuto rustico e collo in pelliccia, alle giacche camicia in crepe-de-Chine, alle bluse di seta a righe, o ai maglioni e agli abiti in velluto. Lo stile CK rimane sempre molto semplice, con una particolare predilezione per gli indumenti sovrapposti ton sur ton.

Calvin Klein Campagna pubblicitaria 1993
Campagna pubblicitaria 1993

Stagione dopo stagione, il successo di CK crebbe sempre più, grazie alla sua capacità di prevedere ed esaudire i desideri inespressi della clientela. CK riuscì a bilanciare la semplicità ad un sofisticato gioco di armonie: niente decorazioni inutili, niente fronzoli, ma un’eleganza che cattura sempre l’attenzione.

Una nuova linea di abbigliamento, CK, e una linea di intimo riempiono I negozi di tutto il mondo, grazie anche all’audace campagna pubblicitaria di Bruce Weber.

Kelly Rector

Per l’eterno ragazzo, celebre star ma in costante pericolo per le sue intemperanze esistenziali, ebbe grande importanza l’incontro con Kelly Rector. Uscita dall’atelier di Ralph Lauren, diventò sua moglie portando ordine nella sua vita e collaborando alla resa più sofisticata e femminile del secondo periodo creativo dello stilista a fine anni’70: non solo una più nutrita presenza di abiti da sera, ma anche una maggiore grazia nei modelli da giorno. Giacche, quindi, molto lineari con spalle quadrate per assottigliare i fianchi; mantelli lunghi; attillati blazer e bluse dalle proporzioni studiatissime, spogli ma dolci, il tutto senza rinunciare a un’immagine sobria sottolineata dallo scarso impiego di tessuti costosi.

Calvin Klein Jeans, 1978
Calvin Klein Jeans, 1978

Klein deve la lealtà dei suoi clienti alla sua attenta ricerca, alla mancanza di decorazioni e accessori complicati e alla, quindi, ampia vestibilità e produzione in massa delle sue creazioni. Lo deve anche al gusto incomparabile dei suoi jeans, capi che per così tanto tempo vennero considerati estranei al mondo della moda.

Calvin Klein fu il primo designer a vedersi assegnare, nello stesso anno, il premio del Council of Fashion Designers of America sia per la collezione Uomo che per quella Donna (1993). Nel 1973 si aggiudicò il Coty Award che mai era stato assegnato ad uno stilista così giovane.

Intimo CK

Intimo icona, Campagna pubblicitaria 1992
Intimo icona, Campagna pubblicitaria 1992

A partire dagli anni ’80 il brand raggiunse un incredibile successo e si può anche affermare che Klein rivoluzionò il mercato americano della biancheria intima maschile. Presentò CK, una nuova di boxer femminili, e una linea di biancheria maschile di grande successo, che incassò 70 milioni di dollari in un solo anno. Le campagne pubblicitarie erano tutte nelle mani dell’abile fotografo Bruce Weber.

Calvin Klein Campagna pubblicitaria con Mark Wahlberg
Campagna pubblicitaria con Mark Wahlberg

Negli anni ’90, John Varvatos, direttore responsabile delle linee uomo di Calvin Klein, inventò un nuovo tipo di biancheria intima chiamata boxer briefs, un ibrido tra boxer e slip. L’indumento divenne famoso grazie alla campagna del 1992 con Mark Wahlberg: venne definito “una delle più grandi rivoluzioni di abbigliamento del secolo”.

Difficoltà del Brand

Nel 1992, la società arrivò quasi a dichiarare bancarotta, ma ne uscì vincente, grazie soprattutto al successo delle linee di biancheria intima, dei profumi e dell’abbigliamento sportivo ck. Dal ’97 una joint venture legò la linea Ck a Stefanel, che produceva su licenza e distribuiva in Europa e Medio Oriente. Di recente, è stata lanciata sul mercato europeo una nuova linea per bambini, mescolando stile americano ed europeo: jeans basic, giacche denim in varie tonalità e T-shirt con il logo CK per i maschietti; camicie scollate all’americana e minigonne o shorts mozzafiato per le bambine. La campagna pubblicitaria che accompagnò la nuova linea e altre sullo stesso tema, sempre molto erotiche, suscitarono molto scandalo. I manifesti vennero vietati e CK accusata di essere al limite della pedofilia.

Calvin Klein Controversa campagna pubblicitaria
Controversa campagna pubblicitaria

Nel 1999 il marchio annunciò di essere in vendita per $ 1 miliardo: mai vi furono offerte tali, così Klein decise di levare il brand dal mercato. A inizio 2000 venne commercializzata una versione inedita e a tiratura limitata del profumo unisex cK One. I tre flaconi erano disegnati da altrettanti artisti di retaggio “urbano”: l’olandese Delta, che si affidava a una linea futurista, il graffittaro Espo con le sue donne dal lungo collo; il newyorkese Futura con il “mistero delle ombre”. Nell’impero di Calvin Klein, i profumi rappresentano il 34% del fatturato totale del gruppo.

Phillips-Van Heusen rileva Calvin Klein

Nel 2002 l’azienda aveva un fatturato di $ 3 miliardi all’anno. A dicembre, Calvin Klein Inc. fu acquisita dal colosso dell’abbigliamento Phillips-Van Heusen per $ 430 milioni in contanti e azioni. Le potenziali royalty, che potevano essere valutate tra i 200 e i 300 milioni di dollari, furono dilazionate nel corso degli anni. Klein e il suo socio Barry Schwartz avevano già tentato la vendita nel 2000, senza giungere a una soluzione concreta. Klein rimane il design inspirator dei 12 differenti prodotti della compagnia, per le linee Calvin Klein Collection, cK e cK Calvin Klein.

Elemento fondamentale in questa operazione fu la licenza a lungo termine con cK 21 Hidungs Pte. Ltd per le linee di abbigliamento sportivo uomo, donna, d’abbigliamento maschile, per la linea di calzature uomo e donna, di borse e di piccola pelletteria. Ciò favorì anche l’apertura di negozi a Singapore, in Malesia, in Tailandia, a Hong Kong e in Cina. Nuovi punti vendita in franchising furono aperti in Corea, a Taiwan e in Cina. A dicembre fu inaugurato il primo American Calvin Klein Underwear Store in Prince Street, a New York: un grande spazio vendita per intimo e profumi.

GLI EFFETTI DELLA VENDITA

Uno dei primi effetti della vendita fu la creazione di una partnership con un’azienda di Trento, la Vestimenta, che dal 2004 si occuperò di creare e distribuire le linee di prêt-à-porter maschile e femminile, le prime a non essere prodotte all’interno dell’azienda. La Vestimenta già produceva su licenza il prêt-à-porter femminile di Emanuel Ungaro e il maschile di Trussardi e aveva siglato una jointventure con Giorgio Armani.

Lo stilista ammise pubblicamente l’abuso di sostanze stupefacenti e alcool, dichiarando di volersi sottoporre a una cura disintossicante. Già nel 1988 il designer era stato ricoverato per problemi analoghi. A causa di ciò, alcuni termini della licenza che collegava Calvin Klein (già acquisita da Phillips-Van Heusen) al gruppo Warnaco vennero modificati e fu firmato un accordo per la linea beachwear, che sarebbe uscita a inizio del 2004.

Calvin Klein Collezione primavera/estate 2003
Collezione primavera/estate 2003

Allo stesso tempo, Fingen Apparel, licenziataria di Calvin Klein Jeans, creò una divisione under 16 disegnata dallo stilista. Quest’ultimo, ormai sessantenne, annunciò che non avrebbe più seguito le collezioni in prima persona, ma che avrebbe avuto un ruolo di consulenza stilistica ed amministrativa, in collaborazione con Bruce Klatsky, Presidente e CEO della Phillips-Van Heusen.

Ad ottobre, Sara Dennis lasciò la vicepresidenza del settore jeans, intimo e costumi da bagno di Calvin Klein per trasferirsi da Liz Claiborne, una società di New York quotata in borsa. Fu anche annunciato che Phillips-Van Heusen intendeva rilanciare la linea di abbigliamento cK Calvin Klein in Asia nel 2004, in seguito alla sospensione della linea negli Stati Uniti, in Europa e in Medio Oriente a causa degli scarsi risultati.

Calvin Klein Campagna calzature-borse 2000
Campagna calzature-borse 2000

Sviluppo del Brand

Le nuove linee

Nel gennaio 2004 Calvin Klein firmò un contratto con Swatch Group per il lancio mondiale di una nuova collezione di bijoux e gioielli. A marzo, Robert Mazzoli divenne Chief Creative Officer di Warnaco, con il compito di controllare le collezioni di intimo Calvin Klein.

A luglio, arrivò  Choice Calvin Klein, una nuova linea di costumi per giovani donne. Inoltre, Calvin Klein lanciò la nuova linea donna/uomo Ck39, nome ispirato all’indirizzo della sede centrale newyorkese: constava di pantaloni, giacche di jeans, capi di maglieria e T-shirt stile vintage.

Inaugurazioni e produttività

Nel novembre 2004 Calvin Klein Inc. promosse Giuseppe Rossi come General Manager e Direttore Generale di Calvin Klein Europe. Durante la sua carica fu aperto a Roma il primo negozio italiano della collezione Calvin Klein: tre piani arredati da RetailDesign e dall’architetto Paolo Lucchetta, che si ispirò all’opera di John Pawson per i flagship store di New York e di Parigi.

Calvin Klein Negozio in Madison Avenue, New York
Negozio in Madison Avenue, New York

Nel febbraio 2005, il calzaturificio italiano Rodolfo Zengarini, di Montegranaro, ottenne la licenza per la produzione e la distribuzione della collezione di scarpe donna. Zengarini, già licenziatario della linea maschile, sostituì, così, Rossimoda.

Nel 2005 furono aperti molti negozi: il primo nel Wafi Mall di Dubai, in collaborazione con Belbadi Fashion, dove era possibile acquistare ogni articolo prodotto dall’impero Calvin Klein. Un negozio monomarca Calvin Klein Collection fu aperto a Milano, in Corso Matteotti angolo Via S.Pietro all’Orto. Inoltre, Calvin Klein concluse un accordo con Finger per l’apertura di 50 negozi indipendenti ck Calvin Klein in Europa e nel Medio Oriente, e uno con Warnaco per la linea di costumi donna.

Kevin Carrigan

Calvin Klein Kevin Carrigan, collezione primavera/estate 2006
Kevin Carrigan, collezione primavera/estate 2006

A giugno Kevin Carrigan ottenne la nomina a Direttore Creativo, responsabile delle attività di vendita al dettaglio e all’ingrosso e della supervisione di progettazione di cappotti, giacche, maglieria, fazzoletti, cravatte e ombrelli.

Nel 2006 Calvin Klein lanciò la fragranza estiva CK One, uno dei prodotti più venduti. Ispirata all’oceano e alla spiaggia, dedicata a giovani consumatori urbani e dinamici, questa fragranza unisex a tiratura limitata fu la terza versione della collezione CK One. Dopo il successo della collezione estiva CK One, negli anni successivi, CK lancia altri profumi: nel 2008 Euphoria eau de toilette, nel 2009 CK Free, nel 2011 CK One Shock uomo e donna.

Calvin Klein Kevin Carrigan, campagna pubblicitaria 2015 con Justin Bieber
Kevin Carrigan, campagna pubblicitaria 2015 con Justin Bieber

Nell’ottobre 2012 il gruppo PVH acquisì Warnaco Group per 2,9 miliardi di dollari, il che significava acquisire diversi marchi Calvin Klein tra cui Calvin Klein Jeans, le linee underwear e le linee sportive.

Nel 2015, secondo il gruppo PVH, la società Calvin Klein investì oltre 320 milioni di dollari in campagne pubblicitarie per ampliare il numero dei potenziali acquirenti. Questo importante compito fu affidato al noto fotografo di moda Alasdair McLellan. Da nominare, la partecipazione di Kendall Jenner per la sponsorizzazione di una linea di jeans in edizione limitata. Inoltre, Justin Bieber e la top model Lara Stone parteciparono alla campagna pubblicitaria Calvin Klein 2015. I social media del marchio, annunciarono la campagna a livello mondiale e la stampa, i media digitali, e i cartelloni pubblicitari la diffusero in più di 20 paesi.

Situazione attuale

Nel febbraio del 2016 la società nominò Raf Simons nuovo Chief Creative Officer, il suo stile minimalista e la sua conoscenza profonda della cultura giovanile era perfettamente in linea con i bisogni del brand. A contratto, Raf Simons avrà un controllo creativo completo, dall’immagine del brand alle collezioni.

Calvin Klein Raf Simons, prima collezione per Calvin Klein
Raf Simons, prima collezione per Calvin Klein

A febbraio 2017, Raf Simons debutta con la collezione autunno prêt-à-porter uomo/donna, presso la sede di Calvin Klein a New York. Un mese dopo, Calvin Klein presenta, tramite account Instagram, un nuovo logo: progettato in collaborazione con l’art director e grafico inglese Peter Saville, Calvin Klein lo definisce un “ritorno allo spirito delle origini”.

Nell’aprile 2017, Calvin Klein lancia una nuova campagna per la linea di intimo diretta da Sofia Coppola: esito davvero stimolante, con la partecipazione di Lauren Hutton, modella e attrice settantenne. Secondo Vogue, Calvin Klein dimostra che “non esiste un limite d’età per essere modelli di biancheria intima”.

A giugno, ispirata all’iconica Obsession, Calvin Klein lancia Obsessed, una nuova fragranza uomo/donna. La campagna pubblicitaria presenta ancora una volta dei ritratti di di Kate Moss, scattati da Mario Sorrenti per la pubblicità Obsession 1990.

Calvin Klein, Obsessed
Calvin Klein, Obsessed

SIMONS LASCIA CALVIN KLEIN

Lo stile visionario di Simons, per quanto molto apprezzato dalla critica non porta a Calvin Klein i guadagni sperati. Il risultato è quindi una revisione delle strategie da parte del brand, con la scelta di un approccio maggiormente commerciale. Queste decisioni sono incompatibili con l’attitudine artistica di Simons che quindi, a meno di due anni dalla sua prima sfilata e a soli otto mesi dalla scadenza naturale del suo contratto, lascia definitivamente Calvin Klein a marzo 2019.

Un anno dopo, nel novembre 2020, Jessica Lomax viene nominata nuovo global head of design ed executive vice-president di Calvin Klein. Jessica ha alle spalle un curriculum di tutto rispetto. Negli anni passati, infatti, ha lavorato nel team creativo di Puma, accanto ad Hussein Chalayan e ha ricoperto il ruolo di senior creative director di Nike. La Lomax guiderà la design strategy globale di Calvin Klein e fornirà direzione creativa in tutte le aree del business, incluse le licenze. 

CANALI

Azienda di abbigliamento maschile, fondata nel 1934 dai fratelli Giovanni e Giacomo Canali, famosi per la loro eccellenza sartoriale.

Indice

  1. Le origini
  2. Moderna sartoria italiana
  3. Sviluppo del brand
  4. Nuovi prodotti
  5. 75° anniversario
  6. Acquisizioni e collaborazioni
  7. Direttore creativo: Andrea Pompilio
  8. Situazione attuale

Le origini

Azienda di abbigliamento maschile, fondata nel 1934 dai fratelli Giovanni e Giacomo Canali. Produce soprattutto capi spalla di qualità sartoriale. Dal piccolo laboratorio di sartoria degli esordi ai 7 centri produttivi con cui entra nel terzo millennio: la storia della Canali sta in questo semplicissimo raffronto.

L’attività aprì con due proprietari e pochi lavoratori. Ora è al timone la terza generazione e i dipendenti sono 1000. In 3 generazioni, la produzione si è allargata anche agli accessori, allo sportswear, alle cravatte.

Nel giugno 2003 venne conferito a Canali il premio Pitti Immagine Uomo. Il riconoscimento, consegnato a Eugenio Canali, amministratore delegato della società, è destinato a chi si è distinto nella moda, incrementando il successo del made in Italy. L’abbigliamento Canali viene realizzato in 7 centri di produzione, tutti collegati alla sede centrale di Sovico, vicino Milano. Il 75% del fatturato viene realizzato all’estero. Il mercato più importante è costituito dal Nord America, seguito dall’Europa Occidentale. I mercati in crescita, invece, sono quelli dell’ex Unione Sovietica. Il 2002 è stato chiuso con un fatturato di 145 milioni di euro.

Moderna sartoria italiana

Canali Giacca a fantasia
Giacca a fantasia

Canali produce i più alti standard di taglio, costruzione e finitura per gentlemen che cercano un look sartoriale che soddisfi le loro esigenze. Il brand utilizza i migliori tessuti sul mercato e i suoi artigiani danno massima attenzione ad ogni minimo dettaglio. Ad esempio, ogni rotolo di tessuto viene esaminato da esperti che ne misurano il peso, ne controllano ciascuna estremità e valutano tutte le caratteristiche, esaminandone ogni centimetro per trovare anche i più piccoli difetti.

“Ogni anno lavoriamo a stretto contatto con gli stabilimenti di Biella [il cuore dell’industria tessile italiana] per produrre sorprendenti nuove miscele di tessuti”, Elisabetta Canali

Sviluppo del brand

La società chiuse il 2003 con un aumento del 5%, risultato dovuto sia alla capacità di ripresa del mercato statunitense, che permise il 30% delle vendite, sia allo sviluppo di nuovi mercati, come la Russia (secondo negozio a Mosca con 3 boutique) e in particolare la Cina (20 negozi monomarca).

All’epoca vi erano più di 30 boutique in tutto il mondo. Milano, che fu il primo flagship store (1999), venne ampliato da 200 a 600 mq. Nuovi spazi Canali furono aperti a San Pietroburgo, ad Amsterdam e a Parigi (12 showroom nel mondo).

Nei piani a medio termine, molta attenzione viene rivolta ai mercati esteri, ai quali Canali riservò sempre molta attenzione: Exclusive Canali e Canali Sports, al tempo realizzavano il 75% del fatturato.

Nello stesso periodo, l’azienda firmò la sua prima licenza per la produzione e la distribuzione di un profumo con Eurocosmesi, fragranza che venne lanciata sul mercato nel 2005. L’accordo quinquennale riguardava questo profumo maschile, in fedele continuità con lo stile Canali.

Il fatturato del 2004 fu di 155 milioni di euro (+13% rispetto al 2003). Nel 2005 raggiunse i 160 milioni di euro (+4,3% rispetto al 2004). La società possedeva sette stabilimenti, era presente in più di mille negozi in tutto il mondo e contava 35 boutique monomarca. Nel 2005 I più di 1500 dipendenti Canali, riuscivano a produrre giornalmente 1400 completi e 1600 pantaloni.

Nuovi prodotti

Nel 2006 Canali interpretò l’energia e il dinamismo dell’uomo contemporaneo lanciando il Canali Men Travel Set, un elegante e pratico kit da viaggio dedicato ai veri cittadini del mondo. Con un tasso di crescita annuo del 10%, nel 2006 Canali fatturò 178 milioni di euro, aprendosi a manager esterni.

Canali Black Diamond
Black Diamond

Un anno dopo, nel 2007, venne lanciata l’edizione limitata Black Diamond Eau de Parfum, che celebrava il secondo anno di vita della fragranza Canali Men. Inoltre, l’azienda inaugurò un nuovo negozio ad Hong Kong, presso l’IFC Mall; oltre ai capi prêt-à-porter, i clienti potevano ordinare abiti su misura pronti in otto settimane, grazie al servizio di sartoria offerto dal nuovo centro.

75° anniversario

Nel 2009 Canali ha compiuto 75 anni d’attività. Per celebrare questo raggiungimento il brand presentò le nuove collezioni direttamente a Milano. Inoltre, aprì una nuova boutique (500 mq su un unico livello) a Parigi, al 36 di Rue Marbeuf, vicino all’Avenue des Champs Elysèes.

La società chiuse l’anno con 150 milioni di euro (-17%) e continuò a investire nella vendita al dettaglio. Aprì la prima boutique nella Repubblica di Singapore, sull’isola di Sentosa, all’interno dello splendido complesso residenziale Resort World.

Acquisizioni e collaborazioni

Nel 2010 Canali aprì la nuova sede londinese in New Bond Street, in due edifici storici. Nello stesso anno, Datafashion passò nelle mani del gruppo Canali. Lo storico marchio italiano di abbigliamento maschile completò il processo iniziato a dicembre 2008, quando acquisì il 49% di Datafashion, la società di Parma che operava da oltre 25 anni nel mercato dei software e dei servizi per i settori moda e lusso.

Canali Boutique di Londra
Boutique di Londra

Gli Stati Uniti erano il più grande mercato per Canali, con un fatturato che raggiungeva i 156 milioni di euro. Così, nel 2011, la boutique si spostò dal centro di New York a un nuovo e più ampio spazio nel Meatpacking District. Inoltre, venne inaugurata la prima boutique a San Paolo, in Brasile, al primo piano della prestigiosa “Shopping Cidade Jardim”. Il Gruppo, guidato dalla terza generazione, chiuse il 2011 con un budget di 184 milioni di euro (+12%).

Nel 2012 il Gruppo Canali siglò un accordo di joint venture con la società indiana Genesis Luxury Fashion Private Limited, già distributrice del marchio in India (5 boutique a Delhi, Gurgaon, Mumbai, Hyderabad e Bangalore). Canali rafforzò anche la sua presenza all’interno del mercato cinese con un nuovo flagship store a Pechino. L’apertura venne accompagnata dall’evento “Unveiling Tradition”, che vide la partecipazione dell’attore cinese Huang Xiaoming come ospite speciale. Si celebrarono, così, i 78 anni della tradizione sartoriale italiana di Canali.

Direttore creativo: Andrea Pompilio

Nel 2014, Canali nominò il nuovo Direttore Creativo Andrea Pompilio, vincitore il premio “Who’s the Next”, che già aveva collaborato come designer con molti luxury brands. L’obiettivo di Pompilio fu quello di creare un nuovo stile uomo, ricco di dettagli ma pulito, spostando l’attenzione sul tempo libero del moderno uomo raffinato.

Canali Collezione autunno/inverno 2015
Collezione autunno/inverno 2015

La famiglia Canali e il gruppo Canali sono stati sempre coinvolti attivamente nella beneficenza. Nell’ottobre 2015, Canali fondò un’organizzazione senza scopo di lucro, la Fondazione Canali Onlus, con lo scopo di promuovere e sostenere progetti relativi all’assistenza sociale e sanitaria, all’istruzione e alla formazione professionale. La Fondazione Canali Onlus ha contribuito a numerosi progetti di beneficenza in tutto il mondo.

A inizio 2016, il brand ha aperto la sua prima boutique in Giordania, aumentando la sua presenza nel mercato del Medio Oriente. La nuova boutique si trova nel cuore di Abdali e offre ai consumatori una nuova esperienza di shopping di alta levatura. Ad aprile, Andrea Pompilio lasciò l’azienda e il team di progettazione interno del marchio divenne responsabile di tutte le collezioni.

Situazione attuale

Durante la presentazione Menswear di Canali per l’autunno 2017, il marchio ha presentato un cortometraggio del regista italiano Ivan Cotroneo, per mostrare agli ospiti una retrospettiva sulla produzione dei suoi abiti. Per celebrare l’eccellenza di Canali e l’eccellenza del Made in Italy, il marchio ha lanciato un laboratorio di design per gli studenti dell’Italian Fashion school.

La sede centrale di Canali, nel nuovo quartiere di Porto Nuova, è sorprendentemente moderna. A ottobre 2017 il marchio ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Carate Brianza, vicino Milano. I dipendenti licenziati sono soprattutto sarte e stiratrici che hanno lavorato nello stabilimento per oltre 30 anni.

CUCINELLI, BRUNELLO

Brunello Cucinelli, fondatore e stilista dell’omonimo marchio di abbigliamento, nasce a Castiglione (in provincia di Perugia) nel 1953.

Le origini

Brunello Cucinelli, fondatore dell'azienda
Brunello Cucinelli, fondatore dell’azienda

Fondatore e stilista dell’omonimo marchio di abbigliamento Brunello Cucinelli asce a Castiglione (Perugia) nel 1953. Nel ’72 si diploma come geometra e si iscrive alla facoltà d’ingegneria, che però abbandona poco più tardi. A partire dal 1978 inizia poi la carriera da imprenditore, proponendo come sua cifra distintiva il cashmere colorato.

 Il celebre cashmere Cucinelli
Il celebre cashmere Cucinelli

Nel 1982 sposa Federica Benda, dalla quale ha due figlie. Successivamente si trasferisce a Solomeo, dove acquista il castello trecentesco del borgo. Qui nel 1987 inaugura la nuova sede aziendale.

Fondazione Brunello Cucinelli

Brunello Cucinelli, Foro delle Arti
Il Foro delle Arti

Portato istintivamente alla conoscenza, Brunello si dedica agli studi umanistici (in particolar modo alla filosofia). Inizia inoltre un’attività di recupero e riqualificazione dell’antico paese. Realizza, infatti, spazi dedicati all’incontro e alla cultura.

Il luogo prescelto per il progetto di ristrutturazione è il complesso architettonico e paesaggistico del Foro delle Arti. Sotto l’egida della Fondazione Brunello Cucinelli, vengono realizzati un teatro, un anfiteatro e un’accademia Neoumanistica con all’interno una preziosa biblioteca.

Premi e riconoscimenti

 Campagna pubblicitaria 2011
Campagna pubblicitaria 2011

Nello stesso periodo Cucinelli conduce la sua impresa ai più importanti successi. Si ispira ai grandi ideali dell’uomo: etica, dignità e morale.

Dagli inizi del 2000 il suo lavoro imprenditoriale e umanistico viene celebrato da una serie di prestigiosi riconoscimenti nazionali e internazionali come la Presidenza del Teatro Stabile dell’Umbria ed il Premio Ernst and Young come imprenditore italiano dell’anno (2009). Ricordiamo anche il Premio Leonardo Qualità Italia (2010), consegnato al Quirinale dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Cavalierato della Repubblica Italiana.

Infine, gli è stata attribuita anche la laurea Honoris Causa in Filosofia ed Etica delle Relazioni Umane conferita dall’Università degli Studi di Perugia.

Nel 2011 l’azienda Bruinello Cucinelli è presente con le sue collezioni di cashmere in più di 1000 negozi multibrand, 50 monomarca e numerosi “shop in shop” sparsi nei vari high department store del mondo. Essa è ormai riconosciuta a livello mondiale come uno dei più importanti brand nel settore del lusso.

NAOMI CAMPBELL

Modella inglese, iniziò la sua brillante carriera a soli 15 anni. Divenuta rapidamente molto famosa, a 18 anni apparve su Vogue inghilterra.

Indice

  1. Gli esordi : Synchro Model Agency
  2. Gli anni d’oro
    1. Vogue
    2. Supermodella
  3. Le difficoltà
  4. Fashion Cafe
  5. Varie attività
  6. Situazione Attuale

Gli esordi di Naomi Cambell: Synchro Model Agency

Una giovane Naomi
Una giovane Naomi

Naomi Campbell è nata nel 1970 a Streatham, Londra. Ha i capelli castani e gli occhi color nocciola, ma indossa spesso lenti a contatto colorate, blu o verdi. Ha studiato alla Dunraven School e alla London Academy for Performing Arts, alla scuola Italia Conti Academy ed è apparsa nei video musicali di Bob Marley. Venne scoperta all’età di 15 anni mentre camminava a Covent Garden da Beth Boldt, dell’agenzia Synchro.

Dopo essere stata scoperta, venne scritturata dall’agenzia e la sua carriera decollò rapidamente. Sempre in viaggio verso Parigi, incontrò Azzedine Alaïa, con il quale divenne intima e grazie alla cui amicizia ebbe la possibilità di incontrare molte celebrità.

Gli anni d’oro di Naomi Campbell 

Vogue

Naomi Campbell Copertina Vogue Francia 1988
Copertina Vogue Francia 1988

A dicembre ’87, è apparsa sulla copertina di Vogue Inghilterra, come prima cover girl di colore dal 1966. Nell’agosto dell’88, all’età di 18 anni, è stata la prima donna di colore ad apparire sulla copertina di Vogue Francia. Un anno dopo, è apparsa sulla copertina del numero di settembre di Vogue America, numero che si dice essere stato il più venduto di tutti i tempi.

Supermodella

Naomi Campbell Scatto alle supermodelle, Herb Ritts
Scatto alle supermodelle, Herb Ritts

Negli anni ’80 e ’90 ha guadagnato lo status di top model ed è stata considerata una delle sei supermodelle della sua generazione. Ha sfilato in passerella per i designer: Gianni Versace, Azzedine Alaïa, Ralph Lauren, BlueMarine, Alessandro Dell’Acqua e Isaac Mizrahi. Inoltre, è stata modella per famosi fotografi come Peter Lindbergh, Herb Ritts e Bruce Weber.

Nell’aprile ’92, è apparsa sulla copertina del centenario di Vogue America, in una foto scattata da Patrick Demarchelier, insieme a diversi altri modelli di punta. Un anno dopo, nel ’93, è sfilata in passerella con le scarpe di Vivienne Westwood, successivamente esposte al Victoria and Albert Museum di Londra.

Le difficoltà

 Vogue America, 100° anniversario, 1990
Vogue America, 100° anniversario, 1990

Tra il 1998 e il 2009 è stata accusata ben 11 volte di violenza e maltrattamenti ai dipendenti, ai collaboratori e ad estranei. È stata condannata a Toronto (1998) per aver aggredito la sua assistente con un telefono cellulare. Nel 2006, diversi altri dipendenti si erano fatti avanti dichiarando di essere stati abusati da Naomi. Si è dichiarata colpevole almeno quattro volte e ha frequentato corsi di gestione della rabbia, completata la pena che prevedeva un monte ore di servizio alla comunità e pagato le multe. Inoltre, è stata bandita da British Airways dopo un incidente a mezz’aria.

L’Elite Model Management, che rappresentava la Campbell dall’87, l’ha licenziata nel settembre ’93, con la motivazione che “nessuna somma di denaro o prestigio potrebbe giustificare ulteriormente l’abuso” a personale e clienti. Il fondatore dell’élite John Casablancas la descrisse come “manipolatrice, intrigante, maleducata e impossibile”. Conosciuta per il suo temperamento stravagante e le sue avventure amorose, tra cui il pugile Mike Tyson, il ballerino Cortes, l’imprenditore Flavio Briatore e Usher.

Fashion Cafe

Naomi Campbell Elle McPherson, Claudia Schiffer e Naomi Cambell all'inaugurazione del Fashion Cafe
Elle McPherson, Claudia Schiffer e Naomi Cambell all’inaugurazione del Fashion Cafe

Naomi ha deciso di diversificare le sue attività e, con Elle McPherson e Christy Turlington, ha inaugurato il Fashion Café. L’impresa non ha avuto successo e gli amministratori sono stati arrestati per frode, bancarotta e riciclaggio di denaro nel ’98. Poi, ha co-scritto il libro Swan, registrato un paio di canzoni e creato l’album Babywoman. Inoltre, ha partecipato a video di famosissimi cantanti come Michael Jackson; ha presentato un profumo col suo nome e ha avuto l’onore di essere raffigurata in una bambola e una statua di cera al Madame Tussaud. Finora, ciò che meglio le è riuscito è stato sfilare.

Per oltre vent’anni, Naomi Campbell non ha solo indossato abiti che i designer le hanno dato, ma li ha interpretati, dando loro la vita. Nel 2007, ha sfilato in passerella per i 60 anni di Dior a Versailles.

Varie attività

Nel 2013 ha lanciato il suo reality, The Face. La serie parla di un gruppo di aspiranti modelli in competizione l’uno con l’altro. La Campbell è produttore e coach per lo show.

Nel 2014, all’età di 44 anni, Naomi è pronta a scendere definitivamente dalla passerella e ad andare dietro le quinte della moda: ha aperto un negozio votato alla beneficenza nel centro commerciale Westfield di Londra, chiamato Fashion For Relief. Il negozio vende abiti e accessori moda anche a celebrità e amici come Kate Moss.

 Fashion For Relief 2015
Fashion For Relief 2015

Fashion For Relief ha presentato show a New York, Londra, Cannes, Mosca, Mumbai e Dar es Salaam, e ha raccolto milioni di dollari per varie cause. La Campbell è rimasta un’attivista che ha combattuto per il bene dei bambini in Africa, insieme a Nelson Mandela, dal 1997.

Tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016 viene lanciata una vasta gamma di prodotti firmati dalla modella per TCC, azienda leader nei programmi di fidelizzazione. I prodotti, tra cui gioielli, articoli tessili per la casa, borse e valigie sono stati utilizzati dalle catene di vendita al dettaglio, in franchising o meno, per premiare i clienti nelle campagne di fidelizzazione.

Situazione attuale

Naomi Campbell Versace primavera/estate 2018, sfilata " a Tribute to Gianni Versace"
Versace primavera/estate 2018, sfilata ” a Tribute to Gianni Versace”

Nel 2017 la Campbell sponsorizza gioielli in argento e articoli da regalo di lusso, diventando ambasciatore di un marchio che sta aprendo il suo primo negozio in Irlanda del Nord.

Momento da ricordare la collezione primavera/estate della Fashion Week di Milano 2018: la sfilata di Versace, dove le supermodelle “originali”, Naomi Campbell, Cindy Crawford, Claudia Schiffer, Carla Bruni e Helena Christensen, tornano sulla passerella in abito dorato, per rendere omaggio al defunto stilista Gianni Versace. Il momento del ricongiungimento è davvero memorabile, il pubblico ha accolto i modelli con applausi e standing ovation.

Fino al 2018, Naomi Campbell vanta 500 copertine, sfilate per innumerevoli marchi di lusso e un continuo impegno umanitario, soprattutto per il Sud Africa.

CASADEI

Luxury brand italiano, disegna e produce calzature alla moda tra cui pumps, sandali, zeppe, sneaker, boot e accessori.

Indice Casadei

  1. Le origini: Quinto e Flora Casadei
  2. Le prime zeppe
  3. Le Pump
  4. La seconda generazione
  5. L’espansione del brand
  6. Il 50° anniversario
  7. Situazione attuale

Le origini: Quinto e Flora Casadei

Casadei, azienda calzaturiera e pellettiera di S. Mauro Pascoli, in provincia di Forlì, nacque alla fine degli anni ’50 come piccolo laboratorio artigiano che fabbricava calzature di sofisticata fattura. La storia del brand, oggi leader mondiale del settore, è tutt’altro che ordinaria: se si guarda il percorso intrapreso, si può notare come la fortuna di Casadei sia costruita sull’eccellenza del design e sulle competenze imprenditoriali.

Il brand dal design audace nacque nel 1958, quando Quinto e Flora Casadei iniziarono a realizzare calzature per i turisti della costa orientale. I due, insieme, diedero vita a un piccolo laboratorio, divenuto poi un vero e proprio impero: nascosta a San Mauro Pascoli, città di provincia della Rivera romagnola, regione nota soprattutto per l’agricoltura e le bellezze rinascimentali, la coppia Casadei diede il via ad una nuova forma d’arte.

Casadei Campagna pubblicitaria autunno/inverno 1963
Campagna pubblicitaria autunno/inverno 1963

Gli anni ’60 videro lo sviluppo di una struttura commerciale più formata, l’inizio delle esportazioni verso l’Europa, verso gli Stati Uniti e verso l’Estremo Oriente, la presentazione di una linea completa dedicata all’abbigliamento da sera e la nascita di una collezione di borse. Verso la fine degli anni Sessanta, la fama di Casadei si diffondeva ben oltre le frontiere italiane. Dopo aver vestito i piedi di tanti turisti, l’azienda a conduzione familiare espanse la sua scala di produzione e presenza internazionale. La società acquisì una struttura più solida e concentrò l’attenzione sulle esportazioni, sia nel mercato europeo, sia negli Stati Uniti d’America.

Le prime zeppe Casadei 

Dopo la prima linea di sandali, Casadei presentò la sua prima serie di zeppe: scelta popolare e trendy nell’eccentrico decennio dei’60. I primi anni Settanta consentirono ai fondatori di spostare la base dall’officina prima ad una fabbrica industriale. Questo cambiamento permise loro di avere molta più libertà creativa, iniziando un vero e proprio viaggio nel mondo delle calzature.

 Campagna pubblicitaria inverno 1971
Campagna pubblicitaria inverno 1971

Prendendo le zeppe come punto di partenza, Casadei sperimentò l’idea di zeppe con lacci e slip-on. Inoltre, il design divenne più coraggioso, impreziosendosi di delicati ricami. Più tardi, cambiò rotta, entrando in un’era di pump in pelle con tacco svasato.

Verso la fine degli anni Settanta, i concept di versatilità ed utilità trovarono sfogo nella prima linea di stivali Casadei, alti fino alle ginocchia o cortissimi. Con questo nuovo prodotto il brand ampliò anche la sua presenza nel mercato asiatico: nel ’77 si aprirono ufficialmente al mercato giapponese.

Le Pump

 Pump anni '80
Pump anni ’80

Nei primi anni Ottanta il brand espanse la sua attività anche in Medio Oriente. Dopo stivali e zeppe, Casadei si rivolse verso le pump: l’interpretazione dell’azienda fu estremamente fantasiosa, tra  pois e tulle di velluto, alti tacchi conici in pelle dorata.

In pochissimo tempo le pump si assicurarono un posto nella hall of fame, diventando prodotto iconico dell’azienda. Dedicandosi alle curve aggraziate dei piedi femminili, il brand continuava a dilettarsi con diversi tessuti, finiture e ricami, riuscendo sempre a vincere l’incessante scorrere del tempo. Verso la fine degli anni Ottanta, il brand si adattò rapidamente alla tendenza “sportiva”, costruendosi un dizionario di sneakers ibride e scarpe da calcio con i tacchi.

La seconda generazione

Casadei Cesare Casadei nel suo ufficio
Cesare Casadei nel suo ufficio

Come la maggior parte delle aziende a conduzione familiare, anche Casadei aprì le porte alla seconda generazione: il figlio di Quinto e Flora, Cesare Casadei, divenne direttore creativo. Cesare entrò in carica nel ’94 e da allora promosse molto l’immagine del brand, facendo leva sul “Made in Italy” nel mondo. L’arrivo di Cesare segnò anche l’inizio delle collezioni unisex e la nascita di calzature casual, una più incredibile dell’altra.

Casadei Primavera/estate 1995, scatto di Nick Knight
Primavera/estate 1995, scatto di Nick Knight

Agli inizi del 2000, il brand decise di trasferire lo showroom di Milano in Via dell’Annunciata, in uno spazio progettato ad hoc per divenire sede aziendale. Casadei era ormai uno dei marchi preferiti tra le celebrità. Gli A-listers di Hollywood venivano fotografati con le Casadei, rendendo il brand un nome significativo nel circuito della moda;  i talenti della fotografia scattavano le campagne pubblicitarie dell’azienda, tutto votava per la crescita felice.

L’espansione del brand

Casadei Flagship Store di Londra
Flagship Store di Londra

Ad ottobre del 2002 la società, che contava più di 200 persone, aprì un nuovo negozio monomarca nel cuore di Londra, al n. 12 di Beauchamp Place, nel quartiere di Knightsbridge. Per Casadei l’Italia rimane il secondo mercato (dopo gli Stati Uniti) con 400 punti vendita, 4 dei quali monomarca (Milano, Firenze, Rimini e Ferrara); insieme alla Germania, l’Italia è il mercato più importante d’Europa. Altre due boutique furono aperte in Russia, a San Pietroburgo e a Mosca. L’espansione dell’azienda è garantita dall’ottimo fatturato, che nel 2001 raggiunse i 32.604 milioni di euro (+14,82% rispetto all’anno precedente).

Nel 2004 la Federation Of Italian Footwear mise sul mercato una serie limitata di francobolli dedicati alla celebre Casadei: grande riconoscimento per l’azienda che rappresenta l’eleganza e la tendenza delle calzature italiane nel mondo.

Il 50° anniversario

Casadei ha compiuto 50 anni nel 2008: per festeggiare il mezzo secolo di disegni accattivanti e di gloria artigianale, è stata chiamata la fotografa Ellen Von Unwerth: il risultato fu una pubblicazione sulle calzature Casadei negli anni, seguito da una mostra alla Triennale di Milano.

/Mostra per i 50 anni dell'azienda , scatto di Ellen Von Unwerth
Mostra per i 50 anni di Casadei, scatto di Ellen Von Unwerth

Anno dopo anno Casadei si espandeva in tutto il mondo: nel 2010 si lanciò a tutto gas nelle aperture di Roma, Cannes, Dubai, Casablanca e New York. Lo stesso anno ha portato anche le calzature e i tacchi Casadei alla settimana della moda di Milano.

L’etichetta scoprì anche il mondo digitale, con il lancio del loro sito web nel 2012, seguito dall’arrivo della boutique e-commerce nel 2013. Nel 2015, Cesare Casadei e l’Architetto Marco Costanzi progettarono il primo concept store di  Milano, seguito dalla presentazione di una nuova boutique nell’esclusiva Albemarle Street, a Mayfair, Londra. Nello stesso anno, la società rilanciò il suo portale di shopping online, grande passo verso la creazione di una nuova estetica.

Situazione attuale

Casadei Stiletto Blade, 2015
Stiletto Blade, 2015

Casadei ha iniziato il 2017 partecipando al Super Bowl: Lady Gaga, scelta per la prestigiosa performance di metà tempo, ha indossato i famosi Stiletto Blade di Casadei. Inoltre, Victoria Beckham viene spesso vista con la stessa calzatura, che sembra tanto essere una delle preferite delle celebrità, che inneggiano a Casadei come il brand più comodo tra i concorrenti.

Ad oggi, Casadei continua ad essere esempio di design impeccabile e intelligenza imprenditoriale, d’artigianalità esperta e d’innovazione ponderata. È testimonianza dell’eredità italiana, dei suoi colori vivaci e dei valori artigianali.

CAR SHOE

Car Shoe è un marchio fondato nel 1963, su brevetto di Gianni Mostile. Ora il brand fa parte del Gruppo Prada.

Indice

  1. Le origini
  2. Car Shoe entra nel Gruppo Prada
  3. Gli ultimi anni

Le origini

Il marchio Car Shoe viene fondato nel 1963, anno in cui il Ministero dell’Industria e del Commercio Italiano riconobbe a Gianni Mostile il brevetto di un modello di scarpa assolutamente innovativo: un mocassino con la suola perforata da minuscoli tasselli in gomma battuta. Partì come calzatura per automobilisti ma in seguito diventò un accessorio moda di grande comfort e praticità.

Car Shoe entra nel Gruppo Prada

Car Shoe, dettaglio
Car Shoe, dettaglio

Nell’aprile 2001 il Gruppo Prada rilevò la maggioranza della società Car Shoe SA, proprietaria del marchio. L’intento è quello di preservare e rilanciare il brand attraverso lo stile e le qualità originali del modello “driving”, ideato dal fondatore negli anni Sessanta.
Il primo negozio del marchio, progettato da Roberto Baciocchi, apre in via della Spiga 50 a Milano il 5 Marzo 2001. Dopo aprono, in successione, i punti vendita di Capri e Roma. Nel 2010 la griffe espande il suo network retail in Asia e apre il suo primo flahsgip store a Singapore, nel prestigioso Ion Orchard Mall. Lo stesso anno, il marchio rafforza la presenza in Asia con l’apertura di un altro negozio ad Hong Kong. A dicembre 2011 il brand apre il suo primo negozio nel Regno Unito, a Londra, in New Bond Street. Nel novembre dell’anno successivo apeì a Dubai nel prestigioso “Dubai Mall- Level Shoe District”. L’ultima apertura, nel luglio del 2013, è a Forte dei Marmi.

Gli ultimi anni di Car Shoe

Car Shoe Collezione autunno/inverno 2016
Collezione autunno/inverno 2016

Nel giugno 2010, il Gruppo Prada acquisisce il controllo totale del marchio, rilevando la quota di minoranza dal socio che la deteneva. Nel 2012 viene lanciato il nuovo sito e-commerce. A seguire, il brand apre i suoi profili Social su Facebook, Instagram, Twitter e Pinterest.
Nel 2013, in occasione della celebrazione del 50esimo anniversario, l’azienda lancia un nuovo modello di driving in collaborazione con Automobili Lamborghini. Lo stesso anno il brand lancia il Driver’s Club, uno spazio dedicato al lifestyle e alla tradizione, ispirato dalla passione per la guida. Per l’edizione settembre 2013 del Revival Festival di Goodwood, la storica gara automobilistica, la maison progetta un negozio temporaneo a Goodwood high Street, West Sussex, che rimae aperto per tutta la durata del festival.
Nel 2014 il brand presenta i “Car Shoe Bulletins“, appunti di viaggio che percorrono le strade più iconiche del mondo, progetto ancora on-air che con l’avvento del canale di Instagram ufficiale del brand si è evoluto in Car Shoe Diary, una city guide digitale dove i follower possono interagire con la pagina e scoprire curiosità sui luoghi presentati.
Alla fine del 2018 Car Shoe presenta una nuova collaborazione con il marchio Alfa Romeo, per la linea quadrifoglio, un classico stivaletto da guida inspirato dalla classica suola gommini del brand.

Leggi anche

Raf Simons da Prada, è ufficiale

MOSCHINO

Moschino è una casa di moda italiana di lusso, fondata nel 1983 da Franco Moschino, conosciuto come l’enfant terrible della moda per i suoi modi di fare anti-convenzionali.

Indice

  1. Le origini
  2. Lo stile Moschino
  3. Cheap & Chic
  4. Esposizioni: Enfant Terrible
  5. Ferretti Group rileva Moschino
  6. Le collezioni
  7. Sviluppo del Brand
    1. Gli orologi
    2. Partner ufficiali
  8. Beneficenza
  9. Jeremy Scott
  10. Situazione attuale

Le origini

Franco Moschino (1950-1994) è stato un designer iconoclasta che non ha mai voluto essere riconosciuto come tale. Raggiunse la fama ribaltando tutte le regole convenzionali del buon gusto, dello stile, della pubblicità, delle presentazioni e delle sfilate. Moschino venne definito l’enfant terrible della moda italiana, per il suo comportarsi in modo del tutto controverso e non convenzionale.

Franco Moschino
Franco Moschino

Franco Moschino studiò all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano: voleva diventare un pittore, ma il suo fortuito ruolo di illustratore per Versace nel 1971 gli spalancò le porte del mondo della moda. Nel 1977 divenne stilista dello storico brand italiano Cadette, dove affinò le sue capacità e sviluppò un suo preciso e personale linguaggio stilistico.

Lo stile Moschino

Lo stile Moschino 1980
Lo stile Moschino 1980

Brand fondato nel 1983, è da sempre un mix esplosivo di paradossi, sfide ed eleganza che critica e deride gli eccessi del sistema moda e della società parossistica, immagine degli anni ’80. La società fondata da Franco Moschino, la Moonshadow S.r.l., debuttò con la prima collezione che rappresentave già appieno lo stile Moschino: era ironica, surreale, ingegnosa e perversa. Moschino dichiarò di voler “fermare il sistema moda”, ma, ironia della sorte, il suo successo è stato tanto grande proprio grazie a quel sistema. Teorico della libertà e dell’improvvisazione, Franco Moschino sosteneva di non essere un inventore, ma un “ristorante che cerca di servire quegli ottimi piatti tradizionali, inventati da cuochi sconosciuti”.

Moschino campagna pubblicitaria autunno/inverno 1988
Campagna pubblicitaria autunno/inverno 1988

Il suo lavoro ha davvero sovvertito tutta l’estetica del nostro secolo, facendola sua e rielaborandola con un grande e pungente umorismo. Sostituì i bottoni dei tailleur stile Chanel con iconiche girandole; ricamò su eleganti tubini neri il loro prezzo di vendita. Creò gonne da cravatte, giacche con uova fritte sulle tasche, T-shirt blasonate “Moschifo”, vestiti stampati con le parole “no dress no stress” (“senza abiti, senza stress”), top con seno trompe-l’oeil.

Moschino Patches Blazer 1990
Patches Blazer 1990

Ha continuato a infrangere le regole con camicie a maniche multiple, blazer multicolori, gilet stampati con i personaggi dei cartoni animati, abiti con appliqué a forma di oca, gonne in tartan dai forti richiami andalusi, giacche da sera stile torero. Il suo stile personale, pur essendo imprevedibile e sorprendente, si basa su forme classiche ed eseguite magistralmente, perfettamente lavorate e dai dettagli seducenti, apprezzati in tutto il mondo.

Cheap & Chic

Moschino 1987 Fashion Show
Sfilata 1987

La prima linea ad essere lanciata fu Moschino Couture, e poco dopo arrivarono Cheap & Chic nel 1980, Donna e Uomo nel 1986, Moschino Jeans, lingerie, costumi da bagno, borse, sciarpe, gioielli, profumi, tutti i quali si schieravano contro i cliché della moda. Pubblicazioni, pubblicità e sfilate erano ugualmente ricche di sorprese. Spedì mutande come inviti alle attrici, fece sfilare modelle in ginocchia, apparve nelle sue stesse pubblicità sotto mentite spoglie e inventò un falso Cardinale per promuovere la sua linea di jeans.

Moschino profumo Cheap & Chic
Profumo Cheap & Chic

Moschino creò un profumo da uomo con una bottiglia a due teste, e la fragranza femminile veniva venduta con una cannuccia. Pubblicò cataloghi dadaisti e creò ogni tipo di intrattenimento provocatorio immaginabile, dicendo

“Non c’è creatività senza caos. Il concept di Moschino si basa sulla completa libertà di scelta. Non ci sono regole. Indossi il colore che vuoi e se ti piace ancora quello che indossavi l’anno scorso, puoi indossarlo quest’anno e l’anno prossimo, se vuoi.”

Ovviamente tutto ciò suonava stonato in un periodo in cui il prêt-à-porter dominava sovrano e le etichette dettavano moda.

Esposizioni: Enfant Terrible

Moschino 1999 AD Campaign
AD Campaign, 1999

Nel 1993, la Permanente di Milano ospitò la grande retrospettiva X Anni di Kaos. Fu un viaggio attraverso le migliaia di anomalie creative di Moschino, culminate in una mostra di dipinti in cui il designer rivelava al pubblico, per la prima volta, il suo io più sincero, quello che voleva esser pittore. La mostra si svolse per il decimo anniversario dalla nascita dell’enfant terrible della moda italiana, che, seppur in un breve periodo, aveva già lasciato un segno indelebile nel mondo. Quel mondo che tanto aveva sfidato, per poi divenire egli stesso una figura di culto e le sue creazioni un must.

Ferretti Group rileva Moschino

Moschino morì nel settembre 1994 per colpa dell’Aids. Il suo staff, sotto la guida della sua più stretta collaboratrice, Rossella Jardini, ha continuato il suo lavoro ed è riuscito nel miracolo di consolidare il successo del marchio, seppur senza l’iconico fondatore. Nel 1995, la città di Firenze tributa a Franco Moschino il premio Pitti Immagine. Nel giugno1999, in occasione della prima collezione Moschino Life, venne riproposta la celebre “survival jacket” ideata nel 1991. L’autunno dello stesso anno, il brand venne rilevato dal gruppo Ferretti. Negli anni seguenti, molte furono le esposizioni dedicate a Franco e al suo operato: nel marzo del 2001 venne presentata una raccolta cronologica di immagini delle vetrine realizzate dal carismatico “monellaccio”; nell’estate 2003, a Roma, vengono esposti per la prima volta i quadri che Franco Moschino realizzò nel 1989.

Le collezioni

Nel 2002 il marchio lanciò la memorabile collezione uomo “On the road”, che combinava capi vintage, sportivi e formali. Vennero presentati look paradossali, che si adattavano ad ogni occasione e contraddicevano tutto ciò che era familiare. La collezione fu geniale e deliziosamente disordinata. Lo stesso approccio venne adottato per le collezioni donna dell’affascinante sfilata autunno/inverno 2003-2004, con un’inedita tuta da meccanico con volant, fino al clou del moschettone promosso al ruolo di collana.

Moschino collezione autunno/inverno 2003
Collezione autunno/inverno 2003

Prêt-à-jouer sarà sempre la firma di Moschino. La gamma continua a produrre anomalie che, come in passato, riescono a divenire veri e propri status symbol. L’ironia e la fantasia sfrenata camminano mano nella mano, in particolare nella linea Cheap & Chic. Uno stile, molti stili, per i ricchi d’entusiasmo più che di moneta sonante. La moda diviene arte nell’abbinare completi in totale libertà. Blazer senza bottoni si fissano con una spilla da balia, o spolverate di paillettes su pantaloni rattoppati.

Sviluppo del Brand

Nel maggio dello stesso anno, la società strinse un accordo di joint venture con Bluebell Far East (49,9%) e creò Moschino Far East, per garantire la distribuzione nel mercato dell’Estremo Oriente, incluso il Giappone. Per il 2006 vennero previste vendite per 70 milioni di euro. L’accordo siglò una lunga e duratura collaborazione tra le due aziende: Bluebell distribuì per Moschino in Oriente dal 1989; in Giappone, sino ad oggi, è stata gestita da Sanki Shoji.

Moschino 2001 SS Campaign
SS Campaign, 2001

Più tardi, a luglio, Moschino stipulò un contratto di licenza con Sector per la produzione di una collezione di orologi firmata Moschino. Sector Group, nel 2001, poteva far forza su 15 partner produttivi a livello mondiale, 150 dipendenti e un fatturato di circa 90 milioni di euro. Il 14% dell’orologeria italiana era affare di Sector.

Nel 2002 il brand festeggiò il suo 20° compleanno. Il primo negozio parigino (con ben sette vetrine) fu inaugurato al numero 32 di Rue de Grenelle (7° arrondissement); un altro negozio venne aperto nel Petrovsky Passage Mall, al centro della capitale russa. Il marchio Moschino constava, così, di 24 negozi monomarca e 31 franchising nei grandi magazzini. Aeffe possedeva il 70% delle azioni di Moschino Spa e Sportswear International il restante 30%; nel 2001 si raggiunse un fatturato di 285 milioni di euro.

Gli orologi

Nel luglio 2003 venne inaugurato, a Roma, un negozio dedicato ai nuovi orologi Moschino: tra tutti spiccavano il famoso orologio a cuore “Time 4 love” e il masterpiece “Time 4 Peace”. Ogni pezzo ha charms con simboli di pace, amore, fortuna o con la “M” del brand. Il pezzo “I love 4 ways” ha una catena a maglia marina ispirata ai vecchi orologi da tasca; “I love Moschino” un cinturino in pelle e “My name is Moschino” un cinturino tradizionale in metallo.

Orologi Moschino
Orologi Moschino

Un anno dopo, Vincent Darré, responsabile della creazione e dello sviluppo delle collezioni Moschino dal 2001 al 2004, abbandona l’azienda per diventare direttore artistico di Emanuel Ungaro.

Partner ufficiali

Nel 2007, sotto la guida del CEO Thierry Andreatta (2007-2009), Moschino aprì una nuova bootique a New Dehli, in India, ove era già presente dal 2005. A fine maggio, venne inaugurata anche la prima sede in Est Europa, in Lituania.

Nel 2007 si conclusero importanti accordi con svariati partner, tra cui con Scienward International Holdings Limited per il franchising e la distribuzione in Cina, con Allison per la produzione e distribuzione di occhiali Moschino, con Binda Group per la produzione e la commercializzazione di orologi e gioielli. Nel 2008 vennero proposte le prime collezioni per ragazzi e bambini. .

Lo stesso anno, infatti, dalla collaborazione con Indipendent Ideas, l’agenzia di comunicazione di Lapo Elkan, nacque Love Moschino, nuovo nome della ormai ventenne Moschino Jeans: la strategia era quella di rinnovarsi con una linea che potesse avere maggiore appeal sulle nuove generazioni

Nel marzo 2008 venne messa sul mercato una nuova fragranza, Hippy Fizz, prodotta e distribuita da Euroitalia; a settembre venne aperta la bootique di New York. L’espansione di Moschino ormai raggiunge ogni angolo del mondo: nel 2009 vennero inaugurati negozi a Dubai, in Arabia Saudita e a Shanghai; nel 2010 in Vietnam.

Moschino collezione primavera/estate 2010
Collezione primavera/estate 2010

L’interesse che sin dagli albori Franco Moschino aveva mostrato per il moderno a tutto tondo, rimase sempre come punto forte dell’azienda. Nel 2010, sotto la supervisione di Rossella Jardini, in collaborazione con Jo Ann Tan, fu inaugurata a Milano la Maison Moschino (ora NH Milano Palazzo Moscova). Moschino rappresenta un mondo fiabesco in cui la moda è un mezzo per celebrare i valori della società contemporanea e la gioia di vivere.

Beneficenza

Sensibile nel sociale, numerose furono le collaborazioni per aiutare i bambini e le associazioni benefiche: nel 2007 Moschino supportò Amref, mettendo in vendita alcuni pezzi del suo archivio sul portale Yoox. Nello stesso anno, Unicef chiese alla casa di moda di realizzare una bambola in plexiglas per una raccolta fondi destinata alla prevenzione e alla cura dei bambini affetti dal virus dell’HIV. L’anno successivo, in collaborazione con il Department Store Isetan Shinjuku a Tokyo, presentò una serie di mini abiti della collezione primavera/estate 2008, i cui proventi vennero devoluti alla Croce Rossa di Tokyo a sostegno dell’infanzia.

Jeremy Scott

Jeremy Scott, Creative Director di Moschino
Jeremy Scott, Creative Director di Moschino

Nel 2014 il brand si propone sul mercato con una forza nuova, Jeremy Scott, appena nominato direttore creativo. Classe 1974, statunitense, si forma al Pratt Institute di New York e nel 1990 lancia la sua linea con una sfilata di moda a Parigi. Scott propone uno stile pop sofisticato, che utilizza colori, lettere, simboli e icone sgargianti, tanto figli degli anni Ottanta e Novanta. Questo stile “sportivo” permette al designer a stringere diverse partnership con marchi di abbigliamento come Adidas.

La nomina di Scott avviene all’indomani della presentazione della collezione di Rossella Jardini, ex direttore creativo, alla settimana della moda di Milano. Jeremy Scott si fece notare, negli anni precedenti, anche attraverso i social, dove postava numerosi accessori e vestiti stravaganti. Non secondaria, la sua amicizia con pop star internazionali come Rihanna, Nicki Minaj e Katy Perry, che indossavano le sue creazioni durante concerti e apparizioni pubbliche.

Moschino Jeremy Scott con celebrities che indossano la collezione Moschino
Jeremy Scott e celebrities che indossano la collezione Moschino

Nel febbraio 2014 venne presentata la prima collezione di Jeremy Scott, ispirata alle icone americane, tra cui anche McDonald’s. Fu tanto apprezzata, quanto criticata. La linea Cheap & Chic venne cancellata, mentre ne nacque una nuova, “Boutique Moschino”, rivolta a un mercato più ampio, con prezzi del 40% inferiori rispetto alla linea principale.

Moschino Jeremy Scott 2014
Jeremy Scott 2014

I riscontri positivi della nuova Moschino diedero molte soddisfazioni ad Aeffe, proprietaria del marchio dal 1999. I ricavi aumentarono dello 0,2% rispetto all’anno precedente, toccando i 251,5 milioni di euro; la vendita delle collezioni Primavera/Estate 2015 crebbe del 15% in un solo anno. Con questo incredibile successo, nel 2015, Jeremy Scott vinse il “Womenswear Designer of the Year”.

Nello stesso anno, la collaborazione Moschino e Barbie produsse una bambola e una collezione prêt-à-porter Moschino in 8 pezzi. Durante la settimana della moda primavera/estate 2016, Moschino presentò la nuova capsule collection “Clothed For Construction”, disegnata da Jeremy Scott e disponibile solo online.

Moschino Collezione Barbie primavera/estate 2015
Collezione Barbie primavera/estate 2015

Situazione attuale

A luglio 2017 Moschino, con Sephora, lancia una collezione limitata makeup, che offre una perfetta combinazione tra prodotti di bellezza e accessori di lusso. Proprio questo stile giocoso del brand, unito all’alta qualità dei prodotti Sephora, conquista non solo le donne audaci Moschino, ma un pubblico nettamente più vasto ed eterogeneo.

Moschino Limited Makeup Collection
Limited Makeup Collection

Nel 2020 giunge la chiacchierata collezione primavera/estate 2021 proposta in una location bizzarra. Causa pandemia da Covid-19 in corso e la decisione di sfilare a porte chiuse, la griffe s’ingegna proponendo un digital show accompagnato da una serie di manichini che sfilano dinanzi ad un parterre nutrito di celebri star (anch’esse, dei fantocci). 

Moschino collezione primavera/estate 2021

Leggi anche

Moschino SS20, il cubismo approda a Milano 

EMILIO PUCCI

Famoso stilista fiorentino, nel 1947 fondò l’omonimo brand, Pucci, divenendo immediatamente celebre per le sue stampe geometriche e coloratissime.

Indice

  1. Le origini
  2. Le stampe Pucci
  3. Il successo
    1. La prima sfilata
    2. Neiman Marcus Fashion Oscar
    3. Emilioform
    4. Prima collezione Haute Couture
  4. Collaborazioni
  5. Laudomia Pucci
  6. Pucci è rilevato da LVMH
  7. Christian Lacroix
  8. 60° anniversario
  9. Esposizioni ed eventi
  10. Direttore creativo: Massimo Giorgetti
  11. Situazione attuale

Le origini

Mame Fashion Dictionary: Emilio Pucci nel suo ufficio
Emilio Pucci nel suo ufficio

Emilio Pucci (1914-1992), stilista italiano nato a Napoli di origini russe da parte di padre, dopo aver studiato Scienze sociali ad Athens in Georgia e a Portland in Oregon, nel 1938 si arruolò come ufficiale nell’aviazione italiana. Dopo aver conseguito nel ’41 la laurea in Scienze politiche a Firenze, si distinse per coraggio durante il secondo conflitto mondiale.

Il suo approccio alla moda avvenne in modo del tutto casuale nel 1947 sulle nevi di Zermatt, dove era solito allenarsi con la squadra olimpionica di cui faceva parte. Toni Frissel, nota fotografa di Harper’s Bazaar, lo immortalò insieme a un’amica per la quale aveva improvvisato un corredo da sci.

1947, Emilio Pucci sistema un completo da sci
1947, Emilio Pucci sistema un completo da sci

Il successo è immediato e un anno dopo, nel dicembre del ’48, venne pubblicata sulla stessa rivista la sua prima collezione sportiva. I suoi modelli furono subito acquistati dal department store Lord and Taylor e commercializzati negli Stati Uniti con l’etichetta “Emilio”. La stampa e il mercato americani riservarono una grande accoglienza ai vestiti pratici e comodi di Pucci.

Le stampe Pucci

Emilio Pucci Fantasia stampata Pucci
Fantasia stampata Pucci

Emilio Pucci fu molto influenzato dai mosaici siciliani, dagli stendardi araldici, dai batik di Bali e dai motivi africani. Inventò uno stile unico, riconoscibile per i suoi tessuti stampati, prima stilizzati, poi geometrici. Incredibile l’uso del colore, che unisce sfumature in combinazioni impreviste. Le sue stampe sono sempre state disegnate per dare il meglio quando viste in movimento.

Il successo

Emilio Pucci Collezione costumi, Capri 1949
Collezione costumi, Capri 1949

Nel ’49 a Capri, debuttò anche con una collezione mare, impostata sui toni del bianco e del nero e realizzata con seta stampata della Guido Ravasi di Como. Il successo è tale che, nel ’50, decise di aprire una boutique alla Canzone del Mare di Marina Piccola. I suoi modelli venivano tagliati e confezionati nel palazzo di famiglia a Firenze, dove aveva cercato di approntare un piccolo laboratorio artigianale, per far fronte alle incalzanti richieste.

La prima sfilata

Emilio Pucci Sfilata londinese, 1957
Sfilata londinese, 1957

Nel ’51 prense parte alla prima sfilata di moda italiana organizzata da Giovanni Battista Giorgini a Villa Torrigiani in via dei Serragli a Firenze, alla presenza dei più importanti buyer americani. Da quel debutto sarà sempre presente al fashion show fiorentino sino al ’67, anno in cui preferirà continuare a sfilare nella propria sede di via dei Pucci. Nel ’53, la sua tavolozza di colori si fece più audace: camicie, pantaloni, foulard, abiti in jersey di seta o in fibre sintetiche.

Neiman Marcus Fashion Oscar

I leitmotiv della produzione boutique, novità assoluta nel panorama internazionale, gli procurarono nel ’54 l’Oscar della Moda dalla Neiman Marcus, come migliore creatore dell’anno. Celebri diverranno la sua collezione Siciliana del ’56, quella ispirata al Palio di Siena del ’57 e quella dedicata a Botticelli del ’59.

Emilioform

Sin dall’inizio della sua attività, mostrò interesse per la sperimentazione sui materiali: nel ’53, con la Legler, produsse velluti artificiali e sintetici per pantaloni sportivi e, nello stesso anno, in alleanza con il Cotonificio Valle Susa presentò il wally pliss stampato. Nel ’54 divenne celebre un nuovo jersey in organzino di seta finissimo, per la confezione di capi ingualcibili e dal minimo ingombro, ideali per la donna moderna.

Emilio Pucci Emilioform
Emilioform

Prodotto dalla Mabu di Solbiate e dalla Borselli di Como, fatto di finissima organza di seta. Nel ’60 brevettò un particolare tessuto elastico chiamato emilioform composto da helanca e shantung di seta, comodo e leggero. Sono di questo tessuto i suoi pantaloni Viva con passanti sotto al piede e le sue note Capsule di eco spaziale.

Prima collezione Haute Couture

Sotto un’influenza sempre più spiccata per l’Oriente, nel ’62, propose la prima collezione di alta moda, distinta dalla preziosità dei materiali e dalle lavorazioni di ricamo in cristalli Swarovski, applicati a mano per modelli che ricordavano i pigiama palazzo allora tanto in voga.

Emilio Pucci Campagna pubblicitaria 1967
Campagna pubblicitaria 1967

Collaborazioni

È del ’66 il suo primo profumo Vivara, seguito da Miss Zadig (’74) e da Pucci (’77), mentre è del ’68 la decisione di lanciarsi anche nella moda maschile firmando un accordo con Ermenegildo Zegna. Inventore del total look ante litteram, Pucci firmò licenze per accessori e oggetti di ogni genere: dalla lingerie per la Formit alla porcellana con Rosenthal, dai tappeti per la Dandolo Argentina alle penne per la Parker, giungendo a disegnare nel ’71 persino l’emblema della missione spaziale Apollo 15 per la Nasa. I suoi mercati di vendita erano in ben 51 paesi.

Laudomia Pucci

Emilio Pucci Emilio Pucci con la figlia Laudomia
Emilio Pucci con la figlia Laudomia

Dagli anni ’80, lo affiancò nell’attività creativa la figlia Laudomia, che, dalla scomparsa del padre, diresse l’azienda. All’inizio del 2000 uscì il film Isn’t she Great?, nel quale la celebre scrittrice americana Jacqueline Susann, interpretata da Bette Midler, tanto fanatica di Pucci da avere nel suo studio rosa persino le tende firmate “Emilio”, è completamente vestita Pucci e accompagnata da un cagnolino che chiama “Pucci, Poo”. Lo spirito Pucci e la Puccimania non lasciarono indifferente il mondo della moda e nemmeno Katell Le Bourhis, consigliere di Bernard Arnault e già responsabile della sezione museale del costume al Metropolitan Museum di New York. Visitando gli archivi di palazzo Pucci, si rese conto di quanto profonda fosse stata l’influenza di “Emilio” nel mondo della moda.

Pucci è rilevato da LVMH

Nell’aprile dello stesso anno, Cristina e Laudomia Pucci di Barsento — proprietarie del marchio di prêt-à-porter Emilio Pucci — conclusero un accordo con la LVMH per l’acquisto del 67% della società. Arnault accolse il suggerimento di Le Bourhis. Amministratore delegato fu nominata la giovane Catherine Vautrin, che dal 1998 apparteneva allo staff dirigenziale della LVMH. Laudomia Pucci continuò a coordinare le strategie legate alla creazione e all’immagine, mentre l’operatività venne incorporata nella divisione Moda e Pelletterie del Gruppo di Arnault, presieduta da Yves Carcelle.

Christian Lacroix

Ad aprile 2002 Christian Lacroix venne nominato direttore artistico della Emilio Pucci: nessuno, forse, quanto l'”arlesiano”col suo spirito mediterraneo, avrebbe saputo recepire ed esprimere meglio lo spirito del “Prince of Prints”. Rivivono, così, attualizzati, le tonalità e gli accostamenti di colori incomparabili, quella moda che ha rappresentato e rappresenta la realizzazione del sogno di un autentico artista geniale ed innovativo, con una visione “viva”, esuberante, ottimista e nel contempo estremamente glamour vuoi nel ready-to-wear vuoi nell’abbigliamento mare.

Emilio Pucci Christian Lacroix per Pucci, collezione primavera/estate 2006
Christian Lacroix per Pucci, collezione primavera/estate 2006

Matthew Williamson incluse nuovamente le stampe che tanto avevano reso famoso Emilio Pucci negli anni ’50 e ’60 nella collezione primavera-estate 2006. Reinterpreta in chiave moderna su abiti: più corti, con linee più nette e geometriche. Nello stesso anno, la maison Emilio Pucci collaborò con Omas per creare una penna a sfera in tre versioni, ad edizione limitata, arricchita dalle fantasie della maison.

60° anniversario

Nel 2007 la maison festeggiò i sessant’anni di vita: quell’anno vennero lanciate una collezione di make-up nata dalla collaborazione con Guerlain, e la nuova versione del profumo Vivara, creato originariamente nel 1964. Dal 2008 Emilio Pucci dispose anche di uno store online.

Emilio Pucci Peter Dundas, collezione autunno/inverno 2011
Peter Dundas, collezione autunno/inverno 2011

Nel 2009 Matthew Williamson lasciò Pucci e Peter Dundas divenne direttore creativo. Il suo stile è riconoscibile da tagli, colori, dettagli e stampe che esaltano la silhouette femminile. Più tardi, nel 2013 si apriranno nuove boutique in Italia e la maison previde di aprire boutique nelle maggiori capitali della moda. Dopo LVMH, Pucci decise di distaccarsi per unirsi al “big boys club” dei brand di lusso.

Esposizioni ed eventi

Dal 5 aprile al 27 luglio 2014, il Victoria & Albert Museum di Londra organizzò una mostra sulla nascita dei brand della moda italiana, celebrando anche il caso di Emilio Pucci. La maison partecipò anche ad un progetto benefico LuisaViaRoma e Adidas, personalizzando il pallone FIFA per la Coppa del Mondo.

Nel 2014, durante il Pitti Immagine Uomo, Vogue Italia organizzò un evento per celebrare i designer fiorentini: il nome di Emilio Pucci venne ricordato con servizi fotografici recuperati dagli archivi dello stesso Vogue Italia. Emilio Pucci creò l’installazione “Monumental Pucci”, una stampa raffigurante il Battistero di Firenze.

Direttore creativo: Massimo Giorgetti

Nell’aprile 2015 Massimo Giorgetti, giovane e talentuoso fondatore del marchio MSGM, fu nominato direttore creativo del brand. Fu scelto per creare una nuova immagine al brand, mantenendo un’ottima qualità, ma aggiungendo un pizzico del suo spirito pop.

Emilio Pucci Massimo Giorgetti, collezione primavera/estate 2015
Massimo Giorgetti, collezione primavera/estate 2015

In occasione del terremoto in Italia centrale del 24 agosto 2016, molte celebrità si unirono per sostenere la popolazione colpita dal disastro. L’evento “Support from Fashion”, a sostegno dei cittadini di Amatrice, venne organizzato a Firenze. Pucci e altri designer misero all’asta alcune delle loro creazioni, donando il ricavato alle vittime del terremoto. Sempre nel 2016, Emilio Pucci e Illy si unirono per creare una collezione di tazze da caffè. Gli oggetti di design fanno parte della serie Illy Art Collection, che comprende stampe esclusive disegnate a mano, raffiguranti paesaggi dedicati a Firenze, Milano e New York.

Situazione attuale

Emilio Pucci Boutique a Seoul, Korea
Boutique a Seoul, Korea

Nell’aprile 2017, per festeggiare il 50° anniversario di Componibili di Anna Castelli Ferrieri (1967), Pucci iniziò una collaborazione con Cartel. Insieme hanno progettato una versione speciale di questi iconici moduli, utilizzando la stampa “Campanule”, che rappresenta pienamente lo spirito di Emilio Pucci.

Per rafforzare la presenza del marchio nel mercato asiatico, la società ha aperto una nuova boutique in Corea, situata nella Galleria East Luxury Hall di Seoul. Emilio Pucci ha ora una presenza consolidata in Asia: è presente in grandi città come Hong Kong, Kuala Lumpur, Bangkok, Tokyo e Pechino. Inoltre, Pucci è presente in più di 50 paesi, oltre che online. La rete di distribuzione del marchio si estende alle più importanti capitali della moda del mondo tra cui Milano, New York, Roma, Parigi e Londra, oltre a destinazioni di lusso come Portofino e Saint Tropez.

Nell’aprile del 2017 Massimo Giorgetti lascia la direzione creativa della griffe dopo essere succeduto a Peter Dundas. Lo stilista italiano continuerà a seguire l’evoluzione del suo marchio MSGM. Pucci, senza direttore artistico dall’uscita di Massimo, fatica a rilanciarsi. Nel 2020 la casa fiorentina, di proprietà di LVMH, affida la direzione come guest designer a Christelle Kocker, giovane e talentuosa stilista  di origine francese.

ROBERTO CAVALLI

Stilista italiano nato nel 1940, noto per le sue stampe esotiche e per la creazione della tecnica di sabbiatura per denim e jeans.

Indice

  1. Le origini
  2. Lo stile Cavalli
  3. Lo sviluppo del brand
    1. Fatturato 2001
    2. Collezione uomo autunno/inverno 2002
    3. Collezione donna autunno/inverno 2002
    4. Collezione kids
    5. Gli orologi
    6. Opening in America
  4. Gli eventi
  5. 40° anniversario
  6. Direttori creativi
  7. Clessidra SGR rileva Roberto Cavalli
  8. Situazione attuale

Le origini

ROBERTO CAVALLI, ARTISTA DELLA MODA

Roberto Cavalli, classe 1940, ama essere definito “artista della moda”, forse per rammentare che il nonno era un illustre pittore macchiaiolo, autore di quadri esposti al museo degli Uffizi di Firenze, la sua città.

Roberto Cavalli Lo stilista con alcune modelle
Lo stilista con alcune modelle

Lui stesso frequentò l’Accademia di Belle Arti e presto si interessò al rapporto fra moda e pittura, avviando nella sua stamperia un lavoro di ricerca sui materiali, sperimentando contemporaneamente nuove tecnologie. Negli anni ’60, a Parigi, brevettò un rivoluzionario procedimento di stampa sulla pelle e venne immediatamente notato da Hermès e Pierre Cardin. All’età di 32 anni presentò la sua prima collezione ufficiale al salone Prêt-à-Porter di Parigi.

IL DEBUTTO

Nel decennio successivo (’72) debuttò a Palazzo Pitti con i primi patchwork, considerati ormai la sua firma, che caratterizzano soprattutto jeans all’insegna del glamour. Aprì in questo periodo la prima boutique a Saint Tropez. Nell’80, sposò Eva Düringer. Roberto Cavalli, amante della pittura senese, possiede un’importante collezione d’arte con dipinti del ‘400 e del ‘600. Altra sua passione, i purosangue.

Lo stile Cavalli

Roberto Cavalli Lo stile Cavalli
Lo stile Cavalli

La donna Cavalli ha una silhouette ben definita: gli abiti accarezzano il corpo, lo avvolgono con tessuti colorati a fantasia spesso sovrapposti.

la natura come fonte di ispirazione

La natura è fonte di ispirazione: manti di animali, paillette a squame di pesce, onde che si perdono nelle trasparenze del tessuto. L’impatto con la collezione è sempre forte: belve feroci, angeli e demoni si affacciano da una giacca, dai calzoni. Donne feline e grintose che nello stile Cavalli trovano una conferma della propria personalità, istintiva ed esibizionistica.

Ogni modello è mozzafiato: gli short e i corsetti per una Rossella O’Hara proiettata nel 2000, i blazer anatomici a stampe leopardo, coccodrillo, lince. Il serpente per sostituire maculati di ogni razza. Poi il nero delle bande giovanili, dal blouson del selvaggio Marlon Brando ai punk, ai metallari: sono in cervo morbidissimo i suoi inconfondibili, elegantissimi chiodi. Qualcosa di lunare per microgonne galattiche, e ancora jeans stampati ad antichi motivi barocchi.

Anna Falchi e Claudia Koll formano l’accoppiata vincente di una presentazione alle sfilate del prêt-à-porter di Milano, nel marzo del ’95. Schiaccia l’acceleratore per ottenere vibrazioni forti: eleganza sofisticata che si tinge di trasgressione. Lo stretch diventa ultrastretch: maestro della pelle, la tratta come fosse una tela da dipingere e il corpo pare tatuato.

Lo sviluppo del brand

Roberto Cavalli Boutique di Milano
Boutique di Milano

La prima boutique monomarca fu inaugurata a Venezia nel ’96. Il marchio Just Cavalli venne lanciato nel 2000 con una collezione uomo, donna, accessori, occhiali, orologi, gioielli, profumi, intimo e beachwear.

In quegli anni il marchio era distribuito in oltre 30 paesi, direttamente dagli show room di Milano, New York e Düsseldorf. Il mercato interno era leader con il 35% del fatturato (Europa 25, Asia 20). Russia in espansione, Usa già una conquista, con modelli in vetrina nei più importanti department store. Alla linea principale si sono, via via, affiancate CJ Cavalli Jeans, la linea uomo, gli occhiali prodotti da Marcolin e gli accessori femminili e maschili. Ultimo nato, l’underwear per la donna. La moglie, Eva Duringer, che lo affianca professionalmente, è stata Miss Universo.

Ad ottobre 2000, alla Milano Collezioni, un’intera giornata fu dedicata a Cavalli. Dopo la sfilata del mattino, venne inaugurato il primo negozio milanese in via della Spiga. L’anno seguente, e per i 5 successivi, la linea calzature uomo venne prodotta e distribuita da Roberto Botticelli. La collezione autunno/inverno 2001/2002 si ispirò al Far West con mocassini, stivaletti e soprattutto stivali, dai dettagli ricamati.

A marzo 2001 Cavalli disegnò due nuove linee per gli orologi prodotti da Sector. Per la collezione mare, usava il tessuto Sensitive di Eurojersey, eclettico e confortevole, personalizzandolo con le sue celebri stampe. A luglio, per festeggiare l’ingresso in Gran Bretagna, Eva e Roberto Cavalli accolsero gli ospiti in una tenda berbera che riportò un pezzo d’Africa al Momo, storico locale nel West End. Tra tappeti zebrati e vassoi in rame venne presentata la nuova collezione di occhiali, prodotta e distribuita da Marcolin.

Fatturato 2001

Era previsto un fatturato di 280 miliardi di lire e invece, in chiusura di anno, la stima era di 300-350 miliardi. Vennero pianificate anche le successive aperture monomarca. Dopo Milano, Roma, Gedda, Parigi, New York e Venezia, aprì con nove grandi vetrine in via Tornabuoni a Firenze, nel Palazzo Viviani della Robbia. Lo storico caffè Giacosa era collegato alla boutique, pur contando l’ingresso indipendente. Ma soprattutto Cavalli puntava ai “nuovi” mercati: Hong Kong, Seul, Taipei e Mosca.

Collezione uomo autunno/inverno 2002

Roberto Cavalli Collezione Uomo autunno/inverno 2002
Collezione Uomo autunno/inverno 2002

A gennaio 2002 la nuova collezione uomo autunno/inverno 2002-2003 era ricercata, preziosa e stravagante, rinnovava lo stile del guardaroba maschile con l’ironia dell’eccesso e della fantasia. L’ispirazione veniva dall’Inghilterra vittoriana. La sfilata ebbe luogo nella cornice di Palazzo Vecchio a Firenze. Eccesso, provocazione, colore e divertimento per la mostra More and more more and more – The looks Roberto Cavalli Wants for You, curata da Italo Rota.

A febbraio 2002, la mostra Men in skirts alla Dress Gallery del Victoria and Albert Museum di Londra ospitò, tra gli altri creatori, anche Cavalli. Nata con l’intento di celebrare i designer che fecero della gonna un capo di abbigliamento maschile, l’esposizione era divisa in cinque temi: stili storici, kilt, esotismo, stili contro cultura e stili futuristici. Roberto Cavalli trovò il suo spazio naturale nella sezione Esotismo dove espose un kaftano di lino con stampe animal-tribali.

Collezione donna autunno/inverno 2002

Roberto Cavalli Collezione Donna autunno/inverno 2002
Collezione Donna autunno/inverno 2002

L’autunno/inverno 2002/03 fu una sfilata divertente e vivace, ma anche autoironica, che propose capi come il tailleur nero di breitschwanz, le raffinate pellicce intarsiate, i soprabiti di vernice da donna-gatto e vestiti longuette di mussola a fiori delicati anche con maniche lunghe. Indossati da Cindy Crawford, lo stretto tubino scollato in agnello persiano viola, una pelliccia a spina di pesce e, infine, un lungo abito di raso bianco, ricamato con pantere e tigri di paillette, portato con un trench di lucidissimo pitone chiaro. Una novità il coloratissimo tessuto scozzese a telaio, usato per tailleur con la gonna stretta sui fianchi e poi scampanata a godet, per le giacchine da portare con i jeans, ma anche lavorato con applicazioni di stoffe fantasia ricamate a filo d’argento.

A maggio 2002, per l’85° Giro d’Italia, Cavalli disegnò le divise di Mario Cipollini e del suo team. Naturalmente stampate a zebra.

Collezione kids

Roberto Cavalli Linea Kids 2015
Linea Kids 2015

Nel 2002 Roberto Cavalli Angels, collezione prodotta e distribuita da Simonetta, portò in passerella a Pitti Bimbo per la primavera/estate 2003 giacche in pelle chiara con applicati fiori colorati, giubbotti stampati a rettile, jeans gessati e salopette oversize in tessuto délavé. Ai piedi stivali scamosciati come quelli dei Navajo e in vita cinture di rafia colorata con perline e piume. Roberto Cavalli Devils era la nuova linea dedicata al bambino e ragazzino dai 4 ai 14 anni. Affiancò Roberto Cavalli Angels, la collezione per bambine e teenager prodotta e distribuita su licenza da Simonetta, che si occuperà anche del nuovo marchio.

Nel luglio 2002 si aprì a Roma, in piazza di Spagna, la prima boutique della linea giovane Just Cavalli. Roberto Cavalli e Ittierre (Gruppo It Holding) rinnovarono, con tre anni di anticipo, il contratto di licenza per la linea Just Cavalli, prolungandolo fino al 2010.

Gli orologi

Roberto Cavalli Orologi Cavalli
Orologi Cavalli

La linea di orologi disegnata per Sector Group raggiunse, nei primi sei mesi dell’anno, un fatturato di 3,9 milioni di euro, crescendo del 136%. Riaprì la Torre Branca, ex Littorio, a Milano: ai piedi della torre, fu inaugurato il Just Cavalli Café, con bancone disegnato da Ron Arad. Cavalli ricevette il premio The Provocateurs, destinato “a quelli che osano”. La cerimonia si svolse al Cipriani di New York, in occasione della diciannovesima edizione di Night of Stars, organizzata dal Fashion Group International.

Nel 2003, piatti zebrati, bicchieri rifilati d’oro, cuscini animalier per la casa firmata Cavalli. Stava fra il cow boy e il motociclista l’uomo che Cavalli ha presentato a Milano Moda Uomo.

Opening in America

Ad aprile 2003 fu aperto il quarto punto vendita negli Usa, inaugurato a Coral Gable (Miami), More more and more by Roberto Cavalli. Vi si trovavano tutte le collezioni (fuorché la prima linea), compreso il bambino, gli accessori e la casa. Le altre boutique in America erano quelle di New York in Madison Avenue, Bel Harbour in Florida e Las Vegas.

Il brand apertì anche una nuova boutique a Porto Cervo (Sardegna) e a Mosca, al 15 del Tretyakovskiy Passage di Mosca, prima boutique monomarca in Russia.

Gli Eventi 

Nell’aprile 2004 Cavalli ospitò Le Cirque du Soleil a Milano e organizzò una serata per la prima dello straordinario spettacolo Saltimbanco. lo stilista, con l’aiuto creativo di Ettore Scola, trasformò un magazzino in un paradiso incantato.

A dicembre, Cavalli tornò a New York per ospitare la serata più esclusiva dell’anno, in occasione della mostra organizzata dal Fashion Institute del Metropolitan Museum of Art di New York, Wild fashion Untamed. Per celebrare l’evento, Cavalli organizzò una serata esclusiva: cocktail e un’anteprima della mostra, seguita da una cena per 300 ospiti internazionali.

Roberto Cavalli Mostra Wild Fashion Untamed
Mostra Wild Fashion Untamed

A gennaio 2005, Just Cavalli aprì il primo negozio monomarca a Milano. Il progetto innovativo, un vero “negozio di fantasia”, era risultato della collaborazione tra Roberto Cavalli e Italo Rota. Con l’amico Dino De Laurentiis, Cavalli partecipò al film Il Decameron, diretto da David Leland, disegnandone i costumi. Il cast includeva: Hayden Christensen, Mischa Barton e Tim Roth. Roberto Cavalli ha anche collaborato con Tre Italia, il primo videocitofono di marca. Il progetto prevedeva una donazione alla Fondazione Veronesi per la ricerca sul cancro.

Roberto Cavalli Il club Just Cavalli
Il club Just Cavalli

Roberto Cavalli collaborò con Pragma Group (2009) e aprì il suo primo locale notturno, Just Cavalli, a Firenze. La location era una chiesa del XV secolo: presto il club aprì anche a Milano. Questa iniziativa imprenditoriale prevedeva un piano quinquennale per aprire altri 3 Cavalli Clubs e 15 Cavalli caffè.

40° anniversario

Roberto Cavalli Evento per il 40° anniversario
Evento per il 40° anniversario

Nel 2010 Cavalli festeggiò il 40° anniversario. Il 29 settembre il brand tenne un evento di gala all’Ecole National Superieure des Beaux Arts. Molte celebrità vi parteciparono: Naomi Campbell, Taylor Swift, Leona Lewis, Heidi Klum. Alcuni dei disegni distintivi di Cavalli furono esposti alla galleria dell’Ecole National Superieure des Beaux Arts. La celebrazione continuò alla settimana della moda milanese, dove Roberto Cavalli presentò la collezione primavera/estate 2011 all’Arco della Pace.

Nel 2011 Roberto Cavalli siglò un accordo di licenza quinquennale con la Compagnia delle Pelli per il lancio di una nuova linea di accessori “CLASS Roberto Cavalli”. Iniziò anche ad offrire borse uomo e donna e piccole collezioni di pelletteria. Un anno dopo, con il partner indiano Infinite Luxury Brands, Roberto Cavalli lanciò il primo negozio in India e un nuovissimo Cavalli Cafe a Nuova Delhi.

Direttori creativi

Nel 2013 Yvan Mispelaere, ex chief designer di DIANE VON FURSTENBERG, fu nominato primo design director di Roberto Cavalli. Svelò la sua prima collezione per l’autunno/inverno ’14. Un anno dopo, Roberto Cavalli, prima della sfilata autunno/inverno di Just Cavalli Women, esclamò di non volersi coinvolgere con le celebrità per promuovere il suo marchio e incoraggiò il mondo della moda a girare le spalle alle celebrities.

Roberto Cavalli Yvan Mispelaere, collezione autunno 2014
Yvan Mispelaere, collezione autunno 2014

A marzo 2015 Peter Dundas è stato indicato come nuovo direttore creativo di Roberto Cavalli. Questo designer norvegese era stato direttore creativo per Emilio Pucci e, infatti, aveva lavorato a stretto contatto con Roberto Cavalli, proprio quando stava rilanciando il brand senza esclusione di colpi (2002-2005).

Roberto Cavalli Peter Dundas, collezione autunno 2016
Peter Dundas, collezione autunno 2016

A gennaio 2016 Peter Dundas ha presentato la sua prima collezione, con uno stile che tanto doveva a quello originale della casa di moda di Firenze. Concentrò la sua attenzione su sensualità, femminilità e freddezza. Questo ritorno sottolineò la capacità dello stilista di mescolare giorno e notte, eleganza, bellezza e ferocia. Gli accessori erano stivali e orecchini con ciondoli.

Clessidra SGR rileva Roberto Cavalli

Un mese dopo, la società di private equity Clessidra SGR acquisì il 90% della casa di moda italiana. Nel febbraio 2016, Roberto Cavalli diventò il primo fashion brand ad aprire un negozio in Iran. Renato Semerari ha lasciato il gruppo a causa di differenze strategiche, mentre Gian Giacomo Ferraris è stato nominato nuovo Amministratore delegato della società. In ottobre, Peter Dundas lasciò il brand dopo solo un anno.

Nel frattempo, Gian Giacomo Ferraris ha annunciato una riorganizzazione completa della società, comprese chiusure di negozi e tagli severi all’organico globale; quasi il 30% delle posizioni furono eliminate, gli uffici di Milano chiusi e tutte le funzioni trasferite a Firenze. I dipendenti di Roberto Cavalli sono intervenuti immediatamente dopo il drammatico piano di ristrutturazione e hanno manifestato con uno sciopero di otto ore.

Situazione attuale

Roberto Cavalli Collezione primavera/estate 2017
Collezione primavera/estate 2017

A maggio 2017 Roberto Cavalli ha dato il benvenuto al nuovo direttore creativo, lo stilista britannico Paul Surridge. Surridge si è laureato alla Central Saint Martins e ha lavorato con Calvin Klein, Burberry e Jil Sander. Paul Surridge ha presentato la sua prima collezione donna primavera/estate 2018 durante la settimana della moda di Milano. Tra la casa di moda e il designer d’oltre manica non sarà un sodalizio destinato a durare nel tempo. Nel 2019, dopo varie indiscrezioni, Paul lascia Roberto Cavalli per incompatibilità progettuali. Su Instagram, l’ex direttore creativo, dichiara: “Sono arrivato alla conclusione che la missione originale a cui avevo aderito è cambiata. Ora perciò preferisco concentrarmi su quei progetti che avevo accantonato per dedicarmi a Roberto Cavalli.”

Nell’ottobre del 2020, dopo l’incertezza economica scatenata dalla pandemia da Covid-19, la griffe annuncia la nomina di Fausto Puglisi alla consulenza creativa, Ennio Fontana, Direttore Generale dell’azienda. Puglisi, ritenuto un fenomeno della moda italiana, proporrà la sua visione a partire da gennaio 2021.

BORBONESE

Luxury brand italiano, icona del “Made in Italy”. Borbonese valorizza sempre le sue origini e le sue tradizioni artigianali.

Indice

  1. Le origini
  2. L’ingresso di Umberto Borbonese
  3. Elementi distintivi
  4. Le borse iconiche
  5. Rilevamenti societari
  6. Una nuova era 
  7. Un secolo di Borbonese
  8. Il rinnovo del brand
  9. Situazione attuale

LE ORIGINI

Borbonese nasce nel 1900 come piccolo laboratorio che fornisce gioielli e accessori – dai nastri alle gale, dai guanti ai cappelli, agli scialli –  per le sartorie più prestigiose di Torino. La città piemontese all’epoca era considerata una piccola capitale della moda italiana, molto sensibile alla couture.

Lucia Ginestrone

Nel 1910 la modista Lucia Lorenzoni Ginestrone rileva l’officina, dando vita alla Borbonese che conosciamo oggi.

Borbonese 1910, schizzo per una borsa
Giacomo Balla, disegno per borsa, 1910

L’INGRESSO DI UMBERTO BORBONESE

Nel ’50 subentrano nella gestione dell’azienda il figlio di Lucia, Umberto Borbonese Ginestrone e l’amico Edoardo Calagno: entrambi, grazie all’intervento del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, in seguito acquisiranno il cognome del marchio. Da questo momento, il brand sviluppa con successo un’estetica sofisticata grazie alla squisita fattura artigianale, alle forme innovative e ai materiali particolari con cui sono realizzati i gioielli.

LE GRANDI CASE DI MODA

La ditta torinese raggiunge un immediato successo negli anni ’60, dedicandosi alla creazione di bijoux originali che instaurano un dialogo armonioso con gli abiti. Una volta guadagnata la fiducia di varie case di moda, molte di queste scelgono Borbonese per creare numerosi nuovi accessori. La richiesta di collaborazione arriva perfino dalle più prestigiose maison dell’alta moda italiana e francese quali: Fendi, Galitzine, Valentino e subito dopo l’approdo a Parigi, Ungaro e Saint-Laurent che hanno apprezzato l’estro, la sperimentazione, la bellezza della sua bigiotteria.

ELEMENTI DISTINTIVI

Borbonese L'occhio di pernice
L’inconfondibile texture “Occhio di Pernice”

UNA LINEA RIVOLUZIONARIA

Durante gli anni ’70, Borbonese inizia la collaborazione con Redwall, pelletteria di Bologna della famiglia Rossi. Il sodalizio porta a una linea rivoluzionaria di borse in pelle di alta qualità e all’ingresso ufficiale del marchio nel vero Made in Italy.

In quegli anni infatti la maison trova il suo elemento distintivo in un materiale dall’aspetto inedito, trattato con l’innovativa texture “O.P.” acronimo di Occhio di pernice: questa particolare lavorazione sulla morbida pelle d’agnello permette di dare risalto alla trama del tessuto, ottenendo un effetto micro-maculato, nei color beige o miele, che sarà da questo momento in poi il tratto distintivo delle creazioni Borbonese.

Molto imitate, mai uguagliate, le borse Borbonese, leggere, pratiche, eleganti in tutte le occasioni, sono ormai un classico anche nella linea realizzata in tessuto plastificato, detto “graffiti“, sempre a occhi di pernice, in diversi colori oltre al classico beige, come marrone testa di moro, azzurro, blu e nero.

LE BORSE ICONICHE

Sempre a questo periodo risale la creazione e la presentazione, da parte di Borbonese, della borsa Luna nata per celebrare lo sbarco del primo uomo sul satellite terrestre, che è poi diventata icona del brand.

Borbonese Borsa Luna
La celebre Borsa Luna

Le borse realizzate propongono strutture innovative: più leggere, comode e meno rigide rispetto ai modelli di quel periodo. In seguito il marchio lancerà le iconiche borse Sexy, Tango e Mambo. Il brand torinese è stato il primo ad apporre il proprio logo sulle chiusure lampo: un’azione di marketing che li ha resi iconici.

Negli anni ’80, il brand dà vita ad un vero e proprio lifestyle: in breve tempo Borbonese diventa uno dei marchi italiani più importanti di prêt-à-porter, inaugurando la prima linea durante la Settimana della Moda di Milano.

LA SEXY BAG e i rilevamenti

Nel ’92 la Sexy Bag compie 20 anni. In occasione della grande festa di Tokyo ne viene presentata una tiratura in 100 esemplari, con accessori in oro 18 carati.  Nello stesso anno Redwall, che opera nello stesso settore, assorbe il marchio per tre miliardi di lire. Questa acquisizione amplia l’attività di Borbonese anche alla biancheria per la casa, all’arredo, agli occhiali da sole e ai profumi. Nel ’99 viene presentata a Milano la prima collezione prodotta da Redwall.

Nello stesso anno la famiglia franco-americana Arpels, attuale detentrice del 20% di Van Cleef & Arpels, rileva il 50% del gruppo Redwall di cui fa parte Borbonese. Inoltre l’assemblea degli azionisti decide di variare la denominazione sociale in Rossi 1924 S.p.A. 

RILEVAMENTI SOCIETARI

Nel 2002 Alessandro Dell’Acqua, grande promessa della moda italiana, diventa il nuovo direttore creativo del marchio piemontese. Agli accessori viene affiancata una linea di abbigliamento donna ad opera dello stilista.

Viene inoltre aperta la prima boutique monomarca in via della Spiga a Milano.

LA NUOVA AMMINISTRAZIONE

Borbonese Primavera/estate 2010, Milano Fashion Week
Borbonese, Primavera/Estate 2010, Milano Fashion Week

A novembre, Arpels assorbe anche il restante 50% della compagnia – acquisendo le quote della famiglia Rossi e di Alberto Vacchi – con l’obiettivo di aprire al gruppo le porte del mercato estero. Claude Julien Arpels diventa Amministratore Delegato e Vacchi rimane nel consiglio di amministrazione. Per il 2004 gli Arpels pensano ad uno sbarco sul mercato del Nord America e in Estremo Oriente, ma gli affari non vanno bene e la famiglia decide di vendere la società.

UNA NUOVA ERA

Nel 2005 il marchio viene acquisito, quindi, per il 51% da un gruppo di investitori che fanno capo alla banca Rothschild e per il 49% dalla famiglia di Francesca Mambrini, architetto e designer con una propria linea di calzature. In seguito Cocchini diventa nuovo Amministratore Delegato: al suo arrivo la situazione economica è disastrosa e per risanare le finanze decide di avviare una poderosa ristrutturazione economica, cambiando anche il nome del Gruppo. Da Redwall a Borbonese. Il fatturato dell’azienda nel 2006 raggiunge i 35 milioni di euro, l’anno seguente tocca quota 45 milioni di euro.

Borbonese nel 2007 apre un nuovo contratto di licenza con l’azienda Givuesse – proprietaria del marchio di pellicceria Solleciti – che si aggiunge al portafoglio di licenze del gruppo. A partire dalla collezione autunno-inverno 2007/2008, l’azienda Givuesse dunque produce e distribuisce la linea di prodotti di pellicceria Borbonese con un contratto di licenza worldwide.

BORBONESE E L’ARTE

Il brand nel 2007 diventa lo sponsor ufficiale dell’esposizione sul pittore colombiano Botero, tenutasi al Palazzo Reale di Milano. Ma l’arte continua ad essere luogo privilegiato da Borbonese che, nel 2009, in previsione della mostra Futurismi Futuristi che si è svolta a Torino, dà in concessione all’esposizione il modello di borsa progettato dal brand nel 1986, sullo schizzo originale di Giacomo Balla.

Inoltre hanno contribuito alle campagne pubblicitarie di Borbonese grandi fotografi di fama mondiale come Giampaolo Barbieri, Helmut Newton Satoshi Saikusa.

SETTIMANA DELLA MODA 2009

Nel 2009 Borbonese presenta la collezione primavera/estate 2010 in via della Spiga durante la settimana della moda di Milano. Si è trattato di un evento in collaborazione con l’artista contemporaneo Amedeo Martegani che ha trasformato le vetrine della boutique in un teatro con uno sfondo scenografico che raccontava la storia di sette Samurai.

Nello stesso anno, il nuovo Amministratore Delegato è Carlo Morfini e Yossi Cohen nuovo Direttore Creativo.

UN SECOLO DI BORBONESE

Borbonese 100 anni di Borbonese: l'Art Bag
Art Bag

le art bags

In occasione dei 100 anni di Borbonese, il brand ha avviato, nel 2010, un progetto con la Roy Lichtenstein Foundation dando vita alle Art Bags, una collezione in limited edition, che propone dodici borse ispirate alla pop art e in particolare alle opere dell’artista statunitense, in seguito esposte in una mostra dedicata alla Triennale di Milano.

borbonese 1910

In quello stesso periodo, in occasione del centenario del marchio, viene creata la Borbonese 1910, collezione di borse-icona nata sotto la direzione creativa del giovane stilista Gabriele Colangelo e presentata durante la Settimana della Moda milanese di settembre.

A questo giovane stilista, l’anno successivo, viene affidata la direzione artistica del marchio per cui crea e ridisegna i capi must del brand, valorizzandone i punti di forza.

Borbonese Collezione autunno/inverno 2012
Borbonese, Collezione Autunno /Inverno 2012

IL RINNOVO DEL BRAND

Nel 2013 il logo rosso in ceralacca di Borbonese diventa il nuovo simbolo distintivo del brand. La decisione di concentrarsi sul core business del marchio deriva dalla volontà di rendere ogni prodotto unico. Inoltre le borse-icona sono state reinterpretate, utilizzando nuove combinazioni di pelle e tecniche di lavorazione del metallo, in modo da renderle più contemporanee.

Giuseppe di Nuccio – dopo aver lavorato per Jil Sander e Giorgio Armani – diventa il nuovo Amministratore Delegato e Francesca Mambrini il nuovo direttore artistico. Viene data nuova linfa al marchio con la creazione di nuovi modelli di borse come la London Bag e la Lady Butterfly, che avranno un grande successo di pubblico.

Sempre nel 2013, Borbonese è sponsor ufficiale della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli per la mostra al Lingotto torinese dal nome Una passione per Jean Prouvé.

LA NUOVA SEDE

Nel 2014, in via Monte di Pietà 24, nel quadrilatero della moda milanese, viene aperto il nuovo showroom e sede di rappresentanza del marchio, mentre il laboratorio di produzione rimane in provincia di Bologna, con 120 dipendenti.

Ad agosto dello stesso anno, Borbonese annuncia un accordo quinquennale con l’azienda Sanki Shoji Co. per promuovere la crescita del marchio in Giappone. Come tributo a questa nuova partnership, Borbonese presenta alcune collezioni dedicate all’evento con il nome di Global Living, durante la Design Week milanese.

INSPIRATIONS

Nel 2015, la boutique Borbonese aperta a Bologna, in via Clavature, viene nominata tra i migliori negozi d’Italia, dalla rivista Vanity Fair.

Durante la Milano Fashion Week di settembre 2015, Borbonese ha presentato, nella  sede di via Monte di Pietà, il libro Inspirations a cura di Ginevra Elkann, edito da Rizzoli. In Inspiration Borbonese viene descritto come brand ispirato dalla natura, caratteristica che ha sempre accompagnato la storia di questa grande casa di artigianato italiano.

Borbonese Inspirations, Ginevra Elkann
Pagine del libro Inspiration, di Ginevra Elkann

ancora nel segno dell’arte

A novembre il marchio è di nuovo sponsor della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino per la mostra dell’artista Ed Ruscha. La mostra, dal titolo Mix Master, è un pot-pourri di fotografia, pittura e libri di Ruscha. Il tema della mostra è la trasformazione della vita americana negli ultimi 50 anni.

Nel 2016 Borbonese ha sponsorizzato la mostra Riflessioni/Reflections, con Rosemarie Trockel e le collezioni torinesi.

SITUAZIONE ATTUALE

A settembre 2016 è stato aperto il nuovo flagship store in Corso Matteotti 8, a Milano. Il brand ha progettato il nuovo concept per rafforzare l’immagine del marchio in Italia.

Borbonese Global Living, Milano Design Week 2016
Global Living, Milano Design Week 2016

A fine anno, dopo un decennio difficile, il brand chiude con ricavi pari a 31,5 milioni di euro ed una crescita del 12% rispetto all’anno precedente. Le borse costituiscono il 75% degli introiti ed il Giappone è il mercato più florido: nella terra del Sol Levante infatti, la maison possiede 26 boutique. È in progetto anche l’apertura della prima boutique a Parigi.

le novità del brand

Nel 2017 Borbonese ha effettuato importanti investimenti nella collezione Global Living. Inoltre ha presentato una nuova collezione home durante la Design Week. Per rendere giustizia e ricordare la grafica del logo, le linee arrotondate sono la caratteristica portante dei nuovi prodotti disegnati.

In aggiunta a settembre, durante la Fiera della Calzatura, Borbonese ha lanciato una nuova collezione uomo e donna e la collezione primavera/estate 2018. Nel 2019 l’azienda sigla un accordo quinquennale con Roberta di Camerino per la licenza produttiva e distributiva del brand a livello internazionale. Borbonese, a partire dalla stagione primavera/estate 2020 seguirà, secondo gli accordi, la produzione e la distribuzione su scala mondiale del marchio creato da Giuliana Coen, eccezion fatta di Giappone, Cina e Corea del Sud.

IL NUOVO SPIRITO DELLA TRADIZIONE

Borbonese è un luxury brand italiano che soddisfa le esigenze della società contemporanea senza tradire la sua brand identity. Infatti il marchio riesce a bilanciare tradizione e artigianato senza rinunciare all’innovazione.