Decostruzionismo

Il termine Decostruzionismo, negli anni ’90, indica un gruppo di stilisti i cui capi d’abbigliamento, con orli al vivo e colori scialbi, erano considerati come l’espressione più intellettuale dello stile grunge

Il termine Decostruzionismo, negli anni ’90, indica un gruppo di stilisti i cui capi d’abbigliamento, con orli al vivo e colori scialbi, erano considerati come l’espressione più intellettuale dello stile grunge. Modo di vestirsi nato dalla cultura dei negozi di abiti a basso costo. I decostruzionisti, rompevano le varie componenti della moda per poi rimescolarle insieme. Spesso senza seguire la logica tradizionale delle forme, costringevano a riconsiderare i singoli abiti e il loro modo di indossarli. Questi stilisti del decostruzionismo vantavano una marcata propensione artistica a trattare i propri vestiti come una superficie dove fare esperimenti di tintura. Anche se la critica ha decisamente bocciato questa espressione artistica definendola volutamente brutta e poco attraente, resta innegabile l’influenza che questo stile ha avuto soprattutto sul successivo fenomeno di ricostruzione dell’abito.

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Dorys

Fotografo polacco, conosciuto per il suo eclettismo. Ritrattista, si occupa anche di reportage, paesaggio, architettura e moda.

Benedikt Jerzy Dorys (1901-1990). Fotografo polacco. Classico esempio di eclettismo professionale. Si è occupato di tutti gli aspetti del mestiere. Inizia giovanissimo a fotografare ma solo nel 1925 ne fa un’attività. La sua fama è legata all’abilità di ritrattista nello studio di Varsavia, la sua raffinatezza allo studio di procedimenti come la gomma bicromatata. Nella vita si è occupato di reportage, paesaggio, architettura e fotografia di moda.

Dorys
Dorys Benedykt Jerzy

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Cosmopolitan

Cosmopolitan è un mensile femmine francese. Vuole essere la rivista delle donne che parlano di tutto e sono pronte a scoprire qualcosa di nuovo.

Mensile femminile francese. Debutta nel 1973, sulla scia dell’americano Cosmo. Sin dal primo numero, proclama di voler essere la rivista delle donne che parlano di tutto e sono pronte, ogni giorno, a scoprire qualcosa di nuovo. Su Cosmopolitan si discute liberamente, con grande humor e originalità, di moda, bellezza, problemi sessuali. Negli anni ’70 il mensile introduce l’argomento della coppia e della parità dei sessi, inserendosi così nel grande dibattito femminista.

copertina cosmopolitan

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Aspesi Natalia

Aspesi Natalia (1929). Giornalista e scrittrice. È nata, vive e lavora a Milano. Editorialista di La Repubblica, segue da anni anche la moda.

Aspesi Natalia (1929). Giornalista e scrittrice. È nata, vive e lavora a Milano. Editorialista di La Repubblica, segue da anni anche la moda, interpretandola attraverso un occhio molto attento al costume e una scrittura ironica, acuminata. Di questo suo “taglio”, sono emblematici un articolo del 1998 sul sedere di Naomi Campbell e il libro Il lusso & l’autarchia(Rizzoli 1982), straordinaria ricerca e racconto sulla moda durante il regime fascista. Prima di approdare al giornalismo, lo testimonia lei stessa, ha fatto la baby sitter in Svizzera e in Inghilterra, la venditrice di macchine per caseifici e la disegnatrice di cravatte.

Aspesi Natalia
Natalia Aspesi

Aspesi Natalia ha collaborato al quotidiano del pomeriggio La Notte ed è stata assunta al Giorno come cronista agli inizi del decennio ’60. È a La Repubblica dal primo numero come inviata speciale. Ha pubblicato La donna immobile (Fabbri Editore, ’76), Lui! Visto da lei (’78), Il trionfo del privato e Vivere in tre (’81)l, solo per citarne alcuni.

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CAMERA NAZIONALE DELLA MODA ITALIANA

Camera Nazionale della Moda Italiana significa cinquant’anni di storia della moda italiana: ecco la storia di questa istituzione.

Camera Nazionale della Moda Italiana significa cinquant’anni di storia della moda italiana.

LA CAMERA

È un’associazione senza scopo di lucro, costituita nel 1958.

Ha sede a Milano, capitale internazionale della moda. Rappresenta oltre 200 aziende italiane di alta moda, prêt-à-porter, alta sartoria, sportswear, pellicceria, cosmetica, tessile/abbigliamento, accessori, pelletteria, calzature, servizi e distribuzione.

Coordina, tutela e promuove l’immagine e l’eccellenza della moda italiana. È, poi, l’Istituzione che cura tutte le iniziative di valorizzazione della moda, in Italia e nel mondo. Inoltre, è l’ente promotore e organizzatore di Milano Moda Donna e Milano Moda Uomo, le settimane della moda più attese nel mondo.

LE FUNZIONI

In questo scenario affascinante e di visibilità internazionale, Camera Nazionale della Moda Italiana svolge funzioni essenziali. Ta queste vi sono la realizzazione del calendario delle sfilate e delle presentazioni, il rapporto con le Istituzioni. Ad esse si aggiungono, poi,  la cura dell’immagine, la scenografia e l’allestimento del Centro Sfilate, l’Ufficio stampa, l’ideazione di eventi speciali, incontri e convegni.

La Camera della Moda è l’unica associazione che dispone di un modernissimo Centro Sfilate a Milano. Esso comprende ampie sale, una piazza centrale dove il pubblico può seguire su videowall le sfilate in contemporanea, gli showroom riservati agli Editori e agli Sponsor. La Sala stampa, inoltre, è perfettamente attrezzata e sono presenti  ampi spazi che ospitano mostre e presentazioni, le confortevoli aree di ristorazione.

La Camera della Moda è l’unica istituzione nel mondo che organizza nove eventi all’anno dedicati alla moda: Milano Moda Donna (settembre-febbraio), Milano Moda Uomo (gennaio-giugno). Ad essi si aggingono Milano Moda Pre-collezioni (maggio/giugno-novembre/dicembre), Milano Moda Showroom (gennaio/febbraio-giugno/luglio) e  Milano Moda Design (aprile).

L’IMPORTANZA INTERNAZIONALE

Con la Presidenza di Mario Boselli iniziata nel 1999 e riconfermata fino al 2010, Camera della Moda ha acquisito un ruolo di primaria importanza nei rapporti istituzionali a livello internazionale.

Essa è protagonista nelle intese sui calendari internazionali e nelle alleanze con Parigi, Londra e New York, oltreché punto di riferimento per le altre fashion week internazionali: San Paolo, Tokyo, Shangai ecc.

Di grande rilievo è il Protocollo di Intesa italo-francese. Esso è stato siglato nel 2000 e rinnovato nel 2005 con la Fédération Française de la Couture.

Il 3 febbraio 2003 Camera Nazionale della Moda Italiana ha acquisito personalità giuridica a seguito del riconoscimento concesso dall’Autorità Prefettizia di Milano. Dal 2003 dispone della certificazione UNI EN ISO 9001:2000 e dal 2004 è accreditata come Ente formativo presso la Regione Lombardia.

Sotto la guida di Boselli sono stati creati 3 nuovi eventi per il settore della moda. Questi sono dedicati alle pre-collezioni, alle vendite in showroom e al design.

Un altro elemento significativo è dato da tutte le iniziative create da Camera della Moda per supportare e sostenere i giovani stilisti di talento. Tra questi troviamo il concorso Next Generation ed il progetto Incubatore della Moda che promuove lo start-up di giovani imprese della Moda.

A fianco di Boselli troviamo il Direttore Generale Giulia Pirovano. Con il suo carattere tenace e dinamico Pirovano fa da trade union e gestisce la complessità del mondo della moda, le istituzioni e gli sponsor. Inoltre è sempre in prima linea  in veste propositiva ed organizzativa. Prevede poi il coinvolgimento di Camera della Moda nelle diverse manifestazioni o eventi e soprattutto per progettare sviluppi e scenari futuri per il Made in Italy.

Coccodrillo

Coccodrillo. Pelle molto pregiata e costosa che viene usata sia per indumenti sia per accessori. Dati i costi elevati, negli ultimi tempi viene imitato.

Coccodrillo. Pelle molto pregiata e costosa che viene usata sia per indumenti sia per accessori. Infatti dati i costi elevati, negli ultimi tempi viene imitato con una stampa a coccodrillo effettuata su pelli comuni.

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Cammello

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Cerio Stefano

Cerio Stefano (1964). Fotografo italiano. Inizia la sua carriera a 16 anni, mentre ancora frequenta il liceo a Roma collaborando all’Esp.

Cerio Stefano (1964). Fotografo italiano. Inizia la sua carriera a 16 anni, mentre ancora frequenta il liceo a Roma collaborando all’Espresso: è un’esperienza importante che lo porta a realizzare ritratti, still-life, minireportage, fotografie di interni e di moda. Proprio in quest’ultimo settore si afferma lavorando per Moda e per King. Nell’87 Stefano si sposta a Milano realizzando campagne per Jvc e Honda dove la pubblicità e la moda si fondono in un tutt’uno, secondo uno stile che lo contraddistingue. Sviluppa contemporaneamente un’attività di ricerca che sfocia in mostre personali. Vive fra Milano e Parigi.

Cheap

Cheap. In inglese è qualcosa che costa poco. In italiano il suo significato è più subdolo. Nell’uso comune, ormai la parola viene mai abbinata alle persone.

Cheap. In inglese è qualcosa che costa poco. In italiano, in questi ultimi anni, il suo significato si è allargato ed è diventato più subdolo. Nell’uso comune, ormai la parola non viene mai abbinata a un oggetto ma a una persona. Una definizione staffilante per spiegare in due sillabe che è cheap, ovvero poco elegante, di bassa lega, di nessuna grazia. Un qualcosa che non tocca la volgarità, ma la sfiora, la ricorda, la accenna. Qualcosa che non ha la forza della volgarità, ma è a mezza strada fra il dozzinale e il voglio e non posso. La parola viene pronunciata in modo spiccio perché suoni più sferzante. Non è offensiva, ma raramente ammette replica poiché implica una totale mancanza di stile dell’etichettato.

Quasi sempre è il dettaglio a far cadere nel cheap: un delizioso vestito bianco che, in una notte di luglio, rende elegantissima una signora può rendere cheap un’altra che ha scelto di indossare lo stesso abito con una giacca di serpente, colorato, e le labbra ritoccate da una matita marrone, modello terza serata Tv di provincia. Per le donne, è molto più facile essere cheap perché hanno più accessori con cui sbizzarrirsi. Per gli uomini, normalmente fanali rivelatori sono le scarpe e le cravatte. Il cheap è ricco, molto ricco o benestante. Un povero ha sempre il suo stile.

Tipica cheapperia, molto in voga fra signori e giovanotti, sono le scarpe con la fibbia. Volgari quelle con le fibbie grosse, da yuppetto quelle con la fibbia piccola, irrimediabilmente cheap tutte e due. Se il guardaroba si può aggiornare o cambiare, più difficile è mutare il modo di fare e di porgersi che normalmente si assorbe in famiglia. Fra le spie più precise della buona educazione c’è il tono di voce, quello stesso tono che taglia in due il mondo: gli eleganti e i cheap. Una voce troppo alta, troppo stridula, troppo arrogante, troppo mielata e sussurrante è concessa solo a teatro. In ufficio, a casa, o in società, una voce è una voce non una recita.

Appurato che la grazia si può annidare in ogni strato sociale esattamente come il cheap, appurato che il denaro compra tutto ma nessuno ne avrà mai abbastanza per far tacere le chiacchiere malevole che inseguono chi non lo sa trattare, il cheap ha un solo modo di difendersi: la semplicità. L’unica cosa che non si può etichettare e criticare. L’unica cosa che non è mai cheap.

Caribbean Style

Caribbean Style. Moda di stile caraibico. Arriva alla ribalta alla fine degli anni ’60, quando i primi europei cominciano a recarsi nelle isole dei Caraibi.

Caribbean Style. Moda di stile caraibico. Arriva alla ribalta alla fine degli anni ’60, quando i primi europei cominciano a recarsi nelle isole dei Caraibi per le vacanze. Ancora oggi fonte di costante ispirazione per molte griffe (soprattutto nelle collezioni estive), il Caribbean Style è fatto di pochi elementi essenziali e molto marini: il pareo colorato, il monokini tanga, le T-shirt corte sopra l’ombelico e le infradito decorate con motivi floreali, da alternare alle ciabatte con suola in sughero.

Bonpoint

Bonpoint. Azienda francese di abbigliamento, accessori, oggetti d’arredo per i bambini e catena di boutique. L’ha fondata negli anni ’70 Marie France Cohen.

Bonpoint. Azienda francese di abbigliamento, accessori, oggetti d’arredo per i bambini e catena di boutique. L’ha fondata negli anni ’70 Marie France Cohen, cominciando da un negozio di 15 metri quadrati in rue de l’Université a Parigi, dove la società ha ancora la sua sede principale e quel primo punto vendita si è moltiplicato per cinque. La società, per cui lavorano 150 persone, ha un atelier di stilismo, di studio dei colori e di controllo della qualità finale. La catena è ormai europea.