BLUMARINE

Blumarine è un brand italiano fondato da Anna Molinari e da suo marito Gianpaolo Tarabini a Carpi, Italia. Il nome è riferito all’amore dei due per il mare.

Indice

  1. Storia
  2. Gli anni 2000
  3. Recentemente
  4. Collezioni

STORIA

Blumarine è un brand fondato nel 1977 da Anna Molinari e da suo marito Gianpaolo Tarabini a Carpi, Italia. Il nome è riferito all’amore dei due per il mare. Dopo soli tre anni, il brand fa la sua apparizione in Modit, Milano. La Molinari ottiene il titolo di “Designer of the Year”. Nel 1981, quindi, Blumarine fa il suo debutto alla Milano Fashion Week. Il marchio ha così successo che nasce Miss Blumarine, una linea rivolta alle bambine dai 4 ai 10 anni.

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Da 10 anni si incorona la miss del marchio Blumarine

Nel 1986, il mondo assiste alla prima collezione interamente disegnata da Anna Molinari. Il successo del brand è talmente grande che nel 1988 nasce la società per azioni Blufin, di cui oggi Anna Molinari è direttore creativo. Gli obiettivi di Blufin S.p.A. si dirigono fin da subito verso l’espansione del marchio a livello internazionale, attraverso il rafforzamento della rete degli store monomarca. 

Nel 1990, apre la prima boutique Blumarine a Milano. La collezione home viene introdotta nel 1992. Nello stesso anno, il marchio avvia una collaborazione con un fotografo di moda, Helmut Newton, per una campagna che riscuote un grande successo. Nel 1994, Blumarine è approdata in 400 outlet commerciali in tutto il mondo. E l’espansione dell’azienda arriva persino in Asia, con l’apertura di due boutique nelle città di Singapore e Seoul.

Nel 1995 viene lanciata Blugirl: una seconda linea concepita come pret-à-porter, rivolta ad un pubblico giovane e moderno. La Molinari firma un accordo di licenza con il Bellantuono Bridal Group nel 1997 per la produzione e la distribuzione della nuova linea sposa del brand.

mame dizionario BLUMARINE bridal
La linea Bridal del gruppo Blumarine

Blumarine si afferma nel mercato asiatico, aprendo una boutique a Taipei nel 1999. E per celebrare l’arrivo del terzo milllenio, apre una mono boutique anche a Tokyo. Inoltre, l’azienda cura un’esibizione che mette in mostra i prodotti migliori dal 1991 al 200.

GLI ANNI 2000

Mentre spiana la via per Hong Kong, il marchio rafforza anche le sue radici italiane aprendo la sua prima boutique a Roma. Il successo mondiale del brand porta al lancio di Miss Blumarine Jeans (4-14 anni) e di Miss Blumarine Baby (0-36 mesi).

Nel 2005, il figlio della Molinari, Gianguido Tarabini, diventa CEO del Gruppo Blufin. Due anni dopo debutta la prima cruise collection del brand. Ma non è tutto oro ciò che luccica: Rossella Tarabini, sorella di Gianguido, rassegna le sue dimissioni come direttore creativo. Tuttavia, continua a supervisionare le campagne pubblicitarie del brand. Nel 2009, l’azienda apre il suo nuovo showroom a Milano, in via Manzoni 43.

Intanto, nello stesso anno, una serie di nuovi negozi apre a Dubai e in Corea. E l’anno successivo, l’inizio del nuovo decennio viene celebrato con l’apertura di nuove boutique a Parigi e a Kuwait City. In più, nel 2011 l’azienda firma un accordo con il brand di occhiali da sole De Rigo Vision S.p.A per Blugirl & Blumarine. Un anno dopo, Blumarine apre nuovi punti vendita a Riyadh e a Kiev.

Nel 2013 viene effettuato un cambiamento sperimentale nell’estetica del brand. La collezione Autunno/Inverno, infatti, mostra un lato ultracontemporaneo di Anna Molinari. Ma presto la designer torna allo stile sensuale, rimanendo la regina delle rose e dello stile romantico.

Nel 2014 l’azienda lancia il proprio libro, Anna Molinari Blumarine, pubblicato da Rizzoli. Un’altra campagna principale di Blumarine è la Autunno/Inverno, realizzata con il duo fotografico Inez and Vinoodh in collaborazione con Julia Hastrom. Il fatturato del 2015 è di poco superiore a 48 milioni di euro. Negli anni successivi, si assiste ad un calo lento ma costante della società. Nel 2016 è pari a 43 milioni di euro, nel 2017 scende invece a 38 milioni.

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Collezione Spring 2017 di Blumarine

RECENTEMENTE

Nel 2017, il brand celebra il suo quarantesimo compleanno. Recentemente, la modella leggendaria Amber Valletta è diventata il volto della campagna Primavera/Estate di Blumarine. Ora non ci resta che aspettare e vedere cosa il Gruppo Blufin ha in serbo per noi.

Il 2018 vede la nascita di Be Blumarine, l’evoluzione della linea Blugirl. Ad oggi, Blufin S.p.A. è presente in 50 paesi ed è distribuita in più di 600 punti vendita. Il 60% del fatturato proviene da paesi esteri. 

COLLEZIONI

Nelle collezioni Blumarine, i riflettori sono puntati sulla lucentezza e su un approccio essenziale e decisivo alla femminilità. Un perfetto senso del colore unito al romanticismo e a un’eleganza artigianale dello staff esprimono eloquentemente l’essenza del brand. Le collezioni, note per la loro stampa rosa leopardata, raramente non sono illuminate da uno spruzzo di lustrini. Tra i capi-firma del brand c’è la Blumarine T-shirt con il logo composto da cristalli Svarowsky e un cardigan con il taglio in pelliccia.

L’estetica si è anche adattata bene a un livello internazionale. Le collezioni sono state poste in più di 1000 outlets e hanno incassato 154 milioni di dollari nel 2007. L’ultima collezione di Blumarine donna riflette eleganza e sensualità. Si tratta di un viaggio emotivo attraverso la passione e i sentimenti puri. La coppia viaggia su una Cabriolet vintage circondata da una natura incontaminata verso una fuga romantica.

Inoltre, Blumarine ha lanciato la capsule collection “We are in love with Salvatore Piccione”, realizzata con il giovane designer Salvatore Piccione. La visione contemporanea del designer sposa lo stile elegante e senza tempo del Gruppo Blufin. La percezione di uno stile contemporaneo si addice perfettamente alla donna Blumarine, che è sensuale, femminile e raffinata, stagione dopo stagione.

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Collezione Blumarine Spring Summer 2018

La collezione si armonizza meravigliosamente con la nuova strategia di vendita dell’azienda, che vuole consolidare il proprio ruolo nel mercato globale. L’obiettivo, infatti, è aumentare le vendite e creare nuove opportunità di commercio. In più, Blumarine ha raggiunto un target più ampio, interessando la fascia della popolazione mondiale più giovane, la quale compra sempre di più online più che nei negozi.

GIORGIO ARMANI

Giorgio Armani, designer italiano, nato a Piacenza nel 1934, è di gran lunga la figura dominante del prêt-à-porter dell’alta moda italiana.

Indice

  1. Gli esordi
  2. La nascita dell’azienda
  3. Gli ultimi anni con Galeotti
  4. Lo stile Armani
  5. Le collezioni
  6. Il nuovo millennio
  7. 2001
  8. 2002
  9. 2003
  10. 2004
  11. 2005/2006
  12. 2007/2008
  13. 2009
  14. 2010/2011
  15. 2012
  16. 2013/2014
  17. 40° Anniversario
  18. 2016
  19. Gli ultimi anni

GLI ESORDI

Giorgio Armani è uno stilista italiano, nato a Piacenza nel 1934 da una famiglia borghese: il padre, Ugo Armani, è impiegato amministrativo di simpatie fasciste e la madre, Maria Raimondi, proviene da una famiglia di mobilieri. La famiglia è inoltre composta da Sergio, fratello maggiore di Giorgio, e Rosanna, più piccola, la quale assiste al tragico bombardamento del ’43 che ferisce gravemente Giorgio.

Armani è protagonista assoluto della straordinaria fioritura dell’alta moda di Milano nel mondo. Il fascino del personaggio deriva dalla sua distaccata eleganza, dal suo portamento naturalmente raffinato, dalla visione semplice e rigorosa dell’ambiente lavorativo e dei suoi modelli.

Il suo impero e il suo successo planetario non sono solo frutto di creatività e fantasia ma di una rivoluzione che capta desideri, concilia bisogni differenti e ridisegna in modo geniale un archetipo del vestiario.  

Armani è tutt’uno con la rivoluzione e il successo della famosa giacca destrutturata, che libera l’uomo dall’antica corazza dell’abito borghese e dà sicurezza alla donna nella sua nuova veste mascolina.

Rimuove le controfodere rigide e le fodere, abbassa l’abbottonatura della giacca per enfatizzare i fianchi; alleggerisce il capo prediligendo la crêpe di lana alla flanella e tweed.

Giorgio Armani
Giorgio Armani

Lo stilista inizia il suo spettacolare cammino nel prêt-à-porter a 40 anni. Ma il suo lungo apprendistato è sfaccettato e prezioso, sia sul piano del gusto sia su quello del rapporto moda-industria.

La Rinascente 

Interrotti gli studi di medicina, nel 1957 entra nel mondo della moda come vetrinista e qualche anno dopo come buyer nel reparto uomo de La Rinascente di Milano. In quel periodo i grandi magazzini erano un vero crogiolo di idee che nascevano dallo scambio intellettuale di architetti, designer, ricercatori di marketing e pubblicità. Quella di Armani era una composita attività che spaziava dagli acquisti per l’abbigliamento maschile, scegliendo sul mercato quanto, nell’anticipo necessario a produrlo, sarebbe stato in sintonia con la voglia di cambiare della gente, all’allestimento delle vetrine. Ancora oggi non resiste alla voglia di dedicare una mattinata alle vetrine di una delle sue numerose boutique.

CERRUTI

Si accorge delle sue doti Nino Cerruti, imprenditore biellese, che nel 1965 lo assume come stilista per ridisegnare la confezione della sua ditta Hitman. Armani, già allora puntiglioso e perfezionista, apprende l’importanza del tessuto, sia per la sua potenzialità creativa sia per il valore economico anche d’un solo centimetro risparmiato sul costo d’un abito, e comincia a disegnare vestiti adatti ad essere riprodotti su ampia scala. Questa esperienza lavorativa sarà fondamentale per la formazione di un gusto estetico rigoroso, raffinato e mascolino.

Sette anni da Cerruti a scegliere stoffe sempre più sofisticate, a gettare via strutture interne, a spostare bottoni e assottigliare spalline per imprimere alla giacca maschile – fino ad allora formale e imbalsamata – una disinvolta aria vissuta, giovanile e per tutte le età. Siamo negli anni ’70. La moda, al di qua e al di là dell’oceano, adora il primo Made in Italy e le nuove classi sociali emergenti, grazie ad un’incrementata ricchezza, entrano in un nuovo mercato che li distingue anche dai tratti estetici.

l’incontro con SERGIO GALEOTTI

L’incontro con Sergio Galeotti, avvenuto nel 1966, sarà assolutamente determinante per la vita e la carriera di Giorgio Armani. Questo giovane di Viareggio aveva da poco lasciato uno studio di architettura per diventare pubblicitario e acquirente di modelli. Intuisce il grande talento di Armani e lo spinge ad iniziare una collaborazione che porterà il nome di “Giorgio Armani”. Nel 1973 apre un ufficio a Milano al numero 37 della centralissima Corso Venezia.

LA NASCITA DELL’AZIENDA

Nel 1975 nasce la Giorgio Armani S.p.A. – di cui Armani e Galeotti sono cofondatori – un piccolo atelier che, oltre a creare una collezione donna e uomo, si occuperà di moltissime consulenze per nomi come Allegri, Bagutta, Hilton, Sicons, Gibò e Montedoro. Siamo all’inizio del prêt-à-porter italiano e Giorgio Armani è uno dei primi designer ad instaurare stretti rapporti di collaborazione creativa con aziende che fino a quel momento si erano occupate solo di produzione in serie, costruendo così una rete di partner produttivi di altissimo livello per i quali sviluppa anche le collezioni. Il Gruppo Finanziario Tessile di Torino, della famiglia Rivetti – il partner più grande – inaugura con Armani una lunga e felice stagione di collaborazioni con giovani talenti, terminata poi con le note vicende degli anni Novanta che vedono il tragico fallimento della GFT.

Dal 1975, anno in cui la società neonata fattura 800 milioni di lire, Sergio Galeotti è il braccio e la mente imprenditoriale della società. E grazie alla inarrestabile simpatia, anche il sorriso e le pubbliche relazioni del marchio appena fondato. Gli anni successivi vedranno una crescita esponenziale dell’attività. Il fatturato del 1975 è di un miliardo e nel 1981 arriva a 9 miliardi. Nel 1982 il fatturato arriva quasi a triplicare, raggiungendo i 50 miliardi nel 1984. Quello tra Armani e Galeotti pur nascendo come un accordo economico, si trasforma in un sodalizio intellettuale ed affettivo.

un approccio nuovo al lavoro

La società introduce un modo di lavorare radicalmente nuovo: lo stilista piacentino interviene direttamente nel processo produttivo, scardinando regole centenarie che mantenevano la ricerca creativa lontana dalla produzione seriale, e rende duttile e aperto sia l’uso dei tessuti che la parte strettamente manifatturiera. Il modello francese dell’alta moda e del cambiamento stagionale vengono per la prima volta assorbiti da un’azienda di grosse proporzioni che dà vita alla grande stagione del prêt-à-porter italiano. Presto le sfilate Armani diventano le più attese della stagione, anche per la ricercatezza dell’interior design delle location scelte.

IL LOGO

Viene creato il logo del marchio che in poco tempo diventa l’inconfondibile riconoscimento del brand: un’aquila stilizzata con le iniziali dello stilista, GA, in sovrascrittura. Lusso che, fino a quel momento, potevano permettersi solo gli storici marchi di lusso francesi. L’aquilotto segna per i ragazzi l’appartenenza ad un nuovo modo di vestire e di essere, la scioltezza del look più agile e meno ieratico incanta le ragazze.

ARMANI E IL CINEMA

I tipi di donna e di uomo a cui Armani pensa nel disegnare le proprie linee, prendono i volti di Richard Gere e Lauren Hutton nel film del 1980 American Gigolò, un grande successo commerciale e di comunicazione. Numerose saranno le collaborazioni dello stilista con il mondo dello spettacolo: vestirà Catherine Deneuve in Speriamo che sia femmina, del 1986, Kevin Costner ne Gli intoccabili, Tom Cruise in Mission Impossible, Sean Connery, Michelle Pfeiffer, Julianne Moore, Russel Crowe e Katherine Zeta-Jones. Amico di registi come Martin Scorsese, Bryan De Palma, Gabriele Salvadores e Ridley Scott, realizzerà i costumi anche per i protagonisti del melodramma teatrale Elektra di Strauss, eseguito alla Scala nel 1994 con la regia di Luca Ronconi e la scenografia di Gae Aulenti.

Costante risulterà l’impegno nel cinema di Armani che capterà al meglio l’enorme potenziale del grande schermo per diffondere su scala ancora più ampia il proprio stile e il proprio marchio. Lo stilista piacentino cresce rapidamente in notorietà. Nel 1981, irritato da alcune polemiche sollevate attorno ad una collezione ispirata agli antichi costumi giapponesi – sulla scia dei film di Kurosawa – decide di non sfilare per una stagione intera. Questa protesta esplosiva gli varrà la copertina di Time nel 1982, con il conseguente ritorno d’immagine e la moltiplicazione del fatturato.

EMPORIO ARMANI

La lungimiranza della nuova griffe non ha sosta: fulminea l’intuizione che sarebbero stati soprattutto i giovani i futuri consumatori di moda, purché a prezzi accessibili.

Antesignano anche nella creazione di una seconda linea di abbigliamento, destinata proprio ad un pubblico più giovane e dal portafogli meno florido, la Giorgio Armani S.p.A. nel 1981 dà vita alla linea Emporio Armani. In questo stesso periodo nascono anche Armani Underwear, Armani Accessori e un’intera linea di profumi grazie alla partnership con L’Oréal.

Emporio Armani, in particolare, arriva in un momento in cui la richiesta di moda da parte dei giovani si fa pressante mentre l’offerta del mercato rimane quasi completamente indirizzata ad un pubblico adulto con grandi possibilità di spesa. La linea Emporio, seguita nel design personalmente dallo stilista, rielabora i concetti estetici della prima linea, proponendoli in un contesto più informale, quotidiano ed economicamente accessibile.

Intanto la sua supervisione stilistica viene richiesta da numerose aziende tra cui Erreuno e Mario Valentino per i capi in pelle; aumentano inoltre i licenziatari: Bagutta per le camicie, Hilton per i capispalla e Allegri per gli impermeabili

GLI ULTIMI ANNI CON GALEOTTI

Nell’83, Armani modifica il suo accordo con GFT che produce da quel momento in poi la nuova linea Mani, destinata soprattutto agli Stati Uniti. Nel frattempo la Giorgio Amani S.p.A affitta e ristruttura l’ex palazzo di Franco Marinotti, presidente della Snia, e dei cotonieri Riva, in via di Borgonuovo 21. In questa sede, prende vita l’atelier di alta moda prêt-à-porter.

Le sfilate si svolgono nel teatro con una capienza di 513 posti ricavato al posto della sala da ballo e della piscina. Galeotti fa appena in tempo a seguire la sfilata primavera-estate dell’85. Muore, a soli 40 anni, nell’agosto di quell’anno a causa di un collasso cardiaco, subentrato ad una leucemia fulminante insorta un anno prima.

ARMANI E LE QUOTE DI GALEOTTI

Dopo la morte di Galeotti – socio in affari, indiscutibile talent scout e amico leale – Armani, sfiduciato dagli eredi di Galeotti, ne acquista le quote societarie della Giorgio Armani S.p.A. e assume il controllo totale dell’azienda anche nella parte finanziaria.

Il secondo decennio dell’attività trova Armani solo e determinato, grazie a studio e volontà. Farà del lavoro una religione, continuando incessantemente a perseguire obiettivi sempre più ambiziosi che gli permetteranno di conquistare tutti i mercati del mondo. Crea una etichetta di moda, AX – Armani Exchange, solo per il mercato americano. Negli anni Novanta nascono la collezione di cosmetici, la collezione di interior design – Armani Casa – e gli Armani Hotel.

Giorgio Armani 1970, Completo pantalone nero, scatto di Barry Lategan
1970, Completo pantalone nero, scatto di Barry Lategan

LO STILE ARMANI

Lo stile di Armani, inconfondibilmente sobrio, porta evidenti riferimenti all’abbigliamento anni Trenta e pone sempre molta attenzione alla portabilità quotidiana dei capi che produce, proponendo uno stile indossando il quale viene percepita la posizione sociale di potere.  L’eleganza rigorosa di forme e colori, unita ad un’idea di comfort contribuiscono a distruggere gli schemi formali dell’abbigliamento rigido degli anni Settanta. Parallelamente ad altre proposte, nel tempo porta avanti la sua ricerca nell’alta moda prêt-à-porter che lo conduce a tali livelli di raffinatezza da non poter più produrre in fabbrica i modelli che disegna.

Il contributo di Giorgio Armani al mondo della moda e del Made in Italy è straordinario. Il suo genio creativo porta la rivoluzione nel vestiario femminile: segue il bisogno della donna di uscire allo scoperto ma rifiuta l’idea che il nuovo abito femminile debba essere solamente provocante.

SEMPLICITÀ E RIGORE

Si identificherà presto come l’anti – Yves Saint Laurent: dalle sue creazioni spariscono gli orpelli, i colori si spengono, le linee vengono decostruite e acquistano morbidezza. La giacca maschile, come simbolo di potere, è l’oggetto centrale della narrazione: viene decostruita e ricostruita centinaia di volte, passando da materiali leggeri ad altri pesantissimi. Lo sguardo di Giorgio Armani è rivoluzionario, laico e non conservatore. Il costante gioco tra maschile e femminile lo lega indissolubilmente alle trasformazioni sociali di quel decennio: sia per l’uomo sia per la donna prevede reciproci scambi dei loro elementi peculiari nella forma, nel taglio, nella scelta dei colori e dei materiali. Il mondo di Giorgio Armani racconta lucidamente la Milano degli anni Ottanta, fatta di lavoro e ascesa sociale: giacca e doppiopetto maschili per donne in lizza per la poltrona, camicie morbide e femminili per uomini di sconcertante libertà.

Lungo lo snodarsi stilistico dei suoi 25 anni di attività, nelle proposte di Armani resistono alcune costanti fondamentali e si delinea qualche libertà concessa al suo caratteristico rigore.

RICONOSCIMENTI E PREMI

Amato dall’élite, dal pubblico e dalla critica, riceve diversi riconoscimenti in tutto il mondo. La Repubblica italiana lo ricopre di onorificenze nominandolo Commendatore nel 1985, Grand’Ufficiale nel 1986 e Gran Cavaliere nel 1987. Tra i molti premi, spiccano per importanza il titolo di Stilista internazionale dell’anno conferitogli dal Council of Fashion Designers of America (CFDA) nel 1983, i tre Occhi d’oro per la miglior collezione e il Lifetime Achievement Award, consegnatogli dalla National Italian American Foundation (NIAF).

LE COLLEZIONI

GLI ANNI ’70

La George Sand della primavera ’76, nell’inverno di quell’anno veste giacche in tweed a disegno evidente, molto maschile, ma una gonna plissé che come i pantaloni concede passo lungo e sciolto. Nella primavera ’77 le gonne erano due, sovrapposte, mentre la giacca maschile assunse aspetti sofisticati e l’idea del doppio vale anche per l’uomo, quando la giacca in maglia ricopra il blazer. La giacca è destinata ad unirsi ad ogni altro capo d’abbigliamento.

Nel ’78 posa la giacca sul costume da bagno, in autunno assembla sapori militareschi a ricerche continue per quanto riguarda il punto nevralgico delle spalle e il risultato è una giacca alla Garbo, suscettibile di resistere anche in crêpe de chine.

Giorgio Armani Collezione 1978
Collezione 1978

LA PRIMA METà DEGLI ’80

L’evoluzione della giacca poggia, a partire dal 1983, su tre proposte: il blazer di velluto nero, la giacca maniche intere e spalla tonda, il caban di gusto andino. Pochi pantaloni e invece molte gonne pantalone in nuovissimi stampati trompe-l’oeil. La giacca si trasforma, diviene intercambiabile e da abbinare in piena libertà.

Solo nell’84 ritorna il gusto del guardaroba maschile tradotto al femminile, in una collezione androgina come non mai. Ma l’anno dopo, per l’autunno-inverno, Armani preme il pedale della dolcezza, allacciando bassa e in morbidezza la giacca pur maschile per una donna ariosa, nuca libera dai capelli e camicetta senza collo: in scena ben 350 tessuti diversi nelle sfumature del blu, grigio, marrone.

Giorgio Armani Collezione primavera/estate 1985
Collezione primavera/estate 1985

A ottobre dello stesso anno la collezione per la primavera-estate ’85 riscuote un successo straordinario con la sua donna eterea, stilizzata, le gambe velate di calze chiarissime perfettamente in vista, tacchi alti, una femminilità difficile eppure per certi lati anche troppo esibita. Qualcosa muta nel sobrio look di Armani. La giacca è sempre l’indizio di un modo di vestire, ma nuovi suggerimenti vengono dagli abiti in seta stampata modello princessa.

LA SECONDA METà DEGLI ’80

Novità della collezione autunno-inverno ’86, gli abiti da sera. La donna, mixage di seduzione e razionalità, può contare su un universo Armani: dal profumo a una alta moda prêt-à-porter atemporale, simile a se stessa con minime variazioni, dalla carta da lettere alle lampade, a una linea più libera e articolata nei vari aspetti della diffusione, la linea Emporio.

Armani Campagna pubblicitaria 1980
Campagna pubblicitaria 1980

Nel 1986, la sera presenta abiti molto più interessanti di quelli da giorno, secondo le richieste del mercato americano. Nella collezione dell’anno successivo, la donna Armani, sicura e senza nostalgia, sceglie una giacca non più rigida e rigorosa e rompe il diktat di giacca-camicia per osare nuovi abbinamenti.

La collezione autunno-inverno ’88 è caratterizzata da un’aria soft e luminosa nei colori e dalla provocazione sottile di una giacca assestata in vita e sui fianchi, con gonne lunghe e doppie.

I PRIMI ANNI ’90

Nel ’90 la giacca è ancora punto di riferimento: sottile, avvolgente con spalle piccole e vita segnata; con gonne corte o al polpaccio e pantaloni ora dritti e severi, oppure ampi come quelli maschili. La scelta cade su colori polverosi, decisi, ma temperati dal grigio e dai tipici sabbia della palette Armani. E inoltre i grandi cappotti avvolgenti come djellaba tunisini.

Giorgio Armani, 1991
Giorgio Armani, 1991

Nel ’92 diviene distintivo della stagione lo smoking, interpretato in un’escalation di variazioni, complici tessuti e dettagli femminilissimi. Nuove arrendevolezze, nuove concessioni, nuovissimo lusso. Tessuti eleganti applicati a forme sportive sono una speciale caratteristica del ’94, con una tavolozza colore rubata a Matisse.

Sotto le giacche occhieggiano i gilet; i pantaloni sono a tutta lunghezza e le gonne lunghe, guarnite anche da frange, diventano importanti e soliste.

Gli abiti da sera assumono un’imperiosa eleganza nei colori e nella preziosità del tessuto e di contro pretendono solo forme essenziali.

Armani Campagna pubblicitaria 1993
Campagna pubblicitaria 1993

1996-1997

Per l’autunno-inverno ’96, una grande ricercatezza, un amore per la struttura che si rivela anche nei cappotti lunghi alla caviglia con paramonture di velluto e interni matelassé. L’uso ripetuto e ricercato di tessuti tagliati in sbieco, che accarezzano il corpo, è più grande che mai: la passione per la sera, dall’abito “boldiniano” in velluto di seta appeso al collo dal collier di rose, agli abiti guaina di tulle stretch nero con ricami tatuaggio.

Nel ’97 esplode il “sophisticated greige” nuova tonalità in bilico tra grigio e sabbia. Forme asciutte, proporzioni minute, emblematica semplicità. Tessuti ricercati come le lane plissé, i matelassé, i doppio crêpe. E per la sera, tutto è prezioso: i ricami grafici avorio ed ebano, il pizzo e il velluto.

Lo stile è ormai sempre più definito e autorevole: cambiano i modi, le scansioni, i dettagli; prevalgono la ricercatezza dei materiali e le rifiniture di alta sartoria, che concorrono a fare della sofisticatezza il concetto portante della stagione.

1998-1999

Tra il 1998 e il 1999 è sempre in crescendo l’unicità della sera con abiti ricamati ispirati alle porcellane orientali. Le giacche, sottili, prive di revers, con allacciatura nascosta, spesso laterale, perdono l’ossessione del tailleur e si portano anche sopra l’abito lungo, sopra i pantaloni a vita bassa, sopra la lunga gonna dritta a enfatizzare la silhouette disegnata. E tanti spolverini, una serie di cappotti tagliati come giacche, che scivolavano lunghissimi.

Nel settembre 1999, la Giorgio Armani S.p.A. costituisce la divisione accessori con l’obiettivo di migliorare i risultati degli articoli in pelle. La Dawn Mello & Associates è la società incaricata per la nuova divisione. La struttura commerciale del Gruppo – diretto e in franchising – attiva in 33 paesi, comprende 53 boutique Giorgio Armani, 6 negozi Collezioni, 129 Emporio Armani, 48 A/X Armani Exchange e 4 Armani Jeans.

I PRIMI ANNI 2000

Per il 2000 un’immagine forte, lineare, glamour, pura e precisa: amore a prima vista per i pastelli inglesi e un occhio di riguardo al nero. Gonne alla caviglia, giacche corte con grandi maniche chimono, giacche tagliate come camicie indiane, pantaloni sottili sotto le tuniche o pantaloni extralarge con la camicia maschile. E una sera ricercata nella nuova concezione di ricami “cattura luce” su tulle e stretch lavorato a ragnatela, volutamente lineare la scelta delle linee pulite, levigate sul corpo.

L’immagine proposta per l’inverno 2001-2002 evoca emozioni da primo ballo, con gonne-tutù a volant di tulle, oppure fazzoletti di organza tagliati in sbieco, portate con lunghi pullover di ispirazione marinara o piccoli top. Sfilano fanciulle leggiadre, come sulle punte: “Il balletto è l’apoteosi dell’eleganza” afferma lo stilista. Tutto è delicato, aereo, sembra alludere a sensazioni trasognate: memorabile il finale della collezione, affidato a trenta autentiche ballerine che posano alla maniera di Degas. La conferma a quanto si era visto nella stagione precedente, con tailleur pantalone caratterizzati da una insolita dolcezza: un vago ricordo la donna manager.

La vena morbida è in crescendo anche nelle sfilate successive. E lo storico blazer? Si adegua al nuovo corso. Per l’estate 2003 si allunga, è quasi marsina ondeggiante sulla figura esile: pezzi insoliti scombinano l’abituale ritmo degli accostamenti, la sensualità è a fior di pelle, senza nostalgia esotica né aggressione erotica.

Giorgio Armani Campagna pubblicitaria primavera/estate 2003
Campagna pubblicitaria primavera/estate 2003

DAL 2003 AL 2005

Nell’autunno-inverno 2003-2004, Armani vira ancora di bordo: la sua moda ridisegna il corpo, lo sottolinea accarezzando la vita messa in risalto da giacche corte e svettanti e poi, sorpresa! onora le gambe con minigonne a paralume o short, interpretazione gentile degli hot pants anni ’70. Una scicchissima donna intinta nell’inchiostro, nel rigore del nero spezzato dal bianco per un suggestivo effetto grafico. Al solito, i suoi abiti andrebbero visti da vicino, sofisticati nel dettaglio, nella ricerca dei particolari e dei tessuti. Nel firmamento di ricami. Si abbassa l’età della moda, che l’Emporio accentua con lo stile impertinente e stuzzicante della maschietta francese: sempre nel furore del corto. Anche l’uomo si aggiorna: un ritratto fra ragione e sentimento, silenzioso rivoluzionario del nuovo classico che rispetta le regole della comodità, affidata soprattutto al comfort della maglieria.

LA DONNA ARMANI

La donna Armani è entrata nel terzo millennio con un allure attuale e brillante, con un occhio vigile all’uso e all’esercizio dello stile e l’altro attento alle attitudini giovanili, ma sempre consapevole che la forza della propria immagine è fatta dell’insuperabile impronta Armani: colori speciali, linea elegante, taglio sapiente.

È una donna che scivola con leggerezza, garbo e classe inimitabile lasciandosi alle spalle le inevitabili forzature di un modernismo spesso sguaiato. L’ultima collezione presentata che già si affaccia al nuovo millennio, G.A. uomo primavera-estate 2000, riconferma il primato di Giorgio Armani nell’abbigliamento maschile.

Femminilità e romanticismo: da queste due parole nasce la nuova donna di Giorgio Armani.

Giorgio Armani Collezione autunno/inverno 2001
Collezione autunno/inverno 2001

IL NUOVO MILLENNIO

Il nuovo millennio si apre con la nuova seda centrale della multinazionale che, da via Borgonuovo 21, si sposta in via Bergognone, nel cuore di zona Tortona, il nuovo centro nevralgico del fashion design milanese. La nuova sede, progettata dall’archistar giapponese Tadao Ando, è una riqualificazione di una vecchia fabbrica dismessa della Nestlé: oltre agli uffici direzionali, comprende anche il Teatro Armani, realizzato in stile minimalista e zen, adibito a nuova sede di sfilate, conferenze e presentazioni che ruotano attorno al mondo della griffe. 

NUOVE APERTURE

Prosegue inoltre l’apertura di nuovi punti vendita. Ad ottobre del 2000 nasce a Milano lo spazio Armani in via Manzoni 31. Progettato dallo Studio Gabellini Associates, in collaborazione con lo stilista, il megastore si sviluppa per circa 8 mila metri quadrati, articolati su tre piani. L’interrato, di 900 mq, è destinato all’elettronica, dove Sony espone tutti i suoi prodotti. Al pianterreno: l’Emporio Donna, l’Emporio Uomo, l’Emporio Accessori, lo spazio dedicato ai profumi, Armani Jeans uomo e donna. Al primo piano si trovano Armani Casa, Armani Caffè e il celebre ristorante di cucina giapponese Nobu. Il ristorante, nato in collaborazione con lo chef superstar Nobuyuki Matsuhisa, è diventato il punto di riferimento per una clientela internazionale in cerca di standard elevati. Nello stesso stabile, in via Gaspare Pisoni, affaccia Armani Privé, club esclusivo, protagonista della nightlife milanese.

Armani Flagship Store a Milano
Flagship Store a Milano

MOVIMENTI SOCIETARI

Nel gennaio 2000, la Giorgio Armani S.p.A. aumenta la propria partecipazione nella Giorgio Armani Japan Co. Ltd., joint venture nata nel 1995, portando la sua quota all’85% e lasciando il restante 15% alla Itochu. A febbraio, nasce la Armani Collezioni che riunisce, in Europa e in Asia, le già esistenti Giorgio Armani, le Collezioni Uomo e Mani Donna. La nuova etichetta viene introdotta anche negli Stati Uniti, mentre rimane invariata la linea Mani Uomo – per abiti e camicie – esclusiva per il mercato americano.

Nel mese di giugno, il Gruppo Armani acquista dal Gruppo Finanziario Tessile (GFT), per un valore di 55 miliardi di lire, le attività di produzione della linea uomo Armani Collezioni, nonché le attività di distribuzione e di vendita dei marchi negli Stati Uniti. A luglio, il Gruppo Armani e il Gruppo Zegna siglano un accordo per la creazione di una joint venture – con la partecipazione di Armani al 51% e di Zegna al 49% – per produrre e distribuire le linee Armani Collezioni. La nuova società ha l’obiettivo di sfruttare al massimo il potenziale del marchio Armani Collezioni Uomo nel mondo e del marchio Mani Uomo negli Usa, avvalendosi delle competenze industriali e organizzative di entrambi i gruppi.

Il 2000 registra ricavi consolidati netti pari a 2.002 miliardi di lire, in aumento del 20% rispetto al 1999, un risultato operativo pari a 374 miliardi, un utile netto consolidato di 235 miliardi (+11%) e una posizione finanziaria pari a 618 miliardi.

2001

Nel febbraio 2001 apre, a Milano, in via della Spiga 19, la prima boutique Giorgio Armani Accessori, dedicata a borse, scarpe e pelletteria di alta qualità. A maggio, la Giorgio Armani S.p.A., già proprietaria del 53,2% del capitale sociale di Simint S.p.A. – società italiana quotata sul Mercato Telematico Azionario – promuove un’Opa (Offerta Pubblica di Acquisto) delle azioni ordinarie di Simint non possedute dal Gruppo. L’obiettivo è quello di attivare un processo di internazionalizzazione delle attività di produzione e commercializzazione dei prodotti Armani, all’interno di società appartenenti al Gruppo. A luglio, l’Opa su Simint S.p.A. si conclude con l’adesione del 39,49% del capitale sociale di Simint S.p.A. che, aggiunto al 53,24% già di proprietà, permette alla Giorgio Armani S.p.A. di controllare il 92,73% della Simint.

Salendo ad oltre il 90% della partecipazione della Simint, con la cessione da parte della Finar di Micheli e della Sige del gruppo Imi delle azioni da loro possedute, nei primi mesi del ‘94 è stata trovata un’ulteriore perdita di 180 miliardi, oltre a quella evidenziata precedentemente dal bilancio 93-94 di 222 miliardi. A questo punto la nuova maggioranza si rivale nei confronti del finanziere Micheli e di Luca Ramella, manager indicato dal gruppo di maggioranza, per un’azione di responsabilità. Il gruppo Simint, ora totalmente posseduto dalla famiglia Armani, è stato ristrutturato ed integrato nella Giorgio Armani S.p.A.

Nel luglio del 2001, Roberto Pesaro viene nominato Chief Operating Officer della Giorgio Armani Corporation. Un mese dopo, Armani apre la sua prima boutique in Russia, a Mosca, al numero 1 della Moskow’s Tretyakovskji Proezd. Si tratta del 33esimo punto vendita inaugurato dal Gruppo Armani nell’anno 2001 e rientra nel piano di espansione dell’esclusiva rete retail. 20 negozi sono rinnovati. Viene creata anche la joint venture Borgo 21, per sviluppare la prima linea a marchio Giorgio Armani.

ARMANI E IL GIAPPONE

Armani Concept Store in Giappone
Concept Store in Giappone

Questo stesso anno vede protagonista la Giorgio Armani Japan, fondata nel 1987, la quale ripensa le attività di retail del mercato giapponese. Il programma riguarda la riapertura della boutique Giorgio Armani più grande del mondo, a Kioi-cho, distretto di Tokyo, prevista dopo un totale restyling, coerente con l’immagine delle nuove boutique di Milano e di Parigi. Sempre Tokyo vede l’inaugurazione di due nuovi negozi Emporio Armani a Marunouchi e ad Aoyama; ad Osaka viene rinnovato lo store dell’Emporio Armani di Midosuji. Il mercato giapponese è il terzo in ordine di importanza dopo gli Stati Uniti (34%) e l’Italia (15%).

La Giorgio Armani Japan distribuisce cinque linee di prodotto del Gruppo Armani: Giorgio Armani, Giorgio Armani Accessori, Armani Collezioni, Emporio Armani e Armani Jeans. La società gestisce 22 negozi: 10 boutique Giorgio Armani, un negozio Armani Collezioni e 11 Emporio Armani. Le linee Giorgio Armani e Armani Collezioni sono vendute anche attraverso la formula shop-in-shop.

I RICAVI

I ricavi consolidati raggiungono i 1272 milioni di euro, con un incremento del 23% che riguarda tutte le aree geografiche e tutte le linee. Il giro d’affari è così suddiviso: Europa 45%, Nord America 28%, Asia-Pacifico e resto del mondo 27%. L’utile netto consolidato è di 110 milioni di euro, la posizione finanziaria netta di 122 milioni di euro, mentre gli investimenti sono pari a 307 milioni di euro.

2002

A gennaio 2002, Armani acquista il 100% di Miss Deanna, azienda specializzata nella produzione di maglieria di alto livello. A novembre viene inaugurato il megastore Armani-Chater house a Hong Kong, progettato da Fuksas – 3000 metri quadri articolati su tre piani – secondo per dimensioni solo a quello di via Manzoni a Milano. Nel frattempo, il Gruppo Armani e Luxottica Group concludono il rapporto di licenza per la produzione e la distribuzione delle linee Giorgio Armani ed Emporio Armani occhiali.

Notevoli anche gli investimenti, pari a 87 milioni di euro, destinati, tra l’altro, all’espansione della rete distributiva – aperti 30 nuovi negozi e 16 ristrutturati – e all’acquisizione di stabilimenti industriali. Infine, l’azienda investe il 10% del fatturato indotto in comunicazione.

I risultati dell’anno evidenziano una crescita dei principali indicatori economici. Il fatturato consolidato, 1301 milioni, sale del 2,3% rispetto al 2001. Il fatturato indotto, pari a 1691 milioni cresce del 6,4%. Sostenuta la crescita di Orologi Emporio Armani, + 24%, e dell’area cosmetica, +11%. L’utile prima delle imposte, 199 milioni, registra una crescita del 9,7%.

2003

Nel febbraio 2003 il Gruppo conferisce a Safilo una licenza pluriennale per la produzione e distribuzione mondiale delle collezioni di occhiali Giorgio Armani ed Emporio Armani. In parallelo, l’esclusiva rete distributiva del Gruppo comprende 57 boutique Giorgio Armani, 12 negozi Armani Collezioni, 115 Emporio Armani, 66 negozi A/X Armani Exchange, 10 Armani Jeans, 5 Armani Junior, 1 Giorgio Armani Accessori e 12 negozi Armani Casa in 35 paesi nel mondo. A giugno del 2003, la boutique Giorgio Armani in via Condotti a Roma riapre completamente rinnovata. Al restyling del negozio hanno lavorato lo stesso stilista e l’architetto Claudio Silvestrin.

ARMANI E MERCEDES-BENZ

Inoltre, Mercedes-Benz e Giorgio Armani entrano in una joint venture per la creazione della Mercedes-Benz CLK Giorgio Armani Design Car. Armani ha detto, a tal proposito:

“Mercedes-Benz ha raggiunto una fama straordinaria per la qualità, lo stile e l’eleganza delle sue auto. Per me è stato molto interessante osservare quanto siano simili le nostre filosofie progettuali e il nostro modo di lavorare. Questo mi fa pensare che in futuro ci possano essere più opportunità per realizzare progetti comuni che possano sviluppare i nostri rispettivi punti di forza”.

Giorgio Armani
Armani collabora con Mercedes Benz
Armani collabora con Mercedes Benz

NUOVE APERTURE

In ottobre John Hooks viene nominato nuovo presidente della Giorgio Armani Japan, mentre Giorgio Armani rimane direttore commerciale del gruppo. Il terzo e più grande negozio multi-concept di Armani, viene aperto a Monaco nel centro commerciale Fünf Höfe progettato da Herzog e De Meuron, e va a sommarsi all’Armani di via Manzoni a Milano e all’Armani/Chater House di Hong Kong.

I risultati economico-finanziari del 2003 sono brillanti. Il fatturato consolidato di 1.255 milioni di euro è cresciuto del 3% a cambi costanti. L’utile netto di 134 milioni di euro aumenta del 14%. Eccellente anche l’aumento del patrimonio netto (149%), pari a 264 milioni di euro. Nello stesso anno la società investe 38 milioni di euro nella distribuzione, con 30 nuovi punti vendita aperti e 11 restyling.

2004

Nel febbraio 2004, il Gruppo Armani apre la strada agli hotel di lusso, firmando con EMAAR Properties PJSC – la più grande società immobiliare del Medio Oriente Dubai – un accordo per la costruzione di resort e hotel di lusso con marchio Armani. La collaborazione prevede l’apertura di dieci hotel e quattro resort entro sette anni. L’investimento è di circa 1 miliardo di dollari. EMAAR avrebbe dovuto gestire gli aspetti costruttivi e manageriali e la Armani sarebbe stata responsabile della progettazione e del design.

Armani Hotel Milano, interior design di una stanza
Armani Hotel Milano, interior design di una stanza

A marzo, la società italiana sigla un accordo di licenza pluriennale con Wolford AG per la produzione e la distribuzione mondiale della linea di calze Giorgio Armani. In aprile, vengono inaugurati il quarto negozio multi-concept nel Three on the Bund, a Shanghai e un negozio Armani a Dubai.

L’ESPANSIONE CONTINUA

A luglio, la rivista Fortune pubblica l’elenco dei 25 business men più potenti in Europa: Giorgio Armani è l’unico italiano citato, al 25° posto. Ad agosto, vengono aperti nuovi negozi Emporio Armani a Riga e a Shanghai; un mese dopo, a Parigi, viene inaugurato un negozio secondo il nuovo concept Emporio Armani.

“Il nuovo design di Emporio Armani a St. Germain fa parte di una strategia volta a rafforzare e differenziare le varie linee di prodotto e a creare un ambiente in cui l’architettura possa risaltare la presentazione delle collezioni, in modo moderno e accessibile alla clientela”

Giorgio Armani

A settembre del 2004 apre un negozio Armani Jeans in Corso di Porta Ticinese a Milano, progettato dagli architetti Massimiliano e Doriana Fuksas: all’interno anche un Armani Jeans Café. Chiude qualche anno dopo.

Al tempo, la Giorgio Armani controllava cinque linee: Borgonuovo 21, G.A. Collezioni Mani, AX – moda basic dell’omonima catena di negozi in Usa – e Armani Jeans, senza contare le linee di biancheria, intimo e costumi da bagno.

ARMANI PER LO SPORT

Nel maggio 2004, Armani veste la Nazionale Inglese di calcio per gli eventi sportivi negli Stati Uniti e disegna anche le divise dell’equipaggio del Bribon, la nave a vela del Re di Spagna. In seguito firmerà le divise ufficiali di alcuni dei club calcistici più importanti del panorama internazionale come Newcastle United F.C., Chelsea F.C. e F.C. Bayern Munich.

Nella boutique Armani di Madison Avenue, la modella Eugenia Silva organizza una vendita di beneficenza a favore dell’American Museum of Natural History. Nel frattempo, ad Armani viene assegnato il Superstar Award ai Night of Stars Awards del Fashion Group International.

L’anno 2004 si chiude con un fatturato di 1.299 miliardi di euro, (+6,5% a cambi costanti, +3,5% a cambi correnti). L’utile netto è di 126 milioni di euro, in leggero calo rispetto all’anno precedente (-5,2%). Il patrimonio netto è di 397 milioni di euro, con un incremento del 50,3% rispetto ai 264 milioni del 2003. Gli investimenti ammontano a 50 milioni di euro, di cui 35 milioni per l’apertura di 16 nuovi negozi e il restyling di quelli esistenti.

2005/2006

Nel gennaio 2005, il signor Armani presenta a Parigi la prima collezione haute couture: la Giorgio Armani Privé. Trentuno abiti in puro stile Armani, unici e preziosissimi. 31 come gli anni di attività dell’azienda.

A presenziare alla sfilata, 600 persone. Tra queste l’attrice Cate Blanchette, musa del marchio, e Kate Holmes. Lo spettacolo si apre con un tailleur composto da un pantalone e una giacca con revers ampio impreziosito da pieghe. Lo stile orientaleggiante è dettato dall’uso di turbanti chic.

Giorgio Armani Prima collezione Haute Couture Collection, 2005
Prima collezione Haute Couture Collection, 2005

In onore della storica amicizia con l’attrice Michelle Pfeiffer, Giorgio Armani commissiona al famoso fotografo Mario Testino una serie di scatti che vedono l’attrice protagonista del catalogo donna primavera/estate 2005. Nello stesso periodo apre un nuovo negozio monomarca Armani Casa a Milano, in via Manzoni 37.

SUCCESSI E RICONOSCIMENTI

Armani viene nominato Designer of the Year dal Fashion Editors Club of Japan. La retrospettiva di Giorgio Armani, esposta al Guggenheim, viene trasferita al Mori Art Museum di Tokyo. Per l’occasione vengono presentate le collezioni uomo/donna autunno/inverno 2005-2006.

Alla data il gruppo conta 4.700 dipendenti, 13 stabilimenti produttivi, 58 boutique Giorgio Armani, 11 negozi Armani Collezioni, 121 negozi Emporio Armani, 70 negozi A/X Armani Exchange, 12 negozi AJ/Armani Jeans, 6 negozi Armani Junior, 1 Giorgio Armani Accessories store e 17 negozi Armani Casa, distribuiti in 37 paesi in tutto il mondo. I marchi del Gruppo Armani sono: Giorgio Armani, Armani Collezioni, Emporio Armani, AJ/Armani Jeans, A/X Armani Exchange, Armani Junior e Armani Casa.

Nel settembre del 2006, edita da Baldini e Castoldi, viene pubblicata la prima biografia di Giorgio Armani Essere Armani. Una biografia di Renata Molho.

Armani E LA LOTTA CONTRO L’HIV

Durante il World Economic Forum tenutosi a Davos nel 2006, Armani annuncia la sua partecipazione a (PRODUCT)RED, la rivoluzionaria iniziativa globale lanciata da Bono, cantante degli U2, e Bobby Shriver per raccogliere fondi devoluti al Fondo Globale per combattere l’AIDS in Africa. A supporto di RED, Armani disegna i suoi primi due prodotti EMPORIO ARMANI (PRODUCT)RED: un paio di occhiali da sole e un orologio.

La collezione donna Emporio Armani per la primavera/estate 2007 cambia meta: per la prima volta sfila alla settimana della moda di Londra invece che a quella di Milano durante un esclusivo evento di moda e musica che celebra il lancio della prima capsule collection Emporio Armani (PRODUCT)RED. A fine anno, Giorgio Armani riceve il Premio Leonardo 2006 dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in qualità di importante rappresentante dei prodotti italiani di qualità all’estero.

2007/2008

Nel 2007 Giorgio Armani lancia Crema Nera, il primo prodotto della linea skincare; Attitude, nuova fragranza uomo; e Diamonds, profumo femminile Emporio Armani, la cui campagna pubblicitaria vede come protagonista la star del pop Beyoncé. La retrospettiva Giorgio Armani arriva anche a Milano, alla Triennale.

La collezione Giorgio Armani Privé primavera/estate 2007 sfila a Los Angeles, in concomitanza con la 79° edizione degli Academy Awards. Giorgio Armani apre il suo quarto concept store a Ginza, Tokyo, chiamato Armani/Ginza Tower, progettato dallo studio di architetti Massimiliano e Doriana Fuksas.

IL MERCATO ASIATICO

L’anno seguente Giorgio Armani entra nel mercato indiano con i primi negozi Giorgio Armani ed Emporio Armani a Nuova Delhi. Altre inaugurazioni avvengono per i primi negozi Emporio Armani a Mosca e a Pechino.

Dall’estate del 2008, il gruppo Armani accoglie nel proprio organico la Olimpia Milano, la squadra di basket italiana più quotata in assoluto. Il 17 settembre 2008 a Milano, in via Montenapoleone 2, apre una grande boutique Giorgio Armani: uno spazio espositivo di 2 mila metri quadrati che si sviluppa su 3 piani di un elegante palazzo cinquecentesco.

Altre novità di questo periodo sono il sito e-commerce Emporio Armani Europa e il nuovo progetto per un cellulare Emporio Armani Samsung Night Effect.

Emporio Armani Underwear for Women viene lanciato negli Stati Uniti. Giorgio Armani diventa membro onorario del Costume Institute al Metropolitan Museum di New York durante l’inaugurazione della mostra Superheroes: Fashion and Fantasy.

2009

A maggio, il signor Armani dichiara pubblicamente di aver superato una grave forma di epatite contratta, come da sua dichiarazione, a seguito dell’assunzione di integratori alimentari.

In questo anno nasce la boutique newyorkese Armani/5th Avenue, dal progetto degli architetti Fuksas. Dice lo stilista:

<<È una sfida eccitante il nuovo concept store di New York, Armani/5th Avenue. Un’iniziativa speciale e, mi sembra, coraggiosa perché raccoglie nello stesso spazio realtà differenti come Armani Jeans ed Emporio Armani di fianco alla Giorgio Armani. Perché ho voluto dare il segno forte di una svolta, interpretare la tendenza attuale di mescolare le carte accostando pezzi che non hanno medesimo valore. In un certo senso è una grande provocazione perché unisce nello stesso luogo, con lo stesso arredo, senza differenze visibili, collezioni diverse che declinano idealmente l’universo Armani. Questo approccio libero esprime quello che per me è lo spirito della Quinta Strada>>.

Giorgio Armani

Per festeggiare l’apertura di questo nuovo concept store, lo stilista ha creato una gamma di prodotti speciali: una capsule collection che comprende pezzi di Giorgio Armani ed Emporio Armani, venduti esclusivamente nel negozio di 5th Avenue e contrassegnati dall’etichetta esclusiva Armani/5th Avenue Limited Edition.

DONAZIONI E INIZIATIVE BENEFICHE

In questa occasione Giorgio Armani, da tempo attivo sostenitore di associazioni impegnate in campo sociale, ha annunciato di aver effettuato un’importante donazione a The Fund for Public Schools. La donazione di Giorgio Armani servirà a sviluppare un progetto diversificato, pluriennale, denominato Armani Arts Institute, volto a sostenere la realizzazione di attività artistiche nelle scuole pubbliche delle città, soprattutto nei quartieri più poveri, in modo da combattere l’abbandono scolastico da parte di ragazzi “a rischio” attraverso percorsi didattici innovativi, fortemente improntati allo sviluppo delle capacità creative individuali.

Inoltre, nel gennaio del 2009, sempre per iniziativa di Re Giorgio, nasce il progetto Acqua For Life dove, per ogni confezione di Acqua di Giò venduta, un dollaro verrà donato all’Unicef Tab Project, impresa nata per migliorare l’approvvigionamento di acqua potabile in alcuni villaggi africani.

2010/2011

Nel 2010 viene inaugurato il primo hotel della catena Armani Hotel, situato a Dubai, nel cuore della Burj Khalifa, il grattacielo più alto al mondo. Con questo progetto Armani vuole veicolare un concetto di lifestyle completo, visibile all’interno di una struttura ricettiva in grado di offrire la visione e lo stile della maison a trecentosessanta gradi. Nel 2011 gli investimenti nel settore alberghiero evolvono nell’apertura di una seconda struttura, questa volta a Milano: un hotel elegante e sofisticato con le camere più grandi di tutta la città, completo di SPA, business center e sale riunioni annesse. Sono programmate due ulteriori aperture: un Armani Residence a Dubai e uno a Marassi, in Egitto.

2012

Al Festival di Cannes del 2012, Giorgio Armani annuncia la collaborazione di un anno con J/P HRO (Haitian Relief Organization) – una Organizzazione no profit nata per volere dell’attore Sean Penn in occasione del terremoto che ha colpito Haiti nel 2010 – che include una campagna mediatica esclusiva in cui lo stilista italiano e Sean Penn posano insieme per la prima volta.

Il Gruppo Armani inoltre firma un accordo di licenza esclusiva con Luxottica per design, produzione e distribuzione in tutto il mondo delle collezioni di occhiali Giorgio Armani, Emporio Armani e A/X Armani Exchange. Realizza lui stesso la divisa per la squadra nazionale italiana alle Olimpiadi del 2012.

A fine anno, viene completato e presentato il progetto Maçka Residences, nato dalla collaborazione tra Armani Casa e il gruppo immobiliare Astaş Holding/Bemes: un complesso residenziale esclusivo nel cuore di Istanbul, con vista elitaria su Bosforo, Isole dei Principi e Punta del Serraglio. Il team di architetti del Gruppo Armani si è occupato della progettazione di aree comuni, delle lobbies e di alcuni appartamenti. Durante la costruzione del complesso, al progetto Maçka Residences è stato assegnato il premio come “Highly commended architecture multiple residence” per il 2011 dalla giuria degli International Property Awards.

ECCENTRICO

Durante la settimana della moda femminile del 2012, viene inaugurata la mostra Eccentrico, in via Bergognone, presso il Teatro Armani di Milano: una mostra sui generis, durata soli due giorni, che celebra il lavoro del grande designer con un’esposizione di abiti e accessori significativi, ideati dallo stilista tra il 1985 e il 2012. La sala è immersa nel buio per mettere in risalto le più belle e le più celebri creazioni.

One Night Only

Armani Evento One Night Only, Roma
Evento One Night Only, Roma

Il 31 maggio dello stesso anno, Armani festeggia la sua più che decennale presenza in Cina con un evento di risonanza mondiale. La crescita nel più grande mercato orientale è stata veloce: nel 2001 infatti la presenza del Gruppo si limitava a soli 14 punti vendita nelle metropoli di Hong Kong, Pechino e Taiwan; ad oggi dispone di 289 punti vendita in cui sono esposte tutte le linee del Gruppo Armani.

Non è la prima volta che Armani organizza eventi di tale portata in Asia, ma la One Night Only in Beijing si rivelerà un evento incredibile e di enorme successo, che Armani ha organizzato per rendere merito al mercato cinese. La notte incantata ha avuto luogo presso il New Tank del distretto artistico 798 di Pechino e ha fatto da cornice alla presentazione delle collezioni autunno/inverno 2012-2013 e primavera/estate 2012 di Emporio Armani e Giorgio Armani. Alicia Keys, Andrea Bocelli, Beyoncé, Bono, 50 Cent e Leonardo Di Caprio sono solo alcune delle celebrità che hanno partecipato all’evento One Night Only.

L’evento One Night Only, negli anni a seguire, ha visto protagoniste le città di Roma e New York. Il successo dell’evento newyorkese nel 2013 è stato tanto grande che il sindaco, Michael Bloomberg, ha istituito il 24 ottobre come il Giorgio Armani Day. L’anno seguente, Giorgio Armani inaugura la One Night Only Paris.

2013/2014

Armani veste il team italiano alle Olimpiadi
Armani veste il team italiano alle Olimpiadi

Nel 2013 Giorgio Armani annuncia di voler prolungare l’accordo con il Comitato Olimpico, confermandosi Official Outfitter della Nazionale Italiana per le Olimpiadi invernali di Sochi del 2014.

A maggio 2014, il signor Armani, tenendo fede al rapporto di lunga data con il mondo del calcio internazionale, come già accennato, annuncia la collaborazione con il Bayern Monaco, per cui disegna le divise.

40° ANNIVERSARIO

Armani Campagna pubblicitaria New Normal
Campagna pubblicitaria New Normal

Nel 2015 il Gruppo Giorgio Armani festeggia il suo 40° anniversario, celebrandolo con il lancio di New Normal, collezione completa, ma concisa, che crea un guardaroba ideale per la donna di oggi, riassumendo 40 anni di stile senza tempo.

Il 30 aprile si tiene una grande festa con più di 500 ospiti, tra cui VIP, celebrità, autorità e stampa internazionale. Lo stesso giorno Armani/Silos, il grande spazio espositivo dedicato all’esperienza professionale di Giorgio Armani, apre le sue porte per la prima volta.

Armani Silos Milano, installazione
Armani Silos Milano, installazione

Il Ministero dello Sviluppo Economico e Poste Italiane celebrano il 40° anniversario di Giorgio Armani e l’apertura di Armani/Silos con l’emissione di un francobollo dedicato.

Il primo ottobre Giorgio Armani pubblica il libro – edito da Rizzoli New York – in cui racconta in prima persona quarant’anni di carriera, di stile e di passione. Il volume era già stato presentato al pubblico il 28 settembre dalla famosa giornalista inglese Suzy Menkes, alla conclusione dello spettacolo Giorgio Armani.

In questo stesso anno, Re Giorgio viene nominato Special Ambassador per Expo Milano.

2016

A marzo lo storico Gruppo italiano annuncia la totale abolizione dell’uso di pellicce animali dalle collezioni del brand. Il 14 aprile Giorgio Armani si reca a Mosca per una serie di eventi che celebrano l’avvento del Gruppo Armani in Russia.

Negli stessi mesi, lo stilista riceve il “Collare d’oro al merito sportivo”, per i suoi contributi al mondo dello sport. Dopo Londra 2012 e le Olimpiadi di Sochi, continua la collaborazione con il Comitato Olimpico Nazionale italiano: EA7 è scelto, ancora una volta, come fornitore ufficiale delle squadre olimpica e paraolimpica italiana ai Giochi Olimpici di Rio 2016.

FONDAZIONE ARMANI

A luglio, Giorgio Armani annuncia la nascita della Fondazione Giorgio Armani, un ente il cui consiglio è composto da Giorgio Armani in persona – in carica a vita -, il manager Pantaleo Dell’orco e il banchiere Irving Bellotti. La Fondazione serve a garantire stabilità e continuità al progetto imprenditoriale del Gruppo Armani e dovrà occuparsi del sociale: gli assetti di governance del Gruppo dovranno rimanere in equilibrio nel tempo, coerenti con i principi alla base delle attività di Giorgio Armani, stilista e imprenditore.

EMOTIONS OF THE ATHLETIC BODY

A settembre, all’Armani/Silos Re Giorgio presenta Emotions of the Athletic Body, mostra fotografica dedicata alla celebrazione di sportivi e atleti, curata personalmente da Armani, il quale ha la possibilità di attingere dai vasti archivi fotografici che lui stesso ha commissionato nel corso degli anni: le foto, di grandi dimensioni, sono tutte in bianco e nero e si stagliano potenti in contrasto con il colore arancione del pavimento, che riproduce le piste di atletica.

I RICAVI

Il 2016 chiude con ricavi in calo del 5% rispetto all’anno precedente. Data questa situazione, la griffe decide di unire la linea Armani Jeans e la linea Armani Collezioni allo storico marchio Emporio Armani, semplificando la propria proposta.  

GLI ULTIMI ANNI

Giorgio Armani presenta a Parigi, per la prima volta, la collezione donna primavera/estate 2017 Emporio Armani durante la settimana della moda. Viene annunciata una partnership biennale tra EA7 Emporio Armani e RCS Sport: la linea sportswear sarà sponsor della 17° maratona annuale di Milano, la Milano Marathon. Il club esclusivo, Armani/Privé, viene riaperto con un look completamente rinnovato.

Armani Campagna pubblicitaria primavera/estate 2017
Campagna pubblicitaria primavera/estate 2017

Nel 2017 il Gruppo Giorgio Armani annuncia una seconda riorganizzazione del portafoglio brand: a partire dalla stagione primavera/Estate 2018, i brand saranno Giorgio Armani, Emporio Armani e A/X Armani Exchange. Il fatturato è di 2.335 miliardi di euro, in calo del -7% rispetto al 2016 con Ebitda scesi del 5,4% a 325,4 milioni, l’utile netto scende dell’11%, a 242 milioni. Il patrimonio netto supera i 2 miliardi.

Inoltre, Emporio Armani sbarca per la prima volta alla London Fashion Week con la collezione primavera/estate 2018 read-to-wear. Il rinnovato negozio di Bond Street, poi, riapre al pubblico.

Nel 2018, dopo 10 anni dall’apertura dello spazio espositivo in via Montenapoleone, la griffe lascia il magnifico store per tornare nella storica sede in via Sant’Andrea 9.

2019

A marzo, il Gruppo Armani annuncia che Livio Proli non ricoprirà più la carica di direttore generale del Gruppo Armani, mantenendo però il ruolo nel CDA e la carica di Presidente della squadra di basket Olimpia Milano.

Per la sfilata autunno/inverno 2019/2020, Armani sperimenta il co-ed: le collezioni uomo e donna sfilano insieme sulla stessa passerella di Milano Moda, saltando così l’appuntamento per l’uomo di gennaio.

Il nuovo volto che Armani sceglie per la stagione autunno/inverno 2019/2020 è quello della top model Kate Moss, immortalata dai fotografi Mert Alas & Marcus Piggot.

IL CONTRATTO CON LA FIGC

Nel 2019 si rafforza il legame di Armani con lo sport: lo stilista infatti firma un contratto quadriennale con la Federazione Italiana Gioco Calcio per cui realizzerà il guardaroba formale della nazionale italiana maschile, femminile e Under 21. L’outfit è firmato Emporio Armani e si compone di abito, camicia e soprabito.

SELETTI

Seletti apre i battenti nel 1964 a Cicognara, in provincia di Mantova. L’azienda si concentra su progetti di design e sulle caratteristiche creative delle eccellenze italiane.

Indice

  1. Le origini
  2. Stefano Seletti
  3. L’arte quotidiana di Seletti
  4. Le collezioni
  5. Collaborazioni
  6. Lighting design
  7. Store
    1. Milano pop-up store
  8. Designer
    1.  Alessandra Baldereschi
    2. Alessandro Dubini
    3. Alessandro Zambelli
    4. Alistair Law
    5. Antonio Arico
    6. BBMDS
    7. Cristina Celestino
    8. CTRLZAK Art & Design Studio
    9. Elena Salmistraro
    10. Emanuele Magini
    11. Gio Tirotto
    12. Héctor Serrano
    13. Lorenzo Petrantoni
    14. Marcantonio Raimondi Malerba
    15. Maxime Ansiau
    16. Note design studio
    17. Sebastiano Tosi
    18. Studio AMeBE
    19. Studio job

Le origini

Seletti apre i battenti nel 1964 a Cicognara, in provincia di Mantova. L’azienda si concentra su progetti di design e sulle caratteristiche creative delle eccellenze italiane. Fin dalla sua fondazione, ha perseguito la missione di valorizzare la professionalità, il servizio e soprattutto una ricerca di prodotti senza fine, cercando di migliorare, innovare e originalità. Romano e Maria Seletti, genitori di Stefano e fondatori del brand, da subito sviluppano rapporti d’affari in Cina, Thailandia, India e tutto l’Oriente, grazie anche al supporto di Luigi Goglio, esperto in relazioni commerciali internazionali.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Banana, Studio job
Banana, Studio job

Nel 1972, da vero pioniere, Romano intuisce che il futuro della produzione si concentrerà in Estremo Oriente e comincia una vivace e florida attività di importazione. Non si tratta di una mera operazione di compravendita, ma di scelte ragionate e attive su gamme di prodotti in grado di anticipare il mercato e le tendenze. L’azienda nel tempo si espande e risponde con estrema versatilità alle dinamiche mutevoli del mercato e della distribuzione.

Verso la fine degli anni ’80, porta con sè il 17enne Stefano, che da quel viaggio trae una forte ispirazione. Nel frattempo, si è aperto il mercato della grande distribuzione organizzata (Gdo), e proprio con l’ingresso in azienda di Stefano, la Seletti comincia a rifornire gli ipermercati con confezioni ad hoc.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Love in Bloom
Love in Bloom

“Inizialmente mio padre importava le tazze di latta, le tovaglie di plastica, i cestini portapenne di bambù, i sottopentola di paglia che tutti avevano in casa…e li vendeva nei mercati. La distribuzione era questa: importatore, grossista, poi il prodotto veniva venduto nei mercati rionali di Roma, Napoli, Torino. Siamo stati i primi a mettere i codice a barre su questi prodotti e siamo stati i primi a dare un servizio legato al packaging del prodotto.Stefano Seletti.

Seletti ha scritto e continua a delineare la storia italiana del design e dell’arredo.

Stefano Seletti

Stefano, dai primi anni ’90, è il patron di Seletti, che dai pentolini da latte e i battipanni venduti nei mercati rionali di Roma è passata agli scaffali del MoMA Design Store di New York. Insieme alla sorella Miria, è a capo di una delle aziende che hanno costruito la memoria quotidiana del design e dell’arredo in Italia.

La prima intuizione di Stefano risale agli inizi della sua carriera in Seletti. I colossi della Gdo ben presto si erano, infatti, accorti che era possibile importare direttamente dalla Cina. Stefano capisce che l’attività andava ripensata. Mossa geniale: Stefano vede i bicchierini di plastica del caffè e pensa a riprodurli in materiale nobile. E così nasce Estetico Quotidiano, una linea che è tuttora tra le più richieste di Seletti. Stefano segna il punto di non ritorno, quello della definitiva scelta di applicare nuovi concetti estetici a oggetti di uso comune.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Estetico Quotidiano
Estetico Quotidiano

Il networking delle conoscenze e delle curiosità culturali, la volontà di unire quotidianità a unicità artistica, sono dunque alla base di questa sorta di crescita rinnovata. L’orizzonte creativo continua quindi ad allargarsi: nuovi materiali, dal metallo al vetro alla porcellana e nuove tipologie di oggetti, che s’impongono rapidamente come inediti classici, invadono le collezioni del gruppo. I prodotti si arricchiscono insomma di stile, qualità e riconoscibilità.

L’arte quotidiana di Seletti

“Siamo passati dalle grandi quantità della Gdo alle piccole quantità del design selezionato. Oggi abbiamo reinvertito di nuovo questo processo, la mia attenzione è puntata sulla realizzazione di prodotti più popolari ma ad alto contenuto di creatività e spunto artistico, democratici nel prezzo.

racconta Seletti, sottolineando anche l’apertura a giovani creativi nostrani e internazionali. La filosofia dell’azienda è ora perfettamente in linea con il concetto Toiletpaper. Maurizio Cattelan, che ha fatto pezzi da un milione di euro, ora fa il contrario: un milione di pezzi da un euro, secondo una logica prettamente contemporanea. Con la seconda generazione alla guida, l’azienda si focalizza ulteriormente su progetti di design “tout-court” e sulla creatività di eccellenza Italiana.

A tutto si può dare un’estetica” è la conclusione di Stefano Seletti, che si muove solo ed unicamente secondo il suo caro motto: (R)Evolution is the only solution. L’identità del brand oggi è sinonimo di valore, movimento, provocazione, innovazione, accostamento originale. È arte fusa a icone del quotidiano, oggetti che comunicano all’utilizzatore finale un messaggio di forma, funzione e di possibilità di creazione di uno stile di vita unico, personale, divertente. Seletti oggi vuole rappresentare una nuova poetica della produzione e del quotidiano, un viaggio continuo nell’idea della bellezza.

Le collezioni

Seletti è un luogo affascinante che unisce il design alla pop art. Seletti è un’azienda rivoluzionaria che spicca per i suoi insoliti accostamenti, i richiami all’arte e la costante ricerca della creatività, che si manifesta attraverso la produzione di mobili, complementi d’arredo e accessori dal design innovativo e mai banale.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Hybrid Collection
Hybrid Collection

I best-seller del brand sono la collezione Pantone e la serie Neon: Linea, Numeri, Alfabeto, Simboliche pone la celebre gamma di colori su oggetti di uso quotidiano. I piatti e le tazze Hybridinvece, offrono un vivace mix di tradizione e modernità, configurandosi come veri oggetti cult. Un prodotto emblematico della logica trasversale dell’azienda è “Vegaz“, elemento d’illuminazione da interni che riproduce la forma di tutte le lettere dell’alfabeto. Ogni lettera è realizzata in metallo e si accende grazie a una sequenza di led, dunque a basso consumo, di grande impatto scenografico.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Vegaz Collection
Vegaz Collection

Collaborazioni

Il grande showroom di Cicognara è un vero e proprio giacimento di idee innovative, partorite direttamente da Selab (il laboratorio di progettazione della Seletti) oppure in collaborazione con architetti, designer e artisti di primo piano. Oggi, con la seconda generazione al comando, l’azienda ha una nuova strategia e collabora con designer italiani e internazionali, con artisti, ex artisti o artisti in pensione.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Seletti wears Toiletpaper
Seletti wears Toiletpaper, logo

A partire da Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari, con la cui rivista Toiletpaper è stata avviata una collaborazione che ha dato vita all’omonima collezione di stoviglie: che poi non sono altro che i vecchi oggetti cinesi, importando i quali la Seletti era nata e cresciuta, che ora sono proposti sotto un’altra veste. Come per i sottopentola in paglia, tuttora in catalogo ma con le fantasie floreali di Alessandra Baldereschi.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Sending Animals, by Marcantonio Raimondi Malerba
Sending Animals, by Marcantonio Raimondi Malerba

Ancora, per Seletti il designer Marcantonio Raimondi Malerba ha immaginato casse da spedizione a forma di animali – mucca, maiale, oca- che in realtà sono mobili. Il legno è volutamente grezzo. Il cannetese Alessandro Zambelli lavora sulla filosofia di portare le stoviglie fuori dalle credenze. Disegna Palacesovrapposti l’uno all’altro, i sei pezzi diventano palazzi, torri, battisteri o fontane, quindi veri elementi di arredo.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Diesel living with Seletti, Cosmic Dinner
Diesel living with Seletti, Cosmic Dinner

Altra collaborazione di qualità della Seletti è col marchio Diesel, frutto di una comunità di vedute tra Stefano e il figlio di Renzo Rosso. Ad essere premiata col Design Award 2015 è la Machine Collection, una linea di casalinghi che ricorda ingranaggi, bulloni e chiavi inglesi. Ed anche l’altra linea in comune, Cosmic Diner, sta riscuotendo grande successo: un servizio di piatti colorati come i pianeti del sistema solare, con tanto di Sole e Luna.

Lighting design

È un cerchio che si chiude, l’evoluzione che diventa rivoluzione. Non per nulla la parola-simbolo dell’azienda è (R)Evolution, ben accesa proprio all’ingresso della showroom. Ed anch’essa realizzata grazie a una delle idee nuove, sviluppata quando si è deciso di entrare nel settore dell’illuminazione. Sottolinea Seletti:

“Certo non potevamo confrontarci con mostri sacri come Flos o Foscarini: per questo abbiamo creato Neon Art, l’alfabeto luminoso, con lettere e simboli che si possono assemblare per comporre scritte a piacere

Illuminazione personalizzata. Ma ci sono anche le Lightthink-Boxes, scatole luminose in tre formati con tre scritte standard ed una lasciata alla fantasia dell’acquirente. E stanno andando fortissimo le Monkey Lamp, scimmiette che reggono una lampada. La Cina, comunque, resta un punto di riferimento: Seletti non produce, fa produrre, soprattutto in Cina.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Monkey lamp, by Marcantonio Raimondi Malerba
Monkey lamp, by Marcantonio Raimondi Malerba

Il lighting è il settore più trainante in termini di fatturato. I bestseller Seletti sono le lettere al neon, proprio perché non si tratta solo di decorazione, ma anche di illuminazione. Come per Estetico Quotidiano, che potevi prendere con i punti dell’Esselunga. Per la Milano Design week 2018 Seletti collabora con Studio Job. Insieme presenteranno la nuova lampada Cora, con il suo street-style da fumetto.

Store

Due sono le filiali ufficiali, Seletti Nord America e Seletti China, centinaia di negozi in tutto il mondo, fiere in ogni dove e un laboratorio creativo interno – il Selab – che sforna prodotti popolari con una forte connotazione artistica. Eppure, nonostante il mercato globale, la mondanità e il successo, Seletti mantiene cuore e base operativa a Viadana, in provincia di Mantova, dove conta oltre settemila metri quadri di showroom a ridosso del Po.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Rugs, Seletti wears Toiletpaper
Rugs, Seletti wears Toiletpaper

Milano pop-up store 

In corso Garibaldi a Milano il primo pop-up store Seletti interamente dedicato alle collaborazioni con Toiletpaper, la rivista di sole immagini di Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari. Lo spazio Dream Factory è letteralmente invaso dai pezzi della collezione Seletti wears Toiletpaper. Mobili e oggetti un po’ folli pronti ad invadere le case di tutto il mondo.

Designer

Alistair Law

Designer britannico. Formatosi come ingegnere strutturale nella rinomata società di ingegneria Arup, il suo approccio combina un’estetica minimale nutrita dalla sua infanzia in Scandinavia con una complessità ispirata alla natura.

Antonio Arico

Diplomato al Politecnico di Milano e all’Alta Scuola Politecnica, Antonio ha mostrato fin da piccolo interesse ed energia nel trovare la propria lingua e il modo di definire il suo amore per il design. Il suo lavoro è già stato mostrato in tutta Europa: in Germania al DMY, in Italia durante il Salone del Mobile di Milano, a Torino per la mostra WABI SABI, in Polonia nel museo della ceramica di Design Centrum Kielce e in Francia alla Maison & objets.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Neon Art
Neon Art

BBMDS

Alessio Baschera, Fabio Brigolin e Matteo Mocchi nel 2010 creano uno studio di design in continua evoluzione incentrato su norme impegnative ed esplorando nuovi territori. BBMDS progetta spazi e prodotti per marchi di nicchia ma anche grandi aziende globali.

Cristina Celestino

Nata nell’80 a Pordenone, nel 2005 si è laureata in Architettura presso l’Università IUAV di Venezia. Poi, dal 2009 sviluppa la propria produzione di mobili e lampade con il nome di “ATTICO”, con sede a Milano. Comuni a tutti i progetti sono le geometrie e il rigore definiti in combinazione con una sottile interazione sull’atteggiamento delle forme d’uso tradizionali che, attraverso piccole variazioni, cambiano la direzione dell’oggetto e lo caricano di significati diversi.

CTRLZAK Art & Design Studio

CTRLZAK Art & Design Studio è un team multidisciplinare fondato da Thanos Zakopoulos e Katia Meneghini. Lo studio opera a livello internazionale nel campo dell’arte contemporanea e del design con una visione creativa che non è limitata da un framework specifico, sviluppando così un lavoro che spazia dal design del prodotto e dello spazio a progetti artistici e installazioni specifici del caso.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Seletti wears Toiletpaper, Enamel Plates
Seletti wears Toiletpaper, Enamel Plates

Elena Salmistraro

Designer e artista del prodotto, si è laureata al Politecnico di Milano nel 2008. Ha lavorato come product designer e artista/illustratrice per varie aziende del settore creativo, come Seletti, Bosa, Yoox, Okinawa, Alla’s. È stata scelta per partecipare a “The New Italian Design“, una mostra itinerante ospitata dal Triennale Design Museum.

Nato ad Arezzo, ha conseguito la laurea in Disegno Industriale presso il Politecnico di Milano. I suoi progetti hanno ricevuto premi e riconoscimenti internazionali come Good Design Award al Museum of Architecture and Design di Chicago, il premio IF product design e l’indice di design ADI.

Gio Tirotto

Tutto ciò che disegna viene dall’attenzione verso ciò che lo circonda, vivente o inanimato. Se c’è un limite tra arte e design, cerca di cancellarlo e riprogettare tutte le complicità esistenti tra gli esseri umani e gli oggetti. Nel 2012 fonda PADIGLIONEITALIA con Alessandro Zambelli, dove il progetto di ricerca è alla base della mostra che si tiene ogni anno durante la Milano Design Week.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Seletti wears Toiletpaper, Tazze
Seletti wears Toiletpaper, Tazze

Héctor Serrano

Ha studiato design industriale a Valencia, per poi trasferirsi a Londra per un master in Product Design al Royal College of Art. Lo studio di design è stato fondato da Héctor a Londra nel 2000. I progetti combinano l’innovazione con la comunicazione di idee familiari in modi insoliti e inventivi.

Lorenzo Petrantoni

Nato a Genova nel ’70. Dopo aver studiato arti grafiche a Milano, si è trasferito in Francia per lavorare come direttore artistico presso Young & Rubicam. Quindi dedicò completamente il suo tempo alla sua carriera illustrativa.

Marcantonio Raimondi Malerba

Nato nel ’76 a Massalombarda, ha frequentato l’Istituto d’arte e l’Accademia di Belle Arti. Presto inizia a creare pezzi unici di design in parallelo con una produzione artistica, ma le due carriere cominciano gradualmente a contaminarsi. I collegamenti tra l’uomo e la natura sono il suo tema preferito. L’ispirazione principale viene, quindi, dalla natura e dai suoi principi di vita. Ha imparato dall’arte come un’idea può essere elegante, ecco perché è sempre alla ricerca di concetti puri e sintesi.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Porcelain Plates, Studio job
Porcelain Plates, Studio job

Maxime Ansiau

Nato in Francia (Parigi ’72), ha studiato Arte e Design all’Università di Brighton, per poi trasferirsi nei Paesi Bassi. Infatti, qui ha aperto il proprio studio a Rotterdam.

Note design studio

Per notare qualcosa, per essere notato: prendono il nome da ciò che cercano di ottenere. Prestano attenzione all’ambiente e provano a creare cose che invitino gli altri a fare lo stesso. Lavorano, quindi, nei settori dell’architettura, degli interni, dei prodotti, della progettazione grafica e della direzione del design. Note è uno studio di design di Stoccolma.

Sebastiano Tosi

Nato a Ginevra (Svizzera) nell’80. Dopo essersi laureato in Industrial Design al Politecnico di Milano, ha iniziato la sua carriera professionale nello studio di design di Marc Sadler, dove ha lavorato a una gamma molto diversificata di progetti – dal design all’architettura – per tali aziende come Ideal Standard e Ernesto Meda. Durante questo periodo, ha imparato a conoscere materiali compositi e fibre.

Studio AMeBE

Coppia di designer italiane. Fondato, infatti, nel 2008, l’indipendente Studio AMeBE è caratterizzato da un dinamismo mutabile e perennemente trasformante.
Sempre in equilibrio tra follia e razionalità, ordine e disordine, testa e cuore, Sacro e Profano, i progetti di AMeBE hanno sempre un segno distintivo che li rende unici.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Studio job, Burger e Hotdog
Studio job, Burger e Hotdog

Studio job

Job Smeets e Nynke Tynagel hanno fondato Studio Job nel 2000 dopo essersi diplomati alla Dutch Design Academy di Eindhoven. Nei 15 anni trascorsi da allora, si sono sviluppati nei pionieri contemporanei dell’espressione personale. Le tecniche tradizionali e moderne sono combinate per produrre oggetti unici così popolari per il loro stile iconico, araldico e da cartone animato.

JIL SANDER

Stilista tedesca fondatrice dell’omonima casa di moda. Il suo stile è intelligente, estremamente minimalista e del tutto contemporaneo.

Indice

  1. Le origini: Jil Sander
  2. Lo stile di Jil Sander
  3. La prima boutique
  4. Jil Sander viene rilevata dal Gruppo Prada
  5. Raf Simons
  6. Uniqlo J+
  7. Navy
  8. Situazione attuale

Le origini: Jil Sander

Jil Sander La stilista nel 1983
La stilista nel 1983

Stilista e imprenditrice tedesca, Jil Sander è nata nel 1943 a Wesselburen, vicino ad Amburgo. Jil è metodica e creativa, riservata e determinata, fragile ma energica. In pochi anni è riuscita a costruire un vero e proprio impero, quotato in borsa nell’89. Diplomata in ingegneria tessile in Germania, all’età di 19 anni approdò a Los Angeles, dove completò gli studi e fece la sua prima esperienza come giornalista nella redazione di McCalls. Tornata ad Amburgo, divenne fashion editor per Costanze e Petra, sino ad assumere responsabilità dirigenziali. Ha lavorato con diverse aziende come stilista freelance: tra le molte, Callaghan.

Lo stile di Jil Sander

Jil Sander Lo stile minimalista di Jil Sander
Lo stile minimalista di Jil Sander

Ritenuta la più importante rappresentante della moda tedesca e uno dei grandissimi nomi della moda internazionale, ha saputo imporre uno stile intellettuale, minimalista, decisamente contemporaneo. “Forte e puro”, sono gli aggettivi che più spesso usa per definire la sua moda e le sue scelte di vita. Considerata l'”Armani della Germania”, i suoi abiti si basano sull’uso di non-colori, linee epurate, materiali corposi, tagli “fatti col coltello” -come lei stessa li definisce- per una femminilità aliena da ogni frivolezza ma non priva di una sua seducente severità.

La prima boutique

Jil Sander 1968, Jil Sander davanti alla boutique di Amburgo. Scatto di Hans Rudolf Uthoff
1968, Jil Sander davanti alla boutique di Amburgo. Scatto di Hans Rudolf Uthoff

Nel ’68 aprì una boutique d’avanguardia ad Amburgo, la prima del genere, dove vendette molti capi disegnati e realizzati da lei stessa insieme ad abiti acquistati in Italia e a Parigi. Forte di questo background ricco di esperienze e di un progetto ambizioso in testa, aprì la Jil Sander Moden e presentò, nel ’73, in Germania, la sua prima vera collezione, tutta declinata sui toni del kaki. Inizio difficile per una stilista che intendeva creare abiti moderni e di grandissima qualità, troppo raffinati perché fossero capiti e realizzati in patria, dove la parola prêt-à-porter di lusso, con tutte le sue implicazioni, era ancora sconosciuta. Quasi naturale che trovasse in Italia i tessuti, le aziende e gli interlocutori di cui aveva bisogno.

Nel ’75, a Parigi, presentò le sue collezioni per due stagioni successive. Troppo purista per il gusto francese: quelle sfilate, furono un insuccesso.

Approdo a milano

Tutto ciò la spinse a scegliere le passerelle di Milano, città più severa, più vicina alla sua personalità.

Jil Sander Collezione primavera/estate 1977: Stella Tennant ritratta da David Sims
Collezione primavera/estate 1977: Stella Tennant ritratta da David Sims

Le prime presentazioni italiane furono quasi in sordina, riservate a pochi: ma la notarono, e la apprezzarono, i buyer più importanti che subito guerreggiarono per averne l’esclusiva. Piaceva la sua moda destinata a una donna intelligente, intraprendente, indipendente:

“Le donne alle quali penso, quando creo, hanno una forte coscienza di sé, una grande autoconsiderazione”, disse.

Il successo arrivò in fretta, premiando il rigore del design, la ricerca costante nei materiali, l’ossessione per la qualità. Nel ’79, lanciò Woman Pure, il suo primo profumo: prestò il suo volto alla pubblicità, diventando famosa in un attimo e creando, con il suo sguardo limpido e i suoi lineamenti chiari e minuti, un nuovo stereotipo della donna tedesca.

Jil Sander Campagna pubblicitaria Women Pure, 1980
Campagna pubblicitaria Women Pure, 1980

Gli anni che seguirono videro la sua affermazione internazionale e lo sviluppo delle sue attività che ormai comprendevano cosmetici, occhiali, pelle e moda maschile, presentata a Milano nel ’96. Ricevette numerosi riconoscimenti e premi per la sua moda e i suoi profumi. Appassionata d’arte contemporanea, è una collezionista raffinata e uno sponsor generoso di grandi mostre di importanti artisti tedeschi, come Georg Baselitz o Joseph Beuys.

Jil Sander viene rilevata dal Gruppo Prada

Dall’autunno del ’99 il marchio Jil Sander fa parte del Gruppo Prada. Nel 2001 il marchio stabilì vendite record, con un aumento dei profitti del 17%. Nel 2002 il brand perse ben 26 milioni di euro ( da considerarsi i costi per i negozi di Londra e di New York). Salirono a 20 i negozi monomarca nel mondo.

A maggio 2003 il Gruppo Prada ritenne necessario, per risollevare le sorti della società, richiamare Jil Sander a capo del team creativo. Bertelli “si avvicinò alla signora Sander e iniziò a negoziare una tregua”. La Sander venne assunta sotto un contratto di consulenza di sei anni con una partecipazione nella società. Jil Sander tornò così nella società da lei fondata e contrallata dal Gruppo Prada dal 1999.

Raf Simons

Jil Sander Raf Simons per Jil Sander, campagna pubblicitaria primavera 2007
Raf Simons per Jil Sander, campagna pubblicitaria primavera 2007

Tuttavia, nel luglio 2005, il direttore creativo belga, lo stilista Raf Simons, spodestò Jil Sander dopo l’ennesima scissione con il gruppo Prada. Simons arrivò al brand per dargli un tocco internazionale e particolare, molto meno rigido, tra nuovi motivi e colori, forme e dettagli.

Nel 2006 Prada dichiara di aver venduto azioni a Change Capital, società di private equity fondata da Luc Vandevelde, focalizzata sulle attività legate ai consumatori. Due anni dopo, a settembre 2008, Change Capital vendette Jil sander alla Onward Holding Co., Ltd, gruppo di abbigliamento quotato a Tokyo e alla sussidiaria europea, la GIBO’Co. S.p.A, per un valore di 167 milioni di euro.

Uniqlo J+

Jil Sander Uniqlo J+ autunno/inverno 2011
Uniqlo J+ autunno/inverno 2011

Nel 2009 la Sander annunciò il suo grande ritorno come stilista: nel mirino Uniqlo, brand che si definisce “produttore di buon abbigliamento casual che chiunque può indossare”. La stilista firma una collezione uomo/donna chiamata J+, lanciata anche in Asia (Giappone, Corea del Sud, Hong Kong e cina), presente nei negozi di Londra dal 7 gennaio 2010. Raggiunse l’unico store americano Uniqlo (a New York) il 14 gennaio 2010.

Navy

Jil Sander Jessica Burley per la campagna pubblicitaria autunno/inverno 2015
Jessica Burley per la campagna pubblicitaria autunno/inverno 2015

Nel 2010 la Sander decise di espandere il brand e di lanciare una nuova linea, la Jil Sander Navy, diretta ai clienti più giovani, sempre secondo l’estetica del marchio Jil Sander e secondo la filosofia di design di lusso puro, essenziale e innovativo. Questa estensione del marchio aggiunse uno sofisticato stile casual e dinamico alla casa di moda. Molta attenzione venne rivolta verso cotoni innovativi di qualità, tessuti tecnici, maglie e maglieria.

Jil Sander Raf Simons, collezione autunno/inverno 2012
Raf Simons, collezione autunno/inverno 2012

Dopo che Raf Simons ebbe presentato la collezione autunno 2012, decise di abbandonare la società, che diede il benvenuto, nella sede Milanese, a Rodolfo Paglialunga. Egli porto all’azienda la precisione nei dettagli, tanto tipica dello stile italiano. Un anno dopo, ad ottobre 2013, la 69enne Jil Sander lasciò il suo brand per la terza volta: presentò la sua ultima collezione primavera/estate 2014 durante la settimana della moda milanese.

La collezione prêt-à-porter primavera/estate 2015, disegnata da Rodolfo Paglialunga, venne definita da Tim Blanks (Vogue) una “coalescenza di generi. C’era tutto in forma in tutto. Clunky (ingombrante) era probabilmente la parola migliore per le culotte a cavallo basso con tasche fuori portata. Lo stesso per il grembiule/gonna avvolto su qualunque cosa ci fosse sotto, il che significava che c’era uno strano sovrapporsi di elementi e quello che era sotto aveva una cintura elasticizzata in vita.”.

Situazione attuale

Jil Sander Resort, 2018
Resort, 2018

Dopo quasi quattro anni, Pagilalunga decise di ritirarsi dalla carica di direttore creativo (marzo 2017). Ad aprile 2017, Lucie e Luke Meier, marito e moglie che hanno disegnato per tantissime case di moda, da Dior Haute Couture a Supreme, vengono nominati direttori creativi del brand. La loro prima collezione è Resort 2018, solido e importante inizio per il duo: piena della loro estetica, elegante e pura, adatta alla vita frenetica di città.

“Hanno una visione moderna, coesa e in contatto con ciò che è rilevante ora, e lo combinano magnificamente con una sottile sensibilità. Mi aspetto la creazione di collezioni molto intelligenti e di un mondo da cui ispirarsi”, ha detto la CEO di Jil Sander, Alessandra Bettari.

CAMERA NAZIONALE DELLA MODA ITALIANA

Camera Nazionale della Moda Italiana significa cinquant’anni di storia della moda italiana: ecco la storia di questa istituzione.

Camera Nazionale della Moda Italiana significa cinquant’anni di storia della moda italiana.

LA CAMERA

È un’associazione senza scopo di lucro, costituita nel 1958.

Ha sede a Milano, capitale internazionale della moda. Rappresenta oltre 200 aziende italiane di alta moda, prêt-à-porter, alta sartoria, sportswear, pellicceria, cosmetica, tessile/abbigliamento, accessori, pelletteria, calzature, servizi e distribuzione.

Coordina, tutela e promuove l’immagine e l’eccellenza della moda italiana. È, poi, l’Istituzione che cura tutte le iniziative di valorizzazione della moda, in Italia e nel mondo. Inoltre, è l’ente promotore e organizzatore di Milano Moda Donna e Milano Moda Uomo, le settimane della moda più attese nel mondo.

LE FUNZIONI

In questo scenario affascinante e di visibilità internazionale, Camera Nazionale della Moda Italiana svolge funzioni essenziali. Ta queste vi sono la realizzazione del calendario delle sfilate e delle presentazioni, il rapporto con le Istituzioni. Ad esse si aggiungono, poi,  la cura dell’immagine, la scenografia e l’allestimento del Centro Sfilate, l’Ufficio stampa, l’ideazione di eventi speciali, incontri e convegni.

La Camera della Moda è l’unica associazione che dispone di un modernissimo Centro Sfilate a Milano. Esso comprende ampie sale, una piazza centrale dove il pubblico può seguire su videowall le sfilate in contemporanea, gli showroom riservati agli Editori e agli Sponsor. La Sala stampa, inoltre, è perfettamente attrezzata e sono presenti  ampi spazi che ospitano mostre e presentazioni, le confortevoli aree di ristorazione.

La Camera della Moda è l’unica istituzione nel mondo che organizza nove eventi all’anno dedicati alla moda: Milano Moda Donna (settembre-febbraio), Milano Moda Uomo (gennaio-giugno). Ad essi si aggingono Milano Moda Pre-collezioni (maggio/giugno-novembre/dicembre), Milano Moda Showroom (gennaio/febbraio-giugno/luglio) e  Milano Moda Design (aprile).

L’IMPORTANZA INTERNAZIONALE

Con la Presidenza di Mario Boselli iniziata nel 1999 e riconfermata fino al 2010, Camera della Moda ha acquisito un ruolo di primaria importanza nei rapporti istituzionali a livello internazionale.

Essa è protagonista nelle intese sui calendari internazionali e nelle alleanze con Parigi, Londra e New York, oltreché punto di riferimento per le altre fashion week internazionali: San Paolo, Tokyo, Shangai ecc.

Di grande rilievo è il Protocollo di Intesa italo-francese. Esso è stato siglato nel 2000 e rinnovato nel 2005 con la Fédération Française de la Couture.

Il 3 febbraio 2003 Camera Nazionale della Moda Italiana ha acquisito personalità giuridica a seguito del riconoscimento concesso dall’Autorità Prefettizia di Milano. Dal 2003 dispone della certificazione UNI EN ISO 9001:2000 e dal 2004 è accreditata come Ente formativo presso la Regione Lombardia.

Sotto la guida di Boselli sono stati creati 3 nuovi eventi per il settore della moda. Questi sono dedicati alle pre-collezioni, alle vendite in showroom e al design.

Un altro elemento significativo è dato da tutte le iniziative create da Camera della Moda per supportare e sostenere i giovani stilisti di talento. Tra questi troviamo il concorso Next Generation ed il progetto Incubatore della Moda che promuove lo start-up di giovani imprese della Moda.

A fianco di Boselli troviamo il Direttore Generale Giulia Pirovano. Con il suo carattere tenace e dinamico Pirovano fa da trade union e gestisce la complessità del mondo della moda, le istituzioni e gli sponsor. Inoltre è sempre in prima linea  in veste propositiva ed organizzativa. Prevede poi il coinvolgimento di Camera della Moda nelle diverse manifestazioni o eventi e soprattutto per progettare sviluppi e scenari futuri per il Made in Italy.

VIVETTA

Vivetta è un marchio italiano fondato nel 2009 dalla fashion designer Vivetta Ponti. Leggi storia e curiosità del brand, dagli esordi ad oggi

Vivetta è un marchio italiano fondato nel 2009 dalla fashion designer Vivetta Ponti

Indice

  1. La storia
  2. Il successo
  3. Lo stile

La storia

Figlia di un antiquario, Vivetta Ponti è nata ad Assisi e si è diplomata al Liceo linguistico Le Mantellate di Firenze. Dopo aver frequentato il centro di formazione professionale Paullo di Milano, Vivetta ha cominciato il suo percorso formativo nell’ufficio stile di Roberto Cavalli come assistente designer.

Per la stilista, l’esperienza da Cavalli è stata lunga ma decisiva per il suo sviluppo creativo e la comprensione delle dinamiche aziendali. Ha proseguito poi con Daniele Alessandrini come head designer, specializzandosi in stampe e ricami.

Dizionario della Moda Mame: Vivetta. La designer con le sue modelle.
La designer con le sue modelle.

Nel 2008 Vivetta Ponti ha vinto ‘Who’s Next’ a Parigi, concorso che premia i migliori artisti emergenti. L’anno successivo, la designer ha fatto il grande passo e ha lanciato la sua etichetta omonima, “Vivetta”. Il brand ha debuttato per la prima volta al White di Milano nel 2010.

Come ha affermato la stilista, i primi anni sono stati “duri e pieni di sconfitte”, perché il suo stile non era compreso.

“È stato fondamentale non demordere e crederci al 100%, senza ascoltare nessuno e farmi demoralizzare. Ora siamo in tanti a lavorare al progetto, c’è un’azienda, la distribuzione è mondiale.”

Il successo

Nel 2015, durante la Settimana della moda di Milano, Giorgio Armani l’ha scelta per sfilare all’interno del suo Armani Teatro con la collezione Autunno/Inverno 2015/16 ‘The Groupie Attitude’. Il maestro, del resto, l’aveva già definita come “la migliore”.

“Ho un ricordo bellissimo dell’esperienza, nonostante alcuni fattori di comprensibile disorganizzazione, trattandosi della prima sfilata. Da quel giorno le cose hanno cominciato ad andare bene, anche in Italia.”

Con la collezione Primavera/Estate 2017, Vivetta Ponti è stata la prima stilista italiana ad entrare a far parte dello Swarovski Collective, progetto che incoraggia i designer ad esplorare nuovi percorsi creativi grazie all’utilizzo dei cristalli.

Dizionario della Moda Mame: Vivetta. La collezione Primavera/Estate 2017.
La collezione Primavera/Estate 2017.

Nel marzo 2017 Vivetta Ponti è stata ospite di Mercedes-Benz a Pechino, dove ha presentato la sua collezione Autunno/Inverno 2017 all’interno del Mercedes-Benz International Designer Exchange Program.

Lo stile

Nello stile di Vivetta, elementi nostalgici come la poesia, le bambole, gli arredi antichi ed il design anni Cinquanta, si combinano con silhouettes iper-contemporanee e motivi bon-ton. Le linee pulite si arricchiscono di dettagli inaspettati ed elementi surreali, profilando una nuova idea di eleganza: giocosa e dinamica, romantica ed ironica, ma anche surreale e sartoriale. L’originalità si concretizza infatti con la migliore tradizione del made in Italy.

Dizionario della Moda Mame: Vivetta. Il dettaglio di un abito dalla Milan Fashion Week 2017.
Il dettaglio di un abito dalla Milan Fashion Week 2017.

Vivetta racconta una femminilità delicata e sognante, irriverente e leggiadra, ma al contempo dalla forte personalità. Per questo è diventata un punto di riferimento per tutte le donne alla moda costantemente alla ricerca di un tocco di eccentricità.

I capi dell’azienda, che ha sede a Firenze, sono tutti tutti disegnati, prodotti e confezionati a mano in Italia e sono distribuiti da retailer del calibro di Barney’s NY, Selfridges, Harrods, Le Bon Marché, Moda Operandi, LuisaViaRoma e Tsum.

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VENEZIANI JOLE

ORIGINI

Primo piano di Jole Veneziani sorridente
Ritratto della stilista Joel Veneziani

Stilista e designer di pellicce italiana, Jolanda Veneziani detta Jole (1901-1988) nasce a Leporano nei pressi di Taranto in un ambiente cultural-artistico. Il padre è avvocato e scrittore, la madre appassionata cultrice di musica classica, il fratello Carlo applaudito commediografo. È con lui che questa vivace, fantasiosa, generosissima ragazza si trasferisce a Milano nel 1907. Dopo gli studi in ragioneria, Jole tenta il palcoscenico e il giornalismo. Alla morte di suo padre e alle mutate condizioni economiche la ragazza rivela un carattere eccezionale che unisce volontà, praticità, fantasia e capacità di rischiare. Diventa amministratrice in una grande ditta francese di pelli per pellicceria nei pressi di San Babila e scopre la sua vera passione.

GLI ALBORI DELLA CARRIERA

Jole Veneziani lavora con un impiegato nel suo atelier
Jole Veneziani nel suo atelier agli inizi degli anni’50

Nel 1937 Jole apre il suo primo atelier in via Nirone: “Quando decido una cosa, la faccio subito. Per me non esiste la parola domani“. Le pellicce di Jole Veneziani hanno qualcosa di diverso, per cui vengono richieste dalle grandi sartorie per accompagnare i loro modelli nelle sfilate. Da questo primo contatto con l’alta moda nasce immediatamente un altro atelier, nel 1943,  dove con astrakan, cincillà, lontre e visoni Jole disegna i suoi modelli.

Nel 1944 l’ atelier viene trasferito al numero 8 di via Montenapoleone che rimarrà la sede delle sue creazioni fino al suo ritiro, entrando a far parte della storia della moda.

IL RICORDO DI MARIA PEZZI

Jole Veneziani nel suo atelier tra modelle e sarte
Jole Veneziani nel suo atelier

Così Maria Pezzi lo ricorda. “Dal cortile veniva sempre un forte odore di caramellato, piacevolissimo regalo del caffè pasticceria Cova le cui cucine danno su quella corte. C’era un grande salone settecentesco grigio e oro: i pannelli dipinti; i salotti di prova dalle grandi specchiere e le pesanti tende che ovattavano le voci e mantenevano il segreto più assoluto sulle scelte delle clienti gelosissime e rivali.

Lei, la Jole milanese, stava in poltrona: vestita d’azzurro pastello i capelli bianchi ancora tagliati alla bambina, la carnagione ancora rosa madreperlacea, il sorriso cordiale. Prima di essere operata di cataratta e “miracolata” nella vista, sfoggiava occhiali importanti, aggressivi, luccicanti, occhiali che lei stessa disegnava. Le sue mani erano paffutelle, ornate preziosamente di rosse perle e zaffiri; quelle “specialissime” mani per cui in tutti gli innumerevoli articoli a lei dedicati, in tutte le interviste, è stata sempre denominata “zampa di velluto”. Fui io a inventare questa definizione per lo stupore di vedere quelle mani palpare, accarezzare, sfiorare contropelo delle stupende pelli di zibellino, non solo con competenza ineguagliabile ma quasi con piacere sensuale. In fatto di conoscenza di pelli, di fantasia creativa, di ricerca di novità , di coraggio – un grande coraggio – Jole Veneziani è stata pioniera e forse non superata.

LA FAMA INTERNAZIONALE

Una copertina del giornale Life con una modella che indossa abiti di Sole Veneziani
Copertina di Life del 1952 dedicata a Jole Veneziani

Finita la guerra, Jole Veneziani acquista fama internazionale con copertine di Life, Harper’s Bazaar e Vogue a lei dedicate. Piovono premi e riconoscimenti. Nel 1946 amplia la pellicceria con un reparto di Haute Coture.

Coraggiosa giocatrice d’azzardo -ricorda ancora Maria Pezzi- sui mercati internazionali si accaparrava sempre le partite di pelli più esclusive contro colossi americani e francesi, tanto che una volta, dopo aver firmato il contratto per un gruppo di zibellini eccezionali, i sovietici vollero donarle una spilla di brillanti. A sua volta, lei la regalò ad Anna Bonomi che aveva comprato la pelliccia fatta con quegli zibellini. Era la regina delle manifestazioni di Francoforte, il più importante mercato internazionale della pellicceria. Ho assistito a una di queste manifestazioni, mastodontica, ostentatamente ricca alla tedesca, in cui si presentavano più di dieci nazioni: alla sfilata Veneziani, fuori programma, gli applausi salivano, salivano frenetici come nei concerti rock, finché alle ultime uscite di visoni bianchi e neri proruppero in un ‘Viva l’Italia!'”. 

Nel 1951 Veneziani partecipa alla sfilata organizzata da Giovanni Battista Giorginia a Villa Torrigiani a Firenze, evento che consacra la nascita del “Made in Italy”. Dello stesso anno è anche il lancio della linea Veneziani Sport che resterà in produzione sino al 1977.

successo e riconoscimenti

Per Jole sono anni di grandi successi: nel 1952 sfila al Central Palace di New York in occasione della prima fiera statuinitense di prodotti italiani. L’anno successivo riceve la medaglia d’oro del Museo di Filadelfia per un abito presentato a Los Angeles e nel 1954 a Firenze riceve il Giglio d’oro della moda. Nel 1953 concorre a fondare il Sindacato Italiano Alta Moda (SIAM) che diventerà poi la Camera Nazionale della Moda Italiana. Grazie alla sperimentazione sull’utilizzo delle fibre sintetiche, Jole instaura anche solidi rapporti con le industrie. Dal 1957 è consulente per l’Alfa Romeo con il compito di introdurre nuovi colori nelle carrozzerie e negli interni delle automobili.

Due modelle indossano Veneziani e posano con un'auto Alfa Romeo in occasione della collaborazione tra i due marchi
Collaborazione tra Veneziani e Alfa Romeo nel 1957

“Negli anni dal ’55 al ’68-continua Pezzi- Jole Veneziani non è stata solo una grande stilista, non solo ha impellicciato con capi unici da museo le più importanti donne internazionali e intere dinastie, non solo è stata la pioniera del colore, delle lavorazioni a tweed e di quelle che toglievano chili di peso a questi indumenti, non solo è stata la prima a creare una collezione industriale per l’Eurofur, con giubbotti sportivi bicolori, non solo è stata la consulente che ha cambiato i colori cupi dell’Alfa Romeo in altri, più femminili e la consigliera di tante industrie tessili. È stata tutto questo, ma, nel lavoro e nella vita mondana, è stata la vera rappresentante, la vera interprete degli anni del miracolo italiano, di quel boom forse sconsiderato ma di impulsi vitali magici. Il suo braccio destro era Sandra Boghossian, ex indossatrice, coadiuvata da Giuliana Cova Radius.

Trascinato da me a Pitti nel 1963, Dino Buzzati scrisse sul Corriere della Sera: ‘Jole Veneziani ha sfoderato la bandiera, soprattutto quella cara alle donne, e non ha aspettato il finale; fin dalle prime battute è comparso il fatidico vessillo, il traguardo di mille sogni, l’emblema classico della vittoria sociale, di solidità economica, di lusso, di dolce vita, sua maestà il visone’. E aggiungeva: ‘È stato sulla passerella Pitti un piccolo festival del miracolo economico, tanto dichiarato e spiritoso da non potere dare scandalo'”.

GLI ANNI ’60

Gli anni ’60 portano a Jole Veneziani l’Oscar della Moda nel 1961 mentre veste diverse dive dell’epoca per eventi cinematografici e televisivi tra cui  Franca Rame, Anna Proclemer e Sadra Milo. La crisi dell’alta moda italiana porta la stilista a proseguire il suo lavoro di sperimentazione su pellame e tessuti. Anche dal punto di vista delle forme inizia una destrutturazione dei capi più classici per dare vita a modelli più adatti ad una femminilità moderna.

GLI ULTIMI ANNI

Gli ultimi anni di vita della stilista sono caratterizzati da riconoscimenti ed onorificenze. Nel 1970 il Presidente Saragat insigna Jole Veneziani del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica mentre dal 1974 è Grande Ufficiale della Repubblica su nomina di  Giovanni Leone.

Jole Veneziani e l'amico Federico Bano
Jole Veneziani insieme all’amico Federico Bano

Nel 1980 ottiene la nomina tra “Le persone che hanno fatto grande Milano”e la città le dedica una mostra. Nel 1984 Jole sceglie di affidare la Maison all’imprenditore veneto Federico Bano la cui Fondazione ne cura tuttora l’archivio (contenente 127 abiti e oltre 15 diverse tipologie di accessori) presso Palazzo Zabarella a Padova.

Jole Veneziani si spegne il 10 Gennaio 1989 nel suo appartamento milanese di via Morgagni.

l’eredità

Due abiti in esposizione alla mostra su Jole Veneziani allestita a Villa Necchi Campiglio
Allestimento della Mostra su Jole Veneziani a Villa Necchi Campiglio nel 2013

In aggiunta all’archivio padovano, negli anni successivi alla morte della stilista le vengono dedicate innumerevoli mostre che hanno mantenuto viva l’eredità culturale di Veneziani. Nel 2013 a Milano è allestita la  mostra “Jole Veneziani – Alta Moda e società a Milano”, presso Villa Necchi Campiglio. La mostra, promossa dalla Fondazione Bano dal FAI, è curata da Fernando Mazzocca e allestita da Corrado Anselmi. L’evento racconta la Milano del primo Novecento tracciando un percorso tra storia del costume e moda sulla scia dello spirito creativo e imprenditoriale di Jole.

A partire dal 2013 Federico Bano e del figlio Andrea decidono di riportare in

Due borse colorate della nuova collezione Veneziani
Due modelli di borse Veneziani del 2016

auge il marchio Veneziani . Il primo step è l’inaugurazione di uno showroom in via Montenapoleone seguito dall’apertura della sede strategica e commerciale in Corso Venezia nel 2016. Il progetto si focalizza su pelletteria e accessori e la prima collezione autunno/inverno 2014-2015 comprende 44 borse, 15 articoli di piccola pelletteria, 2 profumi e 5 modelli di occhiali stravaganti ispirati a quelli amati dalla stilista.

Ars Rosa

Boutique milanese di biancheria femminile. Sin dal 1952, anno di apertura del negozio, le vetrine davano già un cenno che Ars Rosa di Bettina Rossi era il regno di uno squisito gusto per la lingerie, quasi tutta in seta pura, lucido satin e misto lino, impreziosita da ricami a mano, da pizzi valencienne e di sangallo. Calde, morbide, bellissime nei colori più allegri le vestaglie in tricot di cachemire fatte su misura. E, per i bebè, completi da battesimo e corredino. Naturalmente tutto lavorato a mano. 

ETRO

Gerolamo Etro fonda nel 1968 la propria compagnia tessile prêt-a-porter e haute couture. Mantenendo una qualità tradizionale nel disegno, aggiunge una svolta contemporanea osando colori e toni innovativi.

ETRO

Indice

  1. Storia
  2. Gli anni 2000
  3. Recentemente
  4. Collezioni

STORIA

Gerolamo “Gimmo” Etro, un appassionato di viaggi in giro per il mondo con studi economici alle spalle, fonda nel 1968 la propria compagnia tessile prêt-a-porter e haute couture. Mantenendo una qualità tradizionale nel disegno, aggiunge una svolta contemporanea osando colori e toni innovativi.

Gli headquarters milanesi, situati in via Spartaco, vengono rinnovati completamente per provvedere a spazi più adatti alla rapida espansione del team di design. Allo stesso modo, anche la biblioteca dell’azienda inizia a prendere forma, archiviando libri rari e arte tessile intorno al 1974.

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Carpa da Parati di Etro

Il tessuto rivestito di jacquard con motivo cashmere diventa il marchio di fabbrica del brand, trasformando borse, valigie e borsoni nell’ultimo grido in fatto di stile.

La collezione Home viene lanciata nel 1984, comprendendo prodotti di tutti i tipi, dai piumini alle cornici per le foto. Una gamma elegante e cosmopolita, perfetta per trasformare un’abitazione in una casa.

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Etro propone anche una collezione di tessuti per l’arredo casa

Successivamente, la linea prêt-a-porter Uomo e Donna si espande e nasce il flagship store in via Montenapoleone, a Milano, proprio per riflettere il cambiamento del brand.

Viene inoltre lanciata la Fragrance Collection: la boutuque milanese di via Verri comincia a mostrare le prime essenze, nate da un concept tradizionale con una svolta contemporanea. In più, un’altra splendida boutique viene aperta in Rue Du Faubourg Saint Honoré, nel cuore del quartiere del ‘900.

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La linea di profumi di Etro

GLI ANNI 2000

In seguito, nell’anno 200 Etro inizia a esplorare il concetto di “nuova tradizione”, un’idea che ha unito diverse collezioni consecutive. In questo periodo, il brand tiene la sua prima sfilata alla Milano Fashion Week. Successivamente, l’azienda si espande a New York City, dove apre una boutique che riflette lo stile americano.

Dopo aver aperto un flagship store negli Stati Uniti, il brand arriva anche in Asia. Il quartiere chic Ginza di Tokyo diventa la location per il primo flagship store giapponese, che diventa presto sede di un omaggio al movimento Made in Italy.

La collezione Uomo Autunno/Inverno 2003/2004 del brand fa una dichiarazione riguardo al concetto di design: gli ospiti assistono allo show sopra tre vagoni vintage del treno creati da Etro, come se stessero viaggiando tutti insieme attraverso Milano.

La compagnia celebra il suo 4° anniversario con un party a Tokyo inizialmente chiamato Etro Circus. E l’espansione dell’azienda continua, grazie all’apertura di una nuova boutique in Old Bond Street, Londra.

Oltre che nei negozi, nel 2013 Etro inizia a vendere i vestiti online. Rizzoli pubblica inoltre una monografia intitolata Etro nel 2014. Il conceptual store Vicolo Fiori del marchio, dedicato alla casa, agli accessori e alle forniture tessili, viene inaugurato in zona Brera.

Un’iniziativa sviluppata da Etro è l’inaugurazione del Circolo dei Poeti, che si occupa di formare un’associazione di “poeti” impegnati nel delineare il dialogo tra arte e moda.

mame dizionario ETRO spring 2016
Collezione Etro Primavera Estate 2016

RECENTEMENTE

Dopo una stagione di riflessioni, Etro propone una linea di vestiti dal design intenso e confortevole. La gamma non assume mai toni freddi, dato che contiene una serie di referenze, come Art Deco, Memphis. Il concept è quello di “una vasta e selvaggia terra senza orizzonti”, in riferimento al Perù o alla Patagonia.

Etro si identifica primariamente con il fondatore Gimmo, anche se la compagnia è attualmente gestita dai suoi quattro figli. Kean Etro è il direttore creativo delle collezioni Uomo, le quali sono spesso ispirate dai suoi viaggi e dai suoi libri antichi. Kean ha anche disegnato la sua prima collezione di menswear negli anni ’90 e nel ’96 ha ideato un fashion show basato sul concept “New Tradition”.

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Kean Etro

Veronica Etro, invece, è il direttore creativo delle collezioni Donna. Jacopo Etro, inoltre, ha lavorato per l’azienda dal 1982, diventando infine il direttore creativo della linea Accessori, Pelle, Home e Tessile. Oltre a ciò, è a capo del dipartimento di comunicazione. Ippolito Etro si è unito alla compagnia nel 1991, supervisionando il reparto amministrazione, e ora è stato promosso come direttore generale del brand.

COLLEZIONI

Etro è sinonimo di stile, o meglio: di uno stile di vita che si basa sulla qualità e sulla sofisticatezza. E non solo in termini di design, ma anche riguardo a materiali e tecniche di produzione. Questo universo di eleganza deriva dall’innata passione di Gimmo Etro per i viaggi e per la storia, temi che ora sono diventati il leitmotiv di tutte le linee del brand.

Nel 1981, il motivo cashmere fa la sua prima apparizione. Non si tratta solo del pezzo forte della collezione, ma diventa anche il simbolo del brand. E tale rimarrà probabilmente persino negli anni avvenire.

Le linee Uomo, Donna e Accessori esprimono tutte i propri concept attraverso i materiali e le decorazioni originali. La linea di prodotti in pelle è caratterizzata da materiale rivestito jacquard con motivo cashmere trattato con una speciale tecnica di plastificazione è diventata uno status symbol degli anni ’80. Gli anni ’90, invece, vedono il debutto del brand nel mondo del fashion prêt-a-porter.

Etro men's Spring 2018
Etro men’s Spring 2018

Lo stile e la ricerca focalizzati sulle linee Uomo e Donna rivelano uno straordinario lavoro di artigianato a mano, combinato con una scelta creativa di soluzioni di materiali e taglio. La “New Tradition” è nata ed è diventata uno dei concept più forti e unici di Etro.

Baldan

Nata a Udine, ma stabilitasi a Milano, ha iniziato come responsabile delle vendite alla Rubinstein. Nel ’73 prende la concessione per tutta Italia dei bijoux di Kenneth Jay Lane, ditta americana. Poco dopo, decide di mettersi in proprio. Disegna bijoux in galalite e, nel ’75, i primi gioielli in oro e avorio. Nel ’77, un viaggio in Cina è come una folgorazione: alla fiera di Canton scopre il fascino dei coralli antichi, delle giade imperiali, delle vecchie monete. Rileva una gioielleria in Sardegna a Porto Rotondo e apre il primo negozio a Milano in via Fiori Chiari. Siamo all’inizio degli anni ’80. Nelle sue creazioni, è sempre vivo il ricordo e l’amore per il passato, per oggetti che abbiano una loro storia, come un vecchio corallo o un’antica giada. Tutto ciò caratterizza ancor oggi le sue collezioni, in una combinazione di vecchio e nuovo, di lontano e familiare. Principale fonte di ispirazione e di materiali, i frequenti viaggi in India, Tibet, Afghanistan, Cina, alla continua ricerca di oggetti e materiali inusuali e rari, da una moneta del 400 a.C. a un rubino della dinastia Liao. Il disegno per incastonarli viene dopo a creare pezzi veramente unici.

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