SELETTI

Seletti apre i battenti nel 1964 a Cicognara, in provincia di Mantova. L’azienda si concentra su progetti di design e sulle caratteristiche creative delle eccellenze italiane.

Indice

  1. Le origini
  2. Stefano Seletti
  3. L’arte quotidiana di Seletti
  4. Le collezioni
  5. Collaborazioni
  6. Lighting design
  7. Store
    1. Milano pop-up store
  8. Designer
    1.  Alessandra Baldereschi
    2. Alessandro Dubini
    3. Alessandro Zambelli
    4. Alistair Law
    5. Antonio Arico
    6. BBMDS
    7. Cristina Celestino
    8. CTRLZAK Art & Design Studio
    9. Elena Salmistraro
    10. Emanuele Magini
    11. Gio Tirotto
    12. Héctor Serrano
    13. Lorenzo Petrantoni
    14. Marcantonio Raimondi Malerba
    15. Maxime Ansiau
    16. Note design studio
    17. Sebastiano Tosi
    18. Studio AMeBE
    19. Studio job

Le origini

Seletti apre i battenti nel 1964 a Cicognara, in provincia di Mantova. L’azienda si concentra su progetti di design e sulle caratteristiche creative delle eccellenze italiane. Fin dalla sua fondazione, ha perseguito la missione di valorizzare la professionalità, il servizio e soprattutto una ricerca di prodotti senza fine, cercando di migliorare, innovare e originalità. Romano e Maria Seletti, genitori di Stefano e fondatori del brand, da subito sviluppano rapporti d’affari in Cina, Thailandia, India e tutto l’Oriente, grazie anche al supporto di Luigi Goglio, esperto in relazioni commerciali internazionali.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Banana, Studio job
Banana, Studio job

Nel 1972, da vero pioniere, Romano intuisce che il futuro della produzione si concentrerà in Estremo Oriente e comincia una vivace e florida attività di importazione. Non si tratta di una mera operazione di compravendita, ma di scelte ragionate e attive su gamme di prodotti in grado di anticipare il mercato e le tendenze. L’azienda nel tempo si espande e risponde con estrema versatilità alle dinamiche mutevoli del mercato e della distribuzione.

Verso la fine degli anni ’80, porta con sè il 17enne Stefano, che da quel viaggio trae una forte ispirazione. Nel frattempo, si è aperto il mercato della grande distribuzione organizzata (Gdo), e proprio con l’ingresso in azienda di Stefano, la Seletti comincia a rifornire gli ipermercati con confezioni ad hoc.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Love in Bloom
Love in Bloom

“Inizialmente mio padre importava le tazze di latta, le tovaglie di plastica, i cestini portapenne di bambù, i sottopentola di paglia che tutti avevano in casa…e li vendeva nei mercati. La distribuzione era questa: importatore, grossista, poi il prodotto veniva venduto nei mercati rionali di Roma, Napoli, Torino. Siamo stati i primi a mettere i codice a barre su questi prodotti e siamo stati i primi a dare un servizio legato al packaging del prodotto.Stefano Seletti.

Seletti ha scritto e continua a delineare la storia italiana del design e dell’arredo.

Stefano Seletti

Stefano, dai primi anni ’90, è il patron di Seletti, che dai pentolini da latte e i battipanni venduti nei mercati rionali di Roma è passata agli scaffali del MoMA Design Store di New York. Insieme alla sorella Miria, è a capo di una delle aziende che hanno costruito la memoria quotidiana del design e dell’arredo in Italia.

La prima intuizione di Stefano risale agli inizi della sua carriera in Seletti. I colossi della Gdo ben presto si erano, infatti, accorti che era possibile importare direttamente dalla Cina. Stefano capisce che l’attività andava ripensata. Mossa geniale: Stefano vede i bicchierini di plastica del caffè e pensa a riprodurli in materiale nobile. E così nasce Estetico Quotidiano, una linea che è tuttora tra le più richieste di Seletti. Stefano segna il punto di non ritorno, quello della definitiva scelta di applicare nuovi concetti estetici a oggetti di uso comune.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Estetico Quotidiano
Estetico Quotidiano

Il networking delle conoscenze e delle curiosità culturali, la volontà di unire quotidianità a unicità artistica, sono dunque alla base di questa sorta di crescita rinnovata. L’orizzonte creativo continua quindi ad allargarsi: nuovi materiali, dal metallo al vetro alla porcellana e nuove tipologie di oggetti, che s’impongono rapidamente come inediti classici, invadono le collezioni del gruppo. I prodotti si arricchiscono insomma di stile, qualità e riconoscibilità.

L’arte quotidiana di Seletti

“Siamo passati dalle grandi quantità della Gdo alle piccole quantità del design selezionato. Oggi abbiamo reinvertito di nuovo questo processo, la mia attenzione è puntata sulla realizzazione di prodotti più popolari ma ad alto contenuto di creatività e spunto artistico, democratici nel prezzo.

racconta Seletti, sottolineando anche l’apertura a giovani creativi nostrani e internazionali. La filosofia dell’azienda è ora perfettamente in linea con il concetto Toiletpaper. Maurizio Cattelan, che ha fatto pezzi da un milione di euro, ora fa il contrario: un milione di pezzi da un euro, secondo una logica prettamente contemporanea. Con la seconda generazione alla guida, l’azienda si focalizza ulteriormente su progetti di design “tout-court” e sulla creatività di eccellenza Italiana.

A tutto si può dare un’estetica” è la conclusione di Stefano Seletti, che si muove solo ed unicamente secondo il suo caro motto: (R)Evolution is the only solution. L’identità del brand oggi è sinonimo di valore, movimento, provocazione, innovazione, accostamento originale. È arte fusa a icone del quotidiano, oggetti che comunicano all’utilizzatore finale un messaggio di forma, funzione e di possibilità di creazione di uno stile di vita unico, personale, divertente. Seletti oggi vuole rappresentare una nuova poetica della produzione e del quotidiano, un viaggio continuo nell’idea della bellezza.

Le collezioni

Seletti è un luogo affascinante che unisce il design alla pop art. Seletti è un’azienda rivoluzionaria che spicca per i suoi insoliti accostamenti, i richiami all’arte e la costante ricerca della creatività, che si manifesta attraverso la produzione di mobili, complementi d’arredo e accessori dal design innovativo e mai banale.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Hybrid Collection
Hybrid Collection

I best-seller del brand sono la collezione Pantone e la serie Neon: Linea, Numeri, Alfabeto, Simboliche pone la celebre gamma di colori su oggetti di uso quotidiano. I piatti e le tazze Hybridinvece, offrono un vivace mix di tradizione e modernità, configurandosi come veri oggetti cult. Un prodotto emblematico della logica trasversale dell’azienda è “Vegaz“, elemento d’illuminazione da interni che riproduce la forma di tutte le lettere dell’alfabeto. Ogni lettera è realizzata in metallo e si accende grazie a una sequenza di led, dunque a basso consumo, di grande impatto scenografico.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Vegaz Collection
Vegaz Collection

Collaborazioni

Il grande showroom di Cicognara è un vero e proprio giacimento di idee innovative, partorite direttamente da Selab (il laboratorio di progettazione della Seletti) oppure in collaborazione con architetti, designer e artisti di primo piano. Oggi, con la seconda generazione al comando, l’azienda ha una nuova strategia e collabora con designer italiani e internazionali, con artisti, ex artisti o artisti in pensione.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Seletti wears Toiletpaper
Seletti wears Toiletpaper, logo

A partire da Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari, con la cui rivista Toiletpaper è stata avviata una collaborazione che ha dato vita all’omonima collezione di stoviglie: che poi non sono altro che i vecchi oggetti cinesi, importando i quali la Seletti era nata e cresciuta, che ora sono proposti sotto un’altra veste. Come per i sottopentola in paglia, tuttora in catalogo ma con le fantasie floreali di Alessandra Baldereschi.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Sending Animals, by Marcantonio Raimondi Malerba
Sending Animals, by Marcantonio Raimondi Malerba

Ancora, per Seletti il designer Marcantonio Raimondi Malerba ha immaginato casse da spedizione a forma di animali – mucca, maiale, oca- che in realtà sono mobili. Il legno è volutamente grezzo. Il cannetese Alessandro Zambelli lavora sulla filosofia di portare le stoviglie fuori dalle credenze. Disegna Palacesovrapposti l’uno all’altro, i sei pezzi diventano palazzi, torri, battisteri o fontane, quindi veri elementi di arredo.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Diesel living with Seletti, Cosmic Dinner
Diesel living with Seletti, Cosmic Dinner

Altra collaborazione di qualità della Seletti è col marchio Diesel, frutto di una comunità di vedute tra Stefano e il figlio di Renzo Rosso. Ad essere premiata col Design Award 2015 è la Machine Collection, una linea di casalinghi che ricorda ingranaggi, bulloni e chiavi inglesi. Ed anche l’altra linea in comune, Cosmic Diner, sta riscuotendo grande successo: un servizio di piatti colorati come i pianeti del sistema solare, con tanto di Sole e Luna.

Lighting design

È un cerchio che si chiude, l’evoluzione che diventa rivoluzione. Non per nulla la parola-simbolo dell’azienda è (R)Evolution, ben accesa proprio all’ingresso della showroom. Ed anch’essa realizzata grazie a una delle idee nuove, sviluppata quando si è deciso di entrare nel settore dell’illuminazione. Sottolinea Seletti:

“Certo non potevamo confrontarci con mostri sacri come Flos o Foscarini: per questo abbiamo creato Neon Art, l’alfabeto luminoso, con lettere e simboli che si possono assemblare per comporre scritte a piacere

Illuminazione personalizzata. Ma ci sono anche le Lightthink-Boxes, scatole luminose in tre formati con tre scritte standard ed una lasciata alla fantasia dell’acquirente. E stanno andando fortissimo le Monkey Lamp, scimmiette che reggono una lampada. La Cina, comunque, resta un punto di riferimento: Seletti non produce, fa produrre, soprattutto in Cina.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Monkey lamp, by Marcantonio Raimondi Malerba
Monkey lamp, by Marcantonio Raimondi Malerba

Il lighting è il settore più trainante in termini di fatturato. I bestseller Seletti sono le lettere al neon, proprio perché non si tratta solo di decorazione, ma anche di illuminazione. Come per Estetico Quotidiano, che potevi prendere con i punti dell’Esselunga. Per la Milano Design week 2018 Seletti collabora con Studio Job. Insieme presenteranno la nuova lampada Cora, con il suo street-style da fumetto.

Store

Due sono le filiali ufficiali, Seletti Nord America e Seletti China, centinaia di negozi in tutto il mondo, fiere in ogni dove e un laboratorio creativo interno – il Selab – che sforna prodotti popolari con una forte connotazione artistica. Eppure, nonostante il mercato globale, la mondanità e il successo, Seletti mantiene cuore e base operativa a Viadana, in provincia di Mantova, dove conta oltre settemila metri quadri di showroom a ridosso del Po.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Rugs, Seletti wears Toiletpaper
Rugs, Seletti wears Toiletpaper

Milano pop-up store 

In corso Garibaldi a Milano il primo pop-up store Seletti interamente dedicato alle collaborazioni con Toiletpaper, la rivista di sole immagini di Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari. Lo spazio Dream Factory è letteralmente invaso dai pezzi della collezione Seletti wears Toiletpaper. Mobili e oggetti un po’ folli pronti ad invadere le case di tutto il mondo.

Designer

Alistair Law

Designer britannico. Formatosi come ingegnere strutturale nella rinomata società di ingegneria Arup, il suo approccio combina un’estetica minimale nutrita dalla sua infanzia in Scandinavia con una complessità ispirata alla natura.

Antonio Arico

Diplomato al Politecnico di Milano e all’Alta Scuola Politecnica, Antonio ha mostrato fin da piccolo interesse ed energia nel trovare la propria lingua e il modo di definire il suo amore per il design. Il suo lavoro è già stato mostrato in tutta Europa: in Germania al DMY, in Italia durante il Salone del Mobile di Milano, a Torino per la mostra WABI SABI, in Polonia nel museo della ceramica di Design Centrum Kielce e in Francia alla Maison & objets.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Neon Art
Neon Art

BBMDS

Alessio Baschera, Fabio Brigolin e Matteo Mocchi nel 2010 creano uno studio di design in continua evoluzione incentrato su norme impegnative ed esplorando nuovi territori. BBMDS progetta spazi e prodotti per marchi di nicchia ma anche grandi aziende globali.

Cristina Celestino

Nata nell’80 a Pordenone, nel 2005 si è laureata in Architettura presso l’Università IUAV di Venezia. Poi, dal 2009 sviluppa la propria produzione di mobili e lampade con il nome di “ATTICO”, con sede a Milano. Comuni a tutti i progetti sono le geometrie e il rigore definiti in combinazione con una sottile interazione sull’atteggiamento delle forme d’uso tradizionali che, attraverso piccole variazioni, cambiano la direzione dell’oggetto e lo caricano di significati diversi.

CTRLZAK Art & Design Studio

CTRLZAK Art & Design Studio è un team multidisciplinare fondato da Thanos Zakopoulos e Katia Meneghini. Lo studio opera a livello internazionale nel campo dell’arte contemporanea e del design con una visione creativa che non è limitata da un framework specifico, sviluppando così un lavoro che spazia dal design del prodotto e dello spazio a progetti artistici e installazioni specifici del caso.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Seletti wears Toiletpaper, Enamel Plates
Seletti wears Toiletpaper, Enamel Plates

Elena Salmistraro

Designer e artista del prodotto, si è laureata al Politecnico di Milano nel 2008. Ha lavorato come product designer e artista/illustratrice per varie aziende del settore creativo, come Seletti, Bosa, Yoox, Okinawa, Alla’s. È stata scelta per partecipare a “The New Italian Design“, una mostra itinerante ospitata dal Triennale Design Museum.

Nato ad Arezzo, ha conseguito la laurea in Disegno Industriale presso il Politecnico di Milano. I suoi progetti hanno ricevuto premi e riconoscimenti internazionali come Good Design Award al Museum of Architecture and Design di Chicago, il premio IF product design e l’indice di design ADI.

Gio Tirotto

Tutto ciò che disegna viene dall’attenzione verso ciò che lo circonda, vivente o inanimato. Se c’è un limite tra arte e design, cerca di cancellarlo e riprogettare tutte le complicità esistenti tra gli esseri umani e gli oggetti. Nel 2012 fonda PADIGLIONEITALIA con Alessandro Zambelli, dove il progetto di ricerca è alla base della mostra che si tiene ogni anno durante la Milano Design Week.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Seletti wears Toiletpaper, Tazze
Seletti wears Toiletpaper, Tazze

Héctor Serrano

Ha studiato design industriale a Valencia, per poi trasferirsi a Londra per un master in Product Design al Royal College of Art. Lo studio di design è stato fondato da Héctor a Londra nel 2000. I progetti combinano l’innovazione con la comunicazione di idee familiari in modi insoliti e inventivi.

Lorenzo Petrantoni

Nato a Genova nel ’70. Dopo aver studiato arti grafiche a Milano, si è trasferito in Francia per lavorare come direttore artistico presso Young & Rubicam. Quindi dedicò completamente il suo tempo alla sua carriera illustrativa.

Marcantonio Raimondi Malerba

Nato nel ’76 a Massalombarda, ha frequentato l’Istituto d’arte e l’Accademia di Belle Arti. Presto inizia a creare pezzi unici di design in parallelo con una produzione artistica, ma le due carriere cominciano gradualmente a contaminarsi. I collegamenti tra l’uomo e la natura sono il suo tema preferito. L’ispirazione principale viene, quindi, dalla natura e dai suoi principi di vita. Ha imparato dall’arte come un’idea può essere elegante, ecco perché è sempre alla ricerca di concetti puri e sintesi.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Porcelain Plates, Studio job
Porcelain Plates, Studio job

Maxime Ansiau

Nato in Francia (Parigi ’72), ha studiato Arte e Design all’Università di Brighton, per poi trasferirsi nei Paesi Bassi. Infatti, qui ha aperto il proprio studio a Rotterdam.

Note design studio

Per notare qualcosa, per essere notato: prendono il nome da ciò che cercano di ottenere. Prestano attenzione all’ambiente e provano a creare cose che invitino gli altri a fare lo stesso. Lavorano, quindi, nei settori dell’architettura, degli interni, dei prodotti, della progettazione grafica e della direzione del design. Note è uno studio di design di Stoccolma.

Sebastiano Tosi

Nato a Ginevra (Svizzera) nell’80. Dopo essersi laureato in Industrial Design al Politecnico di Milano, ha iniziato la sua carriera professionale nello studio di design di Marc Sadler, dove ha lavorato a una gamma molto diversificata di progetti – dal design all’architettura – per tali aziende come Ideal Standard e Ernesto Meda. Durante questo periodo, ha imparato a conoscere materiali compositi e fibre.

Studio AMeBE

Coppia di designer italiane. Fondato, infatti, nel 2008, l’indipendente Studio AMeBE è caratterizzato da un dinamismo mutabile e perennemente trasformante.
Sempre in equilibrio tra follia e razionalità, ordine e disordine, testa e cuore, Sacro e Profano, i progetti di AMeBE hanno sempre un segno distintivo che li rende unici.
Dizionario della Moda Mame: Seletti. Studio job, Burger e Hotdog
Studio job, Burger e Hotdog

Studio job

Job Smeets e Nynke Tynagel hanno fondato Studio Job nel 2000 dopo essersi diplomati alla Dutch Design Academy di Eindhoven. Nei 15 anni trascorsi da allora, si sono sviluppati nei pionieri contemporanei dell’espressione personale. Le tecniche tradizionali e moderne sono combinate per produrre oggetti unici così popolari per il loro stile iconico, araldico e da cartone animato.

JIL SANDER

Stilista tedesca fondatrice dell’omonima casa di moda. Il suo stile è intelligente, estremamente minimalista e del tutto contemporaneo.

Indice

  1. Le origini: Jil Sander
  2. Lo stile di Jil Sander
  3. La prima boutique
  4. Jil Sander viene rilevata dal Gruppo Prada
  5. Raf Simons
  6. Uniqlo J+
  7. Navy
  8. Situazione attuale

Le origini: Jil Sander

Jil Sander La stilista nel 1983
La stilista nel 1983

Stilista e imprenditrice tedesca, Jil Sander è nata nel 1943 a Wesselburen, vicino ad Amburgo. Jil è metodica e creativa, riservata e determinata, fragile ma energica. In pochi anni è riuscita a costruire un vero e proprio impero, quotato in borsa nell’89. Diplomata in ingegneria tessile in Germania, all’età di 19 anni approdò a Los Angeles, dove completò gli studi e fece la sua prima esperienza come giornalista nella redazione di McCalls. Tornata ad Amburgo, divenne fashion editor per Costanze e Petra, sino ad assumere responsabilità dirigenziali. Ha lavorato con diverse aziende come stilista freelance: tra le molte, Callaghan.

Lo stile di Jil Sander

Jil Sander Lo stile minimalista di Jil Sander
Lo stile minimalista di Jil Sander

Ritenuta la più importante rappresentante della moda tedesca e uno dei grandissimi nomi della moda internazionale, ha saputo imporre uno stile intellettuale, minimalista, decisamente contemporaneo. “Forte e puro”, sono gli aggettivi che più spesso usa per definire la sua moda e le sue scelte di vita. Considerata l'”Armani della Germania”, i suoi abiti si basano sull’uso di non-colori, linee epurate, materiali corposi, tagli “fatti col coltello” -come lei stessa li definisce- per una femminilità aliena da ogni frivolezza ma non priva di una sua seducente severità.

La prima boutique

Jil Sander 1968, Jil Sander davanti alla boutique di Amburgo. Scatto di Hans Rudolf Uthoff
1968, Jil Sander davanti alla boutique di Amburgo. Scatto di Hans Rudolf Uthoff

Nel ’68 aprì una boutique d’avanguardia ad Amburgo, la prima del genere, dove vendette molti capi disegnati e realizzati da lei stessa insieme ad abiti acquistati in Italia e a Parigi. Forte di questo background ricco di esperienze e di un progetto ambizioso in testa, aprì la Jil Sander Moden e presentò, nel ’73, in Germania, la sua prima vera collezione, tutta declinata sui toni del kaki. Inizio difficile per una stilista che intendeva creare abiti moderni e di grandissima qualità, troppo raffinati perché fossero capiti e realizzati in patria, dove la parola prêt-à-porter di lusso, con tutte le sue implicazioni, era ancora sconosciuta. Quasi naturale che trovasse in Italia i tessuti, le aziende e gli interlocutori di cui aveva bisogno.

Nel ’75, a Parigi, presentò le sue collezioni per due stagioni successive. Troppo purista per il gusto francese: quelle sfilate, furono un insuccesso.

Approdo a milano

Tutto ciò la spinse a scegliere le passerelle di Milano, città più severa, più vicina alla sua personalità.

Jil Sander Collezione primavera/estate 1977: Stella Tennant ritratta da David Sims
Collezione primavera/estate 1977: Stella Tennant ritratta da David Sims

Le prime presentazioni italiane furono quasi in sordina, riservate a pochi: ma la notarono, e la apprezzarono, i buyer più importanti che subito guerreggiarono per averne l’esclusiva. Piaceva la sua moda destinata a una donna intelligente, intraprendente, indipendente:

“Le donne alle quali penso, quando creo, hanno una forte coscienza di sé, una grande autoconsiderazione”, disse.

Il successo arrivò in fretta, premiando il rigore del design, la ricerca costante nei materiali, l’ossessione per la qualità. Nel ’79, lanciò Woman Pure, il suo primo profumo: prestò il suo volto alla pubblicità, diventando famosa in un attimo e creando, con il suo sguardo limpido e i suoi lineamenti chiari e minuti, un nuovo stereotipo della donna tedesca.

Jil Sander Campagna pubblicitaria Women Pure, 1980
Campagna pubblicitaria Women Pure, 1980

Gli anni che seguirono videro la sua affermazione internazionale e lo sviluppo delle sue attività che ormai comprendevano cosmetici, occhiali, pelle e moda maschile, presentata a Milano nel ’96. Ricevette numerosi riconoscimenti e premi per la sua moda e i suoi profumi. Appassionata d’arte contemporanea, è una collezionista raffinata e uno sponsor generoso di grandi mostre di importanti artisti tedeschi, come Georg Baselitz o Joseph Beuys.

Jil Sander viene rilevata dal Gruppo Prada

Dall’autunno del ’99 il marchio Jil Sander fa parte del Gruppo Prada. Nel 2001 il marchio stabilì vendite record, con un aumento dei profitti del 17%. Nel 2002 il brand perse ben 26 milioni di euro ( da considerarsi i costi per i negozi di Londra e di New York). Salirono a 20 i negozi monomarca nel mondo.

A maggio 2003 il Gruppo Prada ritenne necessario, per risollevare le sorti della società, richiamare Jil Sander a capo del team creativo. Bertelli “si avvicinò alla signora Sander e iniziò a negoziare una tregua”. La Sander venne assunta sotto un contratto di consulenza di sei anni con una partecipazione nella società. Jil Sander tornò così nella società da lei fondata e contrallata dal Gruppo Prada dal 1999.

Raf Simons

Jil Sander Raf Simons per Jil Sander, campagna pubblicitaria primavera 2007
Raf Simons per Jil Sander, campagna pubblicitaria primavera 2007

Tuttavia, nel luglio 2005, il direttore creativo belga, lo stilista Raf Simons, spodestò Jil Sander dopo l’ennesima scissione con il gruppo Prada. Simons arrivò al brand per dargli un tocco internazionale e particolare, molto meno rigido, tra nuovi motivi e colori, forme e dettagli.

Nel 2006 Prada dichiara di aver venduto azioni a Change Capital, società di private equity fondata da Luc Vandevelde, focalizzata sulle attività legate ai consumatori. Due anni dopo, a settembre 2008, Change Capital vendette Jil sander alla Onward Holding Co., Ltd, gruppo di abbigliamento quotato a Tokyo e alla sussidiaria europea, la GIBO’Co. S.p.A, per un valore di 167 milioni di euro.

Uniqlo J+

Jil Sander Uniqlo J+ autunno/inverno 2011
Uniqlo J+ autunno/inverno 2011

Nel 2009 la Sander annunciò il suo grande ritorno come stilista: nel mirino Uniqlo, brand che si definisce “produttore di buon abbigliamento casual che chiunque può indossare”. La stilista firma una collezione uomo/donna chiamata J+, lanciata anche in Asia (Giappone, Corea del Sud, Hong Kong e cina), presente nei negozi di Londra dal 7 gennaio 2010. Raggiunse l’unico store americano Uniqlo (a New York) il 14 gennaio 2010.

Navy

Jil Sander Jessica Burley per la campagna pubblicitaria autunno/inverno 2015
Jessica Burley per la campagna pubblicitaria autunno/inverno 2015

Nel 2010 la Sander decise di espandere il brand e di lanciare una nuova linea, la Jil Sander Navy, diretta ai clienti più giovani, sempre secondo l’estetica del marchio Jil Sander e secondo la filosofia di design di lusso puro, essenziale e innovativo. Questa estensione del marchio aggiunse uno sofisticato stile casual e dinamico alla casa di moda. Molta attenzione venne rivolta verso cotoni innovativi di qualità, tessuti tecnici, maglie e maglieria.

Jil Sander Raf Simons, collezione autunno/inverno 2012
Raf Simons, collezione autunno/inverno 2012

Dopo che Raf Simons ebbe presentato la collezione autunno 2012, decise di abbandonare la società, che diede il benvenuto, nella sede Milanese, a Rodolfo Paglialunga. Egli porto all’azienda la precisione nei dettagli, tanto tipica dello stile italiano. Un anno dopo, ad ottobre 2013, la 69enne Jil Sander lasciò il suo brand per la terza volta: presentò la sua ultima collezione primavera/estate 2014 durante la settimana della moda milanese.

La collezione prêt-à-porter primavera/estate 2015, disegnata da Rodolfo Paglialunga, venne definita da Tim Blanks (Vogue) una “coalescenza di generi. C’era tutto in forma in tutto. Clunky (ingombrante) era probabilmente la parola migliore per le culotte a cavallo basso con tasche fuori portata. Lo stesso per il grembiule/gonna avvolto su qualunque cosa ci fosse sotto, il che significava che c’era uno strano sovrapporsi di elementi e quello che era sotto aveva una cintura elasticizzata in vita.”.

Situazione attuale

Jil Sander Resort, 2018
Resort, 2018

Dopo quasi quattro anni, Pagilalunga decise di ritirarsi dalla carica di direttore creativo (marzo 2017). Ad aprile 2017, Lucie e Luke Meier, marito e moglie che hanno disegnato per tantissime case di moda, da Dior Haute Couture a Supreme, vengono nominati direttori creativi del brand. La loro prima collezione è Resort 2018, solido e importante inizio per il duo: piena della loro estetica, elegante e pura, adatta alla vita frenetica di città.

“Hanno una visione moderna, coesa e in contatto con ciò che è rilevante ora, e lo combinano magnificamente con una sottile sensibilità. Mi aspetto la creazione di collezioni molto intelligenti e di un mondo da cui ispirarsi”, ha detto la CEO di Jil Sander, Alessandra Bettari.

CAMERA NAZIONALE DELLA MODA ITALIANA

Camera Nazionale della Moda Italiana significa cinquant’anni di storia della moda italiana: ecco la storia di questa istituzione.

Camera Nazionale della Moda Italiana significa cinquant’anni di storia della moda italiana.

LA CAMERA

È un’associazione senza scopo di lucro, costituita nel 1958.

Ha sede a Milano, capitale internazionale della moda. Rappresenta oltre 200 aziende italiane di alta moda, prêt-à-porter, alta sartoria, sportswear, pellicceria, cosmetica, tessile/abbigliamento, accessori, pelletteria, calzature, servizi e distribuzione.

Coordina, tutela e promuove l’immagine e l’eccellenza della moda italiana. È, poi, l’Istituzione che cura tutte le iniziative di valorizzazione della moda, in Italia e nel mondo. Inoltre, è l’ente promotore e organizzatore di Milano Moda Donna e Milano Moda Uomo, le settimane della moda più attese nel mondo.

LE FUNZIONI

In questo scenario affascinante e di visibilità internazionale, Camera Nazionale della Moda Italiana svolge funzioni essenziali. Ta queste vi sono la realizzazione del calendario delle sfilate e delle presentazioni, il rapporto con le Istituzioni. Ad esse si aggiungono, poi,  la cura dell’immagine, la scenografia e l’allestimento del Centro Sfilate, l’Ufficio stampa, l’ideazione di eventi speciali, incontri e convegni.

La Camera della Moda è l’unica associazione che dispone di un modernissimo Centro Sfilate a Milano. Esso comprende ampie sale, una piazza centrale dove il pubblico può seguire su videowall le sfilate in contemporanea, gli showroom riservati agli Editori e agli Sponsor. La Sala stampa, inoltre, è perfettamente attrezzata e sono presenti  ampi spazi che ospitano mostre e presentazioni, le confortevoli aree di ristorazione.

La Camera della Moda è l’unica istituzione nel mondo che organizza nove eventi all’anno dedicati alla moda: Milano Moda Donna (settembre-febbraio), Milano Moda Uomo (gennaio-giugno). Ad essi si aggingono Milano Moda Pre-collezioni (maggio/giugno-novembre/dicembre), Milano Moda Showroom (gennaio/febbraio-giugno/luglio) e  Milano Moda Design (aprile).

L’IMPORTANZA INTERNAZIONALE

Con la Presidenza di Mario Boselli iniziata nel 1999 e riconfermata fino al 2010, Camera della Moda ha acquisito un ruolo di primaria importanza nei rapporti istituzionali a livello internazionale.

Essa è protagonista nelle intese sui calendari internazionali e nelle alleanze con Parigi, Londra e New York, oltreché punto di riferimento per le altre fashion week internazionali: San Paolo, Tokyo, Shangai ecc.

Di grande rilievo è il Protocollo di Intesa italo-francese. Esso è stato siglato nel 2000 e rinnovato nel 2005 con la Fédération Française de la Couture.

Il 3 febbraio 2003 Camera Nazionale della Moda Italiana ha acquisito personalità giuridica a seguito del riconoscimento concesso dall’Autorità Prefettizia di Milano. Dal 2003 dispone della certificazione UNI EN ISO 9001:2000 e dal 2004 è accreditata come Ente formativo presso la Regione Lombardia.

Sotto la guida di Boselli sono stati creati 3 nuovi eventi per il settore della moda. Questi sono dedicati alle pre-collezioni, alle vendite in showroom e al design.

Un altro elemento significativo è dato da tutte le iniziative create da Camera della Moda per supportare e sostenere i giovani stilisti di talento. Tra questi troviamo il concorso Next Generation ed il progetto Incubatore della Moda che promuove lo start-up di giovani imprese della Moda.

A fianco di Boselli troviamo il Direttore Generale Giulia Pirovano. Con il suo carattere tenace e dinamico Pirovano fa da trade union e gestisce la complessità del mondo della moda, le istituzioni e gli sponsor. Inoltre è sempre in prima linea  in veste propositiva ed organizzativa. Prevede poi il coinvolgimento di Camera della Moda nelle diverse manifestazioni o eventi e soprattutto per progettare sviluppi e scenari futuri per il Made in Italy.

VIVETTA

Vivetta è un marchio italiano fondato nel 2009 dalla fashion designer Vivetta Ponti. Leggi storia e curiosità del brand, dagli esordi ad oggi

Vivetta è un marchio italiano fondato nel 2009 dalla fashion designer Vivetta Ponti

Indice

  1. La storia
  2. Il successo
  3. Lo stile

La storia

Figlia di un antiquario, Vivetta Ponti è nata ad Assisi e si è diplomata al Liceo linguistico Le Mantellate di Firenze. Dopo aver frequentato il centro di formazione professionale Paullo di Milano, Vivetta ha cominciato il suo percorso formativo nell’ufficio stile di Roberto Cavalli come assistente designer.

Per la stilista, l’esperienza da Cavalli è stata lunga ma decisiva per il suo sviluppo creativo e la comprensione delle dinamiche aziendali. Ha proseguito poi con Daniele Alessandrini come head designer, specializzandosi in stampe e ricami.

Dizionario della Moda Mame: Vivetta. La designer con le sue modelle.
La designer con le sue modelle.

Nel 2008 Vivetta Ponti ha vinto ‘Who’s Next’ a Parigi, concorso che premia i migliori artisti emergenti. L’anno successivo, la designer ha fatto il grande passo e ha lanciato la sua etichetta omonima, “Vivetta”. Il brand ha debuttato per la prima volta al White di Milano nel 2010.

Come ha affermato la stilista, i primi anni sono stati “duri e pieni di sconfitte”, perché il suo stile non era compreso.

“È stato fondamentale non demordere e crederci al 100%, senza ascoltare nessuno e farmi demoralizzare. Ora siamo in tanti a lavorare al progetto, c’è un’azienda, la distribuzione è mondiale.”

Il successo

Nel 2015, durante la Settimana della moda di Milano, Giorgio Armani l’ha scelta per sfilare all’interno del suo Armani Teatro con la collezione Autunno/Inverno 2015/16 ‘The Groupie Attitude’. Il maestro, del resto, l’aveva già definita come “la migliore”.

“Ho un ricordo bellissimo dell’esperienza, nonostante alcuni fattori di comprensibile disorganizzazione, trattandosi della prima sfilata. Da quel giorno le cose hanno cominciato ad andare bene, anche in Italia.”

Con la collezione Primavera/Estate 2017, Vivetta Ponti è stata la prima stilista italiana ad entrare a far parte dello Swarovski Collective, progetto che incoraggia i designer ad esplorare nuovi percorsi creativi grazie all’utilizzo dei cristalli.

Dizionario della Moda Mame: Vivetta. La collezione Primavera/Estate 2017.
La collezione Primavera/Estate 2017.

Nel marzo 2017 Vivetta Ponti è stata ospite di Mercedes-Benz a Pechino, dove ha presentato la sua collezione Autunno/Inverno 2017 all’interno del Mercedes-Benz International Designer Exchange Program.

Lo stile

Nello stile di Vivetta, elementi nostalgici come la poesia, le bambole, gli arredi antichi ed il design anni Cinquanta, si combinano con silhouettes iper-contemporanee e motivi bon-ton. Le linee pulite si arricchiscono di dettagli inaspettati ed elementi surreali, profilando una nuova idea di eleganza: giocosa e dinamica, romantica ed ironica, ma anche surreale e sartoriale. L’originalità si concretizza infatti con la migliore tradizione del made in Italy.

Dizionario della Moda Mame: Vivetta. Il dettaglio di un abito dalla Milan Fashion Week 2017.
Il dettaglio di un abito dalla Milan Fashion Week 2017.

Vivetta racconta una femminilità delicata e sognante, irriverente e leggiadra, ma al contempo dalla forte personalità. Per questo è diventata un punto di riferimento per tutte le donne alla moda costantemente alla ricerca di un tocco di eccentricità.

I capi dell’azienda, che ha sede a Firenze, sono tutti tutti disegnati, prodotti e confezionati a mano in Italia e sono distribuiti da retailer del calibro di Barney’s NY, Selfridges, Harrods, Le Bon Marché, Moda Operandi, LuisaViaRoma e Tsum.

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VENEZIANI JOLE

ORIGINI

Primo piano di Jole Veneziani sorridente
Ritratto della stilista Joel Veneziani

Stilista e designer di pellicce italiana, Jolanda Veneziani detta Jole (1901-1988) nasce a Leporano nei pressi di Taranto in un ambiente cultural-artistico. Il padre è avvocato e scrittore, la madre appassionata cultrice di musica classica, il fratello Carlo applaudito commediografo. È con lui che questa vivace, fantasiosa, generosissima ragazza si trasferisce a Milano nel 1907. Dopo gli studi in ragioneria, Jole tenta il palcoscenico e il giornalismo. Alla morte di suo padre e alle mutate condizioni economiche la ragazza rivela un carattere eccezionale che unisce volontà, praticità, fantasia e capacità di rischiare. Diventa amministratrice in una grande ditta francese di pelli per pellicceria nei pressi di San Babila e scopre la sua vera passione.

GLI ALBORI DELLA CARRIERA

Jole Veneziani lavora con un impiegato nel suo atelier
Jole Veneziani nel suo atelier agli inizi degli anni’50

Nel 1937 Jole apre il suo primo atelier in via Nirone: “Quando decido una cosa, la faccio subito. Per me non esiste la parola domani“. Le pellicce di Jole Veneziani hanno qualcosa di diverso, per cui vengono richieste dalle grandi sartorie per accompagnare i loro modelli nelle sfilate. Da questo primo contatto con l’alta moda nasce immediatamente un altro atelier, nel 1943,  dove con astrakan, cincillà, lontre e visoni Jole disegna i suoi modelli.

Nel 1944 l’ atelier viene trasferito al numero 8 di via Montenapoleone che rimarrà la sede delle sue creazioni fino al suo ritiro, entrando a far parte della storia della moda.

IL RICORDO DI MARIA PEZZI

Jole Veneziani nel suo atelier tra modelle e sarte
Jole Veneziani nel suo atelier

Così Maria Pezzi lo ricorda. “Dal cortile veniva sempre un forte odore di caramellato, piacevolissimo regalo del caffè pasticceria Cova le cui cucine danno su quella corte. C’era un grande salone settecentesco grigio e oro: i pannelli dipinti; i salotti di prova dalle grandi specchiere e le pesanti tende che ovattavano le voci e mantenevano il segreto più assoluto sulle scelte delle clienti gelosissime e rivali.

Lei, la Jole milanese, stava in poltrona: vestita d’azzurro pastello i capelli bianchi ancora tagliati alla bambina, la carnagione ancora rosa madreperlacea, il sorriso cordiale. Prima di essere operata di cataratta e “miracolata” nella vista, sfoggiava occhiali importanti, aggressivi, luccicanti, occhiali che lei stessa disegnava. Le sue mani erano paffutelle, ornate preziosamente di rosse perle e zaffiri; quelle “specialissime” mani per cui in tutti gli innumerevoli articoli a lei dedicati, in tutte le interviste, è stata sempre denominata “zampa di velluto”. Fui io a inventare questa definizione per lo stupore di vedere quelle mani palpare, accarezzare, sfiorare contropelo delle stupende pelli di zibellino, non solo con competenza ineguagliabile ma quasi con piacere sensuale. In fatto di conoscenza di pelli, di fantasia creativa, di ricerca di novità , di coraggio – un grande coraggio – Jole Veneziani è stata pioniera e forse non superata.

LA FAMA INTERNAZIONALE

Una copertina del giornale Life con una modella che indossa abiti di Sole Veneziani
Copertina di Life del 1952 dedicata a Jole Veneziani

Finita la guerra, Jole Veneziani acquista fama internazionale con copertine di Life, Harper’s Bazaar e Vogue a lei dedicate. Piovono premi e riconoscimenti. Nel 1946 amplia la pellicceria con un reparto di Haute Coture.

Coraggiosa giocatrice d’azzardo -ricorda ancora Maria Pezzi- sui mercati internazionali si accaparrava sempre le partite di pelli più esclusive contro colossi americani e francesi, tanto che una volta, dopo aver firmato il contratto per un gruppo di zibellini eccezionali, i sovietici vollero donarle una spilla di brillanti. A sua volta, lei la regalò ad Anna Bonomi che aveva comprato la pelliccia fatta con quegli zibellini. Era la regina delle manifestazioni di Francoforte, il più importante mercato internazionale della pellicceria. Ho assistito a una di queste manifestazioni, mastodontica, ostentatamente ricca alla tedesca, in cui si presentavano più di dieci nazioni: alla sfilata Veneziani, fuori programma, gli applausi salivano, salivano frenetici come nei concerti rock, finché alle ultime uscite di visoni bianchi e neri proruppero in un ‘Viva l’Italia!'”. 

Nel 1951 Veneziani partecipa alla sfilata organizzata da Giovanni Battista Giorginia a Villa Torrigiani a Firenze, evento che consacra la nascita del “Made in Italy”. Dello stesso anno è anche il lancio della linea Veneziani Sport che resterà in produzione sino al 1977.

successo e riconoscimenti

Per Jole sono anni di grandi successi: nel 1952 sfila al Central Palace di New York in occasione della prima fiera statuinitense di prodotti italiani. L’anno successivo riceve la medaglia d’oro del Museo di Filadelfia per un abito presentato a Los Angeles e nel 1954 a Firenze riceve il Giglio d’oro della moda. Nel 1953 concorre a fondare il Sindacato Italiano Alta Moda (SIAM) che diventerà poi la Camera Nazionale della Moda Italiana. Grazie alla sperimentazione sull’utilizzo delle fibre sintetiche, Jole instaura anche solidi rapporti con le industrie. Dal 1957 è consulente per l’Alfa Romeo con il compito di introdurre nuovi colori nelle carrozzerie e negli interni delle automobili.

Due modelle indossano Veneziani e posano con un'auto Alfa Romeo in occasione della collaborazione tra i due marchi
Collaborazione tra Veneziani e Alfa Romeo nel 1957

“Negli anni dal ’55 al ’68-continua Pezzi- Jole Veneziani non è stata solo una grande stilista, non solo ha impellicciato con capi unici da museo le più importanti donne internazionali e intere dinastie, non solo è stata la pioniera del colore, delle lavorazioni a tweed e di quelle che toglievano chili di peso a questi indumenti, non solo è stata la prima a creare una collezione industriale per l’Eurofur, con giubbotti sportivi bicolori, non solo è stata la consulente che ha cambiato i colori cupi dell’Alfa Romeo in altri, più femminili e la consigliera di tante industrie tessili. È stata tutto questo, ma, nel lavoro e nella vita mondana, è stata la vera rappresentante, la vera interprete degli anni del miracolo italiano, di quel boom forse sconsiderato ma di impulsi vitali magici. Il suo braccio destro era Sandra Boghossian, ex indossatrice, coadiuvata da Giuliana Cova Radius.

Trascinato da me a Pitti nel 1963, Dino Buzzati scrisse sul Corriere della Sera: ‘Jole Veneziani ha sfoderato la bandiera, soprattutto quella cara alle donne, e non ha aspettato il finale; fin dalle prime battute è comparso il fatidico vessillo, il traguardo di mille sogni, l’emblema classico della vittoria sociale, di solidità economica, di lusso, di dolce vita, sua maestà il visone’. E aggiungeva: ‘È stato sulla passerella Pitti un piccolo festival del miracolo economico, tanto dichiarato e spiritoso da non potere dare scandalo'”.

GLI ANNI ’60

Gli anni ’60 portano a Jole Veneziani l’Oscar della Moda nel 1961 mentre veste diverse dive dell’epoca per eventi cinematografici e televisivi tra cui  Franca Rame, Anna Proclemer e Sadra Milo. La crisi dell’alta moda italiana porta la stilista a proseguire il suo lavoro di sperimentazione su pellame e tessuti. Anche dal punto di vista delle forme inizia una destrutturazione dei capi più classici per dare vita a modelli più adatti ad una femminilità moderna.

GLI ULTIMI ANNI

Gli ultimi anni di vita della stilista sono caratterizzati da riconoscimenti ed onorificenze. Nel 1970 il Presidente Saragat insigna Jole Veneziani del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica mentre dal 1974 è Grande Ufficiale della Repubblica su nomina di  Giovanni Leone.

Jole Veneziani e l'amico Federico Bano
Jole Veneziani insieme all’amico Federico Bano

Nel 1980 ottiene la nomina tra “Le persone che hanno fatto grande Milano”e la città le dedica una mostra. Nel 1984 Jole sceglie di affidare la Maison all’imprenditore veneto Federico Bano la cui Fondazione ne cura tuttora l’archivio (contenente 127 abiti e oltre 15 diverse tipologie di accessori) presso Palazzo Zabarella a Padova.

Jole Veneziani si spegne il 10 Gennaio 1989 nel suo appartamento milanese di via Morgagni.

l’eredità

Due abiti in esposizione alla mostra su Jole Veneziani allestita a Villa Necchi Campiglio
Allestimento della Mostra su Jole Veneziani a Villa Necchi Campiglio nel 2013

In aggiunta all’archivio padovano, negli anni successivi alla morte della stilista le vengono dedicate innumerevoli mostre che hanno mantenuto viva l’eredità culturale di Veneziani. Nel 2013 a Milano è allestita la  mostra “Jole Veneziani – Alta Moda e società a Milano”, presso Villa Necchi Campiglio. La mostra, promossa dalla Fondazione Bano dal FAI, è curata da Fernando Mazzocca e allestita da Corrado Anselmi. L’evento racconta la Milano del primo Novecento tracciando un percorso tra storia del costume e moda sulla scia dello spirito creativo e imprenditoriale di Jole.

A partire dal 2013 Federico Bano e del figlio Andrea decidono di riportare in

Due borse colorate della nuova collezione Veneziani
Due modelli di borse Veneziani del 2016

auge il marchio Veneziani . Il primo step è l’inaugurazione di uno showroom in via Montenapoleone seguito dall’apertura della sede strategica e commerciale in Corso Venezia nel 2016. Il progetto si focalizza su pelletteria e accessori e la prima collezione autunno/inverno 2014-2015 comprende 44 borse, 15 articoli di piccola pelletteria, 2 profumi e 5 modelli di occhiali stravaganti ispirati a quelli amati dalla stilista.

Ars Rosa

Boutique milanese di biancheria femminile. Sin dal 1952, anno di apertura del negozio, le vetrine davano già un cenno che Ars Rosa di Bettina Rossi era il regno di uno squisito gusto per la lingerie, quasi tutta in seta pura, lucido satin e misto lino, impreziosita da ricami a mano, da pizzi valencienne e di sangallo. Calde, morbide, bellissime nei colori più allegri le vestaglie in tricot di cachemire fatte su misura. E, per i bebè, completi da battesimo e corredino. Naturalmente tutto lavorato a mano. 

ETRO

Gerolamo Etro fonda nel 1968 la propria compagnia tessile prêt-a-porter e haute couture. Mantenendo una qualità tradizionale nel disegno, aggiunge una svolta contemporanea osando colori e toni innovativi.

ETRO

Indice

  1. Storia
  2. Gli anni 2000
  3. Recentemente
  4. Collezioni

STORIA

Gerolamo “Gimmo” Etro, un appassionato di viaggi in giro per il mondo con studi economici alle spalle, fonda nel 1968 la propria compagnia tessile prêt-a-porter e haute couture. Mantenendo una qualità tradizionale nel disegno, aggiunge una svolta contemporanea osando colori e toni innovativi.

Gli headquarters milanesi, situati in via Spartaco, vengono rinnovati completamente per provvedere a spazi più adatti alla rapida espansione del team di design. Allo stesso modo, anche la biblioteca dell’azienda inizia a prendere forma, archiviando libri rari e arte tessile intorno al 1974.

mame dizionario ETRO wallpaper
Carpa da Parati di Etro

Il tessuto rivestito di jacquard con motivo cashmere diventa il marchio di fabbrica del brand, trasformando borse, valigie e borsoni nell’ultimo grido in fatto di stile.

La collezione Home viene lanciata nel 1984, comprendendo prodotti di tutti i tipi, dai piumini alle cornici per le foto. Una gamma elegante e cosmopolita, perfetta per trasformare un’abitazione in una casa.

mame dizionario ETRO collezione tessuti
Etro propone anche una collezione di tessuti per l’arredo casa

Successivamente, la linea prêt-a-porter Uomo e Donna si espande e nasce il flagship store in via Montenapoleone, a Milano, proprio per riflettere il cambiamento del brand.

Viene inoltre lanciata la Fragrance Collection: la boutuque milanese di via Verri comincia a mostrare le prime essenze, nate da un concept tradizionale con una svolta contemporanea. In più, un’altra splendida boutique viene aperta in Rue Du Faubourg Saint Honoré, nel cuore del quartiere del ‘900.

mame dizionario ETRO profumi
La linea di profumi di Etro

GLI ANNI 2000

In seguito, nell’anno 200 Etro inizia a esplorare il concetto di “nuova tradizione”, un’idea che ha unito diverse collezioni consecutive. In questo periodo, il brand tiene la sua prima sfilata alla Milano Fashion Week. Successivamente, l’azienda si espande a New York City, dove apre una boutique che riflette lo stile americano.

Dopo aver aperto un flagship store negli Stati Uniti, il brand arriva anche in Asia. Il quartiere chic Ginza di Tokyo diventa la location per il primo flagship store giapponese, che diventa presto sede di un omaggio al movimento Made in Italy.

La collezione Uomo Autunno/Inverno 2003/2004 del brand fa una dichiarazione riguardo al concetto di design: gli ospiti assistono allo show sopra tre vagoni vintage del treno creati da Etro, come se stessero viaggiando tutti insieme attraverso Milano.

La compagnia celebra il suo 4° anniversario con un party a Tokyo inizialmente chiamato Etro Circus. E l’espansione dell’azienda continua, grazie all’apertura di una nuova boutique in Old Bond Street, Londra.

Oltre che nei negozi, nel 2013 Etro inizia a vendere i vestiti online. Rizzoli pubblica inoltre una monografia intitolata Etro nel 2014. Il conceptual store Vicolo Fiori del marchio, dedicato alla casa, agli accessori e alle forniture tessili, viene inaugurato in zona Brera.

Un’iniziativa sviluppata da Etro è l’inaugurazione del Circolo dei Poeti, che si occupa di formare un’associazione di “poeti” impegnati nel delineare il dialogo tra arte e moda.

mame dizionario ETRO spring 2016
Collezione Etro Primavera Estate 2016

RECENTEMENTE

Dopo una stagione di riflessioni, Etro propone una linea di vestiti dal design intenso e confortevole. La gamma non assume mai toni freddi, dato che contiene una serie di referenze, come Art Deco, Memphis. Il concept è quello di “una vasta e selvaggia terra senza orizzonti”, in riferimento al Perù o alla Patagonia.

Etro si identifica primariamente con il fondatore Gimmo, anche se la compagnia è attualmente gestita dai suoi quattro figli. Kean Etro è il direttore creativo delle collezioni Uomo, le quali sono spesso ispirate dai suoi viaggi e dai suoi libri antichi. Kean ha anche disegnato la sua prima collezione di menswear negli anni ’90 e nel ’96 ha ideato un fashion show basato sul concept “New Tradition”.

mame dizionario ETRO kean etro
Kean Etro

Veronica Etro, invece, è il direttore creativo delle collezioni Donna. Jacopo Etro, inoltre, ha lavorato per l’azienda dal 1982, diventando infine il direttore creativo della linea Accessori, Pelle, Home e Tessile. Oltre a ciò, è a capo del dipartimento di comunicazione. Ippolito Etro si è unito alla compagnia nel 1991, supervisionando il reparto amministrazione, e ora è stato promosso come direttore generale del brand.

COLLEZIONI

Etro è sinonimo di stile, o meglio: di uno stile di vita che si basa sulla qualità e sulla sofisticatezza. E non solo in termini di design, ma anche riguardo a materiali e tecniche di produzione. Questo universo di eleganza deriva dall’innata passione di Gimmo Etro per i viaggi e per la storia, temi che ora sono diventati il leitmotiv di tutte le linee del brand.

Nel 1981, il motivo cashmere fa la sua prima apparizione. Non si tratta solo del pezzo forte della collezione, ma diventa anche il simbolo del brand. E tale rimarrà probabilmente persino negli anni avvenire.

Le linee Uomo, Donna e Accessori esprimono tutte i propri concept attraverso i materiali e le decorazioni originali. La linea di prodotti in pelle è caratterizzata da materiale rivestito jacquard con motivo cashmere trattato con una speciale tecnica di plastificazione è diventata uno status symbol degli anni ’80. Gli anni ’90, invece, vedono il debutto del brand nel mondo del fashion prêt-a-porter.

Etro men's Spring 2018
Etro men’s Spring 2018

Lo stile e la ricerca focalizzati sulle linee Uomo e Donna rivelano uno straordinario lavoro di artigianato a mano, combinato con una scelta creativa di soluzioni di materiali e taglio. La “New Tradition” è nata ed è diventata uno dei concept più forti e unici di Etro.

Baldan

Nata a Udine, ma stabilitasi a Milano, ha iniziato come responsabile delle vendite alla Rubinstein. Nel ’73 prende la concessione per tutta Italia dei bijoux di Kenneth Jay Lane, ditta americana. Poco dopo, decide di mettersi in proprio. Disegna bijoux in galalite e, nel ’75, i primi gioielli in oro e avorio. Nel ’77, un viaggio in Cina è come una folgorazione: alla fiera di Canton scopre il fascino dei coralli antichi, delle giade imperiali, delle vecchie monete. Rileva una gioielleria in Sardegna a Porto Rotondo e apre il primo negozio a Milano in via Fiori Chiari. Siamo all’inizio degli anni ’80. Nelle sue creazioni, è sempre vivo il ricordo e l’amore per il passato, per oggetti che abbiano una loro storia, come un vecchio corallo o un’antica giada. Tutto ciò caratterizza ancor oggi le sue collezioni, in una combinazione di vecchio e nuovo, di lontano e familiare. Principale fonte di ispirazione e di materiali, i frequenti viaggi in India, Tibet, Afghanistan, Cina, alla continua ricerca di oggetti e materiali inusuali e rari, da una moneta del 400 a.C. a un rubino della dinastia Liao. Il disegno per incastonarli viene dopo a creare pezzi veramente unici.

Gemelli

Nasce nel 1930 per vendere calze e guanti in corso Vercelli, allora una strada di periferia. Il proprietario Attilio Gemelli rivela subito un talento in quello che più tardi verrà chiamato marketing: le sue idee semplici e chiare, da lui stesso definite "di campagna", riscuotono un immediato successo tra i consumatori del tempo. Dopo la seconda guerra mondiale, grazie all’impegno dell’attuale presidente Sergio Gemelli, il negozio conquista la ribalta cittadina e diventa una sofisticata boutique. È tra le prime a importare negli anni ’60 il neonato prêt-à-porter parigino. Sul finire del decennio ’70, si consolida, divenendo esemplare per lo stile delle proposte, per l’equilibrio fra classicità e novità e per l’assortimento di capi in cachemire.

TOM FORD

Indice:

  1. Gli esordi: dal Texas a New York
  2. Il grande salto: l’uomo che salvò Gucci
  3. Tom Ford International
  4. La prima linea femminile
  5. La moda uomo
  6. Il cinema: un futuro da film
  7. La ricerca della perfezione

GLI ESORDI: DAL TEXAS A NEW YORK

Tom Ford by Terry Richardson

Thomas Carlyle Ford, meglio conosciuto come Tom Ford, nasce a Austin, Texas, il 27 agosto 1961. Figlio di due agenti immobiliari, trascorre l’infanzia tra Houston e Santa Fe. Si trasferisce a New York a 17 anni, nella Grande Mela frequenta lo Studio 54, dove conosce e frequenta Andy Warhol. Gli eccessi della vita mondana lo distraggono dagli studi, portandolo, nel 1980, a trasferirsi a Los Angeles, dove intraprende  la carriera di attore, cercando di affermarsi negli spot televisivi. Dopo due anni torno a New York per studiare architettura alla Parsons School of Design.

Un’esperienza di stage a Parigi, nell’ufficio stampa di Chloé, lo convince a cambiare indirizzo di studi e iniziare l’esperienza nel mondo della moda. Inizia una collaborazione con Cathy Hardwick, per poi nel 1988 assumere la direzione del design di Perry Ellis sotto la supervisione di un altro futuro gigante della moda, Marc Jacobs.

Tom Ford

IL GRANDE SALTO: L’UOMO CHE SALVÒ GUCCI

Tom Ford nel backstage della sfilata Gucci

Nel 1990 Tom Ford si trasferisce a Milano e fa il suo ingresso come responsabile dell’abbigliamento della linea ready to wear donna, nella maison Gucci, allora in forti difficoltà finanziarie. Il successo è immediato: la storica griffe, che soffriva di un’immagine troppo legata al passato, viene completamente rinnovata e conquista, sin dalla prima sfilata. Nel 1992 assume la carica di direttore del design e nel 1994, quando Gucci viene rilevata dal fondo del Bahrain Investcorp, ne diventa il direttore creativo di tutte le linee di prodotto Gucci. Lo stilista vive e lavora fra Londra, Parigi, Firenze e Milano ed è attualmente alla testa di un gruppo di designer provenienti da varie parti del mondo.

A questi ruoli si affianca successivamente anche quello di chief designer di Yves Saint Laurent e di YSL Beauté. Insieme al CEO Domenico De Sole, Tom Ford rinnova e rilancia l’immagine di Gucci, traghettandola nel gotha del fashion, con uno stile sensuale e lussuoso, tra pollice dai colori pop, abiti cut-out total white, ricami preziosi, stivali in pitone, decolleté con morsetto e rivisitazione della storica Jackie O Bag.

A veicolare il nuovo corso della griffe sono anche le campagne internazionali studiate dallo stilista texano e scattate dai celeberrimi fotografi Richard Avedon, Helmut Newton, Mario Testino Herb Ritts. In dieci anni il giro di affari della maison fiorentina passa da 230 milioni a 3 miliardi di dollari. Nel 2004, quando la conglomerata francese Ppr (oggi gruppo Kering) rileva Gucci, il duo Ford-De Sole lascia l’azienda e fonda il marchio  Tom Ford.

ADV Gucci 2003 by Mario Testino

TOM FORD INTERNATIONAL

Dopo il debutto nell’eyewear in partnership con il Gruppo Marcolin, lo stilista sigla un accordo con Estée Lauder per la prima fragranza Tom Ford Black Orchi. Con un comunicato stampa nel febbraio 2006 Ford annuncia il sodalizio con il Gruppo Ermenegildo Zegna per produrre – in piccole fabbriche artigianali tra Padova, Biella e Novara – e distribuire le linee uomo di prêt-à-porter, alta sartoria, accessori e calzature. Nell’aprile del 2007, con l’apertura del primo flagship store a New York, bene lanciata la prima collezione uomo, all’insegna del rigore classico, ricercato nei tagli e nei materiali. La tradizione dell’alta sartoria italiana e il genio di Tom Ford creano un uomo la cui filosofia è in perfetto equilibrio tra il rigore classico e il gioco del costante reinventare, dove le regole dello stile vengono ristabilite.

Tom Ford’s campaign 2011

LA PRIMA LINEA FEMMINILE

La prima, attesissima, linea femminile firmata Tom Ford viene presentata a selezionati buyer e fashion editor nel 2010. La donna Tom Ford è affascinante e decisamente sexy. Le sue collezioni sono una celebrazione dello stile individuale e delle “donne vere”: Ford crea collezioni che, guidate da una coerenza e una consistenza stilistica, sono destinate a sopravvivere allo scorrere del tempo. A ispirare i suoi look sono donne bellissime come Lauren Hutton, Julianne Moore e Bianca Jagger, ma la sua musa per eccellenza la New York degli anni ’70. Terry Richardson è l’interprete migliore dell’immagine Ford, è il suo fotografo di fiducia, con cui collabora per tantissimi progetti e campagne pubblicitarie, che molto spesso sfidano la censura per le pose dai forti accenni sessuali, Ford è l’arbitro assoluto del suo successo e il suo senso dello stile è riconosciuto come impeccabile.

Tom Ford For Men by Terry Richardson

LA MODA UOMO

La sua moda uomo, invece, è come lui, classica e iperlussuosa, che non ha bisogno di strafare per ostentare sicurezza. Tom riesce a creare un’immagine maschie, cucita su sé stesso, in cui tutti vorrebbero riconoscersi. Al finale delle sfilate si presenta sulla passerella Gucci vestito di tuxedo classico e un bicchiere di whisky in mano, è il James Bon della moda, il golden man che tutti gli uomini vorrebbero essere.

Tom Ford sembra uno di quei geni del Rinascimento che aggiungevano titoli su titoli come Leonardo da Vinci, lo stilista americano è anche, infatti, regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, attore e all’occorrenza anche fotografo e modello (di sé stesso). Un brand più che un uomo, che ha deciso di espandere i suoi orizzonti conquistando anche il cinema. Ha raggiunto la fama mondiale negli anni ’90, con il rilancio di Gucci e  YSL, per poi mettersi alla guida del suo impero. È il sex symbol di tutte le donne e uomini, icona gay e self made man.

Lo stilista texano è tornato alla ribalta con una sfilata di moda uomo e donna durante la New York Fashion Week A/W 2018-2019, facendo parlare molto di sè. Molti i premi e i riconoscimenti conferitigli nel corso della sua carriera: nel 1997 è tra le 50 persone più belle secondo la rivista People, nel 2000 vince il Vogue Award come Migliore Designer Internazionale, e cinque riconoscimenti del Council of Fashion Designers of America (1996, 2001, 2002, 2004, 2008). Una nomination e un Queer Lion Award– come miglior film a tematica LGBT- al Festival del Cinema di Venezia anche per il suo A Single Man.

Tom Ford’s campaign 2016 by Nick Knight

IL CINEMA: UN FUTURO DA FILM

Il primo avvicinamento al cinema di Tom Ford non è da regista, ma bensì come attore. Nel film Zoolander di Ben Stiller, Tom interpreta sé stesso. Nel 2008, con la casa di produzione Fade to Black, si lancia davvero nel cinema con il suo primo film, A single man, tratto dal romanzo di Christopher Isherwood e interpretato da Colin Firth. La pellicola riceve un’ottima accoglienza alla 66esima Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, aggiudicandosi il  Queer Lion Award e la Coppa Volpi per miglior attore protagonista.

Nel 2016, sempre a Venezia, presenta il suo secondo lungometraggio, Animali notturni, vincendo il Gran Premio della Giuria e ricevendo le sue prime candidature ai Golden Globes come miglior sceneggiatore e miglior regista. Anche questa seconda pellicola è tratta da un libro, Tony e Susan di Austin Wright.

I suoi film colpiscono per l’eleganza, come c’era da aspettarsi da uno come lui, ma non sono semplicemente decorativi, sono storie forti, ben interpretate da grandi attori come Julianne Moore per A single man, grande amica di Ford, e Jake Gyllenhaal, Amy Adams e Micheal Shannon in Animali notturni. Aaron Taylor-Johnson vince il Golden Globe nel 2017 come miglior attore non protagonista per il secondo film.

LA RICERCA DELLA PERFEZIONE

Nei numerosi incontri con la stampa, Tom Ford non ha mai nascosto la sua maniacalità per i dettagli, egli si ritiene un perfezionista, fino al punto da uscirne pazzo, ha una personalità ossessiva, ma nella ricerca della perfezione ha sicuramente un risvolto assai positivo. Tra le curiosità che lo riguardano anche la dipendenza dal botox, con il quale giura di aver chiuso dalla nascita di suo figlio. Ha l’abitudine di girare nudo per casa quando è da solo, ma vestirsi bene per lui è un segno di educazione, infatti il compito dello stilista è quello di aiutare donne e uomini a diventare la migliore versione di sé.

Diversi i colleghi di cui ha apprezzato il lavoro, a partire da Karl Lagerfeld e Alexander McQueen, lo stilista inglese scomparso nel 2010. Proprio alla notizia della morte di McQueen, Tom Ford aveva dichiarato: “Alcuni fashion designer sono degli artisti. Alexander McQueen era un artista. Le sue creazioni ti lasciavano senza fiato, erano spettacolari, con una storia da raccontare. Quello che faccio io invece, e l’ho sempre detto, è design commerciale”. Sarà anche multi-talentuoso come un uomo del Rinascimento, ma Tom Ford è anche molto onesto.

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