ANTEPRIMA

Anteprima è un marchio italiano di moda pronta, nato nel 1993.

L’immagine di donna che propone il brand Anteprima è quella di un’ideale opera d’arte in perenne cambiamento ed evoluzione. Lo stile creato da Izumi Ogino, stilista del marchio, ha un volto senza tempo.

Sensibile alla bellezza classica, che oltrepassa le epoche e resiste alle mode, la moda di Anteprima è intuitiva ed elegante, da apprezzare in ogni situazione. Adatta ad una donna versatile e raffinata, intelligente, femminile e gioiosa.

La qualità di altissimo livello proposta da Anteprima si ispira alle esperienze personali della stilista, determinato il successo del brandnelle città più glamour e vivaci del mondo.

Fin dagli esordi, il marchio crea collezioni eleganti che completano pienamente le inclinazioni mondane e creative delle donne che guardano al brand. L’attenzione al lusso e alla bellezza rifiutano di essere incasellati in artificiosi confini culturali.

ANTEPRIMA WIREBAG

La borsa icona del brand è un oggetto iconico e intramontabile che accompagna la donna di Anteprima in ogni momento della giornata. Una borsa che attira l’attenzione e riesce a rimanere discreta nella sua eleganza. La bag utilizza solo materiali pregiati e di indiscussa qualità; con una vasta gamma di colori che donano lucentezza e brillantezza all’accessorio must.

LA STORIA DEL BRAND

Il brand Anteprima fa capo a Sidefame Italia, società del Gruppo Fenix di Hong Kong. Le collezioni sono coordinate dallo stilista giapponese Izumi Ogino. Vende il 60 per cento della produzione in Estremo Oriente, dove è forte di 26 negozi monomarca. In Europa, ha vetrine a Parigi e a Milano.

2000. Apre il negozio monomarca di Milano, in corso Como 9. Anteprima inizia il nuovo secolo con una particolare attenzione agli accessori: fiore all’occhiello del brand è la linea di wirebag, le speciali borse in pvc.

2003. Si consolida il mercato estremo orientale. Oggi sono in tutto 13 le città del Sol Levante che dispongono di punti vendita Anteprima: 7 i negozi a Tokyo, 5 a Hong Kong, 3 a Taipei.

Sposaitalia

Sposaitalia. Rassegna organizzata da Expo cts ed Efima che, ogni anno, presenta a Milano in anteprima le collezioni di abiti e accessori per la moda dedicata alla sposa e alla cerimonia. Vi partecipano più di 100 aziende, leader del settore sui mercati internazionali. Arrivano visitatori da circa 50 paesi. Dal 1998 Sposaitalia si tiene nel mese di luglio. Il Salone, cuore di un settore fortemente creativo e al contempo industriale, offre anche eventi di immagine, qualificati servizi innovativi, fra cui l’area dedicata alle tendenze moda, incontri di studio, analisi di mercato e mostre di costume e cultura della moda.

Abate

Abate
Abate

Abate, creatore italiano di gioielli e imprenditore della moda. Suo padre vantava un’antica tradizione di orafo in Sicilia. Lascia gli studi d’ingegneria a Torino e muove i primi passi nell’oreficeria. Nel 1960, avvia il sodalizio con Mila Nutrizio Schön, fondando la griffe Mila Schön, un grande successo imprenditoriale e creativo. Nel ’78 fonda la Schontess, a Fino Mornasco, azienda che studia e produce tessuti pregiati, confeziona cravatte, foulard anche per conto terzi. Alla metà degli anni ’80 cede la sua quota della maison Schön a un gruppo giapponese. Nell’85 viene eletto presidente della Camera della Moda, carica che manterrà per 6 anni, durante i quali trasforma la scalinata di Trinità dei Monti a Roma nella passerella della moda italiana per serate in mondovisione. Nello stesso periodo, si dedica al marchio che porta il suo nome e che produce prêt-à-porter. Apre negozi monomarca a Milano e a Porto Cervo, mentre continua a creare una sua linea di gioielleria. Vicenza, nell’ambito della manifestazione Orogemma, gli ha dedicato una mostra retrospettiva.

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Halley

Aquascutum

aquascutum
aquascutum

Aquascutum Fondata a Londra, nel 1851. E il nome latino significa “scudo per l’acqua”. Gli impermeabili Aquascutum furono utilizzati dall’esercito britannico durante la guerra di Crimea e l’assedio di Sebastopoli. Ma, lunghi sino alle caviglie, ornati da spalline, virilmente militareschi piacquero anche agli elegantoni dell’epoca e continuarono a trovare posto nel guardaroba maschile lungo tutto il ‘900. Prima della guerra ’14-’18, la casa inizia la fabbricazione di impermeabili da donna e nel ’14 mette in produzione il leggendario trench-coat indossato dagli ufficiali, il cui modello è rimasto praticamente invariato fino a oggi e la cui paternità è rivendicata anche da Burberry’s. La seconda guerra mondiale miracola ulteriormente i bilanci dell’azienda.

Vestono Aquascutum gli uomini della Royal Air Force. La casa di Regent Street brevetta gli impermeabili in Wyncol D. 711, cotone mischiato a nylon. Negli anni ’50, comincia a usare un gabardine di cotone cangiante e a foderare di raso o flanella i nuovi modelli. A partire dal decennio ’60, allarga la sua produzione ad altri capi per l’uomo e la donna. Nel ’76, brevetta un disegno scozzese, il Club-Check, per le proprie fodere.

2000. Michael Herz diventa “head designer” per l’abbigliamento femminile.

2001. Ricorre il 1500 anniversario di fondazione. Per festeggiare l’avvenimento viene organizzato un grande fashion show a Palazzo Corsini, a Firenze: è il primo evento del genere allestito da Aquascutum negli ultimi 5 anni. A gennaio Nervesa, che detiene la licenza di Aquascutum per l’Italia, affianca alla propria collezione i capi della linea Aquasport by Aquascutum nel nuovo show room di corso Venezia a Milano, per celebrare il secolo e mezzo del brand. Hayley Green assume la carica di designer degli accessori: è la prima tappa di uno svecchiamento nella linea e di un ampliamento della produzione degli accessori, che porterà a un incremento del 20 per cento nell’autunno-inverno 2002. Il cambio di strategia frutta un sensibile aumento delle vendite di cinture e oggetti in pelle che si attesta su un più 68 per cento al volgere dell’anno. La collezione degli accessori primavera-estate 2003 conferma la tendenza all’espansione.

Antonioli

Claudio Antonioli
Claudio Antonioli

Antonioli, negozio multibrand di articoli di moda e di tendenza, fondato a Milano nel 1987 da Claudio Antonioli, è considerato uno dei punti di riferimento per lo shopping milanese più ricercato.

Il primo store viene aperto negli anni Ottanta, in piazza Lima, a Milano, vicino all’arteria di corso Buenos Aires e dal 2003 si trasferisce in via Pasquale Paoli 1, a ridosso del Naviglio Grande, in una location più ampia, dagli spazi più moderni e studiati.

Il negozio diventa presto il punto di riferimento di una clientela esigente, che rifugge dall’omologazione stilistica ed è alla ricerca di capi alternativi dal design innovativo e d’avanguardia. Creazioni di Alexander McQueen, Dries Van Noten, Dior,  Martin Margiela e Ann Demeulemeester, ancora Dolce & Gabbana, Antonio Marras, Haider Ackermann vengono mixati con disinvoltura a collezioni di giovani stilisti emergenti.

Lo stile da outsider, ma di tendenza, accomuna tutte le proposte di prodotto che vengono esposte in una cornice architettonica moderna di uno spazio di 400 mq, risultato dalla fusione di un ex cinema muto con un garage, curata dall’architetto Vincenzo De Cotiis. Gli interni minimali sono volti a valorizzare gli abiti, gli accessori e le calzature, esposti con cura, quali veri protagonisti dello store. Un servizio di personal shopper è a disposizione dei clienti per aiutarli nella scelta del look migliore.

Dato il successo dell’attività, a partire dal 2008, il business si allargherà con l’apertura di un secondo store a Lugano; nel 2010 toccherà a Torino, con una boutique curata nei suoi interni dall’architetto Anna Tumaini. Antonioli è anche una piattaforma interattiva che offre la possibilità di effettuare acquisti senza confini geografici, attraverso il servizio di boutique online.

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La Rinascente

Domus Academy

Domus Academy. Centro di studi post-universitari fondato nel 1983 a Milano da un gruppo di professionisti, tra cui lo stilista Gianfranco Ferré. Si dedica alla formazione professionale, alla ricerca industriale e alla promozione di iniziative culturali. Ha un master in Fashion Design: corso strutturato in ricerca di gruppo. Fra gli insegnanti, lo staff di Moschino, lo stilista Stephan Janson, i giornalisti Renata Molho, Titti Matteoni, Aldo Premoli, Donata Sartorio, la designer Daniela Pupa e Nancy Martin (tessuti), Ampelio Bucci (marketing). Si lavora su progetti coprendo i vari aspetti della moda, dalla cultura del design al management industriale. Fra le altre attività della Domus Academy, il Research Center per ricerche professionali nell’ambito del design; l’editoria; l’organizzazione di mostre, come quella dedicata alla Moda Italiana nell’88 a New York; la Domus Design Agency che dal ’91 fornisce progetti di design alle aziende; il Future Fashion Lab, un laboratorio di ricerca permanente che trimestralmente produce per svariati clienti una sintesi delle tendenze di stili, di consumo e di cultura dell’abbigliamento. Nel ’95, la Domus Academy ha vinto il Compasso d’Oro alla carriera.

TOM FORD

Indice:

  1. Gli esordi: dal Texas a New York
  2. Il grande salto: l’uomo che salvò Gucci
  3. Tom Ford International
  4. La prima linea femminile
  5. La moda uomo
  6. Il cinema: un futuro da film
  7. La ricerca della perfezione
  8. Tom Ford presidente del CFDA Council of Fashion Designers of America

GLI ESORDI: DAL TEXAS A NEW YORK

Tom Ford by Terry Richardson

Thomas Carlyle Ford, meglio conosciuto come Tom Ford, nasce a Austin, Texas, il 27 agosto 1961. Figlio di due agenti immobiliari, trascorre l’infanzia tra Houston e Santa Fe. Si trasferisce a New York a 17 anni, nella Grande Mela frequenta lo Studio 54, dove conosce e frequenta Andy Warhol. Gli eccessi della vita mondana lo distraggono dagli studi, portandolo, nel 1980, a trasferirsi a Los Angeles, dove intraprende  la carriera di attore, cercando di affermarsi negli spot televisivi. Dopo due anni torno a New York per studiare architettura alla Parsons School of Design.

Un’esperienza di stage a Parigi, nell’ufficio stampa di Chloé, lo convince a cambiare indirizzo di studi e iniziare l’esperienza nel mondo della moda. Inizia una collaborazione con Cathy Hardwick, per poi nel 1988 assumere la direzione del design di Perry Ellis sotto la supervisione di un altro futuro gigante della moda, Marc Jacobs.

Tom Ford

IL GRANDE SALTO: L’UOMO CHE SALVÒ GUCCI

Tom Ford nel backstage della sfilata Gucci

Nel 1990 Tom Ford si trasferisce a Milano e fa il suo ingresso come responsabile dell’abbigliamento della linea ready to wear donna, nella maison Gucci, allora in forti difficoltà finanziarie. Il successo è immediato: la storica griffe, che soffriva di un’immagine troppo legata al passato, viene completamente rinnovata e conquista, sin dalla prima sfilata. Nel 1992 assume la carica di direttore del design e nel 1994, quando Gucci viene rilevata dal fondo del Bahrain Investcorp, ne diventa il direttore creativo di tutte le linee di prodotto Gucci. Lo stilista vive e lavora fra Londra, Parigi, Firenze e Milano ed è attualmente alla testa di un gruppo di designer provenienti da varie parti del mondo.

A questi ruoli si affianca successivamente anche quello di chief designer di Yves Saint Laurent e di YSL Beauté. Insieme al CEO Domenico De Sole, Tom Ford rinnova e rilancia l’immagine di Gucci, traghettandola nel gotha del fashion, con uno stile sensuale e lussuoso, tra pollice dai colori pop, abiti cut-out total white, ricami preziosi, stivali in pitone, decolleté con morsetto e rivisitazione della storica Jackie O Bag.

A veicolare il nuovo corso della griffe sono anche le campagne internazionali studiate dallo stilista texano e scattate dai celeberrimi fotografi Richard Avedon, Helmut Newton, Mario Testino Herb Ritts. In dieci anni il giro di affari della maison fiorentina passa da 230 milioni a 3 miliardi di dollari. Nel 2004, quando la conglomerata francese Ppr (oggi gruppo Kering) rileva Gucci, il duo Ford-De Sole lascia l’azienda e fonda il marchio  Tom Ford.

ADV Gucci 2003 by Mario Testino

TOM FORD INTERNATIONAL

Dopo il debutto nell’eyewear in partnership con il Gruppo Marcolin, lo stilista sigla un accordo con Estée Lauder per la prima fragranza Tom Ford Black Orchi. Con un comunicato stampa nel febbraio 2006 Ford annuncia il sodalizio con il Gruppo Ermenegildo Zegna per produrre – in piccole fabbriche artigianali tra Padova, Biella e Novara – e distribuire le linee uomo di prêt-à-porter, alta sartoria, accessori e calzature. Nell’aprile del 2007, con l’apertura del primo flagship store a New York, bene lanciata la prima collezione uomo, all’insegna del rigore classico, ricercato nei tagli e nei materiali. La tradizione dell’alta sartoria italiana e il genio di Tom Ford creano un uomo la cui filosofia è in perfetto equilibrio tra il rigore classico e il gioco del costante reinventare, dove le regole dello stile vengono ristabilite.

Tom Ford’s campaign 2011

LA PRIMA LINEA FEMMINILE

La prima, attesissima, linea femminile firmata Tom Ford viene presentata a selezionati buyer e fashion editor nel 2010. La donna Tom Ford è affascinante e decisamente sexy. Le sue collezioni sono una celebrazione dello stile individuale e delle “donne vere”: Ford crea collezioni che, guidate da una coerenza e una consistenza stilistica, sono destinate a sopravvivere allo scorrere del tempo. A ispirare i suoi look sono donne bellissime come Lauren Hutton, Julianne Moore e Bianca Jagger, ma la sua musa per eccellenza la New York degli anni ’70. Terry Richardson è l’interprete migliore dell’immagine Ford, è il suo fotografo di fiducia, con cui collabora per tantissimi progetti e campagne pubblicitarie, che molto spesso sfidano la censura per le pose dai forti accenni sessuali, Ford è l’arbitro assoluto del suo successo e il suo senso dello stile è riconosciuto come impeccabile.

Tom Ford For Men by Terry Richardson

LA MODA UOMO

La sua moda uomo, invece, è come lui, classica e iperlussuosa, che non ha bisogno di strafare per ostentare sicurezza. Tom riesce a creare un’immagine maschie, cucita su sé stesso, in cui tutti vorrebbero riconoscersi. Al finale delle sfilate si presenta sulla passerella Gucci vestito di tuxedo classico e un bicchiere di whisky in mano, è il James Bon della moda, il golden man che tutti gli uomini vorrebbero essere.

Tom Ford sembra uno di quei geni del Rinascimento che aggiungevano titoli su titoli come Leonardo da Vinci, lo stilista americano è anche, infatti, regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, attore e all’occorrenza anche fotografo e modello (di sé stesso). Un brand più che un uomo, che ha deciso di espandere i suoi orizzonti conquistando anche il cinema. Ha raggiunto la fama mondiale negli anni ’90, con il rilancio di Gucci e  YSL, per poi mettersi alla guida del suo impero. È il sex symbol di tutte le donne e uomini, icona gay e self made man.

Lo stilista texano è tornato alla ribalta con una sfilata di moda uomo e donna durante la New York Fashion Week A/W 2018-2019, facendo parlare molto di sè. Molti i premi e i riconoscimenti conferitigli nel corso della sua carriera: nel 1997 è tra le 50 persone più belle secondo la rivista People, nel 2000 vince il Vogue Award come Migliore Designer Internazionale, e cinque riconoscimenti del Council of Fashion Designers of America (1996, 2001, 2002, 2004, 2008). Una nomination e un Queer Lion Award– come miglior film a tematica LGBT- al Festival del Cinema di Venezia anche per il suo A Single Man.

Tom Ford’s campaign 2016 by Nick Knight

IL CINEMA: UN FUTURO DA FILM

Il primo avvicinamento al cinema di Tom Ford non è da regista, ma bensì come attore. Nel film Zoolander di Ben Stiller, Tom interpreta sé stesso. Nel 2008, con la casa di produzione Fade to Black, si lancia davvero nel cinema con il suo primo film, A single man, tratto dal romanzo di Christopher Isherwood e interpretato da Colin Firth. La pellicola riceve un’ottima accoglienza alla 66esima Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, aggiudicandosi il  Queer Lion Award e la Coppa Volpi per miglior attore protagonista.

Nel 2016, sempre a Venezia, presenta il suo secondo lungometraggio, Animali notturni, vincendo il Gran Premio della Giuria e ricevendo le sue prime candidature ai Golden Globes come miglior sceneggiatore e miglior regista. Anche questa seconda pellicola è tratta da un libro, Tony e Susan di Austin Wright.

I suoi film colpiscono per l’eleganza, come c’era da aspettarsi da uno come lui, ma non sono semplicemente decorativi, sono storie forti, ben interpretate da grandi attori come Julianne Moore per A single man, grande amica di Ford, e Jake Gyllenhaal, Amy Adams e Micheal Shannon in Animali notturni. Aaron Taylor-Johnson vince il Golden Globe nel 2017 come miglior attore non protagonista per il secondo film.

TOM FORD E LA RICERCA DELLA PERFEZIONE

Nei numerosi incontri con la stampa, Tom Ford non ha mai nascosto la sua maniacalità per i dettagli, egli si ritiene un perfezionista, fino al punto da uscirne pazzo, ha una personalità ossessiva, ma nella ricerca della perfezione ha sicuramente un risvolto assai positivo. Tra le curiosità che lo riguardano anche la dipendenza dal botox, con il quale giura di aver chiuso dalla nascita di suo figlio. Ha l’abitudine di girare nudo per casa quando è da solo, ma vestirsi bene per lui è un segno di educazione, infatti il compito dello stilista è quello di aiutare donne e uomini a diventare la migliore versione di sé.

Diversi i colleghi di cui ha apprezzato il lavoro, a partire da Karl Lagerfeld e Alexander McQueen, lo stilista inglese scomparso nel 2010. Proprio alla notizia della morte di McQueen, Tom Ford aveva dichiarato: “Alcuni fashion designer sono degli artisti. Alexander McQueen era un artista. Le sue creazioni ti lasciavano senza fiato, erano spettacolari, con una storia da raccontare. Quello che faccio io invece, e l’ho sempre detto, è design commerciale”. Sarà anche multi-talentuoso come un uomo del Rinascimento, ma Tom Ford è anche molto onesto.

TOM FORD PRESIDENTE DEL CFDA – COUNCIL OF FASHION DESIGNERS OF AMERICA

Nel marzo del 2019, Tom Ford è eletto charmain del CFDA – Council of Fashion Designers of America, raccogliendo il testimone di Diane von Fürstenberg, al timone per sedici anni.

Tra le priorità dello stilista di origini texane, la globalizzazione della New York Fashion Week, in grave crisi dal 2018. L’obiettivo, dunque, è catalizzare l’attenzione sulla moda Made USA e non sulla New York fashion Week.

Fa discutere, però, la sua scelta di sfilare, con la collezione autunno/inverno 2020-21 a Los Angeles, producendo un effetto domino nei big in calendario.

Nel mio ruolo di presidente del Council of Fashion Designer of America – dichiara – il mio intento è quello di globalizzare e attirare l’attenzione sulla moda americana. Non c’è davvero nessun palcoscenico più importante del mondo in un dato momento dell’anno come Los Angeles durante gli Oscar“.

ALESSI

Alessi S.p.A. è un’azienda italiana produttrice di oggetti di design, fondata da Giovanni Alessi nel 1921.

Alessi è tra le maggiori aziende operanti nel settore del disegno industriale.

L’AZIENDA

L’azienda si trova a Crusinallo, una frazione di Omegna, in Piemonte. Fondata da Giovanni Alessi nel 1921, l’impresa affonda le sue radici nella tradizione artigianale della lavorazione del legno e del metallo caratteristica della Valle Strona e dell’area che si affaccia sul lago d’Orta, dove è situata Omegna.

Questa attività nasce come laboratorio metallurgico con fonderia. Si può riassumere la storia di Alessi, dal 1921 ad oggi, come la successione di tre generazioni di imprenditori, nelle quali troviamo una coppia di fratelli le cui attività e ingegni sono complementari e portano a una nuova tappa dello sviluppo dell’impresa.

Dal 1921 alla seconda guerra mondiale, è una manifattura creata da Giovanni Alessi insieme al fratello Carlo (FAO – Fratelli Alessi Omegna). A partire dal dopoguerra inizia la prima profonda trasformazione che porterà dalla manifattura all’industria guidata da Carlo ed Ettore Alessi (ALFRA – ALessi FRAtelli). Nel 1970, con l’ingresso in azienda di Alberto Alessi, figlio di Carlo, ha luogo la terza trasformazione: l’azienda diventa una delle “Fabbriche del design Italiano” (ALESSI).

Michele Alessi, fratello di Alberto entra in azienda nel 1975. Attualmente l’impresa è guidata da un consiglio di amministrazione interamente formato da membri della famiglia Alessi: oltre ad Alberto e Michele, il loro fratello Alessio e il cugino Stefano Alessi.

GLI INIZI

I primi oggetti disegnati risalgono alla metà degli anni trenta, quando Carlo Alessi, figlio del fondatore, iniziò la sua attività all’interno dell’azienda del padre, per poi assumerne la direzione negli anni cinquanta.

Molti dei prodotti realizzati dall’azienda fino al 1945 furono disegnati da Carlo; dopo tale data egli abbandonò completamente la progettazione per dedicarsi esclusivamente alla direzione aziendale. Il design, nel senso che attualmente è dato a questo termine, diviene la componente principale dell’attività di Alessi a partire dagli anni settanta quando Alberto Alessi inizia a collaborare con una serie di designer esterni, come Achille Castiglioni, Ettore Sottsass, e soprattutto Richard Sapper, autore della famosa caffettiera espresso 9090 e di altri oggetti.

Dagli anni ottanta, le collaborazioni con i più grandi nomi del design italiano e internazionale fanno sì che i prodotti dell’azienda siano caratterizzati dall’essere il risultato di una ricerca poetica ed espressiva, tipica dell’attività di un “laboratorio che opera nel campo delle arti applicate”.

Tale politica aziendale si riconduce all’idea di artigianato che l’azienda vuole tramandare per coerenza con le proprie radici e con quei movimenti creativi e intellettuali che a partire dalle Arts and Crafts di metà ‘800 hanno avuto l’obiettivo di riqualificare artisticamente la produzione seriale. Di tali movimenti le “Fabbriche del design italiano”, fra cui vi è Alessi, sono le “eredi spirituali”.

L’outlet presso la fabbrica Alessi ad Omegna

Fra i designer che negli anni hanno collaborato con Alessi, si ricordano: Alessandro Mendini, Aldo Rossi, Ettore Sottsass, Richard Sapper, Achille Castiglioni, Stefano Giovannoni e Philippe Starck. Nel 2004 Alessi ha presentato l’operazione di progetto Tea & Coffee Towers, 20 servizi da tè e caffè progettati da un gruppo di architetti internazionali, fra i quali Greg Lynn, Gary Chang, MVRDV, Tom Kovac, SANAA – Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa, David Chipperfield, William Alsop, Dezsö Ekler, Zaha Hadid, Toyo Ito e Jean Nouvel.

L’azienda, attualmente esporta il 65% della propria produzione in 60 paesi diversi.

In riconoscimento della “storia famigliare e industriale che hanno guidato il design italiano legato alla cucina” ad Alberto Alessi è stato attribuito il Premio Artusi 2015 da parte del Comune di Forlimpopoli.

1921 la manifattura fao

La prima produzione della FAO si ispira ai canoni dettati dalle più prestigiose aziende di articoli per la casa d’inizio secolo, con particolare attenzione verso quelle austriache ed inglesi. Giovanni aveva una vera ossessione per la qualità e per il lavoro ben fatto: i suoi prodotti in rame, ottone e alpaca, poi nichelati, cromati o argentati, divengono presto conosciuti per la grande cura esecutiva e la perfetta finitura. Nel 1932 Carlo Alessi, primogenito di Giovanni, entra giovanissimo in azienda: disegna la maggior parte degli oggetti prodotti tra la metà degli anni ’30 e il 1945.
1945 la trasformazione industriale
Nel corso degli anni ’50 l’azienda abbandona progressivamente l’uso dei metalli morbidi a favore dell’acciaio inossidabile, trasformando la produzione da artigianale ad industriale. Carlo Alessi, primogenito del fondatore, diventa direttore generale. Il fratello Ettore, entrato nell’azienda nel ’45, diviene responsabile dell’ufficio tecnico, rafforzandone l’identità progettuale: sotto la sua guida sono creati alcuni “tipi industriali”, come cestini e portaagrumi prodotti con il filo d’acciaio. Con Ettore l’ALFRA si apre anche alla collaborazione con designer esterni: Luigi Massoni, Carlo Mazzeri e Anselmo Vitale.

1970 la fabbrica del design

Alberto è mosso da un’intuizione semplice ma rivoluzionaria: la funzionalità non esaurisce il legame tra le persone e gli oggetti. Servono poesia, emozione, identità. Alberto Alessi ha descritto la sua carriera come il susseguirsi di una serie di incontri. Franco Sargiani, Ettore Sottsass, Richard Sapper, Achille Castiglioi, Alessandro Mendini, Aldo Rossi, Michael Graves, Philippe Starck sono stati quelli che, tra gli anni ’70 e ’80 hanno contribuito a trasformare definitivamente l’azienda.

1980 il periodo post-moderno

L’operazione nasce dal desiderio di esplorare il mondo dell’architettura per individuare talenti in grado di rinnovare il linguaggio del design. Il “Tea & Coffee Piazza” ottiene considerevole successo, accreditando definitivamente Alessi tra le Fabbriche del Design Italiano. Vengono scoperti due nuovi grandi designer: Aldo Rossi e Michael Graves.

1990 nuovi materiali

Importante decisione è quella di usare materiali diversi dall’acciaio. L’azienda si apre così alla plastica; al legno (nell’89 con Twerg); al vetro, alla porcellana e alla ceramica (nel ’92 con Tendentse e 100% Make up).

2000 l’eclettismo

Gli anni ’00 si aprono col progetto “Tea & Coffee Towers”, il cui precedente era nel ’93. L’operazione avvia una nuova serie di collaborazioni dalle quali nascono veri e propri prodotti industriali, come quelli di David Chipperfield, di Doriana e Massimiliano Fuksas, di Toyo Ito, di SANAA, di Wiel Arets e di Yan Kaplicky. La produzione Alessi riflette il carattere eclettico che aveva assunto già dalla metà degli anni ’90. La capacità dell’azienda di collaborare sempre con nuovi designer si riflette in una collezione di oggetti diversi per materiale e tipologia. Ma soprattutto, per linguaggio progettuale.

collaborazioni

1921 ufficio tecnico alessi
le origini dell’UTA si trovano in un piccolo laboratorio artigianale aperto da Giovanni Alessi, insieme al fratello, nel 1921. un'”officina meccanica per la lavorazione della lastra in ottone e alpacca, con fonderia” in cui si creano oggetti per la casa.

1932 Carlo Alessi

il design, nel significato che gli diamo oggi, fa la sua comparsa nella storia di Alessi con Carlo, figlio di Giovanni, fondatore dell’azienda. Formatoi da disegnatore industriale, a lui si devono quasi tutti i prodotti fino al ’45. A quell’anno risale il suo ultimo progetto “Bombé”, archetipo del design italiano. Con gli anni ’50 subentra al padre nella gestione.

1945 Mazzieri, Massoni, Vitale

Nel ’55 inizia la collaborazione con i designer esterni: gli architetti Mazzieri, Massoni e Vitale vengono invitati a disegnare una serie di oggetti per forniture alberghiere. Sono un punto di svolta culturale: introducono nel mondo “casalingo” i concetti di autore, progetto e design.
Nel ’57 lo shaker 870, il secchiello da ghiaccio 871 e le molle per ghiaccio 505 vengono selezionate per la XI Triennale di Milano: per la prima volta Alessi partecipa a una mostra sulla produzione industriale “d’autore”.

1970

Franco Sargiani, Eija Helander sono i primi progettisti con i quali Alberto Alessi, appena entrato inazienda, collabora. Grafica, packaging e progettazione di stand fanno parte del sodalizio. Sono anche gli autori del logotipo Alessi, che comincia ad essere usato nel ’71, e del programma 8, un sistema di oggetti per la tavola, componibili e con base quadrate o rettangolare.
Nei primi anni ’70 un gruppo di grafici italiani porta avanti una serie di ricerche tra prodotto e grafica. Sono Silvio Coppola, Giulio Confalonieri, Franco Grignani, Bruno Munari e Pino Tovaglia, sotto il nome di Exhibition Design. Disegnano per Alessi una collezione di cestini e vassoi dalle linee radicalmente nuove. Emblema il vassoio Tiffany di Coppola.

1972 Sottsass

Ettore Sottsass arrivò ad Alessi preceduto dalla fama del suolavoro per Olivetti. Una specie di filosofo pieno di fascino, con cui Alberto discusse dei temi alti del design e del ruolo dell’industria nella società. Uno dei primi progetti fu la serie di oliere 5070: piccole architetture da tavola, tra gli oggetti ancora oggi più noti di Alessi.

1977-78

Alessandro Mendini, autore di “paesaggio casalingo” per Alessi (1979), è lo storiografo ufficiale dell’azienda. Come designer ha disegnato molto oggetti. Da architetto ha progettato, invece, due ampliamenti della fabbrica di Crusinallo, il Museo Alessi e numerose mostre ed allestimenti. Come design manager ha inventato e coordinato alcune delle più importanti operazioni di progetto sviluppate dall’azienda. Il cavatappi Anna G. è uno dei suo progetti divenuto icona per Alessi, il cui statuto di figura cult è argutamente sottolineato da un annuncio pubblicitario della Lowe Lintas Pirella Goettsche che la raffigura come una novella Marilyn.
Richard Sapper è entrato in Alessi grazie a Sottsass: “è quello della lampada Tizio, uno che non ha ancora fatto un progetto sbagliato”. Nel suo lavoro parte sempre dalla soluzione di un problema. I risultati sempre straordinari: la caffettiera espresso 9090, primo progetto Alessi per la cucina, o il bollitore con fischietto melodico 9091, primo dei bollitori d’autore.
Riccardo Dalisi ha condotto una ridefinizione della caffettiera napoletana. La sua ricerca è stata la più lunga nella storia dell’azienda, producendo negli anni un libro e più di 200 prototipi in latta, tutti funzionanti.

1982

Achille castiglioni, autore di Dry, il primo servizio di posate firmato Alessi, è stato un grande maestro. Curioso di tutto, dotato di particolare ironia ed eccezionale modestia. Un disegnatore di capolavori.

1983

Michael Graves, architetto, nell’85 disegna per Alessi un oggetto destinato a diventare un’icona del periodo: il bollitore 9093, con il suo inconfondibile fischietto a forma di uccellino rosso. Questo oggetto sarà il capostipite di una lunga serie: una fusione di suggestioni colte da tradizione europea, Decò, Pop americano e culture precolombiane.
Aldo Rossi, architetto diffidente nei confronti dell’industria, partecipa a fine anni ’70 a “Tea & Coffee Piazza”. Per Rossi la caffettiera è simbolo per eccellenza del rapporto dialettico tra l’architettura (o meglio l’urbanistica) e il paesaggio domestico in cui questo monumento in miniatura si inserisce. Da questa ricerca sono nate le caffettiere espresso La conica, La cupola e Ottagono, oltre ad altri oggetti legati al rito del caffè.
Robert Venturi partecipa agli stessi eventi di Aldo Rossi. Sul piano produttivo per Alessi disegna il vassoio The Campidoglio che, ispirato all’omonima piazza romana, è la versione in acciaio di quello progettato per l’operazione “Tea & Coffee Piazza”.

1985

Massimo Morozzi si occupa di riceda, immagine coordinata, product design e diventa anche art director. Tra i fondatori di Archizoom (1966), viene descritto da Mendini come “realista”, nel senso che affronta ogni tema sulla base della sua superficialità, dando vita ogni singola volta ad un oggetto nuovo ed autonomo, un vero e proprio personaggio. Ricordiamo “Pasta Set” che appena presentato, nessuno riconobbe come pentola da bollitura, vista la forma misteriosa ed affascinante.

1986

Philippe Stark, autore del popolarissimo “Juicy Salif”, incarna il design più innovatore, commovente, sentimentale. Pura poesia.
Enzo Mari respinge ogni orpello formale del design industriale. I primi incontri con Alessi risalgono agli anni ’70, quando Alessi desidera produrre il vassoio Arran disegnato da Mari per Danese: la cosa riesce solo nel ’97, 20 anni dopo.

1989

Mario Botta incontra Alessi nell’89 quando disegna Eye, uno dei primi orologi da polso dell’azienda. Nel 2000 un altro progetto: la coppia di caraffe Mia e Tua, esempi di linguaggio equilibrato, diretto e significativo.
Alla fine degli anni ’80 Mendini porta da Alessi due giovani architetti di Firenza. Stefano Giovannoni e Guido Venturini. Giocosi, elementari, con un linguaggio da cartoon. Tra i loro disegni spicca un vassoio col bordo traforato da un motivo di omini, come quelli che i bambini fanno con le forbici. Girotondo, è questo il progetto, diventa un pezzo forte non solo per il gruppo dei due, King Kong, ma altrettanto per Alessi.
Con Stefano Giovannoni Alessi darà vita a numerosi prodotti di grande successo: lo scopino da bagno Merdolino, la biscottiera Mary Biscuit e la serie di pentole Mami, presentata nel ’99 in acciaio inossidabile. Con la fine degli anni ’90, infatti, si chiude il periodo colorato dei primi oggetti in plastica alla ricerca di materiali più classici, stabili, duraturi.
Venturini per Alessi disegnerà, invece, personaggi stralunati e fuori dalla norma, come la zuccheriera Gino Zucchino o la caffettiera Inka. Linee morbide e pittoriche per il servizio di piatti Acquerello e le posate All-Time.

1991

Branzi disegna per Alessi oggetti dedicati alla piccola serie. Tra questi, l’acchiappastuzzicadenti CO1369 e l’apribottiglie Ercolino, prodotti in legno che lo vedono attento ai temi dell’ecologia e delle forme naturali.

1992

Frank Gehry, tra i più noti architetti internazionali, famoso per l’aspetto scultorei delle sue opere. Alla forma di due pesci guizzanti sono ispirati il tappo melodico e il manico del bollitore Pito, che Gehry disegna per Alessi nel ’92.

SELETTI

Seletti apre i battenti nel 1964 a Cicognara, in provincia di Mantova. L’azienda si concentra su progetti di design e sulle caratteristiche creative delle eccellenze italiane.

Indice

  1. Le origini
  2. Stefano Seletti
  3. L’arte quotidiana di Seletti
  4. Le collezioni
  5. Collaborazioni
  6. Lighting design
  7. Store
    1. Milano pop-up store
  8. Designer
    1.  Alessandra Baldereschi
    2. Alessandro Dubini
    3. Alessandro Zambelli
    4. Alistair Law
    5. Antonio Arico
    6. BBMDS
    7. Cristina Celestino
    8. CTRLZAK Art & Design Studio
    9. Elena Salmistraro
    10. Emanuele Magini
    11. Gio Tirotto
    12. Héctor Serrano
    13. Lorenzo Petrantoni
    14. Marcantonio Raimondi Malerba
    15. Maxime Ansiau
    16. Note design studio
    17. Sebastiano Tosi
    18. Studio AMeBE
    19. Studio job

Le origini

Seletti apre i battenti nel 1964 a Cicognara, in provincia di Mantova. L’azienda si concentra su progetti di design e sulle caratteristiche creative delle eccellenze italiane. Fin dalla sua fondazione, ha perseguito la missione di valorizzare la professionalità, il servizio e soprattutto una ricerca di prodotti senza fine, cercando di migliorare, innovare e originalità. Romano e Maria Seletti, genitori di Stefano e fondatori del brand, da subito sviluppano rapporti d’affari in Cina, Thailandia, India e tutto l’Oriente, grazie anche al supporto di Luigi Goglio, esperto in relazioni commerciali internazionali.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Banana, Studio job
Banana, Studio job

Nel 1972, da vero pioniere, Romano intuisce che il futuro della produzione si concentrerà in Estremo Oriente e comincia una vivace e florida attività di importazione. Non si tratta di una mera operazione di compravendita, ma di scelte ragionate e attive su gamme di prodotti in grado di anticipare il mercato e le tendenze. L’azienda nel tempo si espande e risponde con estrema versatilità alle dinamiche mutevoli del mercato e della distribuzione.

Verso la fine degli anni ’80, porta con sè il 17enne Stefano, che da quel viaggio trae una forte ispirazione. Nel frattempo, si è aperto il mercato della grande distribuzione organizzata (Gdo), e proprio con l’ingresso in azienda di Stefano, la Seletti comincia a rifornire gli ipermercati con confezioni ad hoc.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Love in Bloom
Love in Bloom

“Inizialmente mio padre importava le tazze di latta, le tovaglie di plastica, i cestini portapenne di bambù, i sottopentola di paglia che tutti avevano in casa…e li vendeva nei mercati. La distribuzione era questa: importatore, grossista, poi il prodotto veniva venduto nei mercati rionali di Roma, Napoli, Torino. Siamo stati i primi a mettere i codice a barre su questi prodotti e siamo stati i primi a dare un servizio legato al packaging del prodotto.Stefano Seletti.

Seletti ha scritto e continua a delineare la storia italiana del design e dell’arredo.

Stefano Seletti

Stefano, dai primi anni ’90, è il patron di Seletti, che dai pentolini da latte e i battipanni venduti nei mercati rionali di Roma è passata agli scaffali del MoMA Design Store di New York. Insieme alla sorella Miria, è a capo di una delle aziende che hanno costruito la memoria quotidiana del design e dell’arredo in Italia.

La prima intuizione di Stefano risale agli inizi della sua carriera in Seletti. I colossi della Gdo ben presto si erano, infatti, accorti che era possibile importare direttamente dalla Cina. Stefano capisce che l’attività andava ripensata. Mossa geniale: Stefano vede i bicchierini di plastica del caffè e pensa a riprodurli in materiale nobile. E così nasce Estetico Quotidiano, una linea che è tuttora tra le più richieste di Seletti. Stefano segna il punto di non ritorno, quello della definitiva scelta di applicare nuovi concetti estetici a oggetti di uso comune.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Estetico Quotidiano
Estetico Quotidiano

Il networking delle conoscenze e delle curiosità culturali, la volontà di unire quotidianità a unicità artistica, sono dunque alla base di questa sorta di crescita rinnovata. L’orizzonte creativo continua quindi ad allargarsi: nuovi materiali, dal metallo al vetro alla porcellana e nuove tipologie di oggetti, che s’impongono rapidamente come inediti classici, invadono le collezioni del gruppo. I prodotti si arricchiscono insomma di stile, qualità e riconoscibilità.

L’arte quotidiana di Seletti

“Siamo passati dalle grandi quantità della Gdo alle piccole quantità del design selezionato. Oggi abbiamo reinvertito di nuovo questo processo, la mia attenzione è puntata sulla realizzazione di prodotti più popolari ma ad alto contenuto di creatività e spunto artistico, democratici nel prezzo.

racconta Seletti, sottolineando anche l’apertura a giovani creativi nostrani e internazionali. La filosofia dell’azienda è ora perfettamente in linea con il concetto Toiletpaper. Maurizio Cattelan, che ha fatto pezzi da un milione di euro, ora fa il contrario: un milione di pezzi da un euro, secondo una logica prettamente contemporanea. Con la seconda generazione alla guida, l’azienda si focalizza ulteriormente su progetti di design “tout-court” e sulla creatività di eccellenza Italiana.

A tutto si può dare un’estetica” è la conclusione di Stefano Seletti, che si muove solo ed unicamente secondo il suo caro motto: (R)Evolution is the only solution. L’identità del brand oggi è sinonimo di valore, movimento, provocazione, innovazione, accostamento originale. È arte fusa a icone del quotidiano, oggetti che comunicano all’utilizzatore finale un messaggio di forma, funzione e di possibilità di creazione di uno stile di vita unico, personale, divertente. Seletti oggi vuole rappresentare una nuova poetica della produzione e del quotidiano, un viaggio continuo nell’idea della bellezza.

Le collezioni

Seletti è un luogo affascinante che unisce il design alla pop art. Seletti è un’azienda rivoluzionaria che spicca per i suoi insoliti accostamenti, i richiami all’arte e la costante ricerca della creatività, che si manifesta attraverso la produzione di mobili, complementi d’arredo e accessori dal design innovativo e mai banale.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Hybrid Collection
Hybrid Collection

I best-seller del brand sono la collezione Pantone e la serie Neon: Linea, Numeri, Alfabeto, Simboliche pone la celebre gamma di colori su oggetti di uso quotidiano. I piatti e le tazze Hybridinvece, offrono un vivace mix di tradizione e modernità, configurandosi come veri oggetti cult. Un prodotto emblematico della logica trasversale dell’azienda è “Vegaz“, elemento d’illuminazione da interni che riproduce la forma di tutte le lettere dell’alfabeto. Ogni lettera è realizzata in metallo e si accende grazie a una sequenza di led, dunque a basso consumo, di grande impatto scenografico.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Vegaz Collection
Vegaz Collection

Collaborazioni

Il grande showroom di Cicognara è un vero e proprio giacimento di idee innovative, partorite direttamente da Selab (il laboratorio di progettazione della Seletti) oppure in collaborazione con architetti, designer e artisti di primo piano. Oggi, con la seconda generazione al comando, l’azienda ha una nuova strategia e collabora con designer italiani e internazionali, con artisti, ex artisti o artisti in pensione.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Seletti wears Toiletpaper
Seletti wears Toiletpaper, logo

A partire da Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari, con la cui rivista Toiletpaper è stata avviata una collaborazione che ha dato vita all’omonima collezione di stoviglie: che poi non sono altro che i vecchi oggetti cinesi, importando i quali la Seletti era nata e cresciuta, che ora sono proposti sotto un’altra veste. Come per i sottopentola in paglia, tuttora in catalogo ma con le fantasie floreali di Alessandra Baldereschi.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Sending Animals, by Marcantonio Raimondi Malerba
Sending Animals, by Marcantonio Raimondi Malerba

Ancora, per Seletti il designer Marcantonio Raimondi Malerba ha immaginato casse da spedizione a forma di animali – mucca, maiale, oca- che in realtà sono mobili. Il legno è volutamente grezzo. Il cannetese Alessandro Zambelli lavora sulla filosofia di portare le stoviglie fuori dalle credenze. Disegna Palacesovrapposti l’uno all’altro, i sei pezzi diventano palazzi, torri, battisteri o fontane, quindi veri elementi di arredo.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Diesel living with Seletti, Cosmic Dinner
Diesel living with Seletti, Cosmic Dinner

Altra collaborazione di qualità della Seletti è col marchio Diesel, frutto di una comunità di vedute tra Stefano e il figlio di Renzo Rosso. Ad essere premiata col Design Award 2015 è la Machine Collection, una linea di casalinghi che ricorda ingranaggi, bulloni e chiavi inglesi. Ed anche l’altra linea in comune, Cosmic Diner, sta riscuotendo grande successo: un servizio di piatti colorati come i pianeti del sistema solare, con tanto di Sole e Luna.

Lighting design

È un cerchio che si chiude, l’evoluzione che diventa rivoluzione. Non per nulla la parola-simbolo dell’azienda è (R)Evolution, ben accesa proprio all’ingresso della showroom. Ed anch’essa realizzata grazie a una delle idee nuove, sviluppata quando si è deciso di entrare nel settore dell’illuminazione. Sottolinea Seletti:

“Certo non potevamo confrontarci con mostri sacri come Flos o Foscarini: per questo abbiamo creato Neon Art, l’alfabeto luminoso, con lettere e simboli che si possono assemblare per comporre scritte a piacere

Illuminazione personalizzata. Ma ci sono anche le Lightthink-Boxes, scatole luminose in tre formati con tre scritte standard ed una lasciata alla fantasia dell’acquirente. E stanno andando fortissimo le Monkey Lamp, scimmiette che reggono una lampada. La Cina, comunque, resta un punto di riferimento: Seletti non produce, fa produrre, soprattutto in Cina.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Monkey lamp, by Marcantonio Raimondi Malerba
Monkey lamp, by Marcantonio Raimondi Malerba

Il lighting è il settore più trainante in termini di fatturato. I bestseller Seletti sono le lettere al neon, proprio perché non si tratta solo di decorazione, ma anche di illuminazione. Come per Estetico Quotidiano, che potevi prendere con i punti dell’Esselunga. Per la Milano Design week 2018 Seletti collabora con Studio Job. Insieme presenteranno la nuova lampada Cora, con il suo street-style da fumetto.

Store

Due sono le filiali ufficiali, Seletti Nord America e Seletti China, centinaia di negozi in tutto il mondo, fiere in ogni dove e un laboratorio creativo interno – il Selab – che sforna prodotti popolari con una forte connotazione artistica. Eppure, nonostante il mercato globale, la mondanità e il successo, Seletti mantiene cuore e base operativa a Viadana, in provincia di Mantova, dove conta oltre settemila metri quadri di showroom a ridosso del Po.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Rugs, Seletti wears Toiletpaper
Rugs, Seletti wears Toiletpaper

Milano pop-up store 

In corso Garibaldi a Milano il primo pop-up store Seletti interamente dedicato alle collaborazioni con Toiletpaper, la rivista di sole immagini di Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari. Lo spazio Dream Factory è letteralmente invaso dai pezzi della collezione Seletti wears Toiletpaper. Mobili e oggetti un po’ folli pronti ad invadere le case di tutto il mondo.

Designer

Alistair Law

Designer britannico. Formatosi come ingegnere strutturale nella rinomata società di ingegneria Arup, il suo approccio combina un’estetica minimale nutrita dalla sua infanzia in Scandinavia con una complessità ispirata alla natura.

Antonio Arico

Diplomato al Politecnico di Milano e all’Alta Scuola Politecnica, Antonio ha mostrato fin da piccolo interesse ed energia nel trovare la propria lingua e il modo di definire il suo amore per il design. Il suo lavoro è già stato mostrato in tutta Europa: in Germania al DMY, in Italia durante il Salone del Mobile di Milano, a Torino per la mostra WABI SABI, in Polonia nel museo della ceramica di Design Centrum Kielce e in Francia alla Maison & objets.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Neon Art
Neon Art

BBMDS

Alessio Baschera, Fabio Brigolin e Matteo Mocchi nel 2010 creano uno studio di design in continua evoluzione incentrato su norme impegnative ed esplorando nuovi territori. BBMDS progetta spazi e prodotti per marchi di nicchia ma anche grandi aziende globali.

Cristina Celestino

Nata nell’80 a Pordenone, nel 2005 si è laureata in Architettura presso l’Università IUAV di Venezia. Poi, dal 2009 sviluppa la propria produzione di mobili e lampade con il nome di “ATTICO”, con sede a Milano. Comuni a tutti i progetti sono le geometrie e il rigore definiti in combinazione con una sottile interazione sull’atteggiamento delle forme d’uso tradizionali che, attraverso piccole variazioni, cambiano la direzione dell’oggetto e lo caricano di significati diversi.

CTRLZAK Art & Design Studio

CTRLZAK Art & Design Studio è un team multidisciplinare fondato da Thanos Zakopoulos e Katia Meneghini. Lo studio opera a livello internazionale nel campo dell’arte contemporanea e del design con una visione creativa che non è limitata da un framework specifico, sviluppando così un lavoro che spazia dal design del prodotto e dello spazio a progetti artistici e installazioni specifici del caso.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Seletti wears Toiletpaper, Enamel Plates
Seletti wears Toiletpaper, Enamel Plates

Elena Salmistraro

Designer e artista del prodotto, si è laureata al Politecnico di Milano nel 2008. Ha lavorato come product designer e artista/illustratrice per varie aziende del settore creativo, come Seletti, Bosa, Yoox, Okinawa, Alla’s. È stata scelta per partecipare a “The New Italian Design“, una mostra itinerante ospitata dal Triennale Design Museum.

Nato ad Arezzo, ha conseguito la laurea in Disegno Industriale presso il Politecnico di Milano. I suoi progetti hanno ricevuto premi e riconoscimenti internazionali come Good Design Award al Museum of Architecture and Design di Chicago, il premio IF product design e l’indice di design ADI.

Gio Tirotto

Tutto ciò che disegna viene dall’attenzione verso ciò che lo circonda, vivente o inanimato. Se c’è un limite tra arte e design, cerca di cancellarlo e riprogettare tutte le complicità esistenti tra gli esseri umani e gli oggetti. Nel 2012 fonda PADIGLIONEITALIA con Alessandro Zambelli, dove il progetto di ricerca è alla base della mostra che si tiene ogni anno durante la Milano Design Week.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Seletti wears Toiletpaper, Tazze
Seletti wears Toiletpaper, Tazze

Héctor Serrano

Ha studiato design industriale a Valencia, per poi trasferirsi a Londra per un master in Product Design al Royal College of Art. Lo studio di design è stato fondato da Héctor a Londra nel 2000. I progetti combinano l’innovazione con la comunicazione di idee familiari in modi insoliti e inventivi.

Lorenzo Petrantoni

Nato a Genova nel ’70. Dopo aver studiato arti grafiche a Milano, si è trasferito in Francia per lavorare come direttore artistico presso Young & Rubicam. Quindi dedicò completamente il suo tempo alla sua carriera illustrativa.

Marcantonio Raimondi Malerba

Nato nel ’76 a Massalombarda, ha frequentato l’Istituto d’arte e l’Accademia di Belle Arti. Presto inizia a creare pezzi unici di design in parallelo con una produzione artistica, ma le due carriere cominciano gradualmente a contaminarsi. I collegamenti tra l’uomo e la natura sono il suo tema preferito. L’ispirazione principale viene, quindi, dalla natura e dai suoi principi di vita. Ha imparato dall’arte come un’idea può essere elegante, ecco perché è sempre alla ricerca di concetti puri e sintesi.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Porcelain Plates, Studio job
Porcelain Plates, Studio job

Maxime Ansiau

Nato in Francia (Parigi ’72), ha studiato Arte e Design all’Università di Brighton, per poi trasferirsi nei Paesi Bassi. Infatti, qui ha aperto il proprio studio a Rotterdam.

Note design studio

Per notare qualcosa, per essere notato: prendono il nome da ciò che cercano di ottenere. Prestano attenzione all’ambiente e provano a creare cose che invitino gli altri a fare lo stesso. Lavorano, quindi, nei settori dell’architettura, degli interni, dei prodotti, della progettazione grafica e della direzione del design. Note è uno studio di design di Stoccolma.

Sebastiano Tosi

Nato a Ginevra (Svizzera) nell’80. Dopo essersi laureato in Industrial Design al Politecnico di Milano, ha iniziato la sua carriera professionale nello studio di design di Marc Sadler, dove ha lavorato a una gamma molto diversificata di progetti – dal design all’architettura – per tali aziende come Ideal Standard e Ernesto Meda. Durante questo periodo, ha imparato a conoscere materiali compositi e fibre.

Studio AMeBE

Coppia di designer italiane. Fondato, infatti, nel 2008, l’indipendente Studio AMeBE è caratterizzato da un dinamismo mutabile e perennemente trasformante.
Sempre in equilibrio tra follia e razionalità, ordine e disordine, testa e cuore, Sacro e Profano, i progetti di AMeBE hanno sempre un segno distintivo che li rende unici.
Dizionario della Moda Mame: Seletti. Studio job, Burger e Hotdog
Studio job, Burger e Hotdog

Studio job

Job Smeets e Nynke Tynagel hanno fondato Studio Job nel 2000 dopo essersi diplomati alla Dutch Design Academy di Eindhoven. Nei 15 anni trascorsi da allora, si sono sviluppati nei pionieri contemporanei dell’espressione personale. Le tecniche tradizionali e moderne sono combinate per produrre oggetti unici così popolari per il loro stile iconico, araldico e da cartone animato.

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