DOLCE & GABBANA

Dolce & Gabbana, l’impero del Made in Italy che ha scavato nelle proprie radici per dare immagine ad una donna sicura, sensuale e forte.

origini

Domenico Dolce e Stefano Gabbana

Non esiste Dolce senza Gabbana e viceversa. Un destino scritto fin dalle prima pagine in gioventù, quando Stefano Gabbana e Domenico Dolce si incontrano, si innamorano e creano insieme uno dei più grandi imperi del Made in Italy.

Non senza difficoltà, a partire dalle porte chiuse in faccia degli inizi, fino ad arrivare alla condanna per evasione fiscale, dalla quale sono poi stati assolti in Cassazione, e ai processi morali per aver espresso le proprie opinioni in merito a adozioni e matrimoni gay.

Non sarà un caso se una delle più grandi clienti ed ammiratrici del brand è Madonna e se Monica Bellucci viene considerata l’incarnazione della donna Dolce & Gabbana.

STEFANO GABBANA, LO STILISTA DELLE PROVOCAZIONI

Stefano Gabbana

Stefano Gabbana nasce il 14 novembre 1962 a Milano, secondogenito di una famiglia di origini venete.

La mamma Piera fa la portinai e per integrare i guadagni stira e si adatta a piccoli lavori domestici presso famiglie benestanti. Il papà Lino lavora come operaio alla Rusconi di Sesto San Giovanni, anche lui svolge piccoli lavori extra per arrotondare.

Stefano è sempre stato molto fiero delle fatiche compiute dai genitori e fin da piccolo aiuta la madre nelle pulizie.

Dopo il diploma in grafica a Monza, il giovane talento parte alla ricerca di un impiego. Arriva il giorno in cui fa la telefonata che gli cambierà per sempre la vita, dall’altra parte della cornetta c’è Domenico Dolce.

L’INCONTRO CON DOMENICO DOLCE

Domenico Mario Assunto Dolce nasce a Polizzi Generosa, in provincia di Palermo, il 13 agosto 1958.

La sua passione per la moda inizia nell’azienda di abbigliamento del padre, e si struttura  studiando fashion design.

Il primo fatidico incontro tra i due avviene per telefono nel 1979. Domenico sta lavorando nello studio meneghino dello stilista bolognese Giorgio Correggiari.

Da qualche parte, all’interno dell’atelier squilla un apparecchio, è Stefano a chiamare in cerca di lavoro: “Buongiorno, posso parlare con Giorgio Correggiari?”. Dall’altra parte del filo una voce risponde: “Non c’è, le passo il suo assistente”, così i due giovani si parlano per la prima volta, e da subito nasce una simpatia, Stefano ha l’occasione di entrare in quel mondo che lo aveva sempre affascinato, così chiede un incontro a Domenico.

Gabbana viene assunto, la sua scrivania è di fronte a quella di Domenico che si barrica dietro montagne di libri per paura di essere copiato.

GLI ESORDI DI DOLCE & GABBANA

Stefano Gabbana e Domenico Dolce cominciano a collaborare ad una linea chiamata Do.nna Do.nna, fondata da Dolce qualche tempi prima per dare sfogo alla propria creatività, il nome gli viene suggerito da Correggiari.

La prima presentazione avviene al Burghy in via Vittorio Emanuele a Milano, gli inviti sono composti da una scatoletta di cartone con all’interno un hamburger di pane vero farcito con una carta bullonata e tessuti attaccati con la colla.

Peccato per il fattore tempo, non calcolato, che fa sì che le missive vengano consegnate ormai ammuffite. I soldi per pagare le modelle non ci sono, perciò gli abiti vengono fatti indossare a manichini seduti ai tavoli, così da confonderli con i clienti.

La seconda sfilata si svolge da un parrucchiere, a mezzanotte, gli abiti assumo colori cianotici, sono folli, in piena ispirazione warholiana.

ANNI DIFFICILI

In quegli anni i due avevano un minuscolo ufficio in Porta Vittoria, vicino al tribunale, fuori una targhetta di plexiglas con i loro cognomi.

Nessuno vuole produrre le loro linee, sono senza soldi e pieni di debiti, per due mesi e mezzo la coppia bussa a tutte le porte, ma gli vengono chiuse in faccia.

I due vivono stretti stretti in un monolocale in piazza Cinque Giornate, davanti alla Coin, dove il menù di casa non propone altro se non pasta, riso e latte.

LA SVOLTA DEL BRAND

A Firenze, avviene l’incontro con Modenese durante il Pitti. Milano Collezioni sceglie i due caparbi stilisti come nuove proposte.

Su consiglio di un commercialista, i due cominciano a fatturare congiuntamente per semplificare burocrazia e costi, nasce così Dolce & Gabbana.

LA PRIMA SFILATA DOLCE & GABBANA

La prima sfilata con la nuova etichetta sale in passerella nell’ottobre del 1985, il problema di come pagare le modelle sussiste, ma ai due non mancano idee rivoluzionarie, iniziano a reclutare amiche a cui chiedono di indossare i loro capi e i loro oggetti personali per sopperire alla mancanza di denaro da investire in accessori.

La collezione si chiama Real Women, in onore dell’aiuto ricevuto. La tenda per il palcoscenico è il lenzuolo del letto che Dolce porta da casa. Anche questa volta le vendite non vanno nella maniera sperata, sono costretti ad annullare l’ordine di tessuto destinato alla realizzazione della successiva collezione.

Quel Natale, scesi a Polizzi Generosa per trascorrere le vacanze insieme alla famiglia di Domenico, i due ricevono il regalo più significativo che potessero desiderare: un aiuto economico per proseguire nel loro grande sogno.

Dolce e Gabbana
Dolce e Gabbana

IL PRIMO NEGOZIO

Nel 1986 danno vita ad un’altra collezione e aprono il primo negozio, mentre l’anno successivo inseriscono una linea di maglie.

È il 1989 quando la coppia di stilisti disegna una linea di costumi da mare e biancheria intima e sottoscrive un accordo con il gruppo Kashiyama in virtù del qual apre il primo negozio in Giappone. Nel ’90 esce la prima collezione uomo del marchio.

GLI ANNI NOVANTA FIRMATI DOLCE & GABBANA

Christy Turlington per Dolce & Gabbana spring/summer 1990, by Ellen von Unwerth per Vogue Italia, Marzo 1990

La popolarità del duo cresce. La collezione donna SS 1990 si fa notare per i vestiti ricoperti di cristalli, mentre quella AW 1991 mostra medaglia in filigrana, ciondoli e corsetti decorati.

Proprio nel ’91 la collezione uomo vince il Woolmark Award come collezione più innovativa dell’anno.

Nasce il primo profumo per donna, Dolce & Gabbana Parfum. Inizia anche la collaborazione con la cantante Madonna, che si presenta al Festival di Cannes con un corsetto di gemme del brand. La cantante per il suo tour Girlie Show ordine più di 1500 costumi.

Sfilata 1992

La casa di moda nel 1994 dà il nome “La Turlington” ad una giacchetta a doppio petto ispirata ala modella Christy Turlington. Nasce la linea D&G, la seconda linea destinata ai più giovani, ma non solo perché è tempo anche della Dolce & Gabbana Home Collection, che però verrà accantonata prima dell’inizio del nuovo millennio.

Dopo aver recitato nel 1995 nel film di Giuseppe Tornatore “L’uomo delle stelle”, Domenico e Stefano disegnano i costumi per il film “Romeo+Juliet”, il film di Baz Luhrmann, che rielabora in chiave postmoderna la famosissima tragedia di Shakespeare “Romeo e Giulietta”.

Nel ’96 e nel ’97 FHM nomina il duo designer dell’anno e un anno dopo lancia anche una linea di eyewear, seguita un paio di anni più tardi da una linea di orologi e da una collezione di intimo maschile e femminile, distinta da quella di lingerie tradizionale del marchio.

Madonna nella campagna pubblicitaria AW 2010

IL NUOVO MILLENNIO

AW 2000

2001. Dolce & Gabbana propongono la linea per bambini D&G Junior e disegnano per Madonna i vestiti del Drowned World Tour. Nel 2003 la rivista GQ inserisce Dolce e Gabbana tra gli uomini dell’anno. Nel 2004 vengono nominati migliori designer internazionali dai lettori di Elle in occasione degli Elle Style Award. A partire dallo stesso anno inizia una collaborazione con il Milan, per disegnare le tenute da gioco indossate dai calciatori rossoneri, ma anche le divise ufficiali usate dai membri della quadra e dello staff tecnico e dirigenziale.

Sempre nel 2004 la relazione sentimentale fra i due stilisti termina, ma il proficuo e consolidato rapporto imprenditoriale prosegue.

Nel 2006 la coppia stringe un rapporto di partnership con il colosso della telefonia Motorola, per il telefono cellulare Motorola V3i Dolce & Gabbana, lanciato sul mercato con una linea di accessori leopardati, denominata Animalier, seguita nel 2007 da una collezione di valigie da viaggio per uomo in coccodrillo.

Sempre in quell’anno una campagna pubblicitaria del marchio diffusa in Francia e in Spagna, raffigurante una donna immobilizzata a terra da un uomo mentre altri assistono alla scena, scatena di polemiche e viene ritirata.

DAL 2009 AL 2012

Dopo aver dato vita al profumo per uomo The One for Men e al profumo per donna L’Eau The One, nel 2009 sperimentano una linea di cosmetici colorati, di cui è testimonial Scarlett Johansson.

Nello stesso periodo, firmano un contratto con Sony Ericsson per la realizzazione di una special edition della linea di telefoni Jalou con dettagli in oro 24 carati, l’etichetta Dolce & Gabbana sul dispositivo, mentre Giorgio Armani li accusa di aver copiato dei pantaloni matelassè. I due rispondono che hanno molto da imparare, ma non da lui.

Joe Snow per la campagna The One

 

Invece, nel 2010 la coppia sottoscrive un accordo di tre anni con la squadra di calcio inglese del Chelsea, di proprietà del magnate russo Roman Abramovich, per disegnarne le tenute fuori campo e le divise di gioco, inclusi i vestiti per le donne dello staff.

Festeggiano i vent’anni del marchio a Milano, con una mostra pubblica allestita nel centro del capoluogo meneghino, prima di debuttare, l’anno seguente, con una linea di gioielli, che comprende ottanta pezzi tra collage, braccialetti e rosari ingioiellati.

dolce-e-gabbana-aw12
A.w. 12

Nel 2012 D&G viene fuga con la linea principale, per consolidare il marchio, visto che la seconda linea non faceva più i numeri di prima.

LA VICENDA FISCALE

Il 2009 è un anno ricco di guai, perché l’azienda viene accusata di evasione fiscale ai danni dello Stato Italiano per un imponibile di quasi 250 milioni di euro.

La vicenda fiscale continua e nel 2013 Domenico Dolce e Stefano Gabbana vengono condannati al pagamento di 343 milioni di euro per evasione fiscale e un anno e otto mesi di carcere. Nell’autunno del 2014 la Cassazione proscioglie la coppia di stilisti per non aver commesso il fatto.

I VOLTI DI DOLCE & GABBANA

Monica Bellucci e Bianca Balti per Dolce & Gabbana by Gianpaolo Sgura

Oltre a Madonna, fra i più celebri clienti e testimonial dell’azienda e del brand si annoverano negli anni Demi Moore, Nicole Kidman, Isabella Rossellini, Eva Riccobono, Susan Sarandon, Tina Turner, Gwyneth Paltrow, Liv Tyler, Jon Bon Jovi, Simon Le Bon, Monica Bellucci (che fu protagonista dello spot tv del primo profumo D&G, diretto da Giuseppe Tornatore), Kylie Minogue, Bianca Balti, Demi Moore, Angelina Jolie, Annie Lennox, Jennifer Lopez, Fabio Cannavaro, Gianluca Zambrotta, Andrea Pirlo, Gennaro Gattuso, Matthew McConaughey (protagonista dello spot tv per il profumo The One).

Scarlett Johansson e Matthew McConaughey, spot The One

LA SICILIA

Stefano Gabbana e Domenico Dolce con Bianca Balti

Si tratta di una regione piena di contrasti, sia sociali che geografici: le acque azzurre cristalline che contrastano con il verde lussureggiante delle coste, sia sabbiose che rocciose e quasi aree desertiche, sono fonte inesauribile di scoperte e ispirazione.

Proprio per questo la Sicilia, terra natia di Domenico Dolce, è stata un’ispirazione e un riferimento per Dolce & Gabbana sin da quando i due stilisti hanno fatto il loro ingresso nel mondo della moda.

I RIFERIMENTI NELLE COLLEZIONI

Se si guarda indietro alle prime collezioni, quelle che hanno lanciato Dolce & Gabbana sulla scena, i riferimenti alla Sicilia sono chiari e disinvolti. La collezione AW 1987-88 si chiamava semplicemente “La Sicilia”, e gli abiti neri dalle linee pulite ispirati a quelli delle donne meridionali resero desiderabile il “look da vedova”, che venne poi catturato dalle lenti esperte di Ferdinando Scianna nell’immortale campagna pubblicitaria con Marpessa.

Marpessa per Dolce & Gabbana 1987

Con l’evoluzione di Dolce&Gabbana e con l’ispirazione continua che la Sicilia fornisce, i due Stilisti hanno iniziato a guardare agli elementi folcloristici dell’isola, come il carretto siciliano trainato dai cavalli, le ceramiche e addirittura il teatro dei Pupi.

Questi elementi decisamente unici della tradizione folkloristica hanno creato una direzione concettuale ironica e ampiamente apprezzata. La maestria artigiana che caratterizza questi elementi folcloristici della tradizione siciliana e gli artigiani che le tengono vive, sono importanti sia per il design che per il valore dell’ispirazione.

Per questo motivo i pompon fatti artigianalmente secondo tradizione, i cesti di vimini intrecciato come le tradizionali borse del caffè, le applicazioni a specchio, le passamanerie e molto altro, continuano a essere presenti nelle collezioni Dolce & Gabbana sia sugli accessori che sugli abiti.

LA PRIMA COLLEZIONE INTERAMENTE “SICILIANA”

Durante  la SS 2013, i due Stilisti hanno creato una collezione interamente ispirata alla Sicilia, un’immortale dichiarazione d’amore nei confronti dell’isola e del suo patrimonio culturale, in cui sono presenti stampe carretto, elementi decorativi del carretto e anche stampe raffiguranti altre tradizioni folcloristiche come i vasi Mori, il teatro dei Pupi e la maiolica.

 

AW 2013 campagna Dolce & Gabbana

Proprio come se si trattasse dell’eredità della propria famiglia, le tradizioni folcloristiche della Sicilia percorrono le collezioni, talvolta richiamate apertamente, altre volte nascoste come riferimenti segreti che verranno colti solo da chi li conosce già.

Nel corso degli anni, queste ispirazioni sono state trasposte nella moda, negli accessori per la casa e in molto altro. Questo prova che, quando alla base ci sono amore e rispetto, non c’è nulla che l’immaginazione di Dolce & Gabbana non possa creare.

LO STILE DI DOLCE & GABBANA

Christy Turlington Dolce & Gabbana FW 1992

Non è facile circoscrivere in una definizione l’universo Dolce & Gabbana. Un mondo fatto di sensazioni, tradizioni, cultura, mediterraneità.

Domenico Dolce & Stefano Gabbana hanno fatto dei loro cognomi un marchio conosciuto in tutto il mondo, facilmente riconoscibile per il suo glamour e la sua grande versatilità.

Due stilisti che hanno saputo fare della loro italianità un vessillo. Hanno saputo interpretare e imporre al mondo il loro stile sensuale e unico. Si rivolgono ai giovani e  dai giovani traggono ispirazione.  Sono adorati dalle star di Hollywood, che ne hanno fatto i loro beniamini. Vestono tutte le rock star del momento, che li hanno eletti leader indiscussi.

LA DONNA DOLCE & GABBANA

La donna Dolce & Gabbana è una donna forte, che si piace e sa di piacere. Una donna cosmopolita, che ha girato il mondo ma non dimentica le sue radici.

Indossa guêpière estremamente sexy o reggiseni in vista sotto capi trasparenti, contrapponendoli a maschilissimi gessati con tanto di cravatta e camicia bianca o alla canottiera da uomo, ma portando sempre tacchi altissimi che le danno comunque un’andatura estremamente femminile e sexy.

Ama la coppola portata dalla Sicilia e il rosario della prima comunione, che porta come collana. Può essere indifferentemente manager, moglie, mamma, amante, ma sempre e comunque donna sino in fondo. Cristiane e timorate di Dio di giorno, focose e sensuali di notte.

Dolce & Gabbana FW 2013

La loro donna è misteriosa e seducente. Vestagliette, corsetti, pizzo e sottovesti, la biancheria intima che si impone sopra il vestito. Una femminilità mediterranea dirompente che richiama Sofia Loren, in Ieri, Oggi e Domani, del 1963.

UN NUOVO MODELLO DI DONNA

Il successo è immediato per la diversità rispetto allo stile in voga di quegli anni.

Nella seconda metà degli anni Ottanta, il loro bustier, tra pizzi neri, raso e chiffon, si riserva un posto d’eccezione. In quest’ottica, gli scatti di Ferdinando Scianna con Marpessa Hennink del 1987 rappresentano l’anima più intima del concept stilistico di Dolce & Gabbana: la top model, con candide bluse o lunghe gonne total black, si lascia fotografare da uno scugnizzo siciliano nelle assolate vie isolane.

Il loro tailleur, rivisitato, diviene incisivo strumento di seduzione. Vedremo Isabella Rossellini vestita con un gessato Dolce & Gabbana, camicia bianca e cravatta. Elemento distintivo: la giacca doppiopetto.

Dolce & Gabbana FW 2014

La donna di Domenico Dolce e Stefano Gabbana è un universo di emozioni. In lei, mille faccettature, sospese tra modernità e tradizione si fondono alla sensualità femminile in un gioco accentuato, per contrasto, dall’uso di capi maschili. Il bianco e il nero insieme, eros e Crocefisso. Vestiti gessati che richiamano i gangster-movie anni 30.

Si rafforzano in questo periodo gli elementi chiave dello stile come il leopardato, dapprima sulle fodere e dal ’94 segno distintivo della griffe, e la corsetteria. I loro capi sono immortalati da Helmut Newton, Steven Meisel e Peter Lindbergh.

RIVISITAZIONI STORICHE

C’è un occhio di riguardo ai capi storici: guêpière sulla camicia bianca, con lacci e ganci a vista, tailleur gessato maschile e abito-bustier nero, e poi futuristici trench in pv/ trasparente, fascianti tubini argentati, tuxedo rivisitati. Frange, coppole e gilet, tubini patchwork di pelle su stivali in rettile, linguette e pellicce dall’interno maculato. Collezione dopo collezione i loro capi presentano sempre più di dettagli, materiali, lavorazioni preziose.

Judit Masco, Dolce & Gabbana 1992

Riferimenti continui all’italianità, donne che sembrano uscite dall’immaginario di Luchino Visconti ne “La terra trema o da Storia di una capinera di Zeffirelli.

Pizzo bianco come provenisse da un bulle di corredo, declinato in sangallo, valenciennes o crochet. Ricordiamo l’italian mambo ironico  delle fantasie di ortaggi, lavorazioni crochet per i tailleur, tubini e vaporose gonne o dritti midi.

Kate Moss e Valeria Mazza, 1998, Dolce & Gabbana

Ecco perché Domenico Dolce & Stefano Gabbana fanno notizia sempre: i loro abiti parlano per loro, il loro stile inconfondibile manda messaggi ben precisi in un linguaggio sempre uguale, ma paradossalmente sempre diverso, in continua evoluzione e in tutte le lingue del mondo.

L’UOMO DOLCE & GABBANA

Lo stesso vale per l’uomo. Rilassato, si veste per se stesso, un po’ edonista, molto attento ai particolari. Ama tutto quello che non lo schematizza, è libero, di successo.

Può andare in ufficio con un impeccabile gessato o indifferentemente con dei jeans stracciati e un blazer. È uno che detta le regole, non le subisce: di grande carisma, impone le sue tradizioni mettendo la coppola, il gilet e l’intramontabile canottiera bianca.

Ispirati in origine dall’eclettico negozio di articoli usati Bohemia, le stampe animalier molto colorare di Dolce & Gabbana sono state descritte come “alto hippy”.

LE CAMPAGNE PUBBLICITARIE

Monica Bellucci per Dolce & Gabbana

Tra i fotografi e i registi che hanno lavorato con Dolce & Gabbana per le campagne pubblicitarie si può annoverare Giampaolo Barbieri, Michel Comte, Fabrizio Ferri, Steven Klein,Steven Meisel, Mert + Marcus, Jean Baptiste Mondino,  Ferdinando Scianna, Giampaolo Sgura, Mario Sorrenti, Solve Sundsbo, Mario Testino,  Giuseppe Tornatore, e Mariano Vivanco. 

Dolce & Gabbana hanno vinto due Leadawards, il premio sulla pubblicità più importante in Germania, per le loro campagne.

 

GLI SPOT ICONICI

Lo spot più iconico certamente è quello creato per il primo profumo da donna di Dolce & Gabbana, è stato in onda in Italia per diversi anni, da una creazione del regista Giuseppe Tornatore, arrangiato da Ennio Morricone e con protagonista l’attrice Monica Bellucci.

Dal carattere surrealista, lo spot surrealista di 30 secondi inizia con un uomo che sbatte un polpo contro i bordi di pietra di una pozza di marea. Si alza in piedi e guarda intorno a sé, dove ci sono diverse donne occupate nelle loro vite quotidiane. Una donna (la Bellucci) viene mostrata che indossa un vestito da bagno stile anni 50 dietro un lenzuolo bianco tenuto da due altre donne.

Dopo essersi cambiata, lancia il suo reggiseno sopra un cactus spinoso a forma di pera e cammina verso l’oceano. In seguito appare sdraiata sopra un letto ben fatto e l’uomo che la vede è in piedi fuori della sua finestra, che tiene il suo reggiseno sopra il proprio naso.

La pellicola termina con l’immagine delle bottiglie di profumo di Dolce & Gabbana contro uno sfondo nero.

Monica Bellucci, 1995 spot Dolce & Gabbana Perfume by Giuseppe Tornatore

 

Esce nel 2003 un altro spot surrealista sul funerale siciliano pubblicizza il profumo di the Dolce & Gabbana Sicily. Giuseppe Tornatore dirige anche questo adv avendo chiari lo stile Dolce & Gabbana, le ispirazioni e i punti di partenza su cui lavorano i due stilisti.

Monica Bellucci nello spot Dolce & Gabbana Sicily by Giuseppe Tornatore, 2003

 

Dolce & Gabbana Pour Femme & Pour Homme Laetitia Casta e Noah Mills by Mario Testino

GLI SPAZI

Dolce & Gabbana hanno aperto La sede di via San Damiano atelier nel settembre del 1995.

Nel 2002 hanno inaugurato l’edificio a sette piani con funzione di boutique e spazio aziendale Lo showroom di via Goldoni, spostandovi il loro precedente showroom principale situato in Piazza Umanitaria. Mentre il 2006 è   Dolce & Gabbana aprirono uno spazio dimostrativo di 450 m² denominato Lo showroom di via Broggi a Milano.

Martini Bar Milano

La casa di moda acquistò anche il teatro Il Metropol a Milano, un cinema storico costruito negli anni 40. Fu ristrutturato e riaperto nel settembre 2005.

Dolce & Gabbana aprirono IL GOLD, un edificio con café, bar, bistrot e aree ristorante nel 2006

MARTINI BAR

Nel 2003 apre un bar co-sponsorizzato che i due fondarono nel loro showroom milanese per uomo chiamato Martini Bar.

Un altro Martini Bar sorge nel 2006 a Shanghai. Nel 2009 Dolce & Gabbana avevano 93 boutique e 11 outlet aziendali ed effettuavano vendite in 80 paesi. Complessivamente possedevano 251 negozi mono-marchio.

LE MOSTRE

In aggiunta a sfilate sulla passerella e campagne pubblicitarie per le loro collezioni, Dolce & Gabbana utilizzano i loro spazi per ospitare mostre artistiche e fotografiche.

Dolce & Gabbana utilizzano i loro spazi anche per presentare libri e mostre fotografiche dei loro vestiti, come il lancio del loro libro David Gandy nel 2011.

Utilizzano anche altri spazi, come il Palazzo della Ragione in Milan, dove nel maggio 2009 organizzarono una mostra fotografica con oltre 100 immagini scelte dalla storia di Vogue USA nei suoi oltre 90 anni di storia. La mostra fu chiamata Extreme Beauty in Vogue.

Boutique montenapoleone
Boutique montenapoleone Dolce E Gabbana

Gli ultimi anni

Il nome di Dolce & Gabbana è stato associato ad accuse più o meno serie, e questo a causa di Stefano Gabbana, troppo attivo sui social e, in alcuni casi, senza peli sulla lingua.

2018: la griffe è sotto l’occhio del ciclone a causa di uno spot, andato in onda sulle reti cinesi, ritenuto sessista. La clip vede protagonista una modella dagli occhi a mandorla, che mangia un cannolo siciliano. “È troppo lungo, per te?”, cita lo spot pubblicitario. Questo trattamento non va giù ai cinesi tanto che lo bandiscono in men che non i dica. Se troppo lungo sarebbe stato il cannolo offerto alla modella, il legame tra la griffe italiana e il mercato cinese ha avuto le ore contate. Ynap, il colosso dell’e-commerce cinese ha difatti sospeso il marchio da tutte le piattaforme gestite. A questo hanno fatto seguito anche TMall di Alibaba, Secco, Xiaohongshu e JD.com.

La maison, comunque, porta avanti il suo progetto di moda itinerante e mentre dovrà rinunciare al mega evento di Shangai, a Como sfila una collezione d’Alta Moda che omaggia Alessandro Manzoni e la letteratura italiana (prima dell’Italia, Stefano e Domenico portano le loro collezioni girovaghe a New York e in Messico).

Da sempre legati alla cultura teatrale, nel 2020 firmano i costumi di scena per la prima Traviata di Zubin Mehta in scena al teatro alla Scala di Milano. Abiti voluminosi, incredibilmente faziosi e scenografici, capaci di interpretare il lusso estetico degli anni in cui è ambientata la celeberrima opera lirica di Giuseppe Verdi.

Nel 2020 e dopo anni di assenza in calendario in seguito al noto scontro con l’ex presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, Boselli, il duo di stilisti rientrano ufficialmente negli appuntamenti della Milano Fashion Week.

Leggi anche

Dolce&Gabbana, bufera per spot sessista

Dolce&Gabbana, crolla l’impero cinese

Dolce&Gabbana, l’Alta Moda conquista Como

 

Della Spiga

Via della Spiga. Lato destro o sinistro del milanese “quadrilatero della moda”, a seconda se lo si guarda da via Manzoni o da corso Venezia.

(via). Lato destro o sinistro del milanese “quadrilatero della moda”, a seconda se lo si guarda da via Manzoni o da corso Venezia. Guido Lopez e Silvestro Severgnini, nella loro guida Milano in mano (Mursia), scrivono di Via della Spiga:

“Nell’anteguerra, era una delle più quiete e amabili contrade del centro: era una sorta di retrobottega, ordinato e pulitissimo, a servizio dei palazzi con fronte e giardino sul Naviglio. Ci si andava per acquisti di pane, frutta, verdura, di chiodi e lampadine, passamaneria“.

Pulitissima e ordinata lo è ancora, perché un’associazione provvede alla sua cura. Inoltre, un pensionato affidandosi alla generosità degli associati, lavora di scopa e stracci. Ma è un lontano ricordo il suo carattere paesano, familiare.

Dentro vi è esplosa la moda, con qualche anno di anticipo rispetto a via Sant’Andrea. Fu in via della Spiga che, nel decennio ’60, che aprirono le prime boutique di tendenza: Cose, Adriana e Dorothée Bis. Vi è esplosa, sbaraccando, fra l’altro, un botteghino del lotto, una minuscola pasticceria, Beneggi (negozio di cani, gatti, scimmiette e luogo mitico per la toilettatura di barboncini e bassotti), un ortolano, due cartolerie, la merceria Magugliani. Ancora: Giuseppina (una botteguccia di biancheria intima), le panetterie Guffanti e Sironi, una macelleria, la Drogheria Centrale, una polleria, recentemente la libreria Garzanti che, ultimo presidio della cultura nella via dove 70 anni fa nacque la Fiera Letteraria, è stata successivamente riaperta, sempre al numero 30 ma nella piazzetta interna creata dai lavori di restauro del palazzo.

Del passato, in Via della Spiga hanno resistito solo la salumeria Armandola e la scuola elementare meglio frequentata della città. L’invasione, qui, è stata totale e anche sgomitante fra i conquistatori.

Leggi anche:

MONTENAPOLEONE DISTRICT CHINESE NEW YEAR

Domus Academy

Domus Academy. Centro di studi post-universitari fondato nel 1983 a Milano da un gruppo di professionisti, tra cui lo stilista Gianfranco Ferré.

Domus Academy. Centro di studi post-universitari fondato nel 1983 a Milano da un gruppo di professionisti, tra cui lo stilista Gianfranco Ferré. Infatti, la scuola si dedica alla formazione professionale, alla ricerca industriale e alla promozione di iniziative culturali. Ha un master in Fashion Design: corso strutturato in ricerca di gruppo.

Fra gli insegnanti, lo staff di Moschino, lo stilista Stephan Janson, i giornalisti Renata Molho, Titti Matteoni, Aldo Premoli, Donata Sartorio, la designer Daniela Pupa e Nancy Martin (tessuti), Ampelio Bucci (marketing). Si lavora su progetti coprendo i vari aspetti della moda, dalla cultura del design al management industriale. Fra le altre attività della Domus Academy, il Research Center per ricerche professionali nell’ambito del design; l’editoria; l’organizzazione di mostre, come quella dedicata alla Moda Italiana nell’88 a New York; la Domus Design Agency che dal ’91 fornisce progetti di design alle aziende; il Future Fashion Lab, un laboratorio di ricerca permanente che trimestralmente produce per svariati clienti una sintesi delle tendenze di stili, di consumo e di cultura dell’abbigliamento. Nel ’95, la Domus Academy ha vinto il Compasso d’Oro alla carriera.

Cortigiani

Cortigiani è un brand di sportwear maschile nato a metà degli anni’80. Attento alla ricerca dei migliori materiali e all’innovazione nella produzione.

Cortigiani è un brand di sportswear maschile nato a metà degli anni’80. Creato da Roberto Ziero e Donato Cecchin che fondano anche la Gefin, azienda produttrice del marchio. Le collezioni si fanno notare subito per la costante ed attenta ricerca dei migliori materiali e delle lavorazioni, originali e di ottima fattura. Oggi la linea viene distribuita in 250 negozi top nel mondo attraverso i due show-rooms di Milano e New york.

Cortigiani
Cortigiani

Potrebbe interessarti anche

Columbia Sportswear Company

Sneakers

Aspesi Natalia

Aspesi Natalia (1929). Giornalista e scrittrice. È nata, vive e lavora a Milano. Editorialista di La Repubblica, segue da anni anche la moda.

Aspesi Natalia (1929). Giornalista e scrittrice. È nata, vive e lavora a Milano. Editorialista di La Repubblica, segue da anni anche la moda, interpretandola attraverso un occhio molto attento al costume e una scrittura ironica, acuminata. Di questo suo “taglio”, sono emblematici un articolo del 1998 sul sedere di Naomi Campbell e il libro Il lusso & l’autarchia(Rizzoli 1982), straordinaria ricerca e racconto sulla moda durante il regime fascista. Prima di approdare al giornalismo, lo testimonia lei stessa, ha fatto la baby sitter in Svizzera e in Inghilterra, la venditrice di macchine per caseifici e la disegnatrice di cravatte.

Aspesi Natalia
Natalia Aspesi

Aspesi Natalia ha collaborato al quotidiano del pomeriggio La Notte ed è stata assunta al Giorno come cronista agli inizi del decennio ’60. È a La Repubblica dal primo numero come inviata speciale. Ha pubblicato La donna immobile (Fabbri Editore, ’76), Lui! Visto da lei (’78), Il trionfo del privato e Vivere in tre (’81)l, solo per citarne alcuni.

Leggi anche

auguri Naomi Campbell: la top compie 50 anni

ANTEPRIMA

Brand nato nel 1993 dalla creatività dello stilista cinese Izumi Ogino. Sensibile alla bellezza senza tempo, è una moda intuitiva ed elegante.

Anteprima è un marchio italiano di moda pronta, nato nel 1993 dalla designer cinese Izumi Ogino.

L’immagine di donna che propone il brand Anteprima è quella di un’ideale opera d’arte in perenne cambiamento ed evoluzione. Lo stile creato da Ogino,  ha un volto senza tempo.

L’identità del brand

Sensibile alla bellezza classica, che oltrepassa le epoche e resiste alle mode, la moda di Anteprima è intuitiva ed elegante, da apprezzare in ogni situazione. Adatta ad una donna versatile e raffinata, intelligente, femminile e gioiosa.

Anteprima

La qualità di altissimo livello proposta da Anteprima si ispira alle esperienze personali della stilista, determinato il successo del brand nelle città più glamour e vivaci del mondo.

Fin dagli esordi, il marchio crea collezioni eleganti che completano pienamente le inclinazioni mondane e creative delle donne che guardano al brand. L’attenzione al lusso e alla bellezza rifiutano di essere incasellati in artificiosi confini culturali.

Il brand Anteprima fa capo a Sidefame Italia, società del Gruppo Fenix di Hong Kong. Le collezioni sono coordinate dallo stilista giapponese Izumi Ogino. Vende il 60 per cento della produzione in Estremo Oriente, dove è forte di 26 negozi monomarca. In Europa, ha vetrine a Parigi e a Milano.

La storia di Anteprima

Nel 2000 apre il negozio monomarca di Milano, in corso Como 9. Il marchio inizia il nuovo secolo con una particolare attenzione agli accessori: fiore all’occhiello del brand è la linea di Wirebag, le speciali borse in pvc. La borsa icona del brand è un oggetto intramontabile che accompagna la donna di Anteprima in ogni momento della giornata. Una borsa che attira l’attenzione e riesce a rimanere discreta nella sua eleganza. La bag utilizza solo materiali pregiati e di indiscussa qualità; con una vasta gamma di colori che donano lucentezza e brillantezza all’accessorio must.

Anteprima
Anteprima: la Wirebag

Nel 2003 si consolida il mercato estremo orientale. Oggi sono in tutto 13 le città del Sol Levante che dispongono dei loro punti vendita : 7 i negozi a Tokyo, 5 a Hong Kong, 3 a Taipei.

È il 2004 quando la casa di moda stabilisce un accordo di licenza per sciarpe e cappelli (Aurora) e l’anno successivo fa lo stesso per gli ombrelloni.

Nel 2008, invece, stabilisce un altro accordo di licenza per leggings e calzini (Atsugi), guanti (SUN-ACE), scarpe (Moda Clea)

Dal 2010 ad oggi

Il 2010 è l’anno di lancio del primo telefono cellulare “F-02C ANTEPRIMA GOLD (by Fujitsu)” in collaborazione con NTT docomo. La scocca del dispositivo riproduce l’aurea romantica e femminile del marchio, con fiori stilizzati neitoni gold e pink.

Nel 2013, in occasione delle festività natalizie, Anteprima WIREBAG lancia “999 Pure Silver Collection”, una capsule che combina tecnologia d’avanguardia e 20 anni di straordinaria maestria per commemorare il 20 ° anniversario del marchio. Il modello, proposto nelle versioni silver e gold, sono realizzate con manico in argento e oro 18 carati.

Anteprima
La silver collection

Nel 2014 il brand collabora, attraverso un contratto di licenza stipulato con Noritake Company Limited, alla creazione di stoviglie per un elegante mise en place.

Nasce nel 2020 la collaborazione con la Disney, dopo la fortunata capsule a tema Frozen della collezione Fall Winter 2019, con al centro i protagonisti più celebri: Minnie e Mickey Mouse. L’obbiettivo è creare un ambiente magico pieno di gioia che è perfettamente in linea con i valori del marchio, al fine di stimolare l’immaginazione.

Anteprima
Anteprima: collaborazione con Disney

Ad oggi, le boutique ANTEPRIMA, ANTEPRIMA WIREBAG E ANTEPRIMA MISTO sono 80 in tutto il mondo.

Potrebbe interessarti anche

Anteprima: la sfilata passato e futuro

Gucci celebra il chinese new year 2020: la collezione in collaborazione con Disney

Beatrice Models

Beatrice Models è un’agenzia milanese di modelle, fondata nel 1976 dalla francese Beatrice Manigoff Traissac.

Beatrice Models è un’agenzia milanese di modelle, fondata nel 1976 dalla francese Beatrice Manigoff Traissac. Ne è ancora titolare. Pur essendo importante, ha sempre cercato di avere un numero di modelle limitato e iperselezionato. Tra le più famose del ’99, le top Tanga, Karen Elson e Stephanie Seymour.

Beatrice Models
Beatrice Models: Karen Elson

Beatrice Models
Beatrice models Stephanie Seymour

Potrebbe interessarti anche

La modella di Gucci Armine e la parabola-storpia del body shaming

kering dice stop alle modelle minorenni

Corso Como10

Corso Como10 – Bazaar di culto — moda e non solo — aperto nel 1990 a Milano all’omonimo indirizzo da Carla Sozzani. Abiti, accessori, gioielli, libri, oggetti di design e complementi d’arredo ricercati e assemblati secondo un gusto cosmopolita, raffinato ed esclusivo. Un modello rivoluzionario, anticipatore della tendenza “boutique come stile di vita”, in antitesi al negozio monomarca tradizionale degli anni ’80. Accanto alle griffe internazionali, da Yamamoto a Comme des Garçons, da Prada a Ferretti, da Westwood a Lang, da Margiela a Gaultier, le linee NN Studio e OZen create dalla stessa Sozzani. Al piano superiore, una galleria per mostre fotografiche e d’arte una sala musica. Al pian terreno della tipica casa milanese di ringhiera, un caffè ristorante. Di recente, il concept-store di Corso Como10 ha aperto il “bed and breakfast” 3Rooms: tre suite, “con alcuni punti in comune che uniscono interventi di arte, esemplari di modernariato, design e alta tecnologia”.

corso como

Caraceni

Caraceni. Famiglia, dinastia di sarti da uomo di fama mondiale, originaria d’Abruzzo. Il capostipite Tommaso visse e operò a Ortona.

Caraceni. Famiglia, dinastia di sarti da uomo di fama mondiale, originaria d’Abruzzo. Il capostipite Tommaso visse e operò a Ortona (Chieti), dove nacque, nel 1880. Tre dei suoi figli appresero da lui l’arte del cucire: Domenico, Augusto e Galliano. Furono loro a rendere famoso il nome Caraceni in tutt’Italia e, in un secondo tempo, nel resto del mondo.

Iniziò Domenico, il maggiore, a Roma negli anni ’20, seguito subito dopo da Augusto e Galliano la cui opera contribuì al successo dell’iniziativa. Negli anni ’30, Augusto si stacca da Roma e apre a Parigi, in avenue d’Jena, una sua sartoria: un palazzetto di tre piani, che racchiudeva in se stesso tutto il ciclo lavorativo. Galliano resta a Roma, a fianco del fratello Domenico. Durante questi anni, dal 1930 al ’40, i Caraceni, a Roma e a Parigi, lavorano instancabilmente per raggiungere la vetta e vi riescono.

Infatti, negli atelier Caraceni arrivano da tutte le parti del mondo i personaggi più in vista dell’epoca: personaggi della politica, della musica, della letteratura, del teatro, delle case regnanti e dell’imprenditoria. Nel ’40, a causa dello scoppio della guerra, Augusto, italiano in terra nemica, fu costretto, suo malgrado, a chiudere l’ormai mitico atelier parigino e a ritornare in patria. Nello stesso anno, muore Domenico, a Roma.

I Caraceni dopo la guerra

Cessata la guerra, Galliano ridà vita all’atelier di Roma, mentre Augusto apre una sua nuova sartoria a Milano in via Fatebenefratelli 16. Gli anni che vanno dal ’46 al ’70 sono quelli del secondo periodo artistico di questa famiglia, periodo durante il quale la clientela dei Caraceni si modifica e si completa seguendo l’andamento della società internazionale di quel tempo. Tra gli anni ’70 e gli anni ’80, muoiono prima Augusto e poi Galliano. Scomparsi i tre pionieri, la tradizione familiare continua con rinnovato vigore.

A Roma, sono Tommy e Giulio, figli di Galliano, a governare l’atelier. A Milano, c’è Mario, figlio di Augusto, che per il suo laboratorio, ha voluto mantenere l’insegna A. Caraceni, in onore del padre. La terza generazione Caraceni ottiene grande successo. A Mario vengono assegnati, tra gli altri, il premio S. Omobono, medaglia d’oro e attestato dell’Unione Milanese Sarti, e il Gran Premio vita di Sarto dall’Accademia Nazionale dei Sartori di Roma.

Negli anni ’80 e ’90, si prepara la quarta generazione, che già lavora negli atelier di Milano e di Roma, apprendendo i segreti del mestiere. Il grande merito dei Caraceni è quello di aver introdotto, fin dal loro apparire sulla scena artistica sartoriale del mondo, accorgimenti loro propri, nella tecnica del taglio, per cui l’abito viene indotto a seguire, in maniera anatomica, i movimenti di chi lo indossa e acquista una vestibilità perfetta, diversamente irraggiungibile. Questo è il segreto dei Caraceni e tale rimarrà finché ci sarà un Caraceni a custodirlo e a trasmetterlo al proprio successore e solo a lui.

Civiche Raccolte d’Arte Applicata

Civiche Raccolte d’Arte Applicata: Milano, Castello Sforzesco.

Il settore abbigliamento e tessuti nasce tra il 1904 e il ’14. I primi abiti vengono comperati, mentre la collezione di accessori ha inizio con la scoperta di calzature del ‘500 e del ‘600 nelle fondamenta del Castello durante le opere di restauro.

La raccolta delle Civiche include abiti, ricami, paramenti sacri e tessuti (più di 2 mila, dai copti agli esempi di tessitura industriale del XX secolo) di vario genere. L’entusiasmo dell’avvio del museo portò ad attribuzioni oggi considerate errate. Ad esempio, il nucleo di abiti neoclassici che si credette provenisse dal guardaroba di Elisa Bonaparte Baciocchi. I bombardamenti su Milano della seconda guerra mondiale distrussero parte del patrimonio delle Raccolte d’Arte Applicata.

museo delle arti decorative milano

Nel ’72 la storica del costume Rosita Levi Pisetzky riaccende l’interesse civico per la raccolta regalando la sua collezione privata e innescando così altre donazioni, corroborate da importanti acquisti da parte del Comune: le collezioni Mora, Regazzoni, Fortuny e, nell’88, un vasto repertorio di moda milanese degli anni ’30 e ’40.

Interessante il fondo di abiti folcloristici che provengono per lo più dall’Esposizione Industriale di Milano del 1881. Accanto agli spazi che ospitano, un po’ alle strette, gli armadi e gli archivi, opera la Raccolta di Stampe Bertarelli che contiene molto materiale relativo alla moda.

stampe bertarelli