FONDAZIONE GIANFRANCO FERRÉ

La Fondazione Gianfranco Ferré è stata costituita con lo scopo di conservare e mettere a disposizione tutto ciò che documenta l’attività dello stilista.

LA FONDAZIONE

La Fondazione Gianfranco Ferré nasce nel 2008. Lo scopo è quello di documentare l’attività creativa dello stilista. Essa mira, infatti, a promuovere iniziative legate all’attività creativa dello stilista

La Fondazione comprende inoltre un archivio di materiali diversi quali fotografie, disegni, filmati, riviste e appunti di Ferrè, tutti facilmente consultabili.

L’ARCHIVIO

Il database offre la possibilità di conoscere in modo diretto il lavoro svolto da Gianfranco Ferré. Esso, inoltre, è in fase di costante aggiornamento e contiene oltre 80.000 documenti, organizzati sulla base di criteri tematici e cronologici.

Al suo interno troviamo circa 3.000 pezzi tra capi e accessori appartenenti alle collezioni Gianfranco Ferré Donna, Uomo ed Alta Moda.

L’esistenza di questa banca dati si lega ad una serie di iniziative. La Fondazione infatti pubblica libri tematici, organizza mostre, promuove programmi di studio e di ricerca, lectures e visite in sede.

il complesso

La Fondazione Ferrè ha sede nel cuore della nuova Milano e fa parte di “Tortona 37”, il complesso architettonico mixed-use, realizzato su progetto di Matteo Thun.

Esso è composto da cinque edifici disposti a corte su un giardino dal cuore alberato. Il progetto si inserisce in un processo di significativo riutilizzo del territorio, con un’architettura a basso impatto ambientale, adottando tecnologie in una logica avanzata di efficienza energetica.

LA SEDE

Fondazione Gianfranco Ferré, la sede
Fondazione Gianfranco Ferré (Architettura degli interni: Franco Raggi, con Karim Contarino; Sistema di illuminazione XAL. Xenon Architectural Lighting; Sistema di arredi ZEUS; Rivestimenti in metallo trattato AMIMETAL; Arredi fissi i in legno G. BIENATI)

La Fondazione comprende seicento metri quadri di superficie. L’edificio si articola su due livelli distinti: il piano terra e due ampi soppalchi.

Gli spazi si legano, poi, alla multifunzionalità. Le aree sono infatti adibite al lavoro, alla conservazione della documentazione storica, ad ospitare incontri, conferenze ed esposizioni.

Non mancano inoltre le postazioni accessibili al pubblico che può fruire, anche in forma virtuale, del patrimonio della Fondazione.

GLI SPAZI

La configurazione degli spazi fa della Fondazione un luogo autenticamente Ferré. La concezione dei volumi è nitida e le altezze imponenti. I pavimenti, poi, sono in resina opaca nera mentre le pareti sono bianche ma spezzate da rossi intensi e superfici rivestite in lamiera di ferro.

Troviamo, inoltre, grandi librerie in legno incorniciate da elementi portanti in rovere e tavoli color bronzo con superficie in vetro satinato nero.

LO STILE

Il progetto di definizione degli ambienti della Fondazione è stato affidato all’Architetto Franco Raggi, compagno di università ed amico di Gianfranco Ferré. Raggi, infatti, era già intervenuto su altri spazi legati allo stilista come, ad esempio la sede di via Pontaccio.

Nell’edificio sono tanti i “segni” che consentono di ritrovare appieno lo stile di Gianfranco Ferrè e la sua personalità ricca e complessa. Tra questi spiccano i “pezzi” da lui stesso disegnati. Alcuni esempi sono il grande tavolo in lamiera di ferro del suo ufficio privato, la chaise longue in cavallino marrone e le poltrone Biedermeier rivestite in lucertola laccata.

gli oggetti

Fondazione Gianfranco Ferré, la sede
Fondazione Gianfranco Ferré, la sede

All’interno della Fondazione si trovano anche molti oggetti personali di Gianfranco Ferré. Essi sono oggetti delle sue tante collezioni, souvenirs dei suoi viaggi, regali di amici e collaboratori. Tra essi troviamo un sontuoso vaso-braciere cinese in bronzo lavorato e sbalzato, un’armatura da kendo giapponese, un curioso metro nautico, un cavalletto da pittore che ha seguito Gianfranco Ferré sin dal suo primissimo studio in Via Conservatorio.

Ad essi si aggiungono, poi, elmi e cappelli di ogni epoca e parte del mondo, i bracciali scultorei, opere degli artisti a cui lo stilista era legato: tra tutte il suo “profilo” realizzato da Ceroli in legno di abete.

Fondazione Gianfranco Ferré, la sede
Fondazione Gianfranco Ferré, la sede

Non mancano, infine, alcuni pezzi di design moderno, tra cui l’opera di Urano Palma e svariate sedie, dalla “Harp Chair” di Jorgen Hovelskow a quelle di Tom Dixon e di Ron Arad, sino alla chaise longue “Metamorfosi 3”, pezzo unico di Franco Raggi.

Il percorso espositivo gioca con la suggestione e la valorizzazione di elementi diversi: disegni, dettagli tecnici, bozzetti, fotografie, immagini pubblicitarie e redazionali, video e istallazioni.

BART HESS

LE ORIGINI

Bart Hess
Ritratto di Bart Hess

Bart Hess è un designer danese che si colloca all’intersezione tra moda, design del prodotto ed arte. Nato nel 1984, studia alla Design Academy di Eindhoven. Si laurea nel 2007 specializzandosi nella ricerca e nell’uso di nuovi materiali.

Già dal 2007 l’artista propone le sue creazioni in diverse esposizioni, ottenendo consensi e facendosi gradualmente conoscere.

I suoi lavori intersecano il mondo della moda ma al tempo stesso lo trascendono. Hess ha infatti un grande interesse per la fotografia, la pittura e le arti visive. Tramite l’uso di materiali estremamente particolari e con l’ausilio di tecnologie avanzate, i suoi lavori giocano con il corpo umano trasfigurandolo in immagini spesso disturbanti.

LA CARRIERA

Bart Hess
Lo “Slime Dress” di Bart Hess sulla copertina di “Born This Way”

Nel 2010 i suoi lavoro appaiono su Vogue fotografati da Nick Knight. Nelle foto una modella è avvolta da un liquido colloso, quasi viscido a vedersi, che richiama allo stresso tempo un’immaginario alieno e la fase della nascita.  Il servizio fortografico colpisce la cantante Lady Gaga che chiede all’artista di collaborare con lei per il suo album Born This Way, uscito nel 2011.

Nel 2013 alla Triennale di Architettura di Lisbona Hess presenta l’esposizione “Digital Artifacts“.  La mostra è dedicata alla “cyborg coture” ossia una fantasia della moda del futuro, in simbiosi con la tecnologia. Bart immagina un’analogia tra la corruzione del corpo e quella del software.

 

Dal contesto di sorveglianza, riconoscimento facciale, avatar e fantasmi virtuali, immaginiamo un futuro prossimo in cui la staticità digitale, le distorsioni e le anomalie diventino una nuova forma di ornamento“.

 

Bart Hess
Alcuni visitatori alla mostra “Work with me People”

Nel 2014, invece, è la volta di “Work With Me People” presentata all’Atelier Clerici in occasione della Settimana del Design di Milano. L’esposizione come dichiarato da Hesse “offre una panoramica del processo di produzione dei tessuti couture“. Lo scopo è una riflessione sull’industria creativa post-fordiana e l’enorme quantità di mezzi e manodopera necessari per sostenerla.  La mostra è interattiva: richiede ai visitatori di contribuire alla fabbricazione di tessuti particolari.

Nel 2017 l’esposizione “Future Bodies” è in mostra allo Stedelijk Museum’s-Hertogenbosch. L’esposizione è la prima retrospettiva del lavoro dell’artista da “A Hunt for High Tech” (2007) fino all’ultimo lavoro interattivo che sarà presentato in anteprima durante la mostra.

Nel corso della sua carriera Bart Hess è stato nominato per diversi premi ed ha vinto il Dutch Design Awards nel 2011.

lo stile

Bart ess
Un’opera di Bart Hess

Ciò che salta immediatamente all’occhio dello stile di Bart Hess è la scelta e l’uso dei materiali. L’artista utilizza spesso materiali che hanno una forte connessione con il corpo umano, sperimentando per creare delle somiglianze disturbanti.

Hess oltrepassa i confini dell’industria tessile. I suoi materiali sembrano vivi: i riflessi, la reazione che hanno sulla pelle, sul corpo umano e sull’ambiente creano sensazioni contrastanti all’osservatore. Da un lato, infatti, le opere dell’artista danese ci ricordano qualcosa di profondamente umano ma, dall’altro, trasmettono qualcosa di alieno. Il risultato è un mix tra reale e vistuale che provoca allo stesso tempo repulsione ed attrazione.

POLLINI

Storia ed evoluzione delle calzature Pollini, dalle origini a San Mauro Pascoli fino ai giorni nostri in cui rimangono un simbolo del made in Italy.

ORIGINI

Pollini
Alcune operaie producono calzature

Pollini è il nome del calzaturificio fondato da Vittorio, Alberto, Lucia e Lidia Pollini a San Mauro Pascoli (Forlì) nel 1953. La tradizione familiare inizia con il padre Ettore e continua fino ai giorni nostri. Grazie alla presenza di artigiani specializzati, il piccolo paese romagnolo diventa negli anni un vero e proprio distretto calzaturiero dove l’azienda Pollini fiorisce di generazione in generazione.

Negli anni ’70 il brand acquista fama per il lancio di una nuova tipologia di  stivale. L’ispirazione viene dall’equitazione: la scarpa è priva di chiusure e di ganci, con le cuciture ridotte al minimo. Il modello rielaborato da Pollini è moderno ed adatto alla vita in città.

IL SUCCESSO

Il successo arriva con le collezioni di calzature a tema. La più famosa è la “Daytona” che presenta scarpe eleganti e stivali stringati di uno stile talmente iconico da meritare l’esposizione al Museum of Fashion di New York.

Pollini
Un punto vendita Pollini

Da quel momento il successo di Pollini è crescente. Nel 1998 la casa decide di lanciare la sua prima collezione di abbigliamento. La linea è composta da abiti maschili e femminili realizzati in pelle.

Nel 2000  il marchio Pollini viene acquisito dal Gruppo di lusso AEFFE gestito da Alberta e Massimo Ferretti. Il restyling sul brand da parte della casa madre è finalizzato a riportarlo in attivo nel giro di un anno. Massimo Ferretti crea per Pollini una collezione di circa sessanta pezzi, per la collezione femminile, e circa quaranta per quella maschile. La linea è vista come lo sportswear di lusso di casa Aeffe: tessuti di altissima qualità e distribuzione in un centinaio di negozi d’Europa e Stati Uniti.

AEFFE promuove anche un’apertura di Pollini al mercato dell’Estremo Oriente.  Si conclude la firma di un accordo triennale per l’export con la giapponese Itochu Corporation che prevede la distribuzione di calzature e pelletteria Pollini, Pollini Studio e pret-a-porter dall’autunno-inverno 2003/2004. Viene, inoltre, stretto un accordo quinquennale con Fairton Strategy Limited per la distribuzione a Hong Kong, Taiwan e Cina. 

Sotto la direzione di AEFFE, Pollini continua a crescere, realizzando dal 2002  anche alcune linee di accessori per altri brand del gruppo come Alberta Ferretti, Philosophy, Moschino Chip & Chic e Moschino Love.

GLI ANNI RECENTI 

Dal 2008 Nicholas Kirkwood assume la direzione delle linee di footwear, borse e accessori. Lo stesso anno Jonathan Saunders viene nominato direttore creativo per l’abbigliamento e per le licenze, che comprendono foulard, occhiali, ombrelli, sciarpe e cravatte. Nel 2012 Kirkwood gli succede come direttore creativo dando un impulso moderno ed innovativo al brand senza, però, rinunciare al valore artigianale. 

Pollini
Il Manager Director Marco Piazzi riceve il “Premio Innovazione” per Pollini

Nel 2013 Pollini festeggia il suo sessantesimo anniversario chiudendo il bilancio con un fatturato di 32,7 milioni di euro, che rappresenta il 13% delle vendite totali del Gruppo Aeffe. La ricorrenza viene celebrata con una collezione di scarpe ed accessori che riprende in chiave moderna alcuni modelli del passato. 

Pollini
Alcune calzature Pollini

Dal 2015,a partire dalla collezione autunno-inverno 2015/165, Erminio Cerbone è il nuovo direttore artistico di Pollini . La sua presenza conferma il forte legame di Pollini con il made in Italy di lusso.

Nel 2018 la casa di moda riceve il premio “Innovazione del Prodotto”  in occasione del dell’evento “Save The Brand 2018″. 

LO STILE

Pollini
Alcune foto del calzaturificio Pollini

Le calzature Pollini spiccano per il loro mix tra tradizione e modernità. Negni anni la casa di moda è sempre riuscita a stare al passo con i tempi innovandosi ma mantenedo un alto livello per quel che concerne i materiali utlizzati e la cura nell’assemblarli. Il processo manifatturiero rimane legato all’artigianato di origine romagnola ed al made in Italy. Allo stesso tempo, però, il marchio riesce a soddisfare le esigenze del moderno mercato del lusso. 

MARCHESA

ORIGINI

Marchesa Georgina Chapman e Keren Craig
Georgina Chapman e Keren Craig

Il brand di abbigliamento femminile di lusso Marchesa viene fondato nel 2004 da Georgina Chapman e Keren Craig.

Georgina, figlia di Caroline Wonfore e del multimiliorario Brian Chapman, nasce a Londra nel 1976 e si diploma al Marlborough College nel Wiltshire. Keren nasce in Svizzera sempre nel ’76 e frequenta il Brighton Art College specializzandosi nelle tecniche di ricamo e stampa dei tessuti.

Terminato il college nel 2000, le due ragazze si iscrivono al Chelsea College of Art and Design di Londra dove si conoscono durante una lezione di disegno.

Quattro anni dopo Keren e Georgina decidono di unire le proprie capacità e conoscenze nell’ambito della moda e fondare il loro marchio. Il nome Marchesa viene scelto pensando alla Marchesa Luisa Casati, nobildonna della belle epoque fonte di ispirazione per entrambe le ragazze.

 

il successo

Marchesa Renee Zellweger
Renee Zellweger indossa Marchesa alla premier di Bridget Jones

Il nuovo brand con sede a New York vanta, già dai suoi inizi, investitori di prestigio tra i quali  Giuseppe Cipriani e Steve Witkoff. Il successo arriva quando nel 2004 Renee Zellwegner indossa un vestito Marchesa alla premiere londinese di “Bridget Jones“. Da allora il marchio si lega strettamente a diversi nomi di Hollywood tra cui Cate Blanchett, Scarlett Joansson, Anne Hathaway e Penélope Cruz che indossano Marchesa alle premiere e sul red carpet.

Nel 2006 Marchesa è tra i brand finalsiti al CFDA/Vogue Fashion Fund, mentre l’anno scuccessivo vince il premio Red Carpet Designer of the Year al British Fashion Awards.

Marchesa borse
Collezione borse by Marchesa

Il successo crescente del marchio ha portato le due stiliste a lanciare nel 2006 la diffusion collection Marchesa Notte.  Allo stesso modo nel 2009 nasce una linea di borse Marchesa. Il 2010 vede, invece, il lancio di una collezione di abiti da sposa oltre ad una capsule collection di prodotti per la casa in collaborazione con Lenox.

Nel 2015 le stiliste danno il via ad una linea di gioielli venduta esclusivamente attraverso Macy’s.

 

i rapporti con Weinstein e le polemiche

Marchesa Geoirgina Chapman
Georgina Chapman e Harvey Weinstein

Nel 2004 Georgina Chapman sposa l’impenditore cinematografico Harvey Weinstein che con le sue conoscenze contribuisce a portare il marchio al successo. Nel 2017 Weinstein è indagato sotto accusa di molestie sessuali. Sono moltissime, infatti, le star del cinema che dichiarano di aver subito molestie più e meno gravi da parte del produttore. Tra esse sono presenti anche Gwyneth Paltrow, Angelina Jolie, Rosanna Arquette ed Asia Argento.

Georgina dichiara di essere del tutto ignara dei comportamenti ignominiosi del marito ed il 10 ottobre 2017 chiede il divorzio dopo dieci anni di matrimonio e due figli.

Lo scandalo, però, investe potentemente anche l’immagine del brand Marchesa. Nascono infatti forti polemiche sul ruolo di Weinstein nel successo del marchio. Alcune star infatti, tra cui Sienna Miller, hanno dichiarato di essere state forzate dal produttore ad indossare gli abiti della moglie durante le premiere.

Il marchio resta quindi fortemente legato al nome di Weinstein. Dopo lo scandalo Marchesa vive un periodo di crisi, perde molte collaborazioni e molti dipendenti lasciano la maison. Le celebrities di Hollywood, inoltre, scelgono di non indossare abiti del brand per mostrare la loro avversione nei confronti dei fatti legati al produttore cinematografico.

 

la ripresa

Marchesa Scarlett Johansson
Scarlett Johansson indossa Marchesa al Met Gala 2018

Le creatrici di Marchesa, però, fiduciose del valore del loro marchio, non si danno per vinte. Dopo aver rinunciato alla sfilata Autunno/Inverno 2018/2019 a New York, sull’onda dello scandalo, sono tornate in passerella con la collezione successiva.

Anche tra le star, nonostante l’avversione verso il brand continui, ci sono alcune eccezioni che sostengono il valore di Marchesa. Scarlett Johansson ad esempio è apparsa al Met Gala 2018 con un abito rosso disegnato da Georgina Chapman. La Johansson ha dichiarato di aver scelto Marchesa in quanto vuole sostenere “un marchio creato da due designer femminili incredibilmente talentuose ed importanti“.

Sembra quindi possibile che Marchesa riesca a spopravvivere alla bufera staccandosi definitivamente dal legame con il nome Weinstein.

 

lo stile

Tutto nello stile di Marchesa parla di lusso ed eleganza. Gli abiti, creati per occasioni speciali, hanno lo scopo di far vivere a chi li indossa una serata da favola. I tessuti utilizzati sono sempre di gran pregio e variano dalla seta al broccato, dall’organza al tulle. Spesso gli abiti sono a gonna lunga e vengono decorati con ricami, gemme e tessuti lucenti. Il risultato è uno stile impeccabilmente raffinato, femminile e romantico.

ANNA MOLINARI

Stilista italiana, fondatrice, assieme al marito Gianpaolo Tarabini, del marchio Blumarine: ecco la storia di Anna Molinari

Stilista italiana, fondatrice, assieme al marito Gianpaolo Tarabini, del marchio Blumarine. La linea è prodotta dalla Blufin S.p.A., società di proprietà della famiglia, a cui fanno capo anche il brand Anna Molinari e il brand Blugirl.

origini

Anna Molinari nasce a Carpi, nel 1958. Incomincia a lavorare nel mondo della moda sin da piccola, aiutando i genitori. La famiglia è proprietaria del maglificio Molly, ditta che produceva la maglieria a molte delle più importanti case di moda italiane e straniere.

Dopo un diploma di maturità magistrale, ottenuto con il massimo dei voti, si iscrive al corso di laurea in storia dell’arte.  Anna è infatti determinata a coltivare ulteriormente il suo interesse per le forme creative. Fondamentale per la sua carriera l’incontro con il Conte Gianpaolo Tarabini Castellani, destinato a diventare suo marito oltre che socio in affari.

Con Tarabini, oltre all’uomo ideale, Anna trova i mezzi per poter creare una sua impresa slegandosi presto dall’attività di famiglia piuttosto ripetitiva e limitante dal punto di vista creativo. Lei ha una mente fantasiosa è amante dell’arte, dotata di uno stile fortemente femminile e romantico, affascinata dai colori del mare, dalla bellezza evocata dalla natura. Lui è nobile ed imprenditore, esperto di finanza, pronto a concretizzare on efficienza la visione della moglie.

blumarine

Nel 1977, fondano insieme il brand Blumarine. Il marchio in meno di un decennio si afferma nel fiorente settore della moda che vede in Milano la città trampolino di lancio.

Già nel 1980 la stilista vince il titolo di “miglior creatrice dell’anno” al Modit. Questo riconoscimento le permette di sfilare, l’anno seguente, con un primo fashion show in via Manzoni.

Non tardano ad arrivare le prime richieste, anche dai grandi magazzini e boutique estere.  Questi dimostrano sempre più apprezzamenti per lo stile italiano e in particolare l’eleganza degli abiti della stilista. Dal 1981 alla maglieria vengono affiancate le confezioni.

Per la sua brillante carriera Anna dovrà molto anche a Walter Albini e Franco Moschino, due stilisti-maestri con i quali ha collaborato traendo preziosi insegnamenti.

Da Albini, padre del pret-à-porter, apprende come valorizzare la sua vena romantica. Da Moschino impara a fare sue l’ironia e la giocosità, caratteristiche che fonderà con successo prima in Blumarine, poi in Blugirl.

il debutto in passerella

Nel 1986, facendo bagaglio di tutte le sue esperienza, è pronta a debuttare ufficialmente sulle passerelle di Milano Collezioni, con una linea da lei interamente disegnata.

Vengono ideati numerosi capi iconici. Alcuni esempi sono il Blu-Vi, il cardigan in cachemire con collo in pelo di visone, amato fin da subito dalle star di Hollywood e le t-shirt, col logo Blumarine in Swarovski, che hanno fatto la fortuna della casa e che tutt’oggi vantano diverse imitazioni e declinazioni tra i vari stilisti concorrenti.

Le sue collezioni riscuotono successo perché incarnano un ideale di donna fresca, giovane e molto femminile, proiettata in una dimensione onirica e quasi fiabesca.

Una donna sensuale che sembra uscita dai boschi incantati ma pronta anche ad affrontare con lo spirito glamour la competitiva giungla metropolitana. Viene soprannominata “signora delle rose” perché per i suoi abiti Anna si ispira sempre alla bellezza eterna dei fiori, e all’eleganza innata del mare. Queste passioni  si riflettono anche nella progettazione degli interni delle boutique Blumarine dove è il colore rosa a fare da padrone.

Negli anni ’90, sull’onda del successo della griffe, la Blufin vede la nascita di due nuove firme: Blugirl, linea prete-à-porter, rivolta ad un target più giovane con prezzi al pubblico più bassi e la griffe di alta moda Anna Molinari per un pubblico decisamente più sofisticato.

Con questa operazione l’azienda si impegna a coprire una più ampia fetta di mercato. In particolare  Blugirl, disegnata da Anna molinari, riscuote un grandissimo successo tra gli operatori del settore, per il suo tono decisamente irriverente, e tra il pubblico che la premia con le vendite.

L’etichetta “Anna Molinari”, invece, è disegnata dalla figlia Rossella Tarambini. Essa si distingue sin dall’inizio per lo stile fortemente concettuale e sperimentale, con un’attenzione estrema al dettaglio sartoriale.

riconoscimenti

Nel corso della sua carriera Anna Molinari è stata destinataria di numerosi riconoscimenti che ne hanno consacrato il talento e il suo ruolo di ambasciatrice della creatività italiana nel mondo.

Tra i numerosi  premi si ricordano il La Kore Fashion Oscar per la collezione che ha fatto più tendenza nel 2003, l’Ago d’Oro da parte della Provincia di Roma conferitole nel 2004 e il premio speciale alla carriera, da parte della Camera Nazionale della Moda (2004).

Ha ricevuto anche due lauree Honoris Causa, la prima nel 2001, in Economia e Commercio, da parte dell’Universitas Sancti Cyrilli di Roma, la seconda in Scienze dell’Educazione, da parte dell’Università di Urbino.

Nel 2010 è stata insignita del prestigioso titolo di “Cavaliere del Lavoro” dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Anche gli USA l’hanno celebrata con un evento speciale organizzato dai grandi magazzini Saks Fifth Avenue, per il successo della linea Blumarine.

Dal 2006, dopo la perdita del marito, avvenuta durante un tragico incidente in Africa, il figlio Gianguido ha preso in mano il ruolo di amministratore delegato della Blufin.

DIEGO M

origini

Diego M Manuela Bartolomeolli
I coniugi e soci Diego Mazzi e Manuela Bortolameolli

Coppia nella vita e nel lavoro, Diego Mazzi e Manuela Bortolameolli fondano nel 2003 il brand Diego M (dove la M sta per Manuela).

Diego, originario di Verona è l’anima creativa. La sua passione per la moda si sviluppa fin da bambino quando passa il tempo libero ad osservare le donne che lavoravano alla Cico, l’azienda di abbigliamento per l’infanzia del padre.  L’animo sensibile da musicista rendono Diego particolarment abile nell’individuare nuove opportunità nel modo della moda, coniugando il classico ed il moderno.

la nascita del brand

Diego M azienda
La sede dell’azienda

A partire dagli anni ’80 lo stilista intravvede una possibilità di mercato nella creazioni di capispalla che accostino la pelliccia e i dettagli di lusso ad elementi contemporanei, dati da linee sportive e tessuti tecnici. Nel 2003 a Lazise, sulle sponde del Lago di Garda, Diego e la moglie fondano l’azienda dal marchio Diego M. Emanuela si ocupa del dell’area commerciale e del marketing oltre ad essere il braccio destro del marito per quanto riguarda le scelte di stile.

 

il successo

Diego M showroom
Lo showroom di via Venezia a Milano

Il marchio nasce inizialmente come brand femminile ed ha subito un grande successo per l’equilibrio dei capi tra eleganza e praticità.

Nel 2006, a soli tre anni dalla fondazione, apre lo showrom in via Montenapoleone 19 a Milano. Da allora l’azienda è in crescita fino ad arrivare ad un aumento del 40% nel fatturato del 2017. Nel 2015 apre il flagship store in Via Venezia a Milano mentre in Italia sono 238 i multimarca in cui il brand è commercialzzato.

L’azienda veneta, però, vanta una distribuzione che si amplia ad Europa, Russia e Stati Uniti. Dalla Russia in particolare deriva il 50% dei ricavi (con 350 clienti e due monomarca a Perm e Novosibirsk ed uno showroom nella City di Mosca) seguita da Polonia e Regno Unito.

la linea uomo

Diego M collezione
Collezione Uomo autunno/inverno 2019

Nel 2017, dopo 14 anni di attività, Diego inaugura la prima linea maschile del brand. A questo proposito Manuela spiega che “Il mercato maschile è complesso e competitivo: l’uomo spende meno della donna specialmente in America, ma con un prodotto di qualità e una eccellente strategia di comunicazione in cui investiamo una cifra considerevole del fatturato l’obbiettivo è portare l’uomo a incidere per il 30% sul fatturato nel 2018“. Per la collezione uomo serve quindi maggiore attenzione alla praticità nelle forme e nei tessuti. “Non è facile disegnare moda da uomo, un consumatore esigente che vuole essere sobrio ma anche distinguersi” spiega Diego.

gli ultimi sviluppi e lo stile

Tra gli obiettivi dei due soci c’è New Yor: l’apertura di uno showroom direzionale nella Grande Mela potrebbe essere la sfida del 2019. Nella città statunitense infatti vive Marta la figlia venticinquenne di Diego e Manuela che potrebbe contribuire al progetto così come i due fratelli, Matteo e Andrea, affiancano i genitori nella gestione in Italia.

In questi anni di attività il marchio Diego M ha affermato il suo stile elegante e pratico. L’idea di base è quella di creare una giacca sufficientemente sportiva e confortevole da usare tutto il giorno ma abbastanza elegante da essere all’altezza di una serata a teatro. I materiali utilizzati variano dai più raffinati ai più pratici e tecnici: pelli sottilissime e dettagli in pelliccia, ma anche materiali impermeabili e tessuti traspiranti, vinile traslucido.  Il risultato è una vasta gamma di parka, biker, giubbini, cappottu e giacche a vento termosaldate che può soddisfare le esigenze dei clienti più esigenti in ogni occasione.