RODARTE

ORIGINI

Rodarte origini sorelle Mulleavy
Le sorelle Mulleavy fondatrici di Rodarte

La linea di moda Rodarte viene fondata nel 2005 dalle sorelle Kate e Laura Mulleavy. Kate e Laura nascono rispettivamente nel 1979 e nel 1980 in California, USA.  Vengono cresciute nei pressi di Santa Cruz dalla madre, Victoria Rodart , e dal padre William Perry Mulleavy. Entrambe frequentano l’Università di Berkley e si laureano. Laura studia letteratura moderna mentre Kate si laurea in storia dell’arte.

Tornate a casa nel 2001 le due sorelle si dedicano inizialmente a lavoretti sporadici. Kate vende online la sua collezioni di vinili d’epoca mentre Laura fa la cameriera. I fondi raccolti da questi primi impieghi (16.500 $) diventano il capitale d’avvio della loro linea di vestiti. Le ragazze Mulleavy disegnano i bozetti su un tavolo da cucina e imparano a cucire con l’aiuto della madre. A lei dedicano il nome del brand, Rodarte, appunto, dal suo cognome da nubile.

LA PRIMA COLLEZIONE

Nel 2005 le due danno vita alla prima collezione: 10 capi realizzati a mano. Kate e Laura presentano  i loro abiti a Cameron Silver, proprietario del famoso negozio vintage di Los Angeles, Decades, per avere un’opinione. Colpito dal lavoro delle due, Cameron gli procura dei contatti e, in febbraio, uno degli abiti Rodarte compare sulla copertina di Women’s Wear Daily. Questo è l’inizio del successo. A breve Anna Wintour le nota e pochi mesi dopo le Mulleavy portano i loro abiti sulle passerelle della New York Fashion Week. In una intervista per il New Yorker le sorelle raccontano: “Quando Anna Wintour vide la collezione ci disse: ‘Quello che fate è molto personale, continuate così’. Credo sia il miglior consiglio che abbiamo mai ricevuto“.

il successo

Rodarte Vogue
Rachel Weisz indossa Rodarte sulla copertina di Vogue nel 2008

La crescita del marchio è esponenziale. Iniziano i primi riconoscimenti tra cui l’Ecco Domani Fashion Foundation Award nel 2006, lo Swarovski Emerging Womenswear Designer Award nel 2008 e il premio Womenswear Designer of the Year nel 2009. Quando poi, nell’ottobre 2008, Racher Weisz indossa un abito Rodarte sulla copertina di Vogue US il destino delle due sorelle è definitivamente segnato. Da quel momento moltissime tra le star più celebrate indossano Rodarte. Tra loro ricordiamo Natalie Portman, Millie Bobby Brown, Kate Blanchett, Greta Gerwig, Kirsten Dunst e Brie Larson.

Rodarte Natalie Portman
Natalie Portman alla premiere di Black Swan indossa Rodarte

Nel 2010 la collezione Rodarte, presentata nel settembre 2009, appare in testa alla classifica delle migliori dieci su Vogue e su Style.com. Inziano anche diverse collaborazioni come quella del 2009 con Target, la realizzazione dei costumi per l’Het National Ballet nel 2010 e quella con l’artista  Brody Condon l’anno successivo.

gli ultimi sviluppi

Rodarte Jay-Z
Jay-Z indossa una felpa della linea RADARTE di Rodarte

Oltre alle sempre acclamate collezioni di alta moda, le sorelle Mulleavy negli ultimi anni hanno ideato anche alcune linee di diverso genere. Un esempio è la linea RADARTE di t-shirt, felpe e pantaloni sportivi venduti online. La collezione ha ottenuto moltissimo successo ed è stata indossata da celebrities come  Rihanna, Beyoncé, Jay-Z , Will Ferrell, Katy Perry, Anne Hathaway, Kirsten Dunst ed Emma Watson. Lo stesso vale per il suo recente spin-off ROSARTE famoso al punto di superare gli introiti delle collezioni principali.

Dopo 14 anni di successi, nel 2019 sarà inaugurata una mostra dedicata al brand delle due sorelle presso il National Museum of Women in the Arts di Washington per celebrare la carriera e le creazioni di Kate e Laura Mulleavy.

lo stile

Le due stiliste negli anni si sono sempre mantenute fedeli al loro stile caratteristico e personale. Ignorando le mode del momento le sorelle hanno creato collezioni senza tempo caratterizzate da materiali di immenso pregio. I loro abiti dalle linee romantiche vengono impreziositi da fiori, ricami e nastri, dettagli raffinati e onirici che le hanno rese uniche. Lo stile molto femminile do Rodarte è arricchito da dettagli gotihic e punk in un mix   di fine stravaganza.

IRIS VAN HERPEN

La storia della stilista Iris Van Herpen che ha rivoluzionato il mondo della moda grazie all’uso di materiali moderni e della stampanta 3D.

Le ORIGINI

Iris Van Herpen origini
La stilista Iris Van Herpen

Iris Van Herpen è una fashion designer olandese che ha fondato la sua linea omonima nel 2007.

Nata nei Paesi Bassi nel 1984 Iris ottiene il diploma in Fashion Design presso l’Artez Institute of the Arts Amhem. Il suo talento personale la porta subito a lavorare come stagista da  Alexander McQueen  a Londra e poi da Claudy Jongstra ad Amsterdam. Solo un anno dopo la laurea Iris dà il via alla sua linea di moda specializzata in abbigliamento femminile.

la sperimentazione

Iris Van Herpen sperimentazione
La realizzazione di un abito con stampante 3d

Van Herpen fin da subito si è contraddistinta per la sua voglia di sperimentare. Questo ha fatto sì che la stilista abbia spesso collaborato con vari artisti portando le sue creazioni oltre i confini della moda. I suoi abiti infatti sono vere opere d’arte con influenze mutuate dal design, dall’architettura e dalla scultura.

Iris è stata una pioniera nell’utilizzo delle nuove tecnologie nel suo campo.

Un esempio è l’uso della stampante 3D applicata al tessile per creare abiti scultorei o dettagli altamente particolareggiati applicati alle stoffe. Per fare ciò la stilista si appoggia spesso a team altamente specializzati che la aiutano ad applicare l’uso della stampante alla sartoria.

Iris Van Herpen sperimentazione
Un abito dalla collezione “Ludi Naturae” di Iris Van herpen

L’abito a destra, ad esempio, è stato relizzato con l’aiuto  di un gruppo di scienziati della Delft University of Technology (TU Delft) nei Paesi Bassi. Il team è stato in grado di sviluppare una particolare tipologia di stampa 3D Polyjet multimateriale per applicare strutture in resina sintetica su un pezzo di tulle trasparente. Il risultato è sorprendente e avveniristico.

Nel 2011 TIME Magazine ha inserito i vestiti di Iris van Herpen realizzati con la stampante tra le 50 migliori invenzioni dell’anno.

IL SUCCESSO

Iris Van Herpen successo
Lady Gaga indossa un abito di Iris Van Herpen

L’approccio eclettico della stilista la portata negli anni a collaborare con nomi molto noti. Tra gli artisti citiamo Jolan van der Wiel, Neri Oxman, Björk e gli architetti Philip Beesleye Benthem and Crouwe.

Negli anni Iris ha vinto svariati premi tra cui il Golden Eye Award, il Dutch Design Award e il Marie Claire Award come miglor designer olandese. Sono inoltre tantissime le celebrities che hanno scelto di indossare gli abiti della stilista. Lady Gaga fu la prima a scegliere gli abiti di Van Herpen seguita da Beyoncè Solange, Cara Delevigne e molte altre.

Iris Van Herpen successo
L’esposizione di Iris Van Herpen all’High Museum of Art di Atlanta

Gli abiti di Iris sono stati acquisiti ed esposti da vari musei. Nel 2015 è iniziata una lunga turneè negli Stati Uniti iniziata all’High Museum of Art di Atlanta. Sei dei suoi abiti sono stati, poi, acquistati dal Metropolitan Museum of Art di New York . Le creazioni di van Herpen sono state esposte anche al Victoria & Albert Museum di Londra, al museo Cooper Hewitt di New York e al Palais de Tokyo di Parigi, tra gli altri.

LO STILE

Lo stile di Iris Van Herpen è moderno e all’avanguardia. I suoi abiti fuori dagli schemi sono scultorei e abbracciano influenze da varie forme d’arte. L’uso dei materiali va ben oltre le normali sperimentazioni in ambito tessile. Vengono infatti usati anche resine, materiali plastici stoffe create tramite l’uso della stampante 3d. Il risultato è di fortissimo impatto. Molte opere che richiamano il mondo della natura con forti simmetrie e dettagli incredibilmente particoareggiati. Altre si basano su fenomeni atmosferici o fisici, come nel caso della collezione Couture Seijaku ispirata ai movimenti delle inde sonore.

BULGARI

Bulgari è un luxury brand italiano che si occupa di gioielli, orologi, profumi, accessori e interior design per i suoi celebri hotel.

Le origini: Sotirio Bulgari

Famiglia di gioiellieri italiani, ha come capostipite e fondatore Sotirio Bulgari, greco originario dell’Epiro. Sotirio Bulgari iniziò la sua carriera come gioielliere nel suo villaggio natale, Paramythia: giunto in Italia nel 1879, qui portò la antica tradizione orafa greca. Nel 1885, aprì un negozio a Roma, in via Sistina, con una collezione che contemplava sì tecniche antiche, ma anche moderne. L’azienda crebbe molto e, 20 anni dopo, aprì una nuova sede operativa in via Condotti.

A partire da metà ‘900, si inizia a definire un vero e proprio stile Bulgari, con caratteristiche proprie ed originali. Tutto ciò avviene grazie all’impegno creativo e alle ottime intuizioni dei figli di Sotirio, Costantino e Giorgio, entrati nell’azienda all’inizio degli anni ’30.

Costantino, appassionato di collezionismo, iniziò a creare una vera e propria raccolta di oggetti artistici di vario genere. Icone, pietre intagliate e altri reperti lo aiutarono ad approfondire lo studio e le conoscenze dell’arte orafa antica. Costantino scrisse anche Argentieri, Gemmari e Orafi, libro ritenuto anche oggi pietra miliare sulla tradizione dell’arte orafa italiana. Giorgio fu, invece, incaricato della gestione commerciale.

Lo stile Bulgari

Bulgari Serpenti
Serpenti

Alla fine degli anni ’40, BVLGARI introdusse gli orologi gioiello da polso Serpenti, a maglia tubogas o in maglia d’oro. Questo stile è ancora oggi molto popolare. Nel frattempo, la boutique del gioielliere divenne luogo d’incontro preferito dall’aristocrazia, i ricchi turisti americani che giungevano a Roma e il jet set del cinema internazionale non potevano esimersi dal visitarla. Introducendo il taglio cabochon e l’uso di pietre colorate incastonate nell’oro giallo, Bulgari lanciò un nuovo stile, caratterizzato sempre da grande libertà inventiva.

L’emblema della tradizione fu, invece, un compito lasciato alle antiche monete greche e romane che, a ciondolo, pendevano da collane e braccialetti a maglia tubogas, o come motivi decorativi, impreziosivano anelli, spille, orecchini e arredi in argento. La manifattura impeccabile, la raffinatezza della composizione e il design inconfondibile resero questi gioielli veri e propri oggetti di culto.

Terza generazione

Bulgari Campagna pubblicitaria 1960
Campagna pubblicitaria, 1960

Negli anni ’60, nell’azienda entrarono a far parte anche le figlie di Costantino, Anna e Marina, e i figli di Giorgio, Gianni, Paolo e Nicola. Dopo la morte di Giorgio, avvenuta nel 1966, il figlio Gianni divenne co-amministratore delegato, insieme alla cugina Marina. Questi ultimi furono presidenti dell’azienda, insieme al nipote Francesco Trapani, direttore generale. Negli anni ’70, Bulgari iniziò ad espandersi sul mercato internazionale, aprendo filiali a New York, Parigi, Ginevra e Monte Carlo.

GLI ANNI ’80 E ’90

Nel 1985, Gianni, amministratore delegato, si dimise e due anni dopo, nel 1987, lasciò l’azienda di famiglia dopo aver venduto la sua quota societaria ai fratelli Nicola e Paolo. I fratelli furono nominati presidente e vicepresidente della società e il nipote Francesco Trapani divenne amministratore delegato. L’obiettivo di Trapani, sin dai primi anni ’90, fu quello di diversificare l’azienda.

Gli anni ’80 e ’90 furono contrassegnati dall’opulenza: il perfetto adattamento di Bulgari al mondo contemporaneo continuò a produrre, ancora una volta, grandi capolavori. In questi anni si assistette alla nascita di Parentesi e a quella di Bulgari-Bulgari, la prima linea di gioielli modulari; Bulgari diede alla luce nuove forme ispirate al Colosseo e anche i famosi orologi Quadrato. L’attualità e la contemporaneità di Bulgari si rispecchiarono da sempre nella continua sperimentazione di nuovi materiali.

Nel 1991 debuttò la collezione Naturalia, ispirata al mondo animale e vegetale. Per l’occasione, Bulgari decise di donare al WWF (World Wildlife Fund), un film intitolato Anima Mundi. Gli anni ’90 videro la creazione di accessori uomo e donna, di piccoli oggetti di pelletteria, foulard, cravatte e occhiali.

Bulgari Gisele Bündchen indossa Lvcea
Gisele Bündchen indossa Lvcea

Nel 1996 Bulgari iniziò a sperimentare ancor più con nuovi materiali: nella linea di gioielli Chandra, la porcellana venne abilmente affiancata all’oro. Nel 2001 l’azienda lancia Lucea, una collezione dallo stile fresco e nuovo, caratterizzata da una fluida tessitura di oro e pietre preziose: la campagna pubblicitaria vide come protagonista la famosa modella Gisele Bündchen.

Bulgari Hotels

Bulgari Hotel Milano
Bulgari Hotel Milano

L’anno 2002 fu segnato dalla nascita di Bulgari Hotel & Resorts, una joint venture tra Bulgari e Luxury Group, il gruppo di hotel di lusso di Marriott International. Fu progettata una serie di hotel di lusso, il primo dei quali sarebbe stato nel centro di Milano, in via privata Fratelli Gabba, vicino alla Scala e al quartiere Brera. Nell’autunno 2003, l’azienda propose la fragranza femminile Omnia, ottava creazione della linea di profumi uomo-donna firmata Bulgari.

Nel 2009 vennero presentate due nuove collezioni: Bvlgari New e B.zero 1. La prima era caratterizzata da un cerchio d’oro con inciso l’iconico doppio logo. I materiali utilizzati erano oro giallo o bianco 18 carati, da soli o combinati sia con onice e madreperla, sia con luminosi pavé di diamanti. La nuova B.zero 1, invece, appariva fresca e femminile, grazie alle sue gemme colorate. Peridoti, topazi blu, granati, citrine e ametiste dal colore vivido e dalla particolare trasparenza, si combinano e si fondono con sottili catene ed elementi pendenti che danno vita e movimento ad ogni pezzo. Inoltre, gli orologi icona della maison italiana si rinnovano con tre nuovi quadranti in madreperla bianca, rosa e marrone. La peculiarità sono gli indici di diamante abbinati al cinturino, proposto in tre differenti colorazioni.

Bulgari Resort, Bali
Bulgari Resort, Bali

Nel 2004, venne inaugurato ufficialmente il primo Hotel Bulgari, in Via Privata Fratelli Gabba a Milano, nelle vicinanze de La Scala, in un palazzo milanese del XVIII secolo. Già nel 2005, vista la fama internazionale del brand, venne aperto un nuovo Hotel a Bali, seguito presto da quelli di Londra e Shanghai (rispettivamente 2012 e 2015). Un’ulteriore Hotel è previsto per fine 2017 a Dubai.

#Raise Your Hand

Anello Save the Children BULGARI
Anello Save the Children

Bulgari parla con molto orgoglio del suo impegno nel sociale: famosa la partnership del brand con Save the Children, per la quale lanciò la campagna #RAISE YOUR HAND. Nel 2009 l’azienda lanciò una collezione ad hoc, Save the Children, disegnata su misura e ispirata all’iconica linea B.zero1, i cui proventi fossero da destinare a Save the Children, appunto. Negli ultimi sette anni, oltre $50 milioni sono stati donati per la causa. #RAISE YOUR HAND 2016, invece, è una campagna che si impegna per attirare l’attenzione globale sulle precarie condizioni dei bambini ne mondo.

LVMH rileva Bulgari

Nel primo trimestre del 2011, LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton acquisì la quota di maggioranza di Bulgari S.p.A.. Nel 2014, per preservare il patrimonio e il nome Bulgari, venne aperto al pubblico un “palazzo unico” chiamato DOMVS, che fungesse da galleria d’arte espositiva.

Bulgari DOMVS
Bulgari DOMVS

Situato al secondo piano della boutique del marchio in Via Condotti, DOMVS offre uno storytelling unico dell’evoluzione stilistica di Bulgari, attraverso pezzi iconici come quelli raccolti per la prestigiosa Heritage Collection. Questo tempio mostra anche immagini e oggetti di dive che un tempo rappresentavano il marchio, come Elizabeth Taylor, Sophia Loren e Anna Edberg. All’inizio del 2015, Bulgari iniziò una collaborazione a lungo termine con una delle più celebri scuole di design, la Central Saint Martins, per sostenere i giovani stilisti, promuovendo numerosi concorsi di design.

Situazione attuale

Nel 2016 nacque Le Gemme Men, una nuova collezione di profumi maschili di lusso, ispirata alla tradizione e ai valori d’eccellenza della Haute Joaillerie. Nel luglio dello stesso anno, Bulgari lanciò Festa, una nuova, spettacolare collezione: con oltre un centinaio di gioielli e orologi, si ispirò molto all’art de vivre italiana. In particolare, la collana e il braccialetto Palio, che rappresentano la famosa corsa di cavalli senese, riscossero un grande successo.

Bulgari Festa, Bulgari Gioielli di lusso
Festa, Bulgari

Nel 2017, il Museo nazionale delle Arti del XXI secolo e Bulgari si uniscono nel progetto Premio MAXXI Bulgari, a sostegno della figura del giovane artista contemporaneo. Una giuria internazionale ha il compito di scegliere giovani talenti e presentare il loro lavoro al MAXXI. Oggi il nome Bulgari esprime in una sola parola il concetto di gioielleria classica modellata secondo i nuovi dettami del gusto contemporaneo.

Dalla conquista della crescente potenza artistica francese negli anni ’20, alla scarsità di risorse dovuta alla guerra negli anni ’40, alla scoperta di nuovi mercati, Bulgari si è guadagnata il diritto di essere definita l’azienda leader nella gioielleria di lusso.

BLUMARINE

Blumarine è un brand italiano fondato da Anna Molinari e da suo marito Gianpaolo Tarabini a Carpi, Italia. Il nome è riferito all’amore dei due per il mare.

Indice

  1. Storia
  2. Gli anni 2000
  3. Recentemente
  4. Collezioni

STORIA

Blumarine è un brand fondato nel 1977 da Anna Molinari e da suo marito Gianpaolo Tarabini a Carpi, Italia. Il nome è riferito all’amore dei due per il mare. Dopo soli tre anni, il brand fa la sua apparizione in Modit, Milano. La Molinari ottiene il titolo di “Designer of the Year”. Nel 1981, quindi, Blumarine fa il suo debutto alla Milano Fashion Week. Il marchio ha così successo che nasce Miss Blumarine, una linea rivolta alle bambine dai 4 ai 10 anni.

mame dizionario BLUMARINE miss blumarine
Da 10 anni si incorona la miss del marchio Blumarine

Nel 1986, il mondo assiste alla prima collezione interamente disegnata da Anna Molinari. Il successo del brand è talmente grande che nel 1988 nasce la società per azioni Blufin, di cui oggi Anna Molinari è direttore creativo. Gli obiettivi di Blufin S.p.A. si dirigono fin da subito verso l’espansione del marchio a livello internazionale, attraverso il rafforzamento della rete degli store monomarca. 

Nel 1990, apre la prima boutique Blumarine a Milano. La collezione home viene introdotta nel 1992. Nello stesso anno, il marchio avvia una collaborazione con un fotografo di moda, Helmut Newton, per una campagna che riscuote un grande successo. Nel 1994, Blumarine è approdata in 400 outlet commerciali in tutto il mondo. E l’espansione dell’azienda arriva persino in Asia, con l’apertura di due boutique nelle città di Singapore e Seoul.

Nel 1995 viene lanciata Blugirl: una seconda linea concepita come pret-à-porter, rivolta ad un pubblico giovane e moderno. La Molinari firma un accordo di licenza con il Bellantuono Bridal Group nel 1997 per la produzione e la distribuzione della nuova linea sposa del brand.

mame dizionario BLUMARINE bridal
La linea Bridal del gruppo Blumarine

Blumarine si afferma nel mercato asiatico, aprendo una boutique a Taipei nel 1999. E per celebrare l’arrivo del terzo milllenio, apre una mono boutique anche a Tokyo. Inoltre, l’azienda cura un’esibizione che mette in mostra i prodotti migliori dal 1991 al 200.

GLI ANNI 2000

Mentre spiana la via per Hong Kong, il marchio rafforza anche le sue radici italiane aprendo la sua prima boutique a Roma. Il successo mondiale del brand porta al lancio di Miss Blumarine Jeans (4-14 anni) e di Miss Blumarine Baby (0-36 mesi).

Nel 2005, il figlio della Molinari, Gianguido Tarabini, diventa CEO del Gruppo Blufin. Due anni dopo debutta la prima cruise collection del brand. Ma non è tutto oro ciò che luccica: Rossella Tarabini, sorella di Gianguido, rassegna le sue dimissioni come direttore creativo. Tuttavia, continua a supervisionare le campagne pubblicitarie del brand. Nel 2009, l’azienda apre il suo nuovo showroom a Milano, in via Manzoni 43.

Intanto, nello stesso anno, una serie di nuovi negozi apre a Dubai e in Corea. E l’anno successivo, l’inizio del nuovo decennio viene celebrato con l’apertura di nuove boutique a Parigi e a Kuwait City. In più, nel 2011 l’azienda firma un accordo con il brand di occhiali da sole De Rigo Vision S.p.A per Blugirl & Blumarine. Un anno dopo, Blumarine apre nuovi punti vendita a Riyadh e a Kiev.

Nel 2013 viene effettuato un cambiamento sperimentale nell’estetica del brand. La collezione Autunno/Inverno, infatti, mostra un lato ultracontemporaneo di Anna Molinari. Ma presto la designer torna allo stile sensuale, rimanendo la regina delle rose e dello stile romantico.

Nel 2014 l’azienda lancia il proprio libro, Anna Molinari Blumarine, pubblicato da Rizzoli. Un’altra campagna principale di Blumarine è la Autunno/Inverno, realizzata con il duo fotografico Inez and Vinoodh in collaborazione con Julia Hastrom. Il fatturato del 2015 è di poco superiore a 48 milioni di euro. Negli anni successivi, si assiste ad un calo lento ma costante della società. Nel 2016 è pari a 43 milioni di euro, nel 2017 scende invece a 38 milioni.

mame dizionario BLUMARINE spring 2017
Collezione Spring 2017 di Blumarine

RECENTEMENTE

Nel 2017, il brand celebra il suo quarantesimo compleanno. Recentemente, la modella leggendaria Amber Valletta è diventata il volto della campagna Primavera/Estate di Blumarine. Ora non ci resta che aspettare e vedere cosa il Gruppo Blufin ha in serbo per noi.

Il 2018 vede la nascita di Be Blumarine, l’evoluzione della linea Blugirl. Ad oggi, Blufin S.p.A. è presente in 50 paesi ed è distribuita in più di 600 punti vendita. Il 60% del fatturato proviene da paesi esteri. 

COLLEZIONI

Nelle collezioni Blumarine, i riflettori sono puntati sulla lucentezza e su un approccio essenziale e decisivo alla femminilità. Un perfetto senso del colore unito al romanticismo e a un’eleganza artigianale dello staff esprimono eloquentemente l’essenza del brand. Le collezioni, note per la loro stampa rosa leopardata, raramente non sono illuminate da uno spruzzo di lustrini. Tra i capi-firma del brand c’è la Blumarine T-shirt con il logo composto da cristalli Svarowsky e un cardigan con il taglio in pelliccia.

L’estetica si è anche adattata bene a un livello internazionale. Le collezioni sono state poste in più di 1000 outlets e hanno incassato 154 milioni di dollari nel 2007. L’ultima collezione di Blumarine donna riflette eleganza e sensualità. Si tratta di un viaggio emotivo attraverso la passione e i sentimenti puri. La coppia viaggia su una Cabriolet vintage circondata da una natura incontaminata verso una fuga romantica.

Inoltre, Blumarine ha lanciato la capsule collection “We are in love with Salvatore Piccione”, realizzata con il giovane designer Salvatore Piccione. La visione contemporanea del designer sposa lo stile elegante e senza tempo del Gruppo Blufin. La percezione di uno stile contemporaneo si addice perfettamente alla donna Blumarine, che è sensuale, femminile e raffinata, stagione dopo stagione.

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Collezione Blumarine Spring Summer 2018

La collezione si armonizza meravigliosamente con la nuova strategia di vendita dell’azienda, che vuole consolidare il proprio ruolo nel mercato globale. L’obiettivo, infatti, è aumentare le vendite e creare nuove opportunità di commercio. In più, Blumarine ha raggiunto un target più ampio, interessando la fascia della popolazione mondiale più giovane, la quale compra sempre di più online più che nei negozi.

PRADA

Dal negozio in Galleria di Mario Prada all’attuale Gruppo mondiale nel settore del lusso made in Italy di Miuccia. Leggi storia e aneddoti del marchio Prada.

Indice

  1. La storia dalle origini agli anni 2000.
    1. Le origini.
    2. Miuccia: la nipote ribelle e geniale.
    3. Gli anni Ottanta: il Nylon e il successo americano.
    4. Il ritorno a Milano.
    5. Gli anni Novanta: la Fondazione e le grandi acquisizioni.
    6. Il progetto degli Epicentri.
  2. Dal 2000 al 2005.
    1. Una nuova sede per le collezioni.
    2. Il bilancio del 2000.
    3. Le acquisizioni del 2001.
    4. L’Epicentro di New York.
    5. Situazione finanziaria del 2002.
    6. Prada punta sul Giappone. L’Epicentro di Tokyo.
    7. L’Epicentro di Los Angeles.
    8. Cessioni. Il lancio del primo profumo.
  3. Dal 2005 al 2010.
    1. I cortometraggi.
      1. Trembled Blossoms.
      2. Fallen Shadows.
    2. Progetti speciali.
      1. La mostra Waist Down.
      2. Prada Transformer.
    3. L’America’s Cup.
    4. Fondazione Prada.
  4. Dal 2011 ad oggi.
    1. Fondazione Prada a Venezia.
    2. Il progetto 24h Museum.
    3. La mostra Impossible Conversations.
    4. Prada per Il Grande Gatsby.
    5. I progetti ‘the new Prada Galleria’ e Prada Journal.
    6. Due nuovi cortometraggi.
      1. A Theraphy.
      2. Castello Cavalcanti.
    7. Acquisizioni del 2014.
    8. Pradasphere.
    9. Pasticceria Marchesi.
    10. Il restauro dell’Ultima Cena di Giorgio Vasari.
    11. Il progetto Past Forward.
    12. Fondazione Prada inaugura Osservatorio.
    13. La conferenza Shaping a Creative Future.

Dalle origini agli anni 2000.

Le origini.

Dizionario della Moda Mame: Prada. Il van per le consegne, 1918.
Van per le consegne, 1918.

Le origini del marchio Prada partono dal lontano 1913 quando Mario Prada, artigiano milanese del lusso, apre un negozio in Galleria Vittorio Emanuele II di Milano.

Innovatore nel campo degli articoli da viaggio, degli accessori e dei beni di lusso, Prada utilizza, per i suoi prodotti, materiali raffinatissimi, manifatture di prima qualità e design all’avanguardia, divenendo ben presto un punto di riferimento per accessori in pelle e oggetti preziosi provenienti da tutto il mondo.

Grazie alla qualità delle sue creazioni, Prada soddisfa la richiesta dei più esigenti ed esperti clienti del mercato internazionale e dell’alta società. Nel 1919 diventa fornitore ufficiale della Real Casa d’Italia, ottenendo il diritto di includere lo stemma e i nodi sabaudi nel proprio marchio. (Fonte: “Prada”, edizione 2009, progetto Prada Arte).

D’altronde Mario Prada le idee le aveva ben chiare, il suo obiettivo era di:

“Colmare la carenza di oggetti che partecipassero all’avventura dello stilismo ma con avvenuto distacco; che fossero di moda, e capaci di non passare di moda nel giro di una stagione”.

Miuccia: la nipote ribelle e geniale.

Dizionario Moda Mame: Prada. Ritratto di Miuccia Prada Bianchi
Ritratto di Miuccia Prada.

La nipote Miuccia Prada è un ex jeune fille rangée della buona borghesia, sessantottina giudiziosa appassionata di teatro e mimo, iscritta alla scuola del Piccolo Teatro e all’Udi (Unione donne italiane) del Partito comunista.

Nel 1978 entra a far parte dell’azienda di famigliaInsieme al socio e marito Patrizio Bertelli, in vent’anni, la trasforma in un Gruppo mondiale nel settore dei beni di lusso targato Made in Italy. Diviene concorrente con marchi come Louis Vuitton, Chanel, Hermès, Gucci.

L’impresa diviene ad alto contenuto industriale, e alla fine del 1997 Prada può contare su:

  • 8 stabilimenti con 1184 dipendenti diretti;
  • 119 negozi monomarca, di cui 94 controllati direttamente;
  • un fatturato totale di 1.147.202 miliardi di lire.

Le tappe di quest’ascesa al vertice della moda internazionale sono segnate dalle felici intuizioni creative di Miuccia e dalle abili strategie d’impresa e comunicazione di Patrizio Bertelli.

Gli anni Ottanta: il Nylon e il successo americano.

Dizionario della Moda Mame: Prada. Shopping bag in Nylon, 1978.
Shopping bag in Nylon, 1978. Ph: Albert Watson.

Nei primi anni Ottanta arrivano le borse in Nylon, in un materiale definito Pocono, brevettato con effetto seta e usato originariamente per i paracaduti militari. Le borse sono identificate dall’iconico logo: un triangolo rovesciato in metallo ispirato alla chiusura dei bauli di Mario Prada, che diventano subito oggetti di culto. Nel 1979 viene lanciata la prima collezione di scarpe.

Nel 1983 apre a Milano il primo Green Store, progettato dall’architetto Roberto Baciocchi. Esso è caratterizzato da una particolare sfumatura di verde chiaro che sarà presto riconosciuta in tutto il mondo come Verde Prada. Da questo momento in poi Prada apre una rete di Green Store in tutto il mondo, al cui interno è presente, in un modo o nell’altro, questo colore così unico. (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte).

Nel 1988 avviene il grande salto nell’abbigliamento femminile. Non è ancora finito il decennio di più spettacolare edonismo e consumismo del secolo e già la giovane milanese laureata in Scienze politiche, estranea al mondo iniziatico degli stilisti, fa intravedere una nuova svolta. Frettolosamente tacciata di “minimalismo“, la moda Prada è in realtà l’elaborazione concettuale e colta del disordine estetico della nostra epoca, ma senza alcuna astrazione.

Il ritorno a Milano.

Prada è Miuccia, ragazza borghese e schiva diventata un personaggio e il suo palcoscenico d’elezione è New York. Lei che gira a gambe nude anche a 10 gradi sotto zero o porta i calzini di lana con i sandali, lei che posa una seconda lunga gonna di chiffon sopra il ruvido tweed, lei che inventa le giacche a vento da sera.

Soltanto dopo essere diventati un “caso” negli Stati Uniti e sulla stampa anglosassone, i Prada-Bertelli riportano le collezioni sulle passerelle milanesi: e quei giornalisti italiani che, prima della trasferta americana, lasciavano vuote intere file delle sfilate in via Melzi d’Eril, vengono lasciati fuori dalla porta della nuova sede di via Maffei.

Scoppia uno scandalo a mezzo stampa, volano accuse di censura; ma a pace fatta il nome Prada diventa popolare ben oltre il mondo della moda e il momento delle sfilate. Anche perché la coppia, assecondando la comune passione per l’arte contemporanea, si trasforma da collezionista a mecenate.

Gli anni Novanta: la Fondazione e le grandi acquisizioni.

  • 1993: Nasce Fondazione Prada, e seguono le prime mostre: Eliseo Mattiacci e Nino Franchina. Lo stesso anno nasce la linea Uomo e viene creato, su specifico desiderio di Miuccia, il marchio indipendente Miu Miu.
  • 1995: nasce la Fondazione Prada, uno spazio d’arte milanese che ospita artisti del calibro di Anish Kapoor, Michael Heizer, Louise Bourgeois, Dan Flavin, Laurie Anderson, Sam Taylor Wood, Mariko Mori.
  • 1997: Patrizio Bertelli, esperto velista, decide di sponsorizzare e prendere parte all’America’s Cup del 2000 in Nuova Zelanda.

La scelta serve da supporto alla nuova linea Prada Sport, laboratorio di ricerca di nuovi materiali, forme, comportamenti. Le influenze si riflettono anche sulle altre linee(la Donna e l’Uomo) e sul marchio Miu Miu.

  • Giugno 1998: nuovo colpo di scena. Prada diventa un’importante azionista  di Gucci, quotata alla  borsa valori di New York. Nel gennaio 1999 tuttavia, di fronte alla scalata, con il 34,4% di Gucci da parte del francese LVMH (Louis Vuitton Moit Hennessy), Prada cede la sua quota a Bernard Arnault.In sei mesi ha realizzato un plusvalore di 192 miliardi di lire da investire nello sviluppo sempre più internazionale del marchio.

Negli anni successivi infatti avvengono:

  • la partecipazione in De Rigo (occhiali);
  • una quota di minoranza di Church’s, le scarpe inglesi;
  • poi il colpo grosso, l’acquisto della Jil Sander (il 75 per cento delle azioni ordinarie e il 15 di quelle quotate in Borsa);
  • infine la vincente offerta pubblica d’acquisto della maggioranza Church’s e l’alleanza con Bernard Arnault e la sua Lunch per il possesso della griffe Fendi. È la fine di agosto del 1999.

Il progetto degli Epicentri.

Nel 1999 il brand inaugura un progetto unico in collaborazione con AMO, il ‘think-tank’ dell’Office for Metropolitan Architecture (OMA), e con l’architetto Rem Koolhaas. Miuccia Prada e Patrizio Bertelli affidano ad AMO il compito di analizzare i trend dello shopping mondiale, concettualizzando nuovi prodotti e applicando le loro scoperte a nuovi tipi di negozi. Nasce quindi il progetto di tre Epicentri, negozi progettati al di fuori della tipologia del Green Store, destinati a diventare un vero e proprio laboratorio sperimentale.

Forte di un’identità che trascende il semplice marchio,l’azienda continua ad affermare la sua originalità in modi nuovi e inaspettati. È per esempio tra i primi a collaborare con architetti visionari come Rem Koolhaas e Herzog & de Meuron,vincitori del prestigioso Pritzker Prize: gli Epicentri di New York, Tokyo e Los Angeles, così diversi rispetto al concetto classico del negozio, sono il risultato di un’accurata analisi delle dinamiche del mercato nella società contemporanea e di un’innovazione architettonica rivoluzionaria. In queste boutique vengono esposti beni di lusso che sono il frutto di una tecnologia e di un design straordinari, affiancati da una molteplicità di attività ed eventi esclusivi. (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte).

Dal 2000 al 2005.

Una nuova sede per le collezioni.

All’inizio dell’anno, l’azienda viene inserita da Interbrand tra i 100 marchi più importanti al mondo. A partire dal 2000, Prada presenta le sue collezioni in via Fogazzaro a Milano, in un ex stabilimento industriale. L’edificio, ristrutturato a questo scopo, viene continuamente riconfigurato dando vita a nuovi ambienti architettonici. Per valorizzare il concetto delle collezioni, infatti, vengono proiettati film, video ed ambientazioni sonore uniche. (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte)

A luglio viene costituita una joint venture paritetica con LVMH, denominata Lvp Holding Bv, per l’acquisizione del 51% delle azioni ordinarie di Fendi. Ad ottobre avviene l’acquisizione del 100% delle azioni di Azzedine Alaia. Debuttano le collezioni Eyewear e Beauty.

Il bilancio del 2000.

Il fatturato consolidato è in crescita del 56,6% rispetto al 1999. Il margine lordo è aumentato del 49,8%. In diminuzione l’utile netto, 184 miliardi di lire (-42,7%). Il dato 1999 è però influenzato dalla plusvalenza per la vendita delle azioni Gucci alla LVMH, al netto della quale i profitti sarebbero stati di 134 miliardi.

Resta alto l’indebitamento, che, tuttavia, non è determinato da una errata gestione finanziaria, bensì dalle molteplici acquisizioni realizzate nel 1999 e nel 2000: Church’s, Helmut Lang, Jil Sander, Fendi (in joint venture con Lvmh) e Azzedine Alaia. Significativo il rapporto tra indebitamento netto e patrimonio netto di gruppo, migliorato nel 2000, grazie all’aumento di capitale di Prada Holding per 260 milioni di euro.

Il bilancio della maison Jil Sander, che rappresenta il 10 per cento del fatturato complessivo, ha evidenziato un fatturato di 134,8 milioni di euro. I mercati in cui maggiore è la presenza competitiva sono quello tedesco e americano; in Italia, la griffe è presente a Milano con uno show room in Piazza Castello.

Acquisizioni del 2001.

  • Febbraio. Acquisizione del 70% di Santacroce.
  • Aprile. Acquisizione del 51% della società Car Shoe, marchio ideato e brevettato nel 1962 dall’artigiano lombardo Gianni Mostile, produttore di scarpe per appassionati di automobilismo. Il valore dell’operazione non è stato reso noto.
  • Luglio. Acquisizione del 70% di Genny, azienda marchigiana capitanata da Donatella Girombelli. Rumors additano il prezzo di cessione tra i 100 e i 120 miliardi di lire, cifra a cui bisogna sottrarre l’alto indebitamento.
  • Novembre. Accordo con LVMH per la vendita del 50 per cento della partecipazione del Gruppo Prada in Lvp Holding Bv (che deteneva le azioni di Fendi possedute da LVMH e Prada), per un valore di 295 milioni di euro. Prada e LVMH avevano acquistato il 51% di Fendi nel 1999, pagando 425 milioni di dollari. La cifra serve ad abbassare l’indebitamento del Gruppo italiano.

L’Epicentro di New York.

Dopo tre anni di ricerca, Prada apre il primo Epicentro a New York, nel Guggenheim Museum SoHo di Broadway. Rem Koolhaas e OMA creano una scenografia dal design spettacolare: un’onda di legno che collega il piano terra a quello inferiore, gabbie appendiabiti sospese e motorizzate che si muovono lungo una rete di binari montati a soffitto, e infine un vero e proprio palco che si schiude dall’onda per ospitare eventi speciali. Il progetto ha un successo immediato e rimane uno dei Prada store contemporanei di maggiore interesse a livello mondiale.

Dizionario Moda Mame: Prada. 2001, apre Prada Epicenter a New York
2001, apre Prada Epicenter a New York

Una delle caratteristiche più rilevanti dell’Epicentro di New York è il muro settentrionale che si estende per un intero isolato, raggiungendo la lunghezza di sessanta metri. Sin dai primi disegni, OMA ha concepito il muro come una sorta di tela su cui applicare wallpaper temporanei. Prada e lo studio newyorchese di design 2×4 hanno creato diversi wallpaper allo scopo di produrre contenuti sempre nuovi. Quasi contemporaneamente all’apertura dell’Epicentro di New York, Prada avvia con gli architetti svizzeri Herzog & de Meuron la progettazione del secondo Epicentro, situato a Tokyo. (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte)

La tanto attesa quotazione alla Borsa di Milano è rimandata a causa del momento sfavorevole. Le molteplici acquisizioni effettuate negli ultimi anni hanno appesantito la situazione debitoria del Gruppo, che, per affrontarla, sta pensando di emettere un bond (obbligazione). Ammonta a 700 milioni di euro il bond a favore di Prada. La domanda da parte degli investitori è stata cinque volte superiore rispetto alla disponibilità. I 700 milioni verranno così utilizzati: 300 per l’aumento di capitale e 400 per rimborsare i debiti.

Situazione finanziaria nel 2002.

  • Marzo. Debutta a Mosca, nel centrale Tretyakov Passage, il primo monomarca in Russia. Partner del Gruppo è la Mercury Distribution.
  • Giugno. Costituita una joint venture paritetica con il gruppo Puig per la creazione e distribuzione di profumi e cosmetici contraddistinti dal marchio Prada. Con l’acquisto del restante 25% di Jil Sander, Prada ha il controllo totale della griffe tedesca.
  • Agosto. Viene rilevato il restante 24,29% della Genny Spa. I marchi Genny e Byblos, cui si è aggiunto Ozium, sono presenti nel prêt-à-porter di fascia alta e in altre linee di prodotto tra cui pelletteria, occhiali e profumi attraverso contratti di licenza.
  • Settembre. Fabio Zambernardi è il design director dei marchi Prada e Miu Miu per le linee abbigliamento, calzature e accessori.  Viene lanciato l’orologio sportivo GTS Chrono-Automatic IWC for Prada, in edizione limitata.

I punti vendita diretti di Prada e Miu Miu sono complessivamente 160. I ricavi del Gruppo si sono attestati a 1,57 miliardi di euro. Il volume d’affari ha mantenuto una distribuzione geografica equilibrata: 26% Italia, 25 resto d’Europa, 23 Nord America e 26 Giappone e area Asia-Pacifico. I marchi storici Prada e Miu Miu hanno contribuito all’83% dei ricavi complessivi. L’utile netto consolidato è pari a 27 milioni di euro.

Prada punta sul Giappone. L’Epicentro di Tokyo.

  • Marzo. Perfezionato un accordo per la distribuzione degli occhiali Prada negli Usa, Canada e Porto Rico, con l’azienda Avante-Garde Optics (Gruppo Luxottica). Debutta un nuovo flagship store a Tokyo, nel quartiere di Ginza, il terzo nella Terra del Sol Levante. Per l’occasione, Prada ha prodotto una linea di borse in edizione limitata (2000 esemplari), rivolta esclusivamente al mercato giapponese.

Debutta a Tokyo il nuovo Epicentro Prada, progettato dagli architetti Herzog & de Meuron. L’edificio a sei piani, situato nel distretto di Aoyama, è una delle opere architettoniche più riconoscibili della città: la facciata di vetro verde sporge da una griglia diagonale che ne costituisce la struttura, mentre all’interno ospita zone commerciali, lounge e spazi per eventi. (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte).

Dizionario Moda Mame: Prada. 2003, debutto dell'Epicentro di Tokyo
2003, debutto dell’Epicentro Prada a Tokyo
  • Luglio. Viene perfezionato un accordo decennale di licenza con Luxottica Group, leader mondiale nel settore ottico, per la produzione e la distribuzione di occhiali da sole e da vista con i marchi Prada e Miu Miu. L’accordo contempla l’acquisizione da parte di Luxottica delle società di produzione e distribuzione di occhiali detenute al 100% dal Gruppo Prada, per un controvalore complessivo di 26,5 milioni di euro.

L’Epicentro di Los Angeles.

Nel 2004 apre i battenti il flagship store di Hong Kong. Miuccia riceve a New York l’International Award dal Cfda.

Dopo il successo dell’Epicentro di New York, OMA progetta un nuovo spazio a Los Angeles, sulla storica Rodeo Drive di Beverly Hills. Per certi aspetti il nuovo progetto è l’inverso di quello di New York: un’onda si alza dal livello della strada, sale verso il secondo piano e scende di nuovo. La facciata è formata da un’unica lastra di alluminio. Molti dei muri interni sono composti da una speciale spugna in resina che conferisce un inconsueto aspetto ‘poroso’ agli spazi. (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte)

Dizionario Moda Mame: Prada. 2004, debuitta l'Epicentro di Los Angeles
2004, debutto dell’Epicentro Prada a Los Angeles

Nello stesso anno, il brand amplia le proprie attività attraverso la sponsorizzazione di Luna Rossa, barca a vela partecipante all’America’s Cup (e la conseguente introduzione, l’anno successivo, di una linea di abbigliamento tecnico ad hoc).

In aprile viene perfezionato un accordo con la Aedes, che darà vita alla Real Estate International, la quale acquisisce il patrimonio immobiliare del Gruppo Prada per un valore di circa 100 milioni di euro, con una plusvalenza di Prada di 30 milioni di euro. La joint venture ha come obiettivo la valorizzazione del patrimonio in case, uffici, negozi e aree.

Nel frattempo viene completata l’acquisizione di Helmut Lang: il quartier generale del brand a New York viene smantellato e trasferito a Milano, mentre si opta per la sospensione della linea di abbigliamento Genny, acquisita tre anni prima.

Cessioni. Il lancio del primo profumo.

Nel 2005, Simonetta Ciampi viene nominata designer director per le borse e gli accessori. Nel periodo successivo il gruppo Prada si alleggerisce, con la cessione di Helmut Lang, Jil Sander (2006) e di Azzedine Alaïa, che torna al 100% nelle mani dello stilista franco-tunisino, mentre tra gli investitori entra Banca Intesa, che partecipa con un 5% del capitale. La strategia di razionalizzazione porta, nello stesso periodo, all’incorporazione del calzaturificio Lamos.

Sempre nel 2005, per il lancio della prima fragranza femminile, Miuccia Prada invita il regista cinematografico Ridley Scott e sua figlia Jordan a collaborare alla realizzazione di un cortometraggio. Rispondendo al desiderio di Miuccia Prada di rappresentare la complessità dell’essenza femminile, Jordan sceglie un’antica poesia del I secolo, intitolata Thunder Perfect Mind, che illustra le innumerevoli sfaccettature della psiche femminile. Thunder Perfect Mind è girato da padre e figlia a Berlino e ha come protagonista Daria Werbowy, interprete dei diversi ruoli femminili di moglie, vergine, madre, figlia, amante. (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte)

Dal 2005 al 2010.

I cortometraggi.

Nel marzo 2007, Prada lancia Prada Phone by LG, il primo cellulare interamente touch screen. Più di un milione di pezzi venduti in 18 mesi di presenza sul mercato. Il processo di ottimizzazione degli asset dà i suoi frutti: Prada S.p.A. chiude il 2007 con utile record di 127 milioni di euro, in progresso del 65,8% rispetto all’anno precedente.

Trembled Blossoms.

A inizio 2008, durante la settimana della moda di New York, viene presentato Trembled Blossoms. In linea con il processo creativo di Prada, Trembled Blossoms nasce da idee contraddittorie. L’intrecciarsi delle molteplici ispirazioni di Miuccia Prada, che spaziano dall’Art Nouveau ai quadri di Hieronymus Bosch, sono perfettamente restituite dai disegni surreali dell’artista James Jean, che stimolano la realizzazione di un wallpaper, di un cortometraggio animato e di tessuti stampati, abiti, borse e packaging. Il film Trembled Blossoms è presentato all’Epicentro di New York nell’autunno del 2007, accompagnato da una performance live del gruppo Coco Rosie, che ha composto la colonna sonora del film.
Il film viene in seguito proiettato durante una serie di eventi esclusivi negli Epicentri di Los Angeles e Tokyo. (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte).

Fallen Shadows.

Trembled Blossoms è seguito da un altro corto animato, intitolato Fallen Shadows e diretto da James Lima. Il film, che si ispira alla collezione fotografata da Steven Maisel nella campagna con Linda Evangelista, presenta un’innovativa tecnica di sovrapposizione di immagini digitali e tradizionali: un fondale dipinto a mano fa da background ad un’animazione di ultima generazione creata interamente al computer. (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte) .

Progetti speciali.

La mostra Waist Down.
Dizionario della Moda Mame: Prada. La mostra Waist Down.
L’allestimento della mostra Waist Down.

Tra i progetti per l’arte, Waist Down è una mostra itinerante che raccoglie ed espone i modelli più originali e significativi delle gonne create da Prada dal 1988 a oggi. La mostra è concepita da Prada e AMO come un evento modulato di volta in volta in base allo spazio espositivo destinato ad accoglierlo. L’inaugurazione della mostra ha luogo nel 2004 all’Epicentro di Tokyo, la seconda location è il celebre Peace Hotel di Shanghai.

Nel 2006 Waist Down si sposta nell’Epicentro di New York a SoHo, per continuare all’Epicentro di Los Angeles a Beverly Hills e concludersi con l’installazione inaugurale del Prada Transformer di Seoul. Ogni evoluzione interpreta e si conforma ai diversi spazi espositivi, mescolando attività e caratteristiche dell’evento con la cultura della città ospite (Tokyo nel 2004, Shanghai nel 2005, New York e Los Angeles nel 2006 e Seoul nel 2009). (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte).

Prada Transformer.

In seguito, il progetto Prada Transformer unirà diverse discipline all’interno di un’unica costruzione, raccogliendo le varie sfaccettature di Prada, rispettandone allo stesso tempo l’autonomia e l’unicità. Si tratta di un’installazione ospitata per sei mesi accanto allo storico Gyeonghigung Palace nel centro di Seoul, capitale della Corea del Sud.

Ideato da Prada, in collaborazione con l’architetto Rem Koolhaas, il tetraedro è stato concepito per ospitare quattro eventi dedicati all’arte, al cinema, alla moda e al mondo della cultura. Ogni evento ha una planimetria distinta: esagonale, rettangolare, cruciforme e circolare. Rispetto a un qualunque tipico spazio espositivo che si adatta a tutto, il Transformer si rovescia letteralmente, adattando le proprie sembianze alle caratteristiche di ogni evento.

Dizionario Moda Mame: Prada. Il progetto Prada Transformer in Corea del Sud
Il progetto Prada Transformer in Corea del Sud

In riconoscimento del valore culturale di questo progetto all’avanguardia, il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano ha voluto includere il Transformer nel suo viaggio di Stato in Corea. Si tratta dell’unico caso, nella storia della Repubblica, in cui un edificio privato viene inserito nel programma della visita ufficiale del Capo dello Stato.

L’America’s Cup.

Dizionario Moda Mame: Prada. Il catamarano "Luna Rossa"
Il catamarano “Luna Rossa”

Gli orizzonti del Gruppo Prada trascendono i confini della moda: arte, architettura, cinema, cultura, ma anche le grandi sfide come l’America’s Cup, sono parte integrante dei valori fondamentali del marchio. Appassionato e competente velista, nel 1997 Patrizio Bertelli lancia una sfida italiana all’America’s Cup, la più importante competizione velica internazionale. La barca ‘Luna Rossa‘ vince la Louis Vuitton Cup, le selezioni del Challenger per la Coppa America del 2000, aggiudicandosi così il diritto di sfidare il defender neozelandese, da cui poi sarà sconfitta in un’avvincente finale. Ma ‘Luna Rossa‘ rimarrà un fenomeno nazionale, un’icona che ha scritto una delle più importanti pagine della storia dello sport italiano: mai in precedenza un evento velico aveva riscosso tanto seguito in Italia.

Fondazione Prada.

Dizionario Moda Mame: Prada. La Fondazione Prada a Milano
La Fondazione Prada a Milano, in largo Isarco 2.

Pochi mesi più tardi viene svelato il progetto, curato da Rem Koolhaas, della nuova Fondazione Prada di Milano, che apre al pubblico nel maggio del 2015: uno spazio di 17.500 metri quadri in un complesso industriale dei primi del Novecento. Nel campo dell’arte e della cultura, la Fondazione è considerata un vero e proprio riferimento a livello mondiale. L’attenzione e l’interesse di Miuccia e Maurizio Bertelli per il mondo dell’arte contemporanea portano alla decisione di aprire uno spazio in cui presentare esposizioni realizzate in rapporto di piena collaborazione con artisti italiani ed internazionali.

“Fondazione Prada è un’iniziativa che si propone di ricevere e ritrasmettere le più profonde provocazioni mentali dell’arte del nostro tempo”. Miuccia Prada.

Nel corso degli anni, la Fondazione Prada ha esplorato diversi soggetti d’indagine, aprendosi a tematiche inerenti a settori quali l’architettura, la filosofia, la scienza, il design e il cinema.

DAL 2011 AD OGGI.

Fondazione Prada a Venezia.

A partire dal 31 maggio 2011, la Fondazione ha aperto un nuovo spazio espositivo a Ca’ Corner della Regina, prestigioso palazzo settecentesco affacciato sul Canal Grande a Venezia, dopo un importante intervento di restauro conservativo della struttura. Questo imponente edificio storico, che la Fondazione Musei Civici di Venezia ha reso disponibile per un periodo di 6-12 anni, ha inaugurato con una mostra complessa e articolata che rispecchia l’attività multiforme della Fondazione.

Dizionario Moda Mame: Prada. La Fondazione Prada in Ca' Corner della Regina a Venezia
La Fondazione Prada in Ca’ Corner della Regina a Venezia

Lo stesso anno avviene l’entrata in Borsa del Gruppo Prada. L’azienda ha collocato il 20% delle proprie azioni presso la borsa di Hong Kong, registrando una valorizzazione iniziale dell’azienda a 9,2 miliardi di euro, con l’offerta coperta 3,5 volte rispetto alle azioni disponibili.

Il progetto 24h Museum.

Dizionario della Moda Mame: Prada. 24H Museum.
Il progetto 24H Museum.

Nel 2012 Prada lancia il progetto 24h Museum, concepito da Francesco Vezzoli, in collaborazione con lo studio AMO di Rem Koolhaas. L’installazione per il 24h Museum ha proposto tre momenti distinti, ognuno ispirato ad un particolare tipo di spazio museale: storico, contemporaneo, dimenticato. Nei tre ambiti, Francesco Vezzoli ha immaginato un “museo che non c’è” dove ha esposto, suo personale omaggio all’eterno femminino, l’interpretazione di sculture di stampo classico che alludono ad alcune dive contemporanee.

Nella tradizione delle collaborazioni con gli artisti e degli approcci multipli al processo creativo, Prada interviene per realizzare un nuovo progetto di sperimentazione linguistica e visiva con il 24h Museum di Francesco Vezzoli dove l’intera esposizione dura 24 ore, palcoscenico per una grande festa barocca.

La mostra Impossible Conversations.

Sempre nel 2012, il Costume Institute, Metropolitan Museum of Art, ospita la mostra Schiaparelli and Prada: Impossible Conversations. Dal 10 maggio al 19 agosto 2012, (preceduta il 7 maggio dall’Evento benefico di Gala), l’esposizione ha esplorato le inaspettate affinità tra le due stiliste italiane appartenenti a epoche diverse.

Dizionario della Moda Mame: Prada. Impossible Conversations.
La mostra Impossible Conversations.

Traendo ispirazione dalle “Interviste impossibili” di Miguel Covarrubias per Vanity Fair degli anni Trenta, i curatori Harold Koda e Andrew Bolton hanno dato vita a conversazioni irreali tra queste due donne, a suggerire nuove chiavi di lettura del loro lavoro innovativo.

Nelle gallerie sono presentati capi icona di Elsa Schiaparelli e Miuccia Prada, oltre a 8 video che simulano una serie di conversazioni tra le due stiliste, diretti da Baz Luhrmann per illustrare come nel loro lavoro, abbiano esplorato temi analoghi mediante approcci molto diversi.

Prada per Il Grande Gatsby.

Dizionario della Moda Mame: Prada. Il Grande Gatsby.
Catherine Martin e Miuccia Prada per Il Grande Gatsby.

Nel 2013 Miuccia Prada ha collaborato con la costumista Catherine Martin per creare una collezione di oltre 40 esclusivi abiti da cocktail e da sera Miu Miu e Prada per Il Grande Gatsby di Baz Luhrmann. Una mostra speciale di costumi selezionati è stata esposta all’Epicentro di New York dal 1 al 12 maggio 2013, per poi spostarsi all’Epicentro di Tokyo dal 14 al 30 giugno e infine ha approdare all’IFC Mall a Shanghai dal 11 al 21 settembre 2013.

L’esposizione, dal titolo “Catherine Martin and Miuccia Prada Dress Gatsby“, ha combinato abiti da sera, vestiti, cappelli, calzature e gioielli a schizzi, foto di scena, filmati del backstage e trailer del film. L’allestimento ha previsto anche manichini che indossavano i look di ogni personaggio accompagnati da video tratti sia dal film che dal dietro le quinte. Curata dallo studio 2×4 di New York, l’esposizione è stata progettata per mutare a ogni tappa, allo scopo di riflettere le caratteristiche uniche di ogni città che l’ha ospitata.

I progetti “the new Prada Galleria” e Prada Journal.

Nel 2013 Prada acquisisce un’intera porzione cielo-terra di un immobile in Galleria Vittorio Emanuele II affacciato sull’Ottagono e prospiciente il negozio storico dedicato alle collezioni femminili.
Nasce il progetto “The new Prada Galleria”, che si svilupperà in più fasi. La prima vede l’apertura nel 2013 del nuovo negozio Prada Uomo al piano terra del palazzo. Gli spazi vengono interamente restaurati secondo i canoni estetici e architettonici dello storico negozio del 1913.
Le fasi successive del progetto prevedono l’apertura di uno spazio dedicato alla ristorazione al piano mezzanino e l’apertura di spazi espositivi dedicati alla Fondazione Prada.

Parallelamente, contribuisce ai lavori di ristrutturazione delle facciate della Galleria terminano nel 2015, secondo un progetto realizzato con Versace e con il contributo di Feltrinelli. Il restauro ha riscoperto l’originaria bicromia delle facciate, riportando all’attenzione del grande pubblico la figura del progettista, l’architetto Giuseppe Mengoni, e fornendo dati e informazioni scientifiche per la futura conservazione del monumento.

Dizionario della Moda Mame: Prada. Il progetto "the new Galleria".
The new Galleria: Galleria Vittorio Emanuele II dopo il restauro.

Nel 2013 Prada lancia il concorso letterario Prada Journal, in collaborazione con Giangiacomo Feltrinelli Editore e Luxottica. Il progetto nasce dalla curiosità di esplorare linguaggi innovativi attraverso forme d’espressione che convergano sulla parola scritta, creando una piattaforma indipendente di interesse e un’insolita riserva di ricerca editoriale. Prada Journal ha avuto altre due edizioni nel 2014 e nel 2015.

Due nuovi cortometraggi.

A Theraphy.

Nel 2013 Prada presenta a Cannes il cortometraggio A Theraphy, scritto e diretto da Roman Polanski, starring Ben Kingsley e Helena Bonham Carter. L’autore de Il Pianista e Carnage ha immaginato una seduta psicanalitica alquanto bizzarra, dove la moglie di Tim Burton interpreta una ricca e annoiata signora, griffatissima, mentre Kingsley è il suo analista.

Castello Cavalcanti.

Nel 2014 un’altra collaborazione in ambito cinematografico: un cortometraggio di 8 minuti diretto dall’acclamato regista americano Wes Anderson. Castello Cavalcanti rientra perfettamente nell’universo autoriale di Anderson, solo che questa volta ci troviamo in Italia. È il settembre del 1955 e Jason Schwartzman è appena andato a sbattere con la sua auto da corsa contro una statua di Gesù. Il risultato è un racconto popolare sui casi del destino in tipico stile ‘andersoniano’.

Acquisizioni del 2014.

A marzo, Prada SpA annuncia l’acquisizione dell’80% della Angelo Marchesi Srl, proprietaria della storica pasticceria milanese fondata nel 1824. Lo stesso anno avviene l’acquisizione della storica conceria Tannerie Mégisserie Hervy a Isle, nei pressi di Limoges. L’acquisizione è stata realizzata in joint-venture con la Conceria Superior SpA di Santa Croce, da tempo partner industriale del Gruppo Prada. L’obiettivo dell’operazione è garantire il recupero e il rilancio di una struttura produttiva che costituisce un esempio di eccellenza nella tradizione conciaria delle pelli di agnello e in particolare delle nappe “plongé”, con lo scopo di preservarne il prezioso know-how artigianale.

Pradasphere.

Dizionario della Moda Mame: Prada. Pradasphere a Hong Kong.
Pradasphere a Hong Kong.

Sempre nel 2014, Prada presenta il progetto Pradasphere: una mostra dedicata al marchio e curata dallo studio 2×4 di New York. La prima edizione è ospitata da Harrods a Londra per la durata di un mese. La mostra racconta le multiformi ossessioni del marchio attraverso moda, arte, architettura, cinema, sport e altro ancora. Per l’occasione, Harrods ha ospitato quaranta vetrine, un pop-up store e uno spazio temporaneamente allestito per accogliere la pasticceria Marchesi. La seconda edizione di Pradasphere si è svolta ad Hong Kong, in uno spazio appositamente creato per l’occasione.

Pasticceria Marchesi.

Dopo l’acquisizione della Angelo Marchesi Srl, nel settembre 2015 Pasticceria Marchesi inaugura i nuovi spazi di via Monte Napoleone 9, il primo locale dopo l’apertura dello storico caffè milanese. Marchesi Monte Napoleone rimane fedele al suo stile e alla sua impeccabile qualità, offrendo una selezione ancora più ampia di prodotti. Progettato dall’architetto Roberto Baciocchi, il nuovo negozio si estende su una superficie di 120 metri quadrati e gli interni reinterpretano l’atmosfera e il fascino degli spazi di via Santa Maria alla Porta 11/a.

Dizionario della Moda Mame: Prada. Pasticceria Marchesi in via Monte Napoleone, 9.
Pasticceria Marchesi in via Monte Napoleone, 9.

A distanza di un anno, Pasticceria Marchesi apre un terzo negozio nel cuore di Milano, all’interno dell’emblematica Galleria Vittorio Emanuele II, simbolo della città. Al nuovo spazio, situato al piano mezzanino dell’edificio che ospita Prada Uomo, si accede – tramite scala o ascensore – sia dalla Galleria Vittorio Emanuele II che dal negozio Prada. Il nuovo spazio Marchesi si sviluppa su una superficie di 250 metri quadrati, in un suggestivo ambiente scandito da numerose finestre ad arco con affacci sugli splendidi affreschi e sui preziosi pavimenti a mosaico della Galleria.

Il restauro dell’Ultima Cena di Giorgio Vasari.

Dizionario della Moda Mame: Prada. L'Ultima Cena di Giorgio Vasari.
L’Ultima Cena di Giorgio Vasari.

Il 4 novembre 2016 ritorna a Santa Croce, a cinquant’anni dall’Alluvione, il capolavoro restaurato di Giorgio Vasari, grazie all’impegno di Opificio delle Pietre Dure e al contributo di Prada, Getty Foundation e Protezione Civile. La cerimonia si svolge alla presenza del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella e Patrizio Bertelli, Amministratore Delegato del Gruppo Prada, Irene Sanesi, Presidente dell’Opera di Santa Croce, Marco Ciatti, Direttore dell’Opificio delle Pietre Dure e Antoine Wilmering, Getty Foundation Senior Program Officer.

L’Ultima Cena di Giorgio Vasari, che acqua e fango travolsero in una sala di questo museo il 4 novembre del 1966, per decenni è stata conservata in un deposito della Soprintendenza insieme a molte altre opere alluvionate. Dopo cinquanta anni, grazie a nuove tecnologie, all’impegno dell’Opificio delle Pietre Dure e al sostegno di Prada, Getty Foundation e Protezione Civile è stato ultimato il restauro e il dipinto viene ricollocato nel Cenacolo.

Il progetto Past Forward.

Past Forward è un progetto cinematografico multipiattaforma nato nel 2016 dalla collaborazione tra Miuccia Prada e il regista e sceneggiatore statunitense David O. Russell. Acclamato per film quali American Hustle, The Fighter e Il lato positivo, Russell ha immaginato Past Forward come un paesaggio onirico, surreale e silenzioso con un cast eclettico, che ripropone le scene in combinazioni variabili.

Il risultato è una storia inaffidabile, una visione di parallasse in cui scene, personaggi, costumi, generi, e anche i molteplici finali, si ripetono e si tramutano, rifiutando la logica della narrativa convenzionale. Così facendo Russell rappresenta i suoi personaggi come elementi di un collage complesso, lasciando allo spettatore il compito di decodificare che cos’è l’esperienza, il ricordo, il sogno, e capire la sovrapposizione e le differenze tra loro.

Fondazione Prada inaugura Osservatorio.

Dizionario della Moda Mame: Prada. Osservatorio.
Fondazione Prada inaugura Osservatorio.

Nel dicembre 2016 Fondazione Prada inaugura Osservatorio, un nuovo spazio espositivo dedicato alla fotografia e ai linguaggi visivi, in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano. Osservatorio è un luogo di esplorazione e indagine delle tendenze e delle espressioni della fotografia contemporanea, della costante evoluzione del medium e delle sue connessioni con altre discipline e realtà creative. In un momento storico in cui la fotografia è parte integrante del globale flusso di comunicazione digitale, Fondazione Prada, attraverso le attività di Osservatorio, si interroga su quali siano le implicazioni culturali e sociali della produzione fotografica attuale e della sua ricezione. Si estende così il repertorio di modalità e strumenti con i quali la Fondazione interpreta e si relaziona con il presente.

Ospitato al quinto e sesto piano di uno degli edifici centrali, Osservatorio si trova al di sopra dell’ottagono, al livello della cupola in vetro e ferro che copre la Galleria realizzata da Giuseppe Mengoni tra il 1865 e il 1867. Gli ambienti, ricostruiti nel secondo dopoguerra a seguito dei bombardamenti che hanno colpito il centro di Milano nel 1943, sono stati sottoposti a un restauro che ha reso disponibile una superficie espositiva di 800 m2 sviluppata su due livelli.

La conferenza Shaping a Creative Future.

A marzo 2017, il Gruppo Prada ha presentato a MilanoShaping a Creative Future”, conferenza organizzata in collaborazione con Yale School of Management e Politecnico di Milano School of Management. L’evento ha esplorato nuove possibili connessioni tra sostenibilità e innovazione e provocato un confronto tra l’imprenditoria, la cultura e il mondo accademico internazionale.

Nel corso della prima giornata, presso la Fondazione Prada, docenti di entrambe le università hanno incontrato esponenti di aziende e associazioni, per elaborare una prospettiva critica che ha costituito lo spunto alla discussione del giorno successivo. La giornata seguente, presso la sede Prada, personalità del mondo imprenditoriale e portavoce di organizzazioni internazionali si sono confrontati nel corso di una conferenza plenaria, arricchendo il dibattito con stimolanti intuizioni ed esperienze personali.

FONDAZIONE GIANFRANCO FERRÉ

La Fondazione Gianfranco Ferré è stata costituita con lo scopo di conservare e mettere a disposizione tutto ciò che documenta l’attività dello stilista.

LA FONDAZIONE

La Fondazione Gianfranco Ferré nasce nel 2008. Lo scopo è quello di documentare l’attività creativa dello stilista. Essa mira, infatti, a promuovere iniziative legate all’attività creativa dello stilista

La Fondazione comprende inoltre un archivio di materiali diversi quali fotografie, disegni, filmati, riviste e appunti di Ferrè, tutti facilmente consultabili.

L’ARCHIVIO

Il database offre la possibilità di conoscere in modo diretto il lavoro svolto da Gianfranco Ferré. Esso, inoltre, è in fase di costante aggiornamento e contiene oltre 80.000 documenti, organizzati sulla base di criteri tematici e cronologici.

Al suo interno troviamo circa 3.000 pezzi tra capi e accessori appartenenti alle collezioni Gianfranco Ferré Donna, Uomo ed Alta Moda.

L’esistenza di questa banca dati si lega ad una serie di iniziative. La Fondazione infatti pubblica libri tematici, organizza mostre, promuove programmi di studio e di ricerca, lectures e visite in sede.

il complesso

La Fondazione Ferrè ha sede nel cuore della nuova Milano e fa parte di “Tortona 37”, il complesso architettonico mixed-use, realizzato su progetto di Matteo Thun.

Esso è composto da cinque edifici disposti a corte su un giardino dal cuore alberato. Il progetto si inserisce in un processo di significativo riutilizzo del territorio, con un’architettura a basso impatto ambientale, adottando tecnologie in una logica avanzata di efficienza energetica.

LA SEDE

Fondazione Gianfranco Ferré, la sede
Fondazione Gianfranco Ferré (Architettura degli interni: Franco Raggi, con Karim Contarino; Sistema di illuminazione XAL. Xenon Architectural Lighting; Sistema di arredi ZEUS; Rivestimenti in metallo trattato AMIMETAL; Arredi fissi i in legno G. BIENATI)

La Fondazione comprende seicento metri quadri di superficie. L’edificio si articola su due livelli distinti: il piano terra e due ampi soppalchi.

Gli spazi si legano, poi, alla multifunzionalità. Le aree sono infatti adibite al lavoro, alla conservazione della documentazione storica, ad ospitare incontri, conferenze ed esposizioni.

Non mancano inoltre le postazioni accessibili al pubblico che può fruire, anche in forma virtuale, del patrimonio della Fondazione.

GLI SPAZI

La configurazione degli spazi fa della Fondazione un luogo autenticamente Ferré. La concezione dei volumi è nitida e le altezze imponenti. I pavimenti, poi, sono in resina opaca nera mentre le pareti sono bianche ma spezzate da rossi intensi e superfici rivestite in lamiera di ferro.

Troviamo, inoltre, grandi librerie in legno incorniciate da elementi portanti in rovere e tavoli color bronzo con superficie in vetro satinato nero.

LO STILE

Il progetto di definizione degli ambienti della Fondazione è stato affidato all’Architetto Franco Raggi, compagno di università ed amico di Gianfranco Ferré. Raggi, infatti, era già intervenuto su altri spazi legati allo stilista come, ad esempio la sede di via Pontaccio.

Nell’edificio sono tanti i “segni” che consentono di ritrovare appieno lo stile di Gianfranco Ferrè e la sua personalità ricca e complessa. Tra questi spiccano i “pezzi” da lui stesso disegnati. Alcuni esempi sono il grande tavolo in lamiera di ferro del suo ufficio privato, la chaise longue in cavallino marrone e le poltrone Biedermeier rivestite in lucertola laccata.

gli oggetti

Fondazione Gianfranco Ferré, la sede
Fondazione Gianfranco Ferré, la sede

All’interno della Fondazione si trovano anche molti oggetti personali di Gianfranco Ferré. Essi sono oggetti delle sue tante collezioni, souvenirs dei suoi viaggi, regali di amici e collaboratori. Tra essi troviamo un sontuoso vaso-braciere cinese in bronzo lavorato e sbalzato, un’armatura da kendo giapponese, un curioso metro nautico, un cavalletto da pittore che ha seguito Gianfranco Ferré sin dal suo primissimo studio in Via Conservatorio.

Ad essi si aggiungono, poi, elmi e cappelli di ogni epoca e parte del mondo, i bracciali scultorei, opere degli artisti a cui lo stilista era legato: tra tutte il suo “profilo” realizzato da Ceroli in legno di abete.

Fondazione Gianfranco Ferré, la sede
Fondazione Gianfranco Ferré, la sede

Non mancano, infine, alcuni pezzi di design moderno, tra cui l’opera di Urano Palma e svariate sedie, dalla “Harp Chair” di Jorgen Hovelskow a quelle di Tom Dixon e di Ron Arad, sino alla chaise longue “Metamorfosi 3”, pezzo unico di Franco Raggi.

Il percorso espositivo gioca con la suggestione e la valorizzazione di elementi diversi: disegni, dettagli tecnici, bozzetti, fotografie, immagini pubblicitarie e redazionali, video e istallazioni.

BART HESS

LE ORIGINI

Bart Hess
Ritratto di Bart Hess

Bart Hess è un designer danese che si colloca all’intersezione tra moda, design del prodotto ed arte. Nato nel 1984, studia alla Design Academy di Eindhoven. Si laurea nel 2007 specializzandosi nella ricerca e nell’uso di nuovi materiali.

Già dal 2007 l’artista propone le sue creazioni in diverse esposizioni, ottenendo consensi e facendosi gradualmente conoscere.

I suoi lavori intersecano il mondo della moda ma al tempo stesso lo trascendono. Hess ha infatti un grande interesse per la fotografia, la pittura e le arti visive. Tramite l’uso di materiali estremamente particolari e con l’ausilio di tecnologie avanzate, i suoi lavori giocano con il corpo umano trasfigurandolo in immagini spesso disturbanti.

LA CARRIERA

Bart Hess
Lo “Slime Dress” di Bart Hess sulla copertina di “Born This Way”

Nel 2010 i suoi lavoro appaiono su Vogue fotografati da Nick Knight. Nelle foto una modella è avvolta da un liquido colloso, quasi viscido a vedersi, che richiama allo stresso tempo un’immaginario alieno e la fase della nascita.  Il servizio fortografico colpisce la cantante Lady Gaga che chiede all’artista di collaborare con lei per il suo album Born This Way, uscito nel 2011.

Nel 2013 alla Triennale di Architettura di Lisbona Hess presenta l’esposizione “Digital Artifacts“.  La mostra è dedicata alla “cyborg coture” ossia una fantasia della moda del futuro, in simbiosi con la tecnologia. Bart immagina un’analogia tra la corruzione del corpo e quella del software.

 

Dal contesto di sorveglianza, riconoscimento facciale, avatar e fantasmi virtuali, immaginiamo un futuro prossimo in cui la staticità digitale, le distorsioni e le anomalie diventino una nuova forma di ornamento“.

 

Bart Hess
Alcuni visitatori alla mostra “Work with me People”

Nel 2014, invece, è la volta di “Work With Me People” presentata all’Atelier Clerici in occasione della Settimana del Design di Milano. L’esposizione come dichiarato da Hesse “offre una panoramica del processo di produzione dei tessuti couture“. Lo scopo è una riflessione sull’industria creativa post-fordiana e l’enorme quantità di mezzi e manodopera necessari per sostenerla.  La mostra è interattiva: richiede ai visitatori di contribuire alla fabbricazione di tessuti particolari.

Nel 2017 l’esposizione “Future Bodies” è in mostra allo Stedelijk Museum’s-Hertogenbosch. L’esposizione è la prima retrospettiva del lavoro dell’artista da “A Hunt for High Tech” (2007) fino all’ultimo lavoro interattivo che sarà presentato in anteprima durante la mostra.

Nel corso della sua carriera Bart Hess è stato nominato per diversi premi ed ha vinto il Dutch Design Awards nel 2011.

lo stile

Bart ess
Un’opera di Bart Hess

Ciò che salta immediatamente all’occhio dello stile di Bart Hess è la scelta e l’uso dei materiali. L’artista utilizza spesso materiali che hanno una forte connessione con il corpo umano, sperimentando per creare delle somiglianze disturbanti.

Hess oltrepassa i confini dell’industria tessile. I suoi materiali sembrano vivi: i riflessi, la reazione che hanno sulla pelle, sul corpo umano e sull’ambiente creano sensazioni contrastanti all’osservatore. Da un lato, infatti, le opere dell’artista danese ci ricordano qualcosa di profondamente umano ma, dall’altro, trasmettono qualcosa di alieno. Il risultato è un mix tra reale e vistuale che provoca allo stesso tempo repulsione ed attrazione.

POLLINI

Storia ed evoluzione delle calzature Pollini, dalle origini a San Mauro Pascoli fino ai giorni nostri in cui rimangono un simbolo del made in Italy.

ORIGINI

Pollini
Alcune operaie producono calzature

Pollini è il nome del calzaturificio fondato da Vittorio, Alberto, Lucia e Lidia Pollini a San Mauro Pascoli (Forlì) nel 1953. La tradizione familiare inizia con il padre Ettore e continua fino ai giorni nostri. Grazie alla presenza di artigiani specializzati, il piccolo paese romagnolo diventa negli anni un vero e proprio distretto calzaturiero dove l’azienda Pollini fiorisce di generazione in generazione.

Negli anni ’70 il brand acquista fama per il lancio di una nuova tipologia di  stivale. L’ispirazione viene dall’equitazione: la scarpa è priva di chiusure e di ganci, con le cuciture ridotte al minimo. Il modello rielaborato da Pollini è moderno ed adatto alla vita in città.

IL SUCCESSO

Il successo arriva con le collezioni di calzature a tema. La più famosa è la “Daytona” che presenta scarpe eleganti e stivali stringati di uno stile talmente iconico da meritare l’esposizione al Museum of Fashion di New York.

Pollini
Un punto vendita Pollini

Da quel momento il successo di Pollini è crescente. Nel 1998 la casa decide di lanciare la sua prima collezione di abbigliamento. La linea è composta da abiti maschili e femminili realizzati in pelle.

Nel 2000  il marchio Pollini viene acquisito dal Gruppo di lusso AEFFE gestito da Alberta e Massimo Ferretti. Il restyling sul brand da parte della casa madre è finalizzato a riportarlo in attivo nel giro di un anno. Massimo Ferretti crea per Pollini una collezione di circa sessanta pezzi, per la collezione femminile, e circa quaranta per quella maschile. La linea è vista come lo sportswear di lusso di casa Aeffe: tessuti di altissima qualità e distribuzione in un centinaio di negozi d’Europa e Stati Uniti.

AEFFE promuove anche un’apertura di Pollini al mercato dell’Estremo Oriente.  Si conclude la firma di un accordo triennale per l’export con la giapponese Itochu Corporation che prevede la distribuzione di calzature e pelletteria Pollini, Pollini Studio e pret-a-porter dall’autunno-inverno 2003/2004. Viene, inoltre, stretto un accordo quinquennale con Fairton Strategy Limited per la distribuzione a Hong Kong, Taiwan e Cina. 

Sotto la direzione di AEFFE, Pollini continua a crescere, realizzando dal 2002  anche alcune linee di accessori per altri brand del gruppo come Alberta Ferretti, Philosophy, Moschino Chip & Chic e Moschino Love.

GLI ANNI RECENTI 

Dal 2008 Nicholas Kirkwood assume la direzione delle linee di footwear, borse e accessori. Lo stesso anno Jonathan Saunders viene nominato direttore creativo per l’abbigliamento e per le licenze, che comprendono foulard, occhiali, ombrelli, sciarpe e cravatte. Nel 2012 Kirkwood gli succede come direttore creativo dando un impulso moderno ed innovativo al brand senza, però, rinunciare al valore artigianale. 

Pollini
Il Manager Director Marco Piazzi riceve il “Premio Innovazione” per Pollini

Nel 2013 Pollini festeggia il suo sessantesimo anniversario chiudendo il bilancio con un fatturato di 32,7 milioni di euro, che rappresenta il 13% delle vendite totali del Gruppo Aeffe. La ricorrenza viene celebrata con una collezione di scarpe ed accessori che riprende in chiave moderna alcuni modelli del passato. 

Pollini
Alcune calzature Pollini

Dal 2015,a partire dalla collezione autunno-inverno 2015/165, Erminio Cerbone è il nuovo direttore artistico di Pollini . La sua presenza conferma il forte legame di Pollini con il made in Italy di lusso.

Nel 2018 la casa di moda riceve il premio “Innovazione del Prodotto”  in occasione del dell’evento “Save The Brand 2018″. 

LO STILE

Pollini
Alcune foto del calzaturificio Pollini

Le calzature Pollini spiccano per il loro mix tra tradizione e modernità. Negni anni la casa di moda è sempre riuscita a stare al passo con i tempi innovandosi ma mantenedo un alto livello per quel che concerne i materiali utlizzati e la cura nell’assemblarli. Il processo manifatturiero rimane legato all’artigianato di origine romagnola ed al made in Italy. Allo stesso tempo, però, il marchio riesce a soddisfare le esigenze del moderno mercato del lusso. 

MARCHESA

ORIGINI

Marchesa Georgina Chapman e Keren Craig
Georgina Chapman e Keren Craig

Il brand di abbigliamento femminile di lusso Marchesa viene fondato nel 2004 da Georgina Chapman e Keren Craig.

Georgina, figlia di Caroline Wonfore e del multimiliorario Brian Chapman, nasce a Londra nel 1976 e si diploma al Marlborough College nel Wiltshire. Keren nasce in Svizzera sempre nel ’76 e frequenta il Brighton Art College specializzandosi nelle tecniche di ricamo e stampa dei tessuti.

Terminato il college nel 2000, le due ragazze si iscrivono al Chelsea College of Art and Design di Londra dove si conoscono durante una lezione di disegno.

Quattro anni dopo Keren e Georgina decidono di unire le proprie capacità e conoscenze nell’ambito della moda e fondare il loro marchio. Il nome Marchesa viene scelto pensando alla Marchesa Luisa Casati, nobildonna della belle epoque fonte di ispirazione per entrambe le ragazze.

il successo

Marchesa Renee Zellweger
Renee Zellweger indossa Marchesa alla premier di Bridget Jones

Il nuovo brand con sede a New York vanta, già dai suoi inizi, investitori di prestigio tra i quali  Giuseppe Cipriani e Steve Witkoff. Il successo arriva quando nel 2004 Renee Zellwegner indossa un vestito Marchesa alla premiere londinese di “Bridget Jones“. Da allora il marchio si lega strettamente a diversi nomi di Hollywood tra cui Cate Blanchett, Scarlett Joansson, Anne Hathaway e Penélope Cruz che indossano Marchesa alle premiere e sul red carpet.

Nel 2006 Marchesa è tra i brand finalsiti al CFDA/Vogue Fashion Fund, mentre l’anno scuccessivo vince il premio Red Carpet Designer of the Year al British Fashion Awards.

Marchesa borse
Collezione borse by Marchesa

Il successo crescente del marchio ha portato le due stiliste a lanciare nel 2006 la diffusion collection Marchesa Notte.  Allo stesso modo nel 2009 nasce una linea di borse Marchesa. Il 2010 vede, invece, il lancio di una collezione di abiti da sposa oltre ad una capsule collection di prodotti per la casa in collaborazione con Lenox.

Nel 2015 le stiliste danno il via ad una linea di gioielli venduta esclusivamente attraverso Macy’s.

i rapporti con Weinstein e le polemiche

Marchesa Geoirgina Chapman
Georgina Chapman e Harvey Weinstein

Nel 2004 Georgina Chapman sposa l’impenditore cinematografico Harvey Weinstein che con le sue conoscenze contribuisce a portare il marchio al successo. Nel 2017 Weinstein è indagato sotto accusa di molestie sessuali. Sono moltissime, infatti, le star del cinema che dichiarano di aver subito molestie più e meno gravi da parte del produttore. Tra esse sono presenti anche Gwyneth Paltrow, Angelina Jolie, Rosanna Arquette ed Asia Argento.

Georgina dichiara di essere del tutto ignara dei comportamenti ignominiosi del marito ed il 10 ottobre 2017 chiede il divorzio dopo dieci anni di matrimonio e due figli.

Lo scandalo, però, investe potentemente anche l’immagine del brand Marchesa. Nascono infatti forti polemiche sul ruolo di Weinstein nel successo del marchio. Alcune star infatti, tra cui Sienna Miller, hanno dichiarato di essere state forzate dal produttore ad indossare gli abiti della moglie durante le premiere.

Il marchio resta quindi fortemente legato al nome di Weinstein. Dopo lo scandalo Marchesa vive un periodo di crisi, perde molte collaborazioni e molti dipendenti lasciano la maison. Le celebrities di Hollywood, inoltre, scelgono di non indossare abiti del brand per mostrare la loro avversione nei confronti dei fatti legati al produttore cinematografico.

la ripresa

Marchesa Scarlett Johansson
Scarlett Johansson indossa Marchesa al Met Gala 2018

Le creatrici di Marchesa, però, fiduciose del valore del loro marchio, non si danno per vinte. Dopo aver rinunciato alla sfilata Autunno/Inverno 2018/2019 a New York, sull’onda dello scandalo, sono tornate in passerella con la collezione successiva.

Anche tra le star, nonostante l’avversione verso il brand continui, ci sono alcune eccezioni che sostengono il valore di Marchesa. Scarlett Johansson ad esempio è apparsa al Met Gala 2018 con un abito rosso disegnato da Georgina Chapman. La Johansson ha dichiarato di aver scelto Marchesa in quanto vuole sostenere “un marchio creato da due designer femminili incredibilmente talentuose ed importanti“.

Sembra quindi possibile che Marchesa riesca a sopravvivere alla bufera staccandosi definitivamente dal legame con il nome Weinstein.

lo stile

Tutto nello stile di Marchesa parla di lusso ed eleganza. Gli abiti, creati per occasioni speciali, hanno lo scopo di far vivere a chi li indossa una serata da favola. I tessuti utilizzati sono sempre di gran pregio e variano dalla seta al broccato, dall’organza al tulle. Spesso gli abiti sono a gonna lunga e vengono decorati con ricami, gemme e tessuti lucenti. Il risultato è uno stile impeccabilmente raffinato, femminile e romantico.

ANNA MOLINARI

Stilista italiana, fondatrice, assieme al marito Gianpaolo Tarabini, del marchio Blumarine: ecco la storia di Anna Molinari

Stilista italiana, fondatrice, assieme al marito Gianpaolo Tarabini, del marchio Blumarine. La linea è prodotta dalla Blufin S.p.A., società di proprietà della famiglia, a cui fanno capo anche il brand Anna Molinari e il brand Blugirl.

origini

Anna Molinari nasce a Carpi, nel 1958. Incomincia a lavorare nel mondo della moda sin da piccola, aiutando i genitori. La famiglia è proprietaria del maglificio Molly, ditta che produceva la maglieria a molte delle più importanti case di moda italiane e straniere.

Dopo un diploma di maturità magistrale, ottenuto con il massimo dei voti, si iscrive al corso di laurea in storia dell’arte.  Anna è infatti determinata a coltivare ulteriormente il suo interesse per le forme creative. Fondamentale per la sua carriera l’incontro con il Conte Gianpaolo Tarabini Castellani, destinato a diventare suo marito oltre che socio in affari.

Con Tarabini, oltre all’uomo ideale, Anna trova i mezzi per poter creare una sua impresa slegandosi presto dall’attività di famiglia piuttosto ripetitiva e limitante dal punto di vista creativo. Lei ha una mente fantasiosa è amante dell’arte, dotata di uno stile fortemente femminile e romantico, affascinata dai colori del mare, dalla bellezza evocata dalla natura. Lui è nobile ed imprenditore, esperto di finanza, pronto a concretizzare on efficienza la visione della moglie.

blumarine

Nel 1977, fondano insieme il brand Blumarine. Il marchio in meno di un decennio si afferma nel fiorente settore della moda che vede in Milano la città trampolino di lancio.

Già nel 1980 la stilista vince il titolo di “miglior creatrice dell’anno” al Modit. Questo riconoscimento le permette di sfilare, l’anno seguente, con un primo fashion show in via Manzoni.

Non tardano ad arrivare le prime richieste, anche dai grandi magazzini e boutique estere.  Questi dimostrano sempre più apprezzamenti per lo stile italiano e in particolare l’eleganza degli abiti della stilista. Dal 1981 alla maglieria vengono affiancate le confezioni.

Per la sua brillante carriera Anna dovrà molto anche a Walter Albini e Franco Moschino, due stilisti-maestri con i quali ha collaborato traendo preziosi insegnamenti.

Da Albini, padre del pret-à-porter, apprende come valorizzare la sua vena romantica. Da Moschino impara a fare sue l’ironia e la giocosità, caratteristiche che fonderà con successo prima in Blumarine, poi in Blugirl.

il debutto in passerella

Nel 1986, facendo bagaglio di tutte le sue esperienza, è pronta a debuttare ufficialmente sulle passerelle di Milano Collezioni, con una linea da lei interamente disegnata.

Vengono ideati numerosi capi iconici. Alcuni esempi sono il Blu-Vi, il cardigan in cachemire con collo in pelo di visone, amato fin da subito dalle star di Hollywood e le t-shirt, col logo Blumarine in Swarovski, che hanno fatto la fortuna della casa e che tutt’oggi vantano diverse imitazioni e declinazioni tra i vari stilisti concorrenti.

Le sue collezioni riscuotono successo perché incarnano un ideale di donna fresca, giovane e molto femminile, proiettata in una dimensione onirica e quasi fiabesca.

Una donna sensuale che sembra uscita dai boschi incantati ma pronta anche ad affrontare con lo spirito glamour la competitiva giungla metropolitana. Viene soprannominata “signora delle rose” perché per i suoi abiti Anna si ispira sempre alla bellezza eterna dei fiori, e all’eleganza innata del mare. Queste passioni  si riflettono anche nella progettazione degli interni delle boutique Blumarine dove è il colore rosa a fare da padrone.

Negli anni ’90, sull’onda del successo della griffe, la Blufin vede la nascita di due nuove firme: Blugirl, linea prete-à-porter, rivolta ad un target più giovane con prezzi al pubblico più bassi e la griffe di alta moda Anna Molinari per un pubblico decisamente più sofisticato.

Con questa operazione l’azienda si impegna a coprire una più ampia fetta di mercato. In particolare  Blugirl, disegnata da Anna molinari, riscuote un grandissimo successo tra gli operatori del settore, per il suo tono decisamente irriverente, e tra il pubblico che la premia con le vendite.

L’etichetta “Anna Molinari”, invece, è disegnata dalla figlia Rossella Tarambini. Essa si distingue sin dall’inizio per lo stile fortemente concettuale e sperimentale, con un’attenzione estrema al dettaglio sartoriale.

riconoscimenti

Nel corso della sua carriera Anna Molinari è stata destinataria di numerosi riconoscimenti che ne hanno consacrato il talento e il suo ruolo di ambasciatrice della creatività italiana nel mondo.

Tra i numerosi  premi si ricordano il La Kore Fashion Oscar per la collezione che ha fatto più tendenza nel 2003, l’Ago d’Oro da parte della Provincia di Roma conferitole nel 2004 e il premio speciale alla carriera, da parte della Camera Nazionale della Moda (2004).

Ha ricevuto anche due lauree Honoris Causa, la prima nel 2001, in Economia e Commercio, da parte dell’Universitas Sancti Cyrilli di Roma, la seconda in Scienze dell’Educazione, da parte dell’Università di Urbino.

Nel 2010 è stata insignita del prestigioso titolo di “Cavaliere del Lavoro” dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Anche gli USA l’hanno celebrata con un evento speciale organizzato dai grandi magazzini Saks Fifth Avenue, per il successo della linea Blumarine.

Dal 2006, dopo la perdita del marito, avvenuta durante un tragico incidente in Africa, il figlio Gianguido ha preso in mano il ruolo di amministratore delegato della Blufin.