D’Avenza

D’Avenza è un’azienda che prende il nome dal paese nei pressi di Carrara dove è stata fondata nel 1957 dalla famiglia Ackermann

D’Avenza è un’azienda che prende il nome dal paese nei pressi di Carrara dove è stata fondata nel 1957 dalla famiglia Ackermann. Famiglia che inoltre aveva alle spalle una lunga tradizione sartoriale e atelier a New York. Nel ’94, è stata acquistata dai Cecchi di Prato, dinastia tessile proprietaria anche della società Rifinizioni Santo Stefano.

L’azienda è guidata da Catia Cruciani. Coadiuvata dal maestro tagliatore Ralph Anania, si è posta l’obiettivo di produrre abiti all’insegna della tradizione sartoriale e di un forte contenuto moda.  A tal proposito sono 268 le fasi di lavorazione di ogni capo e il 70 per cento di queste sono eseguite a mano. Ogni occhiello è rifinito a mano con circa 70 punti a doppio nodo. Sono quindici sono i passaggi per realizzare un collo. Al di là dell’Italia, il prodotto di D’Avenza ha buone posizioni sul mercato giapponese e statunitense.

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Chicca Lualdi (BeeQueen)

Brand creato da Chicca Lualdi nel 2007. Viaggio nell’universo femminile caratterizzato da semplicità e femminilità. Qualità e attenzione ai dettagli.

Marchio creato da Chicca Lualdi nel 2007, grazie al concorso Fashion Incubator di CNMI destinato ai giovani talenti della moda italiana. Il marchio sfila a Milano, Tokyo, Mosca e in breve tempo si posiziona presso alcune delle migliori boutique internazionali, ottenendo importanti consensi e riconoscimenti.

Chicca Lualdi
Chicca Lualdi

La collezione propone un viaggio attraverso un universo femminile fatto di misura e distinzione. Un percorso che parte da un’ispirazione di eleganza understated con richiami a una nuova femminilità, rigorosa ed essenziale ma delicata al tempo stesso. Chicca Lualdi si ispira alla cultura Wasp e alla regalità di certe sue icone, contaminando questa visione con elementi di modernità presi dal mondo del design e dell’architettura come fonti di ispirazione per texture, volumi e forme. Si caratterizza per semplicità e pulizia di linee. Una semplicità solo apparente, sofisticata nei dettagli, nell’uso del colore e dei materiali di eccellente qualità e costruzione. Produzione Made in Italy con valorizzazione della tradizione italiana. Uso del colore per esprimere emozione e femminilità.

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CANALI

Azienda di abbigliamento maschile, fondata nel 1934 dai fratelli Giovanni e Giacomo Canali, famosi per la loro eccellenza sartoriale.

Indice

  1. Le origini
  2. Moderna sartoria italiana
  3. Sviluppo del brand
  4. Nuovi prodotti
  5. 75° anniversario
  6. Acquisizioni e collaborazioni
  7. Direttore creativo: Andrea Pompilio
  8. Situazione attuale

Le origini

Azienda di abbigliamento maschile, fondata nel 1934 dai fratelli Giovanni e Giacomo Canali. Produce soprattutto capi spalla di qualità sartoriale. Dal piccolo laboratorio di sartoria degli esordi ai 7 centri produttivi con cui entra nel terzo millennio: la storia della Canali sta in questo semplicissimo raffronto.

L’attività aprì con due proprietari e pochi lavoratori. Ora è al timone la terza generazione e i dipendenti sono 1000. In 3 generazioni, la produzione si è allargata anche agli accessori, allo sportswear, alle cravatte.

Nel giugno 2003 venne conferito a Canali il premio Pitti Immagine Uomo. Il riconoscimento, consegnato a Eugenio Canali, amministratore delegato della società, è destinato a chi si è distinto nella moda, incrementando il successo del made in Italy. L’abbigliamento Canali viene realizzato in 7 centri di produzione, tutti collegati alla sede centrale di Sovico, vicino Milano. Il 75% del fatturato viene realizzato all’estero. Il mercato più importante è costituito dal Nord America, seguito dall’Europa Occidentale. I mercati in crescita, invece, sono quelli dell’ex Unione Sovietica. Il 2002 è stato chiuso con un fatturato di 145 milioni di euro.

Moderna sartoria italiana

Canali Giacca a fantasia
Giacca a fantasia

Canali produce i più alti standard di taglio, costruzione e finitura per gentlemen che cercano un look sartoriale che soddisfi le loro esigenze. Il brand utilizza i migliori tessuti sul mercato e i suoi artigiani danno massima attenzione ad ogni minimo dettaglio. Ad esempio, ogni rotolo di tessuto viene esaminato da esperti che ne misurano il peso, ne controllano ciascuna estremità e valutano tutte le caratteristiche, esaminandone ogni centimetro per trovare anche i più piccoli difetti.

“Ogni anno lavoriamo a stretto contatto con gli stabilimenti di Biella [il cuore dell’industria tessile italiana] per produrre sorprendenti nuove miscele di tessuti”, Elisabetta Canali

Sviluppo del brand

La società chiuse il 2003 con un aumento del 5%, risultato dovuto sia alla capacità di ripresa del mercato statunitense, che permise il 30% delle vendite, sia allo sviluppo di nuovi mercati, come la Russia (secondo negozio a Mosca con 3 boutique) e in particolare la Cina (20 negozi monomarca).

All’epoca vi erano più di 30 boutique in tutto il mondo. Milano, che fu il primo flagship store (1999), venne ampliato da 200 a 600 mq. Nuovi spazi Canali furono aperti a San Pietroburgo, ad Amsterdam e a Parigi (12 showroom nel mondo).

Nei piani a medio termine, molta attenzione viene rivolta ai mercati esteri, ai quali Canali riservò sempre molta attenzione: Exclusive Canali e Canali Sports, al tempo realizzavano il 75% del fatturato.

Nello stesso periodo, l’azienda firmò la sua prima licenza per la produzione e la distribuzione di un profumo con Eurocosmesi, fragranza che venne lanciata sul mercato nel 2005. L’accordo quinquennale riguardava questo profumo maschile, in fedele continuità con lo stile Canali.

Il fatturato del 2004 fu di 155 milioni di euro (+13% rispetto al 2003). Nel 2005 raggiunse i 160 milioni di euro (+4,3% rispetto al 2004). La società possedeva sette stabilimenti, era presente in più di mille negozi in tutto il mondo e contava 35 boutique monomarca. Nel 2005 I più di 1500 dipendenti Canali, riuscivano a produrre giornalmente 1400 completi e 1600 pantaloni.

Nuovi prodotti

Nel 2006 Canali interpretò l’energia e il dinamismo dell’uomo contemporaneo lanciando il Canali Men Travel Set, un elegante e pratico kit da viaggio dedicato ai veri cittadini del mondo. Con un tasso di crescita annuo del 10%, nel 2006 Canali fatturò 178 milioni di euro, aprendosi a manager esterni.

Canali Black Diamond
Black Diamond

Un anno dopo, nel 2007, venne lanciata l’edizione limitata Black Diamond Eau de Parfum, che celebrava il secondo anno di vita della fragranza Canali Men. Inoltre, l’azienda inaugurò un nuovo negozio ad Hong Kong, presso l’IFC Mall; oltre ai capi prêt-à-porter, i clienti potevano ordinare abiti su misura pronti in otto settimane, grazie al servizio di sartoria offerto dal nuovo centro.

75° anniversario

Nel 2009 Canali ha compiuto 75 anni d’attività. Per celebrare questo raggiungimento il brand presentò le nuove collezioni direttamente a Milano. Inoltre, aprì una nuova boutique (500 mq su un unico livello) a Parigi, al 36 di Rue Marbeuf, vicino all’Avenue des Champs Elysèes.

La società chiuse l’anno con 150 milioni di euro (-17%) e continuò a investire nella vendita al dettaglio. Aprì la prima boutique nella Repubblica di Singapore, sull’isola di Sentosa, all’interno dello splendido complesso residenziale Resort World.

Acquisizioni e collaborazioni

Nel 2010 Canali aprì la nuova sede londinese in New Bond Street, in due edifici storici. Nello stesso anno, Datafashion passò nelle mani del gruppo Canali. Lo storico marchio italiano di abbigliamento maschile completò il processo iniziato a dicembre 2008, quando acquisì il 49% di Datafashion, la società di Parma che operava da oltre 25 anni nel mercato dei software e dei servizi per i settori moda e lusso.

Canali Boutique di Londra
Boutique di Londra

Gli Stati Uniti erano il più grande mercato per Canali, con un fatturato che raggiungeva i 156 milioni di euro. Così, nel 2011, la boutique si spostò dal centro di New York a un nuovo e più ampio spazio nel Meatpacking District. Inoltre, venne inaugurata la prima boutique a San Paolo, in Brasile, al primo piano della prestigiosa “Shopping Cidade Jardim”. Il Gruppo, guidato dalla terza generazione, chiuse il 2011 con un budget di 184 milioni di euro (+12%).

Nel 2012 il Gruppo Canali siglò un accordo di joint venture con la società indiana Genesis Luxury Fashion Private Limited, già distributrice del marchio in India (5 boutique a Delhi, Gurgaon, Mumbai, Hyderabad e Bangalore). Canali rafforzò anche la sua presenza all’interno del mercato cinese con un nuovo flagship store a Pechino. L’apertura venne accompagnata dall’evento “Unveiling Tradition”, che vide la partecipazione dell’attore cinese Huang Xiaoming come ospite speciale. Si celebrarono, così, i 78 anni della tradizione sartoriale italiana di Canali.

Direttore creativo: Andrea Pompilio

Nel 2014, Canali nominò il nuovo Direttore Creativo Andrea Pompilio, vincitore il premio “Who’s the Next”, che già aveva collaborato come designer con molti luxury brands. L’obiettivo di Pompilio fu quello di creare un nuovo stile uomo, ricco di dettagli ma pulito, spostando l’attenzione sul tempo libero del moderno uomo raffinato.

Canali Collezione autunno/inverno 2015
Collezione autunno/inverno 2015

La famiglia Canali e il gruppo Canali sono stati sempre coinvolti attivamente nella beneficenza. Nell’ottobre 2015, Canali fondò un’organizzazione senza scopo di lucro, la Fondazione Canali Onlus, con lo scopo di promuovere e sostenere progetti relativi all’assistenza sociale e sanitaria, all’istruzione e alla formazione professionale. La Fondazione Canali Onlus ha contribuito a numerosi progetti di beneficenza in tutto il mondo.

A inizio 2016, il brand ha aperto la sua prima boutique in Giordania, aumentando la sua presenza nel mercato del Medio Oriente. La nuova boutique si trova nel cuore di Abdali e offre ai consumatori una nuova esperienza di shopping di alta levatura. Ad aprile, Andrea Pompilio lasciò l’azienda e il team di progettazione interno del marchio divenne responsabile di tutte le collezioni.

Situazione attuale

Durante la presentazione Menswear di Canali per l’autunno 2017, il marchio ha presentato un cortometraggio del regista italiano Ivan Cotroneo, per mostrare agli ospiti una retrospettiva sulla produzione dei suoi abiti. Per celebrare l’eccellenza di Canali e l’eccellenza del Made in Italy, il marchio ha lanciato un laboratorio di design per gli studenti dell’Italian Fashion school.

La sede centrale di Canali, nel nuovo quartiere di Porto Nuova, è sorprendentemente moderna. A ottobre 2017 il marchio ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Carate Brianza, vicino Milano. I dipendenti licenziati sono soprattutto sarte e stiratrici che hanno lavorato nello stabilimento per oltre 30 anni.

CUCINELLI, BRUNELLO

Brunello Cucinelli, fondatore e stilista dell’omonimo marchio di abbigliamento, nasce a Castiglione (in provincia di Perugia) nel 1953.

Le origini

Brunello Cucinelli, fondatore dell'azienda
Brunello Cucinelli, fondatore dell’azienda

Fondatore e stilista dell’omonimo marchio di abbigliamento Brunello Cucinelli asce a Castiglione (Perugia) nel 1953. Nel ’72 si diploma come geometra e si iscrive alla facoltà d’ingegneria, che però abbandona poco più tardi. A partire dal 1978 inizia poi la carriera da imprenditore, proponendo come sua cifra distintiva il cashmere colorato.

 Il celebre cashmere Cucinelli
Il celebre cashmere Cucinelli

Nel 1982 sposa Federica Benda, dalla quale ha due figlie. Successivamente si trasferisce a Solomeo, dove acquista il castello trecentesco del borgo. Qui nel 1987 inaugura la nuova sede aziendale.

Fondazione Brunello Cucinelli

Brunello Cucinelli, Foro delle Arti
Il Foro delle Arti

Portato istintivamente alla conoscenza, Brunello si dedica agli studi umanistici (in particolar modo alla filosofia). Inizia inoltre un’attività di recupero e riqualificazione dell’antico paese. Realizza, infatti, spazi dedicati all’incontro e alla cultura.

Il luogo prescelto per il progetto di ristrutturazione è il complesso architettonico e paesaggistico del Foro delle Arti. Sotto l’egida della Fondazione Brunello Cucinelli, vengono realizzati un teatro, un anfiteatro e un’accademia Neoumanistica con all’interno una preziosa biblioteca.

Premi e riconoscimenti

 Campagna pubblicitaria 2011
Campagna pubblicitaria 2011

Nello stesso periodo Cucinelli conduce la sua impresa ai più importanti successi. Si ispira ai grandi ideali dell’uomo: etica, dignità e morale.

Dagli inizi del 2000 il suo lavoro imprenditoriale e umanistico viene celebrato da una serie di prestigiosi riconoscimenti nazionali e internazionali come la Presidenza del Teatro Stabile dell’Umbria ed il Premio Ernst and Young come imprenditore italiano dell’anno (2009). Ricordiamo anche il Premio Leonardo Qualità Italia (2010), consegnato al Quirinale dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Cavalierato della Repubblica Italiana.

Infine, gli è stata attribuita anche la laurea Honoris Causa in Filosofia ed Etica delle Relazioni Umane conferita dall’Università degli Studi di Perugia.

Nel 2011 l’azienda Bruinello Cucinelli è presente con le sue collezioni di cashmere in più di 1000 negozi multibrand, 50 monomarca e numerosi “shop in shop” sparsi nei vari high department store del mondo. Essa è ormai riconosciuta a livello mondiale come uno dei più importanti brand nel settore del lusso.

CASADEI

Luxury brand italiano, disegna e produce calzature alla moda tra cui pumps, sandali, zeppe, sneaker, boot e accessori.

Indice Casadei

  1. Le origini: Quinto e Flora Casadei
  2. Le prime zeppe
  3. Le Pump
  4. La seconda generazione
  5. L’espansione del brand
  6. Il 50° anniversario
  7. Situazione attuale

Le origini: Quinto e Flora Casadei

Casadei, azienda calzaturiera e pellettiera di S. Mauro Pascoli, in provincia di Forlì, nacque alla fine degli anni ’50 come piccolo laboratorio artigiano che fabbricava calzature di sofisticata fattura. La storia del brand, oggi leader mondiale del settore, è tutt’altro che ordinaria: se si guarda il percorso intrapreso, si può notare come la fortuna di Casadei sia costruita sull’eccellenza del design e sulle competenze imprenditoriali.

Il brand dal design audace nacque nel 1958, quando Quinto e Flora Casadei iniziarono a realizzare calzature per i turisti della costa orientale. I due, insieme, diedero vita a un piccolo laboratorio, divenuto poi un vero e proprio impero: nascosta a San Mauro Pascoli, città di provincia della Rivera romagnola, regione nota soprattutto per l’agricoltura e le bellezze rinascimentali, la coppia Casadei diede il via ad una nuova forma d’arte.

Casadei Campagna pubblicitaria autunno/inverno 1963
Campagna pubblicitaria autunno/inverno 1963

Gli anni ’60 videro lo sviluppo di una struttura commerciale più formata, l’inizio delle esportazioni verso l’Europa, verso gli Stati Uniti e verso l’Estremo Oriente, la presentazione di una linea completa dedicata all’abbigliamento da sera e la nascita di una collezione di borse. Verso la fine degli anni Sessanta, la fama di Casadei si diffondeva ben oltre le frontiere italiane. Dopo aver vestito i piedi di tanti turisti, l’azienda a conduzione familiare espanse la sua scala di produzione e presenza internazionale. La società acquisì una struttura più solida e concentrò l’attenzione sulle esportazioni, sia nel mercato europeo, sia negli Stati Uniti d’America.

Le prime zeppe Casadei 

Dopo la prima linea di sandali, Casadei presentò la sua prima serie di zeppe: scelta popolare e trendy nell’eccentrico decennio dei’60. I primi anni Settanta consentirono ai fondatori di spostare la base dall’officina prima ad una fabbrica industriale. Questo cambiamento permise loro di avere molta più libertà creativa, iniziando un vero e proprio viaggio nel mondo delle calzature.

 Campagna pubblicitaria inverno 1971
Campagna pubblicitaria inverno 1971

Prendendo le zeppe come punto di partenza, Casadei sperimentò l’idea di zeppe con lacci e slip-on. Inoltre, il design divenne più coraggioso, impreziosendosi di delicati ricami. Più tardi, cambiò rotta, entrando in un’era di pump in pelle con tacco svasato.

Verso la fine degli anni Settanta, i concept di versatilità ed utilità trovarono sfogo nella prima linea di stivali Casadei, alti fino alle ginocchia o cortissimi. Con questo nuovo prodotto il brand ampliò anche la sua presenza nel mercato asiatico: nel ’77 si aprirono ufficialmente al mercato giapponese.

Le Pump

 Pump anni '80
Pump anni ’80

Nei primi anni Ottanta il brand espanse la sua attività anche in Medio Oriente. Dopo stivali e zeppe, Casadei si rivolse verso le pump: l’interpretazione dell’azienda fu estremamente fantasiosa, tra  pois e tulle di velluto, alti tacchi conici in pelle dorata.

In pochissimo tempo le pump si assicurarono un posto nella hall of fame, diventando prodotto iconico dell’azienda. Dedicandosi alle curve aggraziate dei piedi femminili, il brand continuava a dilettarsi con diversi tessuti, finiture e ricami, riuscendo sempre a vincere l’incessante scorrere del tempo. Verso la fine degli anni Ottanta, il brand si adattò rapidamente alla tendenza “sportiva”, costruendosi un dizionario di sneakers ibride e scarpe da calcio con i tacchi.

La seconda generazione

Casadei Cesare Casadei nel suo ufficio
Cesare Casadei nel suo ufficio

Come la maggior parte delle aziende a conduzione familiare, anche Casadei aprì le porte alla seconda generazione: il figlio di Quinto e Flora, Cesare Casadei, divenne direttore creativo. Cesare entrò in carica nel ’94 e da allora promosse molto l’immagine del brand, facendo leva sul “Made in Italy” nel mondo. L’arrivo di Cesare segnò anche l’inizio delle collezioni unisex e la nascita di calzature casual, una più incredibile dell’altra.

Casadei Primavera/estate 1995, scatto di Nick Knight
Primavera/estate 1995, scatto di Nick Knight

Agli inizi del 2000, il brand decise di trasferire lo showroom di Milano in Via dell’Annunciata, in uno spazio progettato ad hoc per divenire sede aziendale. Casadei era ormai uno dei marchi preferiti tra le celebrità. Gli A-listers di Hollywood venivano fotografati con le Casadei, rendendo il brand un nome significativo nel circuito della moda;  i talenti della fotografia scattavano le campagne pubblicitarie dell’azienda, tutto votava per la crescita felice.

L’espansione del brand

Casadei Flagship Store di Londra
Flagship Store di Londra

Ad ottobre del 2002 la società, che contava più di 200 persone, aprì un nuovo negozio monomarca nel cuore di Londra, al n. 12 di Beauchamp Place, nel quartiere di Knightsbridge. Per Casadei l’Italia rimane il secondo mercato (dopo gli Stati Uniti) con 400 punti vendita, 4 dei quali monomarca (Milano, Firenze, Rimini e Ferrara); insieme alla Germania, l’Italia è il mercato più importante d’Europa. Altre due boutique furono aperte in Russia, a San Pietroburgo e a Mosca. L’espansione dell’azienda è garantita dall’ottimo fatturato, che nel 2001 raggiunse i 32.604 milioni di euro (+14,82% rispetto all’anno precedente).

Nel 2004 la Federation Of Italian Footwear mise sul mercato una serie limitata di francobolli dedicati alla celebre Casadei: grande riconoscimento per l’azienda che rappresenta l’eleganza e la tendenza delle calzature italiane nel mondo.

Il 50° anniversario

Casadei ha compiuto 50 anni nel 2008: per festeggiare il mezzo secolo di disegni accattivanti e di gloria artigianale, è stata chiamata la fotografa Ellen Von Unwerth: il risultato fu una pubblicazione sulle calzature Casadei negli anni, seguito da una mostra alla Triennale di Milano.

/Mostra per i 50 anni dell'azienda , scatto di Ellen Von Unwerth
Mostra per i 50 anni di Casadei, scatto di Ellen Von Unwerth

Anno dopo anno Casadei si espandeva in tutto il mondo: nel 2010 si lanciò a tutto gas nelle aperture di Roma, Cannes, Dubai, Casablanca e New York. Lo stesso anno ha portato anche le calzature e i tacchi Casadei alla settimana della moda di Milano.

L’etichetta scoprì anche il mondo digitale, con il lancio del loro sito web nel 2012, seguito dall’arrivo della boutique e-commerce nel 2013. Nel 2015, Cesare Casadei e l’Architetto Marco Costanzi progettarono il primo concept store di  Milano, seguito dalla presentazione di una nuova boutique nell’esclusiva Albemarle Street, a Mayfair, Londra. Nello stesso anno, la società rilanciò il suo portale di shopping online, grande passo verso la creazione di una nuova estetica.

Situazione attuale

Casadei Stiletto Blade, 2015
Stiletto Blade, 2015

Casadei ha iniziato il 2017 partecipando al Super Bowl: Lady Gaga, scelta per la prestigiosa performance di metà tempo, ha indossato i famosi Stiletto Blade di Casadei. Inoltre, Victoria Beckham viene spesso vista con la stessa calzatura, che sembra tanto essere una delle preferite delle celebrità, che inneggiano a Casadei come il brand più comodo tra i concorrenti.

Ad oggi, Casadei continua ad essere esempio di design impeccabile e intelligenza imprenditoriale, d’artigianalità esperta e d’innovazione ponderata. È testimonianza dell’eredità italiana, dei suoi colori vivaci e dei valori artigianali.

Crespi Consuelo

Consuelo Pauline O’Brien O’Connor Crespi nacque a New York nel 1928. Indossatrice statunitense e successivamente corrispondente dall’Italia di Vogue America

Crespi Consuelo (1928-2010). Consuelo Pauline O’Brien O’Connor Crespi nacque a New York il 31 maggio 1928. Indossatrice statunitense e successivamente corrispondente dall’Italia di Vogue America per 15 anni, dall’inizio del decennio ’60 alla metà del decennio ’70. Direttrice della rivista era, allora, Diana Vreeland. Nel 1945 Consuelo posa come modella per Look Magazine. Consuelo era arrivata a Roma nella stagione della nascente moda italiana, insieme alla sorella Gloria O’ Connor, anch’essa mannequin. A Venezia scoprì VeruschkaSposò il Conte Rodolfo Crespi, detto Rudy, nel 1948. Con lui ebbe due figli, Brando e Pilar Crespi.

Nel 1956 posò per la cover di Sports Illustrated.

Il presidente della Repubblica Leone la insignì del cavalierato per il suo contributo al successo del made in Italy. Nel 1975, insieme al marito, lascia definitivamente Roma per trasferirsi a New York.

La contessa si è spenta nel 2010 nella sua Manhattan, all’età di 82 anni.

EMILIO PUCCI

Famoso stilista fiorentino, nel 1947 fondò l’omonimo brand, Pucci, divenendo immediatamente celebre per le sue stampe geometriche e coloratissime.

Indice

  1. Le origini
  2. Le stampe Pucci
  3. Il successo
    1. La prima sfilata
    2. Neiman Marcus Fashion Oscar
    3. Emilioform
    4. Prima collezione Haute Couture
  4. Collaborazioni
  5. Laudomia Pucci
  6. Pucci è rilevato da LVMH
  7. Christian Lacroix
  8. 60° anniversario
  9. Esposizioni ed eventi
  10. Direttore creativo: Massimo Giorgetti
  11. Situazione attuale

Le origini

Mame Fashion Dictionary: Emilio Pucci nel suo ufficio
Emilio Pucci nel suo ufficio

Emilio Pucci (1914-1992), stilista italiano nato a Napoli di origini russe da parte di padre, dopo aver studiato Scienze sociali ad Athens in Georgia e a Portland in Oregon, nel 1938 si arruolò come ufficiale nell’aviazione italiana. Dopo aver conseguito nel ’41 la laurea in Scienze politiche a Firenze, si distinse per coraggio durante il secondo conflitto mondiale.

Il suo approccio alla moda avvenne in modo del tutto casuale nel 1947 sulle nevi di Zermatt, dove era solito allenarsi con la squadra olimpionica di cui faceva parte. Toni Frissel, nota fotografa di Harper’s Bazaar, lo immortalò insieme a un’amica per la quale aveva improvvisato un corredo da sci.

1947, Emilio Pucci sistema un completo da sci
1947, Emilio Pucci sistema un completo da sci

Il successo è immediato e un anno dopo, nel dicembre del ’48, venne pubblicata sulla stessa rivista la sua prima collezione sportiva. I suoi modelli furono subito acquistati dal department store Lord and Taylor e commercializzati negli Stati Uniti con l’etichetta “Emilio”. La stampa e il mercato americani riservarono una grande accoglienza ai vestiti pratici e comodi di Pucci.

Le stampe Pucci

Emilio Pucci Fantasia stampata Pucci
Fantasia stampata Pucci

Emilio Pucci fu molto influenzato dai mosaici siciliani, dagli stendardi araldici, dai batik di Bali e dai motivi africani. Inventò uno stile unico, riconoscibile per i suoi tessuti stampati, prima stilizzati, poi geometrici. Incredibile l’uso del colore, che unisce sfumature in combinazioni impreviste. Le sue stampe sono sempre state disegnate per dare il meglio quando viste in movimento.

Il successo

Emilio Pucci Collezione costumi, Capri 1949
Collezione costumi, Capri 1949

Nel ’49 a Capri, debuttò anche con una collezione mare, impostata sui toni del bianco e del nero e realizzata con seta stampata della Guido Ravasi di Como. Il successo è tale che, nel ’50, decise di aprire una boutique alla Canzone del Mare di Marina Piccola. I suoi modelli venivano tagliati e confezionati nel palazzo di famiglia a Firenze, dove aveva cercato di approntare un piccolo laboratorio artigianale, per far fronte alle incalzanti richieste.

La prima sfilata

Emilio Pucci Sfilata londinese, 1957
Sfilata londinese, 1957

Nel ’51 prense parte alla prima sfilata di moda italiana organizzata da Giovanni Battista Giorgini a Villa Torrigiani in via dei Serragli a Firenze, alla presenza dei più importanti buyer americani. Da quel debutto sarà sempre presente al fashion show fiorentino sino al ’67, anno in cui preferirà continuare a sfilare nella propria sede di via dei Pucci. Nel ’53, la sua tavolozza di colori si fece più audace: camicie, pantaloni, foulard, abiti in jersey di seta o in fibre sintetiche.

Neiman Marcus Fashion Oscar

I leitmotiv della produzione boutique, novità assoluta nel panorama internazionale, gli procurarono nel ’54 l’Oscar della Moda dalla Neiman Marcus, come migliore creatore dell’anno. Celebri diverranno la sua collezione Siciliana del ’56, quella ispirata al Palio di Siena del ’57 e quella dedicata a Botticelli del ’59.

Emilioform

Sin dall’inizio della sua attività, mostrò interesse per la sperimentazione sui materiali: nel ’53, con la Legler, produsse velluti artificiali e sintetici per pantaloni sportivi e, nello stesso anno, in alleanza con il Cotonificio Valle Susa presentò il wally pliss stampato. Nel ’54 divenne celebre un nuovo jersey in organzino di seta finissimo, per la confezione di capi ingualcibili e dal minimo ingombro, ideali per la donna moderna.

Emilio Pucci Emilioform
Emilioform

Prodotto dalla Mabu di Solbiate e dalla Borselli di Como, fatto di finissima organza di seta. Nel ’60 brevettò un particolare tessuto elastico chiamato emilioform composto da helanca e shantung di seta, comodo e leggero. Sono di questo tessuto i suoi pantaloni Viva con passanti sotto al piede e le sue note Capsule di eco spaziale.

Prima collezione Haute Couture

Sotto un’influenza sempre più spiccata per l’Oriente, nel ’62, propose la prima collezione di alta moda, distinta dalla preziosità dei materiali e dalle lavorazioni di ricamo in cristalli Swarovski, applicati a mano per modelli che ricordavano i pigiama palazzo allora tanto in voga.

Emilio Pucci Campagna pubblicitaria 1967
Campagna pubblicitaria 1967

Collaborazioni

È del ’66 il suo primo profumo Vivara, seguito da Miss Zadig (’74) e da Pucci (’77), mentre è del ’68 la decisione di lanciarsi anche nella moda maschile firmando un accordo con Ermenegildo Zegna. Inventore del total look ante litteram, Pucci firmò licenze per accessori e oggetti di ogni genere: dalla lingerie per la Formit alla porcellana con Rosenthal, dai tappeti per la Dandolo Argentina alle penne per la Parker, giungendo a disegnare nel ’71 persino l’emblema della missione spaziale Apollo 15 per la Nasa. I suoi mercati di vendita erano in ben 51 paesi.

Laudomia Pucci

Emilio Pucci Emilio Pucci con la figlia Laudomia
Emilio Pucci con la figlia Laudomia

Dagli anni ’80, lo affiancò nell’attività creativa la figlia Laudomia, che, dalla scomparsa del padre, diresse l’azienda. All’inizio del 2000 uscì il film Isn’t she Great?, nel quale la celebre scrittrice americana Jacqueline Susann, interpretata da Bette Midler, tanto fanatica di Pucci da avere nel suo studio rosa persino le tende firmate “Emilio”, è completamente vestita Pucci e accompagnata da un cagnolino che chiama “Pucci, Poo”. Lo spirito Pucci e la Puccimania non lasciarono indifferente il mondo della moda e nemmeno Katell Le Bourhis, consigliere di Bernard Arnault e già responsabile della sezione museale del costume al Metropolitan Museum di New York. Visitando gli archivi di palazzo Pucci, si rese conto di quanto profonda fosse stata l’influenza di “Emilio” nel mondo della moda.

Pucci è rilevato da LVMH

Nell’aprile dello stesso anno, Cristina e Laudomia Pucci di Barsento — proprietarie del marchio di prêt-à-porter Emilio Pucci — conclusero un accordo con la LVMH per l’acquisto del 67% della società. Arnault accolse il suggerimento di Le Bourhis. Amministratore delegato fu nominata la giovane Catherine Vautrin, che dal 1998 apparteneva allo staff dirigenziale della LVMH. Laudomia Pucci continuò a coordinare le strategie legate alla creazione e all’immagine, mentre l’operatività venne incorporata nella divisione Moda e Pelletterie del Gruppo di Arnault, presieduta da Yves Carcelle.

Christian Lacroix

Ad aprile 2002 Christian Lacroix venne nominato direttore artistico della Emilio Pucci: nessuno, forse, quanto l'”arlesiano”col suo spirito mediterraneo, avrebbe saputo recepire ed esprimere meglio lo spirito del “Prince of Prints”. Rivivono, così, attualizzati, le tonalità e gli accostamenti di colori incomparabili, quella moda che ha rappresentato e rappresenta la realizzazione del sogno di un autentico artista geniale ed innovativo, con una visione “viva”, esuberante, ottimista e nel contempo estremamente glamour vuoi nel ready-to-wear vuoi nell’abbigliamento mare.

Emilio Pucci Christian Lacroix per Pucci, collezione primavera/estate 2006
Christian Lacroix per Pucci, collezione primavera/estate 2006

Matthew Williamson incluse nuovamente le stampe che tanto avevano reso famoso Emilio Pucci negli anni ’50 e ’60 nella collezione primavera-estate 2006. Reinterpreta in chiave moderna su abiti: più corti, con linee più nette e geometriche. Nello stesso anno, la maison Emilio Pucci collaborò con Omas per creare una penna a sfera in tre versioni, ad edizione limitata, arricchita dalle fantasie della maison.

60° anniversario

Nel 2007 la maison festeggiò i sessant’anni di vita: quell’anno vennero lanciate una collezione di make-up nata dalla collaborazione con Guerlain, e la nuova versione del profumo Vivara, creato originariamente nel 1964. Dal 2008 Emilio Pucci dispose anche di uno store online.

Emilio Pucci Peter Dundas, collezione autunno/inverno 2011
Peter Dundas, collezione autunno/inverno 2011

Nel 2009 Matthew Williamson lasciò Pucci e Peter Dundas divenne direttore creativo. Il suo stile è riconoscibile da tagli, colori, dettagli e stampe che esaltano la silhouette femminile. Più tardi, nel 2013 si apriranno nuove boutique in Italia e la maison previde di aprire boutique nelle maggiori capitali della moda. Dopo LVMH, Pucci decise di distaccarsi per unirsi al “big boys club” dei brand di lusso.

Esposizioni ed eventi

Dal 5 aprile al 27 luglio 2014, il Victoria & Albert Museum di Londra organizzò una mostra sulla nascita dei brand della moda italiana, celebrando anche il caso di Emilio Pucci. La maison partecipò anche ad un progetto benefico LuisaViaRoma e Adidas, personalizzando il pallone FIFA per la Coppa del Mondo.

Nel 2014, durante il Pitti Immagine Uomo, Vogue Italia organizzò un evento per celebrare i designer fiorentini: il nome di Emilio Pucci venne ricordato con servizi fotografici recuperati dagli archivi dello stesso Vogue Italia. Emilio Pucci creò l’installazione “Monumental Pucci”, una stampa raffigurante il Battistero di Firenze.

Direttore creativo: Massimo Giorgetti

Nell’aprile 2015 Massimo Giorgetti, giovane e talentuoso fondatore del marchio MSGM, fu nominato direttore creativo del brand. Fu scelto per creare una nuova immagine al brand, mantenendo un’ottima qualità, ma aggiungendo un pizzico del suo spirito pop.

Emilio Pucci Massimo Giorgetti, collezione primavera/estate 2015
Massimo Giorgetti, collezione primavera/estate 2015

In occasione del terremoto in Italia centrale del 24 agosto 2016, molte celebrità si unirono per sostenere la popolazione colpita dal disastro. L’evento “Support from Fashion”, a sostegno dei cittadini di Amatrice, venne organizzato a Firenze. Pucci e altri designer misero all’asta alcune delle loro creazioni, donando il ricavato alle vittime del terremoto. Sempre nel 2016, Emilio Pucci e Illy si unirono per creare una collezione di tazze da caffè. Gli oggetti di design fanno parte della serie Illy Art Collection, che comprende stampe esclusive disegnate a mano, raffiguranti paesaggi dedicati a Firenze, Milano e New York.

Situazione attuale

Emilio Pucci Boutique a Seoul, Korea
Boutique a Seoul, Korea

Nell’aprile 2017, per festeggiare il 50° anniversario di Componibili di Anna Castelli Ferrieri (1967), Pucci iniziò una collaborazione con Cartel. Insieme hanno progettato una versione speciale di questi iconici moduli, utilizzando la stampa “Campanule”, che rappresenta pienamente lo spirito di Emilio Pucci.

Per rafforzare la presenza del marchio nel mercato asiatico, la società ha aperto una nuova boutique in Corea, situata nella Galleria East Luxury Hall di Seoul. Emilio Pucci ha ora una presenza consolidata in Asia: è presente in grandi città come Hong Kong, Kuala Lumpur, Bangkok, Tokyo e Pechino. Inoltre, Pucci è presente in più di 50 paesi, oltre che online. La rete di distribuzione del marchio si estende alle più importanti capitali della moda del mondo tra cui Milano, New York, Roma, Parigi e Londra, oltre a destinazioni di lusso come Portofino e Saint Tropez.

Nell’aprile del 2017 Massimo Giorgetti lascia la direzione creativa della griffe dopo essere succeduto a Peter Dundas. Lo stilista italiano continuerà a seguire l’evoluzione del suo marchio MSGM. Pucci, senza direttore artistico dall’uscita di Massimo, fatica a rilanciarsi. Nel 2020 la casa fiorentina, di proprietà di LVMH, affida la direzione come guest designer a Christelle Kocker, giovane e talentuosa stilista  di origine francese.

ROBERTO CAVALLI

Stilista italiano nato nel 1940, noto per le sue stampe esotiche e per la creazione della tecnica di sabbiatura per denim e jeans.

Indice

  1. Le origini
  2. Lo stile Cavalli
  3. Lo sviluppo del brand
    1. Fatturato 2001
    2. Collezione uomo autunno/inverno 2002
    3. Collezione donna autunno/inverno 2002
    4. Collezione kids
    5. Gli orologi
    6. Opening in America
  4. Gli eventi
  5. 40° anniversario
  6. Direttori creativi
  7. Clessidra SGR rileva Roberto Cavalli
  8. Situazione attuale

Le origini

ROBERTO CAVALLI, ARTISTA DELLA MODA

Roberto Cavalli, classe 1940, ama essere definito “artista della moda”, forse per rammentare che il nonno era un illustre pittore macchiaiolo, autore di quadri esposti al museo degli Uffizi di Firenze, la sua città.

Roberto Cavalli Lo stilista con alcune modelle
Lo stilista con alcune modelle

Lui stesso frequentò l’Accademia di Belle Arti e presto si interessò al rapporto fra moda e pittura, avviando nella sua stamperia un lavoro di ricerca sui materiali, sperimentando contemporaneamente nuove tecnologie. Negli anni ’60, a Parigi, brevettò un rivoluzionario procedimento di stampa sulla pelle e venne immediatamente notato da Hermès e Pierre Cardin. All’età di 32 anni presentò la sua prima collezione ufficiale al salone Prêt-à-Porter di Parigi.

IL DEBUTTO

Nel decennio successivo (’72) debuttò a Palazzo Pitti con i primi patchwork, considerati ormai la sua firma, che caratterizzano soprattutto jeans all’insegna del glamour. Aprì in questo periodo la prima boutique a Saint Tropez. Nell’80, sposò Eva Düringer. Roberto Cavalli, amante della pittura senese, possiede un’importante collezione d’arte con dipinti del ‘400 e del ‘600. Altra sua passione, i purosangue.

Lo stile Cavalli

Roberto Cavalli Lo stile Cavalli
Lo stile Cavalli

La donna Cavalli ha una silhouette ben definita: gli abiti accarezzano il corpo, lo avvolgono con tessuti colorati a fantasia spesso sovrapposti.

la natura come fonte di ispirazione

La natura è fonte di ispirazione: manti di animali, paillette a squame di pesce, onde che si perdono nelle trasparenze del tessuto. L’impatto con la collezione è sempre forte: belve feroci, angeli e demoni si affacciano da una giacca, dai calzoni. Donne feline e grintose che nello stile Cavalli trovano una conferma della propria personalità, istintiva ed esibizionistica.

Ogni modello è mozzafiato: gli short e i corsetti per una Rossella O’Hara proiettata nel 2000, i blazer anatomici a stampe leopardo, coccodrillo, lince. Il serpente per sostituire maculati di ogni razza. Poi il nero delle bande giovanili, dal blouson del selvaggio Marlon Brando ai punk, ai metallari: sono in cervo morbidissimo i suoi inconfondibili, elegantissimi chiodi. Qualcosa di lunare per microgonne galattiche, e ancora jeans stampati ad antichi motivi barocchi.

Anna Falchi e Claudia Koll formano l’accoppiata vincente di una presentazione alle sfilate del prêt-à-porter di Milano, nel marzo del ’95. Schiaccia l’acceleratore per ottenere vibrazioni forti: eleganza sofisticata che si tinge di trasgressione. Lo stretch diventa ultrastretch: maestro della pelle, la tratta come fosse una tela da dipingere e il corpo pare tatuato.

Lo sviluppo del brand

Roberto Cavalli Boutique di Milano
Boutique di Milano

La prima boutique monomarca fu inaugurata a Venezia nel ’96. Il marchio Just Cavalli venne lanciato nel 2000 con una collezione uomo, donna, accessori, occhiali, orologi, gioielli, profumi, intimo e beachwear.

In quegli anni il marchio era distribuito in oltre 30 paesi, direttamente dagli show room di Milano, New York e Düsseldorf. Il mercato interno era leader con il 35% del fatturato (Europa 25, Asia 20). Russia in espansione, Usa già una conquista, con modelli in vetrina nei più importanti department store. Alla linea principale si sono, via via, affiancate CJ Cavalli Jeans, la linea uomo, gli occhiali prodotti da Marcolin e gli accessori femminili e maschili. Ultimo nato, l’underwear per la donna. La moglie, Eva Duringer, che lo affianca professionalmente, è stata Miss Universo.

Ad ottobre 2000, alla Milano Collezioni, un’intera giornata fu dedicata a Cavalli. Dopo la sfilata del mattino, venne inaugurato il primo negozio milanese in via della Spiga. L’anno seguente, e per i 5 successivi, la linea calzature uomo venne prodotta e distribuita da Roberto Botticelli. La collezione autunno/inverno 2001/2002 si ispirò al Far West con mocassini, stivaletti e soprattutto stivali, dai dettagli ricamati.

A marzo 2001 Cavalli disegnò due nuove linee per gli orologi prodotti da Sector. Per la collezione mare, usava il tessuto Sensitive di Eurojersey, eclettico e confortevole, personalizzandolo con le sue celebri stampe. A luglio, per festeggiare l’ingresso in Gran Bretagna, Eva e Roberto Cavalli accolsero gli ospiti in una tenda berbera che riportò un pezzo d’Africa al Momo, storico locale nel West End. Tra tappeti zebrati e vassoi in rame venne presentata la nuova collezione di occhiali, prodotta e distribuita da Marcolin.

Fatturato 2001

Era previsto un fatturato di 280 miliardi di lire e invece, in chiusura di anno, la stima era di 300-350 miliardi. Vennero pianificate anche le successive aperture monomarca. Dopo Milano, Roma, Gedda, Parigi, New York e Venezia, aprì con nove grandi vetrine in via Tornabuoni a Firenze, nel Palazzo Viviani della Robbia. Lo storico caffè Giacosa era collegato alla boutique, pur contando l’ingresso indipendente. Ma soprattutto Cavalli puntava ai “nuovi” mercati: Hong Kong, Seul, Taipei e Mosca.

Collezione uomo autunno/inverno 2002

Roberto Cavalli Collezione Uomo autunno/inverno 2002
Collezione Uomo autunno/inverno 2002

A gennaio 2002 la nuova collezione uomo autunno/inverno 2002-2003 era ricercata, preziosa e stravagante, rinnovava lo stile del guardaroba maschile con l’ironia dell’eccesso e della fantasia. L’ispirazione veniva dall’Inghilterra vittoriana. La sfilata ebbe luogo nella cornice di Palazzo Vecchio a Firenze. Eccesso, provocazione, colore e divertimento per la mostra More and more more and more – The looks Roberto Cavalli Wants for You, curata da Italo Rota.

A febbraio 2002, la mostra Men in skirts alla Dress Gallery del Victoria and Albert Museum di Londra ospitò, tra gli altri creatori, anche Cavalli. Nata con l’intento di celebrare i designer che fecero della gonna un capo di abbigliamento maschile, l’esposizione era divisa in cinque temi: stili storici, kilt, esotismo, stili contro cultura e stili futuristici. Roberto Cavalli trovò il suo spazio naturale nella sezione Esotismo dove espose un kaftano di lino con stampe animal-tribali.

Collezione donna autunno/inverno 2002

Roberto Cavalli Collezione Donna autunno/inverno 2002
Collezione Donna autunno/inverno 2002

L’autunno/inverno 2002/03 fu una sfilata divertente e vivace, ma anche autoironica, che propose capi come il tailleur nero di breitschwanz, le raffinate pellicce intarsiate, i soprabiti di vernice da donna-gatto e vestiti longuette di mussola a fiori delicati anche con maniche lunghe. Indossati da Cindy Crawford, lo stretto tubino scollato in agnello persiano viola, una pelliccia a spina di pesce e, infine, un lungo abito di raso bianco, ricamato con pantere e tigri di paillette, portato con un trench di lucidissimo pitone chiaro. Una novità il coloratissimo tessuto scozzese a telaio, usato per tailleur con la gonna stretta sui fianchi e poi scampanata a godet, per le giacchine da portare con i jeans, ma anche lavorato con applicazioni di stoffe fantasia ricamate a filo d’argento.

A maggio 2002, per l’85° Giro d’Italia, Cavalli disegnò le divise di Mario Cipollini e del suo team. Naturalmente stampate a zebra.

Collezione kids

Roberto Cavalli Linea Kids 2015
Linea Kids 2015

Nel 2002 Roberto Cavalli Angels, collezione prodotta e distribuita da Simonetta, portò in passerella a Pitti Bimbo per la primavera/estate 2003 giacche in pelle chiara con applicati fiori colorati, giubbotti stampati a rettile, jeans gessati e salopette oversize in tessuto délavé. Ai piedi stivali scamosciati come quelli dei Navajo e in vita cinture di rafia colorata con perline e piume. Roberto Cavalli Devils era la nuova linea dedicata al bambino e ragazzino dai 4 ai 14 anni. Affiancò Roberto Cavalli Angels, la collezione per bambine e teenager prodotta e distribuita su licenza da Simonetta, che si occuperà anche del nuovo marchio.

Nel luglio 2002 si aprì a Roma, in piazza di Spagna, la prima boutique della linea giovane Just Cavalli. Roberto Cavalli e Ittierre (Gruppo It Holding) rinnovarono, con tre anni di anticipo, il contratto di licenza per la linea Just Cavalli, prolungandolo fino al 2010.

Gli orologi

Roberto Cavalli Orologi Cavalli
Orologi Cavalli

La linea di orologi disegnata per Sector Group raggiunse, nei primi sei mesi dell’anno, un fatturato di 3,9 milioni di euro, crescendo del 136%. Riaprì la Torre Branca, ex Littorio, a Milano: ai piedi della torre, fu inaugurato il Just Cavalli Café, con bancone disegnato da Ron Arad. Cavalli ricevette il premio The Provocateurs, destinato “a quelli che osano”. La cerimonia si svolse al Cipriani di New York, in occasione della diciannovesima edizione di Night of Stars, organizzata dal Fashion Group International.

Nel 2003, piatti zebrati, bicchieri rifilati d’oro, cuscini animalier per la casa firmata Cavalli. Stava fra il cow boy e il motociclista l’uomo che Cavalli ha presentato a Milano Moda Uomo.

Opening in America

Ad aprile 2003 fu aperto il quarto punto vendita negli Usa, inaugurato a Coral Gable (Miami), More more and more by Roberto Cavalli. Vi si trovavano tutte le collezioni (fuorché la prima linea), compreso il bambino, gli accessori e la casa. Le altre boutique in America erano quelle di New York in Madison Avenue, Bel Harbour in Florida e Las Vegas.

Il brand apertì anche una nuova boutique a Porto Cervo (Sardegna) e a Mosca, al 15 del Tretyakovskiy Passage di Mosca, prima boutique monomarca in Russia.

Gli Eventi 

Nell’aprile 2004 Cavalli ospitò Le Cirque du Soleil a Milano e organizzò una serata per la prima dello straordinario spettacolo Saltimbanco. lo stilista, con l’aiuto creativo di Ettore Scola, trasformò un magazzino in un paradiso incantato.

A dicembre, Cavalli tornò a New York per ospitare la serata più esclusiva dell’anno, in occasione della mostra organizzata dal Fashion Institute del Metropolitan Museum of Art di New York, Wild fashion Untamed. Per celebrare l’evento, Cavalli organizzò una serata esclusiva: cocktail e un’anteprima della mostra, seguita da una cena per 300 ospiti internazionali.

Roberto Cavalli Mostra Wild Fashion Untamed
Mostra Wild Fashion Untamed

A gennaio 2005, Just Cavalli aprì il primo negozio monomarca a Milano. Il progetto innovativo, un vero “negozio di fantasia”, era risultato della collaborazione tra Roberto Cavalli e Italo Rota. Con l’amico Dino De Laurentiis, Cavalli partecipò al film Il Decameron, diretto da David Leland, disegnandone i costumi. Il cast includeva: Hayden Christensen, Mischa Barton e Tim Roth. Roberto Cavalli ha anche collaborato con Tre Italia, il primo videocitofono di marca. Il progetto prevedeva una donazione alla Fondazione Veronesi per la ricerca sul cancro.

Roberto Cavalli Il club Just Cavalli
Il club Just Cavalli

Roberto Cavalli collaborò con Pragma Group (2009) e aprì il suo primo locale notturno, Just Cavalli, a Firenze. La location era una chiesa del XV secolo: presto il club aprì anche a Milano. Questa iniziativa imprenditoriale prevedeva un piano quinquennale per aprire altri 3 Cavalli Clubs e 15 Cavalli caffè.

40° anniversario

Roberto Cavalli Evento per il 40° anniversario
Evento per il 40° anniversario

Nel 2010 Cavalli festeggiò il 40° anniversario. Il 29 settembre il brand tenne un evento di gala all’Ecole National Superieure des Beaux Arts. Molte celebrità vi parteciparono: Naomi Campbell, Taylor Swift, Leona Lewis, Heidi Klum. Alcuni dei disegni distintivi di Cavalli furono esposti alla galleria dell’Ecole National Superieure des Beaux Arts. La celebrazione continuò alla settimana della moda milanese, dove Roberto Cavalli presentò la collezione primavera/estate 2011 all’Arco della Pace.

Nel 2011 Roberto Cavalli siglò un accordo di licenza quinquennale con la Compagnia delle Pelli per il lancio di una nuova linea di accessori “CLASS Roberto Cavalli”. Iniziò anche ad offrire borse uomo e donna e piccole collezioni di pelletteria. Un anno dopo, con il partner indiano Infinite Luxury Brands, Roberto Cavalli lanciò il primo negozio in India e un nuovissimo Cavalli Cafe a Nuova Delhi.

Direttori creativi

Nel 2013 Yvan Mispelaere, ex chief designer di DIANE VON FURSTENBERG, fu nominato primo design director di Roberto Cavalli. Svelò la sua prima collezione per l’autunno/inverno ’14. Un anno dopo, Roberto Cavalli, prima della sfilata autunno/inverno di Just Cavalli Women, esclamò di non volersi coinvolgere con le celebrità per promuovere il suo marchio e incoraggiò il mondo della moda a girare le spalle alle celebrities.

Roberto Cavalli Yvan Mispelaere, collezione autunno 2014
Yvan Mispelaere, collezione autunno 2014

A marzo 2015 Peter Dundas è stato indicato come nuovo direttore creativo di Roberto Cavalli. Questo designer norvegese era stato direttore creativo per Emilio Pucci e, infatti, aveva lavorato a stretto contatto con Roberto Cavalli, proprio quando stava rilanciando il brand senza esclusione di colpi (2002-2005).

Roberto Cavalli Peter Dundas, collezione autunno 2016
Peter Dundas, collezione autunno 2016

A gennaio 2016 Peter Dundas ha presentato la sua prima collezione, con uno stile che tanto doveva a quello originale della casa di moda di Firenze. Concentrò la sua attenzione su sensualità, femminilità e freddezza. Questo ritorno sottolineò la capacità dello stilista di mescolare giorno e notte, eleganza, bellezza e ferocia. Gli accessori erano stivali e orecchini con ciondoli.

Clessidra SGR rileva Roberto Cavalli

Un mese dopo, la società di private equity Clessidra SGR acquisì il 90% della casa di moda italiana. Nel febbraio 2016, Roberto Cavalli diventò il primo fashion brand ad aprire un negozio in Iran. Renato Semerari ha lasciato il gruppo a causa di differenze strategiche, mentre Gian Giacomo Ferraris è stato nominato nuovo Amministratore delegato della società. In ottobre, Peter Dundas lasciò il brand dopo solo un anno.

Nel frattempo, Gian Giacomo Ferraris ha annunciato una riorganizzazione completa della società, comprese chiusure di negozi e tagli severi all’organico globale; quasi il 30% delle posizioni furono eliminate, gli uffici di Milano chiusi e tutte le funzioni trasferite a Firenze. I dipendenti di Roberto Cavalli sono intervenuti immediatamente dopo il drammatico piano di ristrutturazione e hanno manifestato con uno sciopero di otto ore.

Situazione attuale

Roberto Cavalli Collezione primavera/estate 2017
Collezione primavera/estate 2017

A maggio 2017 Roberto Cavalli ha dato il benvenuto al nuovo direttore creativo, lo stilista britannico Paul Surridge. Surridge si è laureato alla Central Saint Martins e ha lavorato con Calvin Klein, Burberry e Jil Sander. Paul Surridge ha presentato la sua prima collezione donna primavera/estate 2018 durante la settimana della moda di Milano. Tra la casa di moda e il designer d’oltre manica non sarà un sodalizio destinato a durare nel tempo. Nel 2019, dopo varie indiscrezioni, Paul lascia Roberto Cavalli per incompatibilità progettuali. Su Instagram, l’ex direttore creativo, dichiara: “Sono arrivato alla conclusione che la missione originale a cui avevo aderito è cambiata. Ora perciò preferisco concentrarmi su quei progetti che avevo accantonato per dedicarmi a Roberto Cavalli.”

Nell’ottobre del 2020, dopo l’incertezza economica scatenata dalla pandemia da Covid-19, la griffe annuncia la nomina di Fausto Puglisi alla consulenza creativa, Ennio Fontana, Direttore Generale dell’azienda. Puglisi, ritenuto un fenomeno della moda italiana, proporrà la sua visione a partire da gennaio 2021.

DOLCE & GABBANA

origini

Domenico Dolce e Stefano Gabbana

Non esiste Dolce senza Gabbana e viceversa. Un destino scritto fin dalle prima pagine in gioventù, quando Stefano Gabbana e Domenico Dolce si incontrano, si innamorano e creano insieme uno dei più grandi imperi del Made in Italy.

Non senza difficoltà, a partire dalle porte chiuse in faccia degli inizi, fino ad arrivare alla condanna per evasione fiscale, dalla quale sono poi stati assolti in Cassazione, e ai processi morali per aver espresso le proprie opinioni in merito a adozioni e matrimoni gay.

Non sarà un caso se una delle più grandi clienti ed ammiratrici del brand è Madonna e se Monica Bellucci viene considerata l’incarnazione della donna Dolce & Gabbana.

STEFANO GABBANA, LO STILISTA DELLE PROVOCAZIONI

Stefano Gabbana

Stefano Gabbana nasce il 14 novembre 1962 a Milano, secondogenito di una famiglia di origini venete.

La mamma Piera fa la portinai e per integrare i guadagni stira e si adatta a piccoli lavori domestici presso famiglie benestanti. Il papà Lino lavora come operaio alla Rusconi di Sesto San Giovanni, anche lui svolge piccoli lavori extra per arrotondare.

Stefano è sempre stato molto fiero delle fatiche compiute dai genitori e fin da piccolo aiuta la madre nelle pulizie.

Dopo il diploma in grafica a Monza, il giovane talento parte alla ricerca di un impiego. Arriva il giorno in cui fa la telefonata che gli cambierà per sempre la vita, dall’altra parte della cornetta c’è Domenico Dolce.

L’INCONTRO CON DOMENICO DOLCE

Domenico Mario Assunto Dolce nasce a Polizzi Generosa, in provincia di Palermo, il 13 agosto 1958.

La sua passione per la moda inizia nell’azienda di abbigliamento del padre, e si struttura  studiando fashion design.

Il primo fatidico incontro tra i due avviene per telefono nel 1979. Domenico sta lavorando nello studio meneghino dello stilista bolognese Giorgio Correggiari.

Da qualche parte, all’interno dell’atelier squilla un apparecchio, è Stefano a chiamare in cerca di lavoro: “Buongiorno, posso parlare con Giorgio Correggiari?”. Dall’altra parte del filo una voce risponde: “Non c’è, le passo il suo assistente”, così i due giovani si parlano per la prima volta, e da subito nasce una simpatia, Stefano ha l’occasione di entrare in quel mondo che lo aveva sempre affascinato, così chiede un incontro a Domenico.

Gabbana viene assunto, la sua scrivania è di fronte a quella di Domenico che si barrica dietro montagne di libri per paura di essere copiato.

GLI ESORDI DI DOLCE & GABBANA

Stefano Gabbana e Domenico Dolce cominciano a collaborare ad una linea chiamata Do.nna Do.nna, fondata da Dolce qualche tempi prima per dare sfogo alla propria creatività, il nome gli viene suggerito da Correggiari.

La prima presentazione avviene al Burghy in via Vittorio Emanuele a Milano, gli inviti sono composti da una scatoletta di cartone con all’interno un hamburger di pane vero farcito con una carta bullonata e tessuti attaccati con la colla.

Peccato per il fattore tempo, non calcolato, che fa sì che le missive vengano consegnate ormai ammuffite. I soldi per pagare le modelle non ci sono, perciò gli abiti vengon fatti indossare a manichini seduti ai tavoli, così da confonderli con i clienti.

La seconda sfilata si svolge da un parrucchiere, a mezzanotte, gli abiti assumo colori cianotici, sono folli, in piena ispirazione warholiana.

ANNI DIFFICILI

In quegli anni i due avevano un minuscolo ufficio in Porta Vittoria, vicino al tribunale, fuori una targhetta di plexiglas con i loro cognomi.

Nessuno vuole produrre le loro linee, sono senza soldi e pieni di debiti, per due mesi e mezzo la coppia bussa a tutte le porte, ma gli vengono chiuse in faccia.

I due vivono stretti stretti in un monolocale in piazza Cinque Giornate, davanti alla Coin, dove il menù di casa non propone altro se non pasta, riso e latte.

LA SVOLTA DEL BRAND

A Firenze, avviene l’incontro con Modenese durante il Pitti. Milano Collezioni sceglie i due caparbi stilisti come nuove proposte.

Su consiglio di un commercialista, i due cominciano a fatturare congiuntamente per semplificare burocrazia e costi, nasce così Dolce & Gabbana.

LA PRIMA SFILATA DOLCE & GABBANA

La prima sfilata con la nuova etichetta sale in passerella nell’ottobre del 1985, il problema di come pagare le modelle sussiste, ma ai due non mancano idee rivoluzionarie, iniziano a reclutare amiche a cui chiedono di indossare i loro capi e i loro oggetti personali per sopperire alla mancanza di denaro da investire in accessori.

La collezione si chiama Real Women, in onore dell’aiuto ricevuto. La tenda per il palcoscenico è il lenzuolo del letto che Dolce porta da casa. Anche questa volta le vendite non vanno nella maniera sperare, sono costretti ad annullare l’ordine di tessuto destinato alla realizzazione della successiva collezione.

Quel Natale, scesi a Polizzi Generosa per trascorrere le vacanze insieme alla famiglia di Domenico, i due ricevono il regalo più significativo che potessero desiderare: un aiuto economico per proseguire nel loro grande sogno.

IL PRIMO NEGOZIO

Nel 1986 danno vita ad un’altra collezione e aprono il primo negozio, mentre l’anno successivo inseriscono una linea di maglie.

Nel 1989 la coppia di stilisti disegna una linea di costumi da mare e biancheria intima e sottoscrive un accordo con il gruppo Kashiyama in virtù del qual apre il primo negozio in Giappone. Nel ’90 esce la prima collezione uomo del marchio.

GLI ANNI NOVANTA FIRMATI DOLCE & GABBANA

Christy Turlington per Dolce & Gabbana spring/summer 1990, by Ellen von Unwerth per Vogue Italia, Marzo 1990

Nel frattempo la popolarità del duo cresce. La collezione donna SS 1990 si fa notare per i vestiti ricoperti di cristalli, mentre quella AW 1991 mostra medaglia in filigrana, ciondoli e corsetti decorati.

Proprio nel ’91 la collezione uomo vince il Woolmark Award come collezione più innovativa dell’anno.

Nasce il primo profumo per donna, Dolce & Gabbana Parfum. Inizia anche la collaborazione con la cantante Madonna, che si presenta al Festival di Cannes con un corsetto di gemme del brand. La cantante per il suo tour Girlie Show ordine più di 1500 costumi.

Sfilata 1992

Nel 1994 la casa di moda dà il nome “La Turlington” ad una giacchetta a doppio petto ispirata ala modella Christy Turlington. Nasce la linea D&G, la seconda linea destinata ai più giovani, ma non solo perché è tempo anche della Dolce & Gabbana Home Collection, che però verrà accantonata prima dell’inizio del nuovo millennio.

Dopo aver recitato nel 1995 nel film di Giuseppe Tornatore “L’uomo delle stelle”, Domenico e Stefano disegnano i costumi per il film “Romeo+Juliet”, il film di Baz Luhrmann, che rielabora in chiave postmoderna la famosissima tragedia di Shakespeare “Romeo e Giulietta”.

Nel ’96 e nel ’97 FHM nomina il duo designer dell’anno, e nel 1998 lancia anche una linea di eyewear, seguita un paio di anni più tardi da una linea di orologi e da una collezione di intimo maschile e femminile, distinta da quella di lingerie tradizionale del marchio.

Madonna nella campagna pubblicitaria AW 2010

IL NUOVO MILLENNIO

AW 2000

Nel 2001 Dolce & Gabbana propongono la linea per bambini D&G Junior e disegnano per Madonna i vestiti del Drowned World Tour. Nel 2003 la rivista GQ inserisce Dolce e Gabbana tra gli uomini dell’anno. Nel 2004 vengono nominati migliori designer internazionali dai lettori di Elle in occasione degli Elle Style Award. A partire dallo stesso anno inizia una collaborazione con il Milan, per disegnare le tenute da gioco indossate dai calciatori rossoneri, ma anche le divise ufficiali usate dai membri della quadra e dello staff tecnico e dirigenziale.

Sempre nel 2004 la relazione sentimentale fra i due stilisti termina, ma il proficuo e consolidato rapporto imprenditoriale prosegue.

Nel 2006 la coppia stringe un rapporto di partnership con il colosso della telefonia Motorola, per il telefono cellulare Motorola V3i Dolce & Gabbana, lanciato sul mercato con una linea di accessori leopardati, denominata Animalier, seguita nel 2007 da una collezione di valigie da viaggio per uomo in coccodrillo.

Sempre in quell’anno una campagna pubblicitaria del marchio diffusa in Francia e in Spagna, raffigurante una donna immobilizzata a terra da un uomo mentre altri assistono alla scena, scatena di polemiche e viene ritirata.

DAL 2009 AL 2012

Dopo aver dato vita al profumo per uomo The One for Men e al profumo per donna L’Eau The One, nel 2009 sperimentano una linea di cosmetici colorati, di cui è testimonial Scarlett Johansson.

Nello stesso periodo, firmano un contratto con Sony Ericsson per la realizzazione di una special edition della linea di telefoni Jalou con dettagli in oro 24 carati, l’etichetta Dolce & Gabbana sul dispositivo, mentre Giorgio Armani li accusa di aver copiato dei pantaloni matelassè. I due rispondono che hanno molto da imparare, ma non da lui.

Joe Snow per la campagna The One

Nel 2010 la coppia sottoscrive un accordo di tre anni con la squadra di calcio inglese del Chelsea, di proprietà del magnate russo Roman Abramovich, per disegnarne le tenute fuori campo e le divise di gioco, inclusi i vestiti per le donne dello staff.

Festeggiano i vent’anni del marchio a Milano, con una mostra pubblica allestita nel centro del capoluogo meneghino, prima di debuttare, l’anno seguente, con una linea di gioielli, che comprende ottanta pezzi tra collage, braccialetti e rosari ingioiellati.

AW 2012
SS12

Nel 2012 D&G viene fuga con la linea principale, per consolidare il marchio, visto che la seconda linea non faceva più i numeri di prima.

SS 2013
SS 2014

LA VICENDA FISCALE

Il 2009 è un anno ricco di guai, perché l’azienda viene accusata di evasione fiscale ai danni dello Stato Italiano per un imponibile di quasi 250 milioni di euro.

La vicenda fiscale continua e nel 2013 Domenico Dolce e Stefano Gabbana vengono condannati al pagamento di 343 milioni di euro per evasione fiscale e un anno e otto mesi di carcere. Nell’autunno del 2014 la Cassazione proscioglie la coppia di stilisti per non aver commesso il fatto.

I VOLTI DI DOLCE & GABBANA

Monica Bellucci e Bianca Balti per Dolce & Gabbana by Gianpaolo Sgura

Oltre a Madonna, fra i più celebri clienti e testimonial dell’azienda e del brand si annoverano negli anni Demi Moore, Nicole Kidman, Isabella Rossellini, Eva Riccobono, Susan Sarandon, Tina Turner, Gwyneth Paltrow, Liv Tyler, Jon Bon Jovi, Simon Le Bon, Monica Bellucci (che fu protagonista dello spot tv del primo profumo D&G, diretto da Giuseppe Tornatore), Kylie Minogue, Bianca Balti, Demi Moore, Angelina Jolie, Annie Lennox, Jennifer Lopez, Fabio Cannavaro, Gianluca Zambrotta, Andrea Pirlo, Gennaro Gattuso, Matthew McConaughey (protagonista dello spot tv per il profumo The One).

Scarlett Johansson e Matthew McConaughey, spot The One

LA SICILIA

Stefano Gabbana e Domenico Dolce con Bianca Balti

Si tratta di una regione piena di contrasti, sia sociali che geografici: le acque azzurre cristalline che contrastano con il verde lussureggiante delle coste, sia sabbiose che rocciose e quasi aree desertiche, sono fonte inesauribile di scoperte e ispirazione.

Proprio per questo la Sicilia, terra natia di Domenico Dolce, è stata un’ispirazione e un riferimento per Dolce & Gabbana sin da quando i due stilisti hanno fatto il loro ingresso nel mondo della moda.

I RIFERIMENTI NELLE COLLEZIONI

Se si guarda indietro alle prime collezioni, quelle che hanno lanciato Dolce & Gabbana sulla scena, i riferimenti alla Sicilia sono chiari e disinvolti. La collezione AW 1987-88 si chiamava semplicemente “La Sicilia”, e gli abiti neri dalle linee pulite ispirati a quelli delle donne meridionali resero desiderabile il “look da vedova”, che venne poi catturato dalle lenti esperte di Ferdinando Scianna nell’immortale campagna pubblicitaria con Marpessa.

Marpessa per Dolce & Gabbana 1987

Con l’evoluzione di Dolce&Gabbana e con l’ispirazione continua che la Sicilia fornisce, i due Stilisti hanno iniziato a guardare agli elementi folcloristici dell’isola, come il carretto siciliano trainato dai cavalli, le ceramiche e addirittura il teatro dei Pupi.

Questi elementi decisamente unici della tradizione folkloristica hanno creato una direzione concettuale ironica e ampiamente apprezzata. La maestria artigiana che caratterizza questi elementi folcloristici della tradizione siciliana e gli artigiani che le tengono vive, sono importanti sia per il design che per il valore dell’ispirazione.

Per questo motivo i pompom fatti artigianalmente secondo tradizione, i cesti di vimini intrecciato come le tradizionali borse del caffè, le applicazioni a specchio, le passamanerie e molto altro, continuano a essere presenti nelle collezioni Dolce & Gabbana sia sugli accessori che sugli abiti.

LA PRIMA COLLEZIONE INTERAMENTE “SICILIANA”

Per la SS 2013, i due Stilisti hanno creato una collezione interamente ispirata alla Sicilia, un’immortale dichiarazione d’amore nei confronti dell’isola e del suo patrimonio culturale, in cui sono presenti stampe carretto, elementi decorativi del carretto e anche stampe raffiguranti altre tradizioni folcloristiche come i vasi Mori, il teatro dei Pupi e la maiolica.

AW 2013 campagna Dolce & Gabbana

Proprio come se si trattasse dell’eredità della propria famiglia, le tradizioni folcloristiche della Sicilia percorrono le collezioni, talvolta richiamate apertamente, altre volte nascoste come riferimenti segreti che verranno colti solo da chi li conosce già.

Nel corso degli anni, queste ispirazioni sono state trasposte nella moda, negli accessori per la casa e in molto altro. Questo prova che, quando alla base ci sono amore e rispetto, non c’è nulla che l’immaginazione di Dolce & Gabbana non possa creare.

Bianca Balti per Dolce & Gabbana

LO STILE DI DOLCE & GABBANA

Christy Turlington Dolce & Gabbana FW 1992

Non è facile circoscrivere in una definizione l’universo Dolce & Gabbana. Un mondo fatto di sensazioni, tradizioni, cultura, mediterraneità.

Domenico Dolce & Stefano Gabbana hanno fatto dei loro cognomi un marchio conosciuto in tutto il mondo, facilmente riconoscibile per il suo glamour e la sua grande versatilità.

Due stilisti che hanno saputo fare della loro italianità un vessillo. Hanno saputo interpretare e imporre al mondo il loro stile sensuale e unico. Si rivolgono ai giovani e  dai giovani traggono ispirazione.  Sono adorati dalle star di Hollywood, che ne hanno fatto i loro beniamini. Vestono tutte le rock star del momento, che li hanno eletti leader indiscussi.

Linda Evangelista AW 1991

LA DONNA DOLCE & GABBANA

La donna Dolce & Gabbana è una donna forte, che si piace e sa di piacere. Una donna cosmopolita, che ha girato il mondo ma non dimentica le sue radici.

Indossa guêpière estremamente sexy o reggiseni in vista sotto capi trasparenti, contrapponendoli a maschilissimi gessati con tanto di cravatta e camicia bianca o alla canottiera da uomo, ma portando sempre tacchi altissimi che le danno comunque un’andatura estremamente femminile e sexy.

Ama la maschilissima coppola portata dalla Sicilia e il rosario della prima comunione, che porta come collana. Può essere indifferentemente manager, moglie, mamma, amante, ma sempre e comunque donna sino in fondo. Cristiane e timorate di Dio di giorno, focose e sensuali di notte.

Dolce & Gabbana FW 2013
Dolce & Gabbana FW 2012

La loro donna è misteriosa e seducente. Vestagliette, corsetti, pizzo e sottovesti, la biancheria intima che si impone sopra il vestito. Una femminilità mediterranea dirompente che richiama Sofia Loren, in Ieri, Oggi e Domani, del 1963.

UN NUOVO MODELLO DI DONNA

Il successo è immediato per la diversità rispetto allo stile in voga di quegli anni.

Nella seconda metà degli anni Ottanta, il loro bustier, tra pizzi neri, raso e chiffon, si riserva un posto d’eccezione. In quest’ottica, gli scatti di Ferdinando Scianna con Marpessa Hennink del 1987 rappresentano l’anima più intima del concept stilistico di Dolce & Gabbana: la top model, con candide bluse o lunghe gonne total black, si lascia fotografare da uno scugnizzo siciliano nelle assolate vie isolane.

Il loro tailleur, rivisitato, diviene incisivo strumento di seduzione. Vedremo Isabella Rossellini vestita con un gessato Dolce & Gabbana, camicia bianca e cravatta. Elemento distintivo: la giacca doppiopetto.

Dolce & Gabbana FW 2014

La donna di Domenico Dolce e Stefano Gabbana è un universo di emozioni. In lei, mille faccettature, sospese tra modernità e tradizione si fondono alla sensualità femminile in un gioco accentuato, per contrasto, dall’uso di capi maschili. Il bianco e il nero insieme, eros e Crocefisso. Vestiti gessati che richiamano i gangster-movie anni 30.

Si rafforzano in questo periodo gli elementi chiave dello stile come il leopardato, dapprima sulle fodere e dal ’94 segno distintivo della griffe, e la corsetteria. I loro capi sono immortalati da Helmut Newton, Steven Meisel e Peter Lindbergh.

RIVISITAZIONI STORICHE

C’è un occhio di riguardo ai capi storici: guêpière sulla camicia bianca, con lacci e ganci a vista, tailleur gessato maschile e abito-bustier nero, e poi futuristici trench in pv/ trasparente, fascianti tubini argentati, tuxedo rivisitati. Frange, coppole e gilet, tubini patchwork di pelle su stivali in rettile, linguette e pellicce dall’interno maculato. Collezione dopo collezione i loro capi presentano sempre più di dettagli, materiali, lavorazioni preziose.

Judit Masco, Dolce & Gabbana 1992
Karen Mulder, Dolce & Gabbana 1991

Riferimenti continui all’italianità, donne che sembrano uscite dall’immaginario di Luchino Visconti ne “La terra trema o da Storia di una capinera di Zeffirelli.

Pizzo bianco come provenisse da un bulle di corredo, declinato in sangallo, valenciennes o crochet. Ricordiamo l’italian mambo ironico  delle fantasie di ortaggi, lavorazioni crochet per i tailleur, tubini e vaporose gonne o dritti midi.

Kate Moss e Valeria Mazza, 1998, Dolce & Gabbana

Ecco perché Domenico Dolce & Stefano Gabbana fanno notizia sempre: i loro abiti parlano per loro, il loro stile inconfondibile manda messaggi ben precisi in un linguaggio sempre uguale, ma paradossalmente sempre diverso, in continua evoluzione e in tutte le lingue del mondo.

L’UOMO DOLCE & GABBANA

Lo stesso vale per l’uomo. Rilassato, si veste per se stesso, un po’ edonista, molto attento ai particolari. Ama tutto quello che non lo schematizza, è libero, di successo.

Può andare in ufficio con un impeccabile gessato o indifferentemente con dei jeans stracciati e un blazer. È uno che detta le regole, non le subisce: di grande carisma, impone le sue tradizioni mettendo la coppola, il gilet e l’intramontabile canottiera bianca.

Ispirati in origine dall’eclettico negozio di articoli usati Bohemia, le stampe animalier molto colorare di Dolce & Gabbana sono state descritte come “alto hippy”.

LE CAMPAGNE PUBBLICITARIE

Monica Bellucci per Dolce & Gabbana

Tra i fotografi e i registi che hanno lavorato con Dolce & Gabbana per le campagne pubblicitarie si può annoverare Giampaolo Barbieri, Michel Comte, Fabrizio Ferri, Steven Klein,Steven Meisel, Mert + Marcus, Jean Baptiste Mondino,  Ferdinando Scianna, Giampaolo Sgura, Mario Sorrenti, Solve Sundsbo, Mario Testino,  Giuseppe Tornatore, e Mariano Vivanco. 

Dolce & Gabbana hanno vinto due Leadawards, il premio sulla pubblicità più importante in Germania, per le loro campagne.

FW 2012 adv by Gianpaolo Sgura

GLI SPOT ICONICI

Lo spot più iconico certamente è quello creato per il primo profumo da donna di Dolce & Gabbana, è stato in onda in Italia per diversi anni, da una creazione del regista Giuseppe Tornatore, arrangiato da Ennio Morricone e con protagonista l’attrice Monica Bellucci.

Lo spot surrealista di 30 secondi inizia con un uomo che sbatte un polpo contro i bordi di pietra di una pozza di marea. Si alza in piedi e guarda intorno a sé, dove ci sono diverse donne occupate nelle loro vite quotidiane. Una donna (la Bellucci) viene mostrata che indossa un vestito da bagno stile anni 50 dietro un lenzuolo bianco tenuto da due altre donne.

Dopo essersi cambiata, lancia il suo reggiseno sopra un cactus spinoso a forma di pera e cammina verso l’oceano. In seguito appare sdraiata sopra un letto ben fatto e l’uomo che la vede è in piedi fuori della sua finestra, che tiene il suo reggiseno sopra il proprio naso.

La pellicola termina con l’immagine delle bottiglie di profumo di Dolce & Gabbana contro uno sfondo nero.

Monica Bellucci, 1995 spot Dolce & Gabbana Perfume by Giuseppe Tornatore

Nel 2003 un altro spot surrealista sul funerale siciliano pubblicizza il profumo di the Dolce & Gabbana Sicily. Giuseppe Tornatore dirige anche questo adv avendo chiari lo stile Dolce & Gabbana, le ispirazioni e i punti di partenza su cui lavorano i due stilisti.

Monica Bellucci nello spot Dolce & Gabbana Sicily by Giuseppe Tornatore, 2003
Dolce & Gabbana Pour Femme & Pour Homme Laetitia Casta e Noah Mills by Mario Testino

GLI SPAZI

Dolce & Gabbana hanno aperto La sede di via San Damiano atelier nel settembre del 1995.

Nel 2002 hanno inaugurato l’edificio a sette piani con funzione di boutique e spazio aziendale Lo showroom di via Goldoni, spostandovi il loro precedente showroom principale situato in Piazza Umanitaria. Nel luglio 2006 Dolce & Gabbana aprirono uno spazio dimostrativo di 450 m² denominato Lo showroom di via Broggi a Milano.

Martini Bar Milano

La casa di moda acquistò anche il teatro Il Metropol a Milano, un cinema storico costruito negli anni 40. Fu ristrutturato e riaperto nel settembre 2005.

Nel 2006 Dolce & Gabbana aprirono IL GOLD, un edificio con café, bar, bistrot e aree ristorante.

MARTINI BAR

Nel 2003 apre un bar co-sponsorizzato che i due fondarono nel loro showroom milanese per uomo chiamato Martini Bar.

Un altro Martini Bar sorge nel 2006 a Shanghai. Nel 2009 Dolce & Gabbana avevano 93 boutique e 11 outlet aziendali ed effettuavano vendite in 80 paesi. Complessivamente possedevano 251 negozi mono-marchio.

LE MOSTRE

In aggiunta a sfilate sulla passerella e campagne pubblicitarie per le loro collezioni, Dolce & Gabbana utilizzano i loro spazi per ospitare mostre artistiche e fotografiche.

Dolce & Gabbana utilizzano i loro spazi anche per presentare libri e mostre fotografiche dei loro vestiti, come il lancio del loro libro David Gandy nel 2011.

Utilizzano anche altri spazi, come il Palazzo della Ragione in Milan, dove nel maggio 2009 organizzarono una mostra fotografica con oltre 100 immagini scelte dalla storia di Vogue USA nei suoi oltre 90 anni di storia. La mostra fu chiamata Extreme Beauty in Vogue.

Boutique Dolce & Gabbana, via Montenapoleone, Milano

Gli ultimi anni

Spesso, il nome di Dolce & Gabbana è stato associato ad accuse più o meno serie, e questo a causa di Stefano Gabbana, troppo attivo sui social e, in alcuni casi, senza peli sulla lingua.

Nel 2018, la griffe è sotto l’occhio del ciclone a causa di uno spot, andato in onda sulle reti cinesi, ritenuto sessista. La clip vede protagonista una modella dagli occhi a mandorla, che mangia un cannolo siciliano. “È troppo lungo, per te?”, cita lo spot pubblicitario. Questo trattamento non va giù ai cinesi tanto che lo bandiscono in men che non i dica. Se troppo lungo sarebbe stato il cannolo offerto alla modella, il legame tra la griffe italiana e il mercato cinese ha avuto le ore contate. Ynap, il colosso dell’e-commerce cinese ha difatti sospeso il marchio da tutte le piattaforme gestite. A questo hanno fatto seguito anche TMall di Alibaba, Secco, Xiaohongshu e JD.com.

La maison, comunque, porta avanti il suo progetto di moda itinerante e mentre dovrà rinunciare al mega evento di Shangai, a Como sfila una collezione d’Alta Moda che omaggia Alessandro Manzoni e la letteratura italiana (prima dell’Italia, Stefano e Domenico portano le loro collezioni girovaghe a New York e in Messico).

Da sempre legati alla cultura teatrale, nel 2020 firmano i costumi di scena per la prima Traviata di Zubin Mehta in scena al teatro alla Scala di Milano. Abiti voluminosi, incredibilmente faziosi e scenografici, capaci di interpretare il lusso estetico degli anni in cui è ambientata la celeberrima opera lirica di Giuseppe Verdi.

Sempre nel 2020 e dopo anni di assenza in calendario in seguito al noto scontro con l’ex presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, Boselli, il duo di stilisti rientrano ufficialmente negli appuntamenti della Milano Fashion Week.

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BORBONESE

Luxury brand italiano, icona del “Made in Italy”. Borbonese valorizza sempre le sue origini e le sue tradizioni artigianali.

Indice

  1. Le origini
  2. L’ingresso di Umberto Borbonese
  3. Elementi distintivi
  4. Le borse iconiche
  5. Rilevamenti societari
  6. Una nuova era 
  7. Un secolo di Borbonese
  8. Il rinnovo del brand
  9. Situazione attuale

LE ORIGINI

Borbonese nasce nel 1900 come piccolo laboratorio che fornisce gioielli e accessori – dai nastri alle gale, dai guanti ai cappelli, agli scialli –  per le sartorie più prestigiose di Torino. La città piemontese all’epoca era considerata una piccola capitale della moda italiana, molto sensibile alla couture.

Lucia Ginestrone

Nel 1910 la modista Lucia Lorenzoni Ginestrone rileva l’officina, dando vita alla Borbonese che conosciamo oggi.

Borbonese 1910, schizzo per una borsa
Giacomo Balla, disegno per borsa, 1910

L’INGRESSO DI UMBERTO BORBONESE

Nel ’50 subentrano nella gestione dell’azienda il figlio di Lucia, Umberto Borbonese Ginestrone e l’amico Edoardo Calagno: entrambi, grazie all’intervento del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, in seguito acquisiranno il cognome del marchio. Da questo momento, il brand sviluppa con successo un’estetica sofisticata grazie alla squisita fattura artigianale, alle forme innovative e ai materiali particolari con cui sono realizzati i gioielli.

LE GRANDI CASE DI MODA

La ditta torinese raggiunge un immediato successo negli anni ’60, dedicandosi alla creazione di bijoux originali che instaurano un dialogo armonioso con gli abiti. Una volta guadagnata la fiducia di varie case di moda, molte di queste scelgono Borbonese per creare numerosi nuovi accessori. La richiesta di collaborazione arriva perfino dalle più prestigiose maison dell’alta moda italiana e francese quali: Fendi, Galitzine, Valentino e subito dopo l’approdo a Parigi, Ungaro e Saint-Laurent che hanno apprezzato l’estro, la sperimentazione, la bellezza della sua bigiotteria.

ELEMENTI DISTINTIVI

Borbonese L'occhio di pernice
L’inconfondibile texture “Occhio di Pernice”

UNA LINEA RIVOLUZIONARIA

Durante gli anni ’70, Borbonese inizia la collaborazione con Redwall, pelletteria di Bologna della famiglia Rossi. Il sodalizio porta a una linea rivoluzionaria di borse in pelle di alta qualità e all’ingresso ufficiale del marchio nel vero Made in Italy.

In quegli anni infatti la maison trova il suo elemento distintivo in un materiale dall’aspetto inedito, trattato con l’innovativa texture “O.P.” acronimo di Occhio di pernice: questa particolare lavorazione sulla morbida pelle d’agnello permette di dare risalto alla trama del tessuto, ottenendo un effetto micro-maculato, nei color beige o miele, che sarà da questo momento in poi il tratto distintivo delle creazioni Borbonese.

Molto imitate, mai uguagliate, le borse Borbonese, leggere, pratiche, eleganti in tutte le occasioni, sono ormai un classico anche nella linea realizzata in tessuto plastificato, detto “graffiti“, sempre a occhi di pernice, in diversi colori oltre al classico beige, come marrone testa di moro, azzurro, blu e nero.

LE BORSE ICONICHE

Sempre a questo periodo risale la creazione e la presentazione, da parte di Borbonese, della borsa Luna nata per celebrare lo sbarco del primo uomo sul satellite terrestre, che è poi diventata icona del brand.

Borbonese Borsa Luna
La celebre Borsa Luna

Le borse realizzate propongono strutture innovative: più leggere, comode e meno rigide rispetto ai modelli di quel periodo. In seguito il marchio lancerà le iconiche borse Sexy, Tango e Mambo. Il brand torinese è stato il primo ad apporre il proprio logo sulle chiusure lampo: un’azione di marketing che li ha resi iconici.

Negli anni ’80, il brand dà vita ad un vero e proprio lifestyle: in breve tempo Borbonese diventa uno dei marchi italiani più importanti di prêt-à-porter, inaugurando la prima linea durante la Settimana della Moda di Milano.

LA SEXY BAG e i rilevamenti

Nel ’92 la Sexy Bag compie 20 anni. In occasione della grande festa di Tokyo ne viene presentata una tiratura in 100 esemplari, con accessori in oro 18 carati.  Nello stesso anno Redwall, che opera nello stesso settore, assorbe il marchio per tre miliardi di lire. Questa acquisizione amplia l’attività di Borbonese anche alla biancheria per la casa, all’arredo, agli occhiali da sole e ai profumi. Nel ’99 viene presentata a Milano la prima collezione prodotta da Redwall.

Nello stesso anno la famiglia franco-americana Arpels, attuale detentrice del 20% di Van Cleef & Arpels, rileva il 50% del gruppo Redwall di cui fa parte Borbonese. Inoltre l’assemblea degli azionisti decide di variare la denominazione sociale in Rossi 1924 S.p.A. 

RILEVAMENTI SOCIETARI

Nel 2002 Alessandro Dell’Acqua, grande promessa della moda italiana, diventa il nuovo direttore creativo del marchio piemontese. Agli accessori viene affiancata una linea di abbigliamento donna ad opera dello stilista.

Viene inoltre aperta la prima boutique monomarca in via della Spiga a Milano.

LA NUOVA AMMINISTRAZIONE

Borbonese Primavera/estate 2010, Milano Fashion Week
Borbonese, Primavera/Estate 2010, Milano Fashion Week

A novembre, Arpels assorbe anche il restante 50% della compagnia – acquisendo le quote della famiglia Rossi e di Alberto Vacchi – con l’obiettivo di aprire al gruppo le porte del mercato estero. Claude Julien Arpels diventa Amministratore Delegato e Vacchi rimane nel consiglio di amministrazione. Per il 2004 gli Arpels pensano ad uno sbarco sul mercato del Nord America e in Estremo Oriente, ma gli affari non vanno bene e la famiglia decide di vendere la società.

UNA NUOVA ERA

Nel 2005 il marchio viene acquisito, quindi, per il 51% da un gruppo di investitori che fanno capo alla banca Rothschild e per il 49% dalla famiglia di Francesca Mambrini, architetto e designer con una propria linea di calzature. In seguito Cocchini diventa nuovo Amministratore Delegato: al suo arrivo la situazione economica è disastrosa e per risanare le finanze decide di avviare una poderosa ristrutturazione economica, cambiando anche il nome del Gruppo. Da Redwall a Borbonese. Il fatturato dell’azienda nel 2006 raggiunge i 35 milioni di euro, l’anno seguente tocca quota 45 milioni di euro.

Borbonese nel 2007 apre un nuovo contratto di licenza con l’azienda Givuesse – proprietaria del marchio di pellicceria Solleciti – che si aggiunge al portafoglio di licenze del gruppo. A partire dalla collezione autunno-inverno 2007/2008, l’azienda Givuesse dunque produce e distribuisce la linea di prodotti di pellicceria Borbonese con un contratto di licenza worldwide.

BORBONESE E L’ARTE

Il brand nel 2007 diventa lo sponsor ufficiale dell’esposizione sul pittore colombiano Botero, tenutasi al Palazzo Reale di Milano. Ma l’arte continua ad essere luogo privilegiato da Borbonese che, nel 2009, in previsione della mostra Futurismi Futuristi che si è svolta a Torino, dà in concessione all’esposizione il modello di borsa progettato dal brand nel 1986, sullo schizzo originale di Giacomo Balla.

Inoltre hanno contribuito alle campagne pubblicitarie di Borbonese grandi fotografi di fama mondiale come Giampaolo Barbieri, Helmut Newton Satoshi Saikusa.

SETTIMANA DELLA MODA 2009

Nel 2009 Borbonese presenta la collezione primavera/estate 2010 in via della Spiga durante la settimana della moda di Milano. Si è trattato di un evento in collaborazione con l’artista contemporaneo Amedeo Martegani che ha trasformato le vetrine della boutique in un teatro con uno sfondo scenografico che raccontava la storia di sette Samurai.

Nello stesso anno, il nuovo Amministratore Delegato è Carlo Morfini e Yossi Cohen nuovo Direttore Creativo.

UN SECOLO DI BORBONESE

Borbonese 100 anni di Borbonese: l'Art Bag
Art Bag

le art bags

In occasione dei 100 anni di Borbonese, il brand ha avviato, nel 2010, un progetto con la Roy Lichtenstein Foundation dando vita alle Art Bags, una collezione in limited edition, che propone dodici borse ispirate alla pop art e in particolare alle opere dell’artista statunitense, in seguito esposte in una mostra dedicata alla Triennale di Milano.

borbonese 1910

In quello stesso periodo, in occasione del centenario del marchio, viene creata la Borbonese 1910, collezione di borse-icona nata sotto la direzione creativa del giovane stilista Gabriele Colangelo e presentata durante la Settimana della Moda milanese di settembre.

A questo giovane stilista, l’anno successivo, viene affidata la direzione artistica del marchio per cui crea e ridisegna i capi must del brand, valorizzandone i punti di forza.

Borbonese Collezione autunno/inverno 2012
Borbonese, Collezione Autunno /Inverno 2012

IL RINNOVO DEL BRAND

Nel 2013 il logo rosso in ceralacca di Borbonese diventa il nuovo simbolo distintivo del brand. La decisione di concentrarsi sul core business del marchio deriva dalla volontà di rendere ogni prodotto unico. Inoltre le borse-icona sono state reinterpretate, utilizzando nuove combinazioni di pelle e tecniche di lavorazione del metallo, in modo da renderle più contemporanee.

Giuseppe di Nuccio – dopo aver lavorato per Jil Sander e Giorgio Armani – diventa il nuovo Amministratore Delegato e Francesca Mambrini il nuovo direttore artistico. Viene data nuova linfa al marchio con la creazione di nuovi modelli di borse come la London Bag e la Lady Butterfly, che avranno un grande successo di pubblico.

Sempre nel 2013, Borbonese è sponsor ufficiale della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli per la mostra al Lingotto torinese dal nome Una passione per Jean Prouvé.

LA NUOVA SEDE

Nel 2014, in via Monte di Pietà 24, nel quadrilatero della moda milanese, viene aperto il nuovo showroom e sede di rappresentanza del marchio, mentre il laboratorio di produzione rimane in provincia di Bologna, con 120 dipendenti.

Ad agosto dello stesso anno, Borbonese annuncia un accordo quinquennale con l’azienda Sanki Shoji Co. per promuovere la crescita del marchio in Giappone. Come tributo a questa nuova partnership, Borbonese presenta alcune collezioni dedicate all’evento con il nome di Global Living, durante la Design Week milanese.

INSPIRATIONS

Nel 2015, la boutique Borbonese aperta a Bologna, in via Clavature, viene nominata tra i migliori negozi d’Italia, dalla rivista Vanity Fair.

Durante la Milano Fashion Week di settembre 2015, Borbonese ha presentato, nella  sede di via Monte di Pietà, il libro Inspirations a cura di Ginevra Elkann, edito da Rizzoli. In Inspiration Borbonese viene descritto come brand ispirato dalla natura, caratteristica che ha sempre accompagnato la storia di questa grande casa di artigianato italiano.

Borbonese Inspirations, Ginevra Elkann
Pagine del libro Inspiration, di Ginevra Elkann

ancora nel segno dell’arte

A novembre il marchio è di nuovo sponsor della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino per la mostra dell’artista Ed Ruscha. La mostra, dal titolo Mix Master, è un pot-pourri di fotografia, pittura e libri di Ruscha. Il tema della mostra è la trasformazione della vita americana negli ultimi 50 anni.

Nel 2016 Borbonese ha sponsorizzato la mostra Riflessioni/Reflections, con Rosemarie Trockel e le collezioni torinesi.

SITUAZIONE ATTUALE

A settembre 2016 è stato aperto il nuovo flagship store in Corso Matteotti 8, a Milano. Il brand ha progettato il nuovo concept per rafforzare l’immagine del marchio in Italia.

Borbonese Global Living, Milano Design Week 2016
Global Living, Milano Design Week 2016

A fine anno, dopo un decennio difficile, il brand chiude con ricavi pari a 31,5 milioni di euro ed una crescita del 12% rispetto all’anno precedente. Le borse costituiscono il 75% degli introiti ed il Giappone è il mercato più florido: nella terra del Sol Levante infatti, la maison possiede 26 boutique. È in progetto anche l’apertura della prima boutique a Parigi.

le novità del brand

Nel 2017 Borbonese ha effettuato importanti investimenti nella collezione Global Living. Inoltre ha presentato una nuova collezione home durante la Design Week. Per rendere giustizia e ricordare la grafica del logo, le linee arrotondate sono la caratteristica portante dei nuovi prodotti disegnati.

In aggiunta a settembre, durante la Fiera della Calzatura, Borbonese ha lanciato una nuova collezione uomo e donna e la collezione primavera/estate 2018. Nel 2019 l’azienda sigla un accordo quinquennale con Roberta di Camerino per la licenza produttiva e distributiva del brand a livello internazionale. Borbonese, a partire dalla stagione primavera/estate 2020 seguirà, secondo gli accordi, la produzione e la distribuzione su scala mondiale del marchio creato da Giuliana Coen, eccezion fatta di Giappone, Cina e Corea del Sud.

IL NUOVO SPIRITO DELLA TRADIZIONE

Borbonese è un luxury brand italiano che soddisfa le esigenze della società contemporanea senza tradire la sua brand identity. Infatti il marchio riesce a bilanciare tradizione e artigianato senza rinunciare all’innovazione.