NEROGIARDINI

NeroGiardini è un brand che fa parte di Bag Spa, una compagnia che produce e vende milioni di scarpe all’anno. Con base a Monte San Pietrangeli (FM), nelle Marche, NeroGiardini è situato nel cuore del distretto di calzature locale Fermo-Macerata, rinomato per la sua tradizione di cuoio fatto a mano.

NEROGIARDINI

NeroGiardini è un brand che fa parte di Bag Spa, una compagnia che produce e vende milioni di scarpe all’anno. Con base a Monte San Pietrangeli (FM), nelle Marche, NeroGiardini è situato nel cuore del distretto di calzature locale Fermo-Macerata, rinomato per la sua tradizione di cuoio fatto a mano.

Indice

  1. Le origini
  2. Sviluppo
  3. Responsabilità sociale
  4. Aspetto finanziario
  5. Situazione attuale 

LE ORIGINI

Nato in una famiglia di contadini nel 1957, Enrico Bracalente lavora duramente nella sua infanzia. Va a scuola di mattina e dopo aiuta i genitori nei campi. Impara il commercio della manifattura di scarpe in una fabbrica di calzature in zona. Presto, dunque, fonda una compagnia di calzature con il fratello Luigi.

mame dizionario NEROGIARDINI logo
Logo NeroGiardini

In un’intervista racconta di aver iniziato nella cantina di una chiesa nel suo paesino. I due fratelli fanno tutto da soli all’inizio, procurandosi i materiali, creando le scarpe (trenta al giorno, in un primo momento) e gestendo le trattative con i grossisti allo stesso tempo. Enrico spiega inoltre che lui e Luigi non avevano risorse finanziarie, quindi, una volta pagati, compravano i materiali e ripetevano il processo di creazione e vendita.

Il punto di svolta per i due arriva quando una compagnia tedesca fa un grosso ordine. In quel periodo, infatti, hanno investito in grandi macchinari e hanno incrementato la produzione. Inoltre, iniziano ad assumere altri lavoratori. Verso la metà degli anni ’80, il loro team è composto da trenta persone. Nel maggio 1998 si verifica un trasferimento di proprietà derivato da uno scontro sulla filosofia del brand, evento che rende Enrico l’unico proprietario. Il nome della compagnia viene dall’eroe di un fumetto, Nero, e dal cognome di un imprenditore nel campo delle calzature proveniente da Vigevano (Giardini).

SVILUPPO

Nato come un piccolo workshop, NeroGiardini si sviluppa nel 1990 e in pochi anni diventa un vero simbolo nel mondo del footwear. Si assicura inoltre un posto nel settore degli accessori di moda. Oggi, le scarpe del brand sono icone fashion che vanno oltre i confini nazionali, proponendosi come portavoce del Made in Italy a livello globale. Infatti, ogni prodotto reca il marchio Made in Italy, essendo stato confezionato attraverso un artigianato specializzato che garantisce l’arricchimento e la protezione del know-how italiano.

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Enrico Bracalente fondatore del brand NeroGiardini

Ogni giorno 15 paia di scarpe NeroGiardini vengono prodotte da Bag Spa, la compagnia che possiede il brand, ai cui vertici c’è Enrico Bracalente, cresciuto nella provincia e allenato a portare le sue splendide scarpe in tutto il mondo. Così è diventato promotore della campagna di protezione del Made in Italy.

La decisione di produrre tutte le scarpe in fabbriche italiane, diversamente da quasi tutti gli altri brand, rende il footwear NeroGiardini un prodotto al 100% italiano, che garantisce posti di lavoro e difende il know-how e lo stile del Made in Italy. A dispetto della produzione tecnologica e industriale di calzature, infatti, il brand cerca sempre di mantenere un’impronta artigianale, oltre al fatto che alcune fasi di produzione vengono eseguite a mano.

RESPONSABILITÀ SOCIALE

NeroGiardini segue la sua tradizione di cercare abili forze lavoro a livello locale e di arricchire le comunità della zona. Il risultato è la fondazione di un programma triennale per “Operatori della Calzatura”. Esso è aperto a studenti dai 16 ai 18 anni che desiderano unirsi alle forze lavoro della compagnia.

Inoltre, il brand ha aperto un asilo per aiutare i propri impiegati, in modo che possano conciliare le loro esigenze famigliari e lavorative.

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Enrico Bracalente all’operatore della calzatura

La chiesa di San Gregorio, distrutta nel 2009 dal terremoto che ha devastato L’Aquila e le aree circostanti, è stata completamente ricostruita grazie agli sforzi di NeroGiardini e di Enrico Bracalente.

ASPETTO FINANZIARIO

Bag Spa, proprietario del brand, ha chiuso il 2017 con un fatturato di 200 milioni di euro, cioè il -4% (circa 8 milioni) rispetto al 2016, ma con esportazioni elevate del 20%.

mame dizionario NEROGIARDINI junior 2018
Collezione junior 2018 di NeroGiardini

“I risultati del 2017 non sono brillanti – ammette Enrico Bracalente – ma il bilancio annuale è più che soddisfacente. Abbiamo perso 15 milioni di euro in Italia, controbilanciati dall’aumento delle esportazioni, ma abbiamo mantenuto i profitti, forse li abbiamo persino migliorati. Abbiamo investito nel mercato europeo e ne vediamo i primi segni positivi.” Per raggiungere questo obiettivo, il mercato europeo è strategico, “abbiamo bisogno di consolidare i risultati in Italia, dove continuerò la produzione.”

SITUAZIONE ATTUALE

mame dizionario NEROGIARDINI campagna estate 2018
Campagna NeroGiardini estate 2018

Enrico Bracalente resta il solo amministratore e guida Bag Spa. Oggi la compagnia ha 2000 impiegati locali e produce 18000 paia di scarpe al giorno. La lealtà verso il brand da parte dei clienti sta crescendo grazie alla politica aziendale di produrre solo in Italia, facendo affidamento sull’artigianato, e puntando a migliorare l’economia locale. Altri grandi competitori, invece, stanno trasferendo le loro unità manufatturiere in altre zone per lavorare con minori costi. Sono fatti come questi che definiscono il ruolo del brand nello sviluppo sociale e che lo rendono unico e apprezzato.

BORBONESE

Luxury brand italiano, icona del “Made in Italy”. Borbonese valorizza sempre le sue origini e le sue tradizioni artigianali.

Indice

  1. Le origini
  2. L’ingresso di Umberto Borbonese
  3. Elementi distintivi
  4. Le borse iconiche
  5. Rilevamenti societari
  6. Una nuova era 
  7. Un secolo di Borbonese
  8. Il rinnovo del brand
  9. Situazione attuale

LE ORIGINI

Borbonese nasce nel 1900 come piccolo laboratorio che fornisce gioielli e accessori – dai nastri alle gale, dai guanti ai cappelli, agli scialli –  per le sartorie più prestigiose di Torino. La città piemontese all’epoca era considerata una piccola capitale della moda italiana, molto sensibile alla couture.

Lucia Ginestrone

Nel 1910 la modista Lucia Lorenzoni Ginestrone rileva l’officina, dando vita alla Borbonese che conosciamo oggi.

Borbonese 1910, schizzo per una borsa
Giacomo Balla, disegno per borsa, 1910

L’INGRESSO DI UMBERTO BORBONESE

Nel ’50 subentrano nella gestione dell’azienda il figlio di Lucia, Umberto Borbonese Ginestrone e l’amico Edoardo Calagno: entrambi, grazie all’intervento del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, in seguito acquisiranno il cognome del marchio. Da questo momento, il brand sviluppa con successo un’estetica sofisticata grazie alla squisita fattura artigianale, alle forme innovative e ai materiali particolari con cui sono realizzati i gioielli.

LE GRANDI CASE DI MODA

La ditta torinese raggiunge un immediato successo negli anni ’60, dedicandosi alla creazione di bijoux originali che instaurano un dialogo armonioso con gli abiti. Una volta guadagnata la fiducia di varie case di moda, molte di queste scelgono Borbonese per creare numerosi nuovi accessori. La richiesta di collaborazione arriva perfino dalle più prestigiose maison dell’alta moda italiana e francese quali: Fendi, Galitzine, Valentino e subito dopo l’approdo a Parigi, Ungaro e Saint-Laurent che hanno apprezzato l’estro, la sperimentazione, la bellezza della sua bigiotteria.

ELEMENTI DISTINTIVI

Borbonese L'occhio di pernice
L’inconfondibile texture “Occhio di Pernice”

UNA LINEA RIVOLUZIONARIA

Durante gli anni ’70, Borbonese inizia la collaborazione con Redwall, pelletteria di Bologna della famiglia Rossi. Il sodalizio porta a una linea rivoluzionaria di borse in pelle di alta qualità e all’ingresso ufficiale del marchio nel vero Made in Italy.

In quegli anni infatti la maison trova il suo elemento distintivo in un materiale dall’aspetto inedito, trattato con l’innovativa texture “O.P.” acronimo di Occhio di pernice: questa particolare lavorazione sulla morbida pelle d’agnello permette di dare risalto alla trama del tessuto, ottenendo un effetto micro-maculato, nei color beige o miele, che sarà da questo momento in poi il tratto distintivo delle creazioni Borbonese.

Molto imitate, mai uguagliate, le borse Borbonese, leggere, pratiche, eleganti in tutte le occasioni, sono ormai un classico anche nella linea realizzata in tessuto plastificato, detto “graffiti“, sempre a occhi di pernice, in diversi colori oltre al classico beige, come marrone testa di moro, azzurro, blu e nero.

LE BORSE ICONICHE

Sempre a questo periodo risale la creazione e la presentazione, da parte di Borbonese, della borsa Luna nata per celebrare lo sbarco del primo uomo sul satellite terrestre, che è poi diventata icona del brand.

Borbonese Borsa Luna
La celebre Borsa Luna

Le borse realizzate propongono strutture innovative: più leggere, comode e meno rigide rispetto ai modelli di quel periodo. In seguito il marchio lancerà le iconiche borse Sexy, Tango e Mambo. Il brand torinese è stato il primo ad apporre il proprio logo sulle chiusure lampo: un’azione di marketing che li ha resi iconici.

Negli anni ’80, il brand dà vita ad un vero e proprio lifestyle: in breve tempo Borbonese diventa uno dei marchi italiani più importanti di prêt-à-porter, inaugurando la prima linea durante la Settimana della Moda di Milano.

LA SEXY BAG e i rilevamenti

Nel ’92 la Sexy Bag compie 20 anni. In occasione della grande festa di Tokyo ne viene presentata una tiratura in 100 esemplari, con accessori in oro 18 carati.  Nello stesso anno Redwall, che opera nello stesso settore, assorbe il marchio per tre miliardi di lire. Questa acquisizione amplia l’attività di Borbonese anche alla biancheria per la casa, all’arredo, agli occhiali da sole e ai profumi. Nel ’99 viene presentata a Milano la prima collezione prodotta da Redwall.

Nello stesso anno la famiglia franco-americana Arpels, attuale detentrice del 20% di Van Cleef & Arpels, rileva il 50% del gruppo Redwall di cui fa parte Borbonese. Inoltre l’assemblea degli azionisti decide di variare la denominazione sociale in Rossi 1924 S.p.A. 

RILEVAMENTI SOCIETARI

Nel 2002 Alessandro Dell’Acqua, grande promessa della moda italiana, diventa il nuovo direttore creativo del marchio piemontese. Agli accessori viene affiancata una linea di abbigliamento donna ad opera dello stilista.

Viene inoltre aperta la prima boutique monomarca in via della Spiga a Milano.

LA NUOVA AMMINISTRAZIONE

Borbonese Primavera/estate 2010, Milano Fashion Week
Borbonese, Primavera/Estate 2010, Milano Fashion Week

A novembre, Arpels assorbe anche il restante 50% della compagnia – acquisendo le quote della famiglia Rossi e di Alberto Vacchi – con l’obiettivo di aprire al gruppo le porte del mercato estero. Claude Julien Arpels diventa Amministratore Delegato e Vacchi rimane nel consiglio di amministrazione. Per il 2004 gli Arpels pensano ad uno sbarco sul mercato del Nord America e in Estremo Oriente, ma gli affari non vanno bene e la famiglia decide di vendere la società.

UNA NUOVA ERA

Nel 2005 il marchio viene acquisito, quindi, per il 51% da un gruppo di investitori che fanno capo alla banca Rothschild e per il 49% dalla famiglia di Francesca Mambrini, architetto e designer con una propria linea di calzature. In seguito Cocchini diventa nuovo Amministratore Delegato: al suo arrivo la situazione economica è disastrosa e per risanare le finanze decide di avviare una poderosa ristrutturazione economica, cambiando anche il nome del Gruppo. Da Redwall a Borbonese. Il fatturato dell’azienda nel 2006 raggiunge i 35 milioni di euro, l’anno seguente tocca quota 45 milioni di euro.

Borbonese nel 2007 apre un nuovo contratto di licenza con l’azienda Givuesse – proprietaria del marchio di pellicceria Solleciti – che si aggiunge al portafoglio di licenze del gruppo. A partire dalla collezione autunno-inverno 2007/2008, l’azienda Givuesse dunque produce e distribuisce la linea di prodotti di pellicceria Borbonese con un contratto di licenza worldwide.

BORBONESE E L’ARTE

Il brand nel 2007 diventa lo sponsor ufficiale dell’esposizione sul pittore colombiano Botero, tenutasi al Palazzo Reale di Milano. Ma l’arte continua ad essere luogo privilegiato da Borbonese che, nel 2009, in previsione della mostra Futurismi Futuristi che si è svolta a Torino, dà in concessione all’esposizione il modello di borsa progettato dal brand nel 1986, sullo schizzo originale di Giacomo Balla.

Inoltre hanno contribuito alle campagne pubblicitarie di Borbonese grandi fotografi di fama mondiale come Giampaolo Barbieri, Helmut Newton Satoshi Saikusa.

SETTIMANA DELLA MODA 2009

Nel 2009 Borbonese presenta la collezione primavera/estate 2010 in via della Spiga durante la settimana della moda di Milano. Si è trattato di un evento in collaborazione con l’artista contemporaneo Amedeo Martegani che ha trasformato le vetrine della boutique in un teatro con uno sfondo scenografico che raccontava la storia di sette Samurai.

Nello stesso anno, il nuovo Amministratore Delegato è Carlo Morfini e Yossi Cohen nuovo Direttore Creativo.

UN SECOLO DI BORBONESE

Borbonese 100 anni di Borbonese: l'Art Bag
Art Bag

le art bags

In occasione dei 100 anni di Borbonese, il brand ha avviato, nel 2010, un progetto con la Roy Lichtenstein Foundation dando vita alle Art Bags, una collezione in limited edition, che propone dodici borse ispirate alla pop art e in particolare alle opere dell’artista statunitense, in seguito esposte in una mostra dedicata alla Triennale di Milano.

borbonese 1910

In quello stesso periodo, in occasione del centenario del marchio, viene creata la Borbonese 1910, collezione di borse-icona nata sotto la direzione creativa del giovane stilista Gabriele Colangelo e presentata durante la Settimana della Moda milanese di settembre.

A questo giovane stilista, l’anno successivo, viene affidata la direzione artistica del marchio per cui crea e ridisegna i capi must del brand, valorizzandone i punti di forza.

Borbonese Collezione autunno/inverno 2012
Borbonese, Collezione Autunno /Inverno 2012

IL RINNOVO DEL BRAND

Nel 2013 il logo rosso in ceralacca di Borbonese diventa il nuovo simbolo distintivo del brand. La decisione di concentrarsi sul core business del marchio deriva dalla volontà di rendere ogni prodotto unico. Inoltre le borse-icona sono state reinterpretate, utilizzando nuove combinazioni di pelle e tecniche di lavorazione del metallo, in modo da renderle più contemporanee.

Giuseppe di Nuccio – dopo aver lavorato per Jil Sander e Giorgio Armani – diventa il nuovo Amministratore Delegato e Francesca Mambrini il nuovo direttore artistico. Viene data nuova linfa al marchio con la creazione di nuovi modelli di borse come la London Bag e la Lady Butterfly, che avranno un grande successo di pubblico.

Sempre nel 2013, Borbonese è sponsor ufficiale della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli per la mostra al Lingotto torinese dal nome Una passione per Jean Prouvé.

LA NUOVA SEDE

Nel 2014, in via Monte di Pietà 24, nel quadrilatero della moda milanese, viene aperto il nuovo showroom e sede di rappresentanza del marchio, mentre il laboratorio di produzione rimane in provincia di Bologna, con 120 dipendenti.

Ad agosto dello stesso anno, Borbonese annuncia un accordo quinquennale con l’azienda Sanki Shoji Co. per promuovere la crescita del marchio in Giappone. Come tributo a questa nuova partnership, Borbonese presenta alcune collezioni dedicate all’evento con il nome di Global Living, durante la Design Week milanese.

INSPIRATIONS

Nel 2015, la boutique Borbonese aperta a Bologna, in via Clavature, viene nominata tra i migliori negozi d’Italia, dalla rivista Vanity Fair.

Durante la Milano Fashion Week di settembre 2015, Borbonese ha presentato, nella  sede di via Monte di Pietà, il libro Inspirations a cura di Ginevra Elkann, edito da Rizzoli. In Inspiration Borbonese viene descritto come brand ispirato dalla natura, caratteristica che ha sempre accompagnato la storia di questa grande casa di artigianato italiano.

Borbonese Inspirations, Ginevra Elkann
Pagine del libro Inspiration, di Ginevra Elkann

ancora nel segno dell’arte

A novembre il marchio è di nuovo sponsor della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino per la mostra dell’artista Ed Ruscha. La mostra, dal titolo Mix Master, è un pot-pourri di fotografia, pittura e libri di Ruscha. Il tema della mostra è la trasformazione della vita americana negli ultimi 50 anni.

Nel 2016 Borbonese ha sponsorizzato la mostra Riflessioni/Reflections, con Rosemarie Trockel e le collezioni torinesi.

SITUAZIONE ATTUALE

A settembre 2016 è stato aperto il nuovo flagship store in Corso Matteotti 8, a Milano. Il brand ha progettato il nuovo concept per rafforzare l’immagine del marchio in Italia.

Borbonese Global Living, Milano Design Week 2016
Global Living, Milano Design Week 2016

A fine anno, dopo un decennio difficile, il brand chiude con ricavi pari a 31,5 milioni di euro ed una crescita del 12% rispetto all’anno precedente. Le borse costituiscono il 75% degli introiti ed il Giappone è il mercato più florido: nella terra del Sol Levante infatti, la maison possiede 26 boutique. È in progetto anche l’apertura della prima boutique a Parigi.

le novità del brand

Nel 2017 Borbonese ha effettuato importanti investimenti nella collezione Global Living. Inoltre ha presentato una nuova collezione home durante la Design Week. Per rendere giustizia e ricordare la grafica del logo, le linee arrotondate sono la caratteristica portante dei nuovi prodotti disegnati.

In aggiunta a settembre, durante la Fiera della Calzatura, Borbonese ha lanciato una nuova collezione uomo e donna e la collezione primavera/estate 2018.

IL NUOVO SPIRITO DELLA TRADIZIONE

Borbonese è un luxury brand italiano che soddisfa le esigenze della società contemporanea senza tradire la sua brand identity. Infatti il marchio riesce a bilanciare tradizione e artigianato senza rinunciare all’innovazione.

ALESSI

Alessi S.p.A. è un’azienda italiana produttrice di oggetti di design, fondata da Giovanni Alessi nel 1921.

Alessi è tra le maggiori aziende operanti nel settore del disegno industriale.

L’AZIENDA

L’azienda si trova a Crusinallo, una frazione di Omegna, in Piemonte. Fondata da Giovanni Alessi nel 1921, l’impresa affonda le sue radici nella tradizione artigianale della lavorazione del legno e del metallo caratteristica della Valle Strona e dell’area che si affaccia sul lago d’Orta, dove è situata Omegna.

Questa attività nasce come laboratorio metallurgico con fonderia. Si può riassumere la storia di Alessi, dal 1921 ad oggi, come la successione di tre generazioni di imprenditori, nelle quali troviamo una coppia di fratelli le cui attività e ingegni sono complementari e portano a una nuova tappa dello sviluppo dell’impresa.

Dal 1921 alla seconda guerra mondiale, è una manifattura creata da Giovanni Alessi insieme al fratello Carlo (FAO – Fratelli Alessi Omegna). A partire dal dopoguerra inizia la prima profonda trasformazione che porterà dalla manifattura all’industria guidata da Carlo ed Ettore Alessi (ALFRA – ALessi FRAtelli). Nel 1970, con l’ingresso in azienda di Alberto Alessi, figlio di Carlo, ha luogo la terza trasformazione: l’azienda diventa una delle “Fabbriche del design Italiano” (ALESSI).

Michele Alessi, fratello di Alberto entra in azienda nel 1975. Attualmente l’impresa è guidata da un consiglio di amministrazione interamente formato da membri della famiglia Alessi: oltre ad Alberto e Michele, il loro fratello Alessio e il cugino Stefano Alessi.

GLI INIZI

I primi oggetti disegnati risalgono alla metà degli anni trenta, quando Carlo Alessi, figlio del fondatore, iniziò la sua attività all’interno dell’azienda del padre, per poi assumerne la direzione negli anni cinquanta.

Molti dei prodotti realizzati dall’azienda fino al 1945 furono disegnati da Carlo; dopo tale data egli abbandonò completamente la progettazione per dedicarsi esclusivamente alla direzione aziendale. Il design, nel senso che attualmente è dato a questo termine, diviene la componente principale dell’attività di Alessi a partire dagli anni settanta quando Alberto Alessi inizia a collaborare con una serie di designer esterni, come Achille Castiglioni, Ettore Sottsass, e soprattutto Richard Sapper, autore della famosa caffettiera espresso 9090 e di altri oggetti.

Dagli anni ottanta, le collaborazioni con i più grandi nomi del design italiano e internazionale fanno sì che i prodotti dell’azienda siano caratterizzati dall’essere il risultato di una ricerca poetica ed espressiva, tipica dell’attività di un “laboratorio che opera nel campo delle arti applicate”.

Tale politica aziendale si riconduce all’idea di artigianato che l’azienda vuole tramandare per coerenza con le proprie radici e con quei movimenti creativi e intellettuali che a partire dalle Arts and Crafts di metà ‘800 hanno avuto l’obiettivo di riqualificare artisticamente la produzione seriale. Di tali movimenti le “Fabbriche del design italiano”, fra cui vi è Alessi, sono le “eredi spirituali”.

L’outlet presso la fabbrica Alessi ad Omegna

Fra i designer che negli anni hanno collaborato con Alessi, si ricordano: Alessandro Mendini, Aldo Rossi, Ettore Sottsass, Richard Sapper, Achille Castiglioni, Stefano Giovannoni e Philippe Starck. Nel 2004 Alessi ha presentato l’operazione di progetto Tea & Coffee Towers, 20 servizi da tè e caffè progettati da un gruppo di architetti internazionali, fra i quali Greg Lynn, Gary Chang, MVRDV, Tom Kovac, SANAA – Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa, David Chipperfield, William Alsop, Dezsö Ekler, Zaha Hadid, Toyo Ito e Jean Nouvel.

L’azienda, attualmente esporta il 65% della propria produzione in 60 paesi diversi.

In riconoscimento della “storia famigliare e industriale che hanno guidato il design italiano legato alla cucina” ad Alberto Alessi è stato attribuito il Premio Artusi 2015 da parte del Comune di Forlimpopoli.

1921 la manifattura fao

La prima produzione della FAO si ispira ai canoni dettati dalle più prestigiose aziende di articoli per la casa d’inizio secolo, con particolare attenzione verso quelle austriache ed inglesi. Giovanni aveva una vera ossessione per la qualità e per il lavoro ben fatto: i suoi prodotti in rame, ottone e alpaca, poi nichelati, cromati o argentati, divengono presto conosciuti per la grande cura esecutiva e la perfetta finitura. Nel 1932 Carlo Alessi, primogenito di Giovanni, entra giovanissimo in azienda: disegna la maggior parte degli oggetti prodotti tra la metà degli anni ’30 e il 1945.
1945 la trasformazione industriale
Nel corso degli anni ’50 l’azienda abbandona progressivamente l’uso dei metalli morbidi a favore dell’acciaio inossidabile, trasformando la produzione da artigianale ad industriale. Carlo Alessi, primogenito del fondatore, diventa direttore generale. Il fratello Ettore, entrato nell’azienda nel ’45, diviene responsabile dell’ufficio tecnico, rafforzandone l’identità progettuale: sotto la sua guida sono creati alcuni “tipi industriali”, come cestini e portaagrumi prodotti con il filo d’acciaio. Con Ettore l’ALFRA si apre anche alla collaborazione con designer esterni: Luigi Massoni, Carlo Mazzeri e Anselmo Vitale.

1970 la fabbrica del design

Alberto è mosso da un’intuizione semplice ma rivoluzionaria: la funzionalità non esaurisce il legame tra le persone e gli oggetti. Servono poesia, emozione, identità. Alberto Alessi ha descritto la sua carriera come il susseguirsi di una serie di incontri. Franco Sargiani, Ettore Sottsass, Richard Sapper, Achille Castiglioi, Alessandro Mendini, Aldo Rossi, Michael Graves, Philippe Starck sono stati quelli che, tra gli anni ’70 e ’80 hanno contribuito a trasformare definitivamente l’azienda.

1980 il periodo post-moderno

L’operazione nasce dal desiderio di esplorare il mondo dell’architettura per individuare talenti in grado di rinnovare il linguaggio del design. Il “Tea & Coffee Piazza” ottiene considerevole successo, accreditando definitivamente Alessi tra le Fabbriche del Design Italiano. Vengono scoperti due nuovi grandi designer: Aldo Rossi e Michael Graves.

1990 nuovi materiali

Importante decisione è quella di usare materiali diversi dall’acciaio. L’azienda si apre così alla plastica; al legno (nell’89 con Twerg); al vetro, alla porcellana e alla ceramica (nel ’92 con Tendentse e 100% Make up).

2000 l’eclettismo

Gli anni ’00 si aprono col progetto “Tea & Coffee Towers”, il cui precedente era nel ’93. L’operazione avvia una nuova serie di collaborazioni dalle quali nascono veri e propri prodotti industriali, come quelli di David Chipperfield, di Doriana e Massimiliano Fuksas, di Toyo Ito, di SANAA, di Wiel Arets e di Yan Kaplicky. La produzione Alessi riflette il carattere eclettico che aveva assunto già dalla metà degli anni ’90. La capacità dell’azienda di collaborare sempre con nuovi designer si riflette in una collezione di oggetti diversi per materiale e tipologia. Ma soprattutto, per linguaggio progettuale.

collaborazioni

1921 ufficio tecnico alessi
le origini dell’UTA si trovano in un piccolo laboratorio artigianale aperto da Giovanni Alessi, insieme al fratello, nel 1921. un'”officina meccanica per la lavorazione della lastra in ottone e alpacca, con fonderia” in cui si creano oggetti per la casa.

1932 Carlo Alessi

il design, nel significato che gli diamo oggi, fa la sua comparsa nella storia di Alessi con Carlo, figlio di Giovanni, fondatore dell’azienda. Formatoi da disegnatore industriale, a lui si devono quasi tutti i prodotti fino al ’45. A quell’anno risale il suo ultimo progetto “Bombé”, archetipo del design italiano. Con gli anni ’50 subentra al padre nella gestione.

1945 Mazzieri, Massoni, Vitale

Nel ’55 inizia la collaborazione con i designer esterni: gli architetti Mazzieri, Massoni e Vitale vengono invitati a disegnare una serie di oggetti per forniture alberghiere. Sono un punto di svolta culturale: introducono nel mondo “casalingo” i concetti di autore, progetto e design.
Nel ’57 lo shaker 870, il secchiello da ghiaccio 871 e le molle per ghiaccio 505 vengono selezionate per la XI Triennale di Milano: per la prima volta Alessi partecipa a una mostra sulla produzione industriale “d’autore”.

1970

Franco Sargiani, Eija Helander sono i primi progettisti con i quali Alberto Alessi, appena entrato inazienda, collabora. Grafica, packaging e progettazione di stand fanno parte del sodalizio. Sono anche gli autori del logotipo Alessi, che comincia ad essere usato nel ’71, e del programma 8, un sistema di oggetti per la tavola, componibili e con base quadrate o rettangolare.
Nei primi anni ’70 un gruppo di grafici italiani porta avanti una serie di ricerche tra prodotto e grafica. Sono Silvio Coppola, Giulio Confalonieri, Franco Grignani, Bruno Munari e Pino Tovaglia, sotto il nome di Exhibition Design. Disegnano per Alessi una collezione di cestini e vassoi dalle linee radicalmente nuove. Emblema il vassoio Tiffany di Coppola.

1972 Sottsass

Ettore Sottsass arrivò ad Alessi preceduto dalla fama del suolavoro per Olivetti. Una specie di filosofo pieno di fascino, con cui Alberto discusse dei temi alti del design e del ruolo dell’industria nella società. Uno dei primi progetti fu la serie di oliere 5070: piccole architetture da tavola, tra gli oggetti ancora oggi più noti di Alessi.

1977-78

Alessandro Mendini, autore di “paesaggio casalingo” per Alessi (1979), è lo storiografo ufficiale dell’azienda. Come designer ha disegnato molto oggetti. Da architetto ha progettato, invece, due ampliamenti della fabbrica di Crusinallo, il Museo Alessi e numerose mostre ed allestimenti. Come design manager ha inventato e coordinato alcune delle più importanti operazioni di progetto sviluppate dall’azienda. Il cavatappi Anna G. è uno dei suo progetti divenuto icona per Alessi, il cui statuto di figura cult è argutamente sottolineato da un annuncio pubblicitario della Lowe Lintas Pirella Goettsche che la raffigura come una novella Marilyn.
Richard Sapper è entrato in Alessi grazie a Sottsass: “è quello della lampada Tizio, uno che non ha ancora fatto un progetto sbagliato”. Nel suo lavoro parte sempre dalla soluzione di un problema. I risultati sempre straordinari: la caffettiera espresso 9090, primo progetto Alessi per la cucina, o il bollitore con fischietto melodico 9091, primo dei bollitori d’autore.
Riccardo Dalisi ha condotto una ridefinizione della caffettiera napoletana. La sua ricerca è stata la più lunga nella storia dell’azienda, producendo negli anni un libro e più di 200 prototipi in latta, tutti funzionanti.

1982

Achille castiglioni, autore di Dry, il primo servizio di posate firmato Alessi, è stato un grande maestro. Curioso di tutto, dotato di particolare ironia ed eccezionale modestia. Un disegnatore di capolavori.

1983

Michael Graves, architetto, nell’85 disegna per Alessi un oggetto destinato a diventare un’icona del periodo: il bollitore 9093, con il suo inconfondibile fischietto a forma di uccellino rosso. Questo oggetto sarà il capostipite di una lunga serie: una fusione di suggestioni colte da tradizione europea, Decò, Pop americano e culture precolombiane.
Aldo Rossi, architetto diffidente nei confronti dell’industria, partecipa a fine anni ’70 a “Tea & Coffee Piazza”. Per Rossi la caffettiera è simbolo per eccellenza del rapporto dialettico tra l’architettura (o meglio l’urbanistica) e il paesaggio domestico in cui questo monumento in miniatura si inserisce. Da questa ricerca sono nate le caffettiere espresso La conica, La cupola e Ottagono, oltre ad altri oggetti legati al rito del caffè.
Robert Venturi partecipa agli stessi eventi di Aldo Rossi. Sul piano produttivo per Alessi disegna il vassoio The Campidoglio che, ispirato all’omonima piazza romana, è la versione in acciaio di quello progettato per l’operazione “Tea & Coffee Piazza”.

1985

Massimo Morozzi si occupa di riceda, immagine coordinata, product design e diventa anche art director. Tra i fondatori di Archizoom (1966), viene descritto da Mendini come “realista”, nel senso che affronta ogni tema sulla base della sua superficialità, dando vita ogni singola volta ad un oggetto nuovo ed autonomo, un vero e proprio personaggio. Ricordiamo “Pasta Set” che appena presentato, nessuno riconobbe come pentola da bollitura, vista la forma misteriosa ed affascinante.

1986

Philippe Stark, autore del popolarissimo “Juicy Salif”, incarna il design più innovatore, commovente, sentimentale. Pura poesia.
Enzo Mari respinge ogni orpello formale del design industriale. I primi incontri con Alessi risalgono agli anni ’70, quando Alessi desidera produrre il vassoio Arran disegnato da Mari per Danese: la cosa riesce solo nel ’97, 20 anni dopo.

1989

Mario Botta incontra Alessi nell’89 quando disegna Eye, uno dei primi orologi da polso dell’azienda. Nel 2000 un altro progetto: la coppia di caraffe Mia e Tua, esempi di linguaggio equilibrato, diretto e significativo.
Alla fine degli anni ’80 Mendini porta da Alessi due giovani architetti di Firenza. Stefano Giovannoni e Guido Venturini. Giocosi, elementari, con un linguaggio da cartoon. Tra i loro disegni spicca un vassoio col bordo traforato da un motivo di omini, come quelli che i bambini fanno con le forbici. Girotondo, è questo il progetto, diventa un pezzo forte non solo per il gruppo dei due, King Kong, ma altrettanto per Alessi.
Con Stefano Giovannoni Alessi darà vita a numerosi prodotti di grande successo: lo scopino da bagno Merdolino, la biscottiera Mary Biscuit e la serie di pentole Mami, presentata nel ’99 in acciaio inossidabile. Con la fine degli anni ’90, infatti, si chiude il periodo colorato dei primi oggetti in plastica alla ricerca di materiali più classici, stabili, duraturi.
Venturini per Alessi disegnerà, invece, personaggi stralunati e fuori dalla norma, come la zuccheriera Gino Zucchino o la caffettiera Inka. Linee morbide e pittoriche per il servizio di piatti Acquerello e le posate All-Time.

1991

Branzi disegna per Alessi oggetti dedicati alla piccola serie. Tra questi, l’acchiappastuzzicadenti CO1369 e l’apribottiglie Ercolino, prodotti in legno che lo vedono attento ai temi dell’ecologia e delle forme naturali.

1992

Frank Gehry, tra i più noti architetti internazionali, famoso per l’aspetto scultorei delle sue opere. Alla forma di due pesci guizzanti sono ispirati il tappo melodico e il manico del bollitore Pito, che Gehry disegna per Alessi nel ’92.

SELETTI

Seletti apre i battenti nel 1964 a Cicognara, in provincia di Mantova. L’azienda si concentra su progetti di design e sulle caratteristiche creative delle eccellenze italiane.

Indice

  1. Le origini
  2. Stefano Seletti
  3. L’arte quotidiana di Seletti
  4. Le collezioni
  5. Collaborazioni
  6. Lighting design
  7. Store
    1. Milano pop-up store
  8. Designer
    1.  Alessandra Baldereschi
    2. Alessandro Dubini
    3. Alessandro Zambelli
    4. Alistair Law
    5. Antonio Arico
    6. BBMDS
    7. Cristina Celestino
    8. CTRLZAK Art & Design Studio
    9. Elena Salmistraro
    10. Emanuele Magini
    11. Gio Tirotto
    12. Héctor Serrano
    13. Lorenzo Petrantoni
    14. Marcantonio Raimondi Malerba
    15. Maxime Ansiau
    16. Note design studio
    17. Sebastiano Tosi
    18. Studio AMeBE
    19. Studio job

Le origini

Seletti apre i battenti nel 1964 a Cicognara, in provincia di Mantova. L’azienda si concentra su progetti di design e sulle caratteristiche creative delle eccellenze italiane. Fin dalla sua fondazione, ha perseguito la missione di valorizzare la professionalità, il servizio e soprattutto una ricerca di prodotti senza fine, cercando di migliorare, innovare e originalità. Romano e Maria Seletti, genitori di Stefano e fondatori del brand, da subito sviluppano rapporti d’affari in Cina, Thailandia, India e tutto l’Oriente, grazie anche al supporto di Luigi Goglio, esperto in relazioni commerciali internazionali.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Banana, Studio job
Banana, Studio job

Nel 1972, da vero pioniere, Romano intuisce che il futuro della produzione si concentrerà in Estremo Oriente e comincia una vivace e florida attività di importazione. Non si tratta di una mera operazione di compravendita, ma di scelte ragionate e attive su gamme di prodotti in grado di anticipare il mercato e le tendenze. L’azienda nel tempo si espande e risponde con estrema versatilità alle dinamiche mutevoli del mercato e della distribuzione.

Verso la fine degli anni ’80, porta con sè il 17enne Stefano, che da quel viaggio trae una forte ispirazione. Nel frattempo, si è aperto il mercato della grande distribuzione organizzata (Gdo), e proprio con l’ingresso in azienda di Stefano, la Seletti comincia a rifornire gli ipermercati con confezioni ad hoc.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Love in Bloom
Love in Bloom

“Inizialmente mio padre importava le tazze di latta, le tovaglie di plastica, i cestini portapenne di bambù, i sottopentola di paglia che tutti avevano in casa…e li vendeva nei mercati. La distribuzione era questa: importatore, grossista, poi il prodotto veniva venduto nei mercati rionali di Roma, Napoli, Torino. Siamo stati i primi a mettere i codice a barre su questi prodotti e siamo stati i primi a dare un servizio legato al packaging del prodotto.Stefano Seletti.

Seletti ha scritto e continua a delineare la storia italiana del design e dell’arredo.

Stefano Seletti

Stefano, dai primi anni ’90, è il patron di Seletti, che dai pentolini da latte e i battipanni venduti nei mercati rionali di Roma è passata agli scaffali del MoMA Design Store di New York. Insieme alla sorella Miria, è a capo di una delle aziende che hanno costruito la memoria quotidiana del design e dell’arredo in Italia.

La prima intuizione di Stefano risale agli inizi della sua carriera in Seletti. I colossi della Gdo ben presto si erano, infatti, accorti che era possibile importare direttamente dalla Cina. Stefano capisce che l’attività andava ripensata. Mossa geniale: Stefano vede i bicchierini di plastica del caffè e pensa a riprodurli in materiale nobile. E così nasce Estetico Quotidiano, una linea che è tuttora tra le più richieste di Seletti. Stefano segna il punto di non ritorno, quello della definitiva scelta di applicare nuovi concetti estetici a oggetti di uso comune.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Estetico Quotidiano
Estetico Quotidiano

Il networking delle conoscenze e delle curiosità culturali, la volontà di unire quotidianità a unicità artistica, sono dunque alla base di questa sorta di crescita rinnovata. L’orizzonte creativo continua quindi ad allargarsi: nuovi materiali, dal metallo al vetro alla porcellana e nuove tipologie di oggetti, che s’impongono rapidamente come inediti classici, invadono le collezioni del gruppo. I prodotti si arricchiscono insomma di stile, qualità e riconoscibilità.

L’arte quotidiana di Seletti

“Siamo passati dalle grandi quantità della Gdo alle piccole quantità del design selezionato. Oggi abbiamo reinvertito di nuovo questo processo, la mia attenzione è puntata sulla realizzazione di prodotti più popolari ma ad alto contenuto di creatività e spunto artistico, democratici nel prezzo.

racconta Seletti, sottolineando anche l’apertura a giovani creativi nostrani e internazionali. La filosofia dell’azienda è ora perfettamente in linea con il concetto Toiletpaper. Maurizio Cattelan, che ha fatto pezzi da un milione di euro, ora fa il contrario: un milione di pezzi da un euro, secondo una logica prettamente contemporanea. Con la seconda generazione alla guida, l’azienda si focalizza ulteriormente su progetti di design “tout-court” e sulla creatività di eccellenza Italiana.

A tutto si può dare un’estetica” è la conclusione di Stefano Seletti, che si muove solo ed unicamente secondo il suo caro motto: (R)Evolution is the only solution. L’identità del brand oggi è sinonimo di valore, movimento, provocazione, innovazione, accostamento originale. È arte fusa a icone del quotidiano, oggetti che comunicano all’utilizzatore finale un messaggio di forma, funzione e di possibilità di creazione di uno stile di vita unico, personale, divertente. Seletti oggi vuole rappresentare una nuova poetica della produzione e del quotidiano, un viaggio continuo nell’idea della bellezza.

Le collezioni

Seletti è un luogo affascinante che unisce il design alla pop art. Seletti è un’azienda rivoluzionaria che spicca per i suoi insoliti accostamenti, i richiami all’arte e la costante ricerca della creatività, che si manifesta attraverso la produzione di mobili, complementi d’arredo e accessori dal design innovativo e mai banale.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Hybrid Collection
Hybrid Collection

I best-seller del brand sono la collezione Pantone e la serie Neon: Linea, Numeri, Alfabeto, Simboliche pone la celebre gamma di colori su oggetti di uso quotidiano. I piatti e le tazze Hybridinvece, offrono un vivace mix di tradizione e modernità, configurandosi come veri oggetti cult. Un prodotto emblematico della logica trasversale dell’azienda è “Vegaz“, elemento d’illuminazione da interni che riproduce la forma di tutte le lettere dell’alfabeto. Ogni lettera è realizzata in metallo e si accende grazie a una sequenza di led, dunque a basso consumo, di grande impatto scenografico.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Vegaz Collection
Vegaz Collection

Collaborazioni

Il grande showroom di Cicognara è un vero e proprio giacimento di idee innovative, partorite direttamente da Selab (il laboratorio di progettazione della Seletti) oppure in collaborazione con architetti, designer e artisti di primo piano. Oggi, con la seconda generazione al comando, l’azienda ha una nuova strategia e collabora con designer italiani e internazionali, con artisti, ex artisti o artisti in pensione.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Seletti wears Toiletpaper
Seletti wears Toiletpaper, logo

A partire da Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari, con la cui rivista Toiletpaper è stata avviata una collaborazione che ha dato vita all’omonima collezione di stoviglie: che poi non sono altro che i vecchi oggetti cinesi, importando i quali la Seletti era nata e cresciuta, che ora sono proposti sotto un’altra veste. Come per i sottopentola in paglia, tuttora in catalogo ma con le fantasie floreali di Alessandra Baldereschi.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Sending Animals, by Marcantonio Raimondi Malerba
Sending Animals, by Marcantonio Raimondi Malerba

Ancora, per Seletti il designer Marcantonio Raimondi Malerba ha immaginato casse da spedizione a forma di animali – mucca, maiale, oca- che in realtà sono mobili. Il legno è volutamente grezzo. Il cannetese Alessandro Zambelli lavora sulla filosofia di portare le stoviglie fuori dalle credenze. Disegna Palacesovrapposti l’uno all’altro, i sei pezzi diventano palazzi, torri, battisteri o fontane, quindi veri elementi di arredo.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Diesel living with Seletti, Cosmic Dinner
Diesel living with Seletti, Cosmic Dinner

Altra collaborazione di qualità della Seletti è col marchio Diesel, frutto di una comunità di vedute tra Stefano e il figlio di Renzo Rosso. Ad essere premiata col Design Award 2015 è la Machine Collection, una linea di casalinghi che ricorda ingranaggi, bulloni e chiavi inglesi. Ed anche l’altra linea in comune, Cosmic Diner, sta riscuotendo grande successo: un servizio di piatti colorati come i pianeti del sistema solare, con tanto di Sole e Luna.

Lighting design

È un cerchio che si chiude, l’evoluzione che diventa rivoluzione. Non per nulla la parola-simbolo dell’azienda è (R)Evolution, ben accesa proprio all’ingresso della showroom. Ed anch’essa realizzata grazie a una delle idee nuove, sviluppata quando si è deciso di entrare nel settore dell’illuminazione. Sottolinea Seletti:

“Certo non potevamo confrontarci con mostri sacri come Flos o Foscarini: per questo abbiamo creato Neon Art, l’alfabeto luminoso, con lettere e simboli che si possono assemblare per comporre scritte a piacere

Illuminazione personalizzata. Ma ci sono anche le Lightthink-Boxes, scatole luminose in tre formati con tre scritte standard ed una lasciata alla fantasia dell’acquirente. E stanno andando fortissimo le Monkey Lamp, scimmiette che reggono una lampada. La Cina, comunque, resta un punto di riferimento: Seletti non produce, fa produrre, soprattutto in Cina.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Monkey lamp, by Marcantonio Raimondi Malerba
Monkey lamp, by Marcantonio Raimondi Malerba

Il lighting è il settore più trainante in termini di fatturato. I bestseller Seletti sono le lettere al neon, proprio perché non si tratta solo di decorazione, ma anche di illuminazione. Come per Estetico Quotidiano, che potevi prendere con i punti dell’Esselunga. Per la Milano Design week 2018 Seletti collabora con Studio Job. Insieme presenteranno la nuova lampada Cora, con il suo street-style da fumetto.

Store

Due sono le filiali ufficiali, Seletti Nord America e Seletti China, centinaia di negozi in tutto il mondo, fiere in ogni dove e un laboratorio creativo interno – il Selab – che sforna prodotti popolari con una forte connotazione artistica. Eppure, nonostante il mercato globale, la mondanità e il successo, Seletti mantiene cuore e base operativa a Viadana, in provincia di Mantova, dove conta oltre settemila metri quadri di showroom a ridosso del Po.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Rugs, Seletti wears Toiletpaper
Rugs, Seletti wears Toiletpaper

Milano pop-up store 

In corso Garibaldi a Milano il primo pop-up store Seletti interamente dedicato alle collaborazioni con Toiletpaper, la rivista di sole immagini di Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari. Lo spazio Dream Factory è letteralmente invaso dai pezzi della collezione Seletti wears Toiletpaper. Mobili e oggetti un po’ folli pronti ad invadere le case di tutto il mondo.

Designer

Alistair Law

Designer britannico. Formatosi come ingegnere strutturale nella rinomata società di ingegneria Arup, il suo approccio combina un’estetica minimale nutrita dalla sua infanzia in Scandinavia con una complessità ispirata alla natura.

Antonio Arico

Diplomato al Politecnico di Milano e all’Alta Scuola Politecnica, Antonio ha mostrato fin da piccolo interesse ed energia nel trovare la propria lingua e il modo di definire il suo amore per il design. Il suo lavoro è già stato mostrato in tutta Europa: in Germania al DMY, in Italia durante il Salone del Mobile di Milano, a Torino per la mostra WABI SABI, in Polonia nel museo della ceramica di Design Centrum Kielce e in Francia alla Maison & objets.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Neon Art
Neon Art

BBMDS

Alessio Baschera, Fabio Brigolin e Matteo Mocchi nel 2010 creano uno studio di design in continua evoluzione incentrato su norme impegnative ed esplorando nuovi territori. BBMDS progetta spazi e prodotti per marchi di nicchia ma anche grandi aziende globali.

Cristina Celestino

Nata nell’80 a Pordenone, nel 2005 si è laureata in Architettura presso l’Università IUAV di Venezia. Poi, dal 2009 sviluppa la propria produzione di mobili e lampade con il nome di “ATTICO”, con sede a Milano. Comuni a tutti i progetti sono le geometrie e il rigore definiti in combinazione con una sottile interazione sull’atteggiamento delle forme d’uso tradizionali che, attraverso piccole variazioni, cambiano la direzione dell’oggetto e lo caricano di significati diversi.

CTRLZAK Art & Design Studio

CTRLZAK Art & Design Studio è un team multidisciplinare fondato da Thanos Zakopoulos e Katia Meneghini. Lo studio opera a livello internazionale nel campo dell’arte contemporanea e del design con una visione creativa che non è limitata da un framework specifico, sviluppando così un lavoro che spazia dal design del prodotto e dello spazio a progetti artistici e installazioni specifici del caso.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Seletti wears Toiletpaper, Enamel Plates
Seletti wears Toiletpaper, Enamel Plates

Elena Salmistraro

Designer e artista del prodotto, si è laureata al Politecnico di Milano nel 2008. Ha lavorato come product designer e artista/illustratrice per varie aziende del settore creativo, come Seletti, Bosa, Yoox, Okinawa, Alla’s. È stata scelta per partecipare a “The New Italian Design“, una mostra itinerante ospitata dal Triennale Design Museum.

Nato ad Arezzo, ha conseguito la laurea in Disegno Industriale presso il Politecnico di Milano. I suoi progetti hanno ricevuto premi e riconoscimenti internazionali come Good Design Award al Museum of Architecture and Design di Chicago, il premio IF product design e l’indice di design ADI.

Gio Tirotto

Tutto ciò che disegna viene dall’attenzione verso ciò che lo circonda, vivente o inanimato. Se c’è un limite tra arte e design, cerca di cancellarlo e riprogettare tutte le complicità esistenti tra gli esseri umani e gli oggetti. Nel 2012 fonda PADIGLIONEITALIA con Alessandro Zambelli, dove il progetto di ricerca è alla base della mostra che si tiene ogni anno durante la Milano Design Week.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Seletti wears Toiletpaper, Tazze
Seletti wears Toiletpaper, Tazze

Héctor Serrano

Ha studiato design industriale a Valencia, per poi trasferirsi a Londra per un master in Product Design al Royal College of Art. Lo studio di design è stato fondato da Héctor a Londra nel 2000. I progetti combinano l’innovazione con la comunicazione di idee familiari in modi insoliti e inventivi.

Lorenzo Petrantoni

Nato a Genova nel ’70. Dopo aver studiato arti grafiche a Milano, si è trasferito in Francia per lavorare come direttore artistico presso Young & Rubicam. Quindi dedicò completamente il suo tempo alla sua carriera illustrativa.

Marcantonio Raimondi Malerba

Nato nel ’76 a Massalombarda, ha frequentato l’Istituto d’arte e l’Accademia di Belle Arti. Presto inizia a creare pezzi unici di design in parallelo con una produzione artistica, ma le due carriere cominciano gradualmente a contaminarsi. I collegamenti tra l’uomo e la natura sono il suo tema preferito. L’ispirazione principale viene, quindi, dalla natura e dai suoi principi di vita. Ha imparato dall’arte come un’idea può essere elegante, ecco perché è sempre alla ricerca di concetti puri e sintesi.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Porcelain Plates, Studio job
Porcelain Plates, Studio job

Maxime Ansiau

Nato in Francia (Parigi ’72), ha studiato Arte e Design all’Università di Brighton, per poi trasferirsi nei Paesi Bassi. Infatti, qui ha aperto il proprio studio a Rotterdam.

Note design studio

Per notare qualcosa, per essere notato: prendono il nome da ciò che cercano di ottenere. Prestano attenzione all’ambiente e provano a creare cose che invitino gli altri a fare lo stesso. Lavorano, quindi, nei settori dell’architettura, degli interni, dei prodotti, della progettazione grafica e della direzione del design. Note è uno studio di design di Stoccolma.

Sebastiano Tosi

Nato a Ginevra (Svizzera) nell’80. Dopo essersi laureato in Industrial Design al Politecnico di Milano, ha iniziato la sua carriera professionale nello studio di design di Marc Sadler, dove ha lavorato a una gamma molto diversificata di progetti – dal design all’architettura – per tali aziende come Ideal Standard e Ernesto Meda. Durante questo periodo, ha imparato a conoscere materiali compositi e fibre.

Studio AMeBE

Coppia di designer italiane. Fondato, infatti, nel 2008, l’indipendente Studio AMeBE è caratterizzato da un dinamismo mutabile e perennemente trasformante.
Sempre in equilibrio tra follia e razionalità, ordine e disordine, testa e cuore, Sacro e Profano, i progetti di AMeBE hanno sempre un segno distintivo che li rende unici.
Dizionario della Moda Mame: Seletti. Studio job, Burger e Hotdog
Studio job, Burger e Hotdog

Studio job

Job Smeets e Nynke Tynagel hanno fondato Studio Job nel 2000 dopo essersi diplomati alla Dutch Design Academy di Eindhoven. Nei 15 anni trascorsi da allora, si sono sviluppati nei pionieri contemporanei dell’espressione personale. Le tecniche tradizionali e moderne sono combinate per produrre oggetti unici così popolari per il loro stile iconico, araldico e da cartone animato.

FRANCESCA LIBERATORE

Francesca Liberatore, fondatrice dell’omonimo brand, nasce a Roma nel 1983. Dopo una formazione degna di nota, collabora con famosissime maison internazionali e si concentra sulla sua linea. Tra New York e Milano, il successo è strepitoso.

Indice

  1. Le origini
  2. Premi e riconoscimenti
  3. Impegno nel sociale
  4.  Ultime collezioni
    1. Primavera Estate 2018
    2. Autunno Inverno 2018/19
  5. Situazione attuale

Le origini

Dizionario della Moda Mame: Francesca Liberatore. La stilista
La stilista

Francesca Liberatore nasce a Roma nel 1983. Dopo la laurea in Fashion Womanswear al Central Saint Martins di Londra, lavora negli uffici stile di famose maison. Tra queste: Viktor & Rolf ad Amsterdam, Jean Paul Gaultier a Parigi e Brioni Donna di ritorno in Italia.

Premi e riconoscimenti

In seguito, nel 2009 Francesca Liberatore vince grazie alla sua prima collezione individuale il concorso Next Generation, promosso dalla CNMI. Da allora, ha sempre preso parte alle sfilate di MMD.

L’estro creativo dell'”enfant prodige” giunge poi perfino nei musei. Viene invitata ad esporre alla Permanente di Milano, alla Galleria Edieuropa di Roma, così come a Parigi, Londra, Tokyo, Canton, New York. L’eco del suo genio creativo giunge a San Pietroburgo, nella Kiev Fashion Week al Mytstestky Arsenal, nella Berlino Fashion Week, nel Warsaw Fashion Weekend al Soho Factory.

Dizionario della Moda Mame: Francesca Liberatore. Collezione primavera estate 2018
Collezione primavera estate 2018

Nel 2014 Francesca Liberatore è anche vincitrice del DHL Exported. Grazie a questo concorso mondiale, calca le passerelle del Salon del Lincoln Center, The Dock Skylight at Moynianh Station e del Gallery 1 di Clarkson Square.

Impegno nel sociale

Nel mentre, la stilista ha preso parte ad importanti iniziative come “a T-shirt for life” per la campagna UnicefVogliamo0” o per la campagnia “C4C” della Banca Mondiale riguardo cause e conseguenze dei cambiamenti climatici.

Ultime collezioni Francesca Liberatore

Primavera Estate 2018

Francesca Liberatore porta in passerella una collezione delicata e forte, ricca di contrasti. Perciò: tagli netti e decisi su tessuti fluidi e leggeri; stampe colorate accostate a pizzo metallizzato; stilemi del primo Novecento in armonia con l’eleganza contemporanea. Quindi, riflessi satinati e silver di tuniche geometriche screziate su silhouette total black stampate ad arte e trasparenze negli abiti da sera ricchi di pizzi e ricami sono i caratteri forti della sfilata.

Lunghezze midi e maxi per sete, cotoni, pizzo, jersey, satin, tulle e organza. Ancora, la palette di colori spazia tra i pastelli: glicine, rosa antico, rosso ceralacca, celeste polvere, canarino, cemento, carta da zucchero, beige, verde pisello, silver, verde palude. Tutto su basi bianche o nere.

Autunno Inverno 2018/19

In seguito, durante la Milano Fashion Week, Francesca Liberatore presenta una collezione che narra l’incontro tra due culture: quella occidentale e orientale. Questa sfilata è per lei il debutto milanese, dopo ben sette stagioni di grande successo portate a New York.

La sua sensibilità artistica e umana la portano a raccontare una terra misteriosa e ricca di contraddizioni. Dopo l’ultimo viaggio in Pakistan, in qualità di esperta internazionale con UNIDO, la stilista impara ad apprezzare la preziosità del ricamo locale, eseguito da ricamatori uomini, in aziende gestite da donne.

Quindi, il concept della collezione è ispirato da una femminilità estrema e regale, rafforzata da sciarpe in velluto, simbolo dell’abbigliamento pakistano. Il codice estetico della linea esplora tutto il mondo della designer romana. Racchiude il suo passato migliore attraverso check di parole che riverberano alla mente il soundtrack dei passati fashion show. Il mix di culture presenti nella collezione si esprime attraverso il pensiero di Francesca: lealtà e apertura verso l’altro.

I cappotti sartoriali sono stati realizzati in Sicilia grazie alla partnership con “I sarti italiani”, gli jaquard e i disegni su seta portano la firma di Puntoseta di Giuseppe Riccardi, Como. Ancora, la maglieria è stata prodotta in America grazie alla collaborazione con Designow, le pellicce sono state realizzate dal gruppo cinese Furmeyen con le pelli Sagafur e i ricami sono stati eseguiti dalle donne di Lahore.

La palette di colore è generosa. Le tonalità del celeste cielo, il grigio e il blu reale, accompagnano ricami sfarzosi in fili d’oro, valorizzando capispalla dal taglio maschile e gonne morbide e leggere.

Situazione attuale

Francesca Liberatore attualmente insegna in Italia e all’estero: all’Accademia Belle Arti di Brera, alla NABA Milano, all’Accademia Belle Arti di Roma, per importanti progetti per le Nazioni Unite come esperta internazionale, al GSC ad Amman (Giordania), nelle Università di Ho Chi Minh e Hanoi (Vietnam) e al Ministero della Produzione e Industria a Lima (Peru), ora a Eravan (Armenia).

Responsabile di importanti collaborazioni come con il Moulin Rouge di Parigi con le capsule collections Moulin Rouge by Francesca Liberatore, è supportata da importanti partnership internazionali. Tra queste: Swarovski Elements, Saga Furs, Moulin Rouge Paris, Puntoseta, Nafa, etc.

ALBINO TEODORO

Nel 2004 nasce Albino Teodoro, brand fondato dallo stilista Albino D’Amato, classe 1974, in collaborazione con Gianfranco Fenizia. Lo stile sobrio di Albino Teodoro conta dettagli minimi e indispensabili: rende omaggio al passato,al Design e alla Couture anni ’60, a certi aspetti degli Eighties.

Indice

  1. Le origini
  2. Le prime collaborazioni
  3. La nascita del brand
  4. Lo stile del brand
  5. L’ultimo decennio
  6.  Ultime collezioni
    1. Autunno ’17 ready-to-wear
    2. Resort 2018
    3. Primavera ’18 ready-to-wear
    4. Pre-fall ’18
    5. Autunno/inverno ’18/19 ready-to-wear

Le origini

Albino D’Amato, fondatore di Albino Teodoro, nasce a Roma nel 1974. Dapprima studia architettura nella capitale e nello stesso tempo frequenta l’Accademia di Costume e di Moda. Poi, in seguito, si trasferisce a Torino per seguire i corsi di design industriale.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Lo stilista Albino D'Amato
Lo stilista Albino D’Amato

Proviene da una famiglia piuttosto rigida, che sognava per lui una carriera da architetto o da ingegnere. Abitava nello stesso quartiere di Valentino Garavani. Verso i 14 anni, di ritorno da scuola, era solito lasciare alcuni disegni nella cassetta della posta del couturier. Valentino rispose, consigliandogli di fare esperienza.

Nel 1995 svolge uno stage presso la Fiat Torino e l’anno dopo si trasferisce a Parigi. Qui frequenta alcuni corsi presso l’Ecole de la Chambre Syndicale de la Couture. Nello stesso periodo lavora da Ungaro, con Giambattista Valli, alla linea Parallel. Questa un’esperienza fondamentale per lui. Confessa:

“Tutto il mio universo creativo è nato lì.. Il talento è una cosa che hai dentro. Anche se all’inizio non conosci le tecniche o i materiali, o non sai disegnare, se è una cosa che vuoi davvero, succede”

Le prime collaborazioni

Sicuramente grazie alla sua preparazione eterogenea e al suo talento naturale per il disegno, lo stilista collabora con Maison prestigiose quali Emmanuel Ungaro, Giambattista ValliGuy Laroche. Ancora, Emilio Pucci e Louis Vuitton e Kenzo.
Successivamente, nel 2004, lo stilista torna in Italia. A Milano collaborerà, quindi, prima con Versace (collaborazione in effetti nata a Parigi) e poi Dolce & Gabbana e nel frattempo lavora alla sua linea personale.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Collezione autunno 2017
Collezione autunno 2017

La nascita del brand

Nel 2004 Albino fonda con il designer partenopeo Gianfranco Fenizia il brand che porta il suo nome, Albino Teodoro. Più tardi, nell’autunno di quell’anno presenta, infatti, la sua prima collezione primavera/estate 2005, in una galleria d’arte in Place des Vosges.

La scelta di presentare a Parigi comunica l’impronta che i due soci hanno scelto di dare ad Albino Teodoro, una collezione che associa all’esclusiva manifattura made in Italy un’allure decisamente parigina, con forti reminiscenze Couture.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Collezione autunno 2018
Collezione autunno 2018

La collezione vince Who is on next? , concorso indetto da Vogue e dalla Camera della Moda, guadagnandone in visibilità. Albino Teodoro si ispira, nei colori e nelle forme, al movimento Bauhaus: primo pezzo un trench militare con fodera in evidenza. Ancora, memorabile l’abito che Albino mostra a Franca Sozzani durante le selezioni: dopo aver sfilato in nero, una versione verde militare viene indossata per la serata di gala da Linda Evangelista.

In seguito, la seconda stagione, l’autunno/inverno 2005/06, suscita l’interesse di clienti internazionali, dagli States al Giappone, passando per Hong Kong ed, ovviamente, Europa. Albino D’Amato si occupa della parte creativa, mentre Gianfranco Fenizia ne cura gli aspetti organizzativi, direttamente dallo spazio dedicato di via Gallina 11 a Milano.

Lo stile del brand

La moda sobria di Albino Teodoro conta dettagli minimi e indispensabili: lo stile radicale rende omaggio al passato senza nostalgia, al Design e alla Couture anni ’60, a certi aspetti degli Eighties.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Collezione Resort 2018
Collezione Resort 2018

Misticismo, modernità e romanticismo si combinano nei suoi abiti dove prevale il gusto per la sartorialità. Design architettonico e femminilità sono, quindi, elementi imprescindibili, così come la capacità di mescolare colori in modo creativo e sofisticato. Prima di tutto, bisogna ricordare che il modello da cui imparare, per Albino, è stato Valentino:

“Una star, oltre che un designer straordinario. Ha creato un’ideale femminile che mi ha molto ispirato.Albino D’Amato

Le creazioni Albino Teodoro sono architettoniche, femminili, cool.

L’ultimo decennio

Nel 2007 Albino diviene consulente di Trussardi sulle collezioni Uomo e Donna. Successivamente, le collaborazioni si estendono a Karl Lagerfeld e Les Copains, brand per il quale dall’aprile 2008 è consulente stilistico. Per Les Copains, dalla P/E 2010, disegna anche scarpe, prodotte da Le Sillla.
Albino è anche Design Director della Maison Vionnet e consulente del gruppo Max Mara.

Per l’autunno/inverno 2010/11 Albino Teodoro abbandona le atmosfere eighties per tornare alle linee anni ’60, mescolate a una rigorosa ispirazione ecclesiastica“. Il nero è illuminato da sfumature cipria e camel, l’insieme è mistico e romantico.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Collezione pre-fall 2018
Collezione pre-fall 2018

Ultime collezioni Albino Teodoro

Autunno ’17 ready-to-wear

A febbraio 2017, un mix di immagini è stato intonacato sul moodboard di Albino D’Amato. L’austero concettualismo dei designer giapponesi si mescola ai languidi abiti di Jean Muir e ai sandali a spillo anni ’80 di Yves Saint Laurent, scattati da Guy Bourdin. Il tocco di raffinata eleganza era l’immagine di due ragazzini che si tenevano per mano, con giacche oversize troppo grandi per loro. Lo stilista dichiara:

“Non potevo resistere. C’è tanta tenerezza; è così dolce e innocente. Volevo catturare quella sensazione – mi ha ispirato a lavorare attorno all’idea di una decostruzione gentile”

Dopo una pausa di alcune stagioni, D’Amato torna in passerella. La collezione presenta studiatissimi capispalla, lunghi mantelli e cappe dal morbido tocco architettonico. I giochi di pieghe, di tradizione giapponese, donano al tutto estrema sensualità. Calibrate le imperfezioni: orli grezzi, rifiniture incomplete, scontri cromatici. Il punto di Flimsy d’ésprit appariva ancora più delicato sul feltro di lana; l’ovvia femminilità del pizzo era compensata da texture asciutte e maschili.

Resort 2018

Albino Teodoro ha abbinato tagli rigorosi a ricami opulenti, in un gioco di decostruzione leggera e decoro ridotto. Un raffinato cappotto da opera aveva una silhouette sottile, impreziosita da ricchi motivi floreali che sembravano stampati ma erano tessuti a jacquard. Linee semplici e pulite, come in una tunica geometrica in duchesse di satin, stampata con strisce bianche e nere. Una gonna ampia in broccato d’argento e oro era indossata con un top arricciato. Albino Teodoro ha anche provato alcuni look maschili: un parka, un cappotto e un eccentrico faille turchese e geranio.

Primavera ’18 ready-to-wear

Pre-fall 2018

Pochi mesi dopo, a gennaio 2018 Albino Teodoro predilige un approccio elegante e adulto. Il suo stile ha sempre virato verso una certa raffinatezza: le forme hanno un’inclinazione architettonica leggera e levigata da un tocco di glamour. Lo stilista è appassionato di haute couture e la raffinatezza della costruzione che ne consegue.

Albino Teodoro ha tagliato il tessuto in un elegante tailleur a doppio petto con pantaloni aderenti. Le superfici nitide e brillanti come la duchesse satin e il gazar sono le preferite del designer. A seguire, una corta tunica in zafferano o polveroso taffetà rosa era leggermente imbottita. La stessa sensazione di praticità chic era evidente nei capospalla: ricchi broccati o lussuosi doppi cashmere e lane. Le forme erano per lo più a trapezio, mantenute lineari ed eleganti, con un tocco anni ’60. Un elegante soprabito con cappuccio in jacquard di seta trapuntato bronzo e verde sembrava semplice e funzionale quanto elegante.

Autunno/inverno ’18/19 ready-to-wear

Minimalismo e struttura: la collezione autunno/inverno 2018-2019 di Albino Teodoro stupisce per la sua evoluta semplicità. Realizza una collezione che ricorda, per impianto concettuale, gli studi in architettura. La silhouette lineare si arricchisce di tessuti pregiati come il broccato con fili ricamati oro e viola o la seta, che alleggerisce long skirt con tasche alla francese. Le paillettes e il neoprene conferiscono alla collezione un’allure moderna e glamour. Giochi di asimmetrie attestano le tecniche acquisite durante i corsi presso l’Ecole de la Chambre Syndicale de la Couture.

“Ho lavorato intorno ai miei temi di moda preferiti: la costruzione couture, la sartoria maschile, gli anni ’60, le forme femminili, la geometria, il colore. Volevo inserirli in un contesto moderno” Albino D’Amato

Il punto forte della collezione era la sartoria, del resto una delle migliori risorse di Teodoro. I cappotti erano consistenti, tagliati nitidi ed evidenziati con interessanti combinazioni di colori. Poi, c’erano vari pezzi di valore. Ad esempio un mantello blu scuro con orlo asimmetrico sportivo ma elegante. Oppure ancora un tailleur maschile a scacchi con un enorme piumino bianco. Poi, una serie di abiti a palloncino di varie lunghezze, di broccato stampato in digitale. Ibridi di calza a gambaletto alti fino al ginocchio, indossati con sandali in pelle verniciata erano un gesto concettuale fuori contesto

MARCO RAMBALDI

Marco Rambaldi, il talentuoso stilista bolognese classe 1990, disegna una donna libera da preconcetti e costrizioni, figlia di quegli anni ’70 e del più sincero Made in Italy

Indice

  1. Le origini
  2. Il Brand
  3. “Vogliamo anche le rose”
  4. La donna di Marco Rambaldi
  5. Made in Italy

Le origini

Marco Rambaldi è nato a Bologna nel 1990. Dopo il diploma in Grafic Design e gli studi in Product Design, si laurea nel 2013 in Design della Moda all’Università IUAV di Venezia.

Marco Rambaldi
Marco Rambaldi

Il suo debutto nel calendario della moda di Milano avviene nel febbraio del 2014 e, in quella occasione, vince il concorso Next Generation patrocinato da Camera Nazionale della Moda italiana.

Nel 2017 è tra i finalisti di Who Is On Next?, progetto di fashion scouting dedicato ai giovani talenti della moda, ideato e realizzato da Altaroma in collaborazione con Vogue Italia.

Il Brand

“Il mio brand vuole liberare le donne dai preconcetti, pregiudizi e stereotipi. Decise nei loro intenti finali, mutevoli nella voglia di indossare capi diversi ma che esaltano le curve grandi o piccole che siano, le rughe più o meno marcate. Marco Rambaldi

Rambaldi parte da qui con il suo ragionamento stilistico, ma in chiave post-contemporanea. Un’ immagine mutevole, come mutevole è la donna di riferimento, mantenendosi tra nuova freschezza ed ricordo del passato.

“Vogliamo anche le rose”

Le rivoluzioni culturale e sessuali sono il concept del progetto creativo del bolognese Marco Rambaldi, presentato durante l’edizione di AltaRoma di gennaio 2018.

Il tema della liberazione sessuale è stato dibattuto nottetempo ma è tutt’oggi un tabù. Saperlo raccontare attraverso una collezione è ancor più difficile e per farlo, occorre avere abbastanza sensibilità.

Marco Rambaldi Perfetto look anni settanta con jeans zampa d'elefante
Perfetto look anni settanta con jeans zampa d’elefante

Fotogrammi ritagliati, copertine sbiadite e frammenti di poster: la collezione di Rambaldi segna l’inequivocabile estetismo anni Settanta, sottolineandolo con stampe e colori vibranti. La “rivoluzione” della linea autunno/inverno 2018-19 disegnata dallo stilista, mette in risalto l’involuzione sociale attraverso capi ludici e leggeri ma dall’aplomb rivoluzionaria.

La donna di Marco Rambaldi

Sulla passerella autunno/inverno 2018-19 sfilano sia donne mature, come l’amica transessuale Valerie, sia giovani modelle: i capi di Rambaldi non conoscono età anagrafica e non hanno un target definito.

Marco Rambaldi Valerie indossa un cappotto over
Valerie indossa un cappotto over

La liberazione sessuale degli anni Settanta, fonte di ispirazione per la stagione autunno/inverno 2018-19, capovolge i taboo di oggi. I diritti delle donne, le lotte femministe e la pornografia sono i temi focali della collezione. Stampati sui tessuti, momenti incastonati nello jacquard, giacche dai tagli maschili, passamanerie all’uncinetto e stampe tie and dye, tutto per esaltare e rendere la donna libera di esprimersi ed essere sempre se stessa.

Mina, Ornella Vanoni, Anna Oxa, sono solo alcune delle dive che rappresentano la donna Rambaldi. Sono proposte sulla maglieria, sono la musica che ha accompagnato la sfilata e sono le muse di femminilità e libertà sessuale della collezione 2018.

Made in Italy

L’ufficio milanese è composto dallo stilista, dal braccio destro Giulia Geromel e da Andrea Batilla, storico giornalista di moda. Ultimamente si è aggiunto fidanzato di Rambaldi, Filippo Giuliani, che cura lo styling. Produzione in Italia, ideazione tra Milano e Bologna: ma sopratutto sono creativi Made in Italy, non solo per il luogo in cui vengono sviluppati i prodotti, ma perchè la creatività, tutta la storia e l’estetica che c’è dietro è italiana. Un Made in Italy sincero.

GAETANO POLLICE

Gaetano Pollice,cresciuto a Guglionesi, è un giovane stilista che, con le sue borse,si fa portavoce della tradizione molisana e dell’artigianato made in Italy.

Indice

  1. Le origini
  2. Lo stile di Gaetano Pollice
  3. Showcase 2018

Le origini

Lo stilista Gaetano Pollice è cresciuto a Guglionesi, paese dell’entroterra molisano. Ha vissuto e studiato a Milano e a Bologna, arrivando (anche per motivi lavorativi) sino in Cina, Giappone, Russia, Corea, India e Stati Uniti.

Gaetano Pollice Pollice Big Stars Burgundy
Pollice Big Stars Burgundy

Nonostante i numerosi viaggi, Gaetano, molto legato alle tradizioni nostrane, è sempre tornato in Italia. E proprio l’Italia, o per meglio dire il Molise, con la sua cultura e i suoi sapori, è protagonista delle borse dello stilista. Pollice, dunque, si fa portavoce della tradizione molisana attraverso borse che marcano il savoir-faire degli artigiani che hanno accompagnato, attivamente, al successo il marchio nato nel 2015. Su questo team pieno di risorse lo stilista dice:

“Io mi sento il capitano di una barca che va a largo e chi la porta avanti è folle come me. Quella follia necessaria per rischiare e per gioire quando finalmente si avvista la terraferma. Questa barca è chiamata Made in Molise e gli artigiani molisani e la mia famiglia tutta sono saliti a bordo consci di iniziare un viaggio infinito. Un’avventura che ogni giorno mi riconoscono come una salvezza, perché un artigiano oggi se non può sperimentare si annoia. Ma da noi non c’è nemmeno un attimo di tempo per annoiarsi; ci sporchiamo le mani quotidianamente e con le mani realizziamo questi gioielli che dal 2015 ormai fanno sognare.

Lo stile di Gaetano Pollice

Dell’attaccamento di Gaetano alla sua terra ne è prova La Tombolo bag, una pregiata borsa da donna il cui decoro, appunto, è ottenuto con l’antica tecnica di ricamo che risale al ‘500. In Molise, infatti, ci sono ancora donne che realizzano questi preziosi ricami, che intrecciano fili color avorio con l’aiuto dei fuselli. Ad Isernia è stato fondato un piccolo museo che conserva tutte le vecchie tele ricamate a Tombolo.

Gaetano Pollice Tombolo bag clutch
Tombolo bag clutch

Tutti i pezzi delle collezioni sono creati e realizzati in Italia, precisamente a Campobasso, nel laboratorio Made in Molise. E non solo per quanto riguarda la produzione pellettiera: tutti i professionisti (grafici, fotografi, illustratori) sono nati e vivono in Molise, il che rafforza incredibilmente l’immagine del brand. Gaetano afferma convinto:

“Il profumo del Molise deve venir fuori tutto quando apri una mia borsa […] Artigianalità. Creatività. Manualità. Tradizione. Passione. Gioia. Con queste parole voglio sintetizzare il mio brand.”

Showcase 2018

Gaetano Pollice è tra i talenti selezionati da Showcase, nuovo progetto di AltaRoma e Agenzia Ice a favore degli emergenti della moda e del design Made In Italy. Per l’occasione lo stilista presenta “What it is, is Beautiful“, nuovissima collezione di borse Made in Molise.

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“La nuova collezione questa volta parla di mare, di salsedine, del mare molisano che tanto amo e con il quale sono cresciuto. L’acqua è vita e l’acqua dà vita. In questi anni ho fatto mia una citazione, “what it is, is beautiful “,appunto. Qualunque cosa noi facciamo, chiunque noi siamo e qualsiasi cosa desideriamo realizzare, tutto sarà comunque bellissimo.” Gaetano Pollice

Meduse e stelle marine sono le protagoniste della collezione. La palette colori ruota tutt’intorno al burgundy, il colore principe: viola inchiostro, nude, light blu, gold e silver, rosso.

MARIANNA CIMINI

Brand nato nel 2012 dall’omonima stilista Marianna Cimini, designer di origini amalfitane. Il talento di Marianna viene subito riconosciuto dal fashion business, per la sua capacità di fondere moda ed arte, dando vita ad una visione unica.

Indice

  1. Le origini
  2. Lo stile del brand
  3. Premi e riconoscimenti
  4. Moda e arte si fondono
  5. La donna Cimini

Le origini

Marianna Cimini, ritratto
Marianna Cimini

Marianna Cimini è una fashion designer campana, cresciuta in Costiera Amalfitana. Si trasferisce giovanissima a Milano per frequentare il prestigioso Istituto Marangoni e la sua attitudine verso la moda viene subito apprezzata da diversi brand. Ben presto inizia a collaborare con importanti ed affermati marchi italiani tra cui MaxMara, dove disegna per più di tre anni la linea ‘S MaxMara e Tod’s, dove è responsabile di una capsule collection (limited edition) per Fay Donna.

Lo stile del brand

Nel 2012 la stilista lancia l’omonimo brand Marianna Cimini durante la Mercedes Benz Fashion Week di Milano, incontrando il plauso della critica. Interamente Made in Italy, subito si distingue per l’equilibro tra femminilità e attualità. Il marchio unisce l’amore per linee ben definite alla semplicità e la funzionalità dell’abbigliamento sportivo imprime alle collezioni un’essenza sportswear-chic.

Marianna Cimini Collezione 2018/19
Collezione 2018/19

Marianna Cimini ha un’immagine contemporanea non priva di raffinatezza. Le collezioni, infatti, si compongono di estrema linearità, saltuariamente stravolta da sovrapposizioni e volumetrie over.

Premi e riconoscimenti

Marianna Cimini vanta una carriera ricca di riconoscimenti. Tra i suoi successi, la vittoria al Premio Moda Italia sponsorizzato dal CNA e una menzione speciale del concorso Next Generation organizzato dal CNMI. È stata, inoltre, finalista al concorso Muuse per Vogue Talents for The Young Vision Awards.

Nel 2014 ha l’opportunità di sfilare per la prima volta a Roma, in occasione della decima edizione di Who is on Next? – concorso indetto da Vogue Italia e AltaRoma. Più volte segnalata da Vogue, a settembre dello stesso anno viene inserita da Vogue Talents tra i migliori 200 designer emergenti.

Moda e arte si fondono

Marianna Cimini Collezione autunno/inverno 2018-19, ispirata a un dipinto di Monet
Collezione autunno/inverno 2018-19, ispirata a un dipinto di Monet

La collezione autunno/inverno 2018-19, presentata ad Altaroma, si ispira a “La femme à l’ombrelle” di Claude Monet. La collezione ne risulta una sorta di gioco del rovescio, un po’ come il quadro, uno dei dipinti più rappresentativi dell’Impressionismo, ma già così vivido dell’imminente modernità.

Marianna Cimini La femme à l’ombrelle, Claude Monet, 1886
La femme à l’ombrelle, Claude Monet, 1886

La stilista, sempre affascinata dal pittore dai forti contrasti, ragiona sulle ambivalenze di Monet, sia nella composizione che nella palette di colori. Due sono i piani di lettura, uno romanticamente evanescente ma leggibile nella figura femminile – nel bianco del suo abito e nei blu del cielo – l’altro cupo e scomposto, teso ad afferrare  l’incognito della modernità attraverso la pennellata nervosa del prato scosso dal vento.

Due anime simili ma opposte si fondono per ricrearne una nuova, diversa, interpretata da Marianna Cimini con un’idea di Nuovo Romanticismo.

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uno sguardo ai look

I look presentati in sfilata, senza seguire equilibri cromatici, hanno assecondato il “caos” di opposti dell’atto generativo, così come le scelte musicali che li hanno accompagnati. Le silhouettes sono mirate a ricreare questi contrasti e le loro contraddizioni, sovrapponendo capi spalla dal taglio maschile alle linee più romanticamente morbide degli abiti lunghi e mini, generando nuovi volumi. Sono poi i tessuti tecnici come il nylon, l’eco-pelliccia e l’eco- pelle abbinati alle sete, i colori decisi illuminati dalle paillettes e i colori più delicati come il verde salvia a fare da sfondo alle  macro-stampe floreali o l’azzurro tenue della maglieria acceso dal lurex.

Marianna Cimini Midi skirt con macro paillettes
Midi skirt con macro paillettes

Con la collezione autunno/inverno 2018-19 Marianna Cimini offre la sua  personale interpretazione di una nuova donna, emancipata, a suo agio con se stessa in qualsiasi contesto e a qualsiasi età.

“Ogni capo è inteso per essere indossato in qualsiasi occasione  o momento della giornata. Un semplice completo pantalone dal taglio maschile  può trasformarsi, con l’aggiunta di un accessorio come un collo in maglia, in una raffinata mise glamour per una cena improvvisa. Gli abiti in seta ma dalla linee sportive si prestano a soddisfare ogni esigenza semplicemente giocando sugli accessori o sui gioielli.” Marianna Cimini

La donna Cimini

La collezione autunno/inverno 2018-19 connota un piacevole romanticismo che si contrappone, talvolta, alla linea altamente contemporanea dei capi. Queste proposte sono dirette ad una donna che vive appieno la sua contemporaneità, capace di sfruttare l’insita abilità creativa, propriamente femminile, per affrontare le sfide e i ritmi che i tempi moderni impongono.

Quella di Marianna Cimini è una donna che non arretra davanti all’imprevisto, è fantasiosa e ironica e questo le consente di essere impeccabile e a proprio agio sempre.

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Dalla presenza raffinata ma non rigorosa, è elegante e contemporanea: freschezza e leggerezza delle linee e stampe per un sofisticato fascino. I colori, potenti, vengono abbinati a contrasto, secondo lo stile che Marianna definisce “grafica metropolitana”, grafismo minimalista che profuma d’audacia mediterranea.

“La mia collezione, così come le altre che l’hanno preceduta, è tesa ad interpretare una donna decisa e dinamica ma che non rinuncia né alla sua femminilità nel sua accezione più romantica ma non necessariamente sdolcinata, né alla sua intima fragilità che non è da intendersi come sinonimo di debolezza. Se proprio dovessi tradurre in un messaggio ciò che perseguo con questa mia visione direi che è quello di mostrare con fierezza ogni più piccola sfaccettatura del proprio essere donna, senza condizionamenti.” Marianna Cimini

ALBERTA FERRETTI

Alberta Ferretti è la stilista italiana fondatrice dell’omonima casa di moda e designer di Philosophy (di Alberta Ferretti) fino al 2014.

Indice

  1. Le origini
  2. Aeffe
  3. Patrimonio culturale 
  4. Premi e riconoscimenti
  5. Collezione sposa 
  6. Situazione attuale 

LE ORIGINI

Alberta Ferretti è una stilista italiana, fondatrice dell’omonima linea di abbigliamento. La Ferretti è vicepresidente del consiglio di amministrazione del Gruppo AEFFE, fondato nel 1981 assieme al fratello Massimo.

Alberta Ferretti
Alberta Ferretti

La stilista nasce a Gradara, in terra di Romagna. Da sempre dotata di un grande senso estetico, muove i primi passi lavorando nella grande sartoria della madre. Lì impara a maneggiare i tessuti, a conoscere i cromatismi sofisticati e a familiarizzare con le lavorazioni. Il DNA sartoriale e l’ambizione è tanto forte che, a soli 18 anni, apre la sua prima boutique, a Cattolica. L’esperienza la mette a diretto contatto con le esigenze delle clienti ed affina il suo intuito nell’anticipare i trend della moda e i desideri delle donne.

AEFFE

Nel 1974 produce la sua prima collezione che ottiene un ottimo successo tra gli addetti ai lavori. Incoraggiata dalla risposta del pubblico, sei anni dopo, fonda insieme al fratello Massimo, AEFFE, l’azienda che porta le sue iniziali. Oggi AEFFE è un potente gruppo societario che controlla e produce, oltre alla linea Alberta Ferretti, anche i marchi Moschino, Pollini e Velmar.

Dagli anni Ottanta in poi gli affari si sviluppano in maniera inarrestabile. L’azienda lancia anche la linea Philosophy, sempre disegnata dalla stilista, rivolta ad un target più giovane e posizionata su una fascia di prezzo più bassa. Acquista inoltre le licenze per la produzione di firme di spicco del prêt-à porter quali Jean Paul Gaultier, Authier, Cacharel e Marithé & François Girbaud.

Alberta Ferretti Philosophy di Alberta Ferretti, abito bianco stampato
Philosophy di Alberta Ferretti, abito bianco stampato

Vengono portate a termine acquisizioni di pacchetti azionari di diverse altre società a conferma della forza di AEFFE capace muoversi come una holding sul piano internazionale. Mentre il fratello Massimo si occupa della parte economica e gestionale dell’azienda, Alberta mantiene la direzione creativa, concentrandosi sulle sue creazioni femminili contraddistinte da linee pure, essenziali e decorazioni con ricami preziosi.

Le collezioni vengono apprezzate in tutto il mondo permettendo l’apertura di numerose boutique e corner shop in quattro continenti.

Particolare attenzione viene dedicata, in anni recenti, al mercato dell’Est sul quale l’azienda si sta muovendo, in linea con i trend del mercato.

PATRIMONIO CULTURALE

Alberta Ferretti Campagna pubblicitaria con Linda Evangelista, 1990
Campagna pubblicitaria con Linda Evangelista, 1990

La stilista, nel corso degli anni, si distingue rivelandosi particolarmente  sensibile alla cura del patrimonio artistico e culturale. Nel 1994, con un gruppo di aziende e il patrocinio di Comune e Regione, promuove il titanico restauro del borgo medievale di Montegridolfo, nei pressi del suo luogo di nascita, al confine tra Romagna e Marche.

Dopo circa sei anni di lavoro, il borgo si riappropria della sua identità perduta, apparendo com’era alle origini e ritrovando sostenibilità economica in veste di nuova destinazione turistica. L’impegno dimostrato nella valorizzazione di questo patrimonio architettonico e paesaggistico vale ad Alberta Ferretti, nel 2000, la laurea honoris causa in Conservazione dei Beni Culturali, conferitale dall’Università di Bologna. Lo stesso ateneo, inoltre, nel 2003, le affida una cattedra per il Master in “Produzione e cultura della moda”.

Premi e riconoscimenti

Nel corso della sua carriera Alberta Ferretti riceve numerosi riconoscimenti. Tra essi figurano il premio The Romantics dall’International Fashion Group di New York, il premio La Kore come Stilista dell’Anno nel 2003, il Premio alla Carriera conferitole dal sindaco di Roma Walter Veltroni oltre che il prestigioso titolo onorifico di Cavaliere del Lavoro della Repubblica italiana.

Collezione sposa

Alberta Ferretti Forever, collezione sposa 2015
Forever, collezione sposa 2015

Nel 2010, come estensione organica per l’azienda, veine introdotta una speciale collezione da sposaAlberta Ferretti Forever. Gli abiti sono romantici e leggeri, grazie all’uso di chiffon e delicati ricami, pizzi e balze.

Secondo la relazione annuale di Aeffe S.p.A. per il 2015, il marchio Alberta Ferretti aumenta, in quell’anno, del 17,0% con  vendite nette di 23,94 milioni di euro e ricavi totali della società di 274,04 milioni di euro.

SITUAZIONE ATTUALE

Alberta Ferretti Collezione primavera 2017, Milano Fashion Week
Collezione primavera 2017, Milano Fashion Week

Per tenere il passo con le nuove tendenze del mercato del lusso, la collezione Pre-fall 2017 include Rainbow Week, capsule collection disponibile per la vendita See-Now-Buy-Now. Rainbow Week è la prima collezione capsule di maglieria del marchio. Essa comprende sette maglioni in diversi colori con tanto di giorno della settimana scritto su di essi. I capi sfilano indossati da modelli e modelle: altra nuova tendenza nel mondo della moda, la fluidità di genere.

Oggi AEFFE è un gruppo societario che genera più di 200 milioni di euro di ricavi a esercizio, impiega 1300 dipendenti e produce 2 milioni di capi l’anno, distribuiti in una rete di 190 negozi monomarca e oltre 6500 punti vendita selezionati.

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