CASADEI

Luxury brand italiano, disegna e produce calzature alla moda tra cui pumps, sandali, zeppe, sneaker, boot e accessori.

Indice

  1. Le origini: Quinto e Flora Casadei
  2. Le prime zeppe
  3. Le Pump
  4. La seconda generazione
  5. L’espansione del brand
  6. Il 50° anniversario
  7. Situazione attuale

Le origini: Quinto e Flora Casadei

Casadei, azienda calzaturiera e pellettiera di S. Mauro Pascoli, in provincia di Forlì, nacque alla fine degli anni ’50 come piccolo laboratorio artigiano che fabbricava calzature di sofisticata fattura. La storia del brand, oggi leader mondiale del settore, è tutt’altro che ordinaria: se si guarda il percorso intrapreso, si può notare come la fortuna di Casadei sia costruita sull’eccellenza del design e sulle competenze imprenditoriali.

Il brand dal design audace nacque nel 1958, quando Quinto e Flora Casadei iniziarono a realizzare calzature per i turisti della costa orientale. I due, insieme, diedero vita a un piccolo laboratorio, divenuto poi un vero e proprio impero: nascosta a San Mauro Pascoli, città di provincia della Rivera romagnola, regione nota soprattutto per l’agricoltura e le bellezze rinascimentali, la coppia Casadei diede il via ad una nuova forma d’arte.

Casadei Campagna pubblicitaria autunno/inverno 1963
Campagna pubblicitaria autunno/inverno 1963

Gli anni ’60 videro lo sviluppo di una struttura commerciale più formata, l’inizio delle esportazioni verso l’Europa, verso gli Stati Uniti e verso l’Estremo Oriente, la presentazione di una linea completa dedicata all’abbigliamento da sera e la nascita di una collezione di borse. Verso la fine degli anni Sessanta, la fama di Casadei si diffondeva ben oltre le frontiere italiane. Dopo aver vestito i piedi di tanti turisti, l’azienda a conduzione familiare espanse la sua scala di produzione e presenza internazionale. La società acquisì una struttura più solida e concentrò l’attenzione sulle esportazioni, sia nel mercato europeo, sia negli Stati Uniti d’America.

Le prime zeppe

Dopo la prima linea di sandali, Casadei presentò la sua prima serie di zeppe: scelta popolare e trendy nell’eccentrico decennio dei’60. I primi anni Settanta consentirono ai fondatori di spostare la base dall’officina prima ad una fabbrica industriale. Questo cambiamento permise loro di avere molta più libertà creativa, iniziando un vero e proprio viaggio nel mondo delle calzature.

Casadei Campagna pubblicitaria inverno 1971
Campagna pubblicitaria inverno 1971

Prendendo le zeppe come punto di partenza, Casadei sperimentò l’idea di zeppe con lacci e slip-on. Inoltre, il design divenne più coraggioso, impreziosendosi di delicati ricami. Più tardi, cambiò rotta, entrando in un’era di pump in pelle con tacco svasato.

Verso la fine degli anni Settanta, i concept di versatilità ed utilità trovarono sfogo nella prima linea di stivali Casadei, alti fino alle ginocchia o cortissimi. Con questo nuovo prodotto il brand ampliò anche la sua presenza nel mercato asiatico: nel ’77 si aprirono ufficialmente al mercato giapponese.

Le Pump

Casadei Pump anni '80
Pump anni ’80

Nei primi anni Ottanta il brand espanse la sua attività anche in Medio Oriente. Dopo stivali e zeppe, Casadei si rivolse verso le pump: l’interpretazione dell’azienda fu estremamente fantasiosa, tra  pois e tulle di velluto, alti tacchi conici in pelle dorata.

In pochissimo tempo le pump si assicurarono un posto nella hall of fame, diventando prodotto iconico dell’azienda. Dedicandosi alle curve aggraziate dei piedi femminili, il brand continuava a dilettarsi con diversi tessuti, finiture e ricami, riuscendo sempre a vincere l’incessante scorrere del tempo. Verso la fine degli anni Ottanta, il brand si adattò rapidamente alla tendenza “sportiva”, costruendosi un dizionario di sneakers ibride e scarpe da calcio con i tacchi.

La seconda generazione

Casadei Cesare Casadei nel suo ufficio
Cesare Casadei nel suo ufficio

Come la maggior parte delle aziende a conduzione familiare, anche Casadei aprì le porte alla seconda generazione: il figlio di Quinto e Flora, Cesare Casadei, divenne direttore creativo. Cesare entrò in carica nel ’94 e da allora promosse molto l’immagine del brand, facendo leva sul “Made in Italy” nel mondo. L’arrivo di Cesare segnò anche l’inizio delle collezioni unisex e la nascita di calzature casual, una più incredibile dell’altra.

Casadei Primavera/estate 1995, scatto di Nick Knight
Primavera/estate 1995, scatto di Nick Knight

Agli inizi del 2000, il brand decise di trasferire lo showroom di Milano in Via dell’Annunciata, in uno spazio progettato ad hoc per divenire sede aziendale. Casadei era ormai uno dei marchi preferiti tra le celebrità. Gli A-listers di Hollywood venivano fotografati con le Casadei, rendendo il brand un nome significativo nel circuito della moda;  i talenti della fotografia scattavano le campagne pubblicitarie dell’azienda, tutto votava per la crescita felice.

L’espansione del brand

Casadei Flagship Store di Londra
Flagship Store di Londra

Ad ottobre del 2002 la società, che contava più di 200 persone, aprì un nuovo negozio monomarca nel cuore di Londra, al n. 12 di Beauchamp Place, nel quartiere di Knightsbridge. Per Casadei l’Italia rimane il secondo mercato (dopo gli Stati Uniti) con 400 punti vendita, 4 dei quali monomarca (Milano, Firenze, Rimini e Ferrara); insieme alla Germania, l’Italia è il mercato più importante d’Europa. Altre due boutique furono aperte in Russia, a San Pietroburgo e a Mosca. L’espansione dell’azienda è garantita dall’ottimo fatturato, che nel 2001 raggiunse i 32.604 milioni di euro (+14,82% rispetto all’anno precedente).

Nel 2004 la Federation Of Italian Footwear mise sul mercato una serie limitata di francobolli dedicati alla celebre Casadei: grande riconoscimento per l’azienda che rappresenta l’eleganza e la tendenza delle calzature italiane nel mondo.

Il 50° anniversario

Casadei ha compiuto 50 anni nel 2008: per festeggiare il mezzo secolo di disegni accattivanti e di gloria artigianale, è stata chiamata la fotografa Ellen Von Unwerth: il risultato fu una pubblicazione sulle calzature Casadei negli anni, seguito da una mostra alla Triennale di Milano.

Casadei Mostra per i 50 anni di Casadei, scatto di Ellen Von Unwerth
Mostra per i 50 anni di Casadei, scatto di Ellen Von Unwerth

 

Anno dopo anno Casadei si espandeva in tutto il mondo: nel 2010 si lanciò a tutto gas nelle aperture di Roma, Cannes, Dubai, Casablanca e New York. Lo stesso anno ha portato anche le calzature e i tacchi Casadei alla settimana della moda di Milano.

L’etichetta scoprì anche il mondo digitale, con il lancio del loro sito web nel 2012, seguito dall’arrivo della boutique e-commerce nel 2013. Nel 2015, Cesare Casadei e l’Architetto Marco Costanzi progettarono il primo concept store di  Milano, seguito dalla presentazione di una nuova boutique nell’esclusiva Albemarle Street, a Mayfair, Londra. Nello stesso anno, la società rilanciò il suo portale di shopping online, grande passo verso la creazione di una nuova estetica.

Situazione attuale

Casadei Stiletto Blade, 2015
Stiletto Blade, 2015

Casadei ha iniziato il 2017 partecipando al Super Bowl: Lady Gaga, scelta per la prestigiosa performance di metà tempo, ha indossato i famosi Stiletto Blade di Casadei. Inoltre, Victoria Beckham viene spesso vista con la stessa calzatura, che sembra tanto essere una delle preferite delle celebrità, che inneggiano a Casadei come il brand più comodo tra i concorrenti.

Ad oggi, Casadei continua ad essere esempio di design impeccabile e intelligenza imprenditoriale, d’artigianalità esperta e d’innovazione ponderata. È testimonianza dell’eredità italiana, dei suoi colori vivaci e dei valori artigianali.

CHRISTIAN DIOR

Luxury brand francese, fondato da Christian Dior nel 1946. Dior ha regalato al mondo uno stile completamente nuovo e una femminilità unica.

Le origini: Christian Dior

Christian Dior (1905-1957), è stato il sarto e lo stilista fra i più importanti nel panorama della haute couture francese.

Nato a Gramville nel nord-ovest della Francia, Christian Dior ha vissuto un’infanzia felice. Infatti, fin da piccolo ha avuto la possibilità di esprimere la sua creatività, disegnando costumi per il carnevale o per le festicciole dei suoi amici.

Christian Dior
Christian Dior

CHRISTIAN DIOR E L’ARTE

Ma la sua vocazione alla creazione artistica, emerse con maggior chiarezza più tardi, corroborata da una costante frequentazione di musei e gallerie. Interrotti gli studi universitari di Scienze Politiche e accantonata l’idea di intraprendere la carriera diplomatica, come avrebbero voluto i suoi genitori, Dior si associò all’amico Jean Bonjean, proprietario d’una galleria d’arte a Parigi. Qui esponevano i protagonisti delle avanguardie del ‘900.

GLI INIZI NELLA MODA

La morte della madre ed il fallimento dell’azienda paterna, gli cambiarono la vita, rendendo la sua giovinezza tormentata.

Nel ’34 si ammalò seriamente di tubercolosi. Dopo un anno di convalescenza in Spagna, tornato a Parigi, cominciò a collaborare alle pagine di moda del settimanale Le Figaro Illustré. Inoltre si cimentò con il disegno di cappelli, iniziando a vendere schizzi di abiti e di accessori a diverse case di moda.

Questo periodo di instabilità durò 7 anni, fino al momento in cui trovò un lavoro stabile alla maison Piguet. Uno dei sui primi successi fu una gonna molto ampia adatta anche per il giorno.

Dior Collezione Cafe Anglaise. Ultima e più famosa collezione per Piuget
Collezione Cafe Anglaise. Ultima e più famosa per Piuget

LA GUERRA

Con lo scoppio della guerra e il richiamo alle armi, la vita dello stilista subisce un periodo di stallo.

La firma dell’armistizio colse Dior nel sud della Francia, dove, nella casa paterna, restò per un anno e mezzo, godendo della natura e della semplice vita di paese. Solo l’insistenza di fedeli amici lo convinse a riprendere la via di Parigi, nel ’41.

DIOR E LUCIEN LELONG

Non troverà più ad attenderlo il suo incarico da Piguet. Entrò però nella casa di moda di Lucien Lelong, dove come assistente lavorava anche Balmain. Qui, per molte stagioni, disegnò le collezioni, creò la gonna strettissima e la gonna svasata, determinando non soltanto il successo di Lelong, ma anche il proprio, perché divenne il primo dei figurinisti.

Christian Dior Schizzo per Lucien Lelong, 1944-45
Schizzo per Lucien Lelong, 1944-45

LA MAISON DIOR

Ormai si sentiva pronto a gestire una sua maison e sapeva di poter contare su un talento innato per gli affari. Era il ’46, l’anno della partnership con Boussac, che lo finanziò con la cifra, molto elevata per l’epoca, di 60 milioni di franchi. Nell’avventura lo seguirono alcune fra le colonne di Lelong: Raymonde Zehnacker, Marguerite Carré, Mitza Bricard.

Il giovane Pierre Cardin entrò a far parte dell’azienda come primo tagliatore. La squadra si mise subito al lavoro nel palazzetto di Avenue Montaigne.

LA LINEA COROLLA

L’immaginario collettivo, associa Dior al “New Look”, che, il 12 febbraio 1947, lo rese celebre nel giro di un giorno.

Era la sua prima collezione. Dopo la sfilata del mattino, uscì sul balcone dell’atelier al 30 di Avenue Montaigne, per salutare una folla di donne plaudenti. I giornali di Parigi erano in sciopero e fu in America che scoppiò la bomba della moda Dior, battezzata da Carmel Snow, direttrice di Harper’s Bazaar, con la frase “It’s a new look“.

Christian Dior New Look 1946
New Look 1946

UNa femminilità antica 

Con la linea Corolla, ribattezzata New Look, la donna era nuovissima nella sua pronunciata femminilità e sapeva d’antico. La vita era minuscola (ricomparvero il corsetto e la guêpière, con un brusco salto all’indietro), il petto alto, le spalle minute. Le gonne erano ampie e allungate con sottogonna di tulle per accrescerne il volume.

Fu un dietro front rispetto al corpo liberato da Poiret e carezzato da Chanel. Si tornò all’eleganza aristocratica e anche alla battaglia degli orli, di collezione in collezione.

 Christian Dior New Look 1946
New Look 1946

L’INCONTRO CON MARCEL BOUSSAC

In un esaltato ritorno alla femminilità, Dior lanciò immense, allungate gonne, vite strizzate in giacchini-corpetto, facendo tremare trepidanti le donne di mezza Europa. Aveva avuto un’intuizione folgorante, ma a decidere il suo destino fu l’incontro con Marcel Boussac. Il magnate francese del tessile aveva tutto l’interesse a cancellare le restrizioni del tempo di guerra in fatto di tessuti e le ruscellanti gonne di Dior avevano bisogno di 15 metri di stoffa, e ben 25 ne occorrevano per un abito da sera.

Christian Dior Abito da sera anni '50
Abito da sera anni ’50

Avenue Montaigne

Christian Dior Avenue Montaigne
Avenue Montaigne

Avenue Montaigneindirizzo ancora oggi fulcro dell’espansione di un impero così carismatico, il cui fascino è sempre stato rispettoso dell’arredamento e dell’atmosfera scelti da Dior: poltrone stile Luigi XV, con medaglione grigio e bianco, simbolo della maison, su retro.

IL PRIMO PROFUMO

Altro motivo associato all’immagine di Dior è il mughetto, ricordato nel primo profumo (’48), Diorissimo, da allora spruzzato con generosità sulla moquette grigio perla nei giorni delle tante sfilate della casa Dior.

un atelier ormai affermato

Fra lodi e invettive, Dior era ormai Dior: un atelier splendido con 85 dipendenti. Poteva mutare stile e lo fece: tante linee secondo le lettere dell’alfabeto. Seppe far rivivere la perizia artigianale delle “petites mains“, meravigliò per i suoi inafferrabili accorgimenti tecnici, capaci di rendere indeformabile il taglio.

Christian Dior New Look 1949
New Look 1949

I CAMBIAMENTI NELLA LINEA DONNA

Dior, già premiato con l’ambito riconoscimento Neiman Marcus, ritirato in America, aggiustò il tiro a favore della donna dinamica uscita dalla guerra. Raccolse sul dietro la gonna (’48), tagliò giacchini morbidi, presentò gonne di linea affusolata (’49), accorciandole l’anno dopo, unendole a giacche a sacchetto con collo a ferro di cavallo.

La silhouette si addolcì, nel ’54, la vita non era più strizzata nella linea H e stava per nascere l’amato-odiato abito a sacco.

Christian Dior 25 aprile 1950: lo stilista del New Look con sei modelle 'A-line' dopo la sfilata al Savoy Hotel, Londra
25 aprile ’50: lo stilista del New Look con sei modelle ‘A-line’, sfilata Savoy Hotel, Londra

LA LINEA A E LA LINEA Y

Seguirono, nel ’55, la linea A e la linea Y: leitmotiv i vasti colli a V e gli abiti accompagnati da stole immense. Quell’anno la sua ricerca sul tema del caftano ha effetti su tutto il mondo della moda, così come il delicato abito in chiffon a vita alta e quello attillato a guaina. Dai profumi al prêt-à-porter, dagli accessori alla biancheria, fra licenze, aperture di boutique nell’America Latina e a Cuba, Dior sembrava battersi come non mai per la fama e l’immortalità delle sue creazioni.

Propose nuovi tacchi a spillo, eccelse nella cura degli accessori: cappelli, guanti, bijoux.

L’ULTIMA COLLEZIONE

Nel ’57 la maison presentò l’ultima collezione del Maestro: variazione sul tema della vareuse, capo morbidamente appoggiato ai fianchi accanto a sahariane kaki, bottoni a chiudere le tasche ad aletta. Gli furono sufficienti dieci anni, dal ’47 al ’57, quando d’estate morì a Montecatini, per diventare immortale e per rendere uno dei più ammirati imperi della haute couture una vera e propria leggenda.

Christian Dior Collezione di Yves Saint Laurent per Dior, 1958
Collezione di Yves Saint Laurent per Dior, 1958

YVES SAINT LAURENT PER DIOR

La collezione ’58 portò la firma di Yves Saint-Laurent che da tre anni era divenuto aiutante ed erede di Dior: si chiamava Trapezio e fu un trionfo. Chiamato nel ’60 ad assolvere al servizio militare, Saint-Laurent, al ritorno, creò il proprio atelier, avendo trovato al suo posto, nell’atelier di avenue Montaigne, Marc Bohan, che nell’arco di 30 anni, espresse, con misura ed eleganza creativa, lo spirito del fondatore.

Una nuova Leadership: Bernard Arnault

Christian Dior Bernard Arnault
Bernard Arnault

Nell’88, una grande retrospettiva al Pavillon Marsan nel Musée des Arts de la Mode al Louvre celebrava Dior e, insieme, la nuova regia del mago degli affari nella sfera del lusso, Bernard Arnault.

L’ARRIVO DI GIANFRANCO FERRé

In quell’anno, la maison aprì la prima boutique a New York: il numero uno tra i francesi non aveva ancora un punto vendita nella “Grande Mela”. L’anno successivo fu quello dell’addio di Bohan. Approdò in Avenue Montaigne l’italiano Gianfranco Ferré.

Dior Gianfranco Ferré, Haute Couture primavera/estate '96, sfilata francese
Gianfranco Ferré, Haute Couture primavera/estate ’96, sfilata francese

le collezioni: ferré per dior

Nelle 4 collezioni annuali fra alta moda e prêt-à-porter, alcune memorabili, partendo da rivissute immagini del primo Dior. Via via, accentuando un fasto atemporale ora audace ora di magica opulenza, Ferré sviluppò una gamma di creatività consona tanto al tempo attuale che al prestigio dell’ illustre maison, punteggiata dai profumi Dune e Dolce vita.

JOHN GALLIANO PER DIOR

In tempi più recenti, dopo l’uscita di scena di Ferré, il timbro di impeccabile bellezza della griffe non fu sempre restituito dalle collezioni firmate John Galliano. Quest’ultimo, nominato direttore creativo di Dior nel 1996, era sicuramente più votato all’ironia o agli eccessi, che alla voluttuosa grazia della perfezione Dior.

HEDI SLIMANE

Nel 2000, al posto di Patrick Lavoix, venne assunto per il prêt-à-porter maschile il giovane stilista franco-tunisino Hedi Slimane.

Informazioni finanziarie

Nel gennaio 2002, Dior rinnovò la licenza di Sàfilo per produrre e distribuire la collezione di occhiali da vista prodotta dal 1996 e che,; l’anno successivo, avrà anche una linea uomo. L’anno 2001 si chiuse con un deficit. Christian Dior SA Holding, posseduta al 65% da Bernard Arnault, registrò una perdita di 95 milioni di euro, con un aumento del 6% delle vendite e ricavi pari a 12,567 miliardi di euro.

La perdita fu attribuita ai costi di riorganizzazione delle operazioni al dettaglio e agli investimenti necessari per organizzare gli affari degli Stati Uniti dopo l’11 settembre. Nel 2000, l’utile fu di 251 milioni di euro.

Dior Boutique Dior a Roma
Boutique Dior a Roma

GLI ANNI 2000

Nell’aprile 2002, Dior aprì un negozio a Roma, in uno dei luoghi più suggestivi della città, all’angolo di via Condotti e Piazza di Spagna. Un piccolo spazio era riservato al designer di gioielli Victoire de Castellane. A giugno, Hedi Slimane venne nominato miglior stilista dell’anno. Il premio gli fu conferito dal Council of Fashion Designers of America. A fine 2002, la società mostrò un utile netto di € 178 milioni, contro una perdita di € 95 milioni nel 2001. L’utile operativo aumentò del 31%.

L’ARRIVO DI VINCENZO MOCCIA A DIOR ITALIA

Nel marzo 2003 Vincenzo Moccia, 43 anni, diventò direttore di Dior Italia, dopo essere stato direttore di Bulgari Italia e di Gucci per l’Italia settentrionale. Il mercato italiano contribuì con un fatturato di 492 milioni di euro (+41%) e un utile operativo di 33 milioni di euro.

LA DONNA DIOR

A Parigi, la donna Dior sorprendeva ancora, vestita in lattice dalla testa ai piedi. Galliano disegnò la collezione prêt-à-porter del 2004, per la sua donna pazza, sexy ed esagerata, metà geisha e metà pagliaccio, in parte giapponese e in parte cinese.

Gonne e minigonne erano in tulle piumato e fluttuante, indossate con lunghe giacche. Le gonne in lattice sembravano una seconda pelle, decorate con mille fiori. D’altro lato le camicette erano aderenti sui fianchi, simili a mini abiti e drappeggiati a peplo, con maniche a pipistrello. I pantaloni erano molto aderenti con lacci fino alla vita.

C’erano poi nuvole di seta e chiffon, tacchi alti,  zeppe alte 8 pollici con lacci alla caviglia e corde sottilissime borchiate. Si aggiungevano anche pellicce colorate, kimono a fiori, abiti importanti over-the-top su donne completamente coperte in lattice.

Dior John Galliano, settimana della moda di Parigi, Haute Couture 2009
John Galliano, settimana della moda di Parigi, Haute Couture 2009

LE NUOVE BOUTIQUE

Ad aprile, Sidney Toledano, presidente di Christian Dior SA, annunciò l’apertura di 15 nuove boutique in tutto il mondo, da aggiungersi alle 145 già esistenti. Nel 2002, 23 nuove boutique; nel 2003 altre 15, parte delle 200 programmate entro il 2007. A Parigi, dove ve ne erano già 15, venne aperto un nuovo mega-store in Rue Royale.

100 anni dalla nascita di Christian Dior

Dior Christian Dior, celebrazione del centenario
Christian Dior, celebrazione del centenario

Nel 2005 si celebrò il centenario della nascita di Christian Dior: il ministro della Cultura francese, Renaud Donnedieu de Vabres, inaugurò la mostra “L’Homme du Siècle” a Granville, nella casa d’infanzia di Dior, ora museo Les Rumbs.

Le celebrazioni continuarono a Parigi, durante la settimana della moda, con uno spettacolo che narrò l’intera vita di Dior, la sua storia, il teatro, sua madre in un abito stile edoardiano, il ragazzino cristiano in costume da marinaio, e così via, fino al suo successo con le dive che visitarono il suo atelier.

Lo spettacolo venne “realizzato” dai modelli di punta del tempo, che non dimenticarono nemmeno di menzionare la passione per la danza e per il Perù. Nel 2007, Hedi Slimane lasciò la maison e Kris Van Assche la sostituì come direttore artistico.

Lo sviluppo del brand

Nell’aprile del 2008, Sidney Toledano, presidente e CEO di Christian Dior Couture, annunciò la nomina di Delphine Arnault Gancia a vicedirettore generale di Christian Dior Couture. L’anno fu caratterizzato dalla crisi che colpì il mondo intero, ma Sidney Toledano e John Galliano continuarono a riscuotere un fatturato molto alto, dovuto principalmente al mercato americano.

Dichiararono che accessori, il prêt-à-porter femminile e l’Haute Couture aumentarono il giro d’affari. Nel 2008, il Christian Dior Group registrò € 8,2 miliardi di vendite, guadagnando l’11% rispetto all’anno precedente e un utile netto di € 352 milioni. Tutto ciò era dovuto principalmente ai mercati emergenti: Cina, Russia e Medio Oriente.

Dior lanciò nel 2009 la nuova campagna pubblicitaria per la borsa Lady Dior; l’attrice francese Marion Cotillard fu la testimonial. Camille Miceli, nominata direttrice artistica di gioielleria e consulente artistica, entrò nel gruppo. Nello stesso periodo, dopo nove anni, riaprì la grande gioielleria e orologeria parigina.

Dior Marion Cotillard per la campagna pubblicitaria Lady Dior 2009
Marion Cotillard per la campagna pubblicitaria Lady Dior 2009

Nel 2010, Christian Dior e Sàfilo annunciarono che il loro accordo di licenza per il design, la produzione e la distribuzione in tutto il mondo della collezione di occhiali Dior veniva prorogato fino al 31 dicembre 2017. I ricavi ammontavano a € 21,1 miliardi (+19% rispetto al 2009), grazie alle buone prestazioni in Europa, Asia e Stati Uniti. Su queste basi, Christian Dior annunciò il progetto di apertura e rinnovamento di boutique nei mercati ad alto potenziale.

John Galliano viene licenziato

Dopo essere stato direttore creativo della casa per 15 anni,nel 2011 John Galliano fu licenziato da Dior per insulti antisemiti e razzisti in un momento di ubriachezza. La sua sfilata autunno/inverno 2011 proseguì senza di lui durante la settimana della moda di Parigi.

Durante lo stesso periodo, il museo Pushkin di Mosca elogiò la maison Dior con la mostra “Inspiration Dior“. La mostra raccontava la storia della maison attraverso le opere d’arte che ispirarono Christian Dior.

RAF Simons

Dior Raf Simons, prima collezione per Dior
Raf Simons, prima collezione per Dior

Nel 2012, Raf Simons divenne direttore creativo capo. Il designer belga, 44enne, divenne responsabile delle collezioni Haute Couture donna, prêt-à-porter e accessori. La maison francese dichiarò che Simons avrebbe proiettato lo stile della maison verso il XXI secolo, creando un vero cambiamento. Poco dopo l’annuncio dell’entrata di Raf Simons, la sua prima collezione di Haute Couture venne presentata a Parigi.

Era una collezione nella tradizione della maison, rivisitata in chiave moderna e architettonica, minimalista e molto lontana dallo stile Galliano. Lo stilista stupì tutti con una delle migliori collezioni del brand, mostrando la sua capacità di mescolare modernità e tradizione.

Dior Raf Simons per Dior
Raf Simons per Dior

Dior nel 2012 lanciò la sua prima rivista online, Diormag. Le notizie sul sito venivano aggiornate quotidianamente con informazioni riguardanti le attività globali della griffe. Dopo un anno di attesa, il 9 aprile 2012, iniziò l’era di Raf Simons, nominato nuovo direttore artistico della maison.

GLI ANNI RECENTI

Nel 2013, la maison Dior impegnò l’attrice Jennifer Laurence come testimonial della campagna pubblicitaria per la borsa Miss Dior, con un contratto da 20 milioni di dollari per tre anni.

A un anno dall’entrata di Raf Simons nella maison francese, Christian Dior Couture rivelò che i profitti erano aumentati del 31% e i redditi del 14%. Tali risultati erano anche dovuti all’influenza di Kris Van Assche, direttore creativo del reparto uomo. Delphine Arnault Gancia, figlia di Bernard Arnault, capo del gruppo LVMH, annunciò di voler chiudere la collaborazione con la maison per lavorare esclusivamente con Louis Vuitton.

Nel 2014, durante un’intervista, Sidney Toledano confermò che il successo derivava dall’altissima qualità della produzione, esaltando il Made in Italy e promuovendo imprese produttive anche in Veneto e in Toscana. Inoltre, dichiarò che la maison produceva in Italia perché era uno dei pochi Paesi in cui la qualità era così alta, grazie alla tradizione familiare. Fu detto ad Arnault che la borsa Lady Dior poteva essere fatta solo a Firenze negli anni ’90.

Dior Rihanna, Secret Garden
Rihanna, Secret Garden

Nel 2015, Raf Simons decise di coinvolgere la pop star Rihanna come testimonial per la campagna “Secret Garden”. Fu un grande passo avanti, poiché in settant’anni di storia del marchio era la prima donna di colore. Serge Brunschwig, direttore operativo di Dior, ottenne il ruolo di presidente della divisione Dior Homme. Lo stesso anno, Dior, Chanel e Louis Vuitton erano in testa alla classifica di Brandwatch sui brand migliori e più influenti sui social media.

Maria Grazia Chiuri

Dopo 3 anni, nell’ottobre 2015, Raf Simons decise di non rinnovare il suo contratto e di lasciare Dior per motivi personali. Al team della griffe francese venne chiesto di disegnare la collezione couture primavera/estate 2016 e la collezione ready-to-wear autunno/inverno 2016-2017. A causa dell’uscita di Raf Simons, i ricavi mostrarono un lieve rallentamento nel secondo semestre, con 961 milioni di euro di vendite.

Dior Maria Grazia Chiuri, prima collezione Haute Couture per Dior
Maria Grazia Chiuri, prima collezione Haute Couture per Dior

A luglio 2016, Maria Grazia Chiuri divenne la prima direttrice creativa donna di Dior nei suoi 70 anni di storia. Una donna con una lunga carriera nella moda, prima per Fendi e poi per Valentino, sempre vicino a Pierpaolo Piccioli. M.G. Chiuri fu la prima donna a prendere le redini del brand: sino ad allora vi erano stati solo uomini come Yves Saint Laurent, Marc Bohan, Gianfranco Ferrè, John Galliano e Raf Simons. La donna italiana conferma il rinnovamento della creatività made in Italy.

Nel 2016, Dior volò a Melbourne per festeggiare i settanta anni della maison. Il lavoro del couturier francese diviene protagonista di una retrospettiva alla National Gallery of Victoria.

Christian Dior 70° anniversario a Melbourne, Australia
70° anniversario a Melbourne, Australia

Situazione attuale

Il 31 dicembre 2016, Sàfilo e Dior rinnovarono il loro accordo fino al 2020 per la progettazione, produzione e distribuzione delle collezioni di occhiali . Inoltre, questo periodo venne caratterizzato delle calzature di Alessandro Micheli e delle T-shirt con slogan rivoluzionari e femministi di Maria grazia Chiuri.

Dior T-Shirts Dior con slogan femminista
T-Shirts Dior con slogan femminista

Nel 2017 si festeggiò 70° anniversario di Dior: la maison francese organizzò la mostra “Christian Dior: Designer of Dreams“, che si è svolse al Musée des Arts Décoratifs di Parigi. La mostra contava oltre 300 abiti mozzafiato provenienti da diverse periodi della maison.

Dior Mostra "Designer of Dreams", Parigi
Mostra “Designer of Dreams”, Parigi

Baby Dior arrivò su Instagram. Dior è uno dei pochi brand ad aver creato un account dedicato esclusivamente all’abbigliamento per bambini. Natalie Portman diventò testimonial per il profumo Miss Dior, in diverse bellissime campagne floreali. La Portman venne invitata nel sud della Francia per la raccolta della Rose de Grasse, fiore raro e prezioso, cuore della fragranza Miss Dior.

Dior Natalie Portman per Miss Dior
Natalie Portman per Miss Dior

Dior Homme è sul punto di entrare in Rinascente, a Milano, dopo la chiusura del negozio di via Montenapoleone a causa di vendite insoddisfacenti.

CESARE PACIOTTI

Azienda italiana di calzature artigianali di gran pregio, venne fondata nel 1948 da Giuseppe e Cecilia Paciotti, genitori di Cesare.

Indice

  1. Le origini
  2. Prima collezione uomo: scarpe e abbigliamento
  3. Il pugnale
  4. Paciotti 4US
  5. Esposizioni
  6. Paciotti attraversa un periodo difficile
  7. Situazione attuale

Le origini

Cesare Paciotti, classe 1958, è uno Stilista di calzature italiano. Non fu lui ad avviare l’attività che oggi porta il suo nome, bensì i suoi genitori, Giuseppe e Cecilia Paciotti, che nel 1948 fondarono l’azienda a Civitanova Marche. Le calzature che producevano erano artigianali, di gusto classico e di altissimo livello qualitativo.

Cesare Paciotti nel suo ufficio
Cesare Paciotti nel suo ufficio

Sin dalla tenera età, Cesare apprese dai genitori I segreti del mondo della calzatura e ben presto si dedicò, appassionato, a schizzi e prototipi. Dopo aver terminato gli studi al DAMS di Bologna, Cesare eredita dal padre la conduzione dell’azienda nel 1980. Diventato direttore creativo, l’azienda fu ribattezzata Cesare Paciotti; la sorella, Paola, si occupava della gestione aziendale.

Prima collezione uomo: scarpe e abbigliamento

All’inizio degli anni ’80, Cesare creò la sua prima collezione di calzature. La sua linea, allora solo maschile, rappresentò con le sue forme anticonformiste e con le sue campagne trasgressive un punto di rottura nel rigore e nella tradizione di cui questo settore era permeato. Alla qualità affianca l’innovazione con forme forti e geometriche e l’uso di molti accessori metallici. Nello stesso periodo iniziò la collaborazione con Gianni Versace, Romeo Gigli e Dolce e Gabbana, i quali vollero Paciotti per realizzare le calzature delle loro collezioni.

Cesare Paciotti Campagna pubblicitaria 1992
Campagna pubblicitaria 1992

Nei primi anni ’90, fu la volta della collezione donna con i suoi tacchi a spillo iconici ed estremamente femminili. Dopo qualche stagione, arrivò una linea di borse, valigie, cappelliere, zaini, ventiquattrore. Nel ’98, il lancio degli occhiali. Il 2001 si chiuse con un fatturato di 49 milioni di euro, 13 milioni in più rispetto alla chiusura precedente. 

Il pugnale

Cesare Paciotti Iconico Stiletto con il logo a pugnale
Iconico Stiletto con il logo a pugnale

La forte personalità del marchio è simboleggiata da un pugnale, la cui impugnatura reca le iniziali del designer, donando alla maison un logo inconfondibile.

Paciotti 4Us

Cesare Paciotti Collezione Paciotti 4US
Collezione Paciotti 4US

Nel 2002 debuttò la nuova collezione “Paciotti 4Us”. La griffe fu tra i 40 espositori italiani che partecipano al Wsa International di Las Vegas, una fra le più importanti fiere del settore calzaturiero degli Stati Uniti. Venne presentata anche Ebe, la borsa a forma di fazzoletto, che prende il nome dalla mitologica coppiera degli dei, incaricata di versare l’ambrosia ai banchetti. Ebe era in canvas, camoscio, nappa e paglia, con manico in pelle o in midollino.

Esposizioni

Nel febbraio 2003, il New York Fashion Institute of Technology Museum celebrò le calzature di Cesare Paciotti, insieme alle borse di Gucci e a un centinaio di capi di altri nomi, nella mostra Italy, in the Life Styles. Da maggio ad agosto, le calzature di sapore classico Cesare Paciotti furono nuovamente protagoniste al Metropolitan Museum of Art di New York: la rassegna, dal titolo Goddess, era un excursus tra centinaia di abiti, stampe, fotografie dal 1800 ad oggi, per sottolineare l’influenza della veste classica sulla moda degli ultimi tre secoli.

Paciotti attraversa un periodo difficile

Negli anni le linee di Cesare Paciotti si espansero ulteriormente: nel 2007 debuttarono i gioielli e gli orologi, ai quali si aggiunsero nel 2008 una collezione di abbigliamento intimo e moda mare. All’ampliamento delle categorie di prodotto si affiancò un’intensa attività di relazioni pubbliche, che portò Cesare Paciotti ad associarsi a numerose celebrities, che divennero testimonial delle campagne del marchio. Continuò, nel frattempo, l’espansione della rete retail con l’apertura di punti vendita di proprietà e in franchising in Cina, a Dubai e a Riyadh in Arabia Saudita.

Ma nel 2013 l’azienda Paciotti entrò in crisi. Questa crisi fu dovuta sia al crollo del mercato, sia al fatto che Paciotti mancava di molte entrate, in quanto i suoi clienti italiani non erano in grado di saldare i debiti in questo duro periodo di recessione. Due terzi dell’azienda erano basati sul fatturato delle vendite in Italia, ma il mercato locale, con il crollo delle vendite, si era notevolmente ridotto.

Cesare Paciotti Campagna pubblicitaria 2013
Campagna pubblicitaria 2013

Dopo un periodo di forte recessione, l’azienda Paciotti sentì la necessità di continuare l’attività rilanciando, con ingenti sforzi, il nome del brand. L’azienda ebbe il supporto dei fornitori, che ebbero fiducia nel progetto di rilancio, anche in un momento così delicato.

Situazione attuale

Nell’ottobre 2017, Paciotti ha collaborato con la stilista sloveno-italiana Ada Kokosar, lanciando una capsule collection chiamata Paciotti by Midnight. Questa collezione è ispirata alle scarpette in cristallo di Cenerentola e allo stile sontuoso di Maria Antonietta. Rivestita interamente in PVC, permette di indossare queste scarpe in raso anche sotto la pioggia.

Cesare Paciotti Paciotti by Midnight
Paciotti by Midnight

Oggi, Paciotti S.p.A. punta non solo a una crescita delle vendite nel mercato italiano, ma anche ai mercati esteri, come la Russia e l’Est, i cui ricavi sono aumentati del 32-65%. Oltre a un lancio in nuovi mercati, è stata operata anche una ristrutturazione interna, con 120 dipendenti a Civitanova Marche, alcuni flagship store e una particolare attenzione all’e-commerce, con vendite in aumento del 3,5%. La famiglia Paciotti ha deciso di investire tutto l’investibile per salvare la maison, simbolo del lusso made in Italy.

FRATELLI ROSSETTI

Nel 1953, Renzo Rossetti, insieme al fratello Renato, aprì la prima fabbrica di scarpe a Parabiago. Erano solo gli albori del noto marchio Fratelli Rossetti.

Indice

  1. Le origini: Renzo e Renato Rossetti
  2. Il mocassino Brera
  3. La scarpa Flexa
  4. La famiglia Rossetti
    1. Museo Renzo Rossetti
  5. Sviluppo del Brand
  6. Situazione attuale

Le origini: Renzo e Renato Rossetti

Nel 1953 da Renzo e Renato Rossetti aprirono una prima fabbrica di scarpe a Parabiago, iniziando quello che in seguito divenne il noto marchio Fratelli Rossetti: infatti. l’azienda come la conosciamo ora, venne fondata ufficialmente nel 1955. I fratelli di Sanguinetto, nel veronese, dapprima produssero scarpe sportive e, solo in seguito, calzature eleganti.

Renzo Rossetti, fondatore di Fratelli Rossetti
Renzo Rossetti, fondatore di Fratelli Rossetti

Renzo iniziò a lavorare all’età di 13 anni come tipografo, poi come disegnatore meccanico e infine divenne produttore artigianale di calzature tecniche per ciclisti. Il successo arrivò proprio grazie alla maestria nel confezionamento artigianale. Disse:

“Abbiamo sempre lavorato come se avessimo dovuto rispondere personalmente alle richieste del cliente, per ogni singolo paio di scarpe che abbiamo venduto.”

Fratelli Rossetti lavora molto sull’innovazione, ma sempre applicata allo stile classico del made in Italy. Nel libro I Mass-Moda. Fatti e Personaggi dell’Italian Look (Editore Spinelli, 1979), Adriana Mulassano afferma: “I poveri uomini, quanto a scarpe, erano proprio conciati male”. Il mercato non offriva altro che scarpe con lacci e frange o modelli “derby”, in pelle nera o marrone. Non vi erano stili nuovi o stagionali e l’immaginazione lasciava lo spazio alla routine. Così i Fratelli Rossetti iniziarono la loro fortuna: bandirono i lacci, promuovendo i mocassini; presentarono scarpe sfoderate estive molto morbide, da indossare nude, senza calze; disegnarono stivali, tacchi alti e giocarono con materiali di vari colori, sottoposti ad un processo di invecchiamento, che li rendesse più apprezzabili da parte di un pubblico dai gusti classici.

Il mocassino Brera

Fratelli Rossetti l'iconico mocassino Brera
L’iconico mocassino Brera

Nel 1961 fu creato il loro masterpiece, il mocassino Brera. Il successo fu tale che nel 1966 i Fratelli Rossetti furono costretti a espandersi, costruendo un nuovo e modernissimo impianto di produzione.

Negli anni ’70, il brand collaborò con i più famosi designer italiani, tra cui Valentino, Armani e Pierre Cardin, unendo creatività a ottimi risultati produttivi.

La prima linea di calzature femminili fu creata nel 1973. Le boutique monomarca aprivano una dietro l’altra: Genova, Venezia, Milano (via Matteotti e via Montenapoleone), Bari, Roma, Parigi e Chicago. Diego, figlio di Renzo, entrò a far parte dell’azienda di famiglia nel 1978: sotto la sua direzione, Fratelli Rossetti divenne il primo brand italiano di moda ad aprire una boutique su Madison Avenue, a New York. Oggi Diego è presidente dell’azienda.

Dario iniziò la sua carriera nel dipartimento stilistico nel 1981, dopo aver frequentato un’università con corsi specifici di calzoleria. Appassionato d’arte, d’antiquariato, e soprattutto di auto d’epoca, cercò qui l’ispirazione per le sue nuove creazioni. Negli anni ’90 Luca si laureò alla Bocconi di Milano e fu immediatamente coinvolto nella gestione aziendale. In quegli anni, tutti e tre i fratelli lavoravano per l’azienda di famiglia.

La scarpa Flexa

Recente creazione dei Fratelli Rossetti, composta da 18 pezzi assemblati a mano, è in grado di adattarsi perfettamente ai movimenti del piede, grazie alla grande e unica flessibilità e al cinturino removibile.

Lo storico calzaturificio di Parabiago, nel milanese, produce più di 400.000 paia di scarpe l’anno, con un fatturato che alla fine degli anni ’90 si aggirava sui 70 miliardi di Lire. Circa il 50% della produzione era venduto in Italia e il 10% negli Stati Uniti, dove la compagnia è attiva da più di vent’anni e dove, nel giugno 1999, aprì un grande showroom sulla Madison Avenue, a New York.

Fratelli Rossetti Scarpa Flexa
Scarpa Flexa

Nel maggio del 2002, venne creato il modello Flexa Sailing, su esplicita richiesta di Mascalzone Latino, la barca italiana che gareggia alla Coppa America. Per rispondere a tutte le richieste dei membri del team, i prototipi vennero testati dall’equipaggio stesso durante gli allenamenti all’Elba e ad Auckland. Il modello venne messo ufficialmente in vendita nel luglio 2002, in due versioni diverse: Flexa Sailing Professional, con gli stessi standard tecnici della scarpa indossata dall’equipaggio dell’America’s Cup, e Flexa Sailing, meno high-tech, per gli appassionati di vela. La scarpa era disponibile in rosso e blu, i colori di Mascalzone Latino e nelle nuance del sabbia.

Più tardi, a novembre, scarpe, stivaletti e desert boots si vestirono dei colori più sgargianti: rosso, verde e giallo; scarpe basse e tacchi si danno alla vita mondana, al canto e al ballo. Nello stesso stile di Elisa Savi, queste scarpe vennero disegnate dai Fratelli Rossetti per il musical americano Fiddler on the Roof (Il violinista sul tetto), premiato con tre Oscar nella sua versione cinematografica e con più di 3.000 esibizioni a Broadway, a Londra e in Giappone

La famiglia Rossetti

Nel 2003 l’azienda, con i suoi 260 dipendenti, era una delle più importanti del settore in termini di fatturato, numero di dipendenti e immagine internazionale. La proprietà è ancora della famiglia Rossetti. Il presidente del gruppo, Renzo Rossetti, lavorò assiduamente per proporre una strategia valida sul lungo termine. I suoi tre figli si spartirono così i compiti: Diego, 46 anni, ormai in azienda da più di venti, divenne direttore marketing e commerciale e coordinò tutte le attività di comunicazione in Italia e all’estero; Dario, 44 anni, in compagnia da più di dieci, iniziò a seguire il coordinamento, la pianificazione, la modellazione e gli acquisti; Luca, 37 anni, laureato alla Bocconi, divenne direttore generale.

Fratelli Rossetti i Fratelli Rossetti
I Fratelli Rossetti

A febbraio 2003, Fratelli Rossetti apre il suo primo outlet a Foxtown e un grande negozio multimarca a Mendrisio, in Svizzera. La strategia di Fratelli Rossetti non è mai cambiata nel corso degli anni e può essere riassunta in un concetto chiava che, ancora oggi, risulta estremamente efficace: massima armonia tra tecnologia e tradizione, massimo equilibrio tra qualità e prezzo. Oggi, in Italia, ci sono 13 boutique; all’estero, le sedi principali dell’azienda si trovano a New York, Parigi, Londra, Bruxelles e Hong Kong.

Museo Renzo Rossetti

Fratelli Rossetti Collezione Museo Renzo Rossetti
Collezione Museo Renzo Rossetti

Renzo Rossetti fonda l’omonimo museo dove espone la sua ricca collezione delle più svariate scarpe, etniche e non, accumulate in più di 50 anni a Parabiago. Iniziò questa collezione in tenera età, prima della seconda guerra mondiale, e, dopo molti anni, finalmente potè esaudire il desiderio di avere uno spazio dedicato. Il museo, che può essere visitato su appuntamento, conta 3.000 paia di scarpe in condizioni impeccabili.

Sviluppo del Brand

Chiudendo il 2004 con un fatturato di 55 milioni di Euro, l’anno seguente Fratelli Rossetti inaugurò la terza boutique a Parigi, in Rue de Grenelle, e un nuovo negozio a Dubai.

Nel 2004 e nel 2008 vennero aperti negozi in franchising a Dubai. Diventando la Cina un nuovo, ampio mercato del lusso, anche nel 2010 vennero lì inaugurati nuovi store.

Sempre nel 2008, Fratelli Rossetti, ormai brand dalla fama mondiale, rafforzò la propria strategia internazionale investendo nel mercato asiatico: venne spreto un nuovo negozio ad Hong Kong, nuovi punti vendita a Pechino, a Hangzhou e a Shenzhen. Nel 2010 il gruppo chiuse l’anno con una crescita delle entrate del 14% rispetto al 2009 (72 milioni di vendite). Nel 2011 crebbe di un altro 10% rispetto all’anno precedente.

Nel 2011 Fratelli Rossetti collaborò con il designer californiano George Esquivel: nella collezione primavera /estate, i prodotti d’alta qualità dell’azienda si vestirono di innovativi cromatismi. Lo stesso anno, Fratelli rossetti aprì il suo primo online store. Nel 2012, il brand firmò una nuova collaborazione con NBC Sports per il Super Bowl, vestendo i commentatori sportivi con calzature Fratelli Rossetti.

Fratelli Rossetti "Fatto a misura"
“Fatto a misura”

Sempre nel 2012, venne inaugurato il servizio “su misura” al quale seguì il lancio di una collezione in edizione limitata per la piattaforma online shoescribe. L’ anno seguente, in via Montenapoleone a Milano, Fratelli Rossetti fece vivere al suo pubblico la “Toledo Experience”, uno spettacolo live per esperire la famosa tecnica di colorazione a mano dell’azienda. Per rafforzare la presenza del brand in Estremo Oriente, aprirono un negozio di 100mq a Taipei, la capitale di Taiwan.

Situazione attuale

Fratelli Rossetti 2017
Fratelli Rossetti 2017

Nel 2015, il marchio propone “A tribute to Brera”, il loro iconico mocassino; introduce Dandy Mirror, rivisitando il derby nelle nuove versioni a specchio, decicato alle donne che vogliono potersi sentire sexy anche senza vestire il tacco. La campagna spopola con l’hashtag #sexyinflats. L’anno chiude con un fatturato di 72 milioni di Euro, dell 4% superiore rispetto all’anno precedente, dimostrando il vincente orientamento del marchio nel mercato contemporaneo.

Fratelli Rossetti, si pone come obiettivo per il 2018 quello di espandersi aprendo 11 nuovi negozi in Cina. Il brand, in tutti questi anni, è riuscito ad espandersi sul mercato, pur mantenendo i suoi valori originari, adattandosi, ma non piegandosi, alle mutevoli esigenze della moda e dei consumatori.

LA PERLA

Brand italiano fondato da Ada Masotti a Bologna, apre con con collezioni di intimo per poi espandere le linee al beachwear, ai pigiami, alle borse, alle scarpe e a pezzi ready-to-wear.

Indice

  1. Le origini: Lingerie realizzata a mano
  2. Sviluppo del brand
  3. Seconda generazione
  4. Prêt-à-Porter uomo
  5. 50° anniversario
  6. La Perla viene rilevata
  7. Situazione attuale

Le origini: Lingerie realizzata a mano

Nel 1954 Ada Masotti, bustaia di Bologna, creòaprì un laboratorio di confezione di biancheria intima e lo chiamò La Perla. Non potendo affidarsi alle fibre elastiche, puntò sulla modellazione sartoriale, per capi realizzati a mano. In questo periodo, la silhouette femminile era al centro dell’attenzione del mondo della moda: le creazioni di Ada si adattavano benissimo al trend. Il suo motto era: “mai scendere a compromessi su qualità e innovazione”.

Ada Masotti
Ada Masotti

Punti di forza del brand furono il pizzo Leavers, così chiamato dal nome di un telaio inglese di cui rimangono soltanto 1200 esemplari nel mondo; il ricamo Cornelly (a cordonetto); il macramé (ricamo su un tessuto che poi viene distrutto); il soutache (un tubolare di seta che viene applicato a mano per comporre il disegno); il frastaglio (antica lavorazione fiorentina a punto piatto). La Perla ha in esclusiva mondiale il tessuto Lycra crêpe de chine che offre un’estrema elasticità.

La Perla Pizzo Leavers
Pizzo Leavers

Sviluppo del brand

Gli anni ’60 videro molti cambiamenti e molto ribellioni in tutto il mondo. Il movimento hippie stava conquistando anche il mondo della moda. Ada Masotti, così, cambiò ed adattò le sue linee di lingerie. La Perla presentò creazioni più colorate, con motivi floreali multicolore, con motivi a plaid e a quadri.

Durante gli anni ’70, La Perla introdusse più seta e più pizzi, giocando tra leggerezza e trasparenze. Fu creato il reggiseno a triangolo in jersey di seta, che garantiva più comfort ai movimenti. Nel 1978, La Perla lanciò i suoi set di pizzi elasticizzati, adattandosi sempre ai trend con abiti aderenti e linee fluenti.

La Perla Reggiseno a triangolo in jersey di seta, 1970
Reggiseno a triangolo in jersey di seta, 1970

Ada Masotti creò La Perla Maison, una collezione di capi in raso di pura seta con inserti ricamati e rifiniture frastaglio, tecnica fino ad oggi realizzata a mano dagli artigiani dell’atelier.

La Perla, Frastaglio
La Perla, Frastaglio

Seconda generazione

A partire dagli anni ’80, La Perla divenne internazionale, sotto la gestione della seconda generazione e con Alberto Masotti come presidente. A lui si deve l’enorme crescita dell’azienda, che divenne produttrice di ben 20 marchi tra cui La Perla, La Perla Studio, La Perla Ritmo, Malizia, Marvel, Occhiverdi, AnnaClub, Oceano, Aquasuit, Joelle, Grigio Perla (uomo), Grigio sport (uomo) e Baby. 

La moglie di Alberto, Olga Masotti, fu assunta da Ada come designer. Nel corso degli anni, la famiglia Masotti ha letteralmente ridefinito la lingerie come capo d’abbigliamento.

Nel 2001, l’azienda offriva una linea d’abbigliamento femminile limitata, ma stava cercando di espandersi. Così, nel settembre 2001, il marchio debuttò con le sue nuove linee intimo e beachwear alla Milano Moda Donna. Per raggiungere gli obiettivi commerciali, il Gruppo si dotò di un nuovo ufficio styling e stanziò ingenti cifre da investire nel marketing e nella distribuzione. Furono inaugurati punti vendita a Monaco, Mosca e Chicago.

Lingerie La Perla
Lingerie La Perla

Il coordinamento creativo venne affidato a Sigurd Steinunn, trentacinquenne islandese, cresciuta accanto a Calvin Klein, prima, e Tom Ford, dopo. Steinunn fu coadiuvata da sei designer e da Anna Masotti, la quale, dopo la laurea al Dams, venne nominata Fashion Coordinator.

Alla fine anno, la società aveva conseguito un fatturato consolidato di 235 milioni di euro, il 48% realizzato nel mercato italiano, il 52 all’estero. I punti vendita monomarca erano 54, di cui 38 all’estero; i dipendenti 1400, più altrettanti nell’indotto. Inoltre, debuttarono le nuove boutique in Giappone (Fukuoha) e negli Usa (Costa Mesa, Chicago) e la web boutique, www.laperla.com.

Prêt-à-Porter uomo

Ad aprile del 2002 Grigioperla Touch divenne il nuovo prêt-à-porter maschile di La Perla, che debuttò alla Milano Moda Uomo. A settembre, venne stretta un’alleanza tra tecnologia e moda con Nylstar, colosso dell’innovazione tecnologica nel campo delle fibre e dei filati, per la produzione di calze a doppia firma in microfibra Meryl. Oltre alle innovazioni di prodotto, proseguì l’espansione della rete distributiva con nuovi punti vendita monobrand, che si aggiunsero agli attuali 15 in Italia e 24 all’estero. Dopo il debutto a Madrid, La Perla aprì anche a Soho, New York. A dicembre, Alessandro Dell’Acqua, passò a La Perla. Il designer napoletano divenne il nuovo direttore creativo delle linee di prêt-à-porter. L’anno si chiuse con un fatturato di 250 milioni di euro.

La Perla Collezione Grigioperla uomo
Collezione Grigioperla uomo

50° anniversario

A novembre 2004, l’azienda festeggiò i 50 anni di attività con una mostra dedicata alla pittrice bolognese Elisabetta Sirani (1638-1665). La scelta fu dettata dal desiderio di rendere omaggio alla creatività femminile. Sempre per il 50° anniversario, il marchio ha creò una collezione in edizione limitata realizzata con pizzo Valencienne, prodotto sugli antichi telai meccanici di Calais, il più importante centro di merletti Leavers del mondo.

Nel 2007 il marchio lanciò l’iconico bustier Cage, indossato da Victoria Beckham per “Headlines”, video di reunion delle Spice Girl.

La Perla Cage Bustier
Cage Bustier

Nell’ottobre 2008, il californiano Jeff Hansen, già proprietario del 70% dell’azienda, acquisì dalla famiglia Masotti il restante 30%, divenendo proprietario unico del marchio. I programmi di ristrutturazione della proprietà prevedevano la concentrazione della struttura produttiva in un solo stabilimento, la valorizzazione dello stile e dello sviluppo dei laboratori tecnico-stilistici e un ritorno alla tipologia di prodotto per cui La Perla è leader mondiale, l’intimo e il beachwear.

La Perla viene rilevata

Il 2011 fu un anno importante per il brand per la collaborazione con il designer Jean Paul Gaultier e l’incursione nel mercato shapewear. Nel 2013, La Perla venne rilevata dall’imprenditore italiano Silvio Scaglia della Pacific Global Management. Nello stesso anno, il marchio lanciò il servizio Made to Measure (fatto su misura) disponibile presso i suoi punti vendita più importanti.

La Perla Servizio Made-to-Measure
Servizio Made-to-Measure

Nel 2014 si verificarono alcuni cambiamenti strategici, tra cui un nuovo store concettuale progettato con l’architetto italiano Roberto Baiocchi. Inoltre, un nuovo approccio creativo fu regalato dal direttore artistico francese Fabien Baron.

La Perla Atelier Collection, Parigi 2015, Hôtel Salomon de Rothschild
Atelier Collection, Parigi 2015, Hôtel Salomon de Rothschild

Nel 2015, La Perla presentò la sua prima Atelier Collection a Parigi, alla sfilata nell’Hôtel Salomon de Rothschild. I capi, realizzati a mano, richiesero circa 14 mesi di lavorazione. A fashion show terminato, tali capi vennero esposti nella boutique Brands in Rue du Faubourg Saint-Honoré.

Situazione attuale

La Perla Il Presidente Silvio Scaglia e la Creative Director Julia Haart, febbraio 2017
Il Presidente Silvio Scaglia e la Creative Director Julia Haart, febbraio 2017

Nel 2016 la designer di calzature Julia Haart fu nominata direttore creativo: debuttò con la collezione primavera/estate 2017 a settembre 2016, alla settimana della moda di Milano.

Attualmente, il marchio è di proprietà della Pacific Global Management, supervisionato dal presidente Silvio Scaglia e dal direttore creativo Julia Haart. L’attuale musa è Kendall Jenner, che appare in tutte le loro campagne. L’azienda continua a vivere secondo il motto della fondatrice Ada Masotti, “mai scendere a compromessi su qualità e innovazione”.

La Perla Kendall Jenner, campagna pubblicitaria 2017
Kendall Jenner, campagna pubblicitaria 2017