ASHISH GUPTA

LE ORIGINI

Ashish Gupta è il fashion designer fondatore del marchio Ashish. Nasce a Delhi, in India dove frequenta Belle Arti, inseguito si sposta nel Middlesex dove frequenta un corso di Fashion Design e si specializza con un Master in moda a Londra alla prestigiosa Central Saint Martins nel 2000.

Dizionario della Moda Mame: le origini di Ashish Gupta
Ashish Gupta all’inizio della carriera da fashion designer

Si trasferisce a Parigi con l’intenzione di entrare in un atelier francese, ma prima di riuscire a farsi conoscere gli viene rubato il portfolio, ma non si lascia abbattere e inizia una piccola produzione di 10 pezzi per i suoi amici , fin quando non viene notato da un editor della rivista Tank che apprezza subito il suo gusto. La settimana dopo riceve la chiamata di Yeda Yun di Browns Focus che gli commissiona il primo vero e proprio ordine nel 2001. Da allora le sue collezioni sono in vendita lì e distribuiti in Italia, USA, Russia, Dubai e Kuwait.

LO STILE GLAMOUR DI ASHISH

Con il suo mix perfetto di influenze occidentali e orientali, lo stile di Gupta si fonde nello sportswear, dal gusto estremamente glamour e artigianale. Isuoi capi iniziano ad essere richiesti da grandi personaggi dello spettacolo come Madonna, M.I.A., Miley Cyrus, Jerry Hall, Victoria Beckham, Kelly Osborne, Lily Allen e Patrick Wolf. Nel 2004 debutta con la sua prima vera e propria sfilata alla London Fashion Week e vince per tre anni consecutivi il premio New Generation Awards.

 

Lo stile di Ashish Gupta: collaborazione per Topshop
Ashish Gupta per Topshop 2014

Nel 2014 collabora con Topshop, marchio di fastfashion inglese, per produrre una gamma di capsule collection “Ashish for Topshop”.

 

I suoi capi sportivi non mancano di scintillio, brillantini e lustrini sono segno distintivo di Ashish. Molti pensano che siano decorazioni scadenti, ma non per il designer che ritiene l’applicazione delle paillettes una vera e propria tecnica artistica. I suoi capi sono coloratissimi, scintillanti, divertenti e a tratti perino irriverenti, ma sicuramente ci lasciano prendere una boccata d’aria nuova nel fashion system.

Ashish Gupta

 

GARETH PUGH

Indice:

  1. Le origini
  2. Il debutto nella moda
  3. Lo stile di Gareth Pugh
  4. Le collaborazioni

LE ORIGINI

Gareth Pugh

Gareth Pugh, giovane stilista anglosassone nato il 31 agosto 1981, inizia a confezionare le prime creazioni a soli quattordici anni, quando, barando sull’età, partecipa a uno stage come aiuto costumista all’English National Youth Theatre di Londra. Dopo il liceo aspira a continuare gli studi presso una delle scuole di moda e design più famose al mondo, la Central Saint Martins, ma, vista la modesta situazione economica familiare, sceglie di frequentare l’università pubblica. Si laurea così in Sociologia e arte, e grazie alla sua tenacia e al suo impegno, ottiene una borsa di studio che gli permette di frequentare la Saint Martins laureandosi nel 2003. La sua ultima collezione al St. Martins, per la quale impiegò palloncini per evidenziare le forme dei modelli, una tecnica che diventerà la sua prerogativa, attirò l’attenzione della rivista Dazed & Confused che utilizzò i suoi modelli per una copertina.

IL DEBUTTO NELLA MODA

Il suo debutto alla Alternative Fashion Week nel club londinese Kashpoint porta Pugh all’attenzione dei talent scout di Fashion East e nel 2005 parteciperà ad una loro collettiva.

Le sue eccentriche idee vengono notate anche da Rick Owens, che lo assume come suo assistente presso la famosa pellicceria di lusso Révillon. Qui incontra la consulente di moda parigina Michelle Lamy, moglie di Owens, con la quale inizia una collaborazione. È grazie ai consigli di quest’ultima che il designer inglese si spinge in una direzione più lussuosa, introducendo nelle sue collezioni cachemire, pelle e visone.

Gareth Pugh FW 2006

Nel 2006 il giovane Gareth approda alla London Fashion week, tra lo stupore e l’acclamazione di stampa e fotografi. Le sfilate di Pugh continuano ad ottenere successi presso la critica. L’edizione britannica della rivista Vogue, per esempio, definì la sua collezione primaverile 2007 “un incredibile, imperdibile spettacolo” e disse che “il suo genio è innegabile”.

LO STILE DI GARETH PUGH

Gareth Pugh FW 2014
Gareth Pugh SS 2015
Greth Pugh SS 2015

Non semplici capi i suoi, ma sculture: dall’ormai iconico abito gonfiabile, ai più recenti abiti destrutturati e stilizzati, tutti caratterizzati da una palette di colori ben definita, che figurano sulle più importanti riviste di moda. Vinile e latex, sapientemente usati insieme a materiali classici come cashmere, pellami pregiati e pellicce, sono gli elementi chiave delle creazioni firmate dall’eclettico designer.

Gareth Pugh SS 2016

Pur proponendo uno stile innovativo e provocatorio Gareth Pugh pone particolare attenzione alla qualità dei prodotti, affidandosi soprattutto per i capi in lana e gli articoli in pelle a rinomate aziende italiane. Lo stile unico, facilmente riconoscibile dall’uso dei materiali, dalla lavorazione dei tessuti e dai tagli particolari, fanno di Gareth Pugh una vera e propria icona della moda concettuale. Ha una visione estrema e teatrale dell’estetica della moda, è definito da alcuni come il nuovo Alexander McQueen. Le sue collezioni sono caratterizzate da temi gotici, forme e gli d’avanguardia e colori scuri. Usa materiali come PVC, cotta di maglia e latex e sfrutta simboli scioccanti come la maschera di Hannibal Lecter, portata in passerella con la collezione autunno-inverno 2016.

Gareth Pugh FW 2016
FW 2016

Per ogni sua sfilata lo stilista si avvale dell’abile mano di Judy Blame, primo stylist della storia e famoso fashion designer di accessori, che realizza preziosi gioielli, che accompagnano in passerella i mangniloquenti capi di Pugh.

Gareth Pugh FW 2018
Backstage sfilata FW 2018

LE COLLABORAZIONI

Kylie Minogue indossa Gareth Pugh

 

Lady Gaga indossa Gareth Pugh

Kylie Minogue ha usato molti dei modelli di Pugh negli anni recenti, soprattutto nel suo Showgirl – The Greatest Hits Tour e Showgirl – The Homecoming Tour. La cantante Lady Gaga ha indossato per la prima volta una giacca di Pugh in un suo concerto del 2009. Adesso la cantante è una delle sue fun e sostenitrici più affezionate. Ashlee Simpson ha indossato un suo vestito nel video “Outta My Head.” Il cappellaio Nasir Mazhar ha cominciato la sua carriera lavorando proprio per Pugh.

Nel 2011 collabora con il colosso canadese della cosmesi MAC per una collezione di trucchi in uscita a novembre dello stesso anno. Viene nominato nella canzone della boy band Kazaky nel singolo Love. Nel 2017 Gareth Pugh ha raccolto grandi consensi anche sulle passerelle cinesi, dove ha presentato la sua collezione SS 2017 al termine della Mercedes-Benz China Fashion Week. Lo stilista attivo a Londra ha incantato il pubblico riunito al 751 D·PARK di Pechino con i suo abiti-scultura, caratterizzati da volumetrie e tessuti altamente sperimentali. La nuova collezione si ispira a Eliogabalo, l’opera scritta nella seconda metà del Seicento da Francesco Cavalli e andata in scena lo scorso settembre al Palais Garnier di Parigi con i costumi disegnati dallo stesso Pugh.

Gareth Pugh per MAC

Gli abiti creati dal designer traggono spunto dal protagonista dell’opera, un giovanissimo sovrano ai tempi dell’Impero romano autoproclamatosi, secondo gli storici, dio del sole. In linea con la simbologie evocate da Eliogabalo, la collezione rispecchia l’intento affermato da Pugh: “evocare la sensazione di un raggio di luce che emerge dal buio”. Anche con questa passerella Pugh si inserisce all’interno di quella corrente che vede la moda come performance, non come qualcosa che si indossa tutti i giorni. Infatti, Gareth sperimenta con forme e volumi creando sculture che sconvolgono la silhouette umana rendendola irriconoscibile.

SS 2017 China Fashion Week
Gareth Pugh SS 2017

ALEXANDER McQUEEN

Indice:

  1. Le origini e i primi passi nella moda
  2. La teatralità dello stile di Alexander McQueen
  3. L’indimenticabile ed unico Alexander McQueen
  4. Per sempre Alexander McQueen

LE ORIGINI E I PRIMI PASSI NELLA MODA

Alexander McQueen

Lee Alexander McQueen nasce a Londra il 17 marzo 1969 da una modesta famiglia, appartenente al ceto operaio. Sesto e ultimo figlio di un tassista del quartiere popolare dell’East London, abbandona gli studi a 16 anni per buttarsi nel mondo del lavoro. L’atelier di Anderson &Sheppard di Savile Row gli dà la possibilità di apprendere i segreti dell’alta sartoria maschile, per poi proseguire la propria formazione da Nieves & Hawks e inseguito nel laboratorio teatrale di Angels & Bermans, dove amplia le sue competenze alla confezione femminile.

Alexander Mcqueen and Isabella Blow, 1996 by David Lachapelle

A soli vent’anni affianca lo stilista giapponese Koji Tatsuno per poi trasferirsi nel 1990 a Milano dove entra a far parte dell’ufficio stile di Romeo Gigli.

Il ritorno a londra

Nel 1992 torna nella città natale per iscriversi alla Central Saint Martins College of Art and Design. La sua collezione di laurea viene notata dall’icona del fashion system internazionale Isabella Blow, assistente di Anna Wintour, che decide di acquistarla per 5000 sterline. Isabella Blow è una figura fondamentale nella vita di McQueen, non solo è la sua prima sostenitrice, ma diventa anche sua musa ispiratrice e migliore amica.

Givenchy secondo mcqueen

Nel 1996 prende il posto di John Galliano nella direzione artistica della maison Givenchy, collaborazione, che tra alti e bassi, dura fino al 2001. McQueen si sente ristretto dentro le regole dell’alta sartoria francese, ma nonostante ciò fa risuonare il proprio nome della scena dell’Haute Couture con sfilate rivoluzionarie e scioccanti, tanto da essere soprannominato l’hooligan della moda. La prima collezione per Givenchy è stata molto criticata da Karl Lagerfeld, poiché troppo forte per il prestigio della maison francese. Ma a McQueen piaceva provocare.

Alexander McQueen per Givenchy Haute Couture “Eclect Dissect”, FW 1997-1998
Givenchy by Alexander McQueen, Haute Couture FW 1998-99,

LA TEATRALITÀ DELLO STILE DI ALEXANDER McQUEEN

Nelle sue creazioni si nota l’impastatura sartoriale inglese e l’esperienza vissuta all’interno del teatro, che rimane una costante in tutti i suoi capi. Egli non crea solo abiti, dà vita a dei personaggi, li cortesi e li inserisce in un ambito teatrale, il fashion show. Si nota nelle sue creazioni la precisione della struttura sartoriale britannica, le finiture impeccabili della qualità della produzione italiana e il gusto dell’alta moda francese.

Nel 2000 il gruppo Pinault-Printemps-Redoute (oggi gruppo Kering), acquista al 50% le quote del su marchio, che ha costruito parallelamente al lavoro per la maison francese. Così nel 2001 decide che è ora di dedicarsi al suo brand, allestisce un ufficio stile nell’amata Londra. Isabella Blow è sempre al suo fianco, insieme a Philip Treacy, famoso designer inglese di cappelli. Inizia il periodo più felice e produttivo dello stilista.

AW 2009 Alexander McQueen
Alexander McQueen FW 1998-99

Elementi caratteristici

Gli elementi della sua estetica sono in contrapposizine, il contrasto in McQueen è un concetto fondamentale: fragilità e forza sono le costanti. Così come la modernità e la tradizione. I suoi sono spettacoli negli spettacoli, le sue modelle, amate di tacchi vertiginosi e abiti scultorei, hanno sfilato e sfidato la stabilità e l’equilibrio, camminando tra cubi di vetro, specchi d’acqua, piogge artificiali. Trasforma la moda in un’espressione artistica di pura creatività, abiti preziosi, piumati, capi aggressivi in metallo, dettagli animaleschi con richiami mitologici, vestiti in georgette, chiffon e organze impalpabili e fluttuanti.

Alexander McQueen SS 1997
Alexander McQueen SS 2007

Si concentra sui pattern e sulle stampe, che vengono realizzate secondi il test di Rorschach, test usato dagli psicologi,  test proiettivi costituiti da stimoli visivi intenzionalmente ambigui. Il compito del soggetto è quello di fornire una descrizione o di raccontare una storia ispirata all’immagine rappresentata. Lo scopo del test dovrebbe essere quello di far emergere contenuti psichici inconsci, come emozioni nascoste o conflitti interni. McQueen nelle stampe vede sempre insetti e farfalle, un mondo che lo affascina ma allo stesso tempo lo impaurisce. Un altro modo per entrare in contatto con lo spettatore: la paura.

SS 2001Alexander McQueen

Il designer inglese utilizza per comunicare con il suo pubblico i ricordi. Ma inserisce sempre elementi di disturbo, come ciocche di capelli veri, stampe di corvi neri, simbolo di presagio di morte. I dettagli che inserisce aprono un mondo su di lui e sulla sua visione creativa della realtà. Nel 1995 fa sfilare modelle in look tartan, scarmigliate e spoglie. Non è solo una scelta estetica quella di Alexander McQueen, perché usa la moda come una stratificazione culturale: la collezione Highland Rape è la metafora della sottomissione della Scozia all’Inghilterra. Un punto fondamentale se vogliamo capire la moda di McQueen, che va oltre lo stile stesso e si ripiega in importanti riflessioni.

FW 1995 Highland Rape collection

L’ INDIMENTICABILE ED UNICO McQUEEN

SS 1999
Aimee Mullins, Alexander McQueen SS 1999

Tra le sfilate e le collezioni indimenticabili dell’epoca, quella del 1999 in cui l’atleta Aimee Mullins, amputata delle gambe, solca la passerella su protesi in legno mentre dei robot spruzzano vernice per automobili su capi bianchissimi. Anche nelle collezioni uomo, McQueen mantiene alto il livello della tensione, con abiti preziosi, stampe teschio che diventeranno uno dei suoi marchi di fabbrica e temi presi dal mondo vegetale e animale, come appunto le farfalle, usati come caleidoscopi che somigliano più all’arte neo-barocca di Damien Hirst che a innocue stampe per abiti.

Alexander McQueen, SS 2001
Alexander McQueen FW 2001-2002

Tra bustier, elementi dark, motivi tartan e fantasie gotiche, Alexander McQueen ha rafforzato la sua creatività con una sapiente tecnica del taglio e della costruzione nella modellistica, solcando la strada per nuovi esperimenti sartoriali.

Alexander Mcqueen sfilata SS 2001

TeatralitÀ ed eccentricitÀ

Le sfilate di McQueen, come tutta la sua filosofia, oscillano tra gli incubi da teatro elisabettiano e un futuro immaginario ma comunque poco roseo, ma con un velo di romanticismo sempre presente. L’ultima sfilata e collezione è sensazionale, Plato’s Atlantis. In quell’occasione lo stilista fa sfilare donne che sembrano alieni, metà umani metà animali, con le famose scarpe Armadillo ancora oggi cercatissime. Tutti vogliono un pezzo di lui, e anche le sue produzioni più orientate al mass market, come le scarpe classiche, le sneakers, le sciarpe coi teschi, vanno a ruba anche tra chi prima non avrebbe mai comprato nulla di suo.

Alexander McQueen SS 2010, le modelle sfilano con le iconiche armadillo shoes
Plato’s Atlantis collection, SS 2010
Alexander McQueen SS 2005

Tantissime icone dello spettacolo desiderano i suoi capi. David Bowie è uno di questi, il suo stile alieno e stellare si sposa perfettamente con il gusto di McQueen. Per lui realizza i costumi dei suoi tour del 1996 e 1997, oltre alla famosa giacca Union Jacket, con la bandiera inglese stracciata e ricucita in un cappotto, che pare in copertina dell’album Earthling del Duca Bianco.

Björk  chiama McQueen per il look sulla copertina di Homogenic e per progettare i gioielli fetish ed estremi che la cantante islandese indossa nel video musicale Pagan Poetry. Lady Gaga più recentemente indossa le scarpe armadillo nel video Bad romance.

Bjork nella cover di Homogenic in total look McQueen
Lady Gaga nel videoclip Bad Romance in total look McQueen

PER SEMPRE ALEXANDER McQUEEN

Isabella Blow con una creazione di Philip Treacy

Il 7 maggio 2007 Isabella Blow, dopo svariati tentativi passati, si toglie la vita a causa di una forte depressione, McQueen ne rimane distrutto.Il 2 febbraio 2010 riceve un altro duro colpo, quello della morte di sua madre Joyce, a cui era legatissimo.

McQueen, spirito cupo e tormentato, genio rivoluzionario dal talento innato, pone fine ai suoi giorni l’11 febbraio 2010 nel suo appartamento di Mayfair, nella zona centrale di Londra, con un cocktail letale di droghe, sonniferi e tranquillanti. Una candela accesa e un unico messaggio d’addio sul retro del libro The descent of Man: “Prendetevi cura dei miei cani. Scusatemi. Vi amo, Lee. P.s. Voglio un funerale religioso.”

Il mondo della moda tace e piange un creativo che ha contribuito alla costruzione di una parte della storia del fashion. Recentemente si è scoperto che il triste gesto avrebbe voluto compierlo alla fine di una sua sfilata, sparandosi in testa. Fino alla fine si è dimostrato follemente teatrale.

mcqueen oggi

Oggi il suo marchio è nelle mani della designer Sarah Burton, già suo braccio destro. La memoria di Alexander McQueen rimane onorata nel tempo, il Costume Institute del Metropolitan Museum of Art di New York gli dedica una mostra nel 2011 “Savage Beauty”. La mostra fa il giro del mondo, celebrata con affetto al Victoria & Albert Museum di Londra.

Savage Beauty

La biografia del designer è stata raccolta nel documentario McQueen diretto e prodotto dal regista francese Ian Bonhôte e da Peter Ettedgui, in uscita il 20 luglio 2018 in USA. Altri due progetti legati a McQueen sono The Ripper, incentrato sull’amicizia con l’eccentrica Isabella Blow ed un biopic con protagonista Jack O’Connel, diretto da Andrew Haigh.

Alexander McQueeN,1997 con una creazione di Philip Treacy

GILES DEACON

Indice

  1. Le origini e gli inizi nella moda 
  2. Giles
  3. Le collaborazioni

LE ORIGINI E GLI INIZI NELLA MODA

Giles Deacon nasce a Darlington, nella contea di Durham, è figlio di un venditore agricolo e di una casalinga, ma ha da sempre la passione per la moda e per l’estetica.

Frequenta la Scuola di Brnard Castle, da ragazzino il sogno è quello di diventare un biologo marino ma, dopo non aver superato un esame di chimica, si iscrive all’Harrogate College of Arts, dove completa un corso base d’arte. Continua gli studi alla Central St Martins di Londra, dove era nella stessa classe di Alexander McQueen e Luella Bartley. Si laurea nel 1992 e subito dopo inizia una collaborazione con il brand Doran Deacon, con l’amico Fi Doran. Contribuisce alle pagine illustrare di Dazed & Confused.

Si trasferisce a Parigi e viene assunto dallo stilista Jean-Charles de Castelbajac, due anni dopo torna a Londra per lavorare con High Streer. Incontra e conosce per caso il proprietario della Maison italiana Bottega Veneta, che resta colpito dalla cura artigianale dello stilista e lo assume come Capo Designer. Giles lancia la sua prima collezione per l’azienda veneta nel 2000.

Nel 2001 viene licenziato, quando il gruppo Gucci compra la società, e al suo posto subentra il designer tedesco Tomas Maier. Ma Tom Ford, direttore creativo del marchio fiorentino Gucci, lo assume come suo assistente per la linea donna. Lo stilista inglese lascia il fianco di Tom Ford dopo essersi ammalato.

GILES

Giles Deacon FW 2004

Nel 2003, dopo essersi rimesso in forze, crea la sua prima etichetta “Giles“. Nel 2004 partecipa alla London Fashion Week e la collezione riceve riconoscimenti internazionali fin da subito, tra cui la nomina “Best New Designer” ai British Fashion Awards. Nella sua passerella erano presenti tra le modelle Karen Elson, Lily Cole, Eva Herzigova e Linda Evangelista. La collezione Giles viene acquistata da oltre trenta negozi al dettaglio tra cui Barneys, Harvey Nichols e Selfridges.

Linda Evangelista per Giles Deacon, FW 2004
Lily Cole per Giles Deacon, FW 2004
Eva Herzigova per Giles Deacon, FW 2004

Oggi il giovane ragazzo di Darlington è il fondatore e il direttore creativo di Giles Deacon Group e della Couture Fashion House. Nel 2016 esce la prima collezione di Haute Couture della sua etichetta.

FW 2012

Il designer è noto per sfidare le idee tradizionali dell’abbigliamento femminile e spesso utilizza stampe selvagge e riferimenti alla cultura pop. Il suo stile è umoristico, oscuro e sexy, per donne che vogliono essere notate. Irresistibilmente glamour con qualche nota bizzarra, un perfetto mix che può essere indossato da qualsiasi donna, di qualsiasi età.

FW 2012 Giles Deacon
Karen Elson e ’The Giant Crocodile’, Giles Deacon
Irina Shayk per Giles Deacon, 2016

LE COLLABORAZIONI

Nel 2006 vince il premo Fashion Designer dell’anno e nel 2009 riceve il Gran Premio francese ANDAM Fashion Award. Vanta tra la sua clientela le affezionate Thandie Newton, la principessa Beatrice e Scarlett Johansson. Diverse attrici come Cate Blanchett, Gwendoline Christie, Sarah Jessica Parker e Kerry Whashington hanno indossato i suoi abiti in occasioni di eventi sul red carpet.

Cate Blanchett sul red carpet con un abito firmato Giles Deacon
Gwendoline Christie per Giles Deacon
Sarah Jessica Parker sul red carpet con un abito firmato Giles Deacon

Nel 2010 diventa direttore creativo della casa di moda francese Ungaro, al posto di Estrella Archs. Da giugno 2011 Deacon prende parte al programma di Channel 4 “New Look Style the Nation”, dopo aver partecipato come giudice a Britain’s Next Top Mondel . Dal 2012 collabora con il designer, la stylist e gli editor di Birmingham Katie Grand. Nel 2013 presenta la prima mostra di moda alla William Morris Gallery di Londra.

Pippa Middleton nel suo abito da sposa firmato Giles Deacon

Nel 2017 realizza l’abito da sposa di Pippa Middleton, sorella di Catherine, Duchessa di Cambridge. Ha collaborato con aziende come Converse e Evoke, con la quale ha creato la sua prima collezione di gioielli.  Per due stagioni lavora con Mulberry, introducendo una capsule di accessori Mulberry for Giles.

Viene nominato per la progettazione della classica etichetta sartoriale britannica Daks. L’attrice Drew Barrymore interpreta le sue campagne pubblicitarie. Collabora per la sua quarta collezione con la modella inglese Agyness Deyn.  Nel 2015 disegna la collezione donna per Debenhams. Mentre la sua collezione intitolata Giles Deacon for Edition viene disegnata da Daisy Lowe.

Daisy Lowe per Giles Edition

BURBERRY

Luxury brand londinese, famoso nel mondo della moda per i suoi impermeabili, trench e capispalla, ma anche per i numerosi accessori, profumi, occhiali da sole e cosmetici.

Indice:

  1. Le origini: Thomas Burberry
  2. L’iconico impermeabile
  3. La gabardine
  4. Il trench
  5. Il Royal Warrant 
  6. Il nuovo millennio
  7. Christopher Bailey
  8. Il rilancio di “Thomas Burberry”
  9. Nuovo CEO: Angela Ahrendts
  10. Burberry Prorsum
  11. Bailey: da Art director a CEO
  12. Gli ultimi anni
  13. L’impegno sociale

LE ORIGINI: THOMAS BURBERRY

Thomas Burberry, classe 1835, inizia la sua carriera come apprendista, al fianco di un commerciante di tessuti. Nel 1856, a soli 21 anni, fonda Burberry, con l’apertura della T. B. & Sons, il suo primo negozio di stoffe a Basingstoke, nell’Hamptonshire. Si concentra principalmente sull’abbigliamento outdoor, con l’idea di progettare capi d’abbigliamento adatti a proteggere dalle condizioni climatiche inglesi.

L’ICONICO IMPERMEABILE

Come per il giaccone Barbour, anche Burberry rappresenta uno di quei casi di identificazione assoluta di un brand con un prodotto. Infatti oggi, nell’immaginario collettivo, si associa Burberry all’impermeabile-soprabito color beige con la fodera in tartan nera e rossa, con o senza cintura in vita.

Burberry Thomas Burberry
Thomas Burberry

LA GABARDINE

Mame Fashion Dictionary: Tessuto Gabardine
Tessuto Gabardine

Assieme al proprietario di una fabbrica di cotone, Thomas Burberry inventa il tessuto gabardine, reso traspirante e impermeabile una prima volta allo stato di filato, e una seconda volta già tessuto a trama fitta. La stoffa verrà brevettata nel 1888.

Il soprabito-impermeabile dalla linea ampia, in stoffa di cotone gabardine, rivoluziona il mondo degli impermeabili, fino a quel momento capi d’abbigliamento molto scomodi e rigidi da indossare. Nel 1891 l’azienda si trasferisce per la prima volta a Londra, al numero 30 di Haymarket.

A confermare la validità del nuovo tessuto e del capo d’abbigliamento, l’esploratore norvegese, il dottor Fridtjof Nansen – zoologo e vincitore del Premio Nobel per la pace – indossa la Gabardine Burberry proprio in una delle sue missioni nel Circolo Polare Artico.

IL TRENCH

Nel 1901 il Ministero della Guerra commissiona a Thomas Burberry un modello di Trench adatto agli impieghi militari: sarà la sua fortuna. La nuova uniforme dà una nuova fisionomia al modello. In quello stesso anno l’azienda indice un concorso pubblico per il nuovo logo: da qui nasce il marchio del cavaliere a cavallo, ispirato alle armature dei soldati del XIII e XIV secolo.

Anche il trench-coat Burberry, allo scoppio della prima guerra mondiale, diventa il trench dei British Royal Flying Corps. Il cappotto Tielocken viene brevettato nel 1912.

Burberry Un Ufficiale Britannico indossa il trench Burberry
Un Ufficiale Britannico indossa il trench Burberry

LA STRUTTURA

Il capo aveva spalline, una cintura in vita fornita di anelli per appenderci quel che poteva essere necessario in trincea, cinghie e cinghiette per farne una sorta di scafandro contro l’acqua e il freddo, raddoppi di tessuto nelle parti più esposte alla pioggia e innumerevoli tasche.

GLI ESPLORATORI

Nel primo decennio del 1900 Burberry veste ormai diversi esploratori polari: nel 1911 Roald Amundsen, il primo uomo a raggiungere il Polo Sud, indossa un cappotto Burberry così come Sir Ernest Shackleton, famoso esploratore, indosserà il Burberry gabardine per tre spedizioni all’inizio del XX secolo.

Nel frattempo, nel 1913 a Londra apre una nuova sede dell’azienda e il Tartan, un particolare motivo a quadri tipico delle fodere interne di questi innovativi cappotti inglesi, diventa marchio registrato.

Pubblicità Burberry
Pubblicità Burberry

UNA CLIENTELA BORGHESE

A partire dal 1920, dopo aver affrontato quella terribile Grande Guerra, Burberry si propone ad una clientela di classe media, borghese, e riscuote subito un gran successo; un successo che continua sino ad oggi, senza cedimenti, nonostante le decine e decine di imitazioni.

L’AVIAZIONE

Burberry Clouston e Betty Kirby
Clouston e Betty Kirby

Nel 1937 Burberry disegna i capi per A.E. Clouston e Betty Kirby-Green, che definiscono il nuovo record mondiale per il volo più veloce da Londra a Città del Capo. Il volo avviene su “The Burberry”, aereo sponsorizzato dal brand.

IL ROYAL WARRANT

Nel 1955 la famiglia decide di vendere la società alla Great Universal Store: fino a quel momento era rimasta un’azienda a conduzione familiare, ma l’acquisizione da parte della nuova società fa decadere il brand.

A quel tempo Burberry è così parte integrante della cultura britannica, che la Regina Elisabetta II e il Principe del Galles conferiscono all’azienda il Royal Warrant of Appointment, una onorificenza assegnata ad un negozio o un’azienda per accertare che l’attività in questione abbia svolto o tuttora svolga servizi per la Corona inglese.

Burberry Motivo Burberry
Motivo Burberry

IL NUOVO MILLENNIO

Alla fine degli anni ’90, la casa di moda assume Roberto Menichetti, designer che vara una linea estremamente innovativa rispetto alla consolidata tradizione dell’azienda. Solo nei primi anni del 2000 però l’azienda, grazie al lavoro di Rosie Marie Bravo, torna a risalire la china. La manager americana infatti porta il volto della top model Kate Moss nelle campagne pubblicitarie del brand, donando così nuova linfa vitale all’azienda e alle vendite.

BOND STREET

Esattamente nel 2000, il brand apre la prima boutique in Bond Street. Burberry lancia sul mercato prodotti nuovi rispetto alla più classica proposta del marchio inglese e il mercato risponde positivamente. In America, le vendite raddoppiano: da 470 milioni a 1 miliardo di dollari. Rosie Marie Bravo viene consacrata all’immortalità.

Nel settembre dello stesso anno, Burberry presenta a Londra la collezione primavera/estate 2001 disegnata da Menichetti.

Nel laboratorio di Gubbio, dove lavora anche Ivonne, madre del designer italo-americano, i prodotti sono realizzati artigianalmente, in seta e cotone, cuciti con fili di carbonio.

CHRISTOPHER BAILEY

Nel maggio 2001, Menichetti lascia la guida artistica di Burberry e la sua posizione viene assegnata a Christopher Bailey, un giovane designer che diventa responsabile dell’immagine del marchio, delle campagne pubblicitarie, del design dei negozi e, ovviamente, della direzione artistica di tutte le sfilate.

Burberry Christopher Bailey
Christopher Bailey

A marzo del 2002, la società acquisisce una propria rete di distribuzione nel mercato coreano. A giugno, annuncia che il 2001 si è concluso con un aumento del 220% dell’utile operativo, pari a 69 milioni. A fine 2002 aprono negozi a San José, in California e il secondo a New York, dopo il restyling dei sei piani della prima boutique.

BURBERRY IN BORSA

Nel mese di luglio, il gruppo britannico Great Universal Stores (GUS), che tra i vari marchi controlla anche Burberry, decide di far quotare l’azienda in Borsa. Il prezzo delle azioni viene fissato a 230 pence (3,6 euro). Con la vendita di 22,75 milioni di azioni (il 25% della società), la quotazione del brand raggiunge i 1.150 milioni di sterline.

A fine 2002, vengono inaugurati il secondo negozio monomarca a Knightbridge e una nuova boutique a Barcellona. L’anno si conclude con un aumento delle entrate del 19%.

Negozio Burberry, Knightsbridge, Londra
Negozio Burberry, Knightsbridge, Londra

IL RILANCIO DI “THOMAS BURBERRY”

Per l’autunno-inverno 2003-2004, il brand rilancia il marchio Thomas Burberry, dedicato al tempo libero e allo sport. Questa linea a prezzi contenuti ha come target i ragazzi tra i 18 e i 25 anni e si ispira alle tute da rugby e alla storia del denim. Nel giugno 2003, durante la cerimonia annuale organizzata dal Council of Fashion Designers of America (CFDA), Rose Marie Bravo di Burberry viene insignita del premio Eleanor Lambert.

NUOVO CEO: ANGELA AHRENDTS

Nel 2006, Rose Marie Bravo, amministratore delegato che ha portato la società al successo internazionale, si ritira dall’incarico. Viene sostituita da Angela Ahrendts, che proviene da Liz Claiborne, la quale diventa il nuovo CEO il primo luglio 2006. Un anno dopo, nel 2007, il brand inizia a vendere anche online.

TRADIZIONE E MODERNITÀ

Gli elementi caratteristici di Burberry rimangono nel tempo: il tweed inglese e i trench vengono infatti riproposti in modi diversi ogni anno. La ventata di novità portata dall’arrivo di Bailey come nuovo direttore creativo si concretizza nella creazione di una seconda linea: Burberry Prorsum.

BURBERRY PRORSUM

La collezione prende spunto dai trend e si rivolge a un pubblico più giovane. La tradizione e gli elementi irrinunciabili del brand – i tweed, i trench rivisitati col loro proverbiale pattern, la palette di colori – si mescolano a un’esigenza di modernizzazione e di conquista di nuove categorie di consumatori.

Lo stesso nome del marchio, Prorsum, è il motto latino di incoraggiamento – Avanti! – che il cavaliere del logo Burberry porta scritto sul vessillo. La scelta del naming vuole comunicare uno sguardo al futuro, ma senza rinunciare alla tradizione (e al core business) che ha fatto la fortuna del brand.

UNA VENTATA DI GLAMOUR

Christopher Bailey infatti non solo rivisita forme e volumi, colori e materiali, ma porta al marchio quella ventata di glamour irrinunciabile per la visibilità. Oltre al coinvolgimento di star del cinema, della musica e della moda, anche le campagne pubblicitarie si fanno moderne e competitive.

Nel 2008 nasce Burberry Foundation, un ente benefico indipendente.

NUOVE PROPOSTE

In questi anni, sotto la guida brillante di Bailey, il brand si lancia in settori del mercato inesplorati, dai profumi per donna e uomo agli accessori di ogni tipo. Inoltre Burberry propone una linea di denim per donna e uomo nella collezione primavera/estate 2009 – la cui sfilata si è trasferita da Milano a Londra – e annuncia di voler realizzare una linea di intimo.

La ritrovata vivacità porta il brand anche ad un ampliamento delle sue catene di boutique nel mondo, al restyling dei negozi e ad una nuova attenzione per i linguaggi della promozione, come la vendita online dei suoi prodotti.

BAILEY: DA ART DIRECTOR A CEO

Nel novembre 2009, Christopher Bailey viene messo a capo del dipartimento creativo. Negli anni seguenti, Ahrendts e Bailey trasformano con successo l’azienda, rimuovendo l’iconico motivo tartan del brand da quasi il 10% dei nuovi prodotti.

Nel 2010 Burberry è il primo brand a proporre il Live Streaming delle sfilate e ad aderire alla Ethical Trading Initiative, un’associazione di organizzazioni, marchi, distributori e sindacati che si impegna per migliorare le condizioni lavorative nel mondo.

Burberry Collezione primavera/estate 2009
Collezione primavera/estate 2009

AUMENTANO LE PROPOSTE

Il commercio di vendita al dettaglio diventa il canale distributivo principale; infatti nel 2011 il brand si allontana dalla grande distribuzione e dalle licenze per allinearsi ai luxury brand e alla vendita nelle boutique.

Inoltre, la maison inglese lancia per la prima volta il Tweet walk, condividendo in esclusiva sul social, prima ancora che arrivi in passerella, ogni look donna primavera/estate 2012.

Angela Ahrendts lascia Burberry nell’aprile 2014 a favore di Apple Inc. e Christopher Bailey diventa il nuovo CEO, pur rimanendo anche direttore creativo della maison. In questo anno il brand arriva a controllare ben 500 boutique in tutto il mondo.

GLI ULTIMI ANNI

Burberry rivoluziona il mondo della moda con la prima sfilata See Now Buy Now per la collezione autunno/inverno 2017. Questa idea geniale, permette ai fan di acquistare a fine show le creazioni appena mostrate in passerella.

Burberry Collezione autunno/inverno 2017
Collezione autunno/inverno 2017

Nel 2017 il brand annuncia la fondazione del Burberry Material Futures Research Group, nato dalla collaborazione con il Royal College of Art (RCA) con il precipuo scopo di avviare studi e ricerche per inventare nuovi materiali eco sostenibili, nuove proposte di acquisto e innovazioni a favore dell’intera comunità.

Marco Gobbetti: nuovo CEO

In questo stesso anno Burberry comunica una nuova partnership con Coty per crescere e sviluppare le linee beauty. A luglio, l’ex capo di Céline, Marco Gobbetti, diventa il nuovo CEO, a sostituzione di Bailey, il quale rimane, però, direttore creativo.

L’IMPEGNO NEL SOCIALE

In tema di sostenibilità e responsabilità sociale, Burberry non lesina il suo impegno: a sostegno della diversità e dell’inclusione, il marchio colora i capi della collezione di febbraio 2018 con il Rainbow vintage check, rivisitando il classico motivo tartan con i colori dell’arcobaleno. Inoltre elargisce donazioni a tre organizzazioni impegnate nel sostegno delle comunità LGBTQ+ di tutto il mondo: l’Albert Kennedy Trust, il Trevor Project e ILGA.

Si impegna poi a portare risultati concreti e soluzioni ad alcuni dei grandi problemi dell’industria della moda, diventando membro attivo dell’iniziativa Make Fashion Circular della Ellen Macarthur Foundation, che punta ad un sistema di economia circolare.

MODA PLASTIC FREE

Secondo il report della New Plastics Economy Global Commitment, uno degli obiettivi che l’azienda si pone per il 2025 è l’eliminazione totale della plastica, a partire dal packaging che dovrà essere totalmente riciclabile. Inoltre, aderendo ad un’economia circolare, si assume l’impegno di interrompere definitivamente la distruzione dei capi invenduti, rimasti in magazzino.

NUOVE PROSPETTIVE

In questo anno il brand è cresciuto considerevolmente: le vendite in Cina e le azioni hanno un peso notevole nel bilancio generale. I ricavi sono stabili a quota 2,72 miliardi di sterline, in linea con i ricavi del 2017 e l’utile è in crescita.

Gobbetti, secondo quando dichiarato per il Financial Times, vorrebbe portare il brand inglese ad un piano di mercato più alto, puntando sulle boutique di lusso in analogia a brand come Dior e Gucci. E indirizza le nuove campagne pubblicitarie ad un pubblico più giovane e dinamico.

Questa nuova politica decide quindi di ridurre il numero di store a marchio Burberry: in breve tempo verrà chiuso 1 negozio su 10 per un totale di 38 in tutto il mondo, focalizzandosi sui flagship store di lusso.

Il nuovo direttore creativo del marchio, Riccardo Tisci, che ha sostituito Bailey nel gennaio 2018, rinnova l’immagine del brand, dando vita ad un nuovo logo e un nuovo monogramma, in collaborazione con il celebre grafico Peter Saville.