Acne Studios

Acne Studios. Brand multidisciplinare fondato  a Stoccolma nel 1997 da un’idea di Jonny Johansson. È tra i pochi esempi di brand che oltre la moda produce anche riviste, libri, mostre e arredi.

Ritratto di Jonny Johansson

Johansson è uno stilista (e un imprenditore) che ama ogni sfaccettatura dell’arte: dalla fotografia all’architettura, sino al genio di strada. Ogni singola passione è un dettaglio che traspone nelle sue collezioni e che porta al successo la sua griffe. La sua moda potrebbe essere definita “brutalista”, derivata dalla street culture che viene enfatizzata da elementi sartoriali.

Nata all’interno del collettivo ACNE (Ambition to Create Novel Expression), nel 2006 l’etichetta diventa una società autonoma, separandosi da Acne Film, Acne Advertising e Acne Digital. Nel contempo, nasce il primo e-commerce della griffe. Dagli esordi, con 100 jeans cuciti in cotone rosso in contrasto e distribuiti agli amici, Acne Studios raggiunge un successo mondiale nel 2006 quando una rete capillare di retailer distribuisce le collezioni a Londra, Tokyo, Parigi, New York, Los Angeles e Anversa. 

Interno rivista Acne Paper

Nel dicembre 2018, IDG Capital IT Group hanno acquisito rispettivamente il 30,1% e il 10,9% delle quote dalle società di investimento Creades, Öresund e PAN Capital. Jonny Johansson e il presidente esecutivo Mikael Schiller sono rimasti azionisti di maggioranza.

Acne Studios collezione primavera/estate 2020

Le capsule collection firmate da Acne Studios

Negli anni la griffe ha siglato diverse capsule collection che vanno oltre l’industria della moda. Un esempio, l’ edizione limitata con il produttore di biciclette Bianchi e una linea di mobili e divani ispirata dal sofà Nya Berlin del designer svedese Carl Malmste. L’elenco sarebbe lungo. Un libro d’arte e una linea di magliette blu con Lord Snowdon, una capsule collection con Liberty London, stampe in edizione limitata con William Wegman ma anche una limited edition con Lanvin

Nel 2020, Acne Studios ha prodotto una capsule collection di abbigliamento con opere d’arte di Monster in My Pocket.

Acne Studios e l’editoria

Nel 2012, in collaborazione con il fotografo Lord Snowdon, lancia il libro Snowdon Blue. Al suo interno, scatti realizzati dal fotografo britannico a personalità come David Bowie, Manolo Blahnik e Serge Gainsbourg. 

Il secondo libro fotografico di Acne Studios, titolato Bruce of Los Angeles: Rodeo, raccoglie gli scatti di Bruce Wellas realizzati ai cowboy americani. Con l’occasione, Jonny Johannson ha progettato una collezione di top, jeans e stivali a tema western per incarnare il classico tema americano.

Sino al 2014, inoltre, la griffe di Jonny Johansson ha pubblicato, a cadenza semestrale, la rivista Acne Paper con lo scopo di divulgare informazioni sulla fotografia, moda, architettura, arte e design, coinvolgendo protagonisti del settore come Carine RoitfeldNoam ChomskyDavid LynchLord Snowdon , Azzedine Alaïa , Mario TestinoSarah MoonTilda Swinton Paolo Roversi.

Nel 2015, infine, nelle librerie fa il suo ingresso il libro Peter Schlesinger Sculpture contenente 150 fotografie che hanno come protagoniste le opere dello scultore americano Peter Schlesinger. Al suo compimento vi partecipa lo scrittore Eric Boman. 

 

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Elbaz

Elbaz Alber. È nato a Casablanca in Marocco. Ha vissuto e ha studiato a Tel Aviv sino al diploma alla Shenkar College School of Fashion and Textile. Ha fatto pratica di moda a New York lavorando per 7 anni con Geoffrey Beene. L’8 marzo del ’99, al Carousel du Louvre, su una passerella di ferro e con una sfilata a passo di carica in sandali di metallo o tacchi altissimi, ha vinto la sfida di sostituire Yves Saint Laurent (vuole occuparsi solo d’alta moda) nel disegno, nella direzione artistica della collezione prêt-à-porter, di Saint-Laurent Rive Gauche che è trainante dell’intera maison. A differenza di molti nuovi talenti alla guida creativa di storiche griffe, non ne ha stravolto lo stile.

Abito monospalla con goffratura in vita

Lo ha rivisitato, tenendosi in perfetto equilibrio fra tradizione e necessità di innovare, fra l’incombente maestro e se stesso. Si è concesso qualche gioco di contrasto (volpe rossa su cachemire impoveriti, infeltriti; smoking con pantalone alla zuava tagliato al ginocchio, top di paillette e strascico a fiocco) e qualche azzardo di colori dall’arancio al verde. Saint-Laurent gli aveva prestato il suo gioiello portafortuna. Piccolo, bruttino (Dice: “Adorerei essere bello, snello. Deve far bene sentirsi Tom Cruise”), lavoratore instancabile, è approdato alla Saint-Laurent dopo avere ridato vigore e successo alla maison Guy Laroche per la quale ha disegnato le collezioni del ’97 e del ’98. Nel 2000 ha lasciato Saint-Laurent.
Lo stilista, incluso dal Time tra le cento persone più influenti nel mondo della moda, dopo una breve collaborazione con Krizia nel 2000, dal 2001 diventa direttore creativo di Lanvin. Dopo quattordici anni nella maison francese, Alber Elbaz viene licenziato a causa dei dissidi con la nuova proprietaria della griffe, l’imprenditrice taiwanese Shaw-Lan Wang. A lui, proprietario dell’etichetta per il 10%, viene riservata una consistente liquidazione.

In seguito, gli sono state attribuite  diverse nomine tra cui la direzione creativa di Dior, andata poi all’italiana Maria Grazia Chiuri. Da freelance della moda ha firmato alcune co-lab tra cui la  Tod’s Happy moments by Alber Elbaz: una serie di borse e mocassini dal mood divertente.

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Alber Elbaz co-lab con Tod’s

Jarrar

Bouchra Jarrar. Stilista francese nata a Cannes il 14 novembre 1970. Jarrar è una stilista controversa, dall’animo ribelle. Troppo indipendente per poter ricoprire ruoli affidati da terzi. È il bianco e il nero della moda, il taglio netto sulla stoffa.

Dopo gli studi presso all’Ècole Duperré entra in contatto con maison dalla caratura internazionale come Jean Paul Gaultier e Balenciaga, curandone il dipartimento gioiello. Con la casa di moda fondata da Cristóbal collabora per 10 anni, dal 1996 al 2006 contando su un particolare feeling con Nicolas Ghesquiere, all’epoca direttore creativo dell’etichetta. La sua passione evolve progressivamente sino a portarla a dirigere la collezione Haute Couture di Lacroix, fino al suo fallimento, nel 2009. 

Stile minimalista per Broucha Jarrar

Nel 2010, dopo anni alla direzione delle case di moda parigine più in voga del momento, fonda la sua eponima etichetta che può vantarsi della denominazione Haute Couture essendo, Bouchra, membro della Chambre syndicale de la haute couture.  

Nel 2012 e nel 2017 le viene conferito il titolo di Cavaliere dell’Ordre des Arts et des Lettres e Ufficiale dell’Ordre des Arts et des Lettres.

Il richiamo della gioielleria, però, non tarda ad arrivare. Dopo aver archiviato, per un periodo di tempo breve, le collaborazioni esterne, nel 2016 la designer progetta una collezione di gioielli per Maubossin.

Il suo nome torna alla ribalta nel 2016 quando Lanvin comunica, per mezzo stampa, la sua nomina a direttore creativo della griffe, succedendo ad Alber Elbaz. La collaborazione, però, ha durata breve: l’insuccesso delle collezioni disegnate da Bouchra, coadiuvata da una campagna marketing poco incisive, costringe la designer a lasciare la direzione creativa della griffe, che passa nelle mani di Olivier Lapidus

Nel 2020 entra come protagonista nel calendario ufficiale di Camera Nazionale della Moda italiana, sfilando con la sua eponima griffe.

 

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Impero

Impero. Gli abiti stile impero sono caratterizzati dalla vita molto alta appena sotto il seno, tanto che si parla di “vita Impero”. Questa moda risale ai…

Impero. Gli abiti stile impero sono caratterizzati dalla vita molto alta appena sotto il seno, tanto che si parla di “vita Impero”. Questa moda risale ai primi vent’anni dell’800, nata alla corte di Napoleone Bonaparte e lanciata dall’imperatrice Giuseppina. L’abito impero consisteva in una tunica per lo più bianca con corpino minuscolo fermato sotto il seno da un nastro o una cintura, scollatura molto profonda, maniche corte a palloncino, gonna che partiva da sotto il seno fluida e diritta. Lo portava Madame Récamier per ricevere i suoi ospiti nel famoso “salon” dell’Abbaye-aux-Bois. Indimenticabile Audrey Hepburn così vestita nel ruolo di Natascia in Guerra e Pace. Questo stile è stato sempre riproposto e ripreso durante tutto il ‘900 dai grandi sarti. Da Lanvin all’inizio del secolo a Rochas negli anni ’30; da Balenciaga, Dior e Givenchy nei primi anni ’60 al rilancio di Romeo Gigli negli anni ’80.

Guida

John-Guida
John-Guida

Guida John (1897-1956). Illustratore di moda tra i più interessanti nel panorama italiano. Nasce a Napoli. Figlio di madre inglese e padre napoletano, esordì nel 1914 come figurinista al Circolo degli Artisti insieme a Sergio Tofano, Bruno Angoletta, Aristide Sartorio. Tra il ’14 e il ’43, collaborò con i Grandi Magazzini S di P. Coen & C. di via del Tritone, a Roma per i quali fece anche il modellista, andando alle collezioni di Parigi e di Londra e comprando croquis di Lucile, Patou, Vionnet, Lanvin e altri. Per le 11 vetrine del negozio disegnava figurini, su cartoni cm 70-100 con tecnica di acquerello, che venivano rinnovati due volte alla settimana. Eclettico e curioso, insegnò figurino di moda; ideò la rivista Le mode in fiore, ispirata alle riviste francesi; collaborò a La Donna, illustrando e scrivendo da Parigi le tendenze. La sua fortuna finì con l’avvento delle leggi razziali, che imposero la chiusura della ditta Coen. Nel dopoguerra lavorò per la ditta di tessuti Galtrucco e per Schuberth, Antonelli, Centinaro. Il suo stile inconfondibile testimonia un momento importante della moda, quando, fra gli anni ’30 e ’40, nell’imperante stile francese tentava di farsi largo una creatività italiana. Morì a Roma, indigente, aiutato solo da pochi amici. (Bonizza Giordani Aragno)

Iribe

Iribe, Paul. Pseudonimo di Paul Iribarnegaray (1883-1935). Illustratore francese. Viene considerato, per la sua audacia formale e l’originalità iconografica, un precursore dell’Art Déco. Nel 1908, ha realizzato un catalogo per Poiret intitolato Les Robes de Paul Poiret racontées par Paul Iribe. Nel ’13, crea il marchio per Lanvin. Le sue illustrazioni sono state pubblicate dall’edizione francese di Vogue e da Fémina. Ha disegnato pagine pubblicitarie per Paquin, Callot e Bianchini-Férier. Dopo una felice esperienza di costumista e decoratore a Hollywood (fra gli altri, il film I dieci comandamenti di Cecil B. De Mille nel 1923) dal ’20 al ’26, ritorna in Francia e collabora con Chanel come creatore di gioielli. Iribe avrebbe dovuto sposare Coco Chanel ma il matrimonio non avvenne a causa della sua improvvisa morte per arresto cardiaco.

Piguet

P

Robert-Piguet
Robert-Piguet

Piguet Robert (1901-1953). Stilista francese. Banchiere mancato, nel ’18 si trasferisce a Parigi dalla natia Yverdon, cittadina svizzera che si affaccia sul lago di NeuchÀtel. Nel suo bagaglio soltanto un’esperienza come disegnatore per le calzature del connazionale Bally e alcuni schizzi di modelli alquanto originali, a stampa batik: osa proporli alla Maison Lanvin, che li rifiuta. Per niente deluso, e nemmeno intimorito, approfitta dell’appoggio del fratello avvocato, per mettersi subito in proprio e aprire una sartoria. È il 1920. Non funziona. Lavora per Poiret e, successivamente, per Redfern, nome legato alla prima uniforme da donna per la Croce Rossa. Trova ancora l’appoggio della famiglia e, nel ’33, inaugura una nuova maison, gestita dal secondo fratello, Georges, e, nel ’36, una succursale a Londra. Alterna allo stile sobrio per il giorno, abiti sensazionali per la sera: toilette che emanano un profumo di raffinatezze ‘800. Celebre rimane la crinolina pieghettata, sostenuta da un nastro rigido: romanticherie che si ritrovano nelle lunghe gonne voluminose, in contrasto col bustino attillato, indossate per le riviste di moda dalla moglie Mathilde. Nel ’44 lancia i profumi Bandit e Fracas. Continua l’attività fino al 1951, anno in cui la chiude per motivi di salute. Fra le sue clienti, molte stelle del cinema e del teatro francese, fra le quali Arletty ed Edwige Feuillère.

Joseph Li

Quando nel 1999 lo stilista nato nel 1975 a Hong Kong lanciò la sua prima collezione, venne subito notato dai grandi buyer di Neuman Marcus e Begdorf Goodman e per cinque stagioni consecutive le sue creazioni vennero presentate durante la Fashion Week di New York. Nel 2002 però decise di prendersi un periodo di riflessione durante il quale si trasferì prima a Parigi per approfondire le sue conoscenze lavorando per Lanvin, poi a Londra dove studiò alla Saint Martin. Ritornato a Hong Kong ha ripreso a produrre la sua collezione fatta di pochi pezzi dove la rielaborazione di bustier completati da lunghe frange costituisce l’elemento principale.

Cox

Lavora in Inghilterra. È conosciuto per il suo segno moderno e anticonformista. Dal 1997 realizza anche una collezione di abbigliamento per uomo e donna. Ha studiato a Londra presso il Cordwainers Technical College, dove, ancora allievo, è stato notato da Westwood che lo ha chiamato a collaborare alla sua collezione autunno-inverno ’84-85. Appena diplomato, nell’85, inizia una propria linea, pur continuando a lavorare per colleghi e maison famosi: Galliano, Sui, Hamnet, Lanvin. Nel ’91, inaugura il suo primo negozio a Londra, in Symons Street.

Canovas (del) Castillo

Dopo una poliedrica attività come disegnatore di foulard, bijoux e cappelli per alcuni fra i più celebri couturier da Chanel a Schiaparelli, da Piguet a Paquin (’38-44), come costumista di film (La bella e la bestia) e al Metropolitan di New York (’45-50), vive il suo periodo di maggior successo e felice creatività, quando viene chiamato a realizzare, dopo la morte della fondatrice Jeanne, l’alta moda e poi il prêt-à-porter della casa Lanvin (’52-63). I suoi modelli, busto disegnato e gonne fluide, seppero rinnovare, senza tradirlo, lo stile Lanvin, nella leggerezza di drappeggi e pannelli. Spettacolari gli abiti da sera, il voluttuoso satin alleato al visone. Nel ’63, si mette in proprio con l’aiuto di due fra le sue più entusiaste clienti da Lanvin: Barbara Hutton e Gloria Guiness. Cinque anni dopo la maison passa di mano.