Massei

Massei, Enrica (1947). Stilista italiana. Dei suoi studi artistici ha conservato il gusto e la ricerca di un felice, inusuale cromatismo, costanti anche…

Massei, Enrica (1947). Stilista italiana. Dei suoi studi artistici ha conservato il gusto e la ricerca di un felice, inusuale cromatismo, costanti anche in periodo di nero dominante e la fedeltà alla spoglia geometria, soprattutto di Malevich.

Dei suoi primi anni di apprendistato a Parigi, assistente di Lagerfeld da Chloé, l’audacia inventiva dell’alta moda, che medierà nelle sue collezioni di un prêt-à-porter (1978) ricco per scelta di tessuti particolari e materiali inediti, plastiche madreperlacee, resinati stropicciati e per novità del taglio all’interno di forme lineari; e infine per perizia tecnica negli intarsi di colore timbrico o neutro sia in senso decorativo che strutturale.

Massei Enrica arriva al prêt-à-porter, trasferendosi a Milano, dopo un periodo di lavoro a Torino nella sartoria di famiglia, la Sanlorenzo, con due collezioni di alta moda in passerella a Roma, ma anche di collaborazione con grandi aziende, come la Hettemarks e la Vestebene.

Esperienze di cui si giova la sua moda pronta, tesa a vestire una donna attiva che sceglie l’abito funzionale per la sua comodità, ma vuole sentirsi in sintonia con la razionale grazia del design, personalizzata dall’inedito accento del colore.

Lady D

Lady D (1961-1997). Diana Spencer. Figlia del conte John Spencer e di Frances Shand Kidd. Va in sposa il 29 luglio 1981 al principe Carlo del Galles…

Lady D (1961-1997). Diana Spencer. Figlia del conte John Spencer e di Frances Shand Kidd. Va in sposa il 29 luglio 1981 al principe Carlo del Galles, erede al trono d’Inghilterra. Non era certo un’icona di stile, prima delle nozze: alta, bionda e un po’ goffa, con una predilezione per gli abiti a minuscoli fiorellini, tanto amati dalle donne inglesi. Il giorno del suo matrimonio sceglie un abito romantico vagamente ottocentesco confezionato dai creatori inglesi David ed Elizabeth Emanuel. Un trionfo. All’indomani della cerimonia, celebrata in diretta Tv di fronte a milioni di spettatori, il vestito di Lady D, replicato in migliaia di esemplari, diventa l’emblema dell’abito da sposa anni ’80. Negli anni immediatamente successivi alle nozze, pur abbandonando le fantasie floreali, non riesce a prendere le distanze dall’eleganza di corte fatta di ruche, volant e cappellini. Solo dopo la separazione da Carlo d’Inghilterra, si svincola dall’etichetta di corte iniziando a mettere più in risalto il suo fisico slanciato. Allora, pur continuando a rivolgersi a creatori inglesi come Catherine Walker, inizia ad affidare la realizzazione dei suoi abiti a Valentino, a Lacroix, a Lagerfeld (Chanel), a Galliano (Dior) e infine a Gianni Versace, grande amico e autore delle mise della principessa in molte occasioni. Nel giro di pochi anni, grazie al suo portamento e a un fisico statuario, frutto di ore di allenamento, Lady Diana diviene ancora più imitata, dal taglio dei capelli fino alla sfumatura delle calze. Diego Della Valle ha chiamato D-bag una delle sue borse.

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31 Février

31 Février. Marchio di borse, creato nel 1987 da Hélène Népomiatzi e Marc Gourmelen. Si è distinto per l’originalità e l’ironia delle creazioni. Più che veri e propri oggetti d’uso, si tratta di accessori sorpresa. I due stilisti hanno debuttato disegnando per Lagerfeld e hanno continuato poi sulla scia dell’imprevedibilità. Hanno anche una seconda linea battezzata Jour Férié e uno show room a Parigi in rue du Faubourg Saint-Honoré. &quad;Successivamente, Hélène Népomiatzi abbandona l’avventura 31 Février per fondare un nuovo marchio, 69-96, in collaborazione con Claire Savary, con la quale aveva collaborato presso Céline e Nina Ricci accessori. Anche qui, l’ispirazione è provocatoria e mixa lusso e stile di strada, trovando spazi di vendita nelle boutique Maria Luisa a Parigi e Tracey Ross a Los Angeles. Marc Gourmelen, altra anima del marchio 31, diventa invece direttore creativo del marchio di pelletteria italiana Bric’s nel 2007.

Piaggi

Piaggi Anna (1931). Personaggio emblematico del mondo della moda, con il gusto della provocazione colta e irriverente. Anche collezionista di “pezzi” di abbigliamento (trappole estetiche), ma anche di libri, di oggetti, di musica, di “cose”, che liberamente interpreta con una precisa finalità: estetizzare il “momento contemporaneo”.

Pezzi, oggetti (a volte anche parole) ricercati, scavati in peregrinazioni in tutto il mondo, con un raro talento e un occhio sensibile al famoso “quid”. In questo esercizio costante, ha avuto due eccellenti maestri. Il primo è il marito (sposato a New York nel 1962) Alfa Castaldi, fotografo, personaggio di vasta ed eclettica cultura. Il secondo è l’inglese Vern Lambert eccentrico collezionista di abiti antichi.

Sempre seguendo un suo personale fantasioso filone di sottile humor, una particolare logica-illogica, un del tutto personale “egotrip”, gli abiti da collezione-non collezione di Anna Piaggi sono via via usciti da armadi e minuziose catalogazioni, per trasformarsi nel vissuto quotidiano.

Abiti da indossare su un astratto ideale palcoscenico, in una fantasiosa interpretazione. Questa deve avere, come punto di riferimento, la moda e come finalità una provocazione moderna. Abbinamenti, contaminazioni, accostamenti che coinvolgono anche il linguaggio diverso e creativo. Un esempio sono le sue famose presentazioni per le collezioni Missoni.

Anna Piaggi per Mondadori

Sul filo assolutamente originale di una vocazione coltivata per professione, di una rara sensibilità, di una inventiva, capace di interpretare stili, mode, epoche, musica, oggetti, Anna Piaggi si muove in un mix dissacratore ostentato con suprema intelligente indifferenza e padronanza assoluta dell’effetto.

È milanese, di educazione e formazione classica, inizia come traduttrice per la casa editrice Mondadori. Diventa giornalista di moda negli anni ’60, quando viene chiamata sempre dalla Mondadori come fashion-editor per l’esordiente mensile Arianna. A questo imprimerà il segno forte e innovativo di un gusto moderno, nuovo e dove lavora in tandem con il marito Alfa Castaldi, che diventerà uno dei più noti e intelligenti fotografi italiani; con lei collaborerà come redattrice Anna Riva.

Negli anni ’70, Anna sarà “editor at large” per la Condé Nast. Introdurrà con i suoi servizi speciali grandi fotografi come Chris von Wangenheim, Giampaolo Barbieri e naturalmente Castaldi.

Dall’81 all’84 studia il progetto e dirige Vanity (Condé Nast). Un esperimento di ricerca di un nuovo linguaggio con il grande artista americano Antonio Lopez. Si tratta però di introduzioni di argomenti troppo sofisticati che vengono travolti da un frenetico consumismo.

Nell’88 inizia su Vogue Italia la sua rubrica (divenuta cult), “D.P. Doppie Pagine di Anna Piaggi”. Tuttora prosegue e che, dopo dieci anni, ha dato vita al libro Fashion Algebra (Leonardo Arte, ’99). Quest’ultimo incredibilmente ricco di personaggi, spunti, rimandi, citazioni con un linguaggio reinventato, dalla sonorità personalissima ma sempre estremamente informato, documentato, costantemente “avant-garde”.

Ha un peso internazionale, questa giornalista-esteta, questa scrittrice , questa ricercatrice di fatti (misfatti), cose e casi, personaggi emergenti, famosi, sconosciuti. Sia nell’approccio agli argomenti, sia nella brillante scrittura, sia negli accostamenti che spaziano sui più diversi temi della cultura moderna e del costume attuale, raggiunge un raro vertice di stimoli visuali, azionando misteriose molle di provocazione culturale.

È stata per diversi anni (’93-97) opinionista di moda e società su Panorama. Ha collaborato ai vari Vogue internazionali. Dall’87 all’89 cura una rubrica di moda e costume per L’Espresso Più.

Karl Lagerfeld

Il celebre stilista Karl Lagerfeld (Chloé, Chanel, Fendi) l’ha scelta a sua musa e le ha dedicato, negli anni ’80, un fantasioso libro Anna-chronique (Longanesi, ’86) di cui Anna Piaggi è l’assoluta eroina-interprete, raccontata con i disegni di Lagerfeld attraverso eventi straordinari e situazioni oniriche: la ricerca è di Vern Lambert, il testo della stessa Anna Piaggi. Il libro è stato pubblicato anche da Thames & Hudson con il titolo A Fashion Journal. Nel 2006, il Victoria&Albert Museum inaugura Fashion-ology: protagonista è lo stile visionario di Anna Piaggi, che diventa la prima e unica giornalista a cui il celebre museo londinese abbia dedicato una mostra.

MacDonald

MacDonald, Julien (1972). Stilista inglese. Julien MacDonald è originario del piccolo villaggio gallese Merthyr Tydfil, ma, come dimostra il suo nome di battesimo, ha origini francesi che risalgono alla nonna materna. Da ragazzo amava molto le belle arti, e non immaginava di dedicarsi alla moda finché non scoprì la sua autentica passione frequentando un corso che gli permetteva di disegnare tessuti: così, decise di iscriversi alla Brighon University, quindi al Royal College of Arts, dove nel 1997 ottenne un Master of Arts. Nel medesimo anno, creò la sua prima collezione e in breve, a soli 28 anni, si fece conoscere a Londra, con la propria griffe, per le sue creazioni “glamour” e la sua maglieria elegante. Lo chiamarono “the wizard of knitwear” (“il mago della maglia”) per le sue creazioni che, ispirandosi a un mondo favolistico, mescolano materiali inusuali (silicone, cristalli, code di ermellino, paillette) a un’atmosfera da show ostentatissimo.

LE COLLEABORAZIONI E LA COLLAZIONE CON GIVENCHY

Quella sua prima collezione impressiona a tal punto Lagerfeld che il debuttante viene invitato immediatamente a uno stage come designer di maglieria per Chanel. Collabora con McQueen, Berardi, Koji Tatsuno. Il 14 marzo del 2001 viene nominato direttore artistico delle collezioni donna (haute couture, prêt-à-porter accessori) di Givenchy. Nel mese di luglio del medesimo anno presenta la sua prima collezione per Givenchy. Disegna le divise per le hostess della British Airways: per la prima volta in trent’anni con i pantaloni al posto della gonna. I colori restano quelli classici della linea aerea, rosso, argento e blu. Saranno indossate in prova per cinque mesi da 100 hostess e verranno adottate dal 2004. I cappelli, disegnati in collaborazione con Stephen Jones, sono stile anni ’50. Per gli steward completi gessati.

MACDONALD OGGETTO DI FORTI CRITICHE

MacDonald è spesso stato oggetto di forti critiche per il suo largo utilizzo delle pellicce nelle sue creazioni. Il designer ha anche dichiarato che la sua attività fallirebbe, se non ricorresse all’utilizzo delle pellicce. Le polemiche sono incrementate quando nel febbraio 2007 ha dichiarato di amare le pellicce, definendole un “bellissimo prodotto degli animali”. Nel giugno 2006 è stato premiato con un OBE (Order of the British Empire) per i suoi contributi al mondo della moda dalla Regina Elisabetta in persona.

Bedin

È figlio d’arte. Il padre e la madre sono sarti per uomo: si conobbero lavorando per il medesimo laboratorio e possiedono a Vicenza un negozio d’abbigliamento nel centralissimo corso Fogazzaro. Bedin è, quindi, nato e cresciuto nel mondo della moda, venendone a conoscere fascino e segreti, tessuti e lavorazioni. "I miei genitori mi hanno sempre insegnato il gusto per le cose belle, le cose vere", dice. Terminati gli studi di ragioneria, si trasferisce a Parigi per seguire i corsi di stilismo della Chambre Syndicale de la Couture. Dopo un anno, ecco l’ingresso da Lagerfeld, per seguire all’ufficio stile la linea KL: una esperienza straordinaria, importantissima per la sua formazione. Passa quindi, per una stagione, da Tierry Mugler. Poi, mentre presenta il suo book da Cloé, si sente dire: "Lei è pronto per una sua collezione". Da lì, il grande passo: la creazione di una sua linea che — realizzata in Italia — dal 2001 viene presentata a Parigi durante la settimana del prêt-à-porter. Inoltre, gli è stato affidato il rilancio del marchio Worth per la moda, cominciato nella settimana della Haute Couture a gennaio, con la presentazione di una linea di lingerie. 

Chloé

Casa francese d’alta moda pronta, creata da Jacques, Lenoir e Gabrielle Aghion nel 1952, e rivelatasi da allora e soprattutto nei tardi anni ’60-’70 come una palestra e un vivaio per alcuni fra i più celebri nomi dello stilismo. Si deve all’energia imprenditoriale dei due fondatori nel rispondere alla nuova richiesta di un prêt-à-porter che non facesse rimpiangere l’alta moda, l’evolversi di Chloé, attraverso l’apporto di stilisti diversi, ora isolati, ora in équipe, da Gérard Pipart a Graziella Fontana, da Christiane Bailly a Carlos Rodriguez. Fino all’incontro decisivo con Lagerfeld, che diventa l’unico creatore (’66-83). Il suo stile audace, ironico, talora esasperato, sempre sorprendente, la cura dell’accessorio nella creazione in proprio di bottoni, bijoux, cappelli, il tono inedito delle sfilate, determinarono il successo internazionale di Chloé e del suo gusto giovane ma sofisticato, di aggressiva femminilità. Nell’ultimo scorcio degli anni ’90, è Stella McCartney, la figlia del Beatles Paul, la stilista della griffe.
Dal 1985 Chloé entra a far parte del gruppo Richmont e dopo Stella McCartney si alternano altri giovani stilista alla guida della direzione artistica della maison: Phoebe Philo dal 2001, Paulo Melim dal 2006 e Hannah MacGibbon nel 2008. Nel corso degli anni la produzione Chloé si è allargata al campo degli accessori e dei profumi. Distribuito in tutto il mondo, possiede prestigiose vetrine monomarca nelle strade più esclusive delle città mete dello shopping di lusso come Parigi, Londra, Milano, New York sino a Shanghai e Dubai.

Jerphanion (de)

Ha seguito i corsi dello Studio Bercot. Ha cominciato come assistente da De Luca e, nel ruolo di coéquipière, è sempre rimasta sia lavorando per Lagerfeld da Chloé (è stata direttrice delle licenze giapponesi e responsabile degli accessori), sia lavorando da Mugler dove è stata anche mannequin vedette. Non si è mai messa in proprio. Lagerfeld, nel ’93, l’ha nominata direttrice del suo studio di prêt-à-porter.