JEAN PAUL GAULTIER

Indice:

  1. Le origini e la passione per la moda
  2. L’etichetta Jean Paul Gaultier
  3. L’enfant terrible
  4. La rivoluzione Gaultier
  5. L’estro di Jean Paul Gaultier
  6. L’enfant éternel 

LE ORIGINI E LA PASSIONE PER LA MODA

Jean Paul Gaultier by Pierre et Gilles, 1990

Jean Paul Gualtier nasce il 24 aprile 1952 a Arcueil, Val-de-Marne, in Francia. È figlio unico, timido e piuttosto solitario, abituato a stare con gli adulti, con poca popolarità a scuola e poco studioso. Si perde nelle lezioni a disegnare, un episodio segna la crescita personale e nel mondo della moda. Mentre disegnava delle ballerine tutte piume e paillette delle Folies Bergère, viene sorpreso dall’insegnante che lo punisce attaccandogli il disegno sulla schiena e l’obbliga a fare il giro della classe in segno di derisione, ma il castigo ha un risvolto inaspettato, i compagni rimangono colpiti dalla sua bravura e cominciano a chiedergli dei bozzetti per loro. L’esperienza diventa il passaporto che gli apre le frontiere della comunicazione, riusciva a trasmettere alla gente le sue idee.

Il giovane enfant terrible e la nonna materna, sua fonte di ispirazione e prima sostenitrice

La nonna materna è una figura fondamentale per il designer, proprietaria di un salone di bellezza, dove Jean Paul passa le sue giornate. Ogni sua iniziativa creativa è sostenuta dall’ultima, che gli lascia piena libertà di espressione, anche quando smonta le tende per confezionare un velo da sposa dopo le nozze di Fabiola del Belgio, o quando buca le tovaglie per ricavarne delle gonne. Ma egli riceve anche l’appoggio dei genitori che comprendono ed accettano la sua diversità e sensibilità. Sono proprio la nonna e la mamma ad essere le prime indossatrici del talentoso giovane, che a soli 13 anni comincia a creare vestiti per loro traendo ispirazione dagli armadi femminili di casa. I corsetti diventano da subito la sua ossessione.

I corsetti di Gaultier esposti al Gran Palais di Parigi

Non frequenta nessuna scuola di moda, un autodidatta appassionato che disegna bozzetti e riutilizza tessuti casalinghi. Ma Gualtier ha un sogno: diventare un grande stilista. Così invia i suoi saboti ai principali atelier parigini. Il giorno del suo diciottesimo compleanno arriva la proposta lavorativa come assistente da Pierre Cardin, è il 1970. Viene chiamato anche a collaborare con Jean Patou e Jaques Esterel, fin quando non lancia la sua prima collezione nel 1974.

Jeal Paul Gaultier e Pierre Cardin alla sfilata SS 2018 in onore del suo mentore storico

L’ETICHETTA JEAN PAUL GAULTIER

Nel 1976 fonda la sua etichetta, presenta a Parigi una sfilata originale e coraggiosa, molto più vicina ad una rappresentazione artistica che ad una semplice sfilata. Riceve sostegno e appoggio dal suo compagno di vita e d’affari Francis Menuge, che muore di Aids nel 1990.

Gualtier diventa un vero e proprio rivoluzionario di stile. Introduce le gonne, specialmente i kilt, nel guardaroba maschile, ma non solo, il make up diventa un accessorio anche per l’uomo. Ispiratosi alla grande Vivienne Westwood egli è ritenuto il suo più diretto seguace. Rimescolatore dei diversi modi di vestire, divertito costruttore di alleanze impossibili quanto desiderabili fra stili dissimili, teso da sempre a infrangere le barriere fra maschile e femminile in scioccanti variazioni sul tema, è riuscito, fin dalla prima collezione, a fare di ogni sfilata un evento, all’insegna di una multiforme estetica e delle trovate più provocanti, e di ogni stagione la migliore, sul piano delle vendite.

RTW SS 1994 Kate Moss per Jean Paul Gaultier
RTW SS 1994 Jean Paul Gaultier

Ricordiamo l’iconica T-shirt da marinaio Breton stripe, alla reinterpretazione provocatoria del corsetto, come quello con i seni conici disegnato per Madonna durante il suo Blond Ambition Tour (ma il primo a indossarlo fu il suo orsetto d’infanzia Nanà), entrato letteralmente nella storia del costume e oggetto di svariate mostre in giro per il mondo.

Cover book Jean Paul Gaultier, Breton Stripes

L’ENFANT TERRIBLE

Party al club Copacabana a New York nei primi anni 90.

Dall’81 il gruppo Kashiyama diviene suo partner finanziario per le due annuali collezioni di prêt-à-porter, realizzate in Italia e sempre di grande impatto per l’attualità del tema sul quale sono costruite fra moda londinese di strada e memorie stravolte degli anni ’60.

 

 

Jean-Paul Gaultier è riuscito a sconvolgere le regole scegliendo per le proprie passerelle modelli non convenzionali come anziani, donne oversize, persone ricoperte di piercing e tatuaggi, nani o transgender. La sua prima collezione di prêt-à-porter maschile, per la primavera-estate ’84 dal titolo emblematico L’uomo-oggetto, gli offre nuovi territori d’ironia, di travestimento e di rimescolamento delle zone erogene dell’uomo, come la scollatura profonda sulla schiena, trasposti dal vestiario di una donna che nell’inverno precedente ha sbeffeggiato con serissimi trench e impermeabili. Arriveranno in seguito l’uomo con la gonna e persino in “princesse”. Il suo tema preferito, l’attacco frontale ai cliché di guardaroba dei due sessi, tocca un punto importante nei modelli per l’estate ’85, dove dimostra il suo impegno nell’abbattimento delle barriere di genere, presentando la collezione unisex Un guardaroba per due. La collezione esplora l’apparenza androgina, contraddetta, caricaturata in abiti-gag, come il busto a stecche in vista sotto lo smoking della donna, i drappeggi in chiffon, il pizzo sulla camicia da sera maschile portata con i boxer.

Beth Ditto e Jean Paul Gaultier

Non è un caso se tra le muse dello stilista si contano Teri Toye, il primo modello transessuale degli anni 80, la cantante lesbica Beth Ditto, di cui ha disegnato anche l’abito da sposa, e la drag queen Conchita Wurst.

LA RIVOLUZIONE GAULTIER

Jean Paul Gaultier e Madonna, 1990, Parigi

Negli anni 90 Jean-Paul Gaultier produce molti costumi per i tour di Madonna, tra cui il Blond Ambition Tour e il Confessions Tour, come anche il body nero indossato nel video di Vogue. Altre cantanti che hanno voluto il suo estro all’opera durante i tour sono Kylie Minogue, Lady Gaga e la francese Mylène Farmer. Ha inoltre disegnato molti capi indossati da Marilyn Manson, inclusi quelli del periodo di promozione dell’album The Golden Age of Grotesque. Nel 2013 lo stilista ha dedicato la sfilata primavera estate a David Bowie, riproducendo in passerella pettinature e tutine ipercolorate alla Ziggy Stardust. Gaultier ha poi collaborato in svariate occasioni con il mondo del cinema disegnando capi per diversi film, inclusi Il quinto elemento di Luc Besson, Kika-Un corpo in prestito di Pedro Almodóvar e La città perduta di Jean-Pierre Jeunet. Realizza un suo programma televisivo Eurntrash per la TV Britannica.

 

Gaultier e Madonna by Herb Ritts

Altra sua caratteristica è un’appariscente e intelligente commistione di passato e presente nel taglio e nei materiali. Fra le sue invenzioni famose (anche nella linea Junior, creata con la collaborazione di Elio Fiorucci, ’88), la felpa alleata al satin e al pizzo, le magliette multiple, stracciate nei loro strati sovrapposti per rivelare spalle e parte delle braccia, bijoux nell’alluminio delle lattine, tacchi a spillo come una Torre Eiffel capovolta e, su tutto, ancora una volta, l’idea del corsetto, talora del busto ottocentesco.

 

Jean Paul Gaultier, Paris, 1994 by Jean-Marie Périer

Dal 1993 la maison francese Gaultier lancia una linea di fragranze, primi in testa i leggendari profumi-busto Classique e Le mâle, quest’ultimo il più venduto in Europa. A seguire l’essenza femminile Fragile e quella unisex Gaultier², ma portano la firma dello stilista anche Fleur du Male e Ma Dame. La schiera olfattiva è prodotta dal colosso spagnolo Puig, oggi possessore della maggioranza delle azioni dell’azienda di moda. Si può dire che i profumi di Gaultier, oltre che essere molto venduti, si sono impressi nell’immaginario grazie a quelle bottiglie scultura che ritraggono il busto maschile e femminile, racchiusi in lattine da conserva.

Ha il gusto di battezzare le sue collezioni donna e uomo, in modo inconsueto per la moda: Hommage au peuple juif, Les tatouages, Latin lover des années ‘40, La Parisienne Punk, Cyberbaba, La maison du plaisir, Flowers powers et skin heads e, per l’uomo autunno-inverno ’98-99, Italian style. Disegna anche mobili per la casa. Ha pubblicato un’autobiografia fotografica, una sorta di fotoromanzo: A nous deux la mode. Nell’estate del ’99, Hermès ha acquistato il 35% della maison, con un investimento di circa 45 miliardi di lire. Disegna per Wolford un body e un collant in maglia aderente e senza cuciture sul quale sono tramati in nero e grigio, calze con la riga, reggicalze, slip e reggiseno. L’uno e l’altro capo non hanno ganci né elastici.

RTW SS 1995

L’ESTRO DI JEAN PAUL GAULTIER

 

Les Hussardes collection FW 2002

Nel 2002 Jean Paul Gaultier sbarca negli Usa, per aprire una boutique in Madison Avenue a New York. L’arredamento è firmato dal designer Philippe Starck: un modello che sarà riproposto in una ventina di altre boutique Gaultier sparse per il mondo.

 

 

abito da sposta Gultier dlla sfilata FW 2002

Nello stesso anno chiude le sfilate parigine con una moda ispirata all’impero austro-ungarico di Francesco Giuseppe. Nel Palais de la Mutualité, al 325 di rue Saint Martin, ora nuova sede della maison, è stato creato un effetto salone di corte, tutto stucchi e lampadari, ricoprendo lo spazio ancora in fase di ristrutturazione con teli bianchi decorati. Al suono dei valzer viennesi ha sfilato una donna che, pur ostentando la sua femminilità, non disdegna l’abbigliamento maschile. Cinquantotto capi, dal blouson tipo baseball ma ricamato come un chimono, agli abiti da gran sera da corte asburgica, come l’abito lungo di granati o quello in velluto blu Prussia orlato di visone. Per finire, accompagnata dalla marcia di Radetzky, la sposa con un’acconciatura di penne bianche e dieci metri di strascico.

 

 

Jessica Stam per Jean Paul Gautier SS 2007

Sulla passerella parigina, Jean Paul Gaultier ha reso morbidi i “buchi” di Calder con grandi drappi bucati su cui si muovono, su funi e altalene, delle acrobate piuttosto rotonde. Le loro curve rafforzano l’immagine di morbidezza, tema della sfilata. Collezione fatta di piccole giacche con coda a frac, pantaloni attillatissimi, ma portati molto bassi, scesi fin sotto il sedere, salopette extralarge, tutto accompagnato da altissimi stivali stringati, grandi cappelli, calze ricamate, bolerini. Volumi in contrasto, dall’aderentissimo all’extralarge, come per gli abiti in jersey di seta. Un mix creativo che vede pantacollant portati con bikini e pezzi di stoffa tenuti insieme da catenine: fantasia, ma anche attenzione ai prodotti ben precisi, dalla vestaglia di raso ricamata come un chimono, alle gonne in toile de jouy bianco e verde, ai sandali a zeppa con fascia trasparente.

 

Nel 2003 diviene il nuovo direttore artistico di Hermès. Il suo debutto avverrà con la linea di prêt-à-porter femminile per l’autunno/inverno 2004-2005, subentrando a Martin Margiela. Gaultier continuerà a disegnare comunque le linee della sua griffe.

L’ENFANT ÈTERNEL

SS 2012

Nel 2014 Jean-Paul Gualtier dice stop al prêt-à-porter dopo quasi 40 anni di carriera.

Organizza una festa colorata al Gran Rex parigino, il cinema dove Jean-Paul andava da bambino, durante la quale le protagoniste sono state le Miss più strampalate, da Miss Lucha Libre per gli appassionati di wrestling a Miss Senior fino a Miss Marinière, la marinaretta che è stata per tutta la carriera un suo portafortuna e feticcio.

E arrivano i progetti speciali, come il one man show che si tiene a ottobre durante la Fashion Freak Show di Parigi e, naturalmente, l’appuntamento con la haute couture dove lo stilista di sente libero di reinventare le noiose leggi di marketing. Altre grandi star come Nicole Kidman, Cate Blanchett, Fergie, Sonam Kapoor, Coco Rocha, Dita von Teese e Camila Belle richiedono negli anni creazioni del grande designer.

Nel 2013 Rihanna partecipa agli American Music Awards con un capo esclusivo firmato Gaultier. Kim Kardashian ne vuole subito uno per lei per la passerella dei Grammys nel 2015. Nel 2016 ha realizzato oltre 500 costumi per lo spettacolo di rivista THE ONE Grand Show al Friedrichstadt-Palast di Berlino.

Ha vestito Katy Perry all’after party di Vanity Fair nel 2017. Nello stesso anno Solamge Knowles indossa al Glamour Women of the Year Awards a New York un abito della collezione A/I 2017 dell’haute couture. La collezione P/E 2018 è un tributo proprio al suo iniziatore Pierre Cardin.

SS 2018

Tra poco lo stilista spegnerà 66 candeline: forse non potrà più essere considerato l’enfant terrible della moda, ma sicuramente ne rimarrà l’enfant éternel.

 

la svolta eco-friendly

Nonostante non ci sia un comunicato stampa che lo attesti, alcune dichiarazioni dello stilista fanno pensare che nei prossimi progetti ci sarà una maggiore attenzione all sostenibilità. In particolare sembra che Gaultier abbia espresso la necessità di allontanarsi dall’utlizzo delle pelliccie animali, notizia ovviamente fortemente apprezzata da animalisti e sostenitori della moda eco-friendly.

 

FRANCESCA LIBERATORE

Francesca Liberatore, fondatrice dell’omonimo brand, nasce a Roma nel 1983. Dopo una formazione degna di nota, collabora con famosissime maison internazionali e si concentra sulla sua linea. Tra New York e Milano, il successo è strepitoso.

Indice

  1. Le origini
  2. Premi e riconoscimenti
  3. Impegno nel sociale
  4.  Ultime collezioni
    1. Primavera Estate 2018
    2. Autunno Inverno 2018/19
  5. Situazione attuale

Le origini

Dizionario della Moda Mame: Francesca Liberatore. La stilista
La stilista

Francesca Liberatore nasce a Roma nel 1983. Dopo la laurea in Fashion Womanswear al Central Saint Martins di Londra, lavora negli uffici stile di famose maison. Tra queste: Viktor & Rolf ad Amsterdam, Jean Paul Gaultier a Parigi e Brioni Donna di ritorno in Italia.

Premi e riconoscimenti

In seguito, nel 2009 Francesca Liberatore vince grazie alla sua prima collezione individuale il concorso Next Generation, promosso dalla CNMI. Da allora, ha sempre preso parte alle sfilate di MMD.

L’estro creativo dell'”enfant prodige” giunge poi perfino nei musei. Viene invitata ad esporre alla Permanente di Milano, alla Galleria Edieuropa di Roma, così come a Parigi, Londra, Tokyo, Canton, New York. L’eco del suo genio creativo giunge a San Pietroburgo, nella Kiev Fashion Week al Mytstestky Arsenal, nella Berlino Fashion Week, nel Warsaw Fashion Weekend al Soho Factory.

Dizionario della Moda Mame: Francesca Liberatore. Collezione primavera estate 2018
Collezione primavera estate 2018

Nel 2014 Francesca Liberatore è anche vincitrice del DHL Exported. Grazie a questo concorso mondiale, calca le passerelle del Salon del Lincoln Center, The Dock Skylight at Moynianh Station e del Gallery 1 di Clarkson Square.

Impegno nel sociale

Nel mentre, la stilista ha preso parte ad importanti iniziative come “a T-shirt for life” per la campagna UnicefVogliamo0” o per la campagnia “C4C” della Banca Mondiale riguardo cause e conseguenze dei cambiamenti climatici.

Ultime collezioni Francesca Liberatore

Primavera Estate 2018

Francesca Liberatore porta in passerella una collezione delicata e forte, ricca di contrasti. Perciò: tagli netti e decisi su tessuti fluidi e leggeri; stampe colorate accostate a pizzo metallizzato; stilemi del primo Novecento in armonia con l’eleganza contemporanea. Quindi, riflessi satinati e silver di tuniche geometriche screziate su silhouette total black stampate ad arte e trasparenze negli abiti da sera ricchi di pizzi e ricami sono i caratteri forti della sfilata.

Lunghezze midi e maxi per sete, cotoni, pizzo, jersey, satin, tulle e organza. Ancora, la palette di colori spazia tra i pastelli: glicine, rosa antico, rosso ceralacca, celeste polvere, canarino, cemento, carta da zucchero, beige, verde pisello, silver, verde palude. Tutto su basi bianche o nere.

Autunno Inverno 2018/19

In seguito, durante la Milano Fashion Week, Francesca Liberatore presenta una collezione che narra l’incontro tra due culture: quella occidentale e orientale. Questa sfilata è per lei il debutto milanese, dopo ben sette stagioni di grande successo portate a New York.

La sua sensibilità artistica e umana la portano a raccontare una terra misteriosa e ricca di contraddizioni. Dopo l’ultimo viaggio in Pakistan, in qualità di esperta internazionale con UNIDO, la stilista impara ad apprezzare la preziosità del ricamo locale, eseguito da ricamatori uomini, in aziende gestite da donne.

Quindi, il concept della collezione è ispirato da una femminilità estrema e regale, rafforzata da sciarpe in velluto, simbolo dell’abbigliamento pakistano. Il codice estetico della linea esplora tutto il mondo della designer romana. Racchiude il suo passato migliore attraverso check di parole che riverberano alla mente il soundtrack dei passati fashion show. Il mix di culture presenti nella collezione si esprime attraverso il pensiero di Francesca: lealtà e apertura verso l’altro.

I cappotti sartoriali sono stati realizzati in Sicilia grazie alla partnership con “I sarti italiani”, gli jaquard e i disegni su seta portano la firma di Puntoseta di Giuseppe Riccardi, Como. Ancora, la maglieria è stata prodotta in America grazie alla collaborazione con Designow, le pellicce sono state realizzate dal gruppo cinese Furmeyen con le pelli Sagafur e i ricami sono stati eseguiti dalle donne di Lahore.

La palette di colore è generosa. Le tonalità del celeste cielo, il grigio e il blu reale, accompagnano ricami sfarzosi in fili d’oro, valorizzando capispalla dal taglio maschile e gonne morbide e leggere.

Situazione attuale

Francesca Liberatore attualmente insegna in Italia e all’estero: all’Accademia Belle Arti di Brera, alla NABA Milano, all’Accademia Belle Arti di Roma, per importanti progetti per le Nazioni Unite come esperta internazionale, al GSC ad Amman (Giordania), nelle Università di Ho Chi Minh e Hanoi (Vietnam) e al Ministero della Produzione e Industria a Lima (Peru), ora a Eravan (Armenia).

Responsabile di importanti collaborazioni come con il Moulin Rouge di Parigi con le capsule collections Moulin Rouge by Francesca Liberatore, è supportata da importanti partnership internazionali. Tra queste: Swarovski Elements, Saga Furs, Moulin Rouge Paris, Puntoseta, Nafa, etc.

De Foer

Dopo avere tentato di essere accettato diciottenne all’Académie Royale des Beaux Arts di Anversa, ha studiato grafica a Gand e nell’87 si è ripresentato all’Accademia. Vi è stato ammesso. Uscitone diplomato, dopo 4 anni, ha trovato lavoro da Castelbajac che ha assistito anche per le collezioni Courrèges. Successivamente ha strettamente collaborato con Jean Paul Gaultier. Dall’ottobre del ’98, ha una sua griffe. Le sue fonti di ispirazione sono prevalentemente etniche e la sua creatività fa leva sui tessuti. La sua linea di prêt-à-porter femminile è venduta in Europa, Medio Oriente e Usa.

HERMÈS

Storica casa di moda francese specializzata in pelletteria, Hermès è uno dei marchi più prestigiosi nel settore del lusso. Di proprietà della quinta generazione, oggi è rinomata per le sue sciarpe, cravatte e borse, diventate ormai dei veri e propri status symbol. L’azienda, fondata nel 1837 da Thierry Hermès, nacque come laboratorio casalingo di imbracature per cavalli. Da qui il famoso logo della maison: il “Duc Attelé” che rappresenta un fantino con cavallo, in omaggio alla tradizione equestre. Dopo 40 anni, la seconda generazione trasferì l’azienda nell’attuale sede di Faubourg Saint Honoré. Ma fu il nipote di Thierry, Emile Maurice, che negli anni Venti indirizzò la trasformazione verso una realtà più appropriata per una casa di moda. Inizialmente, creavano piccoli oggetti in daino, ma nel 1927 venne lanciata una linea di gioielli ispirata al mondo equestre; nel 1929 fu creata la prima collezione Donna, su disegno di Lola Prusac. Gli anni Trenta furono gli anni degli indumenti che sarebbero diventati icone sia per la maison, sia per il mondo della moda, come la cintura ispirata ai guinzagli o la borsa creata su disegno di quelle usate per le selle. Stiamo parlando della famosa Kelly, un modello dedicato alla Principessa Grace di Monaco, la quale ha notevolmente contribuito al suo successo, quando è apparsa su ogni tabloid del secondo dopoguerra; la borsa divenne immediatamente un’icona e la sua eco risuona ancora oggi. Un’altra idea rivoluzionaria nel 1949: l’abito Hermeselle, in cotone stampato, che anticipava il concetto di prêt-à-porter, una sorta di abito ready made fatto su misura. Nel 1951, dopo la morte di Emile, la direzione dell’azienda fu assegnata ai suoi generi, Robert Dumas e Jean Guerrand. i tempi erano maturi per aumentare le entrate della società, in seguito al grande boom degli anni Sessanta e al forte interesse dei media e alla creazione dei primi profumi e sciarpe di seta; questo è anche il periodo in cui è stato creato il logo “Duc Attelé” e l’arancione è stato scelto come colore distintivo. Il decennio successivo fu caratterizzato dall’espansione economica e territoriale della griffe con l’apertura di nuovi negozi in Europa, Stati Uniti e Giappone. Dal 1976, sotto la direzione di Jean Louis Dumas Hermès, figlio di Robert, la società è diventata una holding e ha avviato politiche di acquisizione principalmente nel settore tessile. Ha cercato di “innovare tenendo d’occhio la tradizione”, sicuro del valore storico del marchio e della reputazione costruita in oltre un secolo di attività. Le pubblicità presentavano giovani modelli che indossavano sciarpe preziose, nel tentativo di ringiovanire il marchio e renderlo più desiderabile per un gruppo più ampio di consumatori; i prodotti Hermès sono sempre più presenti nei negozi. Jeal Louis Dumas è anche l’uomo dietro un’altra famosa borsetta, la Birkin, un’icona per le fashioniste e un vero status symbol di oggi. La Birkin ha una lista d’attesa di oltre due anni e un costo che potrebbe anche superare i diecimila euro; il suo nome deriva dalla cantante Jane Birkin per la quale Dumas ha disegnato una borsetta nel 1984. Leggenda narra che i due fossero seduti accanto durante un volo e che Dumas ebbe la possibilità di ascoltare le sue lamentele sull’impossibilità di trovare una borsa adatta ai suoi bisogni. Questo è il modo in cui il particolare modello è stato creato ed è, proprio come Kelly, assolutamente personalizzabile e disponibile solo dopo una lunga lista d’attesa. Nel corso degli anni, diversi stilisti sono stati chiamati a guidare il reparto creativo per aiutare il rinnovamento nel rispetto della tradizione. Nomi come Catherine de Karolyi, Nicole de Versian (con un giovane Lacroix), Eric Bergère, Bernard Sanz, Bally, Myrène de Prémoville, Giudicelli e Audibet. Negli anni ’90, il team è stato guidato dallo stilista belga Martin Margiela, che resterà fino al 2003, quando lascia il suo posto a Jean Paul Gaultier. La collaborazione tra Hermès e “l’enfant terrible”, rafforzata anche dall’acquisizione di parte delle quote dell’azienda dello stilista dal marchio, durerà fino al 2010, quando Jean Louis Dumas muore. Sperando di rendere più commerciali le collezioni ed il marchio più contemporaneo, il nuovo proprietario Patrick Thomas, nomina Christophe Lemaire (che fino ad allora aveva dimostrato le sue capacità come head designer di Lacoste) a guida del reparto creativo. Oggi, la holding Hermès International guida un gruppo con oltre 26 affiliati; conta 250 negozi in tutto il mondo e completa le vendite attraverso circa 40 negozi altamente selezionati. La famiglia detiene ancora la maggioranza delle azioni della società, seguita dal gigante del lusso LVHM che ne detiene il 20%.

 

Aeffe

Gruppo italiano multibrand che, costituito nel 1980, compete nel lusso. Possiede i marchi Alberta Ferretti, Moschino, Narciso Rodriguez e Pollini. La sede è a San Giovanni in Marignano, nei pressi di Cattolica. È tra i principali protagonisti mondiali nel design, nella produzione e distribuzione di beni di lusso. Il Gruppo produce e distribuisce abbigliamento per uomo e donna, calzature, intimo e mare, articoli di piccola pelletteria, accessori, profumi e occhiali. Il nucleo originale viene fondato nel ’75 con il nome della stilista Alberta Ferretti. Fin dal principio i ruoli all’interno della società sono chiari. Alberta sovrintende la parte stilistica e creativa; suo fratello, Massimo Ferretti, è il Presidente e cura la gestione manageriale. Nell’81 la stilista sfila per la prima volta a Milano. Due anni dopo, inizia la partnership con Moschino, nome emergente della moda italiana, attraverso un accordo di licenza in esclusiva di produzione e distribuzione.

Nell’85, debuttano la prima boutique Alberta Ferretti a Milano e la nuova linea Philosophy, destinata a un pubblico più giovane. Risale al 1988 la collaborazione con lo stilista turco, nazionalizzato inglese, Rifat Ozbek. Nel ’94, viene siglato un accordo per la produzione e la distribuzione delle linee di prêt-à-porter di Jean-Paul Gaultier. Per consolidare la presenza sul mercato americano, nel ’96 viene fondata la società Aeffe USA Inc., che ha sede a New York sulla 56ma strada. L’anno successivo, viene concluso un accordo con lo stilista americano Narciso Rodriguez: Aeffe ha un contratto di licenza in esclusiva per la produzione e la distribuzione delle collezioni di prêt-à-porter con la società Narciso Rodriguez. Tale società, con sede a New York, è partecipata al 50 per cento da Aeffe e da Narciso Rodriguez. Alla fine del ’99 Aeffe acquista il 70 per cento della griffe Moschino. Nasce l’Aeffe Fashion Group. Nel 2000 Ldv Holding, che fa capo al Gruppo San Paolo IMI, entra nel capitale del Gruppo con una partecipazione del 20 per cento. L’allargamento azionario prelude e prepara l’espansione del Gruppo.

Nel 2001, Aeffe rileva il pacchetto di controllo della Pollini per consolidare la sua presenza competitiva nel business della calzature, pelletteria e accessori. Nello stesso anno, acquista il 50 per cento della Velmar, azienda specializzata in intimo e moda mare, per completare l’offerta dei prodotti. Il Gruppo produce l’abbigliamento attraverso una rete di mini-imprese localizzate in Italia. Le calzature e le borse vengono prodotte dalla Pollini. Per i restanti articoli ci sono accordi di licenza con produttori e distributori terzi. Particolare attenzione è dedicata alla distribuzione. Accanto agli show room direzionali (Milano, Londra, New York, Parigi e Tokyo) vi sono molteplici show room di agenti e/o importatori legati, in taluni casi, da rapporti esclusivi. Tale struttura permette di distribuire i prodotti in circa 4500 punti vendita multibrand dislocati nel mondo. Inoltre, l’azienda ha 160 negozi diretti, di proprietà o in franchising, 93 monomarca e 67 tra corner e shop in the shop. Nel 2001 il Gruppo ha raggiunto una crescita notevole: i ricavi sono passati a 242 milioni di euro, l’utile netto di 10 milioni. Il giro d’affari è aumentato di oltre il 40 per cento rispetto al 2000, in parte dovuto a crescita interna, in parte all’ingresso di Pollini.

Nel 2003 il Gruppo focalizza gli sforzi sul piano retail. La formula P-Box, la vendita degli accessori di tutti i brand in un solo punto vendita, viene replicata agli altri prodotti. "Un’operazione analoga che riguarda l’abbigliamento partirà da settembre 2003 con la prima apertura italiana. Tutte le linee di abbigliamento dei marchi di Aeffe saranno concentrati nello stesso spazio vendita. Il multibrand di gruppo è perfetto in città di dimensioni medio piccole, aggredire queste piccole città con i monobrand equivarrebbe a massificare in modo estremo i prodotti", afferma Ferretti. "Questa tipologia distributiva, permette, inoltre, di rafforzare la notorietà dei marchi, altro asset sul quale l’azienda sta concentrando le proprie risorse. All’inizio del 2003, sono stati avviati alcuni importanti progetti con l’obiettivo di improntare l’esercizio e gli anni a seguire alla crescita". Tra questi si ricorda un accordo di joint venture per le linee Moschino nel Far East, uno di distribuzione per Pollini con Itochu (per il mercato giapponese) e con Fairton Strategy Limited per Hong Kong, Taiwan e Cina continentale. Per gli Usa, il 19 per cento del fatturato complessivo, l’obiettivo è spingere nuove categorie di prodotto, dagli accessori alle scarpe, all’intimo-mare, ma soprattutto la nuova linea Pollini abbigliamento.
2008. Il gruppo Aeffe ha acquisito anche lo storico marchio francese Marithè Francois Girbaud.

Fuzzi

Fondata nel 1954 da Adele Bacchiani Fuzzi a San Giovanni in Marignano, vicino a Cattolica. Le collezioni inizialmente venivano create dalla fondatrice, realizzate con telai a mano e diffuse sul mercato nazionale attraverso tre rappresentanti. Agli inizi degli anni ’70, la figlia Anna Maria Fuzzi, dopo la laurea, entra in azienda creando uno staff di stilisti e aprendo le porte al mercato estero. Da allora è un crescendo di successi in campo internazionale. Uno dei momenti più importanti è datato 1983, anno in cui nasce la prima collezione Jean-Paul Gaultier. Nell’89, nasce l’alleanza con Joop! e, nel ’93, con Hugo Boss. Nel 2000, ha aperto uno stabilimento a Baragiano in Basilicata. Nello stesso anno ha avuto un fatturato di circa 89 miliardi di lire. Nel 2002, chiude l’anno con un fatturato di 70 milioni di euro, un margine operativo lordo superiore a 6 milioni di euro (8,5 per cento del fatturato) e un utile prima delle imposte di 5 milioni (7 per cento del fatturato) di euro. Impiega 160 dipendenti. Nel 2003, lancia il nuovo marchio Garbino, linea di maglieria di fascia alta per uomo e rileva Sima Fashion, società proprietaria di alcuni marchi nella maglieria fra i quali Nani Bon, Fiume, Sevres e Portobellos. Oggi la Fuzzi esporta il 95 per cento della propria produzione (80 per cento in Europa). Mercati privilegiati sono Francia, Germania e Inghilterra, ma anche Stati Uniti e Giappone.

Gaultier

Enfant terrible della moda: così tiene ad autodefinirsi. È considerato il più diretto seguace di Vivienne Westwood, l’estrosa e intellettualistica star della moda inglese, fra passato e avanguardia, ottimo taglio e stravaganza. Rimescolatore dei diversi modi di vestire, divertito costruttore di alleanze impossibili quanto desiderabili fra stili dissimili, teso da sempre a infrangere le barriere fra maschile e femminile in scioccanti variazioni sul tema, è riuscito, fin dalla prima collezione, a fare di ogni sfilata un evento, all’insegna di una multiforme estetica e delle trovate più provocanti, e di ogni stagione la migliore, sul piano delle vendite. Attento gestore del proprio successo attraverso un ampio ventaglio di partecipazione ai media — dal cinema (con costumi di scena), alla televisione (con il suo programma Eurotrash per la TV britannica) — continua a stupire, a coinvolgere nelle consuete eppure sempre imprevedibili sfide alle regole del vestire da recuperare e insieme stravolgere. Importanti per Gaultier, adolescente poco studioso, la nonna e il suo salone di bellezza ad Arcueil: vi conosce le prime immagini della moda, fra acconciature, foto, riviste femminili e comincia a disegnare figurini, bozzetti su quella scorta visiva. A 18 anni, invia i suoi schizzi a Cardin che lo assume e — dopo un breve periodo trascorso dall’inquieto, giovane stilista fra Esterel, Patou e Tarlazzi — lo riaccoglie nel 1974, inviandolo nelle Filippine per disegnare alcune collezioni mirate al mercato americano. Appena due anni dopo, presenta la sua prima collezione femminile per la primavera-estate ’77. Il gusto per gli accordi strabilianti, le sollecitazioni kitsch, i toni eversivi della sfilata accentrano l’interesse sul suo nome. Dall’81 il gruppo Kashiyama diviene suo partner finanziario per le due annuali collezioni di prêt-à-porter, realizzate in Italia e sempre di grande impatto per l’attualità del tema sul quale sono costruite fra moda londinese di strada e memorie stravolte degli anni ’60.

La sua prima collezione di prêt-à-porter maschile, per la primavera-estate ’84 (titolo emblematico: L’uomo-oggetto), gli offre nuovi territori d’ironia, di travestimento e di rimescolamento delle zone erogene dell’uomo (la scollatura profonda sulla schiena), trasposti dal vestiario d’una donna che nell’inverno precedente ha sbeffeggiato con serissimi trench e impermeabili. Arriveranno in seguito l’uomo con la gonna e persino in "princesse". Il suo tema preferito, l’attacco frontale ai cliché di guardaroba dei due sessi, tocca un punto importante nei modelli per l’estate ’85. Titolo rivelatore: Un guardaroba per due, esplorazione dell’apparenza androgina, contraddetta, caricaturata in abiti-gag, come il busto a stecche in vista sotto lo smoking della donna, i drappeggi in chiffon, il pizzo sulla camicia da sera maschile portata con i boxer. Le sue sfilate spettacolari, superbe per coreografia e sorprese a getto continuo, diventano il clou delle varie tornate del prêt-à-porter parigino, sfilate attese, variamente commentate, certo in gran rilievo nella stampa quotidiana. Porta in passerella un’indossatrice greca dal gran naso, un’anziana signora, capelli bianchi e calmo quanto incongruo incedere in abito audace, una coppia legata dallo stesso abito che comincia da lei, coinvolge lui e offre, sciogliendosi come una benda in orizzontale, nuove inversioni di ruolo fra i due sessi. Altra sua caratteristica è un’appariscente e intelligente commistione di passato e presente nel taglio e nei materiali. Fra le sue invenzioni famose (anche nella linea Junior, creata con la collaborazione di Elio Fiorucci, ’88), la felpa alleata al satin e al pizzo, le magliette multiple, stracciate nei loro strati sovrapposti per rivelare spalle e parte delle braccia, bijoux nell’alluminio delle lattine, tacchi a spillo come una Torre Eiffel capovolta e, su tutto, l’idea del corsetto, talora del busto ottocentesco, che incanterà Madonna (chiede allo stilista i costumi di scena della sua tournée mondiale, nel ’90, e diverrà da allora il capo feticcio del creatore). Anche il flacone del suo primo profumo avrà la forma d’un busto serrato dal corsetto, sebbene sia racchiuso non in una scatola, ma — omaggio alla nuova collezione Hightech (’93) — in una lattina da conserva. Ha il gusto di battezzare le sue collezioni donna e uomo, in modo inconsueto per la moda: Hommage au peuple juif, Les tatouages, Latin lover des années40, La Parisienne Punk, Cyberbaba, La maison du plaisir, Flowers powers et skin heads e, per l’uomo autunno-inverno ’98-99, Italian style. Nel ’98 ha varato una linea junior. Disegna anche mobili per la casa. Ha pubblicato un’autobiografia fotografica, una sorta di fotoromanzo: A nous deux la mode. Nell’estate del ’99, Hermès ha acquistato il 35 per cento della maison, con un investimento di circa 45 miliardi di lire. 

2000. Ha disegnato per Wolford un body e un collant in maglia aderente e senza cuciture sul quale sono tramati in nero e grigio, calze con la riga, reggicalze, slip e reggiseno. L’uno e l’altro capo non hanno ganci né elastici.
2002, maggio. Jean Paul Gaultier sbarca negli Usa, per aprire una boutique in Madison Avenue a New York. L’arredamento è firmato dal designer Philippe Starck: un modello che sarà riproposto in una ventina di altre boutique Gaultier sparse per il mondo. 2002, luglio. Ha chiuso le sfilate parigine con una moda ispirata all’impero austro-ungarico di Francesco Giuseppe. Nel Palais de la Mutualité (ex casa del popolo), al 325 di rue Saint Martin, ora nuova sede della maison, è stato creato un effetto salone di corte, tutto stucchi e lampadari, ricoprendo lo spazio ancora in fase di ristrutturazione con teli bianchi decorati. Al suono dei valzer viennesi ha sfilato una donna che, pur ostentando la sua femminilità, non disdegna l’abbigliamento maschile. Cinquantotto capi, dal blouson tipo baseball ma ricamato come un chimono, agli abiti da gran sera da corte asburgica, come l’abito lungo di granati o quello in velluto blu Prussia orlato di visone. Per finire, accompagnata dalla marcia di Radetzky, la sposa con un’acconciatura di penne bianche e dieci metri di strascico.
2002, ottobre. Sulla passerella parigina, Jean Paul Gaultier ha reso morbidi i "buchi" di Calder con grandi drappi bucati su cui si muovono, su funi e altalene, delle acrobate piuttosto rotonde. Le loro curve rafforzano l’immagine di morbidezza, tema della sfilata. "Le opere di Calder sono rigide, qui diventano morbide alla Dalì. Quello che stavolta mi interessava molto è la trasformazione dei capi, la giacca che diventa gonna, la camicia che si porta come scialle. Tutto è quasi liquido e scivola addosso." Così Gaultier spiega la sua collezione fatta di piccole giacche con coda a frac, pantaloni attillatissimi, ma portati molto bassi, scesi fin sotto il sedere, salopette extralarge, tutto accompagnato da altissimi stivali stringati, grandi cappelli, calze ricamate, bolerini. Volumi in contrasto, dall’aderentissimo all’extralarge, come per gli abiti in jersey di seta. Un mix creativo che vede pantacollant portati con bikini e pezzi di stoffa tenuti insieme da catenine: fantasia, ma anche attenzione ai prodotti ben precisi, dalla vestaglia di raso ricamata come un chimono, alle gonne in toile de jouy bianco e verde, ai sandali a zeppa con fascia trasparente. &Quad;2002, ottobre. Nuovo grande negozio a Parigi, in avenue George V.
2003, maggio. È il nuovo direttore artistico di Hermès. Il suo debutto avverrà con la linea di prêt-à-porter femminile per l’autunno-inverno 2004-2005. Gaultier continuerà a disegnare comunque le linee della sua griffe (di cui Hermès ha una partecipazione del 35 per cento). Ha preso il posto di Martin Margiela, che ha lavorato per Hermès dal 1997, e che da oggi si dedicherà solo alla sua griffe, controllata da Renzo Rosso, patron di Diesel.
2003, giugno. In aiuto a Jean Paul Gaultier, impegnato nella nuova direzione artistica di Hermès, è arrivato Boli Barret, giovane emergente dallo stile metropolitano, cui verrà affidata una linea di sciarpe in seta. (Gabriella Gregorietti)

Attualmente lo stilista, accanto alle sue collezioni, disegna le collezioni prêt-à-porter di Hermès. Nel 2006, Gaultier, ha di nuovo collaborato con Madonna, disegnando i costumi di scena del suo Confessions Tour, inoltre ha creato molti dei costumi indossati da Marilyn Manson. La sua linea di profumi, sempre molto popolare, si è ultimamente arricchita di nuove fragranze, come il profumo unisex Gaultier2, quello per uomo Fleur du Male e quello per donna MaDame.