ROBERTO CAVALLI

Stilista italiano nato nel 1940, noto per le sue stampe esotiche e per la creazione della tecnica di sabbiatura per denim e jeans.

Indice

  1. Le origini
  2. Lo stile Cavalli
  3. Lo sviluppo del brand
    1. Fatturato 2001
    2. Collezione uomo autunno/inverno 2002
    3. Collezione donna autunno/inverno 2002
    4. Collezione kids
    5. Gli orologi
    6. Opening in America
  4. Gli eventi
  5. 40° anniversario
  6. Direttori creativi
  7. Clessidra SGR rileva Roberto Cavalli
  8. Situazione attuale

Le origini

ROBERTO CAVALLI, ARTISTA DELLA MODA

Roberto Cavalli, classe 1940, ama essere definito “artista della moda”, forse per rammentare che il nonno era un illustre pittore macchiaiolo, autore di quadri esposti al museo degli Uffizi di Firenze, la sua città.

Roberto Cavalli Lo stilista con alcune modelle
Lo stilista con alcune modelle

Lui stesso frequentò l’Accademia di Belle Arti e presto si interessò al rapporto fra moda e pittura, avviando nella sua stamperia un lavoro di ricerca sui materiali, sperimentando contemporaneamente nuove tecnologie. Negli anni ’60, a Parigi, brevettò un rivoluzionario procedimento di stampa sulla pelle e venne immediatamente notato da Hermès e Pierre Cardin. All’età di 32 anni presentò la sua prima collezione ufficiale al salone Prêt-à-Porter di Parigi.

IL DEBUTTO

Nel decennio successivo (’72) debuttò a Palazzo Pitti con i primi patchwork, considerati ormai la sua firma, che caratterizzano soprattutto jeans all’insegna del glamour. Aprì in questo periodo la prima boutique a Saint Tropez. Nell’80, sposò Eva Düringer. Roberto Cavalli, amante della pittura senese, possiede un’importante collezione d’arte con dipinti del ‘400 e del ‘600. Altra sua passione, i purosangue.

Lo stile Cavalli

Roberto Cavalli Lo stile Cavalli
Lo stile Cavalli

La donna Cavalli ha una silhouette ben definita: gli abiti accarezzano il corpo, lo avvolgono con tessuti colorati a fantasia spesso sovrapposti.

la natura come fonte di ispirazione

La natura è fonte di ispirazione: manti di animali, paillette a squame di pesce, onde che si perdono nelle trasparenze del tessuto. L’impatto con la collezione è sempre forte: belve feroci, angeli e demoni si affacciano da una giacca, dai calzoni. Donne feline e grintose che nello stile Cavalli trovano una conferma della propria personalità, istintiva ed esibizionistica.

Ogni modello è mozzafiato: gli short e i corsetti per una Rossella O’Hara proiettata nel 2000, i blazer anatomici a stampe leopardo, coccodrillo, lince. Il serpente per sostituire maculati di ogni razza. Poi il nero delle bande giovanili, dal blouson del selvaggio Marlon Brando ai punk, ai metallari: sono in cervo morbidissimo i suoi inconfondibili, elegantissimi chiodi. Qualcosa di lunare per microgonne galattiche, e ancora jeans stampati ad antichi motivi barocchi.

Anna Falchi e Claudia Koll formano l’accoppiata vincente di una presentazione alle sfilate del prêt-à-porter di Milano, nel marzo del ’95. Schiaccia l’acceleratore per ottenere vibrazioni forti: eleganza sofisticata che si tinge di trasgressione. Lo stretch diventa ultrastretch: maestro della pelle, la tratta come fosse una tela da dipingere e il corpo pare tatuato.

Lo sviluppo del brand

Roberto Cavalli Boutique di Milano
Boutique di Milano

La prima boutique monomarca fu inaugurata a Venezia nel ’96. Il marchio Just Cavalli venne lanciato nel 2000 con una collezione uomo, donna, accessori, occhiali, orologi, gioielli, profumi, intimo e beachwear.

In quegli anni il marchio era distribuito in oltre 30 paesi, direttamente dagli show room di Milano, New York e Düsseldorf. Il mercato interno era leader con il 35% del fatturato (Europa 25, Asia 20). Russia in espansione, Usa già una conquista, con modelli in vetrina nei più importanti department store. Alla linea principale si sono, via via, affiancate CJ Cavalli Jeans, la linea uomo, gli occhiali prodotti da Marcolin e gli accessori femminili e maschili. Ultimo nato, l’underwear per la donna. La moglie, Eva Duringer, che lo affianca professionalmente, è stata Miss Universo.

Ad ottobre 2000, alla Milano Collezioni, un’intera giornata fu dedicata a Cavalli. Dopo la sfilata del mattino, venne inaugurato il primo negozio milanese in via della Spiga. L’anno seguente, e per i 5 successivi, la linea calzature uomo venne prodotta e distribuita da Roberto Botticelli. La collezione autunno/inverno 2001/2002 si ispirò al Far West con mocassini, stivaletti e soprattutto stivali, dai dettagli ricamati.

A marzo 2001 Cavalli disegnò due nuove linee per gli orologi prodotti da Sector. Per la collezione mare, usava il tessuto Sensitive di Eurojersey, eclettico e confortevole, personalizzandolo con le sue celebri stampe. A luglio, per festeggiare l’ingresso in Gran Bretagna, Eva e Roberto Cavalli accolsero gli ospiti in una tenda berbera che riportò un pezzo d’Africa al Momo, storico locale nel West End. Tra tappeti zebrati e vassoi in rame venne presentata la nuova collezione di occhiali, prodotta e distribuita da Marcolin.

Fatturato 2001

Era previsto un fatturato di 280 miliardi di lire e invece, in chiusura di anno, la stima era di 300-350 miliardi. Vennero pianificate anche le successive aperture monomarca. Dopo Milano, Roma, Gedda, Parigi, New York e Venezia, aprì con nove grandi vetrine in via Tornabuoni a Firenze, nel Palazzo Viviani della Robbia. Lo storico caffè Giacosa era collegato alla boutique, pur contando l’ingresso indipendente. Ma soprattutto Cavalli puntava ai “nuovi” mercati: Hong Kong, Seul, Taipei e Mosca.

Collezione uomo autunno/inverno 2002

Roberto Cavalli Collezione Uomo autunno/inverno 2002
Collezione Uomo autunno/inverno 2002

A gennaio 2002 la nuova collezione uomo autunno/inverno 2002-2003 era ricercata, preziosa e stravagante, rinnovava lo stile del guardaroba maschile con l’ironia dell’eccesso e della fantasia. L’ispirazione veniva dall’Inghilterra vittoriana. La sfilata ebbe luogo nella cornice di Palazzo Vecchio a Firenze. Eccesso, provocazione, colore e divertimento per la mostra More and more more and more – The looks Roberto Cavalli Wants for You, curata da Italo Rota.

A febbraio 2002, la mostra Men in skirts alla Dress Gallery del Victoria and Albert Museum di Londra ospitò, tra gli altri creatori, anche Cavalli. Nata con l’intento di celebrare i designer che fecero della gonna un capo di abbigliamento maschile, l’esposizione era divisa in cinque temi: stili storici, kilt, esotismo, stili contro cultura e stili futuristici. Roberto Cavalli trovò il suo spazio naturale nella sezione Esotismo dove espose un kaftano di lino con stampe animal-tribali.

Collezione donna autunno/inverno 2002

Roberto Cavalli Collezione Donna autunno/inverno 2002
Collezione Donna autunno/inverno 2002

L’autunno/inverno 2002/03 fu una sfilata divertente e vivace, ma anche autoironica, che propose capi come il tailleur nero di breitschwanz, le raffinate pellicce intarsiate, i soprabiti di vernice da donna-gatto e vestiti longuette di mussola a fiori delicati anche con maniche lunghe. Indossati da Cindy Crawford, lo stretto tubino scollato in agnello persiano viola, una pelliccia a spina di pesce e, infine, un lungo abito di raso bianco, ricamato con pantere e tigri di paillette, portato con un trench di lucidissimo pitone chiaro. Una novità il coloratissimo tessuto scozzese a telaio, usato per tailleur con la gonna stretta sui fianchi e poi scampanata a godet, per le giacchine da portare con i jeans, ma anche lavorato con applicazioni di stoffe fantasia ricamate a filo d’argento.

A maggio 2002, per l’85° Giro d’Italia, Cavalli disegnò le divise di Mario Cipollini e del suo team. Naturalmente stampate a zebra.

Collezione kids

Roberto Cavalli Linea Kids 2015
Linea Kids 2015

Nel 2002 Roberto Cavalli Angels, collezione prodotta e distribuita da Simonetta, portò in passerella a Pitti Bimbo per la primavera/estate 2003 giacche in pelle chiara con applicati fiori colorati, giubbotti stampati a rettile, jeans gessati e salopette oversize in tessuto délavé. Ai piedi stivali scamosciati come quelli dei Navajo e in vita cinture di rafia colorata con perline e piume. Roberto Cavalli Devils era la nuova linea dedicata al bambino e ragazzino dai 4 ai 14 anni. Affiancò Roberto Cavalli Angels, la collezione per bambine e teenager prodotta e distribuita su licenza da Simonetta, che si occuperà anche del nuovo marchio.

Nel luglio 2002 si aprì a Roma, in piazza di Spagna, la prima boutique della linea giovane Just Cavalli. Roberto Cavalli e Ittierre (Gruppo It Holding) rinnovarono, con tre anni di anticipo, il contratto di licenza per la linea Just Cavalli, prolungandolo fino al 2010.

Gli orologi

Roberto Cavalli Orologi Cavalli
Orologi Cavalli

La linea di orologi disegnata per Sector Group raggiunse, nei primi sei mesi dell’anno, un fatturato di 3,9 milioni di euro, crescendo del 136%. Riaprì la Torre Branca, ex Littorio, a Milano: ai piedi della torre, fu inaugurato il Just Cavalli Café, con bancone disegnato da Ron Arad. Cavalli ricevette il premio The Provocateurs, destinato “a quelli che osano”. La cerimonia si svolse al Cipriani di New York, in occasione della diciannovesima edizione di Night of Stars, organizzata dal Fashion Group International.

Nel 2003, piatti zebrati, bicchieri rifilati d’oro, cuscini animalier per la casa firmata Cavalli. Stava fra il cow boy e il motociclista l’uomo che Cavalli ha presentato a Milano Moda Uomo.

Opening in America

Ad aprile 2003 fu aperto il quarto punto vendita negli Usa, inaugurato a Coral Gable (Miami), More more and more by Roberto Cavalli. Vi si trovavano tutte le collezioni (fuorché la prima linea), compreso il bambino, gli accessori e la casa. Le altre boutique in America erano quelle di New York in Madison Avenue, Bel Harbour in Florida e Las Vegas.

Il brand apertì anche una nuova boutique a Porto Cervo (Sardegna) e a Mosca, al 15 del Tretyakovskiy Passage di Mosca, prima boutique monomarca in Russia.

Gli Eventi 

Nell’aprile 2004 Cavalli ospitò Le Cirque du Soleil a Milano e organizzò una serata per la prima dello straordinario spettacolo Saltimbanco. lo stilista, con l’aiuto creativo di Ettore Scola, trasformò un magazzino in un paradiso incantato.

A dicembre, Cavalli tornò a New York per ospitare la serata più esclusiva dell’anno, in occasione della mostra organizzata dal Fashion Institute del Metropolitan Museum of Art di New York, Wild fashion Untamed. Per celebrare l’evento, Cavalli organizzò una serata esclusiva: cocktail e un’anteprima della mostra, seguita da una cena per 300 ospiti internazionali.

Roberto Cavalli Mostra Wild Fashion Untamed
Mostra Wild Fashion Untamed

A gennaio 2005, Just Cavalli aprì il primo negozio monomarca a Milano. Il progetto innovativo, un vero “negozio di fantasia”, era risultato della collaborazione tra Roberto Cavalli e Italo Rota. Con l’amico Dino De Laurentiis, Cavalli partecipò al film Il Decameron, diretto da David Leland, disegnandone i costumi. Il cast includeva: Hayden Christensen, Mischa Barton e Tim Roth. Roberto Cavalli ha anche collaborato con Tre Italia, il primo videocitofono di marca. Il progetto prevedeva una donazione alla Fondazione Veronesi per la ricerca sul cancro.

Roberto Cavalli Il club Just Cavalli
Il club Just Cavalli

Roberto Cavalli collaborò con Pragma Group (2009) e aprì il suo primo locale notturno, Just Cavalli, a Firenze. La location era una chiesa del XV secolo: presto il club aprì anche a Milano. Questa iniziativa imprenditoriale prevedeva un piano quinquennale per aprire altri 3 Cavalli Clubs e 15 Cavalli caffè.

40° anniversario

Roberto Cavalli Evento per il 40° anniversario
Evento per il 40° anniversario

Nel 2010 Cavalli festeggiò il 40° anniversario. Il 29 settembre il brand tenne un evento di gala all’Ecole National Superieure des Beaux Arts. Molte celebrità vi parteciparono: Naomi Campbell, Taylor Swift, Leona Lewis, Heidi Klum. Alcuni dei disegni distintivi di Cavalli furono esposti alla galleria dell’Ecole National Superieure des Beaux Arts. La celebrazione continuò alla settimana della moda milanese, dove Roberto Cavalli presentò la collezione primavera/estate 2011 all’Arco della Pace.

Nel 2011 Roberto Cavalli siglò un accordo di licenza quinquennale con la Compagnia delle Pelli per il lancio di una nuova linea di accessori “CLASS Roberto Cavalli”. Iniziò anche ad offrire borse uomo e donna e piccole collezioni di pelletteria. Un anno dopo, con il partner indiano Infinite Luxury Brands, Roberto Cavalli lanciò il primo negozio in India e un nuovissimo Cavalli Cafe a Nuova Delhi.

Direttori creativi

Nel 2013 Yvan Mispelaere, ex chief designer di DIANE VON FURSTENBERG, fu nominato primo design director di Roberto Cavalli. Svelò la sua prima collezione per l’autunno/inverno ’14. Un anno dopo, Roberto Cavalli, prima della sfilata autunno/inverno di Just Cavalli Women, esclamò di non volersi coinvolgere con le celebrità per promuovere il suo marchio e incoraggiò il mondo della moda a girare le spalle alle celebrities.

Roberto Cavalli Yvan Mispelaere, collezione autunno 2014
Yvan Mispelaere, collezione autunno 2014

A marzo 2015 Peter Dundas è stato indicato come nuovo direttore creativo di Roberto Cavalli. Questo designer norvegese era stato direttore creativo per Emilio Pucci e, infatti, aveva lavorato a stretto contatto con Roberto Cavalli, proprio quando stava rilanciando il brand senza esclusione di colpi (2002-2005).

Roberto Cavalli Peter Dundas, collezione autunno 2016
Peter Dundas, collezione autunno 2016

A gennaio 2016 Peter Dundas ha presentato la sua prima collezione, con uno stile che tanto doveva a quello originale della casa di moda di Firenze. Concentrò la sua attenzione su sensualità, femminilità e freddezza. Questo ritorno sottolineò la capacità dello stilista di mescolare giorno e notte, eleganza, bellezza e ferocia. Gli accessori erano stivali e orecchini con ciondoli.

Clessidra SGR rileva Roberto Cavalli

Un mese dopo, la società di private equity Clessidra SGR acquisì il 90% della casa di moda italiana. Nel febbraio 2016, Roberto Cavalli diventò il primo fashion brand ad aprire un negozio in Iran. Renato Semerari ha lasciato il gruppo a causa di differenze strategiche, mentre Gian Giacomo Ferraris è stato nominato nuovo Amministratore delegato della società. In ottobre, Peter Dundas lasciò il brand dopo solo un anno.

Nel frattempo, Gian Giacomo Ferraris ha annunciato una riorganizzazione completa della società, comprese chiusure di negozi e tagli severi all’organico globale; quasi il 30% delle posizioni furono eliminate, gli uffici di Milano chiusi e tutte le funzioni trasferite a Firenze. I dipendenti di Roberto Cavalli sono intervenuti immediatamente dopo il drammatico piano di ristrutturazione e hanno manifestato con uno sciopero di otto ore.

Situazione attuale

Roberto Cavalli Collezione primavera/estate 2017
Collezione primavera/estate 2017

A maggio 2017 Roberto Cavalli ha dato il benvenuto al nuovo direttore creativo, lo stilista britannico Paul Surridge. Surridge si è laureato alla Central Saint Martins e ha lavorato con Calvin Klein, Burberry e Jil Sander. Paul Surridge ha presentato la sua prima collezione donna primavera/estate 2018 durante la settimana della moda di Milano.

ANTONIO MARRAS

Nel mondo di Antonio Marras, stilista di origine sarda, arte e moda si fondono in continuazione, guidate dal suo genio creativo.

Indice

  1. Le origini: Antonio Marras
  2. Le prime collezioni
  3. Antonio Marras direttore artistico di Kenzo
  4. Le collezioni
  5. 10 anni di Antonio Marras
  6. Situazione attuale

Le origini: Antonio Marras

Nel mondo di Antonio Marras, stilista di origine sarda, arte e moda si fondono in continuazione, guidate dal suo genio creativo. Nato ad Alghero nel ’61, dopo la morte del padre (Efisio Marras) si mise a capo dei negozi di textile di famiglia, trasformandoli in fashion boutique.

Lo stilista Antonio Marras
Lo stilista Antonio Marras

Il suo debutto nel mondo della moda avvenne nell’87, quando si trasferì a Roma per disegnare prêt-à-porter. Marras presentò una collezione per il marchio “Piano Piano Dolce Carlotta”, ispirata al thriller americano del ’64 “Hush … Hush, Sweet Charlotte”, dichiarando da subito la sua passione per il cinema. Il suo entusiasmo culturale, le eccellenti doti artistiche e il know-how appreso nell’industria tessile di famiglia gli spianarono la strada.

Le prime collezioni

Nel ’96 presentò a Roma la sua prima collezione haute couture, ispirata alla tradizione sarda con il suo “ligazzio rubio” (filo rosso), che da allora diventò vero e proprio fil rouge delle sue collezioni. Nel ’99 Marras presentò la sua inedita collezione prêt-à-porter a Milano: anche in quest’occasione non mancarono i richiami alla poetica sarda.

Antonio Marras Prima collezione, Roma 1996
Prima collezione, Roma 1996

A dicembre 2001 Stardust pubblicò un libro su Antonio Marras, scritto da Cristina Morozzi. Il testo venne esposto nello showroom Cappellini di Milano, accompagnato dalle fotografie di Berengo Gardin. Poco prima della presentazione della collezione al Pitti Uomo, si inaugurò una mostra a Roma, in Via dei Banchi Vecchi, presso la galleria A.A.M (Architecture and Modern Art).

Marras chiese ad alcuni abitanti di Lodine, piccolo villaggio della campagna sarda, di prendere parte ad un suo progetto: diventati modelli per un giorno, vennero catturati dagli scatti di Salvatore Ligios. Marras rivoluzionò così  le regole tradizionali e gli stereotipi della virilità nel mondo della moda, presentando i 20 uomini sardi. Nacque anche il Circolo Marras, progetto che univa arte e moda, dove la gente comune interpretò l’abbigliamento del designer. In questo contesto venne inoltre catturato dalle fotografie e dai testi di Ligios di Flavio Soriga.

Antonio Marras Progetto Circolo Marras
Progetto Circolo Marras

L’anno seguente, un’importante pietra miliare nel viaggio di Marras: il debutto della sua linea uomo con una spettacolare presentazione al 62° Pitti Immagine Uomo, nella Torre del Gallo, edificio storico situato sulle colline di Arcetri, Firenze. 

Antonio Marras direttore artistico di Kenzo

Nel 2003 il gruppo LVMH nominò Marras direttore artistico di Kenzo (ruolo che ricoprì fino al 2011): tutte le collezioni venivano programmate nella sua casa in Sardegna. Marras si trasferì a Parigi, nella sede di Kenzo, per supervisionare i progressi, mantenendo le sue radici sarde come fonte di ispirazione, sempre rispettando il codice estetico di Kenzo.

Antonio Marras per Kenzo, collezione primavera/estate 2011
Antonio Marras per Kenzo, collezione primavera/estate 2011

Le collezioni

Antonio Gramsci (come Che Guevara) diventò icona delle T-shirt e delle camicie di Marras (nere su bianco o fucsia su felpe larghe). ma non fu solo icona: a inizio sfilata, lo stilista lesse una delle lettere di Gramsci della prigione; lo show finì con una pioggia di lettere sugli spettatori, a mo’ di volantini sovversivi. L’invito includeva la frase di Gramsci “Odio gli indifferenti”, tratta da La città futura.

A marzo 2003, per la collezione autunno/inverno 2003-2004 presentata alla settimana della moda di Milano, Marras si ispirò a Eleonora d’Arborea (1340-1402), l’ultima regina sarda, famosa per aver creato la “Carta de Logu”, una forma di mappa costituzionale ante litteram. L’attenzione era rivolta al nero, con qualche tocco rosso nel kilt indossato sopra pantaloni larghi con stivali grandi. Garza, seta, velluto, ricami, giacche morbide e gonne voluminose, tutte decorate con diverse catene in bijoux di metallo stile folk.

Antonio Marras Collezione autunno/inverno 2003
Collezione autunno/inverno 2003

A maggio, al Masedu, museo d’arte contemporanea di Sassari, Massari presentò Il racconto della forma, un viaggio stilistico attraverso l’abbigliamento, fatto di disegni, fotografie, video e installazioni. La collezione primavera/estate 2004 per Milano Moda Uomo venne dedicata al tema del mare. Marras fu ispirato dal film Fitzcarraldo e dal libro Sea and Sardinia di D.H. Lawrence. A scenografia della sfilata un transatlantico, il Conte Biancamano, nel Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano.

Luglio 2005 portò l’inaugurazione ad Alghero della mostra Minyonies, a cura di Giuliana Altea e Maria Luisa Frisia. Il nome dello spettacolo derivava dalla parola dialettale “infanzia”: tredici artisti hanno presentato il loro lavoro, con il tema comune della casa e delle emozioni famigliari.

10 anni di Antonio Marras

Nel 2006, Antonio Marras ha festeggiato i suoi dieci anni di carriera con il libro “TEN YEARS AFTER”, realizzato in collaborazione con la fotografa russo-americana Yelena Yemchuck. Il libro, stampato su diversi tipi di carta, era cucito dal “ligazzo rubio”, la striscia di tessuto rosso diventata elemento distintivo dello stilista.

Nel 2007, Marras firmò un accordo con Interfashion, società del gruppo Stefanel, per la produzione in licenza della sua seconda linea, I’m Isola Marras, successivamente data alla società Loma. Nel 2008, Marras disegnò i costumi per la famosa OperaOrfeo ed Euridice“, costumi che vennero presentati durante l’inaugurazione del Teatro Grande del Palazzo dei Congressi di Alghero. L’anno seguente, Marras aprì il suo primo flagship store in Medio Oriente, in collaborazione con i rivenditori di lusso Al Ostoura International: questo fu il suo primo tentativo di espansione in Medio Oriente.

Antonio Marras Isola Marras, primavera/estate 2014
Isola Marras, primavera/estate 2014

Sebbene Marras non abbia mai completato degli studi nel campo dell’arte o della moda, nel 2013 ricevette una laurea ad honorem dall’Accademia d’Arte di Brera. Ma Marras si è sempre interessato anche al sociale: nel 2015 ha iniziato a supportare NEVER GIVE UP, un’organizzazione senza scopo di lucro per la prevenzione e il trattamento dei disturbi alimentari. Lo stesso anno firmò anche una collaborazione biennale con l’agenzia Segno Italiano a Milano, agenzia che forniva servizi di consulenza per la gestione degli spazi durante il Salone del Mobile.

Situazione attuale

Nel 2015, le vendite di Antonio Marras raggiunsero circa gli 11 milioni di dollari. Attualmente, il brand è presente in sette negozi tra Mosca, Kuwait, Milano, Alghero, Seoul e in una boutique-ristorante a Dubai. La linea Antonio Marras è distribuita in circa 140 negozi multimarca in tutto il mondo, mentre la linea I’m Isola Marras è disponibile in circa 300 negozi. Marras punta ad espandersi ulteriormente negli Stati Uniti e in Cina.

Antonio Marras al Salone Del Mobile
Antonio Marras al Salone Del Mobile

In una spettacolare mostra al Triennale Design Museum di Milano, Marras ha presentato “Nulla dies sine Linea. Vita, diari e note di uomo irrequieto”, mostra celebrativa delle sue opere d’arte degli ultimi venti anni. La mostra è stata aperta dal 22 ottobre 2016 al 21 gennaio 2017, compleanni di Marras e della moglie.

GUCCI

Brand italiano di alta moda, fondato da Guccio Gucci nel 1921. Attualmente, il Gucci Group è di proprietà della holding francese Kering.

Le origini: Guccio Gucci

Gucci venne fondata nel 1921 da Guccio Gucci (1881-1953), figlio di un fabbricante di paglie che, giovanissimo, si trasferì prima a Parigi e poi a Londra dove, lavorando come liftboy al Savoy Hotel, fece proprio il gusto del bello e dell’eleganza.

Il fondatore Guccio Gucci
Il fondatore Guccio Gucci

Al suo ritorno a Firenze, dopo aver lavorato presso la ditta Franzi di Milano, aprì un primo negozio e un piccolo laboratorio in via della Vigna 7 e via del Parione 11: vendeva articoli da viaggio e selleria.

Nel ’32 si trasferì nei più ampi locali di via della Vigna Nuova 11. Cinque anni dopo, produceva, in un suo stabilimento ancora artigianale di Lungarno Guicciardini, borse, valigie e articoli sportivi.

Il DNA del brand: morso e staffa

Gucci Borsa con staffa
Borsa con staffa

I primi successi sono legati anche a complementi per l’equitazione: molto presto, infatti, i motivi del morso e della staffa diventarono l’emblema della casa fiorentina. Le vendite furono tali da spingere Gucci fuori dai confini della sua città natale. Approdò a Roma con un negozio in via Condotti: era il ’38.

Durante i difficili anni dell’autarchia, la fantasia faceva fronte alla carenza di materie prime con l’introduzione di materiali come canapa, lino, juta e il celebre bambù, meno costosi dei consueti pellami e tali da alimentare l’originalità della griffe.

Nel ’39, il passaggio da ditta individuale a società segnò l’ingresso ufficiale nell’attività dei quattro figli Aldo, Vasco, Ugo e Rodolfo: sarà quest’ultimo a inaugurare nel ’51 il negozio di Milano in via Montenapoleone 5.

Verde-rosso-verde

Gucci 1950, Borse da viaggio con il motivo rosso-verde
1950, Borse da viaggio con il motivo rosso-verde

Gli anni ’50 rappresentarono un momento importante nella vita dell’azienda. Nel ’53 il vecchio laboratorio artigianale fiorentino di Lungarno Guicciardini si trasferì nei locali di Palazzo Settimanni in via delle Caldaie, oggi modernissimo show room.

Distintivo del marchio diventò un nastro ispirato dal sottopancia della sella, di diverse grandezze, in lana o cotone, nei colori verde-rosso-verde per gli articoli in cuoio naturale e in blu-rosso-blu per pellami colorati. Nello stesso anno, l’azienda, che aveva già una dimensione europea, decise di radicarsi in maniera più stabile anche oltreoceano e diventare una fra le teste di ponte del made in Italy negli Stati Uniti.

GG

Gucci Logo GG
Logo GG

Sono gli anni in cui l’azienda decise di usare il logo GG, a indicare le iniziali del fondatore, come motivo ornamentale per una stoffa in tela di cotone, chiamata GG Canvas, con cui realizzare borse, piccola pelletteria, valigeria, oggettistica e i primi capi di abbigliamento.

Fu Aldo Gucci a volere con forza l’espansione con l’apertura di un primo punto vendita nella 58ma Strada di New York. Si consolidano, intanto, i prodotti destinati a diventare dei “classici”: la prima borsa con il manico di bambù (’47), il mocassino con il morsetto (’52-53), il foulard Flora (’67), creato da Rodolfo Gucci e Accornero per Grace Kelly. Donne dallo stile inimitabile, come Audrey Hepburn, Jackie Kennedy, Maria Callas, la duchessa di Windsor, scelsero articoli Gucci.

Grazie all’apertura dei nuovi punti vendita di Londra (’61), Palm Beach (’61), Parigi (’63) e Beverly Hills (’68) e alla creatività della produzione, la casa ottenne nuovi significativi consensi nei più importanti mercati del mondo.

La crescita di Gucci 

La produzione

A Firenze, dopo l’alluvione dell’autunno ’66, Gucci lasciò le vetrine di via della Vigna e traslocò in un negozio di via Tornabuoni. Il potenziale produttivo si sviluppò con l’apertura nel ’71 della nuova grande fabbrica di Scandicci, vicino Firenze. Questo consentì un’ulteriore estensione della rete diretta di negozi negli anni ’70: dopo Chicago (’71), quelli di Tokyo (’72) e Hong Kong (’74) segnarono l’inizio di una sempre più vasta presenza in Oriente.

Lo sviluppo industriale dell’azienda non significava, comunque, la rinuncia agli schemi artigianali, sempre gestiti e organizzati nella sede fiorentina, con un severo controllo sulla qualità del prodotto.

Gucci Collezione autunno/inverno 1996
Collezione autunno/inverno 1996

Nell’82 la Gucci si trasformò in società per azioni: la guida, dopo un periodo di difficili scelte strategiche da parte dei componenti della famiglia, passò al figlio di Rodolfo, Maurizio. Nell’89 la Finanziaria anglo-araba Investcorp acquistò il 50% delle azioni, di proprietà di Aldo e dei suoi discendenti, mentre Maurizio mantenne il restante 50% e la presidenza dell’azienda fino al 1993, anno in cui cedette a Investcorp tutto il suo pacchetto azionario.

A gestire il rilancio della griffe furono Domenico De Sole e Tom Ford. Il primo, già responsabile di Gucci America dall’84, venne nominato nel ’95 presidente e chief executive officer di Gucci Group N.V.

Direttore creativo: Tom Ford

Gucci Tom Ford, direttore creativo, 2003
Tom Ford, direttore creativo, 2003

Tom Ford, stilista di origine statunitense, nel ’94, nominato direttore creativo dell’intera produzione, ridisegnò l’identità della griffe e, grazie a un remix di classico e moderno, di tradizione e innovazione, il nuovo stile della casa fiorentina, conquistò il mondo.

Il marchio si confermava così leader nel settore della pelletteria, puntando anche sulle collezioni di abbigliamento uomo-donna che raccolsero subito grande successo di critica e di pubblico.

Gucci vende il pacchetto azionario

Tra il ’95 e il ’96, Gucci diventò la prima vera Public Company italiana con il collocamento dell’intero capitale azionario sulle piazze finanziarie di New York e Amsterdam. All’inizio del ’99, Bernard Arnault, con Lvmh, conquistò il 34,4% del capitale, rastrellando in Borsa e acquistando il pacchetto di azioni posseduto da Prada e da altri investitori.

Al suo tentativo di porre mano alla gestione dell’impresa si oppose il supervisory board della Gucci, che affidò la conduzione della difesa all’amministratore delegato Domenico De Sole.

Gucci Campagna pubblicitaria 1990
Campagna pubblicitaria 1990

Dopo l’adozione di un piano di azionariato per i dipendenti, che aveva accordato loro un’opzione per l’acquisto di azioni Gucci pari alla quota Lvmh, nel marzo 1999 venne approvata un’alleanza strategica con il gruppo francese Pinault-Printemps-Redoute (Ppr) per la creazione di un polo multimarca nell’industria mondiale del lusso. In cambio di una quota del 40%, Ppr investì in Gucci 2,9 miliardi di dollari, per finanziare la crescita tramite acquisizione. 

Prima opportunità, nel luglio 1999, l’acquisizione di Sanofi Beauté, società che controllava la Yves Saint-Laurent e un patrimonio di profumi da Roger&Gallet a quelli di Krizia, di Fendi e di Oscar de la Renta. Mentre Lvmh continuava la battaglia legale, gli azionisti indipendenti riuniti in assemblea manifestarono il loro gradimento al nuovo socio oltre che all’amministratore delegato Domenico De SoleGucci chiuse il primo semestre del ’99 con un utile netto di 255 miliardi di lire, in crescita del 68% rispetto ai primi 6 mesi del ’98.

La personalità di Tom Ford

Gucci, Collezione primavera/estate 2003
Collezione primavera/estate 2003

Nella maratona di Milano Moda Donna, Gucci è sempre stato l’appuntamento da non perdere. Anche perché si dice Gucci ma si pensa a Tom Ford, stilista dal carisma indiscutibile e di innegabile fascino, del quale è, peraltro, del tutto consapevole. Continuò a percorrere itinerari di stile a lui congeniali: maestro di seduzione incontrollata, le sue collezioni erano da leggere spesso come il raffinato Kamasutra anche per quanto riguardava le tendenze maschili.

Memorabili, in proposito, quelle destinate all’estate 2003, con l’erotismo al limite dell’hard, da lui stesso definito “vagamente pornografico“, con espliciti messaggi a luci rosse scritti perfino sulle pantofole.

Gucci Campagna pubblicitaria 2003
Campagna pubblicitaria 2003

Pretty-man o rock star: di certo un uomo che non passò mai inosservato, anche quando voleva essere incline al classico, interpretato alla maniera del Grande Gatsby.

Per la donna il gioco diventava ancora più facile ed esplicito: signora animata da cattivi propositi, dentro scampoli di abiti intriganti che catturavano la platea, soprattutto in nero, colore amato per una autenticità arrogante.

Dal 2000 al 2005

Il brand rileva nuovi marchi

Il Gucci Group continuava a crescere e acquisire diversi marchi di lusso, tra cui: Sergio Rossi, Alexander McQueen, Bedat & Co., Bottega Veneta, Stella McCartney, Balenciaga e JV australiana. La direzione creativa rimaneva sempre in mano ai singoli brand.

Nuovi piani strategici

A novembre 2001 debuttò, a Mosca, il nuovo flagship store Gucci, in Tretyakovsky Proyezd 1.

Nel 2002 il Gruppo prese l’importante decisione di  non importare più pelli dall’India per protestare sulla mancanza di rispetto che gli indiani nutrivano verso gli animali. Forse su questa decisione influì Stella McCartney, animalista convinta e neo stilista di Gucci. La stessa decisione era stata presa in passato da Timberland, Gap, Nike e Reebok.

Quel maggio riprese anche il controllo delle attività a Taiwan, acquisendo la quota detenuta dal locale partner Tasa Meng Corporation. Inaugurò, inoltre, a Taipei, uno spazio su tre piani con un reparto di gioielleria di lusso, curato nel look come sempre da Tom Ford.

Domenico De Sole dichiarò che nel 2002 avrebbe investito 200 milioni di euro per nuovi negozi, di cui 35 in Asia.

Gucci Tom Ford e Domenico de Sole
Tom Ford e Domenico de Sole

A luglio, in un’intervista su Corriere Economia, Domenico De Sole, amministratore delegato di Gucci, dichiarò che malgrado le difficoltà congiunturali previste per il 2002, la strategia multibrand, adottata in pieno accordo con Tom Ford, non solo funzionava ma lasciava sperare e prevedere un miglioramento nella seconda parte dell’anno.

Esposizioni ed inaugurazioni

A settembre 2002 la sfilata milanese propose le gambe in primo piano, con minigonne addirittura così micro, da intravedersi appena sotto le giacche strette in vita e sciancrate o i giubbotti in seta bianca. Microabitini di foggia cinese, in seta pieghettata e ricamata, tagli a chimono per giacche e soprabiti a tinte forti su pantashort o slip in pizzo nero, portati in modo ultrasexy a seno nudo.

Ricomparve la borsa con manico di bambù, un must di Gucci degli anni ’50, ma volutamente grande, e le décolleté aperte a sandalo in pelle d’argento.

Ad ottobre, Tom Ford, direttore artistico di Gucci, aprì boutique in mezzo mondo, dopo Mosca, Manhattan, Parigi e Milano tutte disegnate da lui e dall’archietto Bill Sofield.

Proprio mentre il giro d’affari faceva registrare una flessione del 6,9% (causato soprattutto dalla crisi della pelletteria), all’inizio di settembre venne inaugurata la boutique in Madison Avenue e, poco dopo, la terza boutique parigina, al numero 60 di Avenue Montaigne, che si aggiunse a quelle di Faubourg Saint Honoré e di rue Saint Honoré.

NUOVE COLLABORAZIONI

A novembre, Gucci, in collaborazione con Sàfilo lanciò due nuove linee di occhiali da sole, firmati Stella McCartney e Bottega Veneta. La collezione unisex di Bottega Veneta era disegnata dallo stilista austriaco Tomas Maier. Stella McCartney propose sei modelli di varie forme e colori.

Venne inaugurato anche un nuovo megastore Gucci in via Montenapoleone a Milano. Al vecchio negozio, completamente ristrutturato, al numero 5, si erano aggiunti i nuovi spazi acquisiti al numero 7: quattro piani, con quattro vetrine e tre ingressi. Al sotterraneo le collezioni donna, al pianterreno accessori e gioielleria, mentre i due piani superiori erano dedicati all’uomo.

Gucci Flagship Store di Milano
Flagship Store di Milano

Le vendite calano

A dicembre 2002, il terzo trimestre 2001 mostrò un calo di utili e ricavi. Il gruppo Gucci, quotato alle Borse di Amsterdam e New York, aveva realizzato ricavi per 566,2 milioni di dollari (-7,9% rispetto ai 615 del 2000), un utile operativo prima degli ammortamenti di 80,9 milioni (contro 133) e un utile netto di 56,3 milioni (contro 114,2).

I ricavi erano però sostanzialmente stabili (+11%, con 1660 milioni contro 1642), mentre l’utile netto calò comunque (da 241,7 milioni a 195,1).

Ne avevano sofferto soprattutto le vendite in mercati basati sul turismo, come New York, Hawaii, West Coast e alcune città europee. Gucci aprì in via Condotti a Roma il primo negozio dedicato esclusivamente alla gioielleria e agli orologi.

Gucci Negozio di Roma
Negozio di Roma

L’anno fiscale 2002 si chiuse con un calo dell’utile a 226,8 milioni di euro, contro i 312,5 dell’anno precedente. Stabili invece i ricavi, a 2544,3 milioni contro i 2565,1 del 2001.

Il mercato asiatico

Ad aprile 2003, nel quartiere più elegante di Tokyo, Ginza, Gucci intendeva installare il suo quartier generale giapponese e aprire un nuovo negozio superlusso. In Giappone, dove possedeva sette punti vendita e 37 shop-in-shop, Gucci aveva realizzato nel 2002, ricavi per 500 milioni di euro, circa il 20% dei ricavi totali del Gruppo.

Gucci Giappone, campagna pubblicitaria inverno 2016
Giappone, campagna pubblicitaria inverno 2016

A maggio, alla domanda “come si affronta la crisi?”, Domenico De Sole rispose senza esitazioni:

“Limando i costi. Nel 2001 e 2002 abbiamo investito 300 milioni l’anno, più di due terzi per nuovi negozi o per rinnovare quelli che avevamo. Quest’anno le spese di capitale si riduranno molto e la tendenza continuerà nei prossimi due anni, con grande beneficio per il cash flow”.

A settembre il gruppo francese Pinault-Printemps-Redoute (PPR) aumentò la propria partecipazione nel gruppo Gucci al 67,34%, avvicinandosi all’obiettivo del 70% previsto entro la fine dell’anno.

Tom Ford lascia Gucci

Gucci Ultima collezione di Tom Ford per Gucci, autunno/inverno 2004
Ultima collezione di Tom Ford per Gucci, autunno/inverno 2004

A novembre 2003 il gruppo annunciò che Domenico De Sole, Presidente e direttore generale del gruppo Gucci, e Tom Ford, direttore creativo del gruppo Gucci e dei marchi Gucci e Yves Saint Laurent, non intendevano prolungare i loro contratti, la cui scadenza era prevista per il 2004. Domenico De Sole dichiarò:

“Gucci è stato uno dei grandi amori della mia vita e gli anni trascorsi qui sono stati un viaggio fantastico. Voglio ringraziare Tom, il cui genio creativo ha reso possibili i nostri successi, così come tutti gli straordinari colleghi di tutto il mondo. Grazie alle loro capacità e dedizione, siamo stati in grado di trasformare una piccola azienda che al mio arrivo, nel 1984, versava in cattive condizioni finanziarie, in una potenza mondiale del lusso, creando così più valore per tutti i nostri stakeholder “.

Tom Ford disse:

“È con molta tristezza che guardo al mio futuro senza Gucci. Negli ultimi 13 anni questa compagnia è stata la mia vita. Stiamo lasciando una delle squadre più potenti del settore e finché sarò ancora parte del team, farò del mio meglio per assicurare il futuro successo del gruppo. Non potrei essere più orgoglioso del nostro lavoro in Gucci o dell’eccezionale team di colleghi che hanno contribuito con molto più di quello che si definisce duro lavoro: hanno messo il cuore nella nostra scalata al successo”.

A febbraio 2004, il Gruppo PPR annunciò che avrebbe presentato un’offerta per l’acquisizione delle azioni del gruppo Gucci non ancora in suo possesso. L’offerta doveva essere al costo prefissato di $ 85,52 per azione.

Nuovi direttori creativi

Gucci Direttore creativo, Alessandra Facchinetti
Direttore creativo, Alessandra Facchinetti

A marzo 2004 Alessandra Facchinetti diventò nuovo direttore creativo della linea di abbigliamento donna. Approdò in Gucci nell’ottobre del 2000 come style director della divisione donna. E subito aveva mostrato qualità eccezionali. John Ray divenne direttore creativo della linea uomo.

Nel ’96 Tom Ford lo aveva chiamato in Gucci come style consultant sempre per la linea uomo e, dopo poco tempo, aveva cominciato a lavorare a tempo pieno in Gucci. Frida Giannini era la nuova direttrice creativa della linea accessori. Nata a Roma nel ’72, aveva studiato all’Accademia di Costume e Moda.

Nel settembre 2002, divenuta style director della Gucci Leather Collection, contribuì in modo significativo al successo delle Collezioni in pelle.

A giugno, il gruppo PPR, che deteneva il 99,3% del gruppo Gucci, incassò un dividendo di 50 milioni di euro. Tuttavia, questo importo copriva oltre il 25% degli oneri finanziari. Infatti, il colosso francese aveva sborsato un totale di 7 miliardi di euro per ottenere il controllo della casa fiorentina, di cui 2,6 erano stati erogati per l’ultima offerta. Aveva 380 milioni di euro di debiti.

Gucci Alessandra Facchinetti, collezione primavera/estate 2015
Alessandra Facchinetti, collezione primavera/estate 2015

In luglio Gucci aprì un negozio interamente dedicato agli accessori nella prestigiosa Galleria Vittorio Emanuele di Milano. Il negozio aveva anche un bar. A settembre, Gucci fondò la conceria Blutonic in Toscana, di cui controllava il 51,5%.

A novembre 2004 Mark Lee delineò le strategie future del gruppo. “Gucci continuerà a crescere, ma in modo più coerente con la sua immagine e tradizione. Decentralizzare? No, confermo l’intenzione di continuare la produzione in Italia, perché la forza del marchio è nel Made in Italy e, in particolare, nel Made in Tuscany, come per la pelletteria. ”

Dal 2005 ad oggi

Nuovo direttore creativo e CEO

A marzo 2005, Frida Giannini sostituì Alessandra Facchinetti: divenne, infatti, la nuova direttrice creativa del reparto donna, carica che si aggiunse alla direzione della linea accessori. John Ray mantenne il suo ruolo di direttore creativo per l’abbigliamento uomo.

Gucci Campagna pubblicitaria autunno/inverno 2006
Campagna pubblicitaria autunno/inverno 2006

A gennaio 2009, Patrizio Di Marco, ex presidente e amministratore delegato di Bottega Veneta, divenne presidente e CEO di Gucci. Di Marco e Giannini cambiarono le strategie dell’azienda e hanno decisero di restaurare il marchio Gucci.

Già nel 2010, Gucci era diventato il marchio più prezioso del gruppo PPR, con un fatturato di più di € 2,66 miliardi (+11% rispetto al 2008) e un utile operativo di € 765 milioni.

90° anniversario

Nel 2011 Gucci celebrò il suo 90° compleanno: tra i festeggiamenti fu anche inaugurato il nuovo Gucci Museo, sito in un edificio del XIV secolo in Piazza della Signoria.

Il brand lanciò anche una collezione a tiratura limitata chiamata ‘1921’ (anno di fondazione di Gucci): la collezione includeva i pezzi più classici ed iconici, come le borse Bamboo, Jackie e Horsebit, tutte realizzate con nuovi tessuti e colori. La festa arrivo fino in Giappone, dove Gucci espose alcuni dei suoi pezzi più preziosi in un tempio storico di Kyoto.

Gucci Collezione limitata, 1921
Collezione limitata, 1921

Nel 2011 venne celebrato il 150° anno dall’Unità d’Italia: Gucci e Fiat, due dei marchi più italiani più prestigiosi, collaborarono per la “500 by Gucci“. L’edizione speciale dell’iconica Fiat 500 fu personalizzata dal direttore creativo di Gucci Frida Giannini in partnership con il Centro Stile di Fiat.

Gucci è rilevata da Kering 

Nel 2013, Gucci vendette la maggior parte delle azioni al gruppo Kering. L’anno seguente, dopo la sfilata primavera/estate 2015, dopo sei anni, la direttrice creativa Frida Giannini lasciò Gucci a causa del calo delle vendite. Abbandonò l’azienda anche Patrizio di Marco, amministratore delegato.

Gucci Ultima collezione per Frida Giannini, primavera/estate 2015 Ultima collezione per Frida Giannini, primavera/estate 2015[/caption]

A gennaio 2015, lo stilista italiano Alessandro Michele venne nominato direttore creativo; Marco Bizzarri divenne nuovo CEO.

Situazione attuale

Gucci Prima collezione di Alessandro Michele, primavera/estate 2016
Prima collezione di Alessandro Michele, primavera/estate 2016

Grazie ad Alessandro Michele e Marco Bizzarri, alla loro visione contemporanea che regalò al brand una nuova immagine eclettica e romantica, Gucci ristabilì il suo ruolo tra i marchi di alta moda più influenti al mondo.

Oggi il brand è diventato il più grande marchio moneymaking del gruppo Kering, rappresentandone oltre il 60% del profitto operativo. Ad ora Gucci possiede 522 negozi in tutto il mondo e conta oltre 10.000 dipendenti.

Alessandro Michele

Gucci Alessandro Michele, direttore creativo
Alessandro Michele, direttore creativo

Nato a Roma, Alessandro ha frequentato l’Accademia di Costume e di Moda. Iniziata una brillante carriera in Fendi come Senior Accessories Designer, chiamato da Tom Ford nel 2002, arrivò in Gucci. In seguito venne trasferir a Londra, nell’ufficio di progettazione di Gucci.

Nel corso dei 12 anni di carriera, ha ricoperto svariati ruoli: nel 2006 è stato nominato DLeather Goods Design Director; a maggio 2011, promosso, divenne Associate dell’allora direttore creativo Frida Giannini. A settembre 2014, divenne anche direttore creativo di Richard Ginori, celebre brand fiorentino di design in porcellana acquisito da Gucci.

Grazie all’operato di Alessandro Michele e a Gucci tutta, i ricavi di Kering stanno crescendo ad una velocità incredibile. Gucci ha visto aumentare i suoi ricavi del 21%, quasi raddoppiando le aspettative.

CANALI

Azienda di abbigliamento maschile, fondata nel 1934 dai fratelli Giovanni e Giacomo Canali, famosi per la loro eccellenza sartoriale.

Indice

  1. Le origini
  2. Moderna sartoria italiana
  3. Sviluppo del brand
  4. Nuovi prodotti
  5. 75° anniversario
  6. Acquisizioni e collaborazioni
  7. Direttore creativo: Andrea Pompilio
  8. Situazione attuale

Le origini

Azienda di abbigliamento maschile, fondata nel 1934 dai fratelli Giovanni e Giacomo Canali. Produce soprattutto capi spalla di qualità sartoriale. Dal piccolo laboratorio di sartoria degli esordi ai 7 centri produttivi con cui entra nel terzo millennio: la storia della Canali sta in questo semplicissimo raffronto.

L’attività aprì con due proprietari e pochi lavoratori. Ora è al timone la terza generazione e i dipendenti sono 1000. In 3 generazioni, la produzione si è allargata anche agli accessori, allo sportswear, alle cravatte.

Nel giugno 2003 venne conferito a Canali il premio Pitti Immagine Uomo. Il riconoscimento, consegnato a Eugenio Canali, amministratore delegato della società, è destinato a chi si è distinto nella moda, incrementando il successo del made in Italy. L’abbigliamento Canali viene realizzato in 7 centri di produzione, tutti collegati alla sede centrale di Sovico, vicino Milano. Il 75% del fatturato viene realizzato all’estero. Il mercato più importante è costituito dal Nord America, seguito dall’Europa Occidentale. I mercati in crescita, invece, sono quelli dell’ex Unione Sovietica. Il 2002 è stato chiuso con un fatturato di 145 milioni di euro.

Moderna sartoria italiana

Canali Giacca a fantasia
Giacca a fantasia

Canali produce i più alti standard di taglio, costruzione e finitura per gentlemen che cercano un look sartoriale che soddisfi le loro esigenze. Il brand utilizza i migliori tessuti sul mercato e i suoi artigiani danno massima attenzione ad ogni minimo dettaglio. Ad esempio, ogni rotolo di tessuto viene esaminato da esperti che ne misurano il peso, ne controllano ciascuna estremità e valutano tutte le caratteristiche, esaminandone ogni centimetro per trovare anche i più piccoli difetti.

“Ogni anno lavoriamo a stretto contatto con gli stabilimenti di Biella [il cuore dell’industria tessile italiana] per produrre sorprendenti nuove miscele di tessuti”, Elisabetta Canali

Sviluppo del brand

La società chiuse il 2003 con un aumento del 5%, risultato dovuto sia alla capacità di ripresa del mercato statunitense, che permise il 30% delle vendite, sia allo sviluppo di nuovi mercati, come la Russia (secondo negozio a Mosca con 3 boutique) e in particolare la Cina (20 negozi monomarca).

All’epoca vi erano più di 30 boutique in tutto il mondo. Milano, che fu il primo flagship store (1999), venne ampliato da 200 a 600 mq. Nuovi spazi Canali furono aperti a San Pietroburgo, ad Amsterdam e a Parigi (12 showroom nel mondo).

Nei piani a medio termine, molta attenzione viene rivolta ai mercati esteri, ai quali Canali riservò sempre molta attenzione: Exclusive Canali e Canali Sports, al tempo realizzavano il 75% del fatturato.

Nello stesso periodo, l’azienda firmò la sua prima licenza per la produzione e la distribuzione di un profumo con Eurocosmesi, fragranza che venne lanciata sul mercato nel 2005. L’accordo quinquennale riguardava questo profumo maschile, in fedele continuità con lo stile Canali.

Il fatturato del 2004 fu di 155 milioni di euro (+13% rispetto al 2003). Nel 2005 raggiunse i 160 milioni di euro (+4,3% rispetto al 2004). La società possedeva sette stabilimenti, era presente in più di mille negozi in tutto il mondo e contava 35 boutique monomarca. Nel 2005 I più di 1500 dipendenti Canali, riuscivano a produrre giornalmente 1400 completi e 1600 pantaloni.

Nuovi prodotti

Nel 2006 Canali interpretò l’energia e il dinamismo dell’uomo contemporaneo lanciando il Canali Men Travel Set, un elegante e pratico kit da viaggio dedicato ai veri cittadini del mondo. Con un tasso di crescita annuo del 10%, nel 2006 Canali fatturò 178 milioni di euro, aprendosi a manager esterni.

Canali Black Diamond
Black Diamond

Un anno dopo, nel 2007, venne lanciata l’edizione limitata Black Diamond Eau de Parfum, che celebrava il secondo anno di vita della fragranza Canali Men. Inoltre, l’azienda inaugurò un nuovo negozio ad Hong Kong, presso l’IFC Mall; oltre ai capi prêt-à-porter, i clienti potevano ordinare abiti su misura pronti in otto settimane, grazie al servizio di sartoria offerto dal nuovo centro.

75° anniversario

Nel 2009 Canali ha compiuto 75 anni d’attività. Per celebrare questo raggiungimento il brand presentò le nuove collezioni direttamente a Milano. Inoltre, aprì una nuova boutique (500 mq su un unico livello) a Parigi, al 36 di Rue Marbeuf, vicino all’Avenue des Champs Elysèes.

La società chiuse l’anno con 150 milioni di euro (-17%) e continuò a investire nella vendita al dettaglio. Aprì la prima boutique nella Repubblica di Singapore, sull’isola di Sentosa, all’interno dello splendido complesso residenziale Resort World.

Acquisizioni e collaborazioni

Nel 2010 Canali aprì la nuova sede londinese in New Bond Street, in due edifici storici. Nello stesso anno, Datafashion passò nelle mani del gruppo Canali. Lo storico marchio italiano di abbigliamento maschile completò il processo iniziato a dicembre 2008, quando acquisì il 49% di Datafashion, la società di Parma che operava da oltre 25 anni nel mercato dei software e dei servizi per i settori moda e lusso.

Canali Boutique di Londra
Boutique di Londra

Gli Stati Uniti erano il più grande mercato per Canali, con un fatturato che raggiungeva i 156 milioni di euro. Così, nel 2011, la boutique si spostò dal centro di New York a un nuovo e più ampio spazio nel Meatpacking District. Inoltre, venne inaugurata la prima boutique a San Paolo, in Brasile, al primo piano della prestigiosa “Shopping Cidade Jardim”. Il Gruppo, guidato dalla terza generazione, chiuse il 2011 con un budget di 184 milioni di euro (+12%).

Nel 2012 il Gruppo Canali siglò un accordo di joint venture con la società indiana Genesis Luxury Fashion Private Limited, già distributrice del marchio in India (5 boutique a Delhi, Gurgaon, Mumbai, Hyderabad e Bangalore). Canali rafforzò anche la sua presenza all’interno del mercato cinese con un nuovo flagship store a Pechino. L’apertura venne accompagnata dall’evento “Unveiling Tradition”, che vide la partecipazione dell’attore cinese Huang Xiaoming come ospite speciale. Si celebrarono, così, i 78 anni della tradizione sartoriale italiana di Canali.

Direttore creativo: Andrea Pompilio

Nel 2014, Canali nominò il nuovo Direttore Creativo Andrea Pompilio, vincitore il premio “Who’s the Next”, che già aveva collaborato come designer con molti luxury brands. L’obiettivo di Pompilio fu quello di creare un nuovo stile uomo, ricco di dettagli ma pulito, spostando l’attenzione sul tempo libero del moderno uomo raffinato.

Canali Collezione autunno/inverno 2015
Collezione autunno/inverno 2015

La famiglia Canali e il gruppo Canali sono stati sempre coinvolti attivamente nella beneficenza. Nell’ottobre 2015, Canali fondò un’organizzazione senza scopo di lucro, la Fondazione Canali Onlus, con lo scopo di promuovere e sostenere progetti relativi all’assistenza sociale e sanitaria, all’istruzione e alla formazione professionale. La Fondazione Canali Onlus ha contribuito a numerosi progetti di beneficenza in tutto il mondo.

A inizio 2016, il brand ha aperto la sua prima boutique in Giordania, aumentando la sua presenza nel mercato del Medio Oriente. La nuova boutique si trova nel cuore di Abdali e offre ai consumatori una nuova esperienza di shopping di alta levatura. Ad aprile, Andrea Pompilio lasciò l’azienda e il team di progettazione interno del marchio divenne responsabile di tutte le collezioni.

Situazione attuale

Durante la presentazione Menswear di Canali per l’autunno 2017, il marchio ha presentato un cortometraggio del regista italiano Ivan Cotroneo, per mostrare agli ospiti una retrospettiva sulla produzione dei suoi abiti. Per celebrare l’eccellenza di Canali e l’eccellenza del Made in Italy, il marchio ha lanciato un laboratorio di design per gli studenti dell’Italian Fashion school.

La sede centrale di Canali, nel nuovo quartiere di Porto Nuova, è sorprendentemente moderna. A ottobre 2017 il marchio ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Carate Brianza, vicino Milano. I dipendenti licenziati sono soprattutto sarte e stiratrici che hanno lavorato nello stabilimento per oltre 30 anni.

DAMIANI

Fondata nel 1924 da Enrico Grassi Damiani, oggi azienda leader nella produzione e nel commercio di gioielli in Italia.

Le origini: Enrico Grassi Damiani

Fondata nel 1924 da Enrico Grassi Damiani, oggi è azienda leader nella produzione e nel commercio di gioielli in Italia.

Tutto ebbe inizio con il disegno di gioielli con diamanti. Enrico Grassi Damiani divenne il gioielliere preferito dalle famiglie nobili di Valenza Po, centro della tradizione orafa italiana.

Damiani Collana Necklace, 1920
Collana Necklace, 1920

Enrico Damiani ottenne ampi riconoscimenti per la sua maestria, per il suo gusto classico, tra equilibrio delle forme e preziosità dei materiali.

Suo figlio, Damiano, continuò l’attività di famiglia. Creatività e spirito imprenditoriale resero il suo design più contemporaneo di quello del padre, caratteristica che ad oggi è ancora propria del gioiello Damiani.

Lo stile 

Damiani D. Anello icona Stile Contemporaneo
Damiani D. Anello icona

Sin dalle origini, ogni capolavoro creato parlava di una donna sicura della sua bellezza interiore, elegante, che credeva fortemente nella conoscenza e nel potere.

Ingenti furono le somme che Damiani, azienda dal carattere chiaro e forte, investì nella ricerca e nello sviluppo.

Questo capacità di prendere decisioni prevedendo i futuri sviluppi del mercato, ha reso Damiani sino ad oggi un leader del settore. Damiani puntò molto sull’oro bianco come metallo principe delle collezioni.

Dopo qualche anno, l’azienda divenne società. Nel 1960, già industrialmente molto cresciuta, investì un’ingente somma di denaro per costruire un dipartimento di ricerca e sviluppo di proprietà.

Nel 1976, vinse il primo Diamond International Award con il braccialetto “Bocca di Squalo-Shark Mount”. Durante questi anni Damiani vinse numerosi De Beers Diamonds International Awards, considerati gli Oscar della gioielleria.

Daminai Braccialetto "Bocca di Squalo"
Braccialetto “Bocca di Squalo”

GLI ANNI ’80 E ’90

Dal 1980 al 1990 la strategia di comunicazione del marchio mutò completamente. Le celebrity divennero fonte prima della nuova strategia. Molte furono anche le collaborazioni con famosi fotografi per le campagne Damiani.

Negli anni ’90 il brand aprì le prime filiali internazionali in Svizzera, Stati Uniti e Giappone. In questi anni, il portavoce pubblicitario della griffe era Isabella Rossellini.

Damiani, infatti, fu tra le prime aziende di gioielleria al mondo ad introdurre l’uso dei testimonial già dalla fine degli anni ’80.

Ritratti da fotografi di fama internazionale, i personaggi dello star system scelti da Damiani diedero vita a campagne pubblicitarie di grande impatto, vincitrici di premi e riconoscimenti.  Tra i testimonial d’eccezione troviamo Isabella Rossellini, Brad Pitt, Nastassja Kinski, Milla Jovovich, Jennifer Aninston, Gwynet Paltrow.

La terza generazione

All’inizio degli anni ’90 la terza generazione entrò in Damiani. Silvia Grassi Damiani, classe 1966, iniziò ad occuparsi dell’acquisto di perle e della comunicazione globale. Giorgio Damiani, nato nel 1971, divenne responsabile delle esportazioni, dello sviluppo delle collezioni e dell’acquisto di pietre preziose. Guido, 1968, dapprima direttore delle vendite, poi nominato amministratore delegato.

In questi anni, altri prestigiosi marchi si aggiunsero a Damiani. Nel 1986 nacque Salvini, metre, nel ’98, il gruppo acquisì il brand Alfieri & St. Jhon, marchio depositato in Italia sin dal 1977.

L’anno precedente, nel 1997, venne costituita la Damiani International BV, con sede ad Amsterdam e branch operativo in Svizzera, che a sua volta controllava la Damiani Japan K.K. (Tokyo, 1998) e la Damiani USA Corp. (NY, 2000).

Ogni filiale rappresentava una vera e propria sede operativa con le funzioni tipiche di un gruppo strutturato e presente in tutto il mondo.

GLI ANNI 2000

Nel 2000 Damiani creò il marchio Bliss, promosso attraverso una società ad hoc, la New Mood S.p.a., controllata sempre dal gruppo.

Nel 2001, con la finalità di ottimizzare i processi di business, l’aziende rese operativo il passaggio al sistema informativo ERP/SAP e sottopose il bilancio del gruppo a certificazione volontaria.

Ad aprile 2002, la Damiani Manufacturing Company, guidata da Simone Rizzetto e il fratello Christian, riceve la certificazione di qualità ISO 9001.

Questa certificazione, a livello nazionale e internazionale, riconosce la qualità di metalli preziosi, gemme e perle utilizzati dalle aziende: una giuria di esperti gemmologi classifica la qualità dei gioielli in base a luogo di origine delle materie prime, fabbricazione e finiture.

Damiani Dettagli di lusso
Dettagli di lusso

Nell’ottobre del 2002, su progetto dell’architetto Antonio Citterio, venne aperto un grande nuovo negozio a Milano, all’angolo tra via Montenapoleone e via Sant’Andrea, con circa 130 metri di vetrine su due piani.

Questo negozio somiglia molto ad altri già inaugurati all’estero, come Tokyo, Berlino, Dubai o Honolulu. Ben presto a Milano i negozi divennero quattro, facendo raggiungere a Damiani un totale di 25 boutique nel mondo.

GRUPPO POMELLATO

Dopo numerosi negoziati falliti, il Gruppo Damiani acquisì un’importante quota di minoranza nel Gruppo Pomellato. Il vice presidente e designer, Silvia Damiani, dichiarò la sua forte fiducia nella decennale esperienza di Giuseppe Rabolini, presidente di Pomellato, azienda il cui fatturato si attestava sui 55 milioni di euro.

Da parte sua, il gruppo chiudse il 2001 con un fatturato di 219 milioni di euro e con profitti per 3,1 milioni di euro. Nel 2002 gli investimenti rimasero stabili sui 36 milioni di euro.

OROLOGERIA

Damiani Ego Oversized, orologio da uomo
Ego Oversized, orologio da uomo

Damiani entra anche nel settore dell’orologeria: Ego Oversize, da uomo, prodotto in Svizzera, viene interamente progettato dallo style department della griffe. Tre sono le versioni, per un totale di sette modelli.

Nel febbraio 2003 si aprirono due nuovi negozi, uno a Kiev e uno a Mosca. Inoltre, Damiani collaborò con la soap opera The Bold and The Beautiful, di cui alcune scene vennero girate a Portofino.

Per l’occasione, durante la presentazione, gli attori sfoggiano orologi e gioielli Damiani.

Espansione internazionale

Giugno 2003 segnò l’inaugurazione della mostra internazionale Diamonds and the Power of Love a Parigi, organizzata dalla Diamond Trading Company.

Vennero esposti pezzi unici dei più importanti gioiellieri internazionali: Damiani presentò la collana Chakra, una cascata di diamanti a due sezioni, simbolo l’unione tra uomo e donna.

Damiani Collana Chakra
Collana Chakra

L’azienda aprì una nuova boutique a Place Vendôme, sempre a Parigi. Qui vennero esposti in mostra alcuni pezzi unici premiati con il De Beers Diamonds International Award, il prestigioso Oscar per gioielli.

Damiani detiene, ad oggi, il record mondiale, avendone ricevuti ben diciotto (da sommare ai quattro vinti da Calderoni, storica casa di gioielleria milanese, acquisita dal gruppo nel 2006).

Il gruppo Damiani appartiene ancora interamente alla famiglia, ora alla terza generazione. Più tardi, in dicembre, l’azienda celebrò 80 anni di prestigio nel mondo dei gioielli con una celebre mostra: 8 pezzi esclusivi e unici, tra cui una collana di 1.370 diamanti a 100 carati.

ULTERIORI SVILUPPI

Dopo aver chiuso l’anno precedente con un fatturato di 180 milioni di euro, nel 2005 il direttore generale Guido Grassi Damiani definì nuove future politiche d’esportazione, atte ad aumentare il fatturato stesso, di cui, all’epoca, l’80% proveniva solo dal Mercato italiano.

Il gruppo nel 2007 venne quotato nella Borsa di Milano, un passo importante nel processo di crescita e affermazione di Damiani come uno dei principali operatori nel mercato internazionale dell’alta gioielleria.

Nel 2008 acquisì Rocca, l’unica catena posizionata nella fascia alta del mercato sul territorio italiano, nonché una delle pochissime al mondo.

Il 3 aprile 2009, l’assemblea degli azionisti di Damiani nominò il nuovo Consiglio di Amministrazione, in carica fino all’approvazione del bilancio a marzo 2012: Guido Grassi Damiani è Presidente e Amministratore Delegato, Giorgio Grassi Damiani e Silvia Grassi Damiani Vice Presidenti e Consiglieri esecutivi, Stefano Graidi Consigliere esecutivo, Giancarlo Malerba Consigliere non esecutivo, Roberta Benaglia e Fabrizio Redaelli Consiglieri non esecutivi e indipendenti.

Beneficenza

A novembre 2010, il progetto The Clean Water, sviluppato in collaborazione con Sharon Stone, raggiunse il primo importante risultato. Pensato per costruire pozzi d’acqua pulita in Sud Africa, dove si trova, peraltro, un importante rifornimento di diamanti, riceve ingenti donazioni dalla vendita della Collezione Maji, disegnata ad hoc.

Damiani Sharon Stone e Giorgio Damiani per il progetto Clean Water
Sharon Stone e Giorgio Damiani per il progetto Clean Water

Nel 2011 la Società divenne il primo brand di gioielli a rivelare i propri prezzi su Internet con massima trasparenza: Damiani all’epoca era presente nel mondo con 55 bootique monomarca dislocate nelle principali vie della moda italiana e internazionale (Milano in via Montenapoleone, Roma in via dei Condotti, Parigi in Place Vendôme, NY in Madison Avenue, Tokyo a Ginza).

In agosto, Damiani realizzò un progetto speciale per le donne colpite dal terremoto e dallo tsunami in Giappone: venne messa in vendita una selezione di prodotti must-have ed alcune collezioni speciali per l’occasione.

Il denaro raccolto venne donato all’OICFP, organizzazione giapponese per la cooperazione internazionale nel settore della pianificazione familiare.

PREMI E RICONOSCIMENTI

Nel 2012 Damiani vinse il “Robb Report of the Best” con il braccialetto Burlesque. L’anno successivo, con la collana Vulcania, la società venne premiata per la seconda volta al “Best Annual Fine Jewelry Award”. La collana, che richiese più di 530 ore di lavorazione, venne riconosciuta come vera e propria opera d’arte per i suoi diamanti, composizione definita da Damiani stessa “caos apparente”.

Sempre nel 2012, a febbraio, Damiani annunciò un accordo strategico con Itochu, gruppo giapponese di livello internazionale, che prevede l’ingresso di Itochu nel capitale della filiale giapponese Damiani Japan K.K. con una partecipazione di minoranza del 14% tramite un aumento di capitale riservato.

A maggio dello stesso anno, venne concluso un contratto esclusivo di distribuzione con Hendgeli, gruppo leader nella distribuzione di alta orologeria e gioielleria in Cina. Nel 2014 Damiani fu il primo marchio di gioielleria a sbarcare in Mongolia, a Ulan Bator, all’interno della Central Tower Mall.

Damiani Collana Vulcanian
Collana Vulcanian

Le donne Damiani

Per le sue campagne, Damiani collabora da sempre con donne forti come Sharon Stone, Chiara Mastroianni e Sophia Loren che impersonano i valori propri del brand. Solo un pezzo ricercato, creato dalle sapienti mani di un appassionato, dedicato ed esperto designer, può ritrarre i valori delle donne Damiani.

Damiani Sharon Stone per Damiani
Sharon Stone per Damiani

Nell’aprile 2013 Sophia Lauren prese parte a una serie di eventi a Singapore, Pechino, Shanghai e Hong Kong: sette nuovi pezzi furono aggiunti e alla già esistente collezione Sophia Lauren e presentati durante il tour.

90° anniversario

Nel giugno 2014 l’azienda celebrò il suo 90° anniversario con una mostra di tre mesi a Firenze: 18 capolavori Damiani furono esposti insieme ai premi ottenuti nel secolo di duro lavoro e ad una collezione speciale.

Damiani 90° anniversario, mostra a Firenze
90° anniversario, mostra a Firenze

L’anno successivo, nel mese di settembre, Damiani partecipò come sponsor principale al torneo golfistico Italian Open. L’azienda aderì a questa collaborazione in quanto riconobbe i propri valori affini a quelli sportivi: il potere del duro lavoro, della concentrazione e della preparazione.

Situazione attuale

A febbraio 2016 il marchio avvia una collaborazione con Microsoft, producendo una preziosa custodia smartphone per il nuovo Lumia 950. Alla società venne anche assegnato il Premio Ethical Company grazie ai vari sociali di alcuni progetti.

Damiani Custodia per telefoni Microsoft
Custodia per telefoni Microsoft

Attualmente, il brand conta 18 premi, 61 negozi e 17 franchising in tutto il mondo. Il Gruppo Damiani Group chiude il 2017 con ricavi pari a 161,5 milioni di euro (+4,8% rispetto al 2016).

LA PERLA

Brand italiano fondato da Ada Masotti a Bologna, apre con con collezioni di intimo per poi espandere le linee al beachwear, ai pigiami, alle borse, alle scarpe e a pezzi ready-to-wear.

Indice

  1. Le origini
  2. Sviluppo del brand
  3. Seconda generazione
  4. Prêt-à-Porter
  5. 50° anniversario
  6. La Perla viene rilevata
  7. Situazione attuale

LE ORIGINI

Nel 1954 Ada Masotti, bustaia di Bologna, apre un laboratorio di confezione di biancheria intima a cui dà nome La Perla. Non potendo affidarsi alle fibre elastiche, punta sulla modellazione sartoriale, per capi realizzati a mano. In questo periodo, la silhouette femminile era al centro dell’attenzione del mondo della moda: le creazioni di Ada si adattavano benissimo al trend. Il suo motto era: <<mai scendere a compromessi su qualità e innovazione>>.

Ada Masotti
Ada Masotti

LINGERIE REALIZZATA A MANO

Punti di forza del brand sono, da sempre, il pizzo Leavers, così chiamato dal nome di un telaio inglese di cui rimangono soltanto 1200 esemplari nel mondo; il ricamo Cornelly (a cordonetto); il macramé (ricamo su un tessuto che poi viene distrutto); il soutache (un tubolare di seta che viene applicato a mano per comporre il disegno); il frastaglio (antica lavorazione fiorentina a punto piatto). La Perla ha in esclusiva mondiale il tessuto Lycra crêpe de chine che offre un’estrema elasticità.

La Perla Pizzo Leavers
Pizzo Leavers

SVILUPPO DEL BRAND

Gli anni ’60 sono anni di rivoluzione in ambito sociale e di abitudini di genere. Il movimento Hippy, portatore di stravolgimenti, conquista anche il mondo della moda. Ada Masotti riesce a mantenere il passo con i tempi, adattando le sue linee di lingerie: La Perla presenta, in quegli anni, innovative creazioni colorate, con motivi floreali multicolore, motivi a plaid e a quadri.

Durante gli anni ’70, La Perla introduce più seta e più pizzi nelle proprie creazioni, giocando tra leggerezza e trasparenze. Viene creato il reggiseno a triangolo in jersey di seta, che garantisce più comfort ai movimenti. Nel 1978, La Perla lancia i suoi set di pizzi elasticizzati, attualizzando sempre ai trend con abiti aderenti e linee fluenti.

La Perla Reggiseno a triangolo in jersey di seta, 1970
Reggiseno a triangolo in jersey di seta, 1970

Ada Masotti crea, in seguito, La Perla Maison, una collezione di capi in raso di pura seta con inserti ricamati e rifiniture frastaglio, tecnica fino ad oggi realizzata a mano dagli artigiani dell’atelier.

La Perla, Frastaglio
La Perla, Frastaglio

SECONDA GENERAZIONE

A partire dagli anni ’80, La Perla diventa un brand internazionale, sotto la gestione della seconda generazione e con Alberto Masotti, figlio della fondatrice, come presidente. A lui si deve l’enorme crescita dell’azienda, che diventa produttrice di ben 20 marchi tra cui La Perla, La Perla Studio, La Perla Ritmo, Malizia, Marvel, Occhiverdi, AnnaClub, Oceano, Aquasuit, Joelle, Grigio Perla (uomo), Grigio sport (uomo) e Baby. 

La moglie di Alberto, Olga Masotti, viene assunta da Ada come designer. Nel corso degli anni, la famiglia Masotti ha letteralmente ridefinito la lingerie come capo d’abbigliamento.

Nuovi approcci

Nel 2001, l’azienda offre una linea d’abbigliamento femminile limitata, ma cerca di espandersi. Così, nel settembre 2001, il marchio debutta con le sue nuove linee intimo e beachwear alla Milano Moda Donna. Per raggiungere gli obiettivi commerciali, il Gruppo si dota di un nuovo ufficio styling e investe in maniera importante nel marketing e nella distribuzione. Vengono inaugurati punti vendita a Monaco, Mosca e Chicago.

Lingerie La Perla
Lingerie La Perla

Il coordinamento creativo viene affidato a Sigurd Steinunn, trentacinquenne islandese, cresciuta accanto a Calvin Klein, prima, e Tom Ford, dopo. Steinunn è coadiuvata da sei designer e da Anna Masotti, la quale, dopo la laurea al Dams, viene nominata Fashion Coordinator.

A fine anno, la società raggiunge un fatturato consolidato di 235 milioni di euro, il 48% realizzato nel mercato italiano, il 52% all’estero. I punti vendita monomarca sono, allora, 54 di cui 38 all’estero; i dipendenti 1400, più altrettanti nell’indotto. Inoltre, debuttano le nuove boutique a Fukuoha in Giappone, a Costa Mesa e Chicago negli Usa e la web boutique, www.laperla.com.

PRÊT-À-PORTER

Ad aprile del 2002 Grigioperla Touch diventa il nuovo prêt-à-porter maschile di La Perla, che debutta alla Milano Moda Uomo. A settembre, La Perla sigla un accordo con Nylstar, colosso dell’innovazione tecnologica nel campo delle fibre e dei filati, per la produzione di calze a doppia firma in microfibra Meryl.

Oltre alle innovazioni di prodotto, prosegue l’espansione della rete distributiva con nuovi punti vendita monobrand, che si aggiungono agli attuali 15 in Italia e 24 all’estero. Dopo il debutto a Madrid, il marchio italiano apre anche a Soho, New York. A dicembre, il designer napoletano Alessandro Dell’Acqua diventa il nuovo direttore creativo delle linee di prêt-à-porter di La Perla. L’anno si chiude con un fatturato di 250 milioni di euro.

La Perla Collezione Grigioperla uomo
Collezione Grigioperla uomo

50° ANNIVERSARIO

A novembre 2004, l’azienda festeggia i 50 anni di attività con una mostra dedicata alla pittrice bolognese Elisabetta Sirani (1638-1665). La scelta è stata dettata dal desiderio di rendere omaggio alla creatività femminile. Sempre per il 50° anniversario, il marchio ha creato una collezione in edizione limitata realizzata con pizzo Valencienne, prodotto sugli antichi telai meccanici di Calais, il più importante centro di merletti Leavers del mondo.

A metà degli anni 2000 l’azienda avverte le prime difficoltà ad adeguarsi ai nuovi ritmi e alle nuove esigenze del mercato. La clientela percepisce il marchio ormai datato, il giro d’affari cala a 150 milioni e il bilancio chiude in rosso per 20 milioni. La famiglia Masotti cerca quindi una soluzione prima che sia troppo tardi. Nel 2007 infatti il finanziere John Hansen acquisisce il marchio italiano all’interno del suo fondo internazionale JH partners.

Nel 2007 il marchio lancia il bustier Cage, indossato da Victoria Beckham per Headlines, video di reunion delle Spice Girl.

La Perla Cage Bustier
Cage Bustier

Nell’ottobre 2008, il californiano Jeff Hansen, già proprietario del 70% dell’azienda, acquisisce dalla famiglia Masotti il restante 30%, divenendo proprietario unico del marchio. I programmi di ristrutturazione della proprietà prevedono la concentrazione della struttura produttiva in un solo stabilimento, la valorizzazione dello stile e dello sviluppo dei laboratori tecnico-stilistici e un ritorno alla tipologia di prodotto per cui La Perla è leader mondiale, l’intimo e il beachwear.

LA PERLA VIENE RILEVATA

Il 2011 è stato un anno importante per il brand, grazie alla collaborazione con il celebre stilista Jean Paul Gaultier e l’incursione nel mercato shapewear.

Il fondo straniero però non riesce a tenere alte le sorti del marchio italiano che già nel 2010 torna ad essere in difficoltà. Nel 2013 i dipendenti finiscono in cassa integrazione e si dà avvio alla procedura di concordato, in cui La Perla viene messa all’asta, poco prima di dover dichiarare fallimento.

Il tribunale decide allora di affidare il marchio all’imprenditore Silvio Scaglia – già azionista di Fastweb, attualmente presidente della Pacific Global Management – che offre 69 milioni di euro per acquisire il brand, superando di 3 milioni l’offerta fatta da Sandro Veronesi, proprietario del Gruppo Calzedonia. La Perla prende una nuova boccata di ossigeno e riprende la sua attività, lanciando il servizio Made to Measure (Fatto su misura) disponibile presso i suoi punti vendita più importanti.

La Perla Servizio Made-to-Measure
Servizio Made-to-Measure

Nel 2014 si verificano alcuni cambiamenti strategici, tra cui un nuovo store concettuale progettato dall’architetto italiano Roberto Baiocchi. Inoltre, il nuovo direttore artistico, il francese Fabien Baron, propone un nuovo approccio creativo.

La Perla Atelier Collection, Parigi 2015, Hôtel Salomon de Rothschild
Atelier Collection, Parigi 2015, Hôtel Salomon de Rothschild

Nel 2015, La Perla presenta la sua prima Atelier Collection a Parigi, alla sfilata nell’Hôtel Salomon de Rothschild. I capi, realizzati a mano, hanno richiesto circa 14 mesi di lavorazione. A fashion show terminato, tali capi sono stati esposti nella boutique Brands in Rue du Faubourg Saint-Honoré.

SITUAZIONE ATTUALE

La Perla Il Presidente Silvio Scaglia e la Creative Director Julia Haart, febbraio 2017
Il Presidente Silvio Scaglia e la Creative Director Julia Haart, febbraio 2017

Nel 2016 la designer di calzature Julia Haart viene scelta come nuovo direttore creativo: debutta con la collezione primavera/estate 2017 a settembre 2016, durante la settimana della moda di Milano.

Nuovi negozi aprono i battenti in Giappone, a Seul e a San Francisco e nasce una nuova linea di prodotti di scarpe, borse e occhiali con marchio La Perla, ma gli affari non riprendono quota. A fine anno, il brand rileva 106 milioni di perdite e nel 2017 chiude i conti con un’ulteriore perdita di ben 180 milioni di euro.

L’intervento di Silvio Scaglia, che sembrava potesse essere miracoloso, non ha portato i frutti sperati. L’imprenditore, tra il 2014 e il 2017 ha investito ulteriori 350 milioni nell’azienda, per coprire i conti in rosso, smentendo sempre una possibile vendita. A fine 2017 invece, sembra che il brand stia per entrare nelle mani di Fosun, una multinazionale cinese disposta ad investire nel Made in Italy; ma una volta visionati i conti dell’azienda, il colosso asiatico fa dietrofront.

Nelle mani del direttore creativo Julia Haart, nel 2017 l’azienda sceglie Kendal Jenner come musa e modella, continuando ad ispirarsi all’antico motto della fondatrice che incitava a non scendere a compromessi su qualità e innovazione.

La Perla Kendall Jenner, campagna pubblicitaria 2017
Kendall Jenner, campagna pubblicitaria 2017

nuovi investitori

Tutto questo però non basta e, dopo il ritiro della multinazionale asiatica, a febbraio 2018 Silvio Scaglia propone il brand ad un suo socio in affari, Lars Windhorst, un finanziere tedesco con un passato finanziario turbolento e poco rassicurante.

Il finanziere, a capo della Holding Sapinda, da poco Tennor – a cui fanno capo attività di ogni genere – sembra voler giocare d’azzardo. Dopo aver annunciato un ingente investimento nell’azienda bolognese, a giugno 2018 ritira le sue intenzioni e annuncia tagli al personale del brand italiano.

Ad inizio 2019 giungono rumors oltremanica che annuncerebbero nuove accuse verso l’imprenditore tedesco il quale continua ad essere proprietario del marchio La Perla, che sembra proprio non aver possibilità di un po’ di tregua.