Cerruti

Se la moda maschile della seconda metà del secolo è diventata più esigente e rilassata, se il buon gusto italiano ha cominciato il suo cammino verso una notorietà internazionale, molta parte del merito va certamente a quest’uomo elegante e sensibile, cui il lanificio di famiglia e la città d’origine, Biella, cominciavano ad andare un po’ stretti. Nino Cerruti cresce nell’ambito del Lanificio Fratelli Cerruti (fondato nel 1881 dai fratelli Antonio, Quintino e Stefano Cerruti), tra tessuti pregiati e solide tradizioni familiari. Ha solo 20 anni quando, nel 1950, alla morte del padre, interrompe gli studi di filosofia e giornalismo e prende in mano le redini dell’azienda. Potrebbe limitarsi alla gestione del lanificio, ma, nel ’57, avvia a Corsico, nell’hinterland milanese, un’industria di confezioni, la Hitman che comincia a produrre abiti di alta moda pronta maschile. È in pratica, per quel che riguarda l’uomo, il debutto (Brioni-Roman Style nasce nel ’59) del prêt-à-porter maschile di lusso: l’eleganza sartoriale su scala industriale. Dieci anni di crescita, con la convinzione che c’è ben altro spazio per lo stile italiano e che questo bisogna conquistarselo a partire dal cuore della moda stessa, da Parigi. Nel ’67, fonda la Cerruti 1881 e si insedia nella capitale francese, con una boutique in Place de la Madeleine realizzata dall’architetto Vico Magistretti. La produzione resta in Italia: utilizza i raffinati tessuti del Lanificio Cerruti, confeziona i capi alla Hitman, la sua fabbrica milanese, dove Nino Cerruti ha un assistente molto promettente, un giovanissimo Giorgio Armani, e un braccio destro di talento, Pinotto Marelli. Lo stile moderno, sottilmente rivoluzionario ma indiscutibilmente elegante, di Cerruti piace subito ai personaggi più in vista del bel mondo parigino e alla clientela internazionale che gravita nella città: piace la commistione tra design e tradizione, l’uso di colori dalle sfumature insolite per l’uomo, la disinvoltura dei tagli, la preziosità e morbidezza delle materie. Il negozio accanto alla Madeleine diventa un punto di ritrovo, spesso vi si incontrano attori e gente di spettacolo. All’inizio degli anni ’70, tra i clienti c’è Jean-Paul Belmondo, star del cinema francese. Dai primi abiti per un film interpretato da Belmondo, a Hollywood, il passo è breve. Il cinema entra stabilmente nell’universo Cerruti. La sua moda è la più richiesta, nei film e nella vita, per accompagnare i successi di personaggi come Michael Douglas, Richard Gere, Jack Nicholson, Robert Redford, Clint Eastwood, Tom Hanks, Alain Delon e molti altri. Nel ’67, insieme all’uomo, Nino Cerruti presenta anche una collezione donna, che per la prima volta impianta il rigore maschile sul guardaroba femminile, in perfetta sincronia con lo stile unisex del momento. La moda femminile conferma e completa l’immagine della maison: moda mai banale, mai volgare, mai eccessiva ma sempre attenta ai mutamenti di costume. Nell’80 lancia una linea sport, nell’86 la collezione Cerruti 1881 Brothers dedicata al tempo libero e, nel ’98, l’ultimo dei suoi profumi, Cerruti Image. Il settore fragranze rappresenta circa il 15 per cento del fatturato. La maison firma anche orologi, accessori, oggetti di pelletteria. 

Hitman

Azienda italiana di abbigliamento maschile, fondata da Nino Cerruti nel 1956, quando l’erede del Lanificio Fratelli Cerruti di Biella decide di entrare nel mondo della confezione. Ha gli stabilimenti a Corsico e a Gaggiano, alle porte di Milano, e impiega 350 addetti. Produce 120 mila capi all’anno, collaborando in maniera continua con un network di altre dieci aziende italiane specializzate in cappotti, pantaloni e giacche. Al patrimonio, per così dire, genetico della Hitman, che è stata a lungo guidata da Pinotto Marelli, appartiene la tecnica ingegneristica delle varie fasi di confezione sartoriale, secondo tempistiche e standard tipicamente industriali. Dal suo debutto, l’azienda, che lavora esclusivamente per i marchi di casa Cerruti, produce la linea Flyng Cross nata da un’idea del fondatore e del sarto-stilista romano Osvaldo Testa. Era un marchio di tendenza, ma, via via, ha imboccato la strada dei canoni stilistici anglonapoletani, cioè la fusione fra la rigorosa sartorialità napoletana e il gusto inglese nella scelta dei tessuti. Dall’inizio degli anni ’90, lo stilista della linea è Maurizio Zuccotti. Una nuova politica di distribuzione ha incrementato del 30 per cento il numero dei clienti.  
2001, maggio. L’azienda, in collaborazione con la catena di negozi Coin, mette a punto il progetto Ishtar per la sperimentazione di nuove tecnologie nella produzione e vendita di capi su misura. L’esperimento, che parte dai grandi magazzini Coin di piazza Cinque Giornate a Milano e che prevede l’utilizzo di internet, annovera tra l’altro partner portoghesi, francesi e tedeschi.