Bailly

Bailly, Christiane (1932-2000). È considerata fra le pioniere del prêt-à- porter. Lionese, entra nella moda come mannequin: prima…

Bailly, Christiane (1932-2000). È considerata fra le pioniere del prêt-à- porter. Lionese, entra nella moda come mannequin: prima, nel 1957, stabile, “fissa” da Balenciaga; poi, volante anche per Dior e Chanel. Quando decide di buttarsi nell’avventura dello stilismo, opta per una moda molto spoglia e funzionale. L’inizio, nel ’59, è simile a quello di molte firme dell’epoca: cartella di disegni sottobraccio e anticamere dagli “arrivati”. Un bozzetto venduto a Marie Chasseng la fa approdare alle pagine del Women’s Wear Daily. Ha successo di critica, ma non commerciale e ben presto finisce la sua alleanza con Emmanuelle Khanh che si avvaleva anche dell’apporto di Rabanne, loro assistente. È fra le prime stiliste a creare una collezione completa di maglieria. La giornalista americana Hebe Dorsey la invita a sfilare a New York in una collettiva di nuovi talenti. Era il ’66. I suoi abiti fanno scalpore. Ma non riesce a mettersi in proprio. La Bailly lavora per terzi: 4 anni per i Missoni, 6 per Aujard. Ritenta con una sua griffe dall’81 all’83. Ripiega sulle collaborazioni pur prestigiose: Cerruti, Rabanne, Hermès, Scherrer. Ha, secondo i critici, ottenuto assai meno di quel che meritava.

Atelier Gustavo Lins

Atelier Gustavo Lins. Nato in Brasile, Gustavo Lins si è dedicato inizialmente agli studi di architettura. In seguito ha lavorato come free lance…

Atelier Gustavo Lins. Nato in Brasile, Gustavo Lins si è dedicato inizialmente agli studi di architettura. In seguito ha lavorato come free lance realizzando fantasie per i tessuti di Castelbajac, Gaultier, Kenzo e Galliano a Parigi. Nel 2004 decide di creare la propria linea di prêt-à-porter di abbigliamento per uomo e per donna, distribuita nelle più importanti boutique del mondo. Pelle, tessuto, costruzioni architettoniche di ispirazione orientale che ricordano certe collezioni del primo Gianfranco Ferré.

Dal 2010 crea collezioni per “Petit H” di Hermès e a gennaio 2012, alla fine di una sua sfilata, ha presentato le sue creazioni in porcellana realizzate nella fabbrica di Sèvres.

atelier gustavo lins
busto in porcellana con tessuto

Apre la sua prima boutique (Atelier Gustavo Lins) a Parigi nel 2014, a pochi passi dai laboratori dove crea i modelli delle sue collezioni, ma poco dopo costretto a metterla in liquidazione.

Dopo tre anni da questo accaduto, nel 2017, debutta con il suo nuovo marchio “Lïns Paris”.

atelier gustavo lins
Lins Paris boutique

Per questo progetto, Gustavo Lins ha sviluppato un nuovo concetto articolato su due tipi di offerte:

Il primo, venduto esclusivamente nella boutique, è composto da un guardaroba intramontabile per uomo e donna, dall’aspetto sofisticato; dove ogni mese vengono proposti nuovi pezzi, progettati in piccole serie, in materiali nobili come lana, seta, flanella, cashmere… con un taglio morbido e aderente e ad un prezzo equo e ragionevole.                                 La seconda offerta è incentrata su una linea più street, chiamata “Archi-sweat”, che si sviluppa attorno a cinque forme emblematiche (una gonna reversibile, un abito, una maglietta e due felpe) sviluppate in due materiali e tre colori.

atelier gustavo lins
Archi-Sweat

HERMÈS

Thierry Hermès

Le origini

Hermès. Storica casa di moda francese specializzata in pelletteria. Hermès è uno dei marchi più prestigiosi nel settore del lusso. Di proprietà della quinta generazione, oggi è rinomata per le sue sciarpe, cravatte e borse, diventate ormai dei veri e propri status symbol. L’azienda, fondata nel 1837 da Thierry Hermès, nacque come laboratorio casalingo di imbracature per cavalli. Da qui il famoso logo della maison: il “Duc Attelé” che rappresenta un fantino con cavallo, in omaggio alla tradizione equestre. Dopo 40 anni, la seconda generazione trasferì l’azienda nell’attuale sede di Faubourg Saint Honoré. Ma fu il nipote di Thierry, Emile Maurice, che negli anni Venti indirizzò la trasformazione verso una realtà più appropriata per una casa di moda. Inizialmente, creavano piccoli oggetti in daino, ma nel 1927 venne lanciata una linea di gioielli ispirata al mondo equestre; nel 1929 fu creata la prima collezione Donna, su disegno di Lola Prusac.

Gli anni Trenta

Gli anni Trenta furono gli anni degli indumenti che sarebbero diventati icone sia per la maison, sia per il mondo della moda, come la cintura ispirata ai guinzagli o la borsa creata su disegno di quelle usate per le selle. Stiamo parlando della famosa Kelly, un modello dedicato alla Principessa Grace di Monaco, la quale ha notevolmente contribuito al suo successo, quando è apparsa su ogni tabloid del secondo dopoguerra; la borsa divenne immediatamente un’icona e la sua eco risuona ancora oggi. Un’altra idea rivoluzionaria nel 1949: l’abito Hermeselle, in cotone stampato, che anticipava il concetto di prêt-à-porter, una sorta di abito ready made fatto su misura.

L’evoluzione del marchio dopo la morte di Emile

Nel 1951, dopo la morte di Emile, la direzione dell’azienda fu assegnata ai suoi generi, Robert Dumas e Jean Guerrand. i tempi erano maturi per aumentare le entrate della società, in seguito al grande boom degli anni Sessanta e al forte interesse dei media e alla creazione dei primi profumi e sciarpe di seta; questo è anche il periodo in cui è stato creato il logo “Duc Attelé” e l’arancione è stato scelto come colore distintivo. Il decennio successivo fu caratterizzato dall’espansione economica e territoriale della griffe con l’apertura di nuovi negozi in Europa, Stati Uniti e Giappone. Dal 1976, sotto la direzione di Jean Louis Dumas Hermès, figlio di Robert, la società è diventata una holding e ha avviato politiche di acquisizione principalmente nel settore tessile. Ha cercato di “innovare tenendo d’occhio la tradizione”, sicuro del valore storico del marchio e della reputazione costruita in oltre un secolo di attività. Le pubblicità presentavano giovani modelli che indossavano sciarpe preziose, nel tentativo di ringiovanire il marchio e renderlo più desiderabile per un gruppo più ampio di consumatori; i prodotti Hermès sono sempre più presenti nei negozi. Jeal Louis Dumas è anche l’uomo dietro un’altra famosa borsetta, la Birkin, un’icona per le fashioniste e un vero status symbol di oggi. La Birkin ha una lista d’attesa di oltre due anni e un costo che potrebbe anche superare i diecimila euro; il suo nome deriva dalla cantante Jane Birkin per la quale Dumas ha disegnato una borsetta nel 1984. Leggenda narra che i due fossero seduti accanto durante un volo e che Dumas ebbe la possibilità di ascoltare le sue lamentele sull’impossibilità di trovare una borsa adatta ai suoi bisogni.

Grace Kelly porta al braccio l’iconica Kelly

Questo è il modo in cui il particolare modello è stato creato ed è, proprio come Kelly, assolutamente personalizzabile e disponibile solo dopo una lunga lista d’attesa. Nel corso degli anni, diversi stilisti sono stati chiamati a guidare il reparto creativo per aiutare il rinnovamento nel rispetto della tradizione. Nomi come Catherine de Karolyi, Nicole de Versian (con un giovane Lacroix), Eric Bergère, Bernard Sanz, Bally, Myrène de Prémoville, Giudicelli e Audibet. Negli anni ’90, il team è stato guidato dallo stilista belga Martin Margiela, che resterà fino al 2003, quando lascia il suo posto a Jean Paul Gaultier. La collaborazione tra Hermès e “l’enfant terrible”, rafforzata anche dall’acquisizione di parte delle quote dell’azienda dello stilista dal marchio, durerà fino al 2010, quando Jean Louis Dumas muore. Sperando di rendere più commerciali le collezioni ed il marchio più contemporaneo, il nuovo proprietario Patrick Thomas, nomina Christophe Lemaire (che fino ad allora aveva dimostrato le sue capacità come head designer di Lacoste) a guida del reparto creativo. Oggi, la holding Hermès International guida un gruppo con oltre 26 affiliati; conta 250 negozi in tutto il mondo e completa le vendite attraverso circa 40 negozi altamente selezionati. La famiglia detiene ancora la maggioranza delle azioni della società, seguita dal gigante del lusso LVHM che ne detiene il 20%.

La situazione attuale

Nel 2014, Nadège Vanhee-Cybulski (ex Celine e Margiela) succede a Cristophe Lemaire in veste di direttore creativo della griffe.

Nadege Vanhee Cybulski

La giovane designer francese, laureata alla Royal Academy of Fine Arts di Anversa, debutta con la collezione autunno/inverno 2015 proponendo una collezione progettata sul file rouge di Margiela: una stagione dettata da linee comode e profusione di pelle e cachemire. In passerella, inoltre, viene presentata la  Octogone: una borsa compatta, a forma di ottagono, in pregiata pelle martellata. Nello stesso anno, la griffe inaugura il suo quindicesimo stabilimento dedicato alla pelletteria. Nella sede di Héricourt (Francia) lavorano 93 artigiani che si dedicano alla produzione della Kelly Bag e che vanno a incrementare le 12 mila unità di dipendenti in tutto il mondo. Si conferma, così, la crescita di domanda degli accessori Hermès, che segnano un +8% rispetto al 2014.

Nel 2016 si consolida la liason tra l’azienda francese e Pierre Hardy con l’acquisizione di una quota di minoranza dell’eponimo marchio fondato nel 1999. Lo stilista è stato firma per le calzature e gioielli Hermès dal 1990 al 2001. Rafforzato il sistema produttivo, nel 2017 il marchio del lusso che fa capo a LVMH annuncia l’investimento di 71 milioni di euro per lo sviluppo della produzione e della supply chain, inaugurando i poli produttivi tra la Val de Reuil (Normandia) e Limousin (centro della Francia) che vanno a sommarsi al polo di Héricourt.

Nel 2019, la storica maison registra ricavi pari a 6,88 miliardi di euro con una crescita del 15,4%. Prestazioni eccezionali ottenute grazie al mercato asiatico con ricavi per 2,58 miliardi, in aumento del 20,9%. La pandemia da Covid-19, però, frena Hermès, a partire dall’annullamento della collezione Cruise 2020-21. Il Coronavirus, inoltre, costringe l’azienda a chiudere i poli produttivi di Francia e Svizzera (dove viene prodotta l’orologeria). Nonostante la crisi, Hermès annuncia di rinunciare alla cassa integrazione e di mantenere inalterato lo stipendio dei suoi 15.500 dipendenti. Inoltre, dona 20 milioni di euro all’Hôpitaux de Paris, oltre a 30 tonnellate di detergente sanitario prodotto nei suoi stabilimenti e 31 mila mascherine. Il primo trimestre del 2020 riporta un calo delle vendite del 6,5% a 1,506 miliardi di euro. La flessione di Hermès è in linea con il -15% evidenziato dai ricavi di Lvmh e con il -15,4% del giro d’affari di Kering.

Milly

Milly è un brand nato nel 2000 dalla mano di Michelle Smith. La stilista statunitense, che ha lavorato per Hermès, Louis Vuitton e Christian Dior Haute Couture, nelle sue creazioni combina le sue esperienze in Connecticut, Parigi e New York. La collezione ha come obiettivo quello di vestire una donna sexy, che possa divertirsi giocando con l’abbigliamento. Colori fluo, abiti corti e fantasie fiorate e giovanili sono le caratteristiche principali del marchio. Milly è ormai riconosciuto in tutto il globo con un devoto seguito. Celebrità come Gwyneth Paltrow, Victoria Beckham, Beyoncé e Thandie Newton sono contati tra i fan di Milly. La collezione è in vendita presso i migliori negozi specializzati e magazzini in tutto il mondo, tra cui Bergdorf Goodman, Neiman Marcus, Saks Fifth Avenue, Harrods, e Takashimaya. Nella primavera del 2011, Milly ha festeggiato il suo 10 ° anniversario con diversi tentativi nuovi ed entusiasmanti: l’apertura del flagship store su Madison Avenue, il debutto della sua borsetta e una collezione di gioielli di moda, e ‘Milly Minis’, abbigliamento per giovani aspiranti tra i 2 e i 7 anni.

Menchari

Menchari, Leila. Creatrice delle vetrine parigine di Hermès. Dal 1978, quattro volte l’anno decora le ribalte della maison in Faubourg Saint-Honoré. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Parigi. Lo scrittore Michel Tournier l’ha definita “la Reine Mage”. La sua ultima invenzione: dipingere di blu la sabbia su cui ha adagiato la collezione di gioielli Hermès. “Non sono una creatrice, non immagino niente, guardo la natura e la reinterpreto”, ha detto. Nel 2009 la Maison Hermès  rende omaggio a Leila con un bellissimo video.

Cometti

Cometti, Philippe (1974). Fotografo francese. Considerato uno degli autori emergenti più interessanti per il suo stile innovativo, annovera fra i suoi clienti Emporio Armani, Hermès, Givenchy, H&M, Mila Schön, Yves Saint-Laurent. Pubblica su Dutch, Arena, Glamour, Numéro, Max Moda e sulle edizioni italiana e giapponese di Vogue.

Prusac

Prusac Lola (1893-1985). Sarta francese di origine belga. Si chiamava Leontine, ma preferì Lola come nome di mestiere. Si mise in proprio nel ’37 a Parigi, dopo essere stata ampiamente valorizzata da Hermès. La sua creatività faceva leva sul gusto per l’alto artigianato, per stoffe, gioielli, ricami fatti a mano. E la alimentava con viaggi di studio in India, Grecia ed Egitto. Lavorò sino a 87 anni.

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Kennedy Onassis

Kennedy Onassis Jacquelin (1929-1994). Prima First Lady degli Stati Uniti, poi moglie del più ricco armatore greco della seconda metà del secolo. Nasce Jacqueline Lee Bouvier a East Hampton (New York). Il suo stile nitido e rigoroso ha profondamente influenzato la moda per almeno due decenni.

Sposa John Fitzgerald Kennedy nel 1953; nel ’60 il marito diventa presidente degli Stati Uniti e, dalla Casa Bianca, Jacquelin nomina Oleg Cassini suo stilista ufficiale. Nascono intramontabili tailleur bon ton con giacca a sacchetto e maniche a tre quarti. Ma spetta a Roy Halston il merito di aver creato i celebri cappellini a scatola di pillole oggi sinonimo dello stile Jackie. Uno stile immortalato dalla stampa mondiale, sulle copertine delle riviste di tutto il mondo. A tal punto che l’autorevole Wwd arriva a chiamare la First Lady “Sua Eleganza”.

Ma non c’è solo Oleg Cassini dietro a Jackie: troviamo anche il nome di Givenchy e, all’epoca del matrimonio con Onassis, arriva Valentino, il quale nel ’67 le dedica un’intera collezione e, nel ’68, realizza l’abito per le sue seconde nozze. Diventa così Kennedy Onassis Jacquelin. Nei suoi ultimi anni di vita, si affida spesso alla stilista Caroline Herrera. Legati al nome di Jacqueline anche parecchi accessori: la borsa a tracolla con classica fibbia ad H firmata Hermès, i sandali capresi confezionati a dozzine da Canfora, noto calzolaio di Capri, fino agli enormi occhiali da sole ovali e all’acconciatura cotonata.

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Fichu

Fichu: piccolo scialle, piegato a triangolo, che si porta sulle spalle o intorno al collo e si annoda incrociato sul davanti, spesso fermato da una spilla all’altezza del petto. Di gran moda nel ‘700, ornava i décolleté diventati molto profondi, tanto da lasciare quasi nudo il seno. All’origine faceva parte del costume popolare e assumeva forme diverse secondo come veniva portato. Era in seta, mussola, batista, anche in tulle e pizzo, spesso bianco o ècru. Oggi, indica certi tipi di foulard a carattere rustico o folklorico. Il Carré di Hermès ne è l’interpretazione più celebre.

Gaultier

Gaultier. Enfant terrible della moda: così tiene ad autodefinirsi. È considerato il più diretto seguace di Vivienne Westwood, l’estrosa e intellettualistica star della moda inglese, fra passato e avanguardia, ottimo taglio e stravaganza.

Stili dissimili

Rimescolatore dei diversi modi di vestire, divertito costruttore di alleanze impossibili quanto desiderabili fra stili dissimili, teso da sempre a infrangere le barriere fra maschile e femminile in scioccanti variazioni sul tema, è riuscito, fin dalla prima collezione, a fare di ogni sfilata un evento. all’insegna di una multiforme estetica e delle trovate più provocanti, e di ogni stagione la migliore, sul piano delle vendite.

Attento gestore del proprio successo attraverso un ampio ventaglio di partecipazione ai media — dal cinema (con costumi di scena), alla televisione (con il suo programma Eurotrash per la TV britannica) — continua a stupire, a coinvolgere nelle consuete eppure sempre imprevedibili sfide alle regole del vestire da recuperare e insieme stravolgere.

L’inizio della sua carriera

Importanti per Gaultier, adolescente poco studioso, la nonna e il suo salone di bellezza ad Arcueil. Vi conosce le prime immagini della moda, fra acconciature, foto, riviste femminili e comincia a disegnare figurini, bozzetti su quella scorta visiva. A 18 anni, invia i suoi schizzi a Cardin che lo assume. Dopo un breve periodo trascorso dall’inquieto, giovane stilista fra Esterel, Patou e Tarlazzi — lo riaccoglie nel 1974, inviandolo nelle Filippine per disegnare alcune collezioni mirate al mercato americano. Appena due anni dopo, presenta la sua prima collezione femminile per la primavera-estate ’77. Il gusto per gli accordi strabilianti, le sollecitazioni kitsch, i toni eversivi della sfilata accentrano l’interesse sul suo nome. Dall’81 il gruppo Kashiyama diviene suo partner finanziario per le due annuali collezioni di prêt-à-porter, realizzate in Italia e sempre di grande impatto per l’attualità del tema sul quale sono costruite fra moda londinese di strada e memorie stravolte degli anni ’60.

Prima collezione maschile di Gaultier

La sua prima collezione di prêt-à-porter maschile, per la primavera-estate ’84 (titolo emblematico: L’uomo-oggetto), gli offre nuovi territori d’ironia, di travestimento e di rimescolamento delle zone erogene dell’uomo (la scollatura profonda sulla schiena), trasposti dal vestiario d’una donna che nell’inverno precedente ha sbeffeggiato con serissimi trench e impermeabili. Arriveranno in seguito l’uomo con la gonna e persino in “princesse”.

Un guardaroba per due

Il suo tema preferito, l’attacco frontale ai cliché di guardaroba dei due sessi, tocca un punto importante nei modelli per l’estate ’85. Titolo rivelatore: Un guardaroba per due, esplorazione dell’apparenza androgina, contraddetta, caricaturata in abiti-gag, come il busto a stecche in vista sotto lo smoking della donna, i drappeggi in chiffon, il pizzo sulla camicia da sera maschile portata con i boxer.

Le sue sfilate spettacolari, superbe per coreografia e sorprese a getto continuo, diventano il clou delle varie tornate del prêt-à-porter parigino, sfilate attese, variamente commentate, certo in gran rilievo nella stampa quotidiana. Porta in passerella un’indossatrice greca dal gran naso, un’anziana signora, capelli bianchi e calmo quanto incongruo incedere in abito audace, una coppia legata dallo stesso abito che comincia da lei, coinvolge lui e offre, sciogliendosi come una benda in orizzontale, nuove inversioni di ruolo fra i due sessi.

Altre caratteristiche di Gaultier

Altra sua caratteristica è un’appariscente e intelligente commistione di passato e presente nel taglio e nei materiali. Fra le sue invenzioni famose (anche nella linea Junior, creata con la collaborazione di Elio Fiorucci, ’88), la felpa alleata al satin e al pizzo, le magliette multiple, stracciate nei loro strati sovrapposti per rivelare spalle e parte delle braccia, bijoux nell’alluminio delle lattine, tacchi a spillo come una Torre Eiffel capovolta e, su tutto, l’idea del corsetto, talora del busto ottocentesco, che incanterà Madonna (chiede allo stilista i costumi di scena della sua tournée mondiale, nel ’90, e diverrà da allora il capo feticcio del creatore).

Anche il flacone del suo primo profumo avrà la forma d’un busto serrato dal corsetto, sebbene sia racchiuso non in una scatola, ma — omaggio alla nuova collezione Hightech (’93) — in una lattina da conserva.

I nomi delle sue collezioni

Ha il gusto di battezzare le sue collezioni donna e uomo, in modo inconsueto per la moda: Hommage au peuple juif, Les tatouages, Latin lover des années40, La Parisienne Punk, Cyberbaba, La maison du plaisir, Flowers powers et skin heads e, per l’uomo autunno-inverno ’98-99, Italian style. Nel ’98 ha varato una linea junior. Disegna anche mobili per la casa. Ha pubblicato un’autobiografia fotografica, una sorta di fotoromanzo: A nous deux la mode. Nell’estate del ’99, Hermès ha acquistato il 35 per cento della maison, con un investimento di circa 45 miliardi di lire.

2002

2000. Ha disegnato per Wolford un body e un collant in maglia aderente e senza cuciture sul quale sono tramati in nero e grigio, calze con la riga, reggicalze, slip e reggiseno. L’uno e l’altro capo non hanno ganci né elastici.
2002, maggio. Jean Paul Gaultier sbarca negli Usa, per aprire una boutique in Madison Avenue a New York. L’arredamento è firmato dal designer Philippe Starck: un modello che sarà riproposto in una ventina di altre boutique Gaultier sparse per il mondo.

2002, luglio. Ha chiuso le sfilate parigine con una moda ispirata all’impero austro-ungarico di Francesco Giuseppe. Nel Palais de la Mutualité (ex casa del popolo), al 325 di rue Saint Martin, ora nuova sede della maison, è stato creato un effetto salone di corte, tutto stucchi e lampadari, ricoprendo lo spazio ancora in fase di ristrutturazione con teli bianchi decorati. Al suono dei valzer viennesi ha sfilato una donna che, pur ostentando la sua femminilità, non disdegna l’abbigliamento maschile.

Cinquantotto capi, dal blouson tipo baseball ma ricamato come un chimono, agli abiti da gran sera da corte asburgica, come l’abito lungo di granati o quello in velluto blu Prussia orlato di visone. Per finire, accompagnata dalla marcia di Radetzky, la sposa con un’acconciatura di penne bianche e dieci metri di strascico.

Ottobre 2002 – Gaultier

2002, ottobre. Sulla passerella parigina, Jean Paul Gaultier ha reso morbidi i “buchi” di Calder con grandi drappi bucati su cui si muovono, su funi e altalene, delle acrobate piuttosto rotonde. Le loro curve rafforzano l’immagine di morbidezza, tema della sfilata. “Le opere di Calder sono rigide, qui diventano morbide alla Dalì. Quello che stavolta mi interessava molto è la trasformazione dei capi, la giacca che diventa gonna, la camicia che si porta come scialle. Tutto è quasi liquido e scivola addosso.” Così Gaultier spiega la sua collezione fatta di piccole giacche con coda a frac, pantaloni attillatissimi, ma portati molto bassi, scesi fin sotto il sedere, salopette extralarge, tutto accompagnato da altissimi stivali stringati, grandi cappelli, calze ricamate, bolerini. Volumi in contrasto, dall’aderentissimo all’extralarge, come per gli abiti in jersey di seta. Un mix creativo che vede pantacollant portati con bikini e pezzi di stoffa tenuti insieme da catenine: fantasia, ma anche attenzione ai prodotti ben precisi, dalla vestaglia di raso ricamata come un chimono, alle gonne in toile de jouy bianco e verde, ai sandali a zeppa con fascia trasparente. &Quad;2002, ottobre. Nuovo grande negozio a Parigi, in avenue George V.

2003

2003, maggio. È il nuovo direttore artistico di Hermès. Il suo debutto avverrà con la linea di prêt-à-porter femminile per l’autunno-inverno 2004-2005. Gaultier continuerà a disegnare comunque le linee della sua griffe (di cui Hermès ha una partecipazione del 35 per cento). Ha preso il posto di Martin Margiela, che ha lavorato per Hermès dal 1997, e che da oggi si dedicherà solo alla sua griffe, controllata da Renzo Rosso, patron di Diesel.
2003, giugno. In aiuto a Jean Paul Gaultier, impegnato nella nuova direzione artistica di Hermès, è arrivato Boli Barret, giovane emergente dallo stile metropolitano, cui verrà affidata una linea di sciarpe in seta. (Gabriella Gregorietti)

Gaultier per Hermès

Attualmente lo stilista, accanto alle sue collezioni, disegna le collezioni prêt-à-porter di Hermès. Nel 2006, Gaultier, ha di nuovo collaborato con Madonna. Le ha infatti disegnando i costumi di scena del suo Confessions Tour. Inoltre ha creato molti dei costumi indossati da Marilyn Manson. La sua linea di profumi, sempre molto popolare, si è ultimamente arricchita di nuove fragranze. Un esempio è il profumo unisex Gaultier2, quello per uomo Fleur du Male e quello per donna MaDame.