H&M (Hennes & Maurtiz)

H&M è un’azienda svedese che si occupa di abbigliamento. Possiede inoltre anche Cheap Monday, COS, Monki, Weekday & Other Stories e Honda. 

    1. DA HENNES A H&M
    2. 2002 FATTURATO
    3. LA FORMULA IMPRENDITORIALE DEL GRUPPO
    4. H&M ESCE DAI CONFINI SVEDESI
    5. COLLABORAZIONI
    6. H&M E I MATERIALI ECO FRIENDLY
    7. MARCHIO LOW COST SFILA SU PASSERELLE IMPORTANTI
    8. INNOVAZIONI
    9. IL CORONAVIRUS E LA CRISI DEL 2020

    H&M è un’azienda svedese che si occupa di abbigliamento. Possiede inoltre anche Cheap Monday, COS, Monki, Weekday & Other Stories e Honda.

    DA HENNES A H&M

    H&M viene fondata da Erling Persson nel 1947, in Svezia. Inizialmente viene chiamata Hennes che in svedese significa “per lei”. Il nome viene cambiato in H&M quando nel 1968 Persson compra un negozio per caccia e pesca chiamato Mauritz Widforss. Il nome H&M è infatti l’abbreviazione di Hennes & Mauritz.

    H&M (Hennes & Maurtiz)
    Erling Persson

    2002 FATTURATO

    Ha conseguito, nel 2002, un fatturato di 6 miliardi di euro (5,037 miliardi di euro nel 2001) e un utile ante imposte di 840 milioni. Impiega 34 mila dipendenti e ha 850 negozi sparsi in 14 paesi nel mondo.

    LA FORMULA IMPRENDITORIALE DEL GRUPPO

    Il presidente e azionista di maggioranza è Stefan Persson, figlio del fondatore dell’azienda. L’amministratore delegato è Rolf Eriksen.

    La formula imprenditoriale del gruppo è basata su prodotti a basso prezzo, ad alto contenuto di moda e su un’altissima rotazione delle vendite in negozi monomarca.

    L’azienda ha scelto due strategie di segmentazione differenti. Per il mercato americano, dove è presente con 45 punti vendita (altri 20 entro il 2003), mira a un target femminile giovane e modaiolo. Per quello europeo, invece, propone prodotti per tutta la famiglia, sia trendy sia tradizionali.

    Il prezzo medio di un capo è molto competitivo, circa 17 euro. Di conseguenza l’attività di H&M è caratterizzata da un’attenzione esasperata ai costi, che pervade tutte le funzioni aziendali. È bandito l’uso del taxi, limitato il telefonino e i manager viaggiano in classe economy. Altrettanto importante, per un’azienda che vende 550 milioni di prodotti ogni anno, è minimizzare le giacenze di magazzino. Le performances eccellenti dell’azienda svedese, alta quota di mercato e altissima redditività, sono garantite, inoltre, dalla capacità dei designer di cogliere anticipatamente i trend.

    L’ufficio stile, centralizzato a Stoccolma, è composto da 95 persone cui non è consentito copiare gli stilisti. La velocità è un corollario fondamentale alla strategia del gruppo, poiché occorrono solo 20 giorni fra l’ideazione di un prodotto e il suo arrivo nei negozi. La produzione, per evidenti ragioni di economicità, è delocalizzata all’estero: circa 900 mini-imprese in Bangladesh, Cina e Turchia. L’azienda è attenta alla comunicazione, dato che investe il 4 per cento dei ricavi in immagine (la modella Iman, è stata la testimonial della stagione 2003).

    H&M ESCE DAI CONFINI SVEDESI

    La catena sbarca a New York, con uno spazio su tre piani nella Fifth Avenue. Nell’autunno del 2003, debutta a Milano in una posizione strategica (al posto dello storico Fiorucci), poiché si trova a pochi passi dai competitor, Zara e Benetton. Il primo trimestre del 2003 ha registrato un fatturato pari a 1,22 miliardi di euro, profitti pari a 183,3 milioni di euro, cresciuti del 43 per cento rispetto allo stesso periodo del 2002. Per il 2003, H&M punta ad aprire 110 nuovi negozi in Germania, Usa, Francia, Spagna e Inghilterra. Oltre al mercato italiano, il 2003 vedrà l’azienda protagonista in tre nuovi mercati: Repubblica Ceca, Polonia e Portogallo.

    Nel 2015 aveva più di 4000 negozi nel mondo e 150 in Italia, cifra raggiunta nel 2016 con l’apertura di due negozi.

    COLLABORAZIONI

    H&M ha iniziato a collaborare con diverse case di moda a partire dal 2004. In ordine le collaborazioni sono stare con: Karl Lagerfeld, Stella McCartney, Viktor & Rolf, Roberto Cavalli, Comme des Garçons, Jimmy Choo e Matthew Williamson.

    A partire dal 2010 e soprattutto dal 2018, le collaborazioni sono aumentate. Si è infatti passati da una, massimo due, collaborazioni all’anno a dodici nel 2019. Nel 2010 ha collaborato con Lanvin e Sonia Rykiel e a seguire con Versace, Maison Martin Margiela e Marni, Isabel Marant, Alexander Wang, Balmain, Kenzo, Happy Plugs; ma anche Erdem, Marcus & Martinus, Ace Tee,  Anna Glover, Mrs. Mighetto, JP & J Baker, Love Stories, Lisa & Lena, William Morris & Co e Moschino,  Eytys, Nathalie Lété, Kate Morgan, Stranger Things, Giambattista Valli, Pride, Ariana Grande, Richard Allan, Mantsho, Kelzuki, Pringle of Scotland, Jonathan Adler,  Johanna Ortiz, Toca Life, Desmond & Dempsey, CHIMI Eyewear.

  1. H&M (Hennes & Maurtiz)
    Collaborazioni con i brand

    H&M E I MATERIALI ECO FRIENDLY

    Questa collezione chiamata Conscious Collection è stata lanciata nel 2010. Si tratta di una collezione glamour realizzata con materiali sostenibili. La collezione di questa linea del 2018 ha avuto come volto testimonial quello di Christy Turlington, top model attenta allo stile e all’ecosostenibilità.

    Nel 2018 vi è stata un’altra novità: una linea di costumi eco friendly.

    H&M
    H&M – Conscious collection

    MARCHIO LOW COST SFILA SU PASSERELLE IMPORTANTI

    Un marchio economico come H&M è riuscito a sfilare con nomi di case di moda importanti nel 2013 al Musee Rodin di Parigi. Non solo ha sfilato ma è un marchio che è stato indossato nei front row e nei red carpet dalle celebrità come per esempio Jennifer Hudson, Gigi Hadid, Paola Turani, Chiara Maci, Chiara Biasi e Alessia Marcuzzi.

    L’INNOVAZIONE

    H&M ha dimostrato di essere un brand molto innovativo anche del punto di vista tecnologico. Ha infatti installato nel negozio di New York a Times Square uno specchio intelligente. In base alla persona che si specchia vengono scattati selfie e dati consigli sulle tendenze.

    H&M
    Specchio intelligente

    IL CORONAVIRUS E LA CRISI DEL 2020

    La crisi H&M è la prima di una serie di conseguenze da Covid-19. Il marchio svedese low cost si trova a fare i conti con ricavi in rosso. I conti di Hennes & Maurits fanno tremare il settore della moda low cost perché indice di una crisi che non conosce confini territoriali.

    Nel secondo trimestre del 2020, infatti, il marchio registra vendite per 28,67 miliardi di corone svedesi (pari a 2,71 miliardi di euro con calo del 50% rispetto al secondo trimestre del 2019. Ad aggravare la situazione economica è stata la chiusura forzata di almeno l’80% dei negozi per controllare l’avanzata del virus.

    Se per i retailer non è periodo florido, le vendite online permettono al marchio di poter ripristinare la produzione. Le chiusure dei negozi, infatti, hanno registrato un aumento delle vendite online con un +36%.

    Il brand, ad ogni modo, tiene a precisare che con l’apertura dei negozi, a partire dalla prima settimana di giugno, le vendite sono state del -30% andando a recuperare, così, 20 punti percentuali.

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