Roversi

Roversi Paolo (1947). Fotografo italiano. Dopo l’iniziale interesse per il reportage, apre uno studio nella sua Ravenna dove si dedica allo still-life

Roversi Paolo (1947). Fotografo italiano. Dopo l’iniziale interesse per il reportage, apre uno studio nella sua Ravenna dove si dedica allo still-life e al ritratto. Si trasferisce nel 1973 a Parigi dove incontra, con Guy Bourdin, il mondo della moda. Autore raffinato, è capace di far emergere nello stile delle sue immagini sia i richiami espliciti alla cultura della beat generation sia le atmosfere oniriche del mistero e dei ricordi d’infanzia. Per fare ciò utilizza luci molto particolari che ben si adattano alla corposità della pellicola grande formato 20×25 polaroid che è il primo a utilizzare nel campo della moda.

Roversi
Paolo Roversi

Lavora per Harper’s Bazaar, Vogue, Uomo Vogue, Arena, i-D, Interview, Marie Claire, W, Elle e realizza campagne per Christian Dior, Cerruti, Valentino, Yves Saint-Laurent, Alberta Ferretti, Givenchy, Kenzo. Fra i suoi libri, che accompagnano le rare ma preziose mostre, Nudi (1999) raccoglie una serie di corpi femminili dotati di un erotismo misterioso che si ritrova anche nel libro edito l’anno seguente da Carla Sozzani. L’introduzione a Libretto (Editions Stromboli, 2000), un piccolo volume che raccoglie immagini a colori di un fascino misterioso, ben rende lo spirito che anima Roversi: “Questo piccolo libro è nato per caso, senza una ragione. Lo si deve prendere così, come si raccoglie un sasso, come si ascolta una canzone o un uccello fischiettare in fondo al giardino”.

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Scatti di Paolo Roversi

Roversi ha fatto anche fotografie al di fuori del mondo della moda. Come per esempio per Bisazza, azienda conosciuta a livello internazionale per la produzione di mosaico vetroso. Tra il 2013 e il 2014 produsse cinque scatti, facenti parte della campagna pubblicitaria dell’azienda, caratterizzati dalla fusione fra la modella e il decoro in mosaico posto sul fondo.

Roversi ha esposto più volte a partire dal 1984 i suoi scatti nelle mostre. L’ultima nel 2017 alla galleria Carla Sozzani

Nel 2020 Paolo Roversi firma The Cal, il celebre calendario Pirelli. È il primo fotografo italiano ad avere l’onore di firmare i 12 scatti più hot e glamour dell’anno. Il fotografo si ispira alla storia romantica di Romeo e Giulietta. Dinanzi l’obiettivo di Roversi, per il progetto “Looking for Juliet”, la figlia Stella, la cantante cinese Chriss LeeClaire FoyIndya MooreMia GothEmma WatsonKristen StewartYara Shahidi e Rosaria, celebre cantante spagnola.

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Boutet de Monvel

Boutet de Monvel, Bernard (1884-1949). Illustratore francese. È un innovatore del disegno applicato alla moda come strumento giornalistico…

Boutet de Monvel, Bernard (1884-1949). Illustratore francese. È un innovatore del disegno applicato alla moda come strumento giornalistico, meno “fotografico”, più interpretativo e di atmosfera. Ha collaborato a La Gazette du bon ton, Monsieur, Harper’s Bazaar e Vogue. Il suo guardaroba personale faceva tendenza nella moda maschile.

Arbus

Arbus Nemerov, Diane (1923-1971). Fotografa statunitense. Nata a New York in una famiglia di ricchi commercianti di origine russa — i Nemerov — …

Arbus Nemerov, Diane (1923-1971). Fotografa statunitense. Nata a New York in una famiglia di ricchi commercianti di origine russa — i Nemerov — proprietari dei Magazzini Russeks sulla Quinta Strada. A 18 anni Diane sposa Allan Arbus aprendo con lui uno studio fotografico che si occupa di moda realizzando immagini per Vogue e Glamour; lui si concentrava sull’esecuzione, lei sull’ideazione delle immagini.

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Diane e il marito Allan

La crisi collaborativa/coniugale

Nel 1957, tuttavia, la collaborazione fra i due si incrina proprio come il loro rapporto, così Allan segue corsi di recitazione mentre Diane inizia a scattare fotografie in giro per la città. Lo studio verrà chiuso ufficialmente solo nel 1969. È in questa fase che si accentua la personalità della fotografa anche per l’incoraggiamento della sua maestra, la grande Lisette Model, e per l’influenza di fotografi dallo stile ruvido come Weegee e Robert Frank o rigoroso come August Sander.

La Arbus negli anni ’60

Negli anni ’60 lavora per Junior Bazaar, Esquire, Nova, il Sunday Times, per la rivista New York (fin dai primi numeri, quando era il magazine domenicale dell’Herald Tribune);

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ritratti sul magazine Infinity

pubblica i suoi ritratti in Infinity e partecipa con Richard Avedon e Marvin Israel all’avventura di Picture Newspaper, una rivista fotografica di grande formato di cui uscirono dodici numeri dal 1968 al 1971. Si dedica anche all’insegnamento tenendo diversi seminari. Per Harper’s Bazaar, infine, firma la rubrica At my Age. Alterna spesso servizi di moda con immagini di ricerca aspre, talvolta violente, caratterizzate da un linguaggio crudo ed essenziale.

La sua visione estetica e il film a lei dedicato

Dopo aver lavorato per molti anni con la Leica, passa al formato quadrato della Rolleiflex modificando anche la sua visione estetica. Nel 1967 la sua grande personale al Museum of Modern Art di New York rende celebre la fotografa ma accentua gli aspetti più inquieti e fragili del suo carattere. Nel 2006 Nicole Kidman ha interpretato la fotografa nel film “Fur — Un ritratto immaginario di Diane Arbus“.

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copertina del film

La storia, immaginaria, si propone di mostrare come Diane abbia potuto apprezzare il mondo della diversità entrando gradualmente nel mondo dei Freaks, fino a innamorarsi di Lionel e del suo pelo (fur).

Art Kane

Art Kane, nome d’arte di Arthur Kanofsky (1925-1995). Fotografo americano. Nato a New York nel Bronx in una famiglia di immigrati ebrei russi…

Art Kane, nome d’arte di Arthur Kanofsky (1925-1995). Fotografo americano. Nato a New York nel Bronx in una famiglia di immigrati ebrei russi, Art Kane si afferma giovanissimo come grafico e, a 27 anni, è a Esquire, il più giovane art director della sua epoca.

Art Kane e la fotografia

Decide di diventare fotografo e per questo segue la dura scuola di Alexey Brodovitch, leggendario art director di Harper’s Bazaar. Anche in campo fotografico Art Kane si afferma alla fine degli anni ’50 per uno stile molto personale; è il primo, infatti, a usare il grandangolo estremo da 21 mm con immagini famose riprese dal basso di modelle quali Verushka, Jean Shrimpton, Margaux Hemingway pubblicate su Vogue, Look, Life, McCall’s, Esquire e Harper’s Bazaar.

art kane
riprese dal basso

Non solo moda

Oltre che come fotografo di moda, è molto noto anche per le immagini di musicisti, soprattutto jazz. Dal momento della morte, l’archivio dell’artista viene gestito e preservato dall’Art Kane Estate, che ha nel figlio Jonathan uno dei massimi promotori ed esperti. La famosa fotografia di Kane che ritrae il gruppo rock dei Who avvolto nella bandiera, viene imitata da giovani leve come gli Oasis e ripetuta dalla stessa band inglese a vent’anni di distanza.

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famosa foto dei Who con bandiera

La Govinda Gallery di Washington ospita una personale del fotografo, in collaborazione con la fondazione a lui dedicata. In mostra, immagini di moda, di idoli pop e personalità americane.

Gibson

Gibson, Charles Dana (1867-1944). Disegnatore americano. Il padre della Gibson girl, una figura femminile indipendente e sicura di sé, che dal finire…

Gibson, Charles Dana (1867-1944). Disegnatore americano. Il padre della Gibson girl, una figura femminile indipendente e sicura di sé, che dal finire degli anni ’80 dell’800 sino alla Belle Époque è stato il simbolo della donna americana e ha ispirato una canzone e un music hall di Ziegfeld. Ha studiato alla Art Students League di New York. Ha lavorato per Harper’s Bazaar, Collier’s Weekly, Harper’s Monthly. È stato editor ed in seguito proprietario di Life alla morte di Mitchell nel 1918.

Luchford

Luchford, Glen (1970). Inizia la carriera professionale lavorando come assistente di Eamon Mc Cabe e Norman Watson e le sue prime foto pubblicate appaiono..

Luchford, Glen (1970). Inizia la carriera professionale lavorando come assistente di Eamon Mc Cabe e Norman Watson e le sue prime foto pubblicate appaiono nel 1989 su The Stone Roses e poi su The Face. Da allora si conferma come fotografo di moda su Arena, i-D, Interview, Rolling Stone, Harper’s Bazaar, Vogue Homme International e per le edizioni inglese e francese di Vogue. Collabora con vari marchi come D&AD, nel ’95 con Jenny Surille e nel biennio ’97-98 con Prada. Si esprime anche in campo cinematografico: il suo film From Here to Where riceve una menzione al Film Festival di Edimburgo nel 2000. Nel Maggio 2009, Luchford ha firmato un contratto di esclusiva con l’Agenzia Art Partner e ha completato la sua prima monografia.

Marty

Marty, André-Edouard (1882-1974). Illustratore, scenografo e costumista francese. È sua la prima affiche per i Balletti Russi di Diaghilev nel 1910 che…

Marty, André-Edouard (1882-1974). Illustratore, scenografo e costumista francese. È sua la prima affiche per i Balletti Russi di Diaghilev nel 1910 che gli assicura una certa notorietà fra gli addetti. Ma già s’era conquistato uno spazio sulle pagine della Gazette du Bon Ton con disegni mai calligrafici sulla moda. È il suo mestiere per campare, ma lo fa con talento, collaborando anche a Vogue, Fémina, Jardin, Harper’s Bazaar. Fra i molti libri che ha illustrato, si ricorda Modes et manière d’aujourdhui di Tristan Bernard.

Horvat

Horvat, Frank (1928). Fotografo italiano naturalizzato francese. Nato ad Abbazia (città attualmente in territorio croato), si trasferisce giovanissimo a Milano dove studia disegno all’Accademia di Brera e lavora come grafico in uno studio di pubblicità. Nel 1951 si avvicina alla fotografia realizzando un reportage su un pellegrinaggio nel sud Italia, quindi si trasferisce a Parigi dove conosce Robert Capa, Henri Cartier-Bresson che lo incoraggiano a proseguire. Dopo il primo servizio venduto al settimanale Epoca, viaggia molto come fotoreporter in India, Europa e Stati Uniti pubblicando i suoi servizi su Paris Match, Picture Post e Life. Nella seconda metà degli anni ’50, si avvicina al mondo della moda e lo fa con uno stile fresco e insieme dinamico contaminando volutamente il linguaggio reportagistico con quello, molto più statico, che caratterizzava fino ad allora la fotografia di moda. Le sue immagini in bianconero si avvalgono di scenari raffinati in cui dominano eleganza e leggerezza di tocco. Jacques Moutin, direttore artistico di Jardin des Modes, gli offre una collaborazione e da allora Horvat pubblica anche su Glamour, Elle, Harper’s Bazaar, Esquire e Vogue. Già a partire dagli anni ’70 si avvicina alle tecniche digitali con cui realizza successivamente immagini fantasiose (dalla fiaba Il gatto con gli stivali a Bestiario virtuale dove ambienta animali esotici nel contesto urbano di Parigi) perché dichiaratamente “slegate dal rapporto con tempo e spazio”. Vive e lavora in Francia.

Scavullo

Scavullo, Francesco (1921-2004). Fotografo americano di origine italiana. Le sue tecniche basate sull’uso di un’illuminazione diffusa e i suoi soggetti ritratti quasi sempre non in posa, non in atteggiamenti ieratici come, invece, usava allora per i servizi di moda, l’hanno reso famoso. Ha iniziato a lavorare giovanissimo per Vogue. Poi, è stato a bottega dal grande P. Horst. Nel 1948, è stato assunto dalla neonata rivista Seventeen, dedicata alle teenager. Nel corso degli anni, le sue fotografie sono state pubblicate da The Ladies Home Journal, da Harper’s Bazaar e soprattutto da Cosmopolitan che le ha spesso usate per la copertina. Segnalatosi anche come ottimo ritrattista, Scavullo pubblica molti libri fra i quali Scavullo on beauty, S. Men e S. Women.

Scompare a gennaio 2004 a causa di un attacco di cuore, i suoi scatti sono stati inclusi nelle collezioni permanenti del museo Metropolitan di New York.

Vreeland

Vreeland Diana (1903-1989). Giornalista americana. Diana Dalziel era nata e cresciuta a Parigi all’inizio del secolo da genitori americani molto mondani. Sposò Reed Vreeland, un banchiere americano da cui ebbe due figli: trascorsero i primi anni del loro matrimonio in Europa. Erano entrambi molto belli, intelligenti, elegantissimi e conducevano una intensa vita sociale. Erano gli anni belli e dannati di Francis Scott Fitzgerald.

Harper’s Bazaar e Diana Vreeland

Al loro rientro in America nel 1936, Carmel Snow, allora redattrice di Harper’s Bazaar, colpita dall’originale eleganza di Diana, le offrì un posto nella prestigiosa rivista. Così, a 30 anni passati, ebbe inizio quel suo lavoro nel campo della moda che l’avrebbe resa uno dei personaggi più famosi del mondo. Non arrivava mai in ufficio prima di mezzogiorno, ma già alle 8 di mattina era in contatto dalla vasca da bagno con l’intera redazione. La sua audacissima e sofisticata rubrica Why Don’t You? in cui dava consigli, apparentemente assurdi, alle donne medie americane (lavarsi i capelli con lo champagne oppure dormire in un letto cinese), rivelava in realtà un proposito molto intelligente e sottile: riuscire a dare, in piena depressione, un rassicurante senso di continuità. Nel ’62 andò a dirigere Vogue e, per prima cosa, fece dipingere di rosso, il colore da lei preferito, le pareti dell’ufficio, quindi modificò totalmente il suo aspetto fisico e finalmente si buttò sulla rivista.

Diana aveva compreso che i tempi erano mutati, che il modo di vestirsi doveva trarre ispirazione dalla strada, che il mensile doveva aprirsi a contenuti più attuali. Scelse per questo terremoto giovanile, “youth-quake” era il termine da lei stessa coniato, anche delle modelle dalla bellezza particolare quali Veruschka, Twiggy e Joan Shrimpton, mentre paesaggi esotici come Turchia, Libia o Israele divennero gli sfondi per i loro abiti. Non fu mai una cronista della moda, ma la dettò.

Nel ’71 si dimise da Vogue per diventare consulente del Costume Institute del Metropolitan Museum dove per quindici anni ha organizzato mostre sensazionali: fra le altre, Balenciaga; Saint-Laurent 25 anni di creatività; La gloria dei costumi russi. Quando morì, il New York Times ne dette l’annuncio in prima pagina definendola “un mito”. Nel ’94, il Met l’ha ricordata con una grande retrospettiva.