LORO PIANA

Dal 1924, la famiglia Loro Piana ha gestito i propri affari tessili rinnovati a livello mondiale, e, prima di lanciare il brand attuale, è stata tra i mercanti di lana fin dai primi anni del XIX secolo.

LORO PIANA

LE ORIGINI

Dal 1924, la famiglia Loro Piana ha gestito i propri affari tessili rinnovati a livello mondiale, e, prima di lanciare il brand attuale, è stata tra i mercanti di lana fin dai primi anni del XIX secolo. Dire che i Loro Piana sono esperti in materiali di lusso sarebbe un eufemismo: come più grande produttore del mondo di cashmere, l’azienda si è affermata come riferimento nell’ambito dell’abbigliamento più raffinato. Ciò grazie all’instancabile investimento nelle materie prime e nella produzione e alla continua innovazione tecnica.

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Logo Loro Piana

Con il quartiere generale situato a Quarona, nella zona della Valsesia (Nord Italia), il brand produce le proprie collezioni di vestiti e accessori fin dagli anni ’80, al fine di vendere i suoi prodotti ai più grandi couturiers e sarti, oltre che a interior designer e architetti.

SVILUPPO

Originaria di Trivero – un distretto del Nord Italia famoso per la produzione tessile – la famiglia Loro Piana nasce come mercante di lana all’inizio del XIX secolo. Nella seconda metà del secolo, la famiglia sposta la propria attività in Valsesia e fonda il Lanificio Fratelli Lora e Compagnia, seguito poi dal Lanificio di Quarona di Zignone & C. all’inizio del XX secolo. Franco Loro Piana, il padre di Pier Luigi, inizia a esportare materiali raffinati negli anni ’40. Successivamente, negli anni ’70, anche Pier Luigi e il fratello Sergio si uniscono a lui.

mame dizionario LORO PIANA Pier Luigi e Sergio Loro Piana
Pier Luigi e Sergio Loro Piana

IL PREMIO ANNUALE

Fin dal 2000, il brand ha sponsorizzato il premio annuale per la più raffinata balla di lana del mondo, la quale produce abbastanza materiale per 50 abiti da uomo. Generalmente, sono gli artigiani australiani o neozelandesi ad aggiudicarsi questo riconoscimento. Nel 2008, l’azienda ha registrato un record di 48,000 centesimi al chilo per una balla di raffinatissima lana merino prodotta da Peter e Greg Munsie e Phil e Judy d’Uralla, New South Wales.

STILE

TASMANIAN

Fin dall’inizio, l’obiettivo principale dell’azienda è stato quello di offrire un prodotto di assoluta qualità e sofisticatezza ai propri clienti. Di conseguenza, il brand ha effettuato molte ricerche e ha posto grande attenzione alle sue materie prime per poter offrire un prodotto di qualità. Alcuni dei suoi tessuti popolari includono Tasmanian®, che in Italia è diventano sinonimo di materiale lanoso leggero. Questo straordinario materiale pettinato prende il nome dall’isola Tasmania, situata nel sud dell’Australia, perché veniva originariamente fatto utilizzando solo la lana merino, proveniente da terre incontaminate.

Ispirato da Priest Cloth®, un materiale leggero che il brand produceva esclusivamente per gli abiti ecclesiastici, Tasmanian®viene fabbricato negli anni ’60 in risposta al bisogno crescente di un abbigliamento nuovo e moderno che sia leggero, versatile, antipiega e che non si sgualcisca e che sia particolarmente adatto ad ambienti con aria condizionata.

ZELANDER

Zelander®, una famiglia di materiali disegnata per abiti leggeri e freschi, è un piacere da toccare. Questi tessuti vengono fabbricati utilizzando lana merino neozelandese selezionata, eccezionalmente bianca e pulita, caratterizzata dalla lunghezza delle fibre e dalla maggiore resistenza alle pieghe.

mame dizionario LORO PIANA campagna
Campagna pubblicitaria Loro Piana

WISH

Wish®, invece, è un elegante e sofisticato materiale creato dalla migliore lana australiana merino Super 170, con una finezza che non eccede mai i 15 micron.

ZIBELINE

Loro Piana Zibeline® ha una caratteristica superficie ondulata, patinata, con un’apparenza “martellata” e un’eccezionale morbidezza create da un’antica e affascinante tecnica di rifinitura chiamata teaseling. Utilizzando solo fiori di cardo cresciuti in Navarra ed essiccati in modo particolare, il brand applica quest’antica tecnica per trasformare le più preziose fibre in materiali straordinari.

DENIM FLOWER

Loro Piana Denim Flower® è un tessuto sensazionale ottenuto da cotone organico premiato e certificato raccolto nella Valle di San Joaquin, in California, un materiale che è considerato il più raffinato che sia disponibile negli Stati Uniti. Queste fibre, intrecciate secondo i più rigidi principi biologici che impiegano esclusivamente prodotti naturali, sono eccezionalmente uniche in materia di lunghezza, finezza e resistenza.

ZENIT

Infine, Loro Piana Zenit®, ispirato dalla passione del brand per le fibre più splendide del mondo: una collezione di materiali sofisticati ed esclusivi creati da superlative materie prime, concepite come base per comporre un intero guardaroba: abiti, cappotti, giacche e blazers.

LORO PIANA E LA NATURA

La vicuña

La vicuña, la più rara e raffinata fibra animale del mondo, viene da una piccola zona nelle Ande, la cui storia è attentamente legata a quella di Loro Piana. Graziosa e flessuosa, la vicuña è conosciuta come la Regina delle Ande. Veniva inoltre venerata e protetta dall’Impero Inca, il quale non ne permetteva la caccia, e le magnifiche fibre ottenute dalla sua lana potevano essere utilizzate solo dall’imperatore e dalla sua famiglia.

mame dizionario LORO PIANA Vicuña peruviano
Vicuña peruviano

IL RISCHIO DI ESTINZIONE

Tuttavia, l’arrivo dei conquistadores spagnoli portò a un devastante massacro: impazienti di commerciare questo straordinario materiale, gli invasori causarono quasi l’estinzione della vicuña. Nonostante i numerosi tentativi di conservazione nel corso degli anni, il bracconaggio è proseguito a un ritmo allarmante: negli anni ’60, il numero delle vicuña è sceso a non più di 5000, rendendola una specie a rischio.

LORO PIANA E I TENTATIVI DI SALVAGUARDIA DELLA SPECIE

Intorno alla metà del XX secolo, l’azienda Loro Piana diventa parte della storia della vicuña, guidata dai suoi persistenti valori e dalla sua passione per le materie prime più raffinate del mondo. Negli anni ’80, la compagnia inizia a lavorare attivamente in Perù per salvaguardare la “fibra degli dei”. Il 1994 vede uno sviluppo chiave, quando il brand, alla guida dell’International Vicuña Consortium: i contadini peruviani vengono insigniti del diritto di tosare le vicuña, con l’intento di proteggerle dai bracconieri.

mame dizionario LORO PIANA Peruvian Campesinos
Loro Piana e e i Peruvian Campesinos

LA RISERVA IN PERù

Nel 2008 viene stabilita la Reserva Dr. Franco Loro Piana, la prima riserva naturale peruviana. In soli cinque anni, il numero degli animali presenti nella riserva si è duplicato, confermando l’importanza del contributo del brand al salvataggio di questi animali dall’estinzione.

LORO PIANA E L’ARGENTINA

Ma il lavoro fatto per le vicuña in Perù era solo l’inizio: sulla forza dei trent’anni di esperienza sul campo, il brand si avventura nel 2013 in Argentina, acquistando le quote di maggioranza di una compagnia che ha il permesso di tosare le vicuña che vivono liberamente nella zona. Oggi Loro Piana è il processore numero uno di vicuña del mondo, la fibra più raffinata che può essere ottenuta legalmente da un animale adulto.

ASPETTO FINANZIARIO

IL GRUPPO LVMH E L’ACQUISTO DELLE QUOTE

Come conseguenza del peggioramento della salute di Sergio, l’8 luglio 2014 la LVMH ha acquistato l’80 dell’azienda per un costo di €2 miliardi, con il resto delle quote nelle mani della famiglia Loro Piana.

LA MORTE DI SERGIO E LE QUOTE

Il 19 dicembre 2013, Sergio è deceduto. Nel 2017, la famiglia fondatrice del brand ha ridotto il proprio 20% di quote, arrivando ad averne il 15%. In particolare, Pier Luigi ha ridotto il suo 5%, mentre la famiglia di Sergio mantiene il suo originario 10%.

GLI INCREMENTI DELLE VENDITE

La LVMH, il gruppo francese che ora possiede il brand è che leader nel mondo in ambito di prodotti di lusso, riporta un incremento delle vendite del 12% nel 2017, cioe di €42,6 miliardi rispetto al 2016 (+12% per gli stessi store e per le rate attuali).

mame dizionario LORO PIANA Fabio d'Angelantonio CEO
Fabio d’Angelantonio CEO

Tutte le compagnie presenti nel gruppo registrano una doppia crescita digitale, con l’eccezione del settore alcohol (+5% riportato, +7% con crescita organica). Nel dettaglio, il fatturato dei beni di moda e di pelle è cresciuto del 21%  fino a 15,472 milioni. I risultati derivano principalmente dal lancio di nuovi brand e dalla nascita di nuove collaborazioni. L’ultimo quadrimestre del 2017 registra un incremento del gruppo dell’11% fino a 12,541 milioni, in linea con i trend totali dell’anno.

SITUAZIONE ATTUALE

LA SITUAZIONE NEL MONDO

La compagnia ha negozi in Europa, Nord America e Asia, con un totale di 132 negozi in tutto il mondo. Il Gruppo LVMH ha acquistato il brand e Fabio d’Angelantonio è stato nominato CEO a partire dal 2016.

LA SITUAZIONE IN ITALIA

Nel 2018, gli uffici milanesi di Loro Piana hanno troveranno casa negli edifici del Corriere della Sera. Antonio Belloni, il general manager del Gruppo LVMH, ha dichiarato: “Il quartiere generale centrale di Loro Piana resterà a Quarona, in provincia di Vercelli, mentre negli uffici milanesi, ora situati in tre locations (quella principale si trova in via Turati), saranno unificati in un ampio spazio nel Palazzo del Corriere della Sera, in via Solferino 28.”

L’Italia sta così diventando molto importante per il Gruppo: “Gli investimenti globali sulla Penisola, la quale include anche negozi e quartieri generali, si sono sempre aggirati intorno ai 100 milioni di euro all’anno”, ha aggiunto Belloni.

LOUIS VUITTON

Louis Vuitton è una valigeria e casa di moda francese. Leggi la storia dell’azienda dalla nascita della celebre tela “monogram” ad oggi.

Indice.

  1. Le origini.
  2. Il primo negozio a Parigi.
  3. Il figlio Georges e il nipote Gaston.
  4. La tela Monogram.
  5. Le valigie personalizzate.
  6. Louis Vuitton si fonde con Moët-Hennessy.
  7. Marc Jacobs.
  8. La crescita del marchio.
  9. Nuove collezioni e campagne.
  10. Lo stile.
  11. Gli anni recenti.
  12. Situazione attuale.

Le origini.

Nel 1835, Louis Vuitton (1821-1892), all’età di quattordici anni, lascia Anchay, il suo paese natale sulle montagne della Jura, nella Francia orientale. Intraprende un lungo viaggio a piedi, giungendo a Parigi due anni dopo. per Parigi e, nella capitale francese, si specializzò nel preparare le valigie della ricca società. Al suo arrivo viene assunto come apprendista imballatore da Romain Maréchal, il cui lavoro si basava sulla produzione di scatole e casse utilizzate per imballare oggetti di uso quotidiano e grandi armadi.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Un ritratto di Louis Vuitton.
Un ritratto di Louis Vuitton

Il primo negozio a Parigi.

Contemporaneo di Charles Frederick Worth, l’inventore dell’alta moda, Louis Vuitton inaugura, nel 1854, la sua prima valigeria a Parigi in rue Neuve-des-Capucines. Il negozio comincia presto ad attirare l’ammirazione della società alla moda, proponendo bauli leggerissimi in legno di pioppo e bagagli più in linea con i nuovi mezzi di trasporto. I suoi progetti sono ergonomici, realizzati per essere resistenti e leggeri.  Con la perfezione del suo baule piatto decreta l’inizio della valigeria moderna. Nel 1859 apre ad Asnières un atelier che è anche abitazione familiare. Ancora oggi, Asnières è il simbolo del successo commerciale e personale della famiglia di Louis Vuitton.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. L'atelier storico di Asnières.
Lo storico atelier di Asnières

La sua abilità viene notata dall’imperatrice Eugenia di Montijo, che lo chiama per occuparsi dei suoi bagagli. Questa esperienza gli fa intuire il decisivo tramonto dei vecchi bauli dal coperchio bombato, tipici dell’epoca delle diligenze.

Il figlio Georges e il nipote Gaston.

Louis Vuitton innova continuamente tessuti e modelli, per proteggere i prodotti dalle contraffazioni. Nel 1875, la creazione del primo baule-guardaroba verticale, con ogni parte accuratamente progettata, garantisce il successo di un’azienda già specializzata nel viaggio. Il resto della storia sarà scritta da suo figlio Georges e suo nipote Gaston-Louis.

Nel 1886, il lucchetto con serratura a cilindro è una grande invenzione, permettendo al cliente di aprire ogni bagaglio con una sola chiave. Due anni dopo, nel 1888, viene creata e registrata la celebre tela Damier. Nel 1892 Louis Vuitton muore e la società passa nelle mani del figlio Georges e del nipote Gaston-Louis.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Il lucchetto con serratura a cilindro.
Il lucchetto con serratura a cilindro

La tela Monogram.

Georges, seguendo le orme paterne, crea nel 1896 la tela “Monogram“, contraddistinta dalle iniziali LV, a garanzia dell’autenticità. Georges brevetta inoltre le sacche di stoffa e di cerata, come la “steamer bag”. Gaston, nipote di Louis Vuitton, oltre a seguire la produzione, colleziona oggetti da viaggio e vecchi bagagli dal XVI al XIX secolo. Questi oggetti rappresentano ancora oggi  un prezioso fondo del Musée des Arts Décoratifs de Paris.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. La tela Monogram.
La tela Monogram.

Le valigie personalizzate.

Louis Vuitton ha realizzato modelli unici al mondo, combinando innovazione e stile e sempre puntando ai più alti standard qualitativi. Bauli e valigie hanno conquistato l’alta nobiltà e i grandi del secolo: il principe d’Egitto Youssouf Kemal, il sultano Ismaïl Pacha, molti reali europei non viaggiavano mai senza bagagli creati espressamente per loro.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Il baule guardaroba.
Il baule guardaroba

Per Luigi Barzini e Scipione Borghese, che, nel 1907, diedero vita al raid automobilistico Pechino-Parigi, la casa ha studiato valigie impermeabili. Il baule dell’esploratore Savorgnan de Brazza ospitava anche un letto da campo. Quello della cantante lirica Lily Pons poteva racchiudere ben 36 paia di scarpe, mentre quello del direttore d’orchestra Léopold Stokowski conteneva un secrétaire munito di un tavolino e di scaffali per riporre libri e spartiti. Ancora oggi, la maison è in grado di soddisfare ordini personali grazie agli esperti artigiani che lavorano nel laboratorio.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Il baule di Léopold Stokowski.
Il baule di Léopold Stokowski.

Nel 1914 Georges Vuitton apre un negozio sugli Champs Élisées, in un palazzo Art Nouveau, che è diventato il simbolo storico dell maison. Negli anni successivi il brand cresce e diventa puro lusso. Nel 1983 Louis Vuitton diventa partner dell’America’s Cup e nasce la prima edizione della Louis Vuitton Cup.

Louis Vuitton si fonde con Moët-Hennessy.

Dal 1959, il campo di produzione si amplia per comprendere una linea di borse, piccola pelletteria e accessori. Nel 1987 Louis Vuitton si fonde con Moët-Hennessy, diventando il colosso multinazionale LVMH, leader mondiale dei prodotti di lusso. La prima acquisizione importante è quella di Givenchy, l’anno seguente. Nel 1989 Bernard Arnault diventa presidente. A partire dal 1993 la LVMH acquisisce: Christian Lacroix, Emilio Pucci, Kenzo, Fendi, Michael KorsDonna Karan, Bulgari e Loro Piana.

Nel 1996 il brand celebra i 100 anni. Per l’occasione vengono chiamati alcuni tra i più celebri stilisti (Azzedine Alaïa, Manolo Blahnik, Helmut Lang, Isaac Mizrahi, Romeo Gigli, Vivienne Westwood e Sybilla) per creare un’edizione limitata dei pezzi più iconici della maison.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. La borsa creata da Romeo Gigli per il centesimo anniversario.
La borsa creata da Romeo Gigli per il centesimo anniversario della maison.

Marc Jacobs.

Nel 1997 l’americano Marc Jacobs viene nominato direttore artistico della maison e lancia subito la prima linea prêt-à-porter. Lo stesso anno l’azienda lancia una linea di «City Guide», delle guide di lusso delle maggiori città del mondo (Berlino, Atene, Londra, Mosca, Roma e Parigi).

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Marc Jacobs.
Marc Jacobs.

L’anno seguente viene introdotta la linea Uomo. Il lavoro di Marc Jacobs consiste nel modernizzare il marchio, conferendogli un aspetto modaiolo che non aveva mai avuto prima. Passo fondamentale in questa direzione è la collaborazione con artisti come Stephen Sprouse e Takashi Murakami, i quali rielaborano il classico logo LV con brillanti modifiche. Grazie anche alle campagne pubblicitarie, in cui iniziano a comparire celebrità come Madonna e Jennifer Lopez, il brand diventa un’ispirazione agli occhi di un pubblico molto vario.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Le City Guides.
Le City Guides.

La crescita del marchio.

Il brand apre megastore a Londra e a New York e, nel 2000, un flagship store ad Hong Kong. Nel 2001 il fatturato è di 3612 milioni di euro, l’anno successivo sale a 4194 milioni di euro. Tutti i mercati sono in crescita: Europa (+8%), Usa (+12%), Giappone (+15%). A fine anno i negozi monomarca sono 299. Di questi, 7 nuovi: uno a Tokyo, due tra Kobe e Osaka, Mosca, Amsterdam, Macao e un altro in Germania. Una trentina di negozi sono rinnovati e allargati.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Il negozio di Singapore Marina Bay.
Il negozio di Singapore Marina Bay.

Dal dicembre 2002 Yves Carcelle è il nuovo presidente. Nel 2003 Louis Vuitton è presente in 50 paesi nel mondo, e vende esclusivamente attraverso oltre 300 negozi di proprietà, tra cui il primo in India, a Nuova Delhi. A settembre 2004 viene ristrutturato il negozio di Shanghai, il più grande nell’area dell’Asia Pacifica. Serge Brunschwig, a capo dell’area del sud-est asiatico, afferma:

“I mercati futuri sono l’India ed il Sud Africa. Stiamo preparando grandi operazioni marketing e nuove aperture. In questo modo, creiamo un impatto emotivo ed iniziamo ad introdurre l’universo Louis Vuitton nelle nicchie di lusso dei nuovi mercati consumatori”.

Nel complesso, il marchio ha 335 negozi di proprietà in tutto il mondo.

“Per segnare i 150 anni dell’azienda, abbiamo accelerato il progetto di espansione con 21 nuove aperture, dal New York Building sulla 5th Avenue di Manhattan, fino a Osaka e Shanghai”.

Nuove collezioni e campagne.

Nella campagna 2005, la nuova testimonial è l’attrice Uma Thurman. A luglio dello stesso anno continua il processo di diversificazione del marchio francese. Dopo aver lanciato una linea di gioielli, viene introdotta anche la collezione eyewear. La Zeiss viene scelta come partner per produrre lenti ad alta protezione.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. La campagna pubblicitaria con Uma Thurman.
Uma Thurman nella campagna pubblicitaria 2005.

Nel 2006 Louis Vuitton lancia nuove borse iconiche, tra cui la Nomad in pelle, la linea Monogram Mini Lin, la linea Damier Azur, oltre ad una nuova collezione di lucchetti. L’azienda pubblica inoltre il libro Louis Vuitton – Icons con le Edizioni Assouline. Vengono inaugurate le Louis Vuitton Houses a Manhattan, New York e Taiwan.

Nel 2007 viene inaugurata la mostra Takashi Murakami in contemporanea con l’apertura di un negozio Louis Vuitton in un museo. Lo stesso anno avviene anche un’iconica collaborazione tra Marc Jacobs e Richard Prince. Viene creata la ‘Ultimate Travel Bag’ e debutta la campagna pubblicitaria Core Values con Andre Agassi, Steffi Graf, Catherine Deneuve e Mikhail Gorbachev. Quest’anno ha visto inoltre l’apertura del primo negozio Louis Vuitton a Cipro.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. La collaborazione con Richard Prince.
La collaborazione con Richard Prince.

Nel 2008, all’interno della linea Damier, viene lanciata la collezione Graphite Damier. L’azienda festeggia il decimo anniversario delle “City Guides“. Sofia Coppola e Stephen Sprouse vengono omaggiati rispettivamente a Tokyo e a New York. Nel 2009 ad Auckland, in Nuova Zelanda, si svolge la regata Louis Vuitton Pacific Series. La mostra Takashi Murakami apre al Guggenheim di Bilbao.

Lo stile.

Fedele al suo patrimonio, Louis Vuitton ha aperto le porta ad architetti, artisti e designer.  Ha inoltre sviluppato i settori ready-to-wear, scarpe, accessori, orologi, gioielli e cancelleria. Questi prodotti accuratamente creati testimoniano l’impegno della maison per l’artigianato.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. L’artigianalità di Louis Vuitton.
L’artigianalità di Louis Vuitton.

Il successo di Louis Vuitton si basa sulla grandezza dello stile francese, che riconosce la bellezza di un oggetto nella sua funzionalità e nella sua mobilità. Louis Vuitton ha portato il suo design unico nel mondo, combinando innovazione e stile, mirando sempre alla migliore qualità.

La politica commerciale di Louis Vuitton si basa sull’esclusività, anche per combattere i crescenti tentativi di falsificazione; per questo i prodotti della casa di moda si possono acquistare solo ed esclusivamente nei monomarca o sul sito ufficiale. L’attenzione del brand non si limita al fashion system. Interessata alle nuove realtà, Louis Vuitton possedeva uno spazio culturale al numero 101 degli Champs Élysées (oggi non più aperto), dove permetteva ai giovani artisti di proporre e promuovere la loro arte.

Gli anni recenti.

Del 2010 è la pubblicazione del libro 100 Malles de Légende grazie al quale si potrà ripercorre, con più di 800 fotografie, la storia di Louis Vuitton attraverso le leggende e le avventure che ha vissuto.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Il libro 100 Malles de Légende.
Il libro 100 Malles de Légende.

L’anno successivo viene sviluppata, in collaborazione con Apple, la App per iPhone Amble. “Vedere il mondo attraverso gli occhi di Louis Vuitton“: questo è il motto del brand proposto ai viaggiatori raffinati di ogni parte. Il successo è inarrestabile. Inoltre, la linea di guide di lusso “City Guides” viene aggiornata nel 2011 ad una nuova versione che comprende città nuove e inaspettate, come Porto Cervo, Beirut, Courchevel, Gstaad, Oxford, Palma de Mallorca e Thessaloniki.

Il 2014 è un anno di svolta, quando Marc Jacobs viene rimpiazzato da  Nicolas Ghesquière nel ruolo di direttore creativo delle collezioni Donna. Kim Jones è invece il direttore creativo delle collezioni Uomo dal marzo 2011.

Situazione attuale.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. La sfilata Primavera/Estate 2017.
La sfilata Primavera/Estate 2017.

Il brand ha un valore stimato di venti miliardi di dollari ed è al numero 19 nella lista dei 100 brand più prestigiosi al mondo per Forbes.

Oggi l’azienda rimane coerente con lo spirito del suo fondatore, Louis Vuitton, che ha inventato la vera “Arte del Viaggio”, attraverso bauli, borse e accessori che fossero al tempo stesso creativi, eleganti e pratici. L’audacia ha da sempre plasmato la storia del brand.

Attualmente, il direttore creativo rimane Nicolas Ghesquière per la Donna.

GALLIANO

La vita sfrenata e piena di successi di John Galliano, lo stilista che, tra alti e bassi, è passato da Givenchy a Dior a Maison Margiela.

Che noia la semplicità! Spesso sono proprio le cose di cattivo gusto le più divertenti.

John

ORIGINI

Jhon Galliano nasce nel 1960 a Gibilterra da famiglia spagnola: il padre è idraulico e la madre un’insegnante di flamenco. Ancora bambino si trasferisce a Londra. Frequenta la Wilson’s School a Wellington e impara l’arte e la tecnica sartoriale nella fucina d’ingegni della Central Saint Martin’s School.

Fin da giovane è appassionato di storia del costume e del folklore. Ha uno spirito eversore, ama vestirsi da pirata elisabettiano e disegnare collezioni a tema.  La collezione che disegna al Saint Martin’s nel 1983 , intitolata Les Incroyables viene acquistata dal brand londinese Browns.

 

GLI ALBORI DELLA CARRIERA e Givenchy

 Dopo la laurea nel 1984 John é pronto a fare il suo ingresso nel modno della moda. Fonda il suo marchio e lancia la prima sfilata chiamata Afghanistan Repudiates Western Ideals. Nel 1987 ottiene il premio di Stilista Britannico dell’Anno.

Nel 1995 sull’eccentrico inglese sbarcato a Parigi in cerca di fortuna e mecenati, posa gli occhi proprio l’imperatore del lusso Bernard Arnault. Galliano entra a far parte della maison Givenchy: è il primo stilista inglese a capo di un brand di alta moda francese.

 

galliano per dior

Arnnault crede in lui e nel 1996 gli affida Dior. Succedendo a Ferré, Galliano ne diventa il direttore artistico.  Gli archivi di Avenue Montaigne, gli abiti delle 25 collezioni disegnate dal maestro del New Look a partire dal 1947, non hanno più segreti per questo divoratore di storia, che s’incanta davanti alla musa ispiratrice di Dior, Germaine Bricard detta Mitzah, e al mondo evocato da quella dama cosmopolita.

Dal gennaio ’97, con il debutto di Galliano, ogni collezione Dior è uno spettacolo. Jhon stupisce sempre con la ricostruzione storica di un ambiente o di un evento, o richiami esotici a terre e culture lontane. Nello stile del designer si trova la seduzione degli sbiechi e dei tessuti scivolati, dei drappeggi che non fanno mai tappezzeria ma alludono al mistero del corpo femminile. Un leit-motiv che lo stilista porta alla perfezione nelle collezioni di prêt-à-porter, firmate con il suo nome: meno pirotecniche ma forse più amate dalle vere eleganti. 

 

LA FAMA 

La fama di Galliano è ormai inarrestabile e le sue collezioni ottengono ampi consensi. Tra le sue collezioni più apprezzate troviamo la Napoleone e Giuseppina del 1992 dedicata alla storia d’amore tra i due, la Principessa Lucrezia del 1993 e la Blanche Dubois del 2008 ispirata al film Un tram chiamato desiderio.

Sono molte le celebrities che collaborano con lo stilista come muse ispiratrici. Tra loro Céline Dion, Cate Blanchett e Nicole Kidman e l’amica Kate Moss.In occasione degli Oscar del 2006 e dei Golden Globes del 2005 Charlize Theron sfoggia capi unici disegnati da Galliano apposta per lei. Eva Green, invece è il volto di Midnight Poison, l’essenza by Dior firmata Galliano.

Nel 2002, in occasione dei i suoi 41 anni, viene ricevuto a Buckingham Palace dalla regina Elisabetta che gli conferisce l’onorificenza di Commander of British Empire per i suoi meriti nel mondo della moda.

 

IL MARCHIO PERSONALE

Nel 2003 sfila a Parigi la collezione che porta il marchio personale dello stilista (che fa capo al gruppo Lvmh, come Dior). Protagonista ancora una volta è il godet in tutte le interpretazioni possibili.

La nuova gonna si muove, danza e ondeggia a ogni minimo movimento, sbieca o svasata, a pannelli o a sfondo piega, stretta che si apre a ruota grazie a spicchi inseriti in leggero tessuto sbieco. Il ritmo è quello del boogie-woogie, l’atmosfera quella del primo dopoguerra rivisitata in chiave ironica e un po’ fumettistica: il tweed spinato del tailleur accostato alla mussola, la maglia adorna di fiocchi e pon-pon, la lingerie color carne, le alte scarpe con zeppa anni ’40, gli abitini di seta stampati a ciliegie.

Un gioco di zip sottolinea il godet del maxitrench bianco foderato di volpe. Galliano chiude la sfilata avvolto in modo scenografico in ampie stole di volpe.

Lo stesso anno Jhon apre la sua prima boutique monomarca al 384 di rue Saint Honoré, a Parigi, città dove risiede dal 1991. 

LA CADUTA 

Giunto all’apice della sua carriera Galliano vive di eccessi sfrenati, divorato da alcol e droghe. Nel 2011 la rovinosa caduta: un video virale mostra lo stilista ubriaco attaccare una coppia con insulti antisemiti in un bar di Parigi. Il licenziamento da Lvmh arriva immediatamente.

Per alcuni anni lo stilista si ritira dalla vita pubblica, nel tentativo di riprendersi dalla spirale rovinosa in cui è entrata la sua vita personale. 

 

LA RINASCITA

Il 2014 per lo stilista è l’anno della rinascita. Enzo Rosso spinge per la nomina di Galliano come direttore creativo di Maison Margiela. Jhon ha imparato la lezione e ricomincia grazie alla passione per il suo lavoro tenendo un profilo basso lontano dalla stampa: “Ho passato la vita a spingere me stesso e gli altri oltre i limiti, in nome della couture. Ora basta. Fine della storia. Voglio solo essere un creatore di vestiti“.

Galliano inizia a sperimentare portando innovazione e personalità nella linea Haute Couture di Margiela. Nel 2018 debutta la prima collezione uomo della maison firmata John Galliano. La gli abiti decostruiti con tagli alla rovescia si fondano con l’eredità di Martin Margiela, fondatore del brand.

Givenchy (de)

È rara, nella storia della moda, una così forte osmosi tra uno stile di semplicità formale, di rigorosa grazia, attenta ai minimi dettagli, dal tessuto agli accessori, e il suo creatore, uomo di inossidabile eleganza fisica, di composita cultura, dal gusto innato. Nel dopoguerra, approda a Parigi da Beauvais, dalla provincia. In un ritratto per Donna, Maria Pezzi scrive: "Aveva sostenuto una strenua lotta con la famiglia borghese, protestante che non poteva pensare un figlio nella piovra della moda. Aveva trovato subito, con grande fortuna, l’accoglienza dell’atelier di Jacques Fath, il più giovane, estroso, trascinante sarto del momento. Mi raccontò: "C’era un’atmosfera mondana, profumatissima, sensuale, pericolosa. Solo quando andai da Robert Piguet, più classico e soprattutto svizzero protestante, mi riconciliai con la famiglia". I suoi occhi ridevano di humour. Dopo Piguet, breve sosta da Lelong e approdo felice da Schiaparelli. Dico felice, perché quei 4 anni in un atelier che non assomigliava a nessun altro, con una sarta che non era sarta ma artista e circondata da artisti, furono una base che gli permise in seguito di unire sempre all’eleganza, al classicismo, al perfezionismo delle sue creazioni un quid di fantasia, di effetto sorpresa, di eccentricità che sono il suo stile". Debutta a 25 anni, nel 1952. Il successo è folgorante. Non c’è giornale che non dia spazio alla blusa Bettina che porta il nome di una delle più richieste indossatrici dell’epoca. Uno schizzo di Gruau ne decreterà il trionfo. L’anno dopo, l’incontro, decisivo per lui e l’avvenire della maison, con Audrey Hepburn: sarà la sua musa vivente, il suo ideale femminile. Fisico acerbo, ingenua sicurezza, bellezza interiore, non porterà, nei film come nella vita, che suoi modelli, divenendo l’ambasciatrice naturale del suo taglio classico, alleato alla freschezza d’una fantasia dai toni teneri e gioiosi: l’abito a sacco (’53), il mantello dal collo avvolgente (’58) e quello a garitta, la gonna a palloncino, l’abito a bustino (’69). Sono, insieme a certe tenute ispirate allo sport, agli abiti grembiule, ai pantaloni a fiori di campo e ai suoi tailleur capolavoro, la declinazione e lo sviluppo della visione caratteristica di Givenchy sin dalle prime collezioni: tessuti e forme da camicia, comfort, eleganza, sobrietà. In questa idea della moda si radica maggiormente dopo aver conosciuto Cristobal Balenciaga: in lui riconosce il proprio maestro nella creazione architetturale dell’abito e nella spoglia, scolpita vitalità. Scrive Maria Pezzi: "Avrebbe voluto entrare da Balenciaga come ragazzo di bottega. Lo considerava il suo dio. Ricordava: "La terribile direttrice Renée non mi ha accettato. Balenciaga l’ho conosciuto anni e anni dopo, quando avevo già il mio atelier. Era un uomo meraviglioso, univa a un diluvio di creatività una tecnica imbattibile. Da lui ho imparato che non bisogna mai barare né nella vita né nel lavoro, che è inutile un bottone a 5 buchi, quando ne bastano 4, o un fiore in più. Lui e Vionnet sono stati i più innovativi"". Quando il sarto spagnolo, nel ’68, si ritira dall’alta moda, ne eredita la clientela, prestigiosa come la propria, fra attrici e donne del set internazionale: da Lauren Bacall, alla duchessa di Windsor, da Jean Seberg a Grace di Monaco e Jacqueline Onassis. Nell’88, lo stilista si è ritirato, vendendo la maison alla Lvhm di Bernard Arnault: da allora la griffe alterna stilisti che tendono a dilatarne alcuni aspetti, non riuscendo che di rado a mantenerne l’inafferrabile, costante eleganza d’un tempo. Al lavoro di Givenchy, consacrato da due Dé d’Or (’78, ’82) e dall’Oscar dell’eleganza (’85), è stata dedicata nel ’91, al parigino Museo della Moda e del Costume, a Palazzo Galliera, un’indimenticabile retrospettiva.
2001, luglio. In marzo Yves Carcelle, che guida la sezione moda di Lvmh, dovendo sostituire Alexander McQueen, passato a Gucci, sceglie come direttore artistico di Givenchy lo stilista gallese Julian MacDonald. Al debutto ha disegnato una donna classica, in sintonia perfetta con il gusto francese e lo stile della griffe che compiva 50 anni. La sfilata, molto esclusiva, ha avuto luogo in un appartamento privato in Avenue Foch. Tre i colori di base, quanto di più classico si possa immaginare, nero, bianco e grigio. Tutto molto lineare, senza inutili sovrastrutture, al massimo un fiocco a segnare la vita o il fondo della schiena molto nudo, le maniche a sbuffo, la gonna a corolla, tutto in perfetto stile Givenchy.
2002, gennaio. Givenchy ha stretto accordi con due nuovi alleati italiani: De Rigo e Rossi Moda. Il primo sarà partner per gli occhiali, il secondo per le scarpe. Entrambe le società sono legate al gruppo Lvmh, di cui Givenchy è una controllata.
2002, luglio. Givenchy sfila a Roma, a Trinità dei Monti. Mac Donald ha sempre sognato fin da giovane piazza di Spagna e ora vede il suo sogno realizzarsi. È da sempre innamorato dell’Italia (Firenze e Portofino in particolare) e delle sue donne.
Nel 2001 il direttore artistico Alexander McQueen viene sostituito da Julian MacDonald. Ozwald Boateng subentra poi dal 2003 al 2005. Attualmente il ruolo è ricoperto da Riccardo Tisci, italiano nato a Como, che ha presentato la sua prima collezione Haute Couture per Givenchy nel luglio 2005.