WILLIAMS

Matthew Williams. Nome completo Matthew Michael Williams, nasce nel 1985 a Chicago (nell’Illinois) ma all’età di 2 anni si trasferisce in California con la famiglia. Dopo aver abbandonato gli studi all’età di 19 anni, inizia un tirocinio nel laboratorio moda di un caro amico coltivando, così, un’inattesa passione per il settore. Riconosciuto a livello internazionale come il re dell’urban, Matthew vede in Hedi Slimane e Raf Simons i suoi mentori. A suscitare la sua ammirazione sono le creazioni menswear proposte dai due stilisti agli inizi del primo decennio del 2000. Nelle sue prime collezioni, però, si sottolinea un chiaro riferimento alla fotografia di Irving Penn, Nick Knight e Juergen Teller.  

Il 2007 segna il punto di svolta nella sua carriera quando viene a contatto con Kanye West che gli commissiona l’abito che indosserà ai Grammy Awards dello stesso anno. Consolidata l’amicizia, il rapper americano lo incarica a realizzare l’abito che indosserà durante le nozze con Kim Kardashian. Il rispetto reciproco, inoltre, sarà la base del collettivo artistico Been Trill che fonderanno assieme a Virgil Abloh, Heron Preston, Justin Saunders e YWP.

Kanye West durante i Grammy Awards del 2007.

 

Noto anche con lo pseudonimo di “Dada”, dal 2008 al 2010 ricopre il ruolo di direttore creativo di House of Gaga: progetto firmato da Lady Gaga (che conosce per caso in un ristorante di sushi) con la quale intreccia anche una breve relazione. 

Nel 2015 lancia sul mercato il marchio Alyx che prende il nome della figlia maggiore. Successivamente la griffe sarà titolata 1017 Alyx 9sm, identificando la data di nascita della primogenita. Ad accompagnarlo in questo viaggio è l’italiano Luca Benini, fondatore di Slam Jam. Il marchio è descritto come espressione emotiva del tempo: “volevo che un  progetto rappresentasse chi sono come persona”, sostiene. Attenzione particolare riserva per il tema della sostenibilità. Egli, infatti, è sostenitore del “recover”, una procedura che consente di recuperare vecchi lembi di tessuto che vengono riciclati, tagliati ed intrecciati assieme alla plastica.

Un capo della collezione 1017_ALYX_9SM per Moncler Genius

Con 1017 Alyx 9sm, nel 2019 entra far parte del gruppo di creativi chiamati da Remo Ruffini per il progetto  Moncler Genius. Williams si aggiunge ad un folto ed importante gruppo di creativi (Pierpaolo Piccioli, Simone Rocha, JW Anderson per citarne alcuni) che abbracciano il proposito dell’imprenditore italiano, Per Moncler, Matthew Williams propone una collezione impostata su una palette noir, dove il contesto urban si mixa a dettagli outdoor come un materiale tecnico utilizzato per la vela e adottato su un capospalla. Non mancano, inoltre, le fibbie di metallo: un vezzo che non manca, di collezione in collezione, nel suo marchio. “Per Moncler Genius ho voluto creare capi inediti, facendo al contempo in modo che la mia estetica si sposasse fino in fondo con quella di Remo Ruffini“, commenta.

Ma Williams viene conosciuto da una platea più folta nel 2020 quando Maison Givenchy lo nomina alla direzione creativa, succedendo a Clare Waight Keller che lascia la griffe nell’aprile dello stesso anno. 

 

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Blair

Blair, Alistair (1956) stilista scozzese. Formato alla scuola delle maison Dior e Givenchy, ha presentato la sua prima collezione a Parigi nel marzo 1989…

Blair, Alistair (1956) stilista scozzese. Formato alla scuola delle maison Dior e Givenchy, ha presentato la sua prima collezione a Parigi nel marzo 1989. Riprende la fiaccola dei grandi creatori che non temono di usare cachemire preziosissimi e flanelle grigie con una nostalgica propensione alla moda di altri tempi, rivista in chiave moderna.

All’inizio degli anni ’90, sostituisce Erik Mortensen alla direzione artistica dell’haute couture di Balmain. L’esperienza ha breve durata e dopo pochi mesi gli subentra Hervé Pierre.  Alistair è stato stilista per alcuni anni nella maison di Laura Ashley, ma ha lasciato l’azienda nel 2004.

Pfleger

Pfleger, Caren (1945). Stilista tedesca. Ha creato un suo marchio, “Caren Pflegen Design”, dopo aver studiato al Fashion Institute of Technology di…

Pfleger, Caren (1945). Stilista tedesca. Ha creato un suo marchio, “Caren Pflegen Design”, dopo aver studiato al Fashion Institute of Technology di New York e dopo una buona esperienza di lavoro presso due maison parigine, Givenchy e De Castelbajac, dal 1977 all’82. Applaudite le sue creazioni in lana e cuoio e le sue collezioni di accessori, che per tre volte hanno ottenuto il premio Fil d’Or. Nel 2005, viene lanciata la linea di cosmetici “CP Frameless”.

Impero

Impero. Gli abiti stile impero sono caratterizzati dalla vita molto alta appena sotto il seno, tanto che si parla di “vita Impero”. Questa moda risale ai…

Impero. Gli abiti stile impero sono caratterizzati dalla vita molto alta appena sotto il seno, tanto che si parla di “vita Impero”. Questa moda risale ai primi vent’anni dell’800, nata alla corte di Napoleone Bonaparte e lanciata dall’imperatrice Giuseppina. L’abito impero consisteva in una tunica per lo più bianca con corpino minuscolo fermato sotto il seno da un nastro o una cintura, scollatura molto profonda, maniche corte a palloncino, gonna che partiva da sotto il seno fluida e diritta. Lo portava Madame Récamier per ricevere i suoi ospiti nel famoso “salon” dell’Abbaye-aux-Bois. Indimenticabile Audrey Hepburn così vestita nel ruolo di Natascia in Guerra e Pace. Questo stile è stato sempre riproposto e ripreso durante tutto il ‘900 dai grandi sarti. Da Lanvin all’inizio del secolo a Rochas negli anni ’30; da Balenciaga, Dior e Givenchy nei primi anni ’60 al rilancio di Romeo Gigli negli anni ’80.

Capucine

Capucine. Nome d’arte di Germaine Lefèvre (1928). Attrice e indossatrice francese. Figlia di un industriale, frequenta le scuole a Samur, viene scoperta da un piccolo fotografo locale ed è immediatamente catturata dalla moda. Sfila per Dior, Balmain, Givenchy. Appartiene al genere di mannequin dalla bellezza sacrale, patinata, sofisticata. Dagli atelier, dopo un viaggio in America, passa ai set cinematografici, debuttando nel 1960 in Canzone senza fine. Fra i suoi film, Anime sporche, La pantera rosa, Ciao Pussycat. Ammalata di depressione, nel 1990 muore suicida gettandosi dall’ottavo piano dell’edificio in cui viveva a Losanna.

Kennedy Onassis

Kennedy Onassis Jacquelin (1929-1994). Prima First Lady degli Stati Uniti, poi moglie del più ricco armatore greco della seconda metà del secolo. Nasce Jacqueline Lee Bouvier a East Hampton (New York). Il suo stile nitido e rigoroso ha profondamente influenzato la moda per almeno due decenni.

Sposa John Fitzgerald Kennedy nel 1953; nel ’60 il marito diventa presidente degli Stati Uniti e, dalla Casa Bianca, Jacquelin nomina Oleg Cassini suo stilista ufficiale. Nascono intramontabili tailleur bon ton con giacca a sacchetto e maniche a tre quarti. Ma spetta a Roy Halston il merito di aver creato i celebri cappellini a scatola di pillole oggi sinonimo dello stile Jackie. Uno stile immortalato dalla stampa mondiale, sulle copertine delle riviste di tutto il mondo. A tal punto che l’autorevole Wwd arriva a chiamare la First Lady “Sua Eleganza”.

Ma non c’è solo Oleg Cassini dietro a Jackie: troviamo anche il nome di Givenchy e, all’epoca del matrimonio con Onassis, arriva Valentino, il quale nel ’67 le dedica un’intera collezione e, nel ’68, realizza l’abito per le sue seconde nozze. Diventa così Kennedy Onassis Jacquelin. Nei suoi ultimi anni di vita, si affida spesso alla stilista Caroline Herrera. Legati al nome di Jacqueline anche parecchi accessori: la borsa a tracolla con classica fibbia ad H firmata Hermès, i sandali capresi confezionati a dozzine da Canfora, noto calzolaio di Capri, fino agli enormi occhiali da sole ovali e all’acconciatura cotonata.

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Hepburn

Hepburn Audrey (1929-1993). Attrice americana. Nasce a Bruxelles. Il vero nome è Hedda van Heemstra Hepburn-Ruston. Esile, grandi occhi da cerbiatta, collo lungo, passione giovanile per la danza, inconfondibile silhouette nera sui manifesti dei cinema. La bellezza di Audrey Hepburn è a dir poco inconsueta per i canoni degli anni ’50 in cui trionfa il modello della maggiorata.

I film di Audrey Hepburn

Eppure, sin dalle sue prime apparizioni si impone come indiscutibile icona del gusto. Già il suo primo film di successo, Roman Holiday (Vacanze romane, 1953), oltre a farle guadagnare l’Oscar come migliore attrice, rende popolari le camicette bianche indossate su gonne ampie con fascia elastica in vita e il foulard annodato intorno al collo.

A Hollywood la Hepburn era arrivata da Broadway, dove era stata protagonista — scelta proprio da Colette, l’autrice — della trasposizione teatrale del romanzo Gigi.

Altri due suoi film, entrambi del ’57, Funny Face (Cenerentola a Parigi) e Arianna, lanciano altre mode, quelle dei pantaloni aderenti lunghi alla caviglia, delle calze colorate, delle tute nere attillate antesignane dei fuseau, delle ballerine ultra piatte. Poi arriva Breakfast at Tiffany’s (Colazione da Tiffany, ’60) a segnare il trionfo dei tubini neri e dei grandi occhiali da sole. Nonostante la diva si sia più volte servita da Valentino, Yves Saint-Laurent, Emilio Pucci, Ralph Lauren e André Laug per i suoi abiti, da Gucci, Hermès, Vuitton e Ferragamo per gli accessori, il nome di Audrey Hepburn è comunque strettamente legato a quello di Hubert de Givenchy. I due si conoscono sul set di Sabrina (’54) quando il regista, Billy Wilder, incarica, ma su suggerimento dell’attrice, il couturier francese di affiancare Edith Head nella realizzazione degli abiti per la protagonista. Da quel film nasce tra la diva e il couturier un sodalizio che sarebbe durato per tutta la vita. Da allora, infatti, Givenchy ha firmato la maggior parte degli abiti indossati dalla Hepburn sia sul set sia nella vita privata. A questo proposito Audrey ha dichiarato più volte: “Ho bisogno di Givenchy come le donne americane hanno bisogno dello psicoanalista”.

MacDonald

MacDonald, Julien (1972). Stilista inglese. Julien MacDonald è originario del piccolo villaggio gallese Merthyr Tydfil, ma, come dimostra il suo nome di battesimo, ha origini francesi che risalgono alla nonna materna. Da ragazzo amava molto le belle arti, e non immaginava di dedicarsi alla moda finché non scoprì la sua autentica passione frequentando un corso che gli permetteva di disegnare tessuti: così, decise di iscriversi alla Brighon University, quindi al Royal College of Arts, dove nel 1997 ottenne un Master of Arts. Nel medesimo anno, creò la sua prima collezione e in breve, a soli 28 anni, si fece conoscere a Londra, con la propria griffe, per le sue creazioni “glamour” e la sua maglieria elegante. Lo chiamarono “the wizard of knitwear” (“il mago della maglia”) per le sue creazioni che, ispirandosi a un mondo favolistico, mescolano materiali inusuali (silicone, cristalli, code di ermellino, paillette) a un’atmosfera da show ostentatissimo.

LE COLLEABORAZIONI E LA COLLAZIONE CON GIVENCHY

Quella sua prima collezione impressiona a tal punto Lagerfeld che il debuttante viene invitato immediatamente a uno stage come designer di maglieria per Chanel. Collabora con McQueen, Berardi, Koji Tatsuno. Il 14 marzo del 2001 viene nominato direttore artistico delle collezioni donna (haute couture, prêt-à-porter accessori) di Givenchy. Nel mese di luglio del medesimo anno presenta la sua prima collezione per Givenchy. Disegna le divise per le hostess della British Airways: per la prima volta in trent’anni con i pantaloni al posto della gonna. I colori restano quelli classici della linea aerea, rosso, argento e blu. Saranno indossate in prova per cinque mesi da 100 hostess e verranno adottate dal 2004. I cappelli, disegnati in collaborazione con Stephen Jones, sono stile anni ’50. Per gli steward completi gessati.

MACDONALD OGGETTO DI FORTI CRITICHE

MacDonald è spesso stato oggetto di forti critiche per il suo largo utilizzo delle pellicce nelle sue creazioni. Il designer ha anche dichiarato che la sua attività fallirebbe, se non ricorresse all’utilizzo delle pellicce. Le polemiche sono incrementate quando nel febbraio 2007 ha dichiarato di amare le pellicce, definendole un “bellissimo prodotto degli animali”. Nel giugno 2006 è stato premiato con un OBE (Order of the British Empire) per i suoi contributi al mondo della moda dalla Regina Elisabetta in persona.

Venet Philippe

VENET PHILIPPE
VENET PHILIPPE

Venite, Philippe (1929). Stilista francese. Nato a Lione, inizia subito a lavorare come apprendista da un sarto della città, Pierre Court. Si trasferisce a Parigi, nel 1951, lavora come sarto tagliatore prima per Fath, poi per Schiaparelli e successivamente per Givenchy. Nel ’62, apre una sua maison d’alta moda e, l’anno dopo, si converte al prêt-à-porter. Gli abiti, “senza nulla di futile”, come lui ama dire, hanno una linea semplice e ben curata. Nell’85, vince il Dé d’Or. La maison chiude nel ’94.

Hubert

Givenchy (de)

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Jault

Jault. Creatore di scarpe e sandali per Ines de la Fressange, Myma, Holland &Holland, Kookai, Maud Frizon. Stilista e modellista, Olivier Jault è in grado di disegnare ma anche di realizzare una scarpa dal tacco alla tomaia. Nel suo curriculum ci sono l’istituto Duperré ma soprattutto uno stage da Charles Kammer che l’ha portato prima al Bureau-de-style Pascal Mais e successivamente a disegnare calzature per Givenchy, sotto la guida di Monsieur Hubert, e anche per Yves Saint-Laurent.