Cornaggia

Cornaggia, creatore di bijoux. L’originalità e l’armonia delle sue creazioni le permettono di lavorare con le maison di moda più famose.

Cornaggia. Daniele Cornaggia, dopo aver studiato scenografia, apre un atelier di alta moda. Poi si unisce al socio Bruno Muheim e inaugura la produzione di bijoux. Le creazioni si avvalgono di pietre, pelli e cristalli . L’originalità e l’armonia dei suoi bijoux le garantiscono contratti con Christian Dior, Givenchy, Yves Saint-Laurent.

Cornaggia
Cornaggia bijoux

È autore di una collana per Jackie Kennedy andata poi all’asta per Sotheby’s e di tutti i gioielli che hanno fatto da corredo alla mostra itinerante organizzata nei musei Guggenheim in onore di Giorgio Armani. Realizza anche una linea di borse, ornate con le stesse tecniche e gli stessi materiali semipreziosi che sono ormai marchio di fabbrica.

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Chador

Chador. È il nome persiano del lungo velo nero che le donne musulmane portano per coprire il capo. Letteralmente significa “tenda”

Chador. È il nome persiano del lungo velo nero che le donne musulmane portano per coprire il capo. Letteralmente significa “tenda”: e serve proprio a questo, a coprire come una tenda. Rappresenta l’incontro tra religione, folclore e tradizione islamica.

Il Corano ammonisce a vestirsi in maniera decente e lo chador in origine serviva a coprire il seno, perché in tempi pre-islamici le donne andavano a seno scoperto.

In arabo si chiama Hijab, che significa nascondere. Altri nomi a seconda dei paesi mediorientali sono abaya, jilbab, khymar, nikab e rusari. Spesso, oltre alla testa, copre anche il volto, lasciando scoperti solo gli occhi. Non si tratta di un obbligo prescritto dal Corano né dalla Sunnah, ma fa parte della tradizione per le donne musulmane: è il velo della decenza.

Nei paesi più ortodossi (Afghanistan, Iran, Iraq, Arabia, Algeria, Emirati arabi) le donne sono obbligate a indossarlo. Il burka è invece la copertura totale, non aderente, dalla testa al collo e al seno, dai polsi alle caviglie, scomodo e ingombrante, guanti compresi, che non lascia scoperto neanche un centimetro di pelle.

Persino gli occhi sono nascosti da una retina fitta. Il regime talebano in Afghanistan, oltre ad altre restrizioni, ha imposto alle donne di coprirsi integralmente col burka, a costo di condanne e pene gravissime. Nel febbraio 2002 la fotografa Shirin Nashat, americana di adozione, ha tenuto al Castello di Rivoli un’importante mostra di fotografie sulle donne e lo chador. In Francia le studentesse arabe hanno fatto grandi battaglie per tenere lo chador in classe.

La reinterpretazione di chador e burka a ricordo di una certa condizione femminile è ricorrente nelle collezioni d’alta moda: Alexander McQueen, stilista inglese per Givenchy, già nel ’97 fece sfilare un burka che si trasformava in costume andaluso. L’anno dopo fu un designer cipriota, Hussein Chalayan, sensibile alle problematiche del medioriente, che fece sfilare tre modelle con uno chador che si accorciava fino a diventare una maschera e con un altro in tessuto stretch, che stringeva gambe e braccia bloccandole. Jun Takahaski, emergente giapponese, a Parigi ha concluso la sua sfilata con un tripudio di burka coloratissimi portati con scarpe da ginnastica. Nel 2003 a New York Miguel Adrover ha improntato la sua sfilata autunno-inverno su modelli in gran parte ispirati al medioriente con chador, turbanti, caftani. (Gabriella Gregorietti)

Blair

Blair, Alistair (1956) stilista scozzese. Formato alla scuola delle maison Dior e Givenchy, ha presentato la sua prima collezione a Parigi nel marzo 1989…

Blair Alistair, nato il 5 febbraio del 1956, è oggi uno stilista scozzese riconosciuto in tutto il mondo.

La formazione di Blair

Dopo essersi laureato alla scuola dell’arte Saint Martin di Londra nel 1978, Blair inizia a lavorare nel settore della moda nel 1983. Inizia come assistente di Marc Bohan da Dior e, successivamente di Hubert de Givenchy. Lavora, infine, come assistente di Karl Lagerfeld da Chloé.

Dopo aver trascorso diversi anni nella capitale francese, Parigi, il suo stile prêt-à-porter raggiunge livelli qualitativi della moda continentale.

Nel marzo 1989, Blair è ufficialmente pronto a presentare la sua prima collazione, utilizzando il proprio nome. Il suo  stile si contraddistingue per una rivisitazione della moda del passato, attualizzata con materiali moderni. Tra questi, l’utilizzo di cachemire e flanella preziosi.

All’inizio degli anni ’90 sostituisce Erik Mortensen alla direzione artistica dell’Haute Couture di Balmain. L’esperienza ha breve durata e dopo pochi mesi gli subentra Hervé Pierre.

Nei tardi anni novanta, lo stilista scozzese viene assunto come principale stilista della prestigiosa casa di moda Louis Féraud, e le sue creazioni ottengono un notevole successo fra le donne dell’aristocrazia francese. In seguito ha lavorato per Laura Ashley sino al 2004, anno in cui lascia l’azienda.

Roversi

Roversi Paolo (1947). Fotografo italiano. Dopo l’iniziale interesse per il reportage, apre uno studio nella sua Ravenna dove si dedica allo still-life

Roversi Paolo (1947). Fotografo italiano. Dopo l’iniziale interesse per il reportage, apre uno studio nella sua Ravenna dove si dedica allo still-life e al ritratto. Si trasferisce nel 1973 a Parigi dove incontra, con Guy Bourdin, il mondo della moda. Autore raffinato, è capace di far emergere nello stile delle sue immagini sia i richiami espliciti alla cultura della beat generation sia le atmosfere oniriche del mistero e dei ricordi d’infanzia. Per fare ciò utilizza luci molto particolari che ben si adattano alla corposità della pellicola grande formato 20×25 polaroid che è il primo a utilizzare nel campo della moda.

Roversi
Paolo Roversi

Lavora per Harper’s Bazaar, Vogue, Uomo Vogue, Arena, i-D, Interview, Marie Claire, W, Elle e realizza campagne per Christian Dior, Cerruti, Valentino, Yves Saint-Laurent, Alberta Ferretti, Givenchy, Kenzo. Fra i suoi libri, che accompagnano le rare ma preziose mostre, Nudi (1999) raccoglie una serie di corpi femminili dotati di un erotismo misterioso che si ritrova anche nel libro edito l’anno seguente da Carla Sozzani. L’introduzione a Libretto (Editions Stromboli, 2000), un piccolo volume che raccoglie immagini a colori di un fascino misterioso, ben rende lo spirito che anima Roversi: “Questo piccolo libro è nato per caso, senza una ragione. Lo si deve prendere così, come si raccoglie un sasso, come si ascolta una canzone o un uccello fischiettare in fondo al giardino”.

Roversi
Scatti di Paolo Roversi

Roversi ha fatto anche fotografie al di fuori del mondo della moda. Come per esempio per Bisazza, azienda conosciuta a livello internazionale per la produzione di mosaico vetroso. Tra il 2013 e il 2014 produsse cinque scatti, facenti parte della campagna pubblicitaria dell’azienda, caratterizzati dalla fusione fra la modella e il decoro in mosaico posto sul fondo.

Roversi ha esposto più volte a partire dal 1984 i suoi scatti nelle mostre. L’ultima nel 2017 alla galleria Carla Sozzani

Nel 2020 Paolo Roversi firma The Cal, il celebre calendario Pirelli. È il primo fotografo italiano ad avere l’onore di firmare i 12 scatti più hot e glamour dell’anno. Il fotografo si ispira alla storia romantica di Romeo e Giulietta. Dinanzi l’obiettivo di Roversi, per il progetto “Looking for Juliet”, la figlia Stella, la cantante cinese Chriss LeeClaire FoyIndya MooreMia GothEmma WatsonKristen StewartYara Shahidi e Rosaria, celebre cantante spagnola.

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Alès

Alès, Patrick (1935). Parrucchiere francese. È un “clinico” del capello. Approda al mestiere non per vocazione, ma per caso, cercando un qualsiasi…

Alès, Patrick (1935). Parrucchiere francese.                                     È un “clinico” del capello. Approda al mestiere non per vocazione, ma per caso, cercando un qualsiasi lavoro per pagarsi gli studi. Finalmente lo trova, all’età di 17 anni, come fattorino dell’acconciatore Louis Gervais. Il taglio, la messa in piega lo appassionano. A 21 anni è già primo parrucchiere da Carita, affiancando Jean-Louis David e Jacques Dessange pettinando celebrità dell’epoca e modelle dei grandi come Balmain e Givenchy.

Il primo salone e il “Brushing” di Alès

Nel ’65 circa, si rende indipendente: un primo salone a Parigi; inventa inoltre il procedimento del “brushing” (modellatura temporanea dei capelli spazzolandoli durante la fonatura).

alès
tecnica del “brushing”

Gli studi lo portano a sperimentare le prime ricette per i capelli a base di piante, trovando per caso una serie di scritti  e studi appartenuti ad una vecchia guaritrice. Da qui, nel ’70, nascono i laboratori Phytosolba, che, con l’imprimatur della Facoltà di Medicina di Parigi, producono e diffondono prodotti di cura.

Alès Groupe

Nel ’79 acquisisce i laboratori Lierac e nel ’98 il marchio di profumi Caron.                                                                                                                Il gruppo acquisisce Jean-Louis Renaud Inc. che viene trasformato in Alès Groupe Canada. Il Gruppo Alès ha importanti interessi nel settore della cosmetica e ha sedi operative in Europa e negli Stati Uniti.

alès groupe
prodotti Alès Groupe

Sono sette le aziende di cosmetici, prodotti per i capelli e profumi nella squadra Alas.                                                                                                                 Nel 2015 lascia la presidenza del Cda del suo gruppo, cedendola poi al figlio Romain nel 2018. Negli ultimi anni il Gruppo Alès ha visto cresce il capitale per oltre 20milioni di Euro ed è quotata alla Borsa di Parigi.

Patrick Alès è scomparso a Maggio del 2019 all’età di 88 anni.

WILLIAMS

Matthew Williams. Nome completo Matthew Michael Williams, nasce nel 1985 a Chicago (nell’Illinois) ma all’età di 2 anni si trasferisce in California con la famiglia. Dopo aver abbandonato gli studi all’età di 19 anni, inizia un tirocinio nel laboratorio moda di un caro amico coltivando, così, un’inattesa passione per il settore. Riconosciuto a livello internazionale come il re dell’urban, Matthew vede in Hedi Slimane e Raf Simons i suoi mentori. A suscitare la sua ammirazione sono le creazioni menswear proposte dai due stilisti agli inizi del primo decennio del 2000. Nelle sue prime collezioni, però, si sottolinea un chiaro riferimento alla fotografia di Irving Penn, Nick Knight e Juergen Teller.  

Il 2007 segna il punto di svolta nella sua carriera quando viene a contatto con Kanye West che gli commissiona l’abito che indosserà ai Grammy Awards dello stesso anno. Consolidata l’amicizia, il rapper americano lo incarica a realizzare l’abito che indosserà durante le nozze con Kim Kardashian. Il rispetto reciproco, inoltre, sarà la base del collettivo artistico Been Trill che fonderanno assieme a Virgil Abloh, Heron Preston, Justin Saunders e YWP.

Kanye West durante i Grammy Awards del 2007.

 

Noto anche con lo pseudonimo di “Dada”, dal 2008 al 2010 ricopre il ruolo di direttore creativo di House of Gaga: progetto firmato da Lady Gaga (che conosce per caso in un ristorante di sushi) con la quale intreccia anche una breve relazione. 

Nel 2015 lancia sul mercato il marchio Alyx che prende il nome della figlia maggiore. Successivamente la griffe sarà titolata 1017 Alyx 9sm, identificando la data di nascita della primogenita. Ad accompagnarlo in questo viaggio è l’italiano Luca Benini, fondatore di Slam Jam. Il marchio è descritto come espressione emotiva del tempo: “volevo che un  progetto rappresentasse chi sono come persona”, sostiene. Attenzione particolare riserva per il tema della sostenibilità. Egli, infatti, è sostenitore del “recover”, una procedura che consente di recuperare vecchi lembi di tessuto che vengono riciclati, tagliati ed intrecciati assieme alla plastica.

Un capo della collezione 1017_ALYX_9SM per Moncler Genius

Con 1017 Alyx 9sm, nel 2019 entra far parte del gruppo di creativi chiamati da Remo Ruffini per il progetto  Moncler Genius. Williams si aggiunge ad un folto ed importante gruppo di creativi (Pierpaolo Piccioli, Simone Rocha, JW Anderson per citarne alcuni) che abbracciano il proposito dell’imprenditore italiano, Per Moncler, Matthew Williams propone una collezione impostata su una palette noir, dove il contesto urban si mixa a dettagli outdoor come un materiale tecnico utilizzato per la vela e adottato su un capospalla. Non mancano, inoltre, le fibbie di metallo: un vezzo che non manca, di collezione in collezione, nel suo marchio. “Per Moncler Genius ho voluto creare capi inediti, facendo al contempo in modo che la mia estetica si sposasse fino in fondo con quella di Remo Ruffini“, commenta.

Ma Williams viene conosciuto da una platea più folta nel 2020 quando Maison Givenchy lo nomina alla direzione creativa, succedendo a Clare Waight Keller che lascia la griffe nell’aprile dello stesso anno. 

 

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Pfleger

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Pfleger, Caren (1945). Stilista tedesca. Ha creato un suo marchio, “Caren Pflegen Design”, dopo aver studiato al Fashion Institute of Technology di New York e dopo una buona esperienza di lavoro presso due maison parigine, Givenchy e De Castelbajac, dal 1977 all’82. Applaudite le sue creazioni in lana e cuoio e le sue collezioni di accessori, che per tre volte hanno ottenuto il premio Fil d’Or. Nel 2005, viene lanciata la linea di cosmetici “CP Frameless”.

Impero

Impero. Gli abiti stile impero sono caratterizzati dalla vita molto alta appena sotto il seno, tanto che si parla di “vita Impero”. Questa moda risale ai…

Impero. Gli abiti stile impero sono caratterizzati dalla vita molto alta appena sotto il seno, tanto che si parla di “vita Impero”. Questa moda risale ai primi vent’anni dell’800, nata alla corte di Napoleone Bonaparte e lanciata dall’imperatrice Giuseppina. L’abito impero consisteva in una tunica per lo più bianca con corpino minuscolo fermato sotto il seno da un nastro o una cintura, scollatura molto profonda, maniche corte a palloncino, gonna che partiva da sotto il seno fluida e diritta. Lo portava Madame Récamier per ricevere i suoi ospiti nel famoso “salon” dell’Abbaye-aux-Bois. Indimenticabile Audrey Hepburn così vestita nel ruolo di Natascia in Guerra e Pace. Questo stile è stato sempre riproposto e ripreso durante tutto il ‘900 dai grandi sarti. Da Lanvin all’inizio del secolo a Rochas negli anni ’30; da Balenciaga, Dior e Givenchy nei primi anni ’60 al rilancio di Romeo Gigli negli anni ’80.

Capucine

Capucine. Nome d’arte di Germaine Lefèvre (1928-1990). Attrice e indossatrice francese. Figlia di un industriale, frequenta le scuole a Samur.

Capucine. Nome d’arte di Germaine Lefèvre (1928-1990). Attrice e indossatrice francese. Figlia di un industriale, frequenta le scuole a Samur, viene scoperta da un piccolo fotografo locale ed è immediatamente catturata dalla moda. Sfila per Dior, Balmain, Givenchy. Appartiene al genere di mannequin dalla bellezza sacrale, patinata, sofisticata. Dagli atelier, dopo un viaggio in America, passa ai set cinematografici, debuttando nel 1960 in Canzone senza fine. Fra i suoi film, Anime sporche, La pantera rosa, Ciao Pussycat. Ammalata di depressione, nel 1990 muore suicida gettandosi dall’ottavo piano dell’edificio in cui viveva a Losanna.

Capucine è morta il 17 marzo 1990 a Losanna, in Svizzera.

Kennedy Onassis

Kennedy Onassis Jacquelin (1929-1994). Prima First Lady degli Stati Uniti, poi moglie del più ricco armatore greco della seconda metà del secolo. Nasce Jacqueline Lee Bouvier a East Hampton (New York). Il suo stile nitido e rigoroso ha profondamente influenzato la moda per almeno due decenni.

Sposa John Fitzgerald Kennedy nel 1953; nel ’60 il marito diventa presidente degli Stati Uniti e, dalla Casa Bianca, Jacquelin nomina Oleg Cassini suo stilista ufficiale. Nascono intramontabili tailleur bon ton con giacca a sacchetto e maniche a tre quarti. Ma spetta a Roy Halston il merito di aver creato i celebri cappellini a scatola di pillole oggi sinonimo dello stile Jackie. Uno stile immortalato dalla stampa mondiale, sulle copertine delle riviste di tutto il mondo. A tal punto che l’autorevole Wwd arriva a chiamare la First Lady “Sua Eleganza”.

Ma non c’è solo Oleg Cassini dietro a Jackie: troviamo anche il nome di Givenchy e, all’epoca del matrimonio con Onassis, arriva Valentino, il quale nel ’67 le dedica un’intera collezione e, nel ’68, realizza l’abito per le sue seconde nozze. Diventa così Kennedy Onassis Jacquelin. Nei suoi ultimi anni di vita, si affida spesso alla stilista Caroline Herrera. Legati al nome di Jacqueline anche parecchi accessori: la borsa a tracolla con classica fibbia ad H firmata Hermès, i sandali capresi confezionati a dozzine da Canfora, noto calzolaio di Capri, fino agli enormi occhiali da sole ovali e all’acconciatura cotonata.

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