Dorsey

Hebe Dorsey. Giornalista, fu una redattrice di moda dell’International Herald Tribune. Nel periodo più effervescente dello stilismo, ne fu interprete.

Hebe Dorsey (1925-1987). Giornalista. Dagli anni ’60 fino alla sua scomparsa, redattrice di moda dell’International Herald Tribune. Nel periodo più effervescente e creativo dello stilismo, ne fu interprete lucida, libera e anche caustica.

Dorsey fu personaggio di spicco per la sua composita, colorata eleganza. Soprannominata “la tunisina dell’Ovest” per l’origine africana e lo slancio del suo stile vivace, acceso, si affermò come una delle più influenti e temute personalità del giornalismo di moda, che seppe far evolvere in critica di forme e di costume e in generosa, fulminea attenzione ai nuovi talenti. Straordinaria la sua indagine psicologica di stilisti e di giovani leve, in ritratti intramontabili, da Saint-Laurent a Coveri.

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Enriquez, Rachele

Rachele Enriquez (1938). Giornalista. È stata direttore di Vogue Spagna dal 1989 al ’95. Comincia il mestiere negli anni ’60, come redattrice di Annabella.

Rachele Enriquez è una giornalista. È stata direttore di Vogue Spagna dal 1989 al ’95. Comincia il mestiere negli anni ’60, come redattrice di Annabella che lascia per partecipare, come caporedattore, all’avventura del settimanale Il Milanese, precaria malgrado gli sforzi e il talento di un direttore come Angelo Rozzoni, protagonista della migliore storia del Giorno. Lamberto Sechi l’assume a Panorama dove, nella redazione cultura e spettacoli, lavora per 16 anni, sino a quando le offrono il timone di Vogue Spagna, a Madrid. Rachele Enriquez torna in Italia come vicedirettore del mensile Carnet. Dal ’98, è consulente editoriale di Sette, il settimanale del Corriere della Sera dove l’ha chiamata Andrea Monti e dove continua a lavorare con Maria Luisa Agnese, l’attuale direttore. 2009. Rachele lavora oggi per Corriere Magazine, allegato settimanale del Corriere della Sera.

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Di Scovolo

Di Scovolo Antonella (1974). Giornalista. Direttore di Più Bella. Una carriera tutta nel settimanale Annabella: da copy di moda a vicedirettore.

Di Scovolo, Antonella (1974). Giornalista. Direttore di Più Bella. Una carriera tutta nel settimanale Annabella, dove entra nel ’67 e rimane per 20 anni: da copy di moda a vicedirettore.

Nell’89, Di Scovolo prende il timone di Più Bella, di cui rinnova l’aspetto grafico e cambia il taglio allargandone i contenuti al mondo del lavoro e ai problemi sociali, pur non allontanando troppo il giornale dalla sua vocazione storica di settimanale pratico e di facile lettura.

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Dell’Aquila

Dell’Aquila Mariantonietta (1937-1999). Giornalista di periodici specializzati. Assunta in Rizzoli nel ’58 come redattrice di moda di Annabella

Dell’Aquila Mariantonietta (1937-1999). Giornalista di periodici specializzati. Assunta in Rizzoli nel ’58 come redattrice di moda di Annabella, vi resta per quasi 10 anni. Nel ’69 passa alla Mondadori, prima ad Arianna, poi a Cosmopolitan. Nel ’76 progetta e dirige il mensile Doppiovù. Nel ’79 è a Cento Cose e poi di nuovo in Rizzoli, ad Amica. È vicedirettore di Elle dall’88 al ’94, quando è chiamata al timone di Brava Casa.

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Calvenzi

Calvenzi Giovanna, fotografa e giornalista italiana. Considerata una dei miglior photo editor in Italia

Giovanna (1946). Fotografa e giornalista. Giovanna Calvenzi è stata direttore di Lei. Studiosa e insegnante di storia della fotografia, comincia come fotografa collaborando a diversi periodici, soprattutto femminili. Nell’85 è photo editor di Amica. Nell’87 diventa caporedattore a Max, poi di nuovo photo editor a Sette, il magazine allegato al Corriere della Sera. Nel ’90 entra in Condé Nast come direttore della fotografia di Vanity Fair e, nel ’91, assume la direzione di Lei che manterrà fino alla chiusura. Dopo l’esperienza di photo editor del settimanale Lo Specchio della Stampa, è passata con le stesse mansioni a Sport Week, il magazine de La Gazzetta dello Sport. Giovanna Calvenzi è considerata una dei migliori photo editor italiani e come tale premiata in Francia, è stata direttore artistico dei Rencontres de la Photographie di Arles nel 1998 ed è consigliere artistico della Fondation Ccf pour la Photographie.

Aspesi Natalia

Aspesi Natalia (1929). Giornalista e scrittrice. È nata, vive e lavora a Milano. Editorialista di La Repubblica, segue da anni anche la moda.

Aspesi Natalia (1929). Giornalista e scrittrice. È nata, vive e lavora a Milano. Editorialista di La Repubblica, segue da anni anche la moda, interpretandola attraverso un occhio molto attento al costume e una scrittura ironica, acuminata. Di questo suo “taglio”, sono emblematici un articolo del 1998 sul sedere di Naomi Campbell e il libro Il lusso & l’autarchia(Rizzoli 1982), straordinaria ricerca e racconto sulla moda durante il regime fascista. Prima di approdare al giornalismo, lo testimonia lei stessa, ha fatto la baby sitter in Svizzera e in Inghilterra, la venditrice di macchine per caseifici e la disegnatrice di cravatte.

Aspesi Natalia
Natalia Aspesi

Aspesi Natalia ha collaborato al quotidiano del pomeriggio La Notte ed è stata assunta al Giorno come cronista agli inizi del decennio ’60. È a La Repubblica dal primo numero come inviata speciale. Ha pubblicato La donna immobile (Fabbri Editore, ’76), Lui! Visto da lei (’78), Il trionfo del privato e Vivere in tre (’81)l, solo per citarne alcuni.

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Charles-Roux Edmonde

Charles-Roux Edmonde (1920-2016). Giornalista e scrittrice francese. Premio Goncourt 1966 per il romanzo Oublier Palerme. Grande amica di Chanel.

Charles-Roux Edmonde (1920-2016). Giornalista e scrittrice francese. Premio Goncourt 1966 per il romanzo Oublier Palerme. Grande amica di Chanel, ha pubblicato vari libri su di lei, fra cui L’irrégulière (Mon itinéraire Chanel) nel ’74 e Le temps Chanel nel ’79. Nell’immediato dopoguerra (’47-49), inizia come giornalista a Elle e per sedici anni, dal ’50 al ’66, è redattore capo dell’edizione francese di Vogue. Membro dell’Accademia Goncourt, ha ricevuto varie onorificenze fra cui la Croce di Guerra per le sue attività svolte durante la seconda guerra mondiale e il Gran Premio letterario di Provenza nel ’77. Figlia di un celebre diplomatico francese (fu ambasciatore di Francia in Vaticano negli anni ’30) Charles-Roux ha sposato Gastone Deferre, per innumerevoli anni sindaco socialista di Marsiglia.

Charles-Roux Edmonde è morta il 20 Gennaio 2016.

Bottero

Bottero, Amelia. Giornalista. Ha lavorato per i più importanti quotidiani e periodici italiani e, nell’ambito culturale, per la televisione.

Bottero Amelia. Giornalista. Ha lavorato per i più importanti quotidiani e periodici italiani e, nell’ambito culturale, per la televisione, curando inoltre trasmissioni per i ragazzi. Esperta di moda, ne ha seguito la cronaca e la storia. Fu lei a organizzare la rassegna alla Villa Comunale di Milano, nel 1964, a commento della presentazione della Storia del costume in Italia di Rosita Levi Pisetky. Nel ’79, Mursia le pubblica Nostra signora la Moda, puntigliosa, capillare storia del made in Italy dal secondo dopoguerra alla stagione del trionfante stilismo. Tra i più celebri romanzi di Bottero, Un vizio mortale … Memorie di una giornalista, edito da il Pungolo. 1997.

Fausti

Fausti, Marina (1951) Giornalista. Direttore di Donna. Nasce a Gallarate in provincia di Varese, inizia giovanissima (nel 1972) come coordinatrice e…

Fausti, Marina (1951) Giornalista. Direttore di Donna. Nasce a Gallarate in provincia di Varese, inizia giovanissima (nel 1972) come coordinatrice e stilista per il Comitato Moda industriali-abbigliamento, di Milano. Subito, l’anno dopo, viene scoperta dalla Condé Nast e assunta come redattrice a Vogue Italia, meta ambitissima delle giovani giornaliste, dove tutte le redattrici erano note per essere particolarmente attraenti, eleganti, bionde e belle. Resta fino al ’78 in Condé Nast per entrare con la qualifica di servizi speciali a Linea Italiana (Mondadori Editore) dove rimarrà fino all’83. Marina Fausti è una delle poche giornaliste che ha avuto un interessante percorso professionale sia nelle riviste specializzate sia in televisione, dove introduce la moda a Telemontecarlo con la trasmissione Pianeta Moda e dall’83 all’88 collabora, in Rai, come conduttrice e giornalista alla trasmissione televisiva Moda e infine dal ’90 al ’95 è autrice e consulente di moda per trasmissioni ed eventi speciali su Rai 1. Nello stesso periodo è vicedirettore della rivista Moda edizione Eri-Rai. Nel ’95 viene chiamata da Vera Montanari, direttore di Gioia, prima come vicedirettore moda e, poi, come condirettore.

Cederna Camilla

Cederna, Camilla (1911-1997). Giornalista italiana. Grande firma del dopoguerra, esordì nel 1939 sul quotidiano milanese L’Ambrosiano, collaborando poi con L’Europeo, L’Espresso e il Corriere della Sera e pubblicando numerosi libri. In seguito alla strage di piazza Fontana a Milano (12 dicembre 1969), dedicò un lungo periodo di attività a temi di impegno civile e politico, dall’inchiesta sulla morte dell’anarchico Pinelli (1971) al dossier del 1978 sul presidente della repubblica Leone, alla raccolta di memorie Il mondo di Camilla (Feltrinelli, 1980).

La moda ha rappresentato un leitmotiv del suo giornalismo. Un interesse già rivelato dalla tesi di laurea sulle Prediche contro il lusso delle donne dai filosofi greci ai Padri della Chiesa e dal suo primo vero pezzo pubblicato dal Corriere della Sera il 7 settembre 1943, alla fine del periodo badogliano e poco prima che tornassero i fascisti: Moda Nera, un bozzetto di costume sulle donne dei gerarchi, a cominciare da Claretta Petacci. Fra il ’46 e il ’56, all’Europeo di Arrigo Benedetti, segue l’attività delle grandi sartorie milanesi, la fase pionieristica di Palazzo Pitti, le sfilate di Balmain e Dior a Parigi, racconta Maria Callas e la sua educazione all’eleganza nell’atelier di Biki.

Parallelamente osserva e registra il “vestire”, come lo definisce, le proprietà di stile e le goffaggini esibizionistiche nel rapporto con la moda. Ne dà un saggio nell’almanacco Milano ha cinquant’anni edito nel 1950 dalla Rinascente con il lungo articolo Come vestono i milanesi, dei quali elogia il “conformismo, frutto di buone tradizioni”, consacrato dalle giacche di Prandoni “che fino a pochi anni fa servivano di modello ai grandi tailleurs di Londra”. A fianco si leggeva Come vestono le milanesi di Irene Brin.

Gli anni ’50

Nel febbraio ’56, testimonia per L’Europeo la crociera a New York di “otto signore italiane” (Consuelo Crespi per tutte) “di sangue blu, taglia mannequin”, organizzata da Giovanni Battista Giorgini per presentare alle americane i modelli di grandi sarti milanesi e romani come Schuberth, Marucelli, Capucci, Veneziani.

Poco dopo, segue il direttore Benedetti che fonda L’Espresso dove firma la rubrica di costume Il lato debole, che terrà fino al 1976. Ogni settimana, racconta il continente della mondanità, dei salotti, in anni di restaurazione, di pescecanismo, di fragoroso miracolo economico, di sbandierati vestitoni scaligeri. Abitudini, stereotipi, linguaggi, tic, eleganze e cafonaggini degli “uomini e donne di moda”. I disegni di Brunetta accompagnano i suoi articoli.

Dicono di lei

Ha scritto Guido Vergani: “È una signorina di buona famiglia, capace di sorridenti cattiverie, di aceti in una prosa solo apparentemente frivola. (…) Nelle sue sferzate che non hanno virulenza e sono quasi mimetizzate dalla grazia. Emergono il sano moralismo della borghesia illuminata lombarda, quella che ha nel proprio sangue Pietro Verri e Carlo Cattaneo, e il senso dello humour”.

Oltre che una fonte per la fenomenologia sociale della moda, le mille pagine in cui sono stati raccolti (Bompiani, 3 voll., 1977) quegli articoli offrono una preziosa rassegna di tendenze. Arricchita dalla padronanza descrittiva di tessuti, forme, tagli, complementi decorativi. Dalle voghe ancora spontanee alla fine degli anni ’50, come “i wrappers, cioè le sciarpe degli studenti inglesi” portate su tailleur e stivaletti di raso. All’avvento di standard rassicuranti come “il tubetto nero”, “la miglior buccia per la serata più o meno tranquilla” e “il coloniale che d’estate va sempre”.

Dalle ostentazioni anti-moda (via via, il ritorno a “spalle rigide e quadrate tipo Caraceni1950″, il “folclore esotico” importato dalle “donne moderniste” degli anni ’50, gli “zatteroni in luogo della scarpa Chanel“) alle icone populiste come i jeans, purché resi “gloriosamente morbidi e azzurro bianchi”. Varie altre tracce dell’occhio attento di Cadorna sulla moda sono disseminate nelle cronache sulle prime alla Scala, uno dei suoi osservatori privilegiati. A metà degli anni ’50, le grandi sartorie milanesi prediligono gli abiti affusolati e le stole di cincillà. Nel ’63 “si vedranno signore dentro il mantello oro e ruggine” di una famosa tela del Carpaccio. Si vedranno anche “le ragazzine in mantellina verde sopra l’altra mantella più lunga e stivali”.

Dagli anni ’70 in poi

Negli anni ’70 elenca “la cinese: pantaloni larghi e blusa”, “l’amazzone in giacca di tweed”. E ancora “quella in doposcì: maglia magari traforata per far sera”, turbanti, patchwork matelassé (“facendo l’effetto anche di copriteiere”), “lesbiche vere o imitazione: scarpa robusta”. Raramente si concede considerazioni, come in una rapida obiezione al Sistema della Moda di Roland Barthes, 1968: “in un punto la Donna di Moda differisce in modo decisivo dai modelli della cultura di massa: non conosce il male. La Moda non parla mai d’amore, non conosce adulteri, relazioni e neppure il flirt: in Moda, si viaggia soltanto col marito”.

L’idea della moda di Caderna, si può riassumere in una “formula per una quieta eleganza”, offerta proprio per un lontano 7 dicembre scaligero. “E cioè, il vestito che può essere in un pezzo solo e parere in due, ma spira sempre una sua malinconica e solenne grazia notturna. Gonna lunga e stretta con due spacchetti, se no leggermente a botte, di pesante raso crema, perla o grigio fumé, completa di casacchina o bolero di gaietto nero, proprio nel punto della vita grondante gocce come di splendido inchiostro. Scollo a barchetta, brevi maniche, perline nere cucite a disegno di rete, di fiori, di stelle sull’organza o sul tulle”.

Camilla Cederna torna a occuparsi di moda negli anni ’80, durante la fase più aggressiva di trasformazione dell’industria dell’abbigliamento, del mercato e delle tendenze creative. Infastidita dagli esibizionismi, dalle banalità, dal linguaggio invalso con il made in Italy, si congederà dalla “guerra” organizzativo-mediatica delle Collezioni e dal “lookismo contemporaneo” (De gustibus, Mondadori ’86). Altre sue opere sono La voce dei padroni (’62), Signore e Signori (’66), Maria Callas (Longanesi, ’68), Le pervestite(Immordino, ’68). Milano in guerra, con Marilea Somarè e Martina Vergani (Feltrinelli, ’79) e, pubblicato da Mondadori nell’87, Il meglio di Camilla Cederna.