Fausti

Fausti, Marina (1951) Giornalista. Direttore di Donna. Nasce a Gallarate in provincia di Varese, inizia giovanissima (nel 1972) come coordinatrice e…

Fausti, Marina (1951) Giornalista. Direttore di Donna. Nasce a Gallarate in provincia di Varese, inizia giovanissima (nel 1972) come coordinatrice e stilista per il Comitato Moda industriali-abbigliamento, di Milano. Subito, l’anno dopo, viene scoperta dalla Condé Nast e assunta come redattrice a Vogue Italia, meta ambitissima delle giovani giornaliste, dove tutte le redattrici erano note per essere particolarmente attraenti, eleganti, bionde e belle. Resta fino al ’78 in Condé Nast per entrare con la qualifica di servizi speciali a Linea Italiana (Mondadori Editore) dove rimarrà fino all’83. Marina Fausti è una delle poche giornaliste che ha avuto un interessante percorso professionale sia nelle riviste specializzate sia in televisione, dove introduce la moda a Telemontecarlo con la trasmissione Pianeta Moda e dall’83 all’88 collabora, in Rai, come conduttrice e giornalista alla trasmissione televisiva Moda e infine dal ’90 al ’95 è autrice e consulente di moda per trasmissioni ed eventi speciali su Rai 1. Nello stesso periodo è vicedirettore della rivista Moda edizione Eri-Rai. Nel ’95 viene chiamata da Vera Montanari, direttore di Gioia, prima come vicedirettore moda e, poi, come condirettore.

Cederna

Cederna, Camilla (1911-1997). Giornalista italiana. Grande firma del dopoguerra, esordì nel 1939 sul quotidiano milanese L’Ambrosiano, collaborando poi con L’Europeo, L’Espresso e il Corriere della Sera e pubblicando numerosi libri. In seguito alla strage di piazza Fontana a Milano (12 dicembre 1969), dedicò un lungo periodo di attività a temi di impegno civile e politico, dall’inchiesta sulla morte dell’anarchico Pinelli (1971) al dossier del 1978 sul presidente della repubblica Leone, alla raccolta di memorie Il mondo di Camilla (Feltrinelli, 1980). La moda ha rappresentato un leitmotiv del suo giornalismo: un interesse già rivelato dalla tesi di laurea sulle Prediche contro il lusso delle donne dai filosofi greci ai Padri della Chiesa e dal suo primo vero pezzo pubblicato dal Corriere della Sera il 7 settembre 1943, alla fine del periodo badogliano e poco prima che tornassero i fascisti: Moda Nera, un bozzetto di costume sulle donne dei gerarchi, a cominciare da Claretta Petacci. Fra il ’46 e il ’56, all’Europeo di Arrigo Benedetti, segue l’attività delle grandi sartorie milanesi, la fase pionieristica di Palazzo Pitti, le sfilate di Balmain e Dior a Parigi, racconta Maria Callas e la sua educazione all’eleganza nell’atelier di Biki. Parallelamente, è stato il suo tratto originale, osserva e registra il “vestire”, come lo definisce, le proprietà di stile e le goffaggini esibizionistiche nel rapporto con la moda. Ne dà un saggio nell’almanacco Milano ha cinquant’anni edito nel 1950 dalla Rinascente con il lungo articolo Come vestono i milanesi, dei quali elogia il “conformismo, frutto di buone tradizioni”, consacrato dalle giacche di Prandoni “che fino a pochi anni fa servivano di modello ai grandi tailleurs di Londra”. A fianco si leggeva Come vestono le milanesi di Irene Brin. Nel febbraio ’56, testimonia per L’Europeo la crociera a New York di “otto signore italiane” (Consuelo Crespi per tutte) “di sangue blu, taglia mannequin”, organizzata da Giovanni Battista Giorgini per presentare alle americane i modelli di grandi sarti milanesi e romani come Schuberth, Marucelli, Capucci, Veneziani. Poco dopo, segue il direttore Benedetti che fonda L’Espresso dove firma la rubrica di costume Il lato debole, che terrà fino al 1976. Ogni settimana, racconta il continente della mondanità, dei salotti, in anni di restaurazione, di pescecanismo, di fragoroso miracolo economico, di sbandierati vestitoni scaligeri: abitudini, stereotipi, linguaggi, tic, eleganze e cafonaggini degli “uomini e donne di moda”. I disegni di Brunetta accompagnano i suoi articoli. Ha scritto Guido Vergani: “È una signorina di buona famiglia, capace di sorridenti cattiverie, di aceti in una prosa solo apparentemente frivola. (…) Nelle sue sferzate che non hanno virulenza e sono quasi mimetizzate dalla grazia, emergono il sano moralismo della borghesia illuminata lombarda, quella che ha nel proprio sangue Pietro Verri e Carlo Cattaneo, e il senso dello humour del popolino milanese”. Oltre che una fonte per la fenomenologia sociale della moda, le mille pagine in cui sono stati raccolti (Bompiani, 3 voll., 1977) quegli articoli offrono una preziosa rassegna di tendenze, arricchita dalla padronanza descrittiva di tessuti, forme, tagli, complementi decorativi. Dalle voghe ancora spontanee alla fine degli anni ’50, come “i wrappers, cioè le sciarpe degli studenti inglesi” portate su tailleur e stivaletti di raso, all’avvento di standard rassicuranti come “il tubetto nero” considerato “la miglior buccia per la serata più o meno tranquilla” e “il coloniale che d’estate va sempre”. Dalle ostentazioni anti-moda (via via, il ritorno a “spalle rigide e quadrate tipo Caraceni 1950″, il “folclore esotico” importato dalle “donne moderniste” degli anni ’50, gli “zatteroni in luogo della scarpa Chanel“) alle icone populiste come i jeans, purché resi “gloriosamente morbidi e azzurro bianchi”. Varie altre tracce del suo occhio attento sulla moda sono disseminate nelle cronache sulle prime alla Scala, uno dei suoi osservatori privilegiati. A metà degli anni ’50, le grandi sartorie milanesi prediligono gli abiti affusolati e le stole di cincillà. Nel ’63 “si vedranno signore dentro il mantello oro e ruggine” di una famosa tela del Carpaccio e “le ragazzine in mantellina verde sopra l’altra mantella più lunga e stivali”. Negli anni ’70 elenca “la cinese: pantaloni larghi e blusa”, “l’amazzone in giacca di tweed”, “quella in doposcì: maglia magari traforata per far sera”, turbanti, patchwork matelassé (“facendo l’effetto anche di copriteiere”), “lesbiche vere o imitazione: scarpa robusta”. Raramente si concede considerazioni, come in una rapida obiezione al Sistema della Moda di Roland Barthes, 1968: “in un punto la Donna di Moda differisce in modo decisivo dai modelli della cultura di massa: non conosce il male. La Moda non parla mai d’amore, non conosce adulteri, relazioni e neppure il flirt: in Moda, si viaggia soltanto col marito”. Piuttosto, la sua idea della moda si può riassumere in questa “formula per una quieta eleganza” offerta proprio per un lontano 7 dicembre scaligero: “E cioè, il vestito che può essere in un pezzo solo e parere in due, ma spira sempre una sua malinconica e solenne grazia notturna. Gonna lunga e stretta con due spacchetti, se no leggermente a botte, di pesante raso crema, perla o grigio fumé, completa di casacchina o bolero di gaietto nero, proprio nel punto della vita grondante gocce come di splendido inchiostro. Scollo a barchetta, brevi maniche, perline nere cucite a disegno di rete, di fiori, di stelle sull’organza o sul tulle”. Camilla Cederna torna a occuparsi di moda negli anni ’80, durante la fase più aggressiva di trasformazione dell’industria dell’abbigliamento, del mercato e delle tendenze creative. Infastidita dagli esibizionismi, dalle banalità, dal linguaggio invalso con il made in Italy, si congederà dalla “guerra” organizzativo-mediatica delle Collezioni e dal “lookismo contemporaneo” (De gustibus, Mondadori ’86). Altre sue opere sono La voce dei padroni (’62), Signore e Signori (’66), Maria Callas (Longanesi, ’68), Le pervestite (Immordino, ’68), Milano in guerra, con Marilea Somarè e Martina Vergani (Feltrinelli, ’79) e, pubblicato da Mondadori nell’87, Il meglio di Camilla Cederna.

Omicini Luciana

Omicini, Luciana(1933). Giornalista. È stata una delle direttrici storiche di Annabella, che ha guidato dal ’76 all’82, in un periodo caldo della storia della rivista, mentre l’universo femminile subiva i poderosi scossoni della contestazione femminista. Per i direttori di settimanali del settore sono anni in cui il rapporto con la società civile è obbligatorio e i segnali che ne provengono impongono continui cambiamenti di rotta anche radicali. Ed è quello che fa Omicini con la sua Annabella. Chiusa l’esperienza col settimanale Rizzoli, dall’84 al ’91 assume la direzione di Insieme, mensile per la donna e per la famiglia, e cerca di far passare, attraverso le pagine patinate, un’immagine sognante della maternità, realizzata anche attraverso una particolare cura della fotografia.

Rossi Lodomez

Rossi Lodomez, Vera (1902-1988). Giornalista italiana. Elegante, colta, dotata di uno spirito autenticamente toscano e di grande humour, avvantaggiata dalla perfetta conoscenza di più lingue, ebbe un ruolo importante al fianco di Giovanni Battista Giorgini, collaborando alle grandi sfilate di Palazzo Pitti. Amica del celebre disegnatore Gruau, lo accompagnò negli Stati Uniti per visitare le scuole di moda: all’epoca un avvenimento eccezionale. Rossi Lodomez lavorò per Novità e altri periodici femminili. Di lei si ricordano — con la firma Vera — la rubrica Annabella in Cucina, il libro omonimo (Rizzoli, 1955) e soprattutto la prima edizione del Cucchiaio d’Argento (Domus, 1950) e il Nuovissimo cucchiaio d’argento (1972) di cui fu coautrice. Le sue feste di Natale della moda (così come quelle di Jole Veneziani) hanno lasciato una traccia memorabile.

Brunhoff

Brunhoff, (de) Michel (1892-1958). Giornalista francese. Scoprì giovani talenti come Saint-Laurent e Bourdin, di cui pubblicò su Vogue la prima fotografia. Nel 1912, con Lucien Vogel, fonda la Gazette du Bon Ton. Nel ’20 sposa Cosetta Vogel, sorella di Lucien, e con lei fonda l’Illustration de la Mode. Pur conservando, fino al ’33, il suo posto all’Illustration, si occupa di Jardin des Modes e, nel ’29, fonda Vogue Francia, che dirigerà fino alla morte.

Bottero

Bottero, Amalia. Giornalista. Ha lavorato per i più importanti quotidiani e periodici italiani e, nell’ambito culturale, per la televisione, curando inoltre trasmissioni per i ragazzi. Esperta di moda, ne ha seguito la cronaca e la storia. Fu lei a organizzare la rassegna alla Villa Comunale di Milano, nel 1964, a commento della presentazione della Storia del costume in Italia di Rosita Levi Pisetky. Nel ’79, Mursia le pubblica Nostra signora la Moda, puntigliosa, capillare storia del made in Italy dal secondo dopoguerra alla stagione del trionfante stilismo.

Mari

Mari Lucia (1932). Giornalista. Dal 1961 all’87, è inviata di Stasera e successivamente di Paese Sera per la moda. Passa, poi, al Giorno dove, come collaboratrice fissa, segue le sfilate e tiene la rubrica settimanale Agenda Donna sino al ’97. Parallelamente collabora a Gente. Nel ’69, ha l’idea invece di “vestire” le canzoni del Festival Bar, proponendo il tema a creatori quali Enzo, De Barentzen, Sarli, Zanolli, Litrico e Biki che vince con l’abito disegnato per Acqua azzurra, acqua chiara di Lucio Battisti. Nell’81 è stata premiata dalla Camera Nazionale dell’Alta Moda Italiana per i suoi articoli su Paese Sera. È infatti sua la voce sulla moda italiana e francese dal 1900 al 1960 per il Dizionario Enciclopedico Moderno, edito da Labor. Per la sua attività umanitaria, riceve nel ’92 il premio dell’Onu Civiltà senza frontiere. Dal 1999, Mari inizia un’intensa attività televisiva. Collabora al quotidiano russo Izvestia. È opinionista di moda per i canali televisivi di Sky.

Di Scovolo

Di Scovolo, Antonella (1974). Giornalista. Direttore di Più Bella. Una carriera tutta nel settimanale Annabella, dove entra nel ’67 e rimane per 20 anni: da copy di moda a vicedirettore. Nell’89, prende il timone di Più Bella, di cui rinnova l’aspetto grafico e cambia il taglio allargandone i contenuti al mondo del lavoro e ai problemi sociali, pur non allontanando troppo il giornale dalla sua vocazione storica di settimanale pratico e di facile lettura.

Gualtieri Anna

Gualtiero, Anna. (1921). Giornalista. Ha diretto Arianna, Arbiter e Rakam. Entra nel giornalismo, a Oggi, nell’immediato dopoguerra. L’ex direttore Edilio Rusconi,nel 54, diventato intanto editore e direttore di Gente, la chiama alla direzione di Gioia che, in 13 anni, porta da 60 a 600 mila copie. Nel ’68 è in Mondadori dove inventa e dirige Duepiù, quindi passa alla direzione di Arianna. Nel ’70 Anna Gualtieri è responsabile editoriale della Fabbri e nell’80 è di nuovo alla Rusconi come direttore del maschile Arbiter e di Gioielli/Griff. Viene chiamata a risollevare le sorti di Rakam nell’87, che riporta agli antichi standard di diffusione. Nel ’98 assume la direzione editoriale del settore periodici Rusconi.