Tortu

Tortu, Christian (1954). Scenografo, decoratore, designer. In origine e in primo luogo, un fiorista che ha rivoluzionato la professione, modellandola in base alla propria creatività. Nato negli anni ’50 in Francia, nel Maine-et-Loire, da una famiglia di fiorai da generazioni, all’età di 22 anni lascia Saumor per lavorare in varie province, prima di giungere nel 1977 a Parigi. Nella capitale, apre diversi negozi, ultimo dei quali al 6 di Carrefour de l’Odeon, che in breve diventa una specie di “islet of nature” nel cuore della città. Negli anni ’80, dà nome a un marchio che dalle composizioni floreali trae spunto per candele profumate in cera naturale, incensi, saponi, linee di piatti e tazze decorate rigorosamente con motivi naturali. Il motto, tutt’oggi valido, è “XXth century will be vegetal, or not be”. Dopo l’apertura newyorkese sulla Quinta Avenue, Tortu intraprende l’attività di scenografo per l’allestimento di mostre nei musei, per le sfilate dei maggiori stilisti (Valentino, Dior, Chanel), per il Festival di Cannes. Il suo staff è composto da 13 persone, ha aperto boutique a New York, Tokyo e nel Quartiere Latino di Parigi. Giorgio Armani si è rivolto a lui per creare il corner floreale del negozio milanese di via Manzoni. Nel 2002 ha aperto una boutique di fiori, fragranze e accessori a Giacarta.

CALVIN KLEIN

Celebre fashion designer americano, nel 1968 fondò l’omonimo brand insieme allo storico amico e collega Barry K. Schwartz.

Le origini

Calvin Klein è un famoso designer americano, fondatore dell’omonima società. Nel 1968, iniziò la sua attività con un budget di soli $ 10.000, aprendo la Calvin Klein Limited, un negozio di cappotti nello York Hotel di New York. Figlio di farmacisti del Bronx, sin da piccolo preferiva schizzare modelli sul suo libro di matematica piuttosto che farne gli esercizi; a casa, dopo i compiti, si esercitava sempre a cucire.

Dopo aver combattuto l’opposizione dei genitori, nel 1962 finalmente si iscrisse al Fashion Institute of Technology di New York. Calvin Klein costruì un impero insieme a Barry Schwartz, compagno di scuola, nato e vissuto come lui e Ralph Lauren nello stesso quartiere di New York, il Bronx appunto. Se Lauren passava le giornate a mostrare il campionario delle sue cravatte ai buyer dei grandi magazzini, Klein portava in giro i suoi schizzi in una valigetta.

1980, Calvin Klein nel suo studio
1980, Calvin Klein nel suo studio

Dopo cinque anni di apprendistato in varie aziende, diede inizio alla propria attività specializzandosi nel disegno di abiti e cappotti. Dalle sue sfilate è bandita la moda-spettacolo. Giovane, alto, attraente e vestito in modo impeccabile, era sempre al posto giusto nel momento giusto. Klein era il re delle feste più belle del weekend, ma anche un puntiglioso e preciso manager il lunedì mattina: la sua immagine è divenuta icona del suo successo.

Lo stile CK

John Fairchild, redattore del famoso giornale di moda Womens Wear Daily, celebre quanto temuto, in quanto una sola sua recensione potrebbe decretare la fine di qualsiasi designer, parlò di Klein come di uno dei migliori al mondo. Fairchild affermò che egli era una vera rarità nel panorama dello styling americano, dotato di un’eccellente capacità di taglio ma di poca immaginazione. Inoltre, Klein apparve sul numero di settembre 1969 di Vogue.

Calvin Klein 1982, Campagna pubblicitaria con Brooke Shields
1982, Campagna pubblicitaria con Brooke Shields

Non solo ha talento creativo ma anche grande abilità pubblicitaria. Nel 1971 creò la campagna per i famosi jeans K: caratterizzata da forte erotismo, aveva come protagonista Brooke Shields. Il 1971 segnò anche l’introduzione di capi d’abbigliamento sportivo nelle collezioni CK: questo nuovo interesse portò l’attenzione su praticità e comodità, attributi che da questo momento non vennero più dati per scontati. Basti pensare alle giacche da marinaio, ai mantelli in morbido tessuto rustico e collo in pelliccia, alle giacche camicia in crepe-de-Chine, alle bluse di seta a righe, o ai maglioni e agli abiti in velluto. Lo stile CK rimane sempre molto semplice, con una particolare predilezione per gli indumenti sovrapposti ton sur ton.

Calvin Klein Campagna pubblicitaria 1993
Campagna pubblicitaria 1993

Stagione dopo stagione, il successo di CK crebbe sempre più, grazie alla sua capacità di prevedere ed esaudire i desideri inespressi della clientela. CK riuscì a bilanciare la semplicità ad un sofisticato gioco di armonie: niente decorazioni inutili, niente fronzoli, ma un’eleganza che cattura sempre l’attenzione.

Una nuova linea di abbigliamento, CK, e una linea di intimo riempiono I negozi di tutto il mondo, grazie anche all’audace campagna pubblicitaria di Bruce Weber.

Kelly Rector

Per l’eterno ragazzo, celebre star ma in costante pericolo per le sue intemperanze esistenziali, ebbe grande importanza l’incontro con Kelly Rector. Uscita dall’atelier di Ralph Lauren, diventò sua moglie portando ordine nella sua vita e collaborando alla resa più sofisticata e femminile del secondo periodo creativo dello stilista a fine anni’70: non solo una più nutrita presenza di abiti da sera, ma anche una maggiore grazia nei modelli da giorno. Giacche, quindi, molto lineari con spalle quadrate per assottigliare i fianchi; mantelli lunghi; attillati blazer e bluse dalle proporzioni studiatissime, spogli ma dolci, il tutto senza rinunciare a un’immagine sobria sottolineata dallo scarso impiego di tessuti costosi.

Calvin Klein Jeans, 1978
Calvin Klein Jeans, 1978

Klein deve la lealtà dei suoi clienti alla sua attenta ricerca, alla mancanza di decorazioni e accessori complicati e alla, quindi, ampia vestibilità e produzione in massa delle sue creazioni. Lo deve anche al gusto incomparabile dei suoi jeans, capi che per così tanto tempo vennero considerati estranei al mondo della moda.

Calvin Klein fu il primo designer a vedersi assegnare, nello stesso anno, il premio del Council of Fashion Designers of America sia per la collezione Uomo che per quella Donna (1993). Nel 1973 si aggiudicò il Coty Award che mai era stato assegnato ad uno stilista così giovane.

Intimo CK

Intimo icona, Campagna pubblicitaria 1992
Intimo icona, Campagna pubblicitaria 1992

A partire dagli anni ’80 il brand raggiunse un incredibile successo e si può anche affermare che Klein rivoluzionò il mercato americano della biancheria intima maschile. Presentò CK, una nuova di boxer femminili, e una linea di biancheria maschile di grande successo, che incassò 70 milioni di dollari in un solo anno. Le campagne pubblicitarie erano tutte nelle mani dell’abile fotografo Bruce Weber.

Calvin Klein Campagna pubblicitaria con Mark Wahlberg
Campagna pubblicitaria con Mark Wahlberg

Negli anni ’90, John Varvatos, direttore responsabile delle linee uomo di Calvin Klein, inventò un nuovo tipo di biancheria intima chiamata boxer briefs, un ibrido tra boxer e slip. L’indumento divenne famoso grazie alla campagna del 1992 con Mark Wahlberg: venne definito “una delle più grandi rivoluzioni di abbigliamento del secolo”.

Difficoltà del Brand

Nel 1992, la società arrivò quasi a dichiarare bancarotta, ma ne uscì vincente, grazie soprattutto al successo delle linee di biancheria intima, dei profumi e dell’abbigliamento sportivo ck. Dal ’97 una joint venture legò la linea Ck a Stefanel, che produceva su licenza e distribuiva in Europa e Medio Oriente. Di recente, è stata lanciata sul mercato europeo una nuova linea per bambini, mescolando stile americano ed europeo: jeans basic, giacche denim in varie tonalità e T-shirt con il logo CK per i maschietti; camicie scollate all’americana e minigonne o shorts mozzafiato per le bambine. La campagna pubblicitaria che accompagnò la nuova linea e altre sullo stesso tema, sempre molto erotiche, suscitarono molto scandalo. I manifesti vennero vietati e CK accusata di essere al limite della pedofilia.

Calvin Klein Controversa campagna pubblicitaria
Controversa campagna pubblicitaria

Nel 1999 il marchio annunciò di essere in vendita per $ 1 miliardo: mai vi furono offerte tali, così Klein decise di levare il brand dal mercato. A inizio 2000 venne commercializzata una versione inedita e a tiratura limitata del profumo unisex cK One. I tre flaconi erano disegnati da altrettanti artisti di retaggio “urbano”: l’olandese Delta, che si affidava a una linea futurista, il graffittaro Espo con le sue donne dal lungo collo; il newyorkese Futura con il “mistero delle ombre”. Nell’impero di Calvin Klein, i profumi rappresentano il 34% del fatturato totale del gruppo.

Phillips-Van Heusen rileva Calvin Klein

Nel 2002 l’azienda aveva un fatturato di $ 3 miliardi all’anno. A dicembre, Calvin Klein Inc. fu acquisita dal colosso dell’abbigliamento Phillips-Van Heusen per $ 430 milioni in contanti e azioni. Le potenziali royalty, che potevano essere valutate tra i 200 e i 300 milioni di dollari, furono dilazionate nel corso degli anni. Klein e il suo socio Barry Schwartz avevano già tentato la vendita nel 2000, senza giungere a una soluzione concreta. Klein rimane il design inspirator dei 12 differenti prodotti della compagnia, per le linee Calvin Klein Collection, cK e cK Calvin Klein.

Elemento fondamentale in questa operazione fu la licenza a lungo termine con cK 21 Hidungs Pte. Ltd per le linee di abbigliamento sportivo uomo, donna, d’abbigliamento maschile, per la linea di calzature uomo e donna, di borse e di piccola pelletteria. Ciò favorì anche l’apertura di negozi a Singapore, in Malesia, in Tailandia, a Hong Kong e in Cina. Nuovi punti vendita in franchising furono aperti in Corea, a Taiwan e in Cina. A dicembre fu inaugurato il primo American Calvin Klein Underwear Store in Prince Street, a New York: un grande spazio vendita per intimo e profumi.

GLI EFFETTI DELLA VENDITA

Uno dei primi effetti della vendita fu la creazione di una partnership con un’azienda di Trento, la Vestimenta, che dal 2004 si occuperò di creare e distribuire le linee di prêt-à-porter maschile e femminile, le prime a non essere prodotte all’interno dell’azienda. La Vestimenta già produceva su licenza il prêt-à-porter femminile di Emanuel Ungaro e il maschile di Trussardi e aveva siglato una jointventure con Giorgio Armani.

Lo stilista ammise pubblicamente l’abuso di sostanze stupefacenti e alcool, dichiarando di volersi sottoporre a una cura disintossicante. Già nel 1988 il designer era stato ricoverato per problemi analoghi. A causa di ciò, alcuni termini della licenza che collegava Calvin Klein (già acquisita da Phillips-Van Heusen) al gruppo Warnaco vennero modificati e fu firmato un accordo per la linea beachwear, che sarebbe uscita a inizio del 2004.

Calvin Klein Collezione primavera/estate 2003
Collezione primavera/estate 2003

Allo stesso tempo, Fingen Apparel, licenziataria di Calvin Klein Jeans, creò una divisione under 16 disegnata dallo stilista. Quest’ultimo, ormai sessantenne, annunciò che non avrebbe più seguito le collezioni in prima persona, ma che avrebbe avuto un ruolo di consulenza stilistica ed amministrativa, in collaborazione con Bruce Klatsky, Presidente e CEO della Phillips-Van Heusen.

Ad ottobre, Sara Dennis lasciò la vicepresidenza del settore jeans, intimo e costumi da bagno di Calvin Klein per trasferirsi da Liz Claiborne, una società di New York quotata in borsa. Fu anche annunciato che Phillips-Van Heusen intendeva rilanciare la linea di abbigliamento cK Calvin Klein in Asia nel 2004, in seguito alla sospensione della linea negli Stati Uniti, in Europa e in Medio Oriente a causa degli scarsi risultati.

Calvin Klein Campagna calzature-borse 2000
Campagna calzature-borse 2000

Sviluppo del Brand

Le nuove linee

Nel gennaio 2004 Calvin Klein firmò un contratto con Swatch Group per il lancio mondiale di una nuova collezione di bijoux e gioielli. A marzo, Robert Mazzoli divenne Chief Creative Officer di Warnaco, con il compito di controllare le collezioni di intimo Calvin Klein.

A luglio, arrivò  Choice Calvin Klein, una nuova linea di costumi per giovani donne. Inoltre, Calvin Klein lanciò la nuova linea donna/uomo Ck39, nome ispirato all’indirizzo della sede centrale newyorkese: constava di pantaloni, giacche di jeans, capi di maglieria e T-shirt stile vintage.

Inaugurazioni e produttività

Nel novembre 2004 Calvin Klein Inc. promosse Giuseppe Rossi come General Manager e Direttore Generale di Calvin Klein Europe. Durante la sua carica fu aperto a Roma il primo negozio italiano della collezione Calvin Klein: tre piani arredati da RetailDesign e dall’architetto Paolo Lucchetta, che si ispirò all’opera di John Pawson per i flagship store di New York e di Parigi.

Calvin Klein Negozio in Madison Avenue, New York
Negozio in Madison Avenue, New York

Nel febbraio 2005, il calzaturificio italiano Rodolfo Zengarini, di Montegranaro, ottenne la licenza per la produzione e la distribuzione della collezione di scarpe donna. Zengarini, già licenziatario della linea maschile, sostituì, così, Rossimoda.

Nel 2005 furono aperti molti negozi: il primo nel Wafi Mall di Dubai, in collaborazione con Belbadi Fashion, dove era possibile acquistare ogni articolo prodotto dall’impero Calvin Klein. Un negozio monomarca Calvin Klein Collection fu aperto a Milano, in Corso Matteotti angolo Via S.Pietro all’Orto. Inoltre, Calvin Klein concluse un accordo con Finger per l’apertura di 50 negozi indipendenti ck Calvin Klein in Europa e nel Medio Oriente, e uno con Warnaco per la linea di costumi donna.

Kevin Carrigan

Calvin Klein Kevin Carrigan, collezione primavera/estate 2006
Kevin Carrigan, collezione primavera/estate 2006

A giugno Kevin Carrigan ottenne la nomina a Direttore Creativo, responsabile delle attività di vendita al dettaglio e all’ingrosso e della supervisione di progettazione di cappotti, giacche, maglieria, fazzoletti, cravatte e ombrelli.

Nel 2006 Calvin Klein lanciò la fragranza estiva CK One, uno dei prodotti più venduti. Ispirata all’oceano e alla spiaggia, dedicata a giovani consumatori urbani e dinamici, questa fragranza unisex a tiratura limitata fu la terza versione della collezione CK One. Dopo il successo della collezione estiva CK One, negli anni successivi, CK lancia altri profumi: nel 2008 Euphoria eau de toilette, nel 2009 CK Free, nel 2011 CK One Shock uomo e donna.

Calvin Klein Kevin Carrigan, campagna pubblicitaria 2015 con Justin Bieber
Kevin Carrigan, campagna pubblicitaria 2015 con Justin Bieber

Nell’ottobre 2012 il gruppo PVH acquisì Warnaco Group per 2,9 miliardi di dollari, il che significava acquisire diversi marchi Calvin Klein tra cui Calvin Klein Jeans, le linee underwear e le linee sportive.

Nel 2015, secondo il gruppo PVH, la società Calvin Klein investì oltre 320 milioni di dollari in campagne pubblicitarie per ampliare il numero dei potenziali acquirenti. Questo importante compito fu affidato al noto fotografo di moda Alasdair McLellan. Da nominare, la partecipazione di Kendall Jenner per la sponsorizzazione di una linea di jeans in edizione limitata. Inoltre, Justin Bieber e la top model Lara Stone parteciparono alla campagna pubblicitaria Calvin Klein 2015. I social media del marchio, annunciarono la campagna a livello mondiale e la stampa, i media digitali, e i cartelloni pubblicitari la diffusero in più di 20 paesi.

Situazione attuale

Nel febbraio del 2016 la società nominò Raf Simons nuovo Chief Creative Officer, il suo stile minimalista e la sua conoscenza profonda della cultura giovanile era perfettamente in linea con i bisogni del brand. A contratto, Raf Simons avrà un controllo creativo completo, dall’immagine del brand alle collezioni.

Calvin Klein Raf Simons, prima collezione per Calvin Klein
Raf Simons, prima collezione per Calvin Klein

A febbraio 2017, Raf Simons debutta con la collezione autunno prêt-à-porter uomo/donna, presso la sede di Calvin Klein a New York. Un mese dopo, Calvin Klein presenta, tramite account Instagram, un nuovo logo: progettato in collaborazione con l’art director e grafico inglese Peter Saville, Calvin Klein lo definisce un “ritorno allo spirito delle origini”.

Nell’aprile 2017, Calvin Klein lancia una nuova campagna per la linea di intimo diretta da Sofia Coppola: esito davvero stimolante, con la partecipazione di Lauren Hutton, modella e attrice settantenne. Secondo Vogue, Calvin Klein dimostra che “non esiste un limite d’età per essere modelli di biancheria intima”.

A giugno, ispirata all’iconica Obsession, Calvin Klein lancia Obsessed, una nuova fragranza uomo/donna. La campagna pubblicitaria presenta ancora una volta dei ritratti di di Kate Moss, scattati da Mario Sorrenti per la pubblicità Obsession 1990.

Calvin Klein, Obsessed
Calvin Klein, Obsessed

SIMONS LASCIA CALVIN KLEIN

Lo stile visionario di Simons, per quanto molto apprezzato dalla critica non porta a Calvin Klein i guadagni sperati. Il risultato è quindi una revisione delle strategie da parte del brand, con la scelta di un approccio maggiormente commerciale. Queste decisioni sono incompatibili con l’attitudine artistica di Simons che quindi, a meno di due anni dalla sua prima sfilata e a soli otto mesi dalla scadenza naturale del suo contratto, lascia definitvamente Calvin Klein a marzo 2019.

Krieger

Bob (1936 – 2020). Fotografo italiano. Nasce ad Alessandria d’Egitto da madre di origine siciliana e padre prussiano. È fin da ragazzo affascinato dal mondo dell’arte cui lo avvicina il bisnonno Giuseppe Cammarano autore dei dipinti neoclassici della Reggia di Caserta.

Bob Krieger

Pur avendo cominciato a fotografare a 11 anni (ricorda ancora la sua prima immagine, un ritratto della madre), solo nel 1962 entra in uno studio come assistente “perché ero rimasto senza soldi”. Trasferitosi nel ’67 a Milano dove tuttora vive e lavora, comincia l’attività in proprio pubblicando subito su Harper’s Bazaar e Vogue e documentando la nascita del prêt-à-porter italiano. Dal ’70 al ’75 è art-director di Bazaar Italia, poi torna a realizzare fotografie lavorando per i più grandi stilisti (Krizia,Versace, Valentino, Biki, Romeo Gigli, Bulgari) su riviste come N.Y. Times Magazine, Vogue, Esquire, Harper’s Bazaar, ma affermandosi anche in campo pubblicitario e firmando ben tre copertine di Time, tra cui, nell’82, quella dedicata a Giorgio Armani.

Pur legato alla moda, se ne allontana per realizzare ricerche personali sul nudo — con due libri molto belli Metamorfosi in bianco e nero nel ’90 e Anima nuda a colori nel ’98 — e sul ritratto con immagini di grande libertà espressiva. Negli ultimi anni, la Versiliana a Pietrasanta e Spazio Krizia a Milano gli hanno dedicato due mostre. Una mostra di suoi ritratti è stata esposta in spazi non tradizionali come l’Aeroporto Internazionale di Malpensa.

Bob muore a Santo Domingo il 7 maggio del 2020. Il fotografo si trovava sull’isola, ospite di alcuni amici. Aveva 84 anni.

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Morto Bob Krieger, il ritrattista della moda

La Chapelle

La chapelle
La Chapelle

La Chapelle David (1963). Fotografo americano di origine canadese. Arriva a New York nel 1978 e lavora come buttafuori allo Studio 54. In quel mitico ritrovo notturno, incontra Andy Warhol che lo introduce nella redazione di Interview. Ma la sua prima vera occasione di esprimersi come fotografo gli viene offerta dal giornale Details che gli commissiona un servizio, lasciandogli piena libertà. Da quel momento, il fotografo, anche quando il suo obiettivo inquadra la moda, crea una visione alternativa, fatta di colori, di sensualità irridente, di allegria che nasce dalla contaminazione delle culture pop, cyber e rock. È quasi un marchio che rende le sue immagini sempre riconoscibili. Senza nessuno scrupolo esagera, mischia il reale con l’inventato, usa con sapienza il computer, racconta una realtà che esiste solo nella sua fantasia. Pubblica su Interview, Vanity Fair, The New York Times Magazine, The Face e realizza campagne per Diesel, Mac, Levi’s, Estée Lauder, Iceberg. Ha realizzato un promo per Giorgio Armani, il marchio che lo aveva lanciato nel 1991 utilizzando una sua immagine in bianconero (il volto di un angelo) a piena pagina sui principali quotidiani italiani: pochi sanno che la fotografia originale (comparsa nel 1992 in L’invisibile ripreso, una collettiva sul tema degli angeli esposta a Milano che costituisce la sua prima mostra europea) era a figura intera e a colori. Ormai numerosissime le mostre personali in tutto il mondo per un autore che ha esordito in Italia, ancora sconosciuto, con una grande personale al Museo Ken Damy di Brescia nel ’93. Due sono finora i suoi libri, insoliti nelle dimensioni e originali nella composizione come il loro autore: LaChapelle Land nel ’96 e Hotel LaChapelle nel ’99. La sua passione per l’arte, si estende oltre i confini della fotogafia. La Chapelle diviene regista di video musicali e spot pubblicitari che lo consacrano a vero e proprio genio creativo. Mostre in tutto il mondo, tra cui Milano nel 2007, in mostra a Palazzo Reale. L’artista esponeva qui i suoi più celebri ritratti di star e celebrity divenute negli anni, come egli stesso afferma, le sue muse ispiratrici.

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Schoerner

Leflesh

Leflesh. Marchio fondato nel 2001 da Edward Buchanan, stilista inglese, e Manuela Morin, stilista italiana. Lui studia alla Parson School of Design mentre lei si diploma al Fit. (Fashion Istitute of Technology) a New York. Edward, dopo un periodo come stilista da Michael Kors, Gap e Giorgio Armani, approda nel 1996 a Bottega Veneta dove diventa il creatore del prêt-à-porter uomo e donna. Qui incontra Manuela già nel Gruppo prima come consulente e poi come stilista di scarpe e accessori. Nel 2001 se ne vanno entrambi, la prima da Anna Molinari, e il secondo da Iceberg. Nello stesso anno presentano alla settimana del prêt-à-porter milanese il loro marchio Leflesh.

Erreuno

Erreuno. Azienda fondata da Ermanno e Graziella Ronchi, allora non ancora marito e moglie, nel 1970. La storia parte da uno scantinato nella milanese via Morgantini, decentratissimo rispetto alle vie canoniche della moda. Ermanno ha 23 anni e fa il rappresentante di confezioni. Graziella è più giovane e disegna. Nel ’75, a forza di battere le boutique di provincia, il duo comincia ad avere bilanci più che decenti tanto da arrivare alla decisione di archiviare la dimensione familiare e di tentare un salto di qualità. Puntano a una linea più creativa, chiamando a collaborare lo stilista Gianmarco Venturi. Un’alleanza di 3 anni. Graziella smette di disegnare per diventare il filtro del buon senso creativo, la persona capace di tradurre un capo da pedana in un capo a misura della strada, della vita di tutti i giorni. Filtro continua a esserlo anche dall’80 all’88, quando è Giorgio Armani a disegnare per Erreuno e a radicare lo stile della maison: abiti credibili sia se indossati dalla modella in sfilata, sia se portati da una donna in tram o in ufficio. Questa è stata la bussola di Erreuno anche dopo la fine del rapporto con Armani: stile molto classico, senza fronzoli, senza stravaganze. L’azienda, che vende quasi il 50 per cento all’estero (Stati Uniti, Germania, Giappone, Belgio, Francia) ha stretto alleanza con una società dell’Estremo Oriente, aggiungendo alla prima altre due linee, Donnaerre e Amamy. 2000, ottobre. Ermanno Ronchi e il suo staff festeggiano i 30 anni di attività dell’azienda. 2001, aprile. Viene eletto il consiglio direttivo della Camera Nazionale della Moda per il triennio 2001-2003. Ermanno Ronchi è nominato vicepresidente. 2002, marzo. Va in scena la prima produzione del nuovo stilista di Erreuno, Marco Bignù che sostituisce Gennaro Esposito. Nello stesso anno l’azienda produce la prima collezione della stilista Marella Ferrera.

Forte Gabriella

Gabriella Forte
Gabriella Forte

Forte Gabriella (1949). Top manager e presidente della Calvin Klein Inc. dal 1994, ha saputo globalizzare l’azienda puntando sullo sviluppo strategico del marchio e focalizzandola sull’espansione delle varie linee di prodotti in Nord America, Europa e Asia. Ha stretto importanti accordi per le licenze di occhiali, profumi e pelletteria. Sotto la sua gestione, il fatturato è quasi raddoppiato, passando da 2 miliardi e 100 milioni di dollari nel ’94 a ben 5 miliardi e 300 milioni nel ’98. Nata a Formia, dopo la laurea all’Hunter College con una tesi sui conflitti tra Cina e Urss, ha lavorato nel settore dei beni di lusso creando e dirigendo una società di consulenza, è stata redattrice della Condé Nast Italia ed è stata analista di mercato all’Ice di New York, l’italiano Istituto del Commercio Estero. Prima di approdare alla Calvin Klein Inc., ha lavorato dal ’79 al ’94 alla Giorgio Armani dove dirigeva lo sviluppo mondiale delle vendite, le pubbliche relazioni e le comunicazioni internazionali, oltre a tutte le operazioni negli Stati Uniti. La sua carriera folgorante è il frutto di un’ottima combinazione tra un occhio acuto per la moda e un pratico senso degli affari. (Eleonora Attolico) &Quad;2002, febbraio. Lascia Calvin Klein per diventare presidente della Dolce&Gabbana Usa e direttore licenze e accessori Dolce&Gabbana S.p.A. Il suo arrivo all’inizio di febbraio coincide con lo sviluppo record della griffe D&G e con la conseguente necessità di potenziare e ampliare l’assetto manageriale.

Duca di Windsor

duca di windsor
duca di windsor

Duca di Windsor (1894-1972). Il romantico duca , per pochi mesi Edoardo VIII re d’Inghilterra, è stato l’uomo più elegante del XX secolo. D’altra parte furono i Celti, antichi abitatori della Britannia, a inventare le “bracae”, le braghe, insomma i calzoni, mentre i Romani ancora portavano le modeste “subligatulae” sorta di mutande pochissimo eleganti e oltretutto inefficaci per difendersi dal freddo. Questo fatto la dice lunga sulle attitudini degli uomini della terra d’Albione quando si tratta di dettare legge in fatto di moda al resto del mondo. Forte di un tale retroterra, inglese e anglofila è stata la moda maschile più classica e sicura di sé. Dialetticamente, in Inghilterra hanno avuto origine anche i principali movimenti e “anti mode” che periodicamente hanno sconvolto le leggi dell’eleganza: un corto circuito che faceva scintille già ai tempi della Reggenza, quando la splendida high life della società londinese aveva generato un personaggio come George “Beau” Brummel e, subito dopo, il suo mito tanto che Balzac lo definiva “un uomo eccezionale, principe e patriarca della moda”. Possedendo il carisma necessario per inventare le regole della moda, possedendo originalità, spirito d’indipendenza, misura, Brummel, pur non essendo aristocratico, riuscì a brillare in una società che attribuiva alla moda la pratica stessa dell’aristocrazia. Le sue vicende, i suoi gesti, i suoi commenti hanno dato per sempre spessore e dignità alla ricerca della raffinatezza e dell’eleganza, giustificando frivolezza e vanità (principi sottintesi della moda), e innescando una relazione di affinità elettiva tra moda e cultura. Non a caso, Brummel e altri celeberrimi dandy furono grandi poeti e artisti come Byron, Wilde, Beardsley, Bearbohm. Con questi precedenti (e nonostante le invenzioni di Gabriele D’Annunzio e di Giorgio Armani), era praticamente impossibile che l’uomo più elegante del secolo non fosse un inglese. Il duca di Windsor, dunque: ma in che consisteva la sua eleganza? Ebbene, sarà opportuno ammettere che l’eleganza è un dono, una delle molte ingiustizie divine. Allo stesso modo che uno è bello, oppure intelligente, oppure affascinante. Quindi non ci sono ricette, l’eleganza è una sorta di grazia, di intima sicurezza che ti fa star bene con ciò che hai addosso. E il duca di Windsor, questa grazia, questa sicurezza, le aveva al massimo grado. Le sue “invenzioni” più celebri? La dinner jacket (in Italia e in Francia chiamata smoking) in tessuto detto “midnight blue” dal tono blu scurissimo, che sotto la luce artificiale diventa più nero del nero, indossata per la prima volta nel 1920; il nodo della cravatta alla Windsor (in Italia più noto come “scappino”), perfettamente triangolare, grosso, che negli anni ’50 ebbe un tale successo e fu portato talmente male che il duca lo ripudiò; il collo della camicia alla Windsor, al quale il duca fu invece fedele per tutta la vita, con punte corte allargate, ancora oggi usatissimo in Italia e soprattutto a Milano. Il duca di Windsor fu il primo a calzare abitualmente scarpe marroni e a lanciarle in differenti tonalità. Fino a quel momento (siamo intorno agli anni ’20) il gentiluomo non possedeva infatti che noiosissime scarpe nere, le marroni essendo esclusivamente destinate alla cosiddetta “working-class”. Sorprendente fu sempre l’uso spiazzante, inatteso e creativo dei colori: fu il duca a lanciare per esempio, molto prima che li usassero i preppy americani, smaglianti pantaloni rosa e pastello che a lui, per quell’ingiustizia divina sopra ricordata, stavano meravigliosamente bene. Quanto ai preppy, invece, è stato il classico bagno di sangue. Come dire che per l’eleganza di uno solo è necessario, spesso, il sacrificio di molti.

Lady D

Pilati

Pilati Stefano
Pilati Stefano

Pilati Stefano (1965). Stilista italiano. Comincia la sua attività nel 1984 da Nino Cerruti; successivamente collabora con L’Uomo Vogue, Giorgio Armani (1993), Miu Miu, dove è assistente di Miuccia Prada. Nel 2000 entra da Yves Saint-Laurent come responsabile stilistico della linea di prêt-à-porter femminile, alla quale conferisce un carattere deciso, femminile e moderno proseguendo l’opera cominciata da Tom Ford. Nel 2004, quando Ford lascia il gruppo Ppr, Pilati viene promosso direttore creativo di Yves Saint-Laurent, e diventa responsabile di tutte le linee di abbigliamento e accessori del brand, incarico che viene riconfermato nel 2007.

Miglio Nando

Nando Miglio
Nando Miglio

Miglio Nando (1939). Direttore artistico italiano e regista di sfilate. Veneziano di nascita, inizia in gioventù la sua avventura nel mondo della moda, prima come fotografo a Londra poi come assistente all’ufficio stampa e pubbliche relazioni della Rinascente di Milano. In seguito, è art director e fashion editor per Harper’s Bazaar Italia. Negli anni ’80, il suo studio di consulenza cura la regia e le colonne sonore delle sfilate per alcuni dei più noti stilisti italiani e stranieri: Valentino, Versace, Armani, Fendi, Gft, Dior e Chanel. Ha diretto campagne pubblicitarie curate da fotografi come Penn, Newton, Avedon, Krieger. Nell’84, “mette in scena” la sfilata di Genny alla Casa Bianca per Ronald e Nancy Reagan. Dall’83 all’87, si occupa dell’ufficio stampa e dell’immagine globale di Gucci. Attualmente segue le strategie di comunicazione di Hugo Boss, Canali e Pal Zileri. Ama vestirsi di bianco, in ogni stagione. Nel corso della annuale cerimonia di assegnazione dei Visual Awards 2001, la rivista Visual Trend premia Nando Miglio per “l’impegno professionale nel marketing visivo” profuso in tanti anni di carriera. Il premio assegnatogli ha il significativo nome di Ars et Labor.