Capone

Capone debutta con Max Mara. In breve tempo, si afferma e disegna collezioni per altre importanti aziende italiane di prêt-à-porter

Capone debutta con Max Mara. In breve tempo, si afferma e disegna collezioni per altre importanti aziende italiane di prêt-à-porter: Fendi, Erreuno, Les Copains. Nel 1991 firma le sue prime collezioni uomo e donna e, nel ’95, apre uno show room a Milano.

Guglielmo Capone è un nuovo progetto di abbigliamento donna, dedicato ad una clientela internazionale, giovane ma matura al tempo stesso e che approccia la moda con curiosità e consapevolezza, alla ricerca di un prodotto dal design sobrio, senza trascurare i dettagli fashion.
Uno stile contemporaneo “al di là del tempo e delle mode” che nasce dalla qualità del design, dei tessuti e delle lavorazioni, sostanzialmente tutti Made in Italy.

Total look Capone 2018

Leggi anche:

MAX MARA ALLA FASHION WEEK MILANESE: UNO STILE TRASVERSALE

Cravatta

“Gli europei sono tutti uguali, nei vestiti, nei volti. Se non fosse per la cravatta che portano al collo, non si riuscirebbe a distinguerli”

Cravatta. Un mandarino della Cina pre-Mao, al suo ritorno da un viaggio in Occidente, disse agli amici: “Gli europei sono tutti uguali, nei vestiti, nei volti. Se non fosse per la cravatta che portano al collo, non si riuscirebbe a distinguerli”. Petrolini, re incontrastato e insuperato dei cafè chantant, cantava: “La cravatta è quella cosa distintiva delle classi: fra i tumulti ed i fracassi riconosci il loro partito”. Sono secoli che la cravatta, tra alti e bassi (il finire degli anni ’90 è stato un periodo di vacche magre per i produttori di cravatte), tiene banco.

Il primo accessorio del guardaroba maschile che le assomigli risale al III secolo avanti Cristo: portavano una sorta di cravatta le armate imperiali di Huang-Ti, sovrano del Celeste Impero. Progenitore della cravatta poteva essere, nella Roma di Augusto, il focale. Freddoloso e malaticcio, l’imperatore lo usava, ma solo in privato perché l’uomo romano, come scriveva Quintiliano, non poteva mostrare segni di debolezza fisica e quel focale, più che l’eleganza, garantiva il calduccio. Era quasi una sciarpa per tonsilliti, per raucedini e guai a sfoggiarla in pubblico perché “solo la cattiva salute può scusare le fasce per le gambe, i fazzoletti da collo, e i copri orecchie”.

Il focale era di lana e, oltre ai malati, era concesso agli oratori per proteggere le corde vocali. Il collo nudo, scoperto, come segno di potenza e virilità, era un comandamento dell’antica Roma e tale rimase per centinaia d’anni. Bisogna fare un salto di secoli per trovare qualcosa di simile al focale, ma all’insegna dell’eleganza e non della funzionalità o della prevenzione sanitaria. Alla metà del XVII secolo, la moda delle parrucche lunghe e ricciolute archivia quella dei colli enormi che sormontavano le camicie degli uomini di corte, degli aristocratici. C’è bisogno di qualcosa che finisca la camicia, la impreziosisca. Lo capisce il Re Sole tanto che si racconta spendesse piccole fortune per le sue cravatte di merletto. Ma non si chiamavano ancora cravatte. Tiravano al plastron.

Pionieri della cravatta vera e propria furono gli ufficiali e i fantaccini di un reggimento di cavalleria leggera che giunse in Francia verso il 1660, come truppa mercenaria per la Guerra dei Trent’anni. Era formato da croati, arruolati in Bosnia. La loro divisa prevedeva un girocollo di mussolina, di seta o di tessuto andante, secondo i gradi. Le estremità penzolavano sul petto e finivano con un fiocco, una nappa, una rosetta. Questo punto di colore annodato al collo prese il nome di croatta e, in seguito, per alterazione, di cravatta. Luigi XV istituì persino la carica di porta cravatte. Sul finire del XVII secolo, la moda della cravatta di merletto, cioè di quella specie di tovagliolo ricamato che scende sul petto, è in calando.

Un po’ perché fa furore la croatta dei cavalleggeri bosniaci, un po’ perché, nel tentativo sempre vano di frenare il lusso, sono state emanate leggi restrittive che colpiscono lo sfoggio di collane e di pendagli al collo troppo dispendiosi. Dalle ceneri del merletto e dal successo della croatta, nasce la cravatta Steinkerque: due giri intorno al collo e le cocche finali della lunga fascia volutamente trasandate e da infilare nella prima asola della casacca. L’effetto finale era di grande raffinatezza, di ricercata eleganza. Un secolo dopo, sono ancora gli ufficiali a dettare moda, seguiti a ruota dai nascenti borghesi. La moda è quella di una cravatta nera. La si gira sempre due volte attorno al collo, per fermarla, poi, con un nodo semplice sul petto. È un vezzo per i ricevimenti di corte, per le divise di gala.

Ma dura poco, perché è alle porte il vento della Rivoluzione francese e quel vento scompiglia anche le mode. Solo l’austero Robespierre resiste e sfoggia un guardaroba ancien régime. È il momento del cravattone a forma di fazzoletto, con un nodo ampio e le cocche svolazzanti. Lo porta Camillo Desmoulins e diventa un segno distintivo dei Giacobini, dei Dantoniani, un simbolo politico. Ci si fronteggia anche a colpi di cravatte. Quella dei rivoluzionari è nera. Quella dei controrivoluzionari, che, tramontato il Terrore, si fanno più coraggiosi e spavaldi, è di un provocantissimo bianco e fa spicco su un gilet a fiori di giglio. È sempre una dimostrazione di fede antiterrore il nastrino rosso legato attorno al collo nudo (un parlante riferimento al truculento taglio della ghigliottina) che sostituisce d’improvviso le cravatte di pizzo a jabot delle signore borghesi. Le mode cambiano, vengono terremotate dalla politica, dalle metamorfosi del costume.

Ma il concetto di cravatta resiste e passa trionfalmente all’800 che lo sublima. All’uomo del secolo romantico serve addirittura un trattato per imparare l’arte del nodo. Lo scrive H. Le Blanc nel 1828, L’arte di annodare la cravatta.L’elegantone del secolo, il mitico Lord Brummel, decreta: “La cravatta è l’uomo” e inventa un suo nodo.

Non più le pieghe molli delle cravatte di mussolina, ma pieghe dai contorni esatti e tessuto reso quasi rigido dall’amido: una sorta di ingessatura del collo perché la cravatta girava tre, quattro volte e teneva sollevato sino al mento il collo della camicia. Napoleone, invece, non era un patito dell’eleganza. Aveva altri problemi. Ma la truppa intuiva i suoi stati d’animo, i suoi umori dal colore e dalla foggia delle cravatte. A Waterloo ne portava una bianca, grande, svolazzante e i soldati fiutarono un segno di ottimismo. Era vero: Napoleone, sbagliando, era sicuro della vittoria. L’accessorio da collo, nell’800, si complica e segue regole precise. È di rigore usare solo alcuni tessuti: batista, mussolina, jaconin, cachemire bianco. I nodi si decuplicano.

C’è quello all’orientale, quello all’americana, quello all’erculea, quello alla sentimentale. Il nodo alla matematica è fitto di pieghe: un’opera di ingegneria; quello alla gastronoma, preferito da Gioacchino Rossini e in linea con le sue scorpacciate, è scorrevole, cedevole ai movimenti minimi del collo e della nuca, al pulsare della giugulare. Anche i colori della gastronomia sono in parallelo con la buona tavola: rosa prosciutto, giallo fegato d’oca, nero tartufo Perigorde, plumbeo grigio-blu come la gola di un piccione. La tavolozza ha sempre un significato politico. È rossa la cravatta dei rivoluzionari formato 1848. Invece è nera quella degli anarchici. È gialla quella dei clericali: però, mano a mano che l’800 invecchia, quel punto di colore attorno al collo perde per strada gran parte delle sue stravaganze. Si corre all’omogeneità, alla foggia unica. C’è ancora qualche sussulto.

Dall’ancien régime si recupera il plastron (o piastrone). È una cravatta ampia e dritta a ricoprire tutta la scollatura del gilet dal collo al petto. È di seta o di piqué bianco. Nella galleria dei plastron, è celebre quello di Honoré de Balzac, arricchito da un prezioso spillone. L’epoca vittoriana, con i suoi rigori, livella i gusti. Le cravatte sono vendute con il nodo già fatto, siano esse classiche o a papillon, a nodo striminzito o enorme, secondo i gusti. Persino Gabriele D’Annunzio che, ventenne, monopolizza la Roma di fine ‘800, non esce dai binari del nodo già fatto, impeccabile, ma rigido e stecchito. È proprio il vittoriano Edoardo VII a ribellarsi. Verso gli inizi del ‘900, inventa la cravatta a nodo libero, l’antesignana del presente, e ne va fiero più che per l’altra sua trovata: il risvolto dei pantaloni.

Il nodo libero convive con la Lavallière dai colori accesi e dalle cocche ampie, ondeggianti che diventano simbolo di anarchia, di genio e sregolatezza, di anticonformismo, come anticonformista era l’amante del Re Sole che, secoli prima, l’aveva imposta.

Il ‘900, quanto a cravatte, deve ancora un tributo alla casa reale inglese. Nei giorni dello scandalo Edoardo VIII, non ancora duca di Windsor al fianco di Wally Simpson, si consolò provando e riprovando un nodo che più tardi fu regola per gli elegantoni. Era tozzo, pieno: una forma che venne, poi assorbita dallo Scappino di cui fu maestro l’attore Luigi Cimara, fedelissimo della cravatta blu a pois bianchi. Ma ne aveva 365, una per giorno. La sola differenza stava nelle dimensioni dei pois. Sono ormai anni che il concetto di cravatta si è stabilizzato in una foggia uniforme. Anche il nodo non ha più tanti ghiribizzi. La moda riesce a influenzare solo le misure: stretta, larga, lunga, corta. Neppure la ventata americaneggiante, all’insegna di una creatività un po’ sopra le righe, è riuscita a movimentare la tradizione.

Sono stati effimeri i colori e i disegni swing, i tessuti che incastonavano un brillante e che piacquero ovviamente a Lucky Luciano, i vaghi ricordi di un orecchiato Gauguin nelle cravatte tipo hawaiano e in quelle californiane. Le mode del nostro recente passato non hanno quasi mai scalfito la tradizione. Se cravatta doveva essere, che fosse regimental, rigata, cachemire, tinta unita, floreale, a disegni geometrici o, per certe occasioni, con motivi di caccia o animalisti (Hermès). Oggi, non c’è maison, non c’è stilista che non rivisiti la cravatta: da Ferragamo ad Armani, da Prada a Krizia a Versace, da Ferré a Zegna, a Fendi, da Biagiotti a Missoni a Etro. In Giappone, la cravatta Mila Schön è uno status symbol. In Italia, lo sono quelle artigianali di Marinella.

Nel 1984 è stato pubblicato il volume I 188 modi di annodare la cravatta di Mosconi e Villarosa.

Colombo Italo

Colombo. È nato a Parabiago. Nell’immediato dopoguerra (il suo bisnonno faceva il ciabattino) ha fondato una piccola azienda per la fabbricazione di scarpe.

Colombo Italo (1922). È nato a Parabiago. Nell’immediato dopoguerra (il suo bisnonno faceva il ciabattino) ha fondato una piccola azienda per la fabbricazione di scarpe. È stato il primo a minacciare il primato di qualità e di prezzo che nel settore aveva Bologna. Amico di Walter Albini che gli ha fatto da consulente insieme ad Alberto Lattuada, è stato il calzatore ufficiale delle sfilate di alta moda che si tenevano nella Sala Bianca di Palazzo Pitti a Firenze. Italo ha creato scarpe per Mila Schön, Fendi, per altre celebri griffe e ha un proprio marchio, una propria collezione.

Mytheresa

Mytheresa. E-store di lusso, nato nel 2006 da una boutique multimarca fondata a Monaco di Baviera nel 1987 da Susanne e Christoph Botschen.

Nel suo store online è possibile acquistare moda donna, uomo e bambino tra le 270 aziende più influenti del panorama glamour (di cui 120 maschili e 40 per bambini). Nella selezione Mytheresa è possibile acquistare collezioni firmate Burberry, Valentino, Fendi, Balenciaga, Bottega Veneta, Dolce & Gabbana, LOEWE, Loro Piana, Moncler, Prada, Saint Laurent, Gucci e molti altri. 

Michael Kliger, amministratore delegato

Visto il continuo successo, nel 2017 Mytheresa crea un centro logistico d’avanguardia, sviluppato su una superficie di 32.000 m² e su 4 livelli. Questa locazione si è resa necessaria per via della crescita esponenziale di vendite in tutto il mondo. La boutique, infatti, copre una rete capillare di 140 Paesi. Numeri che si traducono in fatturato. Vale a dire 377 milioni di euro nel 2019 e 450 milioni di euro nel secondo semestre del 2020, complice anche la pandemia da Covid-19 in corso che ha incrementato le vendite online in Cina, Korea, Arabia Saudita, Spagna, Francia, Italia, America. 

Nel 2019, accanto alle collezioni donna si affianca anche il segmento  kids e, nel 2020, il menswear che debutta con le capsule collection uomo di Prada, Valentino e Thom Browne. Il negozio Mytheresa Men è stato inaugurato nel cuore di Monaco, nel giugno 2020.

Un angolo dell’headquarter Mytheresa

Durante tutta l’attività, Mytheresa ha realizzato co-lab di gran favore come con Zimmermann, Paco Rabanne, Versace, Balmain, Dolce & Gabbana, Dries van Noten e Max Mara.

Mytheresa The Album – Jaime King issue

Con attualmente più di 850 dipendenti da oltre 74 paesi, la storia di successo di Mytheresa continua.

Un angolo dello store maschile inaugurato nel 2019

 

Leggi anche

L’iconico Teddy Bear di Max Mara in esclusiva su Mytheresa

 

Abloh Virgil

Abloh Virgil. Fashion designer di origine ghanese, classe 1980. Virgil nasce a Rockford, nell’Illinois, da una famiglia di umili origini. Dopo essersi laureato in Ingegneria civile all’Università del Wisconsin, consegue un master in Architettura all’Illinois Institute of Technology. Durante il corso della sua vita, inoltre, si cimenta come dj nelle discoteche facendosi riconoscere con il nome Flat White.

Nel 2003 incontra John Monopoly, ex manager di Kanye West, e tra i due nasce subito una forte sintonia. Sebbene Abloh non fosse legato alla moda, grazie agli studi passati convince Monopoly a fargli disegnare il merchandising del rapper americano. Nel 2006, assieme a West, si ritrova a Roma per uno stage nell’atelier di maison Fendi. Subito dopo, fonderanno il marchio di moda giovane Pyrex Vision, una linea semplicemente streetwear, composta da tute, t-shirt e accessori logati.

Collezione Louis Vuitton primavera/estate 2021 firmata Virgil Abloh

Forte del successo ottenuto con il passare degli anni, Virgil con l’aiuto di Marcel Burlon e del collettivo New Guards Group fonda, nel 2013, Off-White: un marchio dedicato ai Millennials definito streetwear deluxe. “Mi sento come se fossimo in un nuovo Rinascimento per i giovani”, racconta

Dopo essere stato selezionato per il prestigioso premio indetto da LVMH a favore di giovani talenti della moda internazionale, inizia a sfilare a Parigi con una collezione donna per poi ritornare, nel 2016, a proporre un ready-to-wear maschile, dedicato a Lucio Fontana.

Nel 2017, dopo aver firmato collaborazioni importanti con Nike, Ikea, Rimowa e Jimmy Choo, arriva alla conduzione del team creativo di Louis Vuitton Homme, succedendo a Kim Jones

Abloh ha sempre sostenuto il suo interesse per il lusso, rinnegando il fast fashion. Si definisce, inoltre, un tutto fare: “Quello che faccio può essere definito in diversi modi: architetto, artista, graphic designer, fashion designer, creative director, art director, stylist, regista, fotografo, DJ … Non mi interessa concentrarmi su una cosa sola.”

La sua moda racconta la società contemporanea senza forzarne il suo aspetto minimalista. È abile a mescolare gli stili con naturalezza. La cultura di strada, con Abloh, si fonde con dettagli sartoriali: un look comodo che coglie nel tailoring la chiave giusta per un moderno linguaggio della moda.

 

Leggi anche

Sei curiosità su Virgil Abloh, il direttore creativo di Louis Vuitton

Louis Vuitton Uomo fa il giro del mondo con la SS21 

 

PIERPAOLO PICCIOLI

Indice:

  1. Le origini e il lavoro con Maria Grazia Chiuri
  2. Solista per Valentino 
  3. La metamorfosi di Valentino e le collaborazioni

LE ORIGINI E IL LAVORO CON MARIA GRAZIA CHIURI

Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli

Pierpaolo Piccioli nasce a Nettuno nel 1968, dotato di un’innata inclinazione artistica, frequenta l’Istituto Europeo di Design di Roma, pensava di fare il regista ma poi comprende che con la moda e gli abiti si possono raccontare un sacco di storie.

Diventa nel 2008 il direttore creativo di tutte le linee della Maison Valentino, insieme alla collega Maria Grazia Chiuri, con cui inizia a collaborare dal 1999 dalla casa romana di moda Fendi. I due stilisti per dieci anni lavorano a stretto contatto con Valentino Garavani, contribuendo al successo del marchio, e attualizzando e modernizzando la parte degli accessori. Debuttano con la prima Haute Couture a Parigi, dimostrando di aver interpretato perfettamente il mondo già formato di Valentino. I due designer viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda, l’intento è quello di rappresentare una femminilità fuori dai canoni, sintetizzando nell’abito la sua natura effimera, ma la capacità di rimanere nella storia per la sua unicità.

Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli con Valentino

SOLISTA PER VALENTINO

SS 2017 Valentino

Nel 2016 la sua partner Maria Grazia Chiuri lascia Valentino e lui prosegue da solo la direzione della griffe.

Ogni spettacolo è travolgente, emozionale, creativo e moderno. In tutti questi anni, Valentino ha stabilito un’estetica precisa, fatta di austerità e artigianato, accessori che completano abiti dalla linea dritta e romantica.  Il romanticismo infatti è la sua più forte inspirazione, per lui è un termine passionale, forte e non delicato e che trasmette un senso di fragilità, tutto il contrario, vuole sovvertire gli stereotipi legati al romanticismo e narrare in un altro modo la potenza femminile. In tutte le sue ultime haute couture ritroviamo questo filo conduttore, linee dritte, che cancellano il punto vita e la silhouette da bambola, archetipo dell’abito romantico, si basa tutto sulle asimmetrie sottolineate da nastri di sete, rouges, drappeggi, intarsi, ricami, jaquard. Anche i colori che utilizza richiamano i quadri rinascimentali, ancora una volta dimostra di essere bravissimo a gestire la tradizione e l’inconsueto.

FW 2018 Valentino by Pierpaolo Piccioli

L’A/I 2017-2018 riprende perfettamente questo concetto, portato ad un livello superiore, Piccioli ha lasciato tutti a bocca aperta presentando abiti che sono vere e proprie opere d’arte, ogni look riprendeva performance quasi teatrali, senza un vero e proprio filo conduttore, la perfezione e l’impostazione dell’alta moda prende spunto dalla sua memoria, dai suoi studi, dalla sua traduzione, senza avere un tema accomunante Piccioli prende spunto ovviamente dal Rinascimento ma inserisce dettagli appartenenti alla mitologia, al Settecento, ai costumi di diverse opere teatrali, ne è uscito un tributo alla bellezza romantica, che ha trovato l’espressione massima in quest’ultima collezione: volume, delicatezza, colore e preziosità.

Haute Couture SS 2018 Valentino

LA METAMORFOSI DI VALENTINO E LE COLLABORAZIONI

Valentino Haute Couture by Piccioli SS 2018

Poiché la moda è cambiamento e mai una costante, anche per la maison italiana è arrivato il momento di evolversi, di mutare. Piccioli sta proprio compiendo questa metamorfosi, spesso addentrandosi in territori nuovi e inconsueti. E così prendendo spunto dalla letteratura, dall’arte e dal cinema continua con la sua narrativa, e ci riporta in mondi da lui creati, dove elementi diversi si uniscono in creazioni armoniose, originali, che prendono spunto da capi iconici e dal passato, dove gli accessori rimangono l’asso nella manica per rendere unici i look presentati. Ci presenta dei quadri dipinti perfettamente, dove ogni dettaglio rende giustizia alla bellezza totale dell’opera che manda in scena, e i richiami storici sono molteplici, tutte le sue ispirazioni riunite in ogni passerella raccontano nuove storie, quelle che Pierpaolo Piccioli desiderava raccontare sui banchi dell’università.

Valentino ADV Resort 2018

 

Alla base, comunque, resa la maestria di un marchio che dimostra l’importanza dell’artigianalità e della qualità. Per la pre fall 2018 nasce una collaborazione inaspettata, ma sicuramente vincente, quella tra il marchio Moncler e la Maison Valentino.  Tecnicità e raffinatezza che si incontrano per dar vita a capi invernali unici. Moncler Ginius presenta con la capsule firmata Pierpaolo Piccioli dell’eleganti cappe di diversi colori e misure.

Ma Piccioli alla guida di Valentino non è nuovo a questo tipo di collaborazioni, già nel 2010 era nata una capsule collection tra Valentino e Gap, il marchio americano di casual wear. La collezione era un perfetto mix tra l’eleganza di Valentino e l’urban style di Gap, dedicata a donne che amano il minimalismo e il fascino senza tempo della maison italiana, ed è stata presentata presentata a Milano per l’inaugurazione del nuovo flagship store Gap, in edizione limitata.

FW 2018 Valentino per Moncler

I riconoscimenti

Pierpaolo Piccioli nel 2018 è stato insignito del titolo designer dell’anno ai Fashion Awards indetti dai BFC- British Fashion Council. Due anni dopo, nel 2020, i Council of Fashion Designer of America, sulla piattaforma online Runway360, annuncia il riconoscimento a Piccioli come Designer dell’Anno 2020. “Interpreto questo premio come un promemoria, per tutto il lavoro straordinario che ha fatto il mio team, tutto il supporto che ho ricevuto dalla mia famiglia e per l’enorme opportunità che la vita mi ha dato, facendo quello che amo come lavoro. A volte sogno ad occhi aperti cosa farei o potrei fare se non fossi uno stilista … alla fine sono esattamente dove voglio essere”, scrive lo stilista dal suo profilo Instagram.

FENDI

Fendi è un’azienda italiana di alta moda, nota per le sue lussuose pellicce e la pelletteria. Leggi la storia dello storico marchio con la doppia F.

Indice

  1. Le origini
  2. Karl Lagerfeld direttore creativo
  3. La terza generazione
  4. LVMH acquista Fendi
  5. I successi
  6. Gli anni recenti
  7. 50 anni di collaborazione con Lagerfeld. Palazzo Fendi.
  8. Situazione attuale

Le origini

La doppia F è uno dei primissimi marchi del made in Italy a diventare famoso nel mondo. L’azienda nasce nel 1925, a Roma: un piccolo negozio di borse e pellicceria con annesso laboratorio, in via del Plebiscito. I fondatori Edoardo e Adele Fendi svilupperanno e potenzieranno la loro attività negli anni Trenta, ma il vero successo arriverà con la seconda generazione: le cinque sorelle Paola, Anna, Franca, Carla e Alda apporteranno nuove energie e nuove idee.

Dizionario della Moda Mame: Fendi. Il primo negozio a Roma.
Il primo negozio a Roma.

Karl Lagerfeld direttore creativo

Nel 1926 l’azienda apre il suo punto vendita storico nel cuore della capitale, in via Borgognona. Nel 1965 inizia la collaborazione con Lagerfeld, rinomato per essere riuscito a trasformare il concetto stesso di pelliccia. Viene così reinventato un capo tradizionalmente considerato pomposo, ingombrante e non sempre facile da indossare. Con Lagerfeld come direttore creativo, la pelliccia viene sdrammatizzata e acquista morbidezza, disinvoltura, vestibilità, e diventa “fun fur”, un prodotto base nel DNA del brand, che esiste ancora oggi. Parallelamente procede la ricerca di nuovi materiali, nuovi trattamenti, tecniche sperimentali, di pari passo con la riscoperta e l’utilizzo di pellicce dimenticate e trascurate.

Fendi Collezione Donna primavera/estate 2018
Collezione Donna primavera/estate 2018

Anche le borse diventano più funzionali. La pelle viene stampata, tinta, intrecciata. Alle doppie F nero e fango, di immediata riconoscibilità, si affiancano il rigato e il disegno dama. Nasce la linea Selleria: pochi modelli e lavorazione completamente artigianale.

Dizionario della Moda Mame: Fendi. Le sorelle Fendi con Karl Lagerfeld.
Le sorelle Fendi con Karl Lagerfeld.

La terza generazione

Nel 1977 Fendi presenta la prima collezione pret-à-porter della Maison. Nei primi anni ’90, la terza generazione, nella persona di Silvia Venturini Fendi, figlia di Anna, scende in campo nella direzione creativa di accessori e linee Uomo. Silvia Venturini Fendi lancia la linea Fendissime, con pellicce, sportswear e accessori studiati per un mercato più giovane. Due anni più tardi viene inaugurata la prima sede negli Usa, a New York, sulla Fifth Avenue. Nel frattempo, l’impero delle cinque sorelle si arricchisce di numerose licenze: dalla maglieria ai costumi, ai jeans, agli ombrelli, agli orologi, agli occhiali, alle ceramiche, all’arredo, alla biancheria per la casa. Complessivamente una ventina di licenze, oltre alle linee di pellicceria e di pelletteria.

In questo periodo, circa l’80% della produzione viene esportato. In Italia e all’estero si contano un centinaio di boutique e circa 600 punti vendita. Il fatturato si aggira sui 600 miliardi, cosa che colloca Fendi al quarto posto per importanza tra i marchi del prêt-à-porter italiano. Fendi ha realizzato pellicce sia per il cinema sia per il teatro. Fra i numerosi film e produzioni, vanno ricordati: Gruppo di famiglia in un interno (1974) e L’Innocente di Visconti (1976), La vera storia della Dama dalle camelie di Bolognini (1980), La Traviata di Zeffirelli (1983), Interno Berlinese di Liliana Cavani (1985), la Carmen (1986), L’età dell’Innocenza di Scorsese (1993), Evita di Parker (1996).

Fendi Silvia Venturini con i suoi modelli, collezione Uomo primavera/estate 2018
Silvia Venturini Fendi con i suoi modelli, collezione Uomo primavera/estate 2018

LVMH acquista Fendi

Sul finire del ’99, l’azienda è al centro di molti appetiti d’acquisto. Dopo infinite voci di cessioni, la Maison è passata sotto il controllo di Prada e di Bernard Arnault, proprietario di LVMH. LVMH, in joint venture con Prada (Lvp Holding), acquista il 51% della società, ma la gestione resta nelle mani della famiglia Fendi. Più avanti, Prada inizia a cedere le sue quote a LVMH, che nel 2001 diventa azionista di maggioranza.

I successi

Nel gennaio 2001, Fendi collabora in joint venture con Aoi, da 30 anni distributore del marchio in Giappone. La nuova società, chiamata Fendi Japan K:K, è sul mercato a partire dalla collezione primavera-estate 2001.

A partire dal 2002, la collezione Uomo viene prodotta, per 5 anni, da Ma.co. azienda di Soragna (Parma). Nello stesso periodo, il marchio lancia il servizio su ordinazione per articoli di pelletteria fatti a mano, tra cui la celebre borsa Pekaboo. Questo dà ai clienti l’opportunità di customizzare completamente la propria borsa: un vero e proprio lusso.

Dizionario della Moda Mame: Fendi. Il servizio su ordinazione, fatto a mano.
Il servizio su ordinazione, fatto a mano.

Fendi continua a promuovere eventi culturali di portata internazionale, tra cui la mostra Goddess al Metropolitan Museum, nella sede del Costume Institute. Fra gli eventi più prestigiosi della primavera newyorkese, la mostra ha esposto due abiti, donazione dell’Archivio Fendi.

Nel 2005 Fendi festeggia i suoi 80 anni di carriera con l’inaugurazione di Palazzo Fendi a Roma (palazzo Boncompagni Ludovisi, IIXX secolo). La nuova sede è ora il cuore pulsante dell’azienda. Nel 2010 Fendi lancia la linea kids e Fendi Home. Una storia fatta di primati mondiali, quella della Maison italiana.

Una storia che ha visto l’organizzazione di una sfilata evento sulla Muraglia Cinese nel 2007 con ben 88 modelle e ospiti d’eccezione e una passerella di 1,500 miglia.

Dizionario della Moda Mame: Fendi. La sfilata sulla Muraglia Cinese.
La sfilata sulla Muraglia Cinese.

L’apertura di una nuova boutique a Parigi nel 2008, invece, si è svolta con un concerto privato di Amy Winehouse per soli 400 invitati.

Gli anni recenti

La Maison italiana è sempre promotrice di nuovi progetti ed innovazioni. Nel 2011 Fendi collabora con Maserati, in particolare sulla “GranTurismo Convertible”, grazie ai comuni valori di artigianalità e tradizione. L’auto è stata supervisionata da Silvia Venturini Fendi, e i materiali, realizzati su misura ed in diversi colori, sono stati creati appositamente per quel modello. L’auto ha l’inconfondibile logo della doppia F impressa sul sedili, al centro del simbolo del Tridente sulle ruote e nella parte davanti.

Nel 2013 la Maison ha iniziato il lavoro di restauro delle fontane a Roma, secondo il progetto Fendi For Fountains. L’opera è cominciata con la fontana di Trevi, seguita dalle Quattro Fontane. Per Fendi, questo significa un profonda connessione tra la sua identità e quella della città di Roma. Fendi ha le sue radici a Roma, che è da sempre stata la sua musa. Lo stesso anno il brand firma un contratto con Safilo Group S.p.A. per la produzione e la distribuzione a livello internazionale di occhiali da sole e da vista.

L’anno successivo, Fendi compie un altro passo verso la tecnologia svelando le nuove, lussuose cuffie create in collaborazione con Beats di Dr. Dre. Le cuffie Fendi x Beats by Dr. Dre sono annunciate durante la sfilata Primavera/Estate 2015 a Milano. Sempre nel 2014, il brand ha collaborato con Zaha Hadid per creare una borsa di pelle a più strati, parte del 3Baguette Project, una collezione di creazioni di famose donne inglesi, destinata alla beneficenza.

Fendi Collezione Uomo primavera/estate 2018
Collezione Uomo primavera/estate 2018

Per la prima volta, nel 2014 la Maison si serve di droni per registrare le sfilate. Sempre nel 2014, acquisisce il 49% delle quote del gruppo svizzero Taramax SpA, azienda specializzata nella produzione di orologi di lusso. Questa azione permetterà una presenza più importante del gruppo Fendi all’interno del mercato dell’orologeria.

Fendi Collezione Uomo primavera/estate 2018
Collezione Uomo primavera/estate 2018

50 anni di collaborazione con Lagerfeld. Palazzo Fendi.

Nel 2015, con LagerfeldFendi presenta la prima collezione “Haute Fourrure” alla Fashion Week di Parigi. L’ampia gamma di pellicce di Fendi, internazionalmente riconosciuta, ha fatto il modo che il brand si distinguesse dai competitors, in quanto è uno dei pochi brand con un’offerta completa di pellicce.

Lo stesso anno Fendi trasferisce la propria sede all’interno del Palazzo della Civiltà Italiana, costruito nel 1942 in occasione dell’EXPO (che, però, non si è mai tenuta). L’edificio ospita, oggi, uno spazio dedicato a mostre di arte contemporanea al primo piano.

Primavera/estate 2017
Primavera/estate 2017

Nel 2015 Fendi ha celebrato i 50 anni di Karl Lagerfeld come direttore creativo, con il libro “Fendi by Karl Lagerferld”, che narra una storia esclusiva di eredità, creatività e modernità. Questo è il rapporto più lungo in assoluto tra un’azienda di moda ed un designer.

Dizionario della Moda Mame: Fendi. Il libro di Karl Lagerfeld.
Il libro “Fendi by Karl Lagerfeld”.

Nel 2016 viene completata la ristrutturazione e l’apertura di Palazzo Fendi a Roma, tra via dei Condotti e Piazza di Spagna. All’interno è stato aperto il ristorante stellato giapponese Zuma. Al 2° piano il Fendi Privé, appartamento privato per celebrities, VIP e amici della Maison. Il 3° piano ospita le Fendi Private Suites, alias 7 suites imperiali.

Per il 90esimo anniversario, la maison ha organizzato, il 7 luglio 2016, una sfilata di alta moda A/I 2016-2017 presso la Fontana di Trevi a Roma, il restauro della quale è stato finanziato dalla Maison romana. Ha avuto luogo anche la mostra “Fendi Roma–gli Artigiani dei Sogni”, per spiegare il processo di produzione della pelliccia e gli elementi creativi.

Dizionario della Moda Mame: Fendi. La sfilata sulla fontana di Trevi.
La sfilata sulla fontana di Trevi.

Situazione attuale

Le performance del brand sono molto alte, con un fatturato di più di un miliardo di euro. Serge Brunschwig è presidente e CEO. Il direttore creativo Karl Lagerfeld e Silvia Venturini Fendi continuano a lavorare fianco a fianco per il successo dell’azienda, che resta l’unico brand ad avere un atelier di pellicce interno. Alla morte di Kaiser Karl, avvenuta nel febbraio del 2019, le redini sono passate a Silvia Venturini Fendi. Il 9 settembre del 2020, l’azienda annuncia l’ingresso di Kim Jones, ex Louis Vuitton e attuale direttore della linea uomo Dior, alla direzione creativa del womenswear dell’etichetta.

Piaggi

Anna Piaggi e Karl Lagerfeld

Piaggi Anna (1931 – 2012). Personaggio emblematico del mondo della moda, con il gusto della provocazione colta e irriverente. Anche collezionista di “pezzi” di abbigliamento (trappole estetiche), ma anche di libri, di oggetti, di musica, di “cose”, che liberamente interpreta con una precisa finalità: estetizzare il “momento contemporaneo”.

Pezzi, oggetti (a volte anche parole) ricercati, scavati in peregrinazioni in tutto il mondo, con un raro talento e un occhio sensibile al famoso “quid”. In questo esercizio costante, ha avuto due eccellenti maestri. Il primo è il marito (sposato a New York nel 1962) Alfa Castaldi, fotografo, personaggio di vasta ed eclettica cultura. Il secondo è l’inglese Vern Lambert eccentrico collezionista di abiti antichi.

Sempre seguendo un suo personale fantasioso filone di sottile humor, una particolare logica-illogica, un del tutto personale “egotrip”, gli abiti da collezione-non collezione di Anna Piaggi sono via via usciti da armadi e minuziose catalogazioni, per trasformarsi nel vissuto quotidiano.

Abiti da indossare su un astratto ideale palcoscenico, in una fantasiosa interpretazione. Questa deve avere, come punto di riferimento, la moda e come finalità una provocazione moderna. Abbinamenti, contaminazioni, accostamenti che coinvolgono anche il linguaggio diverso e creativo. Un esempio sono le sue famose presentazioni per le collezioni Missoni.

Anna Piaggi

Anna Piaggi per Mondadori

Sul filo assolutamente originale di una vocazione coltivata per professione, di una rara sensibilità, di una inventiva, capace di interpretare stili, mode, epoche, musica, oggetti, Anna Piaggi si muove in un mix dissacratore ostentato con suprema intelligente indifferenza e padronanza assoluta dell’effetto.

È milanese, di educazione e formazione classica, inizia come traduttrice per la casa editrice Mondadori. Diventa giornalista di moda negli anni ’60, quando viene chiamata sempre dalla Mondadori come fashion-editor per l’esordiente mensile Arianna. A questo imprimerà il segno forte e innovativo di un gusto moderno, nuovo e dove lavora in tandem con il marito Alfa Castaldi, che diventerà uno dei più noti e intelligenti fotografi italiani; con lei collaborerà come redattrice Anna Riva.

Negli anni ’70, Anna sarà “editor at large” per la Condé Nast. Introdurrà con i suoi servizi speciali grandi fotografi come Chris von Wangenheim, Giampaolo Barbieri e naturalmente Castaldi.

Dall’81 all’84 studia il progetto e dirige Vanity (Condé Nast). Un esperimento di ricerca di un nuovo linguaggio con il grande artista americano Antonio Lopez. Si tratta però di introduzioni di argomenti troppo sofisticati che vengono travolti da un frenetico consumismo.

Nell’88 inizia su Vogue Italia la sua rubrica (divenuta cult), “D.P. Doppie Pagine di Anna Piaggi”. Tuttora prosegue e che, dopo dieci anni, ha dato vita al libro Fashion Algebra (Leonardo Arte, ’99). Quest’ultimo incredibilmente ricco di personaggi, spunti, rimandi, citazioni con un linguaggio reinventato, dalla sonorità personalissima ma sempre estremamente informato, documentato, costantemente “avant-garde”.

Ha un peso internazionale, questa giornalista-esteta, questa scrittrice , questa ricercatrice di fatti (misfatti), cose e casi, personaggi emergenti, famosi, sconosciuti. Sia nell’approccio agli argomenti, sia nella brillante scrittura, sia negli accostamenti che spaziano sui più diversi temi della cultura moderna e del costume attuale, raggiunge un raro vertice di stimoli visuali, azionando misteriose molle di provocazione culturale.

È stata per diversi anni (’93-97) opinionista di moda e società su Panorama. Ha collaborato ai vari Vogue internazionali. Dall’87 all’89 cura una rubrica di moda e costume per L’Espresso Più.

Il costume di Anna Piaggi

Karl Lagerfeld

Il celebre stilista Karl Lagerfeld (Chloé, Chanel, Fendi) l’ha scelta a sua musa e le ha dedicato, negli anni ’80, un fantasioso libro Anna-chronique (Longanesi, ’86) di cui Anna Piaggi è l’assoluta eroina-interprete, raccontata con i disegni di Lagerfeld attraverso eventi straordinari e situazioni oniriche: la ricerca è di Vern Lambert, il testo della stessa Anna Piaggi. Il libro è stato pubblicato anche da Thames & Hudson con il titolo A Fashion Journal. Nel 2006, il Victoria&Albert Museum inaugura Fashion-ology: protagonista è lo stile visionario di Anna Piaggi, che diventa la prima e unica giornalista a cui il celebre museo londinese abbia dedicato una mostra.

La morte

All’età di 81 anni, il 7 agosto del 2012 si spegne, a Milano, Anna Piaggi. La giornalista lascia la vita terrena a causa di un improvviso attacco di cuore. A ritrovare il suo corpo, nell’abitazione in via Cappuccio (quartiere Sant’Abrogio), è la polizia allarmata dalla sua collaboratrice, insospettita del mancato ritrovamento delle chiavi di casa, come da accordi presi in precedenza. Una volta raggiunto il salone di casa, ai poliziotti non resta che constatarne il decesso visto il corpo esamine sul pavimento. A distanza di quattro anni dal suo decesso è stato pubblicato un documentario in suo onore: Anna Piaggi, una rivoluzionaria della moda, curato da Alina Marazzi. Ne danno omaggio i più grandi nomi del panorama nazionale e internazionale come Rosita Missoni, Manolo Blahnik, Stephen Jones e Jean Charles de Castelbajac.

Leggi anche

È morto Karl Lagerfeld

West

West, Kanye Omari (1977) Atlanta, in Georgia. È un rapper americano, cantante, cantautore, regista, produttore discografico e uno stilista. Figlio di…

    1. BIOGRAFIA
    2. KANYE WEST E IL SUCCESSO:
    3. WEST E LA “VERY GOOD MUSIC”:
    4. TRA LA MUSICA E LA MODA:
    5. LA MODA E LE YEEZY:
    6. 2019:

BIOGRAFIA

West, Kanye Omari (1977) nato ad Atlanta, in Georgia. È un rapper americano, cantante, cantautore, regista, produttore discografico e uno stilista. Nato in una famiglia borghese, è figlio di Ray West (padre) un ex Black Panther, uno dei primi fotogiornalisti neri al “The  Atlanta Journal-Constitution” e Donda West (madre) ex professoressa e  manager del figlio.  All’età di tre anni i suoi genitori divorziano e si trasferisce con la madre a Chicago. Qui frequenta molti corsi d’arte, ma rinuncia all’Università per concentrarsi sulla musica. Mentre frequenta ancora la scuola produce per artisti locali e diventa famoso grazie a singoli di successo, scritti per importanti artisti R&B e Hip-Hop come: Jay-Z, Alicia Keys, Janet Jackson, John Legend, Talib Kweli e altri.

Si è sposato con l’imprenditrice e influencer Kim Kardashian nel 2014 a Firenze; dalla loro relazione nascono 4 figli: North (2013), Saint (2015), Chicago (2018 avuta da madre surrogata) e Psalm (2019 anche lui avuto da madre surrogata).

west
Kanye West con la sua famiglia

KANYE WEST E IL SUCCESSO:

West, nel 1996,  produce il primo disco “Down to Heart” per il rapper Grav; l’opera non riesce a ottenere molto successo ma gli permette di farsi conoscere da altri artisti più famosi come Jermaine Dupri e Foxy Brown.

west
Kanye West assieme a Jay-Z

Nel 2001 si trasferisce nell’East Coast, per dare una svolta alla propria vita, dove riesce a prendere contatto con Jay-Z il quale decide di scritturarlo per la sua etichetta. Il grande passo arriva nel 2004 con “The College Dropout”, il primo album da solista prodotto in studio che racconta dubbi di vita quotidiana di qualunque uomo, in testa all’album il singolo “Through the Wire”; un disco che arriva dopo un grave incidente che porta Kanye alla frattura della mandibola, ma nonostante ciò non si arrende.

WEST E LA “VERY GOOD MUSIC”:

Dopo questo successo, sempre nel 2004, Kanye fonda la propria etichetta “Very GOOD Music” e scrittura talenti come John Legend, GLC e Consequence. A un anno di distanza dal suo debutto lancia il suo secondo album “Late Registration”, il successo è tale da fargli vincere un Grammy Award per il miglior disco rap.

west
L’etichetta GOOD Music

Dopo i suoi molti sforzi, nel 2007 esce il suo terzo album “Graduation”che lo conferma come l’astro più brillante della nuova corrente hip-hop americana. A novembre dello stesso anno la vita di Kanye cambia radicalmente. Muore sua madre Donda alla quale, ai Grammy Awards del 2008, dedica la canzone “Hey Mama”.

Nel 2008 esce il suo quarto album “808s & heartbreak” sotto la sua stessa casa discografica, la “GOOD Music” e a settembre si presenta agli MTV con il suo nuovo singolo “Love Lockdown”, parte dello stesso album.

TRA LA MUSICA E LA MODA:

Nell’edizione 2009 degli MTV Music Awards Kanye West decide di interrompere la premiazione di Taylor Swift (per il miglior video femminile) dicendo che quello di Beyoncé era più bello; questo ha portato a una diffusa indignazione in tutto il settore musicale.

Viene nominato comunque da “Billboard” come il miglior artista maschile di questo anno.

west
Kanye West con l’amico Virgil Abloh

Oltre alla musica a Kanye nasce una passione viscerale per lo stile e la moda. Tanto che, sempre nel 2009, fa uno stage da Fendi insieme all’amico Virgil Abloh, per imparare le basi del fashion design e le regole della vita di atelier.

LA MODA E LE YEEZY:

Sempre nel 2009 è diventato il primo non atleta ad avere un contratto con la Nike, lanciando la sneaker “Air Yeezys” con una seconda versione rilasciata poi nel 2012. Ha presentato la sua prima linea di scarpe progettata per Louis Vuitton durante la Paris Fashion Week . Inoltre ha progettato calzature per Bape e il brand italiano Giuseppe Zanotti.

A ottobre 2011 ha presentato, durante la settimana della moda di Parigi, la sua etichetta di moda femminile “DW” by Kanye West, dedicata alla madre Donda West.

A dicembre del 2013 conferma ufficialmente un nuovo accordo di collaborazione con Adidas, lanciando le nuove sneakers Adidas Yeezy Boosts. Nel 2015 presenta la sua linea di abbigliamento Yeezy Season 1, ricevendo critiche positive da parte di Vogue.

west
Yeezy Season 1

A febbraio del 2016 annuncia l’uscita della sua nuova linea di abbigliamento Yeezy Season 3 in concomitanza con l’anteprima del suo album “The Life of Pablo”. A giugno firma un contratto a lungo termine con Adidas e vediamo la linea Yeezy entrare in store e prodotti sportivi (basket, calcio e altri)

La nuova linea Yeezy Season 5 esce nel febbraio 2017 e a maggio dello stesso anno lancia una linea per bambini, assieme alla moglie Kim Kardashian, con il nome “Fornitura per bambini”, rilanciando una seconda collezione a luglio.

west
Le sneakers Yeezy

Le sneakers Yeezy di Kanye West sono considerate le più influenti al mondo.

2019:

Ribadisce la sua fede cristiana su Twitter, finché a ottobre pubblica “Jesus is King”, un album hip-hop cristiano diventato il primo ad aver raggiunto il vertice di Billboard 200.

In questo anno la rivista Forbes lo ha classificato terzo nella classifica top 100 tra le celebrità più pagate ed è 15esimo in classifica tra gli artisti più celebri nella storia della musica popolare.

Inoltre, in un intervista con David Letterman, ha dichiarato di avere un disturbo mentale bipolare.

LEGGI ANCHE:

Kanye West in clinica per stress

Kanye West direttore della biennale di Venezia?

“Only One” il video del nuovo singolo

Kim Kardashian sexy testimonial per Balmain con il marito Kanye West

Conceria Milanese

Conceria Milanese. Varata nel 1984 da Antonio Panzeri, conciatore di lunga esperienza. è stata rilevata, alcuni anni dopo, da Augusto Valsecchi. Egli ne è l’amministratore unico e alla cui competenza e capacità si deve il suo importante sviluppo.

Come dice il nome, sorge nel milanese, precisamente a Mazzo di Rho. Impegna 122 dipendenti in un settore in cui il reperimento della manodopera è molto difficile. Infatti accanto alle operazioni svolte con macchinari ad alta automazione, la concia richiede delicate fasi di lavorazione manuale.

L’azienda opera principalmente per conto terzi. Per lo più per grossisti che poi rivendono le pelli all’industria della confezione. Ai suoi clienti, che sono per metà italiani e per metà stranieri. Tra i quali ci sono nomi prestigiosi come Fendi, offre loro un servizio personalizzato, interpretandone esigenze, desideri e custodendo i segreti delle novità.

La tintoria della Conceria Milanese

Sempre attenta ad anticipare le tendenze della moda con un’autonoma ed esasperata ricerca, la Conceria Milanese ha, negli ultimi anni, dato impulso alla tintoria. In particolare, usa tecnologie avanzate e speciali. Ha messo in mostra una vocazione coloristica che ha prodotto invenzioni su invenzioni. Rispettano ed esaltano le caratteristiche del pelo, la sua lucentezza e setosità, e non smettendo di perseguire una leggerezza e un’elasticità sempre maggiore della pelle.

Trattamenti di una pelliccia

Di pari passo, infatti, con le innovazioni cromatiche, sono andati gli altri trattamenti di una pelliccia “molto disponibile”. Infatti ha il dono della reversibilità, con il cuoio, nappato o scamosciato, a prova di ogni agente atmosferico. ricco inoltre di movimenti a rilievo e di motivi. Tra cui stampe tweed, paillette, ghiaia, ciré, baguette, leopardo, zebra, ghepardo, effetti brinati, polvere, laccature. Decolorazione, tintura e dorsatura sono le tre operazioni che, da sole o combinate (a due o anche tutte e tre insieme), hanno dato esiti diversi. sempre di grande naturalezza, con movimenti cangianti, con chiaroscuri gradevolissimi. E, poi, le stampe per corrosione, le scolpiture, le rasature sempre più ardite. Anche il “wet effect”, ovvero l’effetto bagnato, con il quale si arriva, specialmente sui peli bassi, a una lucentezza quasi metallica.

Tavolozza dei colori

Riguardo alle “tavolozze” dettate dai capricci della moda, la Conceria Milanese è passata con incredibile creatività dai toni tenui ai vivaci e persino provocatori, e viceversa. Effetti bicolori, tricolori, mélange, chiné, per il trionfo delle più morbide, soffuse sfumature. Un anno dopo soltanto, l’esultante inno al colore. Tra cui corallo, pulcino, sorbetto, genziana, cedro, mango. Anche con la fantasia che si sbizzarrisce dalla volpe rasata baiadera alla volpe a pelo lungo batik uva e che perfeziona il batik con lampi di colore più brillante su fondi scuri o no, vere “frecce” cromatiche! Altro giro di boa, e il colore c’è, ma velato, nascosto, capace di saltare fuori secondo come viene mossa la pelle, che passa da una tinta all’altra. Una gara di nuance, sovrapposizioni, flash dorati non vistosi, di “ti vedo e non ti vedo”, di stampe così indefinite e delicate da meritare il diminutivo (leopardino, zebretta).

E già si annuncia la gioia di un colore che non ha più timore di mostrarsi. un colore chic, anche se aggressivo nelle proposte degli stilisti che osano di più, insieme a una serie di splendide decolorazioni (per esempio, il Perlato) e a nuove lavorazioni come quella denominata Marea, che ha tutto il pregio del fatto a mano. Fantastica la “via del colore” che la Conceria Milanese ha aperto alla pellicceria e che continua a percorrere per conservare all’Italia la prerogativa di punto di riferimento della moda.

LEGGI ANCHE:

DIVIETO VENDITA DI PELLICCE A NEW YORK