SALVATORE FERRAGAMO

Salvatore Ferragamo (1898-1960). Famoso calzolaio italiano, ha creato 20mila modelli e 350 brevetti, tra cui moltissime iconiche scarpe da donna. Leggi la storia del “calzolaio delle stelle”.

Indice

  1. La vita di Salvatore Ferragamo.
    1. Un giovane talento.
    2. L’emigrazione negli Stati Uniti.
    3. Il calzolaio delle stelle.
    4. Il ritorno in Italia.
    5. La zeppa.
    6. Salvatore Ferragamo i i suoi clienti famosi.
    7. L‘azienda dopo il 1960
  2. L’espansione dell’azienda, dagli anni Settanta ai primi anni 2000.
  3. L’espansione mondiale.
    1. Nuove aperture.
    2. Riconoscimenti.
    3. Un nuovo direttore creativo.
  4. Gli anni recenti.
  5. Evoluzione finanziaria.
  6. Situazione attuale.

1.La vita di Salvatore Ferragamo.

1.1Un giovane talento.

Undicesimo di 14 figli, Salvatore Ferragamo nacque a Bonito, un paese a cento chilometri da Napoli.

Fin da bambino Salvatore Ferragamo aveva le idee molto chiare: da grande voleva fare il calzolaio. I genitori, nonostante la grande miseria, non erano contenti della scelta dal momento che quelle del calzolaio era ritenuto il mestiere più umile.

All’età di 9 anni, creò, in una sola notte, il suo primo paio di scarpe in occasione della prima comunione di una sorellina e riuscì così a convincere la famiglia a fargli intraprendere questo percorso.

Successivamente iniziò quindi a lavorare come praticante nella bottega del calzolaio del paese Luigi Festa e, una volta compiuta la sua formazione, decise di spostarsi a Napoli per poter apprendere qualcosa in più e mettere a frutto la sua abilità. Rientrò infine a Bonito dove, a 13 anni, era titolare del suo primo negozio.

1.2 L’emigrazione negli Stati Uniti.

In seguito, nell’ aprile del 1915, quando non aveva compiuto ancora 17 anni, emigrò negli Stati Uniti viaggiando sulla nave Stampalia, per raggiungere i fratelli che già lavoravano negli USA. Inizialmente Salvatore Ferragamo si fermò sulla East Coast a Boston, dove il cognato gli aveva trovato un posto alla Queen Quality Shoes Company. Qui si producevano migliaia di scarpe al giorno.

Dizionario della Moda Mame: Salvatore Ferragamo. Ritratto.
Un ritratto del giovane Salvatore Ferragamo

Il giovanissimo Ferragamo aveva un’idea nobile del mestiere di calzolaio. Il processo industrializzato non era nelle sue corde. Ne uscivano scarpe “pesanti, goffe, tozze, con la punta a patata e il tacco di piombo”. Voltò quindi le spalle alla fabbrica e raggiunse i fratelli maggiori a Santa Barbara. 

Come racconta nell’autobiografia Il calzolaio dei sogni (Skira), capì subito che quella favolosa California era la meta tanto cercata, grazie a un’industria cinematografica in grande crescita.

Il contatto col mondo del cinema avvenne con il guardarobiere dell’American Films Company che si lamentava degli stivali per i film western: se calzavano bene, non piaceva il modello; se lo stile funzionava, erano come morse ai piedi degli attori. Ferragamo si propose e ne realizzò qualche paio. Furono un successo, tanto che il regista Cecil B. De Mille disse: “Il West sarebbe stato conquistato prima, se ci fossero stati questi stivali”. Salvatore e i suoi fratelli Girolamo, Secondino e Alfonso aprirono così un negozio di calzature e riparazioni nel centro di Santa Barbara.

È l’inizio di un rapporto privilegiato, che Ferragamo manterrà con il mondo del cinema e che durerà a lungo.

1.3 Il calzolaio delle stelle.

Arrivarono in negozio le prime star. Tra le prime le sorelle  Mary e Lottie Pickford. Per quest’ultima egli creò il modello ‘First’, un semplice paio di scarpe scollate in capretto marrone, con due orecchie che si alzavano sul davanti”.

Quando le produzioni cinematografiche si spostarono da Santa Barbara ad Hollywood, Salvatore Ferragamo decise di scommettere sulla propria attività e di seguire gli Studios per cercare nuove possibilità di espansione e miglioramento.

Nel 1923 aprì il suo nuovo negozio, l’Hollywood Boot Shop, e d’improvviso, parve che le stelle del cinema di Hollywood si sentissero tali solo calzando i modelli di Salvatore Ferragamo, che presto divenne noto come il “calzolaio delle stelle.

Dizionario della Moda Mame: Salvatore Ferragamo. Primo negozio ad Hollywood.
L’annuncio dell’apertura del primo negozio ad Hollywood.

Creò sandali di un delicato color lavanda con tacchi ricoperti di strass per Jean Harlow, scarpe con tacchi tempestati di perle per Gloria Swanson, pantofole in raso multicolore per Lillian Gish, calzature da uomo per clienti come Douglas Fairbanks e Rodolfo Valentino.

Durante gli anni in California dedicò molto tempo allo studio del piede. Frequentò infatti corsi di anatomia umana all’università, trovando il primo indizio per la soluzione del problema nella distribuzione del peso del corpo sull’arco del piede.

l’invenzione del cambrione

In seguito alle sue ricerche fabbricò una componente rivoluzionaria per il sostegno dell’arco plantare tramite una lamina d’acciaio, il cambrione, che normalmente i calzolai facevano in cartone e in cuoio spesso e che fu brevettata alla fine degli anni venti.

Ciò permise alle scarpe di Ferragamo di diventare leggere ma resistenti. A questa scoperta preliminare aggiunse una serie di studi sulle calzate, che lo portarono ad ideare un sistema originale di calzata, che avvicinava anche la produzione in serie al su misura.

Salvatore Ferragamo
Ferragamo con Sophia Loren. Copyright Attualità Fotografica Italiana Del Vecchio & Scala

1.4 Il ritorno in Italia.

Nel 1927 Salvatore Ferragamo decise di tornare in Italia e stabilirsi a Firenze, città che rappresentava nel mondo la bellezza e la cultura artistica nazionale e che si identificava come sede dell’alto artigianato.  Nello stesso anno aprì in città un laboratorio di operai-artigiani per la produzione italiana delle sue scarpe.

La crisi economica mondiale del 1929, coinvolse anche la sua attività, che dovette affrontare la bancarotta e il fallimento. Ferragamo non si perse d’animo e ritornò presto in scena: nel 1938 acquistò Palazzo Spini Feroni che ancora oggi è il quartier generale dell’azienda. Nello stesso periodo comprò anche la villa michelangiolesca Il Palagio a Fiesole.

Salvatore Ferragamo
Palazzo Spini Feroni a Firenze

1.5 La zeppa.

Salvatore Ferragamo inventò la zeppa di sughero per rispondere ad un’esigenza di funzionalità: sostituire la lamina di acciaio, interna alle calzature.

Senza l’acciaio adatto, che Ferragamo importava dalla Germania e che a causa delle sanzioni economiche imposte all’Italia non si poteva più acquistare, venne a mancare uno dei principi fondamentali di costruzione delle sue scarpe.

“Cominciai a lavorare con pezzi di sughero sardo -scrive Ferragamo- pressando, incollando, fissando e rifinendo finché lo spazio tra la suola e il tacco non sparì”.

Nacque così la zeppa, uno dei più celebri modelli della moda della fine degli anni trenta e degli anni quaranta. Ferragamo sperimentò molte varianti di zeppe: a tacco e a piattaforma, a strati pressati e bombati, scolpite e dipinte, decorate con specchietti di vetro con l’antica tecnica del mosaico o con grate in ottone a girali floreali e tempestate di pietre.

la cura del materiale

L’attenzione e l’amore per i materiali hanno accompagnato tutto il lavoro di Salvatore Ferragamo e costituiscono una preziosa eredità che ha lasciato all’azienda ancora oggi.

Il materiale, dal quale al pari della forma e della lavorazione, dipende la bellezza, la comodità e la durata di una calzatura, è stato indagato da Salvatore Ferragamo e valorizzato in modo da mantenere il suo carattere e al tempo stesso adattarsi al modello a cui è veniva sottoposto.

Questo interesse e questa continua sperimentazione coinvolgevano non solo i pellami tradizionali e di qualità, ma anche i materiali poveri e insoliti.

Il classico merletto fiorentino, la carta, la corteccia d’albero, la rafia, la canapa, la pelle di pesce e il cellofan sostituirono, prima e durante la seconda guerra mondiale, i più duttili capretti e vitelli nonché gli esotici coccodrilli. Nell’immediato dopoguerra furono gli ultimi ritrovati della tecnica, il nylon o la rafia sintetica e, per la sera, i raffinati ricami in strass e perline di vetro, a suggerire tomaie uniche e irripetibili.

Dizionario della Moda Mame: Salvatore Ferragamo. Una zeppa del 1942.
Un modello con il tacco a zeppa del 1942-1944

1.6 Salvatore Ferragamo e i suoi clienti celebri.

Negli anni cinquanta, Palazzo Spini Feroni era una visita d’obbligo per le attrici più famose del periodo così come per regnanti, nobili e capi di Stato: da Audrey Hepburn ai Duchi di Windsor, da Greta Garbo ad Anna Magnani, da Paulette Goddard a Lauren Bacal fino a Sophia Loren. Ferragamo riceveva personalmente i suoi clienti illustri ed era capace di soddisfare ogni richiesta, persino la più stravagante.

Anche Marilyn Monroe fu fedelissima cliente di Salvatore Ferragamo rendendo famose le sue décolleté dalla linea classica e con tacco 11 cm: un’altezza vertiginosa ma non scomoda, dato che Ferragamo aveva brevettato un tacco particolare, realizzato per metà in legno e per metà in acciaio, solido pur essendo sottile.

L’attrice possedeva decine di paia di scarpe firmate Ferragamo, che spesso acquistava presso il negozio di New York. A parte qualche ballerina con la confortevole suola a conchiglia, prediligeva le décolleté che le conferivano quella camminata ancheggiante, così seducente e particolare.

1.7  L’azienda dopo il 1960

Quando Salvatore Ferragamo morì nel 1960, la moglie Wanda Miletti Ferragamo prese le redini dell’azienda per continuare l’operato di Salvatore con l’aiuto dei sei figli che, una volta cresciuti, diverranno responsabili dei diversi settori in cui l’impresa è suddivisa, dai reparti creativi alla produzione, alla distribuzione sui mercati internazionali all’amministrazione e finanza.

Ancora oggi, la famiglia Ferragamo è alla guida dell’azienda e questa peculiarità di impresa basata sui valori della famiglia rappresenta un elemento di forte distinzione dagli altri brand e imprime al marchio una forte connotazione italiana.

2.L’espansione dell’azienda, dagli anni Settanta ai primi anni 2000.

Negli anni Settanta, per merito dell’intraprendenza e preparazione di Wanda, presidente dell’azienda, il brand si espanse, passando dalle sole scarpe al total look. Ci furono le prime passerelle di moda, lo sviluppo delle linee uomo, profumi e occhiali che, via via, conquistarono il successo nel mercato.

Nel 1978 sua figlia Fiamma creò la décolleté Vara, che divenne presto un best seller. Oggi, la décolleté Vara è considerata uno degli elementi iconici di Ferragamo.

Salvatore Ferragamo
Iconica décolleté Ferragamo

Nel 1996 Ferragamo compì l’importante acquisizione del marchio Emanuel Ungaro. Due anni dopo il fatturato complessivo dell’azienda si attestò sugli 850 miliardi di lire. Il marchio Ferragamo era presente quindi in tutto il mondo con 40 negozi di proprietà e molti punti vendita esclusivi. Nell’azienda di famiglia, oltre ai figli, ormai lavorano anche i nipoti del fondatore.

Sull’onda della nascita del Museo Salvatore Ferragamocon sede in palazzo Spini Feroni, l’azienda iniziò ad impegnarsi sul fronte della cultura e delle mostre d’arte e non solo come mecenate o sponsor.

Lo stilista francese Marc Audibet creò la collezione Autunno/Inverno 2000/2001. Nello stesso periodo, Leonardo Ferragamo divenne presidente di Altagamma, un’associazione fondata nel 1992 e composta da 43 prestigiose aziende italiane.

3. L’espansione mondiale.

3.1 Nuove aperture.

Nel 2001 l’azienda ha presentato i suoi piani di espansione mondiale tesi a rinnovare o aprire un totale di 100 boutique, con la collaborazione dell’architetto Michael Ghibellini. Con questo rinnovamento, l’obiettivo era quello di guadagnare uno stile architettonico ancora più sofisticato. E così, nel 2001, venne aperto un nuovo negozio in Corea, all’interno di una ricca area commerciale di Seoul. Lo store occupava un edificio di 4 piani con un giardino sul terrazzo.

Dizionario della Moda Mame: Salvatore Ferragamo. Il negozio a Seoul.
Apertura del negozio a Seoul, Corea, 2001.

Nel 2002, nel centro storico di Vienna, vicino al castello di Hofburg, aprì un altro punto vendita. Poi, a partire dal 2003, sono stati aperti nuovi negozi a New York, Tokyo, Amsterdam e Londra.

Il 2001 si è chiuso con un fatturato consolidato di 641 milioni di euro, di cui il 46% realizzato in Oriente.

3.2 Riconoscimenti.

L’anno 2002 è stato pieno di novità e grandi soddisfazioni. Innanzitutto la joint venture con Ermenegildo Zegna per il lancio del nuovo marchio ZeFer, terminata più avanti nel 2013.

Dizionario della Moda Mame: Salvatore Ferragamo. Zefer.
Un modello di borsa ZeFer.

In seguito, Wanda Ferragamo è stata nominata “Imprenditrice dell’anno” dalla organizzazione “Committee of 200” che annualmente premia le imprenditrici e top manager di tutto il mondo. La cerimonia si è svolta a New York. Ed ecco la motivazione:

“Per essere riuscita a trasformare l’azienda di calzature in azienda internazionale del lusso, dove la famiglia mantiene il controllo totale del proprio fiorente business…”.

Lo stesso anno, l’azienda Ferragamo è stata riconosciuta come la miglior marca dell’anno in Cina.

Dizionario della Moda Mame: Salvatore Ferragamo. Wanda Ferragamo.
Wanda Ferragamo, 2002.

3.3 Un nuovo direttore creativo.

Nel 2002 viene nominato direttore creativo Donna Graeme Black che rimarrà fino al 2007.

Nel 2003 Salvatore Ferragamo fa il suo ingresso nel campo dell’orologeria.

Salvatore Ferragamo
Orologi Salvatore Ferragamo dal 2003

Nel 2004 il piano di espansione mondiale era in corso. La rete di distribuzione aveva 16 nuovi punti vendita, comprese nuove importanti boutique ad Osaka e a Hong Kong. Altri negozi, invece, come quello allo Shangai Center in Cina, a Parigi in Avenue Montaigne e a Milano in via Montenapoleone, sono stati riaperti dopo la ristrutturazione. Il Gruppo Salvatore Ferragamo ha chiuso l’anno con un fatturato consolidato di 549 milioni di euro, con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente.

Nel maggio 2005, come parte del Progetto Moda della Provincia di Firenze, con una grande partecipazione del pubblico internazionale, Palazzo Strozzi ospitò una sfilata di Ferragamo in una serata memorabile organizzata da Beppe Modenese. Nel Giugno del 2005 Ferragamo ha siglato un accordo di cooperazione con Porsche Design per la produzione di scarpe, borse ed accessori di pelle.

Dizionario della Moda Mame: Salvatore Ferragamo. Lo store Ferragamo a Firenze.
Lo store Ferragamo a Firenze.

Nel 2006 vennero aperti i nuovi negozi di via Condotti a Roma e di Francoforte. Nel novembre dello stesso anno, Michele Norsa divenne il nuovo CEO di Ferragamo. La sua mente manageriale portò l’azienda ad espandersi sempre di più, esplorando anche nuovi mercati come l’India, l’America Latina e la Thailandia.

4. Gli anni recenti.

Dal 2007 l’azienda ha avuto come direttore creativo della linea Donna Christina Ortiz, fino al 2010. Nel 2008, l’azienda ha celebrato l’80esimo anniversario allestendo una mostra a Shanghai. L’anno successivo l’azienda rinnovò la storica licenza con Luxottica per la produzione di montature da vista e occhiali da sole.

Dizionario della Moda Mame: Salvatore Ferragamo. 80esimo anniversario.
La mostra a Shanghai in occasione dell’80esimo anniversario.

A partire dal 2010, il creative director della divisione Donna è stato Massimiliano Giornetti, già direttore creativo della sezione Uomo dal 2004. Il suo ruolo nella moda Donna si è prolungato fino al 2015.

Ferragamo è entrato ufficialmente nella borsa di Milano nel 2011. In questo periodo i profitti sono cresciuti del 70%, arrivando a 103,3 milioni di euro.

Nel 2013 si è focalizzato sugli accessori in senso lato, quindi non solamente sulle scarpe. Agli inizi di ottobre il brand ha iniziato a rivolgersi ai giovani con una campagna digitale innovativa. Nello stesso periodo sono stati ristrutturati alcuni negozi nei mercati europei ed americani per aumentare il profitto nella vendita al dettaglio.

La strategia è stata un successo e si è registrato un aumento del 81% degli utili fino ad arrivare a 81 milioni di euro nel primo semestre del 2013. I ricavi provenivano per lo più fuori dal mercato italiano, che stava lottando per uscire dalla recessione.

5. Evoluzione finanziaria.

Il piano di espansione mondiale procedeva proficuamente. Le vendite sono cresciute più rapidamente nell’ultimo quarto del 2014, aumentando del 9,3% rispetto al 2013. Il fatturato del 2014 si è chiuso a 1,3 miliardi di euro. In quel momento, le tensioni politiche in Russia ed Ucraina hanno ridotto il numero di acquirenti che partivano da quelle zone per comprare in Europa. Questo comportò una diminuzione delle vendite in alcune città europee. L’area Asia/Pacifico invece si attestò come la migliore performer con il 37.2% delle vendite.

Salvatore Ferragamo ha aperto nuovi store in città meno note come Yantai in Cina, Surabaya, in Indonesia, e Cartagena in Colombia. L’azienda ha continuato a rinnovare negozi, tra cui quelli di Miami e Roma. Inoltre venne riaperto lo store di San Francisco, importante meta turistica per gli acquirenti cinesi.

In questo periodo Ferragamo ha affrontato un’ardua sfida, dovuta ad un indebolimento dell’euro, prezzi del petrolio più bassi e alla debolezza economica della Cina. Negli Stati Uniti, invece, il dollaro molto forte ha rallentato i flussi turistici. Questo ha influito su molte aziende di lusso negli ultimi mesi. Al contrario, in Giappone si sono registrate buone vendite grazie ai turisti cinesi. L’area Asia/Pacifico si riconferma il primo mercato in termini di ricavi per il Gruppo, in crescita del 2%, rispetto ai primi 9 mesi del 2014. Nel solo quarto trimestre 2015 la crescita è stata di oltre l’8%, e l’anno si è chiuso con un aumento dei ricavi del 7% rispetto al 2014.

Nel 2016 i ricavi sono stati di 1.438 milioni di euro.

6. Situazione attuale.

Attualmente, Ferragamo sta attraversando una serie di grandi cambiamenti. Nell’agosto 2016 è stato nominato CEO Eraldo Poletto, che, negli anni precedenti aveva raddoppiato le vendite in Furla. Inoltre, dopo l’uscita di Massimiliano Giornetti, sono stati assunti 3 nuovi direttori creativi: Guillaume Meilland per l’abbigliamento da uomo, Paul Andrew per le scarpe da donna e Fulvio Rigoni per il prêt-à-porter.

Da Ottobre 2017 dopo l’uscita di Fulvio Rigoni, Paul Andrew ha assunto la carica di Direttore Creativo Collezioni Donna

Dizionario della Moda Mame: Salvatore Ferragamo. Eraldo Poletto.
Il CEO Eraldo Poletto.

Il marchio ora si concentra nel creare campagne uniche ed emozionanti per mantenere la sua leadership nell’industria della moda.

Le creazioni di Ferragamo vivranno per sempre. La classica décolleté è sempre di moda e moltissime donne la indossano. Il marchio rappresenta l’ideale della scarpa da donna e si impegna a garantire l’eccellenza in termini di qualità, mantenendo a livelli eccezionali sia la produzione che gli standard artigianali.

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Extè

Extè. Marchio della Itierre di Isernia (dal latino ex tempore), creato “per sperimentare tendenze, tessuti e atmosfere”. Prima sfilata nel 1996.

Extè. Marchio della Itierre di Isernia (dal latino ex tempore), creato “per sperimentare tendenze, tessuti e atmosfere”. Già la prima sfilata, organizzata dal gruppo guidato da Giancarlo Perna, nel gennaio del 1996, si svolge in un clima alla Blade Runner, nell’area ex-industriale del gasometro della Bovisa, alla periferia di Milano: maglia abbinata alla gomma, lycra e placche di metallo, fibre di carbonio, spalmature, finissaggi imprevedibili, trasparenze inaspettate. Nelle sfilate successive questa ricerca tecnologica si affina utilizzando filati nobili come il cachemire contaminati da un sottile filo d’acciaio che “però si adegua perfettamente per restituire morbidezza e dolcezza”. Nella primavera del ’99, ha proposto abiti in filo tecnico di acciaio e rame, contro lo stress, e i capi sparkling che si illuminano con le luci stroboscopiche delle discoteche. Il marchio Extè non si limita alla moda ma allarga i suoi interessi alla casa e agli accessori. Anche per questi settori è presente in alcune fra le principali città europee, americane e asiatiche. In Italia sono 3 le boutique monomarca: a Milano, a Roma e a Capri.

Extè: gli anni 2000

2001. Antonio Berardi, già responsabile della collezione femminile, è stato nominato design director anche di Extè Uomo.
2001. Francesco Lampronti è il nuovo direttore generale della griffe. Laureato in economia e commercio, ha precedentemente ricoperto importanti incarichi alla Calvin Klein ed Emanuel Ungaro. Vincenzo Scognamiglio è il nuovo Brand Manager.

2002. Extè promuove la filosofia Well Tech, ospitando all’interno del suo show room una mostra di prodotti innovativi che coniugano alta tecnologia e design. I prodotti traducono il bisogno di un equilibrio tra stile, armonia, benessere e tecnologia.

2009. Ad Antonio Berardi sono subentrati Sergio Ciucci e Alessandro De Benedetti. Oggi Extè si avvale di un team di giovani designer internazionali.

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Puglisi

Puglisi Fausto. Fashion designer messinese, classe 1976.

Scappa dalla sua Sicilia in giovane in età per rincorrere il sogno americano. A New York conosce la stylist Patti Wilson ed è con lei inizia ad affacciarsi nel patinato mondo del glamour. Volato a Los Angeles inizia a vendere le sue collezioni nel Maxfield store, riscontrando il favore del jet set americano. Veste le pop star come Britney Spears e Jennifer Lopez, la giunonica bagnina di Baywath, Pamela Anderson e la star incontrastata della musica, Madonna. È proprio con Miss Ciccone che Fausto ottiene successo planetario.

Jennifer Lopez in Fausto Puglisi

La cantante sceglie le sue creazioni per diversi eventi pubblici, compresi gli iconici MTV Music Awards. Una forte personalità, che si riflette anche nelle sue collezioni estremamente femminili, Puglisi mixa una visione moderna al classicismo delle stoffe come il crêpe, il jersey e la seta. Una chiara e determinante cifra stilistica si riconduce all’uso del color-block, ai tagli a sbieco; e ancora alle applicazioni metalliche e ai ricami in cristallo ad effetto effetto 3D.

Madonna e lo spettacolare look firmato Puglisi

Durante la sua carriera ha contribuito a rilanciare la griffe Ungaro, debuttando a Parigi con una collezione che sottrae, rendendo tutto geometrico e sensuale. 

Tornato in Italia fonda la sua eponima griffe. I primi capi vengono realizzati in un piccolo laboratorio. A credere in lui sono Stefano Gabbana e Domenico Dolce, che inseriscono le sue creazioni nell’ambito del progetto Young Designers, dedicandogli un ampio spazio nello store milanese di via della Spiga. Il successo si riconferma nel 2012 quando a Sanremo, la nota showgirl argentina Belen Rodriguez indossa un abito color block che lascia scoperta la zona pubica, esibendo la criticata farfallina. 

Nel 2018 vince il premio “Chi e Chi Award” dedicando il riconoscimento al padre Franco, scomparso di recente. Due anni dopo, nel 2020, il designer messinese firma un contratto con Roberto Cavalli per la conduzione del team creativo della celebre griffe. La sua prima collezione verrà presentata nel gennaio del 2021. 

 

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ALBINO TEODORO

Nel 2004 nasce Albino Teodoro, brand fondato dallo stilista Albino D’Amato, classe 1974, in collaborazione con Gianfranco Fenizia. Lo stile sobrio di Albino Teodoro conta dettagli minimi e indispensabili: rende omaggio al passato,al Design e alla Couture anni ’60, a certi aspetti degli Eighties.

Indice

  1. Le origini
  2. Le prime collaborazioni
  3. La nascita del brand
  4. Lo stile del brand
  5. L’ultimo decennio
  6.  Ultime collezioni
    1. Autunno ’17 ready-to-wear
    2. Resort 2018
    3. Primavera ’18 ready-to-wear
    4. Pre-fall ’18
    5. Autunno/inverno ’18/19 ready-to-wear

Le origini

Albino D’Amato, fondatore di Albino Teodoro, nasce a Roma nel 1974. Dapprima studia architettura nella capitale e nello stesso tempo frequenta l’Accademia di Costume e di Moda. Poi, in seguito, si trasferisce a Torino per seguire i corsi di design industriale.

Albino Teodoro
Lo stilista Albino D’Amato.

Proviene da una famiglia piuttosto rigida, che sognava per lui una carriera da architetto o da ingegnere. Abitava nello stesso quartiere di Valentino Garavani. Verso i 14 anni, di ritorno da scuola, era solito lasciare alcuni disegni nella cassetta della posta del couturier. Valentino rispose, consigliandogli di fare esperienza.

Nel 1995 svolge uno stage presso la Fiat Torino e l’anno dopo si trasferisce a Parigi. Qui frequenta alcuni corsi presso l’Ecole de la Chambre Syndicale de la Couture. Nello stesso periodo lavora da Ungaro, con Giambattista Valli, alla linea Parallel. Questa un’esperienza fondamentale per lui. Confessa:

“Tutto il mio universo creativo è nato lì.. Il talento è una cosa che hai dentro. Anche se all’inizio non conosci le tecniche o i materiali, o non sai disegnare, se è una cosa che vuoi davvero, succede”

Le prime collaborazioni di Albino Teodoro

Sicuramente grazie alla sua preparazione eterogenea e al suo talento naturale per il disegno, lo stilista collabora con Maison prestigiose quali Emmanuel Ungaro, Giambattista ValliGuy Laroche. Ancora, Emilio Pucci e Louis Vuitton e Kenzo.
Successivamente, nel 2004, lo stilista torna in Italia. A Milano collaborerà, quindi, prima con Versace (collaborazione in effetti nata a Parigi) e poi Dolce & Gabbana e nel frattempo lavora alla sua linea personale.

Albino Teodoro
Collezione autunno 2017.

La nascita del brand

Nel 2004 Albino fonda con il designer partenopeo Gianfranco Fenizia il brand che porta il suo nome, Albino Teodoro. Più tardi, nell’autunno di quell’anno presenta, infatti, la sua prima collezione primavera/estate 2005, in una galleria d’arte in Place des Vosges.

La scelta di presentare a Parigi comunica l’impronta che i due soci hanno scelto di dare ad Albino Teodoro, una collezione che associa all’esclusiva manifattura made in Italy un’allure decisamente parigina, con forti reminiscenze Couture.

Albino Teodoro
Collezione autunno 2018

La collezione vince Who is on next? , concorso indetto da Vogue e dalla Camera della Moda, guadagnandone in visibilità. Albino Teodoro si ispira, nei colori e nelle forme, al movimento Bauhaus: primo pezzo un trench militare con fodera in evidenza. Ancora, memorabile l’abito che Albino mostra a Franca Sozzani durante le selezioni: dopo aver sfilato in nero, una versione verde militare viene indossata per la serata di gala da Linda Evangelista.

In seguito, la seconda stagione, l’autunno/inverno 2005/06, suscita l’interesse di clienti internazionali, dagli States al Giappone, passando per Hong Kong ed, ovviamente, Europa. Albino D’Amato si occupa della parte creativa, mentre Gianfranco Fenizia ne cura gli aspetti organizzativi, direttamente dallo spazio dedicato di via Gallina 11 a Milano.

Lo stile del brand

La moda sobria di Albino Teodoro conta dettagli minimi e indispensabili: lo stile radicale rende omaggio al passato senza nostalgia, al Design e alla Couture anni ’60, a certi aspetti degli Eighties.

Albino Teodoro
Collezione Resort 2018

Misticismo, modernità e romanticismo si combinano nei suoi abiti dove prevale il gusto per la sartorialità. Design architettonico e femminilità sono, quindi, elementi imprescindibili, così come la capacità di mescolare colori in modo creativo e sofisticato. Prima di tutto, bisogna ricordare che il modello da cui imparare, per Albino, è stato Valentino:

“Una star, oltre che un designer straordinario. Ha creato un’ideale femminile che mi ha molto ispirato.Albino D’Amato

Le creazioni Albino Teodoro sono architettoniche, femminili, cool.

L’ultimo decennio di Albino Teodoro

Nel 2007 Albino diviene consulente di Trussardi sulle collezioni Uomo e Donna. Successivamente, le collaborazioni si estendono a Karl Lagerfeld e Les Copains, brand per il quale dall’aprile 2008 è consulente stilistico. Per Les Copains, dalla P/E 2010, disegna anche scarpe, prodotte da Le Sillla.
Albino è anche Design Director della Maison Vionnet e consulente del gruppo Max Mara.

Per l’autunno/inverno 2010/11 Albino Teodoro abbandona le atmosfere eighties per tornare alle linee anni ’60, mescolate a una rigorosa ispirazione ecclesiastica“. Il nero è illuminato da sfumature cipria e camel, l’insieme è mistico e romantico.

albino

Ultime collezioni di Albino Teodoro

Autunno ’17 ready-to-wear

A febbraio 2017, un mix di immagini è stato intonacato sul moodboard di Albino D’Amato. L’austero concettualismo dei designer giapponesi si mescola ai languidi abiti di Jean Muir e ai sandali a spillo anni ’80 di Yves Saint Laurent, scattati da Guy Bourdin. Il tocco di raffinata eleganza era l’immagine di due ragazzini che si tenevano per mano, con giacche oversize troppo grandi per loro. Lo stilista dichiara:

“Non potevo resistere. C’è tanta tenerezza; è così dolce e innocente. Volevo catturare quella sensazione – mi ha ispirato a lavorare attorno all’idea di una decostruzione gentile”

Dopo una pausa di alcune stagioni, D’Amato torna in passerella. La collezione presenta studiatissimi capispalla, lunghi mantelli e cappe dal morbido tocco architettonico. I giochi di pieghe, di tradizione giapponese, donano al tutto estrema sensualità. Calibrate le imperfezioni: orli grezzi, rifiniture incomplete, scontri cromatici. Il punto di Flimsy d’ésprit appariva ancora più delicato sul feltro di lana; l’ovvia femminilità del pizzo era compensata da texture asciutte e maschili.

Resort 2018

Albino Teodoro ha abbinato tagli rigorosi a ricami opulenti, in un gioco di decostruzione leggera e decoro ridotto. Un raffinato cappotto da opera aveva una silhouette sottile, impreziosita da ricchi motivi floreali che sembravano stampati ma erano tessuti a jacquard. Linee semplici e pulite, come in una tunica geometrica in duchesse di satin, stampata con strisce bianche e nere. Una gonna ampia in broccato d’argento e oro era indossata con un top arricciato. Albino Teodoro ha anche provato alcuni look maschili: un parka, un cappotto e un eccentrico faille turchese e geranio.

Primavera ’18 ready-to-wear

Pre-fall 2018

Pochi mesi dopo, a gennaio 2018 Albino Teodoro predilige un approccio elegante e adulto. Il suo stile ha sempre virato verso una certa raffinatezza: le forme hanno un’inclinazione architettonica leggera e levigata da un tocco di glamour. Lo stilista è appassionato di haute couture e la raffinatezza della costruzione che ne consegue.

Albino Teodoro taglia il tessuto in un elegante tailleur a doppio petto con pantaloni aderenti. Le superfici nitide e brillanti come la duchesse satin e il gazar sono le preferite del designer. A seguire, una corta tunica in zafferano o polveroso taffetà rosa era leggermente imbottita. La stessa sensazione di praticità chic era evidente nei capospalla: ricchi broccati o lussuosi doppi cashmere e lane. Le forme erano per lo più a trapezio, mantenute lineari ed eleganti, con un tocco anni ’60. Un elegante soprabito con cappuccio in jacquard di seta trapuntato bronzo e verde sembrava semplice e funzionale quanto elegante.

Autunno/inverno ’18/19 ready-to-wear

Minimalismo e struttura: la collezione autunno/inverno 2018-2019 di Albino Teodoro stupisce per la sua evoluta semplicità. Realizza una collezione che ricorda, per impianto concettuale, gli studi in architettura. La silhouette lineare si arricchisce di tessuti pregiati come il broccato con fili ricamati oro e viola o la seta, che alleggerisce long skirt con tasche alla francese. Le paillettes e il neoprene conferiscono alla collezione un’allure moderna e glamour. Giochi di asimmetrie attestano le tecniche acquisite durante i corsi presso l’Ecole de la Chambre Syndicale de la Couture.

“Ho lavorato intorno ai miei temi di moda preferiti: la costruzione couture, la sartoria maschile, gli anni ’60, le forme femminili, la geometria, il colore. Volevo inserirli in un contesto moderno” Albino D’Amato

Il punto forte della collezione è la sartoria, del resto una delle migliori risorse di Teodoro. I cappotti sono consistenti, tagliati nitidi ed evidenziati con interessanti combinazioni di colori. E ancora un tailleur maschile a scacchi con un enorme piumino bianco. Poi, una serie di abiti a palloncino di varie lunghezze, di broccato stampato in digitale. Ibridi di calza a gambaletto alti fino al ginocchio, indossati con sandali in pelle verniciata erano un gesto concettuale fuori contesto

Collezione 2020 di Albino Teodoro

Albino Teodoro mescola i riferimenti storici con lo spirito degli anni ’90 per la Pre-Fall. Durante una recente visita a Vienna, trova in una vecchia biblioteca alcuni disegni originali di Ver Sacrum, la rivista letteraria ufficiale della Secessione viennese.

Albino traduce voluttuosi motivi botanici in una stampa grafica su carta da parati che è stata utilizzata in tutta la sua ben curata collezione. È stato proposto in un enorme motivo di rose in bianco e nero, o nei toni profondi del viola e del blu notte; oppure in una tonalità di blu porcellana esaltata dal nero profondo. Albino predilige un’estetica adulta e raffinata, ispirata ai maestri dell’Haute Couture: le forme voluminose sono esaltate dalla purezza delle linee e dall’uso di consistenti e lussuose lavorazioni. Gli abiti a trapezio sono stati mantenuti meno severi con delicati colletti increspati; le balze femminili all’orlo dei cappotti sagomati sono state tagliate con una delicata precisione. Albino disegna per un cliente colto. Nelle sue collezioni non troverete felpe, pantaloni da ginnastica o qualsiasi tipo di moda usa e getta.

Collezione primavera/estate 2021

Durante la Milano Fashion Week 2020 Albino Teodoro presenta la collezione primavera/estate 2021; un progetto che si sviluppa attraverso tonalità accese ed eleganti. Capi leggeri e strutturati, concepiti per essere indossati sia in ufficio sia nel tempo libero.

Albino Teodoro
Alcuni dei look presentati alla Fashion Week.

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Il glamour minimalista di Albino Teodoro

Ungaro, Emanuel

Il chirurgo dell’eleganza, Emanuel Ungaro, è cresciuto sotto l’ala protettiva del maestro Balenciaga. La sua donna è sofisticata e ammiccante

Ungaro Emanuel (1933-2019). Stilista francese. Nato ad Aix-en-Provence, figlio di un sarto pugliese (nativo di Francavilla Fontana) esule perché antifascista, fa esperienza di taglio e cucito dal padre Cosimo “uomo eccezionale, che mi ha insegnato il rigore e l’onestà intellettuale”.

Nel ’55 lascia il Sud della Francia e va a Parigi, per inseguire la sua ambizione: diventare stilista. Lavora in una piccola sartoria; poi, la grande esperienza: sei anni nell’atelier di Balenciaga, “il mio maestro”. Pur avendo alle spalle una lunga gavetta, accetta di entrare nella maison come principiante, vale a dire colui che cuce le fodere e passa gli spilli. Alla scuola di Balenciaga, impara che “il buon couturier deve essere architetto per il progetto, scultore per la forma, pittore per il colore, musicista per l’armonia e filosofo”. Forte di questa esperienza, decide di camminare sulle proprie gambe e, con l’aiuto di Sonja Knapp, allora sua compagna e disegnatrice di stoffe, affitta il primo atelier in avenue Mac Mahon.

Look pop anni Ottanta per Emanuel Ungaro

I primi tre mesi d’anticipo dell’affitto li mettono insieme con la vendita della Porsche di Sonja. È il ’65 e lo stilista ha già deciso quella che sarà la sua filosofia estetica, un mix di barocco e sensualità che affascina grandi attrici come Catherine Deneuve e Anouk Aimée. Nel ’67, entra in quella che diventerà la sua sede storica in avenue Montaigne e trova grandi supporter come Jackie Kennedy, Lee Radzwill, la duchessa di Windsor, Lauren Bacall e Ira Fürstenberg. La seduzione dei suoi abiti fa leva sui colori e su un mélange di stoffe stampate. Fra i grandi stilisti, è il più pittorico, ha la più ardita tavolozza.

Nel ’71 firma un importante contratto di produzione con il Gft di Torino, il colosso italiano dell’abbigliamento. Rigoroso con se stesso e con gli altri, determinato e caparbio, crea i suoi abiti ascoltando musica classica e opere. Predilige Rossini. Prima delle sfilate segue un rito quasi scaramantico. Si fa preparare dalle donne di famiglia le polpette con il sugo, un tipico piatto pugliese che gli ricorda gli anni dell’infanzia. Ha sposato l’italiana Laura Bernabei. Dal ’96, la Maison Ungaro è entrata a far parte del gruppo Ferragamo.

Le collaborazioni di Ungaro

Nel 1999, la maison vince La Aguja de Oro, il massimo premio spagnolo. Dal 2000, ha lanciato, in collaborazione con Luxottica, una linea di occhiali per uomo e donna; la nuova linea di costumi da bagno Ungaro Sun, quella di accessori I love Ungaro e il nuovo profumo Desnuda. Nel 2002, viene assegnato a Ungaro il premio T de Telva. Nel 2003, lo stilista realizza gli abiti di scena per Diane Kurys nel film Je reste. Attualmente i suoi marchi sono Emanuel Ungaro Couture, Emanuel Ungaro Paris (prêt-à-porter), Ungaro Fuchsia, Ungaro Feve. A commento del suo recente lavoro, lo stilista dice: “Io amo tutto ciò che canta. Io amo Debussy e il Free Jazz, Paolo Uccello e Motherwell, Proust e Peter Handke, i colori, il colorismo, l’impressionismo; io amo il calore del Sud ed il freddo del Nord.

Il couturier esiste per precorrere in un balzo, indovinare un desiderio. Io non dovrei mai prendere la parola. “I miei abiti parlano”. È un linguaggio, il loro, che insieme a una audace sensualità, evoca una femminilità mediterranea. Il designer è tra i protagonisti di High Fashion Week Moskow, la settimana della moda moscovita che, oltre allo stilista di Aix-en-Provence, ospita diversi nomi di calibro internazionale. L’azienda pugliese Mafra acquisisce la licenza per produrre e commercializzare le linee bimbo di Ungaro a partire dalla primavera-estate 2003. Il guardaroba baby del brand francese è dedicato alle piccole taglie da 0 a 2 anni, il 60 per cento della produzione è riservato al femminile. Accordo con la società toscana Le Bonitas per il lancio delle due nuove collezioni Ungaro Sun (swimwear e beachwear per donna) e Ungaro Moon (intimo, corsetteria e fitness).

La morte

Emanuel Ungaro muore il 22 dicembre del 2019, all’età di 86 anni. Il “chirurgo dell’eleganza”, che aveva abbandonato la moda nel 2004, lascia la vita terrena dopo una lunga malattia.

”Ho consacrato più di 35 anni della mia vita all’Alta Moda. L’ho amata con una passione divorante. -asseriva – Assieme all’universo che rappresenta: laboratori, artigiani, ricamatori, tutti detentori di un savoir faire che rischia di morire. Se c’e’ un dramma è quello di questa gente che perde l’arte e il lavoro. Certe sarte erano con me dall’inizio. Ma bisogna tagliare i fili, disfare questa famiglia che si era formata nell’armonia”.

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