Halston Roy, Frowick

Halston. Negli anni ’70, semplificò gli abiti. Il suo stile rese la silhouette femminile longilinea ed elegante. Vestì Elizabeth Taylor, Jacqueline Kennedy

Roy Halston Frowick, conosciuto ai più semplicemente come Halston, nasce il 23 aprile del 1932 in Iowa, Stati Uniti. Di origini norvegesi, si avvicina molto presto al mondo della moda: spesso affiancato dalla madre, crea cappelli e vestiti per sorelle e amiche. Frequenta la Bosse High School nell’Indiana, diplomandosi nel 1950. Decide di proseguire gli studi ma dopo un solo semestre si ritira dall’università. È il 1952 quando decide di spostarsi a Chicago e intraprendere un nuovo percorso di studi, un corso serale presso la Scuola d’Arte di Chicago. Mentre studia, lavora come commesso in diversi negozi della città e inizia la sua attività nella moda creando cappelli.

Nel 1957 il Chicago Daily News dedica un articolo ai cappelli di Roy Halston. Passano pochi mesi da quell’avvenimento e il giovane designer apre una piccola boutique. Gli affari vanno bene tanto da convincere Halston a trasferirsi nella più vivace e mondana New York City, dapprima come modista per Lilly Daché, poi come responsabile modista nel reparto specializzato del department store Bergdorf Goodman. Molto stimato dalla critica e dal pubblico, viene scelto per la realizzazione del cappello indossato da Jacqueline Kennedy nel 1961 nel giorno in cui il presidente John F. Kennedy è eletto presidente degli Usa.

halston fitting
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Halston e il jet set

Inizia così la carriera di Halston, un percorso nel quale il ruolo dei media e di un lifestyle popolato da celebrities ha un peso determinante. Entusiasta dei risultati ottenuti, Halston decide di dedicarsi alla creazione di una linea di abbigliamento femminile oltre che ai suoi tanto celebrati e amati copricapi e nel ’66 lancia sul mercato la sua prima linea di prêt-à-porter; qualche anno più tardi, apre il suo atelier. Realizza abiti innovativi, caratterizzati da un design lineare e pulito dal quale traspaiono le sue origini svedesi, che vengono indossati dalle donne più influenti del jet set internazionale: Bianca Jagger, Lauren Hutton, Liza Minnelli, Anjelica Huston, Lauren Bacall, Elizabeth Taylor solo per citarne alcune.

Grazie ai suoi abiti in preziosi jersey e al suo legame con la nightlife dell’epoca, che lo vide tra quegli assidui frequentatori che contribuirono alla nascita e al successo dello Studio 54, il club di Manhattan che ha segnato la nascita della disco e dell’idea di nightlife contemporanea, Halston ha incarnato e definito lo stile americano degli anni Settanta. Il suo successo è tale che viene incaricato di disegnare le uniformi per la squadra americana alle Olimpiadi del ’76 e le uniformi del Dipartimento di Polizia di NY. Le foto di Halston allo Studio 54 con le sue “halstonette” assieme a Andy Warhol, Calvin Klein, Bianca Jagger, Liza Minnelli, Maria Schneider fanno il giro del mondo e contribuiscono al consolidamento della sua fama.

Consapevole del suo successo e dell’eco mediatico che aveva provocato con le sue collezioni apprezzate in tutto il mondo, inizia per primo il procedimento del licensing su diversi prodotti a suo nome. Un esempio su tutti, il profumo Halston, che, con una confezione disegnata da Elsa Peretti, è stato uno dei profumi più venduti di tutti i tempi. Nel 1973 Roy Halston vende la sua società alla Norton Simon per 12 milioni di dollari e nell’83 disegna un’ultima collezione per il marchio J.C. Penney.

halston
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La morte

La sua prestigiosa carriera viene segnata dal virus dell’HIV in seguito al quale morirà per complicazioni il 26 marzo del 1990 a San Francisco, California. Dopo Roy, si susseguono alla guida del brand numerosi designer: David Ridge, Randolph Duke, Bradley Bayou. Nel 2008 il produttore cinematografico Harvey Weinstein compra il marchio Halston e lo affida alla direzione di Tamara Mellon, dal 1996 partner di Jimmy Choo, con la consulenza della stylist americana Rachel Zoe, specializzata in celebrities.

Marco Zanini, ex designer della collezione donna Versace, nominato creative director del brand, presenta la prima collezione Halston nel febbraio del 2008 alla Gagosian Gallery di New York. Ma il lavoro del designer italiano, che partendo dall’heritage del marchio dà vita a una collezione di estrema eleganza, contemporaneità e lucidità creativa, non viene apprezzato dalla proprietà, indirizzata, invece, verso un prodotto più vicino alle star di Hollywood che al prêt-à-porter internazionale.

Zanini e Weinstein chiudono il contratto a meno di un anno dall’incarico. La collezione Primavera/Estate 2009 presentata al Museum of Modern Art è realizzata da un team creativo senza nome. Dall’autunno/inverno 2009-2010 la collezione Halston è nelle mani del designer londinese Marios Schwab, responsabile del look di celebrities come Kylie Minogue e Chloë Sevigny.

Negli anni ’70, era una leggenda perché semplificò gli abiti prediligendo le forme tubolari o a T. Il suo stile rese la “silhouette” femminile longilinea ed elegante, utilizzò spesso lo chiffon colorato e il jersey ad armatura a rete. Rinnovò il twin-set di cachemire, lanciò i caftani ed era universalmente riconosciuto per il largo uso del camoscio vero e finto.

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Dellera

Dellera. Nel 1885, a Pavia, Mattia Dell’Era apre un negozio nel centro cittadino, specializzato nella fabbricazione di tomaie per scarpe

Dellera. Nel 1885, a Pavia, Mattia Dell’Era apre un negozio nel centro cittadino, specializzato nella fabbricazione di tomaie per scarpe e cinghie di trasmissione.

Alla sua morte, gli subentra Carlo Lanzani che cambia il nome in Dellera e, nel 1908, ristruttura la sede di Pavia.

L’attività principale è la confezione di pellicce, ma vengono prodotte e distribuite anche valigie, borse e cinture.

Una sfilata di Dellera

Nel ’37 viene aperta la sede milanese di via S. Damiano.

Negli anni ’50, la terza generazione, Giancarlo, affianca il padre Tino Lanzani. Quando Elizabeth Taylor ordina una pelliccia Dellera, si accendono i riflettori internazionali sul marchio.

Al finire del secolo, al timone aziendale c’è la quarta generazione Lanzani: Andrea si occupa degli acquisti e dell’amministrazione, la sorella Gigliola della pubblicità e dello stile. Viene anche effettuata una produzione per conto terzi: nel ’99 la linea di pellicceria dello stilista francese Erik Schaix.

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Elizabeth Taylor 

Max Factor

Max Factor. Casa di cosmetica fondata a Los Angeles nel 1909, celebre per il legame che da sempre la unisce al mondo del cinema.

Max Factor. Casa di cosmetica fondata a Los Angeles nel 1909, celebre per il legame che da sempre la unisce al mondo del cinema. Originario della Polonia, Max Factor, visagista e parrucchiere teatrale, decide di installarsi a Hollywood intuendo il rapido sviluppo dell’industria cinematografica e, qui, crea i primi prodotti maquillage espressamente studiati per il grande schermo.

È a lui che si deve il look di successo di molte grandi dive (Mae West, Jean Harlow, Greta Garbo, Joan Crawford, Lana Turner, Elizabeth Taylor) a cui intere generazioni di donne si sono ispirate. Nel ’18, lancia Colour Harmony, la prima linea di cosmetici con cipria, fard, rossetto e ombretti in colori coordinati.

max factor

Nel ’28 è la volta del Panchromatic Make-up che, mirato alla resa su pellicola pancromatica, vince un Academy Awards. Poi, il trucco per la Tv. La strategia vincente di Max Factor, adottata già negli anni ’20, è tuttora la stessa: proporre alle donne il maquillage delle star. Acquisito nel ’91 dalla Procter & Gamble, il marchio è distribuito oggi in oltre 120 paesi.

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Mammini

Mammini è una sartoria italiana specializzata in abbigliamento per equitazione. È a Roma, in via del Corso. La sua storia comincia alla metà dell’ 800.

Mammini è una sartoria italiana specializzata in abbigliamento per equitazione. È a Roma, in via del Corso. La sua storia comincia alla metà dell’800 a Pisa con Attilio Mammini, già noto per essere stato il sarto di Giuseppe Mazzini. A quei tempi, l’attività dell’atelier non era ancora mirata al guardaroba per cavalcare. La svolta si ebbe tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, quando si cominciò a montare in modo diverso e vennero accorciate le staffe. La gamba era più piegata in sella e, quindi, il pantalone dovette diventare a sbuffo. Pericle Mammini, il figlio di Attilio, decise di modellare i calzoni dei cavalieri per facilitarne l’assetto. Nel ’29, la famiglia, su consiglio del principe Odescalchi, decise di aprire anche a Roma.

La prima sede si trovava a poca distanza da piazza Santi Apostoli. Fino agli anni ’40, la sartoria fu in grande auge fra gli ufficiali di cavalleria. Era fornitrice di Casa Savoia. La notorietà di Mammini si basava sulla sapienza sartoriale e sulla scelta dei tessuti pregiati. Per confezionare i pantaloni a sbuffo venivano scelte (avviene tutt’oggi, nonostante l’attività sia molto ridotta) covercoat e cavalry twill, per l’estate si lavorava con il cotone e il fustagno scamosciato. Gary Cooper, di passaggio a Roma, si fece confezionare pantaloni di pelle francese e parecchie giacche. Anche Marlon Brando ed Elizabeth Taylor erano clienti affezionati così come l’imperatrice iraniana Soraya che ordinava completi da amazzone. La sartoria ha servito campioni e gentleman rider, come i fratelli Piero e Raimondo D’Inzeo e Graziano Mancinelli. È ancora oggi tra le pochissime in grado di fare su misura giacche da concorso ippico e da caccia alla volpe.

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