Boni, Chiara

Collezione autunno/inverno 2019-20
  1. BONI
  2. IL MARCHIO
  3. PRIMA IL GRUPPO INGHIRAMI, POI MAURIZIO GERMANETTI
  4. ALLA CONQUISTA DELL’AMERICA

BONI

Chiara Boni, fiorentina, si diploma al liceo linguistico. Alla fine degli anni ’60, si lega al Gruppo Ufo: dalla contaminazione tra architettura, arte e moda, allora inedita in Italia, nasce la prima boutique di “dressing spontaneo”, You Tarzan Me Jane (a Milano in alleanza con Annalisa Castellini; a Firenze e Forte dei Marmi con Elisabetta Ballerini) che nel 1973 ha l’onore di una copertina su Domus, la storica rivista di architettura e design fondata da Gio Ponti.

Chiara Boni

il marchio

All’inizio, la stilista disegna abiti e accessori per il negozio: dal 1975, con il proprio nome come marchio, si integra nel sistema-moda con collezioni complete e sfilate. Diversamente da altri protagonisti della neo-avanguardia, in debito con il futurismo di Balla e il costruttivismo di Delaunay, il suo stile è sempre più cosciente del corpo e sensuale, soprattutto per l’uso di materiali stretch o morbidi come l’organzino. La sua principale fonte di ispirazione, infatti, sono proprio le donne. Per la stilista italiana, l’eleganza  “il modo di abitare uno spazio, è importante come ti muovi nell’abito che indossi.“Nell’85 firma un accordo con il gruppo Gft di Torino, che produce e distribuisce anche la nuova linea maschile; nel ’99 apre una grande boutique monomarca a Milano in via del Gesù, cui si aggiunge una nuova boutique, nel 2015, in via Sant’Andrea.

Abito con gonna a ruches. Estate 2016.

prima Il gruppo Inghirami, poi maurizio germanetti

Nel 2003 il Gruppo Inghirami acquista il 50% del marchio, insieme al diritto di produrre la collezione uomo; Di recente inoltre Chiara è entrata nel mondo sposa: per la sposa come per il prêt-à-porter, crea pensando alle donne del terzo millennio, con la loro voglia di essere femminili, ma anche di sentirsi a proprio agio, libere di scegliere tra tradizione e innovazione, tra romanticismo e seduzione. Per il grande passo che l’ha portata a creare una linea sposa, Chiara Boni ha stretto un accordo con Elena Della Rocca, rinomata azienda con una solida esperienza di quasi mezzo secolo nel settore.

Nel 2004 Filatura Cervinia S.P.A rileva il 40% di Chiara Boni. Germanetti Maurizio, che diverrà CEO della griffe, detiene il 9% delle quote.

Alla conquista dELL’AMERICA

Per una donna intraprendente come Chiara Boni, valicare le frontiere della propria comfort zone diventa un obbiettivo fondamentale di crescita. Con la sua La Petite Robe (griffe versatile, con target indefinito, fondato nel 2007), nel febbraio del 2014 approda sulla passerella di New York con il consenso degli addetti ai lavori. Una decisione del tutto ovvia dato che il 60% del fatturato viene realizzato proprio negli USA. Il marchio è presente sul mercato a stelle e strisce dal 2010 ed è distribuito, in modo capillare, nei maggiori department store americani come Neiman Marcus, Saks Fifth Avenue e Nordstrom.

Look farfalla. Collezione primavera/estate 2020

Chiara Boni oggi

Dopo aver conquistato anche la costa ovest degli Stati Uniti con una boutique monomarca a Los Angeles, nel 2017 la crescita della griffe va consolidandosi. Chiara Boni La Petite Robe introduce, nella collezione autunno/inverno 2019-20, la maglieria. Al jersey stretch, tessuto che domina l’universo Chiara Boni, si affiancano velluto, taffettà e, appunto, maglie e cappotti realizzati in maglia. Sempre nel 2019, la griffe ottiene la certificazione europea PEF Product Environmental Footprint dichiarando l’impatto ambientale del suo ciclo produttivo, interamente Made in Italy. È la prima azienda italiana a ricevere questo importante riconoscimento.

Nel 2020 Chiara Boni debutta nel segmento uomo con una linea titolata TRAILBLAZER, 100% Made in Italy comprovato dalla tracciabilità della sua filiera produttiva. Un concept unico composto da 5 must- ha: una giacca, tre camicie e un paio di pantaloni.

Leggi anche

New York moda donna 2020, tendenze dalle sfilate