Oxford Clothes

Oxford Clothes. Azienda americana di abbigliamento maschile. Nasce nel 1916. Negli Stati Uniti, il marchio rappresenta il non plus ultra dell’abito da uomo

Azienda americana di abbigliamento maschile. Nasce nel 1916. Negli Stati Uniti, il marchio rappresenta il non plus ultra dell’abito da uomo, con stoffe e tagli fra i più raffinati del mondo. La ditta realizza i vestiti direttamente nella propria fabbrica di Chicago, con sarti che provengono da tutte le parti del mondo, soprattutto dall’Italia. Presidente della società è Crittenden Rawlings. Ogni vestito comporta 20 ore di lavoro e più di 1125 punti cuciti a mano solo per l’interno, un record.

I prezzi sono da capogiro, fino a 8 mila dollari per un abito di seta. Anche il tessuto è un atout della griffe: soprattutto le lane che provengono dall’Inghilterra, Scozia, Italia e Nuova Zelanda. Recentemente è stato anche inserito l’abito di seta purissima, copiando alcuni vestiti del guardaroba di Edward, il duca di Windsor che, messo all’asta, è stato interamente comprato da Oxford. La novità per le nuove generazioni è l’introduzione di linee più casual e meno costose, in modo da conquistare anche la fascia sotto i 40 anni.

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Windsor

In Italia è definito “Nodo Scappino” ma in tutto il mondo viene chiamato Nodo Windsor perché prende il nome dal suo inventore, il duca di Windsor

Windosor. Nodo di cravatta piuttosto evidente, a triangolo perfetto, pare inventato dal Duca di Windsor prima della rinuncia al trono, anche se esistono immagini di suo padre già con questo nodo. Comunque fu lui, l’ex re Edoardo VIII, sensibile a ogni forma di eleganza, a lanciarlo nel mondo della moda maschile dell’epoca. In Italia fu chiamato più banalmente negli anni ’40 “nodo Scappino” dalla ditta di cravatte torinese che aveva spiegato il modo di farlo. D’altra parte in quegli anni era meglio non usare parole straniere e soprattutto la “perfida Albione” era tabù.

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Kiton

Kiton. Sartoria industriale. Fondata nel 1968 ad Arzano, in provincia di Napoli, da Ciro Paone e Antonio Carola, conta attualmente 250 sarti.

Kiton. Sartoria industriale. Fondata nel 1968 ad Arzano, in provincia di Napoli, da Ciro Paone e Antonio Carola, conta attualmente 250 sarti.

La preziosità dei tessuti impiegati e la realizzazione artigianale dell’abito limitano la produzione annua a poche migliaia di capi. L’artigiano non opera più nella propria bottega, ma in una struttura all’avanguardia. Qui, abilità ed esperienza personale si fondono nella sinergia di gruppo, dando vita a un abito rigorosamente realizzato a mano, degno della migliore scuola sartoriale napoletana e sempre fedele ai dettami dell’eleganza tradizionale, ispirata alle linee classiche.

Cravatta Kiton

Grande cura viene dedicata anche alla cravatta. Così da uno square di seta si ricavano due sole cravatte, con un sistema di ripiegatura su se stesso ripreso dall’antica tradizione dei maestri cravattai napoletani. Un piccolo orlo rigorosamente fatto a mano rifinisce la cravatta che trova in tal modo corpo e consistenza. Inoltre, al capospalla di scuola sartoriale napoletana vengono accostati solo microdisegni geometrici o fondi uniti per esaltare lo stile della tradizione classica.

Kiton distribuisce i propri prodotti nei più prestigiosi magazzini di abbigliamento del mondo. La Kiton si aggiudica a un’asta di Sotheby’s la collezione di abiti del Duca di Windsor. Il guardaroba viene esposto all’Hotel Excelsior di Firenze, in occasione di Pitti Uomo.

1999. Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nomina il patron Ciro Paone Cavaliere del Lavoro.

2000. Lancio della linea sportiva Kiton Outdoor; inaugurazione del secondo stabilimento di Arzano e della sede milanese di via Sant’Andrea. 2003. L’azienda impiega più di 300 lavoratori e i suoi abiti sono distribuiti in tutta Italia e in 21 paesi del mondo, con punti vendita in dieci città del Giappone, in due città russe (Mosca e Cellabinsk), in Messico, Siria e Israele.

kiton
Kiton

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Duca di Windsor

Duca di Windsor (1894-1972). Il romantico duca , per pochi mesi Edoardo VIII re d’Inghilterra, è stato l’uomo più elegante del XX secolo.

Duca di Windsor (1894-1972). Il romantico duca , per pochi mesi Edoardo VIII re d’Inghilterra, è stato l’uomo più elegante del XX secolo. D’altra parte furono i Celti, antichi abitatori della Britannia, a inventare le “bracae”, le braghe, insomma i calzoni. Invece, i Romani ancora portavano le modeste “subligatulae”, sorta di mutande pochissimo eleganti e oltretutto inefficaci per difendersi dal freddo.

Questo fatto la dice lunga sulle attitudini degli uomini della terra d’Albione quando si tratta di dettare legge in fatto di moda al  mondo. Forte di un tale retroterra, inglese e anglofila è stata la moda maschile più classica e sicura di sé.

In Inghilterra hanno avuto origine anche i principali movimenti e “anti mode” che periodicamente hanno sconvolto le leggi dell’eleganza. Un corto circuito che faceva scintille già ai tempi della Reggenza, quando la splendida high life della società londinese aveva generato un personaggio come George “Beau” Brummel. Balzac lo definiva “un uomo eccezionale, principe e patriarca della moda”.

Possedendo il carisma necessario per inventare le regole della moda, originalità, spirito d’indipendenza, misura, Brummel -pur non essendo aristocratico- riuscì a brillare in una società che attribuiva alla moda la pratica stessa dell’aristocrazia.

Le sue vicende, i suoi gesti, i suoi commenti hanno dato per sempre spessore e dignità alla ricerca della raffinatezza e dell’eleganza, Ciò giustificava frivolezza e vanità, innescando una relazione di affinità elettiva tra moda e cultura. Non a caso, Brummel e altri celeberrimi dandy furono grandi poeti e artisti come Byron, Wilde, Beardsley, Bearbohm.

Con questi precedenti (e nonostante le invenzioni di Gabriele D’Annunzio e di Giorgio Armani), era praticamente impossibile che l’uomo più elegante del secolo non fosse un inglese.

Il re dell’eleganza

Il duca di Windsor, dunque: ma in che consisteva la sua eleganza? Ebbene,  l’eleganza è un dono. Allo stesso modo che uno è bello, oppure intelligente, oppure affascinante. Quindi non ci sono ricette, l’eleganza è una sorta di grazia, di intima sicurezza che ti fa star bene con ciò che hai addosso. E il duca di Windsor, questa grazia, questa sicurezza, le aveva al massimo grado.

Le sue “invenzioni” più celebri? La dinner jacket (in Italia e in Francia chiamata smoking) in tessuto detto “midnight blue” dal tono blu scurissimo, che sotto la luce artificiale diventa più nero del nero, indossata per la prima volta nel 1920.

Il nodo della cravatta alla Windsor (in Italia più noto come “scappino”), perfettamente triangolare, grosso, che negli anni ’50 ebbe un tale successo e fu portato talmente male che il duca lo ripudiò.  Il collo della camicia alla Windsor, al quale il duca fu invece fedele per tutta la vita, con punte corte allargate, ancora oggi usatissimo in Italia e soprattutto a Milano.

Il duca di Windsor fu il primo a calzare abitualmente scarpe marroni e a lanciarle in differenti tonalità. Fino a quel momento (siamo intorno agli anni ’20) il gentiluomo non possedeva infatti che noiosissime scarpe nere. Sorprendente fu sempre l’uso spiazzante, inatteso e creativo dei colori. Fu il duca a lanciare, molto prima che li usassero i preppy americani, smaglianti pantaloni rosa e pastello. Quanto ai preppy, invece, è stato il classico bagno di sangue. Come dire che per l’eleganza di uno solo è necessario, spesso, il sacrificio di molti.

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Asta Lustig, Olga

Asta Lustig, Olga (1880-1963). Protagonista di primissimo piano nella storia novecentesca del ricamo e del merletto. Nacque a Venezia. Giovanissima…

Asta Lustig, Olga (1880-1963). Protagonista di primissimo piano nella storia novecentesca del ricamo e del merletto. Nacque a Venezia. Giovanissima, Olga Lustig cominciò a lavorare come commessa nella ditta di merletti Jesurum, altra firma leggendaria. A 19 anni sposò Giosuè Asta, ufficiale della marina mercantile.

Il primo negozio Asta

asta
negozio Asta

Poco dopo, agli inizi del ‘900, aprì il suo primo piccolo negozio in piazza San Marco. Un quasi immediato successo le permise di allargarsi: tre vetrine sotto gli archi delle Procuratie Vecchie. Diceva di essere totalmente incapace a qualsiasi lavoro di cucito. Ma era estremamente abile nel disegnare composizioni per i veli da sposa, le tovaglie, i centri tavola, le lenzuola. Il reparto creativo stava nel retro dei saloni di vendita. Dal bozzetto si traeva l’esecutivo che, rivisto ed eventualmente corretto, passava alle ricamatrici, alle merlettaie. Sin dagli anni ’20, Olga Asta si pose il problema di un mestiere, quello del ricamo a tombolo e ad ago, che il progresso stava minacciando e fondò una scuola di merletto a Burano perché la tradizione non tramontasse.

Milano, Costa Azzurra e St.Moritz

Prima della guerra, si diede una succursale a Milano in corso del Littorio (l’attuale corso Matteotti), diretta sino alla chiusura (inizio del decennio ’60) da Bianca Kalberg e Amalia Vernocchi. Portò la sua insegna anche in Costa Azzurra e a St. Moritz. Fu fornitrice di casa reale ed ebbe tra i suoi clienti Barbara Hutton, re Faruk (le ordinò, per la moglie, un corredo rimasto famoso anche per la sua opulenza), i duchi di Windsor, Douglas Fairbanks, William Powell, Mirna Loy e le famiglie dell’aristocrazia e dell’alta borghesia italiana. Rese tutti i suoi dipendenti partecipi agli utili dell’azienda, assai prima che il concetto di compartecipazione entrasse nelle strategie dei sindacati. Quando morì, nel ’63, la ditta era già in crisi, perché i tempi e i costumi erano cambiati, e non le sopravvisse a lungo. I suoi disegni andarono dispersi.