Tuta

Tuta. Il futurismo l’ha lanciata, più che come indumento, come un valore eversivo e liberatorio da schemi prefissati e pregiudizi.

Tuta. Il futurismo l’ha lanciata, più che come indumento, come un valore eversivo e liberatorio da schemi prefissati e pregiudizi. In occasione della mostra Venti anni della Galleria del Costume 1983-2003, la tuta futurista, inventata nel 1919 dal fiorentino Thayaht con il fratello Ram, è patrimonio della collezione di Palazzo Pitti.

Era considerata da Thayaht “abito universale”, una soluzione fai-da-te, creativa ma economica, sette bottoni, una cintura, un taglio rettilineo, poche cuciture. Anche il nome le fu dato da Thayaht: il modello è a “T”, ricavato da un unico pezzo di tessuto in cotone o in tela d’Africa, utilizzato completamente senza spreco di stoffa.

tuta
Tuta futurista

Nata in nome della protesta nei confronti del gusto borghese che caratterizzava l’abbigliamento del primo dopoguerra. Ha anticipato l’analoga creazione costruttivista russa, creata quattro anni dopo, nel 1923, col nome “Varst” a opera di RodcÍnko e di sua moglie Stepanova, che videro nella tuta operaia l’abito rivoluzionario dell’uomo nuovo.

Fino a poco fa considerata kitch & cheap, al massimo tollerata come sportswear o esclusivamente entro le pareti domestiche. Oggi la tuta esce per strada, è indossata con disinvoltura, anche in occasioni eleganti, da dive e popstar del momento.

tutaMadonna la mette a una prima teatrale a Londra, con sneakers tempestate di cristalli Swarovski, ma l’ex Spice-girl Geri Halliwell, o Britney Spears e Jennifer Lopez la portano con eleganti scarpe dall’altissimo tacco a spillo.

Da Manhattan a Los Angeles, da Londra a Parigi, l’imperativo è: tutte in tuta da ginnastica.

Tuta
Tuta in cotone

La più amata è quella del marchio californiano Juicy Couture: in ciniglia, pantalone a vita bassa, blusa aderente con cappuccio. Creata con fortuna da due amiche, Gela Nash Taylor e Pamela Skaits-Levy, che nel ’96 nel loro brand Juice Couture inseriscono una serie di tute glamour e sexy. Vanno subito a ruba.

Tuta
Tuta in ciniglia Juicy Couture

Dolce & Gabbana disegnano sempre per Madonna una tuta-smoking. Sulle passerelle, la tuta è protagonista. Bianca come quella degli aviatori inizio secolo per Cerruti, modellata con curve anni ’40 per Donna Karan o blu “working class” per Yamamoto.

Leggi anche:

Il-futurismo-nella-moda-la-sua-evoluzione-nell’enciclopedia-della-moda

Felpa

Nuttall, Sonja

Nuttall Sonja (1964). Stilista inglese. Nasce a Liverpool. Segue vari corsi di moda e stage con stilisti come Norman Hartnell e Gina Frattini.

Sonja (1964). Stilista inglese. Nasce a Liverpool. Nuttall segue vari corsi di moda e stage con stilisti come Norman Hartnell e Gina Frattini. Dopo il Master alla St. Martin’s (’93), lavora come consulente per vari stilisti e grandi magazzini. Nel ’94 lancia la propria linea. Partecipa regolarmente alla London Fashion Week. Dal ’95 insegna stilismo in alcuni college inglesi. Spiega il suo stile con la frase: “Voglio che, nei miei abiti, le donne si sentano desiderate”.

Nuttall Sonja
Nuttall Sonja

Predica l’arte dell’understatement con tagli moderni e raffinati. La giornalista americana Suzy Menkes l’ha definita “la stilista femminista”. È capo designer per Jil Sander. Con la sua società di consulenza fondata nel 2000, è collaboratrice di marchi quali Marks & Spencer, John Varvatos, Furla, Museo Nazionale d’Irlanda con studi a Londra e New York. Nel 2006 Nuttall ha lanciato Urban Zen Foundation con la designer Donna Karan, per sensibilizzare l’opinione pubblica su problemi come la protezione delle infanzie disagiate e la conservazione della cultura tibetana.

Leggi anche:

Genoni, Rosa

Suzy Menkes lascia Vogue dopo sei anni

Jil Sander alla Milano Fashion Week celebra il minimalismo

Underwood, Patricia

Underwood Patricia (1947). Modista americana. Formatasi al Fashion Institute of Technology di New York nel 1972.

Underwood Patricia (1947). Modista americana. Formatasi al Fashion Institute of Technology di New York nel 1972. È stata premiata nel 1984 dal Council of Fashion Designers of America. Ha cominciato creando cappelli per la Lipp Homfeld dal ’73-75 (Hats by Lipp) decidendo, nel ’76, di aprire un suo atelier a New York. Apprezzata dai grandi stilisti americani, ha lavorato per Ellis, Caroline Roehm, Donna Karan, De La Renta, Klein e Blass. Famose le sue cloche in stile anni ’20, ma anche un cappello da cowboy in paglia molto fine presentato nel ’91. Predilige colori neutri e, nel ’94, ha presentato una collezione ispirata a Modigliani.

I suoi cappelli vengono proposti da oltre 100 punti vendita negli States. Parecchi premi di categoria hanno costellato i 25 anni di carriera della designer. Tra i più importanti un Coty Award, un premio del Cfda per la categoria American Accessories Achievement e la nomina a imprenditore dell’anno dal Fashion Group International. I cappelli, fatti e rifiniti a mano, sono creati con materiali selezionati e tecniche particolari, che portano ancora nei nomi l’idea originale: così è per horsehair, filo intrecciato che un tempo era fatto con vero crine di cavallo ed ora viene prodotto sinteticamente in Svizzera, o Milan straw un intreccio di paglia naturale fornito direttamente da manifatture milanesi e che ora proviene dall’Estremo Oriente.

Leggi anche

La biografia di Calvin Klein nel giorno del suo compleanno

VGrantham Uomo

VGrantham Uomo. Linea maschile disegnata da Victoria Grantham, stilista inglese che vive e lavora a Milano. L’esordio è datato 2001

VGrantham Uomo. Linea maschile disegnata da Victoria Grantham, stilista inglese che vive e lavora a Milano. Esordio della collezione: autunno-inverno 2001. Nel 2002 un nuovo contratto di licenza produttiva e distributiva con la Gild di Coriano (Rimini) offre nuove possibilità di affermazione al menswear di Victoria Grantham. Già assistente di Donna Karan e Marc Jacobs e ancor prima vincitrice di una borsa di studio per la sezione Abbigliamento classico da uomo firmata Alfred Dunhill, la stilista riconsidera ogni stagione la tecnica e la tradizione di Savile Row coniugandole ai trend del momento. Anche per questo, nella collezione autunno-inverno 2003 — dedicata a un eroe tra il punk e il militare — ha inserito un flash di abiti su misura.

Leggi anche

Marc Jacobs, i suoi anni Sessanta

Vittadini, Adrienne

Vittadini Adrienne (1944). Stilista americana di origine ungherese. I media l’hanno battezzata “regina del lavoro a maglia”. E’ la designer di Ivanka Trump

Vittadini Adrienne (1944). Stilista americana di origine ungherese. I media l’hanno battezzata “regina del lavoro a maglia”. Da Budapest, sua città natale, Adrienne Toth (Vittadini per matrimonio) emigra negli Stati Uniti nel 1956. Dopo aver lavorato per diverse ditte di maglieria, nel ’72 apre la sua company. Per le sue collezioni ha tratto ispirazione da Calder, Picasso e MirÆ, così come dal fumetto Dick Tracy. Crea tessuti originali usando filati italiani. Le sue linee sono pratiche e moderne, ma molto femminili. Ha rinnovato l’industria della maglieria sviluppando nuove tecniche computerizzate.

Leggi anche

Donna Karan 

Ralph Lauren e lo stile androgino 

Lee, Daniel

Daniel Lee, designer britannico classe 1984. Una vera scommessa per Bottega Veneta che ha scommesso tutto sul suo giovane talento.

Lee Daniel. Fashion designer inglese, nato a Bradford il 17 gennaio del 1984.

Laureatosi presso il prestigioso Central Saint Martin College of Art e Design di Londra nel 2011, nel corso degli anni ha potuto affinare le sue qualità tecniche in atelier come Balenciaga e Donna Karan

lee

Bottega Veneta ADV firmata Tayrone Lebon

Nel 2018 esordisce come direttore creativo di Bottega Veneta, tra l’incredulità degli addetti ai lavori. Per il giovane stilista, infatti, sarà difficile sostituire Tomas Maier, alla guida creativa della Maison per 17 anni. Per consentire di trovare il giusto equilibrio nel team e di studiare l’archivio, la griffe salta la presentazione primavera/estate 2019 ma il suo debutto non delude le aspettative del gruppo Kering. Ritornato in passerella nel settembre 2019, Lee propone la sua visione avveniristica della moda che esclude, del tutto, inutili orpelli.

L’estetica della Maison diventa più moderna e grafica nelle linee. Daniel valorizza i tessuti evidenziandoli con una palette di colore audace e mai scontata. Toni caldi, della terra, intervallati da sfumature più tenui. 

Nel 2019 Bottega Veneta e Daniel Lee portano a casa tre prestigiosi premi ai British Fashion Awards. Lo stilista, infatti, si aggiudica il premio come designer dell’anno e designer dell’anno per gli accessori. La casa di moda, invece, è stata insignita del primo come Maison dell’anno. Gli accessori, appunto, sono il punto cardine del successo della griffe. A partire dall’iconica The Pouch, una borsa a mano goffrata, che ricorda il portamonete in uso negli anni Cinquanta. Di forte tendenza per l’estate 2020 sono i sandali trapuntati con punta squadrata: la calzatura più osannata dalle it-girl.

Nell’estate 2020 le maggiori riviste di gossip lanciano un’indiscrezione sulla vita privata di Daniel, legato sentimentalmente all’etoile Roberto Bolle.

 

Leggi anche

Bottega Veneta, salta la presentazione di settembre 

Bottega Veneta, queen ai British Fashion Awards 

 

Wakeley, Amanda

E’ stata definita “la Donna Karan inglese”, Wakeley Amanda dopo una carriera da modella fonda la sua eponima griffe di moda donna

Wakeley, Amanda (1962). Stilista inglese. Il Financial Times l’ha definita “la risposta inglese a Donna Karan“. È nata a Chester. Dopo avere lavorato come modella in America,apre un atelier di alta moda a Londra nel 1990. Dal ’92  vince ordinaria. Nel 2003 ha negozi da sposa in 11 città britanniche. A Londra sono tre: in Knightsbridge, in Berner Street e in Fulham Road.

Leggi anche

Donna Karan, vita di una visionaria

DONNA KARAN

Famosa stilista americana, ha creato numerosi brand: l’omonimo Donna Karan New York, il brand d’abbigliamento DKNY e quello di lifestyle Urban Zen.

 Le origini

Donna Faske, ovvero Donna Karan, è una stilista americana, nata a Forest Hills, Long Island, nel 1948. Circondata dal mondo della moda sin dall’infanzia (madre, padre e zio vi lavoravano), decide di diventare stilista già da bambina. Dopo il liceo si iscrive alla Parson’s School of Design di New York. Trascorre l’estate del secondo anno come stagista presso Anne Klein & Co., dove viene successivamente assunta come assistente stilista.

Anne Klein

Donna Karan da Anne Klein, 1980
Donna Karan da Anne Klein, 1980

Nel 1974 Anne Klein muore improvvisamente e Donna Karan, a soli 25 anni, passa alla direzione stilistica della Casa. Nell’82 crea la “diffusion line” Anne Klein II, nella quale si potevano già scorgere i segni dello stile pulito e moderno che contraddistinguerà, due anni dopo, la collezione firmata a suo nome, Donna Karan (cognome del primo marito sposato nel 1973 e da cui aveva divorziato poco dopo). Il lancio del nuovo marchio è reso possibile dalla Takiyho inc., società giapponese proprietaria della Anne Klein & Co.

Lo stile

La collezione, dinamica ed essenziale, introduce il concetto di Donna dei sette pezzi facili. Propone un guardaroba intelligente fatto di pochi capi intercambiabili, perfetto per vestire ogni ora della giornata la donna lavoratrice, a cui Donna guardò sempre con particolare interesse. Alla base delle sue collezioni si trova ancora oggi il nero, il non-colore che Donna considera come tela pronta a essere dipinta. Introduce il body, indumento rubato alla biancheria intima e proposto nei nuovi tessuti stretch aderenti e modellanti, da indossare fuori, accessoriato con una giacca per l’ufficio o una collana per la sera.

Donna Karan DKNY, campagna pubblicitaria Leotard, 1990
DKNY, campagna pubblicitaria Leotard, 1990

La versatilità e semplicità di questo capo hanno un enorme impatto nel modo di vestire della seconda metà degli anni ’80 (quando vi fu un rinato interesse alla forma fisica e quindi all’abbigliamento per metterla in risalto). Rimangono tipiche le sue forme avvolgenti per accentuare le linee e nascondere i difetti, così come l’uso del cashmere preferibilmente nero, per stimolare i sensi. Sin dalla fondazione del brand vengono lanciate nuove linee e aperti nuovi negozi ogni anno.

DKNY

Nell’88 Karan amplia la linea donna “Donna Karan New York” creando una linea di abbigliamento più cheap per le donne più giovani, la DKNY. Diventa presto la linea più fortunata, registrando il primato nelle vendite: di medio costo, è mirata a una clientela giovane, attiva, urbana e amante del casual elegante.

Donna Karan DKNY campagna pubblicitaria, 1990
DKNY campagna pubblicitaria, 1990

Sono molti gli accordi di produzione su licenza, tra i più importanti quello con la Esteé Lauder per la linea di cosmetici, firmato nel ’97. All’epoca l’impero Donna Karan comprende: moda donna, uomo, bambino, con diverse linee dall’elegante al casual, accessori, cosmetici e arredamento per la casa. Il secondo marito, Stephan Weiss, sposato nel ’77, si occupa della gestione dell’azienda che conta oltre 2000 dipendenti ed è quotata sulla borsa di New York.

Negli anni ’90 la Karan abbraccia la filosofia New Age, cercando di trovare un equilibrio esistenziale in una vita frenetica. Afferma:”Tutto quello che faccio è una questione di cuore, corpo e anima”.

Molto importante per lei è il suo coinvolgimento personale ed economico sul fronte sociale: entra a far parte di due comitati per la lotta all’Aids e di uno per la ricerca sul cancro alle ovaie. Vince diverse volte il Council of Fashion Designers of America Award, il Coty American Fashion Critics Award e altri riconoscimenti alla carriera. Il suo vecchio college, la Parson’s, le conferisce una laurea ad honorem nell’87; lì torna regolarmente per tenere lezioni, sedendo nel comitato dei direttori. Vengono scritti diversi libri su di lei, sul suo stile e sulla sua ascesa a stilista di fama internazionale.

LVMH rileva Donna Karan International

Ad aprile 2001, la stilista annuncia la vendita di Donna Karan International, per la cifra di 250 milioni di dollari: l’acquirente è il gruppo francese Lvmh, che ha già acquisito la “licence holding company” di Donna Karan. La spesa totale è di 643 milioni di dollari. Il quartier generale del brand rimane a New York. La dichiarata intenzione di Lvmh è quella di traghettare la griffe verso un mercato d’eccellenza. Nel 2002, DKNY rilancia la linea d’abbigliamento per bambini in collaborazione con CWF (children worldwide fashion).

Donna Karan DKNY collezione autunno/inverno 2003
DKNY collezione autunno/inverno 2003

GLI ANNI 2000

A maggio 2003 Donna Karan International annuncia che non avrebbe prodotto una collezione maschile per la prima volta dal 1992. Per la Fashion Week 2003 DKNY presenta una sfilata in cui la donna, protagonista, viene mostrata in tutte le sue diverse sfaccettature: la studentessa, la donna in carriera, la preppy e la punk. L’anno 2003 porta sulle passerelle le strade della dinamica New York City.

La collezione primaverile è una rivisitazione dell’abbigliamento retrò. DKNY ospita la Vanity Fair “In concert” a beneficio di Step Up Women’s Network: anche la musicista Mya e l’attrice Chloe Sevigny partecipano all’evento alla Hammerstein Ballroom di New York. Il primo flagship store in Giappone viene aperto a Omotesando, Shibuya Ward, Tokyo.

RILANCIO DELLA COLLEZIONE UOMO

Nel 2004 la società rilancia la collezione uomo e la location così anticonvenzionale dello spettacolo DKNY rende questo uno degli anni più straordinari della storia del brand. La collezione uomo/donna era dedicata agli abitanti urbani, ambiziosi, frenetici: i newyorkesi. Donna Karan International e Luxottica Group S.p.A. firmano un accordo di licenza quinquennale per la progettazione, la produzione e la distribuzione mondiale di montature da vista e occhiali da sole Donna Karan e DKNY.

Nel 2005 Donna Karan viene premiata con il “Lifetime Achievement Award“.

Mark Weber, ex chief executive officer di Phillips-Van Heusen, viene nominato direttore creativo di Donna Karan International, in sostituzione di Jeffry Aronsson. Lo show DKNY è ancora un gran successo: la collezione primavera 2006 viene presentata nel Classic Car Club di Manhattan, dove gli abiti vengono presi in prestito dallo stile anni Sessanta.

Dopo la morte per cancro del marito, avvenuta nel 2001, Donna sente il bisogno di convincere i medici a prendersi più cura del paziente, non solo della malattia: nel 2007 fonda, così, la Urban Zen. Inoltre, ad agosto, lancia la sua prima collezione con Stardoll, una community online per gli amanti della moda donna. Nella primavera 2008, tornano gli anni Settanta con le loro iconiche tute, riportate in auge con energia e ottimismo.

DKNY PR GIRL

Donna Karan Aliza Licht
Aliza Licht

Donna Karan è uno dei primi brand di lusso ad entrare a far parte dei social media nel 2009. La DKNY PR girl su twitter così come su tumblr, gestita da Aliza Licht, diventa ben presto un forte mezzo per coinvolgere i consumatori e rispondere alle loro richieste. Per festeggiare il ventesimo anniversario del brand, si decide di presentare una nuova collezione di borse e di presentare sette nuovi pezzi ogni stagione, a partire dall’autunno. Le celebrazioni continuano; la sede della collezione primavera 2009 viene trasferita dalla solita unica stanza al Bryant Park. Questa stagione deve molto allo street wear: collezione dopo collezione DKNY abbraccia sempre di più l’idea della “fast fashion“, indumenti base da indossare con un pizzico di estroso divertimento.

Lo sviluppo del brand

Nel 2010 DKNY è ormai parte essenziale del guardaroba di ogni ragazza, un vero e proprio mix di stile madre-figlia. Il disegno di DKNY del buy now-wear (compra e indossa) rimane protagonista fino all’autunno e alla primavera 2010.

Donna Karan vince il prestigioso Clinton Global Citizen Award nel 2010, a riconoscimento dell’impegno con Urban Zen Haiti Artisan Project. Viene anche premiata con il Gordon Parks Foundation Award per l’utilizzo di mezzi creativi per cambiare ed educare il mondo.

A inizio 2012, DKNY apre i primi negozi in Cina e in Russia. Il brand, per avere un dialogo più diretto con le sue giovani fashion-lover fan, si presenta tramite una nuova applicazione di Facebook, che consentiva agli utenti di seguire la creazione degli abiti dall’inizio alla fine. L’app Facebook Atelier offre agli appassionati del brand l’opportunità di conoscere meglio i loro abiti preferiti.

La #UK2012 è una campagna iniziata per convincere alla riapertura del negozio londinese: DKNY contatta 50 influencer a cui chiede di postare con l’hashtag # UK2012. #UK2012 diventa tendenza, soprattutto su Twitter, e senza essere supportata da accordi monetari, tanto che viene citata dal Wall Street Journal come campagna di enorme successo.

L’uomo dell’autunno di DKNY viene presentato all’ultima collezione, all’edifico vetrato Nasdaq Market Site; fu il primo brand uomo a farlo. La collezione mostra un nuovo e inaspettato dettaglio: ogni giacca prevede una tasca ben nascosta, dimensione iPhone.

MET 2013

Per il MET 2013, evento con partecipanti scelti, DKNY crea il Twitter Ball, dando ai suoi follower la possibilità di vedere l’evento in live streaming. Lo slogan, la tagline online dell’evento è “if you’re not invited, you’re invited” (se non sei invitato, sei invitato). 408 sono i tweet scelti per l’occasione:  @DKNY, @VogueMagazine e #METGala. Persino Vogue tweetta @DKNY sul suo sito durante la notte.

Donna Karan Installazione a Time Square
Installazione a Time Square

LE CAMPAGNE PUBBLICITARIE E I SOCIAL

DKNY utilizza numerose installazioni d’arte per pubblicizzarsi in diverse città: commissionò 10 artisti di diversa provenienza (New York, Londra, Parigi, Milano, Dubai, Kuwait City, Hong Kong, Shanghai, Seoul e Tokyo), ai quali viene richiesto di creare delle opere che rappresentassero, reinterpretandola, New York. DKNY lancia anche un’app in realtà aumentata (iOS e Android) che permette agli utenti di scattare foto di tali opere per poi vederle in un video contestualizzato.

Per coinvolgere ancora di più il suo pubblico, un’opera d’arte tridimensionale di 10×13 piedi viene portata a spasso per Londra, in tre destinazioni tutte da scoprire. Per raggiungere l’opera gli utenti devono cercare gli indizi su Twitter e Facebook.

Questa forte campagna pubblicitaria di branding ha sicuramente riscontri sulle vendite: DKNY presenta la collezione #dknyarts: tutto stampato, borse, sciarpe e altri oggetti.

Donna Karan Cara Delevingne per la collezione 2014
Cara Delevingne per la collezione 2014

Il 2014 vede Cara Delevingne come testimonial della capsule collection: per scegliere gli altri modelli che avrebbero posato con Cara a New York, viene bandito un concorso su Instagram. A sole 12 ore dall’annuncio del contest, gli hashtag dedicati erano più di 23.000.

DKNY celebra il suo 25° anniversario riproponendo, rivisitati, alcuni dei più grandi successi del brand, come l’abito scollato sulla schiena reso tanto famoso da Carrie Bradshaw. DKNY viene lanciata sul mercato mediorientale da una capsule collection, proprio nel periodo del Ramadan. Collaborando con celebrità molto famose, DKNY riesce rendere il suo pubblico sempre più ampio.

LVMH vende DKNY

LVMH accetta di vendere Donna Karan International al G-III Apparel Group per 650 milioni di dollari. A giugno 2015 Donna Karan lascia il brand, seguita da Aliza Licht, che abbandona DKNY PR. Dao-Yi Chow e Maxwell Osborne vengono nominati direttori creativi di DKNY, mentre Hector Muelas diventa Chief Image Office di Donna Karan International. Oltre a questi enormi cambiamenti, viene anche ridisegnato il logo: presentato nella primavera 2016, il font Franklin Gothic sostituisce il carattere blocky.

Donna Karan I direttori creativi Dao Yi Chow e Maxwell Osborne
I direttori creativi Dao Yi Chow e Maxwell Osborne

Chow e Osborne mantengono l‘identità del brand e il suo essere marchio maturo di abbigliamento femminile. Decidono anche che il 40% del budget totale investito per i media sarebbe stato rivolto solo ed esclusivamente al digitale, passo significativo per un brand che, nel 2015, aveva investito nel digitale solo il 5%.

La società partecipa alla serie NEW INC, parte del progetto New Women’s, in collaborazione con il New Museum, che fornisce supporto alle artiste donne. Inoltre, viene presentato il progetto Experiential Bus Tour in occasione del lancio del profumo #BeTempted: il tour promozionale attraversa il Regno Unito regalando un’esperienza fotografica personalizzata a bordo.

Situazione attuale

Donna Karan Campagna pubblicitaria DKNY 2017
Campagna pubblicitaria DKNY 2017

Nel 2017 Bella Hadid diventa musa della nuova campagna DKNY. Un nuovo accordo di partnership viene concluso con la Divisione Black & White di Farfetch; DKNY continua a volere una partecipazione e connessione su più livelli con il suo pubblico. I direttori creativi, Dao-Yi Chow e Maxwell Osborne, hanno lasciato la società a gennaio, così come all’amministratore delegato DKI Caroline Brown.

DKNY sta rilanciando il suo sito per aumentare l’utilizzo dell’e-commerce, sfruttando la tecnologia Farfetch: navigazione intuitiva, messaggistica personalizzata, liste dei desideri, home page localizzata e piattaforma mobile di grande reattività offrono un’esperienza completa e facile, spedizioni in giornata a New York, Londra, Las Vegas, Los Angeles e Manchester.

Leggi anche:

Kering

Michael Kors

NEW YORK FASHION WEEK SETTEMBRE 2018, IL DECLINO

Joyce

Joyce. Tutto comincia con una boutique di Hong Kong e Kowloon che prende il nome dalla sua fondatrice Joyce Ma aperta nel 1971.

Joyce. Tutto comincia con una boutique di Hong Kong e Kowloon che prende il nome dalla sua fondatrice Joyce Ma.

Aperta nel 1971, è stata il nucleo dell’odierna Joyce Boutique Holding che possiede circa 30 negozi. È un esempio mai perfettamente imitato della distribuzione di massa di abiti di lusso.

Nei vari punti vendita si trovano abiti e accessori per donna e uomo, di avanguardia e d’alta moda . L’azienda acquista spesso in esclusiva, in Europa, Stati Uniti e Giappone. Si trovano in negozi esclusivi della marca, ma anche in franchising: Emporio Armani, Prada, Missoni, Donna Karan, Jil Sander, Thierry Mugler, Sonia Rykiel. Ed inoltre, anche in boutique multimarche: Michel Klein, Issey Miyake, Yohji Yamamoto, Comme des Garcons, Martin Margiela, Ann Demeulemeester, Dolce & Gabbana.

Il marchio possiede anche una rivista, diffusa in Asia, un ristorante (Joyce Café), un fiorista (Joyce Flowers), dove si vendono le creazioni di Christian Tortu.

Eletta alla fine degli anni ’90 fra le donne più eleganti del mondo, l’ideatrice del marchio ha aperto nuovi negozi a Taiwan, Bangkok e in Cina. Nel gennaio ’99 anche il gruppo italiano Hdp è entrato nel capitale sociale di quella che oggi è una multinazionale della vendita del lusso.

Leggi anche:

Sfilate-Phygital-2020-la-nuova-normalità

Morta-Stella Tennant-la-top-model-di-Gianfranco Ferrè

Isetan

Isetan. Nella moda fa una politica di mercato tesa ai giovani con i marchi Moschino, Donna Karan, Cerruti, Montana e la sua linea C’est magnifique.

Isetan. Nella moda fa una politica di mercato tesa ai giovani con i marchi Moschino, Donna Karan, Cerruti, Montana e, dal ’91, con la sua linea C’est magnifique. Nata a Tokyo nel 1886 come boutique di kimono, si sviluppa negli anni ’30 e approda negli Usa nell’89 in joint venture con Barney’s. Ha 15 filiali nel mondo.

isetan

Le tappe storiche più rilevanti di Isetan

2001. Accordi per vendere nei negozi Ado i propri prodotti, compresa la popolare linea femminile New’s Square Casual.

2002, febbraio. Assorbe Iwataya, gruppo leader dei grandi magazzini del Kyushu, e rilancia la catena.

2002 marzo. Il marchio amplia i progetti Ado. La collezione di borse New’s Square Handbag, presentata nell’agosto 2001 con vendite per 2,5 miliardi di yen, sarà introdotta nei negozi Ado.

Nell’agosto 2007 venne annunciato che si sarebbe fusa con Mitsukoshi, un grande magazzino del Giappone. Il primo aprile 2008 nasce una società unica con il nome di Isetan Mitsukoshi Holdings Ltd.

Leggi anche:

Enciclopedia della moda: MOSCHINO

Bottega Veneta-svela-a-tutti-la-nuova-collezione-ss2021