BETTY CATROUX

Betty Catroux, la musa di Yves Sain Laurent, nasce il 1° gennaio 1945 a Rio de Janiero. “Pensavo a lei quando ho immaginato il completo pantalone. Tutti i codici maschili che ho applicato sulla donna” dice di lei lo stilista

Indice

  1. Betty Saint
  2. Il padre
  3. Un’adolescenza difficile
  4. Gli esordi
  5. Yves Saint Laurent
  6. La donna di Yves Saint Laurent
  7. Altre figure nella vita di Betty
  8. Più di una musa
  9. Gli ultimi anni

Betty Saint

Betty Saint, meglio conosciuta come Betty Catroux, nasce il 1° gennaio 1945 a Rio de Janiero dalla relazione tra la socialite francese Carmen Saint ed Elim O’Shaugnessy, diplomatico americano. Betty Catroux trascorse i primi quattro anni della sua vita in Brasile.

Il padre

La madre, archiviato un matrimonio lampo con un uomo del posto, decide di fare le valigie e di trasferirsi definitivamente a Parigi. Fino all’età di dodici anni Betty visse nell’incertezza di chi fosse realmente il padre. Si mise, così, a studiare i tratti somatici delle persone che frequentava la madre fino a scoprire che l’uomo che aveva creduto essere un amico della madre, era sangue del suo sangue.

Un’adolescenza difficile

Un’educazione borghese, con regole e imposizioni, ha tormentato l’adolescenza di Betty Catroux che trovò, nelle droghe, un sovvertivo per evadere da una routine che le stava stretta. Betty odia la moda. Per lei è solo un modo facile per far soldi; per rinnegare qualsiasi beneficio da borghese e vestire i panni della libertina colta. È così, che all’età di diciassette anni, inizia la sua carriera nel mondo della moda.

Gli esordi

La prima ad affidarsi alla sua immagine androgina fu proprio Coco Chanel, antesignana di una moda borghese che strizzava l’occhio al guardaroba maschile. Nel 1967 appare per la prima volta con alcuni scatti sulla rivista di moda Vogue.

Dizionario della Moda Mame: Betty Catroux. Betty e François Catroux in uno scatto di Horst
Betty e François Catroux in uno scatto di Horst

Nel 1968, Betty Saint sposa l’arredatore francese François Catroux, nipote del generale Georges Catroux. Il giorno delle sue nozze, sfoggiò un look insolito composto da una pelliccia bianca e nera, shorts e gli immancabili stivali. La coppia ha due figli: Maxime, editore di libri, e Daphné, sposata con il conte Charles-Antoine Morand, il 15 giugno del 2002.

Dizionario della Moda Mame: Betty Catroux. Betty e François nel giorno del loro matrimonio
Betty e François nel giorno del loro matrimonio

Yves Saint Laurent

Ma è al Regine’s che la sua vita cambia di colpo. I bagordi di una vita agiata sono condivisi con l’altra metà della sua anima. Una sera, tra fiumi di alcool e droga, due sguardi s’incrociano e diventano un’unica visione per il resto della vita.

“Yves era biondo platino, in total look in pelle nera. Ci assomigliavamo. Era così timido che dovette mandare qualcuno al mio tavolo. Poi mi chiese se avessi voluto sfilare per lui. Io dissi di no. Avevo fatto delle foto di moda all’epoca ma non era per me. Era solo un guadagno facile per andare a bere e fare casino.

Lui incarnava il perfetto bohemien lei, una borghese scandalosa. Entrambi erano la perfetta congiunzione di un universo che progrediva attraverso la lotta e la rivoluzione. Lei era una swimming girl lui, il genio dannato della moda.

Dizionario della Moda Mame: Betty Catroux. Betty Catroux con Yves Saint Laurent e Lou Lou De La Falaise
Betty Catroux con Yves Saint Laurent e Lou Lou De La Falaise

“La prima volta che vidi Betty era al New Jimmy’s, la discoteca del Régine. Credo fosse il 1967. Indossava una gonna di plastica di Prisunic. Quel che impressionò fu il suo stile, l’androginia, il corpo, il viso, i capelli…Yves Saint Laurent

Tra scorribande alcoliche e “polvere bianca” la bella amazzone diviene la musa di Yves Saint Laurent.

La donna di Yves Saint Laurent

Il suo aspetto disinvolto, il suo corpo snello e le gambe chilometriche fecero di Betty un’icona di stile. Per il suo caro Yves non posò mai ma divenne la sua più stretta collaboratrice. Lei era l’incarnazione perfetta donna Yves Saint Laurent: forte, audace, disinvolta.

“Non mi vesto da donna. Non mi interessa affatto la moda” Betty Catroux 

Fin dagli anni ’50 è stata destinata a incarnare, con il suo corpo magro e nervoso, i capelli lunghi e diritti, le gambe chilometriche e le labbra sottili, la Donna Moderna: sicura di sé, a suo agio in pantaloni, magari rubati al suo lui o a un’altra lei. Per questo motivo Betty Catroux può essere definita l’antesignana della moda gender poiché per anni ha indossato pantaloni a sigaretta, t-shirt e blazer nero, oltre che il celebre abito smoking creato dal suo amico.

Altre figure nella vita di Betty

Nell’orbita del forte legame con Yves ruotarono altre figure fondamentali per la loro carriera. Yves Saint Laurent era un genio sempre in cerca d’ispirazioni. La sua fonte erano le donne. Per questo motivo Loulou de la Falaise e Catherine Deneuve entrarono nella stretta cerchia di contatti lavorativi dello stilista. Come anche Paloma Picasso, la donna del Sud, e Zizi Jeanmaire, la “commedienne” intellettuale.

Dizionario della Moda Mame: Betty Catroux. Il trio Lulu de la Falaise, Yves e Betty
Il trio Lulu de la Falaise, Yves e Betty

“Saint Laurent disegna per donne che hanno una doppia vita. I vestiti del giorno aiutano la donna a stare in mezzo agli estranei, le permettono di andare dappertutto senza attirare un’attenzione non desiderata: grazie alla loro naturalezza un po’ mascolina, le conferiscono una certa forza, la equipaggiano per incontri che potrebbero dar luogo a conflitti. Però la sera, quando la donna può scegliere con chi stare, Yves la rende seduttrice”, dichiarò la Deneuve

Dizionario della Moda Mame: Betty Catroux. Yves, Loulou e Betty erano inseparabili
Yves, Loulou e Betty erano inseparabili

Più di una musa

“Pensavo a lei quando ho immaginato il completo pantalone. Tutti i codici maschili che ho applicato sulla donna. Se Paloma Picasso e Loulou de la Falaise ispirano la mia fantasia, Betty ispira il mio fisico rigoroso” Yves Saint Laurent

Gli ultimi anni

Tom Ford, per il suo debutto in Yves Saint Laurent, dedicò la sua prima collezione all’amazzone e musa ispiratrice del fondatore della maison. Le stesse orme furono calcate da Stefano Pilati.

La nostalgia dei tempi che furono, accompagnata dalla brama di ricompattare l’immagine forte e allusiva di Yves Saint Laurent, hanno spinto Anthony Vaccarello a digitare il numero di Betty. È stato come rispolverare dei ricordi custoditi gelosamente per far rivivere le emozioni più importanti della propria vita. Ma questa volta, Yves non c’è.

Dizionario della Moda Mame: Betty Catroux. Betty Catroux posa per YSL
Betty Catroux posa per YSL

A settantatre anni, Betty Catroux posa per la prima volta per Yves Saint Laurent per la campagna pubblicitaria autunno/inverno 2018-19. La bella modella posa davanti all’obbiettivo con un chiodo in pelle e blazer laminato. Indossa gli occhiali da sole, rigorosamente neri, come quelli che hanno nascosto i suoi occhi da più di cinquant’anni.

MONCLER

Moncler, storica azienda di abbigliamento sportivo, ha legato la sua immagine al “Piumino Moncler” che ha imposto uno standard internazionale.

Indice

  1. Le origini
  2. Moncler & Lionel Terray
  3. La fama del piumino
  4. Remo Ruffini
  5. Collaborazioni e campagne pubblicitarie
  6. Situazione attuale

Le origini

Dizionario della Moda Mame: Moncler, 1954
Moncler, 1954

Moncler è un’azienda francese di abbigliamento sportivo. Nel 1952 a Monestier de Clermont, nella regione francese d’Isère, viene fondata una piccola fabbrica. Essa è destinata a produrre attrezzature per le attività montane, depositaria di decine di brevetti.

I primi piumini, simbolo del marchio, nascono nel 1954. Sono destinati a essere indossati sopra le tute da lavoro degli stessi operai della Moncler, abbreviazione del termine Monestier de Clermont.

Moncler & Lionel Terray

Dizionario della Moda Mame: Moncler. Lionel Terray indossa Moncler
Lionel Terray indossa Moncler

Il primo a notarli e a intuirne le potenzialità è il francese Lionel Terray, alpinista di fama mondiale. Diventerà figura chiave nella storia dell’azienda francese. È infatti proprio sotto la spinta e la consulenza di Terray, che l’azienda mette a punto la prima linea specializzata per l’alpinismo in alta quota ‘Moncler pour Lionel Terray’. Il Brand è legato anche alle grandi spedizioni come la prima ascesa italiana al K2 del 1954, quella francese alla conquista del Makalu del 1955 e quella alla conquista dell’Alaska nel 1964.

Dizionario della Moda Mame: Moncler. 1966, la Nazionale francese di sci veste Moncler
1966, la Nazionale francese di sci veste Moncler

Nel 1968 Moncler è fornitore ufficiale dell’èquipe nazionale francese di sci alpino durante i Giochi Olimpici invernali che si tengono a Grenoble. L’innovazione e la ricerca portano alla creazione di capi sempre più leggeri, aerodinamici e performanti, adatti anche alle competizioni sportive. Capi che sono i precursori del duvet contemporaneo e delle sue numerose declinazioni.

La fama del piumino

Dagli anni anni ’70 dell’exploit del turismo in montagna si arriva agli anni ’80 e ‘90 quando il piumino Moncler fa il suo ingresso in città. Si trasforma in oggetto cult, con le sue impunture e l’effetto “verniciato” dai colori vividi. Durante questo periodo nasce anche il simbolo di Moncler, il famoso galletto. Negli anni ‘80 i piumini Moncler vengono utilizzati come simbolo dall’unica cultura giovanile mai prodotta in Italia, i Paninari, diventando così un simbolo della moda dell’epoca.

In quegli stessi anni, Moncler inizia la collaborazione con la stilista Chantal Thomass. Lei sostituirà le cerniere con i bottoni, aggiungerà colli e bordi in pelliccia, ricami e materiali preziosi, come la seta e lo zibellino. Da allora, il Brand punta sul design e sulle collaborazioni eccellenti arrivando anche a sperimentare incursioni nel mondo della couture.
In occasione del cinquantenario di fondazione, nel 2002, esce il libro Now and… Moncler. 1952-2002. Edito da Baldini Castoldi Dalai illustra con foto, disegni e grafiche la storia del marchio iniziata nel 1954 con il primo piumino.

Remo Ruffini

Dizionario della Moda Mame: Moncler. Down Duvet Jacket
Down Duvet Jacket

Nel 2003 Remo Ruffini, Presidente e Amministratore Delegato del brand, rileva Moncler. Ruffini disegna la strategia del piumino globale, dando forma a un ventaglio di inattesi raggiungimenti estetici, funzionali, tecnologici e di elevata qualità, in un armonico bilanciamento fra montagna e città. Il duvet con Moncler diventa iconico, un classico del guardaroba contemporaneo che si pone oltre le tendenze, allargando i confini del marchio fino a comprendere tutte le stagioni dell’anno.

Collaborazioni e campagne pubblicitarie

Dizionario della Moda Mame: Moncler. Campagna pubblicitaria autunno/inverno 2016/2017. Scatto di Annie Leibovitz
Campagna pubblicitaria autunno/inverno 2016/2017. Scatto di Annie Leibovitz

Dal 2004 l’azienda inizia una strategia di consolidamento dell’identità con una serie di collaborazioni eccellenti con marchi icona della moda, tra le quali Junya Watanabe e Comme des Garçons.

Nello slancio innovativo che contraddistingue Moncler anche le campagne pubblicitarie perseguono l’unicità come segno distintivo. All’inizio, nella fase del rilancio con l’arrivo di Remo Ruffini, le campagne pubblicitarie erano centrate sul prodotto e sulle origini del Brand per trasferirne l’heritage. Successivamente le campagne si sono concentrate sul Brand, e sono state firmate da maestri dell’obiettivo come Bruce Weber e Annie Leibovitz. Ogni immagine impersona il DNA Moncler e sottolinea i valori dell’incontro tra l’arte fotografica e una natura che si trasforma in cultura.
Dal dicembre 2013 Moncler è quotata sul Mercato Telematico Azionario di Milano.
Il Brand produce direttamente e distribuisce le collezioni abbigliamento e accessori a marchio Moncler tramite boutique dirette e attraverso i più esclusivi Department Store e multimarca internazionali.
La presenza nei più importanti multibrand store e Department store del lusso e la selettiva localizzazione dei negozi retail nelle più prestigiose vie commerciali e località resort, assieme ad uno store concept distintivo e sempre coerente con il DNA di Moncler sono chiare espressioni dei valori e della filosofia del Brand. Moncler ha da sempre posto nel cliente il pilastro cardine di ogni decisione strategica, ulteriormente rafforzatosi nel 2016 con l’avvio di un importante progetto di Retail Excellence.

Situazione attuale

Dizionario della Moda Mame: Moncler. Moncler collabora con Thom Browne. Capsule Collection USA Flag 2016
Collaborazione con Thom Browne. Capsule Collection USA Flag 2016

A fine 2017, il Gruppo ha registrato un fatturato di Euro 1.193,7 milioni, segnando una crescita a doppia cifra di tutti i principali indicatori economici, segnando un altro importante traguardo nella storia di successo di Moncler.

Il 20 febbraio 2018, Moncler ha presentato un nuovo capitolo creativo e di comunicazione del Gruppo: una visione del futuro, fruibile adesso. Una visione che supera la temporalità della stagione e stabilisce un dialogo quotidiano con il consumatore: Moncler Genius. Un hub di otto menti eccezionali che, operando insieme pur continuando a coltivare la propria individualità, hanno interpretato il Brand. Ognuno si è dedicato ad un singolo progetto che, interagendo con gli altri, definisce le varie sfaccettature dell’identità di Moncler.

SACAI

Chitose Abe fonda Sacai a Tokyo nel 1999. L’ormai etichetta di alta moda maschile e femminile è nata come una collezione si sole poche maglie vendute proprio a casa della stilista. 

Indice

  1. Chitose Abe
  2. Il debutto
  3. Lo stile
  4. L’uomo
  5. Le borse
  6. Flagship store
  7. Creative Director e Businesswoman

Chitose Abe

Chitose Abe, fondatrice di Sacai, nasce a Gifu (Giappone) nel ’65 e parla il linguaggio dell’alta moda sin dalla giovane età. Grande appassionata delle avanguardie, ricorda come i suoi abiti sconvolgessero la madre:

“Si rifiutava di uscire con me, e talvolta piangeva persino! Ma per me, la moda è una parte importante della mia vita; è un modo di esprimermi

Dizionario della Moda Mame: Sacai. Chitose Abe
Chitose Abe

Dopo essersi laureata a Nagoya, Chitose Abe si trasferisce a Tokyo con le tasche piene solo delle sue speranze. Mossa fortuita: ben presto collabora con Comme des Garçons dove, per otto anni, sarà responsabile della maglieria. In seguito svolge un lungo apprendistato con Junya Watanabe, ex assistente di Rei Kawakubo da tempo insignita dell’onore di firmare una linea tutta sua.

Chitose Abe si forma, quindi, con i massimi esponenti della moda concettuale. Da Comme des Garçons impara a rendere gli abiti ben più di semplici vesti, senza perdere a quell’istanza di praticità sempre più pressante nel mondo della moda.

Il debutto

Chitose Abe fonda Sacai nel 1999 a Tokyo. Il nome del brand è una variazione del suo nome da ragazza, Sakai. È strano pensare che l’ormai etichetta di alta moda maschile e femminile sia nata come una collezione si sole poche maglie vendute proprio a casa della stilista. Chitose Abe dice che il desiderio di aprire una sua linea è nato dall’essersi stancata delle restrizioni sartoriali della nuova maternità:

“Tutto quello che indossavo erano jeans, pantaloni chino, maglioni con scollo a V, magliette e polo. Ho pensato: è così? È questo quello che voglio indossare?” E così ho iniziato a lavorare a maglia e a disegnare vestiti: una capsule collection di articoli di moda. Prendevo gli ordini con il bambino che gattonava”

La stilista escogita così il concetto di ibridazione, diventato ormai linguaggio comune della moda. Con il supporto di Rei Kawakubo, Sacai fiorisce: se nei primi anni vende “solo” in Europa e negli Stati Uniti, nel 2009 sfila a Parigi. Ad oggi la sede rimane a Tokyo, in Giappone.

Lo stile

Sacai incarna l’idea che le donne possano indossare ciò che vogliono, come vogliono, quando vogliono. Utilizza l’ibridazione attraverso giustapposizioni di trame contrastanti, trasformando gli abiti con forme e silhouette inaspettate. L’interesse di Chitose Abe è quello di creare abiti che siano unici e senza tempo, innovativi e sperimentali. Le creazioni Sacai partono dalla rielaborazione del gusto classico, sino ad arrivare a design adatti ad ogni occasione.

Dizionario della Moda Mame: Sacai. La donna Sacai
La donna Sacai

Il brand sostiene un chiaro messaggio di forza femminile, ma senza l’estetica maschile, che è spesso considerata parte integrante delle donne di successo. Afferma la stilista:

Mi diverto a mischiare denim e vestiti femminili. A Tokyo non c’è un confine definito tra abiti formali e casual. La gente va la mattina a lavoro e la sera a un party con lo stesso outfit. Fondo sempre molti elementi in un unico capo che si possa portare in tutti i momenti della giornata.

Dizionario della Moda Mame: Sacai. Collaborazione con Nike
Collaborazione con Nike

Le collezioni sono sempre pensate per le donne che vivono una vita frenetica. Le sagome tradizionali vengono trasformate e combinate con un’innovazione di gusto avanguardista. Eppure rimangono facili da indossare; trasudano un’elegante praticità. Sacai ha vinto le lodi di Karl Lagerfeld, Suzy Menkes e Anna Wintour. Inoltre, la stilista ha collaborato con Moncler, Dover Street Market e Nike.

L’uomo

Dizionario della Moda Mame: Sacai. L'uomo Sacai
L’uomo Sacai

La collezione uomo Sacai, lanciata nella primavera del 2009, si basa sulla stessa filosofia e approccio della collezione donna. Gli abiti attingono dalla tradizione, sono rivisitazione di capi di base, che ogni uomo possiede nel suo guardaroba. Ma intrisi di eleganza. Attualmente, sfilano a Parigi sia le collezioni Donna che quelle Uomo.

Le borse

Dizionario della Moda Mame: Sacai. That Bag, autunno/inverno 2017
That Bag, autunno/inverno 2017

Chitose Abe presenta la prima collezione di borse Sacai per la Primavera Estate 2017, diciottesimo anniversario del brand. Sono archetipi di borse riconoscibili, tagliati e impiombati utilizzando l’estetica “ibrida” tipica di Sacai. La stilista trasferisce alle borse il suo personale concetto di artigianalità couture e design giocoso, fusione di linee, stili e materiali diversi. Protegée di Rei Kawakubo, Chitose Abe lavora con Katie Hillier, designer di accessori e consultant per molti brand, che l’aiuta a trasformare la sua estetica in borse talvolta inaspettate, di sicuro uniche nell’affollato mercato accessori. Tutti pezzi che, spiega la stilista, “Io stessa indosserei”. Aggiunge:

“Ho deciso di disegnare questa collezione semplicemente perché sono riuscita a immaginare nei dettagli la borsa che volevo creare, in linea con lo stile SacaiProietto l’estetica dell’ibrido nelle borse, ripropongo modelli classici da usare, però, in modo diverso. Credo che quando una donna sceglie una borsa, voglia mostrare la propria identità. Quindi, per conquistarci un posto di successo in questo settore del fashion industry, anche noi dobbiamo assecondare e condividere questo desiderio.

Flagship store

Sacai ha aperto il primo flagship store nel settembre 2011 a Minamiaoyama, Tokyo. Chitose Abe ha scelto di lavorare con l’architetto Sou Fujimoto, noto per la sua integrazione di elementi contrari, con il quale si è strettamente identificata. Il concetto alla base del negozio era quello di creare un ambiente che non solo rispecchiasse la visione di Sacai come marchio, ma che fosse un negozio al dettaglio con un concetto che è in linea con la verosimiglianza della cultura dinamica di Tokyo come città.

Il negozio di Tokyo è stato seguito dai negozi di Hong Kong, Pechino e Seoul. Le collezioni sono attualmente disponibili in oltre 230 negozi in 40 Paesi. Inoltre, il brand viene venduto in circa 30 boutique italiane tra cui 10 Corso Como a Milano.

Dizionario della Moda Mame: Sacai. Paris Fashion Week, autunno/inverno 2018/19
Paris Fashion Week, autunno/inverno 2018/19

Creative Director e Businesswoman

Con una quota del 100% di Sacai, Chitose Abe è una voce fresca all’interno di un settore che spesso ignora la parte economica a favore di una creatività assoluta. “Faccio vestiti con la testa di una businesswoman“, ha detto la stilista nel 2011, “non come un’artista“. La determinazione al successo e l’innata capacità di comprendere ciò che le donne vogliono hanno portato ad un clamoroso successo internazionale.

“Il fatto che io sia designer e presidente sia la ragione più importante per cui Sacai può rimanere libero” Chitose Abe

E questo approccio alla libertà in ogni aspetto della sua azienda regale un’aggiunta deliziosa a un settore spesso saturo di ripetizioni .

YIQING YIN

Yiqing Yin, nata a Pechino nell’85, unisce nel suo stile origini cinesi, cultura francese e australiana, dando origine a un mix interessante che spesso ispira le sue collezioni.

Indice

  1. Le origini
  2. Premi e riconoscimenti
  3. Partnership
  4. Lo stile di  Yiqing Yin
  5. Le collezioni

Le origini

Yiqing Yin nasce a Pechino nel 1985. Fin dall’infanzia, Yiqing si ritrova a viaggiare in giro per il mondo. All’età di quattro anni, infatti, abbandona la sua amata terra. Le sue origini cinesi si mischiano con la cultura francese e australiana dando origine a un mix interessante che spesso ispira le sue collezioni.

Dizionario della Moda Mame: Yiqing Yin. Abito collezione The red list
Abito collezione The red list

Premi e riconoscimenti

Laureata all’ENSAD (Scuola Nazionale di Arti Decorative di Parigi), nel 2009 il suo senso estetico ha ricevuto plausi durante il Grand Prix de la Création di Parigi.

Nel 2010, durante il Festival Internazionale della Moda di Hyères, le sue creazioni sono state esposte anche all’intero del Ministero della Cultura Francese. Non mancano, inoltre, esposizioni nel Théâtre National de Chaillot e nella prestigiosa Galerie Joyce.

Nel giugno del 2011 vince il Premio ANDAM debuttando, ufficialmente, nell’Haute Couture Week di Parigi. Lo stesso anno, Yiqing Yin è tra gli otto giovani designer selezionati da Vogue Paris ad avere l’opportunità di ricevere una vetrina espositiva all’Hotel de Crillon durante la Paris Fahion Week.

Partnership

Nel 2013 ha inizio una fruttuosa collaborazione con maison Léonard dirigendo la linea ready-to-wear.

A soli trentadue anni vanta partnership prestigiose, affiancando griffe di lusso come CartierHermèsGuerlainLancôme e Swarovski. L’importante confronto con aziende di un certo spessore internazionale le apre le porte dell’Haute Couture.

Dizionario della Moda Mame: Yiqing Yin. Stellar, abito scultura realizzato con Bastien Carrè
Stellar, abito scultura realizzato con Bastien Carrè

Lo stile di Yiqing Yin

Nel dicembre del 2015, la Fédération Française de la Couture attribuisce al suo lavoro la denominazione di Alta ModaYin è un’artista poliedrica. La sua visione esplora, egregiamente, multiformi realtà artistiche.

Su invito della Biennale di Venezia, edizione del 2013, realizza l’opera “In-Between”. Nella collezione “Blooming Ashes” combina il tessuto con la luce creando l’abito Stellar in collaborazione con lo scultore Bastien Carré. Per il teatro, inoltre, firma gli abiti di esibizione per la ballerina Dorothée Gilbert e il collega Mathieu Ganio, per l’opera Tristano e Isotta diretta da Giorgio Mancini.

Dizionario della Moda Mame: Yiqing Yin. In-Between, opera realizzata per la Biennale di Venezia 2013
In-Between, opera realizzata per la Biennale di Venezia 2013

“Per me, la Couture, è davvero una piattaforma per la libertà creativa, per l’espressione, la sperimentazione. Mi piace molto perché ho sempre mantenuto un approccio molto scultoreo. In un certo senso, fornisce uno spazio più grande per questo tipo di espressione, spingendo il limite per l’arte, l’emozione e il racconto. Puoi anche spingere il confine del materiale che usi e questo mi piace davvero” Yiqing Yin

La donna immaginata da Yin è piena di paradossi. È complessa, sensuale e mascolina allo stesso tempo.

Le collezioni

La sua prima collezione, firmata nel 2010, utilizza seta, chiffon, organza e garza di seta mescolata al cotone per conferire maggiore dinamicità alla plissettatura.

“Guardo il capo come un’armatura flessibile. Mi piace il paradosso di scolpire l’idea di “armatura” che ha la gente; la scolpisco con qualcosa di leggero e fragile come l’organza” Yiqing Yin

Yiqing Yin inizia a introdurre nuovi materiali nelle sue collezioni come pellicce e cristalli grazie a sponsor come Saga Fur e Swarovski. Per la collezione “Ouvrir Venus” la stilista cinese si è lasciata ispirare dall’anatomia umana sviluppando, ad esempio, un abito con tagli diagonali e plissettature.

Dizionario della Moda Mame: Yiqing Yin. Abito con struttura in gabbia, piume di fagiano, oca, struzzo della collezione Spring of Nuwa
Abito con struttura in gabbia, piume di fagiano, oca, struzzo della collezione Spring of Nuwa

Per il défilé autunno/inverno 2013, intitolata “Spring of Nüwa”, la designer celebra la dea Nüwa, personaggio di una celebre leggenda cinese che ha plasmato i primi uomini di argilla. Le micro pieghe sono state ottenute con una vecchia tecnica di ricamo il cui tessuto è raccolto con filo ricamato e punti decorativi. Per Spring of  Nüwa la stilista ha prestato attenzione alla parte superiore dei capi evidenziando il retro con piume o nodi di seta intrecciata. La sua gabbia in crinolina è stata ricoperta di piume di fagiano, pavone, oca e pennacchi di struzzo.

Nel 2017 è stata nominata capo dell’ufficio stile di Poiret, storica maison francese fondata dal primo sarto della moda, Paul Poiret.

FRANCESCA LIBERATORE

Francesca Liberatore, fondatrice dell’omonimo brand, nasce a Roma nel 1983. Dopo una formazione degna di nota, collabora con famosissime maison internazionali e si concentra sulla sua linea. Tra New York e Milano, il successo è strepitoso.

Indice

  1. Le origini
  2. Premi e riconoscimenti
  3. Impegno nel sociale
  4.  Ultime collezioni
    1. Primavera Estate 2018
    2. Autunno Inverno 2018/19
  5. Situazione attuale

Le origini

Dizionario della Moda Mame: Francesca Liberatore. La stilista
La stilista

Francesca Liberatore nasce a Roma nel 1983. Dopo la laurea in Fashion Womanswear al Central Saint Martins di Londra, lavora negli uffici stile di famose maison. Tra queste: Viktor & Rolf ad Amsterdam, Jean Paul Gaultier a Parigi e Brioni Donna di ritorno in Italia.

Premi e riconoscimenti

In seguito, nel 2009 Francesca Liberatore vince grazie alla sua prima collezione individuale il concorso Next Generation, promosso dalla CNMI. Da allora, ha sempre preso parte alle sfilate di MMD.

L’estro creativo dell'”enfant prodige” giunge poi perfino nei musei. Viene invitata ad esporre alla Permanente di Milano, alla Galleria Edieuropa di Roma, così come a Parigi, Londra, Tokyo, Canton, New York. L’eco del suo genio creativo giunge a San Pietroburgo, nella Kiev Fashion Week al Mytstestky Arsenal, nella Berlino Fashion Week, nel Warsaw Fashion Weekend al Soho Factory.

Dizionario della Moda Mame: Francesca Liberatore. Collezione primavera estate 2018
Collezione primavera estate 2018

Nel 2014 Francesca Liberatore è anche vincitrice del DHL Exported. Grazie a questo concorso mondiale, calca le passerelle del Salon del Lincoln Center, The Dock Skylight at Moynianh Station e del Gallery 1 di Clarkson Square.

Impegno nel sociale

Nel mentre, la stilista ha preso parte ad importanti iniziative come “a T-shirt for life” per la campagna UnicefVogliamo0” o per la campagnia “C4C” della Banca Mondiale riguardo cause e conseguenze dei cambiamenti climatici.

Ultime collezioni Francesca Liberatore

Primavera Estate 2018

Francesca Liberatore porta in passerella una collezione delicata e forte, ricca di contrasti. Perciò: tagli netti e decisi su tessuti fluidi e leggeri; stampe colorate accostate a pizzo metallizzato; stilemi del primo Novecento in armonia con l’eleganza contemporanea. Quindi, riflessi satinati e silver di tuniche geometriche screziate su silhouette total black stampate ad arte e trasparenze negli abiti da sera ricchi di pizzi e ricami sono i caratteri forti della sfilata.

Lunghezze midi e maxi per sete, cotoni, pizzo, jersey, satin, tulle e organza. Ancora, la palette di colori spazia tra i pastelli: glicine, rosa antico, rosso ceralacca, celeste polvere, canarino, cemento, carta da zucchero, beige, verde pisello, silver, verde palude. Tutto su basi bianche o nere.

Autunno Inverno 2018/19

In seguito, durante la Milano Fashion Week, Francesca Liberatore presenta una collezione che narra l’incontro tra due culture: quella occidentale e orientale. Questa sfilata è per lei il debutto milanese, dopo ben sette stagioni di grande successo portate a New York.

La sua sensibilità artistica e umana la portano a raccontare una terra misteriosa e ricca di contraddizioni. Dopo l’ultimo viaggio in Pakistan, in qualità di esperta internazionale con UNIDO, la stilista impara ad apprezzare la preziosità del ricamo locale, eseguito da ricamatori uomini, in aziende gestite da donne.

Quindi, il concept della collezione è ispirato da una femminilità estrema e regale, rafforzata da sciarpe in velluto, simbolo dell’abbigliamento pakistano. Il codice estetico della linea esplora tutto il mondo della designer romana. Racchiude il suo passato migliore attraverso check di parole che riverberano alla mente il soundtrack dei passati fashion show. Il mix di culture presenti nella collezione si esprime attraverso il pensiero di Francesca: lealtà e apertura verso l’altro.

I cappotti sartoriali sono stati realizzati in Sicilia grazie alla partnership con “I sarti italiani”, gli jaquard e i disegni su seta portano la firma di Puntoseta di Giuseppe Riccardi, Como. Ancora, la maglieria è stata prodotta in America grazie alla collaborazione con Designow, le pellicce sono state realizzate dal gruppo cinese Furmeyen con le pelli Sagafur e i ricami sono stati eseguiti dalle donne di Lahore.

La palette di colore è generosa. Le tonalità del celeste cielo, il grigio e il blu reale, accompagnano ricami sfarzosi in fili d’oro, valorizzando capispalla dal taglio maschile e gonne morbide e leggere.

Situazione attuale

Francesca Liberatore attualmente insegna in Italia e all’estero: all’Accademia Belle Arti di Brera, alla NABA Milano, all’Accademia Belle Arti di Roma, per importanti progetti per le Nazioni Unite come esperta internazionale, al GSC ad Amman (Giordania), nelle Università di Ho Chi Minh e Hanoi (Vietnam) e al Ministero della Produzione e Industria a Lima (Peru), ora a Eravan (Armenia).

Responsabile di importanti collaborazioni come con il Moulin Rouge di Parigi con le capsule collections Moulin Rouge by Francesca Liberatore, è supportata da importanti partnership internazionali. Tra queste: Swarovski Elements, Saga Furs, Moulin Rouge Paris, Puntoseta, Nafa, etc.

ALBINO TEODORO

Nel 2004 nasce Albino Teodoro, brand fondato dallo stilista Albino D’Amato, classe 1974, in collaborazione con Gianfranco Fenizia. Lo stile sobrio di Albino Teodoro conta dettagli minimi e indispensabili: rende omaggio al passato,al Design e alla Couture anni ’60, a certi aspetti degli Eighties.

Indice

  1. Le origini
  2. Le prime collaborazioni
  3. La nascita del brand
  4. Lo stile del brand
  5. L’ultimo decennio
  6.  Ultime collezioni
    1. Autunno ’17 ready-to-wear
    2. Resort 2018
    3. Primavera ’18 ready-to-wear
    4. Pre-fall ’18
    5. Autunno/inverno ’18/19 ready-to-wear

Le origini

Albino D’Amato, fondatore di Albino Teodoro, nasce a Roma nel 1974. Dapprima studia architettura nella capitale e nello stesso tempo frequenta l’Accademia di Costume e di Moda. Poi, in seguito, si trasferisce a Torino per seguire i corsi di design industriale.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Lo stilista Albino D'Amato
Lo stilista Albino D’Amato

Proviene da una famiglia piuttosto rigida, che sognava per lui una carriera da architetto o da ingegnere. Abitava nello stesso quartiere di Valentino Garavani. Verso i 14 anni, di ritorno da scuola, era solito lasciare alcuni disegni nella cassetta della posta del couturier. Valentino rispose, consigliandogli di fare esperienza.

Nel 1995 svolge uno stage presso la Fiat Torino e l’anno dopo si trasferisce a Parigi. Qui frequenta alcuni corsi presso l’Ecole de la Chambre Syndicale de la Couture. Nello stesso periodo lavora da Ungaro, con Giambattista Valli, alla linea Parallel. Questa un’esperienza fondamentale per lui. Confessa:

“Tutto il mio universo creativo è nato lì.. Il talento è una cosa che hai dentro. Anche se all’inizio non conosci le tecniche o i materiali, o non sai disegnare, se è una cosa che vuoi davvero, succede”

Le prime collaborazioni

Sicuramente grazie alla sua preparazione eterogenea e al suo talento naturale per il disegno, lo stilista collabora con Maison prestigiose quali Emmanuel Ungaro, Giambattista ValliGuy Laroche. Ancora, Emilio Pucci e Louis Vuitton e Kenzo.
Successivamente, nel 2004, lo stilista torna in Italia. A Milano collaborerà, quindi, prima con Versace (collaborazione in effetti nata a Parigi) e poi Dolce & Gabbana e nel frattempo lavora alla sua linea personale.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Collezione autunno 2017
Collezione autunno 2017

La nascita del brand

Nel 2004 Albino fonda con il designer partenopeo Gianfranco Fenizia il brand che porta il suo nome, Albino Teodoro. Più tardi, nell’autunno di quell’anno presenta, infatti, la sua prima collezione primavera/estate 2005, in una galleria d’arte in Place des Vosges.

La scelta di presentare a Parigi comunica l’impronta che i due soci hanno scelto di dare ad Albino Teodoro, una collezione che associa all’esclusiva manifattura made in Italy un’allure decisamente parigina, con forti reminiscenze Couture.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Collezione autunno 2018
Collezione autunno 2018

La collezione vince Who is on next? , concorso indetto da Vogue e dalla Camera della Moda, guadagnandone in visibilità. Albino Teodoro si ispira, nei colori e nelle forme, al movimento Bauhaus: primo pezzo un trench militare con fodera in evidenza. Ancora, memorabile l’abito che Albino mostra a Franca Sozzani durante le selezioni: dopo aver sfilato in nero, una versione verde militare viene indossata per la serata di gala da Linda Evangelista.

In seguito, la seconda stagione, l’autunno/inverno 2005/06, suscita l’interesse di clienti internazionali, dagli States al Giappone, passando per Hong Kong ed, ovviamente, Europa. Albino D’Amato si occupa della parte creativa, mentre Gianfranco Fenizia ne cura gli aspetti organizzativi, direttamente dallo spazio dedicato di via Gallina 11 a Milano.

Lo stile del brand

La moda sobria di Albino Teodoro conta dettagli minimi e indispensabili: lo stile radicale rende omaggio al passato senza nostalgia,al Design e alla Couture anni ’60, a certi aspetti degli Eighties.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Collezione Resort 2018
Collezione Resort 2018

Misticismo, modernità e romanticismo si combinano nei suoi abiti dove prevale il gusto per la sartorialità. Design architettonico e femminilità sono, quindi, elementi imprescindibili, così come la capacità di mescolare colori in modo creativo e sofisticato. Prima di tutto, bisogna ricordare che il modello da cui imparare, per Albino, è stato Valentino:

“Una star, oltre che un designer straordinario. Ha creato un’ideale femminile che mi ha molto ispirato.Albino D’Amato

Le creazioni Albino Teodoro sono architettoniche, femminili, cool.

L’ultimo decennio

Nel 2007 Albino diviene consulente di Trussardi sule collezioni Uomo e Donna. Successivamente, le collaborazioni si estendono a Karl Lagerfeld e Les Copains, brand per il quale dall’aprile 2008 è consulente stilistico. Per Les Copains, dalla P/E 2010, disegna anche scarpe, prodotte da Le Sillla.
Albino è anche Design Director della Maison Vionnet e consulente del gruppo Max Mara.

Per l’autunno/inverno 2010/11 Albino Teodoro abbandona le atmosfere eighties per tornare alle linee anni ’60, mescolate a una rigorosa ispirazione ecclesiastica“. Il nero è illuminato da sfumature cipria e camel, l’insieme è mistico e romantico.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Collezione pre-fall 2018
Collezione pre-fall 2018

Ultime collezioni Albino Teodoro

Autunno ’17 ready-to-wear

A febbraio 2017, un mix di immagini è stato intonacato sul moodboard di Albino D’Amato. L’austero concettualismo dei designer giapponesi simescola ai languidi abiti di Jean Muir e ai sandali a spillo anni ’80 di Yves Saint Laurent, scattati da Guy Bourdin. Il tocco di raffinata eleganza era l’immagine di due ragazzini che si tenevano per mano, con giacche oversize troppo grandi per loro. Lo stilista dichiara:

“Non potevo resistere. C’è tanta tenerezza; è così dolce e innocente. Volevo catturare quella sensazione – mi ha ispirato a lavorare attorno all’idea di una decostruzione gentile”

Dopo una pausa di alcune stagioni, D’Amato torna in passerella. La collezione presenta studiatissimi capispalla, lunghi mantelli e cappe dal morbido tocco architettonico. I giochi di pieghe, di tradizione giapponese, donano al tutto estrema sensualità. Calibrate le imperfezioni: orli grezzi, rifiniture incomplete, scontri cromatici. Il punto di Flimsy d’ésprit appariva ancora più delicato sul feltro di lana; l’ovvia femminilità del pizzo era compensata da texture asciutte e maschili.

Resort 2018

Albino Teodoro ha abbinato tagli rigorosi a ricami opulenti, in un gioco di decostruzione leggera e decoro ridotto. Un raffinato cappotto da opera aveva una silhouette sottile, impreziosita da ricchi motivi floreali che sembravano stampati ma erano tessuti a jacquard. Linee semplici e pulite, come in una tunica geometrica in duchesse di satin, stampata con strisce bianche e nere. Una gonna ampia in broccato d’argento e oro era indossata con un top arricciato. Albino Teodoro ha anche provato alcuni look maschili: un parka, un cappotto e un eccentrico faille turchese e geranio.

Primavera ’18 ready-to-wear

Pre-fall 2018

Pochi mesi dopo, a gennaio 2018 Albino Teodoro predilige un approccio elegante e adulto. Il suo stile ha sempre virato verso una certa raffinatezza: le forme hanno un’inclinazione architettonica leggera e levigata da un tocco di glamour. Lo stilista è appassionato di haute couture e la raffinatezza della costruzione che ne consegue.

Albino Teodoro ha tagliato il tessuto in un elegante tailleur a doppio petto con pantaloni aderenti. Le superfici nitide e brillanti come la duchesse satin e il gazar sono le preferite del designer. A seguire, una corta tunica in zafferano o polveroso taffetà rosa era leggermente imbottita. La stessa sensazione di praticità chic era evidente nei capospalla: ricchi broccati o lussuosi doppi cashmer e lane. Le forme erano per lo più a trapezio, mantenute lineari ed eleganti, con un tocco anni ’60. Un elegante soprabito con cappuccio in jacquard di seta trapuntato bronzo e verde sembrava semplice e funzionale quanto elegante.

Autunno/inverno ’18/19 ready-to-wear

Minimalismo e struttura: la collezione autunno/inverno 2018-2019 di Albino Teodoro stupisce per la sua evoluta semplicità. Realizza una collezione che ricorda, per impianto concettuale, gli studi in architettura. La silhouette lineare si arricchisce di tessuti pregiati come il broccato con fili ricamati oro e viola o la seta, che alleggerisce long skirt con tasche alla francese. Le paillettes e il neoprene conferiscono alla collezione un’allure moderna e glamour. Giochi di asimmetrie attestano le tecniche acquisite durante i corsi presso l’Ecole de la Chambre Syndicale de la Couture.

“Ho lavorato intorno ai miei temi di moda preferiti: la costruzione couture, la sartoria maschile, gli anni ’60, le forme femminili, la geometria, il colore. Volevo inserirli in un contesto moderno” Albino D’Amato

Il punto forte della collezione era la sartoria, del resto una delle migliori risorse di Teodoro. I cappotti erano consistenti, tagliati nitidi ed evidenziati con interessanti combinazioni di colori. Poi, c’erano vari pezzi di valore. Ad esempio un mantello blu scuro con orlo asimmetrico sportivo ma elegante. Oppure ancora un tailleur maschile a scacchi con un enorme piumino bianco. Poi, una serie di abiti a palloncino di varie lunghezze, di broccato stampato in digitale. Ibridi di calza a gambaletto alti fino al ginocchio, indossati con sandali in pelle verniciata erano un gesto concettuale fuori contesto

DELPOZO

Delpozo nasce a Madrid nel ’74 dalla mente creativa di Jesús del Pozo. Il brand, ora parte del Grupo Perfumes y Diseño, è portavoce dell’artigianalità e della tradizione artistica nel mondo della moda. 

Indice

  1. Le origini
  2. Lo stile Delpozo
  3. La produzione
  4. Direttore creativo: Josep Font
  5. London fashion week 2018

Le origini

 Delpozo Le origini spagnole
Le origini spagnole

Delpozo nasce nel 1974 a Madrid, dalle sapienti mani dello stilista spagnolo Jesús del Pozo. Dopo quaranta anni di successi, di seguito alla morte del fondatore avvenuta nel 2011, il brand è stato acquisito dal Grupo Perfumes y Diseño. Il brand si fa portavoce dell’artigianalità e della tradizione artistica nel mondo della moda.

Lo stile Delpozo

Essere una voce fuori dal coro ha reso Delpozo un marchio dall’immagine immediatamente riconoscibile. La delicatezza e lo charme della famosa casa di moda spagnola fa fatto innamorare la first lady americana Melania Trump che, in diverse occasioni (come la visita ufficiale a Seul), ha indossato capi Delpozo.

Le tecniche di couture dell’azienda, consolidate nel tempo, hanno un’incredibile sensibilità moderna. La casa del prêt-à-couture si veste di elementi contrastanti: tradizionalità e modernità, elementi architettonici, ma anche organici. Delpozo ha sempre un approccio creativo al volume, al colore e alla silhouette; tecniche artigianali e ricami complessi sono presenti in tutte le collezioni.

Delpozo Le silhouette architettoniche
Le silhouette architettoniche

Nel 2018 la filosofia della Maison è “less is more“, a riecheggiare l’architettonicità del suo stile. Delpozo si destreggia tra equilibrio nelle proporzioni ed eleganza mai sfacciata, creando pezzi senza tempo.

La produzione

Le collezioni Delpozo sono realizzate in Spagna, in piccoli atelier. I pezzi sono così intricati e dettagliati che hanno bisogno di essere fatti da atelier che conoscono l’arte della lavorazione artigianale. Tuttavia, le scarpe sono prodotte in Italia.
Delpozo Materiali e colori
Materiali e colori

I tessuti di Delpozo sono sempre naturali: organza, popeline, tulle di seta, doppio crepe di lana, con qualche abbinamento con tessuti più moderni come PVC e crinoline. Le collezioni, tutte molto colorate, si riempiono di sfumature.

Il ricamo fatto a mano è magistralmente creato con i materiali più raffinati e d’avanguardia, utilizzando tecniche sia della Haute Couture che dell’Ecole Lesage di Parigi. La sapiente lavorazione artigianale e gli intricati dettagli applicati sono coerenti con la filosofia prêt-à-couture di Delpozo.

Direttore creativo: Josep Font

Josep Font è stato nominato Direttore Creativo di Delpozo nel 2012. Formatosi come architetto, ha iniziato la sua carriera presentando collezioni a Barcellona, Madrid, Tokyo e Parigi. Ha mostrato le sue collezioni couture a Parigi come membro ospite della Chambre Syndicale de la Haute Couture.

Delpozo Josep Font, direttore creativo
Josep Font, direttore creativo

A poco più di cinque anni dalla sua nomina, Josep ha ottenuto un forte successo: è riuscito a rilanciare il marchio con focus internazionale. Ispirato dal couturier Pedro Rodriguez,lo stilista originario di Santa Perpetua de Mogoda, pone l’attenzione nel craftsmanship, pur mantenendo un twist moderno. Vista la sua formazione, le creazioni dello stilista si ispirano ad architettura organica (nelle sagome o nei dettagli floreali ), arte e natura. Questi tre elementi ritornano sempre nelle collezioni, stagione dopo stagione. L’arte in forma di danza come il balletto, pure.

London fashion week 2018

Dopo cinque anni di successi durante la settimana della moda di New York, Delpozo debutta a Londra con una sfilata che descrive l’autenticità del marchio.

Delpozo Debutto londinese
Debutto londinese

Lo stilista Josep Font focalizza l’attenzione sulla delicatezza dei colori pastello che addolciscono una silhouette minimalista. Il rosa celebra top over con maxi fiocco o, più semplicemente, long dress da sera con dettagli luminescenti sulle spalle.

La collezione autunno/inverno 2018-19 gioca sulle stampe come la mantella in pied-de-poule, i pullover a pois o le stampe floreali. I look, inoltre, sono accomunati da una corolla stilizzata in vita che enfatizza le volumetrie contenute degli abiti in seta e tulle e dei completi sartoriali dal taglio asimmetrico. La collezione esprime il glamour di una maison che punta sul luxury ma con discrezione, elogiando il purismo delle linee e la qualità dei capi.

MARCO RAMBALDI

Marco Rambaldi, il talentuoso stilista bolognese classe 1990, disegna una donna libera da preconcetti e costrizioni, figlia di quegli anni ’70 e del più sincero Made in Italy

Indice

  1. Le origini
  2. Il Brand
  3. “Vogliamo anche le rose”
  4. La donna di Marco Rambaldi
  5. Made in Italy

Le origini

Marco Rambaldi è nato a Bologna nel 1990. Dopo il diploma in Grafic Design e gli studi in Product Design, si laurea nel 2013 in Design della Moda all’Università IUAV di Venezia.

Marco Rambaldi
Marco Rambaldi

Il suo debutto nel calendario della moda di Milano avviene nel febbraio del 2014 e, in quella occasione, vince il concorso Next Generation patrocinato da Camera Nazionale della Moda italiana.

Nel 2017 è tra i finalisti di Who Is On Next?, progetto di fashion scouting dedicato ai giovani talenti della moda, ideato e realizzato da Altaroma in collaborazione con Vogue Italia.

Il Brand

“Il mio brand vuole liberare le donne dai preconcetti, pregiudizi e stereotipi. Decise nei loro intenti finali, mutevoli nella voglia di indossare capi diversi ma che esaltano le curve grandi o piccole che siano, le rughe più o meno marcate. Marco Rambaldi

Rambaldi parte da qui con il suo ragionamento stilistico, ma in chiave post-contemporanea. Un’ immagine mutevole, come mutevole è la donna di riferimento, mantenendosi tra nuova freschezza ed ricordo del passato.

“Vogliamo anche le rose”

Le rivoluzioni culturale e sessuali sono il concept del progetto creativo del bolognese Marco Rambaldi, presentato durante l’edizione di AltaRoma di gennaio 2018.

Il tema della liberazione sessuale è stato dibattuto nottetempo ma è tutt’oggi un tabù. Saperlo raccontare attraverso una collezione è ancor più difficile e per farlo, occorre avere abbastanza sensibilità.

Marco Rambaldi Perfetto look anni settanta con jeans zampa d'elefante
Perfetto look anni settanta con jeans zampa d’elefante

Fotogrammi ritagliati, copertine sbiadite e frammenti di poster: la collezione di Rambaldi segna l’inequivocabile estetismo anni Settanta, sottolineandolo con stampe e colori vibranti. La “rivoluzione” della linea autunno/inverno 2018-19 disegnata dallo stilista, mette in risalto l’involuzione sociale attraverso capi ludici e leggeri ma dall’aplomb rivoluzionaria.

La donna di Marco Rambaldi

Sulla passerella autunno/inverno 2018-19 sfilano sia donne mature, come l’amica transessuale Valerie, sia giovani modelle: i capi di Rambaldi non conoscono età anagrafica e non hanno un target definito.

Marco Rambaldi Valerie indossa un cappotto over
Valerie indossa un cappotto over

La liberazione sessuale degli anni Settanta, fonte di ispirazione per la stagione autunno/inverno 2018-19, capovolge i taboo di oggi. I diritti delle donne, le lotte femministe e la pornografia sono i temi focali della collezione. Stampati sui tessuti, momenti incastonati nello jacquard, giacche dai tagli maschili, passamanerie all’uncinetto e stampe tie and dye, tutto per esaltare e rendere la donna libera di esprimersi ed essere sempre se stessa.

Mina, Ornella Vanoni, Anna Oxa, sono solo alcune delle dive che rappresentano la donna Rambaldi. Sono proposte sulla maglieria, sono la musica che ha accompagnato la sfilata e sono le muse di femminilità e libertà sessuale della collezione 2018.

Made in Italy

L’ufficio milanese è composto dallo stilista, dal braccio destro Giulia Geromel e da Andrea Batilla, storico giornalista di moda. Ultimamente si è aggiunto fidanzato di Rambaldi, Filippo Giuliani, che cura lo styling. Produzione in Italia, ideazione tra Milano e Bologna: ma sopratutto sono creativi Made in Italy, non solo per il luogo in cui vengono sviluppati i prodotti, ma perchè la creatività, tutta la storia e l’estetica che c’è dietro è italiana. Un Made in Italy sincero.

GAETANO POLLICE

Gaetano Pollice,cresciuto a Guglionesi, è un giovane stilista che, con le sue borse,si fa portavoce della tradizione molisana e dell’artigianato made in Italy.

Indice

  1. Le origini
  2. Lo stile di Gaetano Pollice
  3. Showcase 2018

Le origini

Lo stilista Gaetano Pollice è cresciuto a Guglionesi, paese dell’entroterra molisano. Ha vissuto e studiato a Milano e a Bologna, arrivando (anche per motivi lavorativi) sino in Cina, Giappone, Russia, Corea, India e Stati Uniti.

Gaetano Pollice Pollice Big Stars Burgundy
Pollice Big Stars Burgundy

Nonostante i numerosi viaggi, Gaetano, molto legato alle tradizioni nostrane, è sempre tornato in Italia. E proprio l’Italia, o per meglio dire il Molise, con la sua cultura e i suoi sapori, è protagonista delle borse dello stilista. Pollice, dunque, si fa portavoce della tradizione molisana attraverso borse che marcano il savoir-faire degli artigiani che hanno accompagnato, attivamente, al successo il marchio nato nel 2015. Su questo team pieno di risorse lo stilista dice:

“Io mi sento il capitano di una barca che va a largo e chi la porta avanti è folle come me. Quella follia necessaria per rischiare e per gioire quando finalmente si avvista la terraferma. Questa barca è chiamata Made in Molise e gli artigiani molisani e la mia famiglia tutta sono saliti a bordo consci di iniziare un viaggio infinito. Un’avventura che ogni giorno mi riconoscono come una salvezza, perché un artigiano oggi se non può sperimentare si annoia. Ma da noi non c’è nemmeno un attimo di tempo per annoiarsi; ci sporchiamo le mani quotidianamente e con le mani realizziamo questi gioielli che dal 2015 ormai fanno sognare.

Lo stile di Gaetano Pollice

Dell’attaccamento di Gaetano alla sua terra ne è prova La Tombolo bag, una pregiata borsa da donna il cui decoro, appunto, è ottenuto con l’antica tecnica di ricamo che risale al ‘500. In Molise, infatti, ci sono ancora donne che realizzano questi preziosi ricami, che intrecciano fili color avorio con l’aiuto dei fuselli. Ad Isernia è stato fondato un piccolo museo che conserva tutte le vecchie tele ricamate a Tombolo.

Gaetano Pollice Tombolo bag clutch
Tombolo bag clutch

Tutti i pezzi delle collezioni sono creati e realizzati in Italia, precisamente a Campobasso, nel laboratorio Made in Molise. E non solo per quanto riguarda la produzione pellettiera: tutti i professionisti (grafici, fotografi, illustratori) sono nati e vivono in Molise, il che rafforza incredibilmente l’immagine del brand. Gaetano afferma convinto:

“Il profumo del Molise deve venir fuori tutto quando apri una mia borsa […] Artigianalità. Creatività. Manualità. Tradizione. Passione. Gioia. Con queste parole voglio sintetizzare il mio brand.”

Showcase 2018

Gaetano Pollice è tra i talenti selezionati da Showcase, nuovo progetto di AltaRoma e Agenzia Ice a favore degli emergenti della moda e del design Made In Italy. Per l’occasione lo stilista presenta “What it is, is Beautiful“, nuovissima collezione di borse Made in Molise.

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“La nuova collezione questa volta parla di mare, di salsedine, del mare molisano che tanto amo e con il quale sono cresciuto. L’acqua è vita e l’acqua dà vita. In questi anni ho fatto mia una citazione, “what it is, is beautiful “,appunto. Qualunque cosa noi facciamo, chiunque noi siamo e qualsiasi cosa desideriamo realizzare, tutto sarà comunque bellissimo.” Gaetano Pollice

Meduse e stelle marine sono le protagoniste della collezione. La palette colori ruota tutt’intorno al burgundy, il colore principe: viola inchiostro, nude, light blu, gold e silver, rosso.