Lopez, Antonio

Antonio. nome d’arte di Antonio Lopez. Disegnatore, illustratore. È fra i più grandi del ‘900. Portoricano, figlio di sarta e di un fabbricante di manichini

Antonio.  nome d’arte di Antonio Lopez (1943-1986). Disegnatore, illustratore. È fra i più grandi del ‘900. Basti pensare che, al suo debutto sul New York Times, sul Women’s Wear Daily, su Vogue il disegno, l’illustrazione parevano morti e sepolti come mezzo per documentare quel che avveniva nella moda, totalmente archiviati dalla fotografia. Antonio li disseppellì. Erano gli anni ’70.

Portoricano, figlio di una sarta e di un fabbricante di manichino. Si trasferisce a New York nel ’61 per studiare alla High School of Industrial Design e al Fashion Institute of Technology. Per il suo destino è determinante l’incontro con lo stilista Charles James. Comincia a lavorare nella stagione della Pop Art e ne è influenzato nel segno, nella composizione delle tavole, nel tipo femminile che ricorre nelle immagini, pur non sacrificando alla propria cifra stilistica il rigore dei particolari, dei dettagli, la leggibilità giornalistica delle sue illustrazioni forti, innovative, di segno assolutamente personale.

illustrazione di lopez
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Garretto, Paolo

Paolo Garretto,disegnatore e grafico.Nato a Napoli, si trasferì presto al Nord e la sua vita si svolse sempre tra Parigi e Londra; New York e l’Italia.

Paolo Garretto (1903-1989). Disegnatore, grafico. Nato a Napoli, la famiglia si trasferì presto al Nord e la sua vita si svolse sempre tra Parigi e Londra; New York e l’Italia. Paolo Garretto, scrive Giordano Bruno Guerri “è ormai un personaggio storico, perché storica è la funzione che ha avuto nella grafica e nella storia italiana (e non solo italiana) dal primo dopoguerra a oggi. Fu colui che seppe dare alla grafica e al disegno un’impronta del tutto nuova, rivoluzionaria, che traeva le sue radici direttamente dal futurismo”. La sua carriera va dal Becco Giallo, giornale satirico antifascista degli anni ’20, fino all’Espresso, di cui disegnò diverse copertine. Il suo rapporto con la moda è legato essenzialmente alle collaborazioni con le grandi riviste dei suoi tempi, da Vogue a Vanity Fair. Ma nell’immediato dopoguerra divenne un suo più immediato interesse: fondò e diresse, Rivista e Per voi signore. Fu per il grande disegnatore l’occasione per un’esplorazione approfondita del mondo della moda e della bellezza femminile che Garretto reinventò con i suoi tratti essenziali e rivelatori, additando alle lettrici dell’epoca i modelli futuribili per un modo di essere e di vestire adeguato all’Italia che andava rinascendo.

Garretto
Paolo Garretto pe Vogue

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Canulli, Stefano

Stefano Canulli è un disegnatore italiano nato a Roma, formatosi all’Accademia delle Belle Arti e all’Accademia di Costume e di Moda di Roma.

Stefano Canulli(1959). Disegnatore italiano. Canulli è nato a Roma. Ha lavorato per Lancetti, Valentino e Capucci. Formatosi all’Accademia delle Belle Arti e all’Accademia di Costume e di Moda di Roma, ha seguito anche corsi di fotografia e pubblicità. A 20 anni era già al fianco di Pino Lancetti per le collezioni di alta moda: un’alleanza che dura sino al 1982. Incaricato di illustrare gli archivi storici di Capucci, collabora con il grande stilista fino all’86. Dall’89 al ’91  Canulli disegna per Thierry Mugler. Ha realizzato svariate campagne pubblicitarie, tra le quali quella per Valentino Haute Couture, per Bruno Piattelli, per Chiara Boni. Nel ’94 il Museum of Modern Art di New York ha esposto i suoi disegni, nell’ambito di una mostra sulla scarpa italiana.

Canulli immagine valentino

Gruau, René

René Gruau. Illustratore e disegnatore franco-italiano. Nasce a Rimini, figlio del conte Alessandro Zovagli Ricciardelli delle Caminate e di Maria Gruau

René (1909). Illustratore e disegnatore franco-italiano. Nasce a Rimini, figlio del conte Alessandro Zovagli Ricciardelli delle Caminate e di Maria Gruau. Sceglie come pseudonimo il nome della madre. Ultimogenito di una numerosa famiglia, rimasto orfano a soli 15 anni, lascia il liceo per dedicarsi a un lavoro che gli permetta l’indipendenza. Ha una buona mano nel disegno. Questa virtù può dargli il pane.

Nel 1926 conosce Vera Rossi Lodomez, direttrice della rivista Lidel, con la quale collabora fino al ’30. Alcuni problemi insorti con questa importante testata lo porteranno a trasferirsi a Parigi, dove comincia a collaborare a Fémina. Dal ’37 al ’38 lavora come stilista in Olanda, in Inghilterra e in Francia.

La rivista Marie Claire lo assume durante la seconda guerra mondiale. È l’occasione per Gruau di fare esperienze nell’illustrazione di moda, di feuilleton e di novelle. Dopo la Liberazione, Fémina, Vogue, L’Officiel de la Couture e Harper’s Bazaar richiedono la sua collaborazione.

Gruau x Dior
Gruau x Dior

Lo stile

Il suo stile si afferma, caratterizzato da una sorprendente povertà di mezzi, nell’evidente motivo di semplificare la stampa. Ampi superfici di colore a tinta unita, una linea nervosa e decisa e temi grafici ricorrenti come le strisce orizzontali, verticali e i quadrati.

Infine, Gruau asseconda particolarmente il gioco delle ombre cinesi. Il vertice della sua carriera lo raggiunge all’epoca del New Look. Per Dior, illustra il celebre libro Cucina cucita a mano. Disegna per Jaques Fath e per Balmain. In Italia, collabora a Novità e sulla rivista di settore (Trasformazione tessile). Abbandona gradualmente il disegno di moda per dedicarsi alla pubblicità.

Si incarica della promozione del profumo lanciato da Dior. Lo fa anche per Balmain, Griffe, Fath, Elizabeth Arden. Lavora per alcune case produttrici di cosmetici (Pajor, Rouge-Baiser, Peggy Sage); di tessuti (Dormeuil, Rodier, Fred); per gli accessori di moda (Bally, guanti Perrin, cappelli Montezin);  biancheria (Scandale, Lejaby, Valisère) e per alcune case di prêt-à-porter (Blizzard, M.Griffon).

Con i suoi manifesti per il Lido e il Moulin Rouge, realizzati dopo il 1956, invade Parigi. In Italia, le sue campagne pubblicitarie più celebri restano quelle per i tessuti Bemberg e per il profumo SchuSchu di Schuberth. Per Laura Biagiotti, ha studiato il logo e tutta l’immagine coordinata. Si è occupato anche dell’immagine per L’Accademia di Costume e Moda di Roma dove, come docente, annualmente tiene seminari con gli studenti di moda e grafica pubblicitaria. I suoi disegni fanno ormai parte del nostro bagaglio culturale. Molti sono i libri a lui dedicati. (René Gruau di JoÍlle Chariau; Gruau, Hercher 1989 e la monografia edita da Franco Maria Ricci).

Importanti e numerose le mostre monografiche dedicate alla sua opera, allestite in musei e gallerie in tutto il mondo.

Maria Pezzi, nel suo libro biografico Una vita dentro la moda, racconta: “Lo scoprii timido, schivo e solitario nel suo studio di rue Jean Goujon, tutto a vetrate liberty. Sui tavoli e sparsi sul pavimento, c’erano infiniti disegni con il suo monogramma G, sormontato da una stella. Una sorta di poetico marchio. Mi raccontò che, un giorno, gli era caduta una piccola macchia d’inchiostro sopra la firma e l’aveva mimetizzata trasformandola in una stella. Il suo lavoro era geniale”.

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