McFadden

McFadden, Mary (1938). Stilista americana. Di ispirazione etnica, ha fatto largo uso di tessuti africani e cinesi nelle giacche trapuntate e nelle…

McFadden, Mary (1938). Stilista americana. Di ispirazione etnica, ha fatto largo uso di tessuti africani e cinesi nelle giacche trapuntate e nelle tuniche di seta a pieghe in stile Fortuny. Nata a New York, ha vissuto tutta l’infanzia in una piantagione di cotone vicino a Memphis nel Tennessee. Laureata in sociologia alla Columbia University, dal ’62 al ’64 si è occupata di relazioni pubbliche per Dior a New York. Nel ’65, McFadden si è trasferita in Sud Africa dove ha lavorato come redattrice di moda per Vogue. Nel ’68, si è spostata in Zimbabwe aprendo un atelier per giovani scultori africani. Rientrata a New York, nel ’76 ha fondato la sua società disegnando anche parecchi abiti da sera dalle stoffe luminose e vivaci. Ha ricevuto il Coty Award nel ’78 e oggi fa parte del Council of Fashion Designers of America. La lista dei premi ricevuti si amplia con un secondo Coty Award, un Neiman Marcus Award e il riconoscimento della Rhode Island School of Design. La designer di origini irlandesi è oggi presente in due Halls of Fame d’America: al Coty Hall e nella Best-Dressed List Hall of Fame. 2002, marzo. A South Beach le viene consegnato il Fashion Week of the Americas alla carriera, perché “leggenda americana della moda e innovatrice a livello internazionale”. Per la prima volta da quando è stato istituito, nel 1999, il premio va a una creatrice non ispanica.

Blair

Blair, Alistair (1956) stilista scozzese. Formato alla scuola delle maison Dior e Givenchy, ha presentato la sua prima collezione a Parigi nel marzo 1989…

Blair, Alistair (1956) stilista scozzese. Formato alla scuola delle maison Dior e Givenchy, ha presentato la sua prima collezione a Parigi nel marzo 1989. Riprende la fiaccola dei grandi creatori che non temono di usare cachemire preziosissimi e flanelle grigie con una nostalgica propensione alla moda di altri tempi, rivista in chiave moderna.

All’inizio degli anni ’90, sostituisce Erik Mortensen alla direzione artistica dell’haute couture di Balmain. L’esperienza ha breve durata e dopo pochi mesi gli subentra Hervé Pierre.  Alistair è stato stilista per alcuni anni nella maison di Laura Ashley, ma ha lasciato l’azienda nel 2004.

Lelong

Lelong, Lucien (1889-1952). Sarto francese, a capo dell’omonima casa di couture, fra quelle che, da Molyneux a Patou, da Schiaparelli a Chanel, crearono…

Lelong, Lucien (1889-1952). Sarto francese, a capo dell’omonima casa di couture, fra quelle che, da Molyneux a Patou, da Schiaparelli a Chanel, crearono nei fervidi anni del primo dopoguerra mondiale il prestigio della moda francese, con un intenso intreccio fra stilismo e cultura: tessuti disegnati da DalÕ, bijoux creati da Cocteau. Il padre Arthur fondatore di un’industria di tessuti (1896), la madre Eléanore, sarta di buon livello, Lelong fa il suo apprendistato e scopre la propria vocazione nell’azienda di famiglia che, tornato dalla guerra, ingrandirà creando nel 1924 la sua casa di moda. Forte, appena due anni dopo, di 1200 addetti, è subito celebre per il nitore sartoriale dei modelli, la maestria nella scelta e la lavorazione dei tessuti, grazie anche all’aiuto, come consulente e indossatrice, della bellissima moglie Natalie Paléy, figlia del granduca Paolo di Russia. In seguito chiamerà a disegnare le proprie collezioni gli stilisti più promettenti del momento: da Christian Dior a Pierre Balmain, a Hubert de Givenchy. Manager illuminato, dopo un viaggio di studio negli Stati Uniti per apprendere i metodi di lavoro nell’industria della confezione, crea un suo precoce prêt-à-porter, capi in numero limitato, firmati L.L. Edition. Dal 1937 fino al termine della seconda guerra mondiale, fu presidente della Chambre Syndicale de la Couture Parisienne e in questa veste riuscì a impedire il trasferimento delle case di moda da Parigi a Berlino durante l’occupazione tedesca. Ma molte avevano chiuso i battenti, rifiutandosi di lavorare per non essere costrette a vendere ai tedeschi i loro modelli. Le maison che continuarono a farlo, non riuscirono, una volta tornata la pace, a parte un nome eccezionale come Chanel, a resuscitare il successo d’un tempo.

Tortu

Tortu, Christian (1954). Scenografo, decoratore, designer. In origine e in primo luogo, un fiorista che ha rivoluzionato la professione, modellandola in base alla propria creatività. Nato negli anni ’50 in Francia, nel Maine-et-Loire, da una famiglia di fiorai da generazioni, all’età di 22 anni lascia Saumor per lavorare in varie province, prima di giungere nel 1977 a Parigi. Nella capitale, apre diversi negozi, ultimo dei quali al 6 di Carrefour de l’Odeon, che in breve diventa una specie di “islet of nature” nel cuore della città. Negli anni ’80, dà nome a un marchio che dalle composizioni floreali trae spunto per candele profumate in cera naturale, incensi, saponi, linee di piatti e tazze decorate rigorosamente con motivi naturali. Il motto, tutt’oggi valido, è “XXth century will be vegetal, or not be”. Dopo l’apertura newyorkese sulla Quinta Avenue, Tortu intraprende l’attività di scenografo per l’allestimento di mostre nei musei, per le sfilate dei maggiori stilisti (Valentino, Dior, Chanel), per il Festival di Cannes. Il suo staff è composto da 13 persone, ha aperto boutique a New York, Tokyo e nel Quartiere Latino di Parigi. Giorgio Armani si è rivolto a lui per creare il corner floreale del negozio milanese di via Manzoni. Nel 2002 ha aperto una boutique di fiori, fragranze e accessori a Giacarta.

Milly

Milly è un brand nato nel 2000 dalla mano di Michelle Smith. La stilista statunitense, che ha lavorato per Hermès, Louis Vuitton e Christian Dior Haute Couture, nelle sue creazioni combina le sue esperienze in Connecticut, Parigi e New York. La collezione ha come obiettivo quello di vestire una donna sexy, che possa divertirsi giocando con l’abbigliamento. Colori fluo, abiti corti e fantasie fiorate e giovanili sono le caratteristiche principali del marchio. Milly è ormai riconosciuto in tutto il globo con un devoto seguito. Celebrità come Gwyneth Paltrow, Victoria Beckham, Beyoncé e Thandie Newton sono contati tra i fan di Milly. La collezione è in vendita presso i migliori negozi specializzati e magazzini in tutto il mondo, tra cui Bergdorf Goodman, Neiman Marcus, Saks Fifth Avenue, Harrods, e Takashimaya. Nella primavera del 2011, Milly ha festeggiato il suo 10 ° anniversario con diversi tentativi nuovi ed entusiasmanti: l’apertura del flagship store su Madison Avenue, il debutto della sua borsetta e una collezione di gioielli di moda, e ‘Milly Minis’, abbigliamento per giovani aspiranti tra i 2 e i 7 anni.

GALLIANO

La vita sfrenata e piena di successi di John Galliano, lo stilista che, tra alti e bassi, è passato da Givenchy a Dior a Maison Margiela.

Che noia la semplicità! Spesso sono proprio le cose di cattivo gusto le più divertenti.

Galliano, John

ORIGINI

Galliano, John nasce nel 1960 a Gibilterra da famiglia spagnola: il padre è idraulico e la madre un’insegnante di flamenco. Ancora bambino si trasferisce a Londra. Frequenta la Wilson’s School a Wellington e impara l’arte e la tecnica sartoriale nella fucina d’ingegni della Central Saint Martin’s School.

Fin da giovane è appassionato di storia del costume e del folklore. Ha uno spirito eversore, ama vestirsi da pirata elisabettiano e disegnare collezioni a tema.  La collezione che disegna al Saint Martin’s nel 1983 , intitolata Les Incroyables viene acquistata dal brand londinese Browns.

GLI ALBORI DELLA CARRIERA e Givenchy

 Dopo la laurea nel 1984 John é pronto a fare il suo ingresso nel modno della moda. Fonda il suo marchio e lancia la prima sfilata chiamata Afghanistan Repudiates Western Ideals. Nel 1987 ottiene il premio di Stilista Britannico dell’Anno.

Nel 1995 sull’eccentrico inglese sbarcato a Parigi in cerca di fortuna e mecenati, posa gli occhi proprio l’imperatore del lusso Bernard Arnault. Galliano entra a far parte della maison Givenchy: è il primo stilista inglese a capo di un brand di alta moda francese.

galliano per dior

Arnnault crede in lui e nel 1996 gli affida Dior. Succedendo a Ferré, Galliano ne diventa il direttore artistico.  Gli archivi di Avenue Montaigne, gli abiti delle 25 collezioni disegnate dal maestro del New Look a partire dal 1947, non hanno più segreti per questo divoratore di storia, che s’incanta davanti alla musa ispiratrice di Dior, Germaine Bricard detta Mitzah, e al mondo evocato da quella dama cosmopolita.

Dal gennaio ’97, con il debutto di Galliano, ogni collezione Dior è uno spettacolo. Jhon stupisce sempre con la ricostruzione storica di un ambiente o di un evento, o richiami esotici a terre e culture lontane. Nello stile del designer si trova la seduzione degli sbiechi e dei tessuti scivolati, dei drappeggi che non fanno mai tappezzeria ma alludono al mistero del corpo femminile. Un leit-motiv che lo stilista porta alla perfezione nelle collezioni di prêt-à-porter, firmate con il suo nome: meno pirotecniche ma forse più amate dalle vere eleganti. 

LA FAMA 

La fama di Galliano è ormai inarrestabile e le sue collezioni ottengono ampi consensi. Tra le sue collezioni più apprezzate troviamo la Napoleone e Giuseppina del 1992 dedicata alla storia d’amore tra i due, la Principessa Lucrezia del 1993 e la Blanche Dubois del 2008 ispirata al film Un tram chiamato desiderio.

Sono molte le celebrities che collaborano con lo stilista come muse ispiratrici. Tra loro Céline Dion, Cate Blanchett e Nicole Kidman e l’amica Kate Moss.In occasione degli Oscar del 2006 e dei Golden Globes del 2005 Charlize Theron sfoggia capi unici disegnati da Galliano apposta per lei. Eva Green, invece è il volto di Midnight Poison, l’essenza by Dior firmata Galliano.

Nel 2002, in occasione dei i suoi 41 anni, viene ricevuto a Buckingham Palace dalla regina Elisabetta che gli conferisce l’onorificenza di Commander of British Empire per i suoi meriti nel mondo della moda.

IL MARCHIO PERSONALE

Nel 2003 sfila a Parigi la collezione che porta il marchio personale dello stilista (che fa capo al gruppo Lvmh, come Dior). Protagonista ancora una volta è il godet in tutte le interpretazioni possibili.

La nuova gonna si muove, danza e ondeggia a ogni minimo movimento, sbieca o svasata, a pannelli o a sfondo piega, stretta che si apre a ruota grazie a spicchi inseriti in leggero tessuto sbieco. Il ritmo è quello del boogie-woogie, l’atmosfera quella del primo dopoguerra rivisitata in chiave ironica e un po’ fumettistica: il tweed spinato del tailleur accostato alla mussola, la maglia adorna di fiocchi e pon-pon, la lingerie color carne, le alte scarpe con zeppa anni ’40, gli abitini di seta stampati a ciliegie.

Un gioco di zip sottolinea il godet del maxitrench bianco foderato di volpe. Galliano chiude la sfilata avvolto in modo scenografico in ampie stole di volpe.

Lo stesso anno Jhon apre la sua prima boutique monomarca al 384 di rue Saint Honoré, a Parigi, città dove risiede dal 1991. 

LA CADUTA 

Giunto all’apice della sua carriera Galliano vive di eccessi sfrenati, divorato da alcol e droghe. Nel 2011 la rovinosa caduta: un video virale mostra lo stilista ubriaco attaccare una coppia con insulti antisemiti in un bar di Parigi. Il licenziamento da Lvmh arriva immediatamente.

Per alcuni anni lo stilista si ritira dalla vita pubblica, nel tentativo di riprendersi dalla spirale rovinosa in cui è entrata la sua vita personale. 

 

LA RINASCITA

Il 2014 per lo stilista è l’anno della rinascita. Enzo Rosso spinge per la nomina di Galliano come direttore creativo di Maison Margiela. Jhon ha imparato la lezione e ricomincia grazie alla passione per il suo lavoro tenendo un profilo basso lontano dalla stampa: “Ho passato la vita a spingere me stesso e gli altri oltre i limiti, in nome della couture. Ora basta. Fine della storia. Voglio solo essere un creatore di vestiti“.

Galliano inizia a sperimentare portando innovazione e personalità nella linea Haute Couture di Margiela. Nel 2018 debutta la prima collezione uomo della maison firmata John Galliano. Abiti decostruiti con tagli alla rovescia si fondano con l’eredità di Martin Margiela, fondatore del brand.

Antonioli

Claudio Antonioli
Claudio Antonioli

Antonioli, negozio multibrand di articoli di moda e di tendenza, fondato a Milano nel 1987 da Claudio Antonioli, è considerato uno dei punti di riferimento per lo shopping milanese più ricercato.

Il primo store viene aperto negli anni Ottanta, in piazza Lima, a Milano, vicino all’arteria di corso Buenos Aires e dal 2003 si trasferisce in via Pasquale Paoli 1, a ridosso del Naviglio Grande, in una location più ampia, dagli spazi più moderni e studiati.

Il negozio diventa presto il punto di riferimento di una clientela esigente, che rifugge dall’omologazione stilistica ed è alla ricerca di capi alternativi dal design innovativo e d’avanguardia. Creazioni di Alexander McQueen, Dries Van Noten, Dior,  Martin Margiela e Ann Demeulemeester, ancora Dolce & Gabbana, Antonio Marras, Haider Ackermann vengono mixati con disinvoltura a collezioni di giovani stilisti emergenti.

Lo stile da outsider, ma di tendenza, accomuna tutte le proposte di prodotto che vengono esposte in una cornice architettonica moderna di uno spazio di 400 mq, risultato dalla fusione di un ex cinema muto con un garage, curata dall’architetto Vincenzo De Cotiis. Gli interni minimali sono volti a valorizzare gli abiti, gli accessori e le calzature, esposti con cura, quali veri protagonisti dello store. Un servizio di personal shopper è a disposizione dei clienti per aiutarli nella scelta del look migliore.

Dato il successo dell’attività, a partire dal 2008, il business si allargherà con l’apertura di un secondo store a Lugano; nel 2010 toccherà a Torino, con una boutique curata nei suoi interni dall’architetto Anna Tumaini. Antonioli è anche una piattaforma interattiva che offre la possibilità di effettuare acquisti senza confini geografici, attraverso il servizio di boutique online.

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La Rinascente

H & M. Rayne

H & M. Rayne ha annoverato fra i propri collaboratori Roger Vivier, ha prodotto calzature per Dior e Marks & Spencer. Edward Rayne è riuscito a portare la ditta, ereditata dai genitori, ai vertici del mercato britannico e americano. Fondato nel 1889 dai nonni per la produzione di calzature da teatro, il marchio è stato per un certo periodo legato alla Delman, per essere poi acquistato dalla “Debenhams”, una delle maggiori catene distributive inglesi.

Capucine

Capucine. Nome d’arte di Germaine Lefèvre (1928). Attrice e indossatrice francese. Figlia di un industriale, frequenta le scuole a Samur, viene scoperta da un piccolo fotografo locale ed è immediatamente catturata dalla moda. Sfila per Dior, Balmain, Givenchy. Appartiene al genere di mannequin dalla bellezza sacrale, patinata, sofisticata. Dagli atelier, dopo un viaggio in America, passa ai set cinematografici, debuttando nel 1960 in Canzone senza fine. Fra i suoi film, Anime sporche, La pantera rosa, Ciao Pussycat. Ammalata di depressione, nel 1990 muore suicida gettandosi dall’ottavo piano dell’edificio in cui viveva a Losanna.

Hutton

Hutton, Lauren. Modella e attrice americana, nata a Charleston in South Carolina e cresciuta in Florida. Il suo fascino e il suo sorriso a denti staccati le hanno assicurato un lungo contratto con Dior negli anni ’60. È stata più volte la cover girl di Vogue: 25 copertine. Testimonial per la Revlon dal ’73 all’83 e nel ’92, ha aperto la strada agli ingaggi miliardari delle sue colleghe per le grandi campagne pubblicitarie. Nel ’90 Hutton rientra sulle passerelle! Ha lanciato un nuovo concetto di bellezza non più legato agli stereotipi di età e di taglia. Hollywood l’ha impegnata in numerosi film: il più celebre la vede al fianco di Richard Gere, American gigolo.