Edelstein

Edelstein inizia a lavorare da Biba e nella sede londinesedi Dior. Crea la sua linea femminile nel ’77, Dall’82 si dedica al “su misura”.

Victor Edelstein è figlio d’arte o meglio di mestiere perché la sua famiglia si occupava di confezioni. Dopo essere stato a bottega da vari protagonisti della moda britannica, compreso Biba, lavora nella sede londinese di Dior. Crea la sua linea femminile nel ’77. Dall’82 si dedica esclusivamente al “su misura”. Abbandona l’attività nel ’93, dichiarando che il lusso non ha più mercato.
Il designer è autore dell’abito di velluto blu che Lady Diana indossava quando ballò con John Travolta alla Casa Bianca nel 1985. Quel vestito da sera è stato il pezzo forte dell’asta benefica svoltasi a New York nel 1997, che fruttò più di due milioni di sterline. Lo stesso abito è stato ribattuto all’asta di Kensington Palace a Londra nell’ottobre 1999, insieme ad altri 13 modelli che Maureen Rorech si era aggiudicata per 500 mila sterline in occasione dell’evento newyorkese.

Edelstein
L’abito disegnato per Lady Diana

2002, novembre. I modelli di Edelstein sono in mostra al Tennessee State Museum di Nashville. La rassegna Royalty and Elegance raduna abiti regali che vanno dal guardaroba di Carlo I, che risale al XVII secolo, fino al Principe di Galles, a Elisabetta II, alla Regina Vittoria e Lady D. Rappresentati anche differenti generi di “regalità”, come quella politica di Tipper Gore o quella hollywoodiana di Marylin Monroe.

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Chic

Chic. Il dizionario etimologico Petit Robert scrive che deriva dal tedesco schick (abito) e che i francesi hanno cominciato a usarla scrivendola chique.

Chic. Non è ben chiara l’origine della parola francese. Il dizionario etimologico Petit Robert scrive che deriva dal tedesco schick (abito). Inoltre scrive che i francesi, a partire dai primi anni del secolo scorso, hanno cominciato a usarla (scrivendola chique), per identificare la disinvoltura, il savoir faire e infine l’eleganza. Il Larousse dei primi del ‘900 indica un’altra ipotesi, tutta francese. Risalirebbe, addirittura ai tempi di Luigi XIII (siamo agli inizi del ‘600) quando a Corte, per definire un uomo molto abile nel destreggiarsi con la legge, si usava chic, come diminutivo dalla parola chicane che anticamente aveva il significato di cavillo, arzigogolo, passaggio a zigzag (prima di diventare, ai giorni nostri, una esse di curve per rallentare la velocità della Formula 1).

Chic nel tempo

Nel tempo, chic ha mutato significato. È con quello d’eleganza che la parola, insieme a tante altre legate al mondo della moda, è approdata in Italia. Deve essere stato con la Belle Époque, o forse anche prima, che le signore imbevute di cultura francese, indispensabile per fare di una ragazza una signorina della buona società, l’hanno cominciata a usare. La usavano per definire uno stile e un gusto inconfondibile. Le donne che appartenevano a quel mondo possedevano degli indumenti che non potevano chiamare altro che in francese. Dalla fascinosa guêpière, dal peignoir indossato per farsi pettinare dalla cameriera alla vaporosa liseuse, una giacchetta di seta bordata di pizzi, dello stesso colore della camicia da notte, di chiffon o addirittura tutta di struzzo come un piumino da cipria.

Il corredo di una sposa comme-il-faut (in altre parole di buona famiglia), che ci si augurava avesse una taille invidiabile, prevedeva una serie di abiti da indossare nelle diverse ore del giorno. Oltre ai vestiti lunghi da sera, c’erano quelli habillé, che col tempo e l’avanzata dell’inglese, sono diventati gli abiti da cocktail. La cultura francese (quindi, anche lo chic) ha dominato la buona borghesia italiana fino alla seconda guerra mondiale. I maldestri tentativi del fascismo che cercava d’imporre ridicole traduzioni come la “ragazziera” al posto della garµonniere, non erano tenuti in nessun conto. È andata oltre, perché negli anni ’50 era ancora la Francia a dettare legge in fatto di moda.

I brand

Le signore adoravano Balenciaga, Balmain, Chanel e Dior, maestri indiscussi di chic parigino, e in testa alla sera spesso indossavano le aigrette: lunghe piume sottili che seguivano la curva del viso. A prolungare l’uso dello chic oltre il confine estremo del ’68, ha contribuito non poco la rubrica di costume, tenuta da Camilla Cederna, su L’Espresso. Ora, il povero chic alberga ancora su qualche insegna di periferia, mentre, al contrario, furoreggia la griffe, nell’orrenda traduzione nostrana di “griffato”.

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Castet

Castet. Approda nel 1953 alla casa di moda Dior, dove, dopo 4 anni di collaborazione, comincia a disegnare la collezione Dior Londra.

Castet. Approda nel 1953 alla casa di moda Dior, dove, dopo 4 anni di collaborazione, comincia a disegnare la collezione Dior Londra. E lo fa tanto bene da ottenere il primo premio della Scuola della Chambre Syndicale de la Confection et de la Couture di Parigi, città nella quale si stabilisce. Nel ’73, firma una linea di prêt-à-porter. Nell’88, lascia la casa Dior, per aprire una sua maison.

RAF SIMONS

Raf Simons (1968), stilista belga. Dopo aver lanciato la sua linea nel 2005, è diventato direttore creativo in Jil Sander, Dior e Calvin Klein.

Indice.

  1. Le origini.
  2. Mostre.
  3. Direttore creativo di Jil Sander e Dior.
  4. Direttore creativo di Calvin Klein.
  5. Simons eletto stilista dell’anno dal CFDA.

Le origini.

Raf Simons (1968). Stilista belga. Cresce al confine tra Olanda e Belgio e studia disegno industriale nella città di Gens. Inizia con designer di mobili nel 1991, per lo studio di Walter Van Beirendorck a Antwerp. Qui Walter gli insegna l’abc del mestiere.

L’incontro con Linda Loppa, direttrice della Royal Académie des Art, cambia la sua vita. Insieme al padre di Linda, sarto molto conosciuto in Belgio, realizza la sua prima collezione firmata. Nel 1995 lancia il suo marchio ed inizia a scrivere la storia della moda.

Mostre.

Nel gennaio 2003, insieme a Francesco Bonomi, è curatore della mostra Il Quarto Sesso, riguardo gli eccessi giovanili. La mostra viene presentata come parte del programma della Fondazione Pitti Discovery. Poi, nel 2005, Raf Simons celebra 10 anni nella moda con una sfilata evento, l’installazione video Repeat e la monografia Raf Simons Redux alla 68esima edizione di Pitti Uomo.

Direttore creativo di Jil Sander e Dior.

Nel 2005 lo stilista presenta la sua seconda linea, Raf by Raf Simons. Con questa collezione, lo stilista ritorna ai tratti distintivi del suo stile in una chiave nuova e moderna: una sorta di linea basica e a prezzi più bassi di quella principale. Dopo, a luglio, viene scelto come direttore creativo di Jil Sander. Lo stilista è subentrato a Jil Sander dopo l’ennesima divergenza della stilista con Prada, proprietaria del marchio. Simons rimane nell’azienda fino al 2012, anno in cui presenta la sua ultima collezione che ha lasciato gli spettatori – e lui stesso – molto commossi. Diventa quindi direttore creativo di Dior.

Dizionario della Moda Mame: Raf Simons. Ultima sfilata per Jil Sander.
Ultima sfilata per Jil Sander.

Il debutto dello stilista in Dior è un momento davvero speciale, che ha incantato tutti con un’aura di bellezza che poteva scaturire solo dall’incontro tra Raf Simons e Dior. Nel bellissimo film Dior and Ic’è un momento in cui lo stilista piange sulla terrazza con Pieter Mulier, la sua mano destra, quando si rende conto che sta per presentare la sua prima sfilata Dior Haute Couture. L’intero film è una festa di amore, dedizione, umiltà e rispetto per le ‘petits mains‘ della maison parigina.

Dizionario della Moda Mame: Raf Simons. La prima sfilata per Dior Haute Couture.
La prima sfilata per Dior Haute Couture.

Lo stile di Raf Simons, in particolare per la sua personale linea Uomo, ma anche per Jil Sander Dior, ha qualcosa di magico. Mentre ogni marchio ha sempre avuto identità, valori e personalità caratterizzanti, Simons è in continua metamorfosi: da una giovinezza ribelle, ad un minimalismo affilato, per arrivare al romantico perfezionismo in Dior.

Direttore creativo di Calvin Klein.

Dizionario della Moda Mame: Raf Simons. La prima sfilata per Calvin Klein.
La prima sfilata per Calvin Klein.

Nell’estate 2016 Raf Simons annuncia ufficialmente le sue dimissioni in Dior, e diventa direttore creativo di Calvin Klein. Steve Shiffman, CEO di Calvin Klein, ha dichiarato:

“L’arrivo di Raf Simons come direttore creativo rappresenta un nuovo capitolo per Calvin Klein. Dopo Mr Klein in persona, l’azienda non è mai stata guidata da un unico visionario creativo e io sono sicuro che questa decisione farà crescere il marchio Calvin Klein e avrà un impatto sul suo futuro. Sotto la sua direzione, Calvin Klein consoliderà ulteriormente la sua posizione come uno dei marchi lifestyle più importanti a livello mondiale”.

Simons eletto stilista dell’anno dal CFDA.

Dizionario della Moda Mame: Raf Simons. Il premio di stilista dell’anno dal CFDA.
Il riconoscimento di stilista dell’anno dal CFDA.

A giugno 2017 Raf Simons viene eletto stilista dell’anno dal CFDA (Council of Fashion Designers of America). È il secondo stilista, nella storia della moda americana, ad aver ricevuto questo titolo per entrambe le categorie (Uomo e Donna). Simons è secondo solo a Calvin Klein, che ha ottenuto il doppio riconoscimento nel 1993. I due hanno ricevuto il premio quasi alla stessa età: Calvin Klein a 51 anni, Raf Simons a 49. Questa vittoria è un po’ il benvenuto da parte dell’élite della moda americana, ma tutto il mondo è ansioso di osservare la visione di Simons per Calvin Klein.

Per il secondo anno consecutivo, Raf Simons ha conquistato il titolo assegnato dal Cfda come migliore stilista di moda donna dell’anno per il suo lavoro da CK. Ma a differenza del 2017, quando Simons era stato il primo designer a conquistare anche la categoria maschile, quest’anno il Menswear Designer of the Year è andato al marchio streetwear Supreme e al fondatore James Jebbia.

Il Council of Fashion Designers of America ha assegnato i suoi award ieri notte, 4 giugno, al Brooklyn Museum.

Febbraio 2020. La nomina in Prada

Il 23 febbraio del 2020, una nota fatta diramare da Prada annuncia la nomina di Raf Simons alla co-direzione del marchio, accanto a Miuccia. È lo stesso Bertelli a comunicare l’arrivo del designer belga, sostenendo un lungo corteggiamento, ai tempi di Jil Sanders. Il suo primo debutto avviene nel settembre 2020 con la collezione primavera/estate 2021.

Anderson Douglas

Anderson, Douglas. Inizia il suo percorso nel mondo della moda frequentando la Intl. Academy of Merchandising and Design di Toronto. Conclusi gli studi…

Anderson, Douglas. Inizia il suo percorso nel mondo della moda frequentando la Intl. Academy of Merchandising and Design di Toronto. Conclusi gli studi, si trasferisce in Europa, dove si sperimenta sul campo. A Parigi, dalla maison Dior, ottiene il suo primo impiego come assistente designer, per poi arrivare in Italia, dove, per 3 anni, lavora nello studio stilistico di Enrico Coveri. Al termine di questa fase professionale, Anderson si dedica a numerose consulenze come free lance con aziende italiane e tedesche, tra le quali Gherardini e Caren Pfleger.

Anderson Douglas e il Gruppo Rena Lange

Dopo l’ultima collaborazione che l’ha legato al Gruppo Rena Lange di Monaco come responsabile stilistico delle linee accessori e supervisore dello staff creativo del prêt-à-porter, ha deciso di mettere a frutto la sua esperienza disegnando la collezione che porta il suo nome: è prodotta dalla Lesina di Padova per quanto riguarda gli abiti e dalla Elkay di Monza per la maglieria. Dice di disegnare per una donna concreta, che ama vestire in modo sobrio.

Billy Boy

Billy Boy due le sue passioni: creare gioielli fantasia e collezionare abiti e bambole.Nato a Vienna fin da subito respira l’atmosfera degli abiti di lusso.

Boy Billy due le sue passioni: creare gioielli fantasia e collezionare abiti Haute Couture e bambole. Nato a Vienna, fin da bambino respira in famiglia l’atmosfera degli abiti di lusso: inizia a collezionarli già a tredici anni e oggi possiede più di 11 mila pezzi, tra cui 2500 capi di Elsa Schiaparelli. A Parigi, in rue de la Paix, apre nel 1975 Surreal Couture e cinque anni dopo Surreal Bijoux. È il 1980 e ha solo vent’anni.

Amico di artisti, attori, personaggi della moda, crea bijoux “surrealisti” per Thierry Mugler e Charles Jourdan, e ha come clienti Elisabeth Taylor e Lauren Bacall. Le sue opere sono esposte al Victoria and Albert Museum, al Museum of Art e al Musée des Arts de la Mode. Nel 1989, lancia in Europa la sua bambola mannequin, che chiama Mdvanii, e quattro anni dopo pubblica, per le edizioni Maeght, il libro Bluette.

Nel 1990, una mostra itinerante (Le Grand Tra La La) porta all’estero e rende famose le sue creazioni. Possiede la più importante collezione di Barbie, la bambola che ha fatto impazzire milioni di bambine e adolescenti in tutto il mondo. Più che una bambola tradizionale, la mitica Barbie è simile a una modella, alta, slanciata e sexy. Le sue caratteristiche sono accentuate dalle acconciature, dagli accessori, ma soprattutto dal ricchissimo guardaroba, che va dai sontuosi abiti da sposa e da sera, alle pellicce, ai costumi da bagno.

Billy Boy
Le Barbie firmate Billy Boy.

Da qui venne a Billy Boy l’idea di dedicarle nel 1985 una mostra al Musée des Arts Décoratifs di Parigi: 300 Barbie vestite da 61 stilisti famosi, fra cui Kenzo, Gaultier, Coveri, Mugler, Montana. L’abito da sposa è di Féraud, la pelliccia rossa di Dior, mentre Saint-Laurent le dedica ben 16 modelli delle passate collezioni. Ispirandosi a Bettina, da sempre sua musa, Billy Boy veste Barbie con un abitino nero anni ’60, molto semplice e lineare.

Nel 1998, assieme a Lestrade, fonda in Svizzera Fondation Tanagra: un contenitore di arte, moda e cultura senza scopo di lucro, al fine di esibire non solo le creazioni dei giovani artisti, ma anche di promuovere gli appuntamenti delle arti figurative e del design.

Arnault Bernard

Arnault Bernard (1949). Imprenditore francese. È alla testa del Gruppo Lvmh, un impero del lusso che comprende Dior, Lacroix, Vuitton, Moét Hennessy, Kenz.

Arnault Bernard (1949). Imprenditore francese. È alla testa del Gruppo Lvmh, un impero del lusso che comprende Christian Dior, Lacroix, Louis Vuitton, Moét Hennessy, Kenzo, Guerlain e i grandi magazzini Bon Marché. Il suo destino pareva essere quello dell’edilizia, quando, laureato a l’École Polytechnique, cominciò a guidare l’azienda paterna che si occupava appunto di costruzioni. La svolta avvenne nei primi anni ’80. Sollecitato anche dal governo, acquistò il gruppo tessile Boussac Saint-Frères, allora in fallimento. Del gruppo facevano parte la maison Dior, nata su finanziamento di Boussac e Bon Marché. Fu l’inizio. Nel ’97, il gruppo fatturava più di 14 mila miliardi, con un utile netto di 1336 miliardi.

Arnault
L’imprenditore, Arnault Bernard.

Nell’inverno del ’99, Arnault è diventato l’azionista di riferimento di Gucci. Ma la strada gli è stata sbarrata dall’alleanza fra il management del gruppo e il finanziere francese Francois Pinault. Sul finire dello stesso anno, il 12 ottobre, ha rilevato, insieme a Prada, il 51 per cento della maison Fendi.

Rimowa

Rimowa. Azienda fondata a Colonia, nel 1898, da Paul Morszeck. Specializzata in valigeria di lusso, l’etichetta propone una nuova frontiera del vivere il viaggio grazie all’intuito di Richard, erede di Paul, che si ispira al mondo dell’aviazione per proporre alla clientela una valigia realizzata in alluminio scanalato, più resistente e leggero di qualsiasi altro materiale in uso, nel settore. 

È con Dieter Morszeck, però, che la griffe raggiunge il successo planetario. Dieter riesce ad individuare un target di persone interessato non solo al prestigio ma anche alla comodità del bagaglio. Un design inconfondibile che resta autentico sin dagli albori. Il quid in più è l’artigianalità che resta tra i principi fondamentali della griffe. 

Valigie Rimowa

La celeberrima griffe, che fa a capo del gruppo del lusso LVMH dal 2016, possiede ben tre stabilimenti produttivi in tutto il mondo. Per la realizzazione di una valigia Rimowa occorrono almeno 90 operazioni con un numero medio di 200 componenti assemblati per ogni bagaglio. 

Nel 2019 la griffe in co-lab con Supreme lancia una capsule a tutto logo, destinata nella palette di colori rosso e nero. Un altra capsule di grande notorietà è quella firmata con Dior per una serie di valigie maschili in alluminio e dettaglio in vitello granulato.

Occhiali da sole firmati Rimowa

Nel 2020, il marchio, guidato da Alexandre Arnault, presenta la prima collezioni di occhiali da sole composta da tre modelli: Bridge, Rim ed Air.

 

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Ruffieux

Ruffieux Serge. Fashion designer di origine elvetica, nasce nella valle di Joux negli anni ’70. Un talento indiscusso, quello di Ruffieux che sin da giovane approda nella maggiori case di moda internazionali. Tra le sue esperienze più significative, nell’atelier di Schiaparelli e ancora, in Moschino Cheap & Chic. 

A 16 anni, come prevede l’istruzione svizzera, alla scuola affianca l’apprendistato. Capito quale sarà il suo ruolo nella società, si confronta con il mestiere del sarto nella cittadina di Nyon, a pochi chilometri da Ginevra. Dopodiché continua gli studi  presso l’HEAD – Haute École d’Art et de Design, concludendo il suo percorso formativo nel 1997.

Collezione primavera/estate 2018 by Serge Ruffieux per Carven

Il suo primo stage a Parigi lo svolge nel laboratorio di Thierry Mugler. E ancora: Christian Lacroix, Martine Sitbon e Sonia Rykiel. 

Dopo tre anni a Milano, nel team di Moschino, viene richiamato a Parigi per lavorare a stretto contatto con Rykiel. Un breve trascorso in Cacharel, nel 2008 entra in Dior, all’epoca guidata da John Galliano. Quando nel 2015 Raf Simons verrà allontanato dalla griffe, assieme alla collega Lucie Meier prende il controllo del team creativo sino a quando LVMH non chiamerà, nel 2016, Maria Grazia Chiuri al timone della storica griffe. 

Il 18 gennaio del 2017 una nota ufficiale informa la stampa che Ruffieux è entrato ufficialmente in Carven.  

La collezione di debutto, presentata nel settembre dello stesso anno, non manda in estasi la critica, anzi. Quella di Serge è una prova modesta, con abiti a cui manca verve. Focus sul drappeggio e sui crop top. Nulla di entusiasmante sebbene il suo background è sicuramente più valido. Così, nel novembre del 2018, ad un anno dalla nomina, tra Ruffieux e Carven è divorzio. 

 

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Blair

Blair, Alistair (1956) stilista scozzese. Formato alla scuola delle maison Dior e Givenchy, ha presentato la sua prima collezione a Parigi nel marzo 1989…

Blair Alistair, nato il 5 febbraio del 1956, è oggi uno stilista scozzese riconosciuto in tutto il mondo.

La formazione di Blair

Dopo essersi laureato alla scuola dell’arte Saint Martin di Londra nel 1978, Blair inizia a lavorare nel settore della moda nel 1983. Inizia come assistente di Marc Bohan da Dior e, successivamente di Hubert de Givenchy. Lavora, infine, come assistente di Karl Lagerfeld da Chloé.

Dopo aver trascorso diversi anni nella capitale francese, Parigi, il suo stile prêt-à-porter raggiunge livelli qualitativi della moda continentale.

Nel marzo 1989, Blair è ufficialmente pronto a presentare la sua prima collazione, utilizzando il proprio nome. Il suo  stile si contraddistingue per una rivisitazione della moda del passato, attualizzata con materiali moderni. Tra questi, l’utilizzo di cachemire e flanella preziosi.

All’inizio degli anni ’90 sostituisce Erik Mortensen alla direzione artistica dell’Haute Couture di Balmain. L’esperienza ha breve durata e dopo pochi mesi gli subentra Hervé Pierre.

Nei tardi anni novanta, lo stilista scozzese viene assunto come principale stilista della prestigiosa casa di moda Louis Féraud, e le sue creazioni ottengono un notevole successo fra le donne dell’aristocrazia francese. In seguito ha lavorato per Laura Ashley sino al 2004, anno in cui lascia l’azienda.