Simon

Simon.Fotografa italiana.Dopo il liceo, si diploma all’Istituto Europeo di Design di Milano.Ha come maestri Edward Rozzo e Mariuccia Casadio.

Simon (1973). Fotografa italiana. Dopo gli studi al liceo linguistico, si diploma all’Istituto Europeo di Design di Milano. Ha come maestri il fotografo Edward Rozzo e Mariuccia Casadio. Inoltre è art consultant del Gruppo Condé Nast, grazie alla quale realizza nel 1996 la sua prima campagna per CP Company Uomo.

Autrice poliedrica, lavora, fra gli altri. Per Sixty, Baci Rubati, Diesel, collabora con importanti case discografiche come Sony, Universal, Mescal, Vergin. Inoltre, pubblica su i-D, Mix Mag, D-La Repubblica delle Donne, Marie Claire, Gulliver, Surface, Carnet, Stile, Caffelatte.

Realizza contemporaneamente ricerche a colori sulla figura e sul paesaggio urbano — pubblicate anche su Zoom e Immagini FOTOpratica — come sempre caratterizzate da uno stile immediato, lineare, essenziale.

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Poynter, Phil

Phil Poynter (1973). Fotografo inglese. Si è affermato sulla rivista indipendente Dazed and Confused di cui è stato fotografo e art director fin dal 1994.

Phil Poynter (1973). Fotografo inglese. Si è affermato sulla rivista indipendente Dazed and Confused di cui è stato fotografo e art director fin dal 1994. Inoltre, ha lavorato per Spin e per la casa discografica Atlantic Records. La sua caratteristica è quella di costruire storie spesso ironiche e di grande impatto emotivo. Fra i suoi clienti Diesel, David James, Givenchy, The Verve.

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Cover Vogue Messico 2019 by Phil Poynter

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Méléard, Benoit

Méléard Benoit (1972). Stilista di calzature. Nato e cresciuto a Parigi, dove oggi presenta veri e propri défilé delle sue visionarie scarpe femminili, assolute architetture pedestri.

Méléard Benoit (1972). Stilista di calzature. Nato e cresciuto a Parigi, dove oggi presenta veri e propri défilé delle sue visionarie scarpe femminili, assolute architetture pedestri.

Ex-giocatore di hockey su ghiaccio, dopo essersi diplomato come illustratore pubblicitario all’École Supérieure des Arts Modernes, è uno dei 12 studenti, selezionati tra oltre 2 mila, a seguire i corsi di formazione dell’Afpic (Association pour la Formation des Profession des Métiers de l’Industrie du Cuir) nel 1994.

Dopo uno stage con Robert Clergerie, nel ’96 inizia a disegnare le calzature per Charles Jourdan e lo stilista “alternativo” Jean Colonna. Nel ’97, il suo debutto da solista e l’incontro con il creatore Jeremy Scott, per cui crea le scarpe deliranti (in pelle dorata, dai tacchi diseguali, uno a spillo e altissimo, l’altro squadrato e basso) della sfilata chiamata Rich White Women.

Oggi prosegue con la sua linea e con collaborazioni con brand di altissimo livello come Loewe e Diesel. Ossessionato dalle forme, dalle geometrie e da un amore feticistico per le estremità femminili, ha creato per la collezione Tip Toe del ’98, stivaletti e décolleté dall’arco altissimo ma senza tacco, costringendo le modelle a incedere sulla punta dei piedi (“Una collezione crudele, come è crudele ogni diktat della moda”, ha commentato).

Quella della primavera-estate 2000 è una linea ispirata a Minnie Mouse alla corte di Versailles con escarpins settecentesche sormontate da enormi cerchi o quadrati in verticale sulla tomaia. Eppure Méléard afferma di essere “attratto dagli estremismi fino a essere ridicoli, ma non affascinato da materiali futuribili. Io credo nella pelle, quella vera”.

Méléard

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La Chapelle, David

La Chapelle David (1963). Fotografo americano di origine canadese. Arriva a New York nel 1978 e lavora come buttafuori allo Studio 54.

La Chapelle David (1963). Fotografo americano di origine canadese. Arriva a New York nel 1978 e lavora come buttafuori allo Studio 54. In quel mitico ritrovo notturno, incontra Andy Warhol che lo introduce nella redazione di Interview. Ma la sua prima vera occasione di esprimersi come fotografo gli viene offerta dal giornale Details che gli commissiona un servizio, lasciandogli piena libertà.

Da quel momento, il fotografo, anche quando il suo obiettivo inquadra la moda, crea una visione alternativa, fatta di colori, di sensualità irridente, di allegria che nasce dalla contaminazione delle culture pop, cyber e rock. È quasi un marchio che rende le sue immagini sempre riconoscibili. Senza nessuno scrupolo esagera, mischia il reale con l’inventato, usa con sapienza il computer, racconta una realtà che esiste solo nella sua fantasia.

Pubblica su Interview, Vanity Fair, The New York Times Magazine, The Face e realizza campagne per Diesel, Mac, Levi’s, Estée Lauder, Iceberg. Ha realizzato un promo per Giorgio Armani, il marchio che lo aveva lanciato nel 1991 utilizzando una sua immagine in bianconero (il volto di un angelo) a piena pagina sui principali quotidiani italiani: pochi sanno che la fotografia originale (comparsa nel 1992 in L’invisibile ripreso, una collettiva sul tema degli angeli esposta a Milano che costituisce la sua prima mostra europea) era a figura intera e a colori. Ormai numerosissime le mostre personali in tutto il mondo per un autore che ha esordito in Italia, ancora sconosciuto, con una grande personale al Museo Ken Damy di Brescia nel ’93.

La Chapelle, campagna pubblicitaria x Diesel
La Chapelle, campagna pubblicitaria x Diesel

Due sono finora i suoi libri, insoliti nelle dimensioni e originali nella composizione come il loro autore: LaChapelle Land nel ’96 e Hotel LaChapelle nel ’99. La sua passione per l’arte, si estende oltre i confini della fotografia. La Chapelle diviene regista di video musicali e spot pubblicitari che lo consacrano a vero e proprio genio creativo. Mostre in tutto il mondo, tra cui Milano nel 2007, in mostra a Palazzo Reale. L’artista esponeva qui i suoi più celebri ritratti di star e celebrity divenute negli anni, come egli stesso afferma, le sue muse ispiratrici.

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Froelich, Cristoph

Froelich nato in Germania nel 1978 vive in Italia dove lavora nell’ufficio stile della Diesel, sezione uomo, cura una propria linea di abbigliamento.

Froelich  nato in Germania nel 1978 vive in Italia dove oltre a lavorare nell’ufficio stile della Diesel, sezione uomo, cura una propria linea di abbigliamento. Pezzi minimal, stampe geometriche e costruzioni asimmetriche per un pubblico giovane e anticonformista.

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Y/Project

Y/Project. Marchio di moda fondato nel 2010 da Yohan Serfaty. La storia della griffe, inspiegabilmente, inizia con la morte del suo fondatore, avvenuta nel 2017 a causa del cancro. Con la sua dipartita, l’etichetta passa nelle mani di Glenn Martens, giovane promessa della moda, ex Jean Paul Gaultier e attivo con il suo marchio.

Il punto di forza del brand viene spiegato dallo stesso Martens che dichiara di volersi  “focalizzare sul design, invece che sullo styling”. 

Ritratto Glenn Martens

Y/Project piace soprattutto ai giovani; a donne e uomini che amano la nuova sartoria fatta da tagli più decisi e un tailoring più comodo e sportivo. Ad influenzare la cifra stilista del designer belga è l’arte classica, sebbene si possa credere l’esatto contrario. Glenn, che mai avrebbe potuto immaginare il successo planetario ottenuto con il marchio, affida a Gilles Elalouf, CEO dell’etichetta, il suo futuro. È lui, più di chiunque altro, a credere nelle sue capacità stilistiche. Attitudini che fanno di Y/Project un marchio versatile e giocoso. 

Look collezione primavera/estate 2021

La tendenza di Martens, nominato direttore creativo di Diesel nel 2020) è quella di dare un nuovo taglio al capo, con decostruzioni e ricomposizioni intelligenti. Un vero virtuoso dello stilismo attuale, che conferma l’eclettismo del marchio. 

La sfilata a Firenze

La sfilata evento a Firenze

Durante l’edizione di Pitti Uomo 95, Martens debutta a Firenze con una collezione uomo unconventional, composta da capi knitwear dall’effetto tridimensionale e sovrapposizioni create ad hoc.  Nella magnifica cornice del chiostro della chiesa di Santa Maria Novella a Firenze, dinanzi a 3.000 persone, sfila una co-ed dove menswear e womenswear si adattano bene. Uno show, notturno, che ha confermato lo stile dirompente di un marchio che è diventato uniforme tra i giovani.

 

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Martens

Martens Glenn. Fashion designer di origine belga, studia alla prestigiosa Royal Academy di Anversa. Glenn è direttore creativo di Y/Project dal 2013. Il progetto è innovativo e rivoluzionario. Piace soprattutto ai giovani che fanno dello streetswear la loro uniforme. Uomo e donna non conoscono differenze nel guardaroba. Con Y/Project non si parla di moda genderless ma di un equilibrio estetico forte e determinato, dove l’urban è un concentrato di vitalità e contemporaneità. In un’intervista ha affermato che il suo obiettivo non è esibire la bellezza sulle sue passerelle ma la diversità intesa come elemento naturale.

Glenn Martens porta Y/Project a Pitti Uomo 95

Lo stilista belga, classe 1983, inizia la sua carriera nel team creativo di Jean Paul Gaultier. La sua creatività viene riconosciuta con l’Andam nel 2017, uno dei riconoscimenti più rispettati nel mondo della moda. In questa occasione conosce Renzo Rosso che, nel 2018, lo chiama in qualità di guest designer per la capsule collection Diesel Red Tag.

La stima reciproca è tanta. Renzo Rosso può contare su Glenn Martens che ha dimostrato capacità creative e imprenditoriali degne del nome Diesel. Nel 2020, infatti, il presidente del Gruppo di moda OTB lo nomina direttore creativo dell’etichetta.

Sono estremamente onorato ed eccitato di unirmi alla Diesel family. Sinonimo di radicalità, onestà ed ottimismo, Diesel ha contribuito a definire il modo in cui vediamo il futuro. La sua voce unica ne ha fatto un’icona mondiale. Oggi più che mai, sento il bisogno di celebrare questi valori fondanti, per costruire ponti attraverso un messaggio di speranza”, afferma di Glenn Martens.

 

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Marziali

Simona Marziali. Stilista italiana. Dopo gli studi liceali, Simona si diploma presso l’Accademia di Alta Moda  romana Koefia e si perfezione con un master in maglieria a Firenze.  A soli 21 anni inizia a collaborare come designer per importanti brand del settore come Gilmar e Diesel. Per queste etichette lavora sul segmento maglieria. 

Simona Marziali MRZ. Look autunno/inverno 2020-21

Nel 2012 fonda il suo eponimo marchio che mette in evidenza le sue eccellenti doti nella knitwear. Abilità tecniche acquisite sia a scuola sia nel laboratorio tessile di famiglia che produce maglieria da oltre 40 anni. 

Nel 2018 arrivano i primi riconoscimenti alla carriera. Vogue Talents la annovera tra i migliori nuovi brand in circolazione. Nello stesso anno, durante Who Is On Next?, riceve il premio Franca Sozzani ex-aequo con MTF Maria Turri della creativa Maria Turri Ferro. Sempre nel 2018 le viene riconosciuto il Penelope Price. L’anno seguente, nel 2019, sfila durante la kermesse AltaRoma e, nel 2020, sfila da protagonista nel calendario ufficiale della Camera Nazionale della Moda Italiana.

Lo stile di Simona Marziali riscopre i valori estetici di fine Novecento con l’uso di maglieria pregiata che va a comporre un look moderno e ricercato. Giochi di morbide sovrapposizioni dalla silhouette abbondante, evidenziano l’impegno quotidiano della donna MRZ: le mille sfaccettature di una business woman o di una giovane studentessa che indossa uno stile contemporaneo.

 

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SELETTI

Seletti apre i battenti nel 1964 a Cicognara, in provincia di Mantova. L’azienda si concentra su progetti di design e sulle caratteristiche creative delle eccellenze italiane.

Indice

  1. Le origini
  2. Stefano Seletti
  3. L’arte quotidiana di Seletti
  4. Le collezioni
  5. Collaborazioni
  6. Lighting design
  7. Store
    1. Milano pop-up store
  8. Designer
    1.  Alessandra Baldereschi
    2. Alessandro Dubini
    3. Alessandro Zambelli
    4. Alistair Law
    5. Antonio Arico
    6. BBMDS
    7. Cristina Celestino
    8. CTRLZAK Art & Design Studio
    9. Elena Salmistraro
    10. Emanuele Magini
    11. Gio Tirotto
    12. Héctor Serrano
    13. Lorenzo Petrantoni
    14. Marcantonio Raimondi Malerba
    15. Maxime Ansiau
    16. Note design studio
    17. Sebastiano Tosi
    18. Studio AMeBE
    19. Studio job

Le origini

Seletti apre i battenti nel 1964 a Cicognara, in provincia di Mantova. L’azienda si concentra su progetti di design e sulle caratteristiche creative delle eccellenze italiane. Fin dalla sua fondazione, ha perseguito la missione di valorizzare la professionalità, il servizio e soprattutto una ricerca di prodotti senza fine, cercando di migliorare, innovare e originalità. Romano e Maria Seletti, genitori di Stefano e fondatori del brand, da subito sviluppano rapporti d’affari in Cina, Thailandia, India e tutto l’Oriente, grazie anche al supporto di Luigi Goglio, esperto in relazioni commerciali internazionali.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Banana, Studio job
Banana, Studio job

Nel 1972, da vero pioniere, Romano intuisce che il futuro della produzione si concentrerà in Estremo Oriente e comincia una vivace e florida attività di importazione. Non si tratta di una mera operazione di compravendita, ma di scelte ragionate e attive su gamme di prodotti in grado di anticipare il mercato e le tendenze. L’azienda nel tempo si espande e risponde con estrema versatilità alle dinamiche mutevoli del mercato e della distribuzione.

Verso la fine degli anni ’80, porta con sè il 17enne Stefano, che da quel viaggio trae una forte ispirazione. Nel frattempo, si è aperto il mercato della grande distribuzione organizzata (Gdo), e proprio con l’ingresso in azienda di Stefano, la Seletti comincia a rifornire gli ipermercati con confezioni ad hoc.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Love in Bloom
Love in Bloom

“Inizialmente mio padre importava le tazze di latta, le tovaglie di plastica, i cestini portapenne di bambù, i sottopentola di paglia che tutti avevano in casa…e li vendeva nei mercati. La distribuzione era questa: importatore, grossista, poi il prodotto veniva venduto nei mercati rionali di Roma, Napoli, Torino. Siamo stati i primi a mettere i codice a barre su questi prodotti e siamo stati i primi a dare un servizio legato al packaging del prodotto.Stefano Seletti.

Seletti ha scritto e continua a delineare la storia italiana del design e dell’arredo.

Stefano Seletti

Stefano, dai primi anni ’90, è il patron di Seletti, che dai pentolini da latte e i battipanni venduti nei mercati rionali di Roma è passata agli scaffali del MoMA Design Store di New York. Insieme alla sorella Miria, è a capo di una delle aziende che hanno costruito la memoria quotidiana del design e dell’arredo in Italia.

La prima intuizione di Stefano risale agli inizi della sua carriera in Seletti. I colossi della Gdo ben presto si erano, infatti, accorti che era possibile importare direttamente dalla Cina. Stefano capisce che l’attività andava ripensata. Mossa geniale: Stefano vede i bicchierini di plastica del caffè e pensa a riprodurli in materiale nobile. E così nasce Estetico Quotidiano, una linea che è tuttora tra le più richieste di Seletti. Stefano segna il punto di non ritorno, quello della definitiva scelta di applicare nuovi concetti estetici a oggetti di uso comune.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Estetico Quotidiano
Estetico Quotidiano

Il networking delle conoscenze e delle curiosità culturali, la volontà di unire quotidianità a unicità artistica, sono dunque alla base di questa sorta di crescita rinnovata. L’orizzonte creativo continua quindi ad allargarsi: nuovi materiali, dal metallo al vetro alla porcellana e nuove tipologie di oggetti, che s’impongono rapidamente come inediti classici, invadono le collezioni del gruppo. I prodotti si arricchiscono insomma di stile, qualità e riconoscibilità.

L’arte quotidiana di Seletti

“Siamo passati dalle grandi quantità della Gdo alle piccole quantità del design selezionato. Oggi abbiamo reinvertito di nuovo questo processo, la mia attenzione è puntata sulla realizzazione di prodotti più popolari ma ad alto contenuto di creatività e spunto artistico, democratici nel prezzo.

racconta Seletti, sottolineando anche l’apertura a giovani creativi nostrani e internazionali. La filosofia dell’azienda è ora perfettamente in linea con il concetto Toiletpaper. Maurizio Cattelan, che ha fatto pezzi da un milione di euro, ora fa il contrario: un milione di pezzi da un euro, secondo una logica prettamente contemporanea. Con la seconda generazione alla guida, l’azienda si focalizza ulteriormente su progetti di design “tout-court” e sulla creatività di eccellenza Italiana.

A tutto si può dare un’estetica” è la conclusione di Stefano Seletti, che si muove solo ed unicamente secondo il suo caro motto: (R)Evolution is the only solution. L’identità del brand oggi è sinonimo di valore, movimento, provocazione, innovazione, accostamento originale. È arte fusa a icone del quotidiano, oggetti che comunicano all’utilizzatore finale un messaggio di forma, funzione e di possibilità di creazione di uno stile di vita unico, personale, divertente. Seletti oggi vuole rappresentare una nuova poetica della produzione e del quotidiano, un viaggio continuo nell’idea della bellezza.

Le collezioni

Seletti è un luogo affascinante che unisce il design alla pop art. Seletti è un’azienda rivoluzionaria che spicca per i suoi insoliti accostamenti, i richiami all’arte e la costante ricerca della creatività, che si manifesta attraverso la produzione di mobili, complementi d’arredo e accessori dal design innovativo e mai banale.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Hybrid Collection
Hybrid Collection

I best-seller del brand sono la collezione Pantone e la serie Neon: Linea, Numeri, Alfabeto, Simboliche pone la celebre gamma di colori su oggetti di uso quotidiano. I piatti e le tazze Hybridinvece, offrono un vivace mix di tradizione e modernità, configurandosi come veri oggetti cult. Un prodotto emblematico della logica trasversale dell’azienda è “Vegaz“, elemento d’illuminazione da interni che riproduce la forma di tutte le lettere dell’alfabeto. Ogni lettera è realizzata in metallo e si accende grazie a una sequenza di led, dunque a basso consumo, di grande impatto scenografico.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Vegaz Collection
Vegaz Collection

Collaborazioni

Il grande showroom di Cicognara è un vero e proprio giacimento di idee innovative, partorite direttamente da Selab (il laboratorio di progettazione della Seletti) oppure in collaborazione con architetti, designer e artisti di primo piano. Oggi, con la seconda generazione al comando, l’azienda ha una nuova strategia e collabora con designer italiani e internazionali, con artisti, ex artisti o artisti in pensione.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Seletti wears Toiletpaper
Seletti wears Toiletpaper, logo

A partire da Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari, con la cui rivista Toiletpaper è stata avviata una collaborazione che ha dato vita all’omonima collezione di stoviglie: che poi non sono altro che i vecchi oggetti cinesi, importando i quali la Seletti era nata e cresciuta, che ora sono proposti sotto un’altra veste. Come per i sottopentola in paglia, tuttora in catalogo ma con le fantasie floreali di Alessandra Baldereschi.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Sending Animals, by Marcantonio Raimondi Malerba
Sending Animals, by Marcantonio Raimondi Malerba

Ancora, per Seletti il designer Marcantonio Raimondi Malerba ha immaginato casse da spedizione a forma di animali – mucca, maiale, oca- che in realtà sono mobili. Il legno è volutamente grezzo. Il cannetese Alessandro Zambelli lavora sulla filosofia di portare le stoviglie fuori dalle credenze. Disegna Palacesovrapposti l’uno all’altro, i sei pezzi diventano palazzi, torri, battisteri o fontane, quindi veri elementi di arredo.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Diesel living with Seletti, Cosmic Dinner
Diesel living with Seletti, Cosmic Dinner

Altra collaborazione di qualità della Seletti è col marchio Diesel, frutto di una comunità di vedute tra Stefano e il figlio di Renzo Rosso. Ad essere premiata col Design Award 2015 è la Machine Collection, una linea di casalinghi che ricorda ingranaggi, bulloni e chiavi inglesi. Ed anche l’altra linea in comune, Cosmic Diner, sta riscuotendo grande successo: un servizio di piatti colorati come i pianeti del sistema solare, con tanto di Sole e Luna.

Lighting design

È un cerchio che si chiude, l’evoluzione che diventa rivoluzione. Non per nulla la parola-simbolo dell’azienda è (R)Evolution, ben accesa proprio all’ingresso della showroom. Ed anch’essa realizzata grazie a una delle idee nuove, sviluppata quando si è deciso di entrare nel settore dell’illuminazione. Sottolinea Seletti:

“Certo non potevamo confrontarci con mostri sacri come Flos o Foscarini: per questo abbiamo creato Neon Art, l’alfabeto luminoso, con lettere e simboli che si possono assemblare per comporre scritte a piacere

Illuminazione personalizzata. Ma ci sono anche le Lightthink-Boxes, scatole luminose in tre formati con tre scritte standard ed una lasciata alla fantasia dell’acquirente. E stanno andando fortissimo le Monkey Lamp, scimmiette che reggono una lampada. La Cina, comunque, resta un punto di riferimento: Seletti non produce, fa produrre, soprattutto in Cina.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Monkey lamp, by Marcantonio Raimondi Malerba
Monkey lamp, by Marcantonio Raimondi Malerba

Il lighting è il settore più trainante in termini di fatturato. I bestseller Seletti sono le lettere al neon, proprio perché non si tratta solo di decorazione, ma anche di illuminazione. Come per Estetico Quotidiano, che potevi prendere con i punti dell’Esselunga. Per la Milano Design week 2018 Seletti collabora con Studio Job. Insieme presenteranno la nuova lampada Cora, con il suo street-style da fumetto.

Store

Due sono le filiali ufficiali, Seletti Nord America e Seletti China, centinaia di negozi in tutto il mondo, fiere in ogni dove e un laboratorio creativo interno – il Selab – che sforna prodotti popolari con una forte connotazione artistica. Eppure, nonostante il mercato globale, la mondanità e il successo, Seletti mantiene cuore e base operativa a Viadana, in provincia di Mantova, dove conta oltre settemila metri quadri di showroom a ridosso del Po.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Rugs, Seletti wears Toiletpaper
Rugs, Seletti wears Toiletpaper

Milano pop-up store 

In corso Garibaldi a Milano il primo pop-up store Seletti interamente dedicato alle collaborazioni con Toiletpaper, la rivista di sole immagini di Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari. Lo spazio Dream Factory è letteralmente invaso dai pezzi della collezione Seletti wears Toiletpaper. Mobili e oggetti un po’ folli pronti ad invadere le case di tutto il mondo.

Designer

Alistair Law

Designer britannico. Formatosi come ingegnere strutturale nella rinomata società di ingegneria Arup, il suo approccio combina un’estetica minimale nutrita dalla sua infanzia in Scandinavia con una complessità ispirata alla natura.

Antonio Arico

Diplomato al Politecnico di Milano e all’Alta Scuola Politecnica, Antonio ha mostrato fin da piccolo interesse ed energia nel trovare la propria lingua e il modo di definire il suo amore per il design. Il suo lavoro è già stato mostrato in tutta Europa: in Germania al DMY, in Italia durante il Salone del Mobile di Milano, a Torino per la mostra WABI SABI, in Polonia nel museo della ceramica di Design Centrum Kielce e in Francia alla Maison & objets.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Neon Art
Neon Art

BBMDS

Alessio Baschera, Fabio Brigolin e Matteo Mocchi nel 2010 creano uno studio di design in continua evoluzione incentrato su norme impegnative ed esplorando nuovi territori. BBMDS progetta spazi e prodotti per marchi di nicchia ma anche grandi aziende globali.

Cristina Celestino

Nata nell’80 a Pordenone, nel 2005 si è laureata in Architettura presso l’Università IUAV di Venezia. Poi, dal 2009 sviluppa la propria produzione di mobili e lampade con il nome di “ATTICO”, con sede a Milano. Comuni a tutti i progetti sono le geometrie e il rigore definiti in combinazione con una sottile interazione sull’atteggiamento delle forme d’uso tradizionali che, attraverso piccole variazioni, cambiano la direzione dell’oggetto e lo caricano di significati diversi.

CTRLZAK Art & Design Studio

CTRLZAK Art & Design Studio è un team multidisciplinare fondato da Thanos Zakopoulos e Katia Meneghini. Lo studio opera a livello internazionale nel campo dell’arte contemporanea e del design con una visione creativa che non è limitata da un framework specifico, sviluppando così un lavoro che spazia dal design del prodotto e dello spazio a progetti artistici e installazioni specifici del caso.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Seletti wears Toiletpaper, Enamel Plates
Seletti wears Toiletpaper, Enamel Plates

Elena Salmistraro

Designer e artista del prodotto, si è laureata al Politecnico di Milano nel 2008. Ha lavorato come product designer e artista/illustratrice per varie aziende del settore creativo, come Seletti, Bosa, Yoox, Okinawa, Alla’s. È stata scelta per partecipare a “The New Italian Design“, una mostra itinerante ospitata dal Triennale Design Museum.

Nato ad Arezzo, ha conseguito la laurea in Disegno Industriale presso il Politecnico di Milano. I suoi progetti hanno ricevuto premi e riconoscimenti internazionali come Good Design Award al Museum of Architecture and Design di Chicago, il premio IF product design e l’indice di design ADI.

Gio Tirotto

Tutto ciò che disegna viene dall’attenzione verso ciò che lo circonda, vivente o inanimato. Se c’è un limite tra arte e design, cerca di cancellarlo e riprogettare tutte le complicità esistenti tra gli esseri umani e gli oggetti. Nel 2012 fonda PADIGLIONEITALIA con Alessandro Zambelli, dove il progetto di ricerca è alla base della mostra che si tiene ogni anno durante la Milano Design Week.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Seletti wears Toiletpaper, Tazze
Seletti wears Toiletpaper, Tazze

Héctor Serrano

Ha studiato design industriale a Valencia, per poi trasferirsi a Londra per un master in Product Design al Royal College of Art. Lo studio di design è stato fondato da Héctor a Londra nel 2000. I progetti combinano l’innovazione con la comunicazione di idee familiari in modi insoliti e inventivi.

Lorenzo Petrantoni

Nato a Genova nel ’70. Dopo aver studiato arti grafiche a Milano, si è trasferito in Francia per lavorare come direttore artistico presso Young & Rubicam. Quindi dedicò completamente il suo tempo alla sua carriera illustrativa.

Marcantonio Raimondi Malerba

Nato nel ’76 a Massalombarda, ha frequentato l’Istituto d’arte e l’Accademia di Belle Arti. Presto inizia a creare pezzi unici di design in parallelo con una produzione artistica, ma le due carriere cominciano gradualmente a contaminarsi. I collegamenti tra l’uomo e la natura sono il suo tema preferito. L’ispirazione principale viene, quindi, dalla natura e dai suoi principi di vita. Ha imparato dall’arte come un’idea può essere elegante, ecco perché è sempre alla ricerca di concetti puri e sintesi.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Porcelain Plates, Studio job
Porcelain Plates, Studio job

Maxime Ansiau

Nato in Francia (Parigi ’72), ha studiato Arte e Design all’Università di Brighton, per poi trasferirsi nei Paesi Bassi. Infatti, qui ha aperto il proprio studio a Rotterdam.

Note design studio

Per notare qualcosa, per essere notato: prendono il nome da ciò che cercano di ottenere. Prestano attenzione all’ambiente e provano a creare cose che invitino gli altri a fare lo stesso. Lavorano, quindi, nei settori dell’architettura, degli interni, dei prodotti, della progettazione grafica e della direzione del design. Note è uno studio di design di Stoccolma.

Sebastiano Tosi

Nato a Ginevra (Svizzera) nell’80. Dopo essersi laureato in Industrial Design al Politecnico di Milano, ha iniziato la sua carriera professionale nello studio di design di Marc Sadler, dove ha lavorato a una gamma molto diversificata di progetti – dal design all’architettura – per tali aziende come Ideal Standard e Ernesto Meda. Durante questo periodo, ha imparato a conoscere materiali compositi e fibre.

Studio AMeBE

Coppia di designer italiane. Fondato, infatti, nel 2008, l’indipendente Studio AMeBE è caratterizzato da un dinamismo mutabile e perennemente trasformante.
Sempre in equilibrio tra follia e razionalità, ordine e disordine, testa e cuore, Sacro e Profano, i progetti di AMeBE hanno sempre un segno distintivo che li rende unici.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Studio job, Burger e Hotdog
Studio job, Burger e Hotdog

Studio job

Job Smeets e Nynke Tynagel hanno fondato Studio Job nel 2000 dopo essersi diplomati alla Dutch Design Academy di Eindhoven. Nei 15 anni trascorsi da allora, si sono sviluppati nei pionieri contemporanei dell’espressione personale. Le tecniche tradizionali e moderne sono combinate per produrre oggetti unici così popolari per il loro stile iconico, araldico e da cartone animato.

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