Ratajkowski, Emily

Emily Ratajkowski, modella, attrice, femminista e designer statunitense nata a Londra nel 1991, fondatrice del marchio Inamorata Woman.

Uno dei volti più riconosciuti e ammirati tra le giovani generazioni, Emily Ratajkowski è modella, attrice, femminista e designer.

Emily Ratajkowski è nata il 7 giugno 1991 a Westminster a Londra da genitori statunitensi. Di origini irlandesi, polacche e tedesche, è cresciuta nell’assolato Sud della California, ad Encinatas. Ad essa, si ispirerà per la fondazione del suo brand di swimwear Inamorata Woman

Fin dal suo esordio, Ratajkowski ha sempre sostenuto modelli di bellezza non canonici, cercando di screditare i vecchi paradigmi estetici attraverso diversi interventi attivisti.

Il suo impegno nelle cause femministe le è valso il riconoscimento di molte altre attiviste sul campo, non senza però raccogliere anche qualche critica lungo la strada.

Formazione e esordio

Emily Ratajkowski muove i suoi primi passi a teatro all’età di cinque anni, quando prende parte alla produzione del Lyceum Theatre, recitando nello spettacolo titolato Harriet Potter e il trono di Applewort.

Riceve un’educazione molto aperta riguardo alla percezione del corpo femminile, grazie soprattutto all’influenza del lavoro del padre John David Ratajkowski, pittore e insegnante d’arte. Più avanti, si dichiarerà fortemente ispirata dall’estetica del celebre Helmut Newton per la definizione stilistica del suo brand. 

Parallelamente alla frequentazione del San Dieguito High School Academy a San Diego, prende avvio la sua carriera da modella con l’agenzia Ford Models, che le garantisce l’apparizione nella serie tv di Nickelodeon, iCarly.

Dopo questo debutto, le successive collaborazioni sopraggiungono a fiumi, e spaziano tra programmi televisivi e spot TV a video musicali ed editoriali. Tra questi, spicca il suo primo scatto fotografico per la rivista erotica treats! realizzato nel 2012.

I personaggi accattivanti e molto spesso poco vestiti dei suoi video musicali iniziano a suscitare parecchie controversie riguardo alla trasposizione pubblica del corpo femminile. Ratajkowski risponde sempre con il sorriso alle critiche, pronta a sfidare le definizioni patriarcali che gravitano intorno all’immagine del corpo femminile.

Il successo sul grande schermo e in passerella

Notata da molti magazine di fama internazionale, tra cui Esquire, che nel 2013 la nomina donna dell’anno, e Rolling Stone, Emily Ratajkowski comincia a definire la sua carriera da attrice e modella posando per CF Fashion Book accanto alla supermodella Karlie Kloss e per GQ.

Il successo internazionale arriva nel 2015 con il ruolo di Sophie nel musical drammatico We Are Your Friends, dove Ratajkowski recita accanto a Zac Efron. La fama sul grande schermo arriva contemporaneamente a quella su carta; nello stesso periodo, infatti, Ratajkowski posa per Grazia France, InStyle UK e Australia, British GQ, e Harper’s Bazaar.

Da qui a sfilare nelle passerelle più importanti al mondo il passo è breve. A partire dal 2015, Emily Ratajkowski comincia a rappresentare importantissime firme sulla scena della moda internazionale, tra cui Marc Jacobs per la settimana della moda di New York, che segna il suo debutto in passerella. Seguono la settimana della moda di Parigi, le apparizioni in copertina su Vogue Germania, Glamour, Marie Claire, L’Officiel USA, e Vogue Spain.

Comincia a tratteggiarsi anche il suo profilo attivista, ma anche stavolta, le controversie e le critiche, pari alle approvazioni e al sostegno, non tardano ad arrivare.

Emily Ratajkowski, Tra critiche e approvazioni 

Fin dagli inizi della sua carriera, Emily Ratajkowski si è dimostrata sensibile nei confronti di particolari tematiche femministe e di genere, specialmente quelle riguardanti il corpo femminile e la percezione mediatica della nudità. Il suo attivismo trova fondamento nelle numerose campagne a cui prende parte nel corso della sua carriera.

L’attivismo di Ratajkowski è preso in analisi da molti giornalisti, tra i quali Amanda Hess. La giornalista, in un articolo di Slate Magazine del 2014, si è chiesta se il femminismo promosso da Ratajkowski fosse effettivamente tale e non invece una campagna di autopromozione.

Nel 2015, decide di supportare Planned Parenthood, associazione americana che si occupa di informare e sostenere le donne tramite consulenze circa la salute sessuale e riproduttiva. Per sostenere le attività dell’associazione, la modella collabora con la designer Christy Dawn alla creazione di 25 abiti, il cui 25 % del ricavato va a Planned Parenthood.

Nel 2016, scrive una lettera pubblicata su Lenny Letter, piattaforma lanciata dall’attrice e regista Lena Dunham, in cui Ratajkowski espone i suoi pensieri sull’emancipazione sessuale. 

Nello stesso anno, l’attenzione mediatica su Ratajkowski cresce. Il giornalista e personaggio televisivo Pierce Morgan, in risposta a una foto pubblicata da Emily Ratajkowski e Kim Kardashian, si è sfogato su Twitter sostenendo che il femminismo sia morto. Inoltre, ha aggiunto:”Dovrebbe trattarsi di rappresentare i diritti delle donne, non di mostrarsi in topless”.  In risposta alla critica, in una conversazione con la celebre autrice femminista Naomi Wolf, Ratajkowski ha riaffermato il diritto delle donne di mostrare la loro sessualità come vogliono. 

Non sono mancate le reazioni positive, come quella della giornalista Allie Jones, che in un articolo su The Cut l’ha definita la miglior celebrity femminista degli ultimi tempi. 

FEMMINISMO E QUESTIONI DI IMMAGINE

Nel 2019 si schiera apertamente contro la legge anti-aborto in Alabama posando nuda sul suo profilo Instagram. Più tardi, nell’agosto del 2019, posa su Harper’s Bazaar UK con le ascelle non depilate come ulteriore simbolo della lotta contro gli insostenibili canoni di bellezza imposti dalla società.

Nel 2020, il suo saggio Buying Myself Back: When does a model own her image?  viene pubblicato sul New York Magazine. Nel saggio, Ratajkowski si espone in prima pagina raccontando i casi di molestie sessuali ricevute sul lavoro, e gli ostacoli affrontati per riprendersi i diritti sulle sue immagini, utilizzate indiscretamente e senza il suo consenso.

Emily Ratajkowski
Inamorata Woman di Emily Ratajkowski

Inamorata Woman, lo swimwear secondo Emily Ratajkowski

Attrice, modella, femminista e dal 2017 designer. Inamorata Woman è il brand di costumi da bagno fondato da Emily Ratajkowski. Oggi, comprende anche le linee lingerie e bodywear.

Parlando dell’identità del marchio, la designer si è detta ispirata da Encinatas, in California, luogo dove ha vissuto in giovinezza. Inamorata veicola attraverso il costume da bagno il credo di Ratajkowski. Le collezioni sono pensate per avvolgere ogni tipo di silhouette, abbandonando i vecchi stereotipi che gravitano intorno al corpo femminile. I costumi sono concepiti per la vita di mare ma anche per quella di città, ispirati dallo stile di vita californiano che non esclude necessariamente il costume da bagno per uscire a fare compere. La donna Inamorata è sicura di sé, a proprio agio con il suo corpo, naturale e senza filtri, che- come afferma la stessa designer- non si fa problemi a portare a spasso il cane indossando il bikini.

 

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Ruggeri, Cinzia

Cinzia Ruggeri. Designer, attiva anche nella moda. Vive e lavora a Milano, anticipatrice di molti temi e idee della moda corrente.

Cinzia Ruggeri (1943). Designer, attiva anche nella moda. Vive e lavora a Milano. Dopo l’Accademia di Belle Arti a Brera, trascorre due anni come stagista presso Carven a Parigi. Per più di una decina d’anni (metà anni ’70, fine anni ’80) crea e firma due linee proprie di prêt-à-porter Bloom e Cinzia Ruggeri, distribuite internazionalmente e presentate regolarmente durante le giornate delle collezioni milanesi. Ha collaborato creativamente con: il Centro Tutela Lino, Castellini (biancheria), Kim Top line (sportswear), Cotonificio Cantoni, Nino in Germania, Driade e Poltrona Frau (mobili), Glass (specchi) e collabora tuttora con Rapsel (tessuti, specchi, oggetti). Ha insegnato al Politecnico di Palermo nel corso Moda e arredamento e al Polimoda di Firenze per il Fashion Institute of Technology di New York. Ha disegnato costumi per il cinema e il teatro.

Le sue eccentriche creazioni:

Fra le sue creazioni, anticipatrici di molti temi e idee che la moda corrente a volte ha poi ripreso a distanza di anni, si ricordano gli abiti cinetici e comportamentali dell’81, l’abito di luce e cristalli liquidi dell’82 (fu esposto alla Triennale di Milano), l’arci-moda (’80-81). I decori nascosti sul fondo della fodera delle tasche o le perle abbandonate nell’orlo del cappotto, l’abito da sposa-ragnatela. I buchi e i tagli negli abiti per una comunicazione corpo/esterno (’79), gli abiti assimmetrici e diagonali (’83-84)e quelli tridimensionali. Gli abiti-natura come quello con il dorso coperto di edera, l’abito-muretto con portafiori per fiori freschi, il grembiule con praticello vivo e in crescita (’82). L’abito ziggurata, l’abito tovaglia, il gioiello posata, la decorazione-insetto.

Abito Cinzia Ruggeri
Abito Cinzia Ruggeri

Ha partecipato a molte mostre collettive (Biennale di Venezia ’81; Triennale di Milano ’83,’85, ’92; FIT, New York; Victoria and Albert Museum, Londra,’87) e ha espresso in numerose personali il suo multilinguaggio di moda, design, antropologia, ecologia, emozioni: sino alla recente Antoillogica, tenuta allo Spazio Krizia nel ’98. Premi: Fil d’Or di Montecarlo nell’83 e ’84, Città di Milano nell’85, L d’Or di Montecarlo nell’86, Vivere sul velluto nel ’94 a Verona.

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Carven 

Ravasi, Guido

Guido Ravasi. Industriale serico e designer. La produzione, verte principalmente sulla fabbricazione di tessuti in seta per cravatte, fazzoletti e sciarpe

Guido (1877-1946). Industriale serico e designer. Dopo un periodo di apprendistato in Austria, Germania, Cecoslovacchia, Svizzera e Francia avvia un’impresa individuale con tessitura localizzata a San Mamette (Como). Rivitalizza l’azienda di famiglia e svecchiandola nello stile dei prodotti. Detiene meno del 50 per cento del capitale sociale della ditta, affiancato dalla banca ambrosiana Bellinzaghi e da un gruppo di industriali milanesi. Si occupa personalmente del disegno dei tessuti. La produzione, di Ravasi che ha luogo in gran parte nella tessitura di Oltrona e nei due opifici di Binago e Como, verte principalmente sulla fabbricazione di tessuti in seta per cravatte, stoffe “artistiche”, fazzoletti e sciarpe.

Negli anni ’20, proprio la produzione “d’arte”, commercializzata in una specie di museo-bottega comasco dalla Sar (Società Anonima Ravasi), riscuote unanimi consensi in occasione di esposizioni nazionali e internazionali. Il settore dedicato alle cravatte si avvale di una rete dettagliatissima per la diffusione in tutta Europa, Medio Oriente, Giappone, Africa, America e Australia. Dal 1923 fino agli inizi degli anni ’30, Ravasi partecipa al Consiglio artistico dell’Esposizione Internazionale delle Arti che al tempo si svolgeva a Monza. Nel 1972, dopo la morte del fondatore, diversi passaggi di mano e cambi di ragione sociale, la ditta passa sotto il controllo definitivo della Ratti. Lo stesso anno le Seterie Ravasi giungono al capolinea.

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Puppa, Daniela

Puppa Daniela (1947). Architetto e designer. Dal 1979 è responsabile delle collezioni accessori di Gianfranco Ferré, di cui è amica…

Daniela (1947). Architetto e designer. Dal 1979 Puppa è responsabile delle collezioni accessori di Gianfranco Ferré, di cui è amica dai tempi degli studi al Politecnico. Ha seguito lo stilista anche negli anni del suo lavoro creativo alla Maison Dior, disegnando soprattutto borsette. Una collaborazione che ha continuato quando Ferré ha lasciato l’incarico. Si è laureata nel 1970, è stata redattrice di Casabella (’70-76) e di Modo (’77-83) e disegna lampade, vasi, mobili per Cappellini, Alchimia e Fontana Arte.

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Tortu, Christian

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Tortu, Christian (1954). Scenografo, decoratore, designer. In origine e in primo luogo, un fiorista che ha rivoluzionato la professione, modellandola in base alla propria creatività. Nato negli anni ’50 in Francia, nel Maine-et-Loire, da una famiglia di fiorai da generazioni, all’età di 22 anni lascia Saumor per lavorare in varie province, prima di giungere nel 1977 a Parigi. Nella capitale, apre diversi negozi, ultimo dei quali al 6 di Carrefour de l’Odeon, che in breve diventa una specie di “islet of nature” nel cuore della città. Negli anni ’80, dà nome a un marchio che dalle composizioni floreali trae spunto per candele profumate in cera naturale, incensi, saponi, linee di piatti e tazze decorate rigorosamente con motivi naturali. Il motto, tutt’oggi valido, è “XXth century will be vegetal, or not be”. Dopo l’apertura newyorkese sulla Quinta Avenue, Tortu intraprende l’attività di scenografo per l’allestimento di mostre nei musei, per le sfilate dei maggiori stilisti (Valentino, Dior, Chanel), per il Festival di Cannes. Il suo staff è composto da 13 persone, ha aperto boutique a New York, Tokyo e nel Quartiere Latino di Parigi. Giorgio Armani si è rivolto a lui per creare il corner floreale del negozio milanese di via Manzoni. Nel 2002 ha aperto una boutique di fiori, fragranze e accessori a Giacarta.

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NN Studio

NN studio. È un marchio di prêt-à-porter, ma anche di design e di artigianato. Propone abiti (dal 1991), mobili (dal ’92), ceramiche (dal ’93)

È un marchio di prêt-à-porter, ma anche di design e di artigianato. Propone abiti (dal 1991), mobili (dal ’92), ceramiche (dal ’93), complementi di arredo (dal ’94) e poi, ancora, tessuti stampati e carte da parati. Ogni anno, NN studio propone qualcosa di nuovo, con un’unica filosofia però: la continua ricerca di stili di vita rivolti alla personalizzazione del gusto anziché alle mode. Il tutto partendo da una sede ormai famosa, quella di Corso Como 10, a Milano, legata al nome di Carla Sozzani.

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Mollino, Carlo

Mollino. Carlo (1905-1973). Architetto, designer e fotografo italiano. Progetta edifici pubblici e privati, disegna mobili, prototipi di automobili e aerei

Carlo (1905-1973). Architetto, designer e fotografo italiano. Mollino progetta edifici pubblici e privati, disegna mobili, prototipi di automobili e aerei, presentandosi come un personaggio eclettico che usa la fotografia come elemento di coesione in cui tutte le sue esperienze convergono per essere documentate. Pregevoli, a partire dagli anni ’30 e ’40 per finire nel decennio dopo, i ritratti e le figure che alludono in modo netto a una moda dominata dall’essenzialità delle linee e da una delicatezza surreale delle atmosfere.

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VIVETTA

Vivetta è un marchio italiano fondato nel 2009 dalla fashion designer Vivetta Ponti. Leggi storia e curiosità del brand, dagli esordi ad oggi

Vivetta è un marchio italiano fondato nel 2009 dalla fashion designer Vivetta Ponti

Indice

  1. La storia
  2. Il successo
  3. Lo stile

La storia

Figlia di un antiquario, Vivetta Ponti è nata ad Assisi e si è diplomata al Liceo linguistico Le Mantellate di Firenze. Dopo aver frequentato il centro di formazione professionale Paullo di Milano, Vivetta ha cominciato il suo percorso formativo nell’ufficio stile di Roberto Cavalli come assistente designer.

Per la stilista, l’esperienza da Cavalli è stata lunga ma decisiva per il suo sviluppo creativo e la comprensione delle dinamiche aziendali. Ha proseguito poi con Daniele Alessandrini come head designer, specializzandosi in stampe e ricami.

Dizionario della Moda Mame: Vivetta. La designer con le sue modelle.
La designer con le sue modelle.

Nel 2008 Vivetta Ponti ha vinto ‘Who’s Next’ a Parigi, concorso che premia i migliori artisti emergenti. L’anno successivo, la designer ha fatto il grande passo e ha lanciato la sua etichetta omonima, “Vivetta”. Il brand ha debuttato per la prima volta al White di Milano nel 2010.

Come ha affermato la stilista, i primi anni sono stati “duri e pieni di sconfitte”, perché il suo stile non era compreso.

“È stato fondamentale non demordere e crederci al 100%, senza ascoltare nessuno e farmi demoralizzare. Ora siamo in tanti a lavorare al progetto, c’è un’azienda, la distribuzione è mondiale.”

Il successo

Nel 2015, durante la Settimana della moda di Milano, Giorgio Armani l’ha scelta per sfilare all’interno del suo Armani Teatro con la collezione Autunno/Inverno 2015/16 ‘The Groupie Attitude’. Il maestro, del resto, l’aveva già definita come “la migliore”.

“Ho un ricordo bellissimo dell’esperienza, nonostante alcuni fattori di comprensibile disorganizzazione, trattandosi della prima sfilata. Da quel giorno le cose hanno cominciato ad andare bene, anche in Italia.”

Con la collezione Primavera/Estate 2017, Vivetta Ponti è stata la prima stilista italiana ad entrare a far parte dello Swarovski Collective, progetto che incoraggia i designer ad esplorare nuovi percorsi creativi grazie all’utilizzo dei cristalli.

Dizionario della Moda Mame: Vivetta. La collezione Primavera/Estate 2017.
La collezione Primavera/Estate 2017.

Nel marzo 2017 Vivetta Ponti è stata ospite di Mercedes-Benz a Pechino, dove ha presentato la sua collezione Autunno/Inverno 2017 all’interno del Mercedes-Benz International Designer Exchange Program.

Lo stile di Vivetta

Nello stile di Vivetta, elementi nostalgici come la poesia, le bambole, gli arredi antichi ed il design anni Cinquanta, si combinano con silhouettes iper-contemporanee e motivi bon-ton. Le linee pulite si arricchiscono di dettagli inaspettati ed elementi surreali, profilando una nuova idea di eleganza: giocosa e dinamica, romantica ed ironica, ma anche surreale e sartoriale. L’originalità si concretizza infatti con la migliore tradizione del made in Italy.

Dizionario della Moda Mame: Vivetta. Il dettaglio di un abito dalla Milan Fashion Week 2017.
Il dettaglio di un abito dalla Milan Fashion Week 2017.

Vivetta racconta una femminilità delicata e sognante, irriverente e leggiadra, ma al contempo dalla forte personalità. Per questo è diventata un punto di riferimento per tutte le donne alla moda costantemente alla ricerca di un tocco di eccentricità.

I capi dell’azienda, che ha sede a Firenze, sono tutti tutti disegnati, prodotti e confezionati a mano in Italia e sono distribuiti da retailer del calibro di Barney’s NY, Selfridges, Harrods, Le Bon Marché, Moda Operandi, LuisaViaRoma e Tsum.

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Louboutin, Christian

Louboutin Christian. Il creatore dell’iconico stiletto dalla suola rossa. Leggi la storia del designer dagli esordi al successo mondiale.

Christian Louboutin, il creatore dell’iconico stiletto dalla suola rossa

Giovane ribelle

Louboutin Christian, disegnatore di scarpe francese, è nato a Parigi nel 1964. Il suo elemento iconico è lo stiletto dal tacco a spillo con la suola rossa. Inizia ad essere affascinato dalle scarpe già all’età di 12 anni, quando visita il Museo Nazionale delle Arti d’Africa e d’Oceania. Qui vede un cartello che proibiva alle donne di indossare tacchi a spillo per entrare nell’edificio, onde evitare di danneggiare il pavimento di legno. Quest’immagine ha ispirato il suo lavoro.

“Volevo creare qualcosa che rompesse le regole e che facesse sentire le donne forti e fiduciose.” Christian Louboutin

Studia disegno ed arti decorative all’Accademia d’Arte di Roederer. Da adolescente, parte per l’Egitto e passa un anno anche in India, poi, nel 1981, torna a Parigi. Qui crea un portfolio pieno di stravaganti disegni di tacchi alti, che manda alle più celebri case di moda.

Ottiene un successo completo, e viene assunto da Charles Jourdan, uno dei più quotati e rispettati disegnatori di scarpe a Parigi. Grazie a lui, ha l’opportunità di incontrare Roger Vivier, il quale ha affermato di essere l’inventore dello stiletto. Con Vivier comincia una lunga e significativa collaborazione. Autonomamente collabora anche con Chanel e Yves Saint Laurent.

louboutin

Una foto del designer

Il lancio

Alla fine degli anni Ottanta il designer lascia la moda, diventa un giardiniere paesaggista e collabora con Vogue Paris. Dopo pochi anni però, sente la mancanza del suo lavoro con le scarpe, e, nel 1991, lancia la sua azienda. La prima collezione viene presentata lo stesso anno, mentre l’anno successivo Louboutin apre una boutique in Rue Rousseau a Parigi.

La sua prima cliente è Carolina di Monaco, che fa i complimenti al negozio in presenza di un giornalista. Quest’ultimo pubblica il suo commento, e subito Louboutin guadagna riconoscimenti e clienti del calibro di Diane Von Furstenberg, Madonna, Nicole Kidman, Cher e Carolyn Bessette-Kennedy.

Louboutin Red

La segno distintivo di Louboutin è la suola rossa, creata per la prima volta nel 1993. Lo stilista ha dichiarato che stava cercando di vivacizzare il design delle sue scarpe, quando istintivamente ha preso lo smalto rosso della sua assistente e ha cominciato a dipingere la suola di rosso.

“Ho saputo fin da subito che sarebbe stato un successo”.

Nel corso degli anni Novanta e Duemila, Christian Louboutin riporta in voga lo stiletto. Nel 1998 riceve il premio di miglior disegnatore di scarpe dell’anno dalla Fashion Footwear Association di New York.

louboutin

L’iconico stiletto dalla suola rossa

La crescita del marchio

Nel 2003 decide di ampliare il suo campo creativo e lancia la prima collezione di borse. Poi, nel 2011, la prima linea di abbigliamento da uomo.

A partire dal lancio del brand, le creazione di Christian Louboutin sono state immortalate in tutto il mondo in musei, passerelle, red carpet e nella cultura pop. La naturale bellezza della donna è sempre stata il fulcro dell’ispirazione del designer.

Il 2014 vede la nascita della linea Christian Louboutin Beauté, con i primi smalti, Louboutin Rouge, in un’ampia gamma di colori: dal nero, ai nudes, ai colori pop. L’anno successivo vengono poi lanciati i tanto attesi rossetti, seguiti da tre profumi. Gli ultimi nati della linea di cosmetici sono i mascara, Les Yeux Noirs, nel marzo 2017.

louboutin

La linea Beauty

Situazione attuale

Con una ricca collezione di scarpe da uomo e da donna, borse da giorno e da sera e altri articoli di piccola valigeria, Christian Louboutin ora conta più di 100 negozi in tutto il mondo. C’è anche una piccola beauty boutique in cuore del 1° arrondisment di Parigi, a due passi dal primo, storico negozio.

louboutin

Il flagship store di Parigi

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Klein, Bernat

Bernat Klein (1922). Pittore e designer di origine iugoslava. Dalla sua vocazione pittorica, ha tratto un’ardita tavolozza per il design tessile.

Bernat Klein (1922). Pittore e designer di origine iugoslava, formatosi in Israele e in Inghilterra. Dalla sua vocazione pittorica, ha tratto un’ardita tavolozza per il design tessile. Dopo alcune esperienze in industrie cotoniere e laniere inglesi, nel 1951 ha aperto uno studio che si occupa di progettazione di tessuti.

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