Yamamoto, Kansai

Kansai Yamamoto è stato tra i più influenti stilisti giapponesi in epoca contemporanea. Muore all’età di 76 anni, il 21 luglio 2020

Yamamoto Kansai (1944). Stilista giapponese. Dopo la laurea alla Nippon University, lavora per Junko Koshino. Nel ’71 presenta la sua prima collezione a Londra e nel ’74 a Parigi, dove viene osannato per la sua forza innovativa. Lega il suo nome a grandi iniziative fra arte e moda, prima di interrompere la sua attività.

David Bowie con una creazione Kansai Yamamoto

Negli ultimi anni Yamamoto è tornato al mondo della moda dedicandosi al disegno di abiti tradizionali giapponesi riletti in chiave contemporanea. Prende parte a iniziative per promuovere l’arte nel paese del Sol Levante e collabora con il suo governo come consigliere per il turismo e gli affari culturali.

Kansai muore a 76 anni, il 21 luglio del 2020. Ad annunciare la sua morte, dopo sei giorni, la figlia che su Instagram scrive:

«Ha lasciato questo mondo in pace, circondato dalle persone care. Ai miei occhi, mio padre non era solo l’anima eclettica ed energica che il mondo conosceva, ma anche una persona premurosa, gentile e affettuosa. Mi ha inondato di amore per tutta la vita». E il messaggio della figlia continua: «Mi ha anche insegnato a persistere dopo i fallimenti e a non lasciar andare mai via la mentalità positiva e lungimirante. Considerava le sfide come opportunità di auto-sviluppo e credeva sempre nei giorni più luminosi a venire».

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Decadent Glam

Decadent Glam: movimento e moda spontanea. Intorno al ’70, il glam rock era arrivato e questa volta le rockstar fanno gli stilisti.

Il Decadent Glam è un movimento e moda spontanea. Quando Marc Bohan in un’apparizione a Top of the Pops del 1971 permise che gli mettessero del glitter, della polvere d’oro sugli occhi e sulle guance, sicuramente non si stava rendendo conto di rendere visibile a una nuova generazione di quattordicenni una lunga tradizione di oltraggio e travestitismo.

Una storia che, passando attraverso le creature care a Jack Smith e Andy Warhol, risaliva il fiume dell’ambiguità sessuale. Anche Le Dame Romane di Klossowski sono state chiamate in causa per legittimare il bisogno di apparire come altro da sé. Il Decadent Glam è in quell’altro trovare la propria autenticità, nel senso dell’etimo greco autentico: “Una persona che agisce per sé”.

Le rockstar

Comunque, intorno al ’70, il glam rock era arrivato e davvero questa volta le rockstar funzionarono da stilisti. Per una generazione troppo giovane per ricordare la Beatlesmania e desiderosa di dare un senso teatrale alla propria esistenza. Così Bohan e David Bowie interpretarono l’androginia in senso cosmico e alieno con tute spaziali, in satin, paillet e boa di struzzo.

decadent glam
decadent glam

Iggy Pop, a torso nudo con guanti di lamé e collare da cane, incarnava il proto-punk per eccellenza. Bryan Ferry e i Roxy Music assemblarono, aiutati da Anthony Price, vari stadi di glamour hollywoodiano. I fratelli Ron e Russell Mall degli Sparks si proposero come un’amfetaminica parodia di unione tra Chaplin e Judy Garland e le New York Dolls in abiti femminili anche fuori dalla scena.

È da ricordare che, durante il tour di Bowie in Giappone nel ’73 per la promozione dell’album Aladini Sane, Kansai Yamamoto disegnò per lui 9 costumi. Questi erano desunti dal guardaroba tradizionale Kabuki e ovviamente che Ossie Clark e Anthony Price disegnavano per rockstar e conoscenti con un vivo senso glam-glitter anche prima dell’avvento del fenomeno.

Da notare, poi, come su tutti i protagonisti fin qui citati levitasse un’ossessione fascinosa per la Berlino della Repubblica di Weimar. Un richiamo reso esplicito peraltro in Cabaret il film di Bob Fosse del ’72 con Joel Grey e Liza Minelli, che sarà citato spesso come influenza anche dal Bromley Contingent che del glam è il diretto erede.

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Cagné, Gil

Cagné Gil (1939-2003). Visagista, truccatore ed esperto d’immagine. È belga. Giovanissimo, diventa vicepresidente creativo della Max Factor

Cagné Gil (1939-2003). Visagista, truccatore ed esperto d’immagine. È belga. Giovanissimo, diventa vicepresidente creativo della Max Factor. Si afferma collaborando con fotografi come Avedon e Newton. L’apice della fama la raggiunge quando cura il look di alcune star internazionali del calibro di Liza Minnelli e David Bowie. Per alcuni anni, insegna cosmetologia presso gli istituti biologici dell’Università Cattolica di Roma. Nel 1992 Gil Cagné, pubblica da Mondadori il libro Belle si diventa, repertorio di suggerimenti sul trucco e la cosmetica, tratto dalla sua esperienza di lavoro. Firma una collezione di make-up professionale.

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PAUL SMITH

Paul Smith, sarto e stilista inglese, ha inaugurato uno stile anticonvenzionale, in costante rielaborazione. Leggi la storia del designer dalle sue origini.

Indice.

  1. Lo stile.
  2. You can find inspiration in everything (and if you can’t, look again!).
  3. Paul Smith a Milano.
  4. Gli anni recenti.
  5. Situazione attuale.

Lo stile.

Paul Smith (1946) è un sarto e stilista inglese. La prima cosa che ha venduto era un fazzoletto da tasca con la bandiera britannica. Oggi, nei suoi negozi si trova di tutto, dai robot alle cravatte. Sempre e comunque anticonvenzionali. Ha trasformato il sartoriale in un’esplosione di colori, di invenzioni, di tendenze moda abbinate alla più antica qualità dei tessuti. Il designer conserva lo spirito di un ventenne cutting edge. E proprio per questo resta sempre sulla cresta dell’onda.

Dizionario della Moda Mame: Paul Smith. Un ritratto dello stilista.
Un ritratto dello stilista.

I suoi abiti sono come il suo personaggio: divertenti e seri al tempo stesso, eccentrici ma portabili. Dopo aver aperto una boutique multimarca a Nottingham nel 1970, nel 1979 inaugura il suo primo vero negozio, rivoluzionando il concetto degli spazi vendita. I negozi divennero, da allora, non soltanto luoghi per l’esposizione finalizzata all’acquisto, ma anche e soprattutto punti d’incontro per chi si riconosceva nel suo stile.

La prima sfilata di moda maschile risale al 1976, a Parigi. Nel 1994 ha lanciato anche la linea di abbigliamento femminile che rispecchia per taglio e concezione lo stile di quella da uomo. La fama della griffe non ha mai smesso di crescere. È stato anche chiamato come consulente dal primo ministro Tony Blair.

You can find inspiration in everything (and if you can’t, look again!).

A febbraio del 2001, Paul Smith viene inserito in The Queen in the Birthday Honors List, un riconoscimento per il suo apporto alla moda britannica. Lo stesso anno viene pubblicato You can find inspiration in everything (and if you can’t, look again!) che, in italiano, suonerebbe come È possibile trarre ispirazione da qualunque cosa (e se non riesci, guarda di nuovo!). Non è una monografia di moda, né un catalogo di abbigliamento, ma una raccolta di immagini in cui l’autore viene ritratto nelle più disparate situazioni. Il volume, di 288 pagine, è stato curato da Alan Aboud che ha affiancato l’autore come art director per più di dieci anni. Il progetto invece è stato firmato anche da Jonathan Ive (designer dell’iMac). Nello stesso periodo, inaugura un negozio a Londra presso il Royal Exchange.

Dizionario della Moda Mame: Paul Smith. Il libro "You can find inspiration in everything".
La copertina del libro “You can dind inspiration in everything (and if you can’t, look again!)”.

Paul Smith a Milano.

A marzo del 2002 Paul Smith apre il suo primo negozio monomarca in Italia, in via Manzoni a Milano. Il progetto è di Sophie Hicks. Viene poi inaugurato il primo negozio di scarpe da uomo a Parigi. Il mese successivo, in collaborazione con Cappellini, viene lanciata la collezione di arredamento Mondo durante il Salone del Mobile di Milano. Lo stilista ha continuato a collaborare con le aziende del Salone del Mobile anche nelle edizioni successive.

Dizionario della Moda Mame: Paul Smith. Lo stilista al Salone del Mobile.
Lo stilista al Salone del Mobile in collaborazione con Gufram, 2016.

Nello stesso periodo, lo stilista organizza Great Brits, una mostra con lo scopo di rendere omaggio ai più grandi designer d’oltremanica. L’esposizione si svolge proprio nel suo studio milanese di viale Umbria 95. Sono 4 i giovani selezionati dallo stilista: D. Mathias Bengtsson, Tord Boontje, Daniel Brown e Sam Buxton.

Nel 2003, dopo l’enorme successo ottenuto con la prima collaborazione, Reebok incarica lo stilista di creare una nuova collezione di scarpe uomo-donna in stile anni Ottanta che prende il nome di Paul Smith Reebok 2. I materiali sono principalmente il nylon (in arancio e blu) e la vera pelle (rosso e blu). In esclusiva mondiale, solo nei negozi di Paul Smith (circa 250 in tutto il mondo) è possibile acquistare, alla “modica” somma di 295 sterline, Moonage Daydream: the truth behind Ziggy, il primo libro scritto da David Bowie. Ognuna delle 2500 copie numerate è autografata.

Le boutiques e le righe iconiche.

Nel 2005 apre la prima boutiques della linea Pink nel quartiere Daikanyama di Tokyo. Il flagship store misura 120 mq ed è interamente dedicato alla collezione donna e agli accessori. Il suo nome è Paul Smith Pink +. Lo stesso anno lancia la collezione Black, che segue una precedente collezione Blu: è la seconda linea per le donne che si trova nei grandi magazzini come Harvey Nichols, Harrods e Selfridges.

Dizionario della Moda Mame: Paul Smith. Le righe.
Carta da parati a righe firmata da Paul Smith per Maharam.

Le boutiques Paul Smith sono note per il loro design unico e giocoso. Ogni negozio è disegnato ed arredato in modo diverso, ma tutti sono pieni di colore e di carattere, rispecchiando la personalità dello stilista. La sua concezione si riflette sul design anticonvenzionale delle boutiques.

Dizionario della Moda Mame: Paul Smith. La boutique di Los Angeles.
La boutique di Los Angeles.

Nel 2006, con l’intento di utilizzarla solo per una stagione, lo stilista lancia l’ormai iconica firma Paul Smith Stripes. Non ci sono molti stili che possano essere indossati sia da bambina di due anni che da un uomo di 35: le strisce sono forse l’unico candidato. La fantasia a righe, grafica e ripetitiva, piace a tutti. Le righe hanno il potere di rendere una superficie altamente distinguibile, il che, parlando di abiti, spiega perché non sono mai state tenute in gran conto.

Gli anni recenti.

Nel 2009 Paul Smith realizza una collezione di abiti da bici in associazione con Rapha. In questo periodo apre negozi a Dubai, Bangalore, Leeds, Anversa, Los Angeles e Londra.

Per celebrare i 40 anni nel mondo della moda, a metà novembre del 2013 apre, al London Design Museum, la mostra Hello, My Name is Paul Smith. L’obiettivo è quello di esplorare tutti gli aspetti della carriera dello stilista, tra cui gli sviluppo futuri. Accurate riproduzioni dello studio di Paul Smith, oltre che un’istallazione immersiva, rivelano alcune delle sue ispirazioni. La mostra è un vero e proprio viaggio attraverso le sue collezioni, una giornata nella vita di una sfilata e nelle collaborazioni con gli altri brand.

Dizionario della Moda Mame: Paul Smith. La mostra "Hello, my name is Paul Smith".
La mostra “Hello, my name is Paul Smith”

Situazione attuale.

Nel 2017, a Firenze, Paul Smith illumina con una luce fluorescente la sua linea giovanile, PS by Paul Smith, e la rilancia con un focus più attento agli abiti basici. Lo stilista sostiene infatti che la pietra miliare del suo business sono le basi:

“Abiti ben fatti, di buona qualità, dal taglio semplice, fatti con tessuti particolari e facili da indossare”.

Paul Smith non ha presentato le sua collezione a Pitti Uomo per 23 anni, ma ha ritenuto Pitti Uomo 91 l’occasione giusta per presentare la sua nuova collezione. Quest’ultima traduce le sue attitudini verso il classico e verso il bizzarro in termini relazionabili alle nuove generazioni.

Dopo 10 anni con Luxottica, nel 2018 Paul Smith affida il segmento eyewear a Culter and Gross, azienda anglosassone che disegna, produce e distribuisce nel mondo gli occhiali (da sole e da vista) per conto del marchio inglese.

Paul Smith archivia il 2019 con ricavi per 214,9 milioni di sterline, in crescita dell’8% rispetto il 2018. A trainare la crescita sono il Regno Unito (76,7 milioni nel 2019), il resto dell’Europa (59,6 milioni nel 2019) e il resto del mondo (78,7 milioni nel 2019).

Dizionario della Moda Mame: Paul Smith. La sfilata a Pitti Uomo 91.
La sfilata a Pitti Uomo 91.