Tight

Tight. In inglese significa attillato e non indica l’abito da giorno che si chiama invece morning coat. In italiano è un abito da giorno per cerimonie

In inglese significa attillato e non indica l’abito da giorno che si chiama invece morning coat. In italiano è un abito da giorno per cerimonie importanti. Giacca attillata grigio ferro o nera, sempre a un petto solo coi davanti sfuggenti, code arrotondate fino al polpaccio, pantaloni grigi a righe. Il gilet è grigio perla, la camicia si porta con cravatta o con ascot.

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Pinto

La Achille Pinto Tessitura Serica nasce nel 1934, quando lo stabilimento di Casnate (Como) produce in proprio “stoffe lisce e operate, fantasie e novità”.

La Achille Pinto Tessitura Serica nasce nel 1934, quando lo stabilimento di Casnate (Como), che fino a quel momento lavorava per conto terzi, produce in proprio “stoffe lisce e operate, fantasie e novità”. Nella seconda metà degli anni ’50, la ragione sociale si trasforma in Tessitura Tintoria Stamperia Achille Pinto Foulard Sciarpe Cravatte.

Nel 1963, entrano nella gestione anche i figli di Achille, l’azienda si trasforma in Spa, aumentano gli investimenti e le capacità produttive. Attorno alla metà degli anni ’70, confluiscono in azienda consistenti capitali giapponesi. Dall’88 al ’92, è il genero di Achille, Matteo Uliassi, a presiedere la ditta. La cui gestione è ancora della sua famiglia.

pinto
PINTO – l’azienda

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Henry Poole

Poole Henry. È il nome che inizia la tradizione dell’abito da uomo di Savile Row a Londra. Nel 1846, Henry, figlio di James eredita la sartoria del padre.

Henry Poole. È il nome che inizia la tradizione dell’abito da uomo di Savile Row a Londra. Nel 1846, Henry, figlio di James Poole, sarto militare, eredita la sartoria del padre, fondata nel 1806 (allora in Regent Street) e, grazie al talento e alla grande capacità per le pubbliche relazioni, diventa l’arbitro della moda “maschile del tempo”.

Henry Poole

L’atelier ha vestito Edward, principe di Galles, Charles Dickens, Winston Churchill e Charles de Gaulle. Gli si attribuisce anche la paternità del tuxedo o smoking. Oggi, oltre che in Europa, esporta anche negli Stati Uniti, Giappone e Medio Oriente. Due volte all’anno, i suoi sarti vanno in tournée in Europa e negli Stati Uniti per visitare la clientela.

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Cappello da uomo

Pignatelli, Carlo

Carlo Pignatelli (1944). Stilista italiano di origine brindisina, attivo a Torino dal 1966, conosciuto soprattutto per gli abiti da sposa e da cerimonia.

Carlo Pignatelli (1944). Stilista italiano di origine brindisina, attivo a Torino dal 1966, conosciuto soprattutto per gli abiti da sposa e da cerimonia. Dopo aver cominciato il suo apprendistato appena quattordicenne nelle botteghe della sua città, si trasferisce nella capitale sabauda, dove affina il suo stile e inaugura, nel 1973, l’atelier che porta il suo nome.

Pignatelli
Abito da sposa – 2019

Nel 1990 sottoscrive un sodalizio con la giapponese Marubeni Corporation, che porta il brand ad aprire a Tokyo il primo showroom all’estero. Tre anni più tardi, nel 1993, Carlo approda sulle passerelle di Milano Collezioni Uomo a cui segue la concessione di numerose licenze. Calzature, cravatte, underwear e accessori.

Pignatelli
Cravatte Pignatelli

Nel 1995 viene introdotta la linea Carlo Pignatelli Boutique e sono lanciate le collezioni sposa: Carlo Pignatelli Couture e Fiorinda (ribattezzata poi “Fiorinda le spose di Carlo Pignatelli”). Nel 2000 nasce la linea Carlo Pignatelli Classico. Nel 2001 è la volta di Carlo Pignatelli Outside per l’Uomo e della linea Prêt-à-Porter per la Donna. Tra i traguardi più recenti della griffe, l’introduzione nel 2004 delle linee Junior e Outside Donna. Nel 2006 la licenza per le fedi nuziali e la Home Collection del 2007.

Home Collection

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Gemelli

New Edwardians Ted

New Edwardians Ted. Movimento giovanile inglese, molto mirato alla moda, al guardaroba. È dell’inizio anni ’50. Viene chiamato Teddy Boys.

New Edwardians Ted. Movimento giovanile inglese, molto mirato alla moda, al guardaroba. È dell’inizio anni ’50. Nasce come revival popolare dell’opulento periodo edoardiano (1901-1910), con l’aggiunta di un tocco d’ispirazione americana western. Viene chiamato Teddy Boys. (Teddy come abbreviazione di Edward).

Il look del New Edwardians Ted è unisex. Fa inoltre asse su redingote smilze al ginocchio, con spalle imbottite e fianchi attillati, nere o coloratissime, mauve, rosso, giallo, verde violenti, abbottonate alte con piccoli rever in velluto. Sono molto simili ai noti “zootsuits” americani. Si portano con preziosi gilet ricamati, camicie e jabot svolazzanti, fermati al collo da stringhe o cravatte sottili, stile cowboys.

New Edwardians Ted

I pantaloni sono diritti, stretti, a tubo, cosiddetti “drain pipe”, talvolta sottolineati da una banda laterale in seta. Il taglio dei capelli, normalmente lunghi, è elaboratissimo, quasi femminile e impone basette esagerate.

Se il periodo edoardiano, sfarzoso, ricco, sofisticato, è durato meno di una decade (fu stroncato dalla morte di re Edoardo VII nel 1910), questa moda non ha resistito di più. Rappresenta, comunque, un’epoca postbellica di spensieratezza giovanile, di svago, di divertimento, di ritorno al piacere, quasi a ritrovare la follia perduta di quell’aristocrazia inglese. Quantunque limitato, il movimento New Edwardians ha avuto la sua importanza, soprattutto nella moda maschile e nello sviluppo dello street style.

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Miani, Guglielmo

Miani Guglielmo. Sarto italiano e imprenditore dell’abbigliamento. A 18 anni, emigra dalla Puglia a Milano e trova lavoro in una bottega sartoriale.

Miani Guglielmo (1905-1987). Sarto italiano e imprenditore dell’abbigliamento. A 18 anni, emigra dalla Puglia a Milano e trova lavoro in una bottega sartoriale di corso Vittorio Emanuele. Dopo qualche tempo, si mette in proprio con un atelier in via Manzoni, al pianoterra di palazzo Borromeo dove apre anche il primo dei suoi negozi Larus: abiti e impermeabili confezionati su misura e accessori.

Negli anni ’50, si dà un secondo negozio in Galleria (si batterà sempre per restituirla al suo ruolo di salotto metropolitano e restaurerà il mitico bar Camparino-Zucca) e, via via, un terzo in Montenapoleone. Va pazzo per il teatro e la rivista musicale. È grande amico di Totò e veste metà giornalismo milanese.

Orio Vergani inventa per le sue cravatte lo slogan: “Cravatta Club annoda l’amicizia”. La regina Elisabetta d’Inghilterra lo nomina Grande Ufficiale dell’Impero per “l’importazione, sviluppo e commercializzazione dei più pregiati tessuti e capi d’abbigliamento inglesi”.

L’insegna cambia da Larus a Larusmiani e un quarto negozio in corso Vittorio Emanuele sancisce lo straordinario successo della sua lunga, intelligente fatica. Oggi Larusmiani è un’azienda più diversificata. Ha dimensioni industriali. Dedica un impegno particolare ai tessuti, a finissaggi speciali del cotone e di altre fibre naturali.

miani

La guida Riccardo Miani (1935), erede di Guglielmo, affiancato dal figlio Willy da cui il marchio Willy Miani per una linea di abbigliamento uomo-donna-bambino interamente realizzata in cachemire e venduta nei negozi di via Manzoni e via Bagutta.

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La Rinascente

Lang, Helmut

Lang Helmut (1956). Stilista austriaco. La sua moda è understatement quanto lui. Nasce a Vienna. Giovanissimo, comincia a disegnare i suoi primi modelli.

Lang Helmut (1956). Stilista austriaco. La sua moda è understatement quanto lui. Nasce a Vienna. Giovanissimo, comincia a disegnare i suoi primi modelli.

Nel 1977, apre una boutique a Vienna di abiti su misura. In quel che propone c’è lo spirito del movimento d’avanguardia artistico e culturale al quale appartiene, il Wiener Moderne.

Nell’86, esordisce a Parigi con una linea di prêt-à-porter. L’anno dopo, la sua prima collezione uomo ha grande successo.                                                      Via via, firma altre linee: scarpe (’90), jeans (’94), accessori (’95), shirt (’97), cravatte (’98).

Le aperture dei negozi cadenzano il suo affermarsi: Monaco (’95), Milano (’96), New York (’97), Hong Kong e Londra (’98).

Lang è l’essenzialità di una T-shirt, di una gonna, di un pantalone, di un abito nei colori naturali o ridotti al nero assoluto.

Lang

Indicato fra gli stilisti cosiddetti minimalisti, in realtà alla semplicità dei suoi capi riesce a dare sempre un tocco artistico. Il rosso di un’enorme riga che caratterizza un semplice pull; la gonna diritta a tubo che però s’invirgola alla vita; la tunica di tulle tagliata al vivo che copre l’abito.

L’uso e l’abbinamento inedito di materiali (seta e plastica, per esempio) alimentano di tecnologia e di anticipazione del futuro il suo apparente minimalismo.

Le sue sfilate, sempre e solo per pochi selezionati addetti ai lavori, non concedono nulla allo show. Niente passerelle, ragazze quasi struccate che incedono veloci, tacchi bassi.

Sul finire del decennio ’90, la griffe è stata acquistata dal Gruppo Prada. Il Gruppo Prada possiede il 51 per cento di Helmut Lang. Il fatturato conseguito è di 41,8 milioni di euro.

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Jabot

Jabot.Ornamento in pizzo o nello stesso tessuto della camicia, della blusa.Arricchisce sullo sparato le raffinate camicie da notte della signora tardo ‘800,

Jabot. Ornamento in pizzo o nello stesso tessuto della camicia, della blusa. Dalla morbidezza talora simile a un fiocco, altre volte a una bavetta, arricchisce sullo sparato le raffinate camicie da notte della signora tardo ‘800, tutto nervature minute o pieghe sottilissime a carta. Nello stesso periodo orna la camicia maschile in finissimo lino. Prima anche per il giorno, poi solo di sera. Nella moda maschile la scomparsa dello jabot determinò la nascita della cravatta nella dimensione restata pressoché indenne fino ai nostri giorni. In quella femminile lo jabot è sopravvissuto dividendosi in due fiocchi pendenti dal listino del colletto, o formando una pettorina plissé, anche mobile sulla camicetta scollata, o ancora apparendo in cascata di pizzo valenciennes, come in tempi recenti sotto il tailleur ultra mascolino.

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Cimara, Luigi

Cimara Luigi (1891-1962). Attore italiano. Fu, in scena e nella vita, un maestro di eleganza. Portava solo cravatte blu a pois bianchi.

Cimara Luigi (1891-1962). Attore italiano. Fu, in scena e nella vita, un maestro di eleganza. Portava solo cravatte blu a pois bianchi: ne aveva una per ogni giorno dell’anno, diversa solo per la dimensione dei pallini. I suoi doppiopetto fecero scuola ai dandy dell’epoca. Agli esordi, fu nella compagnia di Tina Di Lorenzo.

cimara
Luigi Cimara.

Divenne primo attore nella compagnia di Vera Vergani, guidata da Dario Niccodemi e, insieme a un teatro leggero e borghese (L’alba, il giorno e la notte; La nemica di Niccodemi) seppe dare voce e vita a un testo allora d’avanguardia come I sei personaggi in cerca d’autore, di cui fu il primo interprete al Teatro Valle di Roma nel 1921. Successivamente, Cimara lavorò con Kiki Palmer, Laura Adani e Paola Borboni.

Luigi è morto a Roma il 26 Gennaio 1962.

Cheap

Cheap. In inglese è qualcosa che costa poco. In italiano il suo significato è più subdolo. Nell’uso comune, ormai la parola viene mai abbinata alle persone.

Cheap. In inglese è qualcosa che costa poco. In italiano, in questi ultimi anni, il suo significato si è allargato ed è diventato più subdolo. Nell’uso comune, ormai la parola non viene mai abbinata a un oggetto ma a una persona. Una definizione staffilante per spiegare in due sillabe che è cheap, ovvero poco elegante, di bassa lega, di nessuna grazia. Un qualcosa che non tocca la volgarità, ma la sfiora, la ricorda, la accenna. Qualcosa che non ha la forza della volgarità, ma è a mezza strada fra il dozzinale e il voglio e non posso. La parola viene pronunciata in modo spiccio perché suoni più sferzante. Non è offensiva, ma raramente ammette replica poiché implica una totale mancanza di stile dell’etichettato.

Quasi sempre è il dettaglio a far cadere nel cheap: un delizioso vestito bianco che, in una notte di luglio, rende elegantissima una signora può rendere cheap un’altra che ha scelto di indossare lo stesso abito con una giacca di serpente, colorato, e le labbra ritoccate da una matita marrone, modello terza serata Tv di provincia. Per le donne, è molto più facile essere cheap perché hanno più accessori con cui sbizzarrirsi. Per gli uomini, normalmente fanali rivelatori sono le scarpe e le cravatte. Il cheap è ricco, molto ricco o benestante. Un povero ha sempre il suo stile.

Tipica cheapperia, molto in voga fra signori e giovanotti, sono le scarpe con la fibbia. Volgari quelle con le fibbie grosse, da yuppetto quelle con la fibbia piccola, irrimediabilmente cheap tutte e due. Se il guardaroba si può aggiornare o cambiare, più difficile è mutare il modo di fare e di porgersi che normalmente si assorbe in famiglia. Fra le spie più precise della buona educazione c’è il tono di voce, quello stesso tono che taglia in due il mondo: gli eleganti e i cheap. Una voce troppo alta, troppo stridula, troppo arrogante, troppo mielata e sussurrante è concessa solo a teatro. In ufficio, a casa, o in società, una voce è una voce non una recita.

Appurato che la grazia si può annidare in ogni strato sociale esattamente come il cheap, appurato che il denaro compra tutto ma nessuno ne avrà mai abbastanza per far tacere le chiacchiere malevole che inseguono chi non lo sa trattare, il cheap ha un solo modo di difendersi: la semplicità. L’unica cosa che non si può etichettare e criticare. L’unica cosa che non è mai cheap.