Bidermann

Bidermann. Bidermann. Fondata da Maurice Bidermann nel 1950, si è specializzata nel guardaroba maschile. Produce per Klein, Hechter, Courrèges, Kenzo e Saint-Laurent

Fondata da Maurice Bidermann nel 1950 in Francia, si è via via specializzata nel guardaroba maschile. Produce per Klein, Hechter, Courrèges, Kenzo e Saint-Laurent e possiede in proprio le marche Daniel Crémieux e Bill Robinson. Dal ’73, ha una diramazione americana, Bidermann Industries, che dal ’90 controlla Cluett Peabody, con le camicie Arrow e le calzature Golden Toe, e che, nel fatturato globale, fa la parte del leone, con oltre il 70 per cento. Il gruppo è, nelle confezioni per uomo, leader in Francia e undicesimo nel mondo. Impiega complessivamente quasi 9 mila persone.

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Forquet, Federico

Forquet. Per passatempo disegna. Sono schizzi che piacciono a Balenciaga. Così il grande sarto lo invita a bottega nel suo atelier di Parigi

Discende da una famiglia di origine francese, stabilitasi a Napoli nel 1789, per sfuggire alla rivoluzione,  vanta un antenato ministro di Ferdinando IV di Borbone: insomma, nasce e cresce all’ombra del Vesuvio a contatto col bel mondo, frequenta i salotti buoni.

A 6 anni comincia a studiare pianoforte al Conservatorio. La musica è la sua passione. Poi, quando è appena ventenne, la svolta. Per passatempo disegna. Sono poco più che schizzi. Ma piacciono a Balenciaga che un amico gli presenta a Ischia. È il ’55. Il grande sarto lo invita a bottega nel suo atelier di Parigi, dove già muovono i primi passi i giovani Ungaro e Courrèges. Così, abbandonata l’Università, lavora a fianco del maestro che allora rappresentava il vertice dell’haute couture. Dopo due stagioni, il rientro in Italia. Si stabilisce a Roma per continuare ad apprendere il mestiere da Fabiani e, successivamente, per lavorare nella sartoria di Irene Galitzine.

Nel ’62 si sente pronto per il debutto, che avviene sulla passerella della Sala Bianca di Palazzo Pitti. Un trionfo: sfila bon ton e chic, personalissimo chic, un tributo alla donna per renderla seducente. In due parole, lo stile dell’eleganza. Irene Brin scrive: “Il Dior italiano si chiama Forquet”. Da quel debutto si ricordano memorabili esercitazioni di grande livello, abiti in alcuni casi considerati difficili, proprio per quella sottile raffinatezza fatta di tagli puliti. Un invito a vestirsi di linearismo, quando alcuni colleghi prediligono il gusto barocco. Le clienti comunque gli danno ragione: e sono fior di clienti. Teste coronate, principesse e regine, miliardarie e dive, first ladies.

All’estero Forquet è ormai una star, la stampa inglese lo definisce “Frederick the Great”. I primi hot pants li disegna lui, il suo nude look anticipa quello di Saint-Laurent: una giovanissima Ira Fürstenberg, modella d’eccezione, sembra vestita d’aria colorata; le trasparenze di gonne e pantaloni si accompagnano a top di sole collane. Gli anni passano: avanza, incombe, si afferma il prêt-à-porter e Forquet, solista della moda, chiude l’atelier nel ’72. “Dall’inizio”, spiega “ho sempre fatto tutto da solo. Non ho mai avuto un assistente, né un disegnatore, non solo per i modelli, ma nemmeno per gli accessori e le stoffe. Quindi sarebbe stato impensabile, per me, considerare di avere rapporti con l’industria. La mia esperienza in questo settore si è limitata a una piccola linea venduta negli istituti di bellezza Elizabeth Arden, ma per breve tempo.

Il business fine a se stesso non fa per me.” Segue una parentesi durante la quale disegna tessuti per arredamento, poi la permanenza a Roma si dirada: preferisce stare nella bella casa che si è costruito vicino a Siena, dove scopre un’altra stimolante vocazione, l’hobby per i giardini. Disegna il suo: un’armonia di verde percorso dai colori che alternano le stagioni. Diventa dunque stilista di giardini per gli amici, gli amici degli amici. Così vive oggi questo professionista dell’eleganza. Due le clienti rimaste amiche: Marella Agnelli, che considera l’ispiratrice della sua moda, e Allegra Caracciolo, per un periodo sua collaboratrice.

Marella Agnelli in Forquet
Marella Agnelli in Forquet

Nessun rimpianto, se non il desiderio di poter rivivere le emozioni del passato: nel cassetto dei ricordi conserva un ritaglio di giornale, dove Armani gli dedica parole gratificanti, elogiandone lo stile “pulito, la seduzione intelligente”, congeniale a entrambi.

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De Foer, Hans

Hans De Foer. Ha studiato grafica a Gand e nell’87 si è ripresentato all’Accademia. Vi è stato ammesso. Dopo 4 anni, ha trovato lavoro da Castelbajac.

Hans De Foer. Dopo avere tentato di essere accettato diciottenne all’Académie Royale des Beaux Arts di Anversa, ha studiato grafica a Gand e nell’87 si è ripresentato all’Accademia. Vi è stato ammesso. Uscitone diplomato, dopo 4 anni, ha trovato lavoro da Castelbajac che ha assistito anche per le collezioni Courrèges.

Successivamente ha strettamente collaborato con Jean Paul Gaultier. Dall’ottobre del ’98, ha una sua griffe.

Le sue fonti di ispirazione sono prevalentemente etniche e la sua creatività fa leva sui tessuti. La sua linea di prêt-à-porter femminile è venduta in Europa, Medio Oriente e Usa.

De Foer
Abito lungo – Hans De Foer

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Smith, Wynn

Wynn Smith. Stilista statunitense. Nasce a San Francisco. Il suo rodaggio ha due fasi, l’atelier di Geoffrey Beene a New York e Parigi fra il 1989 e il ’90.

Wynn Smith (1967). Stilista statunitense. Nasce a San Francisco. Il suo rodaggio ha due fasi, l’atelier di Geoffrey Beene a New York e Parigi fra il 1989 e il ’90.

Wynn Smith ha iniziato nel ’95 dando il suo nome proprio a un marchio che successivamente, nel ’97, ha cambiato in Wink.

Smith
Wink by Wynn Smith

La sua moda  è fatta di ottimi tagli, di un’estrema attenzione ai dettagli, di occhi aperti sui maestri Courrèges, Armani e Kawakubo e di trasgressioni ispirate ai movimenti giovanili che fanno vistosamente sbandare il suo prototipo femminile, quello della ragazza wasp, bostoniana. Sfila a New York.

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Pavesi, Manuela

Pavesi Emanuela. Fotografa di moda. Immersa nel fashion-world, ha fatto della moda una mania oltre che un mestiere. Comincia con Yves Saint Laurent nell’80

Manuela. Fotografa di moda. Immersa nel fashion-world, ha fatto della moda una mania oltre che un mestiere. Fin dall’inizio degli anni ’60, Pavesi comincia a vestire Saint-Laurent e a mettere insieme una ricca collezione di abiti vintage con capi di Ysl Rive Gauche e Couture, Chanel (solo couture), Balenciaga e Courreges, con qualche prezioso pezzo anni ’20. Nel ’72 vince un concorso di Vogue Italia e diventa redattrice di moda.

Nel ’73 si laurea in Filosofia e Psicologia. Lavora con i grandi fotografi, tra cui Helmut Newton, David Bailey, Gianpaolo Barbieri, Peter Lindbergh e Sarah Moon. Segue dal nascere l’immagine Prada, collabora alla prima sfilata di prêt-à-porter e, nel ’78, al libro Prada a Milano realizzato in collaborazione con il fotografo Albert Watson. Nel ’92 Pavesi lascia la redazione di Vogue e inizia l’attività di fotografa. Pubblica su Allure, Vogue Francia, Vogue Giappone, Uomo Vogue, Glamour, Mademoiselle (edizione americana) e sull’allegato del New York Times.

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Sandrine Philippe

Philippe Sandrine (1970). Stilista francese. Lavora a Parigi. È praticamente al debutto, dopo un periodo di apprendistato

Philippe Sandrine (1970). Stilista francese. Lavora a Parigi. È praticamente al debutto, dopo un periodo di apprendistato da Popi Moreni e Courrèges. Nel 1996, ha partecipato al Salone Workshop. Nel ’99, è stata invitata a esporre due suoi modelli a Tokyo alla mostra Coulisses de la Mode, che ha chiuso le manifestazioni di La France au Japon. Successivamente apre il proprio atelier a Parigi, in rue Hérold 6. Qui, la designer si dedica alla produzione di capi haute couture, ma firma anche una sua linea di pronto moda che viene distribuita in dodici paesi del mondo.

Philippe
Collezione in pelle

L’universo di Sandrine Philippe è a volte onirico, romantico e preoccupante. L’equilibrio tra luce e buio, i suoi disegni, sia singolari che artigianali, sembrano raccontare una storia di luoghi perduti, di uso e di tempo trascorso. La manipolazione dei tessuti è la radice delle sue creazioni e i materiali si trovano spesso bruciati, tinti a mano o restaurati. Costantemente alla ricerca di una nuova estetica Sandrine coniuga comfort e sensibilità poetica.

Per ogni collezione Sandrine Philippe fornisce uno sguardo nel profondo della sua mente, collaborando con un nuovo team di fotografi, grafici e coreografi per portare una dinamica diversa nel suo universo atipico.