Don Marshall

Don Marshall. Marchio e pseudonimo commerciale del creatore di cappelli Sydenstriker. Grace Kelly gli ordinò tutti i cappellini per il viaggio di nozze.

Don Marshall. Marchio e pseudonimo commerciale del creatore di cappelli William Ernest Sydenstriker che debutta nel 1944 come costumista e acconciatore di uno spettacolo per le truppe e la marina statunitensi in Pacifico.

Grace Kelly gli ordinò tutti i cappellini per il viaggio di nozze con Ranieri di Monaco nel 1956, mentre quello del matrimonio, in pizzo incrostasto di perle, era stato disegnato, come l’abito, dalla stilista hollywoodiana Helen Rose. In quel ’56, la modisteria, anche senza inalberare la propria insegna nei luoghi deputati della moda e del lusso a New York, è già molto famosa e serve le protagoniste, le grandi firme dello spettacolo e dell’alta società. La sua fama è tale da reggere al declino del cappello nella moda, nelle abitudini del vestire. Nel ’63 ha ancora 55 fra lavoranti e vendeuse. I grandi magazzini, con alla testa Bloomingdale’s, chiedono la sua alleanza per una produzione di serie e gli stilisti americani la sua collaborazione per le sfilate.

All’inizio degli anni ’70, la decadenza del cappellino lo costringe alla difensiva: per l’atelier, un indirizzo prestigioso, Park Avenue e 57esima Strada, ma poche lavoranti e poche, elitarie clienti. Si è spesso ispirato ai quadri di Picasso, ai suoi ritratti di Dora Maar e ai suoi Pierrot.

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Schulze, Heinz

Schulze Heinz. Stilista tedesca. Ha vestito le più famose dive del teatro e del cinema, lavorando anche come costumista per la casa cinematografica Ufa

Heinz (1907-1985). Stilista tedesco. Ha vestito le più famose dive del teatro e del cinema, lavorando anche come costumista per la casa cinematografica Ufa, la più importante degli anni nazisti. Il suo stile non seguiva le tendenze, ma era molto personale e dava grande attenzione al taglio e alla costruzione sartoriale degli abiti. Nel dopoguerra, si è trasferito a Monaco, aprendo l’atelier Heinz Schulze-Varell.

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Sensani, Gino Carlo

Gino Carlo Sensani. Costumista italiano, pittore e scenografo, influenzò largamente il mondo della moda italiana all’indomani della prima guerra mondiale.

Gino Carlo Sensani (1888-1947). Costumista italiano, pittore e scenografo, influenzò largamente il mondo della moda italiana all’indomani della prima guerra mondiale. Fu tra i costumisti più ricercati dal teatro drammatico e lirico. Lo chiamarono a collaborare i maggiori registi italiani dell’epoca. Camerini (Il cappello a tre punte, Il signor Max), Blasetti (La corona di ferro, La cena delle beffe), Alessandrini (Cavalleria), Poggioli (Addio giovinezza, Le sorelle Materassi). Inoltre anche cineasti francesi come Chenal (Il fu Mattia Pascal, che Sensani trattò con uno stile vicino a Toulouse-Lautrec) e Christian Jacque (La certosa di Parma, uscito postumo nel 1948).

Per i film di Poggioli lavorò anche alla sceneggiatura, ritenendo che ciò facesse parte dei compiti dell’autore dei costumi. Stretto collaboratore del regista docente Luigi Chiarini, insegnò al Centro Sperimentale di Cinematografia formando molti costumisti italiani della nuova leva.

Sensani
Gino Carlo Sensani, Regina di Bretagna, 1933

Il sarto teatrale Umberto Tirelli, nella sua autobiografia Vestire i sogni (Feltrinelli Editore) scritta con Guido Vergani, racconta: “Compagno di strada di Soffici, di Palazzeschi e di De Pisis, Sensani non si è limitato a rinnovare la tradizione del costume. L’ha ribaltata facendo leva sulla storicità, sulla ricostruzione esatta come tagli, stoffe, uso di materiali e sottomateriali. Il suo Rinascimento era vero Rinascimento: stecche, busto di ferro per le donne e, per gli uomini, le inquartate, i giustacuori. Il suo ‘800 non tirava all’Art Déco, non era imbastardito da influenze o condizionamenti degli anni in cui Sensani lavorò. Fu un grande filologo della moda”.

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Galleria del Costume

Rossi, Vittorio

Rossi Vittorio. Creatore di costumi, scenografo, regista, scrittore, drammaturgo, docente all’Università di Parigi. Insignito di numerose onorificenze

Vittorio. Creatore di costumi, scenografo, regista, scrittore, drammaturgo, docente all’Università di Parigi. È stato insignito di numerose onorificenze internazionali, tra le quali, nell”87, la Medaille de Vermeille del Comune di Parigi e, nel ’96, la Legion d’Onore, consegnatagli dal presidente Chirac.

Dopo gli studi di architettura all’Università di Roma, Rossi ha cominciato la sua carriera come costumista-scenografo. Ha collaborato con grandi case di produzione cinematografica e con registi come William Pabst, Sergio Leone e Duccio Tessari.

Rossi costumista teatrale

In teatro rossi ha collaborato con Giorgio Albertazzi, Maurizio Scaparro, Virginio Puecher. Ha collaborato anche con la Scala di Milano e l’Olimpico di Vicenza. Intensa, è stata la sua attività per il mondo della danza. Dalla creazione di scene e costumi per il Racconto Siciliano, ideato da Luchino Visconti, su musiche di Bucchi, a Requiem per un destino su musica di Ennio Morricone (realizzati con il danzatore-coreografo olandese Pieter Van der Sloot).

Inoltre, ha realizzato anche costumi per Don Chisciotte con Rudolf Nurejev e La bella addormentata con Carla Fracci per l’Arena di Verona. Dell’Arena di Verona è  stato consulente agli allestimenti scenici per 10 anni. A lui si devono indimenticabili costumi per Aida, Cavalleria Rusticana, I pagliacci, Turandot, Tosca, e molti altri spettacoli di assoluta grandezza.

Definito “uomo dei grandi spazi”, “sorcier” (stregone), “magique” e “magicienne” (magico e mago) dalla stampa francese. Rossi è stato acclamato per regia, scene e costumi dell’Aida con cui è stato inaugurato nel 1984 il Palais Omnisport di Paris-Bercy. Ha collaborato agli spettacoli inaugurali della Deutschlandhalle di Berlino, della Stadthalle di Vienna, della Westfallenhalle di Dortmund, dell’Hallenstadium di Zurigo, del Palais des Congres di Strasburgo, dell’Earl’s Court di Londra. Infine, è suo l’apparato scenico dell’Aida a Luxor per il 125esimo anniversario dell’apertura del Canale di Suez. È morto nel 2003.

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Pizzi, Pier Luigi

Pier Luigi Pizzi (1930). Costumista, scenografo e regista teatrale. Enorme, per mole e qualità, è il suo impegno nella lirica.

Pier Luigi Pizzi (1930). Costumista, scenografo e regista teatrale. Ha messo stupendamente in scena il lavoro di Emilio Pucci nella mostra retrospettiva che la Biennale di Firenze gli ha dedicato nella sua prima edizione (settembre-dicembre 1996). Pizzi ha allestito per Pitti Immagine la mostra La regola estrosa. Milanese, ha debuttato nel ’51 lavorando per lo Stabile di Genova. Un felice sodalizio lo ha legato alla Compagnia dei Giovani di Giorgio De Lullo e Romolo Valli, per la quale ha realizzato visivamente gran parte degli spettacoli.

Enorme, per mole e qualità, è il suo impegno nella lirica. Fra le innumerevoli opere: venti alla Scala, dal Signor Bruschino di Rossini (’57) all’Armide di Gluck (’96) e al Cappello di paglia di Firenze di Nino Rota (’98); l’Alceste di Gluck per il Maggio Musicale di Firenze nel ’66; Tancredi (’82), Mosè in Egitto (’83), Comte Ory (’84), Maometto II (’85) e Guglielmo Tell (’96) di Rossini al Festival di Spoleto; I Troiani di Berlioz per l’inaugurazione dell’Opéra Bastille di Parigi.

Di lui il sarto teatrale Umberto Tirelli, a lungo suo collaboratore, ha scritto: “Ha un sesto senso nell’intuire la resa di un materiale, nell’afferrare le idee e i suggerimenti che gli vengono dalla vita di tutti i giorni, dall’ultima moda come dal profondo passato. Pizzi capta tutto dalla prospettiva teatrale. Quante volte la mia sartoria è diventata il suo laboratorio di sperimentazione: la fiamma ossidrica invece delle forbici; la plastica colata in calchi di gesso, invecchiata con bruciature alla Burri e decorata con gli addobbi dell’albero di Natale; il nailon a tre strati; il mollettone, il cencio di nonna dei tappezzieri; le tele gommate. Uno scatenamento della fantasia, dell’invenzione, dell’ardimento che spesso hanno influenzato o anticipato la moda“.

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Haas-Heye Otto Ludwig. Sarto e stilista tedesco. Negli anni della prima guerra mondiale, lavorò nell’atelier Alfred-Marie a Berlino.

Haas-Heye Otto Ludwig. Sarto e stilista tedesco. Negli anni della prima guerra mondiale, lavorò nell’atelier Alfred-Marie a Berlino per poi mettersi in proprio, alternando il mestiere dell’insegnamento (Scuola di Arti Decorative a Berlino e Scuola delle Arti e della Moda a Zurigo) alla sua passione di costumista che portò avanti sino al 1958.

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Nutter, Tommy

Mr. Pearl

Mr. Pearl. Pseudonimo di Mark Pullin, stilista nato in Sud Africa. Nei primi anni ’80 si trasferisce a Londra e lavora alla Royal Opera House

Pseudonimo di Mark Pullin, stilista nato in Sud Africa nel 1962. Nei primi anni ’80 si trasferisce a Londra, nell’East End, per lavorare alla Royal Opera House come costumista. Mr. Pearl crea corsetti mozzafiato ispirati alla sua bisnonna, sarta durante la Belle Époque, per Mugler, Dior, Ferré, Galliano.

Basati su un rigoroso studio dell’anatomia e della storia del costume, i corsetti raffinati e scenografici di Mr. Pearl sono vere e proprie opere d’arte per busti scheletrici. “Cerco di catturare un sogno”, dichiara. “Creare un tipo di bellezza così forte da sembrare incredibile. I miei corsetti non riguardano la moda. Sono molto oltre la moda”.

Il designer Mr. Pearl, che ama indossare i suoi stessi corsetti, ha lavorato negli ultimi anni per John Galliano, Alexander McQueen, Thierry Mugler, Antonio Berardi e Christian Lacroix.

Il massimo della celebrità pop la raggiunge con la preparazione del busto per l’abito con cui la ex Spice Victoria Adams sposa il calciatore David Beckham.

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Louis, Jean

Jean nome d’arte di Jean-Louis Berthault (1907-1997). Costumista e stilista francese.È celebre soprattutto per avere vestito le dark ladies del cinema.

Jean nome d’arte di Jean-Louis Berthault (1907-1997). Costumista e stilista francese. È suo il mitico abito da sera senza spalline indossato da Rita Hayworth nella scena-clou di Gilda (1946). È celebre soprattutto per avere vestito le dark ladies del cinema: da Rita Hayworth a Joan Crawford, a Marlene Dietrich, restando per 17 anni alla Columbia come capo-costumista prima di trasferirsi alla Universal. La sua carriera iniziò con la moda. In origine disegnatore per l’atelier di Drecoll, poi assunto alla Hattie Carnegie House, ebbe come clienti le donne più in vista (Wally Simpson, duchessa di Windsor) e fu introdotto a Hollywood da una di loro, Mrs. Cohn, moglie del presidente della Columbia. Nel ’54 realizzò i costumi di Judy Garland “nominati” all’Oscar, per È nata una stella.

Louis
Marilyn Monroe al compleanno di Kennedy

Dal ’61 firmò una linea di prêt-à-porter e si dedicò al suo atelier personale. Ma continua a collaborare col cinema da libero professionista. Marilyn Monroe indossò un Jean Louis, tempestato di paillette, allorché cantò al Madison Square Garden per il compleanno di Kennedy. Nancy Reagan portava un modello disegnato da lui quando suo marito fu nominato presidente. 

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Kalloch, Robert

Kalloch, Robert. Creatore di moda presso la Lucille Ltd., ebbe come clienti diverse attrici e arrivò così al mondo del cinema. Nel 1933 Harry Cohn, gli affidò il dipartimento costumi della casa

Kalloch, Robert. Creatore di moda presso la Lucille Ltd., ebbe come clienti diverse attrici e arrivò così al mondo del cinema. Nel 1933 il presidente della Columbia, Harry Cohn, gli affidò il dipartimento costumi della casa, col compito preciso di caratterizzare meglio le sue star. Kalloch eseguì scrupolosamente il compito, disegnando elegantissimi costumi per Barbara Stanwyck (L’amaro tè del generale Yen), Claudette Colbert (Accadde una notte), Irene Dunne. Una decina d’anni dopo, lasciò la Columbia per la Mgm, dove vestì Judy Garland e Hedy Lamarr. Il suo ultimo film fu, nel ’48, La casa dei nostri sogni con Mirna Loy.

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Adrian

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Hubert, René

René Hubert. La protezione di Gloria Swanson, che Hubert vestì sul set e nella vita privata, ne fece uno dei costumisti più in vista di Hollywood.

René Hubert. La protezione di Gloria Swanson, che Hubert vestì sul set e nella vita privata, ne fece uno dei costumisti più in vista di Hollywood. Cominciò alla Paramount Pictures, poi fu chiamato alla Metro (costumi per Norma Shearer e Joan Crawford) e alla Fox, dove lavorò a tutte le produzioni più importanti degli anni ’40-’50, drammi o commedie, kolossal storici o western che fossero. Disegnò modelli per Marlene Dietrich, Joan Fontaine, Jennifer Jones, Marilyn Monroe, Maureen O’Hara, Ingrid Bergman (Anastasia). Contribuì in modo particolare al successo di Linda Darnell che vestì, tra l’altro, in Ambra e Sfida infernale.

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