Paisley

Paisley, particolare disegno orientale, soprattutto ricorrente sugli scialli a partire dall’80, divenne noto sotto il nome d’una città.

Paisley. Particolare disegno orientale, soprattutto ricorrente sugli scialli a partire dall’800. Come molti termini della moda, divenne noto sotto il nome d’una città. Si tratta di Paisley, cittadina scozzese famosa per la produzione d’un tipo di lana pettinata perfetta. Utilizzata appunto, per scialli quadrati o vesti da camera e intessuta a disegni copiati, in porpora e marrone, da quelli dei preziosi scialli in cachemire giunti dall’India a cavallo del ‘700 e dell’800. Subito appannaggio delle donne più eleganti, a cominciare da Giuseppina Beauharnais a cui Napoleone ne donò splendidi esemplari. Il disegno Paisley o cachemire non è mai stato del tutto archiviato. Di quando in quando, rifiorisce sulla scena della moda. Come negli anni ’80, quando, fortunata cifra della casa italiana Etro, visse un ennesimo revival, invadendo scialli, abiti, gonne, collant, borsette e persino l’arredamento.

Paisley

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Pierre Mantoux

Pierre Mantoux. Marchio italiano di calze da donna. Importatore di calzetteria tedesca, Ottorino Giangrossi fonda il calzificio milanese Ilcat nel 1932.

Pierre Mantoux. Marchio italiano di calze da donna. Importatore di calzetteria tedesca, Ottorino Giangrossi fonda il calzificio milanese Ilcat (Industria Lombarda Calze a Telaio) nel 1932, in collaborazione con la cognata.

Negli anni ’60, al figlio Remo si affianca la moglie Velia. Nasce il marchio Pierre Mantoux e la distribuzione passa dall’ingrosso al dettaglio. Attraverso 56 varianti di colore negli anni ’70, i pois del ’76, il modello Pizzo-Scala dell’82, conquista il mercato mondiale (30 per cento del fatturato) e l’attenzione dell’alta moda e del prêt-à-porter.

Dopo due anni di ricerca, il marchio, nel decennio ’90, lancia il primo collant in filato cachemire.

Pierre Mantoux
Pierre Mantoux – collant light cashmere 80

Velia Giangrossi, nel ruolo di manager, ha aperto la strada a una gestione tutta al femminile dell’azienda. Le figlie Fulvia e Patrizia (è amministratore delegato e direttore generale) e le nipoti Chiara e Costanza.

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Lana

PHILIPPE MATIGNON

Philippe Matignon. Il sofisticato e sensuale spirito francese si combina con lo stile e con la qualità italiana, dando vita a preziosi articoli.

PHILIPPE MATIGNON

Indice

  1. Storia
  2. Sviluppo
  3. Aspetto finanziario
  4. Situazione attuale

STORIA

Eleganza e raffinatezza, stile e femminilità, seduzione e attenzione ai dettagli. Sono queste le caratteristiche su cui Philippe Matignon basa le proprie collezioni. Il sofisticato spirito francese si combina infatti con lo stile e con la qualità italiana, dando vita a preziosi articoli. Tra questi calze, collant, leggings, vestiti, calze al ginocchio e calzini.

Il brand quindi si posiziona al top dell’eleganza sofisticata. Si prende cura delle donne in ogni dettaglio, rendendole uniche e seducenti in ogni momento della loro giornata così come nelle occasioni speciali. Un lusso accessibile per uno stile che si rinnova ogni anno nelle nuove collezioni.

Philippe Matignon

SVILUPPO

Philippe Matignon è stato acquistato dal Gruppo Golden Lady nel 2003 e ne è il brand di punta. Le calze e i collant vengono fabbricati con i materiali più raffinati e con tecnologie all’avanguardia applicate ai macchinari per creare diversi tipi di intrecciati. Con i propri articoli competitivi, il brand si specializza nei canali di vendita e si posiziona nella gamma di prezzo medio-alta del mercato in relazione all’alta qualità dei prodotti. I partner d’affari infatti possono contare su una costante assistenza e allenamento per condurre gli affari al meglio.

Il brand mira a donne che vogliono appunto distinguersi in un modo originale ma di classe, con una speciale attenzione al comfort, all’eleganza e ai dettagli.

ASPETTO FINANZIARIO

Il brand è posseduto dal Gruppo Golden Lady, un market leader in Italia con uno share del 35% e un giocatore chiave nei maggiori mercati europei, inclusi quelli di Francia, Germania, Spagna e Inghilterra, attraverso i suoi sussidiari e le agenzie di vendita. Una posizione chiave è rappresentata da quella in Russia (specialmente in Ucraina, Bielorussia, Polonia e Slovacchia), grazie a un network di distribuzione locale che ha affermato i prodotti del Gruppo come simbolo dell’eleganza italiana. Golden Lady si è conquistato un ruolo dominante anche nel mercato degli Stati Uniti.

Il Gruppo ha concluso il 2016 con un fatturato di circa 200 milioni di euro, con un calo rispetto all’anno precedente, che si era chiuso con circa 280 milioni di euro.

Philippe Matignon

SITUAZIONE ATTUALE

Oggi il Gruppo possiede 13 siti di produzione situati in Italia, negli Stati Uniti e in Serbia, con una produzione totale di 400 milioni di calze all’anno, distribuite in 70 paesi di tutto il mondo. Lo spostamento di questa produzione specialmente in Serbia ha generato indesiderate controversie all’interno della compagnia.

Nerino Grassi è il presidente del consiglio di amministrazione e i quartieri generali sono situati a Castiglione delle Stiviere (Mantova).

Philippe Matignon

Nerino Grassi

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Gambaletto

Wolford

Wolford è un’industria di calze austriaca che per prima ha lanciato sul mercato l’abito-collant, inventato dal designer Philippe Starck

Wolford. Industria austriaca di calze. Nel 1998, ha lanciato il collant-vestito inventato dal designer Philippe Starck. Si chiama Starcknaked Multiwear. È in microfibra. Da vestito lungo ai piedi e accollato si può trasformare in un abito minigonna scollatissimo. Ha sei combinazioni ed è prodotto in quattro colori. Avviata a Bregen nel 1946, principalmente come produttrice per altre marche, la società ha allargato il suo raggio d’azione dalle calze ai collant, dal body al vestito, fino al collant uomo. Dall’88, è una società per azioni. L’80 per cento del suo fatturato deriva dall’export. Ha filiali in Europa e America e alcuni punti vendita in Giappone.

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Intimo

Intimo. Le vicende economiche, politiche, culturali, sociali hanno influito sui costumi dei popoli, e su ogni moda. E la moda a sua volta sull’intimo.

Intimo. Le vicende economiche, politiche, culturali, sociali hanno indubbiamente influito sui costumi dei popoli, e su ogni moda. La moda dell’abbigliamento, a sua volta, sull’intimo.

Il 1900: secolo di innovazioni nella moda

Scomparsi guardinfante, panier e crinolina. Nel 1900 si arriva al primo abito intero semplice ed elegante, la princesse. A questo fa seguito un due pezzi di linea quasi maschile: il trotteur, chiamato poi tailleur.

Il bloomerismo è la moda di quei pantaloni (o braghe) introdotta in Europa dall’americana Bloomer. Già nell’800 questo intendeva cominciare l’emancipazione della donna con l’abbigliamento. L’emancipazione femminile venne accolta con ironia, derisione, e oggetto di un’apologia satirica da parte di Arnaldo Fusinato nel 1851, sul Corriere delle Dame.

Ma aveva necessariamente portato a un’evoluzione naturale della moda intima, o segreta.

Tuttavia è il XX secolo a voltare pagina. Sotto al vestito tutto muta a cominciare dai mutandoni, che si fanno più aderenti. A seguire poi le sottogonne di taffettà, di raso, di batista di lino, di pelle d’uovo, di madapolam (tela fine e leggera). Ancora, l’importantissimo busto, di tessuto elasticizzato, con stecche di balena (fanoni) o di metallo verniciato e flessibile. Era su misura, realizzato dalle bustaie. Nelle città, costoro si recavano a casa delle clienti per le prove, mentre in provincia arrivava il commesso viaggiatore munito di valigioni ricolmi di modelli, campioni di tessuto e stecche.

Lo Stile Liberty

L’avvento del ‘900, dello stile liberty archivia lo schiaccia ventre (sans ventre per i francesi, gegen das kim per i tedeschi) che richiedeva l’aiuto di una persona per essere stretto e allacciato.

In questo modo si metteva in risalto seno e fianchi e la vita di vespa, il vitino.

intimo

Anche la camicia da giorno si fa più leggera di tela d’Olanda, di batista di lino, di pelle d’uovo, e più femminile e seducente con pizzi valenciennes, nastri a entre-deux. La sua nascita si fa risalire a Isabella di Baviera, Isabeau, moglie di Carlo VI re di Francia: pare non la cambiasse mai. Conseguentemente le si deve anche il color Isabella — caffelatte — dei tessuti e del manto dei cavalli sauri.

Lo stesso avvenne per la camicia da notte: lunga e a maniche lunghe (poi anche corte), cifrata, a nervature, a fitte piegoline, con jabot di pizzo. Era accompagnata poi da leziose cuffie da notte e corpettini (o liseuse) per coprire le spalle quando si legge a letto.

Poco dopo, Poiret il grande, sostituisce la sottogonna di flanella e di mussola con una sottoveste di cotonina, di batista, di seta, di pelle d’uovo. Era da indossare sotto ai nuovi abiti corti, lineari, a fazzoletto.

Come ballare, altrimenti, charleston, one-step, shimmy?

La solida tradizione del ricamo

Resiste l’usanza del corredo che le ragazze povere ricamano in casa. Le famiglie più agiate si rivolgono invece alla ricamatrice (meglio ancora alla ricamatrice in bianco). La ricamatrice crea autentiche opere d’arte con à-jour, entre-deux, punto erba, punto gigliuccio, e tanti altri punti che si realizzano in ricami di angoli, putti, amorini, foglie, fiori, reti, trafori, pizzi e merletti.

Diverse possibilità di acquisto in nuovi punti vendita

Particolare riguardo è rivolto alle parure per il viaggio di nozze. Tutti i capi dell’intimo — dai busti alle parure, appunto — si cominciano ad acquistare pure nelle mercerie, o su catalogo per corrispondenza.

“Forniture a corredo per signore composte da camicia da giorno, camicia da notte, mutande chiuse, più combinazione analoga”, scriveva un catalogo Frette degli anni ’20.

E vi sono anche gli album di “modelli speciali” spediti per posta. Dopo pochi anni, la lingerie si ritrova anche in empori raffinati, nei grandi magazzini.

Gli anni di guerra

Negli anni ’40-45 con la guerra e la conseguente mancanza di materie prime e di riscaldamento nelle case, in negozi, uffici e scuole (beato chi aveva la cucina economica, la Becchi) la maglietta di morbida lana bianca viene sostituita da grosse maglie di pungente lana di pecora. Questo materiale veniva poi utilizzato forzatamente anche per le sottovesti a lavorazione rasata o a coste e le lunghe calze e persino le culotte.

Nel frattempo, il busto viene sostituito dalla guaina elastica senza stecche, dal “corsetto contenitore per eliminare le curve”, da reggicalze e giarrettiere frou-frou.

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L’intimo sexy del dopoguerra

Nel dopoguerra, come reazione ai sacrifici e alla tortura di lane, cotonacci e tele grezzi, le giovanissime cercano quanto vi può essere di più femminile e sexy. Lanciano definitivamente alle ortiche i busti delle mamme.

Nell’intimo si è, nel frattempo, aggiunto infatti anche il sexy (e talvolta peccaminoso) négligé. Veste da camera, da casa, con cui le divine degli anni ’20-30 ricevevano i loro spasimanti. Poi è diventata di uso comune come semplice vestaglia (senza piume di struzzo e chilometri di pizzi e volant), sia pure di raso, di seta, se non — d’inverno — a maglia o di lana dei Pirenei.

Oltre ai négligé, ecco la combinaison, sottoveste-pagliaccetto: Zelda, Daisy, le belle e dannate degli anni ruggenti, folli affascinanti ed elegantissime alla Fitzgerald fanno scuola.

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A malapena, negli anni ’50-60, accettano la fascia elastica post-maternità per tornare in forma, a ventre piatto. Le guaine di nylon e filo di gomma lasciano il passo alla lingerie leggera.

Le ragazze archiviano le odiate sottovesti accollate e a larghe spalline. Le bambine degli anni ’40 erano costrette a indossarle, mentre vedevano le mamme in sottovesti a spalline sottili e intarsi di pizzo.

Calze e reggicalze

Irrompono i reggicalze dai più semplici ai più elaborati. Di raso, arricciati, decorati a roselline, a cuori, proprio come le giarrettiere che sostengono calze non più di seta o di lana, ma di nylon. Il nylon è arrivato dagli Stati Uniti. Negli USA ha fatto epoca la foto della ragazza che, all’indomani della seconda guerra mondiale dopo ore d’attesa in fila, ha conquistato il suo primo paio di calze di nylon e lo indossa all’istante, seduta sul marciapiede.

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Abbandonando cuciture e baguette, dopo una certa uniformità di colori, le calze puntano sulla fantasia. Sono a motivi floreali, a rete, di pizzo, coordinate all’abito.

Arrivano pure le calzamaglie di jersey . Dopo alcuni anni, i comodissimi collant (poco amati dagli uomini). Erano di vari pesi e colori se non di lurex, decorati di strass, a fiori, pois e righe. La calza ritorna autoreggente.

Mutandoni sottogonna, mutandine striminzite e reggiseno

Negli anni ’50, Vionnet lancia i mutandoni sottogonna. Le mutandine, per contro sono minime, con pizzi e intarsi, tagli particolari, coordinate al reggiseno leggerissimo. Addirittura a volte erano in parure con camicia da notte e vestaglia.

Sotto al pullover attillato vi può essere anche il reggiseno carioca a punta o a finestrella. Era l’antitesi del suo omologo a brassière, che mortificava il seno. Vi sono anche modelli di reggiseno allacciati sul davanti.

intimo

Reggiseno carioca a punta/a proiettile

Però gli abiti possono essere scollati al punto da escluderne l’uso. Quando, ad esempio, non viene incorporato al bustino che regge la sottogonna ampia, anche a più strati, per rendere sostenute e fruscianti le danzanti gonne larghe e lunghe a metà polpaccio.

L’arrivo di body e tanga

Arriva il body, figlio — o nipote — del pagliaccetto. La biancheria intima si riduce al minimo, oltre agli slip spadroneggiano i tanga. Si fanno sempre più accattivanti le Fiere del Bianco. Si aprono raffinatissime boutique esclusivamente di biancheria intima: con sottovesti che vestono meglio degli abiti, camicie da notte belle come gran sera, body più affascinanti dei costumi da bagno. Con il passare degli anni, il limite fra intimo e svelato si fa sempre più esiguo (gli infiniti abiti sottoveste, e molti da sera ne sono esempi lampanti). Quando non vi è chi cerca di emulare Marylin Monroe, si sostituisce alla camicia da notte il profumo preferito.

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Il ’68: un anno di rivoluzione

Il Sessantotto ripesca le sottovesti della nonna. Le sessantottine gettano al rogo il reggiseno, ritenendolo un gesto di emancipazione e libertà. Ciò che non sanno è che le loro mamme e nonne, negli anni ’30-40, si erano emancipate senza clamori. Avevano abolito un indumento ancora più importante: le mutande .

Queste vengono rivalutate poi dalle figlie, dissenzienti sul nudo pudenda per motivi etico-estetici e igienici. Ritenevano, inoltre, più sexy un calzoncino con merletti a intarsio, se non di tutto merletto, o uno slip.

Ogni tanto, a seconda delle manie di stagione, si rivede la guêpière munita di stecche e stringhe. Fa risaltare seno e fianchi, se non viene adottata addirittura come capo esterno.

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L’intimo degli anni 2000

Alla vigilia del 2000, non trionfa un intimo spaziale, avveniristico, tantomeno virtuale o multimediale. Vi è tutto un fiorire e alternarsi di body con o senza ferretti al reggiseno, di sottovesti nuvola, di due pezzi reggiseno-slip e di top mutandina (già in voga al principio anni ’80), di pizzi, merletti, rasi, mussole trasparenti, tulle stretch, di capi bellissimi e altri quanto mai opinabili.

Hanno successo le canottiere di buona memoria (usate anche al posto delle bluse) e le tute non soltanto per sport e casa ma per la notte. Tute con pantaloni lunghi e felpe (addirittura di pile) per l’inverno, in tessuti leggeri e pantaloni corti per l’estate.

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Amatissime come le più o meno lunghe T-shirt che possono anche sostituire le camicie da notte. È più imperante un forte richiamo alla seduzione con ultratrasparenze. Short con perizoma incorporato. Effetti argentati o metallizzati di dubbio gusto. Stampe sfumate, rose ricamate, fiori a rilievo. Tankini che dalle spiagge sudamericane raggiungono le mura domestiche.

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Csp International

CSP International è un gruppo industriale di Ceresara (Mantova), leader nel settore della produzione di calze, collant e intimo (maschile e femminile)…

CSP International è un gruppo industriale di Ceresara (Mantova), leader nel settore della produzione di calze, collant e intimo (maschile e femminile). Nasce nel 1973 come piccola impresa locale produttrice di collant. Dopo la creazione del marchio storico Sanpellegrino, sinonimo di collant, e, dal 2000 anche linea di intimo, la Csp fonda, nel ’97 Oroblu. Oroblu è un marchio rivolto a una fascia di mercato più alta, specializzato in collant, corsetteria e intimo seamless. Nel ’99 il colosso mantovano compra il prestigioso e storico brand francese (fondato nel 1927) di calzetteria Le Bourget, al terzo posto quanto a produzione sul mercato europeo.

Risale infine al 2000 l’acquisizione del controllo di Lepel, altro grosso marchio, grazie a cui la Csp International si affaccia nel mondo dell’intimo e della corsetteria. Il Gruppo si contraddistingue negli anni, oltre che per una grande attenzione alla tecnologia produttiva, anche per l’elevata copertura distributiva e un’offerta che interessa i diversi segmenti di mercato. Attualmente, con stabilimenti anche in Francia e Polonia, conta 1.500 dipendenti, una presenza capillare in 50 paesi del mondo, 100 milioni di collant prodotti ogni anno, 10 milioni di capi di intimo per un fatturato di oltre 160 milioni di euro. È l’unica azienda italiana del settore quotata in borsa.

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Nyl

Nyl. Marchio italiano di prêt-à-porter. Nasce nel gennaio 2001, disegnato da Raimondo Ciofani e prodotto dal gruppo di confezioni Lamberti.

Nyl. Marchio italiano di prêt-à-porter. Nasce nel gennaio 2001, disegnato da Raimondo Ciofani e prodotto dal gruppo di confezioni Lamberti. Due anni di preparativi e una prima linea autunno-inverno, poi l’esordio sulla passerella di Milano Collezioni, nell’ottobre 2002.

Ciofani, nato a Trasacco in provincia dell’Aquila, città d’adozione Roma, stilista e creatore di Swish Jeans fino al ’98 quando è passato al gruppo Sixty, crea con Nyl una moda giovane, dinamica e duttile, perfetta per ogni occasione. Abbandonato il denim e le trasgressioni per cui si è fatto notare in passato, punta su una collezione “di sostanza”, commercialmente sicura.

Usa tessuti d’avanguardia lavorati al laser, sete e nylon idrorepellenti, cotoni strecht smerigliati per pantaloni e tute aderentissime, tessuti maschili per gonne lunghe. Colori basic, solo bianco e nero, il patchwork di denim stampato, pelle, camoscio e cotone per modelli-revival anni ’70, per la sera il nero trasparente, e tanti dettagli divertenti, zip con piccole pietre, collant sopra la scarpa, catenine d’argento fra le gambe.

Protagonista la camicia, in jacquard di cotone, spesso con bustier sovrapposto o con cravatta. Nel 2007 il progetto Nyl viene accantonato dopo il ritorno sul mercato di Swish Jeans, con una campagna interpretata da Eva Herzigova e siglata dallo slogan “Swish Jeans returns, it’s just emotion!”, che vede ancora impegnato come designer e proprietario il suo fondatore Raimondo Ciofani.

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Castel Goffredo

Castel Goffredo. Area che produce calze e collant, un distretto — nel Mantovano — formato da quasi 300 imprese con oltre 6 mila addetti.

Castel Goffredo. Area che produce calze e collant, un distretto, nel Mantovano. Distretto formato da quasi 300 imprese con oltre 6 mila addetti e un fatturato totale di 2200 miliardi. Il complesso d’aziende che vi operano è, dopo il ritiro dal mercato (nel 1998) della multinazionale americana Sara Lee, il più importante al mondo nel settore dei collant. Il 67% delle donne europee dipende, per gli acquisti di collant, dall’esportazione di Castel Goffredo.

L’area gode di una posizione strategica grazie alla vicinanza con le maggiori aziende produttrici di macchine da tessitura per calze da donna, la principale delle quali è la Lonati di Brescia. Con i loro marchi Levante, Golden Lady, Omsa e San Pellegrino. Le aziende di maggior rilievo del distretto sono: Calzedonia, Csp International (quotata in Borsa), Levante, Franco Bombana, Primamoda, Calze B.C.