Biba

Biba. Mensile francese. Nel gennaio1980, esce il primo numero: si rivolge alle donne impegnate nel lavoro. Oltre alla moda e alle rubriche di attualità…

Mensile francese. Nel gennaio1980, esce il primo numero: si rivolge soprattutto alle donne impegnate nel lavoro e lo scopo è di informarle rapidamente su tutto. Oltre alla moda e alle consuete rubriche di attualità, cinema, letteratura ecc. si dà spazio a inchieste sul mondo del lavoro e dei suoi diritti, e sulle varie professioni. Nell’82, Anne Lefèbvre, redattore capo, divide la rivista in tre settori che riguardano lavoro, seduzione e stile di vita.

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The Face

The Face. Mensile inglese lanciato da Nick Logan nel 1980. Per la sua originalità diventa ben presto un punto di riferimento per il mondo dei creativi.

The Face. Mensile inglese lanciato da Nick Logan nel 1980. Per il suo modo originale e anticonformista di affrontare gli argomenti come la moda, la musica, le arti figurative, il design, il cinema, la letteratura, diventa ben presto un punto di riferimento per il mondo dei creativi.

The Face

Dall’81 all’86 il suo art director Neville Brody studia un’impaginazione sofisticata, ispirata agli artisti dell’avanguardia russa degli anni ’20. Ma già alla fine degli anni ’80 si rende necessario un cambiamento e una nuova équipe sviluppa una grafica in decisa rottura con il glamour del decennio precedente.

Dopo aver ospitato sulle sue pagine alcuni dei più importanti fotografi degli ultimi anni, come Inez Van Lamsweerde, Steven Klein, David LaChapelle, The Face chiude i battenti con l’ultimo numero nel maggio 2004, dopo la decisione della casa editrice EMAP di destinare le sue risorse alla rivista Pop, fondata nel 2000 dalla editor e stylist Katie Grand.

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Tosi, Piero

Piero Tosi.Costumista italiano.Studia Belle Arti nella sua città natale, Firenze. Sul palcoscenico di Boboli inizia il suo sodalizio artistico con Visconti.

Piero Tosi (1927). Costumista italiano. Studia Belle Arti con Ottone Rosai, nella sua città natale, Firenze. È sul palcoscenico di Boboli che inizia il suo lungo sodalizio artistico con Visconti, che lo introduce nel cinema affidandogli i costumi di Bellissima.

Collaborerà a tutti i grandi film di Visconti, adottando volta a volta il minuzioso realismo quotidiano (Rocco e i suoi fratelli) o la fastosa ricostruzione d’epoca (Senso, Il Gattopardo), compito per il quale la sua profonda cultura figurativa lo rende particolarmente dotato.

tosi
Costume per “Il Gattopardo”

In film come La caduta degli dei, Morte a Venezia, Ludwig la scelta di tessuti, fogge d’abito e arredi contribuisce in maniera decisiva alla narrazione cinematografica e agli intenti di Visconti. Intensa anche la collaborazione con Mauro Bolognini (Il bell’Antonio, Metello, La viaccia, Senilità), tutti adattamenti di opere letterarie di cui i costumi di Tosi restituiscono prodigiosamente le atmosfere, e con Liliana Cavani (Il portiere di notte, Al di là del bene e del male).

Più occasionale quella con Fellini (l’episodio Toby Dammit), Pasolini (Medea), De Sica, Comencini, Castellani. Ha teorizzato l’impossibilità per un costumista di diventare stilista e viceversa.

Ha vinto numerosi Nastri d’Argento. Nel 2003 ha realizzato i costumi per la versione televisiva della Bohème, per la regia di Carlo Battistoni. Da alcuni anni insegna al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma.

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Schulze, Heinz

Schulze Heinz. Stilista tedesca. Ha vestito le più famose dive del teatro e del cinema, lavorando anche come costumista per la casa cinematografica Ufa

Heinz (1907-1985). Stilista tedesco. Ha vestito le più famose dive del teatro e del cinema, lavorando anche come costumista per la casa cinematografica Ufa, la più importante degli anni nazisti. Il suo stile non seguiva le tendenze, ma era molto personale e dava grande attenzione al taglio e alla costruzione sartoriale degli abiti. Nel dopoguerra, si è trasferito a Monaco, aprendo l’atelier Heinz Schulze-Varell.

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Impermeabile

Impermeabile. Più di un capo di abbigliamento, un elemento di stile, specialmente nel mondo del cinema. Identifica tipologie di uomini, situazioni, …

Impermeabile. Più di un capo di abbigliamento, un elemento di stile, specialmente nel mondo del cinema. Identifica tipologie di uomini, situazioni, emozioni. Nell’immaginario collettivo, lo indossano gli uomini d’azione: detective, gangster che siano. Ma appare anche sul braccio dei gentlemen anglosassoni e americani. Fascia figure femminili di segretarie e attricette che nel corso del film si trasformeranno in dive. Nella sua essenzialità e sobrietà, mette anche in evidenza il volto di chi lo porta, incorniciato dal colletto chiuso e spesso rialzato. Così Humphrey Bogart in Casablanca e Gene Kelly in Cantando sotto la pioggia.

Dean, James

Dean, attore americano mito di una generazione. Ha lanciato l’iconico look: t-shirt, jeans e giubbotto.

James Dean (1931-1955). Attore americano. Mito di un’intera generazione ha imposto, sulla scia di Marlon Brando, la moda dell’abbigliamento informale composto da jeans, T-shirt e giubbotto. La sua carriera è brevissima, raggiunge la celebrità con tre film, tutti girati nel 1955, anno in cui appena ventiquattrenne perde la vita in un incidente stradale. James Dean stato scoperto a Broadway da Elia Kazan mentre recitava nella riduzione teatrale de L’immoraliste di André Gide. Il regista, poco dopo, lo vuole protagonista del suo film East of Eden (La valle dell’Eden, 1955), per il ruolo di un adolescente sensibile e tormentato. Subito dopo, il titolo che avrebbe creato il mito: Rebel without a Cause (Gioventù bruciata, 1955). Infine The Giant (Il Gigante, 1955), uscito postumo all’indomani della sua tragica morte, conferma un culto incontrastato.

Dean James
James Dean

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Costumista cinematografico

Costumista cinematografico. Il rapporto tra cinema e moda si è sviluppato secondo due grandi direttrici, ma con cronologie differenti.

Costumista cinematografico. Il rapporto tra cinema e moda si è sviluppato secondo due grandi direttrici, ma con cronologie differenti. Dapprima sono i costumisti cinematografici a influenzare la moda, secondo un movimento che va dal film alla vita reale; in seguito tocca invece agli stilisti entrare nello schermo: indirettamente (il cinema adotta le loro creazioni) o direttamente (assumendo il ruolo di costumisti). Se fino dalle origini della settima arte, la nascita di una star è correlata con un abbigliamento, un dettaglio, un’acconciatura (Theda Bara, e le sue tenute esotiche), la figura professionale del costumista si afferma solo intorno agli anni ’20 e soltanto dal ’48 esiste un Oscar per i costumi.

Dieci anni dopo ogni studio cinematografico degno di nome ha un dipartimento dei costumi, il cui responsabile svolge un ruolo cruciale nella riuscita. Il primo è Howard Greer (Paramount Pictures), che impiega 200 sarti professionisti. In seguito — per limitarsi ad alcuni nomi — lavorano per la Paramount Pictures Edith Head e Travis Banton; Charles LeMaire è alla Fox, Milo Anderson alla Warner Bros, Jean-Louis Berthault alla Columbia, Walter Plunkett alla Mgm. Rispetto al creatore di moda, il costumista deve tenere conto di molti fattori specifici, perché il costume cinematografico è insieme — come scrive Roland Barthes nel Sistema della moda — una umanità (valorizza la verosimiglianza del personaggio) e un argomento (evidenzia i valori e i simboli che il personaggio rappresenta).

Il costumista cinematografico

Oltreché conoscere bene la storia del costume e della moda, quindi, al costumista cinematografico compete comunicare attraverso l’abito lo stato sociale e la psicologia del personaggio. Inoltre deve anche conoscere i codici della fotografia e del cinema, lavorare in stretta collaborazione con tutta l’équipe. (non disegnerà una vestaglia lilla per una camera da letto dello stesso colore). Il contatto più evidente tra moda e cinema passa per l’attore che indossa un certo abbigliamento, sprigionando un potere evocativo che produce desideri di emulazione nel pubblico. Star come Joan Crawford, Marlene Dietrich, Lauren Bacall hanno fatto moda nella golden age di Hollywood.

Negli anni ’30 Adrian, costumista di Rodolfo Valentino e Greta Garbo, cedette ai grandi magazzini Macy’s il modello di un abito da sera indossato dalla Crawford in Ritorno. Immesso sul mercato contemporaneamente all’uscita del film, vendette oltre mezzo milione di capi in una settimana. Lo stile dell’abbigliamento contribuì in maniera decisiva al mito di Audrey Hepburn.

Nati in origine come costumi da film, alcuni abiti dettarono la moda di intere stagioni. Il vestito di chiffon bianco di Marilyn in Quando la moglie è in vacanza, quello di Elizabeth Taylor nella Gatta sul tetto che scotta, il babydoll indossato da Carroll Baker nel film omonimo.Dal cinema partono le grandi ondate di moda-revival. Dalle creazioni di Walter Plunkett per Vivien Leigh e Olivia de Havilland in Via col vento ai costumi di Piero Tosi che Ingrid Thulin porta nella Caduta degli dei, alle gonne midi di tweed in stile anni ’30 disegnate da Theadora Van Runkle e indossate da Faye Dunaway in Gangster Story.

L’abbigliamento e il costumista cinematografico

Anche le fogge dell’abbigliamento maschile dialogano con lo schermo. Basterà ricordare l’ecumenica diffusione degli impermeabili alla Humphrey Bogart o dei giubbotti di pelle come quello che Marlon Brando indossava nel Selvaggio. Tra la moda e lo star-system esistono molte analogie, sono entrambe costruzioni artificiali, basate sull’estetizzazione e sulla messa in scena del corpo. Così il cinema è un formidabile palcoscenico per lanciare e diffondere moda.

Scrive Maria Pezzi: “È indubitabile l’influenza dello schermo sul costume e sulla moda. Quando uscì il film The Desert Song nel 1923, protagonisti Pola Negri e Rodolfo Valentino, l’amore sotto le tende del deserto, la passione per gli sceicchi, la moda dei barracani si scatenarono specialmente in Inghilterra, facendo fiorire le compagnie di viaggio specializzate per i paesi africani; e quando l’eccentrica Lady Mendl arrivò in Egitto fu deliziata di trovare che le piramidi erano “beige”, il suo colore preferito.

Di questo dominio psicologico del cinema, la moda si allarmò. Soprattutto quando vide le ragazze di buona famiglia rifiutare i costumi da bagno eleganti delle boutique sportive che i grandi sarti avevano appena inaugurato, e optare per lo scandaloso maillot di lana aderente che Carole Lombard aveva portato alla gloria. E, peggio ancora, quando vide le fidanzate dei quartieri alti rifiutare gli abiti di Lanvin, la regina delle spose, e mandare al cinema la loro sartina perché copiasse l’abito di Janet Gaynor in Seventh Heaven, col fichu a tre volant, la gonna a balze che si apriva sul dietro con un ventaglio di pizzo”.

Recentemente

Ai pochi nomi già citati di grandi costumisti hollywoodiani, sono da aggiungere quelli degli europei: dal francese Antoine Mago (Amanti perduti, Casco d’oro) ai costumisti italiani (Vittorio Nino Novarese, Milena Canonero, Piero Gherardi, Danilo Donati, Gabriella Pescucci, Giulia Maffai), apprezzati in tutto il mondo, alcuni plurilaureati agli Oscar. Diverso il discorso sulla diretta collaborazione al cinema degli stilisti. Piero Tosi ha sentenziato che i due mondi sono completamente diversi, quindi: “Chi nasce costumista non potrà mai essere stilista e viceversa. Non ho mai visto un grande creatore di moda fare bei costumi”. Il fallimento a Hollywood di alcuni celebri couturier, come Chanel, sembra dargli ragione. È difficile negare che, dalla fine degli anni ’60, gli stilisti abbiano influenzato lo schermo, che ha adottato i loro modelli, ottenendo un “effetto realtà”. (vedi la diffusione sociale degli abiti firmati, col relativo valore di status).

In tempi più recenti, alcune griffe hanno vestito personaggi cinematografici o interi film. Tra gli altri troviamo Armani (American gigolo, Gli intoccabili) e Gaultier (gli attori di Peter Greenaway, Il quinto elemento). Martin Scorsese e Wim Wenders hanno girato promo-costuming, rispettivamente, su Armani e Yamamoto. Parecchi film rappresentano il mondo della moda e i suoi retro-scena. Dalle Amiche e Blow-up di Michelangelo Antonioni a Prêt-à-porter di Robert Altman, che ha fatto recitare 75 tra stilisti e top model.