Nina Ricci

Nina Ricci. Casa di moda francese, fondata nel 1932 da Maria Nielli Ricci, detta Nina (1883-1970), torinese di nascita, ma emigrata bambina a Montecarlo.

Nina Ricci. Casa di moda francese, fondata nel 1932 da Maria Nielli Ricci, detta Nina (1883-1970), torinese di nascita, ma emigrata bambina a Montecarlo, dove il padre, produttore di nastri, intende sviluppare l’attività tra la più effervescente clientela femminile di fine secolo. La perdita prematura del padre avvia il destino di Maria.

Nina Ricci
L’eleganza di Nina Ricci

La famiglia Ricci

La famiglia, accortasi della sua abilità nel cucire abiti e soprattutto cappelli per la sua bambola, le trova lavoro in un atelier della città monegasca. Ma le sue qualità, il suo impegno devono essere stati un propellente straordinario se a 18 anni è già première a Parigi e a 25 lo è da Raffin, una delle migliori case di moda di quegli anni. Nina vi rimane per un ventennio, ne diventa socia accostando a quello dell’insegna sociale il suo nome e cognome, come moglie del gioielliere d’origine italiana, Luigi Ricci, meteora sfortunata nella sua vita. Sarà un breve matrimonio dal quale, però, nasce il figlio Robert (1905-1988), fulcro del vero lancio di Nina Ricci nel ’32. Caratteristica del successo di molte case di moda italiane in anni recenti (Fendi, Missoni, Versace), la famiglia, sinergia di intenti e di forze da una generazione all’altra, è il segreto di questa griffe destinata a diventare un impero mondiale, carta di tornasole di un gusto fra i più seguiti a Parigi fra i creatori di grido, talora con risultati, nella sua lunga vita, straordinari, come negli anni ’60 e ancora nei tardi anni ’80. È Robert a impedire alla madre di ritirarsi dalla moda, alle soglie della cinquantina.

Nina Ricci
Completo in lana con giacca chiusura asimmetrica. 1961

La nascita di Nina Ricci

La sua esperienza di pubblicitario e i suoi 27 anni hanno lo sguardo lungo. L’inarrivabile maestria tecnica di Nina, la sua visione dell’eleganza che non deve prevaricare la personalità della donna, fanno il resto. Nasce dunque la Nina Ricci e sarà un successo immediato: anche se la maison veste alcune celebri attrici come Danielle “Darrieux” e Micheline Presle, si rivolge alle donne della borghesia con modelli impeccabili e destinati a durare ma a prezzi moderati. In pochi anni (’32-39), le 25 lavoranti diventano 150, i laboratori passano da 4 a 12. Nina Ricci supera ogni altra casa parigina come numero di clienti. Nel secondo dopoguerra, il profumo L’aria del tempo, lanciato da Robert Ricci, ormai padrone della metà del capitale di Nina Ricci, si rivela uno fra i cinque successi mondiali della profumeria: incantano le sue note fiorite e il suo flacone Lalique, disegnato da Christian Bérard.

Jules Franµois Crahay

Sul piano dell’alta moda un assoluto colpo d’ala alla maison l’imprime, succedendo a Nina, un giovane stilista belga, Jules Franµois Crahay, che alla sua prima collezione (’59) desta l’entusiasmo non solo della stampa ma delle donne: sono in cento a volere il suo tailleur Crocus.

Nina Ricci
Evening dress firmato nel 1963

Ma Crahay entra a far parte di Lanvin (’63) e lo sostituisce Gérard Pipart, forse lo stilista più in sintonia con gli intenti della fondatrice: rispettare la figura e il benessere delle donne al di là dello stilismo. La misura appresa lavorando da Balmain, Fath e Givenchy, l’amore al dettaglio, l’armonia delle forme e del colore si alleano in Pipart per un piglio sportivo, elegante e la scioltezza di capi ampi e morbidi, cappe e bluse, spalle dolci e grandi colli, stampati a tema e voli di chiffon.

Il Dé d’Or ’87 consacra Pipart come l’autore della migliore collezione. Nel ’94 Nina Ricci è un formidabile gruppo presente in 130 Paesi, con oltre 100 linee di prêt-à-porter grazie all’apporto oculato di nuovi capitali e l’impegno del genero di Robert Ricci, Gilles Fuchs, rampollo di un’azienda profumiera di Grasse, preparato quindi a occuparsi di un’impresa che, nonostante i successi nella moda, basa il 75 per cento degli affari sul profumo.

Il nuovo millennio

Il nuovo millennio inizia all’insegna di Antonio Puig, il gruppo spagnolo che, specializzato nella cosmesi, ha acquistato Nina Ricci. Partecipa, insieme ad altre firme francesi come Cacharel e Christian Lacroix, a Lingerie Americas che si tiene al Metropolitan Pavillion & Altman Building di New York. James Aguiar succede a Nathalie Gervais e Massimo Giussani, autori dell’abbigliamento per donna. È il designer delle linee di prêt-à-porter donna e uomo e per gli accessori. La prima collezione uomo firmata Aguiar debutta nell’estate 2003.

Nina Ricci
Look da sera firmato da Nina Ricci nel 1962

Lars Nilsson e Oliver Theyskens

Lars Nilsson lascia Bill Blass e torna a Parigi con Nina Ricci. Il designer danese, che aveva abbandonato la capitale transalpina nel ’99 per trasferirsi a New York, tenterà di rilanciare la maison. Dopo aver rivoluzionato le caratteristiche del marchio, Lars Nilsson lascia il suo posto di direttore creativo al belga Olivier Theyskens, che debutta nel 2007 dopo aver risollevato le sorti di Rochas per un triennio. Lo stile gotico e personalissimo del giovane stilista viene riadattato per le esigenze del mercato, e Theyskens riesce a rinnovare lo stile del brand dandogli un tocco più leggero, casual, diverso dalla sartorialità classica di Rochas, riscuotendo un grande successo di critica e di vendite. Nel marzo 2009, Theyskens lascia la maison di comune accordo con le sfere dirigenziali, nell’ottica di una rimessa a punto degli orientamenti strategici.

Non è tutto oro quello che luccica

Al posto di Theyskens, dopo solo qualche settimana dal suo addio, giunge Peter Copping ma il suo contributo sembra non portare i risultati sperati. Tant’è vero che, dopo solo 5 anni lascia Nina Ricci per entrare nel team di Oscar de la Renta.

Nina Ricci
La moderna Nina Ricci

Il valzer di nomine continua con l’ingresso di Guillaume Henry (ex Carven) nelle vesti di direttore creativo a partire dal 2014. Secondo Ralph Toledano, presidente della divisione moda di Puig, Henry porterebbe risultati ambiziosi con “visione artistica, intuizione, intelligenza, carisma e curiosità”. Ma anche in questo caso, non è tutto oro quello che luccica. La griffe francese continua a brancolare nel buio e a sperare in progetti ambiziosi sempre più lontani. Anche per Henry si aprono le porte d’uscita nel marzo del 2018. Poco dopo, nel 2019,Nina Ricci annuncia la nomina del duo di stilisti composto da Rushemy Botter e Lisi Herrebrugh, vincitori del Première Vision Grand Prize durante indetto da Hyères International Festival of Fashion and Photography e finalisti del concorso internazionale Lvmh Prize for Young Designers.

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Escoffier, Marcel

Costumista francese di teatro e cinema. Figlio di un celeberrimo cuoco, studia arti decorative e debutta come assistente di Christian Bérard.

Escoffier. Costumista francese di teatro e cinema. Figlio di un celeberrimo cuoco, studia arti decorative e debutta come assistente di Christian Bérard. Negli anni ’30, è il teatro ad assorbirlo. Nel ’43, approda al cinema: i costumi di Carmen, film italo-francese di Christian Jacques, con Jean Marais e Viviane Romance. Lungo e proficuo il suo sodalizio di lavoro con Jean Cocteau, per cui realizza i costumi di Ruy Blas e di L’Aigle à deux testes nel 1947, di Orphée nel 1949, di Nez-de-Cuir nel 1951 e della Princesse de Clèves nel 1961. Escoffier appartiene alla scuola storicista, quella che in Italia è rappresentata da Gino Sensani e che punta a una ricostruzione esatta del costume d’epoca. Veste Gina Lollobrigida e Gérard Philippe in Fanfan la Tulipe. Visconti, nel ’53, gli affida i complessi guardaroba di Senso e gli affianca, per le divise militari, Piero Tosi. Quasi 20 anni dopo, è ancora sulla breccia: i costumi per Les Mariés de l’an II e per Giovanna d’Arco con la regia di Fassini alla Fenice di Venezia. Muore ad Ariccia il 9 gennaio 2001.

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