Sarchi, Wilma

Wilma Sarchi. Public Relation italiana. Ha cominciato la sua attività lavorando come redattrice-traduttrice presso un’agenzia di stampa.

Wilma Sarchi. Public Relation italiana. Ha cominciato la sua attività lavorando come redattrice-traduttrice presso un’agenzia di stampa. Nel 1975, fonda lo Studio 75 e, all’inizio degli anni ’80, vara, insieme ad alcuni colleghi, l’Istituto Studi e Formazione per le Relazioni Pubbliche.

Per conto dell’Associazione Industriali dell’Abbigliamento e Maglieria ha curato, in collaborazione con Beppe Modenese, gli uffici stampa di saloni moda (Anteprima, Ideamaglia, Modit) per poi estendere la sua collaborazione al Pitti di Firenze.

Wilma Sarchi ha contribuito all’affermazione della moda tedesca collaborando con l’Igedo di Düsseldorf. Specializzatasi nel settore dei prodotti di lusso o a elevato contenuto d’immagine, ha lavorato per più anni col Comitè Colbert (associazione francese che ragguppa le 72 marche storiche del lusso d’oltralpe), mentre in Italia ha contribuito all’affermazione di marchi storici della gioielleria quali Boucheron, Asprey e Marina B.

Dal ’92 si occupa, per l’Italia, di Louis Vuitton. Dal 1999 collabora con la divisione Lvmh Fashion Group di cui cura, oltre alla comunicazione istituzionale, i marchi Givenchy e Céline.

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Menichetti, Roberto

Menichetti Roberto (1966). Stilista italiano. Nasce in America, a Buffalo, ma cresce a Gubbio dove vive e lavora nell’azienda di famiglia.

Menichetti Roberto (1966). Stilista italiano. Nasce in America, a Buffalo, ma cresce a Gubbio dove vive e lavora nell’azienda di famiglia che produce i capi più esclusivi delle linee di Jil Sander e di Helmut Lang. Assunto nel ’90 come assistente di Claude Montana, dopo tre anni viene chiamato da Jil Sander.

La stilista tedesca lo nomina direttore creativo delle linee donna e capo progetto della linea uomo. Nel ’98, il giovane designer umbro si vede affidare da Burberry‘s il compito di rilanciare il marchio, sviluppando lo stile globale dell’azienda inglese oggi controllata da Great Universal Stores (Gus), catena della grande distribuzione anglosassone che nel ’98 ha fatturato 3363 miliardi di sterline pari a circa 10 mila miliardi di lire.

Le collezioni di Menichetti

La prima mossa è stata Burberry’s Prorsum: una collezione di tendenza prodotta a Gubbio e presentata, con successo, nel luglio del ’99 a Firenze durante la 52esima edizione di Pitti Immagine Uomo. (Daniela Fedi)

2001. Lascia la guida artistica di Burberry’s Prorsum nelle mani dell’inglese Cristopher Bailey.

menichetti

2002. Arriva sulle passerelle la prima collezione di Menichetti per Cerruti. Nino Cerruti, pur avendo ormai ceduto il 100 per cento della casa alla Fin.part, si esprime positivamente nei confronti del giovane creativo. Ma a marzo, dopo una sola stagione, il rapporto si chiude. Sarà l’azienda di famiglia a produrre la prima collezione personale di Menichetti. La sua moda maschile sarà presentata a Milano Moda Uomo nel gennaio 2004, un mese dopo toccherà alla linea femminile. La produzione sarà completata da una serie di accessori.

Dopo aver lasciato la maison Celine per la quale era stato nominato direttore artistico, nel marzo 2009 durante la Settimana della Moda di Milano presenta la collezione donna di Cruciani. Il brand di knitwear d’alta gamma ha infatti presentato i capi della linea womenswear disegnati da Menichetti, al quale è già stato affidato il restyling delle linee uomo e accessori.

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Slimane, Hedi

Hedi Slimane, tra i più infuenti stilisti del nuovo millennio. Ha dato prova del suo carisma in Dior Homme, Yves Saint Laurent e Celine

Slimane, Hedi (1968). Stilista di origine libanese. Vive e lavora a Parigi. È balzato agli onori della cronaca di moda per l’incarico, nel ’96, di disegnare la linea Yves Saint-Laurent Rive Gauche Homme, ottenendo un successo istantaneo. Non ha mai studiato moda. Dopo aver frequentato l’École du Louvre per seguire i corsi di storia dell’arte, nel ’90 è stato chiamato da José Levy, come direttore artistico.

È poi passato da Jean-Jacques Picart dove ha lavorato per 3 anni come assistente, mentre frequentava Hipokhagne, una fra le facoltà universitarie di più alto grado nel particolare sistema francese, e si preparava per essere ammesso a Scienze Politiche. Ha infine raggiunto la mitica maison di YSL, chiamato dal suo mentore Pierre Bergé. Dopo l’acquisizione della griffe da parte del Gruppo Gucci, è stato finanziato per lanciare la collezione uomo Black Tie con il suo nome. “Ha un talento così forte che merita un suo marchio. Sono un suo grande ammiratore”, ha commentato Tom Ford, direttore artistico del polo Gucci.

Ma Slimane, nel luglio del 2000, ha optato per Bernard Arnault, per Lvmh, entrando come direttore artistico delle collezioni uomo Dior. Nel settembre del 2001, il mensile americano GQ lo ha premiato come uomo dell’anno nella categoria dei talenti emergenti. Stilisticamente appartiene alla nuova corrente di giovani couturier che riabilita la sartorialità modellandola in forme e linee contemporanee. Elementi di “streetstyle” si fondono con alchimie sartoriali. Giacche sottili con cinture sottili da annodare in vita, tute da motociclista lineari come un tratto al nero di China, camicie fatte a mano ma in tulle stretch: esempi di una moda maschile sexy e androgina, spesso realizzata in materiali di derivazione “femminile”.

Collezione Celine primavera/estate 2019

Nel giugno del 2002, in occasione di Pitti Immagine Uomo, Slimane crea alla Stazione Leopolda di Firenze una grande installazione, Intermission, 34 monoliti alti 6 metri interpretano in chiave moderna la galleria degli specchi di Versailles e 400 neon in strutture metalliche ricreano i labirinti del giardino. Al posto dei lampadari della reggia, semplici ventilatori che diffondono un suono modulare. Niente vestiti, al loro posto una rilettura in chiave artistica del suo percorso creativo e un’interpretazione di “francesità”. L’evento è a cura di Francesco Bonami, coordinatore dei progetti artistici per Pitti, e di Jerome Sans, direttore del Palais de Tokyo a Parigi.

Il 7 marzo del 2012 Francois-Henry Pinault comunica l’ingaggio di Slimane in Yves Saint Laurent. Poco dopo l’annuncio, Hedi inizia a modellare il nuovo DNA del marchio a partire proprio dal nome che perde Yves a favore di Saint Laurent. Per quanto riguarda l’estetia, invece, lo stilista libanese non apporta modifiche significative. Focus sugli anni Ottanta e Novanta con abiti succinti, un revival del tuxedo e dello smoking, capo cult in assoluto della griffe.

Dopo soli quattro anni dalla firma del contratto, nel 2016 Slimane lascia la direzione creativa di Saint Laurent. Al suo posto giunge Anthony Vaccarello. All’origine dello scisma, dissidi per il rinnovo di contratto ritenuto insoddisfacente da Slimane che chiedeva un aumento di ingaggio. Il nulla di fatto, che porta al divorzio tra le due parti, sembrerebbe incomprensibile visto che il marchio, sotto la sua egidia ha registrato vendite raddoppiate. Secondo i dati riportati dal Wall Street Journal, infatti, nel 2011 il marchio fattura 353,7 milioni di euro a fronte dei 973,6 milioni del 2015.

Nel 2018 torna prepotentemente sulle scene firmando un contratto con Celine che gli affida la direzione creativa. Lo stilista “inciampa” nel suo ego, dimostrandosi poco incline a modernizzare l’estetica della maison francese. Hedi, infatti, trasferisce la sua creatività nel marchio senza studiarne il suo DNA, dimostrando una mancata flessibilità creativa. Difatti, la collezione di debutto, ispirata alla disco-music, sembra un copia e incolla dell’esperienza in Saint Laurent. Come per il marchio YSL,  anche per Céline Hedi lavora sul logo eliminandone l’accento.

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Coca, Johnny

Coca Johnny. Designer spagnolo, classe 1975. Si trasferisce a Parigi dove studia presso l’École des Beaux-Arts e all’École Boulle di Parigi

Nel 1996, terminati gli studi, inizia a lavorare nel team creativo di Louis Vuitton disegnando le borse sino al 2000. Dopo un breve periodo in Celine, Johnny entra nello staff di Bally occupandosi degli accessori. L’esperienza nella griffe svizzera è destinata a durare poco. Ritornato a Parigi, rientra in Celine nel 2010.

Celine. Modello Lugguage by Coca.

Per la casa di moda disegna pelletteria, scarpe, accessori, gioielli e occhiali da sole. È lui a firmare l’iconica borsa a trapezio di Celine, che diverrà un accessorio cult in brevissimo tempo. Nel frattempo, insegna anche moda al prestigioso Central St Martins di Londra.

Nel 2014 viene nominato alla direzione creativa di Mulberry, a seguito della partenza di Emma Hill. Per l’etichetta firma la collezione ready-to-wear donna, giocando con atmosfere romantiche e rurali, impressionando per una sartorialità composta. “Voglio creare una relazione più forte con l’artigianalità, introducendo elementi di modernità, e rendere il design più interessante per una clientela internazionale”, confessa. Lascerà la griffe nel 2020, quando verrà nominato direttore creativo degli accessori di alta gamma di Louis Vuitton. 

 

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CÉLINE

Céline, azienda francese nata nel 1945, dapprima si occupò di calzature per bambini su misura, per poi allargare gli orizzonti a tutto il mondo della pelletteria di lusso e del prêt-à-porter.

Le origini: Céline Vipiana

È ormai una lunga e radicata storia quella della moda firmata Céline. Céline Vipiana e il marito Richard aprirono la prima boutique nel 1946, a Parigi, al 52 di rue Malte.

Insieme crearono uno dei primi brand di lusso nel settore, Céline, un’azienda di calzature su misura per bambini. Poi, di anno in anno, il successo della maison consentì di allargare gli orizzonti. Céline Vipiana rimase come designer della casa di moda dal 1945 al 1997.

Céline Vipiana nel suo ufficio
Céline Vipiana nel suo ufficio

Nel 1960, il brand cambiò il suo target, iniziando a concentrarsi sulla moda prêt-à-porter femminile, con un approccio sportivo. Sempre nel ’63 Céline presentò una linea di scarpe da donna e nel ’66 debuttarono le collezioni in pelle.

Céline nel 1973 ridisegnò il suo logo “C” Sulky, legato all’ Arc-de-Triomphe, indubbio simbolo parigino.

LVMH rileva Céline

Nel 1996 il marchio venne ufficialmente rilevato da LVMH, Gruppo Arnault, proprietario di molteplici firme della moda e del lusso, per 540 milioni di dollari. In quel momento, LVMH rese popolare il marchio e aprì una boutique al 36 di Avenue Montaigne a Parigi.

L’azienda, affidata alla regia di Nan Lergeai responsabile di Dior per l’Estremo Oriente, ha attuato una politica di boutique monomarca in tutto il mondo, con particolare attenzione al mercato asiatico e statunitense.

Michael Kors

Nel 1997 Célin nominò lo stilista americano Michael Kors primo stilista e direttore creativo prêt-à-porter femminile. Dopo tale assunzione, il marchio si evolse rapidamente: nel maggio 2001 la società aprì la prima boutique monomarca a Londra, in New Bond Street.

Ad agosto, il Museo Isetan di Tokyo dedicò una retrospettiva a Céline, illustrando lo stile della maison dal 1945 ai giorni nostri, evidenziando le modifiche apportate nel 1997 con l’arrivo del direttore artistico Michael Kors.

Céline Micheal Kors, collezione primavera/estate 2001
Micheal Kors, collezione primavera/estate 2001

La celebre borsa Grant, grande successo degli anni ’60, era il pezzo forte e veniva cucita davanti ai visitatori sottoforma di miniatura in cartone. Gli acquirenti potevano personalizzare i pezzi in vendita, limitati e numerati, con il loro nome.

IL NUOVO MILLENNIO

Nel settembre 2001, con l’avvento della moneta unica europea, Céline, per celebrare l’evento, creò una collezione di accessori decorati con dodici monete.

Dopo Londra e Anversa, il Club Céline arrivò anche in Italia, nella nuova boutique inaugurata in Galleria Cavour a Bologna. La società prevedeva di aprire altri 100 punti vendita entro la fine del 2001.

La borsa Poulbot

Céline Borsa Poulbot in grigio
Borsa Poulbot in grigio

Nel maggio 2003 Céline presenta la nuova borsa Poulbot. Il nome deriva da Francisque Poulbot, artista contemporaneo di Toulouse-Lautrec, dal quale quest’ultimo venne ispirato quando dipinse i monelli di strada di Parigi.

Da quel momento, Poulbot ha sempre avuto il significato il monello e la borsa venne chiamata una borsa audace, “monella” o “mascalzona”. Si blocca come una borsa a spalla, bombata e rotonda con cuciture tenute insieme da rivetti metallici, realizzati in pelle di colori vivaci come arancio, fucsia e blu elettrico.

Inoltre, Céline disegnò una mini-collezione ispirata alle strade di Parigi. Il nome, Macadam, è quello del materiale di cui la città è pavimentata e che ad ella regala una forte identità stilistica (risale, infatti, al 1854). La collezione durò una sola stagione. Céline possiede ora ben 63 boutique in tutto il mondo.

Un periodo difficile

Nell’ottobre 2004, Roberto Menichetti divenne direttore creativo, sostituendo l’americano Michael Kors come capo artistico della storica maison francese. A maggio 2005, dopo solo due stagioni, la collaborazione tra il designer italiano e la maison francese giunse, consensualmente, al termine.

Céline Primo negozio Célin a Firenze
Primo negozio Célin a Firenze

A giugno, un prestigioso negozio fu inaugurato a Firenze, nella centralissima via Tornabuoni (nel 2004 era già stata aperta una boutique a Roma in via Condotti). Fu una degna celebrazione del 66° anniversario della griffe, che, rispetto ai 4 anni precedenti, mostrò una crescita del fatturato del 50%.

Un anno dopo, la designer croata, Ivana Omazic, Ivana Omazic venne nominata direttrice artistica accettando la sfida di modificare l’immagine della griffe pur mantenendo intatte le caratteristiche di base, cioè quella côté sportswear propria della tradizione Celine. Ex consulente del marchio, Ivana Omazic in precedenza aveva anche lavorato con Prada, Jil Sander e Miu Miu. Lavorò per Céline fino al 2008.

Phoebe Philo

Il 4 settembre 2008 il Gruppo LVMH nominò Phoebe Philo nuovo direttore creativo e membro del consiglio di amministrazione. La designer concentra l’attenzione sugli asptti sartoriali e sui materiali di pregio. Vogue definì il nuovo look estetico che Phoebe Philo diede al brand come “cool minimal trend“.

Céline Phoebe Philo, collezione primavera/estate 2015
Phoebe Philo, collezione primavera/estate 2015

Nel 2014, all’auge, la Maison aprì nuovi flagship store a Mount Street (Londra), in Avenue Montaigne (Parigi), a Omotesando (Tokyo), a SoHo (New York) e in Plaza 66 (Shanghai). Alla fine del 2014, Céline aveva completamente rinnovato la sede al 16 di Rue Vivienne, edificio storico risalente al 1653: nella lista dei patrimoni nazionale, posizionato nel cuore di Parigi, originariamente fu di proprietà del re Luigi XIII.

Nel 2015, per essere fedele allo spirito minimalista di Céline, il marchio scelse uno dei più famosi scrittori americani, Joan Didion, come volto della campagna primavera/estate 2015.

Situazione attuale

Céline Collezione primavera/estate 2017
Collezione primavera/estate 2017

L’anno 2017 ha portato molti cambiamenti a Céline: primo fra tutti, Séverine Merle è entrata a far parte della maison come nuovo CEO. A febbraio, il marchio ha finalmente lanciato un account Instagram ufficiale, rafforzando la sua presenza sui social.

Il sito Web ufficiale di Céline è uno dei pochi siti di moda senza e-commerce, ma diventando le vendite online fondamentali per la moda, il 27 febbraio, Céline ha annunciato l’intenzione di voler riparare a tale mancanza.

Ad agosto, Céline è entrata per la prima volta nel mercato indiano, firmando una partnership esclusiva con Le Mill, un concept store di Mumbai. Dopo aver ricoperto la carica di direttore creativo per 8 anni, Phoebe Philo si prepara a lasciare Céline entro fine 2017.

Celine perde l’accento con Hedi Slimane

Il post di Instagram di Celine con il nuovo logo

Da Gennaio 2018 viene nominato un nuovo direttore Creativo Artistico e di Immagine, non uno qualunque, ma bensì Hedi Slimane, uno dei creativi più gettonati degli ultimi anni. Reduce da Yves Saint Laurent, il designer ha subito deciso di inserire una linea Uomo e una di Couture e di profumi.

Dopo dieci anni di direzione sotto l’occhio vigile di Phoebe Philo, il genio assoluto della moda degli anni 90 inizia ad incarnare le nuove generazioni nel brand Cèline.

GLI ULTIMI SVILUPPI

A settembre decide di azzardare una mossa coraggiosa, cambiare la comunicazione del marchio. Così prende in mano il profilo Intagram del marchio e cancella il passato, aprendo definitivamente un nuovo capitolo.

Una sola immagine appare al momento sul social network, così come nel suo sito ufficiale: quello di una specie di cortina di carta dorata, una sorta di sipario che sembra srotolarsi all’infinito, in attesa di svelare  la nuova strategia del marchio. Appare il nome CELINE, che ha perso il suo accento acuto, in lettere maiuscole nere su fondo bianco. Il nuovo logo si ispira  direttamente a quello storico degli anni ’60.

Il carattere tipografico è modernista, risalente agli anni ’30. L’accento scompare per motivi di riduzione e purezza. La menzione “Paris”, storicamente molto presente, torna in modo istituzionale nel nuovo concept di packaging e sulle griffe delle nuove collezioni, ma si precisa che l’indicazione Paris non apparirà sulle campagne pubblicitarie di Celine.

Hedi Slimane sceglie Lady Gaga come nuova ambasciatrice per svelare il suo nuovo modello di borsa, sobria e in pelle nera, subito pubblicata sui social della cantante.

31 Février

31 Février. Marchio di borse, creato nel 1987 da Hélène Népomiatzi e Marc Gourmelen. Si è distinto per l’originalità e l’ironia delle creazioni. Più che veri e propri oggetti d’uso, si tratta di accessori sorpresa. I due stilisti hanno debuttato disegnando per Lagerfeld e hanno continuato poi sulla scia dell’imprevedibilità. Hanno anche una seconda linea battezzata Jour Férié e uno show room a Parigi in rue du Faubourg Saint-Honoré. &quad;Successivamente, Hélène Népomiatzi abbandona l’avventura 31 Février per fondare un nuovo marchio, 69-96, in collaborazione con Claire Savary, con la quale aveva collaborato presso Céline e Nina Ricci accessori. Anche qui, l’ispirazione è provocatoria e mixa lusso e stile di strada, trovando spazi di vendita nelle boutique Maria Luisa a Parigi e Tracey Ross a Los Angeles. Marc Gourmelen, altra anima del marchio 31, diventa invece direttore creativo del marchio di pelletteria italiana Bric’s nel 2007.