Platt, Lynes George

Platt Lynes George. Fotografo americano. Le sue insolite immagini di moda, vagamente surrealiste, sono state assimilate ad quelle di Cecil Beaton

Lynes George (1907-1955). Fotografo americano. Le sue insolite immagini di moda, di spirito vagamente surrealista, sono state assimilate ad quelle di Cecil Beaton. Era autodidatta. Ha debuttato nel 1932. Inoltre, ha collaborato ad Harper’s Bazaar e ha guidato lo studio fotografico di Vogue dal ’46 al ’48.

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Thaarup, Aage

Thaarup Aage (1907-1987). Modista danese. Nasce a Copenaghen. Fa pratica nel laboratorio di cappelli di un grande magazzino della sua città natale.

Thaarup Aage (1907-1987). Modista danese. Nasce a Copenaghen. Fa pratica nel laboratorio di cappelli di un grande magazzino della sua città natale. Vendendo cappelli di altri, gira l’Europa. Emigra in India dove i suoi cappellini fanno delirare il mondo coloniale femminile. Nel ’32 si trasferisce a Londra e apre una bottega in Berkeley Street. È Beaton a fiutare il suo talento e ad aprirgli le pagine di Vogue. Tanto basta a calamitare nell’atelier la società aristocratica, con alla testa le principesse di casa reale, e il jet set. È sua cliente Vivien Leigh. Piacciono le sue ardite invenzioni per cui usa spille da balia, ferri da maglia, finti ortaggi e ricicla copricapo della tradizione regionale, come il basco e il berretto bretone. Nel dopoguerra, allarga i suoi obiettivi e crea per il grande pubblico cappelli di serie, come i Teen and Twenty, senza per questo lasciar perdere le élite. Molti fra gli incredibili cappellini della giovane regina Elisabetta sono suoi.

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Uféras, Gérard

Uféras Gérard (1962). Fotografo francese. Nato a Parigi, dove vive e lavora, si dedica al fotogiornalismo. Ha lavorato per Marie Claire Italia e Francia …

Uféras Gérard (1962). Fotografo francese. Nato a Parigi, dove vive e lavora, si dedica al fotogiornalismo lavorando dal 1984 in stretto contatto con il quotidiano Libération (e partecipando alla creazione dell’agenzia Vu, prima di passare a Rapho) ma anche con Time, L’Express, The Independent Magazine, The New York Times, Le Monde. Uféras, accanto a questa ricerca, ne sviluppa una sulla moda e sulla pubblicità pubblicando su Beaux-Arts, Jardin des Modes, Das Magazin, Marie Claire Italia e Francia, D la Repubblica delle Donne, Madame Figaro, Io Donna, The Fashion. Numerosi i premi e le mostre personali.

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Vogt, Christian

Vogt Christian (1946). Fotografo svizzero. Dopo gli studi alla Scuola di arti decorative di Basilea. E’ noto per le sue raffinate ricerche sul nudo

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Vogt Christian (1946). Fotografo svizzero. Dopo gli studi alla Scuola di arti decorative di Basilea, intraprende una serie di viaggi, lavora come assistente a Monaco presso Will McBride e, dal 1970, apre un suo studio a Basilea, dove vive.

Molto noto per le sue raffinate ricerche sul nudo artistico, lavora con successo nei campi della moda e della pubblicità collaborando con le riviste Du, Camera, Photo, Life e realizzando numerose mostre personali e collettive.

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Cecil Beaton

Victoria and Albert Museum

Victoria and Albert Museum, voluto dalla regina Vittoria come espressione del gusto e delle tendenze sotto il suo regno; inaugurato nel 1840…

Victoria and Albert Museum, voluto dalla regina Vittoria come espressione del gusto e delle tendenze sotto il suo regno; inaugurato nel 1840 con il preciso intento di raccogliere un patrimonio di tessuti pregiati e di studiare nuovi materiali per l’alta sartoria, nel tempo si è maggiormente orientato alla moda e oggi raggruppa la collezione più importante del mondo (80 mila reperti) per quanto riguarda stoffe, abiti e costumi. Il Victoria and Albert Museum, dal 1971, sceglie di focalizzare la sua attenzione sui creatori del ‘900. Tra le sale più visitate, quella allestita da Cecil Beaton per la mostra permanente dal titolo ‘400 Years of fashion. Nel tempo il museo ha allargato i propri interessi ad altri settori dell’arte e dell’artigianato.

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Beaton, Cecil

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Beaton, Cecil Walter Hardy (1904-1980). Fotografo inglese. A lui si deve il ritratto dell’alta società internazionale, per oltre mezzo secolo. Cominciò infatti a fotografare quando era alla High School Harrow di Londra e poi al St John’s College di Cambridge.

Dal manierismo ancora quasi vittoriano dei primi ritratti – Daphne du Maurier, per esempio – si arriva alle pose “arrabbiate” del pittore Graham Sutherland e del poeta Auden.

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Daphne du Maurier by Cecil Beaton

Grande snob, era attratto dai personaggi famosi i cui ritratti “costruiva” con cura. In Inghilterra, fu per decenni il fotografo di corte, contribuendo a creare l’immagine di Mary, la regina madre, e di Elisabetta II.

Divi e Greta Garbo

Intanto, nel ’30, già famoso per i servizi di moda su Vogue, aveva scoperto Hollywood: infinita è la serie dei divi che si misero in posa davanti al suo obiettivo per Vanity Fair. Tra questi, Buster Keaton, Gary Cooper, Lillian Gish, Vivien Leigh, Norma Shearer, Johnny Weissmuller, Marlene Dietrich, Marlon Brando – giovanissimo nel ’47 -, Audrey Hepburn, Sinatra e il suo clan, Marilyn Monroe e soprattutto Greta Garbo. Lui stesso, nelle sue memorie, scrive che la diva era stata la sua unica passione femminile: dopo averla idoleggiata e inseguita per anni, riuscì infine a ritrovarla a New York soltanto nel ’46: se ne innamorò al punto di chiederle, invano, di sposarlo.

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Cecil Beaton e Greta Garbo

Beaton alle armi

Nel ’40 l’uomo che della frivolezza e della raffinatezza aveva fatto la filosofia della sua vita, lo chiamarono “alle armi”. Gli furono chieste dapprima le fotografie ufficiali della regina da mandare alle truppe e, poi, di ritrarre sir Winston Churchill alla scrivania ordinatissima, sigaro gigante in bocca, sguardo sornione.

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Winston Churchill

Pubblicarono la sua immagine di una bambina londinese, ferita durante un bombardamento e ricoverata in ospedale, sulla copertina di Life e contribuì a convincere l’opinione pubblica americana della necessità di entrare in guerra.

 Fotografò la metropolitana di Londra divenuta rifugio antiaereo: poi fu inviato dal ministero dell’Informazione a documentare la guerra in Nord Africa e in Estremo Oriente.

Finito il conflitto, ritornò al mondo dorato internazionale e alle sue passioni, fra cui il teatro e il cinema come costumista: Anna Karenina nel ’47 con Vivien Leigh; My fair lady a Broadway nel ’56 e successivamente, l’omonimo film con Audrey Hepburn per il quale vinse un Oscar; Gigi nel ’57.

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Audrey Hepburn in “Gigi”

Fu nominato baronetto nel ’72. Ormai semiparalizzato ma deciso a non arrendersi, realizzò per Vogue il suo ultimo servizio sulle collezioni di moda dell’autunno ’79. Lo scrittore Truman Capote ha detto di lui: “È la straordinaria intelligenza visiva che permea le sue fotografie ciò che rende l’opera di Beaton unica. Gli storici del prossimo secolo gli saranno ancora più grati e riconoscenti di noi”. Fra i suoi libri: The book of beauty del ’30 e The best of Beaton del ’68. Nel ’71, il Victoria and Albert Museum di Londra ha esposto il suo lavoro di testimone della moda.

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Agha, Mehemed Fehmy

Agha, Mehemed Fehmy (1896-1978). Art director. Ucraino, in fuga dalla rivoluzione sovietica del ’17, approda a Parigi dove inizia la sua carriera come…

Agha, Mehemed Fehmy (1896-1978). Art director. Ucraino, in fuga dalla rivoluzione sovietica del ’17, approda a Parigi dove inizia la sua carriera come illustratore e fotografo alla Dorland Advertising Agency. Poi, agevolato dal fatto che parla cinque lingue (russo, francese, turco, inglese e tedesco), comincia a proporre le sue illustrazioni a vari periodici stranieri. Queste collaborazioni gli aprono, nel ’28, le porte di Vogue Germania. Nel ’29, notato dall’editore Condé Nast, è chiamato a Vogue America, dove, come art director, rivoluziona la grafica e le copertine.

agha
Alcune delle sue copertine

Durante la sua lunga gestione, il mensile ospita gli scatti di grandi fotografi come Cecil Beaton. Agha è citatissimo nel libro Always in Vogue di Edna Woolman Chase e Ilka Chase. Inoltre, poco prima della sua scomparsa, viene citato nella “Hall of fame” dell’Art Directors Club (1972).