Museo della Calzatura di Vigevano

Museo della Calzatura di Vigevano.Viene istituito alla fine del 1958 e intitolato al suo ideatore, il cavaliere del lavoro Pietro Bertolini.

Omaggio a quella che è stata per anni l’attività produttiva trainante della cittadina lombarda. Viene istituito alla fine del 1958 e intitolato al suo ideatore, il cavaliere del lavoro Pietro Bertolini. Pioniere dell’industria calzaturiera nonché collezionista di modelli di scarpe, antiche e moderne, provenienti da ogni zona del mondo.

Attualmente il museo è collocato in una delle ampie sale di Palazzo Crespi edificio in cui ha sede anche la biblioteca civica. Ma è in progetto un suo trasferimento al Castello Sforzesco. Degli oltre 2 mila pezzi che vennero selezionati in vista della sua apertura, ne sono stati conservati circa 500. Ne sono esposti in forma permanente 200 (300 non sono visibili al pubblico per mancanza di spazio). Al momento della sua ideazione, venne data ampia pubblicità all’iniziativa. Non mancò la risposta da parte di enti, collezionisti, turisti, operatori economici e persino organizzazioni missionarie che contribuirono a inviare al museo pezzi di grande interesse e pregio.

Vi si trovano così esposte una scarpa appartenuta a Benito Mussolini, calzature di papa Pio XI, le scarpe di papa Giovanni XXIII durante il Conclave in cui fu eletto pontefice. Una calzatura ritrovata nel Castello di Vigevano che si ritiene appartenuta a Beatrice d’Este, stivaletti militari di varie epoche, babbucce indiane e persiane. Anche le curiose “calzature cinesi per piedi rattrappiti”, sandali delle tribù nigeriane, mocassini delle tribù Cheyenne e Soshone, stivaletti da cowboy, stivali esquimesi. Ci sono  anche ricostruzioni alcune calzature antiche, tra cui quelle di Carlo Magno.

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Civiche Raccolte d’Arte Applicata

Civiche Raccolte d’Arte Applicata: Milano, Castello Sforzesco.

Il settore abbigliamento e tessuti nasce tra il 1904 e il ’14. I primi abiti vengono comperati, mentre la collezione di accessori ha inizio con la scoperta di calzature del ‘500 e del ‘600 nelle fondamenta del Castello durante le opere di restauro.

La raccolta delle Civiche include abiti, ricami, paramenti sacri e tessuti (più di 2 mila, dai copti agli esempi di tessitura industriale del XX secolo) di vario genere. L’entusiasmo dell’avvio del museo portò ad attribuzioni oggi considerate errate. Ad esempio, il nucleo di abiti neoclassici che si credette provenisse dal guardaroba di Elisa Bonaparte Baciocchi. I bombardamenti su Milano della seconda guerra mondiale distrussero parte del patrimonio delle Raccolte d’Arte Applicata.

museo delle arti decorative milano

Nel ’72 la storica del costume Rosita Levi Pisetzky riaccende l’interesse civico per la raccolta regalando la sua collezione privata e innescando così altre donazioni, corroborate da importanti acquisti da parte del Comune: le collezioni Mora, Regazzoni, Fortuny e, nell’88, un vasto repertorio di moda milanese degli anni ’30 e ’40.

Interessante il fondo di abiti folcloristici che provengono per lo più dall’Esposizione Industriale di Milano del 1881. Accanto agli spazi che ospitano, un po’ alle strette, gli armadi e gli archivi, opera la Raccolta di Stampe Bertarelli che contiene molto materiale relativo alla moda.

stampe bertarelli