Temple St. Clair Carr

Temple St. Clair Carr. Marchio di oreficeria e gioielli. Prende il nome dalla sua designer che adora l’arte e la storia antica

Temple St. Clair Carr. Marchio di oreficeria e gioielli. Prende il nome dalla sua designer che, nata in un paesino della Virginia, si appassiona agli oggetti antichi di cui diventa collezionista. Adora l’arte e la storia antica e passa molti anni in Italia a studiare. Nel 1987, lancia la sua prima linea di gioielli e conquista subito il pubblico americano. Le sue creazioni più famose sono quelle in stile bizantino, che fanno parte della collezione archeologica. Nei suoi lavori si intuisce anche una passione per il lavoro artigianale che lei continua ad approfondire nei laboratori di Firenze. Oggi il quartier generale è a New York, e vende a oltre 100 retailer tra Stati Uniti, Europa e Asia.

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Minaudière

Minaudière. Piccola borsetta da sera in metallo creata per la prima volta da Cartier nel 1900. Oggi può essere decorata con strass e pietre dure

Piccola borsetta da sera in metallo creata per la prima volta da Cartier nel 1900. Oggi può essere decorata con strass e pietre dure, la si porta anche a tracolla, con o senza catena.

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Myrvold, Pia

Myrvold Pia (1960). Stilista e artista norvegese. Autodidatta dell’arte e della moda, comincia il suo percorso creativo alla fine degli anni ’70.

Myrvold Pia (1960). Stilista e artista norvegese. Autodidatta dell’arte e della moda, comincia il suo percorso creativo alla fine degli anni ’70.

Le sue espressioni artistiche spaziano dalla pittura alla performance art. Si avvicina all’arte tessile e alla moda pronta “che lei definisce “wearable art” nel 1983 con una collezione di capi fatti per sembrare modellati in fango bagnato.

Dal ’94 sfila alla settimana della moda parigina. Nel ’98 disegna per la prima volta una collezione uomo. Lo stesso anno, crea un abito particolare per Cartier, in occasione della presentazione di Paris Identity, una nuova collezione di gioielli.

Per l’inverno ’98-’99 Myrvold si presenta alla settimana parigina con una serie di abiti interattivi. La collezione Post Machine, la sua nona, dispone di interruttori posizionati sui tessuti che consentono alle modelle di attivare suoni e immagini. Per l’occasione utilizza vecchie radio, telefoni e grammofoni riciclati.

Dream Sequence è il biglietto da visita per il nuovo millennio, linea ispirata idealmente e per confessione della stessa designer, ai grandi sognatori dell’epoca moderna, che con piccoli atti di disobbedienza civile ribadiscono il loro sforzo non violento verso un mondo migliore.

Myrvold

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Van Cleef & Arpels

Van Cleef & Arpels. Gioielleria francese fondata nel 1906 da Alfred Van Cleef (1873-1938) e dai cugini Charles, Julien e Louis Arpels.

Van Cleef & Arpels. Gioielleria francese. Le creazioni della maison parigina — fondata nel 1906 da Alfred Van Cleef (1873-1938) e dai cugini Charles, Julien e Louis Arpels, esperti in pietre preziose — hanno realmente fatto storia. La sede principale era ed è in place Vendâme, ma nel giro di pochissimi anni a essa si affiancarono i negozi di Nizza, Deauville, Vichy, Cannes. I primi anni ’20 videro i gioielli Van Cleef & Arpels interpretare con tempestività lo stile orientale e neo egizio che furoreggiava nei salotti francesi. Il Déco era alle porte.

L’approdo a Montecarlo

Nel ’29 si inaugurò il negozio di New York, nel ’35 quello di Montecarlo. Negli anni ’30, si definì lo stile della maison che propose creazioni totalmente innovative adottando un tipo di montatura prima mai utilizzato: il serti invisibile. Questo accorgimento tecnico, che permetteva di presentare le gemme senza lasciar intravedere il metallo sottostante, diede il via a una produzione giocata soprattutto su modelli d’ispirazione floreale — rose, camelie, crisantemi, foglie d’edera — e animalier.

Collier Van Cleef & Arpels

Alla stessa epoca risale l’invenzione del bracciale Ludo Hexagone, costruito su maglie geometriche a forma di caselle d’alveare. Apprezzatissime inoltre le clips, tra cui le famose Passe-partout (’38), da indossare separatamente sul rever della giacca o, insieme, montate su collier chaïne-serpent.

Fu soprattutto merito di Louis Arpels, con le sue molteplici conoscenze nell’ambito del jet set, se la maison incontrò tanto successo in tutto il mondo. Sensibile nel captare le suggestioni offerte dalle tendenze del gusto e dai fatti d’attualità, la maison lanciò varie creazioni di carattere innovativo come la collana zip (o “fermeture éclairé”), ispirata alla cerniera lampo, e il collier “coriphée”, composto da una serrata fila di ballerine in oro con tutù di brillanti. Negli anni ’50, trionfò la lavorazione a merletto del filo metallico intrecciato, ritorto, godronato.

Van Cleef & Arpels. L’arrivo di Cartier

Nacquero le clips a cristaux de neige. La firma fece storia anche per quanto riguarda gli accessori preziosi. Le minaudières degli anni ’20, borsette da sera in veste di astuccio in oro e gemme, sono ancor oggi famose. L’azienda, affermatasi a livello internazionale con gioielli, profumi e orologi (notevole l’espansione sui mercati orientali), attualmente è guidata dalla terza generazione Arpels che ha conservato il 20 per cento delle azioni, mentre nel ’99 il 60 per cento è stato acquistato da Cartier.

Lalique, René Jules

Lalique René Jules (1860-1945). Gioielliere francese.

Il più versatile e fecondo creatore di gioielli in stile Art Nouveau.

Lalique René Jules (1860-1945). Gioielliere francese.

Il più versatile e fecondo creatore di gioielli in stile Art Nouveau.

Nel 1885 fondò a Parigi l’azienda dove cominciò a disegnare e produrre per sé e per altri gioiellieri (Boucheron e Cartier).

Celebri le parure di scena create da Lalique per l’attrice Sarah Bernhardt. L’Esposizione Universale di Parigi del 1900 consacrò la sua fama. L’interesse per i materiali anche non preziosi lo indusse a sperimentare vetro, corno, avorio, madreperla, pietre insolite per l’epoca come l’opale e la tormalina.

Lalique

Collana oro con opali e ametiste

La natura e la donna, in particolare, furono la sua primaria fonte d’ispirazione sia per quanto riguarda il gioiello sia per l’oggetto d’arredo in vetro.

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YIQING YIN

Yiqing Yin, nata a Pechino nell’85, unisce nel suo stile origini cinesi, cultura francese e australiana, dando origine a un mix interessante che spesso ispira le sue collezioni.

Indice

  1. Le origini
  2. Premi e riconoscimenti
  3. Partnership
  4. Lo stile di  Yiqing Yin
  5. Le collezioni

Le origini

Yiqing Yin nasce a Pechino nel 1985. Fin dall’infanzia, Yiqing si ritrova a viaggiare in giro per il mondo. All’età di quattro anni, infatti, abbandona la sua amata terra. Le sue origini cinesi si mischiano con la cultura francese e australiana dando origine a un mix interessante che spesso ispira le sue collezioni.

Dizionario della Moda Mame: Yiqing Yin. Abito collezione The red list
Abito collezione The red list

Premi e riconoscimenti

Laureata all’ENSAD (Scuola Nazionale di Arti Decorative di Parigi), nel 2009 il suo senso estetico ha ricevuto plausi durante il Grand Prix de la Création di Parigi.

Nel 2010, durante il Festival Internazionale della Moda di Hyères, le sue creazioni sono state esposte anche all’intero del Ministero della Cultura Francese. Non mancano, inoltre, esposizioni nel Théâtre National de Chaillot e nella prestigiosa Galerie Joyce.

Nel giugno del 2011 vince il Premio ANDAM debuttando, ufficialmente, nell’Haute Couture Week di Parigi. Lo stesso anno, Yiqing Yin è tra gli otto giovani designer selezionati da Vogue Paris ad avere l’opportunità di ricevere una vetrina espositiva all’Hotel de Crillon durante la Paris Fahion Week.

Partnership

Nel 2013 ha inizio una fruttuosa collaborazione con maison Léonard dirigendo la linea ready-to-wear.

A soli trentadue anni vanta partnership prestigiose, affiancando griffe di lusso come CartierHermèsGuerlainLancôme e Swarovski. L’importante confronto con aziende di un certo spessore internazionale le apre le porte dell’Haute Couture.

Dizionario della Moda Mame: Yiqing Yin. Stellar, abito scultura realizzato con Bastien Carrè
Stellar, abito scultura realizzato con Bastien Carrè

Lo stile di Yiqing Yin

Nel dicembre del 2015, la Fédération Française de la Couture attribuisce al suo lavoro la denominazione di Alta ModaYin è un’artista poliedrica. La sua visione esplora, egregiamente, multiformi realtà artistiche.

Su invito della Biennale di Venezia, edizione del 2013, realizza l’opera “In-Between”. Nella collezione “Blooming Ashes” combina il tessuto con la luce creando l’abito Stellar in collaborazione con lo scultore Bastien Carré. Per il teatro, inoltre, firma gli abiti di esibizione per la ballerina Dorothée Gilbert e il collega Mathieu Ganio, per l’opera Tristano e Isotta diretta da Giorgio Mancini.

Dizionario della Moda Mame: Yiqing Yin. In-Between, opera realizzata per la Biennale di Venezia 2013
In-Between, opera realizzata per la Biennale di Venezia 2013

“Per me, la Couture, è davvero una piattaforma per la libertà creativa, per l’espressione, la sperimentazione. Mi piace molto perché ho sempre mantenuto un approccio molto scultoreo. In un certo senso, fornisce uno spazio più grande per questo tipo di espressione, spingendo il limite per l’arte, l’emozione e il racconto. Puoi anche spingere il confine del materiale che usi e questo mi piace davvero” Yiqing Yin

La donna immaginata da Yin è piena di paradossi. È complessa, sensuale e mascolina allo stesso tempo.

Le collezioni

La sua prima collezione, firmata nel 2010, utilizza seta, chiffon, organza e garza di seta mescolata al cotone per conferire maggiore dinamicità alla plissettatura.

“Guardo il capo come un’armatura flessibile. Mi piace il paradosso di scolpire l’idea di “armatura” che ha la gente; la scolpisco con qualcosa di leggero e fragile come l’organza” Yiqing Yin

Yiqing Yin inizia a introdurre nuovi materiali nelle sue collezioni come pellicce e cristalli grazie a sponsor come Saga Fur e Swarovski. Per la collezione “Ouvrir Venus” la stilista cinese si è lasciata ispirare dall’anatomia umana sviluppando, ad esempio, un abito con tagli diagonali e plissettature.

Dizionario della Moda Mame: Yiqing Yin. Abito con struttura in gabbia, piume di fagiano, oca, struzzo della collezione Spring of Nuwa
Abito con struttura in gabbia, piume di fagiano, oca, struzzo della collezione Spring of Nuwa

Per il défilé autunno/inverno 2013, intitolata “Spring of Nüwa”, la designer celebra la dea Nüwa, personaggio di una celebre leggenda cinese che ha plasmato i primi uomini di argilla. Le micro pieghe sono state ottenute con una vecchia tecnica di ricamo il cui tessuto è raccolto con filo ricamato e punti decorativi. Per Spring of  Nüwa la stilista ha prestato attenzione alla parte superiore dei capi evidenziando il retro con piume o nodi di seta intrecciata. La sua gabbia in crinolina è stata ricoperta di piume di fagiano, pavone, oca e pennacchi di struzzo.

Nel 2017 è stata nominata capo dell’ufficio stile di Poiret, storica maison francese fondata dal primo sarto della moda, Paul Poiret.

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Backhaus Maria Vittoria

Backhaus Maria Vittoria (1942). Fotografa italiana. Lavora a Milano. È considerata di primissimo piano nello still life: accessori, gioielli e oggettistica.

Backhaus Maria Vittoria (1942). Fotografa italiana. Lavora a Milano. È considerata di primissimo piano nello still life: accessori, gioielli, oggettistica, cucina. Ha studiato scenografia all’Accademia di Brera e ha cominciato il mestiere come reporter (per il settimanale Tempo) nella seconda metà degli anni ’60. Successivamente Maria Vittoria ha fotografato la moda, collaborando soprattutto a Vogue Italia e diventando grande amica di Walter Albini. È per il mensile Casa Vogue, sotto la direzione di Isa Tutino Vercelloni, che ha iniziato lo still life, dimostrando subito talento, sicurezza di gusto e perizia di luci. Usa grandi formati.

Durante la sua carriera, tra i tanti, ha lavorato per Giorgio Armani, Braccialini, CartierCasadei, Della Valle, Dolce & Gabbana, Gianfranco Ferré Salvatore Ferragamo, La Rinascente, Moncler, Prada, Sambonet, Tod’s, Trussardi, Versace e Zegna.

È nipote di Arnaldo Mussolini e figlia di Vito, ultimo direttore del Popolo d’Italia. Ha sposato Giorgio Backhaus, traduttore di Max Horkheimer e di Theodor Adorno, filosofi della Scuola di Francoforte.

Cartier

Cartier. Il Brand che ha più di un secolo e mezzo continua ad affascinare

Cartier. Il Brand ha ormai più di un secolo e mezzo, ma la sua vitalità creativa non conosce flessioni e non ha perso il diritto a essere considerata la capofila mondiale nel gruppo delle grandi firme internazionali. Fu un piccolo laboratorio orafo a dare vita ai primi esemplari di una produzione che sarebbe stata apprezzata, qualche decennio più tardi, dalle corti reali di tutto il mondo.

Cartier: le origini 

Nel 1847, Louis Franµois Cartier apre la sua prima bottega a Parigi, in rue Montorgueil. Dodici anni dopo, trasferitosi in Boulevard des Italiens, comincia a farsi apprezzare dalla clientela più prestigiosa ed esigente della capitale. Quando il figlio Alfred entra in azienda, la produzione ha un notevole sviluppo. Data al 1899 il trasferimento in Rue de la Paix, quando ormai la gioielleria Cartier aveva assunto grande notorietà. Un anno prima, nel ’98, il figlio di Alfred, Louis, aveva stretto una liaison particolarmente proficua con il bel mondo parigino sposando Andrée Worth, figlia del celebre sarto Charles Frédéric Worth. La gioielleria, situata a pochi passi dall’atelier di moda, attira l’interesse per i suoi straordinari pezzi creati in stile ghirlanda ispirato all’arte del XVIII secolo.

Cartier fuori dalla Francia 

Dopo il successo riscosso presso la corte inglese in occasione dell’incoronazione di Edoardo VII .  Proprio allora, a proposito di Cartier, Edoardo pronunciò la celebre frase “roi des joailliers parce que joaillier des rois”, viene inaugurata una succursale a Londra in New Burlington Street, sotto la direzione di Jacques Cartier, fratello minore di Louis. È il 1902. A Pierre viene, invece, affidato nel 1908 il negozio di New York di Fifth Avenue.

I pezzi più famosi 

Risalgono a quei primi anni del ‘900 gli orologi più famosi: Santos, realizzato nel 1904 per l’aviatore Alberto Santos-Dumont, Tonneau (1906) e Tortue (1912). Louis è l’anima del gioiello Cartier di cui plasma l’immagine grazie alla sua sensibilità artistica. Curiosità intellettuale, gusto creativo che non conosce confini né culturali né geografici. Gran viaggiatore, frequentatore di salotti mondani, è uomo dal piglio disinvolto e aristocratico. Dal 1907, abbandonando il genere ghirlanda, inventa motivi geometrici che precorrono il Déco. Suggestionato dall’arte orientale, dai Balletti Russi, portati a Parigi da Diaghilev, dalla moda neoegizia imperante nei primi anni ’20, conduce a compiuta realizzazione lo stile Cartier.  ai Gioielli in onice, cristallo di rocca, smalto, corallo, brillanti, pietre preziose. Nascono i celebri “orologi misteriosi”, capolavori di virtuosismo tecnico giocati sulle magie cromatiche delle pietre dure.

Cartier
Cartier Santos 1901

 

Il contribuito di Jeanne Toussaint 

É la volta delle creazioni Tutti Frutti negli anni ’30: protagoniste sono le pietre preziose di colore. Si è nel frattempo affiancata a Louis, per la progettazione, Jeanne Toussaint, creatrice di grande talento che avrebbe firmato molti pezzi celebri: dalle trousse ai portasigarette, dagli orologi ai gioielli. Celebri la spilla a forma di fenicottero del ’40 e la spilla Panthère del ’49, create entrambe per Wallis Simpson, Duchessa di Windsor. Dal ’45, dopo la scomparsa di Louis e di Jacques, al vertice del Gruppo, come presidente, sale Pierre Cartier che mantiene la carica fino alla sua morte nel ’64.

Cartier Spilla Panthère
Spilla Panthère

Ne raccoglie il bastone di comando Robert Hocq. Più tardi, gli subentra Alain Dominique Perrin che è ancora al timone dell’azienda e che commercialmente l’ha aperta anche a una clientela più giovane. Nell’81, la Maison lancia il profumo Must e i prodotti di pelletteria deluxe. Sono firmati Cartier gli Spadini degli Accademici di Francia.

Il Gruppo Richemont

Cartier Richemont
Gruppo Richemont

Con l’istituzione del Gruppo Richemont, nel 1988, ha inizio una politica di acquisizioni: fra gli altri, vengono annessi i marchi d’orologeria Baume & Mercier, Piaget, Dunhill, Panerai, Vacheron Constantin. Nel ’94 la Fondation Cartier pour l’Art Contemporain, a dieci anni dalla sua creazione, viene trasferita a Parigi in Boulevard Raspail, negli spazi progettati dall’architetto Jean Nouvel, dove continua un’intensa attività volta all’organizzazione di mostre e manifestazioni culturali d’avanguardia. Nel ’97 Cartier festeggia il suo centocinquantesimo anniversario con la grande retrospettiva Cartier 1900-1939, presentata al Metropolitan Museum of Art di New York, al British Museum di Londra e in altre prestigiose sedi. Il Gruppo Richemont possiede dal ’99 il marchio di gioielleria parigino Van Cleef & Arpels. Nel 2000 acquisisce, inoltre, il Gruppo Lmh, che conta marchi di orologeria come Jaeger LeCoultre, Iwc e A. Lange & Sohne. Cartier, che è presente in tutto il mondo con più di 200 boutique, ha celebrato nel 2002 la sua liaison con l’arte e la cultura organizzando, sotto la direzione artistica dell’architetto e designer Ettore Sottsass, al Vitra Design Museum di Berlino e a Palazzo Reale a Milano, la mostra Il design Cartier visto da Ettore Sottsass, più di duecento fra gioielli, orologi, accessori e oggetti preziosi.

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Condotti (Via)

Condotti (Via). È una vetrina romana dell’eleganza e dello shopping di lusso, via Condotti continua a essere la strada più ambita dai grandi della moda, per i quali è, insieme alle strade del quadrilatero milanese, il massimo punto d’arrivo in Italia.

Ai negozi tradizionali e consolidati, come Gucci e la gioielleria Bulgari o come Battistoni, dove venivano a farsi fare le camicie il duca di Windsor, Umberto di Savoia, John Steinbeck, Charlie Chaplin, Jean Cocteau, Renato Guttuso, si sono aggiunte via via le griffe più prestigiose del made in Italy e non solo. Abbigliamento, pelletteria, gioielli: Armani, Cartier, Ferragamo, Gabrielli, Hermès, La Perla, Prada, Mila Schön, Trussardi e, non senza accesissime polemiche da parte dell’Associazione Via Condotti, nata a tutela della nobile strada negli anni ’60, anche Foot Locker, luminescente emporio di articoli sportivi.

Negli anni la strada, che è gemellata con la Fifth Avenue, con Faubourg Saint-Honoré, con Bond Street, ha perso la sua antica vocazione di artigianalità. Si è andata in parte commercialmente spersonalizzando: le vecchie botteghe hanno ceduto i loro locali agli shop dei grandi marchi. Sparito per fare posto a una boutique di calze anche il celebre Baretto all’angolo con via Belsiana. Annoverava fra i suoi selezionatissimi habitué Giorgio De Chirico.

Via Condotti è sopravvissuta

Via Condotti ha vinto la sua battaglia contro il degrado e sopravvive al turismo di massa. È riuscita a conservare la sua identità, se non commerciale, storica. Al consumismo di qualità infatti mescola, per chi sa goderne, uno speciale incantesimo, un’atmosfera da Grand Tour o da promenade stendha”liane. Prende il suo nome dai condotti dell’Acqua Vergine, che vi passavano. Con la celebre scalinata di Trinità dei Monti a farle da quinta, costituisce una delle scenografie più movimentate e pittoresche del ‘700.

Tappa d’obbligo è lo storico Caffè Greco, di cui Casanova scrisse nelle sue Memorie nel 1742, ma il cui secolo d’oro fu l’800, quando attorno ai piccoli tavolini ovali si radunavano i pittori, gli scultori, i musicisti e i letterati più insigni d’Europa. Fra i clienti illustri anche papi e re, come Leone XIII e Luigi I di Baviera; pittori come Corot e Ingres; scrittori come Goldoni, Hawthorne, Byron, Chateaubriand, Leopardi, Shelley, Stendhal, Andersen, Gogol, D’Annunzio, Baudelaire, Henry James, Thackeray, Mark Twain.