Conti, Quirino

Conti Quirino (1951). “Stilista occulto”, come lo ha definito Natalia Aspesi. Intelligente, ambizioso, colto, pazzo per la moda, è nato nelle Marche.

Conti Quirino (1951). “Stilista occulto”, come lo ha definito Natalia Aspesi. Intelligente, ambizioso, colto, pazzo per la moda, è nato ad Amandola nelle Marche nel 1951 e da allora vive più vite, divergenti e parallele, con un costante pendolarismo tra Roma e Milano, tra la moda e lo studio, il teatro e il cinema, la religione. Ha raggiunto risultati molto alti come scenografo e costumista: un memorabile Falstaff del 1985 a Ginevra con la regia di Gigi Proietti.

Da liceale, a Roma conosce Orson Welles e lo aiuta a preparare i costumi per il suo Don Chisciotte. Mentre studia architettura (s’è laureato nel ’76 con Bruno Zevi), collabora, per i costumi, con Lattuada e con Fellini. Poi, scopre l’alta moda nell’atelier Carosa della principessa Caracciolo. Dalle giovanili frequentazioni, Conti ha tratto conoscenze e stimoli che gli hanno poi permesso di evitare gli scogli della banalità nella navigazione nell’industria della moda che lo ha chiamato a collaborare — per collezioni di prêt-à-porter di diversi livelli, per la donna, per l’uomo — con il Gft, Trussardi, Valentino, Inghirami, Mario Valentino e Krizia.

L’accettazione dei vincoli del mercato non è cosa semplice per la sua risentita sensibilità. Grazie a questo limite e alla disinvoltura culturale con cui cita fonti diversissime, da Jean Cocteau agli Amish, da Paul Bowles ai Chassidim, al neogotico, riesce a farsi riconoscere anche in situazioni di anonimato. E si trova a svolgere, a titolo gratuito, un ruolo critico di grande valore.

Carosa

Carosa maison romana d’alta moda dall’anagramma dei nomi di due nobildonne che decisero, nel 1947, di iniziare un’attività nel campo della couture.

Carosa. Maison romana d’alta moda dall’anagramma dei nomi di due nobildonne che decisero, nel 1947, di iniziare insieme un’attività nel campo della couture. La principessa Giovanna Caracciolo Ginetti (1910-1983) e Barbara Angelini Desalles. Quest’ultima lasciò quasi subito, mentre donna Giovanna Caracciolo Ginetti continuò fino alla metà degli anni ’70. Non conosceva l’arte del cucire, ma sapeva vestire. Donna Giovanna aveva due passioni: Balenciaga e il barocco romano.

Dotata di un grande gusto, eccezionale talent scout (nel suo atelier sono passati Ibi Farkas, De Barentzen, Lancetti, Giambattista Vannozzi, Quirino Conti e Tarlazzi, il prediletto) seppe subito imporsi nel mondo della buona borghesia romana e dell’aristocrazia internazionale. Dalle finestre del suo atelier, in piazza di Spagna a Roma, indicando le cupole, esortava i suoi disegnatori a guardarle “per apprezzarne i volumi e le proporzioni”. Il 12 febbraio ’51 fu invitata alla prima sfilata di Giorgini, a Firenze.

Tarlazzi collaborò con Donna Giovanna fino al ’72. Dopo 2 anni, la casa Carosa chiude soprattutto per quella crisi nell’alta moda provocata dall’industria ormai vincente, produttrice del prêt-à-porter. Quirino Conti, che ha lavorato con lei, ha scritto: “Si affannava dietro un godet, spasimando per uno sbieco e delirando per un certo particolare punto di nero”.

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