Mule

Mule è un modello di calzatura. Significa letteralmente ciabattina, perché è un tipo di scarpa che lascia completamente libero il tallone, ma al di là delle apparenze non ha niente a che vedere con una pantofola da casa. Anzi. Le mule sono sempre state preziose: in broccato o in velluto nel ‘600, con il tacco alto e la tomaia da babbuccia nel ‘700, in satin nell’800, praticamente onnipresenti nel ‘900: tacchi altissimi e fogge da divina negli anni ’50; etniche negli anni ’80 e da sera, tempestate di paillette e perline, negli anni ’90. Dall’estate 2002, sono tornate di gran moda.

Pinet

pinet
Pinet

Pinet, marchio di calzature femminili di lusso, nato nel 1855, e reputato tra i più antichi e prestigiosi di Francia. Il suo fondatore Franµois Pinet, si forma presso la bottega del padre per installarsi poi, nel 1863, in rue Paradis-Poissonnière a Parigi. Al debutto del ‘900, suo figlio aprirà i negozi di Londra e di Parigi avviando il nome a una certa notorietà. Successivamente, la collezione su misura diventa di serie d’alta gamma e si avvale, per un certo periodo, della collaborazione di Roger Vivier. Sul finire degli anni ’80, il marchio entra a far parte del Gruppo André.

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Manoush

CafèNoir

CafèNoir
CafèNoir
CafèNoir 2020

CafèNoir, marchio italiano specializzato nella produzione e commercializzazione di calzature per uomo e donna e di accessori moda, nasce nel 1997 progettato da Toscana Calzature. Questo brand propone collezioni di calzature studiate per uomini e donne dinamici, sportivi e moderni. Grande attenzione viene data anche agli accessori, allargando l’offerta attraverso collezioni di borse e cinture. La cura del dettaglio, la semplicità e la natura sono elementi sempre presenti nelle collezioni CafèNoir, molto diverse per materiali, modelli e colori, ma sempre abbinate con stile.

Nel 2016 l’azienda annuncia un ritorno della collezione uomo e importanti novità nel campo retail. I prodotti CafeNoir, distribuiti in 2.500 punti vendita, hanno permesso di raggiungere un fatturato (nel 2015) di 35 milioni di euro che arriva soprattutto da Germania, Francia e Spagna (il 25% totale).

Nel 2019 spinge sulla pelletteria e sulle calzature con l’introduzione nel capitale (al 50%) di due aziende italiane: Bagghy e Arkistar. Ancora forte il trend estero. CafèNoir, infatti, conta ben 1300 multibrand fuori nazione e 1050 italiani. I retailer diretti, invece, sono 12 di cui 11 in Italia e 1 a Saragoza (Spagna).

Saucony Originals

Lumberjack

Lumberjack. Marchio di calzature distribuito dalla La 3A Antonini, società nata a Verona nel 1945, come attività artigianale per volontà di Ivo Antonini e dei cugini Alvaro ed Ezio.

A partire dagli anni 50

Già a partire dalla metà degli anni ’50, la 3A Antonini si afferma come azienda a carattere industriale all’avanguardia nel settore calzaturiero. Il prodotto, nell’arco di questi 55 anni, ha cambiato più volte veste e contenuto, assecondando l’evoluzione del costume e, quindi, le richieste del mercato: trasformazioni rese possibili grazie all’impiego di tecnologie avanzate e all’investimento sulle singole professionalità aziendali. Nel decennio a cavallo degli anni ’60-70, l’azienda si era imposta per la produzione di calzature da bambino: negli anni ’80, la nascita delle scarpe Lumberjack.

L’azienda, che è alla terza generazione, è stata una delle prime del settore a credere all’importanza del messaggio pubblicitario.

Principali scelte

Le principali scelte operate hanno toccato la produzione e il commerciale. La prima si è sostanziata in una politica di delocalizzazione attraverso varie fasi: da un primo decentramento nel veronese a una fase che ha interessato il Sud Italia e successivamente l’estero. Alcune fasi della realizzazione del prodotto: ideazione, ricerca dei materiali, controllo della qualità, vengono seguite, passo dopo passo, dal personale dell’azienda.

Il secondo e fondamentale comparto è quello commerciale, dove, per venire incontro alle richieste del mercato, ha mutato scelta distributiva. La distribuzione del marchio Lumberjack, in passato finalizzata al grossista, è passata al dettaglio. La nuova filosofia del marchio è quella di aggiornarsi continuamente, trasferendo i contenuti dell’outdoor (patrimonio storico), verso un casual più modaiolo. Alla fine del 2000, nasce Acer, una società di produzione in Romania, presso Brasciov. Impiega circa 200 dipendenti.

Obiettivo della società Lumberjack

La società ha come obiettivo la produzione diretta di calzature in una zona dove oggi altri produttori stanno puntando. Tutta la produzione avviene sotto la supervisione di tecnici italiani, specializzati nel controllo di qualità, per mantenere standard di produzione ai livelli richiesti dalla certificazione ISO 9002. Nel 2002 il fatturato conseguito dalla 3A Antonini è di circa 56 milioni di euro, di cui il 18,44 per cento realizzato all’estero. I punti vendita plurimarca sono 1480, quelli monomarca 6, di cui 2 diretti e 4 in franchising.

BERLUTI

Indice

  1. Le origini
  2. La prima boutique 
  3. Olga Berluti
  4. Le evoluzioni recenti
  5. Lo stile

LE ORIGINI

Le origini della casa Berluti: ritratto del fondatore Alessandro
Alessandro Berluti fondatore dell’omonima maison

Il marchio di lusso francese Berluti, famoso sopratutto per le calzature maschili, viene fondato a Parigi nel 1895. L’ideatore è Alessandro Berluti, nato a Senigallia nel 1865 e trasferitosi successivamente a Parigi dove lavora come mastro calzolaio. Verso la fine dell’Ottocento, con il crescere della sua notorietà, egli realizza calzature su commissione per molti personaggi celebri dell’epoca tra cui Isadora Dunca, Elizabeth Arden ed Helena Rubenstein.

Il primo modello di scarpa stringata della maison, chiamato “Alessandro”

Origini della casa Berluti: tre calzature stringate modello "Alessandro" in diverse gradazioni di pelle
La calzatura modello “Alessandro” della casa Berluti

come il designer, viene realizzato nel 1895 e segna l’inizio del prestigio della casa Berluti. La calzatura è priva di cuciture e realizzata a partire da un unico pezzo di pelle. Le sue linee classiche e semplici la rendono da subito un modello iconico destinato a durare negli anni, tanto che la maison continua a produrla in diverse gradazioni di patine e colori.

LA PRIMA BOUTIQUE

Facciata della boutique Berluti di rue Marbeuf
La prima boutique Berluti in rue Marbeuf

Negli anni Venti del ‘900 Torello Berluti, quinto figlio di Alessandro, raccoglie l’eredità del padre condividendo lo stesso gusto per i materiali di estrema qualità e raffinatezza. Con i suoi modelli lineari ispirati all’Art Déco, Torello attira l’attenzione di clienti prestigiosi quali  Jean Cocteau, Marcel Achard e Jules Roy. Nel 1928 viene iaugurata la prima boutique Berluti in  rue du Mont Thabor a Parigi, successivamente traferita al numero 26 di rue Marbeuf, vicino agli Champs-Élysées.

Due primi piani di Torello e Talbinio Berluti
Torello Berluti e il figlio Talbinio

La storia familiare della marchio Berluti continua con il figlio di Torello, Talbinio che, completati gli studi in architettura, segue le orme del padre. Nel 1959 il giovane affianca alla tradizionale produzione su misura una nuova linea di lusso prêt-à-porter di calzature a disponibilità immediata.

OLGA BERLUTI

Olga Berluti intenta alla realizzazione di un modello di mocassino "Andy"
Olga Berluti lavora alla realizzazione di un modello di mocassino “Andy”

È, però, la cugina di Talbinio, Olga Berluti, che agli inizi degli anni ’60 prende in mano la direzione della maison portando una ventata di innovazione. Il suo spirito vitale e giovane rende la boutique un luogo vivace di creatività e scambio di idee.  Riceve clienti quali Roman Polanski, Yves Saint Laurent, Pierre Bergè e Karl Lagerfeld. Agli inizi degli anni ’80 Olga perfeziona la pelle Venezia utilizzata dalla maison e sviluppa la patina Berluti proponendo una palette di sfumature colorate per le calzature maschili.

Durante la sua gestione Olga crea cinque nuove linee di calzature: “Tatoués”, “Guerrier”, “Dandy”, “Esprit de la Couture”, “Lasso”. Collabora anche con Andy Wharol per la realizzazione dei mocassini “Andy”, calzature iconiche ancora parte della Collezione Permanente del marchio Berluti.

Il marchio Berluti, ormai portato alla notorietà mediatica da Olga, viene acquistato nel 1993 dal Gruppo Lvmh e da allora fa parte del portafoglio marchi di lusso del colosso francese.

LE EVOLUZIONI RECENTI

Nel 2011 Antoine Arnault diventa amministratore delegato del brand Berluti rilanciando il marchio. La produzione viene ampliata a pelletteria e abbigliamento sotto la direzione artistica di Alessandro Sartori e successivamente di Haider Ackermann e Kris Van Assche dall’aprile 2018.

Modello della prima sneaker a marchio Berluti
La prima sneaker a marchio Berluti del 2014

A partire dal 2013 il marchio Berluti accresce sempre più il respiro internazionale alla sue rete di distribuzione. Apre nuove boutique a Parigi, Londra, Shanghai, Tokyo e New York. La casa francese nel corso degli anni integra gradualmente lo spirito tradizionale legato all’amore per la manifattura ad iniziative più moderne.

Alcuni modelli tratti dalla collezione femminile di calzature Berluti
Berluti, Capsule Collection donna 2016

Nasce nel 2012 il servizio Grand Mesure per abbigliamento di lusso su misura, mentre nel 2014 viene ideata la prima sneaker a firma Berluti.  La maison svolge anche diverse collaborazioni e capsule collection come la prima collezione di calzature femminili nel 2016 e la “Ferrari Limited Edition” del 2018.

LO STILE

Un artigiano applica la patina su una calzatura a marchio Berluti
Un passaggio del processo di manifattura delle calzature su misura Berluti

Il marchio Berluti in 123 anni di attività mantiene sempre uno stile classico e lineare puntando su un’estrema qualità dei materiali e una manifattura impeccabile dal sapore antico e squisitamente artigianale. Le calzature su misura vengono progettate considerando in ogni dettaglio le esigenze del cliente che diventa il fulcro del processo creativo. È disponibile un’ampia varietà di pellami dai più classici ai più esotici, impreziositi da una vasta gamma di patine colorate. Integrando modelli storici con le esigenze più moderne Berluti fa della calzatura

Alcune calzature a marchio Berluti presentate in vari colori
Una serie di calzature Berluti presentate in vari colori

maschile un simbolo di charme senza tempo. Grazie a queste caratteristiche il gusto della maison risulta intramontabile e in grado di continuare negli anni a soddisfare le più alte esigenze maschili di lusso e raffinatezza.

Arcando

Arcando – lavora come tagliatore modellista con i maestri calzolai Marchesi e Bergamaschi. Successivamente apre un proprio laboratorio nel 1919. Inizialmente serve gli elegantoni e le scicchettone fra le due guerre poi la società degli anni ’50 e i miracolati dal boom. Al finire degli anni ’60, quando, nel ’68 e ’69, gli assegnano l’Oscar per la migliore calzatura maschile e femminile.

Clergerie

È a Romans, la capitale della calzatura di lusso, in cui il Museo della scarpa è una delle attrattive più importanti, che Robert Clergerie si trasferisce nel 1978, rilevando la Société Romanaise de la Chaussure e iniziando, a 40 anni suonati, una seconda vita. Non è figlio d’arte e viene da esperienze completamente diverse quando un annuncio di Charles Jourdan attira la sua attenzione: dirigerà per sei anni la linea giovane Xavier Darraud e riconoscerà quella strada come geneticamente sua. Poi Parigi-Romans con un biglietto di sola andata. Il successo non si fa attendere, i suoi modelli mescolano sapientemente citazioni del passato con scelte anticonformiste. "Bisogna riuscire a creare una linea particolare, trovare una terza dimensione, ma quando l’idea è molto forte bisogna essere capaci di esprimerla nel modo più semplice possibile", ha detto sintetizzando il proprio genere. Dal 1981 l’apertura dei negozi a Parigi, Lione, Tolosa, Tokyo, New York, Bruxelles, Londra, Madrid, Los Angeles. Nel 1987 il premio del miglior design della calzatura negli Stati Uniti. Ma il riconoscimento che forse lo ha emozionato di più è stata la stretta di mano di Roger Vivier che si complimentava con lui definendolo il solo creatore di calzature degno di interesse. Nel 1996 cede la maggioranza a un gruppo finanziario, restando con il ruolo di responsabile delle collezioni e della strategia economica.

Barbato

Nato a Napoli, dopo aver appreso il mestiere presso i più noti calzolai della zona, si mette in proprio creando calzature innovative, cucite a mano, e ricercando soluzioni alternative come l’uso della pelle di canguro, anche mischiata ad altri dodici materiali, o come i corni d’avorio per alcuni tacchi. Eclettico, sperimentatore, primo a rilanciare lo stivale texano, ha collaborato con Sergio Rossi, Fendi e collabora con Stuart Weitzman. Presente nei più importanti negozi di calzature di tutto il mondo (fascia di clientela alta) da Parigi a New York, da Londra a Tokyo, Barbato si è dato un’azienda, la Serbatoio, e un suo stabilimento a Civitanova Marche. 

Barrett

Azienda italiana di calzature classiche da uomo e donna. Opera a Parma. Ha una lunga storia alle spalle. Nasce nel 1917 con il nome Zet. Nel ’52, parallelamente a un nuovo assetto societario, viene ribattezzata Barrett e da laboratorio artigiano, via via, si trasforma in industria con un vero e proprio stabilimento. Nel ’97, nuovo rimescolamento nella proprietà. Il figlio di un ex socio, Paolo Putzolu, assume il controllo dell’azienda. Sotto la sua gestione, il fatturato aumenta in un anno del 25 per cento, passando da 8 a 10 miliardi nel ’98. I dipendenti sono 80. Nel ’99, viene lanciata la linea Blu Barrett mirata a un mercato più incline alle tendenze della moda.

 

Bally

Diventata un colosso del settore, con 6 fabbriche nella madre patria, 2 in Francia, una in Inghilterra e una capillare rete di distribuzione in Europa. Si fa vanto di avere coniugato la produzione in serie e l’alto artigianato. Fu Carl Franz Bally a fondarla nel 1851 a Schönenwerd. Cinquant’anni dopo, l’azienda approda in Francia e, negli anni ’30, ha 56 negozi fra Parigi e provincia. Verso il 1965, sono 240 i negozi Bally in 50 paesi stranieri. Nel ’78, il Gruppo è assorbito dalla holding svizzera Oherlikon Burhle. All’inizio degli anni ’90, Bally entra anche nel mercato dell’abbigliamento, ma il core business resta quello delle calzature: circa 9 milioni di paia di scarpe prodotte ogni anno. Questo marchio non si preoccupa di messinscene particolari, di scioccare con scoop da passerella, di accaparrarsi "top" a suon di bigliettoni. No, bada al sodo, e quindi ha come punto di riferimento la vendita: la collezione è realizzata soprattutto in pelle, tanto bella e morbida da sembrare tessuto. Si apprezza da vicino perché ci sono tagli, intrecci, pieghe, particolari di sapienza sartoriale: moda da indossare, eleganza "pulita" che comincia dal basso perché, non dimentichiamolo, è soprattutto un colosso delle calzature

Nel biennio 1999-2000, la compagnia Americana Texas Pacific Group (TPG) acquisisce Bally da Oerlikon-Bührle Holding Ltd. Il brand lancia quindi una nuova strategia volta al riposizionamento della compagnia come marchio di lusso. Nel 2002 Bally International AG annuncia che Marco Franchini è stato nominato CEO. Vengono nominati anche i nuovi Design e Product Director. Nel corso degli anni Bally continua ad inaugurare nuovi negozi e a rinnovare quelli già esistenti. Con la ristrutturazione delle boutique di Londra, Hong Kong, Ginevra, Beverly Hills, Mosca, Kiev e con le inaugurazioni dei nuovi negozi a Sydney, Las Vegas, Johannesburg, Kuwait, Taipei, Changsha e Shenzhen (Cina) il nuovo "store concept" viene ulteriormente implementato. Essendo il marchio internazionale del lusso che vanta oltre 155 anni di storia e avendo un giro d’affari che migliora e si rafforza di anno in anno, Bally nel 2007 si affida a un direttore creativo: Brian Atwood, che in soli dieci anni è diventato uno dei designer di calzature più influenti nel settore. Brian coordina tutti gli aspetti del design ed è a capo del design team composto da Johnny Coca, Andrea Pompilio e Sara Johnson. Nell’autunno-inverno 2007 Bally continua a espandere la propria rete di punti vendita con le nuove aperture di Berlino, Odessa, Mosca, Donetsk, Krasnoyarsk, Damasco e Bucarest. Il 22 aprile 2008 LABELUX Group, una nuova holding operante nel settore del lusso con sedi a Vienna e Milano di proprietà della holding viennese a conduzione familiare Joh. A. Benckiser SE, annuncia di aver raggiunto un accordo con TPG Capital per l’acquisizione di Bally International AG.